lunedì 31 dicembre 2012

Primarie Pd / Elena Gentile fa saltare il banco


Chissà se è una leggenda metropolitana o risponde al vero che per sostenere la senatrice uscente Colomba Mongiello, impegnata alle primarie del Pd di domenica scorsa, si è mosso nientemeno che Massimo D'Alema. Fonti del social network ma anche voci che circolavano con insistenza nei pressi del seggio di corso Matteotti riferiscono che mentre si svolgevano le operazioni di voto, l'ex presidente del Consiglio passeggiava in compagnia della senatrice e di Sabino Colangelo in corso Roma.
Sta di fatto che non ha tenuto così come si prevedeva quell'asse forte tra Foggia e Manfredonia, che nelle intenzioni dei vertici del Pd e forse dello stesso D'Alema doveva piazzare nelle posizioni più appetibili della lista alle prossime elezioni politiche la senatrice foggiana ed i deputato uscente Michele Bordo di Manfredonia. La vera sorpresa è stata l'assessore regionale Elena Gentile che ha largamente sopravanzato Colomba Mongiello, piazzandosi subito dietro lo stesso Bordo che era il solo maschio della lista e che quindi godeva del "voto di genere": gli elettori potevano infatti esprimere una o due preferenze, ma in questo caso dovevano votare per candidati di entrambi i sessi, e cioè votare comunque Bordo.

Mariano Loiacono va in pensione. Ad maiora.


Mariano Loiacono ha scritto la presentazione ai miei due libri. Io ho scritto la presentazione a diversi suoi libri e basta questo incrociarsi ed intrecciarsi di reciproche parole a dar conto di un'amicizia ormai pluridecennale, scandita da un comune viaggio alla ricerca della Verità.
Ho conosciuto Mariano all'inizio degli anni Ottanta del secolo scorso. Io ero un giovane collaboratore della redazione foggiana de La Gazzetta del Mezzogiorno, lui un giovane psichiatra che si occupava di droga al Centro di Medicina Sociale degli Ospedali Riuniti. Curare la tossicodipendenza, allora, significava stare in trincea. Ma mi colpì immediatamente la tesi del giovane baffuto psichiatra, che di lì a poco avrebbe dato alle stampe il suo primo libro, Droga, drogati, drogologi, gettando un sasso nell'acqua stagnante della medicina e della psichiatria ufficiale.
Loiacono non considerava la tossicodipendenza come il male in sé, ma piuttosto come il sintomo, la spia di un disagio assai più profondo, ramificato e diffuso. La sua tesi era che l'eroina mieteva le sue vittime tra i giovani più deboli, indifesi e sensibili, e tanto bastava a sovvertire il luogo comune che stigmatizzava i tossici, ritenendoli il male da estirpare, argomento di cronaca nera e non di inchiesta.
I lettori benpensanti del quotidiano regionale mugugnarono un bel po' nel leggere la serie di articoli che dedicai al Centro e alle terapie che vi venivano praticate, e ci fu perfino qualche protesta. Ma il buon capo della redazione, Anacleto Lupo, comprese il potenziale innovativo di quell'approccio e consentì la pubblicazione.

Lettere Meridiane raggiunge le 10.000 visualizzazioni


È bello festeggiare le prime diecimila visualizzazioni di Lettere Meridiane proprio il 31 dicembre, alla fine dell'anno in cui il blog è andato a regime. È bello metterne a parte i lettori, che hanno consentito di raggiungere questo traguardo. E l'occasione è propizia per qualche riflessione.
Mi dedico più sistematicamente a scrivere queste lettere rivolte ai cittadini di buona volontà dall'estate scorsa. Soprattutto nelle ultime settimane l'indice di lettura è cresciuto significativamente.
Diecimila e cinque pagine lette non sono moltissime, in un'epoca in cui la comunicazione è sempre più di massa (e massificata). Ma sono abbastanza per una iniziativa che non intende scimmiottare i mass media, ma piuttosto si sforza di rimettere in circolazione le idee, di far riflettere, di non dare niente per scontato, e di trattare i lettori non come destinatari di messaggi, ma piuttosto interlocutori.
La crescita dei lettori che il blog ha marcato negli ultimi due mesi è la risposta ad uno sforzo che mi piace condividere con quanti leggono Lettere Meridiane: la pubblicazione di recensioni che danno conto e raccontano le opere dei numerosi talenti creativi che la nostra terra possiede. Troppo spesso i giornali e le televisioni si limitano a "dare l'annuncio" senza poi "coprire" l'evento. Nella migliore delle ipotesi ci scappa un'intervista frettolosa al protagonista dell'evento. La critica - soprattutto quando non è fine se stessa e non è distruttiva - serve invece proprio a far circolare le idee, stimola la crescita della qualità.
Per fortuna il web sta cambiando le cose, grazie anche al rapporto naturale con il social network. I siti web (due tra tutti, Foggia Città Aperta e Daunia News) stanno riscrivendo le regole dell'informazione locale, sempre più stimolando la partecipazione e la riflessione dei cittadini. Così, e solo così, si forma l'opinione pubblica.

domenica 30 dicembre 2012

Quando il cinema è una festa popolare: la prima de La Stagione dell'Amore a Biccari


Una immagine della "prima" de La stagione dell'amore
a Biccari
Guardare un film è una esperienza che molti definiscono solipsistica. Andare al cinema è una delle cose che si possono fare tranquillamente da soli, senza problemi, sia come antidoto alla solitudine, sia come risposta al bisogno di isolarsi, di restare per un po'  soli con se stessi.
Ma ci sono volte in cui accade l'esatto contrario: guardare un film assieme ad altra gente diventa un rito collettivo, una festa popolare.
Mi è successo qualche giorno fa a Biccari, dove veniva presentato per la prima volta il film di Antonio Silvestre, La stagione dell'amore, di cui ho già parlato su Lettere Meridiane.
Mi aveva invitato il produttore, Mario Tani, che avevo conosciuto assieme al regista in occasione della presentazione del film al Festival del Cinema di Foggia. A dire la verità, non sapevo che quella proiezione sarebbe stata la prima, a Biccari, dove il film era stato girato lo scorso inverno, ed anche per questo è stata una esperienza intensa, inattesa, entusiasmante.
Avevo accettato l'invito come atto di doverosa cortesia. A Foggia mi aveva colpito molto la grande professionalità di Silvestre e di Tani, ma anche la loro modestia, la loro capacità di confrontarsi con autori giovani ed inesperti, senza quella puzza sotto il naso che spesso manifestano gli uomini di cinema.

