sabato 28 febbraio 2015

Quando le donne scendevano in piazza / 2

Infaticabile cercatore di memoria, Marco Scarpiello regala agli amici e ai lettori di Lettere Meridiane un altro scatto della manifestazioni femminista svoltasi a Foggia tra il 1975 e il 1976. L’immagine, che vediamo sopra, arricchisce la storia che stiamo cercando di recuperare e di raccontare di ulteriori e interessanti particolari.
È certamente insolito il luogo dove la foto è stata scattata. Mentre l’immagine della prima lettera meridiana mostra il corteo in pieno centro, a piazza Giordano, qui siamo invece all’estrema periferia, a Borgo Croci.
Il corteo viene da via Lucera e sembra imboccare viale Candelaro. Siamo a due passi dalla chiesa del Sacro Cuore, che in quegli anni era un centro pulsante di attività sociali e culturali. Ma non era frequente, neanche allora, quando la partecipazione era sicuramente più diffusa, che i cortei si snodassero lungo un percorso così lungo e fino alla periferia. Come mai? Sinceramente non lo so, né lo ricordo, ma visto che la pubblicazione della prima immagine ha portato diverse lettrici a riconoscersi, e a ricordare, giro loro l’interrogativo.

Bovino finalista del Borgo dei Borghi. Una sfida da vincere.

Amo Bovino per molte ragioni. Perché è la summa dell’irripetibilità dei Monti Dauni. Perché non smetti mai di scoprirla. Ma soprattutto perché me l’ha fatta amare e conoscere Gabriele Consiglio, mio amico e mio maestro.
Per tutto ciò condivido - e vorrei che altrettanto facciano gli amici e i lettori di Lettere Meridiane - la gioia di Billa Consiglio che mi mette a parte di una notizia bella ed entusiasmante: Bovino è finalista nel concorso Il Borgo dei Borghi, promosso dalla trasmissione televisiva Kilimangiaro. A decretare il vincitore sarà il popolo del web che, fino a domenica 22 Marzo, avrà la possibilità di contribuire con il proprio voto all’elezione del "Borgo dei Borghi".
Ogni utente potrà votare non più di una volta ogni 24 ore, fino al termine della sfida. Per votare occorre essere iscritti a myRaiTv il portale web della televisione di Stato.
La procedura è semplice: bisogna andare a questa pagina web, quindi cliccare su Bovino (è semplice trovarla, perché è collocata in alto, caratterizzata da una bella immagine del Castello). Nel caso in cui si sia già iscritti al portale, il sistema chiederà di effettuare il log in. In caso contrario, sarà necessario effettuare (una volta sola) la procedura di registrazione, inserendo un nome utente a scelta e l’indirizzo della propria posta elettronica, e quindi seguendo le semplici istruzioni. Come già detto, si puà votare una volta al giorno: quindi, fino al 22 marzo, bisogna votare quotidianamente, e convincere a fare altrettanto i propri amici.
Il Borgo che totalizzerà più preferenze, verrà premiato ufficialmente domenica 20 Aprile, nel corso di una prima serata speciale in onda su Raitre.
Sarebbe molto bello se Bovino vincesse il concorso promosso da Kilimangiaro, che non riguarda ovviamente soltanto i residenti. La vittoria avrebbe un sapore di riscatto per Bovino, per tutti i Monti Dauni, per la Puglia. Aprirebbe nuove prospettive di futuro per questo lembo di Puglia, spesso dimenticato dagli stessi pugliesi.
Più che le mie modeste parole, vorrei che a convincervi ad impegnarvi in questa sfida siano quelle - sublimi - di Gabriele Consiglio, che a Bovino ha dedicato quella che è forse la sua poesia più bella, Flash (“è la poesia più bovinese di tutte quelle che ho scritto sia in italiano che in dialetto. È lì, a Bovino, che ho inseguito l’attimo tra i vicoli del Borgo, le urge del Castello, i paesaggi e le luci dell’infanzia”, confessa l'autore nell'introduzione all'omonima raccolta di liriche).

mercoledì 25 febbraio 2015

Le leggenda di Foggia-Inter 3-2

Ha suscitato emozione, ricordi e soprattutto tanta nostalgia la lettera meridiana sul cinquantesimo anniversario della leggendaria vittoria del Foggia di Pugliese sull'Inter di Herrera (e sul bel libro scritto per l'occasione da Domenico Carella. Sono stati molti i contributi giunti dagli amici e dai lettori di Lettere Meridiane, per aggiungere ricordi e memoria ad una pagina dello sport foggiano che non verrà mai dimenticata.
Giovanni Cataleta, saggista e caro amico (è autore del bel libro Che s'dice du Fogge?) ci regala una bella foto (quellache illustra il post), e i suoi ricordi personali.
"Questa - scrive Giovanni sulla bacheca della pagina facebook di Lettere Meridiane - è la squadra del Foggia che il 31 gennaio 1965 ha sconfitto per 3-2 l'Inter euromondiale.
Da sinistra Pugliese, Bettoni, Nocera, Micelli, Micheli e Favalli I. Accosciati: Rinaldi, Patino, Moschioni, Maioli, Lazzotti e Valade'"
Poi, i suoi ricordi: "Io ricordo molto bene quella storica gara per averla vissuta da bordo campo in qualità di raccattapalle. Quale mio tributo personale a quella memorabile partita ho realizzato una clip che racconta quello che avvenne prima, durante e dopo l'incontro. Chi non la avesse ancora vista può gustarla sul sito www.miticochannel.com Da segnalare l'intervista a Matteo Pugliese, figlio dello storico Mago di Turi, i ricordi di Suarez, Guarneri, Burgnich e Sarti, giocatori interisti dopo la visita, alla vigilia della partita, a Padre Pio che pronostico' la sconfitta nerazzurra e la successiva conquista dello scudetto. Testimonianze di chi c'era e non ha cancellato dalla memoria il trionfo dei ragazzi di Pugliese e Rosa Rosa. Buona visione e Forza Foggia!"
Filippo Di Ninno non ha la stessa età di Cataleta, e non è neanche foggiano, ma in compenso ha un nonno tifoso dei satanelli, e il ricordo che ci offre è significativo perché la dice lunga sulla leggenda di Foggia-Inter 3-2. Ricordi che si tramandano di generazioni in generazioni, come si addice alle favole. "Mio nonno - scrive Di Ninno - in quel periodo andava spesso allo stadio a Foggia (sono e siamo di Lacedonia). Chissà, forse c'era.

domenica 22 febbraio 2015

Una proposta tardiva ma doverosa: la Cittadinanza Onoraria di Foggia a Pasquale di Cicco

