sabato 30 maggio 2015

Risolto il mistero del quadro di Seago: era Chioggia, non Foggia

Risolto il mistero del quadro A church in Foggia, dipinto nel 1950 dall'artista inglese Edward Brian Seago, di cui ho parlato nel post di ieri. A tanti anni di distanza è difficile stabilire se il titolo del quadro sia stato dato direttamente dall'autore o come a volte accade da altri (curatori di mostre o mercanti d'arte). Fatto sta che ad essere sbagliato è proprio il titolo. L'opera avrebbe dovuto essere infatti intitolata A church in Chioggia e non A church in Foggia, perché la chiesetta raffigurata dal celebre pittore inglese si trova nella cittadina lagunare veneta, come dimostra oltre ogni ragionevole dubbio l'immagine di Roberto Nardo, che illustra questo post.
Molti i lettori e gli amici di Lettere Meridiane che hanno contribuito a trovare la chiave del giallo.
Walter Di Pierro: "Non siamo in Capitanata, questa è una chiesa di Chioggia, precisamente si tratta del settecentesco oratorio di S. Filippo Neri sul canal Vena". Di Pierro acclude il link alla immagine che conferma l'involontario errore in cui è incorso Edward Seago.
Maurizio De Tullio scrive: "Fatte le debite considerazioni - circa tempi, guerre, restauri intervenuti in circa un secolo - mi sembra di poter dire che l'opera del grande pittore inglese si riferisca alla bellissima cittadina veneta di Chioggia. A tale proposito allego l'immagine (attuale) di questa nota chiesetta di Chioggia, posizionata su un canale come nel quadro di Seago, che mi sembra somigliare abbastanza al quadro misterioso. Si consideri che l'artista inglese eseguì numerose tele che ritraevano Venezia e la laguna, e Chioggia - come si sa - vi fa parte. Si trattò, probabilmente, di un errore di titolazione, non so dire se sua o di chi ha curato, nei decenni a seguire, cataloghi e libri."
Sulla stessa linea Tommaso Palermo, che identitica la chiesa e offre anche la chiave di come sia riuscito a risolvere il mistero: "è la chiesa dei padri Filippini di Chioggia, la cui costruzione ebbe inizio nel 1768. L'ho trovata in breve tempo perché la presenza del ponticello richiamava il Veneto e ho pensato che forse l'autore avesse confuso "Chioggia" con "Foggia". Cercando su Google le parole: "ponte", "chiesa", "Chioggia" è venuta fuori la chiesetta del mistero".
Altri lettori avevano subodorato la possibilità di un errore tra Foggia e Chioggia. Renzo Infante, docente dell'Università degli Studi di Foggia: "Ma non è che si tratta di un errore? Forse non si tratta di Foggia, ma di Chioggia?"
Era andato vicino alla soluzione del rebus anche Alex De Muzio: "a me ricorda tanto il Veneto! Soprattutto perché a Foggia una chiesa con un ponticello (che credo valichi un canale) mi sembra inverosimile."

Perché è importante votare. Comunque.

Mai come nei prossimi giorni, la Puglia assurgerà al ruolo di laboratorio politico nazionale. In un momento di crisi e di scomposizione senza precedenti del sistema dei partiti e delle coalizioni, sta proprio in Puglia il crocevia da cui potranno snodarsi evoluzioni importanti, anche per il resto del Bel Paese.
Da un lato c'è il derby senza fine in seno al centrodestra, che nel Tacco dello Stivale si consuma nella diretta contrapposizione tra Berlusconi e il suo ex delfino Raffaele Fitto e i rispettivi candidati (Poli Bortone e Schittulli), dall'altro c'è Michele Emiliano ma anche le nuove relazioni che in caso di vittoria il nuovo candidato potrebbe cercare con il M5S, per la prima volta ai nastri di partenza della competizione regionale, nell'ormai consolidato ruolo di incognita o di terzo incomodo.
In un modo o nell'altro, per la Puglia passano e paradossalmente si incrociano i destini delle due coalizioni, in un confronto che di bipolare o bipartitico ha ben poco, come certificano i sette candidati alla presidenza e le diciannove liste che li sostengono.
Tutti i candidati sono accomunati dalla paura dell'astensionismo che potrebbe in qualche modo far saltare le previsioni delle vigilia. Gli elettori pugliesi hanno sempre risposto positivamente alla chiamata alle urne: cinque anni fa, si recò a votare il 62,3%, con una significativa riduzione rispetto al 2005, quando andò alle urne il 70,5% degli aventi diritto al voto. Oggi c'è chi paventa una partecipazione inferiore al 50%, e la sensazione diffusa è che alla fine riusciranno ad avere la meglio i candidati che riusciranno a portare alle urne il maggior numero di elettori, nel senso che con ogni probabilità gli incerti e i disaffezionati alla politica, preferiranno disertare (che è sempre un errore).
Inutile sottolineare quanto il voto sia importante per la provincia di Foggia: con la soppressione delle Province e con il ruolo sempre più marginale cui i comuni sono stati relegati dai feroci tagli alla spesa pubblica, piaccia o non piaccia per le Regioni e per la loro capacità di spesa e di investimento passano le opportunità di ripresa e di rilancio dei territori provinciali. Tanto più in Puglia, che è destinataria di particolari provvidenze da parte dell'Unione Europea, ricadendo il suo territorio nelle aree maggiormente svantaggiate. Per questo è importante recarsi alle urne.
L'importanza del test elettorale è arricchita anche dal turno di amministrative, che vede chiamati alle urne oltre che per le regionali, anche gli elettori di dieci comuni, chiamati ad eleggere sindaci e consigli comunali: Accadia, Cagnano Varano, Carlantino, Casalvecchio di Puglia, Cerignola, Manfredonia, Monteleone di Puglia, Ordona, Rocchetta Sant'Antonio, San Paolo di Civitate. Si vota con il doppio turno solo nei due comuni della Pentapoli, ovvero Cerignola e Manfredonia, che vedono i sindaci uscenti espressi rispettivamente dal centrodestra e dal centrosinistra.

Un altro schiaffo per la Capitanata: soppresso l'Ovile Nazionale

Foggia perde un altro gioiello di famiglia, l’Ovile Nazionale, il più antico della folta rete di centri di ricerca agroalimentari che una volta punteggiavano il territorio, ma che stanno per essere sottoposti a una pesante sforbiciata per effetto dei tagli alla spesa pubblica.
La bozza del piano triennale per il rilancio e la razionalizzazione della ricerca del CREA (organismo che reciterà le funzioni del CRA, Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura) prevede la soppressione dell’istituto, che era un’emanazione territoriale del Centro di ricerca  per la foraggicoltura.
Non ci sta la Fir Cisl, l’associazione di categoria della Csil che concentra i lavoratori dell’innovazione e della ricerca, che ha contestato - come si legge in un comunicato - "la  chiusura  di  alcune  strutture  di  ricerca  di  particolare  rilevanza  scientifica come  quella dell’Unità di ricerca per la zootecnia estensiva (ZOE) di Bella e dell’Azienda “Posta Tuora di Barone” in Segezia (FG), con la conseguente perdita  del  settore  scientifico  volto  alla valorizzazione  delle  razze  ovine  e  caprine  italiane  nonché  delle  razze  bovine  autoctone  dell’Italia  meridionale  e della qualità delle loro produzioni tipiche.”

venerdì 29 maggio 2015

A church in Foggia: il giallo del dipinto di Edward Seago

Qualcuno di voi riconosce la chiesa ritratta nel dipinto qui a fianco? Leggete tutto il post, per capire le ragioni di questa domanda, che può sembrare sulle prime bizzarra.
L’immagine riproduce un bel quadro dipinto da un celebre pittore inglese del secolo scorso, Edward Brian Seago. Raffigura una chiesa di stile vagamente barocco, sullo sfondo di una piazzetta attraversata da un canale, e solcata da un ponte. Un insieme abbastanza plastico, reso ancora più suggestivo dal sapiente gioco di ombre e di colori disegnato dalla mano di Seago, che durante la sua carriera artistica ha fatto molte cose, ma si è distinto soprattutto come paesaggista e ritrattista.
Le quotazioni delle opere di Seago, scomparso nel 1974, sono piuttosto sostenute: il valore del quadro di cui stiamo parlando è stimato tra i 18.000 e i 25.000 euro.
Fin qui nulla di strano, se non fosse che dietro questa opera si nasconde un autentico giallo, da cui la richiesta iniziale di lumi. Il quadro è intitolato infatti A church in Foggia. Una chiesa a Foggia, Ma a guardarlo bene, non ci sono nel capoluogo dauno paesaggi riconducibili a questa immagine. (A proposito, se volete guardarlo meglio andate a questo collegamento: passando con il mouse sull’immagine si possono ammirarne anche i particolari)
A prima vista la facciata sembrerebbe, seppure con qualche semplificazione, quella della Chiesa di San Giovanni Battista, che sorge sul Piano delle Fosse, che però non è attraversato da nessun canale né tanto meno delimitato dal palazzo che si vede, in prospettiva sulla sinistra.
E allora? Non lo so. Seago avrebbe potuto dipingere un paesaggio non propriamente realistico, aggiungendo particolari di fantasia alla piazza, oppure l’immagine non si riferisce ad una chiesa di Foggia ma a qualcuna di paesi vicini. 

