mercoledì 30 settembre 2015

De Sanctis: così Foggia fa a pezzi la sua memoria

Mi inquieta, e m’addolora, questa Foggia che non sa tenersi i suoi edifici. Sembra quasi che quel destino che tante volte ha infierito sulla città, portando con sé terremoti, guerre e distruzioni, alla fine l’ha contagiata.
Dovrebbero far riflettere, le immagini della demolizione della ex Scuola Media De Sanctis prontamente fatte circolare in rete da Nico Baratta. Dovrebbero insegnare qualcosa, dovrebbe farci interrogare sul senso della città
A me provocano angoscia e tristezza, e non soltanto perché in quella scuola media ho vissuto tre anni della mia vita. C’è una ragione ancora più amara: quell’edificio è il primo che abbia visto nascere e morire, in questa città desolata, ma che non sa desolarsi.
Quando ero bambino amavamo passeggiare con mio nonno per quella parte della città, non molto lontana dalla casa dove abitavamo. Il posto dove sarebbe sorta la scuola m’incantava. Era il pezzo di Foggia che preferivo: un lembo di città lussureggiante di verde, che si apriva in una periferia sempre assolata.

martedì 29 settembre 2015

Metti una sera a Foggia, quattro ragazzi con la chitarra e un pianoforte sulla spalla

Dopo aver deliziato i lettori e gli amici di Lettere Meridiane con la chicca sul concerto foggiano di Antonello Venditti e Francesco De Gregori, che i due giovanissimi cantautori tennero al Circolo Daunia con gli altri giovani del Folkstudio di Roma, Maurizio De Tullio mi manda un paio di ritagli su quell’evento, che consentono di inquadrarlo meglio, a cominciare dalla data.
Il concerto si svolse la sera del 30 gennaio 1971, nella sede del circolo foggiano, in occasione del decimo anniversario di attività del prestigioso spazio musicale e culturale romano, che aveva aperto i battenti nel 1960. 
L’iniziativa fu promossa dal foggiano Giulio Gentile, e registrò l’adesione entusiasta del nume tutelare del Folkstudio, il leggendario Giancarlo Cesaroni, che si occupò anche della materiale organizzazione della tappa foggiana.
Non succedeva spesso che i musicisti del Folkstudio varcassero i confini della Capitale: come ha diffusamente già ricordato De Tullio, la serata al circolo Daunia coincise con la prima uscita fuori Roma degli artisti che animavano le serate del locale romano.
La manifestazione - annota diligentemente il cronista della Gazzetta del Mezzogiorno nel trafiletto di presentazione della serata - riveste particolare rilievo in considerazione del notevole valore artistico di questo complesso: il Folkstudio romano ha infatti il merito di non essersi limitato a diffondere la musica come bene di consumo, ma essenzialmente come fatto culturale; in molti ambienti si parla oggi di questo teatrino-studio per identificarlo con un particolare genere di musica.
A Giancarlo Cesaroni venne consegnata una targa d’argento “in riconoscimento del valore dell’attività svolta nei dieci anni di vita” del Folkstudio, che era noto più come fenomeno in se stesso che non per gli artisti che lo frequentavano. I musicisti che si esibirono al Daunia cominciavano proprio in quei mesi a farsi un nome, grazie ad apparizioni radiofoniche alla trasmissione Per voi giovani e a sparute interviste: si rivolgevano insomma ad un pubblico d'essai.
Particolare curioso, nel resoconto del concerto, pubblicato dal quotidiano regionale il 2 febbraio, quasi tutti gli artisti - quindici in tutto - vengono elencati soltanto con il loro nome di battesimo, senza cognomi.
Venditti e De Gregori sono semplicemente Antonello e Francesco. Però sono loro ad aprire il fitto elenco, assieme a Giorgio (Lo Cascio) e al grande Ernesto (Bassignano), che è ancora oggi la memoria storica di quella straordinaria esperienza. Sono i quattro ragazzi con il pianoforte sulla spalla cantati ed immortalati da Venditti nella sua storica canzone Notte Prima degli Esami.
La serata foggiana al Circolo Daunia, pur essendo stata rimossa dalla memoria collettiva cittadina, occupa un posto di rilievo nella storia della musica d'autore italiana.
Come ricorda Bassignano, nel suo libro Canzoni, pennelli, bandiere e supplì, le tappe più significative dell'attività concertistica del Giovani del Folkstudio si tennero a Napoli, alla Reggia di  Caserta, e a Foggia, il cui concerto viene definito notevole dal musicista. 
In un bellissimo brano, intitolato Folkstudio Dove Sei?, Bassignano rievoca invece la specialissima atmosfera che si respirava nel locale, l'amicizia che legava i musicisti, i compensi da fame (tremila lire a a sera, per tre canzoni a testa), in un crescendo di nostalgia. Ascoltarlo vale più di mille parole. 


