mercoledì 22 marzo 2017

Quando comprare casa a Foggia costava un occhio. Anzi due.

È decisamente cominciato il conto alla rovescia per la Mostra "Riso alla foggiana" che dal 25 marzo al 4 aprile offrirà in visione, nello spazio espositivo di Parcocittà, a Parco San Felice, 130 vignette realizzate dal 1983 ad oggi da Maurizio De Tullio, alias Madetu.
Assieme alla locandina dell’evento (la cui inaugurazione si terrà alle 19.00), anche oggi forniamo ad amici e lettori di Lettere Meridiane un assaggio di quel che potranno vedere nella mostra, con quattro vignette che vengono dal passato: la prima è su Pasquale Casillo quando era all'apice del successo e si comprò il quotidiano "Roma"; l'altra è sull’on.Gianni Mongiello e si riferisce a quando scelse Alfredo Grassi quale rappresentante della "Casa" delle Libertà a candidato sindaco di Foggia. Quindi ce n’è una a livello nazionale: Ugo Intini (fedelissimo di Craxi) e infine un classico "made in Foggia”: quando comprar casa a Foggia era un autentico dramma (magari oggi lo è un po' meno, ma in quegli anni un tetto costava davvero un occhio... anzi due!).
Di seguito le quattro vignette. Che ricordi, eh?!

Cinemadessai | Peplum d'autore con "Il Gladiatore" di Ridley Scott

Discusso ma tanto premiato, Il Gladiatore di Ridley Scott. Il regista di Blade Runner restituisce vigore e spessore al genere peplum, tra grafica computerizzata, effetti speciali, ed un’ambientazione che dà senso al “virtuale”, mostrando una Roma cupa e senza tempo, quasi sospesa nella storia.
La storia trae lo spunto dalla travagliata successione all’imperatore Marco Aurelio. Massimo, generale romano vittorioso sui barbari in Germania, viene individuato da Marco Aurelio quale suo possibile successore. Ma il figlio dell’imperatore in carica, Commodo, si ribella, assassinando il padre e ordinando l’esecuzione di Massimo, nei confronti del quale si scatena un’autentica caccia all’uomo. Il generale viene arrestato e la sua famiglia trucidata. Massimo viene quindi costretto a combattere nell’area quale gladiatore. Ormai ha perso tutto, ma non la rabbia e l’orgoglio. Diventerà un invincibile guerriero.
Gli attori sono superbi: da Russell Crowe a Joaquin Phoenix, a Connie Nielsen. Cinque Oscar (su ben dodici nomination): al film, all'attore protagonista, ai costumi, al suono e agli effetti visivi.
Quand’anche non si ami in genere e non si apprezzi l’eccessivo ricorso al digitale, è un film da non perdere. Stasera, su Rete 4, alle 21.15.
DOMANI
"Ho vissuto prigioniero in una stanza, al buio, per mesi: non potevo accendere la luce, nè vedere Dvd o scrivere al computer. Un vero paradosso per un regista che ama i colori accesi e vive in mezzo ai riflettori. Potevo solo fantasticare e così ho concepito il mio nuovo film 'Los abrazos rotos': niente di autobiografico, nessun mal di testa né intense terapie neurologiche come è capitato a me, ma un romanzesco film d'amore e dolorosi tradimenti in cui però l'oscurità, il buio, avranno un ruolo determinante per la protagonista Penélope Cruz.

L'arcivescovo Pelvi: "Foggia non cresce se non insieme"

