giovedì 30 maggio 2013

Con l'Archivio Sonoro, in rete rarissimi materiali di Matteo Salvatore e i Cantori di Carpino

L’Archivio Sonoro promosso dall’Associazione culturale Altrosud è uno dei più spettacolari e prolifici esempi di raccolta e archiviazione della cultura materiale meridionale che si siano mai visti in rete. Un tesoro di inaudita ricchezza, un patrimonio di inestimabile valore disponibile open source.
Il progetto, patrocinato dal Ministero dei Beni Culturali e dalla Direzione Generale per gli Archivi e diretto da Domenico Ferraro, mette in rete materiali provenienti da diversi soggetti e da diversi archivi, che concorrono a rendere disponibile all’interno di un intelligente percorso una documentazione di rara pregnanza. Al momento risultano attivi gli archivi sonori di quattro regioni meridionale. Con la Puglia, assai ben rappresentata, c’è al momento la Basilicata. Presto saranno on line anche la Campania e l’Abruzzo.

Assieme alla Provincia muore anche la governance del territorio

Non sono particolarmente entusiasmato dalla polemica sul foggianesimo o foggianite che dir si voglia. È però il caso di osservare che viviamo in un’epoca in cui, anche se la globalizzazione suggerirebbe la necessità di far fronte comune, tessere reti e relazioni, la competizione tra i diversi territori diventa sempre più esasperata, anche all’interno della stessa Regione e soprattutto in contesti geografici particolari, quali quello pugliese. Non è un caso che l’antico toponimo sia al plurale, le Puglie, e non potrebbe essere diversamente data la lunghezza del tacco dello Stivale.
Sono peraltro persuaso che, al di là delle intenzioni degli amministratori e dei consiglieri che dal 1970 ad oggi si sono avvicendati alla guida della Regione, l’avvento del regionalismo abbia nuociuto non poco a quella naturale provincia-regione che è la Capitanata, e che il colpo di grazia sia stato inferto dal trasferimento alle Regioni dell’intervento straordinario che una volta faceva capo alla Cassa per il Mezzogiorno. Basti pensare al cospicuo elenco di opere avviate dalla mai troppo compianta Cassa, che sono rimaste incomplete.

martedì 28 maggio 2013

Elezioni in Capitanata, vince il centrodestra, Grillo non si conferma

Troppo limitato il test elettorale in Capitanata per disegnare una tendenza. Però qualche segnale dalle urne è venuto fuori negli undici comuni chiamati al rinnovo. Il centrodestra vince piuttosto nettamente conquistando la maggior parte dei municipi in palio, ma la vera sorpresa è il fenomeno grillino che non ripete l’exploit delle politiche (ma non c’erano liste, né candidati immediatamente riconducibili al movimento se non a Sannicandro, ed è probabile che il grosso del M5S abbia semplicemente contribuito ad ingrossare le file degli astensionisti). Per il resto, il centrosinistra conferma le sue difficoltà ed il centro moderato conferma non soltanto di esistere e di resistere, ma di essere probabilmente in grado di influenzare notevolmente l’esito delle urne nei prossimi appuntamenti, quando saranno chiamati al rinnovo i maggiori Comuni, a cominciare da quello capoluogo.

lunedì 27 maggio 2013

Le ferite della guerra a Foggia: uno scandalo, ma anche un monito


"Foggia è una città che porta ancora le ferite della guerra. È uno scandalo, ma anche un monito a non voltar pagina, a ricordare, a non rassegnarsi che la guerra sia un destino ineluttabile dell'umanità." Nelle parole di Stefano Picciaredda, docente di storia contemporanea all'Università di Foggia, c'è tutto il senso del settantesimo anniversario dei bombardamenti di Foggia, le cui celebrazioni ufficiali cominciano domani. Il 28 maggio del 1943, si abbatté sul capoluogo dauno il primo dei raid dei bombardieri alleati che avrebbero incendiato la nefasta estate di quell'anno.
Il prof. Picciaredda ha lanciato il suo accorato appello nel corso della serata promossa dal cartello di associazioni Le radici Le ali e svoltasi nella Sala Mazza del Museo Civico. Tema dell'incontro le ombre e le luci del Novecento, per riflettere sul contesto storico in cui accadde il dramma di Foggia.
Il secolo scorso è stato il più cruento della storia dell'umanità: 44,4 persone su mille sono morte per causa di guerra, per la precisione 109 milioni e 700mila vittime. Una cifra inaudita, che non era mai stata neanche sfiorata nei secoli precedenti. Ma non bisogna arrendersi davanti alla tesi della presunta necessità della guerra. "Non è vero - ha detto Picciaredda -. Pensiamo ad altri scempi come la schiavitù, la tortura, la pena di morte: sono orrori che ci siamo gettati alle spalle. Ricordare è necessario, perché significa trasmettere alle giovani generazioni l'orrore della guerra."

domenica 26 maggio 2013

La Regione penalizza il Gargano, e Gatta e Riccardi si scoprono malati di foggianite


Foggianesimo o foggianite? La questione non è soltanto lessicale, ma politica. Come si sa, foggianesimo è un neologismo coniato dal governatore regionale pugliese, Nichi Vendola, per stigmatizzare un malvezzo, a suo giudizio tipicamente foggiano, che è quella di lamentarsi troppo.
Da Manfredonia nasce invece una cordata bipartizan, che restituendo al mittente l'accusa, parla non già di foggianesimo, ma - ancora peggio - di foggianite. Si trovano d'accordo sul fenomeno e sulla sua definizione due personaggi politicamente distanti quali il consigliere regionale Giandiego Gatta, Pdl, e il sindaco di Manfredonia, Angelo Riccardi. Tutt'e due contro il governo regionale pugliese.
Ma procediamo per ordine. Cominciando dall'aspetto lessicale,
Se le parole hanno un senso, foggianesimo sarebbe una tendenza, un fenomeno. Foggianite qualcosa di peggio: una malattia, una patologia.
Il suffisso "ismo" oppure "esimo" denota una categoria ideologica o culturale. Al contrario la forma più corrente del suffisso "ite" sta a designare una patologia: più precisamente donata un'infiammazione dell'organo cui si riferisce (tonsillite, polmonite, meningite).
La questione sorse nel momento stesso in cui Vendola coniò il neologismo. Correva il dicembre del 2012, e i consiglieri regionali foggiani Lucio Tarquinio, Giandiego Gatta e Giannicola De Leonardis si batterono per ottenere maggiori stanziamenti per la Fiera di Foggia e i Consorzi di Bonifica della Provincia di Foggia. Vendola disse di no, accusando i tre consiglieri, appunto, di foggianesimo.

