lunedì 31 agosto 2015

Masterplan per il Sud: per Manfredonia potrebbe essere una grande opportunità

Nella relazione di Renzi alla direzione monotematica del Pd sul Mezzogiorno, sono numerosi i passaggi dedicati ai poli industriali del Sud, ed alle crisi più o meno grandi che questi stanno vivendo. Nel dibattito sulle misure che faranno parte di quello che il presidente del consiglio ha definito masterplan per il Mezzogiorno, il tema più gettonato è sicuramente quel del gap infrastrutturale che divide Nord e Sud. Ma, stando almeno agli interventi che vengono quotidianamente pubblicati da L’Unità, una crescente attenzione viene dedicata anche al tema delle politiche industriali.
Se è vero che ormai da molti anni le politiche industriali pubbliche si sono rarefatte, è vero anche che a pagare di più per questa situazione è stato il Mezzogiorno, la cui economia industriale era e resta strutturalmente più debole rispetto al resto del Paese.
Ma qualcosa potrebbe cambiare. Proprio l’Unità ha ospitato in questi giorni un intervento importante sul tema della crisi industriale del Mezzogiorno.
L’autore è il deputato siciliano Giovanni Burtone, uno degli esponenti più autorevoli del Pd siciliano. Amico personale di Sergio Mattarella, è tra quelli che non hanno mai deposto l’ideale meridionalista e che vedono nel masterplan un’occasione concreta di rilancio e di riscatto per il Mezzogiorno.
Burtone propone di rilanciare con investimenti importanti otto siti produttivi, che vedono in prima fila la Puglia: Gela, Augusta, Porto Torres, Crotone, Taranto, Manfredonia, Brindisi, Valbasento.
“Sono tutti luoghi - scrive il deputato di Catania - in cui l’industria ha segnato quei territori e in cui oggi la crisi industriale ha provocato un senso di smarrimento civico. Ma quei siti nascono come processo di industrializzazione ed è figlio dello “schema Vanoni” di un’idea di Sud che oggi si reputa sbagliata, ma che allora consentì al Sud di uscire dall’isolamento."

sabato 29 agosto 2015

Dal 20 settembre c'è il Frecciarossa. Da e per Milano.

Sarà una giornata storica, per Foggia e per la Puglia, quella del 20 settembre prossimo. Alle 13 circa, infatti, per la prima volta una Frecciarossa entrerà in Capitanata, giungendo da Milano. Si fermerà a Foggia, per proseguire verso Bari.
Grazie a questo collegamento, che utilizzerà la linea ad alta velocità nella tratta Bologna-Reggio Emilia- Milano, sarà possibile andare da Foggia e Milano in sole cinque ore e mezzo, risparmiando circa un'ora sui tempi di percorrenza (sei ore e mezza) garantiti dalle attuali Frecce Bianche.
La bella notizia è stata anticipata a Pescara dal sottosegretario alla presidenza del consiglio, Camillo D'Alessandro: il nuovo collegamento Bari-Milano consisterà in una coppia giornaliera di treni Frecciarossa con ETR.500, che si aggiungerà all'attuale offerta Frecciabianca costituita da sei coppie di treni. In 5 ore e 30 minuti il Frecciarossa collegherà direttamente Milano con Foggia, con fermate intermedie a Reggio Emilia AV, Bologna Centrale, Rimini, Ancona, e Pescara Centrale
Due i treni giornalieri:  uno in partenza   da Milano centrale (FR 9595) alle 7.50 con arrivo a Foggia alle 13.21; mentre in senso inverso (FR 9590) il treno partirà da Foggia alle 17.18 per arrivare a Milano alle 22.50 con le stesse fermate dell'andata. Rispetto alla tratta attualmente coperta dal Freccia Bianca si risparmierà un'ora e 13 minuti. Le tariffe partono da 39 euro. previste per la classe supereconomy per arrivare a 244 euro per il livello Executive.

Gino Lisa declassato, ma adesso la Regione apre

Tutto secondo copione, per quanto riguarda il Gino Lisa, e le sue speranze di rilancio. La doccia fredda è arrivata. Puntualissima.  Lo schema di decreto licenziato dal Governo esclude l'aerroporto di Foggia dagli scali d'interesse nazionale, e questo si sapeva già.
Tra gli scali pugliesi, solo  il “Karol Woityla” di Bari è considerato strategico (insieme ad altri 12, mentre sono 3 gli hub intercontinentali), mentre quello del Salento a Brindisi e l’Arlotta di Taranto-Grottaglie (Ta) sono individuati tra gli scali di interesse nazionale. Nulla per il Gino Lisa di Foggia, ma sarebbe stato arduo sperare il contrario, con i voli di linea fermi ormai da anni, e i persistenti problemi di funzionalità legati alla pista.
C'è però da registrare un atteggiamento nuovo da parte della Regione Puglia. Diversamente da quanto è successo in passato, l'assessore regionale alle infrastrutture e ai trasporti, Giovanni Giannini, non ha aspettato che sulla esclusione dell'aeroporto di Foggia dagli scali d'interesse nazionale s'innescasse la solita polemica, ma ha anticipato i tempi, rilasciando una dichiarazione in cui promette l'impegno della Regione e di Aeroporti di Puglia.