Nella foto: Pasquale di Cicco (il secondo, da destra) con i suoi vecchi
collaboratori dell'Archivio di Stato)
Pasquale di Cicco è tra gli studiosi che hanno scavato più profondamente nel passato e nella storia di Foggia e della sua provincia. È tra quanti conoscono meglio l'anima più profonda della città, che la sua intensa e proficua attività di ricerca e di produzione culturale ha contribuito a far conoscere, difendendo e consolidando le non molte tracce di memoria e di storia cittadina, sopravvissute agli scempi, alle distruzioni e alle devastazioni.
Maurizio De Tullio, giornalista e bibliotecario, propone il conferimento della Cittadinanza Onoraria a Pasquale di Cicco (che pur avendo vissuto a Foggia la maggior parte della sua vita, è nato a Maddaloni, in provincia di Caserta), ed è una proposta che Lettere Meridiane raccoglie con entusiasmo, girandola agli amici e ai lettori del blog, con la raccomandazione di aderire e di sostenerla. È possibile farlo compilando, con le proprie generalità, in modulo che trovate alla fine dell'articolo in cui De Tullio motiva le ragioni della sua bella iniziativa, un form da compilare. Leggete pertanto con attenzione l'articolo, in calce al quale è possibile trovare anche  un collegamento da cui scaricare la scheda bio-bibliografica compilata da De Tullio su Pasquale Di Cicco, nell'ambito della sezione del sito della Biblioteca Provinciale, La Meravigliosa Capitanata.
* * *
Il conferimento della Cittadinanza Onoraria è una attestazione di stima e di gratitudine che una Amministrazione comunale esprime nei confronti di quanti - generalmente non nativi del luogo o non residenti - si siano distinti per il loro particolare impegno civile, culturale, sociale, sportivo e religioso. Un tratto distintivo è l’aver instaurato rapporti con la città e con i suoi abitanti, aver dato lustro alla stessa, aver favorito la conoscenza del territorio e del suo patrimonio storico, artistico, culturale in Italia e nel mondo. 

sabato 21 febbraio 2015

Quando le donne scendevano in piazza

Marco Scarpiello è un protagonista di quella public history che quotidianamente si sedimenta sui gruppi di facebook che si occupanodel recupero e della pubblicazione di vecchie cartoline o fotografie dellla città. Tenace e appassionato collezionista di immagini, giornali ed altri oggetti antichi, Marco è  capace di restare una notte insonne pur di aggiudicarsi in un’asta on line il pezzo che gli interessa.
E, con grande senso civico e culturale, contribuisce a arricchire il patrimonio dei diversi siti che a Foggia stanno cercando di recuperare la memoria, attraverso  le immagini e che arricchiscono così le potenzialità e le suggestioni di una public history foggiana.
Quello di public history è un concetto nuovo ma relativamente semplice: è la storia recuperata o scritta da appassionati o testimoni che non sono storici di professione, ed è ovvio che la parte del leone all’interno di questa che secondo alcuni è una vera e propria nuova disciplina, sia svolta dalla rete e dalla fotografia.
A me pacciono soprattutto le foto vive, ovvero quelle che non si limitano a mostrare un luogo, un palazzo, una strada, ma fanno vedere gente. Come questa, bellissima, che Scarpiello ha pubblicato sulla bacheca di Foggia sparita, Foggia: ricordi del cuore e Foggia Mia, bei gruppi del social network che ogni giorno propongono immagini di questo tipo, o anche aneddoti ed altri interessanti documenti sul passato.
L’immagine mostra un gruppo di donne che negli anni Settanta (secondo Scarpiello la foto risale al 1975 o al 1976, ma se vi riconoscete o siete in grado di dire qualcosa di più, fatemelo sapere, commentando) sfilava in piazza Giordano per protestare contro la violenza sulle donne, fenomeno purtroppo anche allora molto virulento, e forse addirittura recrudescente visto che con la lotta del movimento femminista alla fine degli anni Sessanta, il gentil sesso stava compiendo rapidi e sostanziosi passi verso l’emancipazione. "La violenza sessuale non ferma la nostra lotta. Donne scendiamo tutte per le strade”, si legge nello striscione.
Dalla foto si coglie un corteo piuttosto consistente e nutrito, segno di una partecipazione che sta diventando oggi sempre più rarefatta.
In questo senso, l’immagine postata da Marco Scarpiello è la perfetta rappresentazione della Foggia sparita, di una Foggia che non c’è più. Gli anni Settanta sono stati scanditi da una straordinaria partecipazione politica e sociale. Qualche anno prima, nel 1969, il capoluogo dauno aveva ospitato quella che resterà una delle pagine più alte dell’impegno civile della comunità cittadina e provinciale: la cossiddetta marcia dei trentamila, che vide migliaia di persone raggiungere Foggia dai comuni del Subappennino Dauno, per chiedere che  l’energia prodotta dai giacimenti metaniferi appena scoperti sui Monti Dauni, venisse utilizzata in loco.
E poi gli anni Settanta, con la formidabile (e purtroppo del tutto dimenticata) esperienza dei consigli di quartiere, in cui si discuteva (e si decideva) di questioni scottanti come la gestione del progetto di risanamento di Borgo Croci. O la Scuola Popolare del Sacro Cuore.
Una partecipazione che non c’è più. Una Foggia che non c’è più. E forse anche per questo stiamo peggio.

Alluvione del Gargano: qualcosa si muove. Ma bisogna restare in guardia.

Qualcosa comincia finalmente a muoversi, per la bonifica e la ricostruzione delle aree del Gargano colpite dalla disastrosa alluvione del settembre scorso. L’ufficio tecnico del Comune di Rodi Garganico ha avviato la procedura per l’affidamento dei lavori per la rimozione dei detriti nelle aree che erano state utilizzate provvisoriamente per lo stoccaggio dei materiali portati a valle dai movimenti franosi. Aree di elevato interesse paesaggistico ed ambientale, che hanno urgenza di essere ripulite, prima che inizi la stagione turistica.
I lavori interesseranno i siti di Guardiola, San Menaio (piazzale stazione ferroviaria) e Matera (in prossimità degli impianti sportivi). La notizia dell’avvio della procedura di affidamento dei lavori è pubblicata in un approfondito post, sul sito blog.rodigarganico.info che segue puntualmente fin dai giorni della tragedia la complessa evoluzione delle attività di risanamento.
La questione era stata al centro di una lettera meridiana, su sollecitazione dell’amica e lettrice Silvana Silva, che adesso commenta: "Una buona notizia. Ringraziamo Lettere Meridiane che segnalò al tempo il problema e Maurizio Marrese che fece un articolo puntuale con foto dettagliate. Quando le persone si muovono le cose cambiano. Un piccolo successo. Speriamo facciano un buon lavoro di ripristino. Noi monitoriamo.”
Monitorare continua ad essere necessario, visto il lungo tempo trascorso senza che la macchina della  ricostruzione si sia ancora messa efficacemente in moto e visto che i finanziamenti, pur promessi, arrivano con il contagocce e comunque non copriranno l’intero fabbisogno.
La stagione turistica è ormai alle porte, e perdere altro tempo potrebbe significare, per il Gargano, che al danno si aggiunge la beffa.

