domenica 27 aprile 2014

Recuperato il cippo di Di Vittorio. Per fortuna c'è la Flai.

Non basta un martello per distruggere la memoria, aveva detto la Cgil di Foggia commentando l’atto vandalico che ha distrutto il cippo che ricordava il primo luogo di lavoro, da giovanissimo bracciante, di Giuseppe Di Vittorio.
Quel pezzo di memoria, seppure ferito, è tornato a vivere, grazie alla Flai Cgil - l’organizzazione di categoria dei lavoratori agricoli - che a tempo di record ha ricostruito e risistemato il cippo. Ecco la foto, che mi è stata inviata dal segretario della Flai, Daniele Calamita, accompagnata da un commento laconico ma quanto mai significativo: “Il cippo recuperato, non cancellerete mai la nostra storia e la nostra memoria.” La Flai aveva già provveduto, qualche anno fa, a restaurare il cippo.
Una foto bella, ma allo stesso tempo esemplare di quel che stanno diventando le campagne del Tavoliere.
Come si legge nella Lettera Meridiana di ieri, Di Vittorio, tornato dopo diversi anni nel posto in cui sorge il cippo, lamentava che per piantarvi il grano fosse stata distrutta la macchia tutto intorno, dove il sindacalista e suoi amici avevano seminato orti e giardini.
Chissà che penserebbe oggi Di Vittorio, vedendo quelle pale eoliche che hanno sottratto la terra all’agricoltura, oppure sapendo che a pochi chilometri di distanza da quel posto dove per la prima volta imbracciò la zappa, la criminalità organizzata ha interrato migliaia di tonnellate di rifiuti, violentando la terra.
Di quegli anni di fatica, di sudore e di lotta resta ben poco. Sopravvive, per fortuna, il sindacato che qualcuno vorrebbe cancellare. Per fortuna c’è la Flai che continua a tenere alto il senso del lavoro dei campi, e il senso stesso della terra.

sabato 26 aprile 2014

La memoria oltraggiata: distrutto il cippo di Giuseppe Di Vittorio


Indicava il primo luogo di lavoro di Giuseppe Di Vittorio, e non solo. Aveva un valore simbolico straordinario: stava ad indicare che da lì, dal lavoro delle braccia e dal sudore della fronte, era partita la scintilla che avrebbe infiammato il movimento sindacale, portando all’emancipazione dei braccianti.
Il cippo posto nelle campagne tra Cerignola e Orta Nova, restaurato tre anni fa ad iniziativa della Flai Cgil, è stato distrutto dalla mano di ignoti vandali.
“Seppur ignote le ragioni del gesto - ha scritto la Cgil di Foggia sulla sua bacheca Facebook -, non è difficile tracciare l'identikit di chi l'ha compiuto: dei vigliacchi. Continueremo a prenderci cura della nostra memoria. Non è una martellata che può cancellare la storia di questa terra.”
Su quel pezzo di terra tra Cerignola e Orta Nova c’è una storia molto significativa (non so se sia effettivamente accaduta o è una invenzione drammaturgica, ma è bella e ve la riferisco comunque).
L’ha scritta Francesco Giasi ed è parte dei Dialoghi di Storie Interrotte, il bel progetto varato qualche anno fa da Fabrizio Barca, Leandra D’Antone e Renato Quaglia per celebrare la memoria dei padri fondatori (ne ho parlato in questo post).
Di Vittorio dialoga con Luciano Romagnoli, segretario della Federbraccianti, all’indomani dello strappo con il PCI, sui fatti d’Ungheria. Il grande sindacalista ricorda la sua infanzia a Cerignola, e parla proprio di quel pezzo di terra dove molti anni prima aveva cominciato a lavorare, come bracciante.

Foggia da omile a città: le proposte ai candidati di Antonio Vigilante

Trasformare Foggia da omile in città, utilizzando lo sguardo e la prospettiva culturale di Danilo Dolci. La proposta lanciata da Lettere Meridiane nella lettera aperta ai candidati e agli elettori trova la sua prima risposta da parte di un elettore. Particolare. Si tratta di Antonio Vigilante, che è non soltanto una delle più lucide intelligenze foggiane, ma anche uno dei più qualificati studiosi del pensiero e delle opere del grande sociologo nonviolento, che spese la sua vita per l'emancipazione delle masse povere e diseredate della Sicilia.
Vigilante somiglia per molti aspetti a Danilo Dolci. È un intellettuale scomodo ai limiti dell'eresia, un finissimo pedagogista, ma anche un attento lettore della realtà locale. In un articolo pubblicato su Stato Quotidiano, Vigilante commenta l'iniziativa e lancia a sua volta quattro proposte ai candidati sindaco "per essere una città e non un omile".
Citando Gandhi, Vigilante sposta i termini di valutazione dei programmi politici che in questi giorni verranno proposti  dai candidati elettori: "bisogna considerare non la ricchezza complessiva, ma la condizione di coloro che stanno peggio".