sabato 25 maggio 2013

Foggia quarta città italiana per esposizione al rischio sismico


Fate gli scongiuri. Grattatevi. Esponete pure cornetti portafortuna. Però la notizia va data. Foggia è tra le città italiane maggiormente esposte a rischio sismico. Lo rivela un dossier dell'Espresso sull'argomento, che ipotizza cosa succederebbe nelle diverse zone sismiche del Bel Paese, simulando un sisma di intensità equivalente al massimo storico registrato in ogni località. I risultati sono quanto mai scioccanti. La notizia è stata ripresa come sempre con molta tempestività dal blog Amara Terra Mia, cui debbo la segnalazione e la foto.
Il dossier, che si fonda su dati del Servizio Sismico Nazionale e della Protezione Civile, ipotizza le conseguenze sulla base di due parametri: le persone coinvolte in crolli e quelle che resterebbero senza tetto.
Foggia si situa al quarto posto della graduatoria nazionale, che vede in vetta Catania, con 161.829 persone che resterebbero coinvolte nei crolli, e 136.000 senza tetto. Seguono Messina (111.6222 e 95.365) e Reggio Calabria (84.559 e 74.187).

Pro Capitanata: lo sviluppo è una questione di rete

Pro Capitanata, il portale di Michele Lauriola che si prefigge di stimolare l'evoluzione della cultura di rete in Capitanata, interviene nel dibattito avviato da Lettere Meridiane sul difficile rapporto tra il territorio e il Nero di Troia. Questo vino sta conquistando i mercati nazionali e non solo. Però praticamente non viene più prodotto nella cittadina del duomo romanico, che ha dato il nome al vitigno. La trasmissione radiofonica specializzata nelle eccellenze agroalimentari del Bel Paese, Decanter, ha indicato il Nero di Troia come simbolo del ruolo trainante che i vini di qualità sprigionano per il territorio, indicando però quale zona in cui il Nero di Troia viene prodotto non già la provincia di Foggia, ma il Salento.
Commentando la vicenda, avevamo parlato dello strano inghippo geografico  che ha spezzato il rapporto tra il Nero di Troia ed il suo territorio d'origine, quello dei Monti Dauni. Il Nero di Troia si fregia della DOC soltanto nella sua versione prodotta a Castel del Monte (provincia di Bari), mentre quello imbottigliato in provincia di Foggia prende la generica etichetta di Tavoliere.
Secondo Pro Capitanata, che pubblica il commento nella home page del portale, "non è una questione di “inghippo geografico”. Lo spazio disponibile per il commercio e la distribuzione, purtroppo, è oggetto di uno scontro fra titani a livello globale. Le aziende vinicole dei  territori della Capitanata sono caratterizzate da una organizzazione destrutturata che le rende sempre più deboli, quindi, sempre più soggette al rischio di essere spazzate via dal mercato globalizzato. In breve il settore vinicolo della Capitanata è affetto da una forte concorrenza locale, dalla crescente pressione sui prezzi, dall’aumento del potere contrattuale dei canali commerciali e distributivi e da un ristagno della domanda, nonostante la ricchissima scelta e la qualità. Come ci si può tirare fuori dalla “oceano rosso” della concorrenza spietata per neutralizzare la concorrenza? Come si fa a creare e conquistare uno spazio di mercato incontrastato? Pro Capitanata ritiene che un sistema produttivo a rete, capace di fare sistema e solidarietà è una prima risposta."

giovedì 23 maggio 2013

Il contrappasso dell'isola ecologica eruttata dal sottosuolo


Se c’è, a Foggia, qualcosa che più di altre può essere additata come occasione perduta, o peggio ancora, come monumento allo spreco, questa è rappresentata dalle inutili isole ecologiche che punteggiano il centro cittadino e qualche zona di periferia. Le predette isole sono anche un’eloquente testimonianza di come vengano spesi male i finanziamenti comunitari: all’epoca della loro installazione costarono la bellezza di 2 milioni e mezzo di lire, ovvero cinque miliardi delle vecchie lire, al costo unitario di circa 800.000 euro.
La tecnologia è molto sofisticata: le isole – una trentina in tutto – avrebbero dovuto consentire una raccolta differenziata intelligente, consentendo il conferimento di carta, cartone, vetro e plastica e soprattutto, attraverso una memory card, l’identificazione del cittadino diligente, che avrebbe visto premiato il suo senso civico attraverso uno sconto sul tributo per la raccolta dei rifiuti. Inaugurate un paio di volte, le isole non sono mai entrate concretamente in funzione, perché Amica e assessorato comunale all’ambiente non sono mai riuscite ad organizzare una efficiente distribuzione delle card.

mercoledì 22 maggio 2013

La scomparsa di Oscar Longo, ideologo e stratega della primavera pugliese



Non ho mai capito quale metodologia Oscar Longo adoperasse per costruire le sue previsioni statistiche o politiche. Sta di fatto che ci azzeccava, quasi sempre. Ho un sospetto, però. La capacità divinatoria di Oscar nasceva dalla sua capacità di stare dentro alla vita, di capire persone e cose, di percepirle con rara sensibilità, vivendole profondamente e amandole. Era questa innata virtù che gli permetteva di comprendere da che parte volgesse il vento senza guardare la banderuola.
Longo è stato l’ideologo e lo stratega di diverse campagne elettorali del centrosinistra, nella stagione politica più bella e importante dei progressisti. Con lui ne ho fatte e vissute tre, tutte indimenticabili: con Rocco Antonio d’Amelio, alle politiche del 1994, e con Antonio Pellegrino, alle provinciali del 1994 e del 1998. Una sconfitta e due vittorie. Ma la sconfitta patita dal pubblico ministero protagonista di tante inchieste della tangentopoli foggiana fu il germe di tante vittorie successive, perché spianò la strada ad un modo diverso di intendere la politica e di fare campagne elettorali.

