venerdì 28 febbraio 2014

Quella volta che Giordano litigò con Foggia

Il rapporto tra Foggia e i suoi figli più illustri non è mai stato facile. Si racconta che lo stesso Umberto Giordano, all’inizio della sua sfolgorante carriera, decise di tagliare i ponti con la sua città natale, indispettito dalla maleducazione e dallo scarsa stima dei foggiani nei suoi confronti.
La storia è nota. Meno noto è però l’epilogo, che mi è stato riferito da quello scrigno straordinario di memorie e di storie foggiane che è stato Gaetano Matrella.
Grande giornalista e scrittore, Matrella non è stato soltanto un cultore giordaniano di tutto rispetto. Sua madre era legata da rapporti di profonda amicizia con la famiglia del maestro, che frequentava assiduamente. Una tale fonte rende quindi del tutto attendibile la versione della vicenda che mi è stata raccontata dal buon Gaetano.
Nonostante siano passati ormai più di 120 anni, l'episodio è divenuto una leggenda metropolitana, se ne trova traccia perfino su Wikipedia.
Almeno per quanto riguarda il modo con cui si svolsero i fatti, non c’è nulla di particolarmente originale in quanto sto per raccontarvi. Quello che pochi sanno riguarda invece la vera motivazione che spinse il Maestro a piantare in asso una serata in suo onore.
Teatro dell’incidente fu la sede del più esclusivo ed aristocratico club cittadino, il Circolo Daunia, i cui soci avevano deciso di organizzare una serata in onore del musicista, reduce dal successo ottenuto dalla rappresentazione della sua prima opera, Mala vita

mercoledì 26 febbraio 2014

De Tullio: Quando Carlo Gentile difendeva la "Razza Italiana"

di Maurizio De Tullio
Da tempo avevo trovato questo lungo articolo di Carlo Gentile, pubblicato sul settimanale foggiano "Otto Settembre" e datato 12 agosto 1939. Lo avevo messo da parte, però, perché non relazionabile con vicende che non attenessero al tema, tragico e un po' comico, della cosiddetta "Razza italiana". Poi, come qualcuno ricorderà, avevo pubblicato, prima sulla rivista "Diomede" (n. 2 del 2010) e qualche settimana fa sul Blog "Lettere Meridiane", un articolo che ha portato alla luce il ruolo avuto durante il Fascismo da tre illustri foggiani, ben noti e apprezzati durante e dopo quel tragico periodo della nostra Storia. Di essi, due (Massa e Paolella) ebbero notorietà a livello nazionale, il terzo (Tedesco-Zammarano), anche internazionale.
Foggiani che appoggiarono - chi molto convintamente, chi meno, ma apponendovi comunque una firma - il "Manifesto della Razza", voluto da Mussolini nel 1938.
Oggi aggiungo a quei tre nomi, quello di un altro foggiano che per ragioni anagrafiche non lo firmò e che sarebbe diventato un nome illustre solo col ritorno alla Democrazia, per nostra e sua fortuna.
Mi riferisco a Carlo Gentile, uno dei più grandi intellettuali foggiani di ogni tempo (e dentro questa classificazione occorre metterci veramente tanto: storico, filosofo, poeta, scrittore, docente, critico, massone). Era nato a Foggia nel 1920 e vi morì nel 1984, dopo una vita trascorsa producendo un lavoro immane e di grandissimo livello a favore della cultura.
Uno di quei pochi casi (insieme a quelli di Maria Marcone, Nino Casiglio e Antonella Bevilacqua) in cui si è acquisita celebrità senza spostarsi da Foggia, se non per brevi periodi, eccezione che conferma quella sconsolante regola che impone ai nostri uomini e alle nostre donne di assurgere a ruoli o incarichi di primo piano solo una volta incarnati i panni dell'emigrante. 

domenica 23 febbraio 2014

La Foggia bella di Gianni Pellegrini: i ferlizze diventano sedie

Quant’era bella Foggia la sera di domenica scorsa, all’Amgas, la Foggia raccolta ad ascoltare Gianni Pellegrini e la sua band che presentavano il nuovo album del cantautore foggiano. Quant’è bella questa Foggia di persone che riesce a sentirsi un cuore solo e un’anima sola, a commuoversi e a riconoscersi in in un’appartenenza remota, ma che poi scopri, proprio in occasioni come queste, profondamente radicata. Quant’è bella questa Foggia di belle persone, che ti ricorda che la bellezza di una città e della sua comunità non sta soltanto nelle strade, nelle piazze, nei quartieri, nei monumenti ma prima di tutto nella sua gente.
Non vi sembri un incipit fuori luogo. Credo che con Ferlizze, Gianni Pellegrini e Raffaele De Seneen (che ha collaborato alla stesura dei testi) si prefiggessero proprio quest'obiettivo: mettere in musica e parole l’identità più profonda di una città di cui spesso si dice che non ha radici e un passato condiviso.
Pellegrini ci riuscì già qualche anno fa, con Cento giornate foggiane, una splendida canzone dedicata ai bombardamenti. La celebrazione del settantesimo anniversario e il movimento culturale che attorno ad essa s’è sviluppato, erano ancora tutti di là da venire. Genialmente, Gianni individuò in quella tragedia il momento della rottura dell’identità foggiana, e la necessità di ricostruirne in qualche modo i legami profondi interrotti, che hanno poi rappresentato uno dei motivi portanti delle celebrazioni e del movimento.