Domenico Prencipe, quando le parole sgorgano dall'anima

Non amo Facebook. Non mi piace la comunicazione che diventa esibizione, ostentazione del sè. La comunicazione, come insegna Danilo Dolci, serve se ti cambia e se cambia il tuo interlocutore. Non è mai esercizio di narcisismo.
Per questo vado poco nelle Notizie, che sono quasi sempre un rullo di vanità.
Certe volte, però, basta uno stato nella bacheca di un amico a farti ricredere. Leggi parole profonde, dette col cuore più che con la testa. Neanche calcolate, ma buttate là perché chi le dice se sente dentro. Parole che sgorgano dall’anima. Che ti regalano buonumore e infondono speranza.
Come quelle postate stamattina da Domenico Prencipe. Gli chiedo scusa se mi concedo l’abuso di sottrarre il suo post alla cerchia degli amici che lo hanno visto, letto e commentato.
"Dimentica di andare fuori per lavoro: le aziende fioriranno nel nostro territorio - ha scritto Domenico. Questo posto non deve morire. La mia gente non deve partire".
Il posto cui Prencipe si riferisce è Monte Sant’Angelo. Patrimonio dell’umanità. Terra di antichissima civiltà e dalle tante potenzialità, che annaspa in un grigio presente.
Vi confesso che sulle prime ho pensato anche io ad uno sfogo, così come un amico di Domenico che ha commentato: “Sei ironico, questa mattina?
E subito Domenico ha puntualizzato: “Assolutamente no. Io ci credo, altrimenti non avrei fatto determinate SCELTE di vita. Se tutti i giovani in gamba che conosco tornassero qui ad aprire una piccola attività, Monte diventerebbe un'isola felice in men che non si dica.”
Domenico è uno che ha fatto scelte importanti nella sua vita, oltre quella di restare a Monte Sant'Angelo. Gestisce una piccola azienda familiare, allena l’A.S.D Monte Sant' Angelo Calcio e coordina il Laboratorio Urbano per la Legalità "LUL Rita Atria".
Il post di Domenico Prencipe scatena un dibattito intenso. Molti non ne condividono l'ottimismo, qualcuni spiega le ragioni per cui ha dovuto andare via. Gli oltre ottanta mi piace, testimoniano però che il coraggio di Prencipe non è isolato. Che sono in tanti a non arrendersi, e che vorrebbero provarci. Un buon viatico sta proprio nell'essere ottimisti. Nel riuscire a comunicare le proprie speranze e le proprie difficoltà. Di essere fino in fondo comunità. L'importate è crederci.
Il piccolo, splendido esempio di Domenico dimostra che, a volte, veramente il social network serve a comunicare.

Far fiorire la bellezza, la sfida di Giuseppe Beccia

Far fiorire le bellezza. Farle mettere le ali, spiccare il volo. Una sfida difficile quella che lancia Giuseppe Beccia, candidato sindaco a Troia, e protagonista di una campagna elettorale diversa. All’insegna delle idee, delle proposte di futuro.
Far fiorire la bellezza dovrebbe essere la sfida di un intero territorio che sta svendendo la sua bellezza. Drammaticamente esemplare il caso di Ordona: da decenni si cerca invano di di espropriare l’area in cui sorge la bellissima zona archeologica, una delle più rappresentative dell’intera Puglia.
Ma proprio a qualche chilometro da quel giacimento di bellezza di straordinario valore, si scopre una Terra dei Fuochi in salsa pugliese: nelle campagne di Ordona sono state interrate dalla camorra napoletana 500.000 tonnellate di rifiuti.
La stessa Troia, alla cui guida si candida Giuseppe, non è stata risparmiata dalla protervia di un’economia che ha aggredito il territorio deturpandolo irrimediabilmente.
Una volta da Foggia era possibile scorgere la mole del duomo romanico della cittadina del Rosone. Oggi non più. La prospettiva è stata mutilata dalle pale eoliche che hanno letteralmente stretto d’assedio Troia.
Nelle loro storia millenaria i troiani hanno subito spesso assedi pesanti, da Enrico II a Federico II. Scamperanno anche all’assedio di un liberismo cieco e ottuso?

venerdì 25 aprile 2014

Figli sconosciuti, in ebook la nuova edizione del quaderno di Raffaele de Seneen

“Se per assurdo, durante la Seconda Guerra Mondiale, le truppe angloamericane contro i nazifascisti fossero entrate in Italia dal Nord invece che dal Sud (Sicilia, Salerno), dalla Francia per esempio, dalla Jugoslavia, o scavalcando le Alpi come fece Annibale!!??
Se avessero visto nella Pianura Padana quel Tavoliere che tanto faceva gola per le loro strategie militari: pianura, aeroporti esistenti ed altri, tanti, da allestire con facilità!!??
Le truppe tedesche, che si trasformano in truppe d’occupazione dopo l’8 settembre ’43, avrebbero rinculato verso il Sud, al di qua della Linea Gustav, per poi prendere la via di casa, buttate a mare!!??
Torino bombardata al posto di Foggia!!??”
È questo l'incipit di Figli sconosciuti, Il contributo dei foggiani alla resistenza di Raffaele de Seneen. Un interrofativo provocatorio, con il quale Raffaele intende smentire il luogo comune secondo il quale la Resistenza fu soltanto una questione settentrionale.
A parte l'enorme tributo di vite umane pagate dal Mezzogiorno e in modo particolare dalle sue aree bombardate - tra cui la città più martirizzata fu Foggia -, il contributo offerto alla liberazione dell'Italia dall'oppressione nazifascista  dai meridionali fu rilevante. Assai più di quanto non si creda.
È quanto sta venendo alla luce grazie alla rete, che mette a disposizione archivi cui era prima difficile accedere, ma anche grazie alla memoria ritrovata di tante persone che mettono volentieri a disposizione documenti ed archivi.
Il quaderno della memoria pubblicato dall'Auser di Foggia è stata pubblicato nella sua prima edizione lo scorso anno (qui la recensione di Lettere Meridiane).
Raffaele de Seneen ne ha curato per la festa della Liberazione di quest'anno una seconda edizione, ancora più ricca di personaggi, fatti e storie.
Come già fece l'anno scorso, Lettere Meridiane pubblica l'ebook, arricchito da una versione epub, leggibile dagli ebook reader.
Potete scaricare il libro nella versione che preferite ai link sottostanti:
https://dl.dropboxusercontent.com/u/3035569/FIGLISCONOSCIUTI.pdf (versione pdf)
https://dl.dropboxusercontent.com/u/3035569/FIGLISCONOSCIUTI.epub (versione epub)

Lettera aperta ai candidati (e agli elettori)

 Carissimi candidati,
leggo che sarete in 787 (9 di voi corrono per la fascia tricolore, 778 per un seggio in consiglio comunale), e potrebbe essere una buona notizia per Foggia, se utilizzerete la campagna elettorale non soltanto per inseguire i voti (il che è comunque sacrosanto, perché è così che funziona la democrazia), ma anche per pensare una città diversa, utilizzando le settimane che ci separano dal voto per scambiare con gli elettori idee e mettere a punto programmi sul come costruirla.
Che bello sarebbe se in queste settimane che ci separano dal voto la città venisse immaginata come utopia: che non è un non luogo, ma piuttosto un luogo possibile, da reinventare e quindi da guardare con occhi diversi.
Sì, vi sto chiedendo, in questi giorni, di guardare alla nostra città con uno sguardo diverso, di provare a sognarla come utopia che diventa buon luogo.
Vi suggerirei, a tal proposito, un autore e alcuni suoi libri. Dal momento che già vi chiedo uno sforzo e rendendomi conto che la campagna elettorale non è proprio il periodo più indicato per le buone letture, mi permetto di offrirvi qui un estratto di quel che mi piacerebbe leggeste e su cui vi chiedo di riflettere.
Precisando che l’invito vale ovviamente non soltanto per i candidati, ma anche per gli elettori, aggiungo che Lettere Meridiane è disponibile ad ospitare tutto quanto vorrete (candidati ed elettori) in termini di riflessioni, idee, proposte.
L’autore che voglio proporvi è Danilo Dolci, che è stato uno dei più straordinari pensatori e intellettuali cui il nostro Paese abbia dato i natali.

