mercoledì 26 luglio 2017

L'apparizione dimenticata della Madonna dei Sette Veli

La sera del 26 luglio del 1805, la Madonna dei Sette Veli tornò ad apparire e a consolare la popolazione foggiana, com’era già successo a marzo del 1731. È questa una delle tante apparizioni della Vergine ai fedeli foggiani, ma è stata ormai rimossa dalla memoria collettiva.
Com’era successo settantaquattro anni prima, anche questo prodigio è da mettersi in relazione con una drammatica calamità che aveva colpito la città: un altro forte terremoto.
Diversamente dal 1731, l’epicentro dell’evento tellurico non era stato nei pressi di Foggia, ma tra il Sannio e il Matese, che registrarono le vittime e i danni maggiori. Secondo le fonti governative dell’epoca, si contarono 5.573 morti e 1.583 feriti, in un’area che contava circa 205.000 abitanti. Il Vesuvio si riattivò improvvisamente eruttando enormi colate di lava che raggiunsero il mare. Riportò gravi danni anche la Reggia di Caserta.
Impressionante l’estensione dell’area colpita: come si legge nel documentato sito del Centro Ediis, “le province maggiormente colpite furono quelle di Isernia, Campobasso, Benevento e Avellino. Effetti meno distruttivi, ma comunque gravi, interessarono anche centri delle province di Caserta, Napoli, Foggia, Salerno e L’Aquila.”
Si trattò di un evento particolarmente percepito dalla popolazione sia per i pesanti danni, sia perché il terremoto del 26 luglio, che era stato preannunciato il giorno precedente da un sisma di minore entità, innescò uno sciame sismico che durò circa un anno, con ripetute e frequenti scosse.
A Foggia era ancora vivo il ricordo della tragedia di settant’anni prima, e la popolazione corse a chiedere aiuto e protezione alla sua patrona, trovano.
Si deve a don Michele Di Gioia se è rimasta traccia di questo evento, che così il canonico nonché insigne storico della Chiesa Foggia riporta nel suo libro La Madonna dei Sette Veli, Patrona principale di Foggia, pubblicando il racconto di un testimone oculare, don Andrea de Carolis. Di seguito il testo.
L'immagine che illustra il post riproduce una incisione del XVIII secolo, di Cecilia Bianchi che raffigura l’Icona Vetere tra i santi Guglielmo e Pellegrino, copatroni della città di Foggia. Potete scaricarla ad alta risoluzione cliccando qui.
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Il canonico D. Andrea de Carolis, Arciprete della Collegiata, attesta e certifica: «che nella sera de’ ventisei luglio di questo corrente anno mille ottocento cinque, verso le due ore della notte trovandomi ritirato in casa, sortì una scossa sensibilissima di terremoto, che per solo miracolo non atterrò al suolo l'intiera città, onde non ostante il gran timore, che giustamente mi sorprese, pure pensai che il popolo a tale disgrazia sarebbe corso in chiesa per implorare aiuto e protezione dalla nostra miracolosissima Iconavetere secondo il solito, per il che stimai
portarmici all’istante, affinché la confusione di tanta gente non avesse causato qualche guasto. Infatti, arrivato che fui nella chiesa, con difficoltà potei introdurmi in essa, tanta era la calca del popolo di ogni sesso e di ogni età e condizione. Erano le grida ed il pianto così veementi, che non potei affatto sedarli, ed a stento poteva farli sentire, che non avessero dubitati, perché Maria SS/ma non avrebbe lasciato di proteggerci e di liberarci. In questo mentre il pianto e le grida eccedentemente si augumentarono, ed ognuno diceva di vedere la faccia di Maria SS/ma. Fissai anch’io gli occhi all’ovato de’ veli neri, che sta nella detta sagra Icona, e con mio stupore e confusione per la prima volta visibilmente viddi il sacro volto della nostra potentissima Protettrice, che sembrava una giovanetta di freschissima età e di bellezza sì sorprendente che non potrebbe assolutamente delinearsi dalli più celebri pennelli. Mi prostrai subito faccia a terra e lo stesso fece tutto il popolo. Da tanto visibilissima e sorprendente apparizione ognuno prese coraggio di essere preservato e io assicurai tutti e li feci ritirare nelle proprie case, dopo che orando ringraziarono Maria SS/ma... ».

