martedì 6 dicembre 2016

Aveva ragione De Zerbi: il Foggia paga gli errori del mercato estivo

Il Foggia ha toccato… il Fondi. Perdonate la banalità, ma riesce a dare l’esatta misura del disastro rossonero. La sconfitta patita stasera allo Zaccheria ridimensiona - temo definitivamente - le aspirazioni dei satanelli e li colloca nella loro esatta dimensione in questo torneo: una squadra dignitosa, in grado di qualificarsi ai play off, ma non certo di aspirare alla promozione diretta, almeno non con questi giocatori, e con questa formazione, costruita molto male sul mercato estivo.
La sconfitta ha dell’incredibile, anche perché il Foggia si era portato sul 2-0 (grazie a una prodezza di Sarno e a un gol di Gerbo) e tutto lasciava presagire una serata tranquilla e, sopratutto, un ritorno alla vittoria con il conseguente rilancio delle aspirazioni rossonere. Invece è accaduto di tutto.
Errori offensivi (Maza si è mangiato tutto il possibile) e difensivi, assieme ad un tono agonistico tutt’altro che brillante, hanno consentito agli ospiti una rimonta che ha veramente dell’incredibile.
Ma il Foggia di Stroppa - va detto - è costretto a giocare a handicap. La mancanza di una prima punta di ruolo, che costringe l’allenatore a giocare con un finto centravanti, mette il Foggia in una situazione di svantaggio rispetto agli avversari, com’era già successo a Reggio Calabria. Per segnare due gol, il Foggia  crea mediamente dieci occasioni. Reggina e Unicusano Fondi hanno fatto quattro reti sfruttando quattro occasioni.
Così la promozione diretta è un sogno. Ma i satanelli - gioca ricordarlo e ribadirlo - pagano le conseguenze di un mercato estivo a dir poco deficitario.
I giocatori c’entrano poco, e tanto meno c’entra Giovanni Stroppa, la cui panchina sembra traballante. È assurdo scaricare sull'allenatore responsabilità che vanno cercate in quanti hanno fatto credere ai  tifosi che il Foggia fosse più competitivo dello scorso campionato.
Non è vero. Il mercato estivo è stato molto opinabile. Il solo ruolo in cui la compagine rossonera si è effettivamente rafforzato è quello del portiere.
La difesa è più o meno ai livelli - non eccelsi - dello scorso campionato, e per giunta,  c’è da mettere in conto che alcuni difensori, come Angelo,paiono assai meno brillanti dello scorso anno. L’attacco? Imbarazzante.
Non solo non è stato trovato un degno sostituto a Iemmello, ma anche i rincalzi non sembrano all’altezza. Padovan e Letizia fanno rimpiangere Floriano e Viola.
Aveva ragione De Zerbi a lamentarsi, e ad accusare più o meno velatamente i vertici rossoneri di non aver mantenuto gli impegni, che erano quelli di costruire una squadra competitiva, in primo luogo trovando un sostituto all’altezza di Iemmello.
Ma così non è stato. Quando hanno esonerato Roberto De Zerbi, i fratelli Sannella, patron rossoneri, hanno giustamente sottolineato che ognuno comanda in casa sua.
Sacrosanto, dal momento che ci mettono i soldi e la faccia. Ma visto che mentre giubilavano l’allenatore hanno ribadito che l’obiettivo del Foggia era la promozione diretta, sarebbe adesso il caso che ne chiedano conto a chi ha costruito questo disastroso mercato estivo.
E soprattutto che si diano da fare per cercare di trovare al mercato di gennaio che ormai incombe, i correttivi necessari. Scaricare le responsabilità sull'incolpevole Stroppa sarebbe un rimedio peggiore del male.

Cinemadessai | La bestia nel cuore nelle splendide location salentine

OGGI IN TV
Stasera, alle 21.20, RaiMovie mette in onda il discusso film di Cristina Comencini ambientato in Salento, a Spongano, La bestia nel cuore. Alla sua uscita, la pellicola ricevette apprezzamenti non unanimi dal pubblico e dalla critica, forse anche a causa del tema scabroso trattato - l’incesto e la pedofilia - ma ebbe la nomination agli Oscar del 2006 come Miglior Film Straniero, vincendo un bel po’ di premi.
Notevole la prova degli attori, e soprattutto delle attrici: Giovanna Mezzogiorno conquistò il premio per la Miglior interpretazione femminile al Festival del Cinema di Venezia,  Angela Finocchiaro il  Nastro d'argento come Migliore attrice non protagonista, Francesca Inaudi venne premiata dalla Federazione Italiana Cinema d'Essai come Miglior attrice rivelazione, Luigi Lo Cascio fu premiato come Miglior attore in un film drammatico ai Golden Graals.
Sabina (Giovanna Mezzogiorno) si accorge, quasi da un giorno all’altro, di ricordare assai poco della sua infanzia. Mentre scopre di essere incinta, si mette alla ricerca del proprio passato, andando a trovare Daniele, il suo fratello maggiore, da cui a poco a poco apprenderà la terribile verità.
Adesso Sabina, con l’aiuto di Daniele, dovrà cercare di esorcizzare la bestia nel cuore.
DOMANI
Guardare un film alle cinque del mattino? A volte vale decisamente la pena di sobbarcarsi a una levataccia. O, se non siete stakanovisti del grande schermo, più semplicemente azionare il videoregistratore. È il caso di farlo domani, perché Raimovie manda in onda, alle cinque precise di giovedì mattina, I compagni, film non molto noto di Mario Monicelli, non particolarmente apprezzato dal pubblico quando uscì in sala, ma ritenuto dalla critica come il capolavoro del regista toscano.

