domenica 31 agosto 2014

Ryanair sbugiarda Adp e monta di nuovo la polemica sul Lisa

Nel tourbillon di polemiche e di veleni sollevato dalle dichiarazioni rese al Corriere del Mezzogiorno da John Alborante, sales & marketing manager per Italia, Grecia e Croazia della compagnia aerea low-cost irlandese Ryanair, una cosa è sicura: ha ragione quella parte dell'opinione pubblica foggiana che chiede a gran voce il rilancio del Lisa. Ha torto, torto marcio, la politica.
In particolare, hanno ragione quelli dell’associazione Mondo Gino Lisa, che sostengono da tempi non sospetti la tesi che Adp remi contro la pssibilità che si sviluppo un concreto rapporto tra Ryanair e l'aeroporto di Foggia .
C’ero anche io, quattro anni fa, alla conferenza stampa di presentazione dell’associazione, nel corso delle quale venne tirato fuori il fax che cui Ryanair manifestava la propria disponibilità ad un volo Foggia-Londra. Era il mese di luglio del 2010. Allora il Lisa procedeva a gonfie vele, e proprio in quelle settimane non mancarono altri clamorosi sgambetti della società aeroportuale pugliese al Lisa, come la manipolazione dei dati che indicavano lo scalo di Foggia come il più perforamnte aeroporto pugliese (se volete saperne di più leggete qui).
Ma a vantaggio dei lettori e degli amici di Lettere Meridiane che non avessero seguito la vicenda, procediamo per ordine. L’ennesimo fattaccio trae origine da un articolo comparso qualche giorno fa sul Corriere del Mezzogiorno in cui  Alborante confessa candidamente di non conoscere l’esistenza di altre i scali in Puglia, oltre quelli di Bari Palese e di Brindisi.

A Foggia tutto è bianco o nero. E se imparassimo a convivere col grigio?

L'articolo Perché Foggia è bella (ma non ce ne accorgiamo) ha rapidamente scalato la classifica dei post più letti di sempre sul blog Lettere Meridiane (che potete vedere nella colonna a destra, sulla home page). Ormai insidia la lettera meridiana che da diversi mesi detiene il record, quella sulla strana usanza che vi è, in talune parti d'Italia, di bollare i tamarri con l'epiteto di "foggiano". (Se non l'avete letta, è l'occasione buona per farlo: cliccate qui).
Non è forse un caso che i due post che aprono la graduatoria riguardino un particolare aspetto della foggianità, spesso affrontato nei suoi scritti dal mio amico Federico Massimo Ceschin, un veneto che ha scelto di vivere in Puglia, a Foggia, e che conserva quel tanto di distacco necessario per osservare la realtà con un certo spirito critico. "Voi avete due vizi antichi - ama dire Ceschin - che rappresentano i più seri vincoli allo sviluppo. O vi buttate giù del tutto, vi considerate i peggiori, gli ultimi, oppure vi esaltate a dismisura, irragionevolmente. L'uno e l'altro atteggiamento tradiscono un fatalismo che non porta da nessuna parte: occorre che quello che non funziona vada fatto funzionare, e che quel che è bello e positivo non ci si limiti a contemplarlo, ma lo si difenda e lo si consolidi."
La tesi (che condivido) dell'amico Federico richiama alla memoria una massima di Seneca che amo moltissimo: "Non sperare mai senza disperazione - diceva il filosofo - non disperare mai senza speranza."
Nessuno può negare che questi anni Foggia è più grigia che mai. Dovremmo però imparare a convivere col grigio, senza rimpiangere il bianco più di tanto, e senza volgerlo al nero. Per risolvere la perniciosa contraddizione tra quelli che "a Foggia va bene tutto quanto, è la città più bella del mondo" e quelli che "Foggia è il buco del culo del mondo", dovremmo imparare, in due parole, a sperare e a disperare.

sabato 30 agosto 2014

Gli sfrattati dai bombardamenti, uno splendido disegno di F.Galante

Ho trovato il disegno che illustra questo post in un prezioso libretto edito nel 1976 dall’Amministrazione Provinciale di Capitanata: La Capitanata nell’opera di Tommaso Fiore, di Luigi Tamburrano, straordinaria figura di intellettuale e di uomo politico. Parleremo di questa opera in altre Lettere Meridiane.
Per il momento voglio offrire agli amici e ai lettori di Lettere Meridiane questo disegno che mi è molto piaciuto, e che nella semplicità del tratto mi sembra straordinariamente espressivo.
È di F.Galante ed è intitolato, testualmente, Gli “sfrattati” dai bombardamenti.
Raffigura, verosimilmente, una delle migliaia di famiglie foggiane rimaste senza un tetto a seguito degli ingentissimi danni che le incursioni aeree alleate avevano provocato all’abitato cittadino. Le cronahce dellepoca, parzialmente riportate anche nel volumetto edito dalla Provincia, riferiscono che l'80 per cento degli immobili era rimasto danneggiato e che circa la metà delle case non era abitabile.
L’autore ci mostra una famiglia che dorme in un misero locale. Sono in sei, più un cane. Manca un vero e proprio letto, e per esedersi c'è una sola sedia. La mamma dorme con la figlia su un giaciglio ricavato alla meglio, su assi di legno. Gli altri bambini si adattano su pagliericci o culle improvvisate. Non c’è altro spazio per stare distesi e il capofamiglia, probabilmente un bracciante, vista la pala addossata alla parete, è costretto a trascorrere la notte seduto su uno sgabello, con il capo appoggiato alla sedia.

Terrone come vanto. Rocco Hunt e Tavola 28 incendiano la notte di Stornara


Prima di questa estate a Stornara c’ero stato una volta sola, per un reportage sul santone che decenni fa fece molto parlare di sé.
Da giugno ad oggi ci sono andatoinvece tre volte. La prima per mangiare in un delizioso ristorante specializzato nella cucina di mare, la seconda per sentire il  concerto di Ron, infine ieri sera per la terza edizione della notte bianca, una manifestazione sta sta rapidamente crescendo, e che si candida a diventare la manifestazione estiva di punta dell’hip hop in Puglia.
Il segreto di un cartellone così nutrito sta nella riuscita integrazione tra l’amministrazione comunale, le imprese locali e il comitato feste patronali (stasera ultimo appuntamento, con il concerto di Mango): la festa di Stornara è stata tra le più lunghe e tra quelle che hanno richiamato il maggior pubblico dell'estate 2014.
La notte bianca non è comunque soltanto rap: nelle diverse location che punteggiano il centro abitato si può sentire anche jazz, pop e teatro. Una bella sorpresa.
Gli amministratori del piccolo comune dei cinque reali siti e gli organizzatori della serata (Project Area) hanno di che essere soddisfatti. Le politiche di marketing territoriale funzionano. Il corso che conduce alle location dei concerti è gremito di bancarelle che vendono i prodotti locali. Stornara approfitta con intelligenza della sua posizione geografica strategica, al centro di un bacino che comprende Foggia, Cerignola e i Cinque Reali Siti, e riempie le piazze. L’entusiasmo è tanto che già si pensa al futuro. Dal palcoscenico il sindaco Rocco Calamita si sbilancia, promettendo per il prossimo anno l’esibizione di uno dei guru dal rap italiano, J-Ax.

venerdì 29 agosto 2014

Per amare Foggia bisogna saperla guardare ad altezza d'occhi

Tra i moltissimi commenti alla lettera meridiana Perché Foggia è bella (ma non ce ne accorgiamo) ce n’è uno che mi ha colpito in modo particolare. È quello di Gino Di Pietro, che mette il contenuto dell’articolo direttamente in relazione con la citazione che campeggia sotto la testata del blog. È una frase tratta dal film Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders: "Guardare non è guardare dall'alto, ma ad altezza d'occhi”.
Secondo Gino, i foggiani dovrebbero cominciare a pensare ed agire come Damiel, l’angelo del film, che per amore di Marion decide di farsi uomo, diventando mortale e rinunciando dunque all’eternità.  Per fare questo è necessario un ribaltamento della sguardo, della prospettiva. L'angelo si è reso conto che per guardare le cose bisogna prenderne parte. Guardare ad altezza d’occhi.
Nella straordinaria sequenza, la frase citata è inserita in un monologo che si apre con una riflessione sul fiume e sul guado, metafore della decisione del passaggio dallo stato dell’immortalità a quello della finitudine umana.
I due angeli si incontrano. Cassiel interroga Damiel: “Allora?”

Perché Carpino mi piace più di Melpignano

Ho detto in una precedente lettera meridiana della crescente disaffezione che provo verso quella certa idea di Puglia che si sintetizza nella Notte della Taranta, ormai troppo patinata ed enfatizzata, tanto da essere diventata una moda. Sintomi evidenti di una crisi di rigetto si palesano negli stessi epigoni di questa idea di Puglia, da Sergio Blasi al comitato sorto a Gallipoli per la tutela dei residenti.
Dalla parte opposta della Puglia, il Carpino Folk Festival si segnala per percorrere la direzione opposta, contaminando con raro rigore culturale le radici culturali del Gargano con lo Spiritus Mundi. Tornerò a parlarvene, perché quest'anno il Carpino Folk Festival-Spiritus Mundi ha offerto suggestioni straordinarie ed additato prospettive di futuro che meritano un'approfondita riflessione.
Oggi voglio mostrarvi un film davvero bello che ho trovato in rete su YouTube e che sintetizza con molta efficacia quello che mi piace definire lo spirito di Carpino.
Si riferisce ad una manifestazione organizzata nello scorso mese di aprile dal Carpino Fiolk Festival: la prima edizione della transumanza: uno sgargiante itinerario di vacche, cantatori, chitarre battenti, tamburelli e ballerini che colpisce nel profondo per la sua straordinaria autenticità.
Il film è stato realizzato da TRE EMME di San Severo, uno studio di produzione video che lavora con professionisti per creare comunicazione e soluzioni di marketing. Molto bello anche il web magazine dello studio.
Eccovi il film, davvero bello. Guardatelo, amatelo, condividetelo.

