mercoledì 31 dicembre 2014

La bellezza sprigiona identità se è condivisa. E partecipata.

Raramente un articolo ha suscitato tanti appassionati commenti com’è riuscito a fare Foggia e i suoi segreti di Ella Baffoni (se non l’avete letto, trovate qui la mia recensione e qui il reportage della giornalista del Manifesto e dell’Unità). Il fatto è che la scrittura di Ella trasuda un pathos, una partecipazione, che non t’aspetti dall’inviato speciale "convenzionale".
E, in effetti, Ella Baffoni non lo è: lo sguardo speciale con cui racconta la nostra terra trae origine da un punto di vista che non è quello tipicamente distaccato del giornalista. Quest’assenza di distacco, questo prender parte si coglie da un po’ tutte le cose che scrive: vi consiglio, in proposito, di leggere il suo blog.
A svelarmi l’origine del rapporto particolare che lega la brava giornalista al Tavoliere e alla Capitanata è stato Antonio Fortarezza, amico di vecchia data di Lettere Meridiane, nonché autore della bella immagina che illustra questo post. Credo non me ne vorrà se rendo pubblico quanto mi ha scritto in proposito: “Ella Baffoni, quest'estate e la precedente è stata anche volontaria come insegnante di italiano al Campo di "Io Ci Sto" ideato e organizzato da Padre Arcangelo Maira e che impegna oltre un centinaio di ragazzi (e non solo evidentemente) ogni anno al Ghetto di Rignano e a Borgo Mezzanone. Ci siamo conosciuti in quell'occasione e da allora ogni volta che mi è possibile le faccio scoprire le cose belle della Capitanata nascoste fra le pieghe dell'incuria e della 'mala amministrazione' del nostro territorio. E ad ogni nuovo giro credo si stia affezionando al nostro territorio, e quando può e ne ha voglia ciò scrive sopra …”

Marzo 2014 all'insegna della cultura

Il viaggio a ritroso nel tempo di Lettere Meridiane prosegue: marzo è stato un mese intenso, e significativo soprattutto sotto il punto di vista culturale. La copertina (con relativa foto) spetta all'inaugurazione del cineporto di Foggia in via San Severo, il terzo pugliese. La dotazione di contenitori culturali della città si arricchisce, grazie all'iniziativa che ha visto congiuntamente impegnate tre donne: l'assessore regionale alla cultura, Silvia Godelli, la presidente dell'Apulia Film Commission, Antonella Gaeta, la presidente di Promodaunia, Billa Consiglio. Così Lettere Meridiane sottolineò la bella e positiva coincidenza:
Quando sognano le donne... 
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Nonostante gli interessanti fermenti che giungono dal versante culturale, i conti non tornano per quanto riguarda il lavoro, che resta il problema più drammatico della Capitanata. Il post che segue analizza la situazione occupazione in provinciale di Foggia, ponendo in evidenza come - purtroppo - essa tocchi livelli più gravi che nel resto della regione:
Lavoro: la provincia di Foggia "buco nero" della Puglia 

lunedì 29 dicembre 2014

Casalucci: Centro Sociale Scurìa punto d'incontro tra intellettuali e identità

Michele Casalucci, saggista e blogger, accende la discussione sul ruolo degli intellettuali e delle istituzioni locali nella costruzione e/o nella difesa dell'identità con due lunghi ed articolati interventi sul suo blog, Circuiti della memoria.
Casalucci si sofferma, in particolare, sul ruolo di aggregazione e di promozione sociale e culturale, svolto dal Centro Sociale Scurìa, indicandolo come il solo, vero momento di aggregazione che cerca, disperatamente, di tenere insieme i due corni del problema: l’identità e gli intellettuali.
Questo gruppo, volenteroso ed impegnato - scrive Michele - ha messo in piedi, in poco tempo una realtà significativa ed importante; ha saputo legare analisi ed azione concreta, seppure in modi e forme poco raffinate, spesso crude e spigolose, ma riuscendo a marcare una presenza e a dare un significato profondamente concreto alla esigenza di cultura e di agire politico.
Sul muro del Centro Sociale campeggia una grande scritta: “Le città sono di chi le ama” e già questo basterebbe a sottolineare la struggente e sofferta partecipazione di una struttura alla vita della città medesima. Una città della quale si percepisce il profondo malessere, la tragica condizione di sottosviluppo, la drammatica collocazione al limite estremo della vivibilità, la progressiva involuzione culturale, la palese disarticolazione sociale.
Sono d'accordo con Casalucci per quanto riguarda l'opportunità di allargare l'orizzonte della riflessione, estendendola dagli intellettuali istituzionalmente intesi (quanti esercitano professionalmente tale ruolo) a quanti comunque si sforzano di produrre aggregazione, analisi dealla realtà, e lavorare per trasformarla. In questo senso ho parlato di alcuni gruppi, all'interno del social network, che non si limitano a pubblicare selfie o a cazzeggiare o a pontificare, come purtroppo accade in generale su facebook, ma utilizzano la piattaforma digitale per quella che è: uno strumento di comunicazione virtuale - come tale prepolitico - che può creare una vera opinione pubblica se comunque produce partecipazione.
Resta tuttavia la questione di fondo: la qualità e il peso del ruolo che gli intellettuali istituzionalmente intesi hanno avuto nel tutelare e valorizzare l'identità. La discussione - innescata dal commento di Anna Maria Bisciotti sul post in cui recensivo un reportage su Foggia della giornalista Ella Baffoni - è appena cominciata. E speriamo che sia partecipata.
Intanto vi consiglio di leggere per intero l'appassionato e intelligente contributo di Michele Casalucci, che trovate cliccando sui collegamenti qui sotto:




Febbraio tra speranze, polemiche e illusioni. Ma c'è Ferlizze di Gianni Pellegrini.

Gianni Pellegrini
Dopo il post dedicato a gennaio, il viaggio a ritroso nel tempo di Lettere Meridiane prosegue con febbraio, mese che è stato particolarmente ricco di eventi significativi, sotto il profilo culturale e sociale.
Ecco, di seguito i collegamenti alle lettere meridiane più significative che hanno raccontato ad amici e lettori quanto di bello e di brutto è accaduto a febbraio dell'anno che si sta concludendo. Come sempre, per leggere il post originale, fare clic sul relativo collegamento, dopo la presentazione.
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La palma dell'evento del mese spetta senz'altro alla presentazione del cd di Gianni Pellegrini (con la collaborazione ai testi di Raffaele De Seneen), Ferlizze, dedicato alla figura ed alla cultura dei terrazzani. L'album è un viaggio suggestivo e struggente alla scoperta dell'identità più profonda della città di Foggia. Leggete il post originale, cliccando sul link che segue
La Foggia bella di Gianni Pellegrini: i ferlizze diventano sedie

domenica 28 dicembre 2014

La bella storia di Louis Libutti, eroe di solidarietà e di fede

Certe volte la guerra regala meravigliose storie di pace, di speranza e di fede. È successo anche a Foggia nel periodo dell'occupazione americana, e si deve all'instancabile Tommaso Palermo se questa bella esemplare vicenda è stata ricostruita.
Palermo ha realizzato un interessante e toccante cortometraggio, per il sempre più ricco Museo virtuale dei bombardamenti e dell'occupazione alleata di Foggia, allestito su You Tube dal Comitato per il monumento alle vittime dei bombardamenti. [Questo il collegamento al canale, alle fine del post trovate invece il video].
Protagonista della storia è Louis Salvatore Libutti, un singolare italo americano che fu di stanza all'aeroporto Tortorella, uno dei tanti campi d'aviazione che punteggiavano il Tavoliere durante la guerra, a una decina di chilometri dal capoluogo.
Arrivò a Foggia da sergente maggiore, al seguito delle truppe americane. Era nato il 10.1.1915 da genitori italiani, originari di Avigliano, piccolo paese della provincia di Potenza.