martedì 21 maggio 2013

Il Canzoniere di San Severo, straordinario esperimento di recupero della tradizione musicale popolare



Recuperare la memoria significa consolidare la propria identità, stabilire un rapporto più profondo e fecondo con il posto in cui si vive. Tanto più quando la memoria si riferisce alla musica popolare, che è uno degli scrigni più preziosi e ricchi della cosiddetta cultura immateriale.
In altri parti della Puglia operazioni di questo tipo hanno prodotto fenomeni addirittura imponenti di marketing territoriale (si pensi al Salento e alla Notte della Taranta). Non è purtroppo la stessa cosa in Capitanata, nonostante la straordinaria ricchezza del patrimonio musicale provinciale, che può spaziare dalle ballate di Matteo Salvatore alle tarantelle di Cantori di Carpino, dagli sciamboli dei Monti della Daunia alle intelligenti operazioni di recupero ed attualizzazione di musicisti come Umberto Sangiovanni e Nazario Tartaglione.
Tartaglione è un modello di dedizione alla causa, per la tenacia e per la perseveranza con cui da diversi anni persegue il progetto del Canzoniere di San Severo, giunto al suo quinto volume: si tratta, come il nome lascia intuire, di una raccolta in progress di canzoni che appartengono alla tradizione musicale della città dell'Alto Tavoliere oppure composte da Tartaglione, ma sempre riferite alla cultura popolare di San Severo e del Tavoliere.

Nero di Troia: la precisazione di Fede, l'inghippo geografico


Fede (Federico Quaranta) interviene nella polemica sulla zona d'origine del Nero di Troia, innescata dal post di Lettere Meridiane, in cui riferivo della bizzarra collocazione nel Salento attribuita al vitigno dal conduttore di Decanter la bella trasmissione di RadioDue dedicata ai vini e alle eccellenze agroalimentari del Bel Paese.
Come si ricorderà, il post era stato ripreso e commentato da Sandro Simone nella rubrica satirica Foggia VoccAperta che questi cura sul sito di Foggia Città Aperta. Sull'arguto commento di Simone interviene Fede, che scrive: "Mi spiace, ma il campanilismo territoriale è il male peggiore... intanto bisognerebbe ascoltare bene ciò che ho detto... parlavo di rapporto tra vino e terroir, non parlavo di origine, parlavo di traino economico sociale... ho parlato del Salento come territorio in grande spolvero, rappresentato dai vini che li si producono e vendono... ho citato Negroamaro, Primitivo ed anche Nero di Troia, sapendo che ci sono molte aziende salentine ad usarlo sia in purezza che in blend... poi se vogliamo far polemica facciamola, ma credo che non serva a nessuno. Ho realizzato un intera puntata su Daunia e suoi prodotti in Tv su La7.... nessuno di voi mi ha detto grazie! Inserisco un vino in un discorso ampio e scoppia tutto sto casino."

domenica 19 maggio 2013

Ciascuno cresce solo se sognato


Danilo Dolci
Vi devo una confessione. L'ispirazione al post su "come parla la scuola", e sul burocratese che imperversa anche laddove non sarebbe proprio il caso, come la scuola, m'è nata mentre leggevo, peripateticamente, lo stupendo libro Le parole di Danilo Dolci, di Michele Ragone, con presentazione di Antonio Vigilante. [E presto spero di raccontarvi dell'una e dell'altra esperienza: del libro in sé e della lettura peripatetica, essendo il primo ebook che leggo camminando. Comunque, se volete saperne di più: http://educazionedemocratica.org/?page_id=193].
Ho scritto il post avendo a mente la straordinaria lezione pedagogica e filosofica di Danilo Dolci, le sue riflessioni sulla scuola. Ed ecco il commento al mio post di un dolciano convinto come Antonio Vigilante, direttore della rivista di pedagogia politica, Educazione Democratica, che riferendosi allo scadimento linguistico della scuola scrive: "E' un segno di due cose: la deriva burocratico-aziendalistica della scuola e la chiusura della scuola al mondo esterno (chi vive nella scuola è sinceramente convinto che termini come POF, PON, DSA eccetera siano correnti). Anche più preoccupante è il linguaggio che usano i docenti per indicare aspetti importanti del loro lavoro. Ad esempio, è frequente l'aggettivo "scolarizzato", per lo più nella forma negativa: non scolarizzato. Di uno studente che non si adegua al clima scolastico, si dice questo: che non è "scolarizzato". Un termine in cui colpisce la passività, la riduzione ad oggetto che implica. Se li lasci fare, i docenti ti "scolarizzano", ossia fanno di te un ingranaggio nella macchina della scuola. Frequente è anche l'espressione "materiale umano".

Un rodeo allo Zaccheria: un interessante video del Comitato per il Monumento alle Vittime dei Bombardamenti


L'approssimarsi del settantesimo anniversario della tragica estate del 1943 sta producendo un confortante e per molti aspetti straordinario rinascimento della memoria cittadina. Non passa giorno che non negano recuperati importanti documenti, testimonianze, immagini e filmati.
Il Comitato per il monumento alle vittime dei bombardamenti del 43 ha pubblicato su YouTube (qui il link) un documento addirittura eccezionale: un rodeo che si svolse allo Stadio Zaccheria durante l'occupazione militare americana. Il reperto è sensazionale perché offre alcune inedite immagini dello stadio, all'epoca, ma anche perché documenta quanto i foggiani seguissero le iniziative promosse dai militari americani durante il loro soggiorno cittadino. Le gradinate dello stadio sono piene all'inverosimile, e c'è moltissima gente assiepata addirittura sul tetto della vecchia tribuna.
Le ricerche storiche sono dell'attivissimo Tommaso Palermo e di Giuseppe D'Angelo, il montaggio è di Claudio Manzi. A tutti loro, i complimenti più vivi per il loro impegno per recuperare la memoria della città.
Sul canale YouTube del Comitato è possibile prendere visione di tanto altro materiale sui bombardamenti, tutto di grande interesse.