Foggia e (è?) la bellezza

Sbagliare a digitare l’accento nel titolo di un post, scambiando la copula con la congiunzione, è imperdonabile. Mi è successo ieri, nella lettera meridiana intitolata Perché Foggia è bella (ma non ce ne accorgiamo), titolo che nella prima versione suonava Perché Foggia e bella (ma non ce ne accorgiamo).
L’avevo corretto quasi subito sul post originale, ma purtroppo la piattaforma che genera il blog e che governa la condivisione dei collegamenti sul social network, non consente la correzione “a posteriori”. Una volta fatto, l’errore resta.
Chiedo scusa ai lettori, e non intendo giustificarmi dietro la considerazione che l’errore era così evidente e lapalissiano da non trarre in inganno circa il reale significato del titolo. Così come accetto volentieri le bacchettate che nei loro commenti mi sono state inferte da diversi lettori (accetto meno, però, che basti un errore ortografico a mettere in discussione la mia competenza grammaticale che non sarà eccelsa, ma ha pur sempre alle spalle più di quarant’anni di professione).
Quel che mi amareggia è che sarebbe bastato cliccare sul collegamento per andare al post e trovarvi titolo ed articolo corretto, il che sono in tanti a non fare su Facebook, anche quando esprimono le loro opinioni o i loro "mi piace".

giovedì 28 agosto 2014

Perché Foggia è bella (ma non ce ne accorgiamo)

Qual è la città più grande, nel senso degli abitanti, tra Foggia, Lecce, Rimini, Pescara, Pisa e Ancona? Faccio spesso questo giochino con gli amici, e sono ben pochi quelli che ci azzeccano e rispondono con esattezza.
La città più popolosa è la nostra, Foggia. Ma ben pochi lo sanno, o più precisamente, ben pochi ne sono consapevoli. Anche la grandezza, così come la bellezza, non è qualcosa del tutto oggettiva. Uno deve percepirla per poterla interiorizzare.
C’è comunque una bellezza oggettiva, quantificabile che mi sembra sia del tutto assente nel dibattito su Foggia bella o brutta avviato da Davide Leccese e raccolto da Lettere Meridiane.
Una città non sta soltanto dentro ai suoi confini. È anche altro da sè. È anche relazione.
La dimensione rimossa nel dibattito sulla bellezza di Foggia è appunto la sua relazione con il resto del territorio.
Nessuno ha ragionato della bellezza di Foggia dal punto di vista del suo essere capoluogo di una provincia (e qui non c’è dibattito che tenga, sarei disposto a sfidare a duello  chi dice il contrario) che possiede una bellezza assoluta, che è tra le più belle d’Italia e d’Europa.

Uriatinon regala il racconto La zuppa di Elia, un eccezionale documento sugli albori del turismo garganico

Sul suo blog, Teresa Maria Rauzino offre ai suoi lettori un regalo eccezionale, che mi piace condividere con i lettori e gli amici di Lettere Meridiane. Uriatinon pubblica La zuppa di Elia, racconto tratto dal volume di Francesco Paolo Tanzj “L’uomo che ascoltava le 500. Tredici racconti e un’invettiva … con una dichiarazione di scrittura”, recentemente pubblicato per i tipi di Edizioni Tracce di Pescara.
Elia è stato un pioniere del turismo peschiciano. Pescatore, fu tra i primissimi ad aprire un piccolo risotrante, che in breve diventò un punto di riferimento per i tanti vip che d'estate trascorrevano le loro vacanze a Peschici.
Come scrive Rauzino, il racconto "parla degli albori del turismo nella perla del Gargano all’inizio degli anni Sessanta, quando il ristorante “Da Elia” sulla spiaggia di Peschici diventa punto di ritrovo del jet set nazionale e  internazionale che aveva appena scoperto, anche sull’onda delle corrispondenze di Francesco Rosso  sul quotidiano “La Stampa”, le magiche suggestioni di uno sconosciuto borgo marino del Gargano, lontano anni luce dal rumoroso turismo di massa delle coste romagnole. 

mercoledì 27 agosto 2014

Il crepuscolo della Taranta

La Notte della Taranta non mi piace più. Da tempo. Perché il Salento non è la Romagna, Melpignano non è Rimini, e la Taranta - Santo Cielo! - non è il liscio, ma il background sta diventando pericolosamente affine.
La Notte della Taranta non mi piace più perché lo spirito primigenio di questa musica dell’anima se n’è andato forse per sempre con Pino Zimba. Perché la notte magica è stata contagiata dalla logica dell’evento a tutti i costi, che alla fine annacqua la cultura autentica e con essa l’identità. Che non fanno brand. Ma sono cultura, identità e basta.
Per questo, per ritrovare le atmosfere della musica popolare pugliese, le sue radici, preferisco Carpino. O san Marco in Lamis. Perché tutto ti puoi inventare, salvo la genuinità. Perché se ci pensi Carpino è la summa della Puglia migliore, da lì puoi vedere la laguna e il mare, restando in mezzo agli ulivi tra gli ulivi, e farti avvolgere dalle melodie - così diverse, così vicine - dei Cantatori del Gargano, di Matteo Salvatore, delle Confraternite di Vico.

Discussioni | Capitanata depredata e oltraggiata

Il bello di un blog è anche quello di essere, in un certo senso, memoria che si sedimenta, ma che non cessa di produrre senso, e opportunità di riflessione.
Sicché può accadere che anche un reprint (per il mese di agosto Lettere Meridiane ripropone ad amici e lettori vecchi post, ancora attuali) possa produrre interessanti commenti ed opinione.
È successo a quello sulla Capitanata depredata  che ripercorrendo il data base delle valutazioni d’impatto ambientale del Ministero dell’Ambiente, ricostruiva la storia di un assalto al territorio, che ben poco di positivo ha prodotto per l’economia della provincia di Foggia.
Sull’argomento è intervenuta Anna Maria Bisciotti che scrive: L'analisi dei progetti è puntuale e interessante. M permetto di suggerire una seconda puntata, se è possibile. Se un territorio è stato oltraggiato e svenduto come giustamente recita il titolo dell'articolo, ci si chiede come ciò sia stato possibile . Se un personaggio come Sgarbi ne parla da anni dov'era l'informazione locale? Regione, Provincia e Comuni vari e il Ministero hanno grandi responsabilità perché presumo che debbano avere autorizzato, per questo sarebbe cosa utile e giusta completare l'analisi indicando con la stessa pignoleria le responsabilità politiche dei partiti e degli uomini che hanno svenduto. Quali sono stati i tempi di questo saccheggio? Quali vantaggi hanno avuto politici e privati ?Quali le conseguenze per il nostro territorio? Non ci sono scempi senza padri e gli elettori-cittadini devono ricevere un 'informazione completa..

martedì 26 agosto 2014

[Foto che parlano] 1946, i foggiani ritrovano la democrazia

Le buone fotografie parlano, anche quando si tratta di semplici ritratti. Le espressioni dei due foggiani immortalati dall’obiettivo del fotografo di Foggia Occupator indicano speranza, desiderio di guardare avanti e stupiscono per la loro spontaneità. Certo, allora il farsi fotografare non era cosa di tutti i giorni, e presupponeva che il soggetto dovesse mettersi in qualche modo in posa. Era raro lo scatto rubato. Ma in quella posa c'è una potenza  espressiva stupefacente.
Le due immagini sono pubblicate sul numero di Foggia Occupator - il giornale stampato dagli Alleati durante l'occupazione - del 9 giugno 1946.
I due personaggi sono ritratti subito dopo (o subito prima) aver esercitato il diritto del voto. A giudicare dalla sua espressione perplessa, ma in un certo modo sorniona, si direbbe che l’anziano si appresta a votare, e che non abbia ancora deciso del tutto il da farsi. La donna appare invece rilassata, quasi si fosse tolta un peso, e si concede sorridente alla macchina fotografica, sfoggiando il paio di orecchini della festa. I due hanno in comune una certa espressione di sollievo: non si capisce bene se per la ritrovata democrazia o per essere riusciti finalmente a votare, dopo aver atteso per ore il proprio turno.
"I foggiani - scrive Foggia Occupator - hanno votato domenica e lunedì scorsi nelle prime libere elezioni che si siano tenute dopo vent’anni. Per gli uomini di età inferiore a 45 anni e per tutte le donne si è trattato della prima volta che nella loro vita hanno espresso il voto.
Gli elettori erano circa 30.000, e molti di essi come l’uomo e la donna raffigurati nelle foto hanno dovuto aspettare tutto il giorno per esercitare il loro diritto.
"
Era il 2 giugno del 1946. Quei 30.000 foggiani si recarono alle urne, assieme al resto degli Italiani, per esprimersi nel referendum istituzionale tra Monarchia e Repubblica e  per eleggere l‘assemblea costituente. In provincia di Foggia i votanti furono 295.999, con un affluenza del 90,6 per cento. La maggioranza di voti andò alla  Monarchia, con 155.852 voti, pari al 54,57%.