sabato 22 febbraio 2014

Un sondaggio per capire il social network in Capitanata

San Giovanni Rotondo, quando non c'era ancora Padre Pio

La lettura de Il Gargano di Antonio Beltramelli (ho parlato di questo libro stupendo in un’altra lettera meridiana, che vi suggerisco di rileggere per meglio inquadrare il brano che sto per offrivi) lascia una suggestione profonda. Non solo per la pregnanza della scrittura del grande giornalista, ma anche perché ci offre un’immagine assolutamente inconsueta della Montagna Sacra.
Sono passai poco più di cent’anni da quanto il volume venne scritto, come parte di una collana dedicata all’Italia Artistica. Eppure sembra che l’autore parli e descriva un’altra epoca.
La fattura letteraria delle pagine che seguono, dedicate a San Giovanni Rotondo, è altissima. Al di là della ricostruzione del passato della cittadina che sarebbe poi divenuta nota in tutto il mondo grazie a San Pio, ricostruzione doverosa in una pubblicazione che aveva comunque lo scopo di essere una guida turistica, il resto è del tutto sorprendente.
Beltramelli scrive pagine memorabili raccontando gli ori indossati dalla donne di San Giovanni, il rapporto tra i maiali e gli abitanti. Stupisce poi il cambio di ritmo quanto l’autore va a visitare il Convento dei Cappuccini, che all’epoca non ospitava più i frati (padre Pio vi sarebbe arrivato diversi anni dopo), ma ciononostante è descritto come un luogo di straordinaria sacralità e commozione.
Per me è stata una davvero una buona lettura. Spero sarà lo stesso anche per voi.
* * *
Siamo in via verso San Giovanni Rotondo, il sole è per morire, rasenta le vette estreme del promontorio, declina verso il suo letto d'oro, nel quale, secondo la leggenda, lo attendono ventiquattro sorelle. Un gruppo di mietitori che vediamo in un breve campo, sotto la via, ha abbandonato il lavoro ; inginocchiato in semicerchio verso il sole morente, prega ad alta voce. Non intendo le parole; il suono è grave, uguale, continuo, è come uno spasimo di stanchezza. Saranno dieci uomini forse, la maggior parte giovani ; vestono l'antico costume del Gargano. Li guardo nella solitudine del piccolo pianoro finché la strada, in una svolta, li nasconde. 

Foggia, la città di Penelope

Il bello, anzi il brutto, del social network è la frantumazione dei messaggi. Tra gruppi, pagine e semplici “stati” la comunicazione si perde in mille rivoli. Diventa spesso effimera. Non si sedimenta. 
E soprattutto non produce memoria. È una comunicazione tutta appiattita sull’oggi, sull’adesso. Anzi, sul facebook, certi giorni già quanto si è detto o letto  al mattino, è superato (dimenticato) la sera. E tanti saluti alle idee, che dovrebbero sprigionarsi da una riflessione, dal sedimentarsi della memoria, appunto. Non ricordare può condurre a opinioni esse stesse effimere.
Le riflessioni che seguono mi sono venute in mente leggendo alcuni commenti su due vicende, di cui dirò appresso, su cui in questo giorni si dibatte, ma il discorso non vale soltanto per il social network. Si addice in generale ad ogni comunità che non riesce a produrre (e far sedimentare) memoria. 
Foggia, per esempio.
Nel giro di qualche anno, la città ha dovuto rimuovere consistenti pezzi di progetti che venivano dal passato, senza che questo sia stato accompagnato da un’adeguata riflessione sul cosa fare per il futuro, almeno per evitare che certi scempi si ripetano. Tanto per fare nomi e cognomi, il mercato Padre Pio (venduto a privati dopo che il cantiere è rimasto bloccato per decenni), la tomba della Medusa, la struttura dell’ex mercato di via Arpi.
Le due ultime vicende sono legate da particolari assonanze, iscrivendosi entrambe ad una progettualità alta, che però non ha dato i risultati attesi, pur essendo costata fior di danaro pubblico.
La tomba della Medusa verrà posta in sicurezza, per evitare che i vandali continuino a farne scempio. Posta in sicurezza significa che non verrà aperta al pubblico. Forse mai. Il progetto originario prevedeva il contrario: la tomba della Medusa doveva essere un attrattore forte, una vetrina del ricchissimo potenziale archeologico del territorio. I lavori non erano mai stati conclusi e il cantiere abbandonato a se stesso, un po’ com’è accaduto per il parco di via De Petra.