venerdì 28 agosto 2015

Matteo Salvatore. Dimenticato in Capitanata, esaltato a Milano



Matteo Salvatore. Dimenticato nella sua terra, ma per fortuna esaltato altrove. Sull’indifferenza che ha accompagnato il decennale della morte del grande folksinger, praticamente dimenticato, La Gazzetta del Mezzogiorno va giù pesante: “Lo hanno dimenticato. Tutti – scrive Antonio D’Amico, in un articolo intitolato Quel poeta dimenticato dalla sua gente -. Coloro che si ritenevano i suoi amici, quelli che invece utilizzando il suo lavoro continuano a riempire reertori musicali per serate effimere, contaminando (nella migliore delle ipotesi) e pasticciando (sempre più spesso) i suoi testi.”
Parole durissime, che fanno il paio con quelle che avete potuto leggere nella lettera meridiana sul decennale dimenticato che ha suscitato diverse prese di posizione: alcune sono sostanzialmente d’accordo con l’amarezza per il silenzio con cui è stata accolta la ricorrenza, altre invece contestano la tesi dell’oblio, esaltando le sparute iniziative messe in campo.
Due commenti mi hanno colpito in modo particolare, perché pur rappresentando le due tesi opposte, hanno un fondo comune. Maria Luigia Cirillo non è d’accordo con la tesi del disinteresse: “c'è solo poca attenzione su quello che si fa in Capitanata ed in giro. Angelo Cavallo con Eugenio Bennato hanno in tour il premio Matteo Salvatore 2015 e ad Apricena l'Arci ha una mostra su Matteo.”
Gianni Sollitto da Vieste mi manda la locandina dell’evento che il 4 settembre aprirà nel cinema resttaurato della cittadina garganica il tour cui si riferisce Maria Cirillo e che toccherà successivamente Apricena (10 settembre) , Riccia (12 e 13), per concludersi il 24 alla Masseria Sant’Agapito di Lucera. Una bella iniziativa senza dubbio, ma mi sembra che il problema sia proprio questo: possiamo ritenere giustamente custodita e valorizzata l’eredità di Matteo Salvatore, soltanto con il Premio a lui intitolato?
L’ impegno profuso da Angelo Cavallo (che fu manager e amico di Matteo Salvatore  fino alla fine dei suoi giorni) in questi dieci anni è stato encomiabile, e va riconosciuto ed additato come esempio. Ma, ahimè, non basta. È mancato il resto. Il territorio. Sono mancati quegli intellettuali che dovrebbero scandire l’identità culturale di una comunità.Custodendola e tramandandola.
Sono d’accordo con molte delle cose che scrive, a commento della lettera meridiana tanto discussa, Gino Longo. Un intervento che è il classico sasso gettato nell’acqua stagnante, ma che – potete giurarci - sarà accolo dal solito disinteresse. "Intellettuali? Vedo solo cazzari. Le associazioni ? Pensano solo a raccattare soldi e a fare i coveristi. Le Istituzioni? Il Comune e l'Assessorato alla "cultura" ,dovrebbe fare una programmazione e non lasciarla fare ai guitti che vivono dietro la porta. La provincia? ha qualche l'attenuante,poteva però proporre qualcosa al comune o alla fondazione banca del monte. Ma cosa vuoi che frega ad un territorio dove si fanno feste delle birra,notti bianche, 34 festivals Internazionali, 18 Premi interplanetari e cagate varie, di un personaggio come Matteo Salvatore strettamente ancorato alla cultura delle nostre radici?"
Come ho già detto, se la Capitanata lo dimentica, Matteo Salvatore viene ricordato ed esaltato altrove, e da nomi di primissimo piano della cultura e della spettacolo. Ecco un delizioso gioiello che ho trovare su YouTube e che giro ad amici e lettori di Lettere Meridiane. Andrea Satta, Alessio Lega, Guido Baldoni e Lella Costa cantano Lu Furastiere di Matteo Salvatore. La registrazione è stata realizzata qualche anno fa, a Gheroarté locale milanese.
Ascoltate cosa dice Satta presentando il brano, e poi emozionatevi, cantatelo, amatelo, condividetelo.

giovedì 27 agosto 2015

L'anniversario dimenticato: dieci anni fa moriva Matteo Salvatore

"Se l’Italia avesse un minimo di dignità e d’onore l’alta Puglia non sarebbe il luogo del culto di Padre Pio ma di Matteo Salvatore. Matteo Salvatore è stato un miracolo vivente degli ultimi cinquant’anni, un grande poeta popolare, un cantante sopraffino di ineguagliabile musicalità, un ottimo chitarrista con una tecnica autodidatta ma di audace raffinatezza."  Così scriveva, qualche anno fa, il cantautore Alessio Lega.
Difficile immaginare che, dieci anni dopo la sua morte, non solo la "fortuna" del folksinger di Apricena non sarebbe stata neanche lontanamente paragonabile a quella del frate di Pietrelcina, ma che sarebbe passato del tutto sotto silenzio un anniversario così significativo come il decennale della sua morte.
Va detto che le istituzioni questa volta c'entrano fino a un certo punto. I grandi assenti sono gli intellettuali, le associazioni culturali che fino a qualche anno fa si litigavano l'eredità di Matteo, ma che non sono alla fine riusciti a fare sistema a creare qualcosa di serio e di duraturo nel nome e nel ricordo del poeta cantautore.

Nuova stazione a Foggia, superstrada del Gargano, aeroporto: col Masterplan si può



Si stringono i tempi per il piano di rinascita del Sud annunciato dal presidente del consiglio, Matteo Renzi. Da quel che pare di capire, il Masterplan conterrà diverse misure, ed agirà su diversi livelli: da un lato, cercando di attenuare il gap infrastrutturale che penalizza il Mezzogiorno rispetto al Nord, dall’altro migliorando l’occupazione, attirando nelle regioni meridionali più investimenti produttivi da parte dei grandi gruppi industriali, attraverso la leva della defiscalizzazione o attraverso incentivi ad hoc.
Per quanto riguarda le grandi opere, si parla di ferrovie, di aeroporti e di grande viabilità. Per quanto riguarda l’alta velocità verrà dato nuovo impulso alla Napoli-Bari, e Foggia dovrà stare molto attenta ad attrarre una quota significativa dei flussi di spesa che interesseranno questa grande opera: i tempi sono maturi per chiedere la costruzione di quella nuova stazione che eviterebbe che il capoluogo dauno venga bypassato dal “baffo” andato in esercizio ai primi di luglio, e rappresenterebbe un’opera strategica per il futuro della città.
Altrettanto dicasi per l’aeroporto. La parte del Masterplan che riguarda il settore aeroportuale è stata affidata all’Enac, che si  ormai disimpegnata da Foggia, ma è pur sempre l’istituzione che ha presentato assieme ad Aeroporti di Puglia, il progetto per la riqualificazione della pista del Gino Lisa. Il Masterplan dovrebbe affrontare le criticità dei diversi scali meridionali, compresi quelli che – come l’aeroporto di Foggia – non rientrano nel piano nazionale degli aeroporti.
Per il Lisa, insomma, potrebbero aprirsi nuove possibilità, ma occorrerebbe da parte della classa politica e dirigente provinciale un’attenzione ed una mobilitazione di più alto profilo. Vero che Renzi ha lanciato l’idea del piano straordinario in pieno agosto, ovvero in un periodo poco idoneo al confronto politico: ma quando si parla di riscatto del Sud non ci sono ferie che tengano.
Qualcosa si sta muovendo per il Gargano. Il Masterplan potrebbe concretamente rilanciare la possibilità di completare opere ferme da decenni, come la superstrada del Gargano. Una richiesta in tal senso  è stata formalizzata dalla Feneal Uil, il sindacato di categoria degli edili aderenti alla Uil.
La proposta è stata ripresa è sostenuta da Giampiero Protano, esponente di spicco del Pd garganico, figlio di quel Michele Protano che da presidente della Provincia ha creato le premesse per il completamento di un’opera, riuscendo ad ottenere i finanziamenti per il tratto Rodi Garganico-Vico Garganico e Mattinata-Mattinatella.

