venerdì 30 novembre 2012

C'era una volta in America al Festival del Cinema di Foggia


Può sembrare bizzarro inaugurare una rassegna dedicata al cinema indipendente e di qualità, ovvero di film piccoli, con un colosso come C'era una volta in America, così come farà l'1 dicembre il Festival del Cinema Indipendente di Foggia. Ma a ben vedere non è così, perché la storia della produzione e della distribuzione del capolavoro di Sergio Leone è simile a quella di tantissime pellicole "piccole" per le quali uscire nelle sale è una scommessa, ed è costante il rischio di rimanere invisibili.
Non è un caso che la versione più o meno director's cut del film esca a distanza di più di vent'anni dalla morte dell'autore, e per merito dei figli, che l'anno scorso hanno acquistato i diritti dell'opera. Avrebbe dovuto pensarci lo Stato, ma questo è un altro discorso.
L'incompiutezza, durata vent'anni, di questo film fondamentale nella storia della Settima Arte è una delle tante contraddizioni di quella dimensione industriale del cinema, della quale Leone - egli stesso produttore - è stato un comunque un esponente. Però con il pregio e con la specificità, rispetto agli americani di non rinunciare mai ad essere anche un artigiano del cinema nel senso medievale del termine, che non faceva distinzione tra artigiano ed artista perché l'arte era recta ratio factibilium, arte di fare bene le cose. E Sergio Leone le cose del cinema le ha fatte bene, come nessuno altro.

giovedì 29 novembre 2012

Vittorio Cosimo Nocera, eroe del calcio in bianco e nero

Vittorio Cosimo Nocera è stato per la mia generazione il campione, il bomber che potevi vedere e toccare con mano. Il calciatore che scaldava come nessun altro lo stadio che era allora fatto di tubi innocenti e quando saltellavamo in ventimila ti sentivi come il soldato di un esercito in corsa, ed assediavi pure tu la squadra avversaria, quando i Satanelli andavano all'attacco.
Se giocava lui, il Foggia non aveva avversari, poteva battere chiunque.
Nocera è stato l’orgoglio di una città, che in quei magici anni Sessanta si lasciava finalmente alle spalle il ricordo delle macerie, degli orrori della guerra, e cominciava un suo sommesso ma orgoglioso cammino, verso due dimensioni che ne avrebbero segnato il destino: l’industrializzazione e la serie A.
Non è vero che il pallone è l'oppio dei popoli. Non a Foggia, almeno, e non in quegli anni radiosi. Me l'ha insegnato un giornalista raffinato ed attento come Gaetano Matrella: il calcio è l'orgoglio di un a città stremata dalla storia.
Assieme all’indimenticabile don Mimì Rosa Rosa (cui questa città dalla memoria corta non ha ancora dedicato una strada) e ad Oronzo Pugliese, il mago fatto in casa di Turi, il centrattacco (allora si chiamavano così) dei satanelli fu protagonista della storica scalata che portò il Foggia Incedit dalla C alla A. Nel campionato cadetto 1962-1963 che portò alla promozione, fu capocannoniere con 24 gol.
Era l’idolo della curva. Lo speaker dello stadio, che lo sapeva e la sapeva lunga, quando annunciava le formazioni prima di pronunciarne il nome faceva una breve pausa… Moschioni, Valadè, Micelli, Bettoni, Rinaldi, Micheli, Favalli, Lazzotti … Nocera… (anzi, ad esser precisi: Nouceeeraaaaa) e qui l'immancabile boato dello stadio, che sommergeva gli ultimi due che erano Maioli e Patino.

Conservatorio Giordano, luogo d'eccellenza: il recupero della musica concentrazionaria


Ci sono luoghi d’eccellenza di cui la città non è consapevole fino in fondo. Ma è da questi posti in cui si coltiva la creatività che produce la speranza e il desiderio del futuro – di essere protagonisti del proprio futuro – che bisognerebbe ripartire.
Uno di questi luoghi dell’eccellenza è sicuramente il Conservatorio Musicale Umberto Giordano, che da qualche anno sta vivendo una nuova vita, grazie alla presidenza di Enrico Sannoner, una volta tanto l’uomo giusto al posto giusto, visto che è stato per decenni direttore del teatro comunale Giordano, che soprattutto negli anni Settanta portò a fasti mai raggiunti prima. Tanto per dire, alcune produzioni del teatro vennero ospitate all’Arena di Verona.
Sannoner sta applicando al conservatorio la stessa ricetta che aveva determinato il successo del teatro, ed è una ricetta che mi sento di suggerire a tutti i foggiani che abbiano a cuore la cultura, e siano convinti che è un motore indispensabile di crescita civile ed economica: metterci la faccia ed il cuore. In questa impresa, Sannoner è positivamente coadiuvato dal nuovo direttore, il maestro Francesco Di Lernia.

mercoledì 28 novembre 2012

Esiste una classe dirigente foggiana?

Le elezioni politiche del 2008 si risolsero in un disastro per la classe politica foggiana: scarsamente presente nei listini del "porcellum", e penalizzata in quanto a posizioni. Quel risultato non fu però casuale, ma la conclusione di un processo che aveva visto sempre più alleggerirsi il ruolo della città capoluogo rispetto ad altre roccaforti politiche, come Manfredonia.
Che accadrà alle prossime elezioni? Molto dipenderà dal sistema elettorale e soprattutto dalla possibilità che sia restituita ai cittadini la possibilità di scegliersi i loro parlamentari, attraverso il voto di preferenza. Nell'attesa che il Parlamento risolva il rebus, ecco, in questo post, cosa scrissi all'indomani delle elezioni   che si svolsero nella primavera del 2008, nel tentativo di rispondere alla domanda: perché non esiste più una classe dirigente foggiana?

martedì 27 novembre 2012

Quando la letteratura intesse reti e relazioni: l'ultimo libro di Francesco Giuliani


Rinverdendo una vocazione e una tradizione, che sarebbe sinceramente il caso di riscoprire e rilanciare, e che fa di San Severo uno dei centri pugliesi e meridionali più importanti dal punto di vista della produzione letteraria (Nino Casiglio, Enzo Verrengia, Benito Mundi, tanto per fare qualche nome), Francesco Giuliani dà alle stampa un prezioso volume che riscopre alcuni autori della Puglia Settentrionale, e in particolare del Gargano, anch’esso fucina di  tanti autori importanti.
Il volume, intitolato Nel Nord della Puglia è pubblicato dalle Edizioni Il Rosone – tenacissima e coraggiosa casa editrice fondata dall’indimenticabile Franco Marasca, ed oggi diretta dalla moglie Falina e dalla figlia Marida – nella collana “Testimonianze” pensata e diretta da un altrettanto indimenticabile intellettuale e uomo di lettere come Benito Mundi, instancabile animatore della biblioteca della cittadina dell’Alto Tavoliere ed egli stesso scrittore e saggista.
Tante fortunate, ma non casuali, coincidenze fanno del libro di Giuliani (sanseverese pure lui, e docente di Italianistica all’Università di Foggia) un’opera fondamentale nella cultura pugliese, perché l’autore riesce a dar conto con successo, attraverso una laboriosa e suggestiva raccolta di studi, documenti e impressioni di viaggio, dei rapporti che grazie alla letteratura la cultura dauna è riuscita a stabilire con il resto del Paese.
I libri, la scrittura, la produzione letterario intessevano ed intessono reti assai più delle moderne tecnologie. Peccato solo che si legga sempre meno, sicché fondare e dirigere collane come ha fatto Mundi, scrivere libri come fa Giuliani e pubblicarli come fa Marasca è veramente un atto di coraggio.

