domenica 30 giugno 2013

È polemica sull'idea di Amendola per i charter turistici

Manco a dirlo, fa discutere e solleva polemiche l'idea del ministro della Difesa, Mario Mauro, di utilizzare la pista dell'aeroporto militare di Amendola per farvi decollare i voli charter turistici limitatamente ai week end estivi, a cominciare dall'estate 2014.
Ho già espresso il mio parere in questo post, sottolineando come l'utilizzazione (per giunta così limitata di Amendola) non penalizzi affatto il Gino Lisa di Foggia anzi, in un certo senso, rafforzi la necessità dell'allungamento della pista.
Senonché l'iniziativa del ministro della difesa (originario di Peschici, ma poi formatosi a Foggia e a Milano) fa storcere il naso a diversi foggiani, come Vincenzo Concilio, che ha scritto questo commento al post di cui ho detto: "Non c’è due senza tre, dice un noto proverbio della cultura popolare italiana. L’idea che sta alla base è che se un evento non è unico, ovvero si ripete almeno due volte, molto probabilmente si ripeterà ancora.
Così, se un aeroporto non decolla, attiviamone un altro, a cura di un ministro garganico che vuole fare gli interessi del Gargano e non del capoluogo ridotto così male da non sembrare neppure tale. Uno Vale Uno. E' questa l'idea di democrazia teorizzata da molti...che però non sembra dover valere nelle questioni aeroportuali. Di Tresette ce n'è uno, tutti gli altri son nessuno."

Renziani allo scoperto: basta con la vecchia politica, cambiamo la classe dirigente

L'incontro tra politica e società civile promosso dalla componente renziana del Pd di Capitanata già provoca fibrillazioni in seno al centrosinistra. In un certo senso, la kermesse apre ufficialmente le danze per la scelta dei candidati alla fascia tricolore e al consiglio delle comunali 2014.
Gli organizzatori abbassano però il tiro. Più che di persone e di candidati, preferiscono parlare di metodi e di programmi, lanciando la suggestiva idea di un programma condiviso tra la politica e la società civile. Così, Giampiero Protano, responsabile del Comitato Adesso!Capitanata, e Michele Salatto, coordinatore provinciale dei Comitati pro Renzi, spiegano l'iniziativa che si terrà domani.
"In passato il centrosinistra ha compiuto diversi tentativi, alcuni riusciti, altri falliti, di ascoltare la città civile. Adesso si tratta di sperimentare un metodo diverso: ascoltare non basta, bisogna che la Foggia migliore e la Capitanata migliore, che non si arrendono al declino in cui sono precipitate la città capoluogo e la provincia, diventino protagoniste, siano veramente la classe dirigente del futuro."

L'affaire Lisa, il progetto di allungamento della pista nascosto da 30 anni

Il sindaco di Foggia, Gianni Mongelli, ha ragione quando sostiene che la sua amministrazione non ha colpe sui ritardi che si stanno accumulando sulla storia dell'allungamento della pista del Gino Lisa. Le responsabilità affondano così indietro nel tempo che è difficile trovare un'amministrazione che ne abbia più di altre. L'aspetto paradossale e paradigmatico della vicenda è proprio questo: non ci sono colpe specifiche ma - come dire - una "responsabilità ambientale" che coinvolge la politica, la classe dirigente, la burocrazia e la tecnocrazia, e mette a nudo il male più profondo di cui soffre il capoluogo dauno: il bene comune sempre asservito a quello privato, una concezione della città non già come patrimonio collettivo da organizzare e migliorare per vivere meglio, ma una risorsa da utilizzare prima di tutto per affermare i proprio interessi.
È questo vizio che ha impedito che la città fosse in grado di crescere seguendo una logica di programmazione. È questo vizio che ha fatto naufragare tutte le migliori intenzioni di assicurare uno sviluppo urbanistico equilibrato e orientato prima di tutto ai cittadini.
L'aeroporto Gino Lisa e la nuova pista, che avrebbe potuto e dovuto già da molti anni fungere da volano per il rilancio dello scalo e del volo aereo nella Puglia Nord, sono un emblema di tutto questo: raccontano una storia amara ma particolarmente esemplare di questo arrembaggio del territorio, sul cui altare è stato sacrificato un pezzo importante dello sviluppo del capoluogo e del resto della provincia, cui si intreccia la storia di tante piccole e grandi occasioni perdute.

sabato 29 giugno 2013

Lisa e Amendola non sono ipotesi l'una contro l'altra


Non le capisco proprio, le polemiche, e i mugugni, sull'annuncio dato dal ministro della difesa, Mario Mauro, circa la possibilità di un'utilizzazione della base militare di Amendola per voli turistici. È una bella notizia e speriamo che la possibilità diventi presto una realtà, visto che Mauro, dopo averne parlato con i vertici militari della base, ha detto che la cosa si può fare, ma bisogna prima realizzare uno studio di fattibilità.
Ritengo la notizia positiva, molto positiva, come dovrebbero tute quelle che danno maggiori possibilità di sviluppo alla nostra terra.
Premesso questo, va detto che l'eventualità che Amendola venga utilizzato per i voli turistici non risolve affatto il problema del Gino Lisa, che resta tale e quale. La pista va allungata, e speriamo che i lavori possano essere cantierizzati rapidamente. L'ipotesi Amendola, ammesso che l'uso parziale prospettato dal ministro vada in porto, potrebbe risolvere almeno parzialmente il problema del Gargano.

Foggia, città senza memoria

Foggia nel secolo XVII
Recenti accadimenti hanno rilanciato il tema di Foggia, città senza memoria. A voler esser precisi dovremmo parlare di "non accadimenti", perché il dramma di questa città è che gli avvenimenti - le bombe che distruggono, il vandalismo che deturpa - vanno a sommarsi disastrosamente a quel che non accade: l'incuria, il disinteresse, l'abbandono l'oblio che colpisce i siti della storia e del passato come la Tomba della Medusa, la Masseria Regia del Pantano, San Lorenzo in Carmignano.
Ho ritrovato, sulla questione, un bel saggio di Antonio Ventura, che è stato per anni il responsabile dei Fondi Speciali della Biblioteca Provinciale, quindi il curatore del Museo Provinciale del Territorio che sta in via Arpi, prima di andare in pensione.
Alla passione verso la storia, Ventura ha sempre accoppiato un intenso impegno civile e culturale, nella consapevolezza che la memoria è una risorse fondamenta per il futuro di una comunità: se non sappiano precisamente chi siamo stati, è difficile renderci conto di chi siamo (oggi) e quindi progettare chi saremo (domani).

