giovedì 28 febbraio 2013

Lauriola: "Ha vinto la società civile"


Michele Lauriola è un acutissimo osservatore della realtà locale: un ingegnere che sta cercando di implementare strategie di rete in grado di dare senso spessore e futuro ad un nuovo modello di sviluppo per la Capitanata. È promotore di ProCapitanata, una piattaforma vede che potrebbe diventare assai di più di una piazza virtuale per sostenere lo sviluppo del territorio. Potrebbe infatti essere il primo passo verso una accordo di rete che metta assieme istituzioni, organizzazioni, società civile.
Nella nostra corrispondenza su facebook, mi ha inviato un’approfondita riflessione sul risultato elettorale e sulle prospettive che esso schiude, alla luce del successo incontrato anche a Foggia dal Movimento 5 Stelle, che mi piace condividere con i lettori di Lettere Meridiane. Nell’analisi di Michele è centrale (e tutta la condividere) la riflessione sulle potenzialità, fino ad oggi mortificate, della società civile e dell’opinione pubblica in Capitanata. Ecco cosa mi ha scritto l’ing. Lauriola.
* * *
Geppe, in Capitanata non è cambiata la geografia politica. È cambiata la società civile. Ha dimostrato, per la prima volta, che votare è un diritto e non un’opportunità. La geografia politica fa difficoltà a cambiare perché' in Capitanata non cambia la classe dirigente, politica ed imprenditoriale. Questi continuano a mantenere salda la egemonia e l'egocentrismo all'interno dei partiti, delle organizzazioni professionali e della finanza. Per contro la società civile mentre ha avuto il coraggio di cambiare il modo di votare non ha ancora avuto il coraggio o la possibilità di proporsi. 
È emblematico che il M5S in Capitanata non ha un rappresentante di lista. Eppure sono molti che sul social network parlano e hanno stimolato la gente a votare M5S. La Capitanata, allora Geppe, deve ancora pendere dalla vecchia classe dirigente politica e imprenditoriale e sperare che i grillini in Parlamento si ricordino anche dei territori della Capitanata. Questi, però, hanno un'altra funzione: controllare che questa vecchia classe politica possa cambiare. Un vecchio proverbio dice: chi nasce tondo è molto difficile che diventi quadrato. Allora non resta che una possibilità: proseguire un percorso per rinnovare la classe dirigente politica e imprenditoriale con una classe dirigente con idee innovative per "fare" politica credibile, giusta e solidale e sviluppo ed economia sostenibile per eliminare il degrado e per fare emergere il "bello". 
Questa è la proposta, che ho postato a Giuliano Volpe e Buccarella. Ho trovato il loro assenso ed io stesso mi metto a disposizione. Ci aspettano importanti appuntamenti elettorali, quali le regionali e le comunali, mentre per lo sviluppo e l'economia è già possibile operare in modo concreto. La rete è lo strumento efficace per determinare il cambiamento. Lo strumento è  già operativo si tratta di renderlo efficace: www.procapitanata.it e Pro Capitanata come profilo facebook, twitter ed altri. Geppe, a te il grande impegno per segnare il passo di questo cambiamento che dovrebbe vedere in prima fila i giovani dei territori della Capitanata, che sono tanti e tutti di ottime capacità per evitare che le loro intelligenze siano a supporto di altri territori, come quelli del Nord e dell'Europa che pensano che il Sud  sia il carrozzone dell'Italia.

Perché la sconfitta. Il centrosinistra riflette

Quel che non t'aspetti è questa rinnovata voglia di politica che sembra affiorare dalle macerie della vecchia politica, questo desiderio di discussione e di confronto. Mai i post di Lettere Meridiane erano stati così partecipati. Inutile rimarcare che l'insuccesso del centrosinistra e l'exploit di Beppe Grillo mettono prima di tutto il Pd di fronte al bivio tra un "vecchio" superato soltanto a parole ed un "nuovo" ancora tutto di là da venire.

E gli amici e i lettori riflettono, discutono.
Sul tema della rottamazione e del nuovo che ho sollevato nei post precedenti, interviene ancora Giovanni Dello Iacovo: “Anche io penso che esista un problema di egemonia degli "ex". Ho provato a dirlo qui (Dello Iacovo si riferisce ad un post pubblicato sul suo bel blog in cui con molta intelligenza riflette su tema della contrapposizione irriducibile tra società civile e apparato che a suo giudizio a prodotto la sconfitta elettorale del Pd).
“Ma la strada della rottamazione – aggiunge -  scavalca il tema dell'elaborazione di un progetto Paese che, invece, era avvertito dagli italiani più largamente con l'Ulivo del 1996. Osservo che questa attitudine "visionaria" matura laddove c'è cultura politica (teoria e prassi assieme).”
Girolamo Arciuolo, attentissimo lettore di Lettera Meridiane, condivide la tesi di Dello Iacovo e a sua volta posta un articolato commento, nel quale affronta la questione del successo del Movimento 5 Stelle da un punto di vista diverso e stimolante. E se da parte degli elettori di centrosinistra che hanno votato per Grillo non si sia trattato soltanto di un voto di protesta, ma anche dell’adesione ad un programma, ritenuto evidentemente più interessante di quello proposto dai loro partiti? Ecco quanto scrive Arciuolo.
Ho parlato con alcuni elettori di Grillo. Sicuramente c'è la protesta, ma molti si sono presi la briga di leggere il programma e si sentono rappresentati dai temi proposti sia per la riforma del sistema politico che per alcune istanze economico-sociali. 
Il voto al PD o a SEL è sicuramente di appartenenza/rappresentanza, ma ho provato a fare una rapida verifica: nessuna delle persone che ha votato Italia Bene Comune ha compreso quali siano i termini essenziali della proposta politico-programmatica. Io stesso ho votato la coalizione di centrosinistra per appartenenza, per infliggere una sconfitta definitiva a Berlusconi e al berlusconismo e in quanto mi fa paura la deriva populista pur presente nel Movimento 5 stelle. 
Pongo a questo punto alcune domande semplici: sulle politiche agricole quali risposte fornisce la coalizione? si è per il superamento della "impresa familiare"? si intende affrontare il tema della microframmentazione della proprietà? con quali strumenti? si intendono favorire processi di aggregazione significativa dell'Impresa agricola, con quali strumenti? si intendono realizzare grandi opere per favorire l'agricoltura ad esempio della capitanata; la provincia di Foggia ha poca acqua ma il Molise ne ha tanta, si intende andare avanti con il delirio del regionalismo che divide l'Italia e rende impossibile la pianificazione di politiche di livello adeguante ai mercati globali? quanti sono gli elettori appartenenti al mondo agricolo pugliese che conoscono le proposte del centrosinistra su questi temi? quale il meccanismo di appartenenza/rappresentanza su questi temi?
Lo stesso discorso può essere fatto per il tema del settore industriale. Quanti sono gli elettori informati che hanno capito che si punta al lardo di Colonnata o al turismo, alla produzione di minigonne molto belle e quanti invece pensano che si punta all'industria vera? in quali settori tecnologici strategici? con quali capitali? con quale tipo di coinvolgimento della ricerca? 
Io ho invece la sensazione che sia stato clonato all'infinito il modello D'Alema e tutti stiamo li a discutere di schemi e di tattiche: la questione a cui tutti sono impegnati nel bar Sport della politica attualmente è: è stata sbagliata l'alleanza con Sel? andava fatta quella con monti o viceversa? 
Oggi si tratta con Grillo anzi non col Pdl; nessuno vede gli elettori ma solo gli eletti. Nessuno vede i temi economici dello sviluppo e della crisi ma si vede solo la politica che si osserva al suo interno.
Ma chi non frequenta il bar sport della politica ha bisogno di altre risposte. Avverte la crisi perché teme di essere licenziata, si chiede se deve licenziare o se deve proprio chiudere, si chiede se deve partire e andare all'estero ….