mercoledì 27 maggio 2015

La bella Capitanata, in un'incisione del Seicento

Nel 1629, in occasione della festa di San Giovanni che si celebra il 23 giugno, Napoli festeggiò la concomitante ricorrenza del settimo anno di governo del viceré Antonio Alvarez Di Toledo con un fastoso spettacolo pubblico. Com’era usanza del tempo, durante tali feste venivano declamati testi encomiastici, che concorrevano successivamente al corpus della narrazione della festa “il cui racconto - come ricorda Lorenza Gianfrancesco in un approfondito saggio sull’argomento - veniva immortalato in testi plurilingue che i floridi laboratori di stampatori e librai napoletani mettevano in circolazione per il pubblico raffinato di corti ed accademie.”
Il racconto della festa di San Giovanni e del settimo anniversario del governo del viceré venne scritto da Francesco Orilia, in un libro  prezioso e suggestivo, dal titolo chilometrico: Il Zodiaco Over Idea Di Perfettione Di Prencipi, Formata dall’Heroiche Virtù Dell’Illustriss. Et ccellentiss. Signore D. Antonio Alvarez Di Toledo Duca D’Alba Vicere Di Napoli: Rapresentata come un Trionfo dal Fidelissimo Popolo Napoletano. Per Opera del Dottore Francesco Antonio Scacciavento suo Eletto. Nella Pomposissima Festa DiSan Gio: Battista, celebrata à 23. Giugno 1629. Per il settimo Anno del suo Governo. In Napoli, Appresso Ottavio Beltrano, 1630.
“La dettagliata narrazione di Francesco Orilia - scrive ancora Gianfrancesco - si accompagna, al contrario di altri testi di simile argomento pubblicati a Napoli nel primo Seicento, ad incisioni descriventi emblemi, apparati festivi, raffigurazioni del viceré e della sua casata. Prendendo spunto da una fiorente letteratura scientifica, gli apparati di quella festa servirono da strumenti di uno spazio celebrativo in cui conversero sacralità religiosa e propaganda politica.”
Essendo la Capitanata parte del regno governato da Antonio Alvarez Di Toledo, anche la provincia di Foggia ebbe un suo spazio in quella festa: il testo di Orilia riporta in una incisione quella che con ogni probabilità fu l’allegoria della terra dauna che venne rappresentata durante la festa.
L’incisione è di pregevole fattura artistica: la Capitanata vi viene rappresentata come una figura femminile che regge lo stemma, in cui si vede San Michele Arcangelo, che impugna con la mano destra la spada e con la sinistra la bilancia della giustizia.
Sopra l’immagine campeggiano alcuni versi. probabilmente declamati durante la festa: Ma qual muta vicende la mia Stella? / Fu già Lucifero al tuo ventre, / hor si sa Espero nel tuo dipartire, / L’ultima delle Provincie, che forse dal nome dove esser la Capitanata, / Capitanata.”
Sulla pagina seguente si legge, invece la dedica al viceré: "Si dipinse Capitanata, e portò nello feudo il Gran Capitano delle Militie Celesti S. Michele Arcangelo: al cui honore è famosissimo il Tempio dedicato nel Monte Gargano. I tempi del Governo del Duca saranno mai sempre ricordati in questa Provincia per li gravissimi terremoti accadutevi, con urina di tante Terre: ma debbo unitamente celebrarsi la giustizia e l’Equità del Principe, che no mancando all’amministrazione della buona Giustizia etiandio in riguardo di tanta calamità l’ha sollevata e stabilita.”
Potete scaricare l’incisione ad alta risoluzione cliccando qui. Anche questa immagine è di pubblico dominio, ed è stata resa disponibile da Internet Archive.

Il risanamento di Borgo Croci, tra rimpianto e nostalgia

La lettera meridiana sulla storia del risanamento di Borgo Croci, originata da alcune belle immagini pubblicate da Marco Scarpiello, ha suscitato tanti commenti e tante riflessioni tra gli amici e i lettori del blog, accomunate da una certa nostalgia ed un certo rimpianto per quella che fu, in ogni caso, una bella pagina di democrazia e di partecipazione per la città.
Franco Onorati riflette sulla filosofia di quell’intervento, che è rimasto comunque la più grande iniziativa di edilizia pubblica che Foggia abbia mai vissuto, pari soltanto alla costruzione del quartiere Cep.
“Non metto in dubbio le capacità di coesione sociale dei soggetti citati - scrive Onorati - mi rimane l’amarezza di aver visto perdere l’occasione di fare architettura ed urbanistica. Croci sud poteva essere la cerniera tra un quartiere chiuso, avente la barriera della ferrovia Foggia - Lucera e viale Cardelaro come perimetro, ed il resto della città fuori dal centro antico. Si preferirono tipologie ad alta intensità insediativa che generarono troppi spazi senza connotazione urbana... (ancora oggi è evidente lo scollamento )..tipologie edilizie mono- bifamiliari avrebbero consentito una conurbazione migliore con una facilità realizzativa anche da parte di imprese artigiane! Si sarebbe potuto fare crescere l'impresa locale generando ricchezza diffusa..... invece i fallimenti di imprese a cui furono affidati alcuni lotti ne hanno rallentato la realizzazione. Le mutate condizioni insediative (cambiamenti dell'abitare) hanno generato il nulla urbano!

Antonucci: "Valorizzare la Capitanata come territorio-snodo"

L'ing. Eustacchio Franco Antonucci è un po' la memoria storica per quanto riguarda i grandi temi dell'infrastrutturazione a supporto dello sviluppo e dell'urbanistica foggiana. Di tanto in tanto, regala ai suoi amici del social network note molto lucide e intelligenti, che sempre di più, però, restano una vox clamantis in deserto, una voce che grida, vanamente, nel deserto politico e culturale di casa nostra.
L'ultima riflessione di Antonucci riguarda un tema nevralgico per il futuro della Capitanata, sul quale il territorio sta accusando una inquietante stagnazione da alcuni anni: porti e sistemi ferroviari.
Si sente e si legge spesso che una delle maggiori risorse che la provincia di Foggia dovrebbe investire per la ripresa è rappresentata dalla sua favorevolissima posizione geografica, che la rende una naturale cerniera tra il Nord e il Sud, e che è rafforzata dalla presenza di una rete di infrastrutture di trasporto di prim'ordine.
Ma c'è il rischio concreto che resti una dichiarazione di principio, non tradotta in realtà da progetti e iniziative concrete. È su questi temi che interviene Antonucci, traendo spunto dal recente confronto televisivo tra il Ministro alle Infrastrutture e Trasporti Del Rio e il filosofo Massimo Cacciari, che hanno messo il dito nella piaga dell'inefficienza del sistema portuale nazionale e della scarsa coerenza tra questo e il sistema ferroviario. Problema cruciale, in uno Stato come il nostro che si estende quasi interamente su una penisola. Ma problema di grande importanza anche per la Capitanata, che in materia di porti e strade ferrate potrebbe svolgere una funzione di rilievo nello scacchiere pugliese e meridionale.
Con molto realismo e rara capacità di sintesi, Antonucci snocciola "alcune trascorse questioni logistiche di Capitanata" elaborando alcune idee su come possano essere affrontate con successo. Ed ecco le sue riflessioni.
Primo. Il grande Porto industriale di Manfredonia, dopo la dismissione dell'Enichem non interessa più a nessuno. Sta lì come un gigante moribondo, nel cimitero degli elefanti. Dell'Interporto di Cerignola anche peggio.
Secondo. Anni fa era stata ipotizzata una Piattaforma portuale pugliese (una specie di immenso molo proteso al centro del Mediterraneo), attraverso un concreto "sistema portuale pugliese”, sotto un'unica Autorità portuale. Così valorizzando la sottaciuta sinergia territoriale vasta. Nulla è stato fatto perché ha prevalso la competizione politica municipalista.
Terzo. Un grande progetto ASI di qualche anno fa - per il quale anche il sottoscritto si è inutilmente speso – puntava sull'interconnessione territoriale integrata tra l'attivo Scalo ferroviario intermodale del Polo centrale Incoronata ed il Porto di Manfredonia. Questo progetto ha solo guadagnato un posto simbolico nell'ampolloso Piano strategico di Area vasta Capitanata 2020. Oggi questa ipotesi avrebbe, invece, un nuovo senso nel tentativo di legare il Porto di Manfredonia al sistema ferroviario di lunghe dorsali nazionali e comunitarie. Comprese le Autostrade del Mare proprio in corrispondenza di Foggia-Cerniera.
Quindi di valorizzare lo stesso sistema portuale di Manfredonia come valore aggiunto alla maggiore utilità dell'Alta capacità Napoli-Bari.
Quindi una prima "mossa" per delineare la macrostruttura-chiave del grande Territorio-Snodo di Capitanata.
Quindi facendo leva anche sulla sua ricca conformazione urbana pentapolare, umiliata ancora una volta dall'individualismo municipalistico tipico delle cinque città di Capitanata e della Puglia più in generale.