mercoledì 26 agosto 2015

Masterplan per il Mezzogiorno: le tesi di Elena Gentile e Giampiero Protano

Nel Pd di Capitanata comincia la riflessione sulla nuova prospettiva che potrebbe aprirsi per il Mezzogiorno con il Masterplan annunciato dal premier Matteo Renzi. Nel dimenticatoio da molti anni, la questione meridionale sembra destinata a riprendere vigore e consistenza. C’è ancora un certo scetticismo, in giro, ma la classe politica e dirigente meridionale ha il dovere di provarci.
Il confronto in seno al Pd di Capitanata si sta sviluppando in un’agorà d’eccezione: Il Corriere del Mezzogiorno, e questa mi sembra in se stessa una buona notizia. Per approdare  sulle pagine del “dorso” pugliese del Corriere della Sera, un certo spessore culturale bisogna avercelo.
A duettare, più che duellare, sono l’eurodeputata, Elena Gentile, e Giampiero Protano, renziano della prima ora, già componente della segreteria provinciale. Non nasconde un certo scetticismo la Gentile (che alle ultime primarie ha sostenuto Civati…). Componente della direzione nazionale, ha disertato la seduta monotematica in cui si è discusso di Mezzogiorno:  “Ho seguito da casa la discussione sul Mezzogiorno, convinta come sono che la riunione della direzione del Pd, il 7 agosto, fosse la risposta mediatica alla tempesta di dati sconcertanti che Svimez ha iniettato nel circuito della politica che tutto consuma in poche ore. L’approccio frettoloso non è utile.”
Giampiero Protano, invece, ci crede: “Non sono d’accordo con quanti hanno sostenuto che la seduta monotematica della direzione dedicata al Mezzogiorno, è stata una rituale risposta al campanello d’allarme fatto squillare dalla Svimez con il suo annuale rapporto, che quest’anno ha presentato una situazione più drammatica del solito. È stata molto di più: un’assunzione di responsabilità sincera, consapevole, che va adesso  riempita di contenuti.”

martedì 25 agosto 2015

Domani Argos Hippium: il premio che racconta la Capitanata migliore



Ventidue anni, in un panorama culturale votato all’effimero qual è quello di Capitanata, sono un autentico record. Di durata, ma anche di radicamento. Tanto di cappello ad Argos Hippium, il premio che viene annualmente attribuito “a chi, nato o originario della Capitanata, si è affermato nel proprio ambito professionale, portando in Italia e nel mondo la testimonianza dell’appartenenza alla propria terra di origine senza clamori, ma con la tenacia, il lavoro, l’intelligenza ed il sacrificio". 
Tanto di cappello al coraggio e alla tenacia del fondatore e patron, Lino Campagna, che è riuscito a fare di Argos Hippium un punto di riferimento nell’offerta culturale della Capitanata, nonostante lo scarso interesse delle istituzioni locali.
A decretare il successo della iniziativa nel corso degli anni sono stati però il pubblico e uno sparuto ma convinto gruppo di sposor privati che hanno permesso ad Argos Hippium di diventare la narrazione della Capitanata migliore, un riconoscimento  alle eccellenze del territorio, che racconta storie esemplari e che quindi indica una speranza, una via di riscatto a quanti credono nella possibilità di un futuro diverso. 
Il pubblico ha affollato numeroso già la conferenza di presentazione della ventiduesima edizione del premio, che si è svolta a Lucera, nella stupenda cornice de Le Cruste. La consegna dei premi è fissata per domani sera, 26 agosto, e si prevede il tutto esaurito.
Stante l’inagibilità (sono in corso importanti lavori di restauro) della sua sede storica, l’area archeologica di Santa Maria di Siponto, la manifestazione si svolgerà quest’anno in una nuova location, il parcheggio Cesarano tra Siponto e Manfredonia, sul Lungomare del Sole (all’altezza del nuovo porto turistico della città sipontina). L’inizio è fissato alle ore 20.00.
È un premio che fa battere il cuore forte forte a chi lo riceve e che riempie d’ orgoglio chi lo consegna – sottolinea il presidente Campagna (nella foto a sinistra). Raccontare “le piccole storie” che fanno “grande la Capitanata” è una sfida che si rinnova di anno in anno e dimostra che la risorsa più bella ed importante della nostra terra sta nella sua gente, che non si arrende, che continua a lavorare e ad impegnarsi, scrivendo piccole grandi storie di successo. Anche quest’anno, racconteremo dieci storie bellissime. Un esempio che additiamo soprattutto ai giovani. Uno stimolo per chi si appresta ad affrontare la vita lavorativa.”

lunedì 24 agosto 2015

L'Europa ha sempre ragione? Macché

Mi ha sempre irritato la sicumera degli europeisti a tutti i costi, quelli che l'Europa ha sempre ragione, e che si stracciano capelli e vesti se qualcuno osa esprimere qualche dubbio sulle politiche europee.
L'unità e l'unione europee non sono dogmi e neppure verità rivelate, ma processi difficili che vanno costruiti giorno per giorno.
In questi giorni, lorsignori tacciono. L'Europa delle norme e dei regolamenti, l'Europa così brava a stabilire quanto dev'essere spesso il vetro delle nostre finestre o quante volte possiamo usare in un giorno lo sciacquone del bagno, resta incapace di qualsivoglia reazione davanti all'emergenza dei migranti, paralizzata dai propri egoismi nazionali, intimorita dai nuovi muri che vanno sorgendo, e che evocano tristissimi fantasmi del passato.
L'Europa dei patti di stabilità e della spending review, l'Europa dei contabili e dei ragionieri finisce in crisi ogni volta che si tratta di affrontare un problema vero, di un certo spessore politico, come lo sono le migliaia di migranti che bussano alle porte del vecchio continente, per cercare di sfuggire al loro destino di miseria e di fame.
Quando non ci sono norme e regolamenti da invocare ed a cui appigliarsi, quando si deve navigare a vista affidandosi alla politica, l'Europa cicca maledettamente, incapace perfino di ammettere la propria impotenza.

domenica 23 agosto 2015

Caporalato, il Tavoliere sotto i riflettori de L'Unità

La Capitanata torna sotto i riflettori della stampa nazionale per l'emergenza caporalato. Pur non essendo stato interressato dai gravi episodi di cronaca delle ultime settimane, infatti, il Tavoliere resta una delle aree meridionali maggiormente esposte al fenomeno, che si concentra soprattutto nelle zone di raccolta del pomodoro.
"Trent'anni dopo - scrive la giornalista e deputata Rosaria Capacchione su L'Unità - il valore nominale del salario è invariato a quei tempi, in Capitanata come nell'agro aversano o nel nocerino-sarnese, mille lire per ogni cassetta da pomodori, e fino a cinquanta al termine di una giornata di lavoro che iniziava quando ancora non era l'alba e finiva che era già il tramonto; oggi, due euro all'ora, che alla fine della giornata diventano venticinque."
Su questo misero salario va calcolata la "provvigione supplementare" pagata dai braccianti al caporale, il venti per cento della giornata. Per l'autrice dell'articolo si tratta di un fenomeno tanto endemico quanto radicato: "sono almeno settant'anni che mafia, camorra e 'ndrangheta controllano il mercato delle braccia destinate all'agricoltura.