Il saggio di cui parlo (cliccare qui per scaricarlo) è stato pubblicato nella prima parte dell'annata 1984-1985 de La Capitanata, la rivista della Biblioteca Provinciale i cui numeri sono tutti disponibili e scaricabili nell'area digitale del bel sito della biblioteca La Magna Capitanata

giovedì 27 giugno 2013

Ecco i provvedimenti per i giovani. La svolta meridionalistica del governo Letta.


Era da tempo che il Mezzogiorno non riceveva tanta attenzione, non godeva di tanta centralità in un atto del Governo. Diciamo atto, e non ancora provvedimento, perché per capire fino in fondo come si muoverà il governo Letta per cercare di sanare la piaga della disoccupazione giovanile al Sud bisognerà aspettare la pubblicazione del decreto e, soprattutto, verificare se c'è veramente la copertura finanziaria.
Ma le intenzioni ci sono, e sono lodevoli: "creazione di nuovi posti di lavoro nel Mezzogiorno; contrastare la forte caduta dell’occupazione indotta dalla recessione e per accompagnare la sua possibile ripresa, così come la regolarizzazione di impieghi “sommersi”; rafforzare la coesione sociale e territoriale nel paese; contribuire ad un rafforzamento strutturale del sistema delle imprese; indurre un aumento dei consumi e della tassazione a vantaggio dell’intero paese."
Tanto si legge nel documento: Il Mezzogiorno al lavoro / Misure urgenti per l’occupazione giovanile e contro la povertà nel Mezzogiorno pubblicato ieri nel sito di Palazzo Chigi, quale allegato al comunicato stampa sulla riunione del consiglio dei ministri.

mercoledì 26 giugno 2013

Lo scempio della memoria: San Lorenzo in Carmignano e la Regia Masseria Pantano

San Lorenzo in Carmignano e la Regia Masseria del Pantano sono tra i posti più ricchi di passato in una città, come Foggia, che nel corso della sua storia ha subito spesso distruzioni - talvolta per mano della natura, più spesso per mano umana. Tracce di un passato importante, che come tali andrebbero tutelate e quanto possibile valorizzate. E invece no.
La Regia Masseria si erge spettrale nell'assedio di una periferia sempre più scialba ed anonima. Quel che resta di San Lorenzo in Carmignano corre adesso il rischio di finire sotto i ponti, e non soltanto in senso metaforico.
Eppure la coscienza culturale della città, su questi temi, è vigile. Però non sfonda. Al declino della Regia Masseria Pantano dedica un bell'articolo il blog di storia dell'arte Kunst. "Gioiello federiciano che sorge alla periferia di Foggia, lasciato nell’abbandono, condannato a una morte lenta e irrimediabile - scrive l'autore Mario Cobuzzi - :  nulla viene fatto per preservarlo: lo si lascia lì, a morire pian piano, come un malato terminale che ormai nemmeno si lamenta più. E questo perché qualcuno, in barba alla memoria storica e culturale della comunità, ha deciso che anche in quel punto bisogna andare avanti con la speculazione edilizia: non si aspetta altro che il “rudere” collassi definitivamente."

martedì 25 giugno 2013

700.000 tonnellate di amianto in provincia di Foggia

Figura 1


Non siamo al dramma, ma non c'è neppure di che stare tranquilli. Questa la situazione delineata dal Piano Regionale per la bonifica dell'amianto, la cui attuazione è ormai ai nastri di partenza.
Nella mappa del rischio disegnata dal Piano, la Capitanata non è tra le Province più virtuose. È al terzo posto, ma praticamente a pari punti con Lecce, che è seconda. In vetta c'è Bari. Dopo Foggia ci sono Barletta, Brindisi ed infine Taranto, che nonostante la concentrazione di industrie nel suo territorio è la provincia che presenta il minor numero di coperture di cemento amianto. La rilevazione regionale è stata effettuata utilizzando tecniche molto sofisticate: un volo con sensore iperspettrale MIVIS, che ha evidenziato la presenza di circa 5.000 tetti di amianto sull'intero territorio pugliese, di cui 1.706 con dimensioni superiori a 500 m e 2.751 con dimensioni superiori a 200 m.
I dati così raccolti sono stati estrapolati per calcolare il fabbisogno di siti autorizzati allo stoccaggio provvisorio e/o allo smaltimento definitivo dei materiali contenenti amianto.

lunedì 24 giugno 2013

Encounter, il sogno cinematografico di Fabrizio Rinaldi

Cosa accadrebbe se in un futuro più o meno prossimo, gli essere umani "normali" dovessero vivere fianco a fianco con esseri altrettanto umani, però nati in provetta? La risposta all'interrogativo giungerà dal cortometraggio Encounter, scritto dal filmaker di origine foggiana Fabrizio Rinaldi, che del film sarà anche il regista, se (come speriamo) verranno reperiti i soldi necessari alla produzione.
Encounter racconta di un incontro che avviene in un vecchio locale, di notte, durante una violenta tempesta. La storia è ambientata un futuro non molto lontano in cui le persone convivono con i tipo1, esseri umani prodotti tramite ectogenesi e modifiche al DNA. Sono umani, e forse perfino qualcosa di più, ma sono discriminati come androidi e costretti a nascondersi dopo essere stati dichiarati illegali.
Come nella migliore tradizione del genere, la fantascienza anticipa questioni morali profonde: in questo prossimo futuro, chiunque può essere un tipo1, e potrebbero essercene anche nel locale, nella notte raccontata da Rinaldi.
Il regista è affiancato da una troupe di professionisti che hanno un solo obiettivo: realizzare un film di grande qualità, che racconti una storia solida e appassionante, senza scendere a compromessi, e che si avvalga di interpreti all'altezza del ruolo, professionisti.

Un ebook in omaggio sulla fine dei cinematografi: dal Falso Movimento al Cinema Impero

Un ebook per ricordare una bella (anche se dolorosa) pagina della storia culturale foggiana, un ebook per celebrare in qualche modo la demolizione del Cinema Impero a Manfredonia.
Non mi aspettavo che il mio post (va detto: assolutamente impreziosito dalle struggenti parole di Stefania Marrone) sulla demolizione del Cinema Impero di Manfredonia suscitasse tanti commenti e tante reazioni da parte dei lettori di Lettere Meridiane, come questa che Giovanni Tagliaferri ha postato sul mio profilo di facebook, e che riguarda un'altra dolorosa demolizione, questa volta foggiana.
"Nuovo Cinema Paradiso di Tornatore - scrive Tagliaferri - è uno dei più bei film che io abbia mai visto nella mia vita. Mi ha fatto ricordare uno scempio commesso a Foggia, dovuto alla bieca ingordigia di squallidi e volgari palazzinari, la vera piaga del nostro secolo: la demolizione del cine-teatro Flagella. Uno dei più belli,se non il più bel contenitore artistico italiano. Il glorioso palcoscenico del Flagella ha visto le esibizioni dei più grandi artisti internazionali."
Tagliaferri indica la responsabilità del misfatto nella scarsa sensibilità degli amministratori comunali dell'epoca, e stigmatizza la perdurante chiusura del Teatro Comunale: "Vi siete chiesti - aggiunge -  da quanti anni è in "ristrutturazione" il povero teatro Giordano?... Beh, questo esempio serve a farci un idea del livello dei nostri amministratori…"
Effettivamente, il Flagella era un bellissimo cineteatro: pensate, il tetto poteva essere aperto automaticamente in modo che la sala potesse ospitare senza problemi proiezioni o spettacoli anche durante l'estate.