Che pensano gli amici e i lettori di Lettere Meridiane del sasso gettato da Eustacchio Antonucci nell'acqua stagnante del dibattito sullo sviluppo? Il confronto è aperto.

martedì 26 maggio 2015

La Capitanata bella nelle immagini di Internet Archive

Non mi aspettavo che la lettera meridiana sulla bella carta geografica della Capitanata di suscitasse tanti consensi e tante condivisioni tra gli amici e i lettori del blog. È il segno che esiste – ed è forse più diffusa di quanto non venga comunemente percepita – una identità provinciale.
In realtà, non era la prima volta che Lettere Meridiane offriva ai propri amici e lettori gadget sulla bella Capitanata. Così ho pensato, sperando  di far cosa gradita sia a quanti hanno già letto i relativi post, sia ai nuovi amici che non l ‘hanno fatto, di raggruppare in un solo articolo le stampe, recesntie qualche mese fa, ed estratte dall'enorme stream di immagini che Internet Archive -  organizzazione no profit che si prefigge di offrire “un accesso universale a tutta la conoscenza” – sta rendendo disponibile sul social fotografico Flickr.
Le immagini sono state scansionate ad hoc e messe a disposizione in alta risoluzione estraendole dalla enorme collezione di libri e di documenti testuali  (quasi 8 milioni di elementi) digitalizzati che Internet Archive mette a disposizione della comunità digitale.
Lettere Meridiane ha pubblicato in tre distinti post alcune stampe, molto belle, che riguardano il Castello di Lucera, le Catacombe di Siponto e un angolo di Monte Sant’Angelo ottocentesca.
Di seguito la descrizione delle immagini, e il collegamento per poterle scaricare alla massima risoluzione disponibile:

  • riproduzione del Castello di Lucera, estratta dal libro  Famous castles and palaces of Italy di Edmund Basil D'Auvergne, pubblicato nel 1912 dall’editore londinese T.W. Laurie; per scaricarla cliccare qui 
  • Monte Sant'Angelo nell'Ottocento. È tratta dal volume, in inglese, Italy from the Alps to Mount Etna (1877). Fu scritto da diversi autori (Karl Stieler, 1842-1885 Antonio Cavagna Sangiuliani di Gualdana, 1843-1913, Eduard  IU-R Paulus, 1837-1907 Woldemar Kaden, 1838-1907  Frances Eleanor Trollope, d. 1913 Thomas Adolphus Trollope, 1810-1892). Venne pubblicato dall’editore londinese Chapman and Hall. Per scaricarla, cliccare qui
  • Catacombe di Siponto,  sito archeologico tra i più suggestivi ma meno noti della provincia di Foggia, situato il località Capparelli a poche centinaia di metri  dalla chiesa di Santa Maria di Siponto. Per scaricarla, cliccare qui.   
Qui sotto, invece, i collegamenti a quanti volessero leggere le lettere meridiane originali; per leggere l'articolo, fare clic sul relativo collegamento: 


lunedì 25 maggio 2015

Katia Ricci racconta Séraphine de Senlis

Pittrice singolare e carismatica, Séraphine de Senlis, ha scritto alcune tra le pagine più straordinarie della storia dell'arte del Novecento. Cameriera, povera e autodidatta, dotata di un talento purissimo, venne scoperta quasi casualmente da Wilhelm Uhde, collezionista ed esperto d'arte che l'aveva assunta come domestica. 
Traeva ispirazione dalla vita, dalla fede e dalla bellezza che la circondava. La sua sensibilità era pari alla sua fragilità psichica che le procurò il ricovero in un manicomio,  dove trascorse gli ultimi anni della sua vita, spegnendosi a 78 anni. Morì in povertà, e venne sepolta in una fossa comune del cimitero di Clermont.
Foggia ha la possibilità di conoscere meglio questa "artista senza rivali" (questo Séraphine avrebbe voluto si scrivesse sulla sua tomba) grazie a Katia Ricci che sulla pittrice francese ha scritto un libro, che verrà presentato domani, martedì 26 maggio, alle 18 al Museo Civico. Il volume è intitolato Séraphine de Senlis, artista senza rivali, che è anche il tema dell'incontro che si svolgerà al Museo.
Esperta d'arte e docente di storia dell'arte, l’autrice ripercorrerà la vita e il percorso artistico di Séraphine de Senlis attraverso le immagini delle sue opere. Sono previsti gli interventi della direttrice del Museo, Gloria Fazia, di Antonietta Lerario, dell'associazione La Merlettaia. Coordinerà i lavori la giornalista Alessandra Benvenuto.

Biccari ottiene il marchio dei Borghi Autentici

Da qualche giorno, anche Biccari si fregia del Marchio dei borghi autentici. Il ridente paese dei Monti Dauni è entrato a far parte delle rete di comuni che, diversamente da iniziative similari come quelle delle bandiere arancioni o dei borghi più belli d’Italia, non si limita a certificare particolari qualità del territorio dei centri interessati, ma unisce i comuni aderenti in un’associazione che si prefigge un obiettivo quanto mai ambizioso ed intrigante: “elaborare - come si legge nel manifesto delle rete, intitolato Territori che ce la vogliono fare - un modello di sviluppo nuovo, perfettamente in linea con la grande vocazione nazionale di sempre: la qualità . Dove la bellezza è un fattore produttivo determinante e la cultura, sposata magari alle nuove tecnologie, diviene un incubatore d’impresa. Una via italiana alla green economy in cui l’innovazione è un’attitudine che investe anche le attività più tradizionali – dove le eccellenze agroalimentari, ad esempio, sono un volano per l’artigianato e il turismo, e viceversa – una via italiana infine le cui straordinarie  “materie prime” possano essere la qualità della vita, la coesione sociale, il capitale umano, i saperi del territorio, l’italian style.”
Al centro della sfida c’è “l’irripetibile ecosistema produttivo e comunitario” dei borghi autentici, e se le cose stanno così i Monti Dauni, e più in generale i piccoli comuni della Capitanata, possono recitare una parte di assoluto rilievo.
Legittima dunque la soddisfazione del sindaco di Biccari, Gianfilippo Mignogna, che affida la sua gioia a un messaggio sul suo profilo Facebook, in cui annuncia l’importante novità del marchio conquistato dalla cittadina che ha dato i natali a Donato Menichella e a Ralph De Palma.
Assieme a Biccari, figurano tra i borghi autentici della provincia di Foggia Accadia, Apricena, Candela, Celenza Valfortore, Celle San Vito, Faeto, Peschici, Rignano Garganico, San Marco in Malis, Volturara Appula.
Quanti sono interessati a leggere il Manifesto dei Territori che ce la vogliono fare, possono scaricare il documento cliccando qui.

domenica 24 maggio 2015

Quando Borgo Croci scrisse una storica pagina di democrazia e di partecipazione

Marco Scarpiello regala dal suo inesauribile archivio due preziose fotografie che documentano una stagione esemplare della vita cittadina, ed uno dei momenti più alti di democrazia e di partecipazione popolare. Le immagini si riferiscono ai lavori di risanamento di Borgo Croci, che hanno rappresentato l’opera pubblica più importante che sia stata realizzata negli ultimi decenni nel capoluogo dauno e,  assieme alla realizzazione del quartiere CEP, che risale agli anni Sessanta, l’intervento più imponente di sempre in materia di edilizia popolare.
Guardo le foto non senza un pizzico di nostalgia, perché ho vissuto quella stagione in prima persona e potete dunque credermi se vi dico che, in quella occasione, la nostra città seppe dare una grande prova di sensibilità e di coesione.
Siamo alla metà degli anni Settanta. Qualche anno prima di quelli in cui la fotografie sono state scattate, che si riferiscono alla realizzazione del progetto. Ma non fu facile arrivare fino al quel punto. Il problema più grande riguardava i tempi e le modalità di attuazione del progetto, perché si trattava di demolire le vecchie case di Mussolini che punteggiavano la zona di Borgo Croci Nord, e che sono ancora presenti lungo via Lucera.
Il problema riguardava i criteri con cui procedere allo sgombero delle palazzine che avrebbero dovuto essere demolite, e alla successiva sistemazione delle famiglie che vi abitavano. Questione non da poco, se tenete conto che numerose famiglie erano composte da anziani, che avrebbero dovuto sradicarsi dal posto in cui erano nati, e trasferirsi per qualche anno in un’altra zona della città.
Ma, se non si fosse proceduto a sgomberare gli alloggi nei tempi previsti, c'era il pericolo concreto che lavori avrebbero conosciuto ritardi più o meno gravi, con il rischio che i costi lievitassero e che l’intero progetto si inceppasse, vanificando gli ingenti finanziamenti che erano giunti all'Istituto Autonomo Case Popolari. È superfluo sottolineare che il progetto non riguardava soltanto i residenti a Borgo Croci, ma anche tante famiglie di senza tetto, che, una volta completati i nuovi alloggi, avrebbero finalmente ottenuto un'abitazione popolare.

Manfredonia onora Re Manfredi con una statua equestre

Ha dovuto aspettare 749 anni, perché la città che aveva fondato ed alla quale aveva dato il suo nome, in segno di predilezione e di prestigio, onorasse la sua memoria con un monumento. Adesso il monumento c’è e Re Manfredi potrà essere soddisfatto. Manfredonia gli ha reso onore.
La bella statua equestre in bronzo, collocata nel piazzale Silvio Ferri, sul lungomare, nelle vicinanze del castello che fu proprio il re svevo a volere, è stata realizzata dallo scultore Salvatore Lovaglio, troiano, vincitore del concorso indetto dalla civica amministrazione.
L’inaugurazione è prevista per questo pomeriggio, e si tratta di un evento particolarmente sentito dalla popolazione sipontina che ha sempre amato molto Re Manfredi, che nell’immaginario collettivo viene percepito come il padre della città. Alla cerimonia interverranno Giuseppe Palladino, presidente della Banca Credito Cooperativo di San Giovanni Rotondo, l'autore dell'opera, Salvatore LovaglioAndrea Mapelli, della Fonderia Artistica Mapelli,  monsignor Michele Castoro, arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo e Angelo Riccardi, sindaco di Manfredonia.