Il 2014 raccontato da Lettere Meridiane. Ecco gennaio: Marco Cavallo, evento del mese

Dodici mesi con Lettere Meridiane. Il racconto delle cose che non vanno o, più spesso, di ciò che invece funziona a Foggia, in Capitanata, in Puglia. Non necessariamente in ordine cronologico, ma decostruendo i singoli eventi e poi riannodandoli, nel tentativo di raccontare, prima di tutto, le ansie di riscatto di un territorio che ha vissuto un anno comunque difficile. Cominciamo da gennaio. Cliccate sui collegamenti dopo le diverse presentazioni per andare ai post originali.
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L'evento del mese, cui è dedicata anche l'immagine del post, è il convegno promosso dalla Consulta per la Salute Mentale per riflettere sullo stato dell'arte dell'igiene mentale in provincia di Foggia e avanzare proposte rivolte a migliorarlo. Due giorni memorabili di riflessione e di solidarietà, culminati con la sfilata di Marco Cavallo per le strade cittadine.
Marco Cavallo a Foggia per testimoniare che Guarire si può 
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Collegata al convegno la splendida e struggente mostra di Antonio Fortarezza: per riportare alla coscienza collettiva e alla visibilità sociale il problema del disagio psichico e mentale.
In/Visibili, la mostra di Fortarezza al Museo Civico: quando guardare diventa prender parte 
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Gli intellettuali, Foggia e l'identità: un rapporto critico

"Non mancano alla città intellettuali di pregio, e istituzioni che fanno il loro dovere" La giornalista conclude la sua analisi con una menzogna , quella che ho virgolettato. Non ricordo i nomi degli intellettuali di pregio che si siano occupati dello scempio denunciato, né di Istituzioni che fanno il loro dovere. Rivolga a costoro le sue accuse, la giornalista dell'Unità e del Manifesto.

Aggiungo che mi sorprende che l'estensore del post, da sempre nelle stanze dell’Amministrazione provinciale quale funzionario con incarichi dirigenziali, nonché vecchio giornalista, nonché illustre iscritto o dirigente non so più di quale sinistra, con lunga memoria delle cose fatte e non fatte dalle Istituzioni, si permette di offendere i foggiani che non percepiscono ciò che piace a lui. Dove è cresciuto Geppe Inserra, se mi permette di chiederlo, e qual è la sua identità?
Così Anna Maria Bisciotti commenta la lettera meridiana che ho pubblicato qualche giorno fa, a proposito del reportage di Ella Baffoni sul capoluogo dauno, dall’emblematico titolo Foggia  e i suoi segreti.
Il post ha ricevuto numerosi, stimolanti commenti di cui parlerò in una prossima occasione. Chiamandomi in causa quello della professoressa Bisciotti direttamente e personalmente, e riguardando aspetti  tutt’altro che secondari del difficile rapporto tra Foggia e la sua identità, è opportuno cominciare proprio da qui una riflessione che mi auguro partecipata, così com’è già successo a proposito del post e del reportage in questione.
Premetto che, per strano che possa sembrare alla stessa autrice del commento, la sua tesi mi trova abbastanza d’accordo, se ragioniamo delle responsabilità che classe dirigente e istituzioni locali hanno avuto nel depauperamento o nella scarsa valorizzazione dei patrimonio indentitario, ovvero del complesso dei beni, risorse materiali e non, che esprimono in qualche modo i tratti costitutivi dell’identità locale.

sabato 27 dicembre 2014

La Capitanata di Vocino: un libro da riscoprire

Dalle prime lotte tra Romani e Sanniti, e dalle guerre puniche, colà culminanti nella battaglia di Canne, alle invasioni barbariche, alle aspre contese tra Longobardi e Bizantini e tra Bizantini e Normanni, fino ai tempi avventurosi degli Svevi, degli Angioini, degli Aragonesi, dalle dominazioni straniere aggravate dagli assalti dal mare dei Corsari turcheschi, la Capitanata vide passare sulle sulle sue belle campagne e sulle sue marine “concentrati e riflessi - come dice il Gregorovius - tutti gli eventi storici dcll’ Italia Meridionale.” Di conseguenza, per questa sua posizione così naturalmente esposta ai fatti d'armi e nel succedersi degli avvenimenti storici, furono in
essa edificati, in ogni tempo, vedette, fortilizi e castelli di prim’ordine, i cui avanzi sono ancora adesso di capitale importanza per gli storici e di suggestivo interesse per gli artisti. 

Questo l'incipit, veramente memorabile per la sua capacità di raccontare millenni di storia in poche righe e per svelare alcuni tratti dell'identità della nostra terra, de La Capitanata di Michele Vocino che i Fratelli Alinari, editori in Firenze, dettero alle stampe nel 1925, nell'ambito della collezione di monografie L'Italia Monumentale.
Un libro importante, da rileggere e da riscoprire, per molte ragioni.
Il testo, pubblicato in edizione trilingue, con traduzioni in inglese e francese, è una guida storico culturale della Capitanata, ed è accompagnata da un ricchissimo corredo fotografico: 64 immagini, tratte dallo sterminato archivio dei Fratelli Alinari, che offrono immagini di angoli della Capitanata che ormai non ci sono più, come quello che illustra questo post, e che si riferisce all'originaria ubicazione dell'arco della reggia di Federico II.
Un libro da non perdere, dicevamo. Perciò Lettere Meridiane lo regalerà nei prossimi giorni a lettori e amici, in edizione digitale, come sempre  in versione epub e pdf.
State in campana, e nell'attesa fate una visita alla pagina del blog dedicata agli ebook di Lettere Meridiane, tutti scaricabili gratuitamente.

venerdì 26 dicembre 2014

Il presepe foggiano nell'intepretazione di Cirovideo, due volte arte

Il presepe è un'arte. Riprenderlo e raccontarlo con una macchina da presa o fotografica è anch'esso un'arte, perché si tratta di inserire in una trama narrativa dettagli, riprese macro, come se fossere tessere di un mosaico, che risulta alla fine qualcosa di nuovo e diverso rispetto agli oggetti rappresentati.
Ci riesce perfettamente l'anonimo ma bravissimo autore foggiano che si firma su YouTube Cirovideo1. Ne ho già parlato, in una precedente lettera meridiana recensendo il bellissimo tributo a Foggia girato da Ciro che dimostra di possedere una grande capacità di sguardo, che si esprime appunto nell'amore per i dettagli e nella valorizzazione delle potenza espressiva dei dettagli stessi.
Sono un affezionato seguace del suo canale YouTube, che non smette di regalare belle sorprese.
Il video girato sull'annuale Mostra dei Presepi che si svolge nella Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Palazzo Dogana (fino al 6 gennaio) è prezioso proprio per questo: è un'opera d'arte tra tante opere d'arte, perchè l'autore riesce con grande efficacia a scomporre le diverse opere esposte, ricomponendole all'interno della medesima narrazione, con sorprendenti risultati espressivi.
Qui sotto il video. Guardatelo, amatelo, condividetelo.