venerdì 21 febbraio 2014

Arbore dimentica Foggia, ed è polemica

Questa volta Renzo Arbore l’ha fatta grossa. Che Napoli sia la sua città d’adozione e d’elezione lo sanno anche le pietre. Che sul palco di Sanremo dovesse cantare le canzoni partenopee più note del suo repertorio rendeva quasi scontata la sua professione d’amore verso il capoluogo campano.
Ma parlare al festival di Napoli come della sua città, dimenticando del tutto Foggia che gli ha dato i natali, è un’omissione dolorosa, che pesa come un macigno e scatena reazioni sul social network come non si erano mai viste.
Renzo Arbore ha reso omaggio a Napoli con espressioni accorate: “Mi devo togliere un debito, un debito con una grandissima città, bellissima città, bellissima capitale che mi ha adottato e che è nel mio cuore. La città bellissima, sofferente, che va stigmatizzata quando è da stigmatizzare ma va anche lodata e apprezzata per le sue straordinarie bellezze, si chiama Napoli”. 
Ovviamente Arbore è liberissimo di manifestare il suo amore per la città partenopea, ma non citare affatto Foggia e usare il termine adottato sa di presa di distanza, di rottura con la sua terra d’origine che gli ha d’altra parte sempre tributato affetto: qualche anno fa l’allora governatore regionale Fitto designò Arbore testimonial della Puglia nel mondo.
I commenti impazzano su Facebook. Le espressioni di sdegno più pesanti si leggono sul gruppo di foggiani più numeroso, Sei di Foggia se. Parlare di sdegno è un eufemismo, visto che la lingua ufficiale del gruppo è rigorosamente il foggiano nel cui vocabolario c’è un nutritissimo repertorio di offese e contumelie che scatenano la fantasia e la creatività degli aderenti al gruppo.

lunedì 17 febbraio 2014

Disfunzioni al pronto soccorso: la difesa degli operatori

L’articolo sull’episodio di “ordinaria” malasanità denunciato dal segretario generale dello Spi Cgil di Foggia, Franco Persiano, durante il convegno promosso dall’organizzazione sindacale sulle liste d’attesa ha suscitato molti commenti.
È giusto cominciare da quello di Lorenzo Bambacigno, che rappresenta l’altra campana, essendo un operatore sanitario.
Lorenzo è intervenuto sulla bacheca di Civitas Troiana ed ecco quello che scrive: “caro Geppe Inserra da un paio d'anni sono entrato a far parte nel modo della sanità e di articoli come questi ne leggiamo a migliaia con sommo dispiacere, questa volta credo che lei sia caduto veramente in basso mettendo in discussione la moralità di gente che lavora 12 ore al giorno nei P.S. per 1.200 euro al mese e con un mare di responsabilità. Ma lei sa quanti operatori ci sono per turno in un P.S.? sa cos'è il triage? parliamo spesso di malasanità, vogliamo parlare della malautenza? sa che il Primario del P.S. di foggia è stato preso a calci e pugni in testa all'interno del P.S. di foggia? sa che i direttori degli ospedali di Foggia, Lecce e Brindisi hanno scritto continue lettere al ministero della sanità per denunciare una carenza di personale di migliaia di unità tra medici e infermieri? ma si sa che si è molto bravi e belli a scrivere articoli di denuncia come questi e non a capirne le cause.”

domenica 16 febbraio 2014

La Foggia di Beltramelli: una vestale in mezzo al suo fuoco


Quando giunse in Capitanata per scrivere il suo libro sul Gargano (di cui ho parlato in una lettera meridiana precedente), Antonio Beltramelli non venne a Foggia. Il suo itinerario non lo prevedeva. La vide da lontano nel suo percorso di avvicinamento al promontorio, a bordo di una corriera che procedeva così lentamente da lasciare ampio spazio ad osservazioni e riflessioni.
Il grande scrittore di viaggi racconta così il Tavoliere, lasciandoci pagine molto vivide e suggestive, e profondamente stridenti con lo spirito della scoperta e valorizzazione dell'Italia artistica che era il fine della collana in cui il volume venne pubblicato.
Foggia sta sullo sfondo, ma è al tempo stesso una presenza forte.
L'intento è più quello del reporter che non del polemista che racconta per denunciare una situazione profonda di disumanità, dove il lavoro non nobilita né emancipa, ma è piuttosto una maledizione. Nondimeno le pagine di Beltramelli riecheggiano o più precisamente anticipano quelle altre, indimenticabili, che qualche decennio più tardi scrivere Tommaso Fiore, ne Il cafone all'inferno.
Di seguito il testo di Antonio Beltramelli, che apre Il Gargano. Leggetelo con attenzione: lo merita.
* * *
I grani sono mietuti in gran parte; benché si aggirino ancora nella sterminata aridità del Tavoliere gruppi di mietitori, la grande opera è compiuta ; sotto la violenza canicolare gli strami gialli, risecchiti, rigidi nella loro morte, pongono un bagliore uguale che dilaga da orizzonte a orizzonte accecando. Ogni senso si smarrisce in questa terra di desolazione affocata, maledetta dal sole ; gli occhi socchiusi intravvedono a pena un tragico incendio, a traverso al quale, a grandi distanze, passano creature dal viso quasi ebete. L'aria non è corsa da un alito di brezza ; non si ode un suono; non un' ombra scorre sotto tutto questo sole ; il lieve tremito di un'ombra che dia un momentaneo riposo.

sabato 15 febbraio 2014

Manfredonia, Chieuti e Serracapriola vincono: no del Governo all'eolico off-shore

Una decisione importante quella assunta ieri dal governo, in quella che potrebbe essere stata l'ultima riunione dell'esecutivo presieduto da Letta.
Il consiglio dei ministri ha preso in esame i progetti di parchi eolici off-shore che avrebbero dovuto sorgere al largo delle coste garganiche bocciando i progetti.
"Al fine di consentire una valutazione complessiva degli interessi coinvolti - si legge nel comunicato diffuso al termine dei lavori-, il Consiglio ha esaminato due progetti di impianto per la produzione di energia elettrica da fonte eolica da realizzare il primo al largo delle coste di Chieuti e Serracapriola (Foggia), il secondo di fronte alla costa di Zapponeta e Manfredonia (Foggia) e Margherita di Savoia (Barletta-Andria-Trani); esaminate le implicazioni e le posizioni delle diverse amministrazioni il Consiglio ha concluso che, in considerazione del significativo impatto paesaggistico che imporrebbero alla bellezza delle coste, essi non verranno realizzati."
La scelta del Governo pone molto probabilmente una pietra tombale su questi e tutti gli altri progetti che prospettavano le realizzazione dei parchi eolici in mare.