sabato 18 maggio 2013

Nostalgia della Provincia: i foggiani riscoprono l'ente intermedio


Prosegue il dibattito sulla provocazione lanciata da Davide Leccese a proposito dell'abolizione delle Province ("Meglio sopprimere la Regioni", la tesi sostenuta dal preside emerito del Liceo Lanza), ed a sorpresa emerge una crescente nostalgia verso l'ente intermedio.
Secondo Salvatore D'Agostino, dirigente dell'Ente di Palazzo Dogana, la riforma ha le gambe piuttosto corte: "Il governo Monti aveva bisogno di dare un segnale all'Europa di snellimento e riduzione di costi della pubblica amministrazione e l'abolizione delle Province era la cosa più veloce e con meno ostacoli che si potesse fare in quel momento. Per valutare il pasticcio che è in corso vi invito a consultare queste slides che ricostruiscono in modo obiettivo la vicenda. La mia opinione è che questo è un federalismo sgangherato ... e le province sono state di fatto chiuse dal ministero dell'economia."
Sulla questione interviene anche il giornalista-bibliotecario Massimo Mazza, che così commenta il post su Gabriele Consiglio, primo presidente dell'ente di Palazzo Dogana a lanciare l'idea di una istituzione che "pilotasse" lo sviluppo del territorio: "Mi sono espresso più volte negativamente sulla soppressione delle Province. Quelle che una volta erano considerate "pilote dello sviluppo", come sostieni giustamente tu, Geppe, non avranno più alcun ruolo con grave danno per le autonomie del territorio, intese in un quadro politico-economico-sociale; concordo anche sulla figura del Presidente avv.

Ma come parla la scuola?


Nei nomi stanno le cose, dicevano i filosofi medievali. Nomina nuda tenemus: non abbiamo che nudi nomi (delle cose), scriveva Bernardo Cluniacense nel De contemptu mundi. L’evolversi del linguaggio racconta dunque anche la storia delle cose alle quali si riferisce. Ma, proprio per questo, occorrerebbe una maggior cautela quando cambiamo nomi alle cose.
Aver trasformato gli ospedali (dal latino hospitale, che è luogo di accoglienza per ospiti e forestieri) in aziende ospedaliere non è stata soltanto un’operazione linguistica: sottende un’evidente scelta ideologica, la rinuncia dello Stato ad accogliere, a farsi carico. La costante modifica dei nomi delle istituzioni rivela da un lato la crisi d'identità dello Stato, dall'altro esprime un rischio di autoreferenzialità. Non riuscendo a modificarsi davvero, lo Stato preferisce cambiare il nome alle sue strutture.
Questo circolo vizioso non risparmia nemmeno la scuola, ovvero l’istituzione che più di ogni altra dovrebbe farsi carico di custodire la saggezza antica dei nomi, di sorvegliare in qualche modo l’evoluzione del linguaggio. La foto che vedete si riferisce alla scuola media statale Ugo Foscolo di Foggia, ma potrebbe essere scattata ovunque, perché tutte le scuole si comportano più o meno allo stesso modo.

giovedì 16 maggio 2013

Nero di Troia, un'opportunità perduta?


Ninì Russo, fondatore ed animatore dell’attivissimo gruppo facebook Civitas Troiana (un bell’esempio di come un gruppo di social networking possa diventare un’autentica agorà) commenta con la consueta tempestività ed acutezza il post di Lettere Meridiane sul lapsus dei conduttori della trasmissione di Radio2,  Decanter, che parlando del Nero di Troia, ne avevano collocato la zona di produzione nel Salento.
L’errore geografico rilancia un’antica questione circa la difficile delimitazione della zona di produzione del grande vino pugliese o più precisamente circa i suoi legami con la sua terra d’origine che è Troia, la città d’arte dei Monti Dauni. “Il "Nero di Troia", nascosto nel brutto nome "Doc Tavoliere", in realtà – precisa Ninì Russo - rimane un IGT (Indicazione Geografica Tipica), il cui cuore del territorio di produzione va da Cerignola, Barletta e Andria, con presenze consistenti anche nel Salento. A noi col nome rimane il ricordo di vigne divelte che ora grazie all'impegno di Matteo Cuttano, qualche coraggioso reimpianta. L'augurio è che si possa passare dall'esaltazione di eccellenze obsolete alla loro rinascita.”

mercoledì 15 maggio 2013

Decanter (Radio2) elogia il Nero di Troia, ma lo colloca... nel Salento

Decanter, il programma culto di Radio2 dedicato all'enogastronomia elogia il Nero di Troia annoverandolo tra i vini più trend del momento. Peccato però che i conduttori Fede e Tinto (Federico Quaranta e Nicola Prudente) sbaglino la collocazione geografica del prezioso vino. Cito a memoria quanto ho ascoltato qualche minuto fa nel corso della trasmissione, in un passaggio in cui si parlava delle regioni i cui vini stanno tirando in modo particolare e stanno conquistando i consumatori: "Va benissimo la Puglia, e in particolare il Salento, con il Negramaro e il Nero di Troia."
Per quanti non lo sapessero Troia, cuore del territorio di produzione del sempre più celebre Nero, sta assai distante dal Salento, nella Puglia Settentrionale, provincia di Foggia, Monti della Daunia. Il lapsus è ovviamente involontario, però la dice lunga su quanto sia lunga ancora la strada da percorrere per adottare efficaci strategie di marketing territoriale, in provincia di Foggia. Il Salento "tira" grazie a brillanti operazioni d'immagine. Tanto per dire, il Negramaro si è fatto conoscere ed apprezzare non soltanto perché è un eccellente vino, ma anche perché il celebre, omonimo complesso pop ha deciso di adottarlo, prendendone il nome.
Occorrerebbero analoghe intelligenti iniziative volte a valorizzare le eccellenze di Capitanata, stringendo legami tra i prodotti agroalimentari, la cultura, il territorio.