sabato 29 dicembre 2012

Perché il Pd foggiano ha sterilizzato le primarie


Un anonimo lettore ci sollecita una lettura più approfondita delle ragioni che vedono a Foggia le primarie del Pd praticamente sterilizzate. Si contendono i tre seggi disponibili (tanti dovrebbero essere, secondo i pronostici, uno al Senato, due alla Camera) soltanto quattro candidati, tre donne (in ordine alfabetico l'assessora regionale Elena Gentile, la renziana Elisa Matera e la senatrice uscente Colomba Mongiello) e soltanto un maschio, il deputato uscente Michele Bordo, la cui designazione è certa, per effetto del "voto di genere" voluto dal Pd per favorire una più ampia presenza femminile, ma che invece qui da noi funzionerà al contrario, praticamente blindando la sola candidatura maschile.
La contemporanea ricandidatura dei due parlamentari uscenti ha probabilmente scoraggiato quanti avevano fatto un pensierino alle primarie, tanto più che pare essersi saldato un asse forte tra Foggia e Manfredonia, le città d'origine di Mongiello e Bordo. Gli uscenti temono la candidatura arrembante dell'assessora Gentile, che viene da un altra roccaforte della sinistra dauna, come Cerignola. 

I magnifici duecentoundici di Carlo Della Pace


Vi ho già raccontato su Lettere Meridiane del film di Carlo Della Pace, Noi siamo perfetti e mò…me  fa vedè Fogge?, che qualche giorno fa ha riempito con quattro proiezioni consecutive la Sala Farina (chi volesse rileggersi la recensione, la trova qui).
Ma è il caso di tornarvi perché il film possiede una sua profonda attualità, in questi giorni che l'immagine di Foggia consegnata alla rete è quella di una città sporca, sommersa dall'immondizia, avvelenata dai rifiuti e dalle polemiche.
Sono assolutamente d'accordo con Alberto Mangano che su Facebook invita alla prudenza, per evitare che si propaghi sulla rete un'immagine eccessivamente negativa della città. Prima o poi ci liberemo dall'immondizia: ma quelle fotografie resteranno per sempre in rete, consegnando ai posteri un' immagine non proprio esaltante della città. 
Non a caso, Mangano oltre che un apprezzato storico ed un acuto osservatore delle cose cittadine, è anche uno degli attori del film: vi compare nell'insolita veste di un disc jockey rossonero.
Il film di Carlo Della Pace lancia un messaggio che è l'esatto contrario dell'immagine prevalente della città in questi giorni di rifiuti e polemiche, e che va a maggior ragione sottolineato, come messaggio di speranza e di impegno civile. 

venerdì 28 dicembre 2012

Le primarie blindate del Pd di Capitanata


"La presenza femminile è altissima e si riscontra anche una straordinaria presenza di candidati autorevoli che renderanno queste primarie vere e competitive. Giorgio Gaber diceva che "la libertà è partecipazione", io spero che il 30 dicembre sia una grande festa per la democrazia e per tutto il centrosinistra". Lo dice Domenico De Santis, organizzatore del Partito Democratico in Puglia, e gli si può anche dare ragione per quanto riguarda quasi tutta la Puglia. La partecipazione è nutrita dappertutto, ma non a Foggia, la sola provincia pugliese in cui le primarie saranno blindate. I candidati sono infatti solo quattro e tra di loro soltanto un maschietto, l'uscente Michele Bordo. Il parlamentare di Manfredonia è  questo punto certo della sua candidatura, per il meccanismo dell'alternanza, inventato per favorire la presenza femminile, ma che in provincia di Foggia funziona all'incontrario. Se Bordo non dovesse vincere, sarà infatti comunque secondo. Non c’è gara, insomma.
La provincia di Foggia è la più povera di candidati in Puglia e forse in Italia, alla faccia della partecipazione invocata da De Santis: a Bari corrono 16 candidati; a Lecce 12, 8 a Brindisi e a Taranto e perfino la Bat, con 6 candidati, fa meglio della provincia di Foggia, quanto mai allineata e coperta. 

giovedì 27 dicembre 2012

La scomparsa di Franco Perdonò


E’ improvvisamente scomparso all’età di 73 anni il collega Franco Perdonò, decano dei giornalisti dauni. Ho avuto il piacere di collaborare con lui in due redazioni: quella foggiana della Gazzetta del Mezzogiorno, e molti anni dopo in quella del Quotidiano di Foggia. In entrambe le occasioni ho imparato ad apprezzare la sua professionalità. Franco è stato un cronista di razza, in grado di raccontare la realtà ed i suoi avvenimenti con sagacia ma anche con spirito critico.

mercoledì 26 dicembre 2012

Disponibile per il download gratuito l'ebook di don Tonino Intiso "Osare più solidarietà"


Mentre esce il nuovo libro  di don Tonino Intiso, La nostra vita: la Storia di Dio! (domani la recensione su Lettere Meridiane), sono disponibili per il download gratuito, grazie ad una iniziativa dell'Associazione Culturale Il Pensatoio di San Filippo Neri, i materiali ed i documenti integrali che sono al centro del secondo libro del sacerdote foggiano.
La nostra vita: la Storia di Dio non è solo un'autobiografia, ma  il racconto del lungo viaggio che don Tonino Intiso ha compiuto, nel corso delle sue 75 primavere, in seno ed assieme alle sue diverse famiglie: quella originaria, quella del seminario, e via via l'Azione Cattolica, la Caritas, le comunità parrocchiali del SS.Salvatore e di San Filippo Neri, i comitati che hanno scritto pagine memorabili della storia cittadina, come la Giornata Mondiale della Lebbra, il Giubileo del 2000, la gara di solidarietà per dotare della radioterapia gli OO.RR. di Foggia. 
Il libro è corredato da una ricca documentazione che trova il suo completamento ed il suo approfondimento proprio nei materiali dell'e-book pubblicato dal Pensatoio di San Filippo Neri.
Osare più solidarietà - questo il titolo del libro digitale - è un brogliaccio di documenti, appunti, testimonianze, pagine di diario e ritagli di stampa che don Tonino Intiso ha messo insieme in diversi decenni della sua vita. Il "corpus" più consistente della cospicua documentazione riguarda l'attività svolta dal sacerdote foggiano quando era Direttore della Caritas Diocesana e si colloca temporalmente all'inizio degli anni Novanta, quando in città e in provincia esplodevano nuove povertà e nuove emergenze sociali.