Una storia di malasanità, una grande lezione di dignità e moralità

Quella che state per leggere non è soltanto una storia di ordinaria malasanità verificatasi presso gli Ospedali Riuniti di Foggia. È anche una storia di dignità e fermezza morale d’altri tempi.
A raccontarla pubblicamente è stato, durante il convegno sulle liste d’attesa nella sanità pugliese, Franco Persiano, segretario generale dello Spi-Cgil di Foggia.
È un episodio amaramente esemplare delle enormi difficoltà in cui versano le strutture ospedaliere del capoluogo, ma anche delle tante contraddizioni e disfunzioni organizzative.
È una storia recente, capitata neanche un mese fa.
Lo scorso 21 gennaio, un signore di 83 anni, affetto da una grave patologia respiratoria e con grandi difficoltà motorie - ha raccontato Persiano - è stato accompagnato all’ospedale da suo figlio. Erano le  8 del mattino quando il malcapitato ha cominciato la consueta via crucis cui deve sottostare chi si presenta al pronto soccorso. Le sue condizioni sono critiche. Ha liquidi nelle gambe. E il tempo comincia a scorrere.
Il protagonista di questa vicenda deve attendere 13 ore prima che gli venga dato un letto, Ma non è neanche un letto vero e proprio, all’interno di un reparto. È un posto arrangiato e provvisorio dove si stende e dorme per quel che può, senza potersi neanche svestire. Solo alle ore 11 del giorno dopo viene finalmente ricoverato presso l’ospedale Colonnello D’Avanzo, dove può sottoporsi agli accertamenti e alle cure del caso.
Calvario finito? Neanche per sogno, purtroppo.

Com'era il Gargano cento anni fa, nelle parole e nelle immagini di Antonio Beltramelli

La lettura dei libri antichi è una cosa bella. Non soltanto per il piacere di leggere e sfogliare quelle pagine, sottraendole alla patina del tempo, ma perché talvolta quella carta ingiallita riesce a svelare lo spirito dell’epoca in cui fu stampata, fornendoci, per contrasto, preziose informazioni, utili anche al “presente”.
Tra il 1905 e il 1938, l’Istituto Italiano di Arti Grafiche pubblicò una collezione di monografie dedicata all’Italia artistica. L’imponente iniziativa editoriale fu diretta da Corrado Ricci, scrittore, archeologo e storico dell’arte, che avviò il recupero dei Fori Imperiali. La collana vide la pubblicazione di ben 115 volumi, riccamente illustrati.
La redazione dei testi di ciascun volume venne affidata a esperti di storia locale e di arte. L’approccio non fu soltanto artistico in senso stretto. Possiamo ritenere le monografie pubblicate dalla casa editrice di Bergamo come il primo grande tentativo di valorizzare l’immagine paesaggistica e turistica del Bel Paese, e va sottolineato, in particolare, lo sforzo che Ricci profuse nella ricerca e nella valorizzazione anche dei luoghi artisticamente e turisticamente meno noti.

Il sogno di Matrella per Foggia: costruire la città organica

 La città organica è un libro insolito e intrigante. L’autore, Antonio Matrella, è un architetto foggiano che ama molto la sua città. Nel volume, riflette sulla storia urbanistica di Foggia e sul legame interrotto tra questa e la storia più generale del capoluogo dauno, più particolarmente, sulla rottura del legame con quella civiltà daunia di cui dovrebbe essere espressione.
L’argomento è di quello che fa tremare le vene ai polsi, e ha spesso diviso ed contrapposto storici ed appassionati. Matrella non ha dubbi: le origini di Foggia non sono quelle medievali che la tradizione collega al ritrovamento dell’Iconavetere, il sacro dipinto della Madonna dei Sette Veli. Vanno cercate molto più indietro nel tempo, nella tradizione classica e in modo particolare in Diomede, l’eroe greco approdato sulle coste pugliesi dopo la guerra di Troia, sulla cui esatta collocazione Matrella ha molte cose da dire (e ve le racconterò in un altro post, dedicato solo a questo argomento).
Tesi ardite che certamente faranno discutere, ma che lasciano inalterata l’attualità della domanda di fondo che l’autore si pone circa la qualità dell’urbanistica foggiana, il modo con cui la città si è sviluppata, senza tenere conto della sua storia, del suo passato. Questione tutt’altro che peregrina nel momento in cui Foggia è alle prese con un nuovo PUG, chiamato a correggere gli squilibri e le distorsioni dell’espansione edilizia degli ultimi decenni.

