giovedì 30 aprile 2015

Foggia, chi parte, chi resta.

L'emigrazione intellettuale colpisce le aree più deboli. Foggia, purtroppo, non fa eccezione. La città e la provincia hanno perduto via via intelligenze importanti, che hanno reso ancora più complicato decidere di stare a Foggia.
Partendo dai casi e dalle storie di tre noti intellettuali e autori foggiani, Lettere Meridiane ha ospitato qualche mese fa una lunga e ricca discussione sull'argomento, vivacizzata anche da diversi racconti e testimonianze personali: di chi se n'è andato, di chi ha scelto invece di restare ed anche di chi è tornato.
I diversi interventi sono stati adesso raggruppati in una pagina specifica, intitolata Chi parte e chi resta, che racconta una insolita storia collettiva cittadina. Sono pubblicate, in ordine cronologico, le riflessioni di Antonio Vigilante, Gianni Pellegrini, Salvatore Speranza, Antonio Fortarezza, Mara Cinquepalmi, Gianni Ruggiero, Daniela Marcone, Franco Salcuni e Gino Longo.
 Per accedere alla pagina e alle lettere meridiane che vi sono raggruppate, cliccare qui.
La foto che illustra il post è di Michele Sepalone.

mercoledì 29 aprile 2015

L'antifascismo in Capitanata fu soprattutto femminile

Giovanna Paolino
La riscoperta della dimensione femminile dell'antifascismo in Capitanata promossa da Auser, Spi Cgil e Coordinamento Donne Spi Cgil con la riuscita iniziativa di qualche giorno fa sta suscitando un vivo interesse tra gli amici e i lettori di Lettere Meridiane. Per gentile concessione dell'autrice, Tina Pizzolo, responsabile del Coordinamento Donne dello Spi Cgil, pubblichiamo questo interessante articolo sull'argomento.
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Il contributo dato dalle donne di Capitanata all’antifascismo fu importante. Purtroppo gli eventi che videro protagoniste le nostre donne sono ancora oggi poco conosciuti.
Basta un dato: si devono al coraggio e alla sensibilità delle donne i pochi episodi di protesta popolare contro il regime fascista che si sono registrati durante il ventennio in provincia di Foggia.
Si deve agli studi e alle ricerche di Vito Antonio Leuzzi se è stata sottratta all’oblio la rivolta delle donne di Monteleone di Puglia che il 23 agosto 1942  scesero in piazza per protestare contro la protervia del comandante della stazione dei carabinieri che aveva fatto sequestrare alcune pignatte di granturco che stavano per essere macinate.
Le donne occuparono la farmacia di proprietà del podestà del paese  chiedendo l’autorizzazione a macinare oltre i limiti consentiti, che avevano affamato le loro famiglie. Al diniego del podestà le donne si diressero verso la caserma dei Carabinieri, coinvolgendo anche ragazzi ed anziani e i carabinieri spararono sulla folla.
La  protesta fu così rumorosa e dura che per sedare gli animi fu costretto a intervenire nel piccolo comune dei Monti Dauni il Prefetto in persona.

martedì 28 aprile 2015

De Tullio: quando si parla dell'altro... due pesi e due misure

di Maurizio De Tullio

Qualche settimana fa, su ‘Lettere Meridiane’, facevo presente il vergognoso atteggiamento dei media italiani (e foggiani, soprattutto) nel segnalare il differente trattamento mediatico rispetto a due notizie di cronaca, due terribili notizie di cronaca, che avevano grandissime affinità. Solo con grave e colpevole ritardo alcuni TG nazionali (penso al TG1, TG3 e al TG de la 7) hanno fatto marcia indietro ponendo in evidenza la similitudine dei due casi – quello del povero Davide, ucciso da un ubriaco marocchino fuori da un bar a Terni e subito enfatizzato a livello nazionale dalla stampa e dalla politica populista, e quello del marocchino Moustafa, picchiato quasi a morte da un sanseverese fuori da un bar locale e, per alcuni giorni, ignorato dalla stessa “classe” giornalistica e politica – ma senza soffermarsi sulla caduta di sensibilità (e di professionalità) delle due categorie, quelle dei giornalisti e dei politici.
Oggi sono costretto ad occuparmi non di quei due tragici fatti di cronaca, ma di altri due, anche stavolta aventi per oggetto cittadini extracomunitari, e rispetto ai quali la stampa, di nuovo, rispolvera il classico ‘due pesi e due misure’.
Il primo caso è accaduto la settimana scorsa a Foggia, su via Galiani, la strada laterale la Villa Comunale dove ogni sera s’affollano moltissimi extracomunitari ospiti del C.A.R.A. (è il Centro Richiedenti Asilo) di Borgo Mezzanone, e diversi cittadini foggiani che in quella borgata vivono da tempo. Nel salire a bordo di un autobus dell’ATAF che li doveva condurre sul posto, una giovane foggiana avrebbe involontariamente dato uno spintone a un cittadino straniero, un 37enne profugo afghano, che, nella concitazione ha reagito violentemente tirando fuori anche una specie di mini mannaia (con lama lunga 7 centimetri) con la quale ha colpito e ferito la donna, prima di essere bloccato da altri cittadini (italiani e stranieri) e dalla Polizia, che l’ha arrestato.

lunedì 27 aprile 2015

Sbano: "Senza le vittime di Foggia la libertà non si sarebbe conquistata"

L'amico Alfredo Signorile deposita sul mio profilo facebook  le seguenti interessanti considerazioni sul luogo comune dello scarso contributo meridionale alla Liberazione: "Alla grave affermazione di Salvini sull'assenza di partigiani nell'Italia meridionale, ha risposto degnamente Geppe Inserra sulla presenza dei nostri conterranei e soprattutto delle nostre donne del Gargano e del sub-appennino che hanno contribuito fattivamente alla resistenza. Ciò che più mi meraviglia è che, nonostante tutto, a Foggia siano sorte alcune sezioni politiche Noi con Salvini".
Signorile si riferisce alla lettera meridiana intitolata La forza delle donne, in cui ho ricordato le sommosse che si registrarono in pieno regime fascista ad opera delle donne di Monteleone di Puglia e di Cagnano Varano.  Va detto anche che l'articolo ha suscitato un interessante dibattito (ne darò conto nei prossimi giorni) su una questione non secondaria: si possono ritenere episodi di antifascismo proteste popolari determinate dallo stato di miserie e di prostrazione in cui la popolazione versava a causa della guerra? È difficile dare una risposta univoca a questa domanda: gli episodi di Monteleone e di Carpino non possono considerarsi strettamente espressione di antifascismo, se guardiamo all'antifascismo come un movimento organizzato ideologicamente e consapevole. Ma sono certamente espressioni di profondo malcontento popolare verso il governo fascista e come tali hanno svolto un ruolo nel creare quell'humus che ha poi portato alla Liberazione.
Tornando alle riflessioni dell'amico Signorile, non entro nel merito delle considerazioni del leader leghista, che mi sembrano tuttavia molto miopi...
Mi sembra che la migliore risposta a quanti ancora cianciano di marginalità del contributo del Mezzogiorno alla Liberazione stia nelle parole scritte dall'allora sindaco di Foggia, Luigi Sbano, all'indomani del 25 aprile 1945, a conclusione dell'orrenda guerra che aveva visto Foggia tra le sue involontarie protagoniste, con il sacrificio di migliaia di vite umane.
Di seguito un ampio stralcio dell'editoriale Saluto ai caduti, scritto da Sbano nel numero di Ricostruzione Dauna andato in edicola il 6 maggio 1945. Potete scaricare il giornale cliccando qui.
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Milioni e milioni di cadaveri sono ammonticchiati al cospetto della storia, giacendo fra macerie fumanti, su dirupi montani, nelle profondità marine, su piane sconfinate, tra fango polvere gelo, senza contare coloro che hanno rimesso parte di se stessi… e sono grandi mutilati e per sempre invalidi.