lunedì 24 dicembre 2012

Nonostante tutto è Natale / La sfida di don Tonino: "Osare più solidarietà"


Non bisogna essere degli acuti osservatori per rendersi conto che il Natale 2012 è uno dei più critici ed amari che la città di Foggia ha vissuto negli ultimi decenni. L'impietoso spettacolo che la città offre di se stessa - i rifiuti che traboccano dai cassonetti e ormai invadono i marciapiedi, la scarse luminarie, la profluvie di critiche, le male parole e le imprecazioni dei cittadini che inondano il social network - dà la misura di una situazione che neppure i più pessimisti potevano immaginare.
Ragionare sul perché si sia scesi così in basso sarebbe un esercizio di puro autolesionismo, perché le colpe, le responsabilità, stanno dappertutto e sono di tutti: della classe dirigente, che non si è accorta della crisi che incombeva sulla città, e che ha sempre pensato di poter rinviare la soluzione dei problemi, ma anche dei cittadini, dello scarso senso civico,  basti pensare agli episodi di vandalismo che da eccezione sono ormai diventati pratica quotidiana. 
Se i cassonetti strapieni e l'immondizia delle strade chiamano in causa l'inadeguatezza della politica, i muri imbrattati, le panchine divelte dei parchi, l'arredo urbano fatto a pezzi denunciano le responsabilità di quanti neanche meritano il nome di cittadini perché come ricorda l'etimologia della parola, gli abitanti della civis dovrebbero sentire la città come cosa loro, e non contribuire ad abbruttirla.
Però, nonostante tutto è Natale. E il bello del Natale è che Cristo nasce ancora. Come  ogni anno, come ogni giorno, Dio si fa uomo e scende sulla terra per pagare le colpe di noi tutti, immolandosi sulla Croce.

"Noi siamo perfetti": la Foggia sorridente e sorniona di Carlo Della Pace


Un ritmo sostenuto, circa duecento attori; ci sono volute quattro proiezioni, per fare entrare tutti quelli che desideravano assistere alla prima, che si è svolta alla Sala Farina. Sembrerebbero i numeri di Ben Hur, invece sono quelli di "Noi siamo perfetti, e mo' facc' vede Foggia", mediometraggio di Carlo Della Pace.
Per raccontare e mettere in scena i modi di dire foggiani, sfilano sul grande schermo attori professionisti, professionisti che per una volta si cimentano con la recitazione, e tantissimi foggiani che vogliono così testimoniare il loro attaccamento verso le radici e verso il dialetto. Il risultato è sorprendente, grazie all'impegno e all'entusiasmo che hanno profuso Carlo Della Pace e i suoi amici, tra cui va segnalato, Natalino Donatacci, l'instancabile cicerone che fa visitare la città (una Foggia insolita e bella, ripresa piena di luce e con le strade senza traffico) ai diversi foggiani emigrati al Nord, che gli telefonano per porgli la domanda tormentone: "E mo mè fa vedè Fogge?"
Va detto che già nei mesi che hanno preceduto la "prima" alla Sala Farina,  patrocinata dalla Provincia e dal Festival del Cinema Indipendente di Foggia, il film è stato un fenomeno mediatico: le precedenti edizioni sono state pubblicate dall'autore su You Tube, ed hanno totalizzato qualcosa come 55.000 contatti, creando le premesse per quella partecipazione diffusa che fa di "Noi siamo perfetti" un'opera diversa dal convenzionale, indipendente nel senso migliore e più genuino del termine.

mercoledì 19 dicembre 2012

Foggia e i libri. Pochi editori, pochi lettori. Nonostante l'Università


La cultura come rete e come sistema. Ovvero la sola, possibile dimensione che può trasformare la cultura stessa in impresa, in motore dell'economia. Ma, mentre il resto della Puglia galoppa verso questo orizzonte, la Capitanata annaspa.
Se n'era parlato già l'estate scorsa, a proposito del calendario estivo degli eventi pubblicato da Pugliapromozione, e che sostanzialmente fotografava le manifestazioni comprese nel portale Puglia Events
Il problema si è riproposto in occasione del lancio di Discovering Puglia, la bella iniziativa dell'assessorato regionale al Mediterraneo per favorire la destagionalizzazione del turismo. Anche in questo caso, la presenza della Capitanata tra le attività e gli eventi compresi nel "pacchetto" regionale è piuttosto leggera, con alcune clamorose assenze come Vieste, San Marco in Lamis, Lucera e la stessa Foggia.
Ogni volta che si deve rispondere ad un bando o a un avviso pubblico, ogni volta che si tratta di progettare la cultura, e si devono sistematizzare le idee, pianificare gli obiettivi, elaborare programmi di qualità, la nostra terra balbetta.

lunedì 17 dicembre 2012

Discovering Puglia: la Capitanata c'è, ma non quanto avrebbe potuto...