TripAdvisor porta il mare a Foggia

Quel che non riuscì al conte Franchini, l’ha fatto TripAdvisor, che ha portato il mare a Foggia, come si vede nella immagine che illustra il post, e che campeggia in questi giorni sulla popolare piattaforma turistica, se si ricerca quale destinazione del proprio viaggio il capoluogo dauno.
Per chi non lo sapesse, il conte Franchini si candidò a sindaco di Foggia nell’immediato dopoguerra promettendo che, se avesse conquistato la fascia tricolore, avrebbe portato il mare a Foggia.
Il buon aristocratico fu trombato dagli elettori, ma la sua storia è diventata proverbiale. “Portare il mare a Foggia” è diventato metafora del sogno impossibile, e nello stesso tempo di promessa elettorale fatua ed esagerata.
Con la complicità di qualche iscritto alla piattaforma non molto ferrato in geografia, Tripadvisor ha centrato il bersaglio, laddove il sogno di Franchini restò tale.
Con ogni probabilità, la fotografia è la conseguenza di un tag errato. C’è da aggiungere che la performance di Foggia quale “destinazione” nella graduatoria delle mete pugliesi più richieste è comunque discreta.
Il capoluogo dauno si piazza al 12° posto tra le località più gettonate e al 4° della graduatoria dei capoluoghi di provincia pugliesi, che vede in testa Lecce e Bari (rispettivamente prima e seconda anche della graduatoria regionale). Al terzo posto c’è Taranto (6° nella classifica pugliese). Foggia è subito sopra Trani e Brindisi.
La località della provincia di Foggia meglio piazzata è Vieste (7°). Tra le prime venti località pugliesi più gettonate figura anche Peschici (17° posto).
Questa la classifica delle venti destinazioni pugliesi più richieste dai visitatori di TripAdvisor: 1) Lecce, 2) Bari, 3) Gallipoli, 4) Ostuni, 5) Monopoli, 6) Taranto, 7°) Vieste, 8°) Martina Franca, 9°) Porto Cesareo, 10°)  Otranto, 11°) Polignano a mare, 12°) Foggia, 13°) Trani, 14°) Brindisi, 15°) Alberobello, 16°) Nardò, 17°) Peschici, 18°) Altamura, 19°) Torre San Giovanni Ugento, 20°) Santa Maria di Leuca.
In cima c’è Lecce con ben 7 località, segue Bari, con 5, la provincia di Foggia come già detto, ne annovera 3, Brindisi e Taranto 2 a testa, la Bat, una. Il grande Salento recita dunque la parte del leone: sommando i dati delle province di Lecce, Taranto e Brindisi si ottengono ben 11 località, mentre per il Gargano e la Capitanata è purtroppo confermata una certa tendenza al ribasso.

martedì 25 luglio 2017

Quando Foggia era bella...

