sabato 27 agosto 2016

Gino Lisa-Regione.... mo' basta

Non è tanto il fatto in sé, ma il modo. Pubblicare in pieno agosto un bando per l’allungamento della pista dell’aeroporto di Bari Palese, da parte della stessa stazione appaltante che ha congelato la gara per l’allungamento della pista del Gino Lisa di Foggia, offende la pazienza e l'intelligenza di quanti si aspettavano invece risposte concrete a Foggia.
A far colmare la misura è questo eterno atteggiamento dei due pesi e delle due misure, la mancanza totale di trasparenza, la perdurante assenza di una cabina di regia che prenda sul serio la causa dell'aeroporto Lisa, la conferma che a Bari Foggia conta sempre meno, e che le istanze della Puglia settentrionale vengono considerate, se non con fastidio, con una insopportabile sufficienza.
Si riapre la ferita per la brutta uscita che qualche anno fa vide protagonista
l’allora governatore regionale pugliese, Nichi Vendola, che coniò il termine “foggianesimo”. Per amore di verità, va detto che i governi di centrosinistra guidati da Vendola hanno cercato di riequilibrare le politiche regionali molto di più di quanto non avessero fatto i governi di centrodestra a trazione salentina, ma quella uscita fu infelice. E, purtroppo, il problema di una regione che non riesce a diventare la Puglia, ma resta ancora le Puglie, è tutt'altro che risolto.
Ma la responsabilità non può essere addossata solo all'esasperata competizione tra i diversi territorio pugliesi, e all'incapacità del governo regionale a fungere da arbitro.
L'amarezza cresce di fronte alla constatazione del perdurante disinteresse di buona parte della classe dirigente foggiana. Non fosse stato per Annalisa Rizzo, la “fan” di Lettere Meridiane che ha segnalato il misfatto, la pubblicazione dell’avviso di gara sarebbe passata del tutto inosservata.
Tantissimi i commenti, tanta l’indignazione e le proteste.
Il più sorprendente dal punto di vista politico è quello di Angelo Riccardi, sindaco di Manfredonia, che affida il suo sdegno ad una parola sola: “Moldaunia”.
Difficilmente la ferma presa di posizione del primo cittadino sipontino smuoverà il Pd foggiano, sempre più filobarese, ma l’eventuale discesa in campo di Manfredonia nel movimento istituzionale che chiede il passaggio della Capitanata al Molise potrebbe spianare la strada al referendum.
Attualmente, l’iniziativa referendaria sostenuta dal comitato popolare di Gennaro Amodeo può contare sulle delibere favorevole di due comuni della pentapoli, come Foggia e San Severo, otto comuni dei Monti Dauni (Alberona, Carlantino, Casalvecchio di Puglia, Castelluccio Valmaggiore, Celenza, Roseto Valfortore, San Marco la Catola e Volturino) e altri comuni della provincia (anche molto grandi) come Apricena, Ischitella, Peschici, Serracapriola e Torremaggiore. Secondo i dati diffusi dal comitato, i comuni aderenti rappresentano circa il 40% dell’intera popolazione provinciale.
L’eventuale adesione di Manfredonia costringerebbe la Provincia, che dovrà pronunciarsi sulla richiesta referendaria nelle prossime settimane, a dire sì al referendum.
Ma torniamo all’aeroporto Lisa. Come ho già detto, sono tantissime le prese di posizione dopo la lettera meridiana di ieri, che dava notizia della pubblicazione del bando di gara per l’allungamento della pista di Bari Palese.
Pubblico il più rappresentativo, quello di Maurizio Antonio Gargiulo, presiedete del comitato Vola Gino Lisa, che ha condiviso il post di Lettere Meridiane aggiungendo il seguente commento
Caro Geppe Inserra hai assistito alla nascita del Gruppo Basta Chiacchiere e poi all'evoluzione del Comitato Vola Gino Lisa. In questo bando trovi tutte le nostre ragioni e tutti gli errori commessi da una classe politica (purtroppo la nostra) che al posto di tutelare negli anni le ragioni del territorio hanno permesso uno scippo dopo l'altro. Aeroporti di Puglia in se non è il problema. Loro fanno solo quello che a Bari si decide. La Regione in qualità di proprietaria dei 4 scali decide semplicemente dove direzionare le sue attenzioni. Bari e Brindisi sono le attenzioni principali , in barba ad una concessione che avrebbe dovuto portare un equo trattamento. Gli accordi con Enac (che oggi sembra fuori gioco) sono il punto da cui ripartire. Il territorio si svegli perché in ballo ci sono 3.500 posti di lavoro!
L’appello a svegliarsi è stato raccolto da numerosi internauti, tra cui il consigliere comunale Pasquale Cataneo. Ne darò contro domani.
Restano invece inevase le domande che lo stesso Gargiulo aveva posto pubblicamente poco prima di Ferragosto  sollecitando novità dalla Regione Puglia e da Aeroporti di Puglia Spa: "1) ci sono le nomine ufficiali degli esperti indicati e preannunciati dall'assessore Piemontese? 2) è stata individuata la nuova ditta per i lavori stante il fallimento di quella che aveva vinto il bando? con pazienza aspettiamo... non abusi Catilina!"
Adesso la pazienza ha proprio raggiunto il limite.