Rottamare per rigenerare il centrosinistra


Intelligente come sempre, Giovanni Dello Iacovo mi "becca" a proposito del titolo (volutamente provocatorio) del post Rottamare, senza se e senza ma, e scrive: "Stavolta, caro Geppe, condivido tutto (tranne il titolo spicciativo). Penso, però, che senza l'eco delle tv e l'ammiccamento dell'establishment, al 25% MV5S non ci arrivava."
Condivido anche io: Grillo ha goduto di un effetto mediatico "di ritorno" proprio in quanto ha rinunciato alla ribalta televisiva per così dire ufficiale, e poi si  è giovato dell'effetto tam tam veicolato dalla rete, dalle chiacchiere nei bar.
È proprio su a questo aspetto che interviene, con una lucida ed articolata riflessione, Ninì Russo, uno che la politica la bazzica da sempre: "Il nuovo non viaggia solo su reti telematiche, per essere valido deve incarnarsi in testimonianze visibili, in presenze territorialmente radicate. Nell'epoca della crisi delle ideologie, con il tramonto dell'associazionismo operaio, e delle reti di solidarietà, si è tentati di sotto dimensionare l'importanza delle comunità nella loro capacità di fondare una rete di relazione forte e, attorno a questa, vivificare e dare spessore all'universo della vita quotidiana.

mercoledì 27 febbraio 2013

Rottamare. Senza se e senza ma.


È stato soltanto un voto di protesta, quello di domenica scorsa, o al contrario si è trattato di una svolta epocale? Non è la prima volta che nella storia politica dell’Italia repubblicana partiti relativamente nuovi conquistano valanghe di voti, catturando l’insoddisfazione popolare. Era già successo nelle elezioni per l’Assemblea Costituente con l’Uomo Qualunque di Giannini, e nel 1994 con Forza Italia e con la Lega. Nel primo caso, il movimento è durato poco più dello spazio del mattino, nel secondo si è trattato di un fenomeno tutt’altro che passeggero.
Ma lo tsunami provocato dal Movimento 5 Stelle va oltre questi precedenti: l'impressione è che , questa volta, non si sia trattato di un voto di protesta e basta. Il successo di Beppe Grillo non ha decretato soltanto la fine della vecchia politica, ma di un intero sistema, della forma partito così come siamo stati abituati a concepirla. 
Il voto di domenica scorsa è stato un voto quanto mai di opinione, corroborato, in questo, dal sistema elettorale che non prevedendo il voto di preferenza attenua il legame tra i candidati e l’elettorato. Non a caso il Movimento 5 Stelle ha stravinto anche in provincia di Foggia, dove la lista non presentava alcun candidato locale.

Sconvolta la geografia politica della Capitanata: non ci sono più maggioranze


Il sorprendente risultato elettorale di lunedì scorso apre per la politica foggiana e pugliese prospettive imponderabili. Un dato è certo: il quadro politico classico è saltato. Non ci sono più poli che si contrappongono l’uno all’altro, non ci sono più partiti in grado di svolgere la funzione di ago della bilancia, in un modo o nell’altro bisognerà fare i conti con il Movimento 5 Stelle. Tutto questo induce un’ulteriore conseguenza: per sperare di vincere le sfide elettorali che si approssimano, dalla regione alle città della pentapoli, occorrerà mettere in campo candidati diversi dal solito, e facce nuove.
La coalizione che esce più pesantemente ridimensionata dalla consultazione, numeri alla mano, è quella di centrodestra, ma il vero sconfitto è il centrosinistra che ambiva a riconquistare la leadership provinciale, che resta invece ancora saldamente in mano agli avversari. 
Prendendo in considerazione i risultati della camera, la coalizione di Berlusconi perde oltre 11 punti, e il rosso per il Pdl è ancora peggiore, attestandosi attorno ai 15 punti. Il centrosinistra sta a meno dieci come coalizione, il Pd a meno 11. Cifre alla mano, la massa dei voti perduta dalle due maggiori coalizione sembra essersi trasferita tout court a Beppe Grillo. 

Giuliano Volpe, non solo un'occasione perduta


Non è vero che di una campagna elettorale non resta più niente, dopo lo spoglio delle schede. Anche per chi non ce l'ha fatta, restano il ricordo, le tracce di un impegno che ha permesso di conoscere persone nuove, di stringere mani, di far circolare idee, di testimoniare un impegno che a volte è un seme messo a germinare, che darà frutti.
Ricorderò così la candidatura di Giuliano Volpe, che è stata una delle cose più belle che la campagna elettorale ci ha offerto.
Il suo impegno ha portato nell'agone politico e nel confronto elettorale temi che erano assenti: l'importanza della cultura e delle conoscenza come indispensabili strumenti di sviluppo, la memoria come speranza di futuro, la formazione, l'istruzione come fattori propulsivi di senso civico. Grazie a Volpe, il dizionario della politica locale si è arricchito. E resterà traccia di questa ricchezza.
Il rettore ha affidato al suo profilo facebook un messaggio che, pur non nascondendo l'amarezza della sconfitta, annuncia che il suo impegno politico non finisce qui. 
La scena politica della Capitanata è obiettivamente più ricca, ed è una bella notizia. Ecco cosa scrive Volpe.