venerdì 14 febbraio 2014

Entro maggio azzerate le liste d'attesa nella sanità

Entro maggio dovrebbero essere azzerate le estenuanti liste d’attesa cui sono costretti quanti devono sottoporsi ad esami presso le strutture diagnostiche della provincia di Foggia, grazie al piano straordinario varato dall’assessore regionale alla sanità Elena Gentile e allo sblocco delle assunzioni nel settore della sanità.
Sono le due sole (ma importanti) buone notizie venute fuori dal convegno promosso sull’argomento dallo Spi Cgil di Foggia, nel corso del quale si sono ascoltate anche tante cattive notizie: casi di malasanità, disfunzioni legate alla difficoltà di trovare medici specialisti in senologia e in anestesia (che contribuiscono a dilatare i tempi d’attesa), disservizi derivanti dalla mancanza di un centro unico prenotazioni che possa indirizzare l’utente verso strutture che possono erogare la prestazione richiesta in tempi più rapidi rispetto agli Ospedali Riuniti, congestionati all’inverosimile.
Un bel convegno, molto concreto e molto operativo, che ha richiamato una platea attenta ed affollata.
I pensionati della Cgil hanno colto nel segno, restituendo concretezza e spessore al ruolo insostituibile del sindacato, quale soggetto e parte attiva di una negoziazione sociale da troppo tempo latitante.
I termini della questione sono stati introdotti da Sabatina Pizzolo, del coordinamento donne dello Spi: “In Puglia, il tempo d’attesa medio per le 43 prestazioni monitorate dal Piano Nazionale per il Governo delle Liste di Attesa - è di 75 giorni. Un dato che basta da solo a dare l’idea della drammaticità della situazione.”

mercoledì 12 febbraio 2014

Liste d'attesa nella sanità: fa il punto il sindacato pensionati della Cgil

Lo Spi Cgil fa il punto sulle liste d’attesa, croce e delizia della sanità pugliese. L’appuntamento è per giovedì 13 febbraio alle ore 17.00 nella Sala Rosa del Palazzetto dell’arte. L’iniziativa riveste una particolare attualità, perché consentirà di fare per la prima volta il punto sui risultati del piano straordinario per l’abbattimento delle liste d’attesa promosso dall’assessorato regionale alla sanità.
Partito sperimentalmente dall’Asl di Foggia, il piano messo a punto con il contributo fondamentale del sindacato, è stato esteso alla Bat e nei prossimi giorni dovrebbe interessare l’intero territorio regionale.
La novità consiste essenzialmente nell’apertura oltre il normale orario di servizio dei reparti e degli ambulatori, in cui vengono rese le prestazioni più critiche dal punto di vista dei tempi d’attesa.
Il programma riguarda le unità operative di Radiologia, Cardiologia, Medicina, Neurologia, Endoscopia, Oculistica e Gastroenterologia di tutti gli ospedali della provincia. Il piano, condiviso con le organizzazioni sindacali e approvato dalla Regione Puglia, è stato organizzato sull'adesione volontaria di tecnici, infermieri e medici.
L’incontro, che ha per tema “Tagli alle lunghe liste d’attesa nella sanità in Capitanata” sarà introdotto da Sabatina Pizzolo (Spi Cgil Foggia), mentre le conclusioni spetteranno a Filomena Trizio (Segretario Generale Cgil Foggia).
Alla tavola rotonda interverranno: Elena Gentile, Assessore alla Sanità della Regione Puglia; Attilio Manfrini, Direttore Generale Asl Foggia; Ripalta Netti, Coordinatrice provinciale Donne Spi; Franco Persiano, Segretario Generale Spi Cgil Foggia e Rita Saraò, Presidente Associazione Donne in Rete. Modererà i lavori il giornalista Nino Abate.

sabato 8 febbraio 2014

Tina Pizzolo ti ha mandato un invito



 

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Quelli che amano Foggia... nonostante tutto

L’argomento maggiormente dibattuto nelle ultime settimane, dai lettori e dagli amici di Lettere Meridiane, è Foggia, e il rapporto dei foggiani con la loro città.
Il confronto è appassionato, e non esistono mezze misure. Foggia la si ama o la si odia. E forse questo tutto o niente è fatale: sta nel dna più profondo della città.
Senonché qualche giorno fa ho letto un commento che mi ha particolarmente colpito per il suo equilibrio e per la sua positività. È di un lettore che si è firmato solo parzialmente (come Raff64fg, e dovrebbe quindi essere Raffaele, foggiano, da quanto si intuisce dal testo, 50enne).
Scrive Raffaele: “faccio parte di quel 1 % (che ama Foggia, n.d.r.) e che va avanti nei problemi che si affacciano ogni giorno alla mia vita, da quello che mi presenta come conto ogni giorno, e che con tutte le mie forze cerco di "pagare, compresi naturalmente i problemi che affliggono anche la mia famiglia, moglie e figli.”
L’incipit del commento rivela che la vita di Raffaele non è delle più facili, anzi deve fare i conti giorno per giorno con problemi piccoli e grandi.
Però Raffaele non si arrende. Anzi, ai suo figli dice “di non mollare mai, di resistere” e - adesso viene il bello - per convincerli, sapete che fa?
“Parlo di quella che è stata la storia della nostra città, di quella attuale logicamente. Ne discutiamo in generale. È difficile veramente anche sperare che il tutto si sistemi per il meglio, ma di certo appartenendo a questa bassa percentuale di cittadini che amano Foggia, cerchiamo di far capire a chi ci circonda di fare in modo di non peggiorare le cose.”
Un bell’esempio di impegno civico e di senso civico, quello che ci offre Raffaele, anche se la conclusione del suo commento è decisamente amara. Quando Raffaele invita i concittadini a impegnarsi per migliorare le cose, “la risposta è una sola: ci sentiamo abbandonati dallo Stato. Io non  fuggirei da Foggia, ma dall’Italia.”
“Non ho la vostra "penna" - conclude Raffaele - ma ho cercato di spiegare un po' il mio stato d'animo e quello che qualche cittadino avverte... molti comunque non smetteranno mai di amarla, nonostante tutto…”
Davvero bella la testimonianza di Raffaele così com’è davvero bello il sentimento di quanti amano Foggia, nonostante tutto. Solo così si può sperare in un futuro diverso e migliore.

