venerdì 31 gennaio 2014

Perché l'apertura di Amendola ai voli civili è positiva. Anche per il Lisa.

Ci sono almeno tre buoni ragioni di soddisfazione (anche da parte di chi, come me, sostiene la causa dell'aeroporto Lisa) per l'annunciata apertura dell'aeroporto militare di Amendola ad una parziale e provvisoria utilizzazione a fini civili.
La prima è di natura politica. Per la prima volta dopo non so quanti anni, un politico nato in provincia di Foggia riesce a spuntare un risultato concreto per la sua terra.E non è stata cosa facile.  L'Aeronautica Militare aveva in passato ostinatamente chiuso la porta ad ogni possibilità di un'apertura dello scalo pedegarganico a voli civili. Il ministro Mauro ce l'ha fatta, e gliene va da atto, sperando che si tratti l'inizio di una inversione di tendenza che veda la Capitanata risarcita dei numerosi torti patiti negli ultimi anni (tanto per citare un paio di casi, l'agenzia nazionale per la sicurezza alimentare e la diga di Piano dei Limiti).
La seconda ragione di soddisfazione è economica. Il turismo garganico e dauno annaspano. La mancanza di uno scalo efficiente viene indicata tra i principali fattori critici, che riducono la capacità  degli operatori turistici del promontorio di competere in un mercato che sta diventando sempre più difficile e sempre più condizionato dalla mobilità. Nel mondo villaggio, una località turistica è chiamata a competere con il resto del globo. Se non ce la fa, corre il rischio di restare tagliata fuori.

giovedì 30 gennaio 2014

Monti Dauni, più partecipazione popolare per evitare il collasso

L'anonimo ed illuminato lettore che con era intervenuto con un post molto intelligente nel dibattito sulla esclusione dei comuni dei Monti Dauni dai beneficiari dei finanziamenti Smart Puglia, si racconta. È originario della nostra terra, proprio dei Monti Dauni, ma vive in Emilia. Ed è rimasto anonimo solo perché non aveva tempo di registrarsi su Google.
In quest'altra, altrettanto lucida riflessione, analizza non solo le ragioni tecniche, ma anche quelle politiche che mettono il Subappennino Dauno in una condizione di endemica debolezza. Ecco quanto ci scrive.
* * *
Credo che, aldilà dell’esigenza di soddisfare gli elettori dei luoghi in cui si siano ottenuti più voti, chi sta al governo di enti locali ed istituzioni, debba far fronte anche a territori e popolazioni svantaggiate sia per posizione geografica, sia per la natura del territorio. Territori che, non dimentichiamo, (come precisava anche Geppe Inserra) danno forza agli indicatori necessari per l’ottenimento di molti fondi strutturali da Bruxelles.

L'olio e le olive daune sbancano su Google

Le eccellenze della provincia di Foggia si mettono in mostra nella più prestigiosa vetrina del web. Il Google Cultural Istitute ha aperto da qualche giorno una sezione riservata al Made in Italy che espone, attraverso suggestive gallerie, i prodotti tipici del Bel Paese, sia della filiera agro-alimentare, sia di quella artigianale. La Capitanata è la provincia maggiormente rappresentata sul prestigioso palcoscenico del più popolare sito di ricerca del mondo, con due eccellenze, entrambe alimentari ed entrambe legate all’olivicoltura: l’olio di oliva Dauno e La bella di Cerignola. L’altra eccellenza alimentare pugliese messa in vetrina è in provincia di Bari il Pane di Altamura. Gli altri due prodotti di pregio segnalati dal sito del Google Cultural Istitute vengono invece dall’artigianato e sono  le Ceramiche di Grottaglie e la Cartapesta di Lecce.
Le schede e le immagini presenti nella galleria dell’olio di oliva Dauno sono state realizzate dal Consorzio Daunia Verde in collaborazione con il Ministero dell’Agricoltura. Bella e suggestiva la presentazione: “Un territorio antico ed eclettico dà vita a un prodotto che “si fa in quattro”: è l’Olio Dauno, l’oro verde della Puglia”.
Il riferimento al farsi in quattro è da mettersi in relazione alle quattro zone d’origine degli altrettanti tipi di olio Dauno: Basso Tavoliere, Gargano, Alto Tavoliere e Subappennino. Le diverse schede descrivono analiticamente, e con  il supporto di suggestivi immagini, la storia, il prodotto, le varietà e le zone di produzione.

mercoledì 29 gennaio 2014

Marco Cavallo a Foggia per testimoniare che Guarire si può

Marco Cavallo è un simbolo della lotta contro il disagio psichico e contro i manicomi. È una statua di legno e cartapesta alta quattro metri, ma anche una macchina teatrale, per il vissuto che si porta dentro e attorno. 
Fu costruito nel 1973 dagli ospiti dell’ospedale psichiatrico di Trieste diretto da Franco Basaglia, sotto la supervisione di Vittorio Basaglia, cugino dello psichiatra promotore della legge 180, che riformò in modo radicale  il sistema psichiatrico nazionale.
Gli autori trassero ispirazione da un cavallo in carne ed ossa, adibito al trasporto della biancheria e delle vettovaglie nell’ospedale triestino. Da allora è diventato un’icona dell’impegno contro l’isolamento dei malati mentali.
L’ultimo suo tour di sensibilizzazione risale soltanto a qualche settimana fa. Marco Cavallo ha girato per i manicomi giudiziari sparsi nel Paese chiedendone la chiusura, che dovrebbe avvenire tra qualche mese. C’è una legge che lo stabilisce, ma il termine potrebbe essere prorogato.
Per la prima volta, Marco Cavallo è sbarcato in Puglia. È a Foggia, a sottolineare l’importanza del convegno Guarire si può promosso dalla Consulta per la salute mentale della Provincia di Foggia.
Lo vedete nella foto, insieme al suo gemello, realizzato dall’Art Village di San Severo.

Oggi Marco Cavallo sfilerà per le vie della città, per sensibilizzare il territorio sull’importanza e sulla necessità di servizi psichiatrici aperti e di qualità. 
Perché la battaglia contro la malattia mentale si vince soprattutto e prima di tutto sul territorio. 
Perché vincere questa battaglia fa stare meglio tutti, i matti e i sani.

martedì 28 gennaio 2014

I "foggiani di Mussolini" che sottoscrissero il Manifesto della Razza

di Maurizio De Tullio
In occasione del “Giorno della Memoria” (*), vorrei dare un piccolo contributo alla conoscenza di un pezzo di storia pugliese e – soprattutto – foggiana, poco noto.
Ne parlai la prima volta nel 2010, in un articolo pubblicato sul n. 2, anno 2, fasc. di maggio-giugno della rivista “Diomede. Tra passato e futuro”, da me diretta, senza che ciò suscitasse quel minimo di reazioni che, almeno in parte, mi aspettavo. Ricordo che il solo prof. Giuseppe Trincucci, di Lucera, mi chiese copia di quell’articolo per una ricerca che, probabilmente, intendeva avviare ma di cui non seppi più nulla.
Poiché ritengo che i temi del razzismo siano una costante dei nostri giorni, e anche se il “Giorno della Memoria” rischia solo di essere celebrato ma non intimamente vissuto, rigenero in parte quell’articolo portando alla conoscenza del pubblico la partecipazione dei cosiddetti “foggiani di Mussolini”, tre illustri personalità della cultura dell’epoca, originari di Foggia, che firmarono il “Manifesto della Razza” (1938) insieme al barese Nicola Pende, erroneamente considerato unico pugliese a sottoscrivere quell’infame testo.
Il “Manifesto della Razza”, voluto da Mussolini, fu pubblicato la prima volta – in forma anonima – il 15 luglio 1938 sul quotidiano romano “Il Giornale d’Italia” e comparve poi sul primo numero della famosa rivista “La Difesa della Razza”, il 5 agosto dello stesso anno.

Lettere Meridiane supera le centomila "viste"

Non è mai bello parlare di se stessi, ma questa volta fatemi fare uno strappo. Lettere Meridiane ha superato le centomila viste: ovvero gli articoli sono stati letti più di centomila volte. Una cifra significativa, per un blog gioiosamente di nicchia, che si rivolge non già al pubblico astratto della comunicazione di massa (perché il pubblico, appunto, non è mai massa) ma ad un po’ di amici, con l’ambizioso obiettivo di comunicare e non di trasmettere.
Non sono un esperto di metrica del web e non so pertanto dirvi se centomila letture e passa siano poche o tante, nei quindici mesi di pubblicazioni più o meno regolari. Una cosa però posso e devo dirla: questo traguardo è stato raggiunto grazie anche ai tanti colleghi ed amici che hanno animato il blog con i loro commenti, le loro osservazioni, le loro riflessioni e le loro critiche.
Il fine precipuo di Lettere Meridiane è quello di annodare opinioni, nella speranza che possano produrre quella opinione pubblica così necessaria per costruire la polis. Come sosteneva Karl Jaspers, "Tutto ciò che non si realizza nella comunicazione non esiste. La verità comincia a due.”
C’è un recente commento che più di altri mi ha commosso, perché coglie assai bene quel che Lettere Meridiane si sforza di essere. Ne è autore Michele Pietrocola, uno dei tanti amici che ancora non ho il piacere di incontrare personalmente, ma con cui però sono entrato in relazione, proprio attraverso Lettere Meridiane.
Lo ha postato sotto l’articolo in cui raccontavo del bel commento di Antonella Bevilacqua sul restare o fuggire da Foggia (ed è bello questo intrecciarsi di commenti, che sottratti all’effimero del social network, diventano qualcosa che resta…): “Grazie Geppe - scrive Michele - per questi articoli. È quasi commovente il tuo amore per la nostra città. E la determinazione giornaliera, costante, nel cercare di raccontare… Di raccontarci… Il tuo blog è una preziosa testimonianza. Complimenti davvero.”
Ecco, Lettere Meridiane vuol essere precisamente questo: un raccontare, per raccontarci. E allora, se centomila letture sono un traguardo da festeggiare, è il caso di festeggiare insieme.