Il Novecento, tra guerre globali e utopie di pace: incontro promosso da Le radici le ali

Si terrà domani sera (ore 18), giovedì 16 maggio, nella Sala Mazza del Museo Comunale il secondo appuntamento del ciclo di incontri promosso in occasione del settantesimo anniversario dei bombardamenti su Foggia dal cartello di associazioni "Le radici le ali", in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Umane dell’Università di Foggia, dell’Archivio di Stato, dell’Ufficio Scolastico Provinciale e degli assessorati alla Cultura ed alla Formazione ed Istruzione del comune di Foggia.
Relatore della serata sarà il prof. Stefano Picciaredda, docente di Storia Contemporanea dei Dipartimento di Studi Umanistici dell'ateneo foggiano, che parlerà sul tema “Il ‘900 tra guerre globali e utopie di pace”, analizzando le ragioni che hanno fatto del Novecento il secolo più violento della storia dell'umanità e le origini storiche che hanno innescato tanta aggressività e tanta distruzione.
È in questo drammatico contesto, infatti, che si colloca la tragedia vissuta da Foggia nella estate del 1943, che può essere capita fino in fondo soltanto alla luce degli avvenimenti che la portarono ad essere crocevia del mondo e a pagare un così alto tributo di vittime alla causa della libertà, della democrazia e della pace.
La rete di associazioni "Le Radici e le Ali" è formata da AUSER, ACLI, ARCI, ANPI, ANTEAS, Associazione per la Pace, Capitanata Futura, Cenacolo culturale "Contardo Ferrini", Legambiente, Libera, ScenAperta, SPICgil, FNP Cisl, FLC Cgil, Cgil.
Il ciclo di incontri per il settantesimo anniversario della tragica estate del 1943  si colloca nell'ambito del Progetto "Foggia tra memoria e futuro", un percorso storico-culturale per ricordare le vittime dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale che sta coinvolgendo anche numerose scuole cittadine e che proseguirà anche il prossimo anno, con l'obiettivi di costruire un museo della memoria.

martedì 14 maggio 2013

Il giallo dei numeri di Palazzo Dogana


Cosa sono, a che si riferiscono i due numeri mostrati nelle due foto, che campeggiano sul muro laterale di Palazzo Dogana, che si estende lungo corso Garibaldi? È una curiosità che mi insegue da un po’ di tempo e rispetto alla quale non ho ancora trovato risposta, pur avendo posto la domanda a diversi amici che si occupano di toponomastica e di storia locale.

Concorso di poesie ad iniziativa di Foggia in Guerra



Mentre si comincia a riflettere seriamente sul progetto di una “banca della memoria” che raccolga e custodisca documenti e ricordi sulla tragica estate foggiana del 1943, il sito Foggia in Guerra e la connessa paginaFacebook dimostrano che l’ingrediente essenziale per qualsivoglia operazione di recupero della memoria è, prima di tutto, il cuore.
La pagina Facebook si è da tempo trasformata in una repository spontanea di immagini, fotografie, documenti, ricordi. L’impegno culturale e civile di Vincenzo Saponaro e di Tommaso Palermo sta dimostrando che esiste nei foggiani un diffuso bisogno di memoria, di identità (peccato che non se ne accorgano le politica e la classe dirigente, perché soltanto il recupero dell’identità può aprire prospettive di rinascita e di riscatto per Foggia, proprio come accade 70 anni fa.
Allo scopo di raggiungere sempre più persone e di ampliare il progetto storico sotteso al sito web e alla pagina Foggia in Guerra, gli animatori dell’iniziativa hanno promosso un concorso di poesie sulla città di Foggia. Il termine della scadenza per l’invio delle opere è fissato a dopodomani, 16 maggio. Le poesie saranno poi valutate da una giuria di esperti. È prevista anche una votazione popolare, il cui esito inciderà sulla valutazione finale dei giudici in rapporto alla qualità della poesia.
Ciascun concorrente può partecipare ad una sezione (Poesia in lingua ,Poesia in dialetto); il tema della poesia è la città di Foggia .

lunedì 13 maggio 2013

La poesia è più forte della guerra: il poeta John Gawsworth a Foggia, dopo i bombardamenti

John Gawsworth
L’occupazione militare alleata durante la seconda guerra mondiale non contribuì soltanto ad avviare la ricostruzione della città, sventrata dai bombardamenti. In qualche modo, consentì a Foggia di venire a contatto con culture diverse, favorì incontri, scambi e contaminazioni culturali. Vi siete mai chiesti, per esempio, da cosa nasce la particolare predilezione dei foggiani per la nobile arte della boxe e per la musica jazz? Sono convinto che il germe vada fatto risalire proprio ai mesi in cui le truppe alleate fecero stanza a Foggia.
Durante l’occupazione, i militari americani erano soliti organizzare serate di pugilato (che si tenevano nella sala consiliare del municipio) e concerti della loro musica preferita, e tanto bastò a seminare una passione che negli anni successivi avrebbe dato frutti rigogliosi: una scuola pugilistica che ha saputo ben figurare perfino alle Olimpiadi, uomini di spettacolo come Renzo Arbore.
L’occupazione non fu un positivo enzima soltanto per contaminazioni di natura sportiva o musicale. Una storia molto bella – e non molto nota, per cui è bene ricordarla alla vigilia dell’avvio delle celebrazioni del settantesimo anniversario dei bombardamenti - è quella del poeta e sergente inglese della RAF, Terence Ian Fitton Armstrong, che con il suo reparto fu di stanza nel Tavoliere, probabilmente a San Severo, dove strinse profondi rapporti d’amicizia con il poeta Umberto Fraccracreta.