"Foggia può ora considerarsi la seconda tra le città provinciali, quanto a popolazione almeno. Siede in mezzo a vasta pianura; i suoi edifizj furono restaurati e nobilmente abbelliti dopo la devastazione loro cagionata dal memorando terremoto del 1731, che nella sola cattedrale tanti pregevoli monumenti d'arte distrusse. La casa comunale è di moderna ricostruzione ; modernissima è quella del teatro che tra tutti gli altri delle provincie primeggia. Delizioso fu reso benanche il pubblico passeggio ; gli serve d' ingresso un portico sostenuto da colonne doriche e terminato alle estremità da due casini ; ferrei cancelli chiudono gl'intercolunii lasciando liberi accessi al passeggio intersecato da tortuosi viali, con vallicelle e collinette e simulate anticaglie, e collinaggi in viale ombreggiato da gelsi, in fondo al quale fà di se bella mostra una gran fontana a foggia di cascata."
Così, l'insigne geografo Attilio Zuccagni Orlandini raccontava Foggia, nel 1845, nel terzo volume del suo "Atlante illustrativo ossia raccolta dei principali monumenti italiani antichi".
E' il caso di sottolineare come, tra i diversi monumenti foggiani, Zuccagni Orlandini sia stato particolarmente colpito dal Teatro e dalla Villa Comunale, che ai suoi occhi di esperto conoscitore della città italiane, facevano primeggiare il capoluogo dauno rispetto agli altri capoluoghi pugliesi.
Il capitolo dedicato a Foggia è arricchito da una splendida immagine della città, che ritengo la più bella veduta di Foggia del passato. 
Venne disegnata dal litografo di origine svizzera Franz Wenzel, che lavorò a Napoli dal 1829 al 1866, ed è noto per essere l’autore dell’Ingresso trionfale di Garibaldi a Napoli, custodito nel Museo Civico di Castel Nuovo, e per la sua attività di direttore della Stamperia Reale,  dove svolse l’incarico di eseguire stampe dai disegni dal vero. 
La bella immagine di Foggia, che appare ritratta dalla prospettiva meridionale, dalla strada che giungeva da Barletta e da Bari, è stata attribuita da diversi studiosi ad Antonio Verico che però si limitò probabilmente soltanto a dipingerla e ad inciderla, per conto di Attilio Zuccagni Orlandini.
Difficile stabilire dove sia il corso d'acqua che si vede in primo piano. E' possibile che il disegno alteri volutamente, a scopo estetico, le distanze, sicchè il torrente che si vede scorrere potrebbe essere il Cervaro.

Nell'atlante, la veduta è in bianco e nero. Esistono tuttavia alcune versioni a colori, acquerellate, una delle quali, in possesso della Camera di Commercio di Foggia, venne pubblicata nel catalogo del patrimonio artistico dell'ente camerale, curato da Vittorio Marchesiello, nel 1997.
Lettere Meridiane offre in regalo ad amici e lettori una versione ad altissima risoluzione della stupenda immagine.
Potete scaricarla cliccando qui. Attenzione, occorrerà un po’ di tempo per il download perché il file “pesa” oltre 50 Mb. 
Avviso importante, proprio a causa del "peso" dell'immagine, che può essere stampata su grande formato, il collegamento non consente di visualizzarla in anteprima, per effettuare il download, occorre fare clic sul pulsante "scarica". Buona visione...

lunedì 24 luglio 2017

Quella esasperata tendenza foggiana a contrapporsi e litigare (di Geppe Inserra)

Se il pallone e quel che vi ruota attorno è lo specchio di una città (e quanto è vero, soprattutto a Foggia...), gli incidenti che hanno costretto l'arbitro a sospendere l'innocua amichevole che i satanelli stavano disputando nel ritiro di Castel di Sangro e la società a cancellare gli altri incontri precampionato in programma, non possono essere derubricati a semplici episodi di inciviltà e di teppismo sportivo. Se non altro dal punto di vista statistico: gli annali del calcio sono pieni zeppi di partite interrotte per incidenti esplosi tra tifosi di opposte fazioni, ma dev'essere stata la prima volta, o giù di lì, che a sfidarsi con mortaretti, petardi, e fumogeni sono stati tifosi che avrebbe dovuto essere accomunati dalla passione per la stessa squadra.
La mia personale impressione è che il Foggia e l'amore per la squadra rossonera in questa brutta storia c'entrino poco. C'entra, invece, un modo d'essere, una certa mentalità foggiana che non appartiene soltanto ai tifosi ma alla città tutta.