La scomparsa di Padre Remigio de Cristofaro, grande musicista ed etnomusicologo del Gargano

Padre Remigio de Cristofaro non c’è più. Qualche giorno fa, ha raggiunto le celesti dimore all’età di 93 anni, a Siena. Le esequie si sono svolte nella chiesa di San Francesco (ex convento francescano) della natia Ischitella.
Raffinato cultore di musica sacra, fu autore della Raccolta 104, la più completa compilation di musica popolare del Gargano. Il Centro Studi di Tradizioni Popolari del Gargano e della Capitanata, nel 2005 gli  conferì il "Premio Tarantella Fest 2005". A distanza di sei anni, il Comune di Ischitella, sua città natale, nella Sala del Consiglio comunale, il 29 agosto 2011 gli rese omaggio in occasione del suo 90° compleanno.
Teresa Maria Rauzino gli dedica questo commosso ricordo.
* * *
Frate francescano, padre Remigio de Cristofaro viveva stabilmente a Siena, da oltre quarant'anni. Compositore fecondo di musica sacra (messe, cantate, laudi,salmi, ecc) pubblicò due volumi di canti popolari: "Siena. I Canti del Popolo", e “Ischitella. I canti del popolo”, con la prefazione del grande etnomusicologo Roberto Leydi.
Padre Remigio riferiva così le esperienze di ricerca sui canti popolari che decenni or sono lo videro impegnato in area toscana e garganica: «Il materiale reperito fu pubblicato dall’editore Cantagalli di Siena: nacquero così i due volumi dei Canti del Popolo. Essi non contengono soltanto la trascrizione dei testi, ma anche gli spartiti musicali che permettono di interpretare correttamente il canto.
Per i canti di Siena, l’idea scaturì dalla necessità di fornire al coro della Basilica dell’Osservanza, da me fondato, materiale folclorico per serate accademiche, concertistiche, sia in loco sia fuori. Siamo stati molte volte all’estero a cantare questi canti popolari, con adeguate “armonizzazioni”, alcune facili, altre più impegnate. Molte corali italiane, sapendo di questa mia pubblicazione, si sono date da fare per mettere insieme la tradizione dei loro canti popolari».

La sfida di Basaglia, 36 anni dopo: guarire si può

Sono passati trentasei anni dall’entrata in vigore della legge 180 del 1978, conosciuta anche come legge Basaglia, dal nome dello psichiatra di Venezia che la volle e la sostenne. La legge più riformista ed innovatrice del nostro ordinamento prevedeva la chiusura dei manicomi ed una radicale trasformazione dell’approccio terapeutico verso la malattia mentale, da curarsi non più in strutture “altre” e separate dal mondo - come appunto i manicomi - ma "nel" e "dal" territorio.
A che punto sono le cose oggi in Capitanata? L’applicazione della legge ha raggiunto gli obiettivi che si prefiggeva? Darà una risposta a questo interrogativo il convegno promosso dalla Consulta Salute Mentale della Provincia di Foggia che oggi e domani nell’Auditorium dell’Ordine dei Medici metterà a confronto i principali attori della salute mentale: utenti, famiglie, operatori e servizi. Ma, attenzione: la battaglia riguarda tutti, proprio nello spirito della riforma psichiatrica. Un territorio che riesce a produrre salute mentale è un territorio in cui si vive meglio, tout court, pazienti e “sani”.
Il tema del convegno è dichiaratamente e volutamente ottimistico: Guarire si può. L’obiettivo è coinvolgere tutti in una prospettiva che può, appunto, migliorare la qualità della vita complessiva.
Ma il cammino da fare è ancora lungo. Il timore è che stia rientrando dalla finestra quanto Franco Basaglia era riuscito a cacciare dalla porta, chiudendo i manicomi. Un dato su tutti: l’80 per cento delle persone assistite vive oggi in strutture residenziali che sono comunque “altro” rispetto al territorio, alle famiglie, agli interventi domiciliari. C’è chi parla di una neo-manicomializzazione.
L’impatto sulla spesa pubblica è notevole, perché ogni assistito costa circa cinquemila euro al mese, a fronte di una rete di servizi pubblici piuttosto fragile.

lunedì 27 gennaio 2014

Sandro Stallone: il sottosviluppo è colpa anche della società civile

Sandro Stallone, ricercatore universitario nonché esperto di economia del turismo, mi scrive commentando il post sul rischio di desertificazione dei Monti Dauni. Sandro svolge interessanti e condivisibili considerazioni sulla situazione di endemico sottosviluppo che angustia l’intero territorio provinciale. 
* * *
Caro Geppe,
io penso che la desertificazione intesa in senso lato non riguardi solo il Subappennino o meglio i Monti Dauni (che sicuramente rappresentano una realtà con prospettive ancora più difficili delle altre zone del territorio), ma l'intera Capitanata e quindi anche Foggia.
La colpa di queste difficili prospettive sono nostre, dei cittadini che abitano questo territorio. La mancanza di prospettive per la Capitanata dipende solo marginalmente dalla politica (che comunque è lo specchio di un popolo) o dall'esistenza dell'ente provincia (che ovviamente è sbagliato abolire perché strumento importante per la gestione e lo sviluppo di territori non metropolitani come il nostro) o dal fallimento dell'Area Vasta e della Federazione delle 4 Province.
Ci siamo mai chiesti perché la nostra provincia è una delle più arretrate della Puglia e del Mezzogiorno? I motivi sono tanti (come sappiamo abbondano corruzione, invidia, apatia, diffidenza e soprattutto molti di noi non amano il proprio territorio e la propria città), ma secondo me c'è un fattore che è determinante: ci manca la capacità di fare squadra, di unirci per sviluppare iniziative imprenditoriali serie (penso in particolare all'incapacità di fare ad esempio dei consorzi degni di questo nome nell'agricoltura o meglio nell'agroalimentare per commercializzare adeguatamente i ns eccellenti prodotti), ci manca la capacità di fidarci l'uno dell'altro perché siamo abituati che quando si fa qualcosa insieme agli altri c'è sempre il furbo (che in fondo a molti piace) che ci frega.

In/Visibili, la mostra di Fortarezza al Museo Civico: quando guardare diventa prender parte

In Professione Reporter, Michelangelo Antonio firma uno dei piano-sequenza più celebri della storia del cinema. La macchina mostra il giornalista-reporter David Locke nella sua camera d’albergo che si sdraia sul letto, accedendosi una sigaretta. Lentissima, la macchina da presa comincia a guardare altrove: i dettagli della camera, poi l'esterno, il mondo e i fatti che vi accadono. Dopo aver svelato tutto ciò che sta intorno all’eroe, l’inquadratura torna nella stanza per farci vedere Locke privo di vita, ucciso per essersi lasciato coinvolgere dai fatti, di cui era prima soltanto un imparziale osservatore.
Antonioni racconta magistralmente un ribaltamento di sguardo: la vita prima soltanto osservata che adesso diventa coscienza di sé. Dolorosa, fino alla morte.
Per il regista emiliano, è questa anche la funzione profonda e primigenia del cinema: guardare, senza soltanto osservare. Prendendo parte, a costo della sofferenza che procura il vedere ciò che non t’aspetti o che vuoi semplicemente ignorare. In ogni atto di coscienza, così come in ogni catarsi, c’è sempre un che di sofferenza. 
Quegli otto minuti di purissimo cinema mi sono tornati istintivamente in mente guardando la mostra In/Visibili (da non perdere, fino a 5 febbraio al Museo Civico di Foggia) di Antonio Fortarezza, con il contributo artistico di Fausto Mesolella, Teatro dei Limoni, Antonello Cantiello, Angelo Zollo.
Il tema - scandito dalle fotografie, dalle installazioni e dai contributi video - è quello del manicomio, e non solo: perché prima e dietro la mostra (che è poi, come puntualizza la locandina, un “percorso della memoria, per immagini, suoni, parole”) c’è appunto il vedere le cose e come vederle.
Intervenendo durante l’inaugurazione, Antonio chiarisce subito che “quello che si vede è quello che non si sarebbe dovuto mai vedere”. 

domenica 26 gennaio 2014

Lettere Meridiane apre una pagina facebook: iscrivetevi

Da un po' Lettere Meridiane non è più soltanto un blog, ma anche una pagina facebook. Ho pensato  di affiancare al tradizionale contenitore dei post anche una pagina sul principale social network, per rendere la consultazione degli articoli più comoda per gli amici e i lettori che frequentano più facebook del web.
La pagina ha anche lo scopo di concentrare i diversi link pubblicati in un solo posto sul social network e anche i diversi commenti dei lettori, che attualmente si perdono tra i diversi gruppi che ospitano i link di Lettere Meridiane.
Perché l'iniziativa possa avere successo è però necessario (odio farlo, ma purtroppo gli algoritmi di facebook funzionano così...) che i lettori clicchino mi piace sul pulsante che sta in alto sulla destra della pagina. Così facendo si "iscrivono" alla pagina stessa, in modo che ogni volta che su di essa viene pubblicato qualcosa - un link o una notizia - lo avranno notificato nel loro diario.