Palermo: "Molto probabile l'uso di bombe incendiarie nei bombardamenti su Foggia"

Tommaso Palermo, cultore di storia locale, tra i maggiori esperti dei bombardamenti su Foggia e degli eventi connessi, mi ha inviato un dettagliato contributo di riflessione e di approfondimento a proposito della lettera meridiana in cui, traendo spunto dalla testimonianza di un lettore e incrociandola con quanto narrato dallo scrittore Luciano Bianciardi sulla tragica incursione del 22 luglio 1943, veniva ipotizzato l'uso, da parte delle forze aeree alleate, di bombe al fosforo.
Palermo conferma questo sospetto, con un'analisi rigorosa dei dati storici e di altre testimonianze disponibili. Ecco quanto scrive Tommaso, che ringrazio per il suo impegno storico e divulgativo. (Nella foto, "Foggia distrutta". Con licenza Pubblico dominio tramite Wikipedia - http://it.wikipedia.org/wiki/File:Foggia_distrutta.jpg#/media/File:Foggia_distrutta.jpg)
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Le bombe lanciate sulle città dagli angloamericani erano dei proietti cavi di corpo metallico contenenti una carica esplosiva, materiale incendiario o gas tossico, pertanto la suddivisione di questo specifico “mezzo d’offesa” era in: bombe dirompenti o esplosive, incendiarie, a gas.
Le prime furono quelle maggiormente usate su Foggia: le bombe GP, d’uso generico, che contenevano una miscela di nitrato d’ammonio e tritolo, il cosiddetto amatolo.

domenica 26 aprile 2015

Gino Lisa: ok dal ministero. Adesso non ci sono più alibi.

Il parere favorevole della commissione nazionale del ministero dell’Ambiente alla valutazione d'impatto ambientale per l'allungamento della pista dell'aeroporto Gino Lisa apre una fase nuova, chiudendo il tormentone delle estenuanti lungaggini della procedura (in genere bastano sei mesi, ci sono voluti invece 25 mesi e un percorso ad ostacoli, che si è concluso con l'esame del progetto in assemblea plenaria, dopo che un'altra commissione aveva espresso parere sfavorevole).
Adesso non ci sono più alibi: l'allungamento della pista si può fare. E si deve fare, assieme al recupero dell'aeroporto foggiano negli scali d'interesse nazionale, da cui è stato escluso a causa dello scarso traffico che si è registrato negli ultimi anni (e proprio - giova ricordarlo - per la mancanza di una pista che possa consentire l'atterraggio e il decollo di velivoli più grandi e più convenienti dal punto di vista commerciale).
Non ci sono più alibi per quanti, sotto sotto, gufavano e remavano contro, nella speranza di poter addebitare al Ministero dell'Ambiente la mancata realizzazione del progetto. Ma  non ci sono più alibi anche per quanti ancora non affrontano quello che è il problema nevralgico del Lisa, e del suo futuro: fare in modo che funzioni al meglio, facendone una struttura attrattiva per le compagnie aeree e un elemento di supporto al rilancio del turismo garganico, che deve fare i conti con le crescente competizione di altri territori.
L'anno scorso, a giugno, la Camera di Commercio ha presentato i risultati di un importante studio del gruppo Clas in cui veniva sondata la vocazione dell'aeroporto foggiano, e nello stesso tempo valutata la fattibilità della ripresa dei voli di linea, e la sua utilizzazione quale scalo per i voli charter turistici. Lo studio elencava puntualmente le cose da fare per mettere sia il Lisa che il Gargano nelle condizioni di essere più competitivi.

Bombe al fosforo nei bombardamenti su Foggia?

Nel corso delle tragiche incursioni aeree sulla città di Foggia, che provocarono la distruzione della città e la morte di migliaia di inermi cittadini, potrebbero essere state utilizzate le micidiali bombe al  fosforo. Il sospetto diventa sempre più corposo.
Un caro amico, appassionato di storia locale, mi invia questa struggente testimonianza:
Egr. dott. Inserra, come Lei ho anche io a cuore la storia della Capitanata e, vorrei dirle cosa mi raccontava mia nonna dei terribili bombardamenti di cui Foggia fu colpita. Io oggi ho 54 anni e mia nonna non esiste più da diverso tempo, ma mi raccontava che dopo un terribile bombardamento Foggia fu colpita da una strana epidemia e morì se non erro o una figlia piccola o una nipote di mia nonna. Foggia seppelliva sia le vittime del bombardamenti, sia quelli colpiti da questa malattia. Mia nonna si mise a litigare con chi seppelliva le vittime per poter vedere la bambina. Uno di questi, per farla stare zitta, l'accontentò aprendo la bara di fortuna della piccola. Mia nonna si stupì vedendo la piccola come se si fosse bruciata, la riconobbe solo dal vestitino che le aveva fatto. Credo che Foggia sia stata anche una delle prime vittime delle famigerate bombe al fosforo...
L'impressione dell'amico è rafforzata dal racconto di un testimone d'eccezione che si trovava a Foggia nel giorno di uno dei raid più cruenti, il 22 luglio del 1943: lo scrittore Luciano Biancardi, che su quella tragica giornata ha scritto un toccante racconto, che si conclude con un monito a tutta l'umanità: "la morte non può venire così zozza e schifosa come quel giorno di Foggia". Potete leggere integralmente il racconto dello scrittore toscano in questa lettera meridiana.

sabato 25 aprile 2015

La forza delle donne

L’apertura e la disponibilità on line di nuovi archivi, assieme ad un rinnovato interesse per la storia locale, stanno permettendo di smontare un po’ alla volta lo stereotipo che vuole che nel Mezzogiorno l’antifascismo fu poca cosa rispetto al Nord.
Pochi sanno che la Capitanata fu teatro, durante il regime fascista, di ben due manifestazioni popolari che videro protagoniste le donne: episodi di questo tipo erano rarissimi, a causa dei rigorosi controlli imposti dalla forze di polizia verso quanti in qualche modo dissentivano dal Governo. In entrambi i casi, a provocare lo sdegno popolare furono le condizioni di fame e di miseria cui la guerra aveva costretto il popolo. È il caso di sottolineare la forza che le donne daune riuscirono ad esprimere in queste occasioni, dando scacco al regime.
Il primo episodio si registrò a Cagnano Varano, il 1° dicembre del 1941, in pieno periodo bellico. Viene puntualmente raccontato dal Questore dell’epoca nel rapporto periodico che questi inviava al Ministero degli Interni.
Il tono del rapporto  sembra rivolto nel complesso a ridimensionare la portata dell’evento, quasi a voler attenuare la brutta figura rimediata dagli esponenti locali del fascismo.

La storia tutta da scrivere dell'antifascismo in Capitanata

Antifascismo e resistenza nel Mezzogiorno, in Puglia, in Capitanata, una storia dimenticata? No. Piuttosto una storia non ancora scoperta. Per questo è importante “fare memoria”.
In occasione del settantesimo anniversario della Liberazione, ecco una raccolta degli articoli e degli e-book che ha pubblicato sull'argomento Lettere Meridiane. Buona lettura.