domenica 23 giugno 2013

Ecco la Foggia possibile e nascosta: politica e social network s'incontrano

Per la prima volta a Foggia il mondo del social network, dell'impresa, delle professioni (di quella società civile tanto spesso evocata e assai raramente declinata e messa veramente sotto i riflettori) incontra quello della politica. Chiamata ad ascoltare e non a predicare dal pulpito.
Sullo sfondo c'è già la campagna elettorale che nella primavera del 2013 porterà al rinnovo dei consigli comunali a Foggia e in altre importanti città della Capitanata, ma è il metodo che è assolutamente diverso. A rompere gli indugi sono i renziani, con un evento che già nella forma e nello stile marca una evidente discontinuità rispetto alle liturgie della politica convenzionale: tanti interventi, ma tutti brevissimi; infografiche per descrivere il tema da affrontare, e poi musica e teatro. La politica sullo sfondo.
Il tema non è nuovo ("Ultimi ma non ci arrendiamo") ma assai nuovo è il punto di vista, ben declinato nella head line del manifesto (dal look aggressivo: una bocca che urla, quasi a gridare:basta!): "È vero che le classifiche ci relegano agli ultimi posti per qualità della vita, sicurezza, ricchezza. Ma c’è anche una Foggia possibile e nascosta. Giovane. Creativa. Attenta alle nuove tecnologie. Desiderosa di rilanciare la splendida posizione geografica della città, che la rende un naturale ponte di civiltà e di cultura. Questa Foggia vogliamo portare alla ribalta."

sabato 22 giugno 2013

Piano dei Rischi del Lisa, Mongelli ha ragione. Ma di chi sono le responsabilità?

Dalla bacheca del combattivo gruppo facebook "Basta chiacchiere, aeroporto", il sindaco di Foggia, Gianni Mongelli, fa sapere che "Nessun ritardo è imputabile all'Amministrazione Comunale per il Piano dei Rischi", e tanta basta ad attizzare una polemica infinita.
Intervenendo un paio di settimane fa al forum promosso da Foggia Città Aperta, il primo cittadino aveva assicurato che il Piano dei Rischi sarebbe stata cosa fatta entro quindici giorni, poi è arrivata la frenata dell'Enac che evidentemente rende impossibile rispettare la data che aveva indicato come scadenza.
Sono tuttavia d'accordo con Mongelli: il sindaco dice la verità quando afferma che l'amministrazione civica (riferendosi, evidentemente, alla "sua" amministrazione) non ha responsabilità del ritardo con cui si sta licenziando il Piano dei Rischi, adempimento importante per poter cominciare la fase degli espropri e quindi finalmente cantierizzare i lavori di costruzione della nuova pista.
Ma di responsabilità ne hanno, eccome, le amministrazioni che hanno preceduto la sua nel governo della città. Il problema di Foggia è che ogni problema finisce per impantanarsi in una palude che tutto avvolge, perché non è mai chiaro di chi sono le responsabilità, e perché, quand'anche le responsabilità venissero allo scoperto, mai nessuno paga per gli errori compiuti.

Un altro cinema chiude. Ma il cinema non muore.

Se la memoria non mi tradisce, c'è anche il Cinema Impero di Manfredonia ne La bianca palpebra dello schermo che Lucio Dell'Accio girò nel 1991 per raccontare la scomparsa delle sale cinematografiche in Capitanata. Il documentario apre una trilogia che l'autore foggiano ha dedicato al cinema o più precisamente al cambio d'uso del cinema. Dopo La bianca palpebra dello schermo arrivarono Ritratto di albanesi in un cinema (1994, il racconto di una delle prima esperienze di accoglienza fatte a Foggia, con la trasformazione della sala parrocchiale di Gesù e Maria in un dormitorio per gli extracomunitari) e lo struggente Maurizio (1997) che racconta della straordinaria capacità di "vedere" - oltre i limiti imposti dallo spazio ristretto cui costringe la disabilità - di un poeta diversamente abile.
Lucio volle concludere così la sua trilogia ad indicare che fintanto che siamo capaci di vedere, immaginare (e aggiungerei ricordare, visto come Dell'Accio ha ripreso il tema nella sua ultima, monumentale opera, Scene da una strage (2011), dedicata all'attentato di Piazza della Loggia a Brescia ) il cinema esiste e resiste.
Ne La bianca palpebra dello schermo quei cinema chiusi e destinati alla demolizione rivivevano sul filo della nostalgia, nelle testimonianze e nella memoria di chi li aveva abitati.

venerdì 21 giugno 2013

Il buco dei fondi comunitari: 1.300 milioni che potrebbero andare perduti

Gli investimenti comunitari in Capitanata continuano ad essere importanti, e migliora, seppure di poco, la capacità di spesa degli enti beneficiari dei fondi. Insomma si attenua il rischio di vedere sfumare i finanziamenti, ma resta concreto il problema di una corretta e tempestiva utilizzazione, che potrebbe dare più di una boccata d'ossigeno all'asfittica economia provinciale.
È quanto si ricava ponendo a confronto lo stato dell'arte dei finanziamenti comunitari in Capitanata, così come fotografato da Opencoesione, con i dati pubblicati ad ottobre, sempre dal sito promosso dall'allora ministro, Fabrizio Barca, proprio allo scopo di monitorare l'andamento dei cantieri.
Di ciascun progetto viene fornito lo stato dell'arte il che consente a qualsiasi cittadino di verificare di persona come vengono spesi, nella sua città o nel suo paese, i finanziamenti elargiti dall'Unione Europea. L'iniziativa del ministro Barca sembra avere effettivamente contribuito ad accelerare la capacità di spesa.
La cartina (fare clic sulla imagine per ingrandirla) mostra le zone in cui si concentrano i flussi finanziari più consistenti (quelle più scure): i finanziamenti più notevoli sono quelli che riguardano Foggia e Chieuti, che è anche il comune che vanta la spesa pro-capite più elevata, con ben 33.379 euro.
Ad oggi, i progetti comunitari monitorati dal sito in Capitanata sono 6.704 (erano 5.557 ad ottobre scorso), per un finanziamento complessivo di un miliardo e 800 milioni di euro (nella scorsa rilevazione di Lettere Meridiane era circa un miliardo e mezzo).