lunedì 26 novembre 2012

Il voto in controtendenza della Capitanata punisce Vendola


Chi ha vinto e chi ha perso le primarie in provincia di Foggia? La risposta non è facilissima, anche perché si è trattato soltanto del primo round di una competizione che finirà domenica prossima, con il ballottaggio. Ma, raffrontando i dati di domenica scorsa in provincia di Foggia con quelli del resto della Puglia e con i risultati delle ultime edizioni delle Primarie, si può ricavare un'idea abbastanza precisa su quanto sta dietro i numeri usciti dalle urne.
Mettiamola così: vince Bersani, ma un po' meno di quanto si sarebbe detto, perde Vendola, Renzi ottiene un risultato di tutto rispetto, che rappresenta forse il vero fatto nuovo della competizione.
Ma vediamo prima di tutto i numeri. In Capitanata il candidato più suffragato è Pierluigi Bersani, con 16.362 voti, pari al 53,1%. Insegue Vendola con 7.746 voti, pari al 25,1. Terzo Matteo Renzi: 6.036 voti, che fanno il 19,6%. Gli altri candidati, Tabacci e Puppato, si attestano sul 2,2%. 
Diversamente da quanto è accaduto nelle precedenti primarie, il dato della provincia di Foggia è fortemente disallineato rispetto a quello regionale, che vede Bersani anche in questo caso al primo posto, ma con il 39,3%, ovvero circa 14 punti in meno rispetto a quanto non ne abbia conquistati in provincia di Foggia. 

Ultimi? No. Soltanto sommersi (e furbi)


Come, e quanto, il sommerso incide nelle statistiche ufficiali dell’economia e della qualità della vita? L’interrogativo è di quello che fa tremare le vene ai polsi, perché si tratta di misurare un fenomeno che per sua natura è difficile da conoscere e da stimare. In realtà, le cifre che vengono fuori da un’analisi promossa da Pugliapromozione per valutare il peso del “Turismo che non appare” (ovvero quello sommerso) sono impressionanti tanto da dare concretezza ad una metafora che viene spesso utilizzata, e che dipinge il sommerso come un iceberg. La parte invisibile, che sta sotto il pelo dell’acqua è assai più grande di quella che emerge .

I risultati delle Primarie del centrosinistra, comune per comune

Più di 31.000 votanti, in provincia di Foggia, per le primarie del centrosinistra che si sono svolte ieri.  Ha vinto Bersani, con 16.362 voti (53,1%). Segue Vendola con 7.746 voti (25,1%). Ma la vera sorpresa è Renzi, con 6.036 voti (19,6%). A Tabacci e Puppato solo il 2,2%.
Da questo link è possibile scaricare i risultati, seggio per seggio.

domenica 25 novembre 2012

Estate 2012: il Salento sorpassa il Gargano


La provincia di Foggia rischia di perdere il primato turistico pugliese che fino allo scorso anno la vedeva in vantaggio rispetto alle altre province pugliesi. Il Gargano perde colpi a vantaggio del Salento, che lo sorpassa, anche se si tratta di un sorpasso con il passo del gambero. Entrambe le zone denunciano infatti difficoltà e perdono turisti: ma Foggia più di Lecce.
Queste le sensazioni che si ricavano dalla lettura dei dati pubblicati qualche giorno fa dall'Osservatorio Regionale sul Turismo di Unioncamere. Rispetto alle previsioni degli operatori - che paventavano una sensibile contrazione degli arrivi e delle presenze - la cose sono andate meno peggio del previsto. Ma i numeri fanno squillare un sonoro campanello d'allarme, perché significa che uno dei settori trainanti dell'economia provinciale accusa battute a vuoto.

sabato 24 novembre 2012

Primarie 2012 / Questione meridionale assente (o quasi)


Che cosa pensano i cinque candidati alle primarie del centrosinistra della questione meridionale? È presente nei loro programmi, e in che misura? Per scoprirlo, abbiamo sottoposto i documenti che contengono le loro idee ad una semplice analisi lessicale, cercando all'interno dei testi le occorrenze di alcune parole chiave, e precisamente "questione meridionale", "Mezzogiorno", "Sud", "meridionale" e "meridionali".
Il risultato non è dei più esaltanti, e conferma la tesi che Lettere Meridiane sostiene da tempo: la questione meridionale è stata complessivamente rimossa dall'agenda politica nazionale, anche se il divario tra Nord e Sud resta in tutta la sua evidenza ed in tutta la sua drammaticità.

Liste d'attesa in Puglia / Sorpresa, a Foggia l'Asl più veloce

Più di due mesi (66,6 giorni) per una visita cardiologica; due e mezzo per una visita endocrinologica. E le cose vanno ancora peggio nel caso in cui si abbia bisogno di esami diagnostici particolarmente specialistici: per una mammografia occorre aspettare sei mesi. Per una ecografia alla mammella sette mesi (per la precisione 212 giorni).
Sono questi i tempi di attesa misurati nella Regione Puglia, e si tratta di cifre tutt'altro che rassicuranti. Va detto che si tratta di dati piuttosto "freschi" essendo stati registrati nel periodo compreso dal 16 al 20 aprile ma che hanno però un valore soltanto statistico, nel senso che non sono certi, diversamente da quanto accadde in altre Regioni d'Italia, che monitorano in maniera costante  i tempi d'attesa e in qualche caso offrono al cittadino anche la possibilità di poter effettuare on line la prenotazione della prestazione.

venerdì 23 novembre 2012

Primarie 2012 /Scontro tra titani con l'incognita Renzi


Cosa cambierà nel centrosinistra pugliese e foggiano, dopo le primarie di domenica prossima? Molto, se non tutto, dipenderà dal risultato che riusciranno ad ottenere i supporter di Matteo Renzi. E non soltanto perché il sindaco di Firenze è il personaggio più nuovo che sia sceso in campo: a sostegno della tesi che sarà proprio lui l'ago della bilancia della competizione c'è anche una serie di considerazioni oggettive.
La prima - e più evidente - è che ai nastri di partenza figurano esponenti che giungono da partiti perfino coalizioni diverse. Vendola rappresenta Sel, Tabacci si era candidato con l'Alleanza per l'Italia di Rutelli (centro), ma strada facendo la coalizione è stata ribattezzata Italia Concreta. 
Il solo derby riguarda insomma il Pd, che schiera tre candidati: il segretario Bersani, il già ricordato Renzi, la combattiva consigliera regionale veneta, Laura Puppato, la cui candidatura non ha comunque prodotto riverberi locali, almeno in Puglia. Ed è dunque la volata a due, quella che potrà produrre ripercussioni più o meno profonde sul quadro politico di centrosinistra regionale e provinciale, perché riguarda gli equilibri interni del partito di maggioranza della coalizione.