Ebook:

Articoli:


mercoledì 22 aprile 2015

Una foggiana candidata al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione

Quest’anno le elezioni del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione assumono un particolare significato, perché coincidono con la riforma della scuola avviata dal Governo Renzi, e c'è dunque più che mai bisogno di un organismo consultivo, che possa dialogare e confrontarsi con il Ministero, in un momento così delicato di cambiamento e di transizione.
In lizza c’è anche una foggiana: Loredana Olivieri, insegnante della scuola primaria e segretaria provinciale della Flc Cgil.
Olivieri è candidata per la scuola primaria (e possono dunque votarla le insegnanti e gli insegnanti di tale ordine di scuola, in tutta Italia) con la lista “Cgil Valore Scuola” ed è una candidatura significativa e importante, che riconosce il lavoro svolto in questi dalla Flc Cgil pugliese e provinciale, per difendere la scuola pubblica e per tutelare la dignità e la qualità professionale dei docenti e di tutti gli operatori scolastici. Si vota il 28 aprile prossimo.
"In questi anni - scrive Loredana nel gruppo Facebook che si è costituito a sostegno della sua candidatura - la Scuola Primaria, fiore all'occhiello del nostro sistema d’istruzione è stata  pesantemente mortificata. Alla centralità dell'alunno e della didattica, si è preferita la centralità dei tagli che ha visto sparire le compresenze, i tempi distesi dell'apprendimento per tutti e soprattutto per gli alunni diversabili che oltre a ritrovarsi in classi pollaio hanno visto ridursi le ore di sostegno. L'eliminazione delle compresenze e del modulo ha penalizzato anche la valorizzazione delle eccellenze. Insomma un "si salvi chi può” che non ha certamente migliorato la qualità della scuola pubblica, ma l’ha resa più ingiusta. Da qui comincerò il mio impegno se sarò eletta al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, per ridare alla Scuola Primaria gli strumenti e la centralità persi in questi anni.”
Alla guida della Flc di Capitanata, Loredana Olivieri ha profuso anche un notevole impegno culturale a servizio del territorio: è stata la promotrice del monumento che ricorda Luigi Pinto (nella foto a sinistra), il docente foggiano rimasto ucciso nella strage di Brescia, inaugurato durante una memorabile giornata di commemorazione e di memoria, alla quale ho dedicato una lettera meridiana che potete leggere qui.

A rischio un pezzo importante dell'Archivio di Stato di Foggia

Foggia corre il rischio di perdere una parte importante dei documenti custoditi dall’Archivio di Stato, uno dei più antichi e importanti del Mezzogiorno. A lanciare l’allarme è Saverio Russo, presidente della Fondazione Banca del Monte, docente all’Università di Foggia, dove ha diretto il Dipartimento di Studi Umanistici.
Il pericolo che i documenti vengano trasferiti si legge tra le righe del piano di razionalizzazione delle sedi del Ministero dei Beni Culturali, che prevede una drastica riduzione delle spese per i fitti passivi e il concentramento dei materiali attualmente custoditi nelle sedi da chiudere, in un Polo archivistico di deposito che sta sorgendo in una caserma dismessa di Monopoli.
La sede che verrebbe tagliata, a Foggia, è quella di viale Europa dove sono custoditi importanti fondi archivistici come il catasto dei terreni, i protocolli notarili della seconda metà dell’Ottocento, i documenti dell’amministrazione finanziaria preunitaria, della Prefettura e dello stato civile postunitario. Materia prima di straordinaria importanza per gli studiosi che il piano ministeriale prevede vengano trasferiti a Monopoli.
“Prima che intervengano per queste carte le disposizioni ministeriali di trasferimento in una città lontanissima come Monopoli - ha detto il prof. Russo alla Gazzetta del Mezzogiorno - occorre cerare urgentemente  soluzioni in primo luogo a Foggia, con il comodato di locali adeguati da parte di un Ente pubblico, Comune o Provincia. Con il trasferimento a 180 chilometri da Foggia di quei fondi archivistici, la consultazione diventerebbe impossibile per studiosi e laureandi (con un pesante danno per la ricerca e per la cultura in generale, n.d.r.). Riusciremo almeno questa volta a muoverci prima che sia troppo tardi?”

Lucera a Expo 2015, grazie a Sgarbi e Trincucci

È scattato il conto alla rovescia per Expo 2015, e per quanto riguarda la provincia di Foggia sembra essere mancata una cabina di regia che coordinasse gli interventi per promuovere la visibilità della Capitanata nella prestigiosa vetrina internazionale che aprirà i battenti a Milano il prossimo primo maggio.
Meno male che ci hanno pensato intellettuali affezionati alla propria terra a fare in modo che la Daunia possa essere in qualche modo rappresentata e visibile. Intellettuali come Giuseppe Trincucci di Lucera che, approfittando dell’amicizia che lo lega da lunga data a Vittorio Sgarbi, ambasciatore per le Belle Arti per Expo, lo ha contattato sollecitandolo affinché anche Lucera potesse avere uno spazio all'Esposizione Universale.
“Sgarbi - rivela Trincucci sulla sua bacheca facebook -  mi ha risposto di esserne felice . Mi ha incaricato di scegliere per la Mostra iconografica "L'immagine dell'Italia nella fotografia", sei foto di Giuseppe Cavalli. La scelta è stata operata con Marcello Prignano che amorevolmente e con splendida munificenza ha voluto prestare, anche nel ricordo della moglie Mina Cavalli, sei foto del grande artista tra quelle a suo tempo esposte a Palazzo d'Auria nel 2004 per il centenario della nascita di Giuseppe Cavalli. La mostra fotografica sarà curata dallo stesso Sgarbi e da Italo Zannier. Nel padiglione Eataly ci saranno le foto e nel padiglione Italia, nella parte dedicata alla Puglia, ci saranno invece quadri di Giuseppe Ar. Due artisti (Giuseppe Ar e Giuseppe Cavalli ) rappresenteranno la nostra città, un piccolo risultato che condivido con tutti i miei amici.”

martedì 21 aprile 2015

Allarme a Foggia: amianto in viale Giotto

Con un documentato articolo  su Newsgargano, Nico Baratta lancia l'allarme sulla presenza di amianto a Foggia. Il fatto si è verificato in viale Giotto, dove alcuni ignoti avrebbero lasciato  nei pressi di un cassonetto per la raccolta dei rifiuti solidi urbani una vasca di eternit, probabilmente una vecchia autoclave.
L'oggetto è stato messo in sicurezza affinché non disperda nell'aria i residui velenosi. La zona è stata transennata. I residenti attendono l'intervento di bonifica.
Per leggere tutto l'articolo di Baratta, cliccare qui.