venerdì 22 maggio 2015

La più bella mappa della Capitanata adesso è di pubblico dominio

Fino a ieri, per poterla utilizzare o stampare, bisognava cercarla nelle pagine di qualche libro, dribblando il pericolo di incappare in qualche violazione del copyright. Da qualche giorno, la mappa più bella della Capitanata, realizzata nel 1630 dal cartografo e navigatore olandese, Willem Blaeu, è divenuta di dominio pubblico, e per espressa iniziativa del suo legittimo proprietario, l'antiquario newyorkese Geographicus Rare Antique Maps, che si è reso promotore di una delle più spettacolari donazioni di sempre a Wikimedia Commons, il sito di Wikipedia che raccoglie materiali multimediali esenti da diritti.
Specializzato nella raccolta, restauro e commercializzazione di antiche mappe e documenti cartografici che coprono un arco di tempo che va dal XV al XIX secolo, l’antiquario ha donato all’archivio di file multimediali liberi di Wikipedia, praticamente tutta la collezione delle immagini digitalizzate della mappe di cui si è occupato. Un patrimonio culturale di inestimabile valore, visto che la collezione comprende più di duemila immagini digitali di mappe antiche.
Scorrendo la prima pagina della sezione di Wikimedia Commons dedicata alla collezione (nel gergo del portale non si tratta proprio di una sezione, ma di una categoria, definita Images from Geographicus) si scopre non senza sorpresa che tra le prime mappe offerte agli utenti desisto c’è proprio quella di Willem Blaeu.
Come si legge nella didascalia che l’accompagna, la mappa, che viene definita “magnifica” per il suo valore artistico, “rappresenta la Capitanata o Tavoliere delle Puglia, nell’Italia orientale. Quest’area è spesso associata con l’immagine dello “sperone dello stivale”. Altamente decorativa, la  mappa offre un bell’esempio dello stile di Blaeu con diversi cartigli decorativi, velieri che navigano in mare, e una bella attenzione ai  dettagli. Le principali città che vi vengono raffigurate sono Foggia, Cerignola, Benevento, Andria, e altre.”
Allegria: essendo di pubblico dominio, la mappa può essere scaricata in alta risoluzione, per ogni uso possibile (compresa la stampa) seguendo le istruzioni:

Qui invece il collegamento alla collezione su Wikimedia Commons, su cui Lettere Meridiane tornerà nei prossimi giorni, per offrire ad amici e lettori altre immagini cartografiche riguardanti la Puglia e la provincia di Foggia.

giovedì 21 maggio 2015

Per cambiare Foggia, dovremmo imparare a sognarla

Per cambiare Foggia, per renderla più bella, dovremmo cominciare a sognarla. Immaginarla diversa. Così come fa Salvatore Agostino Aiezza sul suo diario facebook, postando una fotografia che lì per lì sembra denunciare una delle quotidiane brutture con cui siamo costretti a convivere, la solita auto lasciata in mezzo alla strada, a disturbare le altre auto e perfino i pedoni.
Ma è nella didascalia che Aiezza, uno di quei foggiani che non s'arrende e che per questo stimo, racconta il suo sogno.
Lo scorcio raffigurato nella immagine sta in vico Cutino, la stradina che costeggia il Teatro del Fuoco per finire in una delle non molte scalinate cittadine, forse quella che presenta più gradini. Si tratta di un fenomeno particolarmente concentrato in questa parte della città, che presenta dei dossi mai compiutamente investigati, nonostante rappresentino la sola eccezione alla piana su cui la città si distende.
Salvatore sogna in grande e definisce la scalinata di vico Cutino "la nostra piccola Piazza di Spagna", ed in effetti, con quei ragazzi là seduti a chiacchierare, in un certo modo ricorda la piazza romana immortalata in tanti film.
Poi Aiezza racconta il suo sogno: "Immagino che invece del solito incivile che lascia l’auto in quel modo, questo scorcio sia completato con qualche tavolino, con sedie, un chioschetto che venda granite, bibite fresche e frutta fresca della bella stagione, con tanti giovani e ragazzi che, magari dopo il teatro, lo frequentino..."
Bello, vero? E se tutti sognassimo così?

mercoledì 20 maggio 2015

Partì da Foggia la più agghiacciante missione della seconda guerra mondiale

Premuroso come sempre, l'amico Tommaso Palermo ha raccolto la mia sollecitazione a saperne di più su quel 451° Bomb Group che operava nell'aeroporto di Castelluccio dei Sauri, e che aveva il suo comando operativo nella Masseria Nannarone, di cui ho parlato in una recente lettera meridiana, grazie alle belle fotografie inviatemi dall'amico Enzo Garofalo.
Palermo è riuscito prima di tutto a scovare, nel suo ricchissimo archivio, con la collaborazione dei reduci con cui ha stretto proficui rapporti di collaborazione, una immagine di com'era la masseria durante l'occupazione alleata (la vedete a destra), quando venne appunto utilizzata quale base del comando strategico del reparto dell'aviazione americana.
Palermo aggiunge un particolare importante. Quell'aeroporto e quel gruppo, il 451°, sono tristemente noti per essere stati protagonisti di una delle stragi più gravi e nefande della seconda guerra mondiale, passata alla storia come strage di Gorla, dal nome del quartiere popolare milaese su cui si abbatté la violenza omicida dei bombardieri americani.
Sono gli agghiaccianti paradossi della storia: dopo essere stata vittima della campagna aerea più virulenta da parte degli alleati, con l'uccisione di migliaia di inermi civili, Foggia e i suoi aeroporti occupati dagli americani diventarono, a loro volta, la base di partenza per missioni aeree che provocarono altre stragi. Ed ecco la storia.
Sono le 7.58 del 20 ottobre 1944 quando dal Castelluccio Field partono 36 bombardieri, alla volta di Milano. La squadriglia fa parte di un contingente più ampio il cui obiettivo è la distruzione di tre fabbriche ubicate nel capoluogo lombardo, la Isotta Fraschini, la Breda e l’Alfa Romeo, controllate dai tedeschi.

La buona scuola? C'è già. A Rodi Garganico.

In questi giorni si sente parlare tanto di scuola, e in toni particolarmente accesi. È un peccato, perché un simile argomento richiederebbe una discussione più pacata e un confronto più partecipato, tanto più quando sul piatto c’è una riforma che si prefigge l’obiettivo di cambiare molto, in termini di reclutamento del personale docente e di complessiva qualità del servizio scolastico pubblico.
Per ragionarne in termini più distesi si dovrebbe partire da un dato di fatto che viene spesso trascurato: la scuola è l’ultimo baluardo di formazione delle coscienze e di produzione creativa e culturale in un Paese che negli ultimi decenni è stato sottoposto a un devastante processo di egemonia sottoculturale ad opera di veline, cronisti, iene, grandi fratelli, vip (e aspiranti tali). (La definizione non è mia ma di Massimiliano Panarari, autore del libro L’egemonia sottoculturale. L’Italia da Gramsci al gossip, Einaudi, 2010.)
Di questa sua funzione fondamentale e spesso disconosciuta, la scuola regala a volte delle spettacolari e sorprendenti conferme, come la lettera che Antonio Manicone, studente della classe III C CAT dell’Istituto di Istruzione Statale Superiore “Mauro del Giudice” di Rodi Garganico, ha scritto a Giacomo Leopardi, e che è valsa allo studente garganico il quinto posto, con relativo premio, del concorso nazionale di narrativa : “Raccontar… scrivendo” organizzato dalla “Casetta degli artisti” di Recanati per avvicinare gli studenti al grande poeta di Recanati.
Quanto mai intrigante l’intuizione alla base del concorso: aprire “un dialogo” tra i giovani e Leopardi, considerandolo un ragazzo dei nostri tempi con il quale condividere e/o dibattere pensieri, desideri, aspirazioni.
La lettera di Antonio Manicone provoca un’emozione profonda e immensa, che nasce non solo dalla profonda comprensione dell’attualità della lezione leopardiana manifestata dallo studente, ma dalla tensione culturale e morale che riesce ad esprimere a partire da Leopardi, segno che lo studente è riuscito ad interiorizzare quanto ha appreso tra i banchi di scuola e che chi glielo ha insegnato è riuscito a trasmettergli tutta la grandezza e l’attualità della poesia  dell'autore dell'Infinito.
Un esempio di buona scuola da additare e di cui gioire.
Potete leggere il testo integrale della lettera di Antonio Manicone a Giacomo Leopardi nel blog Uriatinon di Teresa Maria Rauzino, insegnante del bravo Antonio. Per farlo, cliccate qui.
Leggete e condividete, perché ne vale la pena.

lunedì 18 maggio 2015

Non era orsarese Johnny Torrio, padre putativo di Al Capone


Tra i tanti, tantissimi personaggi (molti dei quali - incredibilmente - sconosciuti ancora oggi) che vengono scrupolosamente elencati e raccontati da Maurizio De Tullio nel suo Dizionario Biografico di Capitanata ve n'è uno dal pedigree tanto altisonante, quanto scomodo.
Si tratta di Giovanni "Johnny" Torrio, che in America divenne uno straordinario stratega della mafia criminale, diventando padre putativo del più noto Al Capone. Il luogo di nascita di Torrio veniva diffusamente indicato in Orsara di Puglia. Ma il problema era che dati certi sulla sua origine orsarese (come lo stesso De Tullio annotò nel
Dizionario Biografico) non ve n'erano, sebbene sul web continui a circolare questa voce.
Così, avendo più tempo per fare ricerche a posteriori, De Tullio è riuscito finalmente ad appurare che Johnny Torrio nacque senza alcun dubbio a Irsina (Matera, e che a quel tempo si chiamava Montepeloso) e che i genitori erano di Altamura (Bari) e che solo per un breve periodo si trovarono a vivere in Basilicata, nell'allora Montepeloso.
Il bello è che né a Irsina né tanto meno ad Altamura sanno della cosa, visto che su internet nessuno "reclama" nelle due località la paternità di personaggio tanto singolare e controverso.
Ora, invece, chiarezza è stata fatta e di sicuro Torrio non era di Orsara di Puglia! 
Di seguito l'articolo sull'argomento che Maurizio De Tullio ha voluto offrire agli amici e ai lettori di Lettere Meridiane.
* * *

Ho impiegato molti anni per mettere insieme circa 600 schede biografiche di personalità e personaggi, anagraficamente nati in provincia di Foggia in un arco temporale compreso tra il 1840 e il 2008. Da quel lavoro nacque, nel 2009, il “Dizionario Biografico di Capitanata”.

domenica 17 maggio 2015

Renzi antipatico. Ma sulla grammatica ha ragione.