martedì 26 febbraio 2013

Monta la nostalgia per Renzi, e Riccardi diventa rottamatore



Monta nel Partito Democratico la nostalgia verso quel che avrebbe potuto essere, ma non è stato. Il riferimento è al possibile risultato della coalizione di centrosinistra qualora a guidarla fosse stata Matteo Renzi, anziché Pierluigi Bersani, la cui vittoria di Pirro, con il passare delle ore, assume sempre più i contorni di una sconfitta. I commentatori sono concordi: con il giovane rottamatore forse le cose sarebbero andare diversamente.
A manifestare nostalgia non è soltanto chi, come Giampiero Protano, renziano della prima ora e dalla prima ora, ha messo il cuore e l’anima nelle primarie che videro la sconfitta del sindaco di Firenze e l’effimera vittoria di Bersani. Adesso si strappa le vesti anche chi stava dall’altra parte, come il sindaco di Manfredonia, Angelo Riccardi, che affida al suo profilo facebook la sua rabbia e la sua amarezza, chiedendo senza mezzi termini le dimissioni del segretario del Pd e dell’intero gruppo dirigente.

Protano: "Se ci fosse stato Renzi sarebbe andata diversamente"



Non si può non essere d’accordo con Giampiero Protano: il vero vincitore delle elezioni è il convitato di pietra. Il giorno dopo tutti concordano sul fatto che fosse stato Matteo Renzi il candidato leader del centrosinistra forse le cose non sarebbero andate così, non ci sarebbe sarebbe stata questa vittoria di Pirro che ha il sapore della sconfitta.
Protano, componente della segreteria provinciale del Pd e referente del sindaco di Firenze in provincia di Foggia, così commenta sulla sua bacheca Facebook il risultato elettorale: “Dalle urne viene fuori quello che noi "renziani" avevamo previsto : aumento dell'astensionismo (ormai il primo partito), grande successo del M5S di Grillo , situazione politica di ingovernabilità . Grandi sconfitti : il PD e Bersani . Se il nostro Matteo Renzi avesse vinto le primarie sarebbe senz'altro stata tutta un'altra storia per il nostro Paese...”

I risultati definitivi delle elezioni politiche in provincia di Foggia



Di seguito, i risultati definitivi (Fonte Ministero dell'Interno) delle elezioni politiche in provincia di Foggia, suddivisi tra Senato e Camera.

Raffaele Vescera: "Da oggi niente sarà più come prima"



Così Raffaele Vescera si definisce su Facebook: “Giornalista per necessità e scrittore per dannazione. In quanto al mio cuore, da quando sono nato batte a sinistra, in basso verso sud.” Giornalista intelligente e scrittore raffinato, Raffaele offre sul social network una lettura meridionalista del risultato elettorale e del successo di Beppe Grillo che fa riflettere parecchio. A cominciare dal titolo, decisamente apodittico: “Da oggi nulla sarà più come prima”.
“Prepariamoci a sentire il botto – annota Vescera nel suo “stato” -. Tutto ce lo fa pensare, la neve che seppellisce il nord sotto un candido manto purificatore dei suoi vecchi peccati, la pioggia che dilava il Sud dalla sua antica subalternità e l'Etna che festeggia eruttando lava e lapilli in un nuovo magma che modellerà altri paesaggi.
Festeggia già tutto il mondo, tra borse al rialzo e spread al ribasso.
Finisce un incubo durato vent'anni, ma se ne crea un altro. Il potere s'arroccherà nelle camere segrete delle massonerie, delle mafie e dei partiti per studiare nuove strategie che salvino gli antichi privilegi. E chissà se non ricorrerà ai già visti terrori sanguinari.
Prepariamoci a lotte più grandi. Il cambiamento è un percorso ad ostacoli, pieno di buche, trappole, serpenti velenosi e uccelli rapaci. La liberazione del Mezzogiorno passerà attraverso il buio della mezzanotte. Nulla ci appartiene se non i nostri mali, e la lotta per debellarli.”
Concordo con Vescera. Per il Mezzogiorno potrebbe cominciare una nuova era, aprirsi un’altra stagione: ammesso che si abbia veramente voglia di cambiare e che non prevalgano, come accade da tempo immemorabile, da queste parti i gattopardi.

Ha vinto Grillo, ha perso la politica dell'inciucio


Col senno di poi ha avuto ragione Girolamo Arciuolo, che nelle sue sempre intelligenti riflessioni su Lettere Meridiane aveva indicato con nitidezza il limite intrinseco del centrosinistra (ma sarebbe forse meglio dire del Pd): la riduzione della politica a tecnicismo (variante nobile dell'inciucismo) che non esercita alcun appeal sull'ellettorato.
Il commento di Arciuolo al voto è lapidario ma preciso: "Il dato ha una sua chiarezza. Berlusconi non ha vinto. ma non ha vinto neppure Italia bene Comune. ha vinto solo il Movimento 5 Stelle. Il risultato del centrosinistra è il frutto di anni e anni di inciuci e di politicismi."
Paradossalmente, ma non troppo, la stessa tesi viene sostenuta dall'anonimo lettore, presumibilmente sostenitore di Beppe Grillo, che così ha commentato il post in cui ho analizzato l'esito del voto. Replicando direttamente al titolo, volutamente provocatorio, del post, "Perché Grillo stravince a Foggia, ancora di più che altrove" il lettore scrive: "Perché l'aria lasciata, sia dalla sinistra che dalla destra, sa di tanfo. La città si è svegliata perché offesa nell'animo."

lunedì 25 febbraio 2013

Perché Grillo stravince a Foggia, ancora di più che altrove.


Sui risultati delle elezioni ci sarà molto da discutere nei prossimi giorni. Ma in provincia di Foggia,  così come e forse anche di più rispetto al resto del Paese, un dato sembra incontrovertibile: ha vinto la voglia di una politica, nuova, diversa. 
Facciamo un esercizio, non del tutto accademico: sommiamo la percentuale degli astensionisti con quella ottenuta da Beppe Grillo: in provincia di Foggia supera la metà del corpo elettorale, ed è su questo dato, semplice e secco, che è il caso si apra una riflessione a trecentosessanta gradi, a sinistra così come a destra.
Cominciamo dal primo partito, quello degli astensionisti. Mai si era votato così poco in una elezione destinata ad eleggere i parlamentari in provincia di Foggia.
I dati ufficiali della Prefettura mettono in evidenza una flessione che è quasi assimilabile ad un crollo: si è recato alle urne, per quanto riguarda il Senato, il 68,16% degli aventi diritto, cioè il 7,67% in meno rispetto a cinque anni fa. Ancora inferiore l'affluenza alla Camera, dove ha votato soltanto il 67,98%, con un calo rispetto alle precedenti elezioni del 7,64 per cento.