lunedì 20 aprile 2015

Giamburrasca? Abitava a Foggia

Commentando l'articolo su Carlo Collodi e il suo tour foggiano, in occasione della pubblicazione del terzo tomo de Il Viaggio per l'Italia di Giannettino, Maurizio De Tullio mi delizia con una "chicca" che volentieri giro agli amici e ai lettori di Lettere Meridiane.
Se Carlo Collodi passò per Foggia, un altro popolarissimo autore di libri per ragazzi, Luigi "Vamba" Bertelli (nella foto), creatore di Giamburrasca, addirittura vi soggiornò in quanto vi lavorava come ferroviere, e probabilmente proprio a Foggia cominciò a pensare al personaggio che lo avrebbe reso celebre in tutto il mondo.
Ecco quanto mi scrive Maurizio che ringrazio per la "chicca" e per le espressioni di stima nei confronti miei e dell'impareggiabile Gaetano Matrella.
Complimenti, Geppe, per il tuo sforzo nel recuperare pezzi di memoria storica relativi alla Capitanata di tanti anni fa!
E complimenti a quel grande maestro di giornalismo che fu Gaetano Matrella e a quel bellissimo giornale che fu il "Nuovo Risveglio", che io, 17enne quando uscì, comprai per tanti numeri prima di avviarmi all'attività radiofonica.
Ma, sul solco di questa tua bella ri-scoperta, voglio offrire a te e ai lettori di LM un altro piccolo contributo, per far emergere ulteriori pezzi di memoria storica ignota o ignorata.
Credo che nessuno sappia che un altro grande autore di letteratura per ragazzi, il fiorentino Luigi Bertelli, universalmente noto con lo pseudonimo di Vamba e ancor più noto per essere il "papà" di Giamburrasca, lavorò diversi anni a Foggia come impiegato nella Ferrovia Adriatica.
Ma Vamba/Bertelli non era del tutto ignoto prima di esplodere nel 1907 col "Giornalino di Giamburrasca", perché inviava regolarmente da Foggia al popolare giornale "Capitan Fracassa", testi e vignette, pubblicate su quello e su altri giornali del tempo.
È solo un anticipo che ti faccio di una breve ricerca, ma molto più ampia, dalla quale emergeranno i nomi di altri grandi autori che transitarono a Foggia e in Capitanata, e che la descrissero con l'occhio attento e critico del viaggiatore e del recensore.

Cordialmente
Maurizio De Tullio

Cervaro, il baffo, la vendita del Magazzino: il gioco delle tre carte delle FF.SS.

Perché le Ferrovie dello Stato mettono in vendita un complesso immobiliare così prestigioso come l’ex Magazzino Approvvigionamenti di Cervaro (nella foto), quando in quella località potrebbe essere realizzata una nuova stazione? A porre questo interrogativo, tutt’altro che ozioso, è un lettore ed amico di Lettere Meridiane, Pietro Orsi, che di stazioni e ferrovie se ne intende, per essere stato per molti anni capostazione e dirigente dello Ferrovie dello Stato.
"Se qualcuno si ricordasse che con la cosiddetta linea veloce Bari-Roma i treni dovrebbero arrivare e partire dalla ex stazione di Cervaro, forse penserebbe ad un migliore utilizzo del vecchio Magazzino Approvvigionamenti di Cervaro….”, tanto scrive Orsi in un commento al post di Lettere Meridiane in cui davo notizia della messa in vendita dei gioielli di famiglia del patrimonio ferroviario foggiano: l’ex Cineteatro Ariston e, appunto, l’ex Magazzino Approvvigionamenti di Cervaro.
Orsi si riferisce al progetto del cosiddetto baffo, che per ridurre i tempi di percorrenza tra Foggia e Bari, prevederebbe la costruzione di una nuova stazione a Borgo Cervaro, con la quale i treni da e per Napoli e Roma non giungerebbero più nell’attuale stazione ferroviarie di Foggia.

domenica 19 aprile 2015

Il viaggio in Capitanata di Carlo Collodi

Tra i diversi turisti che visitarono Foggia alle fine dell’Ottocento vi fu anche l’autore della storia più famosa del mondo, Carlo Collodi, papà di Pinocchio. Non si è detto e scritto molto sul viaggio che portò lo scrittore fiorentino in terra di Capitanata, e proprio negli anni in cui egli dava alle stampe il suo capolavoro.
Collodi racconta Foggia, Manfredonia, Monte Sant’Angelo e Lucera con la penna e la voce di Giannettino, un altro personaggio per l’infanzia, meno noto di Pinocchio, ma assai più presente del burattino di legno nella sua ricca produzione letteraria. 
Ho appreso del viaggio in Capitanata di Carlo Collodi sfogliando la raccolta del Nuovo Risveglio, che mi è stata regalata dall’indimenticabile e compianto direttore del periodico cattolico. Uno scrigno di preziosi ricordi, che cercherò di offrire a mia volta agli amici e ai lettori di Lettere Meridiane.
Il Nuovo Risveglio ospita un articolo molto documentato di Carlo Raso, intitolato Foggia e la Capitanata in un libro di Carlo Collodi
Secondo l’autore alla penna di Collodi “siamo debitori di parecchie notizie sui centri più significativi della Capitanata; notizie che per essere state affidate ad un'opera dedicata ai fanciulli, sono rimaste pressoché ignote se non del tutto sconosciute tra i cultori di cose locali.”
Il resoconto del viaggio è contenuto ne Il Viaggio per l'Italia di Giannettino, la cui terza parte, pubblicata a Firenze nel 1866 presso il libraio-editore Felice Paggi, descrive ampiamente l’Italia Meridionale.
Raso inquadra quindi l’opera del Collodi: “Giannettino, un discolaccio di adolescente, prima felice creazione della fantasia di Collodi, accompagnato da un dottore dal nome fiabesco e ricco di significato - Boccadoro -, compie un lungo viaggio per l'Italia, informando epistolarmente l'amico Minuzzolo a Firenze delle impressioni riportate e delle cose viste. Oltre a ciò, un fitto dialogo con il dottore offre il pretesto per fornire notizie storiche, descrizioni di luoghi e monumenti, dati economici e qualsiasi altra informazione possa essere richiesta ad una guida turistica."

sabato 18 aprile 2015

Cineteatro Ariston in vendita, la gara va deserta

Con i suoi 800 posti a sedere, è stato il cineteatro più grande della città di Foggia. Ma sembra sempre più difficile che l’Ariston possa riaprire i battenti. Il suo destino appare segnato: se da un lato è definitivamente sfumato il progetto di trasformarlo in un contenitore culturale polivalente, dall'altra non si riesce ancora a trovare chi voglia farsene carico. 
Il proprietario, le Ferrovie dello Stato, ha messo in vendita l’immobile attraverso la Ferservizi, società del gruppo preposta alla gestione del patrimonio immobiliare. A tal fine è stata indetta una gara, che è però andata deserta.
Nessuno si è fatto avanti per rilevare la struttura, per la cui vendita era prevista una base d’asta di un milione e 700.000 euro; tantissimi, tenuto conto anche della situazione di degrado in cui versa il vecchio teatro, chiuso ormai da anni. "A causa del disuso - si legge nella brochure di Ferservizi che illustra le caratteristiche -, lo stato di manutenzione generale è scarso ed è necessaria una ristrutturazione generale, ma la posizione e l'ampiezza danno a questo immobile una sicura potenzialità d'uso soprattutto come teatro o altra attività commerciale.” 
Però, la possibilità che l’Ariston continui a restare un teatro sembra onestamente sempre più remota. Gestito per molti anni da Francesco Paolo Cicolella, i problemi della struttura sono cominciati con il mancato rinnovo del contratto di affitto tra il vecchio esercente e le Ferrovie dello Stato. Il sogno di restituire l’Ariston alla sua antica funzione era alla base del progetto di Potito Salatto, imprenditore della sanità ed ex assessore alla cultura, e Mauro Palma, ex titolare dal Falso Movimento, glorioso cinema d’essai cittadino. L’Ariston doveva diventare il Cineteatro Fellini trasformandosi in uno spazio polivalente. Ma il progetto non è decollato.
I costi di ristrutturazione hanno scoraggiato gli investitori, e si può capirlo. Le caratteristiche tecniche dell’immobile sono importanti: il teatro si estende su quattro piani fuori terra, con seminterrato ed interrato, per una superficie complessiva di 1.968 mq circa.Non è certo semplice gestirlo in modo che diventi remunerativo.