Il lieto fine dell'incredibile storia di Giovanni, senzatetto foggiano di Como

Ricordate l’incredibile storia di Giovanni, foggiano senza tetto, amato da tutta Como, resa nota nel corso di una puntata de Le Iene, di qualche mese fa? Una bella storia di solidarietà, che avevo ripreso in una lettera meridiana che potete leggere qui. Una storia che adesso ha un lieto fine.
Giovanni è foggiano, e ha perso il lavoro da qualche anno. Ha sessant'anni e vive a Como. Non ha una fissa dimora, la notte dorme sotto i portici di piazza Duomo. Dovrà aspettare altri nove anni prima che gli venga erogata la pensione, e così tira avanti come può. Pensa che la colpa sia del Governo, ma non è arrabbiato: "In fondo sto bene così. La mia vita è beata; l'importante è che sto bene in salute.”
Privo di lavoro stabile e di mezzi di sostentamento, l'uomo si è impegnato una serie di piccoli lavori di pubblica utilità: dopo aver terminato la pulizia e la sostituzione dei sacchetti nei cestini portarifiuti del centro storico, eccolo che spazza per terra ai Mercati Generali, porta via cartoni o imballaggi dai negozi o esegue piccole commissioni.
Giovanni è si dedica a questi lavoretti con scrupolo e passione, mettendoci tanta cura e attenzione, che si è guadagnato l'affetto di tutto il quartiere, che lo ripaga come può: chi gli offre un piatto di pastasciutta, chi una camicia usata, chi qualche spicciolo.
Ma il bello è che il protegonista di questa storia d'altri tempi non ha mai preteso un euro: lavora prima di tutto per sentirsi utile e il quartiere gli riconosce questa sua utilità.
Si è guadagnato la stima di tutti, compresa quella di Matteo Viviani, il componente de Le Iene, che ha continuato a seguirlo, fino all'imprevisto e bell'epilogo, che si è verificata nei giorni dello scorso Natale.

venerdì 20 febbraio 2015

Stasera l'appuntamento conclusivo di Laboratorio Cinema

Appuntamento conclusivo, questo pomeriggio alle ore 18, per Laboratorio Cinema, il ciclo di incontri promosso dall'Auser di Foggia, dallo Spi Cgil di Foggia e dall'Università della Libera Età "Silvestro Fiore", in collaborazione con il Festival del  Cinema Indipendente di Foggia.
Nella serata conclusiva verranno presentati alcuni cortometraggi prodotti dal Cinefort, festival che si svolge in Campania, a San Giorgio La Molara, particolarmente significativi della dimensione del cinema come laboratorio su cui si è discusso durante la riuscita iniziativa dell'Auser.
Il ciclo di incontri è stato seguito da un pubblico crescente ed appassionato. Stasera avrà luogo anche la consegna degli attestati di frweunza e partecipazione. L'incontro si svolgerà presso il Salotto dell'Auser, in via della Repubblica 72.
Anche se non avete avuto modo di partecipare ai precedenti, non mancate. Sarà interessante.

domenica 15 febbraio 2015

San Lorenzo in Carmignano: la Sovrintendenza boccia il restauro

"I lavori effettuati a San Lorenzo in Carmignano dal comune di Foggia risultano non autorizzati,  incongrui, sotto il profilo tecnico, sotto l'aspetto culturale, storico-artistico, delle teorie del restauro... nonchè di estrema pericolosità per la staticità del bene..." Così la Soprintendenza ai Beni Culturali boccia il progetto di restauro di San Lorenzo in Carmignano, uno dei beni monumentali più rappresentatvi del capoluogo dauno, per il quale erano stati stanziati 750.000 euro.
La bocciatura comporta anche lo stop ai lavori, di cui è stato realizzato il primo lotto. La realizzazione del secondo è subordinata al rispetto delle (numerose) prescrizioni dettate dalla Soprintendenza stessa.
A scoprire il fatto è stato il consigliere comunale Vincenzo Rizzi, dopo un accesso agli atti relativi al progetto, e un sopralluogo effettuato dallo stesso Rizzi sul sito.
In un video realizzato da Francesco Paolo Gentile durante il sopralluogo, Rizzi denuncia lo stato di abbandono pressoché totale del bene documentando come ancora oggi la chiesa venga utilizzata come stalla, pur essendo stati disposti considerevoli investimenti per il recupero. Rizzi lamenta anche la mancanza di un piano di fruizione e di utilizzazione del bene, che avrebbe potuto essere parte di un museo diffuso, all'interno di un parco agricolo-archeologico.
Nulla di tutto questo, e poi l'amara sorpresa della bocciatura dei lavori di restauro da parte della Soprintendenza. A questo link, la galleria fotografica pubblicata da Rizzi su Facebook (dov'è anche possibile leggere la lettera della Soprintendenza al Comune di Foggia, inviata anche alla Procura della Repubblica) , più sotto il video.

Cinquant'anni fa la Partita: Foggia-Inter 3-2. Un film e un libro per ricordare.

