giovedì 27 aprile 2017

Gramsci a Foggia

Antonio Gramsci è stato a Foggia per cinque giorni, dal 13 al 18 luglio 1928. Sarebbe bello poter dire che si trattenne nel capoluogo dauno. Invece vi venne trattenuto, essendo quella foggiana la penultima tappa del lungo e doloroso viaggio di traduzione da Roma al carcere di Turi. Gramsci era stato processato dal Tribunale Speciale per la difesa dello Stato del regime fascista, con l’accusa di attività cospirativa, istigazione alla guerra civile, apologia di reato ed incitamento all’odio di classe, accuse inconsistenti che gli derivavano dalla sua condizione di dirigente del Partito Comunista.
L’allora segretario del Pcdi venne condannato a 20 anni, 4 mesi e 5 giorni di reclusione. “Già il viaggio di traduzione si presenta come un’anticipazione dell’inferno carcerario” racconta Angelo Rossi, autore di diversi saggi sul pensiero gramsciano e promotore dell’epigrafe che ricorda la permanenza gramsciana a Foggia, in via Malvadi, in un documentato articolo sulla detenzione foggiana di Gramsci, che potete leggere e scaricare integralmente cliccando qui).
In una lettera alla cognata Tania, scritta il 20 luglio, cioè due giorni dopo l’arrivo nel carcere di Turi, lo stesso Gramsci scrive: “Il viaggio Roma-Turi è stato orribile. Si vede che i dolori da me sentiti a Roma e che mi sembravano un mal di fegato, non erano che l’inizio dell’infiammazione che si manifestò in seguito. STETTI MALE IN MODO INCREDIBILE. A Benevento trascorsi due notti e due giorni infernali; mi torcevo come un verme, non potevo stare né seduto, né in piedi, né sdraiato. Il medico mi disse che era il fuoco di sant’Antonio e che non c’era da far nulla. Durante il viaggio Benevento-Foggia il male si calmò e le bolle di cui ero ricoperto nella vita destra si seccarono. A FOGGIA RIMASI 5 GIORNI e negli ultimi 3 giorni ero già a posto, potevo dormire qualche ora e potevo sdraiarmi senza essere trafitto dai dolori.”
Il segretario del Pcdi, nonché filosofo e intellettuale, venne rinchiuso nel vecchio carcere di Foggia, che sorgeva, come si vede dalla riproduzione Pianta Mongelli (che risale al 1839), tra le attuali via Fuiani e vico Saraceno. La struttura è contrassegnata dalla lettera C sulla pianta, e indicata nella legenda quale “Trib.comm. e carcere.”
Nel luogo della detenzione di Gramsci, nel 2011, la Provincia di Foggia e l’Associazione “Per la sinistra” apposero una epigrafe, il cui testo venne elaborato dal prof. Biagio De Giovanni.
Questa mattina, l’Anpi e l’Arci, con il patrocinio del Comune di Foggia, hanno deposto una corona davanti alla lapide. Ha ricordato la figura e l’attualità di Gramsci il presidente dell’Anpi della provincia di Foggia, Michele Galante. Di seguito il video dell’evento, a cura del Laboratorio “L’immagine militante” dell’Auser di Foggia. Buona visione.

Cinemadessai | La bellezza delle storie, e del raccontarle

OGGI
Le bellezza delle storie, e del raccontarle. Storie di quattro donne e di due generazioni, che si incontrano e s’intrecciano, sul filo del tempo. Il presente che incontra il passato, in Pomodori Verdi Fritti alla fermata del treno, che Rai Movie manda in onda stasera, alle 21.20.
Diretta da Jon Avnet e basata sul libro di Fannie Flagg Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop, la pellicola racconta due storie distinte: l’incontro casuale tra la giovane Evelyn e Ninny, nel salotto di una casa di riposo di cui Ninny è ospite, e la storia di amore e di amicizia tra due donne anticonformiste, Idgie e Ruth, che si ribellano al cupo conformismo degli anni Trenta in America, alla prepotenza maschile e alla cultura razzista aprendo un locale presso la stazione ferroviaria di  Whistle Stop, la cui specialità è rappresentata dai pomodori verdi fritti. La narrazione svolge una funzione quasi terapeutica in Evelyn, che ritrova la voglia di lottare e di correggere le cose che non vanno nella sua vita.
Notevole l’interpretazione di Jessica Tandy (Oscar per A spasso con Daisy), Kathy Bates (Oscar per Misery non deve morire), Mary Stuart Masterson e Mary-Louise Parker.
DOMANI
Qualcuno ritiene Caccia al Ladro (1955) una delle opere minori di Alfred Hitchcock, ma non è così. A parte il fatto che il cinema del maestro inglese è sempre di livello così alto che è difficile trovare film che possano essere ritenuti “minori”, Caccia al ladro si segnala per la sua godibilità, pur non rientrando nei canoni più tipici dell’opera di Hitchcock. Stratosferico il cast, in cui primeggiano Grace Kelly e Cary Grant.

mercoledì 26 aprile 2017

Mafia e Stato. Se la mafia è... cosa nostra...