Villa Comunale, senza manutenzione è il disastro

La lettera meridiana e l'antica fotografia "colorizzata" della Villa Comunale, in cui lamentavamo il pesante stato di degrado che grava su questo luogo così simbolico della città hanno suscitato numerose ed attente reazioni nei nostri lettori.
Antonio Dembech, storica figura del mondo ambientalista foggiano, scrive: "La parola chiave è manutenzione. Fino agli anni 80 in villa c'erano i giardinieri del comune. Le piantine erano cresciute nelle sere e la villa era un gioiellino, a parte il boschetto che è sempre stato considerato un luogo malfamato. Poi sono arrivati i grandi finanziamenti, le antiche serre in vetro e ghisa sono state smantellate, come aree in cui si custodivano gli attrezzi. Grandi opere, ma zero manutenzione. si è pensato che tutto potesse funzionare da solo, salvo occasionali interventi. E questo è il risultato. Nella gestione della villa, e più in generale del verde, stiamo depauperando un patrimonio."
La fotografia mostra una delle grandi opere che hanno deturpato la villa comunale, riducendo il verde a disposizione dei cittadini senza offrire una reale utilità. All'origine dovevano essere bocciodromi, di questi mostri ne sono stati realizzati due, entrambi abbandonati a se stessi, come quello nella foto.
Gianluigi Cutillo è tra i promotori e gli animatori del Gruppo Quartiere Ferrovia/Viale XXIV Maggio - Foggia Social Street, uno dei gruppi facebook più attivi a Foggia. La sua denuncia è accorata: "Serve assolutamente un piano serio di riqualificazione che includa illuminazione, cura del verde e soprattutto vigilanza, che durino nel tempo. Purtroppo il mio parere sullo stato attuale della villa, caro Geppe Inserra, è molto negativo, spero vivamente che per il futuro si prendano seri provvedimenti. Il supporto della protezione civile mi era sembrata una carta vincente, utilizzata poco e male. Non riesco ancora a capire come durante questi anni ci siano stati vari programmi di riqualificazione e finanziamenti (post Agostinacchio), io personalmente non ne vedo assolutamente i risultati, anzi è ancora più brutta. Qualcuno dovrebbe vigilare seriamente su queste operazioni, magari coinvolgendo associazioni di residenti, comitati di liberi cittadini, cittadinanza attiva."
L'architetto Michele Pietrocola si sofferma sulla desertificazione della villa comunale, provocata dall'abbattiamento di numerosi alberi, facendo notare il pesante danno anche in termini patrimoniali per l'amministrazione comunale: "Hanno fatto "bruciare" qualcosa come diverse centinaia di piante di Bosso, che costavano circa 160€ a pianta. Bruciate perché non hanno voluto cambiare l'ala gocciolante da 10€ a metro lineare. E di cosa vogliamo parlare..."
Luigi Marmorino, promotore ed animatore di diversi gruppi facebook che si occupano di storia cittadina, nonché docente dell'Università del Crocese, è quanto mai sintetico: "al degrado per scarsa manutenzione mettiamoci , anche le invasioni barbariche."
Lapidario ma quanto mai efficace il giudizio di Ivan Cincione che scrive: "Manutenzione anzi rifondazione mentale dei foggiani."
Adolfo Rosiello, caro amico ed attento lettore del nostro blog, sottolinea amareggiato che "il degrado non riguarda soltanto la villa, ma ormai tutta la città: Non commento l'oltraggio della villa comunale perché purtroppo Foggia è una città tutta oltraggiato. Credo sia rimasto ben poco da guardare, forse solo il Cappellone delle Croci (non guardando il colore delle mura)."
Difficile dargli torto. Foggia sta diventando sempre più brutta, ma chi chi dovrebbe tutelarne il decoro  e la vivibilità sembra non accorgersene.

domenica 23 luglio 2017

Perché Foggia non è diventata grande (di Ugo Iarussi)