Le responsabilità del sisma? Sono anche di noi tutti

A volte il social smentisce lo stereotipo che vuole le piazze virtuali luoghi dove si grida e ci si insulta, senza riuscire a ragionare.
L'accorata riflessione sul sisma che ha sconvolto l'Appenino centrale (Non cercare colpevoli, ma responsabilità) di Francesco A.P. Saggese ha suscitato intense reazioni da parte degli amici e dei lettori di Lettere Meridiane: una profonda partecipazione emotiva che ha prodotto commenti approfonditi e responsabili, da cui traspare un'Italia, una comunità che soffre assieme ai terremotati, senza rinunciare a pensare, senza cedere alle facili polemiche. Ringrazio di cure tutti gli intervenuti, le cui opinioni mi sento di poter condividere interamente. Potete leggerle di seguito.
Da parte mia osservo soltanto che la cultura diffusa della sicurezza auspicata da parte di tutti, non può essere improvvisata, né miracolosamente implementata per decreto legge: per poterle dare spessore e concretezza, c'è bisogno di cambi il modo di concepire lo sviluppo, la sua qualità. Non si può avere tutto.
* * *
Enrico Ciccarelli
Articolo fin troppo condivisibile, e forse in ciò sta il suo limite.
Secondo me è assolutamente vero che la catastrofe naturale da sola non spiega l'estrema vulnerabilità del nostro Paese, e che ad essa sono collegate responsabilità politiche in senso ampio (ossia della classe politica, ma anche della classe dirigente in senso ampio, ed anche della comunità nel suo complesso).
Non è vero, invece, che in Italia non si sia fatto niente, da quel 23 novembre del 1980 che segna un punto di svolta. Si è fatta una legge sismica, intanto; e si sono definite con sempre maggiore precisione le aree di criticità, stabiliti con sempre maggiore severità le prescrizioni edilizie e così via. Abbiamo costruito la Protezione Civile migliore d'Europa (id est del mondo) e abbiamo avviato timidi, timidissimi tentativi di prevenzione.
Detto questo, per trovare le responsabilità basta guardarsi allo specchio. Non penso al signor Saggese, di cui ammiro la passione civica, ma a tutti noi.
Penso che l'autore dell'articolo sia, come me, di Foggia, che è la città di viale Giotto, di via delle Frasche e di altri più remoti crolli, di un'edilizia che spesso è venuta su senza regole, dominata dall'urgenza del profitto.
Quali conseguenze ha avuto quella tragedia? Quanti edifici hanno adottato il (cosiddetto) fascicolo del fabbricato. Sbaglio se rispondo "nessuno"? Perché sull'onda della tragedia e della commozione è molto facile dire che ci si doveva pensare, che bisognava mettere in sicurezza ecc. Ma la realtà è che questo è il Paese dove si costruiscono case abusive sulle pendici del Vesuvio e dell'Etna, e che i sindaci, compresi quelli "rivoluzionari" come De Magistris, si fanno attaccare per pazzi alla sola idea di abbatterle. È un Paese dove le messe in sicurezza possono dare brillante prova di sé (come è successo a Norcia) o pessime (come per la scuola di Amatrice crollata malgrado gli investimenti del 2012). Ma di sicuro, trascorso l'impatto emotivo del dramma, piante e tumulate le vittime, aiutati con la consueta generosità i superstiti, il Paese tornerà all'usata noncuranza. E nessuna forza politica e nessun Governo avranno il coraggio di dire sul serio: "ragazzi, adesso variamo un investimento straordinario per la messa in sicurezza del patrimonio edilizio nelle nostre aree a rischio; servono da 200 (secondo alcuni) a 800 (sostengono altri) miliardi di euro. Lo Stato ne mette la metà, tagliando su pensioni, sanità e aiuti ad imprese e famiglie; i privati mettono l'altra metà."
Nessuno lo farà perché quelle forze politiche e quel Governo sarebbero spazzati via alla prima elezione disponibile.