Nessun imbarazzo, oggi, per la scelta della vignetta che apre il rotolo di Madetu, quella del "sentire" dei giovani rispetto ai rapporti di forza tra lo Stato e la mafia è esemplare, per impegno e per senso civico e merita senza alcun dubbio l'apertura.
Per il resto, "ordinaria" attualità: i festeggiamenti (scarsi) per il 25 aprile, in un humus culturale sempre più a rischio, per quanto riguarda i valori della democrazia e della solidarietà, una divertente riflessione sui malviventi italiani pescati in trasferta in Romania. Buona visione.

Figli sconosciuti: il contributo dei foggiani alla Resistenza

I fratelli Biondi, nel bel fotomontaggio di Romeo Brescia
Sinceramente, non mi aspettavo che incontrassero tanta attenzione in amici e lettori, i post di Lettere Meridiane, pubblicati ieri, sugli eccidi compiuti dai nazisti nella tarda estate del 1943 in Capitanata e sulla bella ma sconosciuta  figura di Walter Zironi, l'attaccante del Foggia che finì a lottare con i partigiani nella Resistenza emiliana, e venne trucidato  dai nazisti.
È il segno di un ritrovato desiderio d'identità e di comprensione che va sostenuto, nella speranza che siano soprattutto i più giovani ad interessarsi del passato, che non è una cosa morta e sepolta, perché da quella storia veniamo.
Proseguiamo quindi con la pubblicazione di documenti utili per sfatare un luogo comune purtroppo diffuso, e che vuole che il contributo della terra dauna alle vicende che portarono il Paese a liberarsi dalla dittatura fascista e a conquistare la democrazia e la libertà sia marginale.
Non è vero. Il contributo dei Foggiani alla Resistenza ed alla Liberazione fu importante, assai di più di quanto non si sia pensato fino ad oggi. Fu un contributo per molti versi commovente, visto che coinvolse nella grande maggioranza dei casi immigrati che si erano trasferiti nel centro nord in cerca di  fortuna, e non esitarono ad andare in montagna per difendere gli ideali di libertà e di democrazia.
Non si trattò solo dei nomi noti fino ad oggi, come Vincenzo e Luigi Biondi, i due fratelli ricordati da una strada e da un monumento nella villa comunale, caduti nelle Marche, o del tenore partigiano Nicola Ugo Stame, ucciso dai nazisti alle Fosse Ardeatine (ricordato da un vicolo periferico, sic).
Ci sono stati tanti altri "figli sconosciuti" della nostra città che hanno pagato con il sangue la loro dedizione alla causa della democrazia. Come Antonio Di Tommaso detto Paolo, partigiano della III Divisione Garibaldi caduto nel rastrellamento di Pra del Colle il 30 marzo 1945, o Pasquale La Rocca e Francesco Loco detto Moro, caduti in combattimento il 27 aprile dello stesso anno. E ancora, Savino Loco detto Piero, comandante di squadra nella IV Divisione Garibaldi, ucciso in combattimento il 26 gennaio, Vincenzo Loco detto Fritz, anche lui in forza alla IV Divisione Garibaldi, ucciso il 29 dicembre del 1944 e Gino Petrone detto Ciro, caduto il 7 aprile del 1944.
La rete, la disponibilità di archivi informatizzati facilmente accessibili, la tenacia di ricercatori come Raffaele de Seneen finalmente hanno reso possibile rendere giustizia a una storia dimenticata, che non deve essere però rimossa.
I nomi che ho citato sono soltanto alcuni di quelli ritrovati e raccontati da de Seneen nel suo quaderno della memoria, Figli Sconosciuti / Il contributo dei Foggiani alla Resistenza che Lettere Meridiane offre ad amici e lettori.
Potete scaricarlo sia in versione epub (leggibile da e-book reader o da tablet o ancora da smartphone) sia in versione pdf, per la stampa o per la lettura su pc.
Per effettuare il download cliccare sui collegamenti qui sotto:



Bovino più bella che mai nello "sguardo che vola" di Fabrizio De Lillo

Quando lo "sguardo che vola" di Fabrizio "Jamie" De Lillo si posa su un luogo pieno di storia, di bellezza e d'incanto come Bovino, il risultato non può che essere sorprendente e pieno di fascino. De Lillo pilota la telecamera del suo drone sui beni culturali più significativi della città d'arte del Monti Dauni: il Castello Ducale d'origine medievale che sovrasta il Vallo di Bovino, teatro nell'Ottocento delle scorrerie dei briganti, le splendide architetture del centro storico, che si presenta ancora incontaminato, e dulcis in fundo il Duomo Romanico. Sequenze che catturano ed avvincono lo spettatore.
Vista dall'alto, Bovino conferma una volta di più quel senso di incanto e di bellezza che avvolge quanti passeggiano tra le sue stradine.
Le belle riprese di Fabrizio De Lillo sono la più eloquente conferma delle ragioni che hanno procurato a Bovino (tra le poche cittadine italiane a potersi fregiare del doppio titolo) la Bandiera Arancione e l'inserimento tra i Borghi più Belli d'Italia.
Qui sotto il video. Guardatelo, amatelo, condividetelo.