domenica 27 settembre 2015

Lucera riscopre gli spazi della vecchia biblioteca comunale

Mi piace di Lucera e dei lucerini la loro capacità di osare culturalmente,  ricercando e sperimentando  percorsi culturali arditi e innovativi, che possono diventare buone prassi, modelli da imitare. Lucera riscopre la sua dimensione di città d'arte per antonomasia, riempendo d'arte spazi e contenitori culturali da riconvertire.
E così è tornata a splendere la gloriosa "Aula Magna" della Biblioteca Comunale di Lucera. Come mi informa Massimiliano Monaco, che ringrazio molto per la segnalazione, lo spazio ha acquistato nuova luce e vitalità grazie a un'idea di Mosè La Cava e di Carolina Favilla, che hanno chiamato a raccolta molti artisti, dando vita alla collettiva "Théke" (24 settembre - 4 ottobre 2015), a cui partecipano quattro pittori (Vincenzo Beccia, Azzurra Di Virgilio, Mosè La Cava, Giuseppe Petrilli), tre fotografi (Bianca De Luca, Esther Favilla, Walter Diga), un attore (Vito De Girolamo) e un filmaker (Luciano Toriello). (Per maggiori informazioni visitare la pagina web: http://www.comune.lucera.fg.it/view.asp?id=920)
Con il trasferimento della Biblioteca “Ruggero Bonghi” all'interno del nuovo contenitore culturale dell’ex convento del SS. Salvatore si pone, infatti, la questione del riuso di una parte di quei locali ubicati al piano terreno di Palazzo Mozzagrugno e degli artistici stigli d’epoca con scale a chiocciola in ghisa della gloriosa Biblioteca, realizzati su misura tra il 1899 (anno di installazione del mosaico rinvenuto in piazza Nocelli, ora nel museo civico Fiorelli) e il 1905 (anno di istituzione dell’Antiquarium municipale nei locali sottostanti l’antica ‘Sala da Ballo’ di Palazzo Mozzagrugno, oggi entrando nell’atrio sulla sinistra, e del contestuale trasferimento da questi della Biblioteca). 
 Più precisamente il mobilio venne realizzato ed installato a spese del Comune di Lucera nell’anno 1902. Al fine di valorizzare la suddetta libreria lignea nella sua sede ‘naturale’, e per esaltare gli spazi che essa delimita nella vecchia Biblioteca, e che oggi già ospita una parte dell'Archivio Storico Comunale, sta prendendo forma un prestigioso "Auditorium Comunale".

mercoledì 23 settembre 2015

Capossela: "Il territorio ha dimenticato Matteo Salvatore"

"Mi sarei aspettato che nella ricorrenza del decennale della sua morte si organizzasse qualcosa di grosso. Un album con tutte le sue opere, che avesse una risonanza nazionale. Il Premio Matteo Salvatore di Angelo Cavallo, meritevole e generoso, non basta. Il territorio ha un patrimonio che non può disperdere così”.  Così Vinicio Capossela, a Foggia per presentare un suo libro nell’ambito di Questioni Meridionali, ha stigmatizzato l’assenza di iniziative che celebrassero e ricordassero, nella ricorrenza del decennale, il grande folksinger di Apricena.
Alla questione Lettere Meridiane aveva dedicato diversi post suscitando qualche risentimenti in quanti, come l’Arci, hanno promosso interessanti iniziative, che sono tuttavia rimaste la classica rondine che non fa primavera. L'essere in buona compagnia da parte del blog, e cioè che anche un personaggio illustre come Capossela abbia lamentato lo scarso interesse del territorio verso Matteo Salvatore, non mitiga l’amarezza per l’occasione perduta del decennale.
Va detto, in ogni caso, che la lamentazione di Capossela è fondata, ma fino a un certo punto, perché  un cd è stato pubblicato di recente, ed è sorprendente che nessuno abbia pensato (ancora) di presentarlo nel capoluogo. È quello che accompagna il libro A sud - Il racconto del lungo silenzio, pubblicato da Squilibri, e curato da Giovanni Rinaldi, che documenta una iniziativa molto interessante che si svolse a Bari nel lontano 1978: un concerto reading promosso dalla Biblioteca De Gemmis in cui il noto attore Riccardo Cucciola leggeva le testimonianze più alte di una irripetibile stagione di impegno meridionalistico, da Rocco Scotellaro a Ernesto De Martino, e Matteo Salvatore le commentava a caldo, affidando il proprio pensiero ai brani più rappresentativi del suo repertorio.