Qualità ambientale e cultura: il miracolo di Rocchetta La Poetica

L’estate culturale volge al termine, ma resta l’impressione con cui era cominciata. A fronte di un impoverimento dell’offerta culturale nei grandi comuni della piana e purtroppo anche di quelli a maggior vocazione turistica, ha retto più che bene quella del resto della Provincia, dai Monti Dauni (Orsara, Biccari, Accadia, Deliceto, Troia, Pietramontecorvino e non solo, come vi dirò tra poco) al Gargano (Carpino, San Marco in Lamis, Rodi Garganico), dove sempre più la cultura va sposandosi con lesuggestioni di un possibile, nuovo modello di sviluppo.
Occorrerebbe riflettere seriamente su queste best practice per vedere se sia possibile metterle in rete, agganciandole seriamente ad altre opportunità, come il progetto di Eccellenza Turistica dei Monti Dauni, in corso di cantierizzazione.
Esemplare, in questo senso, quanto sta accadendo a Rocchetta Sant’Antonio. Le notizie alla base di questa lettera meridiana mi sono state date da Alfonso Di Stefano, un altro degli “Sparuti pionieri” che con me condivide la necessità di “una nuova idea di sviluppo basata sulla valorizzazione delle risorse endogene e la sostenibilità”.

lunedì 25 agosto 2014

La sempre più labile linea di confine tra intrattenimento e cultura

La serata di Rodi Garganico
“Tanti pseudo eventi concentrati in due-tre mesi. Vorrei dire ai nostri cari assessori al turismo e alla cultura: Pensate solo ai turisti? E per il resto dell'anno dove siete? Desaparecidos? I residenti non meritano nulla?”
Sono d’accordo, e dietro lo sfogo di Teresa mi sembra di cogliere anche un’altra preoccupazione: la linea di demarcazione tra la cultura e l’intrattenimento si sta sempre di più sbiadendo, col risultato che sempre più spesso eventi di puro intrattenimento vengono spacciati per produzione culturale, che è invece tutt’altra cosa.
Occupandomi di cinema, so bene quanto sia difficile tracciare un nitido confine tra l’intrattenimento e la cultura. Neanche la mia nicchia - il “cinema indipendente” può essere ritenuta una categoria del tutto valida a fare da spartiacque. L’industria cinematografica produce film assai belli, e di notevole spessore culturale. Allo stesso modo, film indipendente o d’essai non significa necessariamente film noioso o sfigato: può far divertire, o commuovere, o intrattenere, senza per questo perdere la sua qualità culturale.
ul suo profilo dfacebook, Teresa Maria Rauzino lancia l’allarme:
Lo stesso discorso può essere fatto, pari pari, per altri generi d'arte quali il teatro o lo spettacolo: con l’avvertenza che - essendo per loro natura non industriali - anche il puro intrattenimento produce significative ricadute culturali. Penso - per esempio - all’intensa attività teatrale che si svolge a Foggia in lupghi di confine (le sale parrocchiali, piazza mercato), all'insegna di un teatro dialettale o popolare che potrà far storcere il naso ai puristi, ma che è la sola offerta culturale rivolta alle periferie ed ha perciò una valenza culturale (e civica) di altissimo profilo.

Lauriola: "Foggia più bella se produce più senso civico"


Foggia bella o brutta? Interviene nella discussione Michele Lauriola, fondatore e promotore della rete ProCapitanata. Ecco il suo intervento.
* * *
Quando un osservatore pone l’attenzione sulle questioni esteriori di un “contesto”, il giudizio risulta distorto. La premessa è d’uopo per poter entrare nel vivo della discussione sul giudizio sommario del contesto territoriale, quale è quello dello Spazio Foggia, che viene fuori dai commenti. 
Il punto di vista dell’osservatore è l’elemento che discrimina un giudizio dall’altro e, comunque, sono la risultante delle valutazioni soggettive dell’osservatore. Essi sono tanto più “suggestivi” quanto più elevato è il livello culturale di chi li esprime. Quello di Volpe è sicuramente tale. 
La realtà, però, è altra perché il giudizio complessivo di un contesto è quello che non si scrive e non si dice ma che si percepisce in tutte le persone che quel contesto lo vivono quotidianamente. Centosessantamila persone circa vivono lo Spazio Foggia e lo vivono perché il loro giudizio è sicuramente quello di uno “Spazio bello”. È ovvio quanto dice Volpe: “il tema della bellezza di una città è tema complesso, non legato solo ad architettura e urbanistica, ma a senso civico, a solidarietà, a etica, a cultura, etc.”. 
Allora la vera discussione, Davide Leccese, che andrebbe fatta è se i centosessantamila cittadini dello Spazio Foggia hanno abbastanza senso civico, sono capaci di fare solidarietà, hanno etica e cultura, etc . Geppe Inserra ha scritto molto su questi temi e molto interessante risultò un altro dibattito più o meno dello stesso tenore: “Resto al Sud”.
[La foto che illustra il post è di Andrea Omizzolo]

Quando Siponto diventò una piccola Hollywood

Non furono soltanto Joe Louis e Humprey Bogart a venire a Foggia durante l'occupazione americana. Tra i tanti personaggi del mondo dello sport e dello spettacolo che si prodigarono per tenere alto il morale delle truppe, ci fu anche la sfortunata star di Hollywood, Carole Landis.
L'informazione si trova nel numero del 26 maggio 1946 di Foggia Occupator, il giornale che gli americani stampavano nel capoluogo dauno,  e che si rivela un'autentica miniera di dati, non soltanto riguardo ciò che facevano gli occupanti stranieri, ma anche rispetto alla vita di casa nostra.
Il redattore gioca sulla notizia, paragonando Siponto a Hollywood. La località sipontina era frequentatissima dagli americani, in quanto facilmente raggiungibile sia dal capoluogo sia dalle altre località, come Lucera, Cerignola e San Severo, che nei cui pressi sorgevano gli scali del Foggia Airfield Complex.
"L’altro giorno è venuto nei nostri uffici un nostalgico soldato - scrive Foggia Occupator - per controllare se fosse vera la voce che miss Carole Landis, diva di Hollywood, era venuta a Foggia per nuotare nella piscina del Siponto Beach Club. Abbiamo controllato i nostri documenti e abbiamo potuto accertate che la signora Landis, come potete vedere, era ancora a Hollywood."
In realtà, dalla immagine sembra vero il contrario. L’attrice si fa fotografare proprio a Siponto, e non a caso il trafiletto è intitolato “Vista al Siponto Beach Club”.
Il redattore aggiunge anche dei particolari cromatici sulla mise dell’attrice che ovviamente il giornale non poteva mostrare da solo, essendo in bianco e nero: “Per gli appassionati di moda, diremo che la signora Landis indossava un costume costituito da pantaloncini neri e un reggiseno colorato di blu reale, bianco e nero. I sandali sono in tinta con il resto.”
Carole Landis fu tra le attrici di Hollywood più attive nelle tournée a vantaggio delle truppe americane sui diversi fronti, ed anche per questo diventò particolarmente amata dai suoi connazionali.
Proprio durante una di queste si ammalò gravemente di malaria. La fortuna incontrata negli spettacoli allestiti nei diversi fronti in cui l’esercito statunitense era impegnato non si confermò sul grande schermo.
Difficoltà sentimentali e professionali la gettarono in uno stato di prostrazione che nel 1948, poco più di due anni dopo la bella foto di Siponto, la portarono al suicidio. Tra i film più noti che la videro impegnata Manila Calling (1942), Ciao bellezza! (1943), A Gentleman at Heart (1942).

domenica 24 agosto 2014

L'exploit di Unza Unza Band alla notte bianca di San Marco in Lamis

"Cchiù fa notte e cchiù fa forte”, la notte bianca di San Marco in Lamis, promette di diventare una delle feste pugliesi più belle e importanti. Buona musica, un’organizzazione eccellente (firmata dall’Arci e dall’Associazione Borgo Magna), un’offerta enogastronomica di buon livello, e per tutte le tasche. Insomma, un'autentica festa popolare da vivere.
Ci sono andato per vedere Tonino Carotone (bravo, un autentico mattatore sul palcoscenico) ma la vera sorpresa della serata me l’hanno regalata gli Unza Unza Band. Scatenati, irriverenti, i quattro ragazzi lucerini (Pierluigi Vannella: chitarre,voce e cavaquinho; Guido Paolo Longo: fisarmonica, cori; Giancarlo Leggieri: basso; Mario Canfora: batteria) hanno letteralmente conquistato il pubblico.
La mission musicale del gruppo è intrigante: si parte dalle canzoni di Matteo Salvatori e della infinita tradizione musicale dauna (che non è solo tarantella, ma tanto altro, come Unza Unza Band dimostra con rara efficacie) per contaminarle con gli arditi arrangiamenti di Vannella e Longo, che mettono insieme tutta una serie di sonorità che vanno dal Sudamerica ai Balcani, passando per il reggae e il gipsy jazz. Più facile a dirsi che non a farsi, con il rischio di confondere e perfino di scottarsi.
Invece i ragazzi di Unza Unza Band raggiungono l'obiettivo. Dietro la loro performance c'è un vago sentore di Goran Bregovitch, ma l'esperimento è assolutamente originale, tanto da dare vita a un nuovo possibile genere, come gli stessi dichiarano nella loro pagina Facebook. Si chiama folk e cos’ (dove cos' sta per dintorni). Una provocazione che esalta alla fine la tradizione, la rinnova, la fa sorridere.
Il connubio tra i suoni antichi e profondi della terra di Capitanata e il resto del mondo si rivela vincente, accattivante, trascinante, anche per merito della bravura dei musicisti, guidati dalla straripante simpatia di Pierluigi Vannella.
Quanti li hanno persi a San Marco in Lamis, hanno l’opportunità di rivederli venerdì 29 al "Terravecchia festival" a Pietramontecorvino. Non mancate, ne vale veramente la pena.
Per il momento gustatevi Pett tonna, rielaborazione del celebre brano di Matteo Salvatore inserita nell'EP "Unza Unza Band" - 2008 (voce recitante: Dino La Cecilia; chitarra, castagnole, basso elettrico e voce: Pierluigi Vannella; fisarmonica, tamburello e cori: Guido Paolo Longo; cori e voce dub: Katia Mucciarone; batteria : Antonio Siani). Ascoltatela, amatela, condividetela. (E se vi è piaciuta, vi consiglio anche Sempre Poveri, nel sito MySpace del gruppo).