L'ottimismo di Porreca: "Possiamo battere la crisi". E sul Gino Lisa...

È ottimista come si conviene a chi deve guidare il mondo dell’impresa ad affrontare una crisi che non ha precedenti, Fabio Porreca, in quella che è l’uscita pubblica che compie il suo rito di iniziazione.
Presentato dal moderatore, Antonio Russo, non più come “neo” presidente della Camera di Commercio ma come presidente e basta, Porreca interviene al convegno inaugurale del nuovo Centro Servizi per il Lavoro delle Acli, all’indomani dell’incontro con il ministro delle infrastrutture Lupi.
D'altra parte, la missione romana certifica in se stessa un ritrovato slancio dell’ente camerale: da quanti anni non si vedevano imprenditori che riuscivano a discutere con i massimi livelli della politica nazionale, degli specifici problemi dell’economia della provincia di Foggia?
Che possiamo essere di fronte a un nuovo corso delle politiche camerali affiora anche dall’intervento di Porreca, improntato ad un solido realismo, ma sorretto nello stesso tempo da una nitida vision di futuro.
Il presidente non nasconde la gravità della congiuntura, la profonda stagnazione che si registra anche a livello di nati-mortalità della imprese. Tuttavia, per quanto irrisorio, il saldo è ancora positivo: le imprese che hanno aperto i battenti nel 2013 sono di più di quelle che hanno chiuso (lo 0,08, dato inferiore alla media regionale che è lo 0,12).

giovedì 6 febbraio 2014

Parte da Foggia la sfida per una salute mentale diversa

Franco Gugliotta non è soltanto un sociologo che ama la sua professione e riesce a darle un valore profondo e antico. Personaggio a dir poco effervescente, nella sfida della salute mentale in Capitanata ci ha messo il cuore e l’anima.
Al convegno Guarire si può, promosso dalla Consulta Provinciale per la Salute Mentale, è stato chiamato a svolgere le conclusioni. Sono stati due giorni di rara intensità e di  straordinaria partecipazione: parlare di salute mentale non significa soltanto riflettere su un disagio individuale, perché la terapia, come ha insegnato Franco Basaglia, è prima di tutto sociale. Chiama in causa la comunità.
Prometto di parlarvi  ancora di questo indimenticabile convegno, che ha raccontato e messo in campo tantissime storie esemplari, producendo una profonda emozione in chi ha partecipato e dimostrando  che veramente si può guarire, a patto di vincere l’indifferenza e di superare lo stigma.
Ma  torniamo a Franco Gugliotta , e alle sue conclusioni, supportate, da sociologo di razza qual è, da cifre e dati incontrovertibili.
La proposta complessiva emersa dal convegno è una sostanziale virata delle politiche rivolte alla salute mentale in provincia di Foggia: che vada verso il potenziamento e il consolidamento dei centri di salute mentale,  alleggerendo la spesa e la “devoluzione” dei pazienti verso le strutture  residenziali.
Non è una semplicemente un problema finanziario, ma una questione terapeutica.

mercoledì 5 febbraio 2014

De Tullio: a Foggia ci vorrebbe un nuovo processo di Norimberga

di Maurizio De Tullio
Non credo che quanto andrò a esporre attenga ad una vicenda personale. È per questo che chiedo nuovamente ospitalità al collega Inserra, pregandolo di non relegare questa 'risposta' nel consueto spazio dei post, anzi, sarebbe ancor più arricchente conoscere - sul tema - anche la sua opinione.
Dunque, riassumendo, il lettore Giancarlo Pugliese non ha trovato in me, e nelle mie parole, nulla di propositivo e mi dipinge come un “chiacchierone”, “indisponibile al dibattito”, “arrogante”, “superbo borghese” per concludere che “non ho viaggiato abbastanza e non so guardare”. Per chi abbia voglia di rileggere i nostri ultimi passaggi, può cliccare qui.
Va bene, se ciò è quel che pensa di me e se ritiene che abbia risolto il 'problema' sciorinando una decina di aggettivi per catalogarmi, non so davvero cosa farci.
Io, in un’unica espressione, vorrei dirle come la penso. In realtà l’ho già usata questa espressione, chiosando una risposta al cortese Mario Raviele che aveva commentato un mio precedente post utilizzato da Geppe Inserra con apposito titolo ( De Tullio: Foggia? Una città destinata a implodere, n.d.r.).
In buona sostanza, Foggia, per riscattarsi davvero e ad ogni latitudine umana, ha bisogno di una sola cosa: un 'Nuovo Processo di Norimberga'. Naturalmente la prego di non prendermi alla lettera, non appartengo né al popolo belante di Grillo e nemmeno agli incazzati a scoppio ritardato dell'altro popolo, quello dei cosiddetti 'Forconi'.