"È stato l’urlo della gente. Me lo sento ancora addosso. Un urlo agghiacciante, spaventoso. E quelli dell’Inter si sono annichiliti, per venti minuti non hanno capito più niente." Così Ciccio Patino, il capitano del Foggia che per la prima volta disputava il campionato di serie A ricorda quella che nella storia del calcio foggiano resterò, per sempre, la Partita.
Cinquant'anni fa, il 31 gennaio 1965, i satanelli affrontarono allo Zaccheria di campioni del Mondo e d'Europa dell'Inter, sconfiggendoli per 3 a 2.
Domenico Carella ha raccolto racconti e testimonianze dei protagonisti in un bel video e in un libro (acquistabile on line alla pagina web www.ilcastelloedizioni.it). Il video è invece disponibile sul bel canale Youtube di Foggia Sport, dov'è possibile guardare anche il backstage del filmato.
C’è la testimonianza di Giorgio Maioli, centrocampista di classe cristallina, che propizia il gol del vantaggio per i rossoneri colpendo la traversa su punizione e favorendo il tapin vincente di Lazzotti.
Poi il gol del 2-0 di Vittorio Nocera, abilissimo in area di rigore nello smarcarsi con un colpo di tacco e a battere Sarti con un tiro rasoterra.
Il difensore Romano Micelli ricorda invece lo sguardo arrabbiato di Pugliese, il mago di Turi che sedeva allora sulla panchina del Foggia. Faceva finta di arrabbiarsi.
Il bel video di Carella raccoglie anche diverse citazioni di quanto scrissero i giornali dell’epoca. La più bella è forse questa, del grande giornalista Gino Palumbo, che sul Corriere della Sera dell’1 febbraio 1965 scrisse: "Fra un anno, fra due, fra tre a Foggia si parlerà ancora di questa partita e di questa vittoria. E lo sguardo di molti illuminerà di soddisfazione quanto ricordandone e raccontandone gli episodi potranno dire: Io c’ero."
Mai affermazione fu più profetica. Ecco il bel video di Domenico Carella. Guardatelo, anatelo, condividetelo, e leggete il libro che reca la prefazione di Nicola Berardino.





sabato 14 febbraio 2015

Per San Valentino, Google mette on line i capolavori dell'arte che parla d'amore

Per il giorno di San Valentino, festa degli innamorati,  il Google Cultural Institute ha raccolto decine di capolavori sul tema dell’amore e del romanticismo in una collezione eccezionale, che propone un viaggio virtuale tra paesi, culture e tempi e attraverso le molteplici manifestazioni dell’amore. Da Banksy a Van Gogh a Tsukioka Yoshitoshia, l'iniziativa di Google offre la possibilità di ammirare una stupefacente collezione di opere d’arte.
Perl'occasione, è stato digitalizzato ad altissima risoluzione uno dei baci più famosi della storia dell’arte: Il Bacio di Gustav Klimt. Le due figure, raffigurate su un prato cosparso di fiori, sono dolcemente ascendenti dall’abisso e protette da un’aura dorata. È possibile ingrandire l’immagine dell’opera fino a intravederne le pennellate e scoprire i delicati strati a foglia dorata e i dettagli del prato. È anche possibile scaricare e condividere le diverse immagini.
Per chi preferisce stili diversi, ecco il Ballo in Campagna di Renoir, i baci di Anh Chang Hong, Edvard Munch e Giovanni Giuliani.
Un'altra mostra offre invece la possibilità di scoprire come nasce l’uso di inviare lettere scritte a mano o telegrammi per San Valentino.
Navigate e godetevi questo splendido viaggio nell'arte che parla al cuore.

RFI beffa Foggia: da giugno entra in funzione il bypass

È un intero territorio sconfitto, oltraggiato quello che deve sopportare l'ennesima beffa, per altro ampiamente annunciata: l'alta capacità ferroviaria Napoli-Bari non passerà per Foggia. Il by pass tanto temuto e paventato è ormai un dato di fatto. Va dato merito al sindaco di Manfredonia, Angelo Riccardi, di aver scoperto il vaso di Pandora, svelando una brutta vicenda che si è consumata sotto gli occhi di tutti e che si è risolta alla fine in un possibile grave danno per il territorio, proprio a causa della scarsa trasparenza mantenuta da Rete Ferroviaria Italiana.
Dal prossimo mese di giugno entrerà in funzione la variante ferroviaria di Cervaro che consentirebbe di instradare i treni provenienti da Bari, direttamente in direzione Napoli.
"L’entrata in funzione di tale raccordo - ha fatto sapere Riccardi - causerà il fatto che due treni Freccia Argento su sei, da e per Roma, non faranno più fermate alla stazione di Foggia. Appare evidente che i vantaggi dell’Alta Capacità, con i relativi ridotti tempi di percorrenza, andranno a totale beneficio dei territori tarantino, barese, salentino, peraltro già dotati di collegamenti aerei per il funzionamento dei rispettivi scali, mentre la Capitanata dovrebbe subire, secondo gli estensori del Piano regionale trasporti, l’ennesima penalizzazione."

Michele Casalucci: Amare Foggia significa riscoprirla come Bene Comune

La ripresa di Foggia passa per l'affermazione - e la riconquista - della città come Bene Comune. Un'idea suggestiva, che viene formulata molto spesso in termini astratti, ma che Michele Casalucci - intervenendo nel dibattito apertosi su Lettere Meridiane a proposito di amare Foggia - sviluppa con un'approfondita riflessione, ricca di riferimenti concreti.
Casalucci dedica all'argomento due approfonditi post sul suo bel blog Circuiti della Memoria.
Parlare di Bene Comune - scrive - significa sapersi riappropriare di saperi, di conoscenze che ci sono state scippate dalla logica della globalizzazione imperante, da un disegno economico che uccide attività produttive reali, concretamente presenti, operanti, produttrici di reddito, per sacrificarle alla logica della “ottimizzazione” della remunerazione del capitale, che altro non è che la resa alle perverse e distruttrici logiche del capitalismo finanziario che tanti danni procura alle persone, alle comunità, all’economia e alla società.
Il merito dell'articolata riflessione di Casalucci sta nell'affiancare con intelligenza alle considerazioni teoriche concreti riferimenti allo stato dell'arte della città, per esempio a proposito di due argomenti nevralgici, quali l'aeroporto Gino Lisa e la costruzione di una nuova stazione a Cercaro (come conseguenza del possibile by pass della  stazione ferroviaria attuale nel progetto di alta capacità ferroviaria Napoli-Bari). Secondo l'autore, sarebbe necessaria una riflessione più approfondita, che tenesse conto degli interessi generali della città. È meglio battersi - si chiede Casalucci - per ottenere un volo Foggia-Milano o piuttosto non chiedere la realizzazione di un efficiente servizio navetta ferroviario con Bari Palese? E, per quanto riguarda la stazione di Cervaro, non sarebbe il caso di tener presente anche la ricaduta che comporterebbe sull'economia e sulla logistica cittadina, la realizzazione di una seconda stazione?