lunedì 21 settembre 2015

Quella sera che il Folk Studio venne a Foggia

Maurizio De Tullio non smette di stupirmi, ma questa volta addirittura mi commuove, riscoprendo un pezzo di storia dello spettacolo foggiano, tanto importante quanto praticamente sconosciuto. 
Antonello Venditti, Francesco De Gregori e gli altri musicisti del leggendario Folkstudio di Roma tennero il loro primo concerto fuori le mura della Capitale (concerto che restò uno dei pochi fuori Roma) a Foggia, presso il Circolo Daunia.
Non lo sapevo, e a De Tullio il merito di averlo estratto dagli archivi di una memoria che vacilla, se di quest’autentica “chicca” non c’è notizia neanche nel sito del circolo che ospitò quella memorabile serata.
Invito perciò gli amici di Lettere Meridiane che ne serbano memoria a voler arricchire con i loro personali ricordi (e sarebbe fantastico anche fotografie….) il prezioso lavoro di recupero della memoria svolto da De Tullio.
Quella sera si esibirono al Circolo Daunia con altri musicisti che ruotavano attorno a quella straordinaria esperienza musicale e creativa,  I giovani del Folk Studio, il mitico quartetto composto  oltre che da De Gregori e Venditti (che di lì a poco avrebbero dato vita al duo Theorius Campus e inciso il loro primo, omonimo album) da due personaggi di straordinario rilievo del mondo della canzone italiana d’autore, come Giorgio Lo Cascio ed Ernesto Bassignano.
Si tratta, per quanti non lo sapessero, dei quattro ragazzi con la chitarra e un pianoforte sulla spalla immortalati da Venditti nella canzone Notte prima degli esami.
* * *
Prendete un locale scalcagnato, meglio: una cantina lunga e stretta, a suo modo inebriante di muffa, e mettetelo a confronto con un grande appartamento tutto stucchi, ori e gente dell’alta borghesia, abiti di lusso e preziosi ben esibiti. Il primo sta a Roma, sulla riva destra del Tevere, e si chiama “Folkstudio”, l’altro sta a Foggia, nel pieno centro storico, un tempo l’anima commerciale della città, e si chiama ‘Circolo Daunia’.
Ai più giovani certamente questo sodalizio non dirà nulla, a meno che non si sia perdutamente figli di papà, e, di fatto, è il più antico circolo associazionistico del capoluogo dauno.

sabato 19 settembre 2015

Quando Foggia era sconvolta dalle alluvioni

Non sempre è stato il Celone il responsabile delle alluvioni che hanno in passato funestato Foggia. Sicuramente non quella che si verificò il 12 dicembre del 1967.
Possiamo scagionare il torrente (che comunque è stato altre volte protagonista di esondazioni e straripamenti) grazie ad un prezioso documento trovato da Tommaso Palermo, cui mi ero rivolto nel tentativo di ricostruire questa pagina non molto nota della storia cittadina e a cui Lettere Meridiane ha dedicato un paio di post, raccogliendo i ricordi e le testimonianze degli amici e dei lettori. È possibile che i ricordi si riferiscano proprio all'evento del dicembre del 1967, che si leggono nella lettera meridiana intitolata Quando il Celone allagava la città, i ricordi dei foggiani.
Il documento, contenuto in un annuario del Comune di Foggia, riferisce i risultati di un'indagine svolta dall’ingegnere Capo del Genio Civile di allora, G.De Bellis, cui il sindaco dell’epoca, Vittorio Salvatori, si era rivolto per conoscere l'origine e le ragioni della calamità che si era abbattuta sulla città.
Il 12 dicembre, dopo un violento nubifragio, si erano allagati i rioni periferici cittadini con notevole danni alle cose.
“Si ritiene opportuno chiarire - scrive l’ing. De Bellis - che non vi è stato uno straripamento del Torrente Celone, né del Canale S.Giusta il cui spaltone destro, in località "Scoppaturo Barone", ricostruito dopo il nubifragio del 31 agosto 1967, ha retto alla furia delle acque provenienti dalle colline di Troia.”

Un tremitese alle olimpiadi di Melbourne nel 1956


Infaticabile cercatore delle tracce lasciate da personaggi che, nati in provincia di Foggia,  hanno conosciuto altrove le loro fortune, questa volta Maurizio De Tullio si supera, riscoprendo una storia ed un protagonista la cui memoria si era completamente perduta. Si tratta di Antonio Amato, che ebbe i natali nel più piccolo comune dauno, le Isole Tremiti, da cui partì per una carriera in Marina e per gesta sportive che prima di oggi nessuno conosceva. La ricerca di Maurizio De Tullio corregge anche un dato che si riteneva acquisito nella storia dello sport in Capitanata, e cioè che il primo olimpionico sia stato il pugile Paolo Curcetti, a Roma, nel 1960. Fu invece proprio Antonio Amato, quattro anni prima a Melbourne, e per giunta in una disciplina in cui lo sport dauno non ha mai particolarmente brillato, quale il canottaggio.
Leggete il bell'articolo di De Tullio, che ringrazio affettuosamente per averne voluto far dono agli amici e ai lettori di Lettere Meridiane. (g.i.)
* * *
Pochi lo sanno, ma esiste anche una Associazione Nazionale degli Atleti Olimpici e Azzurri d’Italia. È nata per celebrare i campioni di oggi e soprattutto quelli di ieri, i tanti che ogni quattro anni (potremmo dire anche ogni due anni, se consideriamo le Olimpiadi invernali) sono chiamati dalle rispettive federazioni aderenti al CONI a partecipare ai Giochi Olimpici, dopo prove selettive.
Foggia ha dedicato loro meritatamente un ampio Parco (adiacente Via Mons. Farina) e, sempre nella nostra città, esiste naturalmente la Sezione provinciale, guidata con merito da Vincenzo Veneziano, che alla pesistica ha dedicato una vita intera e continua a farlo seguendo tante giovani promesse.