Bohemian mood di Gino Longo in scena a Cerignola e a Foggia

Metti la musica, di quella buona che attraversa e avvolge generi diversi, dal musical all’operetta, dallo swing alla canzone d’autore. Aggiungi un gruppo di interpreti di primo livello, che però non vogliono fare un concerto a basta, non vogliono soltanto cantare e mostrarsi, ma piuttosto rappresentare poeticamente, raccontare.
Tutto questo è Bohemian mood di Gino Longo che va in scena nella sua versione natalizia (The Christmas Mood) domani sera (ingresso libero alle 20.30, sipario alle 21.00) al Teatro Comunale Mercadante a Cerignola, e quindi a Foggia, al Teatro Giordano, martedì 30 dicembre. Dopo l’attesa serata foggiana, Bohemian mood sarà in tournée in Toscana con tappe a Pescia (Pt), Lucca, Livorno e Montecatini.
L’intrigante sottotitolo anticipa le atmosfere particolari - il mood, appunto - dello spettacolo: “Abbiamo tutti le nostre macchine del tempo, alcune ci portano indietro, e si chiamano ricordi. Alcune ci portano avanti e si chiamano sogni”.
Longo è un artista bravo nel ricordare quanto nel sognare, e Bohemian Mood è in un certo senso il racconto di un’emozione, quella impareggiabile che offrono le canzoni, che nello spettacolo s’intrecciano con narrazione, danza e prosa, all’interno di un percorso musicale che si snoda tra sogni, musical, operetta, swing e pop.

giovedì 25 dicembre 2014

Natale, 2014 anni dopo: non più la stella cometa, ma la stazione spaziale

Duemilaquattordici anni fa, un astro luminoso solcando il Cielo indicava a donne e uomini di buona volontà, a umili pastori e potenti re, l'inizio di un nuovo capitolo e di una nuova speranza nella storia dell'umanità.
Ieri sera - vigilia del Natale di duemilaquattordici anni dopo - il cielo della sera è stato rischiarato da un altro corpo luminoso. Non un astro ma una macchina costruita dall'uomo: la stazione spaziale internazionale ISS, la cui rotta è passata alle 18.20 precise sulla provincia di Foggia, sorvolando proprio il capoluogo.
Grazie al cielo terso e alle ottime condizioni di visibilità sono stati in molti ad ammirare l'inedito spettacolo: la stazione era simile ad un aereo, senza luci intermittenti, ed ha attraversato il cielo piuttosto rapidamente.
A suo modo anche questo miracolo di tecnologia annuncia una speranza: che lo straordinario progresso scientifico raggiunto dall'umanità venga speso per migliorarne la vita, e non più per guerre com'è accaduto in passato e come ancora quotidianamente accade in tante parti del mondo, che sembra non avere ancora compreso la speranza di salvezza annunciata dal Natale illuminato dalla stella cometa, duemilaquattordici anni fa.
Con questo spirito, con questa speranza, gustatevi il bel video realizzato da Domenico Sergio Antonacci, autore del blog Amara Terra Mia, che utilizzando la tecnica del time-lapse (che consiste nel riprendere un soggetto con una frequenza inferiore a quella di riproduzione, in modo che il tempo sembra scorrere più velocemente) ha ripreso il passaggio della stazione spaziale orbitante (che vede a bordo l'astronauta italiana Samantha Cristoforetti) sul cielo di Carpino.
Immagini molto belle e suggestive, che potete vedere qui sotto, nel video postato da Antonacci sul suo bel canale youtube.

L'archeologia a Foggia non deve morire

Il corso di laurea magistrale in Archeologia dell'Università di Foggia non c’è più. Come si sa, il Senato Accademico ha deciso così, in considerazione del fatto che il numero degli iscritti non rispettava i parametri richiesti.
Comunque la si veda, è una sconfitta per il territorio, che perde una delle cerniere più significative tra la sua università e le sue potenzialità: la valorizzazione dell’enorme patrimonio archeologico della Daunia, in larga parte ancora da scoprire, è una fondamentale opzione di sviluppo, anche sul versante economico, produttivo e occupazionale.
Lettere Meridiane ha dedicato all’argomento diversi post, che ho inviato a un po’ di amici del social network. Ne è nata una discussione quanto mai stimolante, a cominciare dal titolo, che devo all'estro di Nico Baratta, che ha aperto il dibattito scrivendo:

“In giro per la rete a mi pare tra alcune associazioni so che stanno raccogliendo le firme per presentare una petizione agli organi competenti. Buona iniziativa che dev'essere accompagnata da richieste concrete e un piano di programmazione universitario che garantisca corsi e soprattutto cattedre locali. Contestualmente sul banco di chi decide ci metterei un progetto per l'utilizzo dei nostri siti archeologici di tutta la provincia di Foggia come laboratorio di studio. Ovviamente per arrivare a ciò, bisogna far fronte comune con tutti i 61 comuni che, nelle loro possibilità forniscano supporti, mezzi e soldi. Non facciamoci togliere anche questo patrimonio che vuol dire cultura, crescita, lavoro, prestigio per un ateneo e la collettività.”
Purtroppo le cose sono poi andate come ho già detto: la mobilitazione degli studenti non ha sortito l’effetto sperato, la laurea magistrale è stata soppressa, ma resta il senso della riflessione di Nico, che riguarda anche il tema più generale del rapporto tra territorio e università, rapporto che va consolidato e rilanciato, se vogliamo che veramente l’Ateneo svolga la sua funzione di traino per lo sviluppo.
Dello stesso tenore sono le considerazioni di Potito Chiummarulo, che scrive:

sabato 20 dicembre 2014

Da domani a Lucera L'uomo della pace di Franco Scepi

Da domani, e per l'intero periodo natalizio, Lucera ospiterà un eccezione evento artistico: verrà esposta la scultura L'uomo della pace di Franco Scepi, grandissimo artista e design, originario di Lucera, fondatore della corrente da lui stesso definita Over Ad’ Art, un intreccio tra immagini create per la pubblicità e l'espressione artistica in quanto tale. Una sorta di evoluzione della Pop Art di Andy Warhol, di cui Scepi è stato frequentatore ed amico.
L'uomo della pace è una delle opere d'arte più famose del mondo. Dipinto nel 1977 e successivamente adottato da tutti i premi Nobel la Pace, ha concettualmente anticipato il crollo del muro di Berlino, la fine della guerra fredda e i nuovi scenari internazionali aperti dalla fine del comunismo.
Quella intuizione ha ispirato buona parte del successivo percorso artistico di Scepi che sul tema ha realizzato una scultura, che sarà appunto esposta da domani in piazza Matteotti, a Lucera.
L'inaugurazione domani a mezzogiorno, con la benedizione di mons. Domenico Cornacchia.
L'eccezionale evento artistico si deve all'impegno profuso dal comitato dell’Uomo della Pace che insieme alla Diocesi di Lucera-Troia , l’associazione This is ART 2014, il Rotary club, il Lions club, l’ Associazione Misericordia, il club Unesco, Gruppo Protezione Civile, Corpo volontario intervento pubblico di Lucera, la delegazione del F.A.I provinciale di Foggia e 1000 cittadini della città di Lucera e ha luogo in occasione della conclusione dell'anno della santificazione di Papa Giovanni Paolo II, cui è dedicata la scultura di Scepi.
La cerimonia inaugurale sarà preceduta da una celebrazione religiosa dedicata al papa polacco,  alle 10, nella cattedrale della cittadina sveva,  officiata da don Ciro Fanelli e da don Michele Di Gioia.
Dopo l'esposizione lucerina, L'uomo della pace approderà all'Expo di Milano e di qui alla sede Onu di New York.