venerdì 17 aprile 2015

Fareassieme, la sfida di una nuova salute mentale

Poco più di un anno fa, Foggia ospitò un evento memorabile. Sotto lo sguardo vigile e sornione di un monumento che ne ha viste tante come Marco Cavallo, operatori e psichiatri, pazienti e loro familiari, tecnici e politici si ritrovarono a riflettere e a confrontarsi sul disagio mentale, ma da un punto di vista decisamente nuovo e stimolante per ii territorio: superare le sempre più frequente istituzionalizzazione dei disagiati psichici, riportando il territorio e i servizi al centro dello star bene mentale.
Non era e non è una questione di poco conto, perché la crescente istituzionalizzazione sta facendo rientrare dalla finestra quel che Franco Basaglia e i suoi avevano cacciato via dalla porta, con la chiusura dei manicomi voluta dalla Legge 180, che non fu soltanto una legge di riforma della psichiatria, ma un manifesto di convivenza civile e di rispetto della persona umana. Una rivoluzione culturale autentica, ma oggi dimenticata o quasi.
Ho avuto il piacere di prendere parte a quella intensa due giorni. Dovevo esserne il moderatore, ma fin dai primi interventi quella esperienza mi coinvolse così profondamente da farmi mettere da parte l’equidistanza che si addice al ruolo. Non si può essere moderati, quando di mezzo c’è la dignità, sovente calpestata, delle persone.

mercoledì 15 aprile 2015

Ajinomoto-Insud: la storia del fallimento di una politica industriale

L’immagine che illustra questa lettera meridiana è stata postata, qualche giorno fa, dall’amico Giorgio Montedoro sul suo profilo Facebook. Riproduce la bustina di un insaporitore giapponese, a base di glutammato monosodico, che si vende nei maggiori supermercati. Pochi sanno, però, che una volta questo prodotto veniva preparato in provincia di Foggia, a Manfredonia.
"Quali le reali ragioni di una chiusura di una fabbrica che realizzava un prodotto che economicamente ancora tira?", si chiede argutamente Montedoro.
La storia dell'Ajinomoto-Insud di Manfredonia e della vertenza che esplose all'indomani della sua improvvisa chiusura, costituisce uno dei  capitoli più controversi ed emblematici del processo di industrializzazione vissuto dalla Capitanata a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta. Delle sue potenzialità, dei suoi limiti. Di quella vertenza conservo un ricordo molto vivo, perché fu la prima di cui mi occupai, da cronista, allora molto giovane.
Da un certo punto di vista, lo stabilimento fu per dieci anni il fiore all'occhiello di quella stagione industriale, quello che meglio esprimeva la sua filosofia, almeno nelle intenzioni. Ma il problema comune a tante parte della fragile storia dell'industria meridionale è che spesso alle intenzioni, non hanno fatto seguito i fatti.
Realizzata grazie ad una intesa tra l'azienda nipponica e la Insud, finanziaria delle partecipazioni statali che furono tra gli attori principali della industrializzazione della Capitanata, quell'insediamento intendeva essere un ponte tra la nascente vocazione industriale del territorio e quella tradizionale, rappresentata dall'agricoltura.
Quale materia prima doveva essere utilizzato infatti il melasso, un sottoprodotto del processo di lavorazione della barbabietola utilizzata negli zuccherifici del Tavoliere. Sembra però che in realtà l'azienda fu sempre costretta ad approvvigionarsi dall'estero.
Le cose andarono bene per una decina d'anni, con il glutammato che veniva prodotto a Manfredonia e venduto in tutta Europa. Ma bastò una leggera crisi di mercato e l'approssimarsi della scadenza del contratto che la società giapponese aveva stipulato con l'Insud (in base al quale avrebbe dovuto rilevare tutte le quote statali) ad incrinare il rapporto tra gli industriali nipponici e il territorio foggiano.

martedì 14 aprile 2015

L'abbraccio di Foggia a Carmela Morlino: grande prova di civiltà

La positiva sensazione di un momento forte di coesione e di solidarietà, offerta dalla fiaccolata di domenica sera, in ricordo di Carmela Morlino, foggiana vittima di femminicidio, è confermata dalle reazioni e i commenti degli amici e dei lettori del blog, nonché dalle numerose condivisioni della lettera meridiana in cui riferivo della serata.
La preside Michelina Boccia, intervenuta nel corso della riflessione collettiva che ha concluso la fiaccolata, in piazza Battisti, scrive: "Foggia si riunisce intorno al grande dolore di Matteo e Maria Teresa e lo fa proprio. Ora è il tempo che tutti, uomini e donne della città, si rimbocchino le maniche e lavorino, umilmente ma fermamente, come piccoli operai , per realizzare il grande sogno dell'effettiva parità di genere, educando i bambini e le bambine al rispetto, al piacere di saper camminare mano a mano tra loro, senza distinzioni e senza prepotenze di alcun genere. Se il sogno è collettivo e sentito, ce la faremo. Grazie, Matteo e Maria Teresa, per la grande lezione di dignità che avete riservato alla vostra città. Grazie alla Foggia che ha abbracciato, commossa, questi eroici genitori."
Ninì Russo sottolinea l’importanza del fare rete, dello “stare in circolo”: "... solo il cerchio sociale può annullare la violenza sulle donne, patologico non è l’individuo ma l’insieme in cui è inserito, la mente collettiva da cui la sua psiche è sballottata.”
Ricordando il tema della manifestazione, Mai più come Carmela, Tina Pizzolo, responsabile del coordinamento donne dello Spi Cgil di Foggia scrive: "La marcia silenziosa di domenica scorsa, il nostro stare uniti, riflettere e discutere, fianco a fianco, donne e uomini che sognano una città diversa e migliore hanno dimostrato che unendo le forze possiamo farcela. Le donne dello Spi Cgil rinnovando il loro dolore per la morte di Carmela Morlino, ribadiscono il loro impegno a collaborare con le associazioni della società civile e le istituzioni, per estirpare il seme della violenza di genere."
Infine il sintetico, ma efficace commento di Alessandro Mastrodomenico che esprime benissimo il grande valore morale e civile della iniziativa: "Queste sono le manifestazioni che aggregano sentimenti veri."

Iosa, Sabbetta, Paolella, eroi dimenticati. L'Italia li ricorda, non la loro Foggia.