venerdì 18 settembre 2015

I giovani agricoltori di VàZapp domenica alla Fiera del Levante

Nell'immaginario collettivo, all'idea di campagna si associa spesso quella di passato. Ma così non è quando parliamo dell'hub rurale VaZapp , protagonista in queste settimane di una iniziativa che ha scosso il mondo agricolo pugliese, e non solo, con la raccolta di firme on line per tutelarei produttori di pomodoro vessati dalle industrie di trasformazione, e nello stesso i lavoratori dei campi, troppo spesso sfruttati, quando non addirittura schiavizzati.
VaZapp è il primo hub rurale in Puglia, voluto dall'indimenticabile don Michele de Paolis, sacerdote salesiano volato in cielo lo scorso ottobre e che all’età di 93 anni amava leggere libri sul tablet e scrivere post su Facebook. VàZapp’ nasce nell’Azienda Agricola “Cascina Savino”, al suo interno ci sono spazi di coworking dove ci si incontra per ascoltare gli agricoltori, per creare eventi su agricoltura sostenibile e innovativa, workshop e format. Il prossimo step sarà quello di costruire una serra al cui interno si coltivino idee, con tavoli sedie e connessione a internet.
Intanto la sfida lanciata da  VàZapp valida i confni provinciali, ed approda ad una ribalta d'eccezione, la Fiera del Levante. Nel giorno dedicato ad Antonio Facenna, il padiglione della Regione Puglia ospiterà i ragazzi dell'hub ruralee foggiano con il loro format motivazionale.L'appuntamento omenica 20 settembre, Padiglione D152 Regione Puglia (ingresso Fontana Monumentale), dalle ore 16 alle 18 Agorà della Participazione, appuntamento con #fuoridallacassetta - Sogni, innovazione e zappe, il format motivazionale ideato dall'hub rurale foggiano VaZapp.
La sfida è intrigante: "I sogni si sa, hanno bisogno di tempo e passione per uscire dal cassetto ed essere realizzati. Ma se li si tiene nelle cassette, vengono fuori con molta più energia. Su questo filosofia si fonda il format motivazionale dell’hub rurale Vàzapp: tirare i sogni fuori delle cassette. Per raccontare le storie, ascoltare i dubbi e i tormenti e tramutarli in opportunità.

No Triv e No Tap, la Puglia a un bivio. Ma il Pd non può fare come gli struzzi...

Patto solenne tra sei governatori regionali, questa mattina, alla Fiera del Levante. I presidenti dei governi regionali di Puglia, Basilicata, Calabria, Molise, Abruzzo e Marche hanno convenuto che le rispettive istituzioni appoggeranno tutte le iniziative utili ad impugnare le norme del decreto Sviluppo (governo Monti) e del decreto Sblocca Italia (governo Renzi) che consentono le trivellazioni marine per la ricerca di idrocarburi. 
In particolare, le sei Regioni (cui dovrebbero aggiungersi anche Veneto, Sardegna e Sicilia) chiederanno l’indizione di un referendum popolare, che a questo punto sembra scontato, visto che per promuovere la consultazione è sufficiente la richiesta di cinque consigli regionali.
In Puglia si allarga dunque il fronte della protesta ambientale: oltre al nodo delle trivellazioni, c’è infatti la questione del gasdotto transadriatico (il cosiddetto TAP, acronimo che sta per Transadriatic Pipeline).
La gigantesca infrastruttura destinata a trasportare il gas naturale dall’Azerbaigian alle coste italiane per poi rifornire l’Europa, non piace ai salentini. L’approdo è previsto a San Foca, nell’agro del comune di Melendugno. Il fronte del no, che comprende lo stesso governatore regionale pugliese, è molto ampio, e vede assieme istituzioni, forze sociali e forze culturali, nonché la Chiesa.
La questioni non sono soltanto di natura ambientale (le prospezioni marine vengono condotte in modo parecchio invasivo, con esplosioni che provocano danni alla fauna marina) ma anche economica: la zona salentina interessata dal Tap è tra quelle a più alta vocazione turistica della Puglia ed è evidente l'impatto di una infrastruttura così pervasiva in una zona che affida la sua economia ai valori del paesaggio  della qualità ambientale.
Però il gasdotto Tap è una infrastruttura nevralgica non solo per l’Italia, ma per tutta l’Europa e deve in qualche modo giungere in Puglia. Il punto è: perché a pagare debbono essere soltanto i pugliesi?
È mancato preventivamente un confronto istituzionale che potesse propiziare una soluzione condivisa, che contemplasse, per esempio, una qualche forma di  risarcimento per le comunità interessate.
Il muro contro muro non giova a nessuno. La patata bollente sta soprattutto nelle mani del Pd, che corre il rischio di scottarsi e che, forse per questo, preferisce evitare una discussione aperta. Il braccio di ferro che oppone il governatore Emiliano al premier Renzi non è soltanto istituzionale, ma anche politico, e tutto interno al centrosinistra, visto il rilievo dei due personaggi in seno al partito di maggioranza relativa.