Maurizio De Tullio
La riflessione è comprensibile ma solo in parte condivisibile perché le leggi ci sono da anni, tant'è che a 16 km dall'epicentto, cioè nella vicina Norcia, spavento a parte non è successo nulla. E la ricostruzione del Friuli dimostra che leggi serie sono state fatte e, se applicate correttamente, i danni saranno progressivamente sempre meno. Dipende da sindaci e da costruttori onesti. Serve certamente una presa d'atto comune sulla necessità di uniformare gli interventi e di investire meglio e di più in prevenzione.

venerdì 26 agosto 2016

A Bari si può. A Foggia invece no.


Annalisa Rizzo, amica e lettrice di Lettere Meridiane, segnala una notizia di quelle che non sai se incazzarti, oppure riderci sopra. È la foto dell’avviso di gara pubblicato qualche giorno da Aeroporti di Puglia per l’allungamento e l’adeguamento della pista dell’aeroporto di Bari Palese. Annalisa accompagna l’immagina con un commento lapidario: “Ecco a Voi l'ultima pernacchia al Gino Lisa da parte dei baresi! Buon Ferragosto Foggia!”
In effetti è difficile non restare sconcertati, visto che, mentre si dà il via all'adeguamento della pista barese,  la procedura di aggiudicazione dell’analoga gara d’appalto che riguarda l’allungamento della pista dell’aeroporto Gino Lisa di Foggia è stata sospesa in quanto su di essa grava il timore di una possibile infrazione alle norme comunitarie che disciplinano gli aiuti di Stato. 
Tra qualche settimana scadrà il termine per inviare alla competente struttura burocratica comunitaria (che è quella che si occupa di vigilare sulla concorrenza) la risposta ai rilievi a suo tempo formulati.
È possibile che le preoccupazioni che hanno indotto la stazione appaltante a sospendere la procedura a Foggia, non valgano per Bari?
Bah. Sta di fatto che il bando è stato pubblicato, assieme al capitolato e a tutta la documentazione tecnica, sul sito della società aeroportuale pugliese.
Il costo dell’opera, che consta nell’allungamento della pista di volo Rwy 07/25 e nell’adeguamento degli impianti Aiuti Visivi Luminosi, è di poco meno di 13 milioni di euro.
La risposta più ovvia ai dubbi prima esternati, è che probabilmente i fondi che Aeroporti di Puglia utilizzerà in quel di Bari sono ricavati dalle voci del bilancio proprio della società, cioè non sono assistiti da un finanziamento comunitario, per cui la stazione appaltante gode di maggiori margini di autonomia.
Ammesso che le cose stiano così, è però inevitabile porsi un altro interrogativo: non si poteva fare per Foggia così come si è fatto per Bari?


Cristian Agnelli, capitano coraggioso

Cristian Agnelli è uno dei giocatori del Foggia cui sono più affezionato. Mi piace quel modo che ha di sbattersi in campo, di dare tutto - fiato, cuore ed anima - fino allo stremo delle forze.
Non lo dimenticherò mai quando, negli ultimi minuti della semifinale play off con il Lecce, inseguiva come un forsennato un avversario per trenta metri, nonostante avesse la gamba dolorante per un crampo...
Immenso, indomito capitano. Ancora più immenso l’altro giorno, anche se questa volta il pallone non c’entra.
Sapete che il Foggia è rimasto coinvolto nel terremoto che ha sconvolto l'Appennino centrale. I satanelli erano in ritiro a Norcia, ed hanno trascorso ore di paura e di terrore, passando la notte all’addiaccio: la cittadina umbra è vicinissima all’epicentro del sisma.
La mattina dopo hanno dovuto far ritorno a Foggia. Chi di noi non avrebbe tirato un sospiro di sollievo, scappando dalla zona del sisma, facendo ritorno a casa?
Il capitano no. Affranto, si è confessato davanti ai taccuini dei cronisti: “Siamo una squadra di calcio e per questioni organizzative abbiamo deciso di ritornare a Foggia, fa male, però andare via da qui. Vorremmo renderci utili, fare qualcosa per chi sta male, ma ci hanno detto che non possiamo fare niente, che i soccorritori sono al lavoro. Torniamo a Foggia ma il cuore è vicino a tutti quelli che stanno soffrendo  e alle famiglie delle vittime”. 
Quando leggi cose così, ti ricordi che anche il cuore è un muscolo, e ti senti più orgoglioso di essere foggiano.
Grazie, mio capitano. Capitano coraggioso.

giovedì 25 agosto 2016

Non cercare colpevoli ma responsabilità (di Francesco A. P. Saggese)