mercoledì 19 giugno 2013

Wikipedia colma la lacuna dei bombardamenti su Foggia

Wikipedia colma la lacuna. Anche il dramma di Foggia è compreso adesso nella voce dedicata dall'enciclopedia on line ai bombardamenti strategici della Seconda Guerra Mondiale. Dopo la denuncia-appello di Lettere Meridiane, qualcuno (va ricordato che l'enciclopedia per eccellenza della rete è frutto di una scrittura collettiva, per cui ognuno può scrivere ed integrare le voci) ha aggiunto un sacrosanto riferimento al dramma vissuto da Foggia nella tragica estate del 1943: "Quando gli Alleati conquistarono il nord Africa - si legge adesso nella nota -, le città italiane entrarono nel raggio di azione dei bombardieri pesanti B-17, B-24, Lancaster ed Halifax. Tra i bombardamenti più pesanti, quello del 19 luglio 1943 su Roma e quello del 19 agosto 1943 a Foggia con oltre 9000 vittime. "
Il "qualcuno" autore dell'integrazione in questione è l'impareggiabile Domenico Sergio Antonacci, blogger di Amara Terra Mia, come sempre attentissimo a raccogliere gli stimoli che giungono dal mondo della rete e dall'informazione on line.
Resta il problema di una maggiore integrazione tra quanti si stanno occupando di ricostruire la memoria della città rispetto a quel momento cruciale rappresentata dalla tragica estate del 1943: le iniziative in corso, i tanti progetti e propositi dovrebbero confluire in un progetto condiviso e solidale. Foggia manca di una public history. Forse è davvero arrivato il momento di costruirla.

Foggia tra passato e futuro, ricordando Salvatore Ciccone

"Il dovere di uno scrittore non è di mettersi al servizio di quelli che fanno la storia, ma di aiutare quelli che la subiscono." Quando penso a Salvatore Ciccone, mi torna inevitabilmente in mente quanto disse Albert Camus ritirando il Premio Nobel a proposito dei "difficili doveri" dello scrittore.
Salvatore Ciccone di questi doveri si è fatto carico fino in fondo: rigo per rigo, cartella per cartella, articolo per articolo, saggio per saggio.
In una terra come la Capitanata che non ha mai fatto la storia, ma piuttosto l'ha subita, Salvatore ha sempre cercato di indicare, scavando nella storia, il bandolo di una matassa spesso inestricabile. Com'è che un territorio così rigoglioso, importante e pieno di risorse quale la Daunia-Puglia non è riuscito ad essere mai, o lo ha fatto assai raramente, protagonista della propria storia? La risposta non va cercata in quanti, dai Romani a ai Longobardi, dagli Svevi agli eserciti alleati hanno fatto la storia, ma piuttosto in quanti l'hanno subita: i vinti di ogni epoca.

lunedì 17 giugno 2013

L'ultima omelia di don Tonino Intiso a San Filippo Neri

Potrebbe essere stata l'ultima Messa a San Filippo Neri, quella che don Tonino Intiso ha celebrato ieri, in quel garage di via Federico Spera che da nove anni ospita la più periferica delle parrocchie foggiane.  Dalle prossime settimane, potrebbe cambiare tutto a San Filippo: il parroco ed anche la sede parrocchiale.
A pochi passi dal garage procedono infatti i lavori per rendere agibile almeno il salone della nuova Parrocchia. Lì si svolgeranno le funzioni religiose, fino a quando la grande Chiesa non sarà completata.
E il nuovo parroco? A don Tonino Intiso non è stato formalmente comunicato il nome del suo successore (ma la notizia è di dominio pubblico, ne parla perfino il web: a sostituirlo sarà il parroco della Cattedrale, mons. Antonio Sacco).
L'Arcivescovo di Foggia, Mons. Francesco Pio Tamburino, gli ha semplicemente notificato la conclusione del suo mandato pastorale in quel di San Filippo Neri, al momento senza comunicargli la destinazione ad altri incarichi.
L'ultima omelia di don Tonino, nel garage di via Spera, è intrisa di amarezza, ma anche di speranza, in quell'alternanza di gioia e di dolore che ha spesso scandito la vita del sacerdote 75enne, che ha scritto pagine importanti della vita religiosa e sociale del capoluogo dauno.

Lettere Meridiane diventa anche newsletter


Dalla scorsa settimana, ad ogni week end, Lettere Meridiane pubblica ogni domenica una newsletter che contiene un compendio dei post più significativi pubblicati nei sette giorni precedenti.
La newsletter viene già inviata agli indirizzi di posta elettronica i cui titolari figurano tra i miei amici di Facebook o nella mia mail list. Pertanto i lettori abituali del blog dovrebbero averla già ricevuta. Quanti non l'avessero  ricevuta e desiderassero abbonarsi posso farlo da questo link. L'iscrizione è del tutto gratuita. Quanti volessero semplicemente sfogliarla la trovano in questa pagina web.
Chiedo scusa a quanti invece non volessero riceverla (e l'abbiano ricevuta per le ragioni che ho detto sopra): possono revocare l'iscrizione alla newsletter semplicemente cliccando sul collegamento "unsubscribe" che si trova alla fine della newsletter.
Se l'iniziativa vi piace, vi prego di farla conoscere anche a vostri amici e conoscenti segnalando loro il link per l'iscrizione.
A quanti accedono per la prima volta a Lettere Meridiane, suggerisco di leggere l'editoriale che illustra le ragioni che mi hanno spinto a pubblicare il blog.

domenica 16 giugno 2013

Basta chiacchiere: aeroporto subito

Sembra destino: ma ogni volta che per l'aeroporto Gino Lisa si approssima l'ora X, c'è qualcuno che viene fuori per avanzare proposte alternative. L'idea dell'on. Salvatore Tatarella (riaprire la prospettiva di una utilizzazione a fini anche civili dell'aeroporto militare di Amendola "approfittando" della presenza del ministro foggiano Mario Mauro al dicastero della difesa) è suggestiva ed intelligente, ma è però, semplicemente, un'altra cosa rispetto al problema. Che era, e resta: perché sull'allungamento della pista del Lisa si sta perdendo così dannatamente tempo?
Quand'anche il ministro Mauro, folgorato sulla strada di Damasco (il Ministero ha sempre sostenuto che della possibilità di un uso promiscuo di Amendola non se ne parla nemmeno), conceda l'agognato nulla osta, la questione del Lisa resterebbe tal quale: tra lungaggini di routine e inghippi burocratici si stanno perdendo tempo e danaro.
Le questioni sono del tutto distinte e per questo mi sembrano comunque ingenerose le critiche che sono state mosse da qualche parte all'on. Tatarella:  proponendo di "ripescare" la prospettiva di Amendola, l'europarlamentare non boccia certamente l'aeroporto Lisa.