Con la Capitanata nel cuore: il bel manifesto di De Luca


Sicuramente non sarà eletto, Giovanni De Luca, candidato foggiano del Centro Democratico di Tabacci, che sostiene Bersani. Però adesso, a bocce ferme e a urne chiuse, posso dirlo: il suo slogan, fugacemente comparso su pochi manifesti (ritengo affissi negli spazi spettanti alla lista) è una delle cose più interessanti che siano emerse da una campagna elettorale piuttosto priva di slanci e di emozioni.
La Capitanata nel cuore. Il tema è di quelli solleticanti. L'impegno politico, lo  sviluppo di un territorio sono anche una questione di cuore?
È bello se non altro porsi la domanda, perché come la si volti a come la si giri, da almeno una ventina d'anni il sentimento, se volete la passione, sono scomparsi dal dizionario di quanti si occupano dello sviluppo dalle nostre parti.
In questi ultimi lustri, le questioni dello sviluppo sono state tutt'altro che questioni di cuore: roba da ingegneri, con tutto il rispetto per quanti esercitano questa nobile professione (e con la precisazione che, come tutti i mestieri del mondo, anche quello dell'ingegnere può essere svolto non soltanto con la testa, ma anche con il cuore).

In calo l'affluenza alle urne in provincia di Foggia


Se il buongiorno si vede dal mattino, il trend dell’affluenza alle urne in provincia di Foggia sembra confermare  una certa, diffusa disaffezione verso la politica. Gli elettori sono in forte calo stando ai dati di ieri, prima giornata di voto.
La tendenza si è manifestata fin dalla prima rilevazione alle ore 12, confermandosi in misura sempre più accentuata nelle successive rilevazioni della prefettura, alle 19 ed alle 22. Ieri sera, alla chiusura dei seggi, risultava aver votato alla Camera il 45,28% degli aventi diritto, mentre cinque anni fa a votare era stato il 53,81, con una flessione dunque di circa 8 punti e mezzo. Alle 19, aveva votato il 33,67% contro il 36,2% di cinque anni fa (meno 2,53%); alle 12 i votanti erano stati l’11,34, poco più di un punto in meno rispetto all’ultimo turno elettorale.
A prima vista sembra non ci sia stato l’abituale affollamento dei seggi che si registra la domenica sera, difficile prevedere che oggi ci sarà un recupero, almeno parziale, o se la forbice si allargherà ulteriormente.
I comuni che hanno fatto registrare la partecipazione al voto più alta sono stati Monteleone di Puglia e Orsara, rispettivamente con il 59,69% e il 57,79%, anche in questo caso, però, denotando un trend inferiore a quello di cinque anni fa. Soltanto il 47,29% dei votati a Foggia, circa sei punti in meno rispetto al 2008.

domenica 24 febbraio 2013

La genialità di Cesare Rizzi: se la bellezza di Foggia sono i foggiani...


Il Gruppo Amici della Domenica si è fatto promotore di una simpaticissima iniziativa: il concorso fotografico "Un ritocco alla città". Si prende una fotografia di un luogo della città e, armati di Photoshop lo si ritocca digitalmente, in modo da migliorarlo d abbellirlo. 
Sono moltissime le proposte che quotidianamente affollano la bacheca Facebook del gruppo. Ma trovo semplicemente geniale la proposta di Cesare Rizzi sul restyling dell'anfiteatro di Parco San Felice, simulacro e simbolo di una delle pagine peggiori della storia cittadina. Non è stato praticamente mai inaugurato, ma in compenso è stato ripetutamente e brutalmente vandalizzato assieme a quella che avrebbe dovuto essere la contigua sala prove.
Nelle immagini degli Amici della Domenica che partecipano al concorso si vede solitamente il posto che si desiderare abbellire com'è adesso, quindi come lo si vorrebbe. Solitamente senza persone.

sabato 23 febbraio 2013

Elezioni: mai tanti foggiani in pole position


Mai i candidati foggiani nelle precedenti elezioni politiche svoltesi con il porcellum, avevano guadagnato posti così significativi nella griglia di partenza. Come si sa, il sistema elettorale vigente non consente di esprimere voti di preferenza, i deputati e i senatori vengono eletti nell'ordine con cui figurano nella lista.
Rappresenta perciò un fatto nuovo e positivo che ci siano tanti foggiani nella pole position delle 51 liste (27 alla Camera, 24 al Senato) che si contenderanno i 62 seggi disponibili (20 al Senato, 42 alla Camera).
Con la sola, clamorosa eccezione del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo: comunque vadano le cose, è certo infatti che nessun grillino foggiano sederà nei banchi del parlamento, perché l'ex comico genovese non ne ha candidato neanche uno.
Vediamo invece come stanno messi i candidati foggiani negli altri partiti, riferendoci ovviamente a quelli la cui posizione in lista ha ragionevoli possibilità di consentirne l'elezione.

Le attese della Capitanata alla vigilia di un voto mai così incerto


Non era forse mai successo, nella storia dell'Italia repubblicana, che un competizione elettorale fosse così incerta, come quella che si concluderà con il voto di domenica e lunedì prossimi. E bisognerà aspettare lunedì notte per capire se si sarà trattato di un voto utile a dare al Paese una maggioranza di governo o, al contrario, se l'esito delle urne non scioglierà i tanti rebus che la legislatura appena conclusa ha lasciato irrisolti.
La parola agli elettori, si dice in questi casi. Ma mai come in questa occasione gli elettori appaiono incerti, se non confusi.
Non ha aiutato alla comprensione una campagna elettorale giocata troppo sulla demagogia e sulla comunicazione mediatica. Con l'ulteriore conseguenza che nel dibattito politico sono rimasti assolutamente definita alcuni temi "territoriali" che dovrebbero rappresentare invece il cuore del confronto e della discussione. A cominciare dalla questione meridionale, sempre più marginale e residuale nell'agenda politica nazionale.