sabato 11 maggio 2013

La provocazione di Gino Longo: il clientelismo culturale avvelena i talenti


Le mie idee politiche sono lontane anni luce da quelle di Gino Longo, ma la distanza ideologica non ci ha mai impedito di intrattenere amichevoli rapporti e spesso anche di condividere opinioni e giudizi sul mondo dello spettacolo e della cultura di casa nostra. Sicché condivido molto di quanto egli ha scritto in un commento al post di qualche settimana fa, in cui riprendevo la provocazione lanciata da Fabio Prencipe circa la palude in cui pare essere  piombata la cultura a Foggia e nel resto della provincia.
Longo rilancia le critiche manifestate da Prencipe, e pone alcuni interrogativi che meritano risposta, se vogliamo che lo spettacolo e la cultura possano diventare, al di là delle chiacchiere, un fattore propulsivo per lo sviluppo del territorio.
È assai di più di un sasso nell’acqua stagnante, è un macigno quello gettato da Gino Longo che scrive: “In Capitanata esistono centinaia, per non dire migliaia, di corsi da quelli musicali a quelli teatrali, di danza, di cinema spesso tenuti da dubbi docenti. Qualcuno deve spiegarmi perché negli anni '50,'60,'70 fiorivano in Capitanata: Fernando Di Leo, Ninni Maina, Renzo Arbore, Nicola Di Bari, Rosanna Fratello, Gilda Giuliani, Milla Sannoner, Nucci Ladogana, Silvano Spadaccino, Gabriella Cristiani, Franco Tolomei, Michele Lacerenza, Teo Ciavarella, Tony Santagata, Paolo Ceglie, Rino Dimopoli, Michele Placido...

venerdì 10 maggio 2013

70 anni dai bombardamenti. Per imparare a condividere. Per imparare a convivere.



A che serve celebrare il settantesimo anniversario della tragica estate del 1943? Credo sia legittimo, anzi necessario, porsi questa domanda per scongiurare il rischio che la ricorrenza si riduca, com'è già successo, alla conta dei morti o alla rievocazione dei bombardamenti che rasero al suolo la città.
Ricordare un avvenimento, anche se drammatico, ha senso se ci aiuta a vivere meglio nel presente. Recuperare la memoria non è dunque una questione che riguarda soltanto gli storici di professione, né basta un libro, un saggio per ricordare quanto si è dimenticato. È un'operazione più complessa e profonda, che - se ha successo - contribuisce a consolidare l'identità collettiva. E quanto ce n'è bisogno, in una città che ha perduto tanta memoria proprio a causa della guerra, ed ha pagato un prezzo assai caro alla sua crescente smemoratezza.
Qualche giorno fa, nella Sala Mazza del Museo Civico assieme agli amici dell'Auser di Foggia e del cartello di associazioni Le Radici Le Ali, abbiamo presentato il bel quaderno della memoria di Raffaele De Seneen sugli antifascisti foggiani e cominciato a ragionare sulla necessità di costruire una banca della memoria che possa custodire ricordi, documenti, materiali che - data anche l'avanzata età anagrafica dei sopravvissuti - sono ormai a rischio.

giovedì 9 maggio 2013

L'antifascismo di Capitanata fu rigoglioso e radicato: ecco i dati


Devo ad Antonio Vigilante, direttore scientifico di Educazione Democratica, una preziosa segnalazione:  il Casellario Politico Centrale è adesso disponibile e consultabile online (alla pagina web, per chi ne avesse voglia, http://151.12.58.148/CPC). Si tratta dell’archivio della polizia fascista, ma non solo. Come si legge nella home page della banca dati, “la creazione di un’ anagrafe delle persone considerate pericolose per l’ordine e la sicurezza pubblica risale all’età crispina. Con la circolare n. 5116 del 25 maggio 1894 nell’ambito della Direzione generale di pubblica sicurezza fu istituito un ufficio con il compito di curare l’ impianto e il sistematico aggiornamento dello schedario degli oppositori politici. Anarchici, repubblicani, socialisti ma anche oziosi e vagabondi furono oggetto di una capillare attività di sorveglianza che alimentò un consistente archivio di fascicoli personali."
L’organizzazione dell’ufficio e dell’archivio fu modificata con successive circolari fino ad assumere il nome di Casellario politico centrale con legislazione eccezionale del 1925 e del 1926. Durante il periodo fascista l’attività di sorveglianza e controllo della polizia si amplificò comprendendo non più soltanto i politici ma tutta una indeterminata categoria di persone, definita genericamente antifascista, e gli allogeni ossia le minoranza etniche soprattutto della Venezia Giulia.

Quando la Provincia "pilotava" lo sviluppo: Gabriele Consiglio


La Provincia di Foggia ha imboccato il viale del tramonto. Con quali esiti per i problemi del territorio non è difficile immaginare, visto che alla conclusione della gestione politica dell'ente si accompagna un taglio di bilancio (12 milioni di euro) che praticamente azzera ogni capacità di manovra finanziaria dell'amministrazione.
Resto dell'idea che la Provincia di Foggia è utile. Anzi indispensabile. Lettere Meridiane ha già dedicato all'argomento diversi post (elencati in questa pagina), ed è affascinante raccontare com’è nata e come si è radicata l’idea di una Provincia che dovesse essere un punto di riferimento nelle politiche di sviluppo del territorio di Capitanata.
Cercherò di farlo aiutandomi con le preziose ricostruzioni della cronaca amministrativa di Palazzo Dogana, che si trovano negli annali (disponibili on line) de La Capitanata, la rivista della biblioteca provinciale.
L'idea viene da lontano, e da decenni è presente negli indirizzi programmatici delle amministrazioni che si sono succedute al governo dell’ente intermedio, anche quando la legislazione nazionale attribuiva alle Province compiti piuttosto marginali.
Il primo a teorizzare la necessità di "andare oltre" le funzioni attribuite dalla legge fu Gabriele Consiglio, nel 1962, in una delle più difficili stagioni politiche di Palazzo Dogana. Dopo le elezioni della primavera del 1960, il consiglio non era riuscito ad esprimere un presidente ed una maggioranza ed era stato sciolto. Si era tornati alle urne  nel 1962, e dopo una lunga trattativa era stata eletta una giunta paritaria di centrosinistra, guidata dal democristiano Gabriele Consiglio, che nel suo discorso d'insediamento per primo teorizzò l'idea della Provinciale quante "ente pilota" dello sviluppo.

mercoledì 8 maggio 2013

Cinema foggiani: fine dello spettacolo?