Vincenzo Affatato, un grande foggiano, campione di sport, bontà ed altruismo

Vincenzo Affatato è stato un foggiano di altri tempi. Uno tra i più grandi uomini di sport che la provincia di Foggia abbia mai avuto, e forse il più vincente di tutti, tenuto conto che della sua lunga e radiosa carriera: è stato non solo un atleta, ma anche un tecnico e infine un dirigente di alto livello.
Per me è stato soprattutto un amico, anzi qualcosa di più di un amico: un faro, un maestro di vita, un padre, una di quelle persone che illuminano il percorso che ti attende e ti rendono più ottimista sul futuro. Una specie di guru, che quando lo hai a fianco, ti fa sentire che niente è impossibile.
Che puoi vincere sempre.
Per tutti quelli che l’hanno conosciuto (e credetemi, sono stati veramente tantissimi) Affatato è stato una persona generosa ed altruista, che cercava di risolvere sempre e prima di tutto i problemi degli altri e non si tirava mai indietro di fronte alle richieste di aiuto.
Con questa filosofia ha creato e poi diretto la Pugilistica Taralli, la società sportiva foggiana (e forse pugliese) che ha vinto più di ogni altra. Tanto per dire, è la sola che possa fregiarsi di una coppa del mondo e di ben quattro partecipazioni olimpiche, con tanto di medaglia di bronzo (quella conquistata da Luciano Bruno, a Los Angeles 1982).
Ho gioito di molte di queste vittorie proprio grazie ad Affatato, che mi volle ai vertici della Taralli, prima come vicepresidente e quindi come presidente. Dovrò raccontarvela, un giorno o l’altro, la storia di questa bella pagina della mia vita, che si è chiusa come ogni volta converrebbe fare con le cose belle.
(Le cose belle finiscono, bisogna saperne prendere atto e voltar pagina, tenendosi la nostalgia e il ricordo).
Oggi vi racconterò del match che Vincenzo “Vic” Affatato avrebbe avuto - capirete dopo perché uso il condizionale - attorno al 20 di agosto del 1944 con il bombardiere nero, quel Joe Louis che aveva fatto incazzare Adolf Hitler, dopo aver mandato al tappeto, al primo round, il pugile tedesco Max Schmeling, una sorte di eroe nazionale dei nazisti tedeschi. (Per amore di verità va detto che si tratta dell’incontro di rivincita, perché il primo se l’era aggiudicato ai punti il tedesco… ma proprio per questo la vittoria di Luis fece ancora più scalpore).

Leccese: "Ricostruire la bellezza di Foggia atttaverso oculate scelte urbanistiche"

Nella discussione su Foggia bella o brutta interviene su Lettere Meridiane anche Davide Leccese, assessore comunale alla cultura negli anni Settanta e successivamente dirigente scolastico del liceo classico Lanza (che ha anche un bel blog, che vi suggerisco di visitare). Ad aprire la discussione era stato, sul suo profilo Facebook, proprio il prof. Leccese, sollecitando una opinione su alcune affermazioni rese dall’ex rettore dell’università di Foggia, Giuliano Volpe (qui il post).
Scrive Davide Leccese.
Rispondo a Geppe, qui e non sul mio post, avendo lasciato - come abitudine - che ognuno esprimesse le sue valutazioni senza condizionamenti pre-interpretativi da parte mia.
Giusto: Non ha senso parlare di una città bella o brutta se non la si contestualizza al vivere bene o al vivere male, all'accettare le regole di una convivenza "regolata" da sani principi di condivisione del permesso e del negato.
Poi si fanno anche considerazioni urbanistiche, logistiche, di servizi e di buon governo.
Volpe - a mio parere - avendo scelto di essere "foggiano" - ha sposato la causa dell'accorato appello a fare della propria città un luogo in cui si vive e non solo un luogo in cui si abita. Il che comporta una compartecipazione responsabile espressa dalla rivendicazione dei diritti dopo il rispetto dei doveri. Esiste a Foggia questo senso civico partecipato?
Ho le mie riserve. Io, nel mio piccolo, quando ero amministratore, ho cercato di farlo. Ora, come cittadino, nel mio piccolo, cerco di farlo. In conclusione sono fiducioso perché credo che un rigurgito di orgoglio foggiano stia riemergendo.

Leccese ha postato un commento anche alla nota di precisazione inviata a Lettere Meridiane dal prof. Volpe, che contiene una proposta interessante (sulla quale, forse, lo stesso social network potrebbe diventare un utile strumento di partecipazione.
Da sempre mi batto - con scarsa fortuna - per un'analisi approfondita che distingua, anche urbanisticamente, tra "Foggia antica" - "Foggia Storica" - "Foggia vecchia". Tale analisi favorirebbe, anche in vista del PUG (Piano Urbanistico Generale) decisioni specifiche e coraggiose su cosa conservare, cosa eliminare e cosa esaltare. Chissà che prima o poi.....
Nella discussione è intervenuto anche Vincenzo Concilio, con una lucida ed articolata riflessione sulla bellezza come categoria non solo estetica, ma anche civica.

Concilio: "Ricostruire la bellezza a Foggia attraverso il senso di comunità"

Vincenzo Concilio interviene nel dibattito su “Foggia bella o brutta” con un’articolata riflessione sulla categoria della bellezza, e su come essa possa venire applicata, a Foggia. Ecco quanto ci scrive Concilio, che ringrazio per il lucido e stimolante contributo.
Quanti volessero leggere i post precedenti sul tema, li trovano qui:
* * *
Il bello è tutto ciò che ci ispira sensazioni estetiche piacevoli che nascono dalla armonia delle forme, dalla loro regolarità ed equilibrio.
Nel suo senso più profondo, la bellezza genera un senso di riflessione benevola sul significato della propria esistenza nel mondo.
La descrizione precedente di bellezza legata alla misura implica anche che la bellezza sia calcolabile e che, essendo essa calcolabile ed oggettiva, a seguire determinate regole si può produrre il bello, in architettura come nella pittura o complessivamente in tutto ciò che ci circonda.
Inoltre che la bellezza sia intellegibile.

sabato 23 agosto 2014

Volpe: "Amare Foggia significa saperla guardare criticamente"

Ricevo e pubblico molto volentieri la puntualizzazione di Giuliano Volpe a proposito di alcune sue affemrazioni su Genova e Foggia.
* * *
Scopro solo ora (per il tramite di Geppe Inserra) che una mia rapida battuta nell'ambito di uno scambio con una persona che non conosco personalmente, genovese ma abitante a Foggia, a proposito di alcune mie sintetiche e necessariamente superficiali considerazioni su Genova, a commento di alcune mie foto, ha dato avvio ad un dibattito avviato da Davide Leccese sulla sua pagina Fb.
Mi sembra sinceramente un po' sproporzionato un dibattito fondato su alcune brevi frasi, che peraltro si riferivano quasi esclusivamente alla cura del centro storico, in riferimento a quello di Genova, che ancora conserva parti degradate.
A Foggia ho dedicato note un po' più approfondite nel mio libretto Le vie maestre oltre che in varie relazioni e conferenze.
Negare che il centro storico non sia ancora ampiamente degradato e non valorizzato significa non voler guardare! E chi ama una città deve guardarla criticamente, non accontentarsi, non rassegnarsi, per migliorarla. Come ho già scritto altrove, mi ispiro a quanto aveva affermato Paolo Borsellino a proposito di Palermo ("Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla. Perché il vero amore consiste nell'amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare").