Antonio Iosa

Riceviamo e ben volentieri pubblichiamo questo contributo di Maurizio De Tullio.
* * *
Coltivare la memoria storica, sia se riferita a un passato remoto che ad uno recente, è sempre un esercizio che fa bene.
Fa bene alla città, al territorio. Fa bene ai più giovani, perché possano crescere consapevoli di quale passato ha forgiato le vite dei nostri avi, dei luoghi in cui sono nati e dove hanno sviluppato speranze, progetti e sogni realizzati. Fa bene alle “Cattedrali laiche”, la bellissima espressione usata dalla collega Roberta Jarussi, l’anno scorso, per dipingere con straordinarie pennellate il senso di ‘essere’ e ‘fare’ Biblioteca, un luogo sempre più emarginato e vilipeso.
Parto con questa premessa per dolermi dell’oblio nel quale importanti pezzi di vita foggiana (intendendo per foggiana l’intera sua provincia) sono nuovamente calati, anche “grazie” alla memoria corta della nostra classe amministrativa e giornalistica.
Oblìo che fa da contraltare ai riflettori opportunamente accesi dalla stampa nazionale (e, solo in parte, regionale) su questi tre nostri personaggi.
Il primo è Antonio Iosa, di Casalnuovo  Monterotàro. Emigrato a Milano negli anni ’50, ebbe importanti ruoli nella vita politica e culturale milanese. Fondò e diresse per molti anni un Circolo politico di dichiarata espressione democristiana. Ma non si trattò del classico sodalizio chiuso al proprio interno. Non luogo di accettazione di pensionati dediti al gioco delle carte o al biliardo. Circolo come pensatoio politico, palestra per la libera circolazione delle idee, produttore di eventi culturali e di pubblicazioni, tant’è che vi transitarono eminenti figure della cultura nazionale, come anche Pier Paolo Pasolini e molti altri bei nomi.

lunedì 13 aprile 2015

La curia smentisce la soppressione della diocesi Lucera-Troia, ma...

Giuseppe Trincucci, professionista lucerino, nonché cultore di storia locale, torna sulla vicenda della paventata soppressione della diocesi Lucera-Troia, di cui avevo parlato in una lettera meridiana di qualche giorno fa.
Trincucci posta un commento sul social network per precisare alcuni aspetti della notizia, raccolta da Lettere Meridiane proprio da un post pubblicato da Trincucci sul suo profilo facebook.
"La notizia - scrive il professionista lucerino -  non è ufficiale , ma nella normativa vaticana sulla riorganizzazione delle diocesi italiane, ancora in discussione, le diocesi sotto i 90.000 abitanti dovrebbero essere soppresse o accorpate. Detto questo, vi è già stata una smentita ufficiale di Don Michele Di Gioia, che si occupa della pastorale della comunicazione nella Lucera-Troia, sia sulla imminenza del provvedimento che sulla manifestazione erga omnes di questa volontà di soppressione in un qualsivoglia incontro o sessione presbiteriale. Confermo che la notizia postata su Facebook mi è stata comunicata da un presbitero."
Stando alla smentita di Don Michele Di Gioia e alla puntualizzazione di Trincucci, sembrerebbe di capire che al momento non vi è ancora nulla di ufficiale o di deciso, ma che comunque della cosa si è cominciato a parlare nell'incontro tra presbiteri e religiosi lucerini riferito a Trincucci dalla sua fonte.

Foggia in cerchio, una città che sa sperare

La bella Foggia sta seduta in cerchio, nel tramonto di piazza Battisti, rischiarata da cento e cento fiaccole che illuminano il crepuscolo e la speranza.
In quel cerchio batte il cuore vivo e pulsante di una città che hai quasi dimenticato, ma che puntuale sa invece riemergere dal torpore.
È bella e inattesa, questa città che si stringe attorno a Matteo Morlino e Maria Teresa D’Orsi, genitori di Carmela, l'ennesima vittima di femminicidio. Una foggiana che era partita da qui e aveva fatto fortuna al Nord, rispettata ed apprezzata universalmente per la sua professionalità e le sue capacità.
Da tutti, fuorché dal marito che l’ha barbaramente trucidata.
Mai più come Carmela, recita il tema dell'iniziativa promossa dalla rete di associazioni RIVIVI, che esordisce come mai avrebbe immaginato e tanto meno voluto, facendo memoria del sacrificio di una concittadina, ennesima vittima della violenza sulle donne, ma al tempo stesso lanciando un forte messaggio di impegno, di coesione, di solidarietà.
È bello vedere seduti l’uno al fianco dell’altro il primo cittadino in carica, Franco Landella, e il suo predecessore, Gianni Mongelli e scoprire che in tema di lotta alla violenza di genere tra la vecchia e la nuova amministrazione c’è una convinta continuità.
È bello sentire interventi che tradiscono ansia e voglia di un futuro diverso e migliore, a cominciare dall’impegno contro la violenza, per la costruzione di una città che sappia accettare e valorizzare le differenze. Di genere. Di razza, Di religione. Di cultura.

domenica 12 aprile 2015

Perchè il Gargano non è stato ammesso al fondo di solidarietà Ue

Il Gargano non può beneficiare del fondo di solidarietà dell’Unione Europea per le aree colpite da calamità naturali, perché i danni provocati dall’alluvione di settembre 2014 sono inferiori al tetto minimo previsto dalle norme comunitarie per accedere alle provvidenze.
La notizia nuda e cruda è questa, ed è inutile girarci attorno, e soffiare sul fuoco delle polemiche.
A puntualizzare come sono andate realmente le cose e a chiarire che non c’è stata alcuna deliberata volontà da parte del Governo di escludere il Gargano è l’on. Michele Bordo, presidente della Commissione per le Politiche Ue della Camera.
L’esponente del Pd ricorda che il Regolamento Ue n.661/2014 "ha introdotto la fattispecie di 'catastrofe naturale regionale' che comprende qualsiasi catastrofe naturale che provochi danni diretti superiori all'1,5% del Pil di una regione. In base alla tabella esplicativa della Direzione generale politiche Regionali della Commissione Ue, per la Puglia questa soglia ammonta a oltre un miliardo di euro".
"La stima dei danni provocati dall'alluvione del settembre scorso, fatta dalla Regione Puglia - aggiunge il parlamentare - , ammonta invece a 313.683.856,58 euro, risultando quindi molto inferiore alla soglia necessaria per attivare il Fondo di Solidarietà per le 'catastrofi regionali'. Pertanto, numeri alla mano, per la Puglia non sussistevano le condizioni per presentare istanza di attivazione del Fondo.”
Bordo polemizza apertamente con quanti - come l'eurodeputato ed ex ministro del governo Berlusconi, Raffaele Fitto, avevano parlato di esclusione del Gargano accusandoli di voler speculare "e non per solidarietà nei confronti delle popolazioni colpite, ma per becera propaganda elettorale.”
Non è difficile capire la filosofia del Regolamento comunitario le cui norme non hanno consentito che anche le aree alluvionate del promontorio potessero beneficiare del fondo di solidarietà: l’intervento dell’Unione Europea è limitato alle calamità naturali di maggiore entità, almeno dal punto di vista dei danni. Ma questo significa che, quindi, alla ricostruzione delle aree che - come il Gargano - non possono beneficiare del fondo, si deve provvedere con fondi ordinari dello Stato, che ad oggi non sono stati ancora reperiti e di conseguenza stanziati.
Sono d’accordo con l’on. Bordo sulla necessità di evitare speculazioni elettoralistiche  ma ciò non deve far dimenticare che non bisogna abbassare la guardia: il percorso della ricostruzione, con la stagione turistica ormai alle porte, si presenta ancora molto tormentato e difficile.