mercoledì 23 aprile 2014

Sbanca a Made in Sud, Santino Caravella precario foggiano

Una comicità intelligente, delicata, accattivante che sta conquistando il pubblico con il suo garbo, con la sua capacità di affrontare con il sorriso e un’ironia spesso amara il tema sociale del momento, il lavoro.
Santino Caravella, il precario foggiano che sta male male male e che non riesce ad iscriversi all’ufficio di collocamento di Foggia, perché lo stesso ufficio "si è iscritto a quello di Milano”, spopola a Made in Sud, la trasmissione che Rai Due dedica ai cabarettisti meridionali.
La comicità di Caravella coinvolge parecchio. I suoi monologhi sono divertenti e mai banali, in un contesto in cui spesso prevalgono gli sterotipi. Santino declina una comicità meridionale antica e realista, che attinge dalla migliore tradizione teatrale del Sud. La sua rappresentazione del foggiano che deve tentarle di tutte per sbarcare il lunario è convincente: finalmente un foggiano che fa ridere per come racconta la sua vita quotidiana, e non per come ostenta la sua ignoranza!
Monologhista su Radio 2 (Ottovolante) e su Rai 2 (Made in Sud), Santino vive a Roma dove segue i laboratori di Zelig e il Comic Ring. Ha vinto il festival di Calabria-Basilicata 2010, di Martina Franca 2011 e il Premio Charlot 2012. Ha studiato solfeggio al conservatorio musicale Giordano. Un uomo di spettacolo a tutto tondo che continuerà a far parlare di sè.

martedì 22 aprile 2014

Basta chiacchiere: aeroporto! E il 6 maggio tutti a Bari.

La marcia su Bari organizzata dal comitato Vola Gino Lisa e dal gruppo del social network Basta chiacchiere aeroporto (appuntamento per martedì 6 maggio all’aeroporto di Bari Palese) non è la solita cosa, e neanche l’ennesima rivendicazione nella tormentata strada del rilancio del Lisa.
Si tratta di un evento che sotto molti aspetti non ha precedenti nella storia della società civile foggiana.
Sbaglia chi minimizza o chi esorcizza il coraggioso gesto, attribuendogli significati elettoralistici. Sbaglia chi ha sempre ritenuto il Lisa una causa disperata e perciò si augura in cuor suo che l’iniziativa fallisca.
In un certo senso sbagliano perfino gli organizzatori, quando si affannano a precisare che la manifestazione è apolitica. Capisco la prudenza: ma scegliere di manifestare a Bari per chiedere che la Puglia settentrionale possa riavere un aeroporto funzionale è un gesto squisitamente politico. Di bella, alta e buona politica, anzi.
E poco importa che coincida con la campagna elettorale. Le elezioni servono proprio a questo: dare modo ai cittadini di farsi rappresentare, attraverso il voto, dai candidati che maggiormente tutelano gli interessi della collettività. Ed è opportuno che gli elettori possano farsi un’opinione su quanti tengono veramente alla causa dell’aeroporto e quanti invece remano contro o ne fanno soltanto uno slogan.
Soprattutto adesso, che attorno all’aeroporto e al suo possibile futuro si stanno agitando fermenti nuovi, che ancora non riescono a saldarsi in un fronte comune, ma che indicano prospettive nuove e interessanti per il futuro del trasporto aereo in Capitanata.

lunedì 21 aprile 2014

In e-book, Giullarata dei poveri cristi di Geppe Inserra

Nei primissimi anni Settanta, assieme ad un gruppo di amici che frequentava il Centro Diocesano di don Tonino Intiso e i campi scuola da questi animati, demmo vita ad una compagnia teatrale, che incrociò le sue attività con lo spirito conciliare di quegli anni e la cultura della contestazione giovanile.
Primo o poi vi racconterò la storia.
Per la Comunità Nuovo Teatro (che avrebbe successivamente assunto la denominazione di Collettivo Nuovo Teatro) scrissi diversi testi.
Il più rappresentativo di quell'irripetibile stagione culturale e spirituale è l'ultimo, Giullarata dei poveri cristi, andato in scena nella chiesa del Sacro Cuore  e dedicato a don Nicola Palmisano, sacerdote straordinario e fondatore, assieme a don Michele De Paolis, del movimento che di lì a poco avrebbe dato vita alla straordinaria esperienza di Emmaus.
Mi piace offrirvi Giullarata dei poveri cristi, nudo e crudo, così com'era.  È certamente rappresentativo di quegli anni di speranze, di impegno, di idee forti.
Gli attori lo recitavano secondo la lezione brechtiana: mostrando i personaggi, interpretandoli, in terza persona, più che attraverso le tecniche dell'immedesimazione, lasciando il più possibile oggettiva la straordinaria forza rivoluzionaria del messaggio. I riferimenti culturali (voluti) sono quelli della teologia della liberazione (cui si riferisce anche l'immagine utilizzata per la copertina).
Potete scaricare Giullarata dei poveri cristi ai link sottostanti:
https://www.dropbox.com/s/ps7kmh919va27ft/giullarata.pdf?dl=0 (versione pdf)
https://www.dropbox.com/s/z9ufk1o4p48k1ez/giullarata.epub?dl=0 (versione epub)

domenica 20 aprile 2014

Scusate, ho sbagliato (ma è colpa dei neuroni)