Lauriola (Pro Capitanata): "Per il riscatto di Foggia, più policy e meno politica"

Parafrasando il titolo di un articolo di Lettere Meridiane sul rapporto Svimez, Michele Lauriola, fondatore ed animatore della rete Pro Capitanata, mi invia un'approfondita e lucida riflessione sullo stato di Foggia e sull'opportunità offerta dalle ormai prossime elezioni per il sindaco e il consiglio comunale. Un utile contributo, per cercare di spostare il focus della competizione sui programmi e sulle cose da fare, piuttosto che sui personalismi. Eccone il testo.
* * *
Tutti i partiti, tutti i movimenti politici, alcuni gruppi, alcune persone pongono al centro dell’attenzione il “politico”. Parlano, discutono, intrecciano relazioni nelle “segrete stanze delle segreterie” per individuare il Sindaco, i consiglieri, i partiti, i movimenti politici, le coalizioni possibili, per stabilire regole per le primarie, etc; altri stanno ascoltando, parlando, discutendo e intrecciando relazioni nelle “piazze virtuali e reali” per costruire il progetto “possibile” per il territorio di Foggia.
Si avverte sempre più forte l’esigenza di bandire il “confronto tra pochi soggetti, uomini e donne per impedire ad essi di curare il proprio orticello, da trasformare in feudo personale”, e di allargare il confronto a tutti i soggetti facendo prevalere quelle donne e quegli uomini, che hanno merito, cultura e capacità per far si che tutti coltiviamo lo stesso orto per una crescita intelligente, sostenibile e solidale. Occorre fare rete per contrapporre alla strategia politica fatta in modo manageriale quella fatta in modo sociale e partecipata. E' sicuro che se prevalgono nella scelta delle persone per il governo dei territori le dette qualità si potrà sperare in un presente e in un futuro dove la qualità della vita potrà essere "dignitosa" per tutti, diversamente prevarranno sempre le logiche del "feudo personale" che non portano ne chi lo pretende ne chi lo sostiene da nessuna parte, rendendo la qualità della vita ne dignitosa per se ne per gli altri.

sabato 25 gennaio 2014

Grazie al Conservatorio, Foggia torna alla ribalta culturale nazionale

Quanto tempo era che Foggia non faceva parlare di sé nei telegiornali nazionali, per fatti diversi dalla cronaca nera? Da tanto, troppo tempo. Oggi la lunga astinenza si è interrotta.
In occasione della imminente Giornata della Memoria, il TG3 nazionale ha infatti intervistato Francesco Lotoro, docente al Conservatorio Musicale "U.Giordano" di Foggia, che ha trasformato la storica istituzione culturale foggiana in uno dei pochi luoghi al mondo dove si studi e si approfondisca la musica concentrazionista, ovvero la musica prodotta dai musicisti che si trovarono rinchiusi nei lager e nei campi di concentramento nella seconda guerra mondiale.
Lotoro è una indiscussa autorità nella materia, e da qualche anno organizza nel conservatorio presieduto da Alessandro Romanelli e diretto da Francesco Di Lernia, dei master sulla disciplina, che hanno portato al recupero di una rilevante quantità di spartiti e altro materiale documentario.
Ho diffusamente parlato della meritoria iniziativa del Conservatorio in questo post, che vi invito calorosamente a leggere, anche perché vi darà modo di ascoltare alcuni brani di questa musica assolutamente straordinaria, se si considerano le condizioni del tutto eccezionali in cui è stata composta.
La musica concentrazionaria è una luce che improvvisamente squarcia le tenebre più fitte. Proprio come il Conservatorio, che continua a tenere accesa la fiammella della cultura e della ricerca, in un momento di grave crisi per la città.

Che ne sarà dei Monti Dauni, con la chiusura della Provincia?

Non sono un fanatico delle statistiche che nascono dai motori di ricerca. Ma non c’è dubbio che, opportunamente utilizzato, Google fornisca indicazioni utili sul modo di percepire i problemi da parte delle comunità del web e più in generale della pubblica opinione.
Un dato particolarmente interessante si ottiene, per esempio, cercando sul web (e distribuendole poi geograficamente) le tracce di un problema su cui Lettere Meridiane e i lettori stanno discutendo non poco, nelle ultime settimane: la desertificazione delle aree interne.
I risultati sono sorprendenti. Nella prima pagina restituita dal motore di ricerca che, come si sa, mostra dieci collegamenti ad altrettanti siti web, 6 riguardano la Campania, 4 il Molise e nessuno la Puglia. Stupisce anche l’arco temporale in cui si situano i collegamenti. Quando un argomento è caldo, generalmente sono concentrati nell’arco di poche settimane o al massimo di pochi mesi. In questo caso, invece, i collegamenti individuati da Google come prioritari, sono distribuiti in un lasso di tempo molto più lungo, che va dal 2009 a luglio dello scorso anno. 
L’impressione che da parte pugliese vi sia una scarsa percezione del problema è confermata sfogliando le pagine successive: delle aree interne pugliesi non c’è nessuna traccia, nonostante che la seconda e la terza pagina dei risultati del motore di ricerca allarghino considerevolmente le aree coinvolte nel problema: ci sono la Sardegna, la Calabria e perfino il Portogallo e il Monferrato.
Le cose vanno un po’ meglio indirizzando Google a cercare non termini, ma immagini: in questo caso la Puglia figura al quarto posto, ma è soltanto per merito di…. Lettere Meridiane, grazie alla foto che ripubblichiamo e che venne utilizzata per illustrare un post in cui si affrontava il problema della desertificazione delle aree interne

mercoledì 22 gennaio 2014

Foggiani che restano e volano alto: Antonella Bevilacqua

La metafora del titolo è pressoché scontata. Però ha un valore simbolico, una carica morale del tutto particolare, l’appassionato commento che Antonella Bevilacqua, la foggiana che ha volato più in alto di ogni altro foggiano, ha depositato sotto l’articolo Fuggi da Foggia? No, sono in tanti a voler restare…
Più che un commento è una risposta al titolo stesso. Sono in tanti a voler restare… “Io tra questi - scrive la campionessa-. Non solo restare a Foggia, ma finalmente viverci senza veder chi vuole andare via (ma non può) distruggerla giorno dopo giorno con piccoli/grandi gesti di inciviltà.”
Per potersi mantenere agli altissimi livelli agonistici che hanno accompagnato tutta la sua lunga e radiosa carriera (due volte olimpionica, a Barcellona nel 1992 e ad Atlanta nel 1996, 13 titoli italiani, 29 presenze in nazionale, medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo di Bari), Antonella - cresciuta dal punto di vista sportivo nell’Atletica Daunia Foggia - ha dovuto peregrinare, è stata quasi sempre tesserata con società del Centro e del Nord.
Ma a Foggia è sempre ritornata. Ha scelto di restare. E la vis polemica del suo commento, la gridata speranza di una città non più turbata dalla quotidiana inciviltà che l’ammorba, stanno a testimoniare una genuina, splendida passione civile.

Il pasticcio della riforma elettorale: peggio del porcellum

In un paese in cui la gente non è mai stata così distante dai palazzi dei governi, abolire il sacrosanto diritto dell’elettore di scegliersi chi dovrà rappresentarlo non è soltanto immorale e abominevole: è immondo.
Non sto parlando del voto di preferenza, attenti, ma di un elementare diritto democratico, che viene prima di ogni discorso di legge elettorale. Sto parlando di un’idea di Stato, di Democrazia come valori in se stessi, che non possono essere limitati da alcuna legge elettorale. 
Se non si vuole l'espressione di un voto di preferenza, che ci siano allora collegi uninominali: l'importante è votare non per una lista, ma per qualcuno con una faccia, un'anima, una proposta.
Chi pensa che il ripristino del voto di preferenza possa provocare il ritorno a sistemi di corruzione e di malaffare, si schieri allora apertamente ed espressamente per un sistema elettorale fondato sui collegi.  Almeno così il voto di preferenza non c’è, ma c’è comunque modo di votare per un candidato in carne ed ossa. E i partiti sono comunque  costretti a metterci la faccia scegliendo questo o quel candidato, correndo il rischio di venire puniti dall’elettorato, nel caso in cui sbaglino la scelta, o candidino personaggi impresentabile. 
L'elettore deve poter dire sì o no. La scelta di chi dovrà sedere in parlamento non può essere delegata ai partiti, soprattutto a partiti come quelli che ci governano che, chi più chi meno, hanno del tutto rinunciato ad affidare la designazione dei loro gruppi dirigenti a sistemi minimamente democratici.
E sbaglia di grosso anche chi ritiene che l’asfissia della democrazia indotta dai listini bloccati possa essere esorcizzata dalle primarie. È falso, come dimostra proprio la storia del Pd, il partito che ha fatto maggiormente ricorso a questo sistema di designazione preventiva dei propri leader. 
Le primarie sono ineccepibili fin tanto che si tratta di votare uno ad uno, ovvero un elettore vota per un candidato, alla guida del partito o a quella della città, della regione, del paese.

Il problema sorge - come ho già avuto modo di osservare in un precedente articolo -  quando il candidato si trascina dietro listini (manco a dirlo bloccati) con cui vengono designati gli organismi dirigenti del partito. Allora diventano uno stupido paravento. E sono peggio del porcellum.

martedì 21 gennaio 2014

Fuggi da Foggia? No, sono in tanti a voler restare...

Foggia, andarsene o restare? Fuggire o ritornare? Il tema è caldo, appassiona e fa discutere gli amici e i lettori di Lettere Meridiane, che stanno dando vinta ad un intenso e consapevole confronto. 
Tanti commenti al post pubblicato ieri, emblematicamente intitolato Foggia, fuggire o restare.
Apre le danze Cristina Consales, fondatrice del gruppo Foggia ricordi del cuore (per inciso, il crescente successo che stanno incontrando gruppi come il suo, o come Foggia sparita o Foggia com’era testimoniano un amore verso la città difficile da cogliere nel quotidiano tran tran del social network, nelle polemiche e nei veleni che spesso lo intridono.