venerdì 22 agosto 2014

La bellezza struggente delle Catacombe di Siponto in un'illustrazione d'epoca

È uno dei siti archeologici meno noti e frequentati della provincia di Foggia, ma possiede una forza di suggestione che l’antica stampa che viene oggi regalata da Lettere Meridiane, restituisce in tutto il suo fascino. Sono le catacombe di Siponto, istituite quando l’imperatore Antonino Pio, vietò per ragioni igieniche la sepoltura nei centri abitati.
Nel bel sito dedicato a San Leonardo di Siponto si legge che “le catacombe superarono quelle di tutte le altre città, sia per la forma della costruzione, che per la distribuzione degli anditi e dei viali. Su una parete della catacomba più grande si notano due croci, graffite certamente in epoca remota, data la loro disposizione." Il sito è ubicato a poche centinaia di metri dalla Chiesa di Santa Maria di Siponto, verso Foggia, in località Capparelli.
Lettere Meridiane mette a disposizione degli amici e del lettori immagini d’epoca ad alta risoluzione tratte dal photostream di Internet Archive su Flickr.
Nel post precedente, oltre che illustrare la ricchezza dell’archivio, abbiamo messo a disposizione una stupenda immagine d’epoca del Castello di Lucera (per leggere l’articolo e per scaricare l’immagine ad alta risoluzione, cliccare qui).
La stupenda immagine delle catacombe di Siponto, che proponiamo ai nostri amici e lettori, esprime una sensibilità decisamente romantica. È tratta dal volume, in inglese, "Italy from the Alps to Mount Etna" (1877). Fu scritto da diversi autori (Karl Stieler, 1842-1885 Antonio Cavagna Sangiuliani di Gualdana, 1843-1913, Eduard  IU-R Paulus, 1837-1907 Woldemar Kaden, 1838-1907  Frances Eleanor Trollope, d. 1913 Thomas Adolphus Trollope, 1810-1892). Venne pubblicato dall’editore londinese Chapman and Hall.
Attenzione, l’immagine che illustra il post è solo una porzione, in bassa risoluzione, di quella originale. Per scaricarla d alta risoluzione, cliccare qui.

La bella Foggia che sa piangere e sa sperare

Certe volte vorrei abbracciarvi tutti, uno ad uno, cari amici e lettori di Lettere Meridiane. È quando mi fate ritrovare il senso e il fascino e la bellezza della città in cui viviamo. È quando la dimensione del vivere la città prevale sull’abitarla e basta.
È quando riuscite a stupirmi, com’è accaduto per i vostri commenti alla poesia di Luigi Scopece sui bombardamenti del 19 agosto 1943.
Vale la pena condividerli. A cominciare da quanto ha scritto un poeta vero, come Nino Abate: ”L’orrore non uccide la poesia. La morte collettiva e il terrore della violenza cieca non offuscano gli occhi del poeta, che grondano di lacrime e di dolore. Ma ne contristano il cuore. Splendido documento e poesia neoverista. E parliamo di 71 anni fa.”
Un altro commento che inquadra assai bene il documento pubblicato da Lettere Meridiane è quello di Gianni Ruggiero: “La poesia di Luigi Scopece oltre ad avere valore per la testimonianza storica sul numero delle vittime è di grande spessore poetico; una delle più belle lette sul tema se non la più bella. Grazie a Geppe Inserra.”
Seguono commenti lapidari, ma non per questo non efficaci: Gabriella Mastropieri (Struggente),   Guglielmo Greco riferendosi ai bombardamenti in sè (Uno scempio e una barbarie); Elvira Arago (straziante).
Ringraziando Rosalia Gatta per aver condiviso la poesia, una lettrice scrive una toccante testimonianza in prima persone: “non la conoscevo Rosalia… grazie…  è talmente viva che ti sembra di partecipare a quell'orrore… mio padre è morto il 19 agosto '43, .per questo mi sento particolarmente coinvolta. Questa poesia di Luigi Scopece non è rivolta solo ai miei concittadini ma anche a coloro che hanno subito gli orrori della guerra…”

Foggia è bella o brutta? Sul social esplode la discussione

Sul suo profilo Facebook, Davide Leccese sollecita giudizi e opinioni su alcune affermazioni rese qualche giorno fa da Giuliano Volpe, ex Rettore dell'Università di Foggia e docente di archeologia. Lecce scrive che Volpe ”girando per l'Italia e approdando a Genova - con un commento agro-dolce su quella città - parla anche di Foggia (in risposta ad una genovese) e dice: "Apprezzo il suo amore per la sua città; non esprimevo giudizi ma riportavo impressioni (ricavate girando per i vicoli); si figuri che attualmente vivo a Foggia (con casa nel centro storico) che certo non ha particolare cura del centro storico (e non solo) ed è parecchio lontana dall'essere una città di cultura (e poi non ha nemmeno il mare!). Tornerò a Genova per conoscerla meglio". In che cosa ritieni che abbia ragione nel suo giudizio su Foggia?”
Qualche ora dopo, Leccese rilancia la riflessione, ponendo un’altra domanda: “Che significa che una città è bella o brutta? Foggia è bella o brutta?” Si accende un dibattito intenso ed è un coro di voci compatto sulla "bruttezza" du Foggia.
Non conosco le ragioni che hanno spinto Davide ad avviare questa riflessione pubblica. Posso però intuirle. Leccese è una persona che si è molto spesa per la bellezza, ed ha pagato pure un prezzo per questo; era - come dire - un democristiano controcorrente.
È stato assessore alla cultura a Foggia negli anni in cui si facevano fior di stagioni liriche e di stagioni teatrali; è stato costretto dalla politica ad un forzato allontanamento dalla sua città (quando diventò preside venne mandato in Sardegna, in barba al buonsenso e alla norme, che avrebbero suggerito una destinazione più vicina, visto il suo mandato amministrativo); come docente prima e dirigente scolastico poi del liceo classico Lanza ha sempre cercato di coniugare l’idea della bellezza con quella dello sviluppo civile e ed economico della comunità.

giovedì 21 agosto 2014

Quando venne a Foggia Humphrey Bogart

La rete e il social network scrigni di memoria (e nostalgia), strumenti per la produzione di public history, ovvero storia pubblica, non ufficiale, di una comunità.
Ne ero già persuaso. Oggi lo sono ancora di più. Non mi aspettavo che il post sulla tournée di Joe Louis provocasse tante reazioni, e tanti interventi che contribuiscono ad arricchire le informazioni sulla visita del bombardiere nero in terra di Capitanata e aggiungono nuovi importanti particolari sulle star dello sport e dello spettacolo che durante l'occupazione vennero a Foggia e nel Tavoliere per tenere alto il morale delle truppe.
Abbiate dunque ancora un po’ di pazienza, cari amici e lettori di Lettere Meridiane. Vi avevo promesso ieri di raccontarvi la vera storia dell’incontro di settant’anni fa, che oppose al campo sportivo di Foggia, che allora si chiamava Campo Sportivo del Littorio, il leggendario Joe Louis al pugile foggiano Vincenzo Affatato, così come lo stesso Vincenzo me la riferì, dopo molte mie insistenze, nel corso di una delle tante notti che abbiamo passato insieme, in macchina, rientrando da una trasferta al seguito di un pugile della gloriosissima Taralli di Foggia.
È il caso di indugiare ancora un po’. Rimandiamo a domani la vera storia della match allo stadio, per arricchire quanto già scritto a proposito della visita di Joe Louis in Capitanata e per dar notizia che nello stesso periodo della tournée del campione del mondo dei pesi massimi, venne a Foggia anche un altro personaggio d’eccezione, Humphrey Bogart (nella foto, all’inizio del post).
Ma procediamo per ordine.

mercoledì 20 agosto 2014

L'omaggio a Lucera del più grande archivio digitale del mondo

Internet Archive è probabilmente la più grande raccolta digitale del mondo di documenti liberi (ovvero senza diritto d’autore). È una organizzazione no profit che si prefigge di offrire “un accesso universale a tutta la conoscenza.”
Nella base dati archive.org, figurano al momento circa 6 milioni e mezzo di testi; oltre due milioni di documenti sonori, un milione e 700.000 video e 131.000 concerti dal vivo. Un patrimonio di valore inestimabile  che si è arricchito da qualche settimana di una ulteriore perla.
Uno dei problemi delle collezioni di libri digitali è la scarsa risoluzione delle immagini fotografiche. I volumi vengono generalmente scansionati ad una risoluzione che salvaguarda la leggibilità del testo ma, per evitare documenti troppo pesanti dal punto di vista dei megabyte, penalizza le foto.
Internet Archive sta affrontando il problema scansionando a parte le foto che vengono pubblicate nei libri della libreria digitale ed offrendole, in alta risoluzione, in una sezione appositamente creata nel grande sito di condivisione di fotografie Flickr (di proprietà Yahoo).
Sono state pubblicate fino a oggi oltre 2 milioni e 600.000 immagini. Il sistema di tag non è semplicissimo, in quanto c’è da tener presente che gli archivisti digitali di Internet Archive hanno dovuto affrontare un problema abbastanza nuovo. Una cosa è infatti catalogare un libro, altra classificare parti del libro stesso, come nel caso del photostream Flickr di Internet Archive. È stato messo a punto un sistema di generazione automatica di etichette e di ricerca di immagini a partire dalla prossimità dell'immagine alla stringa di testo che viene ricercata. Bisogna smanettare un po', ma il risultato è più che appagante.
Bello, vero? E perché non approfittarne per rendere ancora più accessibile questa opportunità di conoscenza, anche ai non addetti ai lavori?
Nella certezza di fare cosa gradita ad amici e lettori, Lettere Meridiane pubblicherà a partire da oggi, alcune immagini riguardanti i territorio provinciale, estratte dal photostream di Internet Archive Book Images e riguardanti la Capitanata.
Cominciamo da questa stupenda riproduzione del Castello di Lucera estratta dal libro  Famous castles and palaces of Italy di Edmund Basil D'Auvergne, pubblicato nel 1912 dall’editore londinese T.W. Laurie.
Il volume non reca indicazioni circa l’autore del disegno. C’è tuttavia da sottolineare che le illustrazioni comprese nel volume, così come i castelli illustrati nel testo, non sono moltissimi, segno che il Castello lucerino (che è il solo castello pugliese preso in esame da D'Auvergne ha molto colpito l’autore. L'immagine è molto bella, ed offre un'immagine decisamente agreste del monumento.
Attenzione, l'immagine che illustra l'articolo è solo una porzione di quella originale. Per scaricarla ad alta risoluzione cliccare qui.