Il post di ieri, sul presunto errore commesso dal premier Matteo Renzi mentre illustrava in un video i contenuti della riforma della scuola (aveva scritto sulla lavagna cultura umanista e non - come secondo alcuni sarebbe stato corretto - cultura umanistica) ha suscitato un nugolo di reazioni.
Alcune carine ed appassionate, altre meno(c'è stato perfino chi ha chiesto di cancellare il post da un gruppo, in quanto sarebbe stato off topic, cioè fuori argomento).
Dalla discussione mi sono reso conto che il confine che separa l'ideologia dai dati di fatto a volte è labile. Anche quando tali dati di fatto attengono a questioni per definizione sottoposte a regole, come la grammatica.
Ribadisco che il mio post non intendeva entrare in alcun modo nel merito della riforma. Da tempo il presidente del consiglio non mi sta più simpatico come agli inizi, e per quel che può valere ho raccontato la mia opinione in questa lettera meridiana intitolata non casualmente Perché Renzi mi piace sempre meno.
Ma è il caso anche di ribadire che l'ideologia non può sovvertire la grammatica e alle autorevoli fonti citate nel post di ieri aggiungo una che credo nessuno possa mettere in discussione. Il Grande dizionario dell'uso della UTET. Vedete nell'immagine di apertura del post la voce del dizionario relativa alla parola umanista che viene definita sia come sostantivo maschile o femminile, sia come aggettivo. I simboli CO e TS a fianco al 4, che declina l'uso del termine come aggettivo, sta a significare che si tratta di uso sia comune che tecnico-specialistico.
Ne consegue che l'uso dei termini cultura umanista è corretto.

Cinquant'anni fa moriva Michele Vocino

Cinquant'anni fa, il 17 maggio del 1965, moriva Michele Vocino, grande scrittore e saggista garganico. Nato a Peschici nel 1881, si laureò in Diritto a Napoli, entrando qualche anno dopo nel Ministero delle Marina, dove fece carriera diventandone direttore generale.
Come annota Francesco Granatiero, nella bella voce dedicata a Vocino nella sezione Capitanata Meravigliosa del sito della Biblioteca Provincia di Foggia, "dopo alcuni anni passò al Consiglio di Stato, uscendone, per limiti di età, da Presidente di sezione. Venne eletto a Montecitorio come deputato democristiano (della circoscrizione Foggia-Bari) nella 1a legislatura, dal 1948 al 1953. Parallelamente alla carriera istituzionale, Vocino coltivò una smodata passione per la scrittura. Fu una penna poliedrica e instancabile, scrisse testi tecnici legati alla Marina, si prodigò per la promozione culturale e turistica della Capitanata, scrisse romanzi e memorie, collaborò inoltre con svariate riviste e giornali."
Michele Vocino è stato in effetti uno dei pionieri della pubblicistica contemporanea sulla Capitanata, intendendo, con questo termine, la letteratura prodotta da autori di questa terra, che scrivono su di essa per tramandarla e per raccontarla, per promuoverla anche dal punto di vista turistico.
Lettere Meridiane ha pubblicato di Vocino La Capitanata, che i Fratelli Alinari, editori in Firenze, dettero alle stampe nel 1925, nell'ambito della collezione di monografie L'Italia Monumentale.
È un testo importante, perché dà conto come in anni in cui il Paese scopriva la propria bellezza e la propria vocazione turistica, la provincia di Foggia fosse ben presente in questo processo, anche in misura maggiore rispetto alle altre province pugliesi.
Potete leggere cliccando su questo collegamento la prima puntata dell'opera (qui, la seconda), mentre qui potete guardare la ricca collezione di fotografie che accompagnava il volume, pubblicato in edizione trilingue.
In occasione del cinquantesimo anniversario della morta, Sergio D'Amaro ha pubblica sulla Gazzetta del Mezzogiorno un bell'articolo, in cui dà notizia su un aspetto poco conosciuto della vita di Vocino: il suo impegno per salvare la vita, durante l'occupazione nazista, agli ebrei e ai perseguitati politici, che egli aiutava fornendo loro documenti falsi, che gli consentivano di trovare una nuova identità.
Vocino è stato un autore fondamentale per serbare la memoria dell'identità e della cultura garganico, e il suo libro Sperone d'Italia (Roma, Casa Editrice Scotti, 1914) rappresenta un indiscusso  punto di riferimento per tutti quanti vogliano approfondire la storia e la cultura del Gargano. Su questo libro ho pubblicato una lettera meridiana in cui viene discusso il problema della nascita della pizzica: Vocino dimostra come essa si ballasse anche sul Gargano, e non solo sul Salento come comunemente si ritiene.
Vocino è un autore da amare e da riscoprire, a tutti i livelli.

sabato 16 maggio 2015

Foggia da riscoprire: la masseria Nannarone

C'è una Foggia bella e nascosta. Da riscoprire e da amare. Come quella che, a sorpresa, ci regala l'amico Enzo Garofalo., con alcune suggestive foto dell'azienda agraria fondata dall'ex sindaco di Foggia, Raffaele Nannarone, che guidò la città dal 1872 al 1876.
Nella didascalie che accompagnano le immagini, Garofalo precisa che a Nannarone, che dopo l'esperienza di sindaco venne eletto al Senato, subentrò nella conduzione dell'azienda un altro foggiano illustre, l'ammiraglio Alberto da Zara.
Durante la seconda guerra mondiale e l'occupazione americana, la masseria diventò sede del Comando del 451° Air Bomb Group, di stanza in uno dei tanti aeroporti che circondavano il capoluogo (chissà che l'amico Tommaso Palermo non ci offra ulteriori informazioni a riguardo...)
Le foto mostrano che la masseria - che si trova in località Mortillo, tra Foggia e Castelluccio dei Sauri a circa 14 chilometri dal capoluogo - versa in uno stato di conservazione molto buono.
Sono ancora visibili le fosse granarie, il porticato, di notevole fatture architettonica, una lapide che ricorda il senatore Nannarone ed il selciato, perfettamente conservato. Garofalo completa il suo reportage fotografico aggiungendo alcune immagini da Google Maps, che consentono la precisa localizzazione del sito.
Ho riunito le diverse foto in un filmato, per dare agli amici e ai lettori di Lettere Meridiane la possibilità di poterle apprezzare senza troppi clic del mouse. Sentiti ringraziamenti a Enzo Garofalo, non nuovo a queste interessanti segnalazioni. In una lettera meridiana di qualche tempo fa, ci siamo occupati, sempre su segnalazione di Garofalo della progressiva scomparsa delle fontane pubbliche dal centro di Foggia.
Qui sotto il video.

Perchè sulla scuola Renzi ha ragione. Almeno grammaticalmente.

Matteo Renzi fa lezione in video agli insegnanti, per illustrare la buona scuola, e viene ferocemente bacchettato per aver scritto, sulla lavagna su cui illustrava i diversi aspetti della riforma, cultura umanista e non - come secondo taluni sarebbe stato corretto- cultura umanistica.
Le critiche sono state spietate, e il tam tam del social network addirittura furente: qualcuno ha perfino consigliato al premier di tornare a scuola.
Mo tutto possiamo dire a Renzi ma non che gli manchi una certa dimestichezza con la lingua italiana, visto che è stato sindaco di Firenze, città che ha dato i natali alla nostra bella lingua. Quindi, prima di criticare e di segnare l’errore con la matita blu, sarebbe stato forse il caso di approfondire, soprattutto se i criticoni in questione sono docenti.
Non entro nel merito politico della vicenda. (La riforma mi piace a metà, e un confronto serio e approfondito col sindacato l’avrebbe sicuramente migliorata, ma questo è un altro discorso). Però va detto che, nella fattispecie, a sbagliare non è stato il capo del governo ma i suoi detrattori. Sarebbe bastata una rapida ricerca su google per rendersene conto.
L’utilizzazione del termine umanista in funzione di aggettivo, seppur obsoleta, è corretta. Vedasi per esempio, il dizionario Sabatini Coletti, secondo cui “insegnante umanista” è quello “che condivide, sostiene gli ideali dell’umanesimo.”
Il Garzanti va oltre: per i redattori di questo dizionario, “umanista” può essere indifferentemente usato sia come aggettivo che come sostantivo. Letteratura “umanista” è la letteratura che riguarda l’umanesimo.
Se le cose stanno così, non solo Matteo Renzi non ha sbagliato, ma ha presumibilmente utilizzato umanista in forma di aggettivo, a fianco alla parola cultura in modo del tutto consapevole.
Avesse scritto cultura umanistica, si sarebbe potuto pensare che la riforma prevede l‘introduzione del latino in tutti gli indirizzi (il che non sarebbe male, in ogni caso). Scrivendo cultura umanista ha voluto probabilmente indicare la necessità di una scuola che torni a porre al centro la valorizzazione e la crescita della persona umana,  secondo quegli ideali umanisti (e non umanistici) che ebbero Firenze quale  culla.

venerdì 15 maggio 2015

Il Gargano ce l'ha fatta. Ma solo grazie ai garganici.