De Tullio: Foggia? Una città destinata a implodere

Maurizio De Tullio commenta con una lucida anche se amara riflessione l'articolo di ieri, Foggia: fuggire o restare. Ecco quanto scrive Maurizio, che come sempre ringrazio per il suo contributo.
* * *
Foggia è una città inesorabilmente destinata a implodere. Non sono i miei (pre)giudizi a minarla, non è la disoccupazione a trascinarla nel baratro. Parlo di una situazione che viene da lontano e che oggi occorre saper leggere con i numeri e non solo con le impressioni, anche se qualcuno potrebbe accusarmi di parlare usando proprio il metro delle sensazioni e non della realtà.
Invece sono convinto che queste mie sensazioni coincidano sempre più con dei dati di fatto plastici ed eloquenti, che solo certa miopia culturale può negare. E mi spiego.
Quando parlo di numeri, mi riferisco al fatto che sempre più foggiani dimostrano scarso o nullo "senso di appartenenza" (da non confondere con quello che una volta era definito "senso civico").
Se non sai chi sei, cosa vuoi, come vivi, come devi rapportarti, come devi organizzarti e, soprattutto, se non ami e non difendi realmente la città che ti accoglie (per nascita, lavoro, studio o altro) ma - viceversa - ti limiti a vantarti di essere un suo concittadino e di sventolare il rosso e il nero dei colori calcistici, fai pure amico concittadino.

Quando l'arte diventa storia: in un video, l'omaggio di Sinhue alla tragica estate del 1943

Sinhue da Foggia, al secolo Sergio Luigi Imperio,  è uno degli artisti foggiani più poliedrici (qui il suo sito), nonché un intellettuale, un operatore culturale a tutto tondo, che ce ne dovrebbero essere altri cento come lui.
Difficile definirlo una volta per tutte. Non solo pittore, ma anche scultore (e come lui stesso afferma “poeta anche se solo per accidente”), prolifico giornalista con un occhio sempre attento alla dimensione sociale della cultura. Tanto per dire, per alcuni anni ha svolto un corso di scrittura con alcuni detenuti alla casa circondariale di Foggia, pubblicando un giornale e realizzando un sito web.
Da qualche tempo, Imperio si dedica anche alla realizzazione di video, e ha fondato su You Tube un suo canale, che vi consiglio di guardare.
Nella maggior parte dei casi,  Sinuhe utilizza il video come modo alternativo di presentare (e in un certo esplorare, facendosi egli stesso osservatore e fruitore) le sue stesse opere. In altri casi, si tratta di stimolanti pastiche tra musica, arte e provocazioni intellettuali, sempre molto sapide.
Pur conoscendone la verve, la fantasia e la capacità di spaziare nei più disparati territori dell’arte e della cultura, mi ha sorpreso scovare nel suo canale una bell’opera dedicata ai bombardamenti su Foggia.
Il video, scandito da un semplice ma coinvolgente accompagnamento sonoro, mostra e si svolge attorno ad un misterioso oggetto. Sinhue svela alla fine di che si tratta e quindi non  lo anticipo, per non farvi perdere il gusto, limitandomi soltanto a dire che si tratta di una traccia tangibile della tragica estate del 1943. Le riprese dell'oggetto sono intercalate da citazioni letterarie che sostengono con efficacia la drammaticità del racconto.  Da vedere e da gustare, come riuscito esperimento di accostarsi alla storia e al passato dal punto di vista dell’arte.

lunedì 20 gennaio 2014

Foggia, fuggire o restare?

Non so veramente da dove cominciare, per dare conto della discussione che si è sviluppata attorno all'articolo in cui davo notizia dello strano modo di dire di livornesi e pisani, che bollano cafoni e truzzi come "foggiani". Facciamo così, allora. Me la prendo comoda, cominciando con qualche interessante dato statistico.
Il post in questione ha polverizzato ogni dato precedente di lettura e di commenti. Ha conquistato in poche ore la vetta della classifica dei post più popolari di Lettere Meridiane: ad oggi (ma il dato è tuttora in crescita) ha totalizzato circa 2.700 viste, ovvero quasi quattro volte il secondo in graduatoria, dedicato allo scempio che sul finire del 2012 venne compiuto dalla mano di stupidi ignoti ai danni della statua in bronzo di Jorge Jimenez Deredia, che adorna l'ingresso della nuova sede della Provincia, in via Telesforo.
L'articolo ha anche conquistato il record dei commenti: 17 soltanto nel blog, e tantissimi altri su facebook, che pubblicherò nei prossimi giorni. Nell'attesa, vi suggerisco di leggere quelli pubblicati fino ad oggi, perché innescano una riflessione di notevole spessore.
Nulla di cui compiacersi, beninteso. Anzi è il caso di rilevare che non è per niente una coincidenza se i post più letti sono quelli che riferiscono di accidenti ed incidenti. Si sa che il normale, il buono, il positivo (che pure Lettere Meridiane si sforza sempre di raccontare e mettere in vetrina) fa meno notizia della contumelia, dello scandalo, di quel che non va.

domenica 19 gennaio 2014

Proposta: una concertazione "dal basso" dei comuni dei Monti Dauni

Un anonimo quanto illuminato lettore ha commentato con un contributo molto stimolante il post di Lettere Meridiane in cui si parlava delle proteste di Rino Lamarucciola, ex sindaco di Pietramontecorvino, per l’esclusione dei Monti Dauni (più precisamente, delle associazioni dei comuni dei Monti Dauni) dai beneficiari dei fondi per le città smart.
Sulla base della determinazione assunta dal dirigente regionale competente, infatti, i fondi finiranno soltanto ai progetti presentati dai capoluoghi di provincia. Il paradosso è che la Regione Puglia si trova nelle aree svantaggiate comprese nell’obiettivo 1 dell’Unione Europea (che, in quanto tali usufruiscono di maggiori finanziamenti rispetto ad altre zone) “grazie” ai Monti Dauni che presentano indicatori da aree sottosviluppate. Quando si tratta però di distribuire i finanziamenti comunitari, poco o nulla tocca a queste aree.
Il commento del nostro anonimo lettore si sofferma proprio su questo aspetto, analizzando doviziosamente (e senza facile spirito polemico, il che rende il suo contributo ancora più stimolante) le ragioni tecniche ma anche politiche per cui ciò accade. Più che per consapevoli scelte politiche, per la mancanza di una vera concertazione. 
Interessante l’idea che i comuni del Subappennino si facciano promotori di una concertazione dal basso, prima decidendo tutti insieme su quali interventi puntare prioritariamente, quindi facendo assieme pressing sulla Regione.
Ecco lo stimolante contributo.
* * *
Nell'ambito della programmazione, il problema delle aree sottosviluppate o sottoutilizzate come le nostre, dovrebbe essere di competenza anche e soprattutto dei fondi Ex-FAS (Fondo Aree Sottoutilizzate) ora FSC (Fondo Sviluppo e Coesione) all’interno di diversi specifici obiettivi su più settori (vedi PAR FAS Puglia 2007-2013 che è possibile reperire con google). 
Ciò che non bisognerebbe dimenticare è che questo fondo è nato prevalentemente per ridurre il divario socio-economico tra aree sviluppate e non, e proprio per questo fine dovrebbe essere destinato PRIORITARIAMENTE A INTERVENTI rivolti verso le aree sottoutilizzate a seconda dei diversi obiettivi. 
Spesso le risorse programmate sono una cosa quelle reali un’altra. La politica regionale decide in parte ogni anno in base agli stanziamenti decisi da Roma su come destinare le risorse insufficienti alla realizzazione totale dei programmi (ecco perché PON, PAIN, PIST possono essere disattesi) cioè si decide su che interventi puntare nell'ambito del programma. Bisognerebbe far pressione a Bari durante le sedute nelle quali si decidono le sorti di quali interventi finanziare, sul diritto alla priorità degli interventi presentati da quelle amministrazioni delle aree sottoutilizzate come le nostre, e rientrate nel PAR FSC affinché siano finanziate. 
Questo in Emilia-Romagna, aldilà delle APQ (Accordo di Programma Quadro, n.d.r.), avviene con la concertazione tra regione, province, comuni ed altri O.P.: forse in Puglia potrebbe avvenire in modo analogo. 
Mi ripeto dicendo che il FSC è nato proprio con lo scopo di aiutare quei territori e quelle aree sottoutilizzate nell'ambito di una politica complementare ai fondi europei e bisognerebbe far pressione sugli interventi che ci riguardano, come viabilità, infrastrutture digitali, ambiente, turismo ecc. 
Adesso si apre un nuovo scenario di programmazione 2014-2020 ed è su questo che bisogna puntare a denti stretti e con forza. 

Ecco la mappa degli edifici distrutti dai bombardamenti

Da par suo, Tommaso Palermo risolve il mistero dei punti neri tracciati dai genieri del quartiere generale del 904° reparto dell'Air Force sulla mappa della città di Foggia di cui ho parlato  in un precedente articolo su Lettere Meridiane, e che qualche giorno fa ho nuovamente pubblicato, sulle bacheche dei gruppi Foggia sparita, Foggia ricordi del cuore e Foggia com’era, alcuni dei quali non ancora costituiti al momento della prima pubblicazione.
Ecco quanto scrive l’amico Palermo, commentando il reprint dell’articolo: “L’interessante mappa venne realizzata da genieri del 904th Engineers Headquartes Command stanziati a Manduria ed è costituita da una copia a stampa della misura di mm 510 x 340, in scala 1:4000. La mappa è custodita all’Archivio Storico della Città di Foggia, collocazione: tit. B, XIV 11 3. Un particolare richiama l’attenzione: la dicitura “via Cappuchini”, evidente storpiatura anglosassone. I punti neri indicherebbero sicuramente le bombe cadute in città: ne è prova il fatto che i vari edifici distrutti o danneggiati dalle stesse (di cui si ha memoria) coincidono con i suddetti punti, integrati da altri tracciati a matita: il 54 corrisponde infatti alla casa di Giordano, 50 alla voragine causata dalla bomba caduta vicino le Marcelline (visibile in un noto scatto dell’epoca) e via dicendo. Personalmente trovo di estremo interesse il punto 1: non so con quale priorità è stata eseguita la numerazione ma il numero 1 (localizzato all’incrocio fra via Piave e via Fiume) coincide perfettamente con quanto raccontatomi da un lucidissimo foggiano, testimone dello sgancio di quella bomba, quella che a suo dire sarebbe stata la prima bomba sganciata sul centro urbano, la mattina del 31 maggio 1943. Ho inserito la testimonianza nel mio volume Foggia, dalle tenebre del ’43 alla rinascita”.
I genieri localizzano sulla mappa gli edifici più gravemente danneggiati dalle bombe alleate, ed è impressionante constatare come i punti neri disegnino un reticolo piuttosto uniforme sull’abitato cittadino. Gli alleati non si limitarono a colpire soltanto gli obiettivi sensibili (stazione ferroviaria ed aeroporti), ma infierirono su tutta la città, secondo la tesi del bombardamento strategico (che doveva sia distruggere sia terrorizzare la popolazione civile, convincendola della responsabilità di chi la governava).
Una tesi agghiacciante che esalta il valore della pace, confermando che, a prescindere da chi le vinca e da chi le perda, la guerre sono sempre sbagliate, ed un’offesa all’umanità.