Potenza (Adiconsum): Volontariato protagonista del futuro del territorio

Ricevo e pubblico molto volentieri la lettera che segue, con il relativo allegato, del presidente dell’Adiconsum, Giuseppe Potenza. Il progetto illustrato da Potenza è quello che riguarda l’eccellenza turistica dei Monti Dauni: una sfida impegnativa che, come si legge nella nota, riguarda diverse istituzioni, associazioni, pezzi della società civile.
* * *
Caro Geppe,
ho letto l'articolo: il sottosviluppo è colpa anche della società civile e condivido con te le conclusioni. Qualcosa, però, le associazioni di volontariato stanno cercando, a fatica, di fare, per modificare la situazione. Segnalo, qui di seguito, la partecipazione di alcune associazioni ad un interessante progetto. Ti leggo sempre con attenzione e stima.
Cordiali saluti
Il presidente provinciale dell'Adiconsum
Giuseppe Potenza
* * *
IL PROGETTO
La Camera di Commercio I.A.A. di Foggia, per il tramite della sua Azienda Speciale CESAN, assieme a Provincia di Foggia, Promodaunia e GAL Meridaunia, sono impegnate nell'attuazione di un progetto di valorizzazione del territorio dei Monti Dauni che l'Agenzia Regionale del Turismo Pugliapromozione, sta organizzando sul territorio provinciale su impulso dell'Assessorato al Mediterraneo, Cultura e Turismo di Regione Puglia.

martedì 4 febbraio 2014

A Lucera la memoria è di casa. La bella serata sulle fotografie di Chanche al Circolo Unione

Si può produrre storia pubblica restando svegli la notte e mettendo mano alla tasca, per contendersi in un’asta on line l’esemplare originale del giornale o della fotografia che parla della tua città, così come fa Marco Scarpiello. Oppure perdere ore con la lente d’ingrandimento per decifrare i dettagli di un’immagine e incrociarla con Google Maps, e scoprire dove venne scattata, così come fa Tommaso Palermo. O, ancora, riconoscersi in una vecchia foto e investigarla, fino a dare un nome a tutte le persone che vi sono ritratte, così come ha fatto Alessio Di Battista.

domenica 2 febbraio 2014

Amendola, una sfida per il turismo garganico. Che non può perdere l'occasione.

L’apertura, seppur parziale e provvisoria, dell’aeroporto militare di Amendola ai voli civili rappresenta un banco di prova fondamentale per tutto il territorio. Perché adesso l’aeroporto c’è, e costituirà un test severo, per verificare la qualità e la quantità della domanda di quei voli turistici che dovranno poi costituire il core business del Gino Lisa, una volta che la pista verrà allungata.
Si  fa sul serio, adesso. E sarebbe il caso, anziché indugiare sulle polemiche, di darsi tutti da fare affinché il test abbia successo e perché questa opportunità non venga bruciata. Bisognerà trovare infatti prima di tutto tour operator e vettori interessati alla possibilità, poi offrire loro un prodotto di qualità.
Per la verità, il dibattito sta imboccando proprio questa direzione. E non mancano inviti a considerare anche l’altra faccia della medaglia, che riguarda il miglioramento della qualità dell’offerta turistica del Gargano. Sarebbe un paradosso se la disponibilità di voli non dovesse poi tradursi in un consolidamento degli arrivi e delle presenze (in crisi, lo scorso anno) per via di prezzi troppo alti, o di servizi di discutibile qualità.
Il territorio sembra maturo, come dimostrano il successo di gruppi spuntati dopo l’annuncio del ministro Mauro sulla apertura al traffico civile dello scalo di Amendola come Da Amendola si può volare, fondato da Raffaele Vigilante o l’interessante dibattito che riporto di seguito, sviluppatosi sul post di Lettere Meridiane di ieri .

Inaugurato il nuovo Centro dei servizi per il lavoro delle Acli

"Un ulteriore, importante strumento per avvicinare i giovani ed i disoccupati al mercato del lavoro, che non va a sovrapporsi ma ad integrarsi con i servizi pubblici del lavoro, nella speranza di innescare un circuito virtuoso che possa contribuire ad alleviare la grave situazione occupazionale della Capitanata."
Così, il presidente delle Acli di Capitanata, Fabio Carbone, commenta l’apertura del Centro per i servizi del lavoro, inaugurato negli scorsi giorni, alla presenza del segretario nazionale delle Acli, Gianni Bottalico, del rettore dell’Università degli Studi di Foggia, Maurizio Ricci, del responsabile del settore Legalità ed immigrazione della presidenza nazionale Acli, Antonio Russo, dell’assessore regionale al lavoro, Leo Caroli, del sindaco di Foggia, Gianni Mongelli, e del presidente della camera di commercio di Foggia, Fabio Porreca.
Ubicato in via Rovelli 48 (tel. 0881/022251) e aperto tutte le mattine dal lunedì al venerdì, e nei pomeriggi del lunedì, martedì e giovedì, il Centro eroga servizi di accoglienza e primo ascolto (bacheca informativa sulla domanda/offerta di lavoro, primo colloquio e raccolta storia di vita, raccolta curricula, raccolta offerta di lavoro, redazione curriculum vitae, informazione su incentivi regionali e nazionali per il lavoro, informazione sulle politiche pubbliche in tema di occupazione).

sabato 1 febbraio 2014

Amendola funzionale al rilancio del Lisa? Tutti d'accordo, o quasi...