Primarie / Nel 2010 fu il trionfo di Nichi Vendola


Le primarie del 2010 che dovevano designare il candidato alla guida del governo regionale fecero registrare una scotola per il candidato ufficiale di Bersani, Francesco Boccia, che venne battuto dal governatore uscente Nichi Vendola, che di lì a pochi mesi avrebbe vinto anche le elezioni regionali.
In provincia di Foggia, la vittoria fu però più contenuta che nelle altre provincia pugliesi.
In Capitanata votarono 30.496 elettori e simpatizzanti di centrosinistra. Il “popolo dei gazebo” tributò il 56% per cento dei voti al governatore uscente ed il 44 all’economista barese, che era stato già sconfitto da Vendola alle primarie di cinque anni prima.
Particolarmente netta la vittoria di Vendola nel capoluogo, dove votarono in 4.567: 3.069 i  voti a Vendola (pari al 67%) e 1498 a Boccia (33%). A Foggia si votava in tre seggi, Vendola vinse dappertutto, imponendosi con il 60% nella circoscrizione di Foggia Nord, con il 75% in quella di Foggia Centro e con il 66% in quella di Foggia Sud.
Schiacciante la vittoria di Vendola a Lucera, dove si recarono alle urne 1.094 cittadini, attribuendo al governatore l’83% dei consensi.

Primarie / Nel 2009 consacrarono la leadership di Manfredonia


Le primarie del 2009 furono particolarmente importanti per il Pd in provincia di Foggia in quanto sancirono in modo definitivo l'egemonia di Manfredonia rispetto al resto del territorio provincia. Non tanto per il risultato, che era scontato alla vigilia, quanto per l’affluenza alle urne decisamente bassa nel capoluogo, tanto che (ma era già successo due anni prima) in termini di partecipazione al voto Foggia venne sorpassata da Manfredonia, che si confermò roccaforte del Pd, per eccellenza.
I votanti furono poco meno di trentamila:  29.400 sono state le schede scrutinate per l’elezione del segretario nazionale e 29.337 quelle per la scelta del segretario regionale.
Dal punto di vista percentuale, i risultati delle primarie in provincia di Foggia furono comunque più o meno in linea con il risultato nazionale e regionale.
Anche in Capitanata vinse Pierluigi Bersani, che totalizzò 17.899 voti, pari al 62.08% (52% il dato nazionale provvisorio, 62% quello regionale.
Il segretario nazionale uscente Dario Franceschini raccolse invece 9.637 voti (33.42%, percentuale praticamente identica a quella nazionale e notevolmente superiore a quella regionale); 1.298 (4.50%) i voti andati a Ignazio Marino, che in provincia di Foggia andò decisamente peggio rispetto alla Puglia (10%) ed alla media nazionale (13,9%). 
Per quanto riguarda la segreteria regionale la spuntò il “bersaniano” Sergio Blasi che ottenne 16.161 voti, pari al 56.96%.
Alle sue spalle Michele Emiliano che correva come indipendente. L'allora segretario regionale uscente ottenne 6.344 voti (22.36%), mentre Guglielmo Minervini (candidato della mozione Franceschini) ne ha conquistati 5.869 (20.68%).
Come già detto, Manfredonia fu il centro che fece registrare la più elevata percentuale di votanti (4.282 voti). Seguirono  Foggia (3.594 voti), San Giovanni Rotondo (3.192), Cerignola (2.147), San Severo (1.524) e Apricena (1.243). Significativa la performance di San Giovanni Rotondo, che si piazzò davanti a due ormai ex cittadelle “rosse” come Cerignola e San Severo.

giovedì 22 novembre 2012

Il nuovo sogno di don Tonino Intiso


Don Tonino Intiso è un pezzo importante della storia e del cuore della città di Foggia. Una vita dalla parte degli ultimi, a tessere reti di solidarietà che hanno dato vita a momenti di grande impegno e partecipazione. In alcuni casi hanno gettato ponti tra Foggia e il mondo, come accadde in occasione della Giornata Mondiale della Lebbra che si svolse nel capoluogo dauno, e produsse la costruzione dell'ospedale di Nalgonda in India. In altri, hanno regalato una speranza di futuro a persone che l'avevano perduta, come nel caso della raccolta dei fondi per dotare gli Ospedali Riuniti della radioterapia.
E poi gli anni trascorsi come parroco del SS.Salvatore, con l'esperienza pedagogica d'avanguardia realizzata con La Casetta e la Scuola Shalom, quelli da Direttore della Caritas, ad affrontare i problemi degli immigrati albanesi prima e dei nomadi poi, per finire agli anni passati come assistente all'ospedale Psichiatrico Don Uva a quelli attuali, che lo vedono da sette anni parroco di una comunità di estrema periferia, San Filippo Neri, e la Chiesa ospitata in un garage.

mercoledì 21 novembre 2012

Ecco perché la BatCapitanata potrebbe essere una carta vincente


Sarà anche formato e con scarso reciproco amore, ma il matrimonio tra la Capitanata e la Bat sconvolge la geografia pugliese. Il fatto è che la riforma delle province, come abbiamo già avuto modo di dire, segna la nascita di una Puglia quadripolare, la cui novità più interessante è rappresentata proprio dalla nuova aggregazione di territori che formeranno la Puglia settentrionale, dalla Batcapitanata. Ci piace chiamarla così, non solo mettendo in ordine rigorosamente alfabetico le due province, ma perché il prefisso “bat” riecheggia Batman: dà una idea di forza, vagheggia una provincia da supereroi. E potrebbe essere proprio così.
Purtroppo la classe dirigente si attarda nelle solite polemiche: guarda al passato più che al futuro. Molto difficilmente il governo tornerà indietro, e sarebbe quindi il caso di riflettere  - serenamente e pacatamente – sulle implicazioni comportare dai nuovi equilibri che vanno profilandosi, in seno ad una competizione tra i diversi territori regionali che sta diventando sempre più esasperata.
Una prima osservazione: da tempo i “territori” pugliesi non coincidono più con i confini provinciali, e non può essere diversamente, in un contesto che va sempre più globalizzandosi. Però il decreto del governo rimescola sensibilmente le carte, modifica gli scenari.

martedì 20 novembre 2012

Sanità e liste di attesa: quando il cane si morde la coda


Che sia la sanità il nervo scoperto della giunta regionale pugliese è fuor di dubbio. Com’è altrettanto fuor di dubbio che la scommessa politica più importante che attende il governo guidato da Vendola da qui fino alla fine della legislatura sta proprio nella riuscita della missione impossibile sottesa al cosiddetto piano di rientro: far quadrare i conti e nello stesso tempo difendere, se non migliorare gli standard dei servizi sanitari regionali.
Un bel problema, anche perché il rischio di corto circuito è quanto mai elevato, come insegna il classico dilemma dell’uovo e della gallina. Accontentarsi dell’uovo oggi,potrebbe far perdere del tutto la gallina domani. L’espressione più evidente del rischio di corti circuito è data dalle liste di attesa, che rappresentano anche un nemmeno tanto simbolico contrappasso per l’intera e complessa vicenda della sanità pugliese. All’atto dell’insediamento del suo primo governo, il governatore Vendola annunciò che il suo primo banco di prova era rappresentato dalla riduzione dei tempi d’attesa per ottenere le prestazioni specialistiche presso i nosocomi pugliesi o le strutture territoriali delle Asl.
Ad un certo punto del primo quinquennio di governo regionale di centrosinistra, le liste d’attesa cominciarono effettivamente a ridursi: non tanto per effetto di una migliore organizzazione della sanità pubblica, quanto per un più efficiente concorso della sanità privata.