Rauzino racconta su Microstorie i bombardamenti su Foggia

«Dopo i bombardamenti avvenuti a Foggia, tutta l’attrezzatura dei laboratori dell’Istituto andò perduta, come furono perduti, perché distrutti o saccheggiati, le suppellettili scolastiche, gli impianti di qualsiasi specie, il materiale dei gabinetti di fisica e di scienze, la biblioteca della scuola. Questa relazione finale dell’anno scolastico 1942-43 purtroppo dovrebbe propriamente dirsi relazione della fine di un Istituto colpito dalla furia devastatrice della guerra».
Con queste parole, struggenti e drammatiche (e così scevre dal burocratese di certi  odierni dirigenti scolastici, ma questo è un altro discorso…)  il preside incaricato del Liceo Ginnasio Lanza di Foggia, Giovanni Iorio, conclude la sua relazione di fine anno scolastico. Era stato nominato in sostituzione di Matteo Luigi Guerrieri, caduto proprio durante uno dei raid aerei anglo-americani che provocarono la distruzione della città.
Il dramma del Liceo Lanza, fiore all'occhiello della città, viene mirabilmente ricostruito da Teresa Maria Rauzino nell'ultimo numero di Microstorie, la rivista digitale del Centro Studi Giuseppe Martella diretta dalla stessa Rauzino.

sabato 15 giugno 2013

Questione meridionale: oltre le famiglie, oltre i partiti

Qualche tempo fa, ho scritto per la rivista SudEst diretta da Franco Mastroluca (un ufo della politica provinciale, il solo che abbia alternato mandati parlamentari e vita politica con un impegno intellettuale e scientifico sincero, disinteressato, tenace) una recensione a un libro che tutti a mio avviso dovrebbero leggere, Bassa Italia di Marco Demarco.
Il sottotitolo è tutto un programma: L'antimeridionalismo della sinistra meridionale. La tesi che sottende declina alla perfezione il sentimento che pervade tutto il libro: la necessità di un'autocritca meridionale come indispensabile precondizione al rilancio del Mezzogiorno o, se preferite, della questione meridionale. A cominciare da quella sinistra che fino ad oggi si è limitata a sbandierare il meridionalismo, ma assai raramente a praticarlo.
Suggerisco la lettura dell'opera di Demarco in modo particolare alla classe dirigente di Foggia e provincia : ci sono tanti e tanti spunti di riflessione per un'autocritica sincera che mi sembra tanto più utile e necessaria alla vigilia di una campagna elettorale per rinnovare l'amministrazione della città capoluogo.
Mai come in questi mesi che ci separano dalle urne, le reciproche recriminazioni, la polemica spicciola, la ben nota tendenza all'autoconservazione della classe dirigente dovrebbero lasciare il posto ad una serena ed approfondita riflessione (autocritica), nel senso indicato da Demarco: superare una volta per tutte le logiche delle "famiglie" (che conducono al familismo amore stigmatizzato da Bamfield) e dei "partitismi" che portano dritti dritti al più spregiudicato clientelismo.
Per i lettori di Lettere Meridiane che abbiano la pazienza e la volontà di leggere la recensione al libro (augurandomi che funga da stimolo a leggerlo, a loro volta), pubblico il link da cui è possibile scaricare l'articolo comparso sul numero 31 (di luglio-agosto 2009) di SudEst. Qui invece il sommario di quel numero.

mercoledì 12 giugno 2013

La verità sulle vittime dei bombardamenti: Foggia la città più colpita

Come si collocò la tragedia di Foggia nel contesto dei bombardamenti  che insanguinarono e distrussero il Bel Paese nella Seconda Guerra Mondiale? E quante furono effettivamente le vittime della tragica estate del 1943?
Sono due interrogativi che aleggiano nelle molte iniziative che da qualche settimana la città sta vivendo, per commemorare il 70° anniversario di quella infausta pagina della nostra storia. Le celebrazioni stanno provocando un salutare risveglio della coscienza e della memoria collettiva: c'è un rinnovato desiderio di testimoniare, di ricordare, di comprendere.
Foggia si trovò ad essere, senza neanche saperlo, crocevia del mondo, data la posizione strategica del suo nodo ferroviario e del sistema aeroportuale. Il primo doveva essere distrutto, il secondo doveva fungere da testa di ponte per i successivi raid aerei che gli alleati avrebbero sferrato al cuore della Germania nazista e dei territori occupati.
Per settant’anni la centralità del capoluogo dauno nello scacchiere bellico italiano e nelle cruciali settimane che precedettero l’armistizio non è stata adeguatamente valutata. Però è una delle chiavi di volta utili a comprendere perché i raid aerei furono così violenti, addirittura spietati. Lettere Meridiane ha dedicato all’argomento diversi post, cui è possibile accedere dalla pagina dedicata ai bombardamenti, che offre i collegamenti a tutti gli articoli pubblicati sull’argomento. È però soltanto l'inizio di un percorso, perché in fondo la storia di Foggia nella guerra è ancora tutta da scrivere e per molti versi ancora da scoprire.

Al peggio non c'è mai fine: il crollo di Palazzo Angeloni


Un documentato e interessante articolo di Salvatore AIEZZA sul crollo di Palazzo Angeloni a Foggia e sul dibattito parlamentare sulla tensione abitativa nel capoluogo dauno. Uno spaccato di come si viveva nel dopoguerra. (Le foto sono tratte da www.mangano.foggia.it di Alberto Mangano)
La situazione abitativa a Foggia, già molto precaria, divenne, dopo  i bombardamenti dell’estate del 43, estremamente critica. La distruzione o il danneggiamento  di gran parte del patrimonio abitativo privato, oltre che di quello pubblico; la mancanza di un organico piano di ricostruzione; la ristrutturazione delle case abbattute, da parte dei ceti meno abbienti, fatte senza alcuna regola di sicurezza, a volte mettendo semplicemente i tufi l’uno sull’altro; un abusivismo sfrenato, un indice di affollamento tra i più alti d’Italia, costringevano ancora un gran numero di foggiani, molti dei quali rientrati dopo lo sfollamento, ad abitare grotte o veri e propri tuguri o ad occupare “parti” di caseggiati risparmiati dalle bombe. Di questa situazione ebbe già modo di farsene interprete, in diverse occasioni e in particolare  nel 1953, con la presentazione di un progetto di Legge per la sospensione degli sfratti a Foggia e, più tardi,  con un’interrogazione parlamentare alla Camera dei  Deputati, del luglio 1956, l’Onorevole Anna Di Lauro Matera . In quest’ultima si sottolineava il persistere del grave degrado urbanistico della città di Foggia, dopo oltre 10 anni dai bombardamenti, e la circostanza che, ancora, moltissimi nuclei famigliari vivessero in promiscuità e in locali fatiscenti e privi di ogni minimo servizio. Molto spesso, si trattava di vere e proprie grotte, specialmente nella parte storica e più antica della città ove vivevano i ceti popolari, non di rado condivise con animali e si richiedeva al governo di inserire anche  Foggia nel “piano di costruzione dei quartieri polifunzionali”.  Purtroppo la situazione lamentata dal’On.Le Di Lauro ebbe ben presto il suo carico di conseguenze.