L'altra faccia dell'exploit delle multisale e di un certo consumo di cinema è rappresentata dalle vecchie sale cittadine che chiudono, schiacciate tra l'incudine dei costi che salgono e il martello di un pubblico sempre più rarefatto. Ed è un fenomeno che ha una dimensione non soltanto economica, ma anche sociale: la chiusura dei vecchi cinematografi desertifica ancora di più i centri storici, peggiora la qualità della vita.
La crisi dei vecchi cinema è particolarmente grave in Puglia, al punto tale da indurre  l’Anec, la Fice, e l’Acec, aderenti all’Agis di Puglia e Basilicata, a lanciare un'appello ed una petizione (significativamente intitolati Cinema: fine dello spettacolo?)  per sensibilizzare gli spettatori, le istituzioni regionali e locali sullo stato delle sale pugliesi e sulla grave crisi che queste stanno attraversando.
A Foggia aderisce alla iniziativa la storica sala Laltrocinema (nella foto, la vetrina) , dell'altrettanto storica famiglia di esercenti cinematografici, Cicolella. Le sale ancora operanti nel centro della città sono soltanto due: L'altrocinema e la Sala Farina. Negli ultimi anni hanno chiuso, una dopo l'altro, l'Ariston. il Capitol, il Garibaldi, l'Italia e le saracinesche sono momentaneamente abbassate anche al Cicolella di viale XXIV maggio. da tempo chiuso per lavori.

martedì 7 maggio 2013

Provincia o Regione? Chi salvereste?



Sembrava soltanto una boutade, quella di Davide Leccese, che in un commento al mio post sull'imminente fine della Provincia aveva proposto provocatoriamente di abolire piuttosto le Regioni: "resto dell'idea - paradossale quanto volete - che non si dovevano abolire le Province ma le Regioni - aveva scritto l'ex preside del Lanza -. Paradosso, dicevo. La Puglia, in particolare, per tanto tempo era definita da "Le Puglie"; denominazione al plurale che di fatto confermava la natura disomogenea del territorio, sia dal punto di vista storico che culturale ed economico. Abolite le Province vi immaginate l'attribuzione dei suoi poteri o al Comune capoluogo (Foggia) e a tutti gli altri comuni, nella parcellizzazione delle logiche e delle decisioni, o alla Regione Puglia che, da quando è nata, si è sempre distinta per sguardo obliquo, tutto incentrato sul capoluogo di regione?"
Ho chiesto un parere sulla "provocazione" di Davide Leccese ad un po' di amici, e ne  è venuto fuori un dibattito intenso, ricco di spunti di riflessione, che mi piace condividere con i lettori di Lettere Meridiane. Ecco gli interventi, in ordine cronologico. Da segnalare quello del sindaco di Manfredonia, Angelo Riccardi, che è un personaggio che conosce molto bene la tematica, essendo un primo cittadino ed essendo stato, in passato, amministratore regionale e provinciale.

sabato 4 maggio 2013

Giuseppe Galasso, i meridionalismi, i bombardamenti di Foggia

Giuseppe Galasso
Vi ho già raccontato di quella che potrebbe essere stata l'ultima serata culturale promossa dalla Provincia di Foggia (rischio che diventa sempre più serio, visto che il nuovo Governo ha annunciato la volontà di sopprimere le Province), dedicata alla presentazione de Le Terre della Dogana, opera omnia o quasi del grande storico e saggista di San Marco in Lamis, Tommaso Nardella.
Ospite d'onore della manifestazione Giuseppe Galasso, che ha tenuto una lectio magistralis su un tema decisamente originale, Le molti voci del meridionalismo.
Nessuno poteva essere più titolato dell'insigne scrittore e meridionalista napoletano per affrontare un problema così spinoso, in un momento di oggettiva crisi della percezione collettiva circa la questione meridionale.
Per Galasso è giunto il momento di andare oltre i confini disciplinari. "Dobbiamo domandarci se la letteratura meridionalista è un fungo, un albero o piuttosto una rete, un tessuto. Io penso che il meridionalismo non sia un monolite, ma un coro, a volte assonante, altre volte dissonante."

venerdì 3 maggio 2013

Un evento facebook e un'app per migliorare il decoro di Foggia

Un anonimo lettore ci fa rilevare, con molto garbo e senso civile, che il record che Foggia ha accumulato sulla piattaforma DecoroUrbano.Org è dovuto anch alla sensibilità di molti cittadini che si stanno adoperando per mettere in evidenza ciò che non va: "a Foggia - scrive l'amico lettore - ci sono molte segnalazioni perchè oltre l'evidente degrado c'è anche un gruppo di cittadini attivisti che sta collaborando nelle segnalazioni e che ha lanciato mediaticamente il progetto in città. Dove non sono presenti le segnalazioni non vuol dire che non ci sono problemi ma che nessuno li sta segnalando, ed a tal fine invitiamo tutti i suoi lettori ad aderire al progetto descritto nell'evento Facebook https://www.facebook.com/events/126738884187469/ . Presto come cittadini chiederemo anche al Comune di Foggia di aderire a Decoro Urbano in modo da dare seguito alle segnalazioni dei cittadini con la risoluzione dei problemi in corso."
L'evento è stato creato da Lucrezia Lucrezia,  Michele Rampino, Marco Milani, Francesco Gentile, Giuliano "Il Tecnologico"  Russo e Massimo Baldassini e si presenta come "un progetto di cittadinanza attiva contro il degrado urbano della città di Foggia, apartitico, aperto a tutti i cittadini di buona volontà." All'evento è stato invitato anche il sindaco di Foggia, Gianni Mongelli, che però al momento non ha ancora aderito (e speriamo che lo faccia).