lunedì 19 novembre 2012

Il nuovo meridionalismo del ministro Barca


Non succede tutti i giorni che un Ministro della Repubblica scriva ad un blog di provincia come Lettere Meridiane. Se questo accade non è per caso, tanto più quando il ministro in questione è Fabrizio Barca, che non è un habitué dei salotti radiotelevisivi e generalmente rifugge le luci della ribalta.
L'argomento di cui si discute - e nemmeno questa è una coincidenza - è la trasparenza. Non solo e non tanto la trasparenza come valore su cui dovrebbe fondarsi tutta la sfera pubblica. Ma quella trasparenza più nuda e cruda, affidata ai puri numeri.
È questa filosofia dello svelamento che sta alla base del sito Opencoesione, voluto dal ministro per monitorare in tempo reale (e far monitorare ai cittadini) l'andamento e l'efficacia della spesa che riguarda i progetti finanziati con fondi comunitari.
Barca affida a Twitter la risposta al post di Lettere Meridiane in cui commentavamo positivamente l'iniziativa del Ministero per la Coesione Territoriale: "Anche grazie alla pressione permessa da opencoesione.gov.it , Puglia e Campania ora fanno un primo balzo."

domenica 18 novembre 2012

Ultimi. Ma non sarà anche perché il pensiero è in crisi?


Riprendo il graditissimo messaggio pubblico che il rettore dell'università di Foggia, Giuliano Volpe, ha depositato sulla mia pagina di Facebook, assieme al commento di Nicolangelo De Bellis, imprenditore del settore della comunicazione.
Lungi da me ogni tentazione di autoreferenzialità o peggio ancora di autocelebrazione: non c'è nulla di peggio, per chi cerca di comunicare, del parlarsi addosso.
Ma i simpatici messaggi di Volpe e De Bellis meritano qualche ulteriore riflessione sul senso di Lettere Meridiane e più in generale sul senso della comunicazione. O più precisamente sulla necessità di una diversa comunicazione in un territorio che sta attraversando una crisi così nera come il nostro.
Il Rettore scrive a proposito del post (pubblicato sotto forma di articolo anche sul Quotidiano di Foggia) in cui difendevo la sua posizione in merito alla classifica pubblicata dal Sole 24 Ore, che aveva bocciato l'ateneo foggiano per il rapporto tra la spesa del personale e quella totale, ritenendola troppo elevata.

Biccari ombelico della Capitanata


Uno degli obiettivi di Lettere Meridiane (anzi il suo obiettivo principale) è quello di favorire la circolazione delle idee, in una terra come la nostra in cui il pensiero è divenuto merce rara. Non dappertutto, però. Ad essere più distratte, forse perché alle prese con mille, cogenti problemi quotidiani, sembrano essere le città.
Ancora una volta, dai piccoli comuni dell'Appennino Dauno ci giunge invece una bella lezione di impegno civile. Si parla di sviluppo a Biccari.
Il sindaco, Gianfilippo Mignogna, replica al suo concittadino Salvatore Casasanta, che era intervenuto con un intelligente commento sul post di Lettere Meridiane dedicato alla "epoca dei pionieri" dell'Appennino Dauno, che mette oggi in mostra delle eccellenze (basti ricordare le tante Bandiere arancioni o i tanti Borghi più belli), proprio grazie a quanti hanno intuito l'importanza di un modello di sviluppo orientato alla valorizzazione culturale e turistica.
Anche Casasanta fu uno dei pionieri: il suo comune (Biccari) fu tra i primi a promuovere iniziative di un certo tipo, sagre intelligenti che non si limitavano soltanto agli aspetti gastronomici ma coinvolgevano anche quelli culturali. Però il circolo virtuoso azionato da Casasanta non ha dato, come altrove, i frutti sperati. Perché?

La memoria degli eroi: in omaggio l'e-book di de Leo e Brunetti



Scrittore e giornalista, membro della Società di Storia Patria per la Puglia ed Ispettore Onorario del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Carmine de Leo è uno storico dotato di un grande senso civico, e consapevole di quanto la memoria sia un prezioso strumento di costruzione del futuro, perché consolida l'identità di una comunità.
Non si limita dunque ad investigare il passato remoto, ma s'impegna anche a studiare quello più vici o a noi, dove lo studio dei documenti e delle fonti può essere arricchito dalle testimonianze dirette dei protagonisti.
De Leo rende alla comunità cittadina e provinciale un bellissimo omaggio, regalando l'edizione digitale del libro La memoria degli eroi, scritto assieme a Lorenzo Brunetti. Una bella iniziativa, un esempio che andrebbe seguito anche da altri scrittori della nostra terra.
Il volume è scaricabile dal bel blog di Vincenzo Saponaro, Foggia in guerra: un autentico scrigno di memoria per Foggia, perché gli eventi bellici hanno purtroppo segnato un momento drammatico e nevralgico della sua storia. 
La memoria degli eroi è pubblicato dalla federazione di Foggia dell'Istituto del Nastro Azzurro, ed è dedicato a tutti i caduti in guerra, nelle missioni di pace e nella lotta alla criminalità. Il raccoglie gli atti del convegno svoltosi a Palazzo Dogana in occasione del 150° anniversario dell'Unità e racconta - spesso anche attraverso testimonianze dirette, gesta ed imprese dei militari nati a Foggia e in provincia che sono stati decorati per il loro eroismo.

sabato 17 novembre 2012

Agricoltura, cenerentola dell'Unione Europea


L’agricoltura resta la grande cenerentola delle politiche comunitarie, e la disaffezione dell’Ue verso il comparto primario rappresenta un ulteriore vincolo per la ripresa, soprattutto nelle zone, come il Mezzogiorno, la Puglia e la Capitanata tradizionalmente vocate per l’agricoltura. Tutto questo alla vigilia di due appuntamenti importanti, forse decisivi: il varo della nuova PC (Politica Agricola Comunitaria) e la rivisitazione del Piano di Sviluppo Rurale della Regione Puglia, anche questo alimentato da fondi comunitari.
Per fortuna, una volta tanto, la politica non sta a guardare. Alle prospettive che si schiudono con la nuova PAC ha dedicato una seduta monotematica ed aperta il consiglio provinciale, mentre l’assessore provinciale all’agricoltura, Nino Santarella, sta chiamando a raccolta tutte le forze agricole per creare una piattaforma condivisa che punti alla revisione del Piano Triennale per l’agricoltura (provinciale) e quindi presenti alla Regione una proposta unitarie per quanto riguarda il Piano regionale di Sviluppo Rurale. Per ascoltare gli stakeholder, l'Assessorato ha dato vita ad uno specifico blog.
Il successo di questa sfida dipende tutto, o quasi, dall’atteggiamento e dal comportamento del Governo nazionale e dell’Ue verso i problemi dell’agricoltura.

venerdì 16 novembre 2012

Capitanata ed economia verde. Un altro autobus perduto?