La mappa può essere scaricata ad alta risoluzione a questo link.

sabato 18 gennaio 2014

La foggiana Roberta Di Lorenzo nome nuovo e grande, tra le cantautrici italiane di qualità

Segnalo a Geppe Inserra e ai lettori di 'Lettere Meridiane' un nome per noi foggiani nuovo, ma che da tempo si sta imponendo a livello nazionale, pur partendo da esperienze maturate finora in quel vero e proprio campo di battaglia che è la musica indipendente.
Si tratta della cantautrice Roberta Di Lorenzo e la cosa ancora più interessante è che questo personaggio è di Foggia, anche se anagraficamente nata a San Marco in Lamis.
Da oltre un anno la seguo con attenzione e dallo scorso mese di settembre attendo da lei, o dal suo produttore (il torinese Francesco Venuto), alcune risposte che - per motivi ignoti - ancora non mi pervengono, nonostante avessi fornito tutte le mie credenziali per poterla intervistare. Ma di questo parlerò quando accetterà di farlo di persona, visto che via mail la cosa non sembra funzionare, nonostante un nuovo recente sollecito e una timida ma indecifrabile risposta di Venuto.
Roberta Di Lorenzo ha 33 anni ed ha vissuto per molti anni nella vicina Termoli per poi trasferirsi al Nord. Sin da piccola, anche grazie al padre, è cresciuta con la musica dentro, studiando e suonando chitarra, pianoforte e canto lirico.
Ha uno stile che la rende abbastanza riconoscibile, una voce fresca e testi intelligenti e coraggiosi. Ha già realizzato due ottimi album, sette singoli, bei video, suonato e duettato con importanti nomi del panorama musicale italiano (con Eugenio Finardi ha partecipato al Festival di Sanremo del 2012, Ron, Alberto Fortis, Sonhora, Andrea Mirò ecc.) e ottenuto premi di rilievo. La sua canzone Polsi, sul femminicido, è stata scelta per un contest in cui veniva premiata la migliore sceneggiatura. Il videoclip realizzato da Film Found Family è di altissima qualità. (Potete vederlo sotto, n.d.r.)
È stata, infine, recensita positivamente da buona parte della critica musicale e mi aspetto, in breve, sue nuove e meritate affermazioni accompagnate, spero, da una maggiore visibilità mediatica.
Ho quindi il piacere di presentarla per la prima volta nella nostra città per il tramite di 'Lettere Meridiane'. Mi auguro raccolga il vostro interesse e il vostro severo, ma positivo, giudizio.
Per conoscerla meglio, incollo di seguito il suo sito web: http://www.robertadilorenzo.it/home.html .
Maurizio De Tullio

Un frammento di storia foggiana riemerge dal lago di Bolsena

 Le tantissime missioni aeree che partirono dagli aeroporti foggiani, all’indomani della conquista di Foggia da parte degli alleati, fanno parte della storia del capoluogo dauno, che in quei mesi diventò un autentico crocevia del mondo. È forse una parte di storia rimossa, o mai adeguatamente investigata perché, in definitiva, fummo un mero teatro di guerra, e i teatri di guerra la storia non la fanno. La subiscono.
Sta di fatto che i piloti che prima bombardarono e poi ebbero Foggia e i suoi aeroporti come base, intrecciarono per un certo periodo la loro vita con quella della città, in modo più o meno intenso. E in qualche modo ne hanno scritto la storia.
Un frammento di questa storia, nascosta e dimenticata, da qualche giorno è tornato alla luce. O, più precisamente, è riemerso dal fondo del lago di Bolsena, nelle cui acque è rimasto per una settantina d’anni. Si tratta della torretta del B 17 Ileen Lois partito assieme ad altre 37 fortezze volanti dal complesso aeroportuale di Foggia alle prime ore del mattino del 15 gennaio del 1944, con un obiettivo importante: bombardare, in Toscana, Certaldo, Poggibonsi e alcuni altri obiettivi nei pressi di Siena.

Su Lettere Meridiane da ieri i commenti sono moderati

L'ignobile commento pubblicato da un tizio, senza alcun riferimento al post in discussione, ma al solo scopo di gettar fango su persone, mi ha indotto ad abilitare la moderazione dei commenti su Lettere Meridiane.
Mi rendo conto che ciò toglie freschezza al dibattito, ma purtroppo non si può farne a meno, quando in ballo c'è la dignità delle persone. Per questa ragione, gli amici che intervengono sui post non vedranno più apparire i loro commenti in tempo reale, come accadeva prima ma dovranno attendere qualche ora.
Sarà comunque mia cura, dare conto dei commenti più interessanti dedicando ad essi specifici post.
Geppe Inserra

venerdì 17 gennaio 2014

Foggia discute | Ritrovare la dimensione comunitaria della cittadinanza

Fa discutere e parecchio, il post di Lettere Meridiane sul “pareggio” tra Foggia e Bari nella classifica delle qualità della vita nelle province italiane stilata dal quotidiano Il Sole 24 Ore [Quanti non avessero letto i precedenti articoli sull’argomento, trovano i relativi collegamenti in calce a questo articolo].
Tra i diversi parametri utilizzati dal quotidiano economico finanziario per stilare la classifica, c’era la percentuale di giovani laureati sul totale della popolazione. Questo indicatore vede in vantaggio la provincia di Foggia su quella di Bari, e l’abbiamo sottolineato con particolare fervore, rilevando come un giovane ateneo come quello foggiano sia riuscito ad ottenere più significativi effetti di ricaduta sul territorio, rispetto a quello barese.
Esalta l’importanza del dato, a sua volta, l’ex rettore della università di Foggia, Giuliano Volpe che scrive in un commento su Facebook: “Ancora una volta è l'Università ad avere risultati positivi e a far salire la città nelle graduatorie. Tutti gli indicatori dimostrano come è cresciuta la nostra Università in questi ultimi anni, anche se c'è chi non vuole ammetterlo ed anzi fa di tutto per nascondere questi meriti.”
Se Volpe non nasconde una certa amarezza per la scarsa percezione che il territorio manifesta verso l’importanza dell’università, un altro attento lettore del blog, Rocco Rampino (foggiano, ma da qualche anno emigrato al nord, invita a guardare più  in alto, ed è proprio il suo commento ad accendere la discussione: “Cominciate a fare paragoni con città come Trento o Bolzano - scrive Rampino - se volete migliorare, altrimenti continuerete a crogiolarvi in un brodo ormai marcio che negli anni sta marcendo sempre più.E non trovate scuse col fatto che sono città in regioni autonome e quindi hanno più fondi a disposizione, perché anche la Sicilia è autonoma e guarda come vivono....

giovedì 16 gennaio 2014

La tragedia di Manfredonia in rare fotografie su Amaraterra

Era una tranquilla domenica mattina di fine estate quando, all’incirca alle 10, un tremendo boato terrorizzò Manfredonia. Nello stabilimento dell’Enichem, era esplosa la colonna di lavaggio dell’anidride carbonica dell’impianto preposto alla produzione dell’ammoniaca. Dalla torre sventrata si sprigionò una nube tossica che in breve tempo si riversò nei campi circostanti e nel rione Monticchio, il più vicino alla fabbrica, ubicata a poche centinaia di metri dall’abitato.
I danni provocati alla salute degli operai, degli abitanti e dell’ambiente furono molto ingenti, non solo per l’incidente in quanto tale, ma anche per la scellerata decisione dei vertici aziendali di minimizzare quanto era accaduto.
Gli operai vennero fatti entrare regolarmente in fabbrica il giorno successivo e vennero adibiti alla pulizia dei micidiali residui lasciati dall’esplosione, a mani nude, senza alcuna protezione. Si verificò la moria di centinaia di capi di bestiame che avevano ingerito il veleno fuoriuscito dalla colonna esplosa. Le scorie vennero sotterrate, provocando l’inquinamento del suolo.
Il drammatico incidente provocò una svolta nella storia dell’industria e dell’economia di Manfredonia e della Capitanata. Da allora, niente fu come prima.

mercoledì 15 gennaio 2014

Don Antonio Silvestri, campione di solidarietà e carità. Da oggi il Sesto Memoriale.