Stele antromorfe trasferite a Manfredonia: Troia solidarizza con Bovino

Fausto Aquilino
Una bella e condivisibile manifestazione di solidarietà, ma anche di impegno culturale a favore dei Monti Dauni, quella espressa dall’assessore alla cultura della città di Troia, Fausto Aquilino, che in una lettera inviata alla Soprintendenza alle Antichità di Taranto, al rettore emerito dell’Università di Foggia, Giuliano Volpe (nella sua qualità di presidente del Consiglio Superiore per i Beni Culturali, al  Sindaco di Bovino, al Presidente della Provincia di Foggia, all'Assessore Regionale alla Cultura e al Presidente di Promo Daunia (Billa Consiglio, tra le prime a scendere in campo in difesa dei Monti Dauni) “pur comprendendone le ragioni burocratico-amministrative dovute alla qualificazione del Museo di Manfredonia sostiene e solidarizza con l’Amministrazione della Città di Bovino.”
Com’è facile intuire, la presa di posizione di Aquilino si riferisce alla decisione della Soprintendenza di trasferire le stele antropomorfe custodite nel museo civico di Bovino al Museo Archeologico Nazionale della città sipontina.
Secondo Aquilino, “non è accettabile che reperti importanti che testimoniano la civiltà dei Monti Dauni vengano in qualche modo estrapolati dal contesto del territorio e dalle popolazioni che le hanno prodotte per arricchire la sezione espositiva di un’altra collezione in mostra in una località piuttosto lontana. Si spendono fiumi di parole e di inchiostro per affermare che tra i compiti esclusivi delle amministrazioni locali vi è la valorizzazione del territorio per poi verificare che nelle vie di fatto prevalgono criteri diversi.”

Perché si dice Fuggi da Foggia / 3


Ecco la terza, ed ultima parte, del bel saggio di Antonio Ventura, "Fuggi da Foggia! La città vista dagli altri, nel Settecento e nell'Ottocento", pubblicato nel 1987 dalla rivista della Bibloteca Provinciale di Foggia, La Capitanata. Anche la parte conclusiva della ricca antologia messa assieme dallo scrittore foggiano, che è stato per anni reponsabile della sezione Fondi Speciali della Biblioteca, offre l'immagina di una Foggia estremamente povera, con indici di mortalità più che allarmanti, in cui predomina l'illegalità e ognuno è costretto ad arrangiarsi per poter tirare avanti.
Vale la pena osservare che i brani collazionati da Ventura coprono l'arco di due secoli, dal Settecento all'Ottocento, e che il racconto dei diversi viaggiatori offre sempre lo stesso quadro desolante, efficccemente compendiato da un altro proverbio foggiano citato da Ventura (e che, onestamente, non conoscevo): "Chi ara diritto, muore disperato".
C'è molto da riflettere sull'assenza diqualsivoglia forma di intervento pubblico rivolto ad alleviare il triste destino di una popolazione condannata alla miseria, nonché - ancora una volta - sul ruolo drammatico che ebbe la seconda guerra mondiale nel tarpare le ali a quello che è rimasto con ogni probabilità il più efficace tentativo di intervento dello Stato, con la Bonifica del Tavoliere e il progetto della Grande Foggia, durante gli anni del regime fascista, che però trascinò il Paese nel conflitto, che vide Foggia tra le città italiane più duramente colpite.
Ventura conclude il suo illuminante saggio con considerazioni amare, con un interrogativo che dovremmo porci tutti quanti: se tanto nera si presentava la condizione foggiana di ieri, com'è quella di oggi? Insomma, l'antico detto "Fuggi da Foggia" può considerarsi tramontato, oppure ancora valido?
Trovate qui sotto i collegamenti alle prime parti del saggio
Perché si dice Fuggia da Foggia / 1
Perché si dice Fuggia da Foggia / 2
Cliccando qui, potete invece scaricare dal sito della Biblioteca Provinciale, il testo integrale, in pdf, del saggio.
Buona lettura. Commentate e condividete.
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Alla pari dell'alimentazione erano sommari anche gli abiti dei Foggiani: niente, quindi, dei poco probabili costumi, eleganti e colorati, tramandati dalle raffinate stampe settecentesche ed ottocentesche, ma, come si legge nella "Statistica" murattiana e in quella dello Scelsi, d'estate, una camicia ed un calzone, per gli uomini; un indumento di ruscetta ed una gonna, per le donne; ai piedi degli uni e delle altre, poi, una rozza suola di cuoio fermata da ruvidi legacci. Qualche rara signora della piccola borghesia locale ostentava pure, annotava il Malpica, qualche modello dei sarti francesi Giroux e Cardon, acquistato a Napoli, ma il tedesco Gustav Meyer preferiva, nonostante il povero e sommario abbigliamento, o forse proprio per quello, di gran lunga le avvenenti popolane, perché, scriveva nelle sue Escursioni in Puglia: "sono ben fatte, sono chiare di viso e portano i capelli a trecce, fissati dietro la nuca, come si possono ammirare nei busti antichi di donne greche". D'inverno, però, ogni bellezza svaniva sotto scialli e mantelli di grossolana fattura; uomini e donne si somigliavano un po' tutti nell'abbigliamento, con stupore della Juliette Figuier che commentava: "gli indigeni rimangono sempre col corpo magistralmente avvolto in un mantello di panno e con la testa coperta.

venerdì 13 febbraio 2015

Stasera quarto appuntamento con Laboratorio Cinema

Quarto incontro di Laboratorio Cinema, promosso dall'Auser di Foggia, in collaborazione con lo  Spi Cgil.
L'appuntamento è per questo pomeriggio (venerdì 13 febbraio) alle ore 18, nel saloncino dell'Auser, via della Repubblica 72, Foggia.
Si parlerà di documentario e di fotografia, con la proiezione de  I colori del tempo di Geppe Inserra (fotografia e montaggio di Antonio Di Bitonto) e il docufilm Parola Chiave: extracomunitari di Antonio Di Bitonto, vincitore del Premio L'Anello debole nell'ambito del Festival di Capodarco di Fermo.
Ospite della serata Antonio Di Bitonto che verrà presentato e intervistato da Geppe Inserra. Ai partecipanti a Laboratorio Cinema viene rilasciato un attesta di frequenza e di partecipazione, che verrà consegnato nell'ultimo incontro, che si terrà venerdì 20 febbraio.