mercoledì 20 febbraio 2013

Troia e Leonardo Lioce / Dalla civitas alla civicness


Una vita al servizio dei lavoratori, dalla parte dei più deboli, sempre a cavallo tra il partito e il sindacato. È stato presentato nella sala consiliare del Comune di Troia il libro "La politica per passione" di Leonardo Lioce, esponente politico troiano, che in passato ha ricoperto la carica di sindaco della cittadina del rosone e di Presidente del Consiglio Provinciale di Foggia. 
Nel volume, edito dalle Edizioni Il Rosone, Lioce ripercorre - con un ricco corredo di fotografie e di documenti - le diverse tappe della sua vicenda politica, raccontando anche alcune pagine poco note della storia troiana, come quelle che caratterizzarono la caduta del fascismo e la nascita della democrazia, all'indomani della Liberazione.
Ho preso parte alla serata in quanto autore della "post-fazione" al volume, ed è stata un'occasione propizia per ritrovare tanti amici che non vedevo da tempo. Hanno partecipato all'incontro, oltre all'autore, Angelo Rossi, saggista ed autore della prefazione, il sindaco di Troia, Edoardo Beccia, e Falina Marasca, responsabile della casa editrici il Rosone.
Ecco quanto ho scritto nella post-fazione al bel libro di Lioce.
* * *
Leonardo Lioce è stato un protagonista ed un testimone significativo del XX secolo in un pezzo di Mezzogiorno - la Capitanata - in cui, soprattutto nel Novecento, si sono concentrati personaggi e momenti importanti che hanno scritto la storia di tutto il Paese.
Per comprendere quale fucina politica sia stata la provincia di Foggia, quale laboratorio di democrazia e di civiltà politica basti ricordare che in questa terra hanno avuto i natali Giuseppe Di Vittorio, mitico sindacalista che guidò le lotte per la terra e per l'emancipazione dei braccianti, ma anche ad Antonio Salandra, il presidente del consiglio dei ministri che dichiarò la prima guerra mondiale, e Donato Menichella, governatore della Banca d'Italia e fondatore dell’intervento straordinario della Cassa per il Mezzogiorno.
Come Lioce, Antonio Salandra era nato a Troia; Menichella vide invece la luce nella vicina Biccari. 
Al di là del comune luogo natale, c'è anche un curioso dato storico e statistico che collega Salandra e Lioce, pur se molti decenni hanno separato le loro vite: entrambi sono stati presidenti del consiglio provinciale, ed entrambi hanno particolarmente operato per affrancare i Monti Dauni dallo storico isolamento cui li ha condannati una posizione geografica che in altri tempi era felice, ma che con il trascorrere dei secoli ha visto le direttrici dello sviluppo spostarsi sempre di più verso la piana.
Che personaggi di così alta statura siano nati da queste parti non è soltanto una coincidenza: le dolci colline della Daunia sono sempre state territori dalle forti passioni politiche, e una ragione forse c'è. 
Nel suo celebre saggio La tradizione civica delle regioni italiane (Mondadori, 1993), Robert Putnam ha individuato nel differente livello di civicness il motivo che ha innescato il divario tra Nord e Sud. Il termine civicness è di difficile traduzione, perché non ha un equivalente in italiano; è qualcosa che ha a che fare con il senso civico e con il capitale sociale che da questo scaturisce. La tesi di Putnam è arcinota, e ha dato vita ad una vera e proprio scuola di pensiero: il livello di civicness è più basso nel Mezzogiorno perché quest'area del Paese è stata sempre governata da strutture autocratiche (imperi, regni) di vasta dimensione che hanno in qualche modo attenuato il senso e la cultura della municipalità e della partecipazione. Imperi e regni sono rimasti lontani dalla comunità mentre nel Nord sono fiorite, fin dal Medioevo, forme di governo più o meno democratico, come i comuni. I settentrionali sono diventati presto cittadini, i meridionali sono rimasti sudditi.
Ma non dappertutto. Non a Troia, non nei Monti della Daunia, che rappresentano una delle più significative eccezioni alla tesi enunciata da Putnam.
Nelle colline dell'Appennino Dauno, i comuni - vuoi per le loro piccole dimensioni demografiche, vuoi forse anche per il loro isolamento rispetto al resto del territorio - sono stati da sempre incubatoi di democrazia e di senso civico. Non è un caso che Troia sia una delle più antiche civitas, e che sul suo stemma rechi l'acronimo SPQT, Senatus PopulusQue Troianus.
È in questo laboratorio politico e sociale che si è forgiata l'esperienza di Leonardo Lioce, che è stato uno dei personaggi più simbolici e rappresentativi della transizione troiana da civitas a terra di civicness.
Una vita – quella di Lioce - trascorsa tra le mura delle istituzioni locali, il Comune, la Provincia, la Comunità Montana, l’Asl in una stagione in cui fare politica voleva dire mantenere rapporti saldi con quella che veniva definita una volta la base, ma di cui non bisogna dimenticare che è sempre stata gente in carne ed ossa, con piccoli e grandi problemi la cui soluzione affidava alla politica. 
La vita quotidiana di Leonardo Lioce è stata sempre scandita dal ritmo della politica di quella Prima Repubblica troppo frettolosamente liquidata in omaggio a nuovi ed improbabili modelli. Che si militasse in un partito o nell’altro, la politica era sempre servizio, ancorché fazione. E Leonardo Lioce, se non era in Comune ad amministrare, avreste potuto certamente trovarlo al sindacato oppure nella sezione del partito, ad incontrare persone, a comprenderne i problemi. 
La cultura sindacale rappresenta una pietra d’angolo per la formazione politica di Lioce, così come lo è stata per diversi altri della sua generazione, e d’altra parte è lo stesso autore a sottolinearlo, senza mezzi termini, nel suo memoriale. Non è un caso che il sindacato resti, nel nostro paese, uno dei sistemi di valori maggiormente riconoscibili e condivisi, diversamente da quanto è accaduto ai partiti della Prima e della Seconda Repubblica che hanno cambiato nome, simbolo e dna.
Riuscire a mantenere legami saldi con la cittadinanza è l’atto fondativo, il presupposto di ogni forma di civicness. Leonardo Lioce non ha imparato questa lezione in un’aula accademica, ma da quella scuola ancora più dura che è la vita, che viene quotidianamente declinata nelle strade e delle piazze.
Il libro che state per leggere non è soltanto il racconto di una vita spesa per il partito e il sindacato, ma possiede anche un grande valore di testimonianza. Il memoriale di Lioce è un affresco, con tanti protagonisti; è un romanzo che racconta la vicenda collettiva di una comunità che ha affidato alla politica la sua ansia di democrazia e di riscatto. 
Ci sono tantissimi nomi e cognomi nel libro: ed è bello sottolineare che il prodigioso impegno mnemonico dell’autore sottrarrà al rischio dell’oblio tante donne e tanti uomini che hanno avuto una parte più o meno in questa storia collettiva.
Vi sono alcune pagine memorabili di storia civica e politica di Troia, che gettano una luce nuova su fatti ed episodi che mai prima di adesso erano stati raccontati con tanta dovizie di particolari , come l'appassionata ricostruzione della iniziazione politica di Lioce che coincide con una pagina cruciale della storia troiana: la liberazione della cittadina dal nazifascismo. 
Il battesimo di Lioce ebbe un padrino d’eccezione: Pasqualino Pasqualicchio, eccezionale figura del comunismo pugliese, medico rivoluzionario, la cui memoria e la cui straordinaria eredità politica e morale, andrebbero in qualche modo rivalutate.
Troia è stata città dalle forti passioni politiche perché ha avuto protagonisti di spicco a livello regionale e perfino nazionale tanto nel Partito Comunista quanto nella Democrazia Cristiana. La contrapposizione tra i due universi fu sempre netta, ma sempre di alto profilo, e proprio all'ombra del più bel duomo romanico pugliese e del suo rosone asimmetrico, vennero sperimentate a livello amministrativo le prime forme di collaborazione tra comunisti e democristiani, nell'atmosfera del compromesso storico vagheggiato da Moro e da Berlinguer.
Lioce diventerà sindaco di Troia all’indomani di quella stagione politica, e diversi anni dopo sarà invece presidente del consiglio provinciale, anche in questo caso al culmine di una tra le più significative stagioni politiche degli ultimi decenni, quella guidata dal compianto presidente della Provincia, Antonio Pellegrino.
Il libro è illuminante anche perché racconta, con la lucida consapevolezza dei tempi, la vita di un "rivoluzionario di professione" nei difficili anni Cinquanta e Sessanta, quando la lotta di classe e lo scontro tra le due culture diventarono più aspri. La nitida memoria di Lioce ricorda e scandisce con un candore cronachistico che avvince e convince i suoi molteplici arresti. 
Il suggerimento ai lettori più giovani è di immergersi nello spirito dell'epoca, storicamente scandita dal processo di costruzione della democrazia italiana, tutt'altro che lineare ma spesso tormentato. La generazione di Lioce ha pagato un duro prezzo, fatto anche di privazione delle libertà personale, per consentire al Paese di respirare l’impagabile aria della libertà, che dà ossigeno alla crescita civile ed economica di una Nazione.
La morale dell'opera di Lioce, il messaggio ideale e politico che ci lascia è che la democrazia non è un dono del cielo, ma una conquista che va facendosi (o disfacendosi) giorno per giorno. E che proprio per questo va costruita con passione e difesa con tenacia.

