lunedì 1 settembre 2014

Giuliano Volpe: "Il futuro appartiene alle città belle"

Il vivacissimo dibattito in corso in questi giorni su Lettere Meridiane su Foggia bella o brutta è stato innescato, come gli amici e i lettori del blog ricorderanno, da Davide Leccese che ha ripreso sul suo profilo fb alcune considerazioni dell’ex rettore dell’università di Foggia, Giuliano Volpe, girandole a quanti lo seguono sul social network.
Sia Leccese che Volpe sono successivamente tornati sull’argomento. Il primo sottolineando la necessità di una compiuta riflessione di natura urbanistica (qui il testo dell’intervento), il secondo chiarendo le affermazioni iniziali che avevano dato la stura al confronto. Nel suo intervento, l'ex rettore sottolineava la necessità di riuscire a guardare criticamente Foggia, proprio al fine di valorizzarne la bellezza,
Questo sguardo critico si trova ampiamente nel libro più recente di Volpe, Le Vie Maestre, pubblicato per i tipi di Edipuglia. Il volume raccoglie gli editoriali comparsi sul quotidiano L’Attacco tra settembre del 2012  e maggio del 2013 ed affronta i temi d’attualità più disparati . Ovviamente sono più frequentemente trattati quelli che riguardano la conoscenza, la cultura e l’università che assieme alla bellezza e alla coesione, Volpe individua quali “vie maestre” per uscire dalla crisi e riprendere la strada verso lo sviluppo.
L’articolo che apre il volume è significativamente intitolato Il futuro appartiene alle città belle, ec è proprio in esso che si trovano più ampiamente sviluppati i temi accennati nel post di cui si è detto. Lo sguardo critico di Volpe parte dal versante urbanistico.

“La città di Foggia - scrive - ha enormemente accresciuto la sua estensione  dal  dopoguerra ad  oggi, offrendo  un contributo  essenziale  al consumo  di territorio  che sta trasformando il Belpaese  in una  colata  di cemento. Come è emerso dalle recenti statistiche, ogni giorno in Italia si perdono  ben cento ettari  di suolo agricolo e anche in Capitanata il processo è da  tempo  in pieno svolgimento. Di questo passo il tradizionale equilibrio tra città e campagna, la fisionomia dei paesaggi rurali, l’identità culturale e la stessa base economica della Capitanata  rischiano  di essere completamente stravolti, con ripercussioni  drammatiche sotto vari profili. Ecco perché sarebbe necessario ripensare completamente il modello di sviluppo della città e del territorio."
L’archeologo prende quindi in esame il caso Foggia. “In una città in cui proliferano  nuove costruzioni, si allargano a dismisura periferie squallide  e prive di servizi, si progettano  'Foggia  2' e altre nuove 'cittadelle' satellite, nuovi stadi e centri commerciali, da molti considerati ormai come l'unica prospettiva di sviluppo; in una città che dimostra  scarsa attenzione, sia da parte dei privati  che degli enti pubblici, per il recupero  del centro  storico  e dell'edilizia dell'Otto-Novecento; in una città tuttora  dominata  politicamente ed economicamente dalla 'cultura' del mattone; in una città sporca e sfregiata dai suoi stessi cittadini; in una città difficile, con ampi strati di vecchia e nuova povertà,  con preoccupanti  fenomeni  di degrado sotto il profilo  sociale, economico  e urbanistico,  e soprattutto etico, servono  idee e prassi nuove.”
L’Università è andata in controtendenza, proponendo un modello che dovrebbe diventare una buona prassi diffusa. “In questo contesto - scrive ancora Volpe - l’Università sta tentando di svolgere un ruolo essenziale  anche in campo  urbanistico, con un vero e proprio  progetto  a scala urbana, finalizzato ad un campus urbano, fondato principalmente sul recupero e la rifunzionalizzazione di pezzi di città.”
Il resto dell’articolo passa compiutamente in rassegna il progetto, portato avanti con tenacia proprio da Volpe negli anni in cui ha diretto l'Università. Il cuore è  rappresentato dalla ristrutturazione degli ex ospedali  di via Arpi, sede del Dipartimento  di Studi  Umanistici  (che accorpa le prece­denti  Facoltà  di Lettere e Scienze  della  Formazione).
"Posto nel cuore  della  città  medievale - si legge nel libro -, il nuovo  polo universitario, costituito  anche  dalla  vicina  struttura dell'ex Maternità, ospiterà aule, laboratori,  studi,  una grande biblioteca umanistica. L'intervento di recupero  ha portato alla  riscoperta  di elementi,  ormai occultati da superfetazioni recenti, relativi al convento medievale  di  Santa Caterina,  come l'antico  chiostro  annesso  alla chiesa di San Giovanni  di Dio e una serie di pregevoli vani ipogeici. Da anni sollecitiamo la pedonalizzazione di via Arpi (se non tutta, come sarebbe auspicabile, al­ meno del tratto interessato  dall'isola universitaria), che consentirebbe ai cittadini di godere del proprio centro storico, facendo dell'antica arteria la strada della cultura e  delle arti (con il Museo  Civico, il Conservatorio U. Giordano,  la Fondazione Banca del  Monte, l'Audito­rium S. Chiara, il Museo del Territorio, le sedi di varie associazioni, come la  Merlettaia,  ecc.). Si intende  così contribuire alla rivitalizzazione  del centro storico, alla sua rinascita anche dal punto  di vista economico, spingendo, con il proprio esempio, altri enti pubblici e soggetti privati ad investire nel recupero del notevole  patrimonio  immobiliare, altrimenti condannato ad  una lenta ma inesorabile obsolescenza.”
La bellezza della città non è soltanto un valore estetico. È una sfida di futuro, una concreta possibilità di sviluppo.
La conclusione di Volpe è che "dobbiamo definitivamente essere consapevoli che le città belle sono  le uniche  ad  avere  un  futuro. Perché una città brutta,  una città di cemento, una città sporca,  una città incivile, non è accogliente  né per chi ci è nato e per chi ci vive, che non vede l'ora di fuggire, né per  chi si vorrebbe attrarre. Non  si tratta  più  di un'opzione, ma, a mio parere, di una necessità: attuare politiche per potenziare la cultura, l'investimento nelle arti, nella  bellezza  (uso  volutamente questo  termine un po' desueto)  delle città e delle campagne. Questa  è una vera rivoluzione produttiva oltre che culturale."
Io sono del tutto d'accordo. E voi?

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