Gli analisti sono concordi. Il futuro prossimo venturo dell'economia sarà colorato di verde. La green economy sarà tra i più importanti fattori di sviluppo dei prossimi anni. Per la provincia di Foggia potrebbe trattarsi di una grande opportunità, vista per esempio, la sua grandissima propensione per la produzione di energia alternativa che l'ha resa una sorta di Eldorado per i parchi eolici.
Ma perché un comparto economico funzioni è necessario che vi sia un contesto favorevole, che è a sua volta determinato da diversi fattori: la capacità della classe dirigente di governare e sostenere i processi di sviluppo, la capacità del territorio di attrezzarsi e di metabolizzare i cambiamenti.
Una vocazione produttiva si costruisce su un equilibrio complesso. Per dirla in soldoni, è difficile che la sfida della green economy possa essere vinta in un territorio di scarsa qualità sotto il profili ambientale.
Per la provincia di Foggia la sfida è duplice, anzi triplice: perché sul tappeto non c'è soltanto la green economy, ma anche altri settori che costituiscono tradizionalmente assi portanti dell'economia, come il turismo e l'agricoltura, comparti per i quali una buona qualità ambientale rappresenta una risorsa di primaria importanza.
Come stanno dunque le cose, per la provincia di Foggia? Male, si direbbe, stando ai dati della indagine sulla qualità della vita di Italia Oggi per, per quanto riguarda l'ambiente attribuisce alla Capitanata un giudizio di insufficienza, il 93° posto della graduatoria nazionale e l'ultimo di quella regionale.

giovedì 15 novembre 2012

Gli sciambule, l'Appennino, il passato che diventa speranza di futuro

Avevo promesso agli amici lettori di questo blog di parlare degli sciambule, tradizionali canti di carnevale che vengono eseguiti in diversi posti della Capitanata, monumenti della cultura immateriale (che si sta dimenticando). A farmeli conoscere ed amare è stato Raffaele Iannantuono, che qualche anno fa ha voluto che scrivessi la prefazione di un suo bel libro sull'argomento Nìnne ka quèste jiè ‘a lùtema canzòne / Sciàmbule. Ecco il testo della introduzione al volume, che parla non solo degli sciambule, ma dei complessi percorsi che hanno portato alla loro riscoperta.
* * *
Certi percorsi creativi non nascono mai per caso. Quello che ha portato Raffaele Iannantuono a scrivere questo prezioso libro sugli sciamboli di Pietramontecorvino, è un’altra tappa di un lungo cammino, ma forse la più significativa, perché racconta a suo modo una storia profonda, che sta oltre, e prima, e dopo, l’oggetto stesso della ricerca.
Ad essere più precisi, però, son proprio loro, gli sciamboli, a sublimare questo viaggio, divenirne un approdo naturale. 

mercoledì 14 novembre 2012

Monti Dauni, scrigno di memoria e di senso civico


Scrivere un blog è una esperienza intrigante, per un giornalista, perché ti dà maggiori feedback rispetto alla carta stampata o peggio ancora della televisione media in cui tutto si riduce alle copie vendite e agli indici di ascolto. Ci sono i commenti (non molti in verità in Lettere Meridiane) che offrono un feedback diretto, azionando una comunicazione autentica, nel senso di circolare. Non meno interessanti sono le statistiche che ti consentono di capire quali argomenti suscitano più interesse nei lettori e, nel caso di un blog come questo che si occupa di questioni locali, perfino di misurare in qualche modo il senso di appartenenza al territorio, ovvero la maggiore o minore tensione verso le questioni del proprio paese, della propria città o del proprio quartiere espressa da chi vi abita.
Sarò anche partigiano, perché ho sempre amato molto l'Appennino Dauno pur essendo nato a Foggia (sarà per il sangue sannita che mi scorre nelle vene, venendo mio nonno Giuseppe da Benevento?), ma a stilare una classifica ideale della tensione civica e culturale di cui ho detto, non ho dubbi: vincono i lettori che abitano nei piccoli centri dei Monti Dauni, quei paesi presepi di ineffabile bellezza che scandiscono e svelano la Capitanata migliore, spesso ahimè recondita e nascosta.
Come ho scritto qualche giorno fa, la crisi demografica minaccia seriamente la sopravvivenza di questi piccoli grandi tesori, scrigni di memoria e di cultura. C'è però un attaccamento alle radici, un senso civico, un senso di appartenenza che possono rivelarsi dei preziosi antidoti contro il rischio della desertificazione.
Non avrei mai detto, per esempio, che il mio post "Monti Dauni, quando era il tempo dei pionieri" riscuotesse tanto interesse. 

Gabriele Consiglio: nella parola la follia di esistere oltre


Ho avuto la fortuna ed il piacere di presentare diverse opere della copiosa produzione letteraria di Gabriele Consiglio, e mi sono spesso domandato come abbia fatto una persona come lui - che ha così intensamente vissuto il suo tempo, che tanto ha dato alla famiglia, alla professione, alla buona politica - ad essere anche un così prolifico e splendido scrittore.
Diciassette libri non sono cosa da poco, soprattutto per chi, come Gabriele, non ha mai sprecato le parole, ma piuttosto le ha cesellate e sublimate. Mi ha insegnato la regola - aurea e terribile insieme - che dovrebbe animare chiunque lavori con la scrittura: che per quanto ci si sforzi di dire qualcosa nel miglior modo possibile, ci sarà sempre un modo ancora migliore per farlo, e la continua ricerca di questo modo migliore, di mettere in fila le parole e dar loro significati, è ciò che distingue lo scrittore di razza dallo scrittore per caso. Solo che cercare la maniera migliore per mettere in riga le parole costa fatica, tempo, e talvolta anche sofferenza.

martedì 13 novembre 2012

Ci hanno avvelenato pure l’aria. Biossido d’azoto, polveri sottili, Foggia peggio di Milano



Una volta si diceva che la provincia di Foggia poteva anche essere povera, dal punto di vista del reddito, ma almeno aveva l’aria pura e non conosceva l’inquinamento. Adesso abbiamo perduto anche questa prerogativa.
Il nostro viaggio nei dati della indagine sulla qualità della vita pubblicati da Italia Oggi approda oggi alla dimensione ambiente, che risulta tra le più critiche per la provincia di Foggia, che non ripete in questo settore le performance non brillanti ma neppure drammatiche fatte segnare sia nella classifica generale (91° posto, e penultimo in Puglia) sia e soprattutto in quella degli Affari e Lavoro, in cui ci siamo classificati al 90° posto, ed al terzo pugliese.
Vanno invece male le cose per quanto riguarda l’ambiente, ed è questo un dato che deve far attentamente riflettere perché in una provincia come la nostra, che affida le sue chanches di sviluppo per buona parte al turismo, una cattiva qualità ambientale non è soltanto un critico indicatore per quanto riguarda la qualità della vita, ma anche un pessimo segnale per le prospettive di sviluppo economico.