Perché ha perso Re Leopoldo

Erano tantissimi - anche nelle file di quanti hanno votato "no" - gli elettori che guardavano con favore ad una riforma costituzionale che modificasse il bicameralismo perfetto e il ruolo del Senato, e che rivedesse i poteri delle Regioni, tagliando i costi della politica.
La riforma Renzi-Boschi si prefiggeva proprio questi obiettivi, ma è stata subissata da una valanga di “no” che neanche i più ottimisti tra gli oppositori speravano. Che è accaduto?
Il metodo innanzitutto, che, quando si parla di riforme, tanto più di riforme costituzionali, è importante tanto quanto la sostanza. E poi, la presunzione e l'insopportabile supponenza di re Leopoldo e della sua corte. La costante irrisione di tutti quanti non la pensano come lui, trasformati tout court in avversari, se non nemici, da combattere e da abbattere. L’esasperante interpretazione dell’uomo solo al comando della corsa che fa tutto da solo. E, dulcis in fundo, l’ostinato rifiuto a confrontarsi con le rappresentanze di ogni genere e grado: i partiti (perfino il suo stesso partito, praticamente mai ascoltato, la dialettica interna esautorata a favore di kermesse tipo Leopolda), i sindacati, ecc.
Questo atteggiamento è del resto coerente con il pensiero renziano, orientato a privilegiare il rapporto diretto con la gente e con gli elettori, disconoscendo sistematicamente la funzione di mediazione sociale esercitata dagli organismi della rappresentanza.
Ma è un atteggiamento molto pericoloso, perché ingenera una “narrazione” che si allontana progressivamente dalla realtà: è lo storytelling che giorno dopo giorno ha trasformato Matteo Renzi, il giovane e capace sindaco di Firenze che sognava di applicare all’Italia il metodo con cui aveva (positivamente) governato la sua città in re Leopoldo, monarca assoluto, diffidente verso la democrazia, sacrificata sull’altare della velocità e del decisionismo a tutti i costi.
Ma se non ti confronti con nessuno, se pensi che per licenziare la riforma della Carta Costituzionale basti acquattarsi in un ufficio di largo del Nazareno con Berlusconi, il rischio che alla fine si licenzi una riforma senz’anima, scritta male, anzi pedestre, pasticciata, contraddittoria, ingiusta diventa enorme.
Del resto, quanti, tra quelli che hanno votato sì, lo hanno fatto turandosi il naso, “perché comunque è una riforma”, "perché comunque in Italia non cambia mai niente e almeno cambiamo"? (Poco conta se le ingiustizie che andavano effettivamente corrette, gli anacronismi assurdi, tipo la persistenza delle regioni a stutuo speciale, non sono state toccate dalla riforma, anzi sono state rafforzate).
E comunque, se togliete ai sì i voti di quanti hanno votato per la riforma "turandosi il naso" senza esserne del tutto convinti, se aggiungete l’abnorme pressione mediatica esercitata dai padroni dell’informazione pubblica e televisiva per sostenere le riforma, avrete ancora più chiaro il quadro della enormità della sconfitta politica di Matteo Renzi. Anzi, di Re Leopoldo.
Le avvisaglie c’erano tutte, del resto. La riforma delle Province firmata da Delrio è stata una pessima riforma. La madre di tutte le pessime riforme. Ha colpito a vanvera, sottraendo ai cittadini servizi essenziali, soprattutto nel Mezzogiorno, in molti casi - come quello della Provincia di Foggia - desertificando o quasi le istituzioni culturali.
Gli Italiani ci hanno messo una pietra sopra. Meno male.
G.I.


lunedì 5 dicembre 2016

Cinemadessai | Da stasera in televisione tutta la saga di Guerre Stellari (Star Wars)