Il territorio oltraggiato, vera causa del sottosviluppo della Capitanata

L'amico Alfre De Martino commenta con la consueta intelligenza la lettera meridiana sui parchi e le aree protette, che ho pubblicato qualche giorno fa. Mi piace condividere la sua opinione con gli altri amici e lettori di Lettere Meridiane, perché mi pare interpreti con efficacia e nello stesso rara capacità di sintesi, un sentimento diffuso nell'opinione pubblica provinciale.
"Parchi eolici, parchi fotovoltaici, ancor prima i pozzi e le trivellazioni per il metano - scrive De Martino-, dai singoli proprietari terrieri ai comuni, quanti interessi frenano l'istituzione di un parco vero (NATURALISTICO) s'intende. Ormai, è sotto gli occhi di tutti, porzioni enormi di territorio sono state sacrificate nel nome del dio denaro, rendite da quattro soldi, poi c'è la parte nascosta, decisamente fuorilegge, criminale, delle discariche abusive, Dio solo lo sá quante e dove."
Sono assolutamente d'accordo. Probabilmente nelle parole di Alfre De Martino sta la chiave per capire lo sviluppo inceppato (o, ahimé, sarebbe il caso di dire ormai mancato) della Capitanata. Abbiamo ripetuto per decenni che la risorsa più importante di questa provincia benedetta da Dio sta nel suo territorio, nella sua straordinaria ricchezza di risorse ambientali, paesaggistiche, storiche e culturali.
Ma il territorio è stato svenduto, quando non oltraggiato, asservito agli interessi più biechi del capitale e della finanza, quando non dell'illegalità. Forse per correggere la rotta basterebbe ripartire da questo.
Il territorio non è solo "natura" perché viene continuamente plasmato e modificato dagli uomini che lo abitano. La storia di una comunità sta nel rapporto tra uomini e territorio, dalla reciproca capacità di adattarsi, di influenzarsi e di modificarsi. Un rapporto positivo sprigiona identità da un lato e capacità di sviluppo dall'altro. Se questo rapporto si altera, si produce abbrtimento, degrado, sottosviluppo.
Stiamo distruggendo tutto questo. Bisogna frenare, e tornare a collocare il territorio al centro della nostra identità e del nostro futuro.

20 agosto 1944, settant'anni fa Joe Louis a Foggia

Settant’anni fa, il mitico pugile Joe  Louis venne in Capitanata nell’ambito di un tour destinato, come s'usava dire, a tenere alto il morale delle truppe statunitensi che occupavano il Tavoliere.
Il campione del mondo dei pesi massimi si esibì a San Severo - il 20 agosto del 1944 - e a Foggia. La data della serata foggiana è incerta, ma visto che si trattava della stessa tournée dovette essere molto prossima a quella del 20 agosto che è invece sicura.
Nel suo libro Dumb but Lucky!: Confessions of a P-51 Fighter Pilot in World War II, Richard Curtis, pilota di stanza  a San Severo racconta che il 20 agosto, di ritorno da una missione aerea, lui e i suoi compagni vennero informati che nel pomeriggio Joe Louis si sarebbe brevemente intrattenuto con loro, prima di una esibizione in programma quella sera stessa, nella cittadina dell’Alto Tavoliere.
Si era sempre parlato della tournée dauna del campione del mondo dei massimi col più lungo palmares (dodici anni di vittorie ininterrotte, a difesa del titolo). Mancava però la data certa, che i ricordi di Richard Curtis hanno contribuito ad assodare.
A Foggia, Joe Louis, salì sul ring allo stadio (che non si chiamava ancora Zaccheria) per incrociare i guantoni con un giovane pugile foggiano, Vincenzo Affatato. L’episodio è stato diffusamente raccontato.
Pino Autunno, storico del Foggia e per diversi anni team manager del sodalizio rossonero, racconta che durante il conflitto bellico il campo sportivo diventò un enorme magazzino utilizzato dai tedeschi. “Al centro del campo, invece, verrà allestito un ring di boxe sul quale nel 1944 salirà anche il celebre Joe Louis, campione mondiale dei massimi per affrontare il pugile foggiano Vincenzo Affatato.”
Nel suo documentatissimo sito di storia foggiana, Alberto Mangano scrive invece che “nel 1944, anche il celebre Joe Louis, campione mondiale dei pesi massimi, si esibì su un ring posto al centro del terreno di gioco affrontando il foggiano e compianto Vincenzo Affatato,, ex collaboratore del Coni e fondatore della gloriosa Pugilistica Taralli”.
Ma come andarono le cose? Si trattò di un combattimento vero e proprio o di una semplice esibizione? Sul match al campo sportivo tra il “bombardiere nero” e Vincenzo Affatato si è parecchio favoleggiato.
Vincenzo è stato più di un amico per me. È stato una guida, un faro. Era una miniera di ricordi. Eppure è stato sempre restio a parlare di quell’episodio. Salvo una notte, tornando da Venezia, quando, finalmente, si sbottonò.
Ma questa ve la racconto domani.

martedì 19 agosto 2014

19 agosto 1943, l'apocalisse foggiana in una struggente poesia di Luigi Scopece

Ho recuperato la poesia di Luigi Scopece che pubblico in questa lettera meridiana, intitolata 19 agosto 1943, da un vecchio numero della collezione rilegata di Gioventù Viva, periodico ciclostilato della Gioventù di Azione Cattolica della parrocchia di San Ciro, che cominciò le sue pubblicazioni l’8 marzo del 1970 e dove ho cominciato a muovere i miei primi(ssimi) passi di cronista.
Posseggo i numeri rilegati, perché me ne fece dono don Pompeo Scopece, viceparroco di San Ciro ed instancabile editore di Gioventù Viva, nonché fratello dell’autore della lirica, che possiede un grande valore sia dal punto di vista poetico che da quello storico.
Non entro nel merito del primo, perché non sono un critico letterario e perché ritengo che una poesia così, per il carico di emozioni che esprime, vada semplicemente letta, possibilmente più con l’anima e con il cuore, che con la testa.
Mi preme però dire qualcosa di più sul suo aspetto quale documento storico.
L’incursione del 19 agosto 1943 fu la più pesante dal punto di vista delle vittime: 9.581, cioè quasi duemila in più rispetto ai caduti civili e militari provocati dal bombardamento del 22 luglio, data in cui si celebra tradizionalmente l’anniversario della tragica estate del 1943.
Sui danni effettivi dei bombardamenti del 19 agosto si è molto discusso. Secondo quanti pensano che il numero ufficiale delle vittime (22.000 in tutto) è stato esagerato, il dato più incerto e critico è proprio quello che riguarda l’incursione del 19 agosto. La tesi riduzionista è che, colpita durissimamente già il 22 luglio, la città si era ormai svuotata. Buona parte della popolazione era “sfollata” nei centri del Gargano e dei Monti Dauni. Ma la poesia dice il contrario.

lunedì 18 agosto 2014

Per L'Espresso le Tremiti sono in Molise. Ma forse una ragione c'è...

La lettera meridiana di Federico Massimo Ceschin L’eterna controra di Foggia è stata tra le piiù lette, condivise e commentate di sempre. È un buon segno, tutto sommato: vuol dire che Foggia certe volte riesce a scrollarsi di dosso il torpore della controra, a riflettere su se stessa. E non mancano le sorpese, come la denuncia di Tommaso Campagna su un incredibile svarion in cui è incappato L'Espresso. Leggete tutto, per capire meglio.
Dopo la nota di Giovanni Aquilino e il resoconto della conversazione stimolata da Lettere Meridiane, oggi tocca ai commenti apparsi sui vari gruppi e bacheche.
Non si tratta di una discussione omogenea, per evidenti ragioni. I post e i commenti sono stati pubblicati in posti svariati, ed è questo il serio limite delle discussioni sul social network.
È comunque importante che ogni opinione venga poi riportata: in fondo, anche questa (o forse soprattutto questa) è opinione pubblica.
Ecco, di seguito, i diversi commenti.
Mauro Nista condivide il post sulla sua bacheca e invita i suoi amici a leggerlo:
Assolutamente DA LEGGERE. Bisogna riflettere sulle analisi qui riportate. Ancora una volta si evidenzia la mancanza di un senso di appartenenza più ampio, che vada oltre i singoli campanili. La mancanza di una programmazione di ampio respiro condivisa e da portare avanti senza se e senza ma.
Il dibattito più nutrito, e non potrebbe essere diversamente, è sulla bacheca di Federico Massimo Ceschin che così chiosa: Lu furastiere dorme sull'aja". Grazie a Geppe Inserra, ma anche a Gianfranco Eugenio Pazienza e gli altri amici per le parole lusinghiere.