sabato 11 aprile 2015

Soppressa la diocesi di Lucera-Troia

La notizia era nell’aria da tempo, ma è stata resa ufficiale soltanto adesso: la Diocesi di Lucera-Troia, la più piccola territorialmente e demograficamente parlando di quelle facenti capo alla provincia di Foggia, sarà soppressa.
Tra i primi ad ufficializzare la notizia è stato lo studioso e storico lucerino Giuseppe Trincucci, con un amaro post affidato al suo profilo Facebook.
Secondo quanto scrive Trincucci, la decisione della Santa Sede sarebbe stata ufficializzata in un incontro dei presbiteri e dei religiosi lucerini, e sarebbe stata accolta dal Vescovo, mons. Domenico Cornacchia, "in perfetto silenzio.”
La diocesi di Lucera-Troia era stata istituita con decreto della congregazione dei Vescovi il 30 settembre 1986, e comprende  un territorio di 1337 km quadrati, con una popolazione di circa 77.000 abitanti.
Ne fanno parte i comuni di Alberona, Biccari, Carlantino, Casalnuovo Monterotaro, Casalvecchio di Puglia, Castelnuovo della Daunia, Castelluccio Valmaggiore, Celenza Valfortore, Celle San Vito, Faeto , Lucera, Motta Montecorvino, Orsara di Puglia, Pietramontecorvino, Roseto Valfortore, San Marco la Catola, Troia, Volturara Appula, Volturino.
Suddivisa in 33 parrocchie e 4 zone pastorali, presenta anche numerosi e antichi istituti religiosi.
Cosa accadrà, adesso? Sembra che i comuni facenti attualmente capo alla diocesi, non seguiranno tutti la stessa sorte.
Come precisa Giuseppe Trincucci, "ora si aspetta che i presbiteri esprimano la loro preferenza di incardinamento scegliendo tra San Severo e Foggia. Quasi sicuramente il territorio della diocesi di Troia verrà aggregato a Foggia e quello di Lucera a San Severo. "

Torna Cinema Show al Cineporto di Foggia

Dopo il brillante exploit ottenuto dalla prima edizione, torna al Cineporto di Foggia Cinema Show, ripetendo il fortunato format di novembre scorso, che vide la struttura di via San Severo gremita all’inverosimile di appassionati di cinema e fotografia. In programma, da mercoledì 15 a sabato 18, workshop teorici e tecnici con professionisti del settore, che completeranno il percorso formativo iniziato nell’edizione di novembre.
Ospite d’onore sarà l’autore e regista della fortunata serie Boris, Giacomo Ciarrapico. Con lui tanti altri nomi di primo piano del cinema italiano, che animeranno e guideranno le iniziative in programma: Fabrizia Iacona, segretaria di edizione/script supervisor al fianco di registi del calibro di Marco Risi, Paolo Virzì, Ermanno Olmi, Giuseppe Ferrara, Roberto Faenza; Roberto Moliterni, sceneggiatore vincitore del prestigioso Premio Rai La Giara 2014; Ferdinando Cocco, direttore di produzione di Anime Nere di Francesco Munzi e In grazia di Dio di Edoardo Winspeare.
Anche stavolta, ad aprire il programma, ci sarà l’atteso intervento del Professor Orio Caldiron, docente alla Sapienza di Roma, che racconterà la storia straordinaria del cinema italiano passato e presente, con aneddoti e contributi filmati assolutamente da non perdere.
Sabato 18, è inoltre in programma il TD Day, dalle 10 alle 14, con tanti ospiti ad avvicendarsi sul palco: l’attesa anteprima dei nuovi corsi della Canon Cinema EOS School, al via in autunno a Roma; Geppe Inserra, con gli amici del Festival del Cinema Indipendente di Foggia, a raccontare la storia del cinema di Capitanata; l’attore Pietro Manigrasso a tu per tu con il regista Lorenzo Sepalone, con cui ha condiviso il set in più occasioni; e ancora, Michele Cecere ed il Club della canzone d’autore, con il racconto della bellissima rassegna sul documentario musicale tenutasi alla Mediateca Regionale Pugliese; e Sergio Colavita di Spazio Baol.

venerdì 10 aprile 2015

Le bellezze della Moldaunia



Il meteo non è stato certamente benevolo con il week end di Pasqua, ma comunque è ormai aprile, e arrivano la primavera e le prime opportunità per le prime scampagnate fuori porta.
Lettere Meridiane regala ad amici e lettori che volessero scoprire le bellezze del territorio più vicino a noi – e ahimè spesso sconosciute – una miniguida che è tornata d’attualità in queste settimane: la mappa turistica del territorio della Moldaunia, la possibile aggregazione tra Capitanata e Molise che, dopo la delibera del consiglio comunale del capoluogo, potrebbe essere oggetto di un referendum popolare.
Per la verità, non si tratta soltanto e proprio del territorio moldauno, ma di quello delle cosiddette Quattro Province, che  comprende Foggia, Campobasso, Benevento e Avellino.
Agli inizi del Duemila, le amministrazioni provinciali dei quattro territorio dettero vita a un’ambiziosa intesa interistituzionale che non prevedeva la nascita di una nuova regione vera e propria, ma una serie di progetti comuni che avevano il loro fulcro e il loro punto di forza nelle aree interne, collinari e montane, con l’obiettivo strategico di sottrarle al rischio della desertificazione demografica, rischio che purtroppo ancora incombe nelle aree interessate.  
È il caso di ricordare che l’atto d’intesa non venne sottoscritto soltanto dai responsabili delle province, ma anche dai governatori regionali della Puglia, della Campania e del Molise.
A credere fortemente nel progetto fu l’allora presidente di Palazzo Dogana, Antonio Pellegrino, che mi volle tra i dirigenti della Provincia incaricati di seguirlo e di sostenerlo. La mappa turistica fu pubblicata in una brochure che venne distribuita allo stand allestito dalle quattro amministrazioni in occasione di fiere specializzaste.
L’idea poi si arenò, anche se qualche anno dopo venne ripresa dalla Cgil, senza che neanche in questa occasione riuscisse a mettere radici in modo da poter trovare gli auspicati finanziamenti comunitari, che avrebbero ad essa consentita di mettere le ali. Resta, in ogni caso, la bellezza ancora tutta da scoprire di un territorio in cui – come recitava lo slogan della brochure – antiche civiltà possono dare un senso nuovo al futuro, e rappresentare un nuovo modello di sviluppo per l’intero Mezzogiorno.
Per scaricare la cartina, cliccare qui.
Se volete saperne di più sul progetto, ecco i link ad alcune lettere meridiane che hanno affrontato l’argomento.


mercoledì 8 aprile 2015

Moldaunia, botta e risposta

Dando notizia agli amici e ai lettori di Lettere Meridiane dell'avvenuta approvazione, ad iniziativa del consiglio comunale di Foggia, della delibera con cui viene chiesta l'indizione del refererendum popolare per l'eventuale annessione della provincia di Foggia al Molise (con la conseguente nascita della cosiddetta Moldaunia), e sottolineando l'importanza della decisione dell'assise del maggior consesso democratico elettivo di Capitanata, auspicavo un confronto sulla questione rigoroso e approfondito, ma il più possibile scevro sia da strumentalizzazioni elettoralistiche, sia da polemiche di campanile.
L'appello è stato raccolto soltanto parzialmente dai tanti che sono intervenuti nella discussione sollevata dal post: resta il rischio che il percorso referendario possa trasformarsi in una crociata pro e contro Bari, e il suo ruolo di capoluogo regionale.
Lo ribadisco, a costo di risultare noioso: lo sviluppo di un territorio non è questione di confini amministrativi, ma di classe dirigente (non solo politica, ma anche e forse soprattutto imprenditoriale), dei processi di crescita che questa riesce o meno a mettere in moto; della dotazione di infrastrutture che questi processi asseconda e sostiene, del sistema di relazioni che tale territorio riesce a suscitare e a mantenere con le aree vicine.
Ridurre il tutto all'eterna diatriba se i baresi ci vogliono bene o no, elude il cuore del problema che resta quello di uno sviluppo che in Capitanata resta al palo ormai da troppi anni, anche per la crisi profonda che angustia la città di Foggia, mettendo in discussione la sua funzione di capoluogo strategico.
Però l'importante è discutere. Oggi ancora più di prima. Cercando di innalzare il confronto e superando il rischio della polemica a tutti i costi, sforzandosi di comprendere le ragioni di chi sostiene tesi opposte alla nostra,e  cercando alla fine di far sintesi, di trovare un punto di vista comune. Che troppe volte è mancato, alla nostra terra.