Nei decenni a cavallo tra il Settecento e l’Ottocento, a Foggia si viveva nella miseria più nera. Eppure, proprio in quegli anni il capoluogo dauno registrò uno straordinario florilegio di iniziative di carità e solidarietà, grazie allo straordinario apostolato di padre Antonio Silvestri, sacerdote dell’oratorio di San Filippo Neri, che operava presso la Chiesa di Sant’Eligio.
Le opere di don Antonio, morto in odore di santità,  sono giunte fino a noi. La casa di ricovero per donne anziane ed ammalate che istituì in un vicolo adiacente la chiesa di San Giovanni di Dio rappresentò il primo nucleo di quelli che sarebbero diventati gli Ospedali Riuniti. Qualche anno più tardi, realizzò il Conservatorio del Buon Consiglio, ubicato dietro la Chiesa di Sant’Eligio, che ospitò invece giovani prostitute desiderose di cambiare vita. Oggi è in fase di  ristrutturazione e - a cura dell’Ipab del Conventino - è destinato ad ospitare un centro di accoglienza per gli immigrati.
Il sacerdote filippino dedicò tutta la sua vita a lenire le sofferenze e i bisogni materiali e spirituali del prossimo, compiendo diversi miracoli, e fu acclamato da subito come santo dalla popolazione foggiana. Il processo di beatificazione ha subito però alterne vicende, che hanno ripreso vigore soltanto da qualche anno, grazie al Comitato per la beatificazione di don Antonio Silvestri, che svolge una intensa azione per far riprendere il processo di canonizzazione di questo figlio di Foggia, figlio della chiesa ed eroe della carità.
Il Comitato pro Silvestri  e la Confraternita sant’Eligio annualmente organizzano in onore di don Antonio un Memoriale, in occasione dell’anniversario della nascita (17 gennaio). 

L'eccellenza turistica dei Monti Dauni. Però senza giornali.

Con la sua consueta, certosina diligenza Maurizio De Tullio mi segnala alcuni link ad articoli sulla scomparsa dei giornali dalle edicole dei comuni più piccoli. Dalla lettura, si conferma in maniera evidente quanto era già emerso dall’appassionato dibattito sulla sospensione della distribuzione dei quotidiani nelle edicole dei Monti Dauni. La crisi delle edicole dei piccoli comuni si inscrive nella crisi più generale della carta stampata nell’era di internet, ed è appesantita dall'oggettiva situazione di isolamento in cui versano queste zone.
Le segnalazioni di De Tullio aggiungono che il problema è nazionale, e riguarda la sopravvivenza stessa delle edicole (ovvero di imprese e posti di lavoro, dato  che mi è sembrato un po’ trascurato).
Accade in Abruzzo, come si legge in un articolo sul sito Primadanoi, in cui Luigi Manzo, presidente della Fenagi-Confesercenti, l’associazione più rappresentati degli edicolanti, così racconta la crisi del settore: “Nella maggior parte dei piccoli Comuni i giornali non arrivano più, ed ora è a rischio almeno il 50 per cento delle edicole anche nei centri maggiori. Salvare il settore è possibile, ma è necessario organizzare interventi mirati senza i quali l’informazione rischia di sparire dalla maggior parte del nostro territorio.”

martedì 14 gennaio 2014

Lo sapevate che in certi posti d'Italia dire foggiano è un insulto?

Che i foggiani non godano di grande stima e simpatia, nell’immaginario collettivo nazionale, è cosa risaputa, ma che in alcune parti d’Italia dire foggiano a qualcuno significhi più o meno insultarlo, davvero non l’immaginavo.
Calmatevi: questa volta non c’entrano affatto i baresi e nemmeno la trita querelle sul foggianesimo, neologismo coniato dal governatore pugliese Nichi Vendola per bollare la tendenza dei dauni all’autocommiserazione.
La questione viene da ben più lontano. Il posto d’Italia dove il termine foggiano è quasi una parolaccia è infatti quella parte di Toscana compresa tra le province di Pisa e Livorno. L’ho scoperto quasi casualmente, imbattendomi  in un curioso commento sul blog di pensieri pisani Fai Ammodino, segnalatomi da mio figlio che a Pisa vive per ragioni di studio. Il commento  riguarda un argomento che non riguarda affatto  l’essere foggiano, ma  una festa pisana, La Luminara, che si svolge il 16 giugno, vigilia di San Ranieri, patrono della città che nella circostanza viene illuminata con lampade ad olio. Chi l’ha visto dice che si tratta  di uno spettacolo di assoluta bellezza, come viene confermato dalla foto.
Dando notizia dell’edizione 2013 della festa, in un articolo molto garbato e puntuale,  l’autrice del blog, Eleonora Lollini, lamenta il ricorso a fari fluorescenti e accompagnamenti musicali che, a suo giudizio, non sono compatibili con la tradizionale atmosfera della festa il cui fascino “sta nella luce tremolante e instabile dei lumini che crea un'atmosfera antica e magica.” Bello e giusto.

lunedì 13 gennaio 2014

Monti Dauni esclusi dai finanziamenti Smart Puglia: la protesta di Lamarucciola

Non si sono ancora placate le polemiche per la sospensione del servizio di distribuzione dei quotidiani alle edicole dei piccoli comuni del Subappennino Dauno, che già si profila all'orizzonte un'altra dura protesta. Rino Lamarucciola, uno dei più navigati esponenti politici dei Monti Dauni (è stato per dieci anni sindaco di Pietramontecorvino) affida alla sua bacheca facebook un durissimo attacco alla Regione.
"Oltre alla viabilità, al trasporto pubblico e ai giornali - scrive Lamarucciola - ai Comuni dei Monti Dauni viene negata la possibilità di partecipare alla procedura negoziata per l'intervento patti per la città."
L'ex sindaco di Pietra punta l'indice contro la Determinazione del Dirigente Servizio Ricerca Industriale e Innovazione del 16 dicembre 2013, n.483, pubblicata sul BURP n.1 del 02.01.2014 con cui la Regione Puglia ha proceduto all'approvazione delle Direttive per l'attuazione, del format progettuale ed all'impegno di spesa per l'intervento "Patti per la città" (Programma Operativo Convergenza - Asse 1 Linea intervento 1.5 - Azione 1.5.2). Si tratta del progetto Smart Puglia, che prevede interventi rivolti ad accrescere la digitalizzazione del territorio.
Lamarucciola si lamenta per l'esclusione dei piccoli comuni dai finanziamenti: "Per quanto l'azione del PON individua quali soggetti beneficiari, oltre ai Comuni capoluogo di Provincia, anche le Aggregazioni di Comuni ed i Comuni interessati dall'Azione 1.3.3, la Regione Puglia ha impegnato 11 milioni di euro per i soli Comuni capoluogo non garantendo, in tal modo, alcuna possibilità per i Comuni dei Monti Dauni che, comunque, consentono alla stessa Regione di restare nell'obiettivo 1 e di avvalersi di queste ed altre risorse." Una contraddizione non nuova, che fa riesplodere il caso delle aree interne del Subappennino.

Non è colpa delle rose: il sound pugliese di Una

Adoro Playlist, la rubrica musicale di Internazionale curata da Pier Andrea Canei. Un critico intelligente, che con attenzione e scrupolo seleziona, promuove e segnala la musica indie, italiana e non. Tre brani alla settimana, messi in fila al primo, secondo e terzo posto come, appunto, in una playlist.
Al terzo posto, qualche numero di Internazionale fa, Canei ha inserito una bella canzone pugliese, Non è colpa delle rose, di Marzia Stano, alias Una. “Musicalmente è una lamentatio sudista ben strutturata, e in un certo qual modo è il pezzo che meglio rappresenta Puglia Sounds 2013, bella compilation dell’ultimo XL (il supplemento musicale di Repubblica, n.d.r.).”
Canei ha ragione. La canzone di Una rappresenta al meglio il nuovo sound pugliese. Il testo - molto delicato e nello stesso tempo intenso - affronta il tema dell’integrazione con gli immigrati: le rose di cui al titolo sono quelle vendute nei ristoranti, e quasi sempre rifiutate con sufficienza.

Ecco la canzone qui sotto. Ascoltatela, amatela, condividetela.

sabato 11 gennaio 2014

La scomparsa dei quotidiani nel Subappennino: le opinioni e le polemiche

Il post di Lettere Meridiane (ripreso dall’apertura del Quotidiano di Foggia, di qualche giorno fa) sulla sospensione della  distribuzione dei quotidiani nelle edicole del Subappennino Dauno ha suscitato diverse prese di posizioni e commenti, soprattutto tra gli addetti di lavori. Ho già pubblicato l’approfondita riflessione di Maurizio De Tullio.
Diversa l’opinione di diversi altri giornalisti intervenuti.
La tesi ricorrente è che, dato lo scarso numero di lettori (dovuto essenzialmente - giova ricordarlo - allo scarso numero di abitanti) nella zona, effettivamente il servizio è antieconomico. E che non è comunque il caso di preoccuparsi più di tanto, visto l’avvento di internet e della banda larga che comunque garantisce il diritto all’informazione.
Ecco i diversi interventi.

Sole 24 Ore, Università: Foggia meglio di Bari per la ricaduta sul territorio

Foggia e Bari pareggiano la sfida, o quasi, nell’annuale classifica della qualità della vita nelle province italiane stilata dal quotidiano Il  Sole 24 Ore. Abbiamo esaminato in un precedente articolo, come si sono comportate le due province nella prima serie di indicatori utilizzata dal quotidiano economico finanziario, in particolare per quanto riguarda Tenore di vita, Servizi e ambiente e Affari e Lavoro.
Completiamo l’analisi, soffermandoci sulla seconda serie di indicatori, che riguardano l’ordine pubblico, la popolazione, il tempo libero. Anche questi non privi di sorprese.
Per quanto riguarda l’ordine pubblico, Bari va decisamente meglio di Foggia, classificandosi all’81° posto della classifica nazionale, con 391 punti, mentre Foggia si colloca nove gradini più in basso: 90° posto e 375 punti.
Prendendo in esame i singoli parametri, a penalizzare la Capitanata sono soprattutto il fenomeno delle estorsioni e quello delle truffe e frodi informatiche. È infatti in questi due parametri che la provincia di Foggia sta largamente al di sotto di quella barese: 27,2 estorsioni su 100.000 abitanti (145 punti) per Foggia, 15,3 (260 punti) per Bari; 163,8 episodi di truffe o frodi informatiche per 100.000 abitanti (600 punti, che è comunque un punteggio abbastanza elevato) per Foggia, 140,4 per Bari (701 punti). 
Entrambe le province fanno segnare punteggi elevati per quanto riguarda la variazione dei delitti denunciati nell’arco di tempo tra il 2008 e il 2012. Denunce in calo tanto a Foggia (-4,2%, 904 punti) che a Bari (-2,6%, 902 punti). 