Il Gargano dimenticato



Per il Gargano colpito dalla disastrosa alluvione di settembre, è scattato il conto alla rovescia. La stagione turistica 2015 si approssima, e la ricostruzione è ancora tutta di là da venire. Con il rischio, che sta diventando sempre più concreto, che al danno si aggiunga la beffa. 
Le fotografie inviate a Lettere Meridiane dall’amica Silvana Silva appartengono ad un album pubblicato su facebook da Pietro Carnevale, con l’emblematico titolo I danni dell’alluvione continuano.
La ritardata messa in sicurezza dei siti, infatti, non solo allunga i tempi della normalizzazione, ma potrebbe produrre ulteriori danni, aggravando il già drammatico bilancio del disastro. L’ampio servizio fotografico riguarda il sito in località Guardiola, tra Ripa e Pantanello a Rodi Garganico, utilizzato per quello che doveva essere lo "stoccaggio provvisorio" di terreno, fango, detriti rimossi dalle zone colpite dall'alluvione.
“Le foto parlano chiaro – rileva Carnevale - . Disastro su disastro. Il mare in quella zona è ancora di colore marrone per il terreno riversato dal vicino torrente Romondato e le spiagge e battigie ricolme di rifiuti di ogni genere.” Il problema è che il mare ha restituito al litorale buona parte dei detriti sversati dalla piena del torrente, vanificando parzialmente le operazioni di bonifica. "La situazione - scrive ancora Carnevale - si aggrava sempre più ad ogni mareggiata che erode ed inghiotte i cumuli di detriti.
E la cosa che inorridisce di più è che qualcuno ha pensato bene di spingere, con ruspe, quel materiale verso il mare, come si evince da alcuni fotogrammi nei quali si vedono le tracce del mezzo meccanico."

Antonio del Vecchio: La lezione di giornalismo di Anacleto Lupo

Interviene nella discussione sull'informazione locale in provincia di Foggia Antonio del Vecchio. Giornalista pubblicista e saggista, vive a  Rignano Garganico, dopo essere stato per molti anni funzionario culturale della Regione Puglia. Ha lavorato presso gli indimenticabili Centri di Servizio Culturale della Regione, che negli anni Settanta annoveravano tra i loro animatori personaggi del calibro di Michele Loffredo, Gaetano Cristino, Gennaro Arbore e naturalmente lo stesso del Vecchio. Altri tempi, altra promozione culturale sul territorio. Ma che nostalgia...
Ecco quanto scrive Antonio, che ringrazio per il suo contributo, e per aver ricordato la figura di Anacleto Lupo, che è stato un maestro, per molti di noi. Alla fine dell'intervento trovate una serie di collegamenti utili in riferimento agli altri interventi, e a documenti pubblicati da Lettere Meridiane sugli autori citati.
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A proposito del decadimento del "giornalismo" nostrano e non , condivido appieno quanto già scritto dai colleghi, che mi hanno preceduto.
 A mio avviso, tale caduta di qualità e stile la si deve anche all'omologazione con le altre libere professioni (vedi formazione continua obbligatoria,ecc.). Tutto questo mette in sordina il talento e la creatività, che - come noto - sono doti di nascita, alla pari di quelle artistiche, letterarie, musicali, ecc. La conoscenza tecnica sicuramente è un valore aggiunto, ma non sostitutivo. 

venerdì 19 dicembre 2014

La Gazzetta dello Sport oscura i vini della Daunia

Mi è piaciuto lo speciale che La Gazzetta dello Sport ha dedicato qualche giorno fa al Made in Puglia, salvo che per un aspetto, che mi ha invece addirittura indignato, di cui vi dirò appresso. Tutto sommato, il quotidiano rosa è riuscito ad offrire una immagine unitaria della nostra regione, cosa non facile, vista la competizione esasperata che ancora caratterizza i rapporti tra i diversi territori subregionali e che la vedono ancora più Puglie, come si diceva una volta, che non Puglia.
Bello l'editoriale in cui Andrea Monti scrive che il Made in Puglia è una storia di successo, che dimostra come il calcolo quantitativo del Pil sia sordo alle ragioni della qualità, ma anche della cultura, dell'estetica e del cuore.
Bella l'intervista di Giuseppe Calvi al governatore regionale Nichi Vendola, che dovendo parlare della sua e nostra terra più dal punto di vista sportivo che non politico, si lascia andare ad un racconto sentimentale della Puglia che intriga e coinvolge e che regala a quelli che il presidente definisce gli ingressi a nord, parole veramente poetiche: il Gargano, una scultura di Dio e l'Appennino dauno, naturale scena da presepe.
Lo speciale Made in Puglia offre come già detto, un racconto piuttosto equilibrato d'una regione plurale e pluralistica. Salvo che quando parla di vino e di vini. Già il titolo è tutt'altro che equilibrato. Primitivo, Negroamaro, spumanti e...
I vini della Puglia settentrionale sono del tutto esclusi, per non per un genericissimo accenno, quando l'anonimo autore del pezzo, bontà sua, scrive che si fa vino in tutta la Puglia, dal foggiano fino al Salento.
Poi più niente. Per quanto riguarda i rossi, si legge che i vini simbolo sono sicuramente (ma perché?!) il Primitivo di Manduria e il Negroamaro. Il Nero di Troia viene collocato soltanto nel barese, senza alcun riferimento al fatto che Troia sorge nei Monti Dauni. Nulla di nulla sotto la voce rosati e bianchi. Ci si aspetterebbe di trovare qualcosa alla voce spumanti vista la qualità altissima delle produzioni spumantifere nell'area di San Severo, dove si sta pensando alla creazione di un distretto, e dove lo spumante D'Araprì conquista da anni riconoscimenti su riconoscimenti. Invece niente, silenzio.
In compenso si legge che fanno notizia i vini prodotti da Al Bano e da Bruno Vespa (ma perchè?!), e forse sta qui la chiave per comprendere le ragioni di un articolo abborracciato e confuso, che stona con la qualità e l'equilibrio di tutto lo speciale Made in Puglia. Più che esperto di vino, l'anonimo autore dev'essere un esperto di gossip.

giovedì 18 dicembre 2014

Foggia e il suoi segreti, un reportage di Ella Baffoni, tutto da leggere

Ella Baffoni è una giornalista di lungo corso. Ha lavorato al Manifesto e all'Unità. Adesso ha un bel blog sul sito del quotidiano fondato da Antonio Gramsci, purtroppo da qualche mese non più presente in edicola.
Si è occupata di Foggia in diverse occasioni, firmando sul webmagazine indipendente Succedeoggi un reportage sul capoluogo dauno, i suoi misteri, la sua scarsa capacità di valorizzare le cose belle che  possiede. Il suo articolo è tra le cose più belle che mi sia capitato di leggere su Foggia, a conferma che il buon giornalismo riesce a farti scoprire realtà che non t'aspetteresti, perfino quando parla del posto in cui sei nato e in cui vivi.
Il reportage di Ella Baffoni ( che potete leggere integralmente qui) è una visita ai tesori abbandonati del capoluogo dauno. La giornalista parte da lontano, rintracciando nel bombardamenti che distrussrro la città nell'estate del 1943, la chiave di lettura per il difficile rapporto tra Foggia e il suo passato, la sua identità, dismessa, trascurata, quando non oltraggiata.
Memorabile l'incipit dell'articolo: Foggia, per esempio. Foggia, dunque, che diventa ombelico del Mezzogiorno, dei suoi problemi, delle sue difficoltà, della sua incapacità di costruire il futuro a partire dall'identità, scandita non soltanto da ciò che si è, ma anche da ciò che si è stati.
Ella Baffoni individua il simbolo della Foggia possibile nella Medusa, forse non a caso scelta dagli studenti di archeologia come simbolo della loro battaglia (perduta, ahimé) per difendere il corso di laurea magistrale, soppresso dal Senato accademico, in quanto non più rientrante nei parametri del numero minimo di iscritti.
In "quella testa che guarda, cieca e accecante, a guardia di un aldilà misterioso", che simboleggia il passato luminoso della città, e nel presente scandito dallo stato di degrado ed abbandono in cui versa il sito archologico della tomba in cui la Medusa venne ritrovata, l'autrice scorge il nodo del complicato rapporto tra i foggiani e la loro storia.