Da stasera, su TV8 è possibile rivedere tutti gli episodi della saga più importante e celebrata della storia del cinema, Star Wars - Guerre stellari.
Fin dall’invenzione della settima arte e dal Viaggio nella luna (1902) del francese Georges Méliès, padre del cinema di finzione, il rapporto tra il cinema e la fantascienza è stato saldissimo. Ma in Guerre Stellari, George Lucas lo reinventa, realizzando l’incontro perfetto ed assoluto.
Alle 21.15 va in onda il primo episodio della saga Star Wars: una nuova speranza, primo film della trilogia originale che nel 1977 diede inizio alla serie colossal più amata di tutti i tempi.
La trilogia iniziale (composta da Star Wars: Una nuova speranza, 1977, Star Wars: L’impero colpisce ancora, 1980 e Star Wars: Il ritorno dello jedi, 1983) vinse ben 9 premi Oscar, e fu in assoluto quella che ha maggiormente influenzato il pubblico e l’industria cinematografica grazie all’uso di innovativi effetti speciali applicati a una trama di forte impatto emotivo.
La storia narra dell’eterno conflitto tra il bene e il male: ll dispotico Lord Darth Vader ha scatenato la guerra in un impero galattico. La principessa Leila Organa, rappresentante dei ribelli, è sua prigioniera ma è riuscita a trafugare i piani della Morte Nera, la base spaziale di Lord Vader che può disintegrare un intero pianeta. L'anziano generale Obi-Wan Kenobi e il giovane Luke Skywalker liberano la principessa Leila e poi guidano l'attacco alla Morte Nera.
La fantascienza incontra con una riuscita alchimia le atmosfere del western, dei miti cavallereschi e dell'orrore. Con Mark Hamill, Harrison Ford, Carrie Fisher, Peter Cushing, Alec Guinness. Imperdibile.
DOMANI
Domani sera, alle 21.20, RaiMovie mette in onda il discusso film di Cristina Comencini ambientato in Salento, a Spongano, La bestia nel cuore. Alla sua uscita, la pellicola ricevette apprezzamenti non unanimi dal pubblico e dalla critica, forse anche a causa del tema scabroso trattato - l’incesto e la pedofilia - ma ebbe la nomination agli Oscar del 2006 come Miglior Film Straniero, vincendo un bel po’ di premi.

Il fermo "no" della Capitanata al pasticcio della riforma Renzi-Boschi

I risultati definitivi del referendum costituzionale vedono anche in Capitanata una larga vittoria del “no” che con 188.164 voti si attesta al 65,42%, infliggendo oltre 30 punti di distacco al “si”, che con 99.477 voti, si ferma al 34,58%.
Oltre alla schiacciante vittoria di quanti hanno detto no al pasticcio della riforma Renzi-Boschi, il dato che emerge nitidamente è il ritorno, il gran ritorno della gente alla politica e alla partecipazione.
In Capitanata, i votanti sono stati 289.924 su 494.169 aventi diritti, e con una percentuale prossima a quella nazionale, del 58,66%.
A Foggia, la vittoria del “no” è stata ancora più impressionante. Gli elettori che hanno manifestato il loro dissenso alla riforma costituzionale sono stati 52.581, pari al 71,05%, solo 21.426 i favorevoli (21.42%).
Vittoria dei no anche a Manfredonia, tradizionale roccaforte del Pd. Il fronte del “no” si è imposto con il 62,91% contro il 37,09 del “sì”.
Questi i risultati nelle altre città della pentapoli: Cerignola no 61,67%, sì 38,33%; San Severo, no 68.7%, sì 31,3%, Lucera, no 64,49%, sì (30,51%).

Valanga di no in Puglia e in Capitanata

I primissimi risultati in provincia di Foggia si allineano perfettamente alla media nazionale. Quando sono state scrutinate le prime 12 sezioni (su 652) i no sono 2.032, pari al 59,61%, i sì 1.377, pari al 40,39%.
Il no dilaga nel resto della Puglia, dove si attesta (i dati si riferiscono a 403 sezioni su 4.022) al 67,44%, contro il 32,56%.

Affluenza importante anche in Capitanata, ma più bassa del resto della Puglia.

Affluenza elevata alle urne anche in provincia di Foggia, come nel resto d’Italia, ma con percentuali inferiori sia in riferimento alla media nazionale, che a quella regionale. I dati quasi definitivi sulla partecipazione al voto dicono che in Capitanata ha votato il 59,66% degli elettori, a fronte di una media regionale del 61,91% e di una media nazionale del 68,59%.
Per quanto riguarda le province pugliesi, la Capitanata è l’ultima per affluenza al voto, e la sola che resta, seppure di poco, al di sotto del 60%. La provincia pugliese che ha votato di più è quella di Bari, con il 63,99%.
Il Comune della provincia di Foggia che ha votato di più è Ordona, con una percentuale del 67,14%. Buona l’affluenza a Foggia, con il 61,87% e Manfredonia con il 62,18%.
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