Attrattività e competitività: Foggia batte Bari

La Foggia bella e competitiva di Michele Sepalone
Altro che Fuggi da Foggia. Ecco una notizia destinata ad accrescere l'amor proprio e l'autostima dei foggiani. Ed ecco anche, dopo tante brutte notizie che giungono dal fronte degli studi che riguardano la qualità della vita, una classifica che non t'aspetti: Foggia batte Bari per attrattività.
Lo afferma uno studio dell'Assirm, associazione che raggruppa i maggiori Istituti di ricerche italiani. La graduatoria viene compilata utilizzando una serie di indicatori che descrivono il livello di benessere e il potenziale di sviluppo di una città. L'indice IAL viene ottenuto utilizzando una sorta di cruscotto socio-economico che misura una decina di parametri: il reddito mediano, il differenziale tra ricchi e poveri, l'evasione scolastica, la percentuale della popolazione in possesso del diploma, il tasso di emigrazione e di eterogeneità, l'età media della popolazione, l'indice di variazione della popolazione e delle famiglie tra il 2008 e il 2012. Tutti dati che forniscono un'attendibile fotografia delle caratteristiche sociali, economiche e demografiche di un territorio, valutandone la competitività.

sabato 22 agosto 2015

Potenza (Adicomsum): "Perché la Capitanata perderà anche il tram del Masterplan"



Raramente, anzi forse mai, mi è successo di leggere un commento ad un post di Lettere Meridiane coì appassionato, ricco di tensione ideale e morale, come quello che pubblico di seguito, di Giuseppe Potenza, presidente provinciale della combattiva associazione di consumatori Adiconsum. Parlare del mancato decollo dell’Autority per la sicurezza alimentare prevista a Foggia, così come ha fatto su Lettere Meridiane Alfre De Martino, è come toccare un nervo scoperto, per Potenza e la sua associazione, che a quest’obiettivo hanno dedicato tantissime energie.
Concordo con quasi tutto ciò che scrive Potenza. Il fallimento del sogno dell’Agenzia per la sicurezza alimentare denota la leggerezza di una classe politica  dirigente molto brava nell’inondare di comunicati stampa le redazioni dei giornali e delle televisioni locali, ma assai meno diligente quando si tratta di contare e di farsi sentire nelle stanze dei bottoni. La sconfitta nella partita dell’agenzia fa il paio con quella dell’aeroporto (giustamente, rileva Potenza, che fine ha fatto l’idea di utilizzare lo scalo militare di Amendola?). Ma non è debole soltanto la classe dirigente, è tutta l’opinione pubblica che non fa farsi valere. Potenzia cita ad esempio la puzza che rende  irrespirabili da almeno tre anni le notte a foggiani e lucerini, senza che si sia riusciti a trovare una soluzione.
Di questo passo, sarà molto difficile riuscire a farsi valere all’interno di quel Masterplan per il Mezzogiorno promesso da Renzi, che per la Capitanata potrebbe essere davvero l’ultima spiaggia. Potenza è scoraggiato. Io sono pessimista. Ma non possiamo arrenderci (g.i.)
[Di seguito l'intervento di Giuseppe Potenza. Qui sotto i collegamenti ai precedenti post sul Masterplan per il Mezzogiorno
Renzi annuncia un masterplan per il Mezzogiorno

Quella pseudo sinistra che insulta i meridionali
Capitanata, urgente rilanciare il confronto sullo sviluppo
Capitanata a bassa tensione
Masterplan per il Mezzogiorno: ripartire dall'authority a Foggia]

* * *
Per i consumatori italiani e per quelli europei la falla che si è venuta a creare in Italia con il mancato avvio dell’Agenzia nella rete di alert europea per la sicurezza alimentare è gravissima. Per colpa di pochi politici della Lega Nord e per la bramosia di onnipotenza di un alto funzionario del Ministero della salute, noi siamo l'unico Paese in Europa che ha delegato al controllato le funzioni di controllore.
La sicurezza alimentare in Italia non è affidata ad un organismo indipendente, bensì ad un organismo governativo. Tutto questo oltre che gravissimo è assurdo per chi tutela i consumatori, perché non si riesce a comprendere come in questo settore così delicato come la sicurezza alimentare si preferisca un taglio di spesa alla salvaguardia dei cittadini.
E guardi, caro Direttore, che non mi riferisco soltanto al controllo della salubrità dei cibi e l'interazione con il nucleo specializzato (Nas dei Carabinieri ), ma anche al proliferare dei cosiddetti claims, alle adulterazioni degli alimenti e bevande, alla pubblicità ingannevole, alla etichettatura, al marchio Dop – Doc, alla provenienza dell' alimento.

venerdì 21 agosto 2015

Sciatteria e vandalismo avvelenano il futuro

Tra i molti commenti ricevuti dal post sul ripristino del Giardino della Memoria, che celebra il ricordo delle vittime del crollo di viale Giotto, mi ha colpito in modo particolare quello di Agostino Circella che scrive:" ...fa piacere. Il problema nostro del sud si chiama "manutenzione". Gli interventi si fanno per poi lasciarli morire nell'incuria e, nei casi peggiori, nel vandalismo. La sciatteria la fa da padrone."
Impossibile dissentire dalla tesi di Circella. La sensazione di incuria e di abbandono che colpisce girando per le piazze, le strade e i giardini di Foggia deriva proprio dalla mancanza di una manutenzione programmata. Tutto è lasciato a se stesso, e in fondo non potrebbe essere diversamente, visto che le voci di bilancio del Comune destinate alla manutenzione degli immobili, degli impianti, del verde, delle strade sono costantemente calate nel corso degli anni, e sono assolutamente inferiori rispetto al fabbisogno. Ma proprio per questo il Comune (inteso nel significato letterale di luogo, bene, istituzione di tutti) andrebbe aiutato e sostenuto.
La mancanza di senso civico e il vandalismo diffuo fanno invece la differenza. La spesa necessaria per la manutenzione potrebbe essere più contenuta, se le strade si sporcassero di meno, se le panchine venissero maggiormente rispettate, se si avesse cura dei beni pubblici come se fossero gli arredi di casa propria. Non è un discorso accademico, anzi.  
In queste settimane in cui sembra finalmente tornato d'attualità il tema del divario che separa Nord e Sud, non si può sottacere che il vandalismo, l'abbandono, il degrado, la scarsa qualità della manutenzione dei beni pubblici  contribuiscono ad allargare la forbice, aumentano il divario.
In una parola, rendono il Sud peggiore, avvelenano la speranza che le cose possano cambiare.
In fondo, è emblematica proprio la vicenda del Giardino della Memoria. Realizzato con il contributo fondamentale dei privati cittadini e per la pressione dell'opinione pubblica, ci si sarebbe aspettato che i residenti nella zona contribuissero a mantenere il luogo pulito o comunque vigilassero perchè questo luogo simbolico non diventasse un bivacco, com'è accaduto per tanti luoghi pubblici. Le cose non sono andate nel senso sperato. E' subentrata quell'abitudine, quell'assuefazione  che ci fanno convivere con la sporcizia, col degrado, con la bruttezza elevata a stile di vita.