Sporcarsi le mani, ritrovare il senso dell’appartenenza alla comunità, rifuggire dallo sfrenato individualismo che avvelena la coscienza, ritrovare il coraggio della testimonianza e l’impegno della partecipazione; riprendersi l’esercizio della cittadinanza; superare la sindrome dello spettatore.
Ancora una volta, mons. Vincenzo Pelvi, arcivescovo di Foggia, non le manda a dire. Chiama a raccolta la Chiesa di Foggia precisando che “non si vuole accusare o condannare”, ma semplicemente risvegliare la città, che ieri sera ha ascoltato le parole del suo pastore in una Cattedrale gremita come sempre accade al termine della processione che ricorda l’apparizione della Madonna dei Sette Veli. Volti attenti e commossi. Un ascolto non di circostanza.
La sensazione è che la Chiesa c’è, tra gli ultimi baluardi di una comunità che si sta sfilacciando.
La speranza è che il richiamo di Pelvi, che fa il paio con quanto il presule aveva detto qualche giorno fa in occasione della presentazione del libro di Edgardo Longo dedicato alla Beata Maria Celeste Crostarosa, riesca a suscitare una riflessione collettiva, un confronto, e non resti una voce che grida nel deserto.
Ecco, di seguito, il messaggio dell’arcivescovo, significativamente intitolato “La parabola dell’impossibile”.
* * *
In Città, nella nostra comunità ecclesiale, siamo liberi o schiavi; sfiduciati o entusiasti; spenti o luminosi? Sono interrogativi che suscitano un sussulto di entusiasmo e di passione per costruire una comunità cittadina più giusta e umana.
A nessuno sfugge quest’aria un po' caotica di crisi e cambiamento: la corruzione, l’impoverimento urbanistico e ambientale, le difficoltà nella gestione del territorio, la crisi economica, la disoccupazione giovanile e l’emergenza abitativa, le tensioni dovute all’immigrazione. Sembra che ciò comporti una perdita di appartenenza reciproca e una crescita incontrollabile di individualismo. Stanno venendo meno, così, quelle relazioni interpersonali che esprimono accoglienza degli altri, mentre si diffonde, tante volte in maniera invisibile, ma contagiosa, la malattia dell’indifferenza.

Ecco la più bella "Effigie di Maria SS. della Icone Vetere"

Grazie alla cortesia, alla squisitezza e alla sensibilità di Giuseppe De Troia, insigne studioso di storia ed illuminato uomo di cultura, Lettere Meridiane è in grado di offrire ad amici e lettori, in occasione dell'anniversario della prima apparizione della Madonna dei Sette Veli ai foggiani, una riproduzione della bellissima litografia a colori, dipinta da mano ignota, raffigurante l'Iconavetere che compare ai Santi Protettori Guglielmo e Pellegrino e al Patrono della Provincia, San Michele Arcangelo, in adorazione, e ad una città distrutta ed affranta dal terribile terremoto che si era verificato soltanto due giorni prima.
La scena disegnata è molto particolare ed originale: nella parte inferiore spicca la raffigurazione allegorica del terremoto, rappresentando con le sembianze di un bruto incatenato, costretto sotto la terra, che scalpita e si dimena sputando fuoco, mentre in superficie si vedono le vittime del terribile sisma. In alto l'immagine di Santa Maria Iconavetere.
Che io sappia è la prima volta che la stampa viene pubblicata in tutto il suo colorato splendore. De Troia l'ha rinvenuta per caso qualche decennio fa, nel negozio di un antiquario di Pisa, e l'ha acquistata sollecitamente.
Una riproduzione in bianco nero della litografia è comparsa nell'eccellente volume Foggia medievale, pubblicato da Claudio Grenzi Editore e curato da Maria Stella Calò Mariani.
Ne parla Rosanna Bianco nel capitolo dedicato alla Diffusione dell'Iconografia della Madonna dei Sette Veli. La studiosa sottolinea come la litografia colleghi "la glorificazione dell'Iconavetere invocata dai SS. Protettori e la rappresentazione degli effetti disastrosi del terremoto sul popolo foggiano."
L'originalità dell'opera sta nel fatto che, come scrive Rosanna Bianco, "l'allegoria del terremoto, in questo caso, si assimila alla raffigurazione del diavolo. In basso, S. Alfonso de' Liguori ritratto nel suo studio sigla con la sua presenza la continuità devozionale e la forte caratterizzazione religiosa dell’iconografia della Madonna dei Sette Veli."
Un caloroso ringraziamento a Giuseppe De Troia per aver consentito la riproduzione della litografia.
La fotografia è stata scattata da Pasquale Episcopo, mio caro cugino, con il quale condivido, nonostante la distanza che ci separa (vive in Germania, dove sta svolgendo una preziosa opera di divulgazione della presenza fridericiana a Foggia), la passione per il passato della nostra terra, e la necessità di adoperarci in ogni modo per custodirne e tramandarne le radici. È sua l'idea di pubblicare su Lettere Meridiane l'immagine, ed è stato lui a chiedere ed ottenere l'autorizzazione da De Troia. Grazie di cuore.
Attenzione, l'immagine che illustra il post è ridotta e in bassa risoluzione. Per scaricarla in alta risoluzione, cliccare qui.
Geppe Inserra