lunedì 18 febbraio 2013

Manifesti funebri, tolleranza e... le ragioni del Gadd


Chi di Facebook perisce, di Facebook perisce. Sono spesso critico con alcune tendenze del social network (come il non leggere fino in fondo i post, o il limitarsi a criticare e intervenire sulla base di una foto, ecc.), e questa volta ci sono cascato io. Mai però "smentirmi" mi è stato tanto gradito.
Mi riferisco al post in cui sollecitavo una maggior tolleranza verso le affissioni funebri, e in cui esprimevo il mio dissenso verso Cesare Rizzi e gli Amici del Gadd. Dissenso che non ha alcuna ragione di esistere, come mi fa amichevolmente notare proprio Cesare.
"Grazie Geppe, sempre attento... grazie per l'attenzione.... sono sicuro - mi scrive -  che non ti è sfuggita questa ulteriore precisazione.... che colgo l'occasione per riproporre, che sottolinea, infatti, l'importanza sociale del manifesto funebre e della giusta e decorosa collocazione nelle vie dei quartieri…"
Invece, caro Cesare, mi era sfuggita, in quanto non avevo letto tutto il tuo articolo. Commentando l'immagine dei manifesti funebri coperti (in quanto abusivi) dall'ufficio affissioni del Comune, Rizzi aveva scritto, infatti: "il caso delle affissioni funebri è sintomatico, e non può trovare risposta nel solo "controllo del territorio", che avrebbe come conseguenza, l'accanimento verso le ditte di pompe funebri, ed il malcontento dei cittadini che si vedrebbero privati del diritto di piangere i propri cari. Il culto dei morti, e delle celebrazioni funebri, è un rito molto radicato dalle nostre parti. L'Amministrazione Comunale, dunque, deve dare qualche risposta che vada oltre il controllo dei trasgressori."

Massimo Mazza: "Foggiani, basta essere queruli e piagnoni"

Nel dibattito sul ruolo di Foggia nella operazione Avalanche, che portò gli Alleati a sbarcare nel difficile porto di Salerno, interviene anche Massimo Mazza, che commenta sia il post iniziale di Lettere Meridiane, sia il bell'intervento di Franco Mercurio, storico e Direttore della Biblioteca Provinciale. Ecco l'intervento di Massimo Mazza.
* * *

La nota di Geppe Inserra sulla centralità dell’aeroporto “Gino Lisa” nell’ operazione “Avalanche”, che ha segnato una pagina cruciale della seconda guerra mondiale, è stata al centro di una serie di interventi fra i frequentatori di facebook, sia pure con opinioni diverse, che continuano a dare un importante contributo alla ricerca della verità nel 70^ anniversario dei tragici avvenimenti che portarono morte e distruzione.
Una bella interpretazione dei fatti Geppe l’ha individuata nell’intervento di Franco Mercurio, intellettuale, storico, direttore della Biblioteca Provinciale di Foggia, pubblicando la sua riflessione su “Lettere Meridiane” nel tentativo di aprire oltre che un dibattito costruttivo un ulteriore squarcio di luce su una delle più brutte pagine della storia della città.