È qualcosa di più di quanto non dica lo stesso nome, Discovering Puglia, il progetto dell'Assessorato Regionale al Mediterraneo, per favorire la destagionalizzazione del turismo. È, forse, la celebrazione definitiva del matrimonio tra turismo e cultura, che si può coniugare al meglio proprio durante la stagione invernale.
La Puglia è attrattiva sempre: sia d'estate, quando ha da offrire ai turismo il sulle e il mare, sia d'inverno quando il bagno non si può fare, ma si possono visitare i tantissimi beni culturali o si può partecipare a tanti eventi. Occorreva però "fare sistema", organizzando anche in questo senso l'offerta turistica e mettendola in rete.
Discovering Puglia pare esservi riuscito al meglio. I numeri sono imponenti ben 620  attività che, a partire dalle prossime festività natalizie, accompagneranno fino a tutto il 2013 i turisti che sceglieranno la Puglia e naturalmente i pugliesi stessi. Ma la provincia di Foggia non è presente come e quanto avrebbe potuto: il problema non è della Regione ma del territorio, che non ha risposto come sarebbe stato il caso.
Ma torniamo al progetto. “L’obiettivo - spiega Silvia Godelli, assessore al Mediterraneo, Sport e Turismo - è valorizzare in modo organico sia gli attrattori pugliesi che la presenza diffusa degli eventi di forte richiamo turistico . Con Discovering, la Puglia è in grado finalmente di mettere in rete un’offerta integrata per i week end e i giorni di festa a partire da dicembre e per tutto il 2013”. 

domenica 16 dicembre 2012

Foggia, città che non sa sperare né sa disperare


Ho letto oggi su Facebook due post intelligenti ed esemplari, che mi piace condividere con gli amici di Lettere Meridiane, in questa domenica in cui Foggia sembra avvitarsi su se stessa e la crisi sembra un vortice senza fine, nonostante barlumi di speranza. È la domenica in cui si dovrebbe stappare lo spumante per i cinquemila visitatori che hanno partecipato alla prima edizione del Sieb, il salone dell'informatica svoltosi al quartiere fieristico, ad iniziativa di una coraggiosa azienda informatica foggiana, la KnowK. Ma è anche la domenica dei licenziamenti all'Amica, della crisi sempre più marcata dell'ex ospedale psichiatrico Don Uva. Una Foggia che guarda al futuro (con il Sieb) ma che resta prigioniere del presente.
Scrive Savino Russo: "Uff, che città depressa e deprimente, indolente e litigiosa, persa dietro i mille "particulari" degli interessi di ceto, di categoria, di gruppo, di famiglia e volontariamente incapace di guardare al bene di tutti. Città vittimista ed autolesionistica, città incapace di darsi speranza. Uff, che brutta domenica."
L'altro post che ha catturato la mia attenzione è di Sandro Simone: non è di oggi, ma di qualche giorno fa, ma ha il pregio di sottolineare - come quello di Savino - un vizio antico dei foggiani, così antico che temo faccia parte del nostra dna. "Certi giorni - scrive Sandro - penso che a Foggia c'è gente che si mette al pc e dice: "mo, fammi trovare qualcuno che ha cercato di fare qualcosa di buono e che posso criticare". Boh, contenti voi."

Disponibile per il download gratuito il libro "a quattro mani" con Jimenez Deredia


L'installazione e l'inaugurazione della Genesi - la stupenda statua che adorna la nuova sede della Provincia - furono precedute dalla pubblicazione di un catalogo e dalla proiezione di un documentario nel quale intervistavo il grande scultore costaricano che ne è l'autore, George Jimenez Deredia.
Il libro e il film furono una idea dell'allora presidente della Provincia, Antonio Pellegrino, che letteralmente mi spedì a Mollicciara, un piccolo paese ligure a confine con la Toscana, dove vive l'artista, quando non è impegnato a viaggiare per il mondo a seguire uno dei tanti progetti che lo vedono impegnate: le sue opere sono praticamente esposte in tutto il globo e il suo ultimo progetto, La Ruta de La Paz, che lo vede collaborare con l'Università di Pisa, prevede la realizzazione di nove spazi in altrettanti Paesi americani, dal Canada, passando per Stati Uniti, Messico, Yucatán, Costa Rica, Colombia, Perù, Cile, fino all'Argentina. 
Quella intervista rappresentò l'inizio di una amicizia che ci portò a incontrarci diverse altre volte. Rimasi profondamente colpito dal carattere metafisico e filosofico dell'opera di Deredia: scolpire le pietra è il suo modo di esprimere il suo pensiero. Nella home page del suo sito si legge un aforisma particolarmente significativo: “Per essere un vero scultore - dice l'artista - bisogna pensare come un filosofo, progettare come un architetto e lavorare come un muratore.”

mercoledì 12 dicembre 2012

L'autore della Genesi, Deredia, reinterpreta le Stele Daunie


Ha fatto molto discutere ed ha appassionato l'opinione pubblica cittadina lo scempio, per fortuna risanato a tempo di record, della Genesi di Jorge Jimenez Deredia, la stupenda statua con cui la Provincia ha voluto adornare l'ingresso della sua nuova sede, in via Telesforo.
Fu l'allora presidente della Provincia, Antonio Pellegrino, a motivare le ragioni che l'avevano spinto ad acquistare l'opera, sottolineandone il particolare valore simbolico: "Voglio augurarmi che quest'opera abbia per Foggia e per la sua provincia il significato di un nuovo rinascimento. Voler rinascere come città, voler rinascere come provincia, come istituzione voler augurare un progresso alla nostra terra. Questa statua racchiude in sé tutti questi significati: gli occhi socchiusi della donna sono occhi che vedono lontano e la dicono tutta sul profondo significato da dare alla nostra terra, ai nostri sogni, alle nostre speranze."
Pellegrino pronunciò queste parole al termine del suo doppio mandato presidenziale, che lo avevano visto al timone di Palazzo Dogana: nove anni, dal 1994 al 2005, che avevano visto la Provincia particolarmente impegnata sul versante della cultura e dell'arte, per cui l'ottimismo manifestato dal compianto chirurgo prestato alla politica sembrava più che fondato.

martedì 11 dicembre 2012

Foggianità e foggianesimo, il Taccuino di De Seneen, le provocazioni di Savino Russo


