lunedì 15 settembre 2014

Rizzi: "Alluvione sul Gargano ma è proprio vero che è tutta colpa del caso?"

Caro Geppe Inserra,
ho letto l'articolo che hai pubblicato su Lettere Meridiane dal titolo:  Alluvione del Gargano. La scienza assolve la "mano umana" e mi permetto di dissentire. 
Non condivido questo titolo che hai scelto  perchè è evidente che le copiose precipitazioni rappresentano un fatto naturale e che nel caso specifico l'incidenza legata a monte dell'impermeabilizzazione del suolo è trascurabile. 
Ti faccio presente che quelle piane sono proprio il prodotto di simili eventi che nel corso dei millenni si sono susseguiti è la responsabilità dell'uomo sta proprio nell'aver ignorato tutto questo. Se realizzi un campeggio tra due canali in una situazione del genere, ti devi aspettare che prima o poi un evento simile succeda e visti i presunti cambiamenti climatici la frequenza  di simili eventi purtroppo tende ad essere intensificata. Pertanto, la mano dell'uomo non è indifferente al disastro, la responsabilità di quelle morti sta nel aver pianificato male gli interventi di edificazione, nel non aver perimetrato quelle aree ad alto rischio idrogeologico, di non aver  preparato la popolazione a un simile rischio.
Pertanto credo sia ora che tutti i sindaci del Gargano firmassero un protocollo perché tutte le amministrazioni si impegnino a dire stop al consumo di suolo e a rilanciare lo sviluppo del territorio in un ottica di turismo responsabile.

Purtroppo il Gargano presenta tanti rischi con cui noi dobbiamo convivere, incendi, alluvioni e non ultimo terremoti e su questo ultimo problema francamente sono molto preoccupato per la qualità del costruito realizzato negli anni 60-70, su cui sarebbe necessario intervenire per verificarne la capacità di resistere ad eventuali eventi tellurici.
Vincenzo Rizzi
* * *
Convengo con molte delle tesi sostenute da Rizzi, figura storica dell'ambientalismo in provincia di Foggia, e attualmente portavoce del M5S in consiglio comunale a Foggia. Il titolo dell'articolo era volutamenteun po' ad effetto, in quanto intendeva sottolineare l'infondatezza di alcuni tesi che avevano sostenuto che gli effetti del disastro erano stati amplificatti dall'ostruzione del letto dei torrenti, e dare conto della eccezionalità dell'avversità che si è abbattuta sul promontorio.
Per il resto, mi sembra che il problema non stia soltanto nell'eccessivo consumo di suolo, ma anche nella qualità della pianificazione urbanistica (dove si sono realizzati gli insediamenti, dove avrebbero potuto essere realizzati con un minore impatto ambientale) e sulla prevenzione e repressione dei fenomeni di abusivismo edilizio (una pianificazione di buona qualità può essere vanificata dall'inosservanza delle norme).
Geppe Inserra

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