Quella di Ugo Iarussi è stata una delle intelligenze più nitide e prorompenti che la città e la provincia di Foggia abbiano avuto nel secolo scorso. Architetto (fu il primo iscritto all'Ordine professionale in provincia di Foggia), studioso di storia locale (nella incrollabile convinzione che chi progetta il futuro debba conoscere approfonditamente il passato) diresse l'ufficio tecnico della Provincia, e fu uno dei protagonisti del recupero e del restauro di Palazzo Dogana, di cui si paventava addirittura la demolizione, dopo che un terremoto l'aveva reso "pericolante".
In questa veste l'ho conosciuto e siamo diventati amici. Ogni incontro è stato per me un'occasione di arricchimento intellettuale, e spesso di sorpresa. Mi stupiva la sua lucidità e l'ironia con cui guardava alle cose del mondo, che ha lasciato troppo presto.
Ho ritrovato il mio caro vecchio amico in un articolo che non conoscevo, e che rappresenta un documento eccezionale, una lettura indispensabile per tutti quanti vogliano capire cosa è effettivamente accaduto a Foggia all'indomani della tragica estate del 1943 e di quei bombardamenti che la rasero quasi completamente al suolo.
L'articolo, che è anche una splendida testimonianza di impegno civile e intellettuale, comparve su Ricostruzione dauna, organo provinciale del Partito democratico del lavoro, nel numero uscito il 6 maggio del 1945, nella pagina che il periodico dedicava al problema del momento, ovvero la ricostruzione della città.
Intitolato Prepariamoci a costruire per bene, mi ha colpito per la capacità profetica di Ugo Iarussi, che affronta due temi di nevralgica attualità (e lo sono, guarda caso, ancora oggi): le prospettive di crescita economica che si schiudevano alla città, che aveva scoperto da poco di essere un autentico crocevia del mondo e di possedere un sistema aeroportuale tra i più importanti d'Italia, la necessità di una ricostruzione sostenuta da un'edilizia e da un'urbanistica "di qualità".
Iarussi non poteva sapere come sarebbe andata a finire per Foggia (purtroppo male, sia per quanto riguarda l'aeroporto, sia per quanto riguarda l'edilizia e l'urbanistica) ma le sue intuizioni, le sue critiche conservano una straordinaria attualità.
Fondata da Luigi Sbano, primo sindaco di Foggia dopo la caduta del fascismo, Ricostruzione dauna fu l'organo dei demolaburisti di Capitanata, partito di ispirazione laica e progressista, sulla cui storia in provincia di Foggia Michele Galante ha scritto un interessante saggio (Il partito democratico del lavoro: storia di una meteora politica, in Sudest,  n. 45, gennaio 2011, potete leggerlo o scaricarlo cliccando qui).
Di seguito l'articolo di Iarussi. Ne raccomando la lettura a tutti i detrattori dell'aeroporto Gino Lisa e in generale a tutti i riduzionisti e ai teorici del foggianesimo, ovvero a quanti sono convinti che Foggia non avesse (e non abbia) le carte in regola per diventare una grande città del Mezzogiorno e per essere protagonista di un futuro scandito dal progresso civile e dallo sviluppo economico.
Molte delle ragioni del mancato sviluppo di Foggia stanno proprio nelle questioni così acutamente analizzate da Iarussi. Mi piacerebbe sentire cos'hanno da dire, su questi temi, i tecnici chiamati in causa senza mezzi termini dall'autore.
Mi sono preso la libertà di intitolare l'articolo come se fosse stato scritto soltanto ieri. Sono certo che il mio amico Ugo sottoscriverebbe. Buona lettura.
Geppe Inserra
[Potete scaricare qui il documento in .pdf]
* * *
A proposito della ricostruzione di Foggia molti hanno detto finora una parola; meno degli altri i tecnici che all'argomento dovrebbero essere i più interessati.
Grida nostalgiche si sono levate ai quattro venti; si è parlato di una Foggia nuova, che, sorgendo dallo fondamenta, avrà tutto il carattere di una metropoli internazionale, base di primaria importanza aerea, centro cosmopolita.

sabato 22 luglio 2017

In regalo un ebook per capire la tragica estate del 1943

Da qualsiasi prospettiva ideologica o culturale la si guardi, la tragica estate del 1943 rappresenta uno snodo essenziale, e purtroppo ancora non del tutto conosciuto, della storia pugliese e meridionale.
Basti pensare alle stucchevoli polemiche sul numero delle vittime (come se qualche migliaio di morti in meno bastasse ad assolvere la guerra dalle sue atrocità) e alla quasi totale assenza di riflessioni e di ricerche sulla ricostruzione post bellica, che probabilmente innescò quel sistema di diseguaglianze che ancora oggi impedisce alle Puglie di essere, fino in fondo, Puglia.
In occasione del 74° anniversario dei bombardamenti, Lettere Meridiane regala ad amici e lettori un ebook che raccoglie i più significativi articoli pubblicati dal blog sul tema.
Potete scaricarlo cliccando qui.
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