Lo scorso week end sono stato nel Gargano, per un giro panoramico da Torre Mileto a Rodi Garganico, da Peschici e Vieste. L’ho trovato splendente, radioso. Magnifico e abbacinante nei suoi mille colori. Ancora più del solito.
Alcune ferite lasciate dall’alluvione dello scorso settembre sono ancora lì, difficili da cicatrizzare, e ci mancherebbe altro, visto che i contributi per la ricostruzione stanno arrivando con il contagocce.
Ma la notizia è che il Gargano c’è. Nonostante i ritardi con cui sono state erogate le provvidenze. Nonostante le tante promesse non mantenute.
Il Gargano c’è ed aspetta con orgoglio l’imminente stagione turistica grazie alla sua gente, a quei meravigliosi garganici che vengo spesso accusati di avere la testa dura (ed è accusa talvolta fondata), ma che spesso riescono a trasformare la loro proverbiale capa tosta in coraggio, tenacia, capacità di fare da soli.
L’impressione è che l’alluvione abbia prodotto una nuova coesione sociale, una nuova consapevolezza, un nuovo orgoglio garganico.
È come se le ferite lasciate da quella tragica calamità naturale, il sacrificio di eroi quotidiani, come Antonio Facenna, avessero contribuito a far ritrovare ai garganici un senso più profondo e più consapevole di appartenenza alla comunità.
In questo senso, la stagione che sta per cominciare potrebbe rappresentare un punto di svolta, un nuovo inizio. E come all’indomani della tragedia di settembre titolammo per alcune settimane la headline di Lettere Meridiane “Forza Gargano”, oggi sentiamo di poter dire “Auguri Gargano”.
Il peggio è alle spalle. E, forse, il bello deve ancora venire.

Fa ancora paura la fabbrica della morte

Francesco Paolo Gentile, dal suo canale Foggia Video Reporter, recentemente inaugurato su Facebook, rilancia la questione della bonifica del sito dove sorgeva, nei pressi dell’Istituto Poligrafico dello Stato, la fabbrica segreta di armi chimiche che probabilmente incrementò il valore strategico di Foggia nello scacchiere bellico e di conseguenza la ferocia dei bombardamenti alleati.
La fabbrica ebbe vita breve. Come ricorda Gentile, lo stabilimento "fu realizzato nel 1941 dai fascisti sotto la guida di esperti tedeschi spacciandola per fabbrica di birra. Entrò in funzione nel 1943 e nello stesso anno fu distrutto dagli stessi tedeschi in ritirata quando le truppe americane erano prossime ad occupare Foggia.”
Il punto è che da allora, nulla è stato fatto non solo per bonificare il sito ma anche per capire se i ruderi possano rappresentare un rischio per la salute pubblica.
Gentile ha trovato presso l’Archivio di Stato di Foggia un interessante carteggio che risale al 1948, e contiene una corrispondenza tra il Prefetto dell’epoca e il Ministero della difesa.
“Il Prefetto - racconta Gentile - chiese l’autorizzazione di poter bonificare il sito utilizzando il personale che lavorava nella fabbrica, tra i documenti c’è anche l’elenco con le generalità delle persone che voleva impiegare. Il ministero rispose che i lavori di bonifica e sgombero macerie e materiali degli ex impianti di aggressivi chimici di Foggia, non possono essere eseguiti che da personale specializzato, in quanto il personale stesso, durante il lavoro, deve essere munito di maschere antigas, guanti e indumenti protettivi, dato che esistono ancora sotto le macerie apparecchi contenenti quantità considerevoli di iprite e di fosgene.”

mercoledì 13 maggio 2015

Lago Salso, quando una palude diventa un luogo d'incanto

La provincia di Foggia è una delle più belle non solo d'Italia, ma d'Europa. Peccato che, a volte, i primi a non accorgersene sono quelli che vi risiedono. In Capitanata, le bellezze culturali si intrecciano con quelle ambientali e paesaggistiche, in una varietà e ricchezza che si trova davvero in poche parti del mondo.
Per questo mi piace quando gli amici e i lettori di Lettere Meridiane apprezzano i post che il blog dedica ad angoli della terra dauna non molto noti, come quello in cui ho proposto il bel video girato da Immobiliare Gargano sulla cosiddetta Valle dell'Inferno, che collega Manfredonia e San Giovanni Rotondo.
Un altro angolo di assoluta bellezza che ci regala il Gargano è rappresentato dal Lago Salso o Paludi sipontine, zona umida protetta dalle convenzioni internazionali che ospita una straordinaria varietà di fauna e di flora. Compreso nel perimetro del Parco del Gargano, e ricadente nell'agro di Manfredonia, Lago Salso è divenuto da qualche anno un'oasi gestita dal WWF.
A questo splendido pezzo di Puglia e di Capitanata ha dedicato un bel video Cirovideo1, apprezzato autore di filmati sulla più belle località della nostra terra. Mi sono già occupato di questo autore, segnalando e recensendo Foggia – Tribute to my city, dedicato al capoluogo, e sottolineando la sua rara capacità di guardare ai luoghi che riprende con uno sguardo ed occhi diversi dal solito, e dal convenzionale.
Qualità che Cirovideo1 riesce ad esprimere anche nel filmato che riguarda Lago Salso. Guardatelo, amatelo, condividetelo.

lunedì 11 maggio 2015

Foggia in preda ai vandali. Ma la colpa è di tutti.

Foggia è sempre più alla mercé dei vandali. Ho visto nell'estrema periferia, fatto a pezzi da questi nuovi barbari, un cippo funerario che la mano pietosa dei genitori aveva posto per ricordare il figlio scomparso in quel punto di strada. Gli autori della bravata non saranno gli stessi che qualche giorno fa hanno danneggiato Ritorno a casa, il monumento all'emigrante posto sul piazzale della stazione ferroviaria. Ma lega gli uni agli altri lo stesso humus culturale: la distruzione della memoria, l'oltraggio all'identità.
Non basta prendersela con il vandalo di turno. Bisogna cominciare seriamente a riflettere sulle responsabilità sociali, morali e culturali diffuse. E soprattutto non ci può più limitare a puntare l'indice contro la classe dirigente, contro il degrado culturale che sta soverchiando la città.
Winston Churchill affermava che ogni popolo ha il governo che si merita. Il che significa che si vince o si perde tutti insieme. Ed è proprio questa dimensione collettiva della città, la capacità di stare insieme da cittadini, che pare essere in declino a Foggia.
Città e civiltà hanno la stessa radice lessicale: una città dovrebbe essere civile, per il semplice fatto di essere tale. Lo è la nostra città?
Foggia è in crisi, d’accordo. Le istituzioni locali sono sull’orlo del lastrico e la qualità dei servizi sta diventando sempre più scadenti. Ma le responsabilità sono anche di noi cittadini, che non siamo cittadini fino in fondo: a questo punto sarebbe forse meglio chiamarci abitanti, residenti, anzi, lasciatemela passare, indigeni. Accidenti.

Domani torna al Giordano Mario Salvatore

Mario Salvatore ha un chiodo fisso: il riconoscimento della canzone napoletana, di cui è tra gli interpreti più raffinati, quale bene culturale. È in buona compagnia: se ormai, dopo qualche timida proposta di legge in passato, la questione sembra rimossa in un parlamento che ha completamente dimenticato la questione meridionale, l’idea della Canzone napoletana, patrimonio identitario ed attrattore turistico-culturale è stata rilanciata nientemeno che dal Cnr e dall’Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo. [Cliccate qui se volete scaricare l'interessante studio sul tema di Maria Simeon].
Intanto, Mario continua ad inseguire il suo sogno nella maniera che gli riesce meglio: cantando. Domani, dopo oltre dieci anni d’assenza, torna assieme al suo gruppo al Teatro Giordano di Foggia per proporre una nuova versione del suo spettacolo “Così cantava Napoli”, cui è per l’occasione è stato aggiunto un sottotitolo dichiaratamente meridionalistico: “le canzoni dell’anima meridionale”.
Mario Salvatore viene ritenuto uno degli ultimi e più grandi interpreti della tradizione melodica partenopea: per la delicatezza delle sue interpretazioni e per i suo particolarissimo timbro vocale, è stato definito l’erede più autentico dell’indimenticabile Sergio Bruni.
Mario e il suo gruppo alzano dunque la posta, mostrando, nel loro concerto come la canzone napoletana sia l’espressione più grande e più tipica del patrimonio culturale del Mediterraneo.
L’idea della canzone napoletano come patrimonio di tutti i meridionali è intrigante, e fondata perché spesso si trascura che, seppure nata sotto il Vesuvio, al suo successo nel mondo hanno contribuito non solo poeti e musicisti napoletani, ma anche artisti delle altre regioni del Sud.

domenica 10 maggio 2015

Monti Dauni, così il passato diventa speranza di futuro

Enogastronomia Biccarese (Monti Dauni e dintorni) è un gruppo social molto diverso dai tanti che sono spuntati negli ultimi tempi sui sapori e sull’arte culinaria di una volta. Non c’è solo gusto per la tradizione ma un riuscito e sapiente intreccio fra passato, cultura e marketing territoriale.
Il punto è che - come vado sostenendo da tempo - valori come la tipicità, la genuinità, nei Monti Dauni non sono un’invenzione o un artifizio. Ci sono e basta, profondi e radicati.
Era questa l’intuizione di Federico Massimo Ceschin, che stava alla base del progetto di eccellenza turistica di quest’area della Puglia settentrionale, che i pugliesi stanno ri-scoprendo con crescente entusiasmo.
Proprio a Biccari, mi è capitato un paio di settimane fa di partecipare a un incontro sul tema del lavoro, assieme al sindaco Gianfilippo Mignogna e al presidente del Gal Meridaunia, Alberto Casoria. “Ce la stiamo facendo” ha detto Casoria, che non è tipo aduso ai facili entusiasmi.
Sono d’accordo. I Monti Dauni stanno riuscendo con sempre maggiore nitidezza ed evidenza a declinare la possibilità di uno sviluppo di segno diverso, e la potenzialità più interessante sta nel fatto che non si tratta di un modello di sviluppo elucubrato da tecnici e ingegneri a tavolino. È profondo, irripetibile perché sta nel cuore e nell’anima della gente.
Come quelli dei fondatori e dei promotori di Enogastronomia Biccarese. La foto che adorna la bacheca del gruppo (in alto, all’inizio di questo post) è perfino più eloquente della headline (che recita: “Eventi, degustazioni, prodotti tipici, ristorazione, promozione del territorio e tutto quello che ruota intorno ad uno dei borghi più belli della Puglia”). Mostra, come commenta Donato Capozzi, giovani alla riscoperta delle cose belle di una volta. Vista in bianco e nero, sembrerebbe addirittura una foto di qualche decennio fa. A tradirne l’attualità è il contatore del gas che si nota di sfuggita. Però è una foto autentica; i giovani hanno raccolto fiori, piante ed erbe selvatiche e le stanno separando: rucola, camomilla e malva. Piante antiche che nei Monti Dauni crescono spontaneamente e  in grande quantità e che, dalla notte dei tempi, vengono utilizzate sia a scopi alimentari che con finalità terapeutiche.
Questo recupero del passato che diventa desiderio prepotente di futuro è la filosofia che sorregge le mille buone prassi che - proprio come i fiori selvatici - punteggiano e colorano queste colline, additando alla Puglia ed alla Capitanata una prospettiva nuova di sviluppo, una speranza nuova.