martedì 11 giugno 2013

Ralph De Palma, la memoria ritrovata

Nessuno è profeta in patria? Non più, almeno per quanto riguarda Ralph De Palma. Il leggendario pilota, il campione del volante che ha vinto più di ogni altro al mondo e in ogni epoca  per la prima volta verrà celebrato nella sua terra di origine, la Capitanata, con una serie di iniziative, tra sport, cultura e turismo.
Ci sono voluti sette anni perché il territorio alla fine ricordasse: tanti ne sono infatti trascorsi dalla pubblicazione del primo libro che in Italia lo ha fatto conoscere al grande pubblico, curato dal giornalista foggiano Maurizio De Tullio.
A curare le iniziative commemorative sarà un Comitato Promotore che si insedierà domani, alle ore 10,00, nella Sala Giunta di Palazzo Dogana, con la partecipazione dei Sindaci di Biccari (ente promotore e cittadina natale del pilota), Troia, Foggia, di esponenti di Regione Puglia, Associazione ‘Pugliesi nel Mondo’, Provincia di Foggia, Camera di Commercio, Promodaunia, C.O.N.I. e A.C.I.
L'obiettivo è quello di valorizzare la figura del grande asso del volante - che da Biccari emigrò in America per diventare, tra il 1908 e il 1934, uno dei più grandi piloti automobilistici di tutti i tempi, attraverso una serie di iniziative e manifestazioni che culmineranno nel maggio 2015, data coincidente con il centenario della storica vittoria del pilota foggiano nella mitica "500 Miglia di Indianapolis", unico pilota italiano ad averla finora vinta.

domenica 9 giugno 2013

Wikipedia oscura i bombardamenti di Foggia. Ma la responsabilità è tutta nostra.

Foggia dopo la prima ondata dei bombardamenti
del 19 agosto 1943 (foggiainguerra.altervista.org)
 Per avere un'idea di come la storia, e la verità, dei bombardamenti che sventrarono Foggia nella tragica estate del 1943, siano ancora tutte da scrivere - ma prima di tutto da cercare - basta leggere il paragrafo intitolato "Bombardamenti sull'Italia" all'interno della voce "Bombardamenti strategici nella seconda guerra mondiale" su Wikipedia.
Lo trascrivo testualmente: "L'Italia, subito dopo la dichiarazione di guerra alla Francia e alla Gran Bretagna, venne fatta oggetto di alcuni bombardamenti da parte della Royal Air Force su Torino e Genova, di scarsissima efficacia nel centrare gli obbiettivi previsti ma che provocarono comunque una quindicina di morti civili, contemporaneamente l'Armée de l'air effettuò vari attacchi in Piemonte e Liguria con scarsi risultati, mentre le incursioni diurne su Trapani e Palermo provocarono 45 morti. Quando gli Alleati conquistarono il nord Africa, le città italiane entrarono nel raggio di azione dei bombardieri pesanti B-17, B-24, Lancaster ed Halifax. Tra i bombardamenti più pesanti, quello del 19 luglio 1943 su Roma. Diverse azioni di bombardamento vennero effettuate anche su Napoli, La Spezia e in Sardegna presso Cagliari e La Maddalena, principali porti della Regia Marina, con pesanti danni alle navi e gravi perdite anche tra la popolazione civile.

Lo scempio della Tomba della Medusa: uno stupro all'identità



Ci voleva Striscia La Notizia per far assurgere a vergogna nazionale lo scempio della Tomba della Medusa. Nico Baratta, giornalista free lance che-se-non-ci-fosse-bisognerebbe-inventarlo, si spende da anni per denunciare l’incredibile situazione in cui si dibatte il sito archeologico più rappresentativo dell’antica Arpi. Ha scritto, ha filmato, ha denunciato ed è rimasto inascoltato. Così come ha fatto due anni fa Teleblu, in un bel servizio di FrancescoFredella, che oltre che dell’Ipogeo arpano, si occupava anche degli altri beni culturali a rischio in provincia di Foggia: Grotta Paglicci a Rignano Garganico, l’Abbazia di Kalena a Peschici, il sito di Herdonia ad Ordona.
Che a farci scoprire  le nostre vergogne sia Canale 5, è un fatto che meriterebbe di per se stesso una riflessione: sulla capacità e i limiti che l’informazione locale incontra quando si tratta di produrre opinione, e sull’incapacità stessa della pubblica opinione di leggere la realtà che ci circonda, viverla consapevolmente.
L’importante è che comunque qualcosa si muova. Sul dissesto dell’Ipogeo si è mobilitata l’Associazione degli ex parlamentari pugliesi, il cui segretario è Angelo Rossi, scrittore e filosofo, oltre che, in passato, senatore comunista.

sabato 8 giugno 2013

Mario Salvatore ovvero quando la canzone napoletana è cultura

Perché nell'immaginario di molti intellettuali meridionali la canzone napoletana sia considerata cultura di serie B è una questione su cui varrebbe la pena riflettere. Dalla riflessione scaturirebbero probabilmente svariate chiavi di lettura, utili a comprendere le ragioni del declino del pensiero meridionale. Basti pensare che assieme alla pizza, la musica partenopea è tra gli elementi più forti e più distintivi del made in Italy nel mondo, ed è un peccato che a non accorgersene sia spesso proprio la cultura meridionale, almeno quella ufficiale.
È un discorso parecchio importante anche per la cultura foggiana, essendo la Capitanata, più degli altri territori pugliesi, profondamente legata a Napoli. Presentando le sue linee di politica culturale all'indomani della sua elezione a sindaco di Foggia, Orazio Ciliberti annunciò che avrebbe parecchio insistito sulla valorizzazione di quelli che riteneva due elementi fondanti della tradizione culturale cittadina: la musica lirica e quella napoletana. L'insolito binomio fece storcere la bocca a più d'uno, ma la proposta dell'ex primo cittadino era francamente intrigante perché, attraverso la musica, intendeva coniugare due aspetti comunque fondamentali dell'identità culturale cittadina.
A me la canzone napoletana piace, e moltissimo, soprattutto quando a darle voce è un interprete straordinario come Mario Salvatore.