mercoledì 17 dicembre 2014

Game over: chiuso il corso di Archeologia

La mobilitazione degli studenti e di alcune istituzioni (non molte, per la verità; si può dire anzi che l'opinione pubblica sia rimasta piuttosto fredda sul problema) non è riuscita a scongiurare la temuta soppressione del corso di laurea magistrale in Archeologia a Foggia, un presidio di ricerca e di didattica su un versante scientifico e culturale di straordinaria importanza per il territorio. "Un presidio culturale - come si legge nell'appello diffuso da tutte le sezioni dell'Archeoclub di Capitanata -  che in poco più di quindici anni ha contribuito significativamente a cambiare nel nostro territorio la percezione e il senso comune rispetto all'arte, alla storia, al paesaggio e in definitiva all'identità, in un contesto rimasto da sempre ai margini della crescita civile dell'Italia. La scuola di archeologia di Foggia rappresenta un punto di riferimento di eccellenza per la Capitanata, terra ricchissima di archeologia e di testimonianze del passato, e solo da poco attiva nella costruzione di luoghi moderni di conservazione e di salvaguardia del suo patrimonio."
Tutto ciò non è stato sufficiente a garantirne la sopravvivenza.
Il Senato accademico si è infatti pronunciato per la chiusura mentre gli studenti inscenavano un sit-in di protesta all'interno della sede dell'Ateneo di via Gramsci.
Duro il commento di Giuliano Volpe, docente di archeologia, Rettore emerito dell'Università di Foggia, Presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali e Paesaggistici del Ministero. Volpe ha affidato la sua delusione a un tweet: "Brutta giornata: rettore e senato chiudono il corso di archeologia; non i progetti, la passione,l'impegno, gli allievi."
 Laconico il commento degli studenti sulla pagina facebook del corso: "Game over". Gli allievi preferiscono affidare all'ironia la loro amarezza, pubblicando una foto in cui si vede la Medusa, assurta in questi giorni a simbolo della protesta, in versione tecno, che dice: "se non ha bisogno di me, signore, io mi disattiverei un po'".
Peccato, davvero.

Chiudere archeologia sarebbe una sconfitta per tutti

Tra qualche ora, il Senato Accademico dell'Università di Foggia si pronuncerà sulle sorti del corso di laurea in Archeologia. La complessa vicenda che minaccia la sopravvivenza del corso di laurea più rappresentativo, tra gli indirizzi umanistici, del rapporto tra università e territorio è sintetizzata con  rara efficacia dalla nota degli studenti che terranno stamattina un sit in di protesta. Pubblichiamo il documento più sotto.
Gli studenti hanno scelto quale simbolo per la loro protesta la Medusa, che rappresenta l'emblema più significativo di quello che, per il territorio provinciale, potrebbe essere l'archeologia, e che invece non è.
Il volto della mitica figura può essere ammirato nella ricostruzione della tomba in cui venne rinvenuto, al Museo Civico. La tomba vera è invece protagonista di una delle più brutte storie del territorio: è stata ripetutamente depredata dai tombaroli, il progetto di messa in sicurezza e di valorizzazione si è arenato.
Gli studiosi sostengono che la Daunia potrebbe essere un eldorado per l'archeologia, e di conseguenza per il turismo culturale. Sono ancora centinaia i siti di scoprire e valorizzare. Non è un caso che il toponimo Daunia rievochi l'antichissima civiltà dei Dauni, la cui riscoperta e valotizzazione potrebbe rappresentare una formidabile risorsa di futuro.
Per questo la chiusura del corso di laurea rappresenterebbe una sconfitta per tutti. Non solo per quanti ne sono direttamente coinvolti, ma per il territorio nella sua interezza, che dalla valorizzazione dei giacimenti archeologici potrebbe trarre una nuova prospettiva di sviluppo. Per questo, non si può rinunciare al potenziale di ricerca e di formazione offerto da Archeologia. Ecco il documento degli studenti.
Salviamo Archeologia-Medusa ci mette la faccia!
Noi, studenti dei Corsi di Laurea in Beni Culturali e Archeologia dell'Università di Foggia abbiamo organizzato un sit-in di protesta contro la soppressione del Corso di laurea magistrale in Archeologia. Il Senato accademico si riunirà mercoledì mattina 17 dicembre 2014 presso l'Ateneo, in Via Gramsci, per votare a favore o sfavore della chiusura.

martedì 16 dicembre 2014

Fontane, patrimonio degradato e depredato. Scomparsa quella di via san Severo.

L'amico Enzo Garofalo mi segnala - gliene sono profondamente grato - un fenomeno di malcostume inquietante, anche perché si consuma sotto i nostri occhi, senza che ce ne accorgiamo (ed è proprio questo l'aspetto più amaro e paradossale: come possano scomparire pezzi pregiati dell'arredo urbano e storico della città senza che nessuno si indigni o protesti).
Garofalo lamenta lo stato di abbandono delle fontane pubbliche dell'Acquedotto pugliese che una volta dissetavano i foggiani. Da tempo sono state lasciate a se stesse, nonostante abbiano un indubbio valore storico e funzionale. E, come sempre accade quando il patrimonio pubblico viene abbandonato all'incuria e all'inclemenza del temo, c'è chi pensa bene di approfittarne.
Una alla volta, le fontane stanno scomparendo. Più precisamente, per dire pane al pane e vino al vino, vengono fatte scomparire dai soliti ignoti, presumibilmente allo scopo di rivenderle come oggetti d'arredo per ville e case private.
L'ultimo episodio si è verificato qualche giorno fa, in via san Severo. Nottetempo, la fontana è sparita.

"Le fontane sono un bene della nostra città oramai prossime al centenario, quindi pregherei che se ne parli anche perché ce ne sono altre tre prossime a sparire...", argomenta Enzo Garofalo, e speriamo che il suo appello valga a far tenere gli occhi aperti a quanti abitano vicino a queste preziose testimonianze del passato, quando l'acqua scarseggiava, la rete idrica non raggiungeva le abitazioni, e per dissetarsi o approvvigionarsi bisognava fare la fila.
Le fontane sopravvissute al vandalismo censite da Garofalo si trovano in via Cappuccini, al mercato di Candelaro e su via della Repubblica, quest'ultima è forse la più popolare perché ubicata in un posto centralisssimo quale la porta arpana, nota come i tre archi. 
Garofalo avanza una proposta quanto mai intelligente e stimolante: "cercare di recuperarle anche come arredo cittadino..." Perché no? Intanto, propongo agli amici e ai lettori di Lettere Meridiane un utile gioco: censiamo le fontane ancora esistenti, possibilmente fotografandole. Potete partecipare commentando il post, oppure postando sulla pagina facebook del blog.

