sabato 24 febbraio 2018

Foggia stop con il Brescia, che ha meritato la vittoria

Guarna, il migliore del Foggia
C'è poco da dire. Il Brescia ha largamente meritato di vincere la partita e non è per niente un caso che il migliore dei rossoneri sia stato il portiere, Enrico Guarna. Il Foggia vede così interrompersi la striscia positiva delle vittorie consecutive (erano 4) al cospetto di un avversario tatticamente disposto alla perfezione, e che ha giocato meglio in tutti i sensi.
Un peccato, perché i rossoneri erano perfino passati in vantaggio con Nicastro che ha corretto in porta un colpo di testa di Mazzeo, a sua volta ben imbeccato da Kragl. Avrebbe potuto perfino raddoppiare con Zambelli, che ha sprecato una buona occasione da gol, ma per il resto è stato solo Brescia, o quasi.
L'assenza di Deli si è fatta sentire più di quanto non fosse dato prevedere. In effetti sono mancate le repentine verticalizzazioni del giovane centrocampista rossonero, tra i pochi a riuscire ad avanzare palla al piede verso l'area avversaria. Gli innesti (Zambelli e Scaglia, quest'ultimo poi rilevato da Gerbo)  non hanno reso quanto ci si aspettava.
Eppure fino al 68° i satanelli erano sembrati in grado di poter portare a casa la quinta vittoria consecutiva. Poi il micidiale uno due degli ospiti, prima con Torregrossa quindi con Caracciolo, che ha trasformato un giusto rigore concesso dall'arbitro, che in precedenza aveva graziato il Foggia, sorvolando su un netto fallo di mano in area di Tonucci.
Il Brescia ha vinto la partita soprattutto a centrocampo, tenendo in mano il pallino del gioco per quasi tutti i 90'. Anche le statistiche danno ragione alle rondinelle: 52% contro il 48% il possesso palla a vantaggio degli ospiti che hanno tirato 10 volte (4 in porta). Nove i tiri rossoneri, solo 2 dei quali finiti però nello specchio della porta. 6 a 5 i calci d'angolo a vantaggio del Foggia. 24 le palle perse dal Foggia, contro le 28 degli avversari, 20 invece le palle recuperate, contro le 12 del Brescia.
Ad un certo punto della partita i satanelli si erano portati ad un solo punto dalla zona play off. La sconfitta ridimensiona forse i sogni, ma comunque non sposta granché la classifica. Il Foggia è 13°, da solo: a 4 punto di distanza dalla zona play off, ma 5 punti sopra la zona play out.

Perché la Capitanata muore

Le reazioni alla denuncia di Lettere Meridiane sulla Puglia monca, che emergeva dal servizio sulla BIT di Milano mandato in onda da Unomattina, che ha totalmente escluso il Gargano e la Capitanata, possono suddividersi grossomodo in due diverse, e opposte, correnti di pensiero.
Per utilizzare una metafora cara a Umberto Eco, agli apocalittici, che levano il loro grido di dolore e puntano il dito contro la Regione Puglia matrigna, si contrappongono gli integrati, quelli per cui la colpa è sempre e comunque nostra, e nella fattispecie degli imprenditori turistici garganici,  la cui presenza a importanti vetrice come la Bit è marginale.
Hanno ragione gli uni e gli altri. E qui sta il bello, anzi il brutto: più che litigare e contrapporsi, sarebbe forse il caso di cercare una sintesi, di tentare di capire, semmai facendosi guidare dalla memoria e dalla storia, che sono sempre maestre di vita.
Che le politiche di marketing territoriale messe in campo dalla Regione Puglia abbiano storicamente penalizzato la parte settentrionale del Tacco dello Stivale è un dato di fatto. Nell'era di Fitto la Capitanata semplicemente non esisteva. I successivi governi di centrosinistra hanno cercato di riequilibrare la situazione, riuscendoci solo in minima parte.
Bisogna però ricordare che quando governava Fitto, la Puglia turistica coincideva praticamente soltanto col Gargano. Il fenomeno Salento ancora non esisteva, o muoveva i suoi primi passi, e poteva avere una logica puntare su aree turisticamente più deboli.
La situazione odierna è più omogenea. Per fortuna, la Puglia bella è stata scoperta in ogni suo anfratto, grazie anche alle intelligenti politiche di marketing poste in essere da istituzioni non prettamente turistiche, come l'Apulia Film Commission.