L'università di Foggia e i padroni del vapore / Perché sto con Giuliano Volpe


Abbiamo preso l'abitudine di misurare tutto, di applicare parametri a tutto e a tutti, di formarci opinioni e di esprimere giudizi sulla scorta dei criteri stabiliti dai padroni del vapore.
Gli esodati sono numeri. I pensionati sono numeri. I precari sono numeri. E non persone, con le loro ansie, con i loro problemi.
L'altro giorno Foggia ha accumulato un altro record negativo, finendo sulla copertina del Sole 24 Ore perché il rapporto tra la spesa del personale e la spesa complessiva dell'Ateneo è il più alto d'Italia. E quindi il peggiore, secondo il quotidiano economico-finanziario.
Peggiore? e perché mai? Chi produce la conoscenza, la formazione, la ricerca, se non le persone, i docenti, e perché mai dunque una spesa troppo elevata del personale in una scuola, in un ateneo dovrebbe essere considerata un fattore critico? Non so quale fosse il rapporto tra la spesa del personale e quella totale ai miei tempi, quando andavo al liceo o all'università. So che le aule erano piuttosto scassate e il riscaldamento non funzionava, ma ringrazio il cielo di avere avuto insegnanti come Carlo Gentile, Michele Valente, Michele Melillo, Vito Amoruso, Giuseppe Semerari, Italo De Feo.
Giustamente - e sono dalla sua parte - il rettore Giuliano Volpe ha argomentato che il calcolo del Sole 24 Ore è fasullo giacché il problema non riguarda la spesa, e in particolare quella del personale che è in linea con il resto degli atenei italiani, ma piuttosto l'entrata, che è assai più bassa che nel resto del Bel Paese. 

lunedì 12 novembre 2012

Il futuro della Capitanata nelle mani delle imprese


Cominciamo il nostro viaggio nel pianeta della qualità della vita nelle città italiane disegnato dal quotidiano economico finanziario Italia Oggi. Un pianeta che, come abbiamo già sottolineato nel post precedente sull'argomento, vede la provincia di Foggia in una posizione della classifica decisamente migliore di quella cui è stata collocata dall’omologa indagine del Sole 24 Ore. Ultima nella graduatoria compilata dal Sole, la Capitanata sta ben 12 gradini più in su (al 91° posto) in quella del quotidiano giallo.
La ragione sta nella differente serie di indicatori utilizzati nelle due indagini: quella di Italia Oggi è certamente più dettagliata ed approfondita ed offre quindi uno strumento più utile per capire a fondo i problemi e le prospettive della nostra terra. Una ragione in più per esaminarla da vicino. La prima “dimensione d’analisi” si riferisce ad “Affari e lavoro”. La provincia di Foggia è collocata al 90° posto (uno in più dunque, rispetto alla classifica generale) con 215, 27 punti, fatto mille il punteggio attribuito alla provincia prima classificata in questa categoria, che è Bolzano. Con riferimento all’universo Puglia, la provincia di Foggia è giusto a centro classifica per quanto riguarda questa dimensione, spiccatamente economica. Al primo posto della graduatoria regionale (e all’80° di quella nazionale), c’è Bari, con 290, 26 punti, immediatamente seguita da Taranto, con 236,92 punti (80° posto). Dopo Foggia seguono Brindisi (due gradini più in basso nella classifica generale). Lecce chiude buon ultima con soli 113,03 ed al 100° posto della generale. Per questa dimensione d’analisi, tutte le province pugliesi – ed è un dato allarmante – sono collocate nel quarto ed ultimo gruppo delle province, che denota indicatori insufficienti di qualità della vita. Raffrontando i dati 2011 con quelli 2010, salgono quattro su cinque province: Taranto guadagna cinque posizioni, Bari due, Foggia e Lecce una, resta identica la posizione attribuita invece a Brindisi.

domenica 11 novembre 2012

Viale Giotto / La memoria sta nel cuore


"Il cuore della memoria ovvero la memoria nel cuore". Mai epigrafe fu più azzeccata, di quella che conchiude il monumento alle vittime del crollo di viale Giotto, inaugurato questa mattina, ad iniziativa della Fondazione "Banca del Monte" e del Comune di Foggia.
Sono passati tredici anni da quel tragico 11 novembre del 1999, ma forse è proprio il lungo periodo di tempo trascorso dal drammatico crollo ad oggi a dare maggior senso e spessore alla cerimonia inaugurale di questa mattina: è il segno che la città non dimentica, che continua a portarsi nel cuore la memoria di quelle 67 vite spezzate. 
È il segno anche che la memoria sta nel cuore: non è soltanto un affare di neuroni. Il monumento - disegnato da Silvano Pellegrini - è bello e struggente nella sua essenzialità: un cuore grande e luminoso, che riporta, raggruppandoli per nucleo familiare, i nomi delle 67 vittime. 

Come saremo tra cinquant'anni / Monti Dauni a rischio


Meno pugliesi, meno foggiani. Monti Dauni a rischio desertificazione. Le proiezioni demografiche dell’Istat disegnano una prospettiva inquietante per tutta la Puglia. La crescita zero è ormai una realtà. In Capitanata una situazione lievemente migliore, ma non basta ad assicurare la sopravvivenza dei piccoli comuni.
Come saremo tra cinquant’anni? Molti di meno, prima di tutto, probabilmente più multietnici. Con il concreto rischio di una irreversibile “desertificazione” dei comuni più piccoli.
Sono i dati che si ricavano dalla indagine svolta dall’Istat, che ha effettuato una serie di proiezioni demografiche ipotizzando lo scenario della popolazione nel 2065. Incrociando i dati Istat relativi alla Puglia con gli scenari demografici disegnati da due recenti indagini del Sole 24 Ore e dell’associazione Meglio Foggia, cerchiamo di  capire che cosa potrà succedere nei prossimi decenni.
Cominciamo dai dati dell’Istituto Nazionale di Statistica che interessano la Regione Puglia. Lo scenario che si prefigura è quello di un vistoso calo demografico: i cittadini residenti in Puglia sono attualmente 4.091.259. Secondo le stime dell’Istat, si ridurranno nel 2065 a 3.173.569, con un calo di 917.690, pari al 23% della popolazione attuale. Crescerà l’età media della popolazione, buona parte della quale sarà ultracentenaria: oggi i fortunati che superano il secolo di vita sono soltanto 805, ma diventeranno la bellezza di 20.098 nel 2065.

sabato 10 novembre 2012

La nuova, "grande" Capitanata surclassa il Salento


C'è chi comincia a fare i conti sulle ripercussioni - geopolitiche ma anche economiche - che la "Puglia quadripolare" sancita dalla Riforma delle Province provocherà nello scacchiere regionale. Come si sa, in base al decreto approvato dal Governo, che dovrà essere convertito in legge dal Parlamento, le province pugliesi si ridurranno da sei a quattro: la provincia di Bari si trasformerà in area metropolitana; la provincia di Foggia incorporerà quella della Bat (e forse anche Molfetta, che non vuol stare con il capoluogo regionale), le province di Taranto e di Brindisi si unificheranno (con capoluogo Taranto), la provincia di Lecce resterà tale e quale è oggi.
Un autentico terremoto prima di tutto geografico, quello che si verificherà se il Parlamento approverà il decreto legge, senza conversioni, che sembrano piuttosto improbabili, soprattutto per quanto riguarda la nostra Regione. Va ricordato che la riforma non riguarda soltanto le amministrazioni provinciali (che saranno comunque le prime a subirne le conseguenze), ma anche tutti gli uffici metropolitani dello Stato attualmente organizzati su scala provinciale: prefetture, questure, intendenze di finanza e via dicendo.

venerdì 9 novembre 2012

Ultimi? No. Ma comunque non c'è da esultare


Ha destato un interesse che mi non sarei aspettato la riflessione "a bocce ferme" pubblicata qualche giorno fa a proposito dell'indagine del Sole 24 Ore sulla qualità della vita nelle province italiane che, come ormai sanno anche la pietre, ha conferito alla provincia di Foggia la scomodissima posizione di fanalino di coda (la Capitanata è stata sorpassata dalla provincia di Napoli, che due anni fa aveva conquistato la maglia nera).
È dunque il caso di riflettere anche sui risultati (che hanno suscitato meno trambusto, ma sono probabilmente più interessanti) della indagine che sullo stesso tema ha svolto, in collaborazione  con un autorevole partner scientifico quale l'Università La Sapienza di Roma, l'altro quotidiano economico-finanziario, Italia Oggi.
I dati del giornale e dell'università capitolina classificano la nostra provincia in ben altro gradino della graduatoria. Intendiamoci, anche secondo il quotidiano giallo la Capitanata sta male, ma non malissimo. E soprattutto non all'ultimo posto, dove finisce Trapani. 