giovedì 9 gennaio 2014

Il giornale che non c’è. Considerazioni e proposte di Maurizio De Tullio

L'articolo di Lettere Meridiane sulla sospensione della distribuzione dei quotidiani in quindici comuni del Subappennino Dauno sta suscitando una vivace discussione, sui social network e non. Cercherò di darne conto nel blog. Cominciamo da questo contributo, approfondito e ricco di stimoli, di Maurizio De Tullio, amico e collega giornalista da sempre particolarmente attento ai temi che riguardano la comunicazione. Assieme ad Arcangelo Renzulli qualche anno fa dette vita a Il vademecum, prima settimanale poi mensile, che fu, per oltre quattro anni, l'unico giornale italiano, se pur telematico, a occuparsi di informazione e comunicazione a livello locale, pubblicando la bellezza di 112 numeri, tuttora in rete.
* * *
Due notizie apparentemente diverse ma che, a mio avviso, richiamano ad una comune riflessione.
La prima. Da martedì 7 gennaio 2014 l'Agenzia Lobuono di Bari, che da anni distribuisce in provincia di Foggia quotidiani e riviste per conto degli editori nazionali, regionali e locali, sospenderà la fornitura in ben 15 Comuni dei nostri Monti Dauni. Il servizio non rende, si dice, e se si desidera proseguirlo occorre che ogni edicolante - se ho capito bene - contribuisca mensilmente con 35 euro! E’ un principio pericoloso. Parafrasando, significa che anche ogni benzinaio, ogni salumiere, ogni fioraio, se desidera essere rifornito, deve contribuire alle spese di chi li rifornisce!

mercoledì 8 gennaio 2014

Niente più quotidiani nel Subappennino

Il Subappennino si allontana ancora di più dalla Puglia. I cittadini di quindici piccoli comuni ricadenti in questo territorio (Alberona, Anzano, Biccari, Candela, Carlantino, Castelluccio dei Sauri, Casalnuovo Monterotaro,  Casalvecchio di Puglia, Castelluccio Valmaggiore,  Faeto,  Monteleone di Puglia, Panni, Roseto Valfortore, Volturara Appula e Volturino) da qualche giorno non possono più leggere i giornali, salvo a non andarseli a comprare in qualche centro più grande. L'agenzia di distribuzione che serve le edicole in tali comuni ha infatti sospeso unilateralmente il servizio, ritenendolo antieconomico.
Lo fa sapere Il Quotidiano di Foggia che all'evento dedica la copertina del numero oggi in edicola (qui il post del sito web del giornale cittadino). È appena il caso di rilevare che nell'elenco non figurano alcuni centri - come Celle San Vito - i cui abitanti già fa tempo non possono leggere più i giornali, perché non hanno neanche l'edicola.
Il problema si era già posto negli scorsi mesi. Il 21 dicembre scorso la decisione definitiva dell'agenzia che si occupa della distribuzione dei quotidiani, che ha comunicato agli edicolanti la decisione di sospendere la fornitura a partire dal 6 gennaio scorso.
Immediata la reazione dei sindaci, che hanno protestato e chiesto alla Regione l'apertura di un tavolo di concertazione in modo che si trovi una soluzione.
Il diritto all'informazione è un bene sacrosanto, un valore sancito dalla Costituzione. Privare quindici comunità municipali della possibilità di tenersi aggiornate e informate significa praticamente emarginarle dal mondo, isolandole ancora di più dal resto della regione. E pensare che la Puglia ricade tra le regioni dell'obiettivo 1 (che godono degli incentivi più alti da parte dell'Unione Europea) proprio "grazie" ai comuni dei Monti Dauni che presentano indicatori economici e sociali particolarmente svantaggiati. Il paradosso è che mentre dei contributi comunitari possono giovarsi anche le aree più ricche della Puglia, al Subappennino vengono oggi negate perfino le briciole.

lunedì 6 gennaio 2014

Una stupenda canzone di Michele Tancredi canta l'anima del Gargano

Sta suscitando molte interessanti reazioni l'articolo pubblicato da Lettere Meridiane sulla proposta di costituire un distretto di musica e artigiano artistico sul Gargano. Pubblicherò i diversi commenti nei prossimi giorni.
Tonino Tancredi mi ha però regalato una bellissima chicca che vale la pena mettere in evidenza da sola: è la canzone che Michele Tancredi, musicista garganico emigrato in Germania, ha dedicato alla sua terra. Una melodia struggente, parole intrise di nostalgia e di commozione, che suscitano profonda emozione in quanti l'ascoltano. È davvero straordinario come Tancredi riesca, attraverso la sua musica, il suo canto e le sue canzoni, a restituire i colori e l'anima più profonda del Gargano.
Ascoltatela, amatela, condividetela.

Due stemmi foggiani tornano alla luce a Lucera: le ipotesi sulla loro origine

L’articolo di Lettere Meridiane sul rinvenimento nella chiesa lucerina di San Leonardo di due stemmi raffiguranti tre fiammelle sull’acqua (simbolo della città di Foggia) ha scatenato la fantasia e la creatività degli amici lettori, che hanno formulato diverse ipotesi sulla possibile origine dei due preziosi reperti.
Per Savino Russo potrebbe trattarsi di un riverbero delle complesse vicende della Chiesa a cavallo tra il Settecento e l’Ottocento: “c’erano gli agostiniani anche a Foggia, e dunque si può ipotizzare il passaggio di un "abito dismesso" nell'ambito di una stessa famiglia. Poi c'e' tutta la storia delle soppressioni, quelle murattiane in primis: alcune chiese furono letteralmente spogliate; altre chiese, in seguito, acquisirono statue ed arredi magari acquistati all'asta. È il caso della statua di Sant'Anna, nell'omonima chiesa, riacquistata per pochi carlini e proveniente da Santa Maria di Costantinopoli e dello stesso altare maggiore della Chiesa delle Croci, anch'esso proveniente dalla chiesa dell'antico convento dei Cappuccini.”
Tommaso Palermo affronta anche l’aspetto stilistico degli stemmi: “Interessante questa testimonianza di rimandi storici e culturali fra Foggia e Lucera, entrambe città di Santa Maria e sorte sopra l’acqua, essendovi da sempre in entrambe dei corsi sotterranei (per Lucera si veda “L'acqua che animava le diverse fontane esistenti nell'abitato dell'illustre ed antica città di Lucera” di Raffaele Califani, dato alle stampe nel 1872).
Gli stemmi sembrano risalire al XVII secolo. La presenza del cartiglio in latino va a sostegno dell’ipotesi di una precisa committenza verso lo scalpellino: le maestranze erano certamente analfabete e non avrebbero potuto elaborare personalmente un testo di questo tipo.
C’è quindi una scelta a monte, una scelta dettata da una committenza di una certa agiatezza: lasciare un equivocabile richiamo a Foggia. Non essendo araldista non posso esprimermi in merito se non ponendomi interrogativi che solo esperti come Loris Castriota Skanderbeg o Lucia Lo Priore saprebbero affrontare, vale a dire: è possibile che un’arme di famiglia sia identica allo stemma di una città? Vi sono casi di stemmi che inglobano il cartiglio col motto?

domenica 5 gennaio 2014

Un distretto musicale sul Gargano. Sfida difficile ma affascinante.

Trovo entusiasmante l’appello lanciato dall’associazione culturale Carpino Folk Festival per la costituzione di un distretto della musica e dell’artigianato artistico sul Gargano. Potrebbe essere la chiave di volta per restituire alla Montagna del Sole quella competitività che sta perdendo a vantaggio per restare nell’ambito pugliese di zona come il Salento che negli ultimi anni si sono meglio attrezzate sotto il profilo dell’offerta, anche musicale e culturale,
La proposta formulata dal direttore artistico del Carpino Folk Festival è tanto suggestiva quanto semplice: “unire tutte le attività finora svolte con tanta fatica dalle aziende a dai comuni del Gargano con la cultura e lo spettacolo, in un Distretto della musica e dell'artigianato artistico, per accrescere ulteriormente la forza di attrazione del nostro territorio.”
Il Presidente dell’associazione carpinese Pasquale Di Viesti ha chiesto all'Ente Parco del Gargano di farsi promotore del progetto, così disegnando il soggetto che dovrebbero occuparsi del rilancio turistico, culturale e produttivo del promontorio: “Un Distretto coordinato dal Parco in collaborazione con tutti gli Enti istituzionali a partire dalla Camera di Commercio di Foggia, dal Comune di Carpino e da tutti i Comuni all'interno del Parco, dalle associazione di categoria del sistema locale (ASCOM, CNA, Confartigianato, Confesercenti), dagli operatori del settore, ma anche dai teatri, i ristoranti, gli hotel, i negozi e i locali d'intrattenimento del territorio del Parco che, aderendo al progetto dimostrano di voler offrire al visitatore la possibilità di vivere nel territorio esperienze multisensoriali di qualità e valore.”
Affascinante. Importante. (Con una sola annotazione: mi pare che nell’elenco non figurino i Gal, i gruppi di azionale locale, istituzionalmente preposti proprio a questo genere di attività di animazione. Il Gargano ne ha due, il Gal Gargano e il Gal lagunare).

