venerdì 12 settembre 2014

De Tullio: basta col foggianesimo... ammettiamo che l'erba del vicino è più verde

Maurizio De Tullio interviene nel dibattito avviato da Lettere Meridiane sul derby tra Gargano e Salento. È il caso di precisare che l'articolata riflessione di Maurizio, che chiama espressamente in causa il cosiddetto foggianesimo (vale a dire la tendenza foggiana a lamentarsi sempre) è stata scritta prima della drammatica alluvione che ha colpito il promontorio. La calamità non cambia ovviamente nulla nei termini del dibattito, che tuttavia mi era sembrato il caso di sospendere, vista l'accaduto. Il contributo è interessante, e sicuramente suciterà altre riflessioni, riguardando un tema più vasto di quello iniziale.
* * *
Gianfranco Pazienza ha svelato in pieno le "nostre" criticità, mentali, culturali e organizzative. Dovremmo smetterla una buona volta di guardare all'erba del vicino o farlo, magari, solo quando può esserci d'insegnamento.
Ero bambino (di anni ne ho 56) che già sentivo i mal di pancia nostri nei confronti dei baresi. Poi, crescendo, si sono aggiunti quelli nei confronti del Salento. Colpa sempre degli altri: se non andavamo in serie A nel calcio, se la Fiera del Levante era più bella della nostra, di treni e aeroporti non sto qui a parlarne... Naturalmente abbiamo subìto anche scelte penalizzanti ma, a conti fatti, siamo più malati noi di "Foggianesimo" o è il resto della Puglia a dover chiedere scusa nei nostri confronti?
Ognuno ha i politici che si merita, e non lo dico tanto in chiave di potere o di "attributi": ne parlo in termini di preparazione e sensibilità culturale. Perché se un territorio non lo ami davvero, quasi visceralmente oserei dire, non serve a nulla rivendicare "tanto-per".

Gianfranco (che saluto sempre con enorme piacere) ci riporta a un elementare obbligo, morale prima di tutto: bisogna amarla per intero la Puglia e, soprattutto, ognuno deve fare la sua parte in termini di miglioramento ed esaltazione del proprio territorio. Ognuno deve sparare le cartucce che ha ma se non è in grado di competere, taccia. O vada a scuola, non per strappare un diploma o una laurea (anche quelli possono servire) ma per capire bene l'abc di come fare imprenditoria e, soprattutto, come "fare sistema", imparando a capire i vantaggi della parola 'plurale'. Poi si vede chi è magari più capace di sviluppare occasioni di lavoro, di attrarre turismo e investimenti.
Il Gargano (con i grandi uomini del passato: Vocino era uomo di cultura ma anche politico, e non solo lui; e con belle figure di intellettuali come Fiorentino e il "padauno" Acquaviva) il Gargano ha avuto tempo e occasioni per smarcarsi, ma non ha saputo farlo come altrove è stato fatto. Trovo invece straordinaria la reazione dei Monti Dauni che senza "padri putativi", e testimonial d'eccezione, sta risalendo la china, sul piano della piccola imprenditoria e dell'offerta culturale, quella che può anche far mangiare.
Certo, Blasi oggi è autocritico ma ci rendiamo conto di cosa è stato capace di sviluppare per il suo territorio in 16 anni? Le storture si possono sempre drizzare. Chiediamoci cosa abbiano fatto in tutti questi anni i nostri politici che hanno solo cercato un consenso fine a se stesso in Capitanata. Volete i nomi? Li conoscete meglio di me.
"Mangiare con la cultura". Bravo Gianfranco. Dimostriamolo che si può fare, sul Gargano come sui Monti Dauni.
Ma su Stornara ci andrei un po' cauto, non perché quella realtà di per sè non meriti, ma prima ripristiniamo le regole di legalità e civiltà che proprio in quei campi mancano da troppo tempo. Ed è la terra di Peppino Di Vittorio! Lo dico per ammonire i nostri "compagni", che hanno dovuto aspettare Fabrizio Gatti, il giornalista dell'Espresso che, nel 2006, per aprire anche i nostri occhi, realizzò un dossier svelando DAL DI DENTRO l'orrore dei "nostri" civilissimi imprenditori: "Inutile pattugliare le coste, se poi gli imprenditori se ne infischiano delle norme. Ma da queste parti se ne infischiano anche della Costituzione: articoli uno, due e tre. E della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Per proteggere i loro affari, agricoltori e proprietari terrieri hanno coltivato una rete di caporali spietati: italiani, arabi, europei dell'Est."
Ecco, cultura da un lato ma in mano teniamo sempre accesa la lanterna della legalità, magari con l'aiuto più di un giornalismo locale di servizio che di quello che ama solo fare le pulci a tizio o caio per vendere 50 copie in più.
Cordialmente
Maurizio De Tullio

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