Cinemadessai | Lo chiamavano Trinità, e fu "fagioli western"

OGGI
Rete 4 rende omaggio, stasera in prima serata (ore 21.15) a Bud Spencer riproponendo il film che lo lanciò assieme a Terence HillLo chiamavano Trinità. A dirla tutta, la pellicola che consacrò la scatenata coppia fu piuttosto il sequel (Continuavano a chiamarlo Trinità), ma già nel primo si trovano gli elementi e le intuizioni (geniali) che avrebbero conquistato il pubblico.
Il segreto dell’inarrestabile successo sta nella riproposizione dei temi classici del western all’italiana che non viene tuttavia né imitato né semplicemente parodiato, ma completamente rivoltato. Pare senza che il regista E.B. Blucher (Enzo Barboni) ne fosse neppure consapevole. Si narra, infatti, che alla prima non comprendesse com’è che il pubblico si sbellicava dalle risate. Era convinto di aver fatto un western normale. Ma non fu così: aveva inventato un genere nel genere (da qualcuno definito “fagioli western”). Qui siamo alla comicità pura, trascinante e travolgente.
Bud Spencer e Terence Hill (che indossa i panni di Trinità) sono due fratelli piuttosto malviventi, ma con il cuore d’oro. Così, da una tentata truffa ai danni di un ricco allevatore incappano in un affare che potrebbe rivelarsi assai più grande di loro: aiutare una comunità mormone (che per il suo credo religioso non porta armi) a non essere cacciata dalla zona in cui si è insediata.
Campione d’incassi al botteghino e di ascolti in occasione dei frequenti passaggi televisivi, la pellicola venne distribuita con successo anche in Germania, in Australia e in alcune sale di New York e Los Angeles.
DOMANI
Le bellezza delle storie, e del raccontarle. Storie di quattro donne e di due generazioni, che si incontrano e s’intrecciano, sul filo del tempo. Il presente che incontra il passato, in Pomodori Verdi Fritti alla fermata del treno, che Rai Movie manda in onda domani sera, alle 21.20.

martedì 25 aprile 2017

Cinemadessai | Era notte a Roma: Rossellini racconta la guerra e la liberazione

OGGI
Era notte a Roma non è tra i film più noti di Roberto Rossellini, ma vale la pena vederlo perché, pur uscito nel 1960, rilancia alcuni temi che il regista aveva affrontato in precedenza, negli anni aurei del neorealismo. Rossellini torna sulla vicende belliche (l'ambientazione della pellicola è la stessa di Roma città aperta) per raccontare la storia di tre soldati di diversa nazionalità (un americano, un inglese e un russo) che riescono ad evadere dal campo di concentramento in cui sono rinchiusi, mentre infuria la battaglia di Montecassino. Trovano rifugio presso Esperia, una giovane popolana che abita nel popoloso rione Ponte e che pratica la borsa nera. Sulle prime, la donna non vorrebbe aiutarli, ma viene convinta a farlo dal suo fidanzato Renato, antifascista, che si impegna anche per trovare una via di fuga al terzetto. Le cose, però, non andranno nel senso sperato. Il film si conclude con le immagini degli americani che entrano a Roma, restituendo la libertà alla città capitolina.
Nel film affiorano sentimenti pacifisti che divisero la critica: mentre la stampa di ispirazione comunista criticò la «visione clerico-centrica» del film (che fu prodotto da parte italiana dalla Golden Star, fondata dal sacerdote gesuita Angelo Arpa), Morandini scrisse che Rossellini aveva mostrato nel film la partecipazione veramente popolare della resistenza.
Nel film, il regista adotta un obiettivo fotografico di lunghezza focale variabile, antesignano dello zoom, che gli consente riprese di lunga durata senza stacchi, allungando i tempi della recitazione e limitando al massimo il montaggio. Notevole il cast che vede all’opera Giovanna Ralli, Leo Genn, Sergej Bondarchuk, Peter Baldwin, Renato Salvatori, Laura Betti, Enrico Maria Salerno e Paolo Stoppa. Opera importante, da recuperare. È possibile vederla stanotte, alle 00.45 su La7.
DOMANI
Rete 4 rende omaggio, domani in prima serata (ore 21.15) a Bud Spencer riproponendo il film che lo lanciò assieme a Terence Hill: Lo chiamavano Trinità. A dirla tutta, la pellicola che consacrò la scatenata coppia fu piuttosto il sequel (Continuavano a chiamarlo Trinità), ma già nel primo si trovano gli elementi e le intuizioni (geniali) che avrebbero conquistato il pubblico.
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