Non mi era mai successo che un libro m'intrigasse così tanto, ancora prima della sua presentazione. È riuscito nell'impresa Savino Russo, mandandomi le bozze della sua prefazione al Taccuino della Memoria di Raffaele De Seneen. 
L'autore affida al racconto, più che alla saggistica, la narrazione dell'identità più profonda della sua/nostra città. Per Borges, la letteratura è la sola forma possibile di verità (di racconto della verità) perché consente di vedere "oltre" le cose. Raffaele coglie felicemente questo aspetto  della letteratura.
La malinconia - scrive Savino Russo - non cede mai il passo alla nostalgia e il “come eravamo” diventa così implicita (ma neanche tanto) riflessione sul “come siamo” e anche sul “come saremo”.
Ci sono quindi tutti gli ingredienti per una riflessione seria sull'identità della città. La prefazione di Savino Russo e i racconti di Raffaele De Seneen smitizzano alcuni abusati stereotipi sui quali varrebbe la pena di riflettere, perché troppo spesso la questione identitaria del capoluogo dauno è stata ridotta a puro folclore. 
Russo si concede alcune divertite riflessioni sulla foggianità: Premesso che lo “specifico” della nostra gente non può in nessuna maniera essere accostato alla napoletanità, alla milanesità, alla stessa sciasciana sicilitudine, se un aspetto distintivo, caratterizzante e sicuramente storico risulta naturale mettere in luce della nostra città, è quello di essere stata per secoli e fino ad oggi una città senza mura e dunque una città aperta: aperta ai traffici (la città dei mercanti!) e ai forestieri, disposta e disponibile alle “mescolanze”.

domenica 9 dicembre 2012

Biccari e Orsara scommettono sulla cultura popolare


La provincia di Foggia c'è anche quest'anno, nella Giornata  Nazionale della Rete Italiana di Cultura Popolare, con una new entry che testimonia lo sforzo che questa comunità sta facendo nella direzione del rilancio e della valorizzazione della ricchissima cultura popolare. Stiamo parlando di Biccari, che assieme a Orsara, è una delle due location che ospiterà quest'anno gli eventi della giornata, in programma per il 13 dicembre prossimo.
Le iniziative saranno tre. Tutte ospitate nei Monti Dauni, e non è per niente un caso che a manifestare la maggiore sensibilità verso la Rete Italiana della Cultura Popolare siano i comuni dell'Appennino Dauno, dove più profonde sono le radici ed il senso identitario.
Particolarmente significativo è il caso di Biccari, la cui amministrazione comunale, pur avendo aderito da poco alla Rete, è riuscita a farsi certificare una delle più antiche tradizioni della cultura popolare locale, gli 'nzammarùchele, i canti sull'altalena che da tempo immemorabile vengono eseguiti in occasione del Carnevale. 

Ecco i patrimoni pugliesi della cultura popolare


Non sono moltissimi, i patrimoni culturali pugliesi compresi nella Rete Italiana della Cultura Popolare, e sicuramente occorrerebbe una maggiore sensibilizzazione affinché anche altre tradizioni vengano inseriti nella mappa. Vediamo comunque in queste schede, estratte dal sito della Rete Italiana della Cultura Popolare, quali sono i patrimoni  della cultura popolare pugliese che hanno ottenuto la certificazione. Cinque in tutto, tre in provincia di Foggia, due in provincia di Lecce. Eccoli.
Biccari - Provincia di Foggia
Gli 'nzammarùchele 
Periodo di svolgimento: Carnevale
"I canti sull'altalena di Biccari, detti 'nzammaruchele,sono canti di corteggiamento eseguiti durante il carnevale.
L'altalena era formata da un pezzo di legno (à léun) che fungeva da sedile, collocato su una corda spessa (zoca) che veniva legata all'interno della casa, ad uno degli anelli presenti sul soffitto, o all'architrave sull'uscio della porta d'ingresso. In quest'ultimo caso l'altalena nel dondolare fuoriusciva e rientrava dall'abitazione.

sabato 8 dicembre 2012

L'exploit dei Monti Dauni al Festival del Cinema Indipendente di Foggia


Se i Monti Dauni hanno sbancato al XII Festival del Cinema Indipendente di Foggia, praticamente monopolizzando la sezione riservata al Cinema di Capitanata, una ragione c'è, e non ci vuole la zingara per indovinarla. I piccoli paesi dell'Appennino Dauno, con le loro bandiere arancioni ed i loro borghi più belli d'Italia, offrono location ideale per raccontare storie. Tanto più quando si tratta di storie sospese tra il surreale (La stagione dell'amore di Antonio Silvestre) e la favola (È nato scemo di Guido De Paolo) come quelle che abbiamo visto al Festival. O quando si tratta di evocare la memoria come ne L'ultima fermata di Giambattista Assanti, le cui riprese sono in corso tra Rocchetta Sant'Antonio, l'Irpinia e Foggia, ed il cui progetto è stato presentato nella Sala Farina dall'autore e dal produttore, Tonino Zangardi.
Nel cinema, la individuazione di una location non è casuale, ma il frutto di scelte ponderate: la qualità del paesaggio, la coerenza dell'ambientazione con la storia che si intende rappresentare, l'esistenza di facilitazioni, che possono andare dal contributo finanziario delle istituzioni locali, all'ospitalità, all'assistenza delle riprese.

venerdì 7 dicembre 2012

Il cinema che fa riflettere dei ragazzi dell'istituto Einaudi


Temi forti nella sezione Cinema di Capitanata del XII Festival del Cinema Indipendente di Foggia. È stata un po' la costante che ha accompagnato gli spettatori che hanno seguito nei diversi pomeriggi del Festival le opere realizzate dagli autori locali. Il tema più arduo di tutti è stato tuttavia quello affrontato dalla IV B dell'istituto professionale Einaudi di Foggia, che studia cinema nell'ambito dell'indirizzo Promozione Commerciale e Pubblicitaria, coordinati e diretti da una vecchia conoscenza del mondo cinematografico foggiano, Tonino Zanni, presidente dell'associazione Cinemazione.
I ragazzi dell'Einaudi hanno voluto affrontare il problema dell'aborto, dal punto di vista della donna, raccontando la solitudine che questa deve spesso sopportare, prima di prendere la decisione.
Come ha chiarito Zanni presentando il lavoro, di cui ha curato anche la regia, sono stati proprio gli studenti a scegliere, in totale autonomia, di trattare un tema così impegnativo per non dire spigoloso. Il pregio maggiore del loro cortometraggio, che si intitola non a caso La scelta (2012, durata 13' 20''), sta proprio nella spontaneità con cui la questione viene affrontata. Interessante anche la scelta di non inserire dialoghi: si tratta di un film a suo modo muto, in cui il commento è affidato alla suggestiva canzone di Fabio Stango.