giovedì 12 febbraio 2015

Perché si dice Fuggi da Foggia / 2

Non mi aspettavo che ricevesse tanta attenzione dagli amici e lettori del blog, la lettera meridiana di ieri, prima parte del bel saggio di Antonio Ventura che racconta le impressioni dei viaggiatori che giunsero a Foggia (e ne scrissero), tra il Settecento e l'Ottocento. Un interesse assolutamente meritato dall'eccellente lavoro di Ventura - pubblicato nel 1987 dalla rivista della Bibloteca Provinciale di Foggia, La Capitanata - e citato in diversi saggi sul capoluogo dauno, perché per la prima volta metteva ssieme in modo organico e sistematico le impressioni e i racconti di questi reporter ante litteram. Le numerosissime lettura e condivisoni testimonano anche un ritrovato e confortante interesse dell'opinione pubblica cittadina e provinciale sulla storia, il passato, l'identità.
Il saggio offre anche un'interessante chiave di lettura circa la genesi di quel proverbio pugliese - Fuggia da Foggia - che è un brutto marchio per la città. Ecco la seconda parte del saggio del raffinato scrittore foggiano, che nel corso della sua feconda attività pubblicistica ha avuto il merito di promuovere la conoscenza della storia locale, spiegandola e divulgandola in modo assai accattivante. Domani la terza ed ultima parte. A pubblicazione completata, dedicherà una lettera meridiana ai moltissimi commenti. Buona lettura, dunque.
* * *
Eppure, in questa realtà tanto poco confortevole e quasi ostile, il commercio fioriva e prosperava; annotava un cronista settecentesco locale, Gerolamo Calvanese: "Foggia cresce di giorno in giorno di abitatori forestieri", numerosi erano, infatti, coloro che, proprio nel corso del XVIII secolo, raggiungevano la città attratti dalle sue libertà mercantili. La qualifica professionale di questi immigrati, provenienti da numerosi centri del Napoletano, dell'Abruzzo, del Barese, risulta ben precisata nel catasto onciario di metà '700 con un dato che deve fare riflettere: pochissimi i braccianti, molti, invece, i mercanti. "Foggia è una gran piazza di commercio", scriveva, quindi, il Galanti, prendendo atto di questa crescita economica legata all'importanza del mercato agrario locale, basato, esclusivamente, sul commercio agricolo-zootecnico: la fiera, con la vendita di bestiame selezionato e di lana, costituiva un punto di riferimento obbligato per l'intero Regno, mentre, accanto ad essa, i grandi quantitativi di cereali conservati nelle innumerevoli fosse granarie alimentavano un fiorente traffico.

mercoledì 11 febbraio 2015

Perché si dice Fuggi da Foggia

Fuggi da Foggia è un marchio d'infamia, più che un proverbio che bolla in maniera impietosa il capoluogo dauno. Ma a che si deve questo modo di dire, tutt'altro che positivo, per la città e per i suoi abitanti, visto che taluno aggiunge al Fuggia da Foggia, rincarando la dose non per Foggia, ma per i foggiani.
La risposta all'interrogativo si trova in un bel saggio pubblicato nel 1987 dalla rivista della Bibloteca Provinciale di Foggia, La Capitanata, a firma di Antonio Ventura, saggista e cultore di storia locale che, prima di godersi la meritata pensione, ha diretto per molti anni con competenza e passione la sezione dei fondi speciali della Biblioteca, che custodisce appunto i materiali storici e documentari d'interesse provinciale.
Il saggio è intitolato "Fuggi da Foggia! La città vista dagli altri, nel Settecento e nell'Ottocento". L'ottimo Ventura avanza una ipotesi circa l'origine del modo di dire: a coniarlo potrebbe essere stato proprio uno dei molti viaggiatori che tra il '700 e l' '800 visitarono la città, quasi sempre offrendone un racconto assai poco edificante.
In particolare, si tratterebbe di Francesco Longano, un religioso originario del Molise teologo, filosofo ed economista, vissuto nel Settecento, che si segnalò per le sue idee illuministe, ed ebbe diversi problemi con le autorità religiose dell'epoca.
Come si legge nella quarta di copertina del volume Viaggi per lo Regno di Napoli (che continene anche il Viaggio per la Capitanata cui fa riferimento Ventura) Francesco Longano, allievo di Genovesi, apre, nelle sue opere, una riflessione importante sulla condizione umana. Nei Viaggi per lo Contado di Molise e per la Capitanata, compiuti tra il 1786 e il 1790, da acuto osservatore politico, segnala lo stato di abbandono, miseria, sottosviluppo in cui versa il Mezzogiorno e le ragioni che lo hanno determinato. Longano, allora, si sforza di fornire al sovrano una serie di saperi utili a pianificare la sua azione di governo, mostrandosi assolutamente convinto che la pratica riformatrice sia inadeguata e inefficace a realizzare ogni possibile trasformazione della complessa realtà meridionale. 
Il saggio di Ventura rilegge criticamente quanto hanno scritto di Foggia i numerosi reporter che vi viaggiarono nel corso di due secoli. E si tratta di una lettura utilissima anche per quanti vivono oggi nel capoluogo della Capitanata e non sanno se restare o andar via.
Lettere Meridiane propone il saggio a puntate.
* * *
"Fuggi da Foggia!", così suona un beffardo gioco di parole a tutti noto, che, divenuto proverbiale nel 1700, si è mantenuto intatto sino ad oggi nell'uso popolare pugliese e meridionale con tutta la sua aggressiva carica di ingiuria irriverente.

martedì 10 febbraio 2015

Bovino dice no al trasferimento delle stele antropomorfe

Un "no" secco, però motivato, quello che la società civile di Bovino oppone alla decisione della Soprintendenza alle antichità, che intende trasferire al Museo Nazionale Archeologico di Manfredonia le preziose stele antropomorfe custodite nel Museo Civico della cittadina dei Monti Dauni.
La lettera che in tal senso ha inviato alla Sovrintendenza l'Archeoclub di Bovino è un capolavoro di passione civile e di sensibilità culturale che vale, da sola, a ribadire la validità della tesi che si è andata affermando negli ultimi anni: i reperti archeologici vanno custoditi e fruiti nel luogo in cui si sono formati.
"Il Museo civico di Bovino - scrive l'Archeoclub nella sua lettera aperta - è una piccola creatura di tutti, costituito com’è da ritrovamenti per lo più occasionali di archeologi dilettanti innamorati della loro terra, di contadini educati col tempo a non buttare i cocci trovati fra semina e aratura, di bambini, perfino, abituati a giocare nella terra. Quell’aggettivo, “civico”, ci è particolarmente caro, e significa davvero “della città” , come disse stupendamente Marina Mazzei nel giorno della inaugurazione del museo nella sua veste più moderna. Esso, insomma, non è il frutto di una serie di campagne di scavo sistematiche volute dalla Soprintendenza, dallo Stato, o da una Università, come pure sarebbe stato bello e come più recentemente si è iniziato a fare: ma piuttosto di una curiosità collettiva, di un orgoglio, di una attenzione generali che col tempo hanno dato vita a un luogo oggi molto visitato e apprezzato. Non è infatti un caso se il museo è curato da un gruppo di volontari e volontarie dell'Archeoclub che collabora con il Comune, a testimonianza di questo aspetto, il civismo, che lo ha contraddistinto fin dall’origine. Anche questo è un dato della comunità da preservare e da valorizzare: l’impegno di un’intera popolazione verso quelle che considera le testimonianze della sua storia, fuori da ogni campanilismo, ma con l’intento anzi di offrirle ai visitatori e di ricordarle agli studiosi in tutti i modi possibili. La famiglia Gesualdi, che a suo tempo consegnò responsabilmente al Museo di Bovino le stele, e tante altre persone che hanno fatto la stessa cosa, erano mosse dall’intento di onorare il loro paese, sul cui territorio avevano ritrovato oggetti, mosaici, iscrizioni. Sradicando questi oggetti si perderebbe un tessuto di relazioni, di appartenenze, di fiducia; si svaluterebbe il difficile percorso di incivilimento che questi oggetti hanno saputo sollecitare ben oltre il tempo della loro realizzazione originaria, e lo si farebbe a vantaggio di un'accumulazione meramente quantitativa altrove. "