Mons. Pelvi: "Inauguriamo per Foggia la stagione dei doveri"

Nel suo primo messaggio rivolto alla comunità cittadina, l'arcivescovo di Foggia, mons. Vincenzo Pelvi, avva individuato nell'accidia il male più profondo della città. Nel messaggio ai fedeli in occasione della festività patronale, l'invito si fa pressante: bisogna superare un approccio puramente emotivo all'esistenza, bisogna tornare alla pratica del pensare, del confronto, del dialogo, della pazienza, del sacrificio. Un appello generale alla responsabilità. Un messaggio assai ricco di umanità, m anche di speranza e di fede. Eccone il testo integrale.
* * *
Carissimi,
come dinanzi ad un album di famiglia, sfoglio nella mente e vedo scorrere le nostre giornate. Siamo un poco tutti alla finestra a guardare, aspettando che passi questo tempo di confusione, interessi soggettivi e formalismi ipocriti.
Nulla è impossibile a Dio. Con la grazia del Signore desidero con voi che rifiorisca l’ospitalità, l’accoglienza, l’amicizia ma soprattutto l’amore coniugale.
Accostando le storie familiari della nostra Città, ascolto spesso inconsapevoli paure e sofferte solitudini. Tra noi c’è tanto dolore gridato e soffocato, espresso con lacrime cocenti e brividi di vuoto: bambini con gravi patologie, adolescenti con significative disabilità, mancanza di cibo e di lavoro, lutto per la tragica morte di figli, offese alla dignità della persona umana. E, nonostante così immensa passione, vedo aumentare quotidianamente le separazioni coniugali.
Nelle nostre famiglie, pur radicate nei valori evangelici, spesso noto l’assenza di uno dei genitori, particolarmente il padre, che vanifica il ruolo dell’altro. Sembra che non ci siano più genitori e figli, perché tutti si collocano sullo stesso piano per età, autorità e mentalità. Tutti esigono gli stessi diritti, hanno gli stessi gusti e si comportano alla stessa maniera. Verifico come adulti e ragazzi diventano succubi delle medesime insicurezze e fragilità (alcool, droga, aggressività, sessualità).

giovedì 20 agosto 2015

Foggia? Museo aperto, grazie a Giuliano Volpe

Ci sono gesti e immagini più eloquenti di mille parole. Nella scelta di farsi riprendere  dalle telecamere di Unomattina sul terrazzo della propria abitazione, nel cuore di Foggia, Giuliano Volpe sintetizza con rara efficacia la sua idea di bellezza, ma anche il  rapporto profondo che lo lega al capoluogo dauno, città in cui - lui barese di Terlizzi - ha scelto di  vivere.
"Terrazza di casa trasformata in studio per il collegamento con Unomattina - racconta sul suo profilo facebook- . Qualche problema per la luce del sole nascente e per le campane, ma ho preferito, parlando di "musei aperti" non farlo nel solito studio con libreria da professore, ma all'aperto, con uno sguardo al centro storico e alla Cattedrale. Spero che anche questa scelta sia condivisa."
Certo che è condivisa. Anzi, tanto di cappello a Giuliano Volpe, per come riesce a coniugare l'amore per la bellezza connaturato alla sua professione di archeologo, con l'amore per la bellezza - talvolta nascosta, più spesso negata - di questa città.
L'immagine del set svela una Foggia non non t'aspetti e un punto di vista - quello dei tetti e della terrazze - che andrebbe meglio valorizzato, indagato e conosciuto.
Quella terrazza, quello sfondo medievale, offrono un magnifico e inedito punto di vista sulla bellezza della città, spesso indicata dal Rettore emerito dell'Università di Foggia come una risorsa importante da  investire per il suo futuro. Come non essere d'accordo? Come non condividere? Grazie, Giuliano.

Masterplan per il Mezzogiorno: ripartire dall'authority a Foggia

Una sede purtroppo
mai divenuta
operativa
Alfre De Martino è uno di quei foggiani che non si arrendono, e che sul social network ha trovato uno spazio concreto ed operativo di partecipazione. Dopo aver spesso ospitato i suoi commenti e le sue lucide riflessioni su Lettere Meridiane, l'ho conosciuto personalmente in occasione di quell'importante evento di democrazia civile  che è stata l'assemblea sulla nuova stazione per Foggia, e mi ha colpito  suo desiderio di esserci, di partecipare "per fare qualcosa pert il futuro di questa nostra terra."
Data questa premessa, ero quasi certo che De Martino sarebbe stato tra i primi ad accogliere il mio invito a riprendere e rilanciare la riflessione e la partecipazione sullo sviluppo del territorio provinciale, in vista del Masterplan per il Mezzogiorno, annunciato dal presidente del consiglio Renzi. E così è stato. Ecco il suo interessante commento.
Ripartirei subito dal successo di un raro coinvolgimento corale di enti, privati, istituzioni, addirittura di regioni diverse, quella straordinaria battaglia, tour de force che portò Foggia af ottenere l'Authority per la Sicurezza Alimentare, con il governo Prodi, e pensare che all'epoca eravamo sicuramente meno rappresentati a Roma rispetto alla truppa che avremmo avuto dopo con il governo Berlusconi, ma questa è un'altra storia...., quindi ricomincerei da questo, sempre che Renzi voglia realmente dare una svolta "Epocale" alle menomate politiche fin quì attuate da Roma per il Sud. Dai fondi Fas alle quote latte, più le immancabili corruttele. Un simbolo della svolta lo vedrei proprio nella riproposizione dell'Autbority. Poi per Foggia oggi come oggi la partita si gioca tutta sui trasporti, se riusciremo a conservare la centralitá dello scalo Ferroviario, l'aeroporto e non ultimo il porto di Manfredonia, sia per il trasporto merci (pensiamo ad esempio al trasporto delle auto da Melfi) ma anche come stazione marittima per traghetti e crociere, allora si riaprirebbero per questa terra nuovi e vecchi scenari di prosperitá, basta volerlo tutti, come si fece per l'Authority.
Condivido il giudizio positivo espresso da De Martino sull'importanza della mobilitazione (che fu anche popolare) per ottenere l'istituzione dell'Agenzia Nazionale per la Sicurezza alimentare, a Foggia. Va ricordato e sottolineato che a negare al territorio foggiano quanto gli era stato riconosciuto dal parlamento e dal governo Prodi, fu il governo di centrodestra guidato da Berlusconi, per la pervicace volontà della Lega Nord oggi guidata dalla pseudo-meridionalista Salvini, per cui "riprendere dall'authority", così come suggerisce Alfre De Martino ha anche un significato simbolico. Se non ricordo male, l'istituzione dell'authority venne definanziata da un ministro della salute leghista, e la sua mancata istituzione è stata uno dei peggiori smacchi che il Mezzogiorno sia stato costretto a patire. Speriamo che il territorio si dia una mossa, come accadde allora.
Non sono però particolarmente ottimista. Il disinteresse con cui è stato accolto l'annuncio del Masterplan è un indizio sinistro ed inquietante.