Per questo sarebbe ora che il Pd dica, sinceramente, cosa vuol fare da grande.

giovedì 17 settembre 2015

Perché sto con Donato Inglese

Doverosamente, premetto che quando parlo di Donato Inglese non riesco ad essere del tutto obiettivo, data la comune passione interista. Però mi sembrano eccessive ed infondate le polemiche suscitate dallo spot per la raccolta differenziata che lo vede protagonista, nell'ambito della campagna pubblicitaria promossa dal Comune di Foggia e dall'Amiu per la raccolta differenziata. L'accusa rivolta al video di Inglese è di volgarità e turpiloquio e, in effetti, il popolare youtuber foggiano ci è andato giù pesante, secondo il suo stile.
Non comprendo però il disappunto di quanti si sono sentiti ingiustamente accusati: Foggia non è una città particolarmente pulita e i cittadini ci mettono del loro a renderla sporca. Non possiamo versare fiumi d'inchiostro sullo scarso senso civico dei nostri concittadini e poi offenderci se qualcuno mette il dito nella piaga, stigmatizzando la cosa in dialetto.
Del resto, questo non significa che Inglese non ami la sua città ed i foggiani. Come tutti gli interisti che lo seguono sanno benissimo, offendere i giocatori o l'allenatore o i dirigenti è il personalissimo modo con cui Inglese manifesta il suo attaccamento e il suo amore per i colori nerazzurri.
Ma c'è un'altro aspetto - il più importante - per cui ritengo che la scelta di chi ha progettato la campagna sia stata azzeccata. L'efficacia di un messaggio pubblicitario non si misura sulla base del suo valore estetico o artistico, ma dalla sua capacità di raggiungere quanti più destinatari è possibile, e di venire compreso e metabolizzato. Il gran clamore sollevato dallo spot - che è divenuto un fenomeno virale - dimostra che l'obiettivo è stato centrato.
Un solo appunto, al buon Donato: i bombardamenti che tanti danni provocarono alla città e di cui si parla durante lo spot non si verificarono nella Prima ma nella Seconda Guerra Mondiale. Mi sembra invece interessante l'analogia, non dichiaratamente espressamente, ma sottesa al messaggio, tra la città bombardata (e dunque piena di macerie) e la città trattata come un bidone (e dunque piena di immondizie).
Sono due immagini che colpiscono particolarmente l'immaginario collettivo foggiano e l'accoppiata funziona. Azzeccato anche il leit motiv dello slogan principale: Foggia che non sarà non più un bidone e speriamo che questa volta sia veramente così, che questa volta si faccia sul serio. Perché davvero, troppe volte, gli annunci dell'inizio della raccolta differenziata si sono rivelati poi un bidone.
Per chi non l''avesse ancora visto, trovate qui sotto la spot. Fatemi sapere che ne pensate.

mercoledì 16 settembre 2015

Mitico Channel, quando lo sport diventa memoria e cultura

Lo sport è cultura, così come è cultura ogni concreta modalità con cui una comunità vive il suo territorio, che non va visto soltanto come paesaggio o come depositario di beni materiali, ma anche e soprattutto come comunità reale e pulsante di persone, con le loro passioni, i loro affetti.
Mitico Channel si sforza, - come ho già avuto modo di scrivere - di declinare questa particolare dimensione culturale dello sport, mettendo assieme informazione di qualità, ma anche memoria, opinione. Passione, appunto.
L’esperimento è accattivante, anche perché Mitico Channel collega - con raffinatezza e intelligenza - diversi strumenti di comunicazione: la televisione, il web, l’immagine, la scrittura.
Il risultato è una comunicazione sportiva di buon livello, che non trascende mai in quel provincialismo becero che sovente caratterizza questo genere di informazione.
L’offerta di Mitico Channel ai suoi affezionati utenti si consolida con due rubriche nuove di zecca. Che s’dice du Fogge è firmata da Giovanni Cataleta, e non potrebbe essere diversamente, visto che la quasi proverbiale locuzione (che basta da sola a capire perché lo sport è cultura, come si diceva prima…)  dà il titolo a un fortunato libro dello stesso Cataleta.
La rubrica offre appunti e disappunti del Cataleta-pensiero: una riflessione sul momento della squadra rossoneri, al di là della cronaca.
Tonino Basta (che mi piace per quel suo modo di scrivere col cuore, e non solo con la testa) firma invece Gente di gradinata ed è un’altra conferma alla premessa: lo sport che si fa racconto (a volte epico), è memoria e la memoria è cultura. Lampi di memoria illuminano ricordi ormai relegati in angoli oscurati da tempi poco felici, scrive Antonio, dando il suo bentornato alla gradinata che ha riaperto i battenti domenica scorsa, dopo essere rimasta chiusa per tanto tempo.
Per leggere le due rubriche cliccate sui collegamenti qui sotto. Fatelo, perché ne vale veramente la pena:

Luigi Paglia | La poesia civile e di denuncia di Cristanziano Serricchio

Cristanziano Serricchio non è stato soltanto una delle voci più importanti e alte della poesia pugliese, ma anche un intellettuale capace come pochi altri di declinare assieme alla poesia la capacità di denuncia e l'impegno civile. Lo testimonia il poemetto Il silenzio dell'ulivo, che Lettere Meridiane pubblica con l''approfondito commento di Luigi Paglia, che ringrazio per aver acconsentito alla pubblicazione.
La fotografia che illustra il post è stata scattata dallo stesso Paglia e documenta un momento importante della vita di Serricchio: l'incontro con il poeta Mario Luzi, in occasione della visita che il grande poeta fiorentino fece a Foggia il 30 aprile e l'1 maggio 1998.
Di Cristanziano Serricchio, Lettere Meridiane ha pubblicato il racconto  Il cucciolo di lana
* * *
Il silenzio dell'ulivo

Non hanno più colore i capelli di Auschwitz.