Lunedì 10 giugno la presentazione del libro di don Tonino Intiso

"Una bio-cronologia che racconta il cammino di un comune cristiano, dal "volto del Signore", che nel quotidiano cerca di svelarsi nell'oggi della Sua Chiesa, famiglia di famiglie". Così don Tonino Intiso sintetizza il suo secondo libro, "La nostra vita: la storia di Dio" che verrà presentato lunedì prossimo 10 giugno, nella Sala Rosa del Vento,  in via Arpi 152.
La manifestazione, promossa dal Centro Culturale "Il pensatoio", in collaborazione con la Fondazione  Banca del Monte, avrà inizio alle ore 18.
È la prima volta che l'opera viene presentata nel  capoluogo dauno: ad illustrarla sarà Savino Russo, che guidò la Gioventù Italiana di Azione Cattolica negli anni in cui il sacerdote, attualmente parroco a San Filippo Neri, ne fu assistente spirituale.
Erano i primi anni Settanta, e da allora don Tonino è stato protagonista di tanti momenti della vita foggiana, che hanno scritto grandi pagine di solidarietà e di partecipazione.
 "La nostra vita: la storia di Dio" racconta soprattutto di poveri, dei tantissimi poveri che hanno accompagnato il viaggio di don Tonino perché, come si legge nel libro, "Cristo ci evangelizza in essi e con essi".

venerdì 7 giugno 2013

Quando i manifesti raccontano una Foggia che non t'aspetti

I manifesti raccontano a volte una città che non t'aspetti, così diversa da quella che invece si rivela dalle strade dissestate e piene di buche, dagli spazi verdi brutalizzati dai vandali, da quell'impressione di eterna precarietà ed eterna emergenza che t'accompagna in ogni angolo.
In questo scatto, preso in corso Garibaldi, si affiancano i manifesti di due iniziative culturali e non solo: sono un esempio di eccellenza culturale: l'incontro con Massimo Cacciari organizzato dal comitato foggiano della Società Dante Alighieri, dal Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università di Foggia e dalla Biblioteca La Magna Capitana e il museo artistico dei bambini realizzato dalla Scuola Santa Chiara, un ottimo esempio di uso intelligente dei fondi comunitari.
I due eventi non hanno nulla in comune, se non di essere appaiati sulla medesima palina pubblicitaria: Cacciari ha parlato di un argomento complesso ma intrigante, come il potere che frena, esaminato alla luce della teologia politica, tra Agostino e Dante; il Moca (Museum of Child Art) scaturisce invece dal progetto di musealizzazione delle attività di laboratorio e di incontro con l'arte, realizzate nel corso degli anni.
La coincidenza dei due manifesti indica tuttavia una ideale convergenza, tra il mondo della scuola, dell'università e della cultura che è nel capoluogo dauno assai più rigoglioso di quanto non si pensi, se riesce a mettere in campo iniziative come queste.

mercoledì 5 giugno 2013

Con Protano, la Provincia diventò un punto di riferimento dello sviluppo

Che futuro si prospetta per la Capitanata, se e quando la Provincia sarà soppressa? Non si tratta soltanto di una questione geografica, ma di un interrogativo dalla cui risposta dipendono buona parte delle prospettive di riscatto della nostra terra. L'amministrazione di Palazzo Dogana governa il territorio provinciale più esteso d' Italia,  almeno per quanto riguarda le Province che dipendono da regioni a statuto ordinario. Perdere l'ente intermedio significa - in Capitanata più che altrove - perdere un pezzo importante della governance del territorio, soprattutto dal punto di vista di quella che dovrebbe essere la funzione essenziale della terra dauna nello scacchiere regionale:  la sua posizione geografica, il suo essere una naturale cerniera tra la Puglia e il resto dell'Italia e dell'Europa.
Sul sistema della viabilità e dei trasporti si giocheranno nei prossimi anni le sfide regionali più importanti: ed è proprio ponendo mente a quanto è accaduto negli ultimi decenni in questo nevralgico settore, ricordando quanto ha fatto la Provincia e quanto non ha fatto la Regione, che emerge nitidamente l'enorme rischio che il territorio corre nel caso in cui l'annunciata soppressione dell'ente intermedio diventerà un dato di fatto.
Vediamo dunque di ricordarla e raccontarla, questa storia.
La Provincia ha espresso al meglio il suo ruolo di governance territoriale proprio in riferimento alla viabilità, che rappresenta del resto il suo compito istituzionale più antico e radicato.
Raccontare la storia della viabilità provinciale, significa soprattutto ricordare la figura e l'opera di un grande presidente qual è stato Michele Protano, che è del resto anche l'amministratore  che può vantare il più lungo stato di servizio tra gli scranni di Palazzo Dogana.

Morlacco: "Regioni spreco infinito"

Quasi cinquant'anni di lavoro nella pubblica amministrazione. Da impiegato comunale e segretario generale di enti importanti, come la Provincia di Foggia, di cui è adesso Direttore Generale, passando per la esperienza politica di sindaco di Lucera.
Non potrebbe esservi punto di vista più qualificato di quello di Vincenzo Morlacco ad esprimere un'opinione sulla soppressione della Provincia e sulla provocazione lanciata da Davide Leccese, che propone di chiudere piuttosto le Regioni, tenendo in vita invece gli enti intermedi.
"Per dare una compiuta risposta all'interrogativo - esordisce Morlacco - bisogna storicamente risalire al 1973, anno che segnò l'entrata reale in funzione della Regioni. Chi ha memoria e confronto lo stato complessivo della Pubblica Amministrazione - generale e locale - non può non convenire che il periodo antecedente a quell'anno sicuramente vedeva una Pubblica Amministrazione più funzionale e soprattutto con una spesa complessiva di gran lunga inferiore a quella attuale, pur tenendo ovviamente conto delle diverse epoche e del diverso potere d'acquisto della moneta."