martedì 21 marzo 2017

Madetu da Craxi a Libando, passando per la lotta al crimine

La penna illuminante e talvolta irridente di Madetu ha disegnato e commentato fatti e misfatti delle vicende nazionali e locali da lungo tempo. Le sue vignette coprono un arco nel quale è successo tutto e il contrario di tutto. Maurizio De Tullio ha puntualmente seguito i cambiamenti epocali che hanno scandito gli ultimi decenni, a volte distribuendo le sue vignette agli amici, altre volte destinandoli ad un pubblico più ampio, come ben sanno gli amici e i lettori di Lettere Meridiane che ogni giorno vengo deliziati dalle sue vignette.
Sarà possibile vedere per la prima volta tutti insieme i disegni e le vignette satiriche di Maurizio nella mostra "Riso alla foggiana" che aprirà i battenti sabato prossimo a Parcocittà, inaugurando il nuovo spazio espositivo che la recuperata e ritrovata struttura di Parco San Felice mette così a disposizione della città.
In questi giorni, Lettere Meridiane ospiterà anche alcune vignette di Madetu che vengono dal passato, una sorta di viaggio nel tempo per rileggere insieme fatti e personaggi che hanno fatto la storia, nel bene e nel male. Buona visione, e buon divertimento.

Cinemadessai | Cento passi di dignità: l'eroica storia di Peppino Impastato

OGGI
Marco Tullio Giordana è tra i registi italiani più attenti alle istanze del cinema civile. Per giunta, ha una spiccata predilezione per un certo tipo di personaggio: il ribelle, l’eretico che paga con il proprio sacrificio personale il cantare fuori dal coro.
Dopo aver raccontato Pier Paolo Pasolini nel 1995 nel film Pasolini, un delitto italiano, Giordana si cimenta, cinque anni più tardi, ne I cento passi, con un altro ribelle, vittima di un altro delitto eccellente: Peppino Impastato, il giornalista che dalla sua “radio libera” attacca e prende in giro la mafia, in particolare il boss Tano Badalamenti, denunciando i suoi atti criminali.
Rispetto ai film di genere, I cento passi contiene un’importante variazione sul tema, soffermandosi in modo particolare sullo sforzo che Peppino Impastato deve condurre per rompere definitivamente con l’ambiente e l’humus mafioso di cui la sua famiglia è intrisa, e che lo porterà a non percorrere mai i fatidici cento passi che separano la sua abitazione da quella del boss. Impastato pagherà con la sua vita la scelta di andare controcorrente.
«Questo è un film sulla mafia, appartiene al genere - scrive Giordana nelle note di regia -. È anche un film sull'energia, sulla voglia di costruire, sull'immaginazione e la felicità di un gruppo di ragazzi che hanno osato guardare il cielo e sfidare il mondo nell'illusione di cambiarlo. È un film sul conflitto familiare, sull'amore e la disillusione, sulla vergogna di appartenere allo stesso sangue. È un film su ciò che di buono i ragazzi del '68 sono riusciti a fare, sulle loro utopie, sul loro coraggio. Se oggi la Sicilia è cambiata e nessuno può fingere che la mafia non esista, ma questo non riguarda solo i siciliani, molto si deve all'esempio di persone come Peppino, alla loro fantasia, al loro dolore, alla loro allegra disobbedienza.»
Grande merito del film è di aver portato sotto i riflettori della pubblica opinione un delitto che era rimasto praticamente inosservato, anche perché si verificò in concomitanza con il delitto Moro.
La pellicola consacrò Luigi Lo Cascio, che interpreta Peppino Impastato e che si aggiudicò il David di Donatello. Robusto il resto del cast: Luigi Maria Burruano è Luigi Impastato, Lucia Sardo interpreta, Felicia Bartolotta, Paolo Briguglia è  Giovanni Impastato, Tony Sperandeo indossa i panni di Gaetano Badalamenti.
«Giordana, che cita Le mani sulla città di Rosi e abbonda in canzoni d'epoca, evita ogni retorica concentrandosi giustamente sulla dimensione famigliare. Il padre che non capisce e non può capire la ribellione del figlio, che vola in America per cercare una via d'uscita; la madre che lo difende in segreto; gli "zii" mafiosi che da bambino lo tenevano sulle ginocchia e oggi lo blandiscono e minacciano insieme. Per un'assurda coincidenza, alla sua morte Impastato non fece notizia. Chissà che questo film non entri nella leggenda.», scrisse Fabio Ferzetti, su Il Messaggero. Fu un buon profeta.
Il film conquistò una valanga di premi, leggendaria la canzone I cento passi dei Modena City Ramblers che si ascolta sui titoli di coda.
Un film da vedere e rivedere. Stasera, alle 21.20 su RaiMovie.
DOMANI
Discusso ma tanto premiato, Il Gladiatore di Ridley Scott. Il regista di Blade Runner restituisce vigore e spessore al genere peplum, tra grafica computerizzata, effetti speciali, ed un’ambientazione che dà senso al “virtuale”, mostrando una Roma cupa e senza tempo, quasi sospesa nella storia.