Fermo al non ritorno il treno dai finestrini sbarrati.

Capelli crespi, lisci, inanellati d'oro e d'ebano
un tempo nella luce dei giorni e delle stagioni,
canuti o grigi alle carezze tenere delle case
e di paesi lontani, alla dolcezza dell'ora
e del pianto dietro orizzonti di filo spinato.

Foggia-Juve del '93: la verità sulla lite in tribuna


Puntuale come un cronometro svizzero, e come s’addice a un fine affabulatore che fa della memoria la materia prima della sua narrazione,  Giovanni Cataleta aggiunge interessanti dettagli a quanto ho scritto a proposito del diverbio che vide protagonista l’allora presidente della Juve, Giampiero Boniperti, nell’intervallo della partita Foggia-Juve del 12 settembre 1993, passata agli annali del calcio per aver coinciso con l’esordio nella massima divisione di Alex Del Piero.
Premetto che Giovanni ha ragione. C'ero anche io in tribuna quella domenica, e fui materiale testimone di quell’episodio che nel post ho definito come una contestazione ai danni del dirigente bianconero. A essere precisi, non fu una vera e proprio contestazione, ma qualcosa di più, come, giustamente, ricorda Giovanni.
"Per la verità - scrive Cataleta -, non ci fu alcuna contestazione a Boniperti. Per essere stato a pochi metri dal battibecco, preciso che mentre il presidente della Juve stava abbandonando la tribuna, pochi minuti prima della fine del primo tempo, un noto commercialista foggiano gridò verso Boniperti: "Marisa, te ne vai già ?" Il dirigente bianconero, notoriamente, si irritava molto quando lo chiamavano con quel nomignolo, datogli da Benito Lorenzi, il popolare “Veleno”. Il soprannome "Marisa" era stato dato a Boniperti per i suoi boccoli biondi. Ricordo che fu un gustoso siparietto specie per la reazione di Boniperti che invitò il professionista foggiano a regolare i conti in separata sede."

La Fiera del Levante rende omaggio alla musica di Carpino

Non c’è suggello migliore a quell’idea di Puglia tenace, operosa, orgogliosa della sua identità plurale, che la Fiera del Levante si sforza di declinare, del concerto che domenica sera vedrà assieme per la prima volta le due anime della musica popolare pugliese: i Cantori di Carpino e l’Orchestra della Taranta.
L’evento, che è organizzato dal Carpino Folk Festival. chiuderà il ricco cartellone di spettacoli allestito da Franco Asselta e in particolare "I concerti delle grandi orchestre" che hanno animato la 79ma edizione della Fiera del Levante. 

È stata una iniziativa fortemente voluta dalla Regione Puglia per l’edizione 2015 della Campionaria barese, per sottolineare che se la bellezza è cultura, quest’ultima per la Puglia si traduce in economia, lavoro e ricchezza.
Il primo concerto dell’iniziativa, che la Regione ha promosso in collaborazione con Fiera del Levante e Teatro Pubblico Pugliese, per l’ultima edizione della rassegna a presidenza Patroni Griffi,  si è svolto ieri, ed ha visto impegnate assieme le Orchestre delle Fondazioni Petruzzelli, Valle d’Itria e  Paisiello di Taranto. 

L'evento di domenica sera è un autentico omaggio alle musica del Gargano: il titolo dello spettacolo è infatti Stile, storia e musica alla Carpinese.
L’idea dell’incontro artistico tra il Carpino Folk Festival e la Notte della Taranta era stata lanciata lo scorso anno
su AffariItaliani.It da Antonio Gelormini,  che aveva sottolineato "le prospettive comuni di due patrimoni immateriali della cultura e dell’identità più autoctona di Puglia (se volete leggere l’articolo cliccate qui  ), individuando nella figura di Matteo Salvatore “l’ancora” a cui legare le sorti di un matrimonio di fatto tra due realtà musicali così legate ai rispettivi territori, ma al tempo stesso così plurali nella rappresentazione in sintesi delle peculiarità tipiche della gente di Puglia.
Va ricordato che i Cantori di Carpino si sono esibiti nella Notte della Taranta, la manifestazione clou della musica popolare pugliese, aprendo l'edizione del 2007.
Non è mai salito invece sul palco di Melpignano Matteo Salvatore, che venne ricordato nel 2005,  pochi giorni dopo la sua morte, da  Giovanna Marini, che intonò Padrone Mio.