venerdì 23 febbraio 2018

Parcocittà su BuoneNotizie del Corriere della Sera

Foggia sotto i riflettori di BuoneNotizie, il supplemento che il Corriere della Sera dedica settimanalmente a “L’impresa del bene” che per fortuna è florida. Anche da noi, come si scopre grazie al quotidiano milanese. Ed è davvero una grande, bella notizia, in una città adusa a finire sulle prime pagine dei quotidiani nazionali per efferati episodi di cronaca nera.
A finire sugli scudi è Parcocittà, la rete di associazioni che ha ridato vita a Parco San Felice, polmone verde della città, che qualche anno fa era alla mercé di vandali e balordi, e che si è oggi trasformato in un simbolo, identitario e qualificante, del capoluogo danno. La bella definizione è di Andrea Mori, animatore sociale e promotore di alcune iniziative (come il concorso di idee “GiovaniMenti”) che hanno contribuito a consolidare il rapporto tra il Parco e la Comunità.
Il Corriere della Sera e il supplemento BuoneNotizie hanno dedicato qualche giorno fa a Parcocittà un ampio servizio, firmato da Nicola Saracino, che, con il significativo titolo Con il Parco San Felice a Foggia è rinata una comunità, ricostruisce la genesi del progetto vincente che ha portato al recupero e alla riqualificazione dell’area verde e del suo centro sociale.

Don Fausto Parisi è stato un dono di Dio (di don Tonino Intiso)

Ha registrato un’affettuosa e sentita partecipazione di popolo, la messa a ricordo di don Fausto Parisi celebrata da don Tonino Intiso nella chiesa di Sant’Eligio, nel giorno di quello che sarebbe stato il sessantottesimo compleanno del sacerdote recentemente tornato alla casa del Padre.
“Siamo qui per incontrare il nostro fratello Fausto. A questa celebrazione, Fausto è presente. È vivo”. Così don Tonino, suo fraterno amico, ha introdotto la celebrazione, organizzata dalla Confraternita di Sant’Eligio e dal Comitato per la Beatificazione di padre Antonio Silvestri, di cui don Fausto era consulente spirituale.
Un’ampia sintesi della Santa Messa sarà messa on line sul canale YouTube di Lettere Meridiane, nelle prossime ore.
Cliccando qui, potete scaricare la “scheggia” preparata da don Tonino per la celebrazione.
Di seguito, invece, gli appunti utilizzati da don Tonino per la sua intensa omelia, che potrete poi vedere ed ascoltare nel video. (g.i.)
* * *
La vita di don Fausto è stata un prezioso dono che Dio ci ha fatto. La sua morte non è una perdita, come nessuna morte è una perdita per i cristiani. Accogliamola come un’occasione per riflettere, per interrogarci. Che dono mi ha fatto Dio, attraverso la vita di don Fausto? Che ne facciamo di questo regalo, che abbiamo ricevuto? Il suo passaggio alla vita eterna dev’essere per noi l’opportunità per una revisione di vita, per migliorarci.
Dobbiamo chiedere perdono per non aver saputo approfittare della sua vita. E testimoniare, attraverso il nostro dolore, la nostra fede nella vita eterna.