Tutti d’accordo - o quasi - con la tesi sostenuta da Lettere Meridiane che l’apertura di Amendola al traffico civile, provvisoria e parziale, rappresenti un’opportunità anche per l’aeroporto Gino Lisa.
Tanti i commenti, in un confronto tanto appassionato quanto di notevole spessore, a confermare un’altra opinione che da tempo questo blog sostiene: attorno alla questione del Lisa, ed al di là di certe asprezze polemiche che sono fisiologiche al social network, è nata e si è sedimentata una opinione pubblica consapevole, di grande senso civico.
Cominciamo dal commento di un profondo conoscitore delle vicende del volo aereo, che del Lisa sa proprio tutto come Andrea Casto, che scrive, a proposito del post di Lettere Meridiane: "Ragionamento che non fa una piega. L'unica nota dettata da una conoscenza storica sull'argomento è la seguente. Fermo restando i problemi di imbarazzo operativo da noi già evidenziati (cfr ultimi articoli su www.ginolisa.it), che questa non sia la scusa per non fare o ritardare ciò che va fatto per il Gino Lisa. Il termine ultimo è perentorio: il 30 giugno 2014, data entro cui la VIA deve arrivare. È quella la condizione necessaria e sufficiente per partire davvero ovvero per proseguire ciò che eventualmente potrebbe avere un incipit proprio in Amendola. Essendo infatti essa espressamente descritta dai Militari come esperienza provvisoria e limitata, senza VIA, senza Gino Lisa, Foggia, il Gargano e tutto il resto della Daunia tornerebbero a rimanere a terra nel giro di poco tempo. E questa volta definitivamente. Con la scusa «non è dipeso da noi». O forse il gioco che si sta giocando è proprio quello? Ma non vogliamo essere pessimisti. Che si utilizzino queste "energie politiche positive" verso il corretto bersaglio: la VIA per il Gino Lisa... Bene insomma questo incipit. Ma continuiamo a pitturare la cornice senza aver ancora dipinto il quadro!"

La nostalgia foggiana di Renzo Arbore: "Mi sarebbe piaciuto restare al Sud"

“Spero che questo marchio, Resto al Sud, sia beneaugurante che ci renda consapevoli che dovremmo restare al Sud. Auguro che Resto al Sud diventi una filosofia economica.” Con queste parole, Renzo Arbore esprime il proprio apprezzamento per la comunità di blogger meridionali e meridionalisti fondata da Roberto Zarriello e da Giuseppe Caporale (e alla quale sono orgoglioso di appartenere).
Il grande musicista foggiano si confessa, in un bel video diretto da Virginia Zullo e montato da Amato Mastrogiovanni (potete vederlo cliccando sull’immagine): “Siamo stati tutti costretti ad andarcene, con varie motivazioni. Quelli più umili sono stati costretti ad andarsene per sbarcare il lunario, quelli che avevano maggiori ambizioni come me, che volevano fare gli artisti, sono stati costretti ad andarsene lo stesso, perché al Sud non c’erano le aziende di comunicazione che potevano valorizzare la nostra arte.”
Secondo Arbore, per questo Resto al Sud è una sfida importante, che racchiude una filosofia: “sarebbe straordinario ed anche augurale per il Sud, se da ora in poi il Mezzogiorno potesse trattenere quelli che vi sono nati dando loro modo di coronare i loro sogni, guadagnare, vivere.”
Il popolare show man riferisce diversi ricordi della sua infanzia a Foggia: “Ho avuto sempre nel cuore il problema dell’emigrazione. Ricordo che a scuola, quando ero bambino, restavo molto colpito se mancava un compagno di classe e mi dicevano, sai è dovuto partire con la famiglia. E avevo anche degli amici della mia età che dicevano: qui non succede niente, me ne vado in Australia. Andare in Australia allora era come morire, e in effetti quell’amico non l’ho visto più.”
"Li ho visti partire, gli emigranti nelle navi tristissime che salpavano da Napoli - ricorda ancora Arbore -. Era uno spettacolo o terribile vedere al tramonto queste navi che si allontanavano, con i parenti che rimanevano sulla banchina a salutare le navi, finché non scomparivano. Ma la stessa sensazione l’ho avvertita quando molti miei amici sono andati a vivere a Milano o a Torino, e poi li rivedevi ad agosto, quando arrivavano i ciao ne’ nomignolo con cui si definiscono quelli che avendo preso già un po’ l’accento torinese ti salutavano dicendoti appunto ciao neee’. A Ferragosto tornavano per mangiarsi u galluccio, secondo la tradizione foggiana. Ci si ritrovava sul corso e ci si salutava, con quelli che tornavano da Torino, da Milano, dalla Germania.”

Attingendo dal suo passato di disc jockey, Renzo Arbore conclude indicando una canzone bandiera per la filosofia di Resto al Sud, Ciao Amore di Luigi Tenco che definisce una canzone di protesta contro un modello economico che spinge all’emigrazione, “quando dovremmo invece restare nel posto il cui siamo nati, per lavorare nei nostri campi, col nostro grano, col nostro sole, colle nostre tradizioni.”
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