Aree protette: non recinti, ma strumenti di futuro

Andrea Ricciardi segnala sulla mia bacheca di facebook, invitando Pinuccio a visitare il luogo, l’amara situazione in cui versa uno dei posti più belli del Gargano, Bosco Isola del Lago di Lesina. Per quanti non lo sapessero, il popolare comico barese Pinuccio ha dedicato alle Tremiti e al Gargano tre reportage (potete vedere qui il primo, qui il secondo ed infine qui il terzo), suggestivamente intitolati #orotrelemani, a sottolineare che molto spesso la nostra terra possiede straordinarie richezze, che non vengono utilizzate con la dovuta efficacia. Le aree protette possonmo essere purtroppo annoverate tra queste.
"Bosco Isola del lago di Lesina - scrive Ricciardi -  14 KM DI SPIAGGIA ABBANDONATA. L'area SIC e ZPS più bella della costa Adriatica diventata una specie di terra di conquista, un recinto con rete metallica a maglia stretta lungo circa 7 km su 14."
Condivido l’amarezza di Ricciardi. Troppo spesso le aree protette si trasformano in una sorta di lager, sottraendo alla possibilità di una fruizione pubblica e di una valorizzazione economica (ovviamente compatibile con la qualità ambientale). I due acronimi, SIC e ZPS stanno per Sito d’interesse comunitario e Zone di protezione speciale. Servono a garantire l’incolumità della fauna che vi transita o che vi si stanzia: ma forse più dei recinti sarebbero utili iniziative più profonde di sensibilizzazione dell’uomo verso la natura e l’ecosistema.

domenica 17 agosto 2014

L'eterna controra di Foggia. La discussione.

Lettere Meridiane ha promosso una conversazione sul social network sulle riflessioni di Federico Massimo Ceschin sul brand Daunia & Gargano in seno al brand Puglia, sul critico momento del turismo in provincia di Foggia, sulla crisi più generale che angustia la Capitanata.
Per leggere il post che ha dato origine alla discussione cliccare sul seguente collegamento: Ceschin: l'eterna controra di Foggia.
La conversazione viene realizzata invitando un certo numero di amici ad esprimere la propria opinione sul tema affrontato. Di seguito le risposte di quanti vi hanno partecipato, nell'ordine cronologico con cui sono giunte.
Fabio Massimo Benvenuto
Negli anni '90 la Provincia di Foggia fece una buona campagna pubblicitaria. Lo slogan recitava più o meno così: quando promettiamo mare e monti non esageriamo...o qualcosa di simile (non ricordo bene)
Raffaele Vigilante
Lo scorso anno ho partecipato a Manfredonia al convegno con la Godelli e Josep Ejarque. La sintesi era leggermente diversa: diciamo che quando si parlò di cambio della tipologia dei flussi turistici (Short tourism) partenza il venerdì ritorno la domenica ci fu letteralmente impedito di parlare di aeroporto... diciamo pure che brand Puglia significa catalizzare i flussi a sud... diciamo pure che chi come noi ha speso milioni in strutture e società perde ogni anno una fetta di mercato pari al 35% grazie ad una mobilità lenta grazie a infrastrutture obsolete ...
Diciamo pure, caro Geppe, che è vero che pensiamo che la Regione sia matrigna ma è altrettanto vero che a pensar male non si fa peccato...
Ninì Russo
... diciamo pure che molto spesso utilizziamo una barca di soldi per farci del male. Complimenti a Ceschin.
Manrico Trovatore
Bravo, Federico. Direi che alla classe dirigente foggiana si addice purtroppo il titolo di un bel libro dedicato alla Grande Guerra: "i sonnambuli". E persino i medici dicono che svegliare i sonnambuli è pericoloso.
Giovanni Rinaldi
Tutto, purtroppo e tristemente, molto condivisibile. Progettualità, tempi lunghi, lavoro di gruppo, ascolto e visione strategica, sono parole spesso bandite, insieme alle altre due più sacrificate: talento, competenza, esperienza. Una sintesi del tutto (in senso negativo)? l'ultimo bando indetto dalla Provincia per le strutture museali e infoturistiche. Amen.

Foto che raccontano: la Cattedrale con nebbia di Sepalone

Quante cose può raccontarti una fotografia, se soltanto la sai leggere. L’importante è non limitarsi a guardarla. Occorre lo sguardo della memoria: viaggiare dentro di sè, indietro nel tempo, per ritrovare quelle atmosfere, quei momenti.
La foto di MIchele Sepalone è stata scattata nel 1982, quando la nebbia a Foggia faceva ancora notizia.
La città viveva gli ultimi scampoli della rivoluzione verde. La meccanizzazione dell’agricoltura e l’irrigazione avevano aperto la porta a nuovi ordinamenti colturali, il pomodoro, la barbabietola.
Il quadro climatico ne era uscito pesantemente modificato a causa della realizzazione degli invasi di Occhito e Capacciotti e della conseguente rete di canali irrigui (qualche anno dopo si sarebbero aggiunti la diga sul Celone e l’invaso di San Giusto).
Il clima tipicamente secco del Tavoliere divenne improvvisamente umido, con tanto di nebbia da far invidia, certi giorni, alla pianura padana. E tanto di maledizioni dei residenti nei paesi più vicini agli invasi (Carlantino, Celenza Valfortore, San Marco La Catola). Gli anziani non sapevano cosa fossero i reumatismi. Oggi ne sofforono anche i più giovani. Questi comuni attendono da anni un risarcimento che non gli è stato mai riconosciuto.
La foto ci dice anche dell’allegra situazione del traffico cittadino: si parcheggiava ovunque, perfino davanti l’ingresso della Cattedrale.
La piazza è tuttavia quasi deserta. Sembrerebbe un giorno di festa, data la presenza del venditore di noccioline. E sembrerebbero le prime ore del mattino, quelle in cui più facilmente la nebbia si dirada. Dev’essere una giornata di primavera o d’autunno: lo si intuisce dal vestiario tutto sommato leggero indossato dai passanti.
Non so voi, ma a me la fotografia di Michele Sepalone restituisce l’immagine (e il ricvordo) di una città più tranquilla, assonnata, ma serena. O forse è soltanto lo sguardo della nostalgia, che cambia in meglio ciò che è passato…

sabato 16 agosto 2014

Il Gargano è l'anti-Salento, parola del Sole 24 Ore

Sono stati davvero moltissimi i commenti dei lettori alla lettera meridiana Salento, e mo' basta. Segno che quello della competizione, non sempre leale, tra i diversi territori pugliesi è un tema caldo per l'opinione pubblica foggiana e dauna (ma non sembra altrettanto per la classe dirigente che, a parte le prese di posizione del sindaco di Manfredonia, Angelo Riccardi, di qualche tempo fa, mantiene tutto sommato un certo aplomb, come se si trattasse di un tema residuale).
Vi prometto di raccogliere in manitera organica, semmai in un libro digitale, tutti i diversi commenti, riflessioni, critiche ed autocritiche suscitati dal post anzidetto.
Qualche ulteriore occasione di riflessione viene offerta da un titolo - quanto mai significativo - di Viaggi 24, rubrica del sito del Sole 24 Ore specializzata in turismo. A segnalarmi l'articolo (che potete leggere integralmente qui) è stato l'amico Lino D'Onofrio, che ringrazio per il contributo.
L'articolo è importante, perché suggerisce a quanti debbano fare ancora le loro vacanze o abbiano deciso di farle a settembre, di scegliere il Gargano. Emblematico il titolo, che conferma implicitamente la tesi sostenuta nel post che ha dato origine al vivace dibattito: "Gargano, fine estate nell'anti-Salento".

Aquilino: la Capitanata come tuttuno. Ecco la sfida del futuro.

San Basilio, la più antica chiesa di Troia
Giovanni Aquilino interviene nel dibattito aperto da Federico Ceschin con una nota assai ricca di spunti di riflessione, della quale lo ringrazio. Aquilino è tra gli ideatori e gli animatori del progetto Daunia Vetus. In passato è stato, assieme a chi scrive, tra gli animatori del gruppo nato attorno a due importanti iniziative di comunicazioni che ebbero origine a Troia: Radio Studio 98 e La Refola.
Di seguito le riflessioni di Giovanni. In una prossima lettera meridiana, la mia risposta.
* * *
Leggo con piacere lo scambio di idee e di disponibilità tra Geppe e Federico e rimango convinto che la relazione e la fiducia siano alla base della produzione di “Capitale sociale” così mi permetto di intervenire su un argomento tanto vecchio quanto sempre attuale, come quello della valorizzazione del patrimonio storico-artistico-ambientale-etnologico della provincia di Foggia, per condividere alcuni pensieri.
Vorrei ricordare a Geppe che già alla fine degli anni ‘80 dalle pagine delle sue tante iniziative editoriali “La refola”, “La Capitanata”, “Pagine”, il tema della sinergia dei talenti territoriali dell’intera provincia era questione cruciale. La mostra fotografica itinerante intitolata: “fotoitinerario” ideata per portare le colline daune sul Gargano d’estate ebbe un ottimo successo, così come la prima conferenza delle Comunità Montane della Provincia (tenutasi al “Museo Tancredi” di Monte Sant’Angelo) era tesa a stabilire contatti e programmi comuni dei territori sotto l’egida dell’Ente Provincia allora presieduto da un garganico doc come Michele Protano; erano azioni pratiche tese ad avviare un processo osmotico tra la “Montagna del sole” e le “Colline della storia”: Ambiente ed Arte, Storia e Demoetnoantroplogia, (più prosaicamente: mare e collina, pesce e carne, verdure e mitili, fichi d’india e castagne…); per non parlare della Radio (Radio Studio 98, n.d.r.) di livello regionale che doveva diventare il canale d’informazione principe dell’intera provincia. 