La Genesi di Deredia torna (quasi) al suo antico splendore


La Genesi di Jorge Jimenez Deredia, voluta ed acquistata dalla Provincia guidata da Antonio Pellegrino per adornare la nuova sede dell'amministrazione è tornata a tutto (o quasi) il suo splendore originario.
La Provincia ha infatti provveduto alla pulizia della vernice rossa con cui l'ignota mano di un ragazzo, Andrè; aveva imbrattato la preziosa statua, per dichiarare il suo amore per Giusy. All'Amministrazione va dato atto di avere tempestivamente affrontato il problema, ripulendo il gruppo bronzeo che raffigura la nascita attraverso la simbologia della sfera e della Grande Madre. Pellegrino l'aveva additata come simbolo di un possibile nuovo Rinascimento per il capoluogo dauno, ed anche per questo valore simbolico, il gesto di teppismo ha provocato proteste e disagio nella opinione pubblica.
Come documentano le foto, l'opera di bonifica è stata approfondita e quasi del tutto efficace. La vernice è stata completamente rimossa dal basamento di marmo, mentre resta qualche traccia nella parte di dietro delle statua, dove l'autore dello scempio aveva sprizzato la vernice spray proprio sul bronzo.
Visti i tempi biblici dell'intervento pubblico, la rapidità con cui ha agito l'ente adesso guidato da Antonio Pepe è encomiabile, e lancia un messaggio civile e culturale forte: Non si può lasciare il bene pubblico nelle mani di chi lo devasta. 

Il cartello di un buontempone: l'ironia contro lo scempio della Genesi di Deredia


Non si può certamente dire che manchi l’ironia, ai foggiani. Ed è l’ironia l’antidoto, l’estrema ratio, la ciambella di salvataggio alla quale ricorrere in questa città che annaspa, che s’abbrutisce. Deve averla pensata così, l’ignoto cittadino che ha reagito con significativa ironia, allo scempio compiuto ai danni de La Genesi di Jorge Jimenez Deredia, la statua posta davanti alla nuova sede della Provincia, in via Telesforo, che simboleggiava per espresso volere dell’ex presidente della Provincia Antonio Pellegrino l’idea e la speranza di un rinascimento per il capoluogo dauno.
Stamattina, davanti alla statua, orrendamente verniciata in rosso da Andrè, più ignorante che vandalo, per dichiarare il suo amore a Giusy, è comparso un cartello vergato da una mano anonima, il cui autore si rivolge direttamente alla ragazza di André: “Giusy ripensaci… una vita intera con questo imbecille.”
Chissà se Giusy ci ripenserà: ma nella speranza che il suo livello culturale sia un po’ più elevato di quello del suo amico, sarebbe il caso che se non altro infliggesse una sonora lavata di capo ad Andé e lo iscrivesse ad un corso obbligatorio di storia dell’arte.

Giovani autori crescono: l'exploit di Guido Di Paolo


Fabrizio Enrico (Antonio)
Un film bello, pieno d'incanto e di speranza, da salutare come un evento per il cinema foggiano, È nato scemo di Guido Di Paolo. Intenso, nonostante duri soltanto 15 minuti, e del resto la riuscita di un cortometraggio dipende proprio dalla capacità dell'autore di concentrare la narrazione di una storia di spessore in poco tempo.
La storia di È nato scemo è così ricca e suggestiva, che avrebbe potuto sostenere un lungometraggio: Antonio (Fabrizio Enrico) è un ragazzo diversamente abile (mai appellativo sembra tanto azzeccato…) che nella sua vita ha una sola, grande passione, la poesia. Vive assieme alla sorella (una splendida e sempre più brava Maddalena Zoppoli) e a due fratelli in un piccolo paese dell'Appennino Meridionale. Il padre ha abbandonato la sua famiglia, lasciandole in eredità solo una montagna di debiti. Gli usurai minacciano di passare alle vie di fatto se i soldi non verranno restituiti: il fratello maggiore (Stefano Tornese) vorrebbe darsi al crimine, ma non ne è capace. Non si può essere rapinatori, quando si vive in un paese così piccolo e bello (Volturino, provincia di Foggia).  L'altro fratello (Armando Granato) è alle prese con i problemi di cuore tipici della sua età; la sorella tira avanti la famigliola, senza mai perdere il sorriso e la speranza. Alla fine, saranno proprio la saggezza e la vena poetica di Antonio, “nato scemo”, a sistemare le cose per il meglio.

giovedì 6 dicembre 2012

Nino Diliddo, una vita per la terra nel racconto di Maria Grazia D'Andrea


Una vita trascorsa tutta nei campi, quella di Nino Diliddo, da Cerignola. Da quando, all’età di 14 anni, a causa di necessità di famiglia venne chiamato a condurre il fondo agricolo di suo padre, lasciando l’attività di commerciante di scarpe, non c’è stato giorno che non si sia recato in campagna per seguire la crescita delle coltivazioni.
Sulla vita di Diliddo è incentrato il documentario Una vita per la terra di Maria Grazia D’Andrea presentato fuori concorso al XII Festival del Cinema di Foggia, nella sezione riservata al Cinema di Capitanata. Il cortometraggio è una intervista a Nino ed a suoi figli, realizzata nei loro campi, nell’agro di Cerignola. Il taglio asciutto dato dalla D’Andrea al suo lavoro e l’efficacia con cui il protagonista spiega gli odierni problemi dell’agricoltura danno al film un particolare valore documentario. Apprendiamo dalla visione quanto sia precaria l’attività di un contadino, e come basti una gelata o viceversa una giornata di calore eccessivo a mandare in malora un campo di carciofi o di cime di rape. 