sabato 9 maggio 2015

Daunia, Gargano, Capitanata, tra brand e identità

Ci sono temi affrontati da Lettere Meridiane che non perdono mai di attualità. Ho ripubblicato in questi giorni alcuni post che tempo fa dedicai al complesso tema dei diversi toponimi con cui la provincia di Foggia è conosciuta, una pluralità che non contribuisce né al consolidamento dell’identità, né al cosiddetto brand.
Pur trattandosi di un reprint, gli amici e i lettori non hanno fatto mancare le loro osservazioni e le loro riflessioni, che mi piace concentrare in un nuovo post. Purtroppo il sistema di pubblicazione sul social network dei link al blog, se ha il pregio di diffondere in modo capillare i contenuti nei gruppi amici, ha il limite di disperdere i commenti che animano le diverse discussioni.
Come ho già detto, si tratta di commenti e osservazioni particolarmente stimolanti.
Mi scrive l’amico e collega giornalista Antonio Del Vecchio: "Caro Geppe, a proposito di "toponimi" son d'accordo con te, bisogna fare battaglia comune tra Gargano e Monti Dauni e parlare semmai la medesima lingua dell'intera Capitanata. Talvolta, noto però che la questione resta solo un auspicio o la solita pia intenzione, specie quando ci occupiamo di beni di valenza nazionale. Il riferimento è al Paleolitico di Grotta Paglicci contemplato nel Museo di Rignano, di questi tempi trascurato al massimo sia dall'Università di Foggia sia dal Ministro Franceschini. Eppure è un bene al pari se non di importanza superiore rispetto ad Altamira (Spagna) e a Lascau (Francia). Paglicci, in termini di reperti, abbraccia, infatti, non solo il Paleolitico Superiore, ma anche quello Medio ed Inferiore. E allora, perché non facciamo causa comune?"

venerdì 8 maggio 2015

Settant'anni fa finiva la guerra: così Foggia salutò la pace

Settant’anni fa, con la resa della Germania, si chiuse almeno formalmente la Seconda Guerra Mondiale (i giapponesi non si arresero, e vi fu il terribile epilogo delle bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki ad agosto del 1945). La resa tedesca agli Alleati venne firmata il giorno prima della formale conclusione delle attività belliche, il 7 maggio, e la notizia fece immediatamente il giro del mondo.
Foggia, città più delle altre vessata dal conflitto, che aveva pagato alla guerra un immane prezzo in termini di vite umane e di distruzioni, accolse la notizia con una gioia incontenibile che sfociò in spontanee manifestazioni di piazza.
Fin dal giorno precedente, quando cominciò ufficiosamente a diffondersi la notizia che la Germania aveva capitolato (in effetti gli atti di resa furono due, il 7 maggio con gli Alleati occidentali, il giorno successivo con i Russi) Foggia scese in piazza, scossa da un fremito di sollievo e di liberazione.
Ecco come il giornale Ricostruzione Dauna, nel numero di edicola il 13 maggio del 1945, racconta le manifestazioni popolari che si svolsero il 7 e l’8 giugno al capoluogo dauno.

Il tenore partigiano Nicola Ugo Stame, oggi la presentazione

Se non fosse stato per Mario Napolitano (nella foto), per la sua tenacia e il suo impegno affinché Foggia serbasse memoria di suo cugino, Nicola Ugo Stame, Lello Saracino non avrebbe mai scritto il libro che questo pomeriggio verrà presentato nella sala dell’Auser (ore 18, via della Repubblica 72).
È un vero peccato che Mario non ci sarà, almeno in carne e ossa, perché soltanto qualche giorno fa la morte ce lo ha portato via.
Il libro di Saracino corona il sogno che Napolitano ha seguito per tutta la sua vita: è un decisivo recupero di memoria su un foggiano di grande caratura etica e politica, poco noto nella sua città.
Saracino, ottimo giornalista che in questa occasione si rivela anche un ottimo saggista, ha raccolto tutto quanto era possibile, facendo luce su molti aspetti della vita del tenore foggiano antifascista, protagonista di una vita particolarmente avventurosa, conclusa prematuramente per mano nazifascista, alle Fosse Ardeatine.
La presentazione de Il tenore partigiano - Nicola Stame: il canto, la resistenza, la morte alle Fosse Ardeatine è promossa dall’Auser e dallo Spi Cgil di Foggia, in occasione del 70° anniversario della Liberazione. Assieme all’autore, converseremo su Stame e sul laborioso lavoro compiuto,  dietro la spinta di Napolitano, per riportare alla luce i tratti biografici dell’illustre personaggio, cui Foggia non è riuscita fino ad oggi a dedicare che un misero vicolo della periferia.
Non mancate.

mercoledì 6 maggio 2015

Porto di Manfredonia e Fiat di Melfi, matrimonio possibile

L’autorità portuale di Bari guarda con nuovo interesse al porto di Manfredonia. Sullo sfondo c’è la possibilità che la struttura sipontina possa diventare uno dei porti di riferimento della Fiat di Melfi. L’anticipazione giunge da Federico Pirro, docente di Storia dell’Industria presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Bari, ma anche ottimo conoscitore dell’economia della Capitanata e delle sue potenzialità di crescita, per essere stato in passato consulente di istituzioni locali ed associazioni di categoria che operano in Capitanata. Pirro fu tra gli autori del celebre Progetto Capitanata varato dalla giunta provinciale guidata da Francesco Kuntze nel 1981, che resta a tutt'oggi uno dei più seri e affascinanti tentativi di elaborare un modello di sviluppo avanzato, e orientato alla ottimizzazione delle risorse di cui la Capitanata dispone.
Intervistato da Immediato Tv sulla situazione economica e produttiva della provincia di Foggia, Pirro ha sfoderato il consueto ottimismo che manifesta quando parla della nostra terra, ma soprattutto ha fornito una ghiotta anticipazione sulle strategie che in quel di Bari si stanno muovendo per quanto riguarda il porto di Manfredonia che, va ricordato, è il solo porto industriale ubicato nella Puglia Settentrionale.
Per il momento si tratta di una speranza, di una ipotesi. Ma se dovesse andare in porto, davvero potrebbero schiudersi prospettive nuove per il porto sipontino, che vive attualmente in una situazione di stallo.”In questi giorni - ha detto il docente barese davanti alle telecamera di Immediato Tv - sto conducendo uno studio per l’Autorità portuale di Bari che sta guardando anche il bacino di Foggia, perché interessata a gestire il porto di Manfredonia. Lo studio sta evidenziando come la Capitanata e il porto di Manfredonia, con gli opportuni adeguamenti funzionali, possano diventare lo sbocco sul mare Adriatico della Fiat di Melfi, perché oggi le Jeep Renegade e le 500X vanno a Civitavecchia per partire verso gli Stati Uniti. Naturalmente bisogna verificare se il porto di Manfredonia ha il pescaggio necessario per l’attracco delle navi del Gruppo Grimaldi che è quello scelto dalla Fiat per il trasporto dei prodotti che escono dai suoi stabilimenti. Dal porto di Manfredonia potrebbe partire non solo parte delle auto destinate ai mercati americani ma anche quelle destinate ai mercati orientali sempre che il porto sinonimo abbia le attrezzature funzionali, ma anche se non le avesse si potrebbe lavorare per realizzarle d’intesa con la Fiat, qualora questa si dicesse interessata."
Per Pirro occorre che rispetto a questa prospettiva si mobiliti anche il territorio: "se nessuno avvia un confronto con la Fiat per verificare questa opportunità,  è evidente che il porto di Manfredonia continuerà a languire, com’è successo per i nastri trasportatori che costituirono un grande investimento, rimasto di fatto inutilizzato."
Potete vedere l'intervista integrale a Pirro sul canale youtube di Immediato Tv, a questo link.

lunedì 4 maggio 2015

Si è spento Mario Napolitano, un faro della memoria

Con la morte di Mario Napolitano scompare per me un altro faro: una di quelle persone che da sole sono in grado di illuminare le tenebre, con il loro coraggio, con la loro tenacia, con la coerenza ai valori in cui hanno creduto per tutta la loro esistenza.
Partigiano, ha speso una vita perché Foggia non dimentichi il sacrificio di quanti si sono immolati per la libertà e per la democrazia e in modo speciale perché serbi memoria di Nicola Ugo Stame, il tenore partigiano trucidato alle Fosse Ardeatine, di cui Napolitano era cugino.
Mario - 94 anni portati bene finché la morte non ha decretato ch'era giunta la sua ora - era conosciutissimo dai (non molti) giornalisti che coltivano la memoria collettiva della città.
Bussava senza sosta alle porte delle redazioni, saliva le scale dei palazzi istituzionali per fare in modo che le tracce foggiane del suo illustre cugino fossero qualcosa di più del misero vicoletto che porta il suo nome nell'estrema periferia della città, a Rione Martucci. Sognava che gli venisse intitolato un teatro, il Teatro del Fuoco, e fu promotore della iniziativa della Cgil e del periodico Sud Est che raccolsero centinaia di firme chiedendo che questa intitolazione potesse diventare realtà. Ma non se e fece nulla, e Napolitano ci rimase veramente male.
L'ostinazione con cui portava avanti la sua missione ha fatto breccia in un autore foggiano, Lello Saracino, che traendo spunto dalla documentazione su Nicola Stame che Napolitano portava sempre con sè ha scritto un libro sul tenore, ancora fresco di stampa.
L'Auser mi ha invitato a condurre la conversazione con Lello nella iniziativa cui il libro verrà presentato (venerdì 8 maggio in via della Repubblica, non mancate). Pregustavo già il momento in cui avrei sollecitato Mario a riferirci in suo pensiero. Purtroppo non sarà possibile, ma la presentazione de Il tenore partigiano, sarà anche un modo per onorare l'impegno e il coraggio con cui Napolitano è riuscito a far sì che su Stame non cadesse l'oblio.
In una delle sue ultime uscite pubbliche (che potete vedere in questo bel servizio di Rec24.it Reporter di Capitanata) è possibile ascoltarlo mentre sottolinea la pregnanza del gesto di Sergio Mattarella, che appena eletto alla Presidenza della Repubblica, si recò alle Fosse Ardeatine a rendere omaggio ai caduti, e a certificare che l'anelito di libertà e democrazia sta nel dna più profondo della Nazione.
Un altro chiodo fisso di Mario Napolitano è stato rappresentato dall'impegno a serbare viva la memoria della tragica estate del 1943, di cui fu diretto testimone. Regalò a me e agli amici e lettori di Lettere Meridiane la bella ode composta da suo figlio Domenico, medico e poeta (potete leggerla qui) ed è tra i protagonisti del documentario di Giovanni Rinaldi Non voglio parlare della guerra, recentemente pubblicato dall'autore in una versione rivista e rimontatata. Il video originario è stato girato nel 2013, nell'ambito del progetto del Cesevoca, Testimoni della memoria.
Ve lo mostro qui sotto, come omaggio estremo ad un caro amico che ha illuminato la mia vita e quella dei tanti foggiani che hanno avuto la fortuna di conoscerlo.

Umberto Giordano: un video della Settimana Incom dimostra quanto fu popolare

Inutile girarci attorno. Umberto Giordano, che rappresenta un simbolo per la città di Foggia (forse il simbolo per antonomasia), non è amato, conosciuto ed apprezzato quanto si dovrebbe nella città che gli ha dato i natali. Soprattutto da parte dei giovani.
Sulla scarsa fortuna di Giordano nella sua città grava anche il luogo comune che vuole che la musica lirica sia espressione di una “cultura colta”, riservata a pochi.
Niente di più falso. Nell’Ottocento e nel Novecento, il melodramma è stato una forma di cultura popolare: le arie e le sinfonie delle opere venivano fischiettate e cantate per strada, come si usa oggi con le canzoni dell’hit parade.
Lo stesso Giordano era popolarissimo tra la gente, anche tra il popolo. Purtroppo più a Milano, città in cui visse l’ultima parte della sua vita e che ospita le sue spoglie mortali, che non a Foggia.
Non ci credete? Guardate come la Settimana Incom, il cinegiornale che settimanalmente informava il pubblico sui fatti più importanti, antesignano degli odierni telegiornali, dette notizie della scomparsa del grande musicista foggiano e dell’affetto che circondò l’estremo saluto.
Un omaggio ad un personaggio di straordinaria statura artistica e musicale, che - giova ribadirlo ancora una volta - Foggia e i foggiani dovrebbero imparare a conoscere meglio, ascoltando la sua musica, apprezzandola per quel che merita.
Guardate il video. Amatelo. Condividetelo.

domenica 3 maggio 2015

La beffa delle Ferrovie: la Freccia del Sud ignora il Sud

Qualche giorno fa, ai danni del Sud si è consumata l’ennesima beffa. È stato inaugurato il superetreno veloce che collegherà Roma con Milano in poco più di due ore. La linea non toccherà minimamente il Mezzogiorno che resta invece del tutto tagliato fuori dall’alta velocità (il collegamento tra Napoli, Foggia e Bari è soltanto ad “alta capacità”). In compenso il treno superveloce è stato battezzato, la Freccia del Sud, in onore di Pietro Mennea, pugliese di Barletta, e indimenticabile velocista.
Sulla questione, l’avv. Giuseppe Potenza, responsabile provinciale di Adiconsum, ha scritto una bella nota, che condivido in tutto e per tutto. Eccola.

Ho dato un anno della mia vita per servire lo Stato Italiano quando la leva era obbligatoria. Ho guardato commosso ogni giorno il levarsi al cielo del Tricolore. Per me il nostro Paese è Patria. Nessuno potrà dire di me che sono offensivo verso lo Stato Comunità. Ma per colpa di politicanti da quattro soldi il nostro è diventato il Paese di Pulcinella. I "professoroni" della politica hanno deciso insieme agli Amministratori delle Ferrovie Italiane di dedicare il nuovo Frecciarossa 1000, che collegherà Roma e Milano in due ore e quaranta minuti, a Pietro Mennea.
Ma il grandissimo ed indimenticato Pietro, (che ho seguito sin dai tempi in cui si allenava a Barletta e non lo conosceva nessuno), era la freccia del Sud.
Il nostro Pietro si rivolterà nella tomba al solo pensiero che per collegare la sua Barletta e la nostra Foggia al resto dell'Italia sulla linea adriatica, da Termoli a Foggia manca un binario. Riderà amaramente, da lassù dove ci guarda, quando constaterà che ancora oggi la linea adriatica ferroviaria non ha l'alta velocità (nemmeno un progetto).
Forse riderà sotto i baffi al pensiero del baffo che aggirerà la Stazione di Foggia.
Mennea non ha rappresentato solo l'Atletica Italiana nel mondo, ma anche il riscatto della Sua terra del sud.

sabato 2 maggio 2015

Fare memoria di Pellegrino, per non disperare

Ricorre oggi il quarto anniversario della scomparsa di Antonio Pellegrino, indimenticabile presidente della Provincia dal 1994 al 2003, e sembra passata veramente un’epoca.
Se è vero che nella storia non esistono coincidenze, non è un caso che l’amara ricorrenza coincida con un momento in cui la Grande Provincia che egli teorizzò e si sforzò di costruire è stata spazzata via dalla riforma Delrio, e non solo. Sta conoscendo un momento di acutissima crisi una delle creature più amate da Pellegrino, la società partecipata Diomede, chiamata alla gestione e alla promozione dei Musei che il presidente riuscì ad aprire a Foggia, facendo del capoluogo dauno una delle città meridionali più ricche e promettenti dal punto di vista museale.
La Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, il Museo Interattivo e delle Scienze, Il Museo di Scienza Naturale e il Museo del Territorio potrebbero chiudere i battenti, così come la Diomede, il cui contratto è scaduto alla fine dello scorso mese di aprile. E sono tutti segni, appunto, che è passata un'epoca, che si è chiusa una stagione di grandi speranze per la città e per la provincia di Foggia.
Restano, tuttavia,  l’attualità e la pregnanza di intuizioni come quella della Grande Provincia, così come l’assoluta necessità di un autorevole ente intermedio, per un territorio vasto, complesso e straordinariamente ricco di risorse come quello di Capitanata.
Nel giorno in cui la morte di Pellegrino diventa storia, finisce anche il sogno, la suggestione della Grande Provincia: ma bisogna raccontarlo, se non altro per custodirlo e tramandarlo.
Ed eccola, questa storia.

Perché vivere nei Monti Dauni

Il caro amico Liberato Bonghi, da Troia, mi chiede di condividere e diffondere un suo pensiero, tanto semplice quanto genuino: una casa in Puglia, sui monti Dauni, per vivere in serenità, per l'aria salubre, la cucina tradizionale e la bellezza culturale del territorio.
Diffondo con entusiasmo, condividendo ogni parola di quanto scrive Liberato, con efficacissima sintesi.
Una casa in Puglia, sui Monti Dauni, sta a ricordarci che i Monti Dauni stanno in Puglia. E non solo. Sono la sola autentica area interna collinare pugliese, contribuendo così in maniera decisiva alla meravigliosa e irripetibile biodiversità della nostra Regione.
Per vivere in serenità: quella serenità che può regalarti e farti ritrovare soltanto il silenzio ineffabile che ti avvolge in queste colline, mettendoti di fronte te stesso, in una sorta di specchio, aiutandoti a ritrovare te stesso.
Per l’aria salubre, la cucina tradizionale e la bellezza culturale del territorio. Parole che parlano da sole, ma mi piace molto la sottolineatura della bellezza culturale: la cultura che si sprigiona nei e dai Monti Dauni è diversa da tutto il resto. Mai effimera. Mai fine a se stessa. Profondamente legata all’identità più vera di questi paesi, della loro gente che ne è tenace custode.
Le tue parole, caro Liberato, il tuo implicito invito a mettere su casa nei Monti Dauni toccano quel che si dice un nervo scoperto, per quel che mi riguarda.
L’ho sempre sognato venirmene ad abitare da voi, semmai a Troia, dove ho avuto e ho più amici che a Foggia. Perché, in quelle plaghe, l’amicizia è ancora un valore autentico.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...