Chiudere archeologia cancellerebbe un pezzo di identità

Ho già parlato in altre lettere meridiane della straordinaria capacità di sguardo di Antonio Fortarezza, designer, fotografo e documentarista foggiano che vive a Milano. Di Antonio mi piace il modo che ha di guardare le cose ad altezza d'occhi, facendosene coinvolgere, ma nello stesso tempo riuscendo a collocare quelle cose in contesti più ampi, perché siamo tutti cittadini del mondo, e perché ogni posto, anche il più remoto, è un lembo d'universo.
Antonio mi scrive a proposito di una vicenda assai amara e dolorosa che si sta consumando a Foggia senza che, in verità, vi sia da parte dell'opinione pubblica la necessaria tensione e attenzione: la possibile chiusura del corso di laurea in Archeologia dell'Università degli Studi del capoluogo dauno.
Stavo per dedicare al problema uno specifico post, quando mi è giunta la mail di Fortarezza, che - proprio grazie a quella sua innata capacità di sguardo - svela il nodo della questione assai meglio di quanto potrebbe fare la nuda cronaca degli eventi.
"A proposito di identità culturali legate al territorio - mi scrive Antonio -, la provincia di Foggia rischia seriamente di perdere una delle poche realtà in grado di aiutarci a ricostruire la nostra. Chi vuole che il corso di Archelogia dell'UniFg venga soppresso fa un grave torto alla Storia della Daunia, agli studenti che hanno investito in quest'ambito per il proprio futuro con la speranza di non dover emigrare, a chiunque crede che l'archeologia sia un straordinario strumento per la formazione di identità collettiva oltre che potenziale settore di sviluppo economico basato sulla cultura del territorio. E a Marina Mazzei."
Marina Mazzei, per anni sovrintendente ai beni archeologici della provincia di Foggia, è stata tra i pionieri dell'archeologia in Capitanata, e la più convinta assertrice che una cultura che sprigiona identità è un formidabile motore di sviluppo, non solo civile, ma anche economico. 
L'archeologia, la storia, le scienze umane in generale, non bastano da sole a sprigionare identità, a disegnare il futuro, a sorreggere lo sviluppo. Perché possano farlo è necessaria tensione culturale e morale, voglia di ricercare e di mettere il frutto della ricerca al servizio della comunità, così come hanno fatto Marina Mazzei e Giuliano Volpe;

lunedì 15 dicembre 2014

La memoria negata: revocato lo stand in Piazza Giordano al Comitato per i bombardamenti

Avete presente il post di qualche giorno fa, in cui davo notizia della bella iniziativa del Comitato per il Monumento alle Vittime dei Bombardamenti, che avrebbe allestito uno stand nello spazio espositivo di Piazza Giordano, per sensibilizzare la cittadinanza sull'importanza e sulla necessità di un monumento che renda eterna la memoria di quegli infausti eventi?
Non se n'è fatto più nulla perché lo spazio prima garantito al Comitato è stato misteriosamente e senza preavviso revocato. C'è da restare allibiti. Si spera, se non altro, in una nota chiarificatrice.

Alberto Mangano, fondatore del Comitato, affida alla bacheca del gruppo la sua amarezza. Ecco quanto scrive.
* * *
Mi dispiace dover scrivere queste due righe ma quello che é successo oggi all'isola pedonale ha offeso me e chi come me si sta impegnando da anni per la realizzazione del monumento alle vittime del 43.
Dovevamo avere un nostro stand nel mercatino natalizio per cercare di recuperare ancora fondi da parte dei foggiani che sinora si sono dimostrati molto generosi e soprattutto interessati alla nostra proposta. Dopo aver speso soldi per allestire il nostro gazebo con manifesti, documenti e novitá varie, soldi che sono stati presi dalle tasche di ciascuno di noi e non dalla cassa del comitato, abbiamo avuto la bella sospresa, dopo aver caricato le nostre macchine con tutto il materiale occorrente, di non trovare lo spazio che ci era stato promesso. Potremmo anche capire le ragioni di un nostro defenestramento ma se queste ci fossero state spiegate almeno il giorno prima senza essere trattati come abusivi che tentano di ritagliarsi il proprio spazio in piazza.A questo punto non ci interessa di chi siano le responsabilitá, ma essendo stati offesi nella nostra dignitá di foggiani impegnati per il proprio territorio, riteniamo che sia giunto probabilmente il momento di dire basta e di fare seriamente un passo indietro, fieri di aver operato sino ad oggi per Foggia senza voler legarci a nessuno e senza dover ricorrere ad amici o ad amici degli amici.

Alberto Mangano - fondatore del Comitato

Lello Vecchiarino: "Giornalismo soppiantato dall'opinionismo"

Nella discussione avviata da Maurizio De Tullio e proseguita da Enrico Ciccarelli interviene un giornalista di lungo corso, come Lello Vecchiarino, inviato speciale de La Gazzetta del Mezzogiorno, nonché scrittore e attento osservatore del mondo dell'informazione. Ecco quanto scrive a commento della nota di Ciccarelli. Quanti volessero leggere i due precedenti interventi, possono farlo cliccando sui collegamenti sotto al nome dei rispettivi autori.
* * *
Devo riconoscere ad Enrico una certa dimestichezza nel monitorare, e non soltanto in questa occasione, la dinamica della stampa locale e dei suoi protagonisti. Ed é anche indubbio che ci sia stato, da qualche anno a questa parte, e pure in presenza di un certo proliferare di organi di informazione, una pericolosa omologazione verso il basso della produzione giornalistica. Il fatto é che non c'é più scuola, e nessun cronista degno di tale nome é disposto a sacrificarsi per insegnare ai "biondini" (così si chiamavano un tempo, nei grandi quotidiani, i ragazzi alle prime armi) i trucchi del mestiere. E si leggono pezzi di cronaca come scritti dal maresciallo di turno, inchieste con insopportabili colature di sociologia d'accatto; opinioni a go-go, tanto che speso mi assale il sospetto che non esista più il giornalismo, ma l'opinionismo.
Ho sempre pensato che l'acquisto quotidiano di un giornale sia per il lettore un atto di fede, ma quando i sacerdoti della notizia offrono un prodotto sciatto, scontato, infarcito di luoghi comuni con notizie e spunti di riflessioni già offerti ore prima da Internet, allora sì che la perdurante crisi economica si salda inesorabilmente con quella del giornalismo. Lì'improvvisazione, poi, fa il resto: insieme alla disattenzione di un Ordine più attento a incassare quote di iscrizione che a verificare sul campo talenti e professionalità. Un esempio: ai miei tempi, per avere una notizia, mettiamo, dai carabinieri si dovevano sudare le proverbiali sette camice; ora te la offrono con tanto di filmato e didascalie e foto. Il che fa il paio col malvezzo dei comunicati passati in maniera acritica, senza un minimo di indagine. A me piace sperare in u soprassalto di amore per questo mestiere, che resta sempre il più bello del mondo. Poi, non so.
Lello Vecchiarino

Giannini chiude al Lisa: "Si vola solo con i privati. Niente soldi dalla Regione"