Cos’accade se un amico, una persona che stimi e con cui hai condiviso impegno culturale e sogni di futuro, ti scriva nella tua bacheca su Facebook: “le tue non sono solo inesattezze... le tue sono un sacco di stronzate?”
Succede che il minimo che puoi fare è verificare, come s’usa dire, la correttezza delle fonti. E non ci vuole molto per accertare che ha ragione l’amico: hai scritto fesserie, travisando i fatti. 
Cosa che non dovrebbe mai accadere a un cronista.
I fatti in questione sono quelli che si riferiscono al recente e fortunato tour pugliese delle Confraternite Musicali di Vico Garganico e Sannicandro Garganico. 
Avevo imbastito l’articolo utilizzando alcune notizie postate su Facebook e affidandomi, per il resto, alla mia memoria, in particolare per quanto riguarda il Festival delle Province svoltosi diversi anni fa a Foggia, che per la prima volta registrò l’esibizione di una Confraternita, al di fuori delle chiese vichesi, ottenendo uno straordinario interesse.
Il bello - anzi il brutto - è che a tradirmi non sono state le fonti pescate sul social, ma la mia memoria. Ve ne chiedo umilmente scusa, ma a una certa età succede. La memoria inganna, distorce. Mannaggia.
I miei sempre più malfermi neuroni mi hanno fatto dimenticare l’associazione Carpino Folk Festival che ha rappresentato un fattore propulsivo della crescita d’interesse che in questi anni si è registrato attorno alle Confraternite. Veramente imperdonabile, da parte mia.
E una volta ammesso lo sbaglio, che fare? Diversamente da quanto accade per un articolo pubblicato su carta stampata, quello di un blog può essere rivisto, aggiornato. Senza serbar traccia dell’errore originario.
Non so quanto sia deontologicamente corretto, ma io lo faccio. Sbagliare è umano, perseverare sarebbe diabolico.
Chiedo sinceramente scusa a Luciano Castelluccia e ad Antonio Basile per le sviste, le inesattezze, le stronzate.
Ad majora, cari amici.

Al diavolo i selfie: facebook sta uccidendo la comunicazione

Posto tre righe bislacche sulla ministra della salute e piovono commenti e “mi piace”. Sollecito opinioni e giudizi su possibili evoluzioni del Festival del Cinema, esortando ad esprimersi e a non limitarsi al “mi piace” e basta, e la risposta è zero totale.
Tra significanti e significati dovrebbe esservi sempre una qualche coerenza, di quantità e di qualità. Mi pare che il social network abbia fatto saltare questa speculare armonia, che da sempre governa la legge della comunicazione.
Su Twitter si cinguetta. Su Facebook è peggio ancora: le parole hanno ceduto il posto ai selfie. Parole sempre più brevi per pensieri sempre più brevi da un lato, dall'altro la rinuncia totale alla parola in omaggio all’immagine ostentata di se stessi. 
Siamo ormai prevaricati (il ragionamento vale anche e soprattutto per la politica) da una concezione narcistica della comunicazione. Il mostrarsi e l’apparire hanno la meglio sul parlarsi e lo scambiare.

Forse è la fine stessa della comunicazione. O almeno di quella che Jaspers riteneva fosse la sua funzione essenziale: il processo per cui l’altro diventa un tu, e io e l’altro diventiamo un noi.

sabato 19 aprile 2014

In e-book, I dialoghi di Giuda Iscariota di Gabriele Consiglio

Così come preannunciato, in occasione della Pasqua 2014, Lettere Meridiane regala ad amici e lettori, in edizione digitale, due testi teatrali sulla Passione e la Resurrezione di Gesù di Nazareth.
Oggi, I dialoghi di Giuda Iscariota di Gabriele Consiglio, con l'introduzione di Geppe Inserra e la prefazione di Alfredo De Marsico.
Domani sarà la volta de La Giullarata dei poveri cristi di Geppe Inserra.
È possibile scaricare il volume ai link sottostanti:



Ecco, di seguito, l'introduzione di Geppe Inserra.
* * *
Ho avuto il privilegio di essere amico ed editor di Gabriele Consiglio. Tante e tante volte mi sono tuffato nella sue parole, le ho amate e studiate. Ma ogni volta scopro - perfino rileggendo le stesse pagine - che Gabriele ha cose nuove da dirmi (da dirci), da farmi scoprire (da farci scoprire).
È successo anche questa volta, immancabilmente. Curare la pubblicazione di questo e-book è stata un’esperienza particolare e bella. D’accordo: la scrittura e il suo autore restano identici, sia che si dipanino su pagine di carta, sia che si affidino all’immaterialità dei bit, che Calvino decanta come suprema forma di leggerezza.
Un libro digitale consente tuttavia operazioni e libertà che con la carta sarebbero impossibili. Apre la prospettiva a opportunità intriganti, come l’associare al testo originale altri brani dello stesso Autore che stanno col primo in una relazione ipertestuale, per vedere se da questa sommatoria possano sortire nuovi significanti e nuovi significati. 

venerdì 18 aprile 2014

Per Pasqua due e-book in omaggio da Lettere Meridiane

In occasione della Pasqua, Lettere Meridiane regala agli amici ed ai lettori due e-book.
Si tratta di due testi teatrali collegati alla Passione e alla Resurrezione di Gesù di Nazareth.
Domani I dialoghi di Giuda Iscariota di Gabriele Consiglio, in una edizione digitale arricchita da una selezione di brani tratti da Chi di noi? Arringa in difesa di Giuda, dello stesso autore, con la prefazione di Alfredo De Marsico. 
Di straordinaria capacità drammatica, I dialoghi dovevano rappresentare la trasposizione teatrale dell’Arringa, ma sono qualcosa di più, per il pathos che riescono a sprigionare. 
Dopodomani, domenica, sarà invece il turno de La giullarata dei poveri Cristi di Geppe Inserra, andata in scena negli anni Settanta e parzialmente riproposta quale testo di accompagnamento  alla Via Crucis di Alfredo Bortoluzzi, pubblicata negli anni Ottanta dalla Provincia di Foggia.