martedì 15 settembre 2015

Lauriola: La Puglia si sviluppa se le opportunità prevarranno sugli opportunismi

Michele Lauriola, tecnico dal lungo stato di servizio, e profondissimo conoscitore dei temi dello sviluppo, fondatore e animatore delle rete Pro Capitanata, interviene nella riflessione sul Mezzogiorno con questa bella lettera aperta al governatore regionale pugliese, Michele Emiliano, all’indomani del suo discorso inaugurale alla Fiera del Levante.
È molto interessante la dicotomia che Lauriola pone tra opportunità ed opportunismi. Gli opportunismi sono il vero cancro di ogni tentativo di sviluppo, perché tarpano le ali alle potenzialità del territorio, alle sue autentiche opportunità.
* * *
Presidente, Michele Emiliano,
il discorso pronunciato all'inaugurazione della Fiera del Levante, accorato, si presta per fare alcune opportune e necessarie considerazioni su quello, che ritengo, il punto focale del suo impegno politico: "aumentare la capacità della Puglia di essere luogo dove si può lavorare".
Oggi, purtroppo, non è così. Non si tratta di aumentare la capacità ma di rendere i territori della Puglia luoghi delle opportunità. Non dell'opportunismo.
Siano i territori della Puglia, Presidente, luoghi dove la cultura prevalga. E' questa il lievito necessario per lo sviluppo, per la crescita e per una buona e dignitosa qualità della vita.
Siano il Sistema Politico e il Sistema Produttivo, Presidente, sinergici e solidali condizione indispensabile per dar luogo alla "terza rivoluzione industriale", facendo rete, e per creare la multinazionale Puglia.
Non sia l Sistema Politico, Presidente, tecnocrazia. Si lasci al Sistema Produttivo la possibilità di cogliere le grandi opportunità che i territori della Puglia offrono per lo sviluppo e la crescita in modo strategico, sostenibile, innovativo e integrato.

lunedì 14 settembre 2015

L'assenza di Renzi, un'occasione perduta

Che Matteo Renzi diserti la cerimonia inaugurale della Fiera del Levante per volare a New York all’Us Open ci può anche stare. Non succede tutti i giorni che la finale del più prestigioso torneo di tennis sia tutta italiana. Che a sostituirlo il premier spedisca a Bari il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, con tutto il rispetto per il personaggio, lascia decisamente l’amaro in bocca.
Il discorso inaugurale del presidente del consiglio quest’anno era più atteso di altre volte, perché cadeva qualche settimana dopo la seduta monotematica della direzione del Partito Democratico in cui Renzi aveva rilanciato la questione meridionale, promettendo, per settembre, un masterplan per il Mezzogiorno, contenente gli impegni del governo per affrontare la mai risolta questione del divario tra il Sud e il Centro-Nord.
La tribuna fieristica rappresentava  la grande occasione per saperne di più sul masterplan, per capire in cosa veramente consisterà il piano straordinario promesso dal capo del governo, per smentire quanti hanno manifestato perplessità o scetticismo sugli esiti di quella riunione monotematica, che ha comunque rappresentato un fatto storico per il Pd.
C’è da ricordare che su questi temi Renzi era stato particolarmente incalzato proprio dal governatore regionale pugliese, Michele Emiliano, e la contemporanea presenza dell’uno e dell’altro alla manifestazione inaugurale della 79sima fiera del levante avrebbe costituito un’opportunità per capire le possibili evoluzioni delle politiche del Governo per il Mezzogiorno nei prossimi mesi.
De Vincenti ha glissato del tutto sul masterplan, mentre invece ha trovato il modo per litigare con i sindaci del Salento che si oppongono alla realizzazione del gasdotto TAP. Lo scontro ha provocato un vero e proprio incidente istituzionale: i primi cittadini hanno abbandonato polemicamente il palacongressi, ed è stata un’altra occasione perduta per avviare un serio confronto sul futuro del Puglia nel Mezzogiorno e sui tanti tempi caldi che oppongono in questi mesi Bari a Roma.
Sono in molti a pensare che alla fine Renzi farà la sorpresa, presentandosi in Fiera, prima che cali il sipario su questa edizione, provando a smussare un clima che sta diventando arroventato, non solo nelle forma, ma anche nella sostanza.
Il fronte polemico tra la regione guidata da Emiliano e il governo presieduto da Renzi si allarga di giorno in giorno. Non c’ è solo il gasdotto, ma adesso anche il ricorso contro la “buona scuola” e la ferma opposizione alle trivellazioni nell’Adriatico.

sabato 12 settembre 2015

Ventidue anni fa l'esordio di Del Piero in A. A Foggia.

Ventidue anni fa Alex Del Piero esordì in seria A, con la maglia della Juventus. Il debutto avvenne a Foggia. Sulla panchina dei satanelli c'era Zeman, su quella dei bianconeri, Trapattoni.
Del Piero aveva fatto il suo debutto da professionista l'anno prima, nel Padova, che lo aveva quindi ceduto alla Juventus.
Era la quarta giornata di campionato quando il Foggia di Zeman ospitò allo Zaccheria la Juventus, il 12 settembre del 1993.
Fu una partita costellata da polemiche ed errori arbitrali. Il Foggia andò infatti in gol al secondo minuto con Roy ma la rete fu inspiegabilmente ed ingiustamente annullata dall’arbitro Amendolia. A fine partita l'allenatore del Fogia dirà: "Qualche vorrei vorrei essere trattato da Juve."
Gli animi di scaldarono e durante l’incontro il presidente bianconero Boniperti fu vittima di una violenta contestazione da parte dei tifosi in tribuna, e lasciò lo stadio furibondo.
Le polemiche in tribuna con Boniperti
Il Foggia passò in vantaggio nella ripresa con un gol segnato ancora una volta dall’olandese Brian Roy, ma fu raggiunto qualche minuto dopo grazie a Ravanelli, che ribatté in rete dopo che Mancini aveva per due volte miracolosamente salvato la rete, con altrettante strepitose parate.Al 29’ della ripresa, il Trap fece entrare un ragazzino dalla folta chioma, che veniva dalle file della primavera, ma di cui si diceva fosse un predestinato. Era Alex Del Piero, che iniziò così, a Foggia e allo Zaccheria, la straordinaria carriera di uno dei più grandi calciatori italiani di tutti i tempi, una carriera che l’avrebbe portato a vincere praticamente tutto.
La partita finì 1-1. Per la cronaca, il migliore in campo fu però il compianto numero uno di Zeman, Francesco Mancini, che stregò letteralmente Baggio negandogli almeno tre palle gol.
Domenico Carella pubblica su FoggiaSport24 un bell’articolo sull’esordio foggiano del Pinturicchio. Cliccando su questo collegamento potete invece guardare il servizio di Beppe Capano, sulla Rai.