sabato 4 gennaio 2014

Proviamo a vincere la sfida della memoria

L’appello di Lettere Meridiane ad unire energie e sforzi affinché dalla commemorazione della tragica estate del 1943 possa scaturire una memoria condivisa forte ha trovato risposte pressoché unanimi da parte di tutti quelli che erano  stati chiamati in causa: autori, ricercatori, amministratori di siti e gruppi di Facebook.
Ho raggruppato le risposte, i commenti, le osservazioni dei tanti intervenuti in un documento che potete scaricare cliccando sui seguenti collegamenti in versione pdf o in versione epub. Mi sembra necessario che la discussione suscitata dall’articolo in cui lanciavo l’appello venga il più possibile condivisa, rappresentando la base per un confronto pubblico i cui tempi sono ormai maturi. Anche per superare una volta per tutte i dubbi, le perplessità.
Quel che conta, come vedrete leggendo i diversi contributi, è che tutti convengono sull’idea di una rete della memoria.
La sfida, adesso, è cercare di sedimentare la memoria condivisa che sta nascendo, in un progetto di storia pubblica foggiana, il cui strumento essenziale può essere rappresentato la costruzione della banca della memoria (preferisco definirla così, piuttosto  che museo, in quanto la musealizzazione della memoria presuppone spazi fisici, aspetti logistici che andranno affrontati, ma durante il percorso, e non prima di incamminarsi).
Perché l’iniziativa possa aver successo, è necessario chiarirsi preventivamente sui diversi ruoli. Alle associazioni, ai gruppi, agli autori che vorranno condividerla si chiede non già di fare passi indietro, ma piuttosto di fare un passo avanti. Nessuno deve rinunciare alla propria identità né alla propria autonomia. Ma ciascuno dev’essere disposto ad accettare l’identità e l’autonomia degli altri, nella convinzione che certe volte la somma non è una semplice addizione di singoli addenti.
Per quel che mi riguarda svolgerò - così come ho cercato di fare in questi mesi - il ruolo di enzima, ovvero di catalizzatore dei diversi processi di rete che spero si annoderanno, mettendoci la faccia, la testa e il cuore. 
Ho chiesto ed ottenuto all’Auser di Foggia l’ospitalità per il primo incontro, nel corso del quale potremo avviare il confronto sul progetto di banca-museo della memoria. L’appuntamento è per venerdì 10 gennaio prossimo, alle ore 17, presso il saloncino dell’Auser, in via della Repubblica. 

Non mancate. Si comincia.

Foggia maglia nera per la raccolta differenziata

Resta sempre molto critico il rapporto tra Foggia e la raccolta differenziata dei rifiuti. La nuova gestione del servizio, che dopo il fallimento dell’Amica viene svolto dall’Amiu, non sembra aver invertito una tendenza che fino ad oggi è stata sempre negativa. È però opportuno tener presente che la responsabilità della raccolta differenziata è del Comune, che lo affidato alla municipalizzata barese. Ma forse qualcosa comincia a muoversi.
Lo si rileva dai dati sull’andamento della raccolta differenziata pubblicati dal sito regionale Rifiutiebonifica che si riferiscono all’arco temporale compreso tra febbraio e novembre 2013. La percentuale di differenziata sul totale dei rifiuti solidi urbani è appena il 5,1: molto bassa, ma significativamente superiore a quella della precedente gestione (quando Amica si avvaleva dell’azienda Dauniambiente) che negli anni 2011 e 2012 totalizzava una percentuale inferiore al 3%.
Nel complesso, nell’arco temporale preso in considerazione, i foggiani hanno prodotto 55.862 tonnellate di rifiuti di cui 52.934 tonnellate di rifiuti indifferenziati e soltanto 2.876 tonnellate di rifiuti differenziati e riciclabili. La media pro-capite mensile è di circa 36 chilogrammi di rifiuti.
Raffrontando il dato foggiano con quello regionale e con quello dell’Ato Fg/3, di cui fa parte il capoluogo, si ha l’esatta percezione di come occorra lavorare ancora molto strenuamente per migliorare l’organizzazione della raccolta differenziata. 

venerdì 3 gennaio 2014

Non aver paura dell'opinione pubblica

Commentando i risultati del sondaggio sulle opere pubbliche in Capitanata promosso da Lettere Meridiane, Enrico Ciccarelli, svolge alcune considerazioni importanti. Premetto che non entrerò nel merito della questione dell’aeroporto, peraltro diffusamente trattata dal blog. 
Lo scopo del sondaggio era cercare di capire cosa pensi l’opinione pubblica foggiana a proposito delle opere pubbliche programmate nel futuro più o meno prossimo, dando ai lettori la possibilità di esprimersi a riguardo. Che il Lisa sia percepito come un’opera utile, importante, prioritaria mi sembra un dato di fatto. 
Del resto, Lettere Meridiane è in buona compagnia. Il successo dell’aeroporto nei desiderata dei partecipanti all'iniziativa è perfino più misurato di quello ottenuto nel sondaggio promosso qualche settimana fa dal Corriere del Mezzogiorno, che chiedeva ai suoi lettori di dire se sia giusto o meno fare l’allungamento della pista. Il 96,1 per cento ha detto sì, mentre più del 45,6 dei partecipanti al sondaggio di Lettere Meridiane ha indicato nell’allungamento della pista l’opera più importante tra quelle in corso di realizzazione o di progettazione.
Scrive Ciccarelli: “È decisamente una fortuna che i lettori del tuo blog non abbiano alcuna influenza sulle scelte in materia di infrastrutture. Personalmente credo che ad essere sbagliato in radice sia il sondaggio in sé: nessuna "opera pubblica" può essere considerata "per sé"; ha senso rispetto al modello di sviluppo che si vuole perseguire. È inevitabile che in un'indagine così inconsistente e fuorviante prevalgano le suggestioni, specie nel contesto drogato dell'online.”
Sono sufficientemente d’accordo con Enrico circa il fatto che la valenza strategica di un’opera pubblica possa essere valutata solo in riferimento al più ampio contesto del modello di sviluppo nel quale si inscrive (o rispetto al quale è avulsa). Concordo pure sul fatto che l’online non sempre consente adeguate riflessioni (ma una cosa è il social network, un'altra l’informazione on line). 

giovedì 2 gennaio 2014

Il sondaggio di Lettere Meridiane sulle opere pubbliche: svetta l'aeroporto Lisa

Un’avvertenza per l’uso. Il sondaggio di Lettere Meridiane sulle opere pubbliche in Capitanata non ha alcun valore scientifico. Il campione è del tutto casuale e non  pretende  di rappresentare l’universo della pubblica opinione provinciale. Alle domande hanno risposto per lo più i lettori del blog e i miei amici di facebook, che ringrazio affettuosamente .
Tutto ciò premesso, mi pare che nondimeno i risultati del sondaggio che sto per illustrarvi siano parecchio indicativi di uno stato d’animo diffuso nella cittadinanza. Il dato che emerge, inequivocabile, è il giudizio  compatto sulla necessità e l’urgenza della riqualificazione della pista dell’aeroporto Lisa,  che vince la partita nel quesito secco e si piazza al secondo, per una questione di decimali, al secondo quesito.
Il rilancio dell’aeroporto Lisa è insomma l’opera che sta maggiormente a cuore dei foggiani, che comunque ritengono, come vedremo, nevralgiche un po’ tutte le opere pubbliche in Capitanata, i cui cantieri stanno conoscendo una fase tutt’altro che esaltante.
La prima domanda, Quale grande opera per la Capitanata?, chiedeva di indicare una sola opzione tra le dieci prospettate, con la possibilità comunque di inserire un'opzione a scelta.

mercoledì 1 gennaio 2014

La memoria ritrovata: a Lucera tornano alla luce tre fiammelle che splendono sull'acqua

Sono tornati alla luce quasi per caso. Bellissimi, misteriosi. Forse destinati a scrivere una pagina nuova della storia dei rapporti tra Lucera e Foggia. Si tratta di due stemmi, raffiguranti tre fiammelle sull’acqua (simbolo, per chi non dovesse saperlo, della città di Foggia). Erano nascosti ai lati di uno degli altari della chiesa di San Leonardo a Lucera. Sono stati ritrovati durante i lavori di restauro del tempio, danneggiato dal terremoto del Molise e da allora chiuso al culto. La chiesa è un autentico gioiello d’arte, che possiede, tra l’altro, uno splendido e rarissimo altare di fattura rinascimentale.
Come ricorda l’esperto lucerino Giuseppe Trincucci, la chiesa è una delle più antiche di Lucera. Già denominata “degli agostiniani”, fu voluta e costruita da Carlo II d'Angiò e quindi possiede un impianto trecentesco, impreziosito dagli altari di impianto neoclassico cinquecentesco,  tra i pochi esempi a Lucera e nell’intera Capitanata.
I due stemmi adornano i cantonali alla destra ed alla sinistra dell’Altare del Sacro Cuore ((per chi entra nella Chiesa è l’ultimo, sulla sinistra, prima dell’altare principale centrale). 
Sono stati riscoperti durante i lavori di ristrutturazione dell’Altare, consistenti nella rimozione di alcuni elementi posticci.

Emozioni condivise, la bella mostra di Festa Murè a San Leonardo di Lucera

Sono proprio emozioni condivise quelle che Pasqualino Festa Murè regala ai visitatori della sua mostra d’arte, che resterà aperta fino al 7 gennaio prossimo nella splendida cornice della chiesa di San Leonardo, a Lucera (dalle ore 16 alle 21, chiusura nei giorni di San Silvestro e Capodanno).
Emozioni condivise è il tema scelto per la rassegna, che ospita una vastissima selezione di opere dell’artista. A guardarle si ha l’impressione di tuffarsi letteralmente nella storia dell’arte, perché Murè nel corso della sua carriera, cominciata per hobby ma poi proseguita a livelli artistici sempre più alti, si è cimentato con successo con tutti i generi artistici: dai ritratti, ai paesaggi, alle nature morte, per approdare negli ultimi anni all’astrattismo, rappresentato anche attraverso il ricorso a innovative sperimentazioni materiche (come la pittura su polistirolo). 
Un hobby che è diventato via via una passione, e che fa oggi di Murè uno degli artisti emergenti più interessanti ed apprezzati. Le sue opere figurano oggi in tutta Italia, ha ricevuto premi importanti a Parigi, Venezia, Roma, Montecarlo e nel 2011 è stato designato Miglior Artista Italiano dell’anno, dall’Albo Nazionale Italiano Pittori, Scultori e Grafici.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...