Buon compleanno, fontana del Sele

A ben vedere, niente potrebbe simboleggiare meglio Foggia della fontana del Sele. Inaugurata il 21 marzo 1924, la stella marina disegnata dall’ing. Cesare Brunetti doveva essere provvisoria. Il manufatto di cemento avrebbe dovuto essere sostituito da un monumento definitivo, in marmo o in bronzo. Non è più successo.
E la fontana provvisoria sta ancora lì, sorniona, ed anno dopo anno si avvicina a festeggiare il suo primo secolo di vita.
Provvisoria. Precaria. Un po’ come provvisoria e precaria è Foggia. Ma salda. Coraggiosa.
Per salutare il primo zampillo d’acqua che sgorgò dalle nuovissime tubature dell’Acquedotto Pugliese, in quel giorno di primavera di quasi un secolo fa, si scomodò la Madonna dei Sette Veli, ed anche questo è un segno del destino, il suggello di un amore profondo che dopo quel primo zampillo sarebbe sbocciato tra la fontana e la sua città.
Quante ne ha viste, e quante ne ha sofferte. Testimone silenziosa di tragedie come i brutali mitragliamenti sugli inermi civili che si consumarono nella villa comunale, e le bombe alleate che la lambirono, abbattendosi e schiantando il pronao costruito da Luigi Oberty.
Dev’essere da allora che il cuore di quella fontana provvisoria ha cominciato a battere all’unisono con il cuore di Foggia, alle prese con la tragica provvisorietà che a volte punteggia la storia.
Dev’essere stata contenta, quando ha visto la piazza cambiare volto, e la città d’intorno rinascere, ricostruirsi, quando ha ricominciato ad abbracciare i momenti felici della comunità: le manifestazioni popolari di piazza, i concerti popolari, gli alberi di Natale, le feste per le promozioni del Foggia.
Chissà se si è stupita quando qualcuno le ha detto che somiglia pari pari all’assai più noto e celebrato Albero della Vita di Marco Balich che adorna l’Expo a Milano. Se le fontane hanno un’anima, come penso, avrà fatto spallucce e ridacchiato tra sé e sé. Avrà pensato che le basterebbe essere trattata un po’ meglio, essere rispettata ed amata un po’ di più, per esempio tornando a fare il suo mestiere di fontana, accesa, sgorgante, come si addice ad un simbolo.
Lettere Meridiane e il Laboratorio Multimediale “L’immagine Militante” dell'Auser di Foggia hanno voluto esprimere alla nostra cara fontana,  l’affetto della città e l’augurio di buon compleanno con il filmato che trovate qui sotto.
Guardatelo. Amatelo. Condividetelo.

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