La Capitanata sta imparando a pensare europeo


Se la memoria non ci inganna, è la prima volta che il consiglio provinciale si pronuncia – e per giunta in modo bipartizan – nell’ambito di una procedura comunitaria di ascolto. Anche questo è il segno che finalmente si comincia a pensare europeo, anche dalle nostre parti, dopo la bella notizia dei giorni scorsi sulla performance della Regione Puglia, prima in Italia nell’avere raggiunto e superato gli obiettivi fissati dal Ministero della Coesione Territoriale, per quanto riguarda l’utilizzazione dei fondi comunitari.
Va detto che siamo ancora a metà strada: il Ministero aveva infatti fissato gli obiettivi nell’ambito di una iniziativa di monitoraggio rivolta ad accelerare la spesa dei progetti finanziati dalle risorse comunitarie. Si tratta dunque di risultati soddisfacenti, ma ancora parziali: perché i progetti siano effettivamente conclusi e i soldi effettivamente spesi ci vuole ancora tempo ed impegno.
Ma qualcosa sta cambiando, ed il segnale che giunge da Palazzo Dogana è confortante. L’assise provinciale è stata chiamata infatti qualche giorno fa a pronunciarsi su un tema nevralgico per l’economia meridionale, pugliese e provinciale: la riforma della PAC, la politica agricola comunitaria, che assai spesso, in passato, è piovuta dal cielo – ed ha prodotto danni considerevoli – proprio perché il territorio non era stato abbastanza solerte nel prendere parte alle procedure di consultazione, che vengono tenute in gran conto dagli organismi comunitari.

giovedì 8 novembre 2012

L'ipotesi delle macroregioni rilancia il sogno di Antonio Pellegrino


Potrebbero anche non essere soltanto boutade o sogni, quelli dell'assessore provinciale della Bat, Pompeo Camero, che soppesando l'unificazione tra il suo territorio e quello della Capitanata vagheggia la possibilità che le due province assieme vadano a costituire una nuova Regione, o di Lorenzo Lommano, leader della Lega Sannita che vagheggia la Regione Sannio che andrebbe ad accorpare la Daunia, un consistente pezzo della Campania e il Molise o del tenacissimo Gennaro Amodeo che da anni insegue il progetto della Moldaunia, che vedrebbe assurgere a nuova Regione l'accoppiata Molise-Daunia.
Il fatto è che si moltiplicano le voci secondo le quali - dopo aver posto mano alle Province, praticamente dimezzandole - il Governo intenderebbe adesso rivedere i confini regionali, ed anche in questo caso accorpando, unendo, più che moltiplicando, com'è invece successo in passato.
Si avvicina, insomma, l'ora della macroregioni, e, se da un lato questa prospettiva implica che sarà molto difficile che possano aver successo progetti che tendono alla costituzione di nuove microregioni, come quelli di Camero, Lommano e Amodeo dall'altro il possibile rimescolamento dei confini regionali non esclude la possibilità che - seppure all'interno di più vaste aggregazioni regionali - possano celebrarsi nuovi matrimoni tra territori che da tempo si guardano l'un con l'altro con un certo interesse.

Monti Dauni, quando era il tempo dei pionieri


Oggi che l’Appennino Dauno (a me piace chiamarlo così, senza “sub”, né “pre”) pullula di bandiere arancioni, sta entrando sempre di più nel sentire comune che questo pezzo di Puglia è una grande risorsa e non una palla di piombo al piede dello sviluppo del resto della provincia e della regione. Ma non è stato sempre così. C’è stato un tempo in cui da parte di qualcuno si teorizzava, a mo’ di provocazione, che sarebbe costato assai di meno costruire qualche nuovo quartiere alla periferia delle città della piana, che non ostinarsi ad investire risorse finanziarie pubbliche per sistemare le strade, da sempre più croce e delizia dell’area.
La provocazione era fondata su un dato di fatto: i piccoli comuni che andavano sempre più spopolandosi, e la cui domanda di mobilità si andava attenuando, rendendo dunque sempre più critico il rapporto tra i costi dell’intervento pubblico ed i benefici. Ma per fortuna erano in molti a non pensarla così. Mi piace tra i tanti ricordare il compianto, geniale Salvatore Ciccone, la cui lungimiranza profetica lo spinse a vagheggiare l'idea dei piccoli comuni dell'Appennino Dauno come città intercomunale.
Per quanto mi riguarda, ho l’orgoglio di aver vissuto e fatto parte del tempo dei pionieri, quando a disegnare prospettive di riscatto per l’Appennino Dauno si veniva presi per inguaribili utopisti, ed ancora di più ad affidare queste istanze alla promozione culturale. Tra gli “inguaribili” c’era già Saverio "Rino" Lamarucciola: allora era il presidente della pro loco di Pietramontecorvino, che oggi guida come sindaco. (Un destino, quello di trovarsi prima o poi alla guida della propria comunità, che è capitato a diversi di quei pionieri, come Mimmo La Bella a Troia, Mario Simonelli a Orsara di Puglia e Pasquale Murgante ad Accadia).

mercoledì 7 novembre 2012

Perché siamo ultimi: una riflessione a bocce ferme sul declino di Foggia e provincia


La pubblicazione dei dati dell'indagine annuale del Sole 24 Ore sulla qualità della vita nelle province italiane provoca ogni volta polemiche più o meno vivaci, che raramente lasciano spazio ad una riflessione approfondita o, peggio ancora, durano lo spazio di un mattino. Spenti gli echi dei dati, tutto torna come prima. 
Questo è successo anche in riferimento agli ultimi dati, e non dovrebbe essere così visto che il quotidiano economico-finanziario ci ha classificati che peggio non si potrebbe. Ultimi, senza se e senza ma.
Come era successo negli anni precedenti, a commento dei dati precedenti (che erano per quel che ci riguarda lo  stesso tutt'altro che positivi) dopo il clamore dei primi giorni, nessuno ne ha parlato più. E chissà che non stia proprio in questa indifferenza una delle ragioni di questo declino che ci ha portati così in basso.
Ragioniamone a bocce ferme, allora, ponendoci un interrogativo di più largo respiro rispetto a quello legato alla pubblicazione delle classifiche. Partendo dal dato di fatto che il declino è un processo non congiunturale, ma che segue un trend che si è andato purtroppo sempre più consolidando nel corso degli anni, la domanda da porci è: come può accadere che precipiti all'ultimo posto della classifica italiana della qualità della vita, una provincia come la Capitanata, che fino agli anni Settanta del secolo scorso veniva annoverata tra le "aree canguro", ovvero tra quelle che esibivano il tasso più rapido ed elevato di riduzione del divario con il Centro Nord?