lunedì 9 febbraio 2015

Gabriele Mazzone, la politica come missione e come possibilità

Gabriele Mazzone è stato un uomo buono ed onesto. La sua vita, dedicata alla famiglia, alla politica, al lavoro, è stata costantemente intessuta di rettitudine e probità, come si addice ad un galantuomo di altri tempi.
Con la sua morte, la scena politica provinciale ha perso non soltanto un protagonista, ma un pezzo di memoria e di identità. Si è impoverita, perché con la scomparsa di Mazzone si va ulteriormente rarefacendo, o forse scompare del tutto, una idea alta della politica intesa come possibilità, esercitata attraverso la mediazione. Una idea che il buon Gabriele ha personalmente testimoniato per più di mezzo secolo.
È stato sempre un democristiano, ma la distanza tra le nostre idee politiche non ci ha mai impedito di avere rapporti fraterni di amicizia, e di profonda e reciproca stima. Ho avuto il piacere e l’onore di collaborare con lui quando è stato assessore provinciale alle risorse umane con l'amministrazione guidata da Antonio Pepe: è stato un rapporto che mi ha arricchito, e di cui gli sono grato.
Nonostante la difficoltà della congiuntura - cominciava la stagione dei tagli sempre più sostanziosi ai bilanci degli enti locali - non l’ho mai visto alzare le braccia davanti a un problema, oppure dire “non si può fare”.
Al contrario, la politica era per lui proprio il poter fare, la ricerca delle soluzioni possibili ai problemi quotidiani, che perseguiva cercando prima di tutto di smussare i contrasti, di attenuare i conflitti. Lo faceva sempre col sorriso, senza mai perdere la calma, testimonianza vivente che la moderazione è una virtù, e non una ideologia politica.

Un sottufficiale italoamericano fondatore degli scout a Foggia

Per Foggia la seconda guerra mondiale non rappresentò soltanto una stagione di dolore e di sofferenza. All'impari scontro con le fortezze volanti che nell'estate del 1943 rasero al suolo la città e provocarono migliaia di vittime innocenti nella cittadinanza, fece seguito l'incontro con le culture e le civiltà degli occupatori americani.
È il terribile paradosso di tutte le guerre: lo scontro genera morte e distruzione, ma dopo la violenza,  l'incontro tra uomini diversi a volte riesce a far germogliare fermenti nuovi. È quanto accade, anche a Foggia.
Tommaso Palermo ha mirabilmente riscoperto e raccontato la storia di Louis Salvatore Libutti, sottufficiale italo americano che fu di stanza all'aeroporto Tortorella, uno dei tanti campi d'aviazione che punteggiavano il Tavoliere durante la guerra, a una decina di chilometri dal capoluogo.
La vicenda di Libutti è raccontata in un bel cortometraggio, che Palermo ha realizzato per il Museo virtuale dei bombardamenti e dell'occupazione alleata di Foggia, allestito su You Tube dal Comitato per il monumento alle vittime dei bombardamenti.
Cattolico praticante, Libutti animò numerose iniziative presso l'Opera San Michele, che fortunatamente non era stata danneggiata dai bombardamenti, e che svolse un ruolo importante nella ricostruzione morale della città. Ho recensito il documentario di Palermo in una lettera meridiana (per leggerla, cliccate qui).

sabato 7 febbraio 2015

Lucera crocevia del mondo | Le foto della cittadina sveva dal libro di Caggese


Così come promesso, ecco le foto del capitolo di Foggia e la Capitanata che Romolo Caggese, illustre scrittore e storico originario di Ascoli Satriano, dedica a Lucera. Le trovate cliccando su questo collegamento, in un album della pagina facebook di Lettere Meridiane.
Colgo l'occasione per ricordare agli utenti del più importante social network, che la maniera migliore per restare sempre aggiornati sui contenuti del blog è quella di iscriversi alla pagina, cliccando su Mi piace.
Qui invece trovate la lettera meridiana  in cui ho pubblicato le pagine di Caggese sulla cittadina sveva.
Buona visione e buona lettura.

venerdì 6 febbraio 2015

Il Ministero toglie le stele antropomorfe a Bovino, ed è polemica

Non è una bella storia, quelle delle stele antropomorfe che la Sovrintendeza alle antichità di Taranto intende spostare da Bovino a Manfredonia. Se da un lato il Museo archeologico sipontino è il più rappresentativo della civiltà dei Dauni e dei loro monumenti più straordinari, che sono appunto le Stele, dall'altro la scelta della Sovrintendenza contraddice una filosofia che si è andata affermando (per fortuna) negli ultimi decenni, che vuole che i reperti vadano esposti, fruiti e custoditi nel posto in cui si sono formati.
Quello di Bovino è tra l'altro uno dei pezzi forti del sistema museale della provincia di Foggia, e dista pochi chilometri da un'altra eccellenza acheologica, il polo museale di Ascoli Satriano, che ospita i grifoni policromi. Il trasferimento dei quattro pezzi a Manfredonia depauperebbe un intero territorio, proprio in un momento in cui proprio il Ministero dei Beni Culturali scommette sulla eccellenza dei Monti Dauni e sulla sua valorizzazione turistica, anche come antidoto alla grave crisi demografica che angoscia questo lembro della Puglia, tanto bello e ricco di cultura, quanto povero dal punto di vista produttivo.