Un’altra doccia fredda dalla Regione Puglia per quel che riguarda il futuro del Lisa. Non ha dubbi l’assessore regionale alle infrastrutture e ai trasporti, Giovanni Giannini. Intervistato ai microfoni di Teleradioerre, il rappresentante del governo regionale conferma che la Regione ha chiesto al Ministero dei Trasporti e al Comitato Stato Regioni di riconsiderare la posizione dell’aeroporto Gino Lisa per quanto concerne il piano nazionale degli aeroporti, ricomprendendolo tra quelli d’interesse nazionale.
Ma Giannini tira giù la saracinesca, chiudendo qualsiasi possibilità di un sostegno regionale ai voli di linea da e per Foggia. 
“Si vola se ci sono imprenditori che investono – ha detto l’Assessore -. La Regione non ha la capacità nel proprio bilancio di sostenere una iniziativa che è tipicamente imprenditoriale. E, ripeto, poiché nel 2015 affronteremo un anno pesante, perché i tagli sono pari a 18 milioni e mezzo nel solo settore dei trasporti, e 360 complessivamente, pur comprendendo le aspettative e i desiderata del territorio, dobbiamo fare i conti con la realtà, ed essere un po’ più ragionevoli, e pensare a soddisfare prima di tutto le esigenze primarie.”
Quella dell'assessore regionale alla mobilità è senz'altro una dichiarazione che farà discutere, ma che ha almeno il merito di dire pane al pane e vino al vino. Confermando che, senza una forte, diffusa ed unitaria volontà politica, sarà difficile ridare slancio all'aeroporto foggiano.

domenica 14 dicembre 2014

Good boy, serie tv foggiana. Amatela, condividetela. Tifate!

Dissacrante, divertente, geniale, ti avvince dalla prima all’ultima sequenza e non diresti proprio che è frutto di autori, produttori e cast, interamente foggiani. È Good Boy di Nicola Fierro, puntata pilota per una possibile serie tv made in Foggia, che dalla foggianità trae i suoi aspetti migliori, senza mai scadere nel provincialismo: la creatività, l’ironia, il gusto per la demistificazione, e soprattutto tanta, ma davvero tanta professionalità.
Tutto foggiano è il cast, tutta foggiana la produzione: l’uno e l’altra raggiungono livelli d’eccellenza che certificano una volta per tutte la raggiunta maturità di quanti a Foggia producono cinema, teatro, cultura.
Good Boy è un giovane neolaureato, disoccupato ma disposto a tutto per trovare un impiego, che finisce alla corte del boss locale, Roberto Galiano. La storia procede tra citazioni teatrali e cinematografiche di alto profilo (il Cyrano di Rostand e C’era una volta in America di Sergio Leone) perché Galiano, il boss, sentite sentite, è un appassionato di teatro, e si dedica al taglieggiamento e al crimine, al solo fine di accrescere la cultura nel suo borgo natio. L’atmosfera noir è costantemente temperata da un surrealismo comico che diverte e dissacra i generi, sostenuto da un copione di alto profilo. Nicola Fierro coglie nel segno, e c’è da sperare che Good Boy diventi quella storia foggiana che manca.
Di bello c’è anche che la puntata pilota di Gold Boy mette assieme tre soggetti produttivi che operano nella provincia di Foggia: Jr Studios di Roberto Moretto, Fog di Sergio Grillo e Teatro dei Limoni di Roberto Galano. Tutti gli interpreti offrono il meglio di sé, mostrando un divertimento e una capacità di straniamento che ben si addicono bene al tono surreale. Da far sbellicare dalla risate il dialogo finale sugli scagliozzi e sulle zuppette, tra i bravissimi Nicola Rignanese ( Questo nostro amore) e Giovanni Mancini ( Ma tu di che segno sei) mentre Roberto Galano ( Il generale dei briganti) è un autentico mattatore, nella interpretazione dell'improbabile boss.
Come ogni puntata pilota, Gold Boy è al momento un messaggio affidato alla bottiglie nell’oceano. Per fare sì che possa diventare una vera e propria serie tv bisogna fare il tifo. 
“Abbiamo bisogno di consigli e condivisione dalla parte del pubblico per il prosieguo della serie”, afferma l’autore Nicola Fierro. E allora guardatelo amatelo condividetelo. E commentatelo.
Qui sotto il film, di seguito la scheda tecnica. 


sabato 13 dicembre 2014

E adesso Foggia sogna la serie B

Diciamola sottovoce, ma diciamola la parola magica e un po' proibita: promozione. La serie cadetta non è più un sogno proibito per i satanelli, che anche a Reggio Calabria hanno confermato di giocare forse il miglior calcio della Lega Pro, aggiudicandosi una vittoria tonda e del tutto meritata.
Il Foggia di De Zerbi è una realtà, una splendida realtà che erano in pochi ad aspettarsi, ma che sta cominciando ad imporsi all’attenzione del calcio che conta.
La conferma è arrivata dal Granillo di Reggio Calabria, dove i satanelli affrontavano la Reggina ultima in classifica e in piena crisi societaria ma che si aspettava un’iniezione di fiducia dal cambio di allenatore, che però non ha funzionato.
Il Foggia si è imposto per 2 a 0 (con le reti di Sarno al 12’ del primo tempo e di D’Allocco al 15’ della ripresa) ma il risultato sta stretto ai rossoneri, che hanno mancato diverse occasioni e soprattutto non hanno concesso praticamente niente ai padroni di casa, dominando la partita dal primo all’ultimo minuto.
Con la brillante vittoria ottenuta a Reggio Calabria, il Foggia allunga la serie positiva: è al tredicesimo risultato utile, e alla terza vittoria di fila. La capolista Salernitana, intanto, ha perso a Barletta. Adesso il Foggia è a soli 6 punti dal vertice.
Sognare si può. Anzi si deve.

Foggia in vantaggio sulla Reggina

Nell'intervallo tra il primo e il secondo tempo, il Foggia è in vantaggio a Reggio Calabria, grazie al gol messo a segno a Sarno, dopo una brillante azione personale. Il risultato è bugiardo, perché la squadra rossonera ha letteralmente dominato nei primi quarantacinque minuti di gioco, fallendo più volte la rete del raddoppio.
Il pubblico sta contestando rumorosamente la squadra di casa, che non ha creato alcun pericolo alla porta del Foggia.

Zifaro restituisce la zucca a Vendola: la Regione non vuol sostenere l'aeroporto di Foggia

Il futuro dell'aeroporto Gino Lisa di Foggia si è trasformato in un autentico tormentone mediatico, grazie a Striscia la notizia, che sta raccontando passo passo la polemica esplosa tra il governatore regionale Vendola e la Blue Wings Air per il mancato decollo del volo tra l'aeroporto foggiano e Milano.
Già questa circostanza dovrebbe far riflettere addetti ai lavori e non sulla scarsa capacità di pressione dell'opinione pubblica foggiana: se non fosse stato per Mingo e per la popolare trasmissione di Madiaset, mai si sarebbe saputa la verità che, detta nuda e cruda, è la seguente: non c'è mai stato un contratto tra la società aeroportuale pugliese Adp e la compagnia che avrebbe dovuto promuovere i voli, e di conseguenza, neanche gli incentivi che vengono invece erogati alle compagnie che volano da Bari o da Grottaglie.
Intervistato da Mingo, Valerio Zifaro rappresentante italiano della Blue Wings Air (che ha sede a Londra), restituisce al mittente la zucca che Vendola aveva dato a Mingo affidandogli il campito di recapitarla agli imprenditori foggiani che, a dire del governatore, erano venuti meno ai loro impegni contrattuali.
Zifaro non  ci sta, e raggiunto da Mingo proprio all'aeroporto Lisa contesta la tesi del presidente della Giunta Regionale: "Partiamo dal presupposto - svela ai microfoni di Striscia la notizia - che un vero e proprio contratto tra noi ed Aeroporti di Puglia non era mai stato siglato, in quanto non c’è stato il tempo.  C’erano degli accordi a monte che, vista l’accelerazione brusca della presentazione dei voli, non abbiamo fatto in tempo a formalizzare."