martedì 7 aprile 2015

Capitanata, la ripresa comincia dai piccoli comuni

Su Lettere Meridiane abbiamo spesso ragionato, con gli amici e i lettori, del difficile rapporto tra il capoluogo e il resto del territorio provinciale, e di come l'endemica crisi del primo, rappresenti un vincolo anche per il rilancio del secondo.
Se le cose stanno così, uno dei nodi mai risolti del modello di sviluppo della Capitanata è proprio quello che riguarda il rapporto tra Foggia e la provincia, le relazioni del capoluogo con le altre città (Manfredonia, San Severo, Cerignola e Lucera) che con esso compongono la cosiddetta Pentapoli, e con gli altri territori (l'Alto e il Basso Tavoliere, il Gargano, i Monti Dauni) che fanno della Capitanata una tra le più grandi province d'Italia.
Il punto è che, mentre Foggia s'avviluppa nel tentativo di venire fuori da una crisi che l'ha profondamente e strutturalmente cambiata (purtroppo non in meglio), dal resto della provincia affiorano segnali positivi, che vengono però sottovalutati, buone prassi che, opportunamente metabolizzate e diffuse, potrebbero rappresentare fattori di crescita e di sviluppo non soltanto per i comuni che le producono, ma per l'intero territorio.
L'aria sta cambiando, nella periferia della Capitanata, ma il problema è che questi venti di cambiamento non arrivano a spirare sul centro. A distinguersi in questo sforzo di innovazione e di crescita sono soprattutto i piccoli comuni (non solo dei Monti Dauni, ma anche della piana).
Ho partecipato nelle ultime settimane a diversi eventi di questo tipo, come l'inaugurazione del Credea (Centro Risorse Educative e Dimostrative per l'Energia e l'Ambiente) a Candela e la riapertura del Museo Archeologico di San Paolo Civitate, entrambi autentici gioielli nel loro genere.

lunedì 6 aprile 2015

Garanzia Giovani | Bene i servizi pubblici, in ritardo le imprese di Capitanata



Le istituzioni, le associazioni di categoria, i sindacati, gli ordini professionali e le forze che a luglio del 2014 dettero vita al protocollo d’intesa per sostenere l’implementazione di Garanzia Giovani in provincia di Foggia, sono tornati a riunirsi negli scorsi giorni, per verificare lo stato dell’arte della misura europea che sta ormai entrando a regime in Puglia. Con la formalizzazione dei meccanismi che regolano le attività delle associazioni temporanee di scopo, chiamate ad erogare ai giovani servizi essenziali, quali la formazione, l’orientamento di secondo livello, l’accompagnamento al lavoro, i tirocini extracurricolari, stiamo proprio entrando nel vivo.
Il protocollo d’intesa nacque con due obiettivi prioritari: mettere assieme una rete in grado di utilizzare il maggior numero possibile delle opportunità offerte dal pacchetto di interventi di Garanzia Giovani; fare i modo che quelle opportunità possano trasformarsi nel medio periodo in buona occupazione.
Con la messa a regime della maggior parte delle misure, la palla passa adesso alle imprese, e la riunione di Palazzo Dogana è stata particolarmente significativa sia per tastare il polso al mondo imprenditoriale, sia per fare il punto sulla risposta dei giovani e dei servizi pubblici, ad undici mesi dall’avvio di Garanzia Giovani.

domenica 5 aprile 2015

La Pasqua di Savino Russo



Quello che vedete a sinistra, in questa lettera meridiana, è un disegno realizzato da Savino Russo in occasione del campo scuola dei giovani dell’Azione Cattolica diocesana che si svolse presso il Santuario della Madonna dell’Incoronata, dal 7 al 10 settembre del 1979. È un’opera che forse più di ogni altra svela ciò che Savino è stato, i valori in cui ha creduto, la fede, la speranza, la cultura che lo hanno sorretto, fino all’ultimo respiro.
Dopo il 1979, Savino sarebbe diventato uno dei più apprezzati grafici e disegnatori della nostra terra. La mostra Vi confesso che ho disognato, voluta dalla Fondazione Banca dem Monte, che ho avuto il piacere di poter ammirare soltanto qualche giorno fa, da quando è stata inaugurata in quello splendido posto che è il Museo Archeologico di San Paolo Civitate (cittadina natale di Savino) compendia con un’efficacissima sintesi la sua poderosa opera artistica, che spazia dal celebratissimo e premiatissimo logo del Foggia di Zeman, allo stemma della Provincia di Foggia, ai suoi libri, alle sue ricerche iconografiche e storiografiche, alla collaborazione prestata a testate come Pagine ed Area, nelle quali abbiamo collaborato fianco a fianco.
In realtà, Savino Russo – come dimostra in modo luminoso la Pasqua che vedete sopra -  non è stato soltanto un grafico, come pure amava definirsi, consapevole che l’arte grafica è artigianato per eccellenza, ovvero arte di far bene le cose. È stato un pensatore, un intellettuale a tutto tondo, che riusciva a tenere assieme la sua dimensione laica a quella di credente, attraverso l’indefettibile collante di una coerenza morale ed ideale che ho ritrovato in poche altre persone, di cui ho avuto la fortuna di essere amico.
Ad insegnarci il piacere e l’arte di far bene le cose (più precisamente lo sforzo di far bene le cose, la consapevolezza che ogni cosa terrena è perfettibile, e che tendere alla perfezione è ricerca di verità) è stato don Tonino Intiso, con cui abbiamo condiviso quella bella ed indimenticabile esperienza che è stato il Centro Diocesano di Fogia, tra la fine degli anni Sessanta, e gli anni Settanta.
Don Tonino ha adottato il disegno di Savino Russo, dandogli quale titolo “la Pasqua di Savino” ed utilizzandolo quale copertina di numerose pubblicazioni recenti del Pensatoio S. Filippo Neri, di cui il sacerdote foggiano è animatore. 
Le annotazioni a fianco alle figure raffiguranti i tre diversi stati del Cristo (“corpo accolto”, “corpo spezzato”, “corpo donato”) sono di pugno dello stesso don Tonino. Durante l’omelia della messa del suo 77° compleanno, che il sacerdote ha voluto dedicare al suo amico scomparso, don Tonino ha sottolineato come la mirabile evoluzione, plastica e cromatica, della raffigurazione di Gesù voluta da Savino esprima una vera e propria teologia, dentro la quale c’è tutto il senso della Pasqua. 
Il movimento delle braccia, dal Cristo accolto a quello spezzato, fino a quello donato, svelano quasi un batter d’ali, un volo verso l’alto. Il senso della Pasqua di Savino è che la resurrezione è donazione. Donazione assoluta. Senza donare, senza donarsi, non c’è resurrezione, non c’è Pasqua.
È questa la straordinaria eredità morale che ci lascia Savino, nella prima Pasqua che trascorriamo senza di lui.
Qui potete scaricare la Pasqua di Savino Russo, in alta risoluzione.
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