mercoledì 21 febbraio 2018

Bit Milano: per la Rai Vieste, il Gargano e i Monti Dauni non esistono

Ci risiamo. La Rai torna ad oscurare il Gargano e la provincia di Foggia favorendo altri  territori pugliesi, e fornendo una visione a dir poco opinabile e distorta del turismo pugliese.
È la circostanza che simili episodi si ripetano con ormai impressionante regolarità dovrebbe consigliare, soprattutto ai livelli regionali di governo,  un’attenta riflessione sulla necessità di raccontare e promuovere la Puglia in modo veramente unitario. Senza furbate e fughe in avanti.
Per allontanare qualsiasi sospetto di “foggianesimo”, affideremo al giudizio di amici e lettori di Lettere Meridiane i fatti nudi e crudi, come si sono verificati.
L'ennesima discriminazione nei confronti della Capitanata si è verificata oggi, ad Unomattina, che ha mandato in onda un servizio di Cristina Conforti sul padiglione pugliese alla Bit, la Borsa Internazionale del Turismo, che ha appena chiuso i battenti a Milano.
(Chi volesse guardarlo lo trova a questo link, su RaiPlay : occorre posizionare il cursore a circa 48’ dall’inizio della trasmissione)
La giornalista esordisce sottolineando che diversi luoghi pugliesi sono finiti nella top ten (ma quale? stilata da chi?) dei luoghi più visitati in Italia e chiede quali siano a Sergio Rizzo, promotore e patron del progetto Benvenuti in Puglia, un appuntamento che sta diventando ormai tradizionale e che si affianca alla Bit con lo scopo di promuovere tra i vip milanesi l’offerta turistica ed enogastronomici pugliese.
“Andiamo a scoprire meglio le iniziative della Regione Puglia, che ultimamente vanta molte località nella top ten dei luoghi più visitati d’Italia. Quali sono queste mete che sono entrate nella top ten dei luoghi più visitati in Italia?”, chiede la giornalista di RaiUno. Rizzo risponde testualmente: “Direi Otranto, partendo dal Salento, le bellissime località di Ostuni per arrivare a Fasano o a Monopoli, oppure alla Valle d’Itria.”
Ipse dixit. Senza citare uno straccio di dato. Ma vabbè. Andiamo avanti.
La giornalista chiede quindi a Rizzo di illustrare il progetto Benvenuti in Puglia.
“Questo progetto - è la risposta - ha creato un’aggregazione tra pubblico e privato, che consente finalmente ai singoli territori di fare promozione sul mercato nazionale e internazionale.”
E ancora, Cristina Conforti: “Come si concretizza questa sinergia? Ci faccia qualche esempio.”
"Le faccio un esempio semplice, quello della terra delle Gravine - dice ancora Rizzo - che è un territorio che singolarmente non potrebbe avere un appeal turistico ma che con i quattordici comuni che si mettono insieme è in grado di offrire un’offerta slow che vive anche di attrattive che riguardano strutture fortificate o percorsi di trekking."
E del Gargano, che integrato lo è già, e che vanta una perla come Vieste, che risulta da sempre tra le località pugliesi che registrano il maggior numero di visitatori e di presenze? E il Gargano con il suo Parco Nazionale? E i Monti Dauni con i loro Centri storici più belli d’Italia e le loro bandiere arancioni?
Segue l’intervista con un operatore economico, manco a dirlo salentino: Raffaele De Santis, presidente Federalberghi della provincia di Lecce. Dulcis in fundo, il sommelier Antonio Riontino, cui la giornalista chiede cosa stia facendo degustare ai visitatori. La risposta a questo punto è perfino scontata: “Stiamo facendo degustare Primitivo di Manduria e Primitivo di Gioia del Colle”.
Insomma, per Unomattina e per Sergio Rizzo la Puglia comprende soltanto il Salento e Bari.
Questi i fatti. Ogni commento è superfluo. E voi, che ne pensate?