Non perdete questi due appuntamenti. Scaricate i due libri, leggeteli, condivideteli. 

mercoledì 16 aprile 2014

Lorenzo Sepalone in corsa per un premio speciale del David di Donatello: votiamolo

Un autore foggiano ai primi posti della classifica del prestigioso concorso cinematografico “Premia il tuo corto preferito” organizzato da BookSprint Edizioni, in collaborazione con i David di Donatello - Accademia del Cinema Italiano. 
È Lorenzo Sepalone, con la sua opera “La luna è sveglia”, di cui ho ampiamente parlato in questa recensione, che vi invito a rileggere (e naturalmente a rivedere o a vedere, per chi non l’avesse ancora fatto).
Premia il tuo corto preferito è un contest: il premio viene assegnato dal pubblico, che vota esprimendo la sua preferenza a uno dei cortometraggi in concorso.
Per votare c’è tempo fino al 4 giugno prossimo. La luna è sveglia di Sepalone veleggia nelle zone alte della classifica. Io l’ho già votato, e non poteva essere diversamente. Il film mi ha entusiasmato ed emozionato profondamente. Fatelo anche voi, vi prego. 
Per votare bisogna andare al link sottostante:



Si avvierà una breve procedura di accreditamento. Occorrerà dichiarare il proprio indirizzo email, quindi a registrazione avvenuta si riceverà sul proprio cellulare un sms contenente il codice che consentirà di esprimere la preferenza a  La luna è sveglia.

Il coraggio della speranza. L'ebook di Savignano 1972.

Così come preannunciato negli scorsi giorni, Lettere Meridiane pubblica l'edizione digitale dei due quaderni che raccolgono relazioni, documenti, testimonianze e approfondimenti del Campo Scuola che i giovani foggiani dell'Azione Cattolica, tennero a Savignano nel 1972.
Si trattò a tutti gli effetti di una esperienza "forte", tutta orientata al tentativo di dare senso e prospettiva alle profonde innovazioni che il Concilio Vaticano aveva aperto nella Chiesa.
Il gruppo giovanile ruotava attorno a don Tonino Intiso, che all'epoca era assistente diocesano dei giovani. Particolarmente consistente a Savignano fu anche il gruppo giovanile della parrocchia San Ciro, che in quegli anni pubblicava (chi scrive ha mosso proprio su quelle pagine ciclostilate i primi passi nella sua attività di giornalista) il settimanale Gioventù Viva. Al campo scuola di Savignano partecipò anche il viceparroco di San Ciro, l'indimenticabile don Pompeo Scopece.
La foto di gruppo che illustra l'articolo ritrae un gruppo di partecipanti (un'ottantina in tutto, provenienti da Foggia, Apricena e San Marco in Lamis)
Gioventù Viva dedicò un numero speciale a quella esperienza, disponibile tra i materiali che pubblichiamo in edizione digitale.
Per scaricarli, fate clic sui relativi collegamenti. Buona lettura.



Lavoro, il dovere dell'ottimismo

Pubblico, per gli amici Lettere Meridiane, l'editoriale che ho scritto per l'ultimo numero di Informazione Lavoro, la news letter delle Politiche del Lavoro della Provincia di Foggia. La pubblicazione, che viene distribuita ogni mese digitalmente, offre un quadro esaustivo e sempre aggiornato delle opportunità di lavoro con particolare riferimento a quello provinciale,nonché una ricca documentazione, anche di natura normativa.
Chi fosse interessato a riceverla, può iscriversi a questo link.
* * *
Seicentosettantatre pratiche presentate fino ad oggi (il dato si riferisce alla tarda mattinata del 9 aprile, e cresce di ora in ora). Settantacinque riguardano la provincia di Foggia, con un’incidenza  di circa il 12% sul complesso regionale. Il Bando NIDI (Nuove Iniziative D’Impresa) della Regione Puglia sta riscuotendo un successo che va oltre le più rosee aspettative. La comunità regionale sta rispondendo più che bene all’opportunità offerta da questo nuovo strumento, messo in campo dall’assessorato regionale al lavoro con il fine di sostenere  l'autoimpiego di persone con difficoltà di accesso al mondo del lavoro. 
La platea è quanto mai ampia, e comprende giovani inoccupati e disoccupati, donne di tutte le età, lavoratori che usufruiscono degli ammortizzatori sociali. 
L’evidente successo riscosso dal bando NIDI  testimonia che c’è una Puglia che non si arrende, e che non esita a mettersi in gioco, tentando la strada, non facile ma suggestiva, anche per gli effetti di ricaduta che può sprigionare, dell’autoimprenditorialità .

martedì 15 aprile 2014

Salvare l'archivio-biblioteca di don Tonino Intiso: l'Arciconfraternita del Carmine raccoglie l'appello

Qualcosa si sta muovendo per salvare l’archivio-biblioteca di don Tonino Intiso. L’appello lanciato dal gruppo di amici (che hanno dato vita ad un programma di iniziative anche al fine di promuovere una raccolta fondi) non è caduto nel vuoto. Amplificato dalla Gazzetta del Mezzogiorno è stato raccolto dall’Arciconfraternita del Carmine che ha espresso la propria disponibilità ad affiancare il progetto del sacerdote foggiano, che prevede anche la costituzione di un centro d’ascolto e di un lab-oratorio (col trattino in mezzo, a significare che il momento delle opere non può essere scisso da quello del pensiero, della riflessione).
È particolarmente importante che ciò possa avvenire nel borgo settecentesco, in un quartiere  che, pur essendo ubicato nel pieno centro della città, è affetto da pesanti fenomeni di disgregazione ed emarginazione che lo rendono più simile alla periferia.
I primi contatti intercorsi tra il Priore dell’Arciconfraternita, ing. Luigi Amoroso, il gruppo di amici che sta sostenendo l’iniziativa e lo stesso don Tonino Intiso ha dato un esito ampiamente positivo, e non è un caso che proprio l’oratorio dell’antica chiesa del Carmine ospiterà domani pomeriggio, con inizio alle ore 17.30, un altro degli appuntamenti in programma: si ritroveranno quanti presero parte ai diversi campi scuola organizzati, ormai più di quarant’anni fa, dal sacerdote quando era assistente dei giovani di Azione Cattolica. 
L’occasione dell’incontro  - al quale sono caldamente invitati tutti quanti vogliano riflettere sull’attualità del messaggio conciliare e della Lumen Gentium -, è offerta dalla presentazione della edizione digitale degli atti del Campo Scuola che si svolse a Savignano Irpino nel 1972, e che rappresentò un momento forte per gli oltre ottanta giovani che ci presero parte.

L’ebook (che sarà disponibile per essere gratuitamente scaricato a partire da domani su Lettere Meridiane) comprende i numeri speciali che vennero pubblicati dopo il campo scuola dal Settore Giovanile dell’Azione Cattolica foggiana (“Giovani per un impegno nella Chiesa”) e da Gioventù Viva, il periodico parrocchiale di San Ciro.Nell'immagine la copertina dell'e-book, disegnata da Savino Russo.

Vi racconto il "mio" Festival / 2 / Ecco cos'è il cinema indipendente

Mi hanno chiesto cento volte cos’è il cinema indipendente. Impossibile dare una risposta esauriente. Se vogliamo guardare la cosa semplicemente sotto il profilo della produzione e della distribuzione, possiamo cavarcela dicendo che sono film indipendenti quelli che non vengono prodotti da case collegate con la distribuzione e che di conseguenza non escono nella sale o si limitano ad un week end di programmazione, o in pochi cinematografi.
Una definizione così, tuttavia, dice poco o nulla sull’autore, e sul modo particolare che la maggior parte degli autori indipendenti ha di relazionarsi con il suo film, spesso rifuggendo dai canoni o dai format che imbrigliano la settima arte. Per quel che mi riguarda, sono gli autori che rendono un film più o meno indipendente (così come più o meno di qualità): il loro rapporto con l'opera.
Non conosco autori “indipendenti” che accettino di buon grado che il loro film probabilmente non verrà visto come merita, perché non troverà un’adeguata distribuzione. Ma la stragrande maggioranza non cambierebbe di una sola scena o di una sola sequenza il film, per adeguarlo ai canoni del mercato, per avvicinarlo a quel moloch rappresentato dal gusto del grande pubblico.
Per questo un festival di cinema indipendente come quello che facciamo a Foggia ha un suo fascino speciale. Perché permette da un lato di guardare film bellissimi che difficilmente passeranno in sala, e dall’altro di incontrare tipi specialissimi come questi autori duri e puri, ma anche sceneggiatori, attori, tecnici che fanno film più per la voglia e l’urgenza di dire, che non per quella di fare soldi (credetemi, assai spesso ci rimettono di tasca loro).

lunedì 14 aprile 2014

Gargano, il parco della speranza

Qualche settimana fa, nel corso di una bella serata al Provo Cult Lab di San Giovanni Rotondo, Gianfranco Pazienza ha simpaticamente rievocato il comune ed appassionato impegno per l’istituzione del Parco del Gargano culminato, ormai molti anni fa, nella realizzazione del documentario Gargano, il parco della speranza, che vide collaborare me, lui e Giovanni Aquilino.
La capacità affabulatoria di Gianfranco mi ha procurato nostalgia ed emozione, ma anche quel lacerante senso di distacco che a volte nasce quando improvvisamente ti volgi a guardare il passato, e scopri che ha scarse relazioni con l’oggi. 
Le discussioni e le passioni suscitate dalla istituzione del parco furono vere, il confronto durissimo ed aspro. 
La storia si svolge agli inizi del decennio Novanta, ma per capire bene il contesto, è necessario fare un passo indietro. Al 1980, quando l’indimenticabile convegno promosso dall’allora giovanissimo assessore provinciale Matteo Fusilli, a Manfredonia, con la partecipazione di Sabino Acquaviva, sembrò aprire una nuova prospettiva culturale e politica alla ipotesi del Parco.
Sabino Acquaviva, grande sociologo, aveva ripetutamente lanciato dalle colonne della Gazzetta del Mezzogiorno la suggestione del Parco, che nei suoi piani non doveva rappresentare tanto un obiettivo ma piuttosto un mezzo, per salvaguardare quell’irripetibile unicum di natura, cultura e storia che è la Montagna del Sole.
Il convegno di Manfredonia aveva finalmente sdoganato quel sogno, trasformando l’appello di Sabino Acquaviva in una prospettiva concreta, e disegnando un percorso politico che da lì a pochi anni sarebbe approdato alla proposta di legge istitutiva.
La presentazione di quella proposta scatenò le passioni e le contrapposizioni. 

domenica 13 aprile 2014

Vi racconto il "mio" Festival / 1 / Piccole storie d'amore

Una doverosa premessa, come dire, epistemologica. A scanso di equivoci. Sono l’ultima persona al mondo che potrebbe fare il direttore artistico di un festival del cinema. I titoli ce l’avrei pure (un remoto diploma in linguaggio cinematografico che risale agli anni Settanta, reca la firma di Giuseppe Normanno, e di cui vado orgoglioso). Ma non è questo il punto.
Grazie a Dio, non ho il distacco del critico di professione, non ho la cattiveria che diventa fiore all’occhiello e tratto distintivo. Mi innamoro dei film, giudicandoli più col cuore che con la mente. Mi lascio guidare dall’istinto, e dall’emozione. E preferisco se possibile vedere i film che andranno poi al festival, non da solo davanti al televisore: perché vedere cinema è un’esperienza  collettiva.
È vero che il buio della sala spinge a liberare le emozioni individuali e che in questo il cinema restituisce forse anche la funzione catartica della tragedia. Ma quel brusio di fondo, i commenti sussurrati che ti lambiscono, i sorrisi e perfino le lacrime che puoi percepire, trasformano la visione in sala in una esperienza condivisa.
Quindi prendete col beneficio d’inventario tutto quanto andrà a dirvi e raccontarvi.
Sono piccole, semplici storie d’amore. Sono le storie del Festival altre rispetto ai film che vi abbiamo fatto vedere.
Le storie del “mio” festival. Come l’ho vissuto, perché l’ho amato, quest’anno in modo speciale, avendovi ritrovato atmosfere ed emozioni dei primissimi anni.
Il viaggio sentimentale comincia dalla fine. Devo l’idea all’impareggiabile Mara Mundi (il Festival del Cinema ha tante menti e tante anime, ma un cuore solo, ed è quello di Mara) che in un messaggio in cui parlavamo di altre cose mi ha scritto: “E grazie per questo Festival, che ha avuto un'identità forte, grazie al ritrovato movimento, stretto anche attorno all'idea Adotta un film. I titoli della serata finale dicevano tutto di tutta questa ritrovata unione.”
Cominciamo dunque proprio dai titoli proiettati in apertura e chiusura della serata finale. Si comincia e si finisce, come se fosse veramente un film a suggellare una edizione del Festival fortemente e consapevolmente dedicata al cinema indipendente (pugliese e meridionale, in particolare).
Li ho riuniti in un solo filmato (sotto). Con qualche aggiustamento. C’è anche il nome del cortissimo vincitore (che per ovvie ragioni, essendo stato votato in sala, non era possibile conoscere quando i titoli sono stati composti), è nuovo il commento musicale, che in sala era stato realizzato dai bravissimi Avenida.
Ecco i titoli. Attenzione, perché tra quelli di testa e di cosa c’è uno stacco di alcuni secondi, con schermo nero. Guardate il filmato, amatelo, condividetelo.


sabato 12 aprile 2014

Il Gargano "sbarca" in Puglia con le Confraternite musicali di Vico e Sannicandro

Le Confraternite musicali del Gargano sbarcano in Puglia, e il termine sbarcare non è soltanto metaforico. Il Gargano è da sempre considerato un’isola, soprattutto culturale. Nell'era dello globalizzazione, un pizzico di contaminazione non guarda mai. È bello che le antichissime tradizioni musicali e religiose della Montagna del Sole vengano adesso conosciute dal resto della Puglia, anche se lascia un po’ l’amaro in bocca che ancora non siano state adeguatamente valorizzate proprio in Capitanata.
La Messa Pazza di Vico Garganico è uno dei riti della Settimana Santa più espressivi di una religiosità popolare che ha radici profonde e remote, nonché simbolo di una cultura immateriale di straordinario spessore. Non è una messa, né una vera e propria liturgia. È piuttosto, come spiega Francesco Stanzione (al cui bellissimo sito vi rimando, per ogni ulteriore approfondimento) , ”un rituale di profanazione, con rumori e canti a squarciagola, che stanno a indicare lo sconvolgimento dell'ordine naturale a seguito della morte di Cristo. Ad essa seguono le "Tre ore di Agonia" con la predica delle sette parole di Cristo in Croce.”
Riti analoghi venivano celebrati a Sannicandro Garganico, la tradizione è però rimasta viva soprattutto a Vico Garganico.
Sono state le Confraternite di Vico e di Sannicandro ad animare lo sbarco in Puglia di questi monumentali esempi della ricchissima cultura immateriale del Gargano, coronando l'impegno che da anni va sostenendo in questa direzione l'Associazione Carpino Folk Festival. che sta pazientemente ed intelligentemente annodando i tanti fili della tradizione musicale garganica, che vanno dalla tarantella alla messa pazza.

venerdì 11 aprile 2014

Il lavoro per tutti: un "focus" della Provincia sulle prospettive occupazionali in Capitanata

La provincia di Foggia è l’area pugliese più svantaggiata dal punto di vista del lavoro. Il tasso di occupazione e quello di disoccupazione la collocano al di sotto della media regionale e meridionale. La situazione è grave soprattutto per  i giovani e le donne. La disoccupazione femminile raggiunge il 20,4, a fronte di una media regionale del 18,7 e meridionale del 19,3. Altrettanto pesante la disoccupazione giovanile che si attesta  al 38,6: anche in questo caso, il dato è peggiore sia rispetto alla media pugliese (32,4) che a quella meridionale (37,3).
Ma qualcosa si sta muovendo. L’imminente avvio della Youth Guarantee,  la buona risposta ottenuta dal Bando NIDI promosso dalla Regione Puglia per favorire l’autoimpiego dei disoccupati, dei giovani e delle donne e il pacchetto di misure e di interventi messo in campo dalla  Provincia di Foggia per affrontare l’emergenza occupazionale, autorizzano qualche speranza in più.
Di tutto questo si parlerà nel  Focus sulle prospettive dell’occupazione in Capitanata promosso dalla Provincia per lunedì 14 aprile prossimo, con inizio alle ore 10, nella Sala Consiliare di via Telesforo. Nel corso dell’incontro, che ha per tema “Il Lavoro per tutti”, si farà il punto sugli interventi promossi dalla Provincia a favore dei giovani, delle donne e degli immigrati. 
Si parlerà anche di Lavoro 2.0, un’altra importante novità nell’offerta dei servizi offerti dai Centri per l’Impiego, implementata in questi giorni. La Provincia ha aperto il suo sistema informativo del lavoro ai cittadini. Questo significa che gli iscritti ai Centri per l’Impiego possono, d’ora in poi, disporre di un proprio accesso digitale alla banca dati, con la possibilità di svolgere una serie di operazioni senza doversi recare agli sportelli del Centro: controllare il proprio curriculum, stampare la scheda anagrafica, rispondere alle offerte pubblicate dalle aziende in cerca di personale. 

mercoledì 9 aprile 2014

Pericolosità fiscale e sociale: Capitanata "a rischio totale"

La Capitanata è una provincia “a rischio totale” dal punto di vista della pericolosità fiscale. Il neologismo sta a significare che la possibilità che in provincia di Foggia vi sia una massiccia evasione fiscale è alta, addirittura altissima. E dato che al peggio non c’è mai fine, all’elevata pericolosità fiscale si accompagna un’altrettanto elevata pericolosità sociale.
È questa la situazione che emerge da una complessa indagine svolta dall’Agenzia delle Entrate, che, per snidare gli evasori fiscali, si è dotata di sofisticatissimi strumenti di analisi e di “intelligence”. Si tratta di un data base, battezzato DbGeo, e compilato tenendo presente un’impressionante quantità di dati e di parametri, ed avente il fine di disegnare una nuova mappa della pericolosità fiscale delle diverse province italiane, in modo da suddividere il territorio nazionale non soltanto su base geografica, ma anche tenendo conto della possibile concentrazione di evasione fiscale.
L’obiettivo è di affinare le strategie per ciascun gruppo omogeneo individuato. Nell’immagine potete vedere la cartina dell’Italia così come è venuta fuori dall’indagine, che è stata recentemente presentata al Senato, nel corso di un’audizione del  Direttore dell’agenzia delle entrate. La mappa è “clusterizzata” nel senso che a ciascun colore corrisponde una categoria omogenea, che descrive – va puntualizzato – non soltanto l’indice di pericolosità fiscale ma anche tutta una serie di fattori che contribuiscono a rendere più o meno critico il contesto economico e sociale di riferimento. La mappa disegnata dal data base dell’Agenzia delle Entrate non stabilisce una classifica: ciascun “cluster”, infatti, possiede sue caratteristiche e sue specificità, che lo rendono più o meno a rischio. La provincia di Foggia si trova tra le aree in cui il rischio è più elevato. Mettendo in mostra una notevole dose di fantasia, i tecnici che hanno condotto l'indagine hanno assegnato a ciascun "cluster", ovvero a ciascun gruppo di province caratterizzato dagli stessi parametri (indipendentemente dalla loro collocazione geografica), il titolo di un film: alla provincia di Foggia è toccato quello più inquietante: "Rischio totale".

lunedì 7 aprile 2014

Tornano ad incontrarsi i "ragazzi di don Tonino Intiso". Quarantadue anni dopo.

Nel 1972, dal 16 al 26 settembre, 84 giovani di Foggia, Apricena e San Marco in Lamis si ritrovarono a Savignano Irpino, per riflettere insieme sulla Lumen Gentium, e vissero un irripetibile esperienza di fede e di pensiero.
Da quel campo scuola, organizzato dalla Gioventù di Azione Cattolica, nacquero vocazioni, fidanzamenti poi sfociati in matrimoni, esperienze culturali tra cui gruppi teatrali: tanti momenti forti che hanno scavato tracce profonde nella vita dei partecipanti. 
Tra i giovani che vi presero parte, vi furono anche quegli amici di don Tonino Intiso che si stanno in questi giorni impegnando per trovare una degna sistemazione all’archivio ed alla biblioteca del sacerdote foggiano e per aiutarlo a costruire un centro d’ascolto.
Allora don Tonino era l’assistente spirituale dell’Azione Cattolica giovanile diocesana, e fu l’animatore della esperienza di Savignano, assieme ad un altro grande sacerdote foggiano, il mai troppo compianto don Pompeo Scopece.
La Chiesa era attraversata da forti tensioni di rinnovamento grazie al Concilio Vaticano II che si era concluso qualche anno, e di cui la Lumen Gentium rappresentava e tuttora rappresenta uno dei documenti più importanti e rivoluzionari. Si faceva strada l’idea della Chiesa come ecclesia, assemblea e comunità, che vede impegnati con pari dignità le gerarchie e i laici, di una pastorale meno dottrinale e più autenticamente evangelica.
A guidare la Chiesa foggiana c’era allora mons. Giuseppe Lenotti, un vescovo illuminato e profondamente conciliare, che si poneva con grande consapevolezza il problema del rinnovamento della Chiesa locale e che teneva particolarmente ai giovani.

domenica 6 aprile 2014

L'infinita querelle sul numero dei morti dei bombardamenti del 1943

L’ho scritto e ripetuto tante volte, ormai. La questione dell’esatto numero dei morti provocati dai bombardamenti su Foggia nell’estate del 1943 non scalfisce neanche di un pelo il dato di fatto che si trattò di uno degli eventi più agghiaccianti di tutta la seconda guerra mondiale, e che fece di Foggia una città martire.
A volte la letteratura riesce meglio della storiografia a dar conto di una tragedia, e invito chi non l’avesse fatto a leggersi il racconto dei bombardamenti del 22 luglio di Luciano Bianciardi, grande scrittore del secolo scorso e testimone oculare di quegli orribili eventi, in quanto si trovata a Foggia come militare, di stanza nella Caserma Miale.
Discuterne, però, fa sempre bene. Se non altro per cercare di comprendere fino in fondo un evento che tanta parte ha avuto sul futuro della città, distrutta dai bombardamenti in termini di vite umane, di palazzi ma anche di memoria. 
Della relazione di mons. Farina che ho pubblicato in una recente lettera meridiana mi hanno colpito in modo particolare alcuni passaggi. Il presule ritiene, in primo luogo, che la incursione più pesante fu quella del 19 agosto. Si azzarda anche a dare alcuni dati, sebbene riferiti al bombardamento del 22 luglio. “Si pensa che i morti non siano meno di duemila - scrive -. Di quattrocentottanta cadaveri raccolti e sepolti al Cimitero, solo un centinaio sono stati identificabili.”
Si tratta di cifre senz’altro superiori a quelle del rapporto Istat di qualche anno dopo, che quantificò il numero di morti in meno di mille.
Ma veniamo alla questione del 19 agosto. Da parte dei “minimizzatori” si è sempre sostenuto che il numero di vittime ufficiali (9.581 morti) della giornata è esagerato perché la città si era svuotata. 
Il Vescovo scrive nella sua relazione a Pio XII che dopo la terribile incursione del 22 luglio “si era andata facendo strada, nella popolazione, l'idea che ormai non era più probabile che si avessero incursioni notevoli, poiché anche l'aeroporto era stato trasferito.”

Festival del Cinema Indipendente | Quando il pubblico diventa comunità

"Foggia, in un'umida serata di primavera.
Interno del Teatro del Fuoco.
Volti guardano titoli che scorrono sullo schermo.
Volti guardano volti che hanno
incontrato e scoperto e imparato
a conoscere in dieci giorni 
di cinema e di emozioni.
Mentre i titoli scorrono, il ricordo
di tanta bellezza già volge alla nostalgia.
Volti e cuori e menti 
che vorrebbero
che il Festival non finisse più.
... Ma il bello deve ancora venire..."
Questi i titoli di apertura della serata finale del XIII Festival del Cinema Indipendente, pensata essa stessa come se fosse un film. I titoli sintetizzano l'essenza più profonda della edizione che si è appena conclusa e che ha esaltato il cinema come luogo e occasione di incontro, di arricchimento reciproco. La dimensione del pubblico come qualcosa di più della sommatoria dei singoli spettatori.
Adesso che è calato il sipario ve lo racconterò. Come direttore artistico, ho dovuto astenermi da recensioni o considerazioni che potessero influenzare il lavoro delle giurie. È stata un'edizione sotto molti aspetti diversa dalle altre.
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