Sepalone a Laboratorio Cinema

Riprende oggi )ore 18.00), nel salottino dell'Auser in via della Repubblica 72, il ciclo di incontri Laboratorio Cinema, organizzato dalla stessa Auser in collaborazione con lo Spo Cgil.
Verrà proiettato il pluripremiato cortometraggio La luna è sveglia (qui la recensione, per chi volesse leggerla) di Lorenzo Sepalone, che parlerà del lavoro del regista e mostrerà come è riuscito a fondere diversi linguaggi (oltre quello delle immagini tipico del cinema, ne La luna è sveglia è centrale quello della canzone) in un'opera che è stata molto apprezzata dal pubblico e della critica.
Il film, interamente girato a Foggia, è prodotto dalla casa di produzione Movimento ArteLuna con il sostegno dell’Apulia Film Commission.
Al progetto hanno preso parte noti professionisti del panorama cinematografico europeo.
La Luna è sveglia ha partecipato a prestigiosi festival ottenendo numerosi riconoscimenti
Da qualche giorno, Sepalone ha iniziato la lavorazione del suo nuovo film, Ieri e Domani.
Il cinema di Sepalone è caratterizzato da uno stile personale e da una poetica intimista e simbolica in grado di suscitare nello spettatore riflessioni profonde ed interpretazioni libere.
Ai partecipanti a Laboratorio Cinema verrà rilasciato, al termine del ciclo di incintri, un attestato difrequenza e partecipazione. Non mancate, e passate parola.

mercoledì 4 febbraio 2015

Lucera? Meno triste e silenziosa di Troia

Il Castello di Lucera come paradigma di quel che la Capitanata avrebbe potuto essere, se il sogno europeo degli Svevi non fosse stato troncato dalla Storia. Ma anche come simbolo di uno dei più moderni esperimenti  di integrazione tra l'Occidente e l'Islam. Il tutto, sotto la luce sfavillante di Federico II.
È forse azzardata, ma certamente suggestiva, la chiave di lettura utilizzata per raccontare Lucera da Romolo Caggese, storico prestato al giornalismo in Foggia e la Capitanata, che Lettere Meridiane sta leggendo assieme ad amici e lettori.
Le pagine che Caggese dedica alla Lucera sveva sono di rara potenza espressiva, ma anche di toccante attualità. Così come le considerazioni, talvolta pesantemente sarcastiche, che il grande scrittore originario di Ascoli Satriano dedica alla Lucera contemporanea, che vive attorno al suo Tribunale. Però Caggese restituisce a Lucera il suo rango di capitale morale della provincia di Foggia.
C'è abbastanza materiale per rivivere il fascino e la magia della Capitanata fridericiana: uno dei più grand sogni dell'imperatore svevo. Buona lettura. Domani tutte le foto del capitolo lucerino del libro di Caggese.
* * *
Lucera è meno triste e meno silenziosa di Troia, ed è in tutta la Capitanata la città che ha più delle altre conservato il ricordo della sua storia. Le strade lunghe e strette, serpeggianti fra due file di case abbastanza alte e armoniche, riannodandosi tutte intorno ad un punto centrale ; le due porte delle sue antiche mura, dove oggi come in moltissime città medioevali toscane e umbre, è innalzata la barriera daziaria ; i frammenti delle sue mura e delle sue torri incoronanti mestamente la città che riposa su una dolce collina tutta verde di pampini e lieta d'alberi fruttiferi; il profilo delle sue chiese gotiche che spicca bruno e severo nel più bell'azzurro di cielo sereno, danno quasi la impressione e la illusione di trovarsi in una delle tante piccole storiche città toscane, dalie quali per vicenda di uomini e di cose il medioevo non si è potuto mai cancellare dalle pietre delle strade, dalle case, dalle mura, dalla coscienza stessa del popolo. Anche là, pur troppo!, il poco o nessun senso storico di tutte le classi sociali si è affaticato a imbiancare le vecchie case, a spolverare quasi della vecchia gloriosa polvere del passato l'anima e l'aspetto della città ; ma la disposizione topografica è rimasta presso a poco qual'era, e le chiese hanno serbato finora intatto il loro carattere medievale. Sant'Antonio Abate, S. Domenico, S. Francesco e il Duomo, specialmente il Duomo, sono veramente insigni opere d'arte che incatenano lungamente la nostra attenzione. La facciata della Cattedrale — una cuspide ad angolo ottuso, con un finestrone rotondo e tre porte gotiche di pietra calcarea —, il campanile terminato in cima da un ottagono, le tre navate semplici, solenni, altere, e l'altar maggiore solitario in fondo alla navata centrale sostenuto da sei colonnine poliedriche terminate da capitelli leggiadrissimi. sotto la scarsa luce piovente dall'alto; e la semplicità così armonica di S. Francesco, che fu già tempio dei Cavalieri Teutonici, incoraggiano il pensiero a riandare il passato. Ma non una iscrizione, non una statua, non un motto in tutto il magnifico tempio che ci parli all'anima, direttamente, la parola breve della grande istoria ! Soltanto nel battistero, una piccola statua di marmo con breve iscrizione rammenta il fondatore della chiesa, Carlo II d'Angiò ; ha le mani incrociate sul petto e poggia i piedi su due cani che sembrano piegati e stanchi sotto il suo peso. Più nulla!

AnnaSarah Tancredi reinterpreta Modugno. Ed è una cosa grande.

Buon sangue non mente. Ricordate Michele Tancredi, il musicista cantautore originario del Gargano che vive in Germania? Ve ne ho parlato in una lettera meridiana dedicata alla sua bella canzone Paese Mio del Sud, in cui l'artista canta in modo struggente l'anima del Gargano.
A farsi onore adesso è sua figlia, AnnaSarah Tancredi, che ha realizzato e pubblicato su You Tube Di Solo Una Vez, una originale e riuscitissima versione in spagnolo dell'indimenticabible canzone di Domenico Modugno, Tu sì na cosa grande.
L'interpretazione è suggestiva e accattivante, a ritmo di tango, anzi più precisamente di bachatango. La voce di AnnaSarah è suadente, calda, potente e rende il giusto merito ad un brano monumentale com'è quello di Modugno. Belli e riusciti sia il video che le coreografie che lo accompagnano: doveva essere inizialmente soltanto una demo, ma AnnaSarah ce l'ha messa tutta, confezionando un prodotto di notevole qualità, di ottimo spessore creativo e di indiscutibile professionalità.
I molti fan garganici di Michele Tancredi saranno contenti nel sapere che la sua famiglia si sta facendo strada in Germania, sulle ali della musica del Sud.
Ecco il video. Guardatelo, amatelo, condividetelo.

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