Quando l’informazione incespica nella ricerca delle fonti (di Maurizio De Tullio)

Ringrazio, come sempre, Geppe Inserra per l’ospitalità che mi offre e Domenico Sergio Antonacci per una segnalazione fatta, sempre attraverso LM , che mi consente di fare alcune doverose precisazioni sulla storia “anagrafica” dei foggiani partecipanti a vario titolo al Festival di Sanremo.
Inizialmente, sulla scorta di quanto scritto dalla collega Anna Langone sulla "Gazzetta del Mezzogiorno/Capitanata" di martedì 13 febbraio e nel più dettagliato articolo de “La Gazzetta di San Severo” ( http://www.lagazzettadisansevero.it/festival-sanremo-francesco-checco-draicchio-lesina-contribuisce-al-successo-de-lo-sociale/), di quattro giorni prima, mi ero attivato per aggiornare il mio elenco, quello pubblicato lunedì 12 su Lettere Meridiane, avendo i colleghi scoperto che quest'anno sul palco si era esibito addirittura un foggiano, anche se della provincia, del gruppo “Lo Stato Sociale”, arrivando addirittura secondo.
L'ulteriore indicazione di Domenico Antonacci, però, mi ha lasciato perplesso, perché una cosa è parlare con certezza di "nascita", altra è parlare di "origini" come quando si allude agli ‘oriundi’.
In conseguenza di ciò, avevo inizialmente stilato una 'voce' (che potete leggere più avanti) che ovviamente, e a malincuore, a bocce ferme non mi consente di inserire nel "Censimento" dei foggiani d.o.c. storicamente presenti a Sanremo almeno uno dei due componenti de "Lo Stato Sociale" parzialmente ricordati da Antonacci.

Draicchio Francesco (detto Checco)È presente nel gruppo bolognese “Lo Stato Sociale” sin dal 2011, due anni dopo la nascita del gruppo. Il musicista, secondo la giornalista de "La Gazzetta del Mezzogiorno" Anna Langone e il sito del periodico “La Gazzetta di San Severo”, sarebbe nato a San Giovanni Rotondo anche se da una famiglia di Lesina, e vivrebbe sin da piccolo a Bologna dove i genitori si trasferirono per motivi di lavoro.Come gli altri quattro componenti, Francesco Draicchio canta, anche se il suo specifico è suonare le tastiere, in particolare il sintetizzatore e il sequencer.Al Festival del 2018 “Lo Stato Sociale” giunge secondo, alle spalle dei vincitori Ermal Meta e Fabrizio Moro, con il brano “Una vita in vacanza”, molto apprezzato dal pubblico anche grazie alla performance di una ballerina acrobatica di 84 anni, Paddy Jones.

Fatte le doverose verifiche, però, si apprende che il musicista garganico, stando alle note di presentazione del blog del gruppo musicale ospitato sul giornale “il Fatto Quotidiano”, sarebbe a tutti gli effetti bolognese: “Siamo 5 ragazzi nati verso la metà degli anni 80, tutti a Bologna, ma in ospedali diversi”. Qui il collegamento al loro Blog sul F.Q.: https://www.ilfattoquotidiano.it/blog/lssociale/
La conferma - della non nascita foggiana - verrebbe poi da una intervista rilasciata nel 2012 al sito www.indieforbunnies.com, nella quale si precisa come, al pari di un altro componente de “Lo Stato Sociale”, cioè l’altro tastierista Enrico Roberto (detto “Carota”), i due siano figli di genitori di origini pugliesi. Riporto, qui, per correttezza il riferimento e il link: “C’è un aneddoto divertente che riguarda i parenti di Checco e Carota stesso: devi sapere che le loro famiglie sono originarie proprio della Puglia, del Foggiano” (http://www.indieforbunnies.com/2012/10/16/intervista-con-lo-stato-sociale/ ).
Sottopongo pertanto a Geppe Inserra l’ennesimo (inascoltato!) invito a chiarire un concetto semplice e cioè che fare ricerca storica, sia pure a livello di microstoria locale, deve essere un impegno serio per non avallare tesi spontanee, spesso prive di fonti accreditate, che finiscono per portare fuori strada chi legge e chi, in futuro, per fini biografici e storiografici riprenderà quello che scriviamo oggi.
Per non dire di presunti scrittori e studiosi foggiani, laureati in…bullonerie, che continuano a prendere a piene mani dal mio “Dizionario Biografico di Capitanata – 1900-2008”, lucrandoci ma guardandosi bene dal citarlo nelle loro tardive e scalcagnate pubblicazioni.
Ma questa è un’altra pagina che, prima o poi, chiariremo in un’aula di Tribunale.
Cordialmente (Maurizio De Tullio)