sabato 16 febbraio 2013

Perché sui manifesti funebri non sono d'accordo con il Gadd


Apprezzo da sempre l’impegno civico del Gruppo Amici della Domenica e, in particolare, la grande sensibilità di Cesare Rizzi, sempre attento a rivendicare una città più bella e più vivibile.
Questa volta, però, mi permetto di non condividere alcuni aspetti della battaglia che Cesare e il gruppo stanno conducendo contro le affissioni selvagge. Sono assolutamente d’accordo quando rivolgono i loro strali verso i manifestati elettorali dei candidati (fenomeno che mi pare tuttavia in questa campagna elettorale più contenuto che in altre occasioni), ma non mi associo alle critiche mosse – peraltro con garbo e civiltà – in alcuni commenti ai post del gruppo, nei confronti dei manifesti funebri, che annunciano la dipartita dei nostri concittadini.
C’è manifesto e manifesto. Ed una cosa è quello del candidato sorridente e sornione che mira a carpirci il voto senza neanche osservare le regole che disciplinano la propaganda elettorale, ben altra quello che annuncia che qualcuno che abitava nel nostro stesso rione, nella nostra stessa strada non c’è più. A quanti di noi è successo di apprendere che un conoscente, o un lontano parente o anche un amici che non vedevamo da tempo è passato a miglior vita, leggendone nome e cognome sui contestati manifesti? E quante volte è successo che proprio grazie a quell’annuncio letto all’angolo delle strada o sul muro del palazzo dirimpetto abbiamo potuto dare l’estremo saluto al caro estinto?

venerdì 15 febbraio 2013

Franco Mercurio: Foggia e la ricostruzione post-bellica, come al danno si aggiunse la beffa


Oltre che direttore della Biblioteca Provinciale di Foggia, Franco Mercurio è uno studioso di storia ed ha vissuto in prima persona un capitolo importante della storia dell’aeroporto Lisa, quale segretario del consorzio Lisa, promosso dall’amministrazione provinciale allora guidata da Michele Protano. Mercurio è intervenuto con un commento approfondito e molto interessante, sia dal punto di vista storico che politico, al dibattito che sul gruppo Facebook Basta chiacchiere… Aeroporto, si è aperto a proposito del post di Lettere Meridiane sulla centralità dell’aeroporto Lisa nella operazione Avalanche che costituisce una pagina cruciale della seconda guerra mondiale.
Ecco il bell’intervento di Franco Mercurio, che arricchisce la riflessione alla vigilia delle celebrazioni del settantesimo anniversario dei bombardamenti su Foggia.
* * *
C'è una maledetta rimozione della nostra storia che spesso passa attraverso la mitizzazione di alcuni eventi. Durante la seconda guerra mondiale Foggia fu un obiettivo militare strategico -consapevolmente strategico.

giovedì 14 febbraio 2013

A Foggia, realtà più nera per colpa del web e dei mass media?


Giovanni Dello Iacovo, apprezzato giornalista foggiano, commenta il post di Lettere Meridiane Ma che posto sta diventando Foggia? con parole che fanno riflettere. “ Qualche settimana fa aveva colpito anche me la sequela/sequenza... Poi mi è venuto uno scrupolo e sono andato a vedere le altre testate della piattaforma "Citynews": è così anche a Lecce, Firenze e Novara. Io temo che da molto, troppo tempo ci sia un problema di "agenda-setting" molto serio.”
La sequela/sequenza alla quale Dello Iacovo si riferisce riguarda una fitta serie di episodi di cronaca nera che si erano verificati a Foggia nel giro di sole 24 ore: l’investimento di un pedone ad opera di un pirata della strada, una rapina in banca, e poi furti ed arresti vari. Giovanni si domanda questo tingersi di nero delle pagine di cronaca non sia dovuto ad un problema di agenda-setting, ed è una bella domanda.

I primi otto anni dei Fratelli della Stazione


C’è un senso profondo nei primi otto anni (ufficiali) dei Fratelli della Stazione, che coincidono con la festa dell’Amore e con giorni epocali della Chiesa Cattolica, di penitenza, di speranza, di riscoperta di dimensioni profonde riportate alla luce dal grande gesto di Benedetto XVI. C’è quella Foggia che non t’aspetti e che spesso dimentichiamo, enfatizzando più l’annuncio delle eventuali ronde dei commercianti del rione della Stazione, che non i tanti piccoli e grandi gesti di solidarietà che permettono alla città di sopravvivere, di aprirsi ad una dimensione multiculturale che deve fare quotidianamente i conti con la povertà diffusa e la disperazione.

mercoledì 13 febbraio 2013

Quando il Gino Lisa era più importante di Bari Palese


Le informazioni più dettagliate sulla consistenza e sulla importanza del Foggia Airfield Complex (Complesso aeroportuale di Foggia) si trovano sulla edizione inglese di Wikipedia, e già questa è una circostanza che dovrebbe far riflettere: nonostante l’immane prezzo di sangue e di dolore che la città di Foggia ha pagato alla seconda guerra mondiale per effetto della sua posizione strategica nello scacchiere bellico, è pressoché misconosciuta nel nostro Paese. Le celebrazioni del settantesimo anniversario dei tragici bombardamenti dovrebbero servire anche a questo: a valutare l’esatto prezzo pagato da Foggia alla guerra, e non mi riferisco alle stucchevoli polemiche sull’esatta consistenza del numero delle vittime. Parlo del costo delle opportunità mancate, di tutto ciò che sarebbe potuto essere e che non è stato.
Ma torniamo a Wikipedia. Dalla voce dedicata a Foggia Airfield Complex  - la cui segnalazione debbo all’eccellente sito Foggia In Guerra - si apprende che il Complesso Aeroportuale di Foggia era rappresentato da una serie di aeroporti militari della Seconda Guerra Mondiale, ubicati all’interno di un raggio di circa 40 chilometri da Foggia. “Gli aeroporti furono utilizzati dalla United States Army Air Force Fifteenth Air Force (la quindicesima Armata dell’aviazione militare americana) come una delle basi per i bombardamenti sulla Germania nazista, così come dalla Dodicesima Armata e dalla British Air Force (l’aviazione militare inglese) durante la campagna d’Italia (1944-1945)”.