Questo è il tempo di scavare tra le macerie. Magari un respiro, magari una voce.
Questa sarà la prima notte in cui migliaia di persone dormiranno per strada.
Questa per molti sarà la prima notte senza un figlio, una madre, un amico, un fratello, una nonna, un padre.
Ma un domani di qualche giorno che verrà, qualcuno mi deve spiegare cosa è stato fatto nel nostro Paese dal 1997, quando il sisma in Umbria e nelle Marche distrusse la basilica di Assisi facendo undici morti.
Un domani di qualche giorno che verrà, qualcuno mi deve spiegare cosa è stato fatto nel nostro Paese dal 2002, quando un terremoto in Molise provocò il crollo della scuola elementare di San Giuliano di Puglia, facendo 30 vittime di cui 27 bambini.
Un domani di qualche giorno che verrà, qualcuno mi deve spiegare cosa è stato fatto nel nostro Paese dal 2009, quando la terra in Abruzzo seppellì 308 persone, tra cui molti studenti.

mercoledì 24 agosto 2016

Seconda stazione: la verità oltre le polemiche (di Geppe Inserra)

Il dibattito sulla possibilità di una seconda stazione a Foggia sale di tono, ed è comunque qualcosa di positivo, in un territorio come il nostro che discute poco sul suo futuro.
Ho però la sensazione che la corsa a schierarsi pro o contro la infrastruttura annunciata (ufficiosamente) dall'assessore all'urbanistica, Francesco D'Emilio, stia facendo perdere di vista alcuni dati di fatto, fondamentali, che cercherò di riassumere.
1) La possibile seconda stazione non sminuisce in alcun modo la centralità della stazione di Foggia, che resta tal quale è allo stato attuale delle cose. (Una centralità - va detto - sempre più modesta per la pervicace baresizzazione del trasporto ferroviario pugliese, ma questo è un altro discorso).
2) Così come siamo convinti della centralità della stazione attuale, siamo tutti convinti che essa non debba essere bypassata dalla linea ad alta capacità Napoli-Bari (non a caso definita nei documenti ufficiali Napoli-Foggia-Bari), così come previsto dagli accordi raggiunti a suo tempo al tavolo istituzionale, che prevedono che la bretella venga utilizzata soltanto per i collegamenti merci.

Deposito GPL: il "no" della Chiesa di Manfredonia


La vicenda dell'impianto Energas di Manfredonia ha un valore simbolico particolare. Perché si tratta della città sipontina, perché presenta molti tratti in comune con la storia dell'ex ANIC che sorse a Manfredonia negli anni Sessanta, e da cui prese le mosse il processo di industrializzazione che l'intera Capitanata ha vissuto, nel bene e nel male, nel secolo scorso.
Anche cinquant'anni fa, fu aspro il confronto tra quanti sostenevano l'inserimento chimico e quanti erano preoccupati delle ripercussioni che esso avrebbe avuto sull'ambiente, sul paesaggio e sulle attività economiche verso cui il territorio pareva maggiormente vocato, come il turismo e la pesca.
L'Anic arrivò come contropartita di un'autentica beffa che la Capitanata e soprattutto i Monti Dauni avevano patito, con il metano scoperto nelle viscere delle colline subappenniniche dirottato ad alimentare un altro discutibile processo di industrializzazione poco rispettoso dell'ambiente, in quel di Taranto.
I fatti sono andati come sapete tutti: l'Anic a Manfredonia e l'Ilva a Taranto hanno creato occupazione e ricchezza, ma provocato anche seri danni all'ambiente, e alla salute dell'uomo.
Il contesto in cui si situa la vicenda del deposito Energas presenta molte analogie con quanto accadde allora. Anche oggi la Capitanata viene sistematicamente scippata (basti pensare all'enorme prezzo pagato dal paesaggio per il proliferare di parchi eolici e fotovoltaici, la cui energia prodotta non viene utilizzata in loco), ed anche oggi le contropartite sembrano muoversi in una logica di puro capitalismo, attento soltanto ai (propri) profitti.
La presa di posizione della Chiesa di Manfredonia sul deposito GPL, per iniziativa del suo pastore, l'arcivescovo Michele Castoro, è importante perché affronta il problema dal punto di vista della qualità dello sviluppo. L'analisi del presule rappresenta la prima applicazione concreta in provincia di Foggia dell'enciclica sull'ambiente di Papa Francesco: è una profonda, lucida riflessione su quello sviluppo a misura d'uomo che avrebbe potuto trovare, che potrebbe trovare sul Gargano, nell'intera Daunia un suo laboratorio naturale. Leggetela. Meditatela. Condividetela. (g.i.)
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Ho seguito con grande attenzione e non senza preoccupazione il dibattito che in questi ultimi mesi ha suscitato nella nostra città di Manfredonia, e non solo, la proposta di impiantare nel nostro Golfo un enorme deposito costiero di Gpl. Come sempre accade in questi casi si sono formati due schieramenti che vedono da un lato chi è a favore, dall'altro chi è contro. E' una questione cruciale che riguarda tutti e che chiama in causa autorità politiche, istituzioni, associazioni, singoli cittadini.
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