Sai chi ti saluta, il bell'esordio da solista di Leo Lazz (di Francesco A.P. Saggese)

Si chiama Leo Lazz, scrive canzoni, e oggi Lettere Meridiane ha il piacere di poterlo presentare al suo pubblico di amici e lettori.
Lo fa pubblicando il video del suo primo singolo “Veronica”, estratto dal progetto da solista “Sai chi ti saluta VOL.I” (Ed. Punx Crew – A Side Records) appena pubblicato.
Il giovane cantautore è originario di Vico del Gargano; alle sue spalle vanta diverse e pregiate collaborazioni musicali, da Stefano Verderi (Le Vibrazioni), Toxic Tuna, a Santa Margaret (Carosello Records), con i quali ha diviso il palco insieme ai Deep Purple, Duran Duran, One Republic e vinto un Coca Cola Summer Festival e un MTV New Generation.
Veronica è il primo singolo estratto da questo EP, che è stato registrato e prodotto da Matteo Sandri (Le Vibrazioni, Sananda Maytreia, Giovanni Allevi) al Mono Studio di Milano (casa dei TheGiornalisti, Le Luci della Centrale Elettrica, tra i tanti).
Il disco è composto da brani schietti, potenti e taglienti, che strizzano l’occhio alle sonorità italiane di fine anni Settanta dei grandi cantautori come Dalla, Gaetano e Graziani.
Si percepisce da subito che questo disco ha una storia: di lavoro, di attesa, di fiducia.
È un disco che ha un’anima, perché dietro a ogni parola si spalanca una finestra.
E oltre ogni finestra c’è un mondo, come succede quando in ‘Veronica’ ascolti che l’onestà non è un valore aggiunto.
C’è la terra in questo disco, la terra che molti di noi hanno dovuto lasciare, “l’eterna lotta tra l’andare via e tornare”, ci dice Leo, “un brano in particolare parla di emigrazione, si chiama ‘Il maestrale’: è nato d'estate, sul mio mare. Sembra una dichiarazione d'amore e odio per una donna, ma quella donna è la mia terra.”
Aggiunge: “dedico questo disco alle persone che mi hanno sempre sostenuto forse anche a quelle che non hanno mai creduto in me. ‘Sai chi ti saluta’ è ironico e liberatorio, può assumere tanti significati, ognuno può dargli il significato che preferisce.”
Aggiunge ancora che il suo ringraziamento più grande lo deve a Nicola Angelicchio, suo zio, suo primo grande sostenitore che in questa avventura si è cimentato anche nel ruolo di produttore esecutivo del disco. E poi al suo produttore artistico, Matteo Sandri, che ha creduto nelle sue canzoni dal primo momento.
Il disco uscirà su tutte le piattaforme digitali venerdì 2 Marzo e sarà presentato live sabato 3 Marzo al Vault31 di Milano.
“Stiamo cercando di organizzare un tour nei piccoli club, lo sto facendo con i miei collaboratori, Antonio Montecucco, bassista della band, e Fabrizio Mcfly”, aggiunge Leo, travolto dalla sua passione per la musica.
Nell’attesa di portelo sentire dal vivo, facciamo a Leo i nostri migliori auguri.
Godetevi visione e ascolto di “Veronica” il suo primo singolo, qui sotto.
Francesco A. P. Saggese



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