Per Natale, regaliamo un monumento a Foggia

I bombardamenti che nell’estate del 1943 hanno lacerato e distrutto la città, rappresentano certamente la pagina più significativa nella storia contemporanea di Foggia. I raid aerei degli Alleati provocarono migliaia di vittime e danneggiarono circa l’80 per cento dell’abitato.
Per quei fatti, la città di Foggia è tra le pochissime città italiane (forse la sola, chiedo lumi agli storici) ad essere stata insignita sia della medaglia d’oro al valore civile sia di quella al valore militare.
Ma di tutto ciò non c’è (ancora) memoria.
Dopo quella infausta estate, niente fu come prima a Foggia. Nel bene e nel male, quegli eventi hanno scavato una traccia profonda e indelebile nella identità della città.
Per questo è importante riconoscere e ricordare questa pagina di storia. Soprattutto adesso, che il lutto è stato elaborato e la ricostruzione portata a termine, non senza evidenti ripercussioni sulla radici: se l'identità foggiana appare a volte malferma, vacillante, una ragione va cercata proprio in quegli eventi.
Negli anni della ricostruzione, la memoria perduta sotto le macerie morali e materiali lasciate dai bombardamenti fu sostituita dalla memoria dei “nuovi foggiani” che a migliaia giunsero a Foggia dagli altri centri della provincia.
Un pezzo di cuore della città fu sostituito da altri cuori, con tutti i problemi di identità che un trapianto del genere comporta.

venerdì 12 dicembre 2014

Leccese bacchetta il Comune: sbagliata la lapide che celebra la riapertura del Giordano

Impareggiabile Davide Leccese. Da buon preside, umanista, e cultore di quella scienza esatta ma spesso tradita che è la grammatica, bacchetta l'ignoto autore dell'epigrafe, a firma dal sindaco di Foggia, Franco Landella, in cui il primo cittadino celebra la ripartura del Teatro Comunale Giordano. Contiene, infatti, un accento sbagliato.
Con molto garbo, Leccese fa notare al sindaco l'errore, in una lettera aperta in cui sollecita la correzione.
Egregio Signor Sindaco Landella, Le faccio notare - perché i posteri non ci contestino che non conosciamo il corretto modo di scrivere in italiano - che "affinché" vuole l'accento acuto e non quello grave, come scolpito sulla lapide a ricordo della riapertura del Teatro "Giordano". Faccia provvedere alla correzione. Grazie.
La foto (tratta dal profilo facebook di Leccese) certifica l'incontestabile errore. La pubblicazione ha suscitato una profluvie di commenti: mai il popolo foggiano si era mostrato così pensoso verso la corretta grammatica. Evviva.

D'Alema ricorda Berlinguer: "Nel suo nome, dobbiamo tornare alla politica e alla partecipazione"

Massimo D'Alema, in forma smagliante, indica la via, per uscire dalla bufera che sta sconvolgendo il Pd e i rapporti tra maggioranza e minoranza interna. Indica la via a quanti pensano che il Pd debba restare un partito di sinistra e un patrimnoio della sinistra italiana ed europea. Non un nuovo partito, e nemmeno un nuovo soggetto politico: piuttosto una rete di donne e uomini pensanti, iscritti e non al Pd che tornino a partecipare, ad esercitare la politica come strumento di progresso e di civiltà: "Abbiamo le Fondazioni, abbiamo le associazioni, torniamo alla politica, perché è il solo strumento per ridurre il gap di partecipazione che sta avvelenando la democrazia. Torniamo ad essere comunità."
Il nome di Renzi viene pronunciato poche volte, nel corso della bella serata organizzata dalla Fondazione Foa e dalla Fondazione Apulia Felix per ricordare Enrico Berlinguer, nel trentesimo anniversario della sua scomparsa.
Il presidente D'Alema è protagonista della serata assieme a Peppe Caldarola, che intelligentemente coniuga la rievocazione del passato con i temi dell'attualità. Non potrebbe essere altrimenti, perché nei giorni in cui l'Italia è nuovamente scossa dal vento della corruzione e del malaffare, la nostalgia per Berlinguer, per i suoi ideali che ponevano al centro della politica la questione morale, è prepotente.

giovedì 11 dicembre 2014

La magia della riapertura del Giordano nel bel video di rec24.it

Il Teatro Giordano ha riaperto i battenti, dopo otto, lunghissimi anni di un problematico restauro che ad un certo punto aveva fatto temere che mai più il capoluogo dauno potesse riavere il suo storico teatro, dedicato al suo figlio più illustre, Umberto Giordano.
La riapertura è coincisa con un evento culturale d'eccezione: il concerto del maestro Riccardo Muti. Tra le polemiche per i pochi biglietti a disposizione della cittadinanza (che ha potuto comunque godere dell'evento grazie ai maxischermo installato dall'amministrazione comunale) e per la discutibile coloritura della facciata (ha foggianamente commentato Nico Baratta: "nun se pot gnott"), il tempio della cultura torna a disposizione della città e dei cittadini, e la  speranza è che a questo nuovo inizio possa corrispondere il rinascimento di una città, che alla cultura affida molte delle sue chanche di riscatto.
Tra i molto video e servizi che hanno commentato l'iniziativa mi piace segnalare e mostrare questo, molto bello, realizzato da rec24.it - reporter di Capitanata. "Dentro, l'emozione e i volti di chi c'era; e poi fuori, il silenzio in piazza come in platea, il rumore improvviso di un allarme, la facciata del Giordano che diventa mito due volte", commenta Francesco Quitadamo, direttore  della nuova testata cttadina che persegue un obiettivo ambizioso e condivisibile: ampliare la possibili fonti d'informazione della e sulla città, trasformando ogni cittadino in un potenziale reporter.
Ve ne parlerò meglio in una prossima lettera meridiana. Per il momento gustatevi il video, amatelo, condividetelo.

martedì 9 dicembre 2014

AgriCultura: carta vincente per il futuro della Capitanata

Gli  stati generali del territorio di  Capitanata sono convocati per domani (ore 17.30, presso la sala consiliare del Municipio di Foggia) per discutere di AgriCultura tra storia, innovazione e sviluppo.
A prima vista sembrerebbe un incontro riservato a filosofi e sognatori di professione (preciso di avere la massima stima per l’una e l’altra categoria, perché si può cambiare lo stato delle cose soltanto andando oltre la loro apparenza, come sanno fare i filosofi, e sognandole diverse, come sanno fare gli utopisti).
In realtà, il tema posto al centro del convegno promosso dalla delegazione provinciale del FAI (Fondo Ambiente Italiano) in collaborazione con Fare Ambiente e col patrocinio del Comune capoluogo è quanto di più concreto ed attuale vi sia, in una provincia che sta scontando più del resto della Puglia il peso della crisi economica, forse proprio perché si è distaccata da un modello di sviluppo fondato sul territorio come risorsa essenziale, e sulla terra come fattore produttivo primario.
Far tornare l’agricoltura al centro delle opzioni di sviluppo della Capitanata implica però un salto di qualità, prima di tutto culturale. La sfida sta nel non considerare l’agricoltura soltanto un’attività economica e produttiva, ma qualcosa di profondamente e indissolubilmente connessa al territorio, il cui valore aggiunto aumenta proprio se e nella misura in cui si mette in relazione con la cultura del territorio.
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