Quello che verrà: storie di quotidiana disperazione in una Foggia desolata


Giuseppe ha voglia di dire, Giuseppe ha urgenza di dire. E così, il XII Festival del Cinema Indipendente ospita quello che è forse il primo istant movie della sua storia: Quello che verrà di Giuseppe Guiduccio. alla sua opera prima, anzi primissima, come ha candidamente ammesso alla proiezione, ospitata nella sezione Cinema di Capitanata del festival: "Ho letto il bando e ho deciso di partecipare, girando il mio primo mediometraggio in quattro giorni. "
I mezzi tecnici sono quanto di più rudimentale si possa supporre (un cellulare), ma il risultato è intrigante, perché proprio nella povertà dei mezzi e nella necessità di doverli aggirare sta l'efficacia dell'esperimento condotto dall'autore. Interessanti il frequente ricorso a primi e primissimi piani, e l'alternanza tra sfocature e messe a fuoco che sembra sottolineare il precario rapporto tra il dramma umano dei personaggi e l'ambiente che li circonda.
Guiduccio mette sullo schermo una Foggia desolata e desolante, teatro perfetto delle tre storie di disperazione raccontate nel film e che sono quelle di Anna, una giovane donna affetta da cancro,  costretta ad affrontare il dramma della terapia, di Iris, condannata alla disabilità da un incidente automobilistico e di Antonio e Maria, una coppia di nuovi poveri che non riescono ad adattarsi alla loro situazione di miseria. Tre calvari che si intrecciano e si rincorrono in una spirale che conduce tutti i protagonisti a toccare il fondo della loro esistenza.

mercoledì 5 dicembre 2012

Risorgono i cortometraggi: La stagione dell'amore, caso esemplare


In un momento di crisi acutissima del cinema italiano, risorgono i cortometraggi, mai come adesso fucina di talenti e laboratorio di idee. Produrre film canonici in piena crisi economica generale è diventato proibitivo, ecco allora aprirsi strade nuove a piccoli film, ma con tante idee e sceneggiature di prim'ordine come accade ne La stagione dell'amore di Antonio Silvestre, fuori concorso nella sezione Cinema di Capitanata al XII Festival del Cinema Indipendente, dopo essere stato visto ed apprezzato al Festival del Cinema di Roma e ad Asti.
Il film rappresenta un caso esemplare di quel che potrebbe essere una strada possibile per il cinema italiano: basso budget, ma senza rinunciare alla qualità, consapevole supporto - logistico e finanziario - dal territorio, che ne viene ripagato in termini di ricaduta d'immagine e di crescita dell'attrattività.

I 75 anni di don Tonino Intiso


Compie oggi 75 anni don Tonino Intiso. Centoquarantuno lustri tutti spesi dalla parte dei più deboli, degli ultimi. Conoscendolo da ormai quarant'anni e passa, ho sempre sospettato che la Provvidenza abbia abbondantemente aleggiato su questa vita piena di luce, che don Tonino ha impiegato nel tenace tentativo di illuminare le tenebre.
Quando eravamo molto più giovani, lui era assistente diocesano della Gioventù di Azione Cattolica - fu uno dei suoi primi incarichi pastorali - ed io responsabile di quel gruppo che cercava di dare senso e concretezza allo spirito del  concilio Vaticano II… Mi successero nel ruolo Savino Russo e Lorenzo Valecce. Siamo rimasti amici l'uno all'altro e con tanti altri compagni di strada.
Da parte mia cercavo di coniugare la fede cristiana con il mio credo politico, comunista. Tanta per darvi una idea dei tempi, la "duplice veste" non mandava in visibilio il vescovo dell'epoca, l'indimenticabile mons. Giuseppe Lenotti, ma veniva tollerata. Solo molti anni dopo avrei imparato che basta il Vangelo, la radicale scelta di campo di Gesù Cristo a guidare un impegno politico, e che i libretti rossi appartengono all'effimero della storia; pagine che si cancellano, così come sono crollati i muri più resistenti.

martedì 4 dicembre 2012

Scivoli per la mente per esorcizzare lo stigma


Cinema che serve a documentare, ma anche a riflettere e a confrontarsi quello che si è visto alla Sala Farina, nell’apertura della sezione del Festival del Cinema Indipendente di Foggia, Cinema di Capitanata, riservata agli autori locali. E’ stato proiettato il documentario Scivoli per la mente (2011, 60’, Produzione Stigmamente Arte Media e Psichiatria) di Luigi Starace, vecchia conoscenza del festival di Foggia per essere stato per alcuni l’animatore de La mente al cinema, che raccoglieva e presentava al pubblico opere anche di fiction sul tema del disagio mentale e dello stigma.
Scivoli della mente racconta – senza mai appiattirsi sull’aspetto puramente cronachistico e con l’apporto di numerose testimonianze di studenti, docenti e psicologi – la positiva esperienza maturata nell’ambito della sanità pugliese con il progetto Stigma Mente, che vedeva lo stesso Starace tra i promotori, assieme al prof. Antonello Bellomo, docente di psichiatria all’università di Foggia. Finanziata dall’Ares Puglia, l’iniziativa proponeva discussioni ed approfondimenti sul tema dello stigma, ovvero il pregiudizio nei confronti dei disagiati psichici e più in generale dei diversi, in 70 scuole pugliesi distribuite su trenta comuni, a partire dalla visione di alcuni film e dalla lettura di alcuni testi sul tema del disagio.