L'identità nascosta di Foggia città mariana

Foggia è una città mariana per eccellenza. Non sono molti i luoghi che possano vantare tanta grazia, tante apparizioni e tanti miracoli della madre di Dio, segno di una predilezione di Maria verso i foggiani, del tutto ricambiata. La prima, nel bosco del Cervaro, al pastore Strazzacappa, nell’aprile del 1001. Quindi il 22 marzo del 1731, all’indomani del terribile terremoto che distrusse la città, ai fedeli riuniti nella Chiesa dei  Cappuccini, dov’era stata trasferita l’Iconavetere a causa del parziale crollo della Cattedrale. Infine il prodigio della liberazione del Colera, accompagnato da movimenti e lacrimazioni della statua della Madonna dell’Addolorata, nel mese di luglio del 1837.
Nel caso della Madonna dei Sette Veli, la religiosità popolare vuole che l’apparizione fu accompagnata dalla promessa che mai più nessuno foggiano sarebbe morto a causa di un terremoto. L’apparizione del 22 marzo 1731 fu la prima di una lunga serie, che richiamò a Foggia tanti fedeli provenienti anche da altre zone. Di alcune fu testimone Sant’Alfonso dei Liguori, che ne lasciò un dettagliato resoconto e che fu anch'egli protagonista di un evento miracoloso: durante un'apparizione della Vergine, Sant'Alfonso avrebbe lievitato, sollevandosi dal pavimento. Nella foto un dipinto che illustra quel fatto prodigioso.
La devozione popolare per la Madonna dei Sette Veli si è sviluppata oltre gli stessi confini della città di Foggia, anche se non sono molti i foggiani che lo sanno e se, fino ad oggi, non vi sono state particolari iniziative volte a valorizzare quello che potrebbe diventare un itinerario della Madonna dei Sette Veli che parte del capoluogo dauno.

giovedì 14 agosto 2014

Salento, e mo' basta

Salvatore Bucci mi segnala un post che ha pubblicato sulla bacheca del gruppo Amici della Domenica, con preghiera di farne oggetto di una lettera meridiana. Lo faccio volentieri, perché condivido molte delle tesi che l’amico Salvatore sostiene nella sua riflessione.
"Come ogni giorno ascolto - si legge nel post - il telegiornale regionale su RAI3 alle ore 14.00. Anche oggi, COME TUTTI I GIORNI, c'è stato il servizio sulle ferie che parla solo e soltanto del Salento. Oggi hanno fatto un servizio sulla sicurezza in mare e sulle spiagge con l'intervista ad un Ufficiale della Capitaneria di Porto. Naturalmente si è parlato solo del Salento e la cosa da non credere è che anche questo Pubblico Ufficiale ha concluso il suo intervento lodando la bellezza dei luoghi e dei paesaggi del Salento. Io sono una persona normale che non ha particolari conoscenze ed ha solo la possibilità di segnalare questo uso distorto della televisione pubblica sulla pagina di questo Gruppo. Ma so, per certo, che tra i membri di questo gruppo ci sono persone che possono farsi sentire dalle istituzioni ed è a loro che mi rivolgo perché si facciano interpreti di questa mia lamentela."
Le tesi di Bucci mi trovano quasi del tutto d’accordo. Premetto che il suo sfogo non mi pare né una recrudescenza di foggianite (neologismo coniato dal governatore Vendola per stigmatizzare la tendenza dei foggiani a lamentarsi sempre), né una pura rivendicazione campanilista.
Il Salento è una terra bella, anzi bellissima. La sua classe dirigente è stata protagonista, negli ultimi anni, di importanti azioni di marketing territoriale che l’hanno reso noto in tutto il mondo, con enormi effetti di ricaduta tanto in termini di immagine, quanto di indotto produttivo ed occupazionale.
Grazie a queste premesse, il Salento ha strappato da un paio d'anni alla Capitanata lo scettro di area pugliese con il maggior numero di arrivi e di presenze turistiche.

mercoledì 13 agosto 2014

L'indignazione dei foggiani per la mancata riapertura del Teatro Giordano

Fa molto discutere l’opinione pubblica foggiana la mancata riapertura del Teatro comunale Umberto Giordano, annunciata per il 9 agosto dall’ex sindaco Gianni Mongelli, proprio qualche giorno prima della scadenza del suo mandato. Ancora una volta non se n’è fatto niente. Non ci sono motivazioni ufficiali dell'ennesimo rinvio.
La discussione è nata a seguito della lettera meridiana in cui raccoglievo la riflessione di Gerardo D’Errico, secondo il qualche la città tiene poco al suo teatro, perché tiene in scarso conto la cultura in generale.
Uno che invece a teatro ci va, tanto da essere in crisi d’astinenza o quasi, è Alfredo Corvino, che scrive: “Amici, antichi cultori di teatro e dell'arte in sofferenza per astinenza, davvero questa volta si stanno terminando i lavori al Teatro. Sapete, invece, che sto pensando in questo periodo? Che sarebbe molto interessante studiare i documenti relativi a tutti gli infiniti, costosissimi e soprattutto inutili lavori fatti sulla struttura negli ultimi venti anni; chi ne ha tratto vantaggio, cioè politici (per dire) e loro amici. Infatti, tali lavori, improvvisati e fuori da un regolare e ovvio progetto generale, si sapeva che non sarebbero serviti, se non per arricchimenti personali. Io sono stato per molti anni membro della Commissione di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo, come esperto per i sistemi elettrici, e ne sono stato un testimone."
La maggior parte dei commenti si sofferma sull’ennesima scadenza non rispettata: Fiorella Pipoli avanza una ipotesi agghiacciante: “Stanno aspettando o sperando che qualcuno gli dia fuoco? Quanto pagherebbero le assicurazioni?”

martedì 12 agosto 2014

Basile mette in musica la poesia di Dolci: Sotto i colpi di mezzi favori, un brano manifesto.

Qualcosa comincia a muoversi per il recupero e il rilancio della straordinaria eredità culturale, scientifica, morale e politica di Danilo Dolci, tra i più grandi e rimossi intellettuali italiani del XX secolo. 
Dopo i due libri pubblicati dalla casa editrice foggiana Il Rosone, anche il mondo della musica riscopre la vis poetica del pensatore non violento che spese la sua vita per difendere i diritti dei più deboli.
Entrambi i volumi sono disponibili gratuitamente on line, in versione digitale. Per scaricarli o per leggere la recensione di Geppe Inserra, cliccare sui relativi collegamenti:


Venendo al fronte musicale, Cesare Basile, cantautore duro e puro (noto tra l’altro per aver rifiutato di andare al Premio Tenco, in polemica con la Siae) ha pubblicato nel suo ultimo album Sotto i colpi di mezzi favori, canzone ispirata alle poesie di Danilo Dolci,. Una gemma preziosa, un pezzo di straordinaria bellezza che è anche un autentico manifesto della vita, del pensiero e delle opere di Danilo Dolci.
Ascoltate la canzone, amatela, diffondetela, condividetela. Ecco il video e ancora più sotto il testo.




Sotto i colpi di mezzi favori 

A guardare
questa strada dall'alto

Danneggiata la balaustra bronzea di piazza Giordano. Ma a Foggia non c'è solo vandalismo.

Deredia e la Grande Madre
Ho letto e condiviso l’anatema lanciato da Savino Russo nei confronti dei foggiani che bivaccano a piazza Giordano (ovvero quello che dovrebbe essere il salotto buono della città). Sulla bacheca del gruppo Amici della domenica, Russo se la prende in modo particolare  “contro i venti ragazzi e più che hanno scambiato la balaustra bronzea (quella che il famoso architetto ha "ammoccato" per imperscrutabili motivi....) per una panchina, appunto. Chissà quali altri danni faranno a breve, considerato che uno svolazzo terminale è già saltato.”
Savino conclude la sua denuncia domandandosi: “eliminiamo anche questa "panchina" o....? Già: o….”
Il problema posto da Savino non riguarda soltanto il discorso più ampio dello scarso senso civico dei foggiani, di cui Lettere Meridiane si è di recente occupata mettendo in evidenza la situazione di degrado in cui versano quasi tutti i monumenti della Villa Comunale.
Se da un lato l’episodio solleva nuove perplessità sul restauro della piazza, confermando che non è  stata una buona idea modificare la curvatura della balaustra (prima perpendicolare rispetto al piano stradale, ed oggi più obliqua), dall’altro rilancia l’annosa querelle del rapporto da ritrovare - o forse da inventare - tra i foggiani e il loro patrimonio artistico, culturale, monumentale.
Poco o nulla si fa per migliorare questo rapporto, per spiegare ai ragazzi il significato e il senso del patrimonio monumentale e culturale della città. I monumenti, per essere amati, vanno fruiti, devono procurare un certo godimento estetico.
A tal proposito, voglio raccontarvi un episodio che mi è capitato giorni fa, e che va in tutt’altra direzione. Andavo al lavoro come tutte le mattine e stavo parcheggiando la bici nello spazio a ciò dedicato all’ingresso della nuova sede della Provincia, in via Telesforo.
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