martedì 12 febbraio 2013

L'operazione Avalanche passò per Foggia


La tesi di Amedeo Tosti secondo cui gli Alleati scelsero di sbarcare a Salerno e non in un approdo più settentrionale e più facile da conquistare, perché ritenevano prioritaria la conquista di Napoli e degli aeroporti di Foggia (ne ho parlato in un post precedente) trova una conferma autorevole anche da parte degli storici militari americani. Il colonnello Kenneth V. Smith ha scritto sull'argomento una brochure che ricostruisce dettagliatamente le ragioni e le diverse fasi della campagna Naples-Foggia, cui l’esercito statunitense dedicò anche una mostrina celebrativa, che vediamo in una delle immagini.
L’operazione fu ideata dal generale Marshall il 16 luglio del 1943, soltanto qualche giorno dopo il successo riportato nello sbarco in Sicilia. “L'invasione della Sicilia – scrive Smith -  il 10 luglio andò al di là di ogni più ottimistica aspettativa degli alleati. Le loro forze subirono perdite più leggere del previsto e registrarono progressi significativi  già nella prima settimana della campagna. Sulla base dei successi alleati e le notizie che giungevano circa la disgregazione dell'esercito italiano, il generale Marshall il 16 luglio propose una coraggiosa iniziativa: conquistare il porto di Napoli e gli aeroporti di Foggia, una cinquantina di miglia più a nord est, e a seguire attaccare Roma. All'operazione venne dato il nome in codice Avalanche.”
Quanto scrive Smith è abbastanza sensazionale perché con il nome di Avalanche è passato alla storia lo sbarco di Salerno. Il fatto che Smith lo usi in riferimento alla più generale campagna Naples-Foggia  conferma che la motivazione che spinse gli Alleati a scegliere un contesto così difficile quale Salerno per il loro sbarco fu dettata proprio dall'espressa volontà di conquistare il capoluogo partenopeo e gli aeroporti foggiani, conquista che veniva ritenuta dagli Americani essenziale per le sorti dell’intero teatro di guerra italiano.

L'identità di Foggia sulle ali della Storia

Il pronao della villa comunale distrutto dalle bombe
alleate. L'immagine è tratta da
foggiainguerra.altervista.org 

Il post Quando il generale Eisenhower disse: "PrendiamoFoggia" ha suscitato diversi interessanti commenti su Facebook da parte dei lettori di Lettere Meridiane. In effetti, l’imminente ricorrenza del settantesimo anniversario dei bombardamenti su Foggia dovrebbe rappresentare l’occasione per una riflessione, più che per una celebrazione e basta. 
Le tragiche giornate di luglio 1943 hanno lasciato, nel bene e nel male, una traccia profonda nella identità della città. Riannodare il legame con quegli eventi può contribuire a consolidare la sempre più rarefatta identità cittadina. Ben vengano, dunque, i contributi.
Davide Leccese aggiunge un’importante considerazione circa l’importanza del capoluogo dauno e di Salerno nello scacchiere bellico dell’Italia Meridionale: “Foggia e Salerno venne individuate anche come importante snodo ferroviario che poteva "bloccare" il Sud ai Tedeschi”.
L’approfondito commento di Michele Lauriola, fondatore dell’interessante sito ProCapitanata.It (di cui ci  occuperemo diffusamente in uno dei prossimi post) mette in relazione il passato (l’importanza cruciale degli aeroporti di Foggia) con il critico presente dello scalo Gino Lisa.

lunedì 11 febbraio 2013

Quest'Anno della Fede, così sottovalutato


Ho seguito febbrilmente – come tutti, suppongo, credenti e non – la profluvie di immagini e di dichiarazioni che in queste ore le televisioni nazionali stanno mandando in onda sulla rinuncia del Papa. Naturalmente si sprecano i commenti sulla figura del Santo Padre, sul messaggio e sull'eredità del suo Pontificato che – credo, spero e prego – resteranno nella storia della Chiesa assai più di quanto non sembri oggi.
Ma sono rimasto attonito, per non dire basito, per la sottovalutazione (anzi se vogliamo il silenzio…) rispetto a uno dei gesti più alti e “storici” (almeno quanto le sue dimissioni) compiuti da Benedetto XVI: l’indizione dell’Anno della Fede, che è in pieno svolgimento, anche se nessuno degli opinionisti e dei commentatori sembra averne colto la portata.
L’Anno della Fede ha avuto inizio l’11 ottobre 2012, in non casuale concomitanza con il cinquantesimo anniversario del Concilio Ecumenico Vaticano II, che aprì uno straordinario cammino di rinnovamento e di riforma della Chiesa Cattolica. Joseph Ratzinger lo annunciò un anno prima, nella lettera apostolica motu proprio Porta fidei. Si concluderà il 24 novembre prossimo, nella solennità di Cristo Re.

Quando le biblioteche fanno i miracoli


Per capire fino in fondo quale livello di eccellenza abbia raggiunto la biblioteca provinciale La Magna Capitana (al centro di recenti polemiche per l’infiltrazione di umidità che ha danneggiato circa 400 libri e che ha comportato la necessità di ridurre l’orario di apertura al pubblico per qualche giorno) bisogna andare in periferia. Per esempio a Vico del Gargano, il comune del promontorio che vanta la più antica e radicata tradizione di cultura e di lettere. Attento come sempre alle cose della sua città,  Fuoriporta, periodico indipendente locale diretto da Michele Lauriola, di cui ho già avuto modo di parlare su Lettere Meridiane, dedicata alla biblioteca comunale di Vico e ai suoi rapporti con la Provinciale un bell’articolo di Tommaso Pio dell’Aquila
Il titolo è particolarmente stimolane (“I bambini insegnano a leggere agli adulti”), e il testo non tradisce le attese.

sabato 9 febbraio 2013

Ma che posto sta diventando Foggia?

Ma che posto sta diventando la nostra Foggia? Ci sono giorni - come oggi - che le pagine di cronaca dei quotidiani assomigliano ad un bollettino di guerra: la città sembra essere caduta nelle mani di rapinatori, pirati della strada, bombaroli, estorsori e truffatori.
Ecco la home page di ieri Foggia Today, sito specializzato in cronaca e notizie locali: 
Rapina 8mila euro in banca ma non gli bastano: "Solo questi ci sono?";
Pedone investito in Corso Cairoli: è caccia al pirata della strada;
Furto con scasso in una villa di via Sprecacenere: colpo da 15mila euro;
Bomba carta distrugge distributore di una tabaccheria di viale Europa;
Bancarotta fraudolenta: blitz della GdF, arrestato imprenditore foggiano.
Stiamo imparando a convivere con la paura e l’insicurezza quotidiana. È come se stesse subentrando una sorta di rassegnazione. Meno male che la cronaca è specchio delle realtà, e dunque riflette sia gli eventi negativi che quelli positivi.
La stessa home page di Foggia Today recava ieri una notizia bella, anzi bellissima:
Sotto la pioggia i ragazzi dell'azione cattolica marciano per la pace.
Finché c’è qualcuno che ha il coraggio di scendere in piazza per testimoniare il suo impegno per i valori fondanti dell’umanità quale la pace, non tutto è perduto.
Ma bisogna far fare ai ragazzi: sono loro il futuro di questa città intorpidita e rassegnata. In tutti i sensi.


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