lunedì 5 novembre 2012

Fondi comunitari, si inverte la tendenza / Puglia regina in capacità di spesa


È ancora troppo presto per dirlo con certezza e per stappare lo spumante. Ma sull'uso dei fondi comunitari, soprattutto nel Mezzogiorno, potrebbe essersi innescata una inversione di tendenza. La capacità (e la tempestività) di spesa delle Regioni Meridionali hanno fatto registrare negli ultimi mesi un autentico balzo in avanti. 
La Puglia è sugli scudi, per espressa ammissione del Ministero per lo Sviluppo e la Coesione Economica, che ad appena qualche giorno dalla scadenza della data fissata per verificare i rispetto della tempistica  circa gli obiettivi di spesa ha fornito i dati ufficiali: 43 programmi operativi su 52 hanno raggiunto il target delle spese certificate.
Si trattava - afferma in una nota il Ministero  - di vero banco di prova per il rispetto degli obiettivi di spesa stabiliti dal Comitato Quadro Strategico Nazionale (QSN) lo scorso 27 febbraio. "Per quanto riguarda i programmi che hanno superato l’obiettivo, talora attraverso forti accelerazioni, si osservano, in molti casi, scostamenti positivi anche assai significativi rispetto al target: per quanto riguarda il Mezzogiorno, si notano i risultati per Puglia (FESR) – il programma con il massimo volume di spesa in tutta Italia – e Campania (FESR) e per il Programma Nazionale Istruzione (FSE e FESR)."

sabato 3 novembre 2012

Barletta alza la posta: con Foggia? allora sia una nuova Regione


Scoramento, delusione, amarezza, sono i comprensibili sentimenti che in questi giorni aleggiano nelle popolazione della Bat, costrette ad un forzoso matrimonio con la Provincia di Foggia, per effetto della riforma delle Province voluta dal Governo Monti. Da parte mia, continuo invece a ritenere che l'accorpamento delle due realtà territoriali, o unificazione che dir si voglia, possa rappresentare una grande opportunità per entrambi i territori, in quanto nella Puglia quadripolare che si sta profilando (assieme a Foggia e alla Bat, sono state unite anche le Province di Taranto e Brindisi) la Puglia Settentrionale è destinata a svolgere un ruolo più importante di quanto non fosse in precedenza.
Ma vanno compresi i sentimenti delle popolazioni ofantine che, dopo aver inseguito per decenni il sogno della sesta provincia pugliese, si sono viste cassare con un colpo di spugna la Provincia che era appena nata, senza che riuscisse a concludere nemmeno la prima consiliatura.
A Barletta c'è però chi fa i conti e comincia a pensare in grande. Come l'assessore provinciale Pompeo Camero (nella foto)  che partendo dalla constatazione che l'ingresso della BAT nel territorio foggiano trasforma il nuovo contesto territoriale nella provincia più grande in Italia, lancia una provocazione che alla lunga potrebbe anche non restare tale: la nascita della Regione Dauna.

venerdì 2 novembre 2012

Unificazione Foggia-Bat: sarà un percorso ad ostacoli



Si preannuncia irto di ostacoli, il percorso dell’unificazione della Puglia settentrionale. Se il presidente della Provincia di Foggia, Antonio Pepe, porge il suo benvenuto alle popolazioni della BAT, che secondo la road map tracciata dal Governo dovrebbero confluire in provincia di Foggia, dal 1° gennaio del 2014, il suo collega Francesco Ventola, presidente della provincia di Barletta-Andria-Trani, prende decisamente le distanze dal decreto del Consiglio dei Ministri, invocando ancora una volta l’autodeterminazione delle popolazioni.
Ventola annuncia una possibile battaglia legale: «In attesa di approfondire nel dettaglio il decreto, non ancora pubblicato, balza subito agli occhi ciò che da tempo sospettavamo: il Governo ha concesso diverse deroghe rispetto al dettato normativo iniziale – ha affermato Ventola -. Un caso sintomatico, in tal senso, è quello che riguarda l’accorpamento tra le Province di Brindisi e Taranto, sebbene né il Comune di Brindisi né quello tarantino abbiano mai deliberato nulla in tal senso, almeno fino ad oggi».

giovedì 1 novembre 2012

La Provincia utile / Consiglio, Pellegrino, Tizzani, tre grandi presidenti e un sogno in comune

La Capitanata è più povera. La provincia di Foggia è più sola. Siamo tutti un po' più poveri e più soli. Nel giro di qualche mese se ne sono andati - li cito in ordine cronologico di scomparsa - Berardino Tizzani, Antonio Pellegrino e Gabriele Consiglio, tre presidenti che hanno guidato l'amministrazione provinciale in epoche diverse, tra di loro legati da almeno due tratti comuni: la lungimiranza e l'amore profondo per la cultura.
A legare ulteriormente Consiglio e Tizzani c'è anche la professione forense esercitata ai massimi  livelli. Il primo è stato tra l'altro presidente della Camera  Penale; il secondo ha guidato per vent'anni l'Ordine degli Avvocati. Furono poi entrambi incrollabilmente democristiani, assumendo nel gioco torrentizio del vecchio partito scudocrociato posizioni diverse. Fu decisamente moroteo e di sinistra Tizzani, mentre Consiglio si attestò sempre su posizioni moderate.
Assieme ad un altro grande presidente di Palazzo Dogana, Franco Galasso, furono decisivi nel pensare e realizzare l'opera che ha fatto cambiar pelle e passo alla Provincia, trasformandola da Ente con poche e marginali funzioni, in un punto di riferimento per tutta la comunità provinciale, la Biblioteca Provinciale.

Nella Puglia quadripolare, Foggia e la Bat potranno contare di più

Non sembra aver suscitato particolare interesse le notizia dell'approdo della BAT nel territorio della Provincia di Foggia. Una positiva eccezione è rappresentata dal presidente della Provincia di Foggia, Antonio Pepe. Ma il restante silenzio  conferma il disinteresse con cui la classe dirigente di Capitanata ha seguito l'iter della riforma delle Province, che ha com'è noto ridotto a quattro quelle che era una volta le sei province pugliesi: Foggia (che comprende anche il territorio della Bat), Bari (che diventerà città metropolitana), Taranto (che si unisce con la provincia di Brindisi) e Lecce, che resta tal quale è attualmente.
A conti fatti, è proprio la provincia di Foggia quella che può essere maggiormente soddisfatta di come siano andate le cose, ma del resto la Capitanata aveva tutti i numeri per poter recitare la parte del leone: anche se sono in pochi a saperlo la provincia di Foggia era la più grande delle province interessate alla riforma del Governo, come si vede plasticamente nella foto estratta dal vademecum pubblicato sul sito del Ministero della Funzione Pubblico, proprio allo scopo di dimostrare che, numerosissime province non possedevano l'estensione territoriale necessaria per giustificarne la vocazione e l'identità di "area vasta".
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...