mercoledì 19 agosto 2015

Ripulito il Giardino della Memoria: quando l'informazione serve


Il Giardino della Memoria dopo l'intervento di pulizia e ripristino

La comunicazione e l’informazione dovrebbero essere uno strumento di cambiamento. Nel senso che, segnalando e denunciando le cose che non vanno, dovrebbero favorire le iniziative e gli interventi necessari a risolverli. Più spesso, l’informazione viene utilizzata come strumento per accrescere i consensi (verso chi quella informazione fornisce, o verso gli interessi di cui è portatore), ed in questo caso, è funzionale piuttosto alla conservazione.
Un efficace esempio di come una buona informazione e una buona comunicazione possano essere un enzima di cambiamento (positivo) giunge in questi giorni da una vicenda che ha visto protagonista il giornalista free lance Nico Baratta, che in un servizio supportato da una ricca documentazione fotografica, ha denunciato la situazione di dissesto in cui versava Piazza Vittime di Viale Giotto “un luogo sacro, di raccoglimento, a prescindere dalla fede o dal culto”, scriveva Baratta il 16 agosto.
“Quella piazza è allo sbando. E dire che ogni giorno residenti, e non, mantenevano pulito il “Giardino della Memoria”, quel luogo dove un tempo c’era quel palazzo che l’11 novembre del 1999 si è accartocciato in soli 19 secondi, uccidendo nella notte 67 foggiani su 71 che stavano dormendo. In quel giardino “dormono per sempre” alcuni nostri concittadini, mai ritrovati. Non curarlo è come non aver memoria delle vittime, della tragedia, di chi si è adoperato con le nude mani e le unghie spezzate per salvare vite umane.

martedì 18 agosto 2015

Il ritorno di Arbore all'insegna della foggianità



Il commento e il racconto di Maurizio De Tullio dello splendido ferragosto foggiano di Renzo Arbore, e di alune note stonate. La foto che illustra il post è tratta da FoggiaToday.
* * *
Renzo Arbore è tornato nella sua Foggia. L’aveva lasciata, in un analogo concerto gratuito di piazza, esattamente vent’anni fa. Nel 2010 aveva invece ricevuto dall’allora sindaco Mongelli il “Premio Giordano”, per aver trasmesso nel mondo l’immagine di Foggia dal punto di vista dello spettacolo, della cultura e dell’arte e in occasione del restauro del celebre pianoforte del grande Umberto Giordano.
Il concerto di Ferragosto si è svolto in una piazza Cavour strapiena, comprese le strade di accesso. Tutto si è svolto secondo programma ed Arbore ha ringraziato i foggiani omaggiandoli con una sintesi ampia del suo vasto repertorio. Ha parlato più volte in foggiano, ha tirato fuori dalla valigia dei ricordi vari episodi della gioventù foggiana e dei primi passi nella musica, ricordando i nomi dei quasi del tutto scomparsi colleghi d’un tempo (in vita credo resti il solo Tonino Santangelo, batterista dei “Parker’s Boys”, sua prima formazione foggiana degli anni ’50).
Tre cose, dirò, non ho gradito. La prima riguarda lo striscione affisso nottetempo dagli “ultras” della situazione sul palco montato il giorno prima, e che recitava: “Arbore Foggia ti schifa”.
Agli autori di tanta… delicatezza espressiva, vada l’invito a cambiare grafia nel concepire certi striscioni. Quella inequivocabile “R” usata per scrivere Arbore appartiene alla stessa mano che riempie lo “Zaccheria” e altri stadi di slogan offensivi e banali, che campeggiano anche in testa ai cortei politici della destra estrema e sui muri cittadini. Scommettiamo che presto non vedremo più sugli striscioni quello stile grafico?
Chi ritiene Arbore napoletano in tutti i sensi – e quindi implicitamente anche sostenitore della squadra del Napoli – non ha bisogno di spendere soldi e tempo per striscioni del genere: basta ignorarlo Arbore o, se il coraggio non manca, potrebbero chiedergli un più democratico e costruttivo “faccia a faccia”. Ma lo escludo.
La seconda cosa che non ho gradito, si lega all’annosa e ormai noiosa presunta non foggianità di Arbore. Il quale fa bene a ribadire – come ha fatto proprio al concerto di ferragosto in piazza Cavour a Foggia – che lui non è affatto napoletano perché pugliese di Foggia. Ma un conto è dirlo in piazza Cavour a Foggia e un altro è dirlo in piazza Plebiscito a Napoli dove, probabilmente, la sua foggianità è ancora poco nota ai napoletani.

lunedì 17 agosto 2015

Capitanata a bassa tensione

Il confronto e la riflessione sul futuro della Puglia stanno raggiungendo un livello di profondità e di consapevolezza, che da tempo non si registrava. Il recente insediamento del nuovo governo regionale, la netta presa di distanza di questo dal governo nazionale, su temi di importanza nevralgica per il futuro, come le trivellazioni in Adriatico, l'annuncio del premier Renzi sull'imminente Masterplan per il Mezzogiorno (che, come ho già scritto, rappresenta un indubbio e nuovo segnale di attenzione verso il Sud) hanno reso l'estate che ormai volge al termine assai più calda del previsto.
Sta tornando la politica, intesa nel suo significato migliore di strumento di costruzione della polis, della città possibile. Ma non dappertutto, purtroppo. In una recente lettera meridiana ho lanciato l'allarme sul rischio che la Capitanata rimanga tagliata fuori da una prospettiva e da una congiuntura che si preaannunciano particolarmente ricche di fermenti e di potenzialità.
La tensione politica, culturale, sociale sui temi dello sviluppo mi sembra continui a rimanere bassa. Pericolosamente bassa. Con qualche fortunata e lodevole eccezione, che pubblico assai volentieri.
Salvatore Castrignano, funzionario della Provincia e in passato segretario provinciale della Cgil,  e Nunzio Lops, giornalista esperto di temi economici, hanno pubblicato quale commento alla lettera meridiana di cui ho già detto due contributi particolarmente interessanti, che mi piace girare ad amici e lettori del blog, rinnovando l'invito caloroso ad intervenire, ad esprimere le proprie opinioni.
Mai come adesso, la Capitanata ha bisogno di un'opinione pubblica.
Salvatore Castrignano
Geppe hai toccato aspetti di una riflessione sicuramente da rilanciare, con consapevolezza e conoscenza delle questioni e del territorio. Bisognerà farlo con impegno già dai prossimi giorni.
Credo comunque che sia giusto precisare una cosa: Capitanata 2020 è stata principalmente il frutto di un dinamismo e di una elaborazione del Sindacato che, culminati nella sua Piattaforma del Dicembre 2013, espressero un ruolo di assoluta unicità e aderenza alle dinamiche di sviluppo territoriale potenziali e concrete. Dunque non la politica, ma l'espressione più autentica della società e del mondo del lav
oro fu l'ispiratore e il vero regista della stagione della pianificazione strategica e di Capitanata 2020.