venerdì 11 settembre 2015

I Tavola 28 cantano il loro amore per Foggia

Foggia ha un cuore rap, me ne convinco sempre di più. Ogni volta che ascolto i Tavola 28, e imparo sempre di più ad amarli. Sì, Foggia ha un cuore rap, ma devi andarlo a cercare nelle periferie più remote dove la cultura - almeno quella ufficiale - non mette piede. Ma è quel cuore che batte e resiste, che non s’arrende alla tentazione di andarsene e di scappare, quel cuore che ti riporta dritto dritto al grembo materno dove si forma l’identità. La città come mamma, la città come cuore.
Nella loro ultima canzone, Cuore di Mamma, la poesia urbana dei Tavola 28 torna a raccontare la Foggia che non sai, e non t’aspetti.
Se Mediterraneo era un inno alle bellezze, spesso nascoste, di Foggia e della sua provincia, l'ultimo brano - dal sound maturo ed evocativo - non canta la bellezza conclamata, piuttosto ti sfida a trovarla e a riconoscerla dove non sospetti perché Foggia non la vivi se non vivi / non ci arrivi la descrivi.
E allora la bellezza sta nelle strade con macchie d'olio / cuori con macchie d'odio / a due passi dalle stelle dove dio ci ha fatto un nodo / le facce di queste città.
Insomma, restare è una questione di cuore: i sogni di chi se ne va sono i sunn infrant. La forza di chi resta è u cor d mammà.
Cuore di Mamma è una dichiarazione d’amore all’identità, perché l'amor pe sta terr è come quill d Mammà.
Bravi, bravissimi i Tavola 28. E sarebbe ora che si accorgesse di loro anche la cultura ufficiale.
Ecco Cuore di Mamma. Sentitela, cantatela, ballatela, amatela, condividetela.

Tommaso di Gioia: "Provincialismo e campanilismo avvelenano il futuro"

Tommaso di Gioia è uno dei tanti giovani di valore, che hanno scelto di restare a Foggia e che ti lasciano sperare nella possibilità di un futuro diverso e migliore, per questa nostra terra. Perché una cosa è chiara: la possibilità del riscatto passa per i giovani.
Tommaso è un caro amico di Lettere Meridiane, cui ha spesso affidato i suoi sfoghi da giovane in cerca di un lavoro  o le sue belle iniziative, come la petizione per salvare Palazzo Trafiletti.
È intervenuto nel dibattito che sul blog stiamo conoscendo sulle prospettive della Capitanata, e sulla nuova fase che per il Mezzogiorno potrebbe aprirsi con il masterplan promesso dal premier Renzi.
Un intervento - come sempre - puntuale, consapevole, che Tommaso ha pubblicato a commento della lettera meridiana intitolata Capitanata a bassa tensione, ecco il contributo di Tommaso di Gioia.
* * *
A Foggia e in Capitanata o Daunia come piace a me (microcosmo ed emblema del Sud più disgregato e arretrato) manca disperatamente una regìa competente e volenterosa che sappia incanalare e ragionevolmente difendere gli interessi e le istanze della propria comunità.. Eccola, questa parola sconosciuta ed incomprensibile alle genti daune.

giovedì 10 settembre 2015

La pietas assoluta e irrevocabile di Mariateresa Di Lascia

Ventun’anni fa moriva Mariateresa Di Lascia, scrittrice, dirigente nazionale del Partito Radicale, grande figura di militante per i diritti civili. Di Lascia era nata a Rocchetta Sant’Antonio il 3 gennaio del 1954. Il suo romanzo Passaggio in ombra, ritenuto  tra i più importanti “romanzi al femminile” del novecento italiano, pubblicato postumo, si aggiudicò il Premio Strega 1995.
Dal punto di vista politico Mariateresa Di Lascia, che è stata vicesegretario nazionale del Partito Radicale, quando alla segreteria sedeva Marco Pannella,  è nota soprattutto per le sue grandi battaglie contro la fame nel mondo, contro la pena di morte e per la pace.
Con suo marito Sergio D’Elia è stata fondatrice ed animatrice della lega internazionale per l’abolizione della pena di morte, Nessuno tocchi Caino.
Dalla rivista del movimento, è tratto il racconto Veglia, che Lettere Meridiane pubblica di seguito per ricordare questa grande donna della Capitanata.
Il racconto è particolarmente rappresentativo sia della poetica, che della morale di Mariateresa Di Lascia, scandite da una pietas profonda e irrevocabile, quella che fa dire alla madre dell’assassino, