giovedì 11 settembre 2014

Bill Gates finanzia un'inchiesta sull'oro rosso di Capitanata

Leggendo il titolo, qualcuno si sarà chiesto, ma cosa c'entra il fondatore di Microsoft, l'uomo più ricco del mondo, con la raccolta del pomodoro nel Tavoliere? E perché avrebbe finanziato un'inchiesta sull'argomento?
Se avete la pazienza di leggere, scoprirete il motivo. Vi devo prima di tutto una confessione: il titolo è un po' ad effetto. Ma dietro la clamorosa inchiesta c'è comunque il grande informatico che da un po' di tempo si è convertito ad una intelligente filantropia.
Il clamoroso reportage, che parte dalle campagne del Tavoliere ma estende il suo focus alle complesse transazioni del mercato globale evidenziandone gli incredibili paradossi, è stato realizzato per impulso di un programma dello European journalism center, The innovation in developing reporting grant programm  che viene appunto finanziato dalla Fondazione Bill e Malinda Gates.
Come si legge nel sito web del Centro europeo di giornalismo, "la Fondazione Bill & Melinda Gates condivide con l'EJC la convinzione  che la mancanza di copertura mediatica sulle questioni internazionali che riguardano sviluppo nelle agenzie di stampa europee è in parte provocata della mancanza di incentivi per i giornalisti e le organizzazioni dei media. In questo contesto, il programma premia i progetti di comunicazione innovativi con appositi finanziamenti, con l'obiettivo di supportare giornalisti, redattori, e le parti interessate allo sviluppo, ad eseguire ricerche approfondite e di produrre reportage nuovi, interessanti anche di natura sperimentale."
Tra questi rientra proprio quello che parte da Foggia per giungere lontano, lontanissimo.
L'inchiesta finanziata dalla fondazione del magnate americano è radicalmente diversa da quelle che negli ultimi anni hanno portato le campagne del Foggia all'attenzione dei mezzi di informazione internazionale per le condizioni spesso disumane in cui sono costretti a lavorare i braccianti extracomunitari.

Il punto di vista da cui parte il reportage è piuttosto quello di svelare e raccontare come il lavoro degli immigrati alimenti una catena commerciale amaramente esemplare dei rapporti tra il Nord e il Sud del mondo, confermando la tesi che allo sviluppo di un'area (ricca) faccia inevitabilmente riscontro il sottosviluppo di un'altra area (povera). Vi si racconta infatti di come le conserve di concentrato di pomodoro, prodotte dalle industrie campane con l'oro rosso coltivato nel Tavoliere e raccolto dagli immigrati, finiscano nei mercati rionali dei paesi di provenienza degli immigrati a prezzi stracciati, danneggiando quelle economie. Il classico serpente che si morde la coda.
Per saperne di più cari amici e lettori di Lettere Meridiane, dovete però aspettare a domani, quando vi racconterò tutta l'inchiesta.

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