Scoperto un secondo foggiano tra i Mille di Garibaldi, dopo Moisè Maldacea



Luigi Bramante

La vicenda di Luigi Bramante è la riprova di come la storia sia una disciplina in continuo divenire, nella quale anche quelli che sembrano dati di fatto, certezze acquisite possono cambiare, con la scoperta di nuovi documenti o nuove testimonianze.
Si era sempre ritenuto che a far parte dei Mille di Giuseppe Garibaldi vi fosse soltanto un solo foggiano:  Moisè Maldacea, il più noto tra i Garibaldini pugliesi, che tra le Camicie Rosse militò quale ufficiale, e che fu il primo presidente della Croce Rossa in Puglia. Ma grazie al certosino impegno di Maurizio De Tullio, si è accertato che così non fu.
Ma procediamo per ordine. Maldacea  nacque nel capoluogo dauno  il 16 aprile 1822, da Vincenzo e Maria Previtera.  Fervente patriota, andò via molto giovane dalla sua città natale, distinguendosi per le sue imprese al Nord e quindi nell’esercito garibaldino. Si trasferì successivamente a Bari, dove morì.
Come già detto, si era sempre pensato che questo singolare personaggio fosse il solo garibaldino foggiano ad aver preso parte alla spedizione dei Mille, ma non è così, come ha appurato dopo laboriose e pazienti ricerche Maurizio De Tullio.
C’è anche Luigi Bramante, garganico di San Giovanni Rotondo, dove nacque  nel 1845 e si spense nel 1914. Fu una personalità di spicco della provincia di Foggia, ma è rimasto praticamente sconosciuto per oltre un secolo.
De Tullio lo ha sottratto all’oblio (come ha fatto meritoriamente con tanti altri personaggi notevoli, ma poco noti della nostra terra). Dedicandogli  la centesima scheda  de La Meravigliosa Capitanata, l’archivio telematico su personaggi, eventi, luoghi e storia della Daunia, on-line sul sito della Biblioteca Provinciale di Foggia (www.bibliotecaprovinciale.foggia.it ), e di cui lo stesso De Tullio è alacre curatore.

sabato 15 agosto 2015

Capitanata, urgente rilanciare il confronto sullo sviluppo

Come ha lasciato chiaramente intendere il Ministro alle Infrastrutture, Del Rio, magna pars del Masterplan per il Mezzogiorno annunciato dal premier Renzi sarà rappresentata dalle opere pubbliche, e in fondo non potrebbe essere diversamente. La chiave di volta del divario che contrappone Nord e Sud è proprio il gap infrastrutturale, determinato non solo dall'assenza di autentiche politiche per il Mezzogiorno che ha contraddistinto i governi degli ultimi vent'anni (soprattutto quelli di centrodestra, ma anche quelli tecnici e quelli di centrosinistra hanno avuto le loro responsabilità), ma anche dalla incapacità del Mezzogiorno di spendere presto e bene i finanziamenti che pure gli sono stati assegnati.
Pur con tutte le cautele e con tutta la prudenza che il caso richiede, il varo del Masterplan potrebbe coincidere con una nuova stagione dell'intervento straordinario nel Mezzogiorno, ed è perciò necessario lavorare fin da subito nei territori subregionali per individuare le opere, i progetti, gli obiettivi che dovranno essere inclusi nel programma.

venerdì 14 agosto 2015

Renzo Arbore: "Foggia è una città musicale"

Renzo Arbore e Maurizio De Tullio
Ecco uno splendido regalo di Maurizio De Tullio per gli amici e i lettori di Lettere Meridiane. L'intervista che realizzò a Renzo Arbore quando il popolare showman venne a Foggia per ritirare un premio di cui l'aveva insignito l'amministrazione comunale capeggiata da Gianni Mongelli. L'intervista venne pubblicata sul periodico Diomede, diretto da De Tullio, che costituì un importante e qualificata presenza nel panorama editoriale cittadino e provinciale, abbinando alla ricchezza e alla qualità del temi trattati una veste grafica e tipografica di notevole valore estetico.
De Tullio ha accompagnato il suo bell'omaggio (di cui lo ringrazio affettuosamente) con una mail in cui ricostruisce il particolare contesto in cui l'intervista venne realizzata.
Di seguito la mail inviatami da Maurizio, quindi le immagini delle quattro pagine di Diomede che ospitarono la bella intervista.
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Caro Geppe,
se può servire, mi piace regalare ai lettori di LM l'intervista che gli feci, in esclusiva, nell'estate del 2010, quando dirigevo la rivista "Diomede", e dalla quale emerge una foggianità genuina, con Arbore che con Roberto Telesforo (il papà di Gegè) intona - per la delizia del mio registratore - diverse canzoni in dialetto "napolifoggiano". Intervista nella quale Arbore parla di tante altre cose, fuori dagli schemi e dalle convenzioni.
L'intervista avvenne nel minuscolo camerino di servizio posto all'ingresso del Teatro Giordano.  Eravamo in una dozzia di persone e si soffocava. Con me c'erano Gioacchino Rosa Rosa, Mauro Palma e Antonio Ricci, oltre a R. Telesforoe altri suoi amici.

Il cucciolo di lana, un racconto di Cristanziano Serricchio

Cristanziano Serricchio è stato un poeta, uno scrittore, un drammaturgo, un intellettuale di un calibro e d'uno spessore così notevoli che per comprenderne fino in fondo la grandezza ci vorrà del tempo. Ci vorrà, soprattutto, qualcuno che ne raccolga la straordinaria eredità culturale, e la tramandi.
Le parole di Serricchio, siano esse versi, o prosa, o teatro hanno quella capacità di durare nel tempo che s'addice ai classici. E lo prova questo splendido racconto che ho trovato sfogliando le annate de Il Gargano, periodico che si definiva Organo di rinascita garganica, particolarmente attivo negli anni Cinquanta.
Intitolato Il cucciolo di lana, il racconto offre un bell'esempio della scrittura di Serricchio. Ancorché avente come tema gli affetti familiari, e dal sapore quasi intimista, l'autore prorompe in alcuni passaggi che rendono il messaggio del tutto universale: in quell'alternanza tra il microcoscmo della quotidianeità e la vertigine della poesia, che accompagna buona parte della produzione letteraria di Serricchio.
Avendo avuto la fortuna di conoscerlo personalmente, e di Cristanziano ho sempre ammirato, assieme alla sua grandezza umana e poetica, la modestia, la ritrosia verso un certo modo di intendere la cultura e la politica (è stato, per altro un fine ed illiminato amministratore comunale, in quel di Manfredonia).
In vita è stato proposto per la nomina a Senatore a vita. Dopo la sua scomparsa, venne creato un Comitato per insignirlo del Premio Nobel. Non so se il Nostro avrebbe gradito cotante manifestazioni, so invece, per certo, che avrebbe tanto desiderato che venissero messi in scena alcuni suoi drammi teatrali.
Ci provammo qualche anno fa, assieme a Billa Consiglio e a Gabriele Mazzone, purtroppo senza fortuna. E bisognerebbe fare qualcosa: la grande eredità che Serricchio ci ha lasciato può essere valorizzata solo continuando a leggere, e ad amare, le sue parole. (g.i.)
* * *