L'ebook (gratis) di De Seneen sui Figli Sconosciuti, i foggiani che parteciparono alla Resistenza

È on line in formato pdf l'ebook di Raffaele De Seneen Figli sconosciuti - Il contributo dei Foggiani alla Resistenza, presentato ieri nella Sala Mazza del Museo Civico di Foggia nell'ambito delle manifestazioni celebrative del settantesimo anniversario del bombardamenti. La serata è stata organizzata dall'Auser e dal cartello di associazioni Le Radici Le Ali.
Il "quaderno della memoria" offre numerose interessanti novità sul contributo dei Foggiani alla Resistenza, dimostrando quanto esso fu importante, assai di più di quanto non si sia pensato fino ad oggi.
Nella grande maggioranza dei casi immigrati che si erano trasferiti nel centro nord in cerca di  fortuna, e non esitarono ad andare in montagna per difendere gli ideali di libertà e di democrazia.
Non si trattò solo dei nomi noti fino ad oggi, come Vincenzo e Luigi Biondi, i due fratelli ricordati da una strada e da un monumento nella villa comunale, caduti nelle Marche, o del tenore partigiano Nicola Ugo Stame, ucciso dai nazisti alle Fosse Ardeatine (ricordato da un vicolo periferico, sic).

De Tullio: Per fare sistema occorre coraggio

Riceviamo e volentieri pubblichiamo le stimolanti riflessioni di Maurizio De Tullio, giornalista particolarmente attento nella valorizzazione del genius loci. Nel suo intervento, dedicato all’importanza e alla necessità di fare sistema, De Tullio annoda diverse considerazioni svolte in articoli comparsi negli ultimi anni. Il risultato è importante, e induce alla riflessione.
Se da un lato sorprende l’attualità delle tesi sostenute dal collega (prima tra tutte la necessità di fare sistema, che soprattutto in una provincia particolarmente estesa qual è la nostra, si traduce nella necessità di tessere reti, condividere obiettivi e strategie), dall’altro non può che lasciare un retrogusto d’amaro leggere l’elenco delle tante occasioni perdute, anche quando siamo riusciti a fare sistema (come nel caso dell’Authority per la sicurezza alimentare). Il che significa che non soltanto vi è l’urgenza di fare sistema, ma vi è pure la necessità di una classe dirigente adeguata, in grado di sorreggere e stimolare il sistema, per fare in modo che una volta costruito, questo sia in grado di sprigionare sviluppo.
Ma questo è un altro discorso, che non chiama in causa soltanto i partiti e le istituzioni, ma anche la classe dirigente diffusa: imprese, sindacato, tecnocrazia e burocrazia, società civile che troppo spesso “si chiamano fuori”, puntando il dito contro la politica.
***
Nel giugno 2006 inviai un intervento al mensile foggiano “Il Provinciale”, che intitolai Per fare sistema occorre coraggio. Dopo aver segnalato che “…siamo ancora una volta responsabili di impedire al nostro territorio di svilupparsi”, indicavo una serie di priorità, per il graduale rilancio della nostra provincia, in chiave economico-sociale e mediatico-culturale, il tutto accompagnato da un elenco di proposte concrete. Naturalmente non mi aspettavo alcun commento, e così avvenne.

giovedì 2 maggio 2013

Antonio Pellegrino diventa storia, proprio quando svanisce il sogno della Grande Provincia


Nella storia non esistono coincidenze, anche se sovente il destino degli uomini cammina per strade imperscrutabili. Ma non dev’essere per nulla un caso se la Provincia di Foggia, sempre più in odore di soppressione, chiude i battenti proprio nel giorno in cui ricorre il secondo anniversario della scomparsa di Antonio Pellegrino, il presidente che teorizzò e cercò di costruire la Grande Provincia, convinto dell’assoluta necessità di un autorevole ente intermedio, per un territorio vasto, complesso e straordinariamente ricco di risorse come quello di Capitanata.
Nel giorno in cui la morte di Pellegrino diventa storia, finisce anche il sogno, la suggestione della Grande Provincia: ma bisogna raccontarlo, se non altro per custodirlo e tramandarlo.
Ho avuto la fortuna, l'onore ed il piacere di collaborare con Antonio Pellegrino fin dai primi giorni della trionfale campagna che, nel 1994, lo portò a diventare il primo presidente della Provincia di Foggia direttamente eletto dal popolo. Vi sarebbe rimasto fino al 2004, vincendo un'altra campagna elettorale. La politica lo aveva preso in prestito nella stagione buia di tangentopoli, che non aveva neanche lambito Palazzo Dogana dal punto di vista giudiziario, ma aveva così sfilacciato i rapporti tra i partiti della maggioranza di centrosinistra, da far chiudere anzitempo la consiliatura provinciale.

mercoledì 1 maggio 2013

Figli sconosciuti. Da domani non più: tutti i nomi dei Foggiani che hanno preso parte alla Resistenza


Il contributo dei Foggiani alla Resistenza ed alla Liberazione fu importante, assai di più di quanto non si sia pensato fino ad oggi. Fu un contributo per molti versi commovente, visto che coinvolse nella grande maggioranza dei casi immigrati che si erano trasferiti nel centro nord in cerca di  fortuna, e non esitarono ad andare in montagna per difendere gli ideali di libertà e di democrazia.
Non si trattò solo dei nomi noti fino ad oggi, come Vincenzo e Luigi Biondi, i due fratelli ricordati da una strada e da un monumento nella villa comunale, caduti nelle Marche, o del tenore partigiano Nicola Ugo Stame, ucciso dai nazisti alle Fosse Ardeatine (ricordato da un vicolo periferico, sic).
Ci sono stati tanti altri "figli sconosciuti" della nostra città che hanno pagato con il sangue la loro dedizione alla causa della democrazia. Come Antonio Di Tommaso detto Paolo, partigiano della III Divisione Garibaldi caduto nel rastrellamento di Pra del Colle il 30 marzo 1945, o Pasquale La Rocca e Francesco Loco detto Moro, caduti in combattimento il 27 aprile dello stesso anno. E ancora, Savino Loco detto Piero, comandante di squadra nella IV Divisione Garibaldi, ucciso in combattimento il 26 gennaio, Vincenzo Loco detto Fritz, anche lui in forza alla IV Divisione Garibaldi, ucciso il 29 dicembre del 1944 e Gino Petrone detto Ciro, caduto il 7 aprile del 1944.
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