Un indizio per risolvere il "giallo" dei numeri di Palazzo Dogana

Potrebbe trattarsi di numeri civici quelli che campeggiano sugli spigoli di Palazzo Dogana. È la tesi che sostiene Tommaso Palermo, cultore della storia cittadina, nonché appassionato collezionista di cimeli del passato.
La dritta di Tommaso arriva da un commento al post in cui avevo segnalato i due numeri che compaiono sul lato dell'antico palazzo che ospita la Provincia e l'Archivio di Stato: "Sono numeri civici che non corrispondono più ad aperture sulla strada ma fanno comunque parte della numerazione civica; si veda il caso dei numeri entro l'arco di Porta Arpana"
Sollecitato a spiegare meglio la sua tesi, Palermo aggiunge: "I numeri di Porta Arpana fanno riferimento all'abitazione (ora fornice che collega via della Repubblica con l'ingresso del conservatorio), alla bottega del fruttivendolo che si trovava nell'altro fornice. Non so a cosa si riferisse l'altro numero" che comunque Tommaso ritiene potesse indicare un altro ingresso, sempre su via Arpi.
I numeri potrebbero essere stati insomma smontati dal posto in cui si trovavano originariamente per essere poi comunque esposti, come segno del passato. Com'è successo per Porta Arpana qualche anno fa, anche le facciate di Palazzo Dogana sono state oggetto, negli anni Novanta, di lavori di restauro.

lunedì 3 giugno 2013

Foggia crocevia del mondo: dall'operazione Avalanche al mancato bombardamento di Auschwitz

Martedì 4 giugno, alle ore 18, nella Sala Mazza del Museo Civico, nell'ambito delle iniziative promosse dalle associazioni aderenti a Le radici le ali per il settantesimo anniversario della tragica estate del 1943, terrò un incontro sul tema: "Foggia crocevia del mondo: perché i bombardamenti su Foggia furono così cruenti?"
La tesi che illustrerò - corredata da giornali e filmati esteri dell'epoca - è stata parecchie volte affrontata da Lettere Meridiane, ed è che il particolare accanimento degli eserciti alleati sul capoluogo del Tavoliere fu dovuto non solo all'importanza del nodo ferroviario, ma anche alla strategica valenza del complesso aeroportuale di Foggia, che si estendeva fino a comprendere lo scalo di Bari Palese.
Durante la serata racconterò anche una vicenda non molto nota (anche perché se n'è avuta l'esatta percezione soltanto negli ultimi anni) che riguardò il Foggia Airport Complex e cioè il mancato bombardamento di Auschwitz, lungamente sollecitato dalle autorità ebraiche, ma mai posto in essere.
Verrà anche presentato il breve documentario che l'Auser e Le Radici Le ali hanno proiettato nelle scuole che hanno aderito al progetto,  che tra l'altro è finalizzato alla costituzione di una "banca della memoria".
Gli amici e i lettori di Lettere Meridiane sono calorosamente invitati ad intervenire.

Il ricordo di Luigi Pinto, Loredana Olivieri e la Cgil, ultima thule

Il monumento a Luigi Pinto
(foto di Luca Olivieri)
Loredana Olivieri è un incrocio di memorie. Nel suo dna si intrecciano la memoria della terra, dei braccianti che non chinarono mai la testa, e quella dei foggiani che non s'arrendono al destino, che sanno ricostruirsi, nonostante i terremoti, nonostante le guerre.
Ha ereditato la prima dai nonni, Vincenzo Pizzolo e Carmelina Panico, personaggi di primo piano di quel movimento che portò la federazione comunista e la Cgil di Foggia ad essere tra le più importanti del Mezzogiorno. Ha ereditato la seconda dalla città dov'è nata, dal suo modo impagabile di aderire alle cose e alla vita. Ed è orgogliosa, dell'una e dell'altra.
Loredana è la segretaria provinciale della FLC di Foggia, l'organizzazione di categoria della Cgil che raggruppa i lavoratori della conoscenza: quei professori, quegli insegnanti, quel personale della scuola e dell'università che non s'arrendono al declino del pensiero e continuano a credere che senza cultura il Bel Paese andrà sempre peggio, e bisogna ritrovare gli stimoli ed i valori che fecero dell'Italia la culla del rinascimento.
Loredana e il suo saper essere memoria che pulsa, Loredana e la sua Flc hanno regalato in questi giorni alla città qualcosa di straordinariamente importante, così importante che non è neanche facile metabolizzarla: hanno dimostrato che ricordare si può e si deve; hanno dimostrato che la memoria serve all'identità, che senza coscienza del sé, senza orgoglio dell'identità non c'è presente e nemmeno futuro.
L'hanno fatto ricordando, assieme alla Flc e alla Cgil di Brescia, Luigi Pinto, il professore precario che morì a piazza della Loggia, trentanove anni fa, nella strage fascista. L'hanno fatto con due piccoli gesti, ma che posseggono un enorme valore simbolico: un monumento, posto in viale Pinto, tra l'asilo nido e il mercato comunale e la proiezione del film del regista foggiano Lucio Dell'Accio, Scene di una strage.

sabato 1 giugno 2013

Com'era Foggia nel 1943: una piccola città che voleva diventare grande

Una piccola città, che sognava di diventare grande. Un sogno brutalmente interrotto dalla furia dei bombardieri alleati che si accanirono su quanti sognavano, sui palazzi in cui non avrebbero più abitato, sulla ferrovia, sugli aeroporti di quella città, mai più diventata grande.  Un sogno ridotto a poltiglia e macerie.
Eccola, in questa mappa, la piccola città, tutta raccolta attorno ai suoi edifici più rappresentativi, molti dei quali realizzati dal fascismo che progettò la grande Foggia, ma poi la mandò a morire, agnello sacrificale di una guerra perduta in partenza.
Negli anni precedenti, la città era stata oggetto di grandiosi programmi pubblici come l'Acquedotto Pugliese e la Bonifica del Tavoliere con la successiva colonizzazione, che venne perseguita anche attraverso la realizzazione di borgate rurali come Segezia, Siponto, Mezzanone.
Il regime aveva affidato a Foggia una sorta di ruolo guida, reso visibile dalla realizzazione di imponenti edifici pubblici: il Palazzo del Podestà (l'attuale municipio), l'attiguo Palazzo della Prefettura, il Palazzo degli Uffici, il Palazzo degli Studi, il Palazzo della Bonifica, la fontana monumentale di Piazza Cavour.
Così si presentava Foggia agli occhi dei conquistatori inglesi, che entrarono in città il 27 settembre 1943, diciannove giorno dopo l'armistizio e  undici giorni dopo l'ultimo raid aereo, che si era abbattuto su una città ormai quasi deserta, visto che gli uffici pubblici erano stati trasferiti nei comuni della provincia, così come la stragrande maggioranza della cittadinanza.
Qualche ora prima dell'ingresso degli inglesi, i tedeschi avevano abbandonato la città, saccheggiando depositi e magazzini, distruggendo ponti e manufatti, insomma completando l'azione di annichilimento operata dai bombardamenti.
La mappa, il cui originale si trova presso l'Archivio di Stato di Foggia, venne disegnata dai genieri dal quartiere generale del 904° reparto dell'Air Force, l'aviazione statunitense.
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