Il cucciolo di lana
Quando mi vidi dinanzi, nel vano della porta, il postino con un pacco, pensai subito a mio fratello. Firmai in fretta la ricevuta e con inspiegabile agitazione, guardando da ogni parte la scatola, rifeci il corridoio per tornarmene nello studio.
Una carta lucida avvolgeva lo scatolo su cui appariva chiara la calligrafia un po’ nervosa ed elegante con cui era vergato il mio indirizzo.

giovedì 13 agosto 2015

Arbore, il concerto del nostos: "Un omaggio alla città che mi ha formato"

Successe già con Umberto Giordano. La cosa si è ripetuta con Renzo Arbore. Sembra destino che il rapporto di Foggia con i suoi figli più illustri e famosi debba essere turbato da incomprensioni e  difficoltà. Ma alla fine prevale l'amor loci, l'amore per la terra che ti ha dato i natali.
Il ritorno di Arbore a Foggia, vent'anni dopo l'ultimo concerto, è un autentico nostos di omerica memoria. E' il ritorno di Ulisse ad Itaca dopo la sua infinita odissea: un ritorno nel segno della pace, della bellezza, dell'armonia. E soprattutto della nostalgia. Abbastanza da far giustizia della ruggine provocata da una uscita non del tutto felice del popolare showman, che ospite del Festival di Sanremo, un paio di anni fa, aveva dimenticato le sue origini foggiane, sottolineando piuttosto il suo rapporto con Napoli.
La domenica dopo i tifosi della curva dello Zaccheria avevano esposto uno striscione molto polemico nei confronti di Arbore (qui potete leggere la lettera meridiana su quell'episodio). Tutto passato, tutto dimenticato, Arbore torna a Foggia per abbracciarla, come ha sottolineato nella spumeggiante conferenza stampa di presentazione dell'evento, svoltasi al Comune di Foggia, e in una intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno, in cui ha parlato, per la prima volta in modo particolarmente diffuso, del suo rapporto con Foggia.

mercoledì 12 agosto 2015

La bellezza dell'amanuense

Ricopiare testi di grandi autori per proporli e donarli ad amici e lettori di Lettere Meridiane mi procura un piacere profondo. Credo di provare le stesse emozioni degli amanuensi medievali: copiare un testo consente di accostarsi alla scrittura del suo autore assai più di quanto non renda possibile la semplice lettura. Copiare permette in qualche modo di sentire il gesto creativo che sprigionò quelle parole, e dunque avvicinarsi alle stesse emozioni, ai ritmi dell'anima che esse suscitarono nell'autore che le partorì. Ho provato quasi un brivido copiando Gargano terra dimenticata di Anna  Maria Ortese (se volete leggere il reportage, trovate qui la prima parte, e qui la seconda parte). La scrittura della grandissima autrice napoletana è così densa, piena che per comprenderla (nel senso etimologico del termine che è prendere dentro di sé, intertiorizzare) la pura lettura non basta. Copiare si è rivelato uno strumento utilissimo alla comprensione più profonda. Un altro autore che mi ha procurato questa emozione è Cristanziano Serricchio, la cui importanza e la cui vastità non sono ancora state del tutto metabolizzate dalla comunità culturale pugliese (di Serricchio ho ritrovato uno splendido racconto: state in campana, perché sarà il regalo di Ferragosto).
E poi mi piace farlo per voi lettori di Lettere Meridiane, che sento veramente come amici. Certo, copiare è più faticoso di approcci più automatici come potrebbe essere la pura scansione delle pagine. Ma è una fatica ripagata dal pregustare che la stessa magia, lo stesso incanto che le parole copiate hanno provocato in me, potranno farlo in voi.
Nel mondo delle rete, degli archivi digitali che custodiscono testi ed immagini ormai immateriali, temo non ci sia più bisogno di amanuensi. Per fortuna il sapere, la conoscenza affidati alla parola scritta sono stati salvati, sottratti per sempre al rischio della barbarie e dell'oscurantismo. Nondimeno copiare, farsi scivolare le parole dentro l'anima per ascoltarne l'eco, resta un utile esercizio, e ragala un'ineffabile emozione.

martedì 11 agosto 2015

Quella pseudo sinistra che insulta i meridionali



Le critiche e in qualche caso perfino gli insulti raccolti da Matteo Renzi dopo la direzione nazionale monotematica dedicata dal Pd alla questione meridionale dicono che forse il premier ha colto nel segno, facendo risvegliare tutto intero quel partito del nord che non perde occasioni di stracciarsi le vestiti e di gridare allo scandalo, quando da parte del governo si tenta di far qualcosa di buono per il Sud.
Il partito del nord si distingue per essere decisamente trasversale, e lo dimostra anche in questa occasione, mettendo assieme i leghisti di Salvini e quella certa sinistra radical chic con la puzzetta sotto il naso (che di sinistra ha ben poco) interpretata da Eugenio Scalfari, che commentando come ogni domenica l’attualità politica sulle colonne di Repubblica offende i meridionali gratuitamente e per giunta senza motivare - come ogni giornalista dovrebbe fare - le sue pesantissime considerazioni.
“Tre ferite aperte e purulente che concorrono alla mancata crescita del paese, - scrive il ondatore di Repubblica -  antiche quasi come l'unità d'Italia. La nostra storia nazionale ha avuto anche aspetti positivi, altri pessimi, ma Mezzogiorno, occupazione e fisco sono state tre zavorre permanenti che hanno ostacolato il nostro cammino verso la modernità facendo aumentare la corruzione, le mafie, la tendenza verso regimi autocratici e addirittura dittatoriali.
Cristo si è fermato ad Eboli? Purtroppo no, se con la parola Cristo intendiamo il bene pubblico; si è fermato molto prima, a Cuneo, come disse alcuni anni fa il sindaco di quella città, oppure a Verona, a Bergamo, a Bologna, ma non più oltre."
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