Imbrattata la Genesi di Deredia, simbolo del Rinascimento foggiano



"Voglio augurarmi che quest'opera abbia per Foggia e per la sua provincia il significato di un nuovo rinascimento. Voler rinascere come città, voler rinascere come provincia, come istituzione voler augurare un progresso alla nostra terra. Questa statua racchiude in sé tutti questi significati: gli occhi socchiusi della donna sono occhi che vedono lontano e la dicono tutta sul profondo significato da dare alla nostra terra, ai nostri sogni, alle nostre speranze."
Così Antonio Pellegrino, a conclusione del suo doppio mandato alla guida della Provincia raccontava le ragioni che lo spinsero ad acquistare la Genesi, la splendida opera di Jorge Jemenez Deredia, per adornare l'ingresso della nuova sede della Provincia, in via Telesforo, nel documentario Genesi ponte di Luce, che ho avuto il piacere di curare per l'occasione (disponibile nel sito dell'artista). 
Fu un'operazione culturale di grandissimo significato: per il valore dell'autore (è il solo scultore non europeo una cui opera sia esposta a Piazza San Pietro), per il valore intrinseco ed il significato culturale dell'opera. La città tornava in qualche modo al "bello", all'arte.
Per espresso volere del presidente Pellegrino  e dello scultore si convenne che l'opera dovesse essere installata all'esterno del Palazzo in modo da esaltarne il suo valore pubblico: il bello dev'essere condiviso per diventare una comune risorsa di sviluppo, in questo territorio che di bellezza ne possiede tanta.

lunedì 3 dicembre 2012

Bersani stravince. Ma Renzi c'è, anche in Capitanata.


Che dovesse essere Bersani il vincitore del ballottaggio sembrava abbastanza scontato, soprattutto dopo l’accordo concluso tra il segretario del Pd e Nichi Vendola. Il risultato della chiamata alle urne del popola del centrosinistra in provincia di Foggia è in questo senso del tutto coerente con la griglia di partenza, anche se per soppesare al meglio un voto di ballottaggio è necessario guardare non soltanto alla percentuali, ma anche alle cifre assolute.
Ciò premesso, il successo di Bersani in provincia di Foggia è ampio, ed incontestabile (qui i risultati, comune per comune). Il segretario chiude al 74,7%, con 19.079 voti; lo sfidante, Matteo Renzi al 25,3%, con 6.476. Domenica scorsa i voti erano stati 16.362 per Bersani (53,1%) e 6.036 per Renzi (19,6%). Il calo dei votanti è stato parecchio significativo: al primo turno a recarsi ai seggi erano stati in 31.005, domenica scorsa 25.692. In soldoni, vuol dire che la maggior parte di quanti hanno sostenuto Vendola (che aveva conquistato 7.746 voti, pari al 25,1%) ha preferito non andare a votare, il resto ha sostenuto in larghissima prevalenza Bersani. Va detto che la candidatura del segretario del Pd era appoggiata anche dai socialisti, che soprattutto a Foggia si sono massicciamente impegnati.

domenica 2 dicembre 2012

Il ballottaggio monco, le regole miopi, gli autogol del centrosinistra


Comunque vadano le cose al ballottaggio, avrà molto da rimpiangere e su cui riflettere, il centrosinistra in Italia e in Capitanata. Non mi interessa se la decisione assunta dal comitato provinciale per le primarie sia conforme o meno alle regole. Non mi interessa nemmeno sapere a quale dei due contendenti sarebbero finiti i voti. Il punto su cui rammaricarsi e riflettere è uno ed uno solo: è stato impedito di partecipare al ballottaggio a 793 elettori di centrosinistra (tanti dovrebbero esserne, visto che solo 9 delle 802 istanze ricevute sono state approvate dal comitato dei garanti), che avevano sottoscritto l'appello di Italia Bene Comune e che in qualche modo avevano espresso la loro volontà di prender parte alla nuova stagione della politica che nelle intenzioni dei promotori le primarie dovrebbero aprire (speriamolo ma viste le premesse...).

Che emozione, la nuova versione di C'era una volta in America


È stata una serata  inaugurale di altissimo spessore, quella che ci ha regalato il XII Festival del Cinema Indipendente di Foggia, con la proiezione della versione integrale e restaurata di C'era una volta in America, e la risposta del pubblico foggiano è stata positiva: l'indimenticabile sorriso in macchina di Robert De Niro che chiude il film, è stata salutata da un caloroso applauso.
Ritenevo il capolavoro di Sergio Leone un film bellissimo, inimitabile, struggente già da prima che vedessi la versione director's cut voluta dai figli. Adesso che l'ho vista, il film mi piace ancora di più, ed è un vero peccato che sia stato necessario aspettare per tanto tempo. 
Si è detto sempre che C'era una volta in America è un film sul tempo: ma il tempo ha giocato un brutto scherzo al film, rovinando la pellicola utilizzata per le nuove sequenze inserite nella versione integrale . Se si fosse aspettato ancora un po', sarebbe stato impossibile il restauro, effettuato su positivi miracolosamente ritrovati.
Avrebbe dovuto pensarci lo Stato, e prima, come si fa con i monumenti nazionali. La versione definitiva regala 24 minuti in più che Sergio Leone era stato costretto a tagliare per non appesantire troppo la versione originale, che durava già 3 ore e 40'.  

sabato 1 dicembre 2012

Com'è nato e perché è nato il Festival del Cinema Indipendente di Foggia


Luciano Emmer, primo presidente di Giuria
Dodici anni, forse qualcuno in più (diremo poi meglio di questa incertezza anagrafica). Abbastanza, o troppo pochi, per raccontare gli albori del Festival del Cinema Indipendente di Foggia, come si trattasse di un pezzo della storia culturale della Capitanata? 
Come sempre, la risposta dipende dai punti di vista. Dodici anni sono decisamente pochi, se si considera che per radicarsi un festival di cinema ha bisogno di decenni. Ma sono verosimilmente sufficienti, se si tien conto della fisiologica caducità delle manifestazioni culturali in questo lembo di Puglia, e non solo: nonostante oggi inauguri la sua dodicesima edizione, il Festival è tra le più longeve manifestazioni del genere, in una Puglia in cui i festival del cinema nascono e muoiono come falene.
E poi le storie servono a consolidare identità, a custodire la memoria del passato, ancorché prossimo. E raccontiamola dunque la storia degli albori del Festival del cinema di Foggia. A partire dall'incertezza anagrafica di cui si diceva prima.
Dodici anni, dunque o tredici, o addirittura quattordici? A ricordarmi che il festival ha avuto un numero zero (me n'ero dimenticato, ma anche la memoria di un fondatore certe volte può vacillare) è stato uno dei meravigliosi volontari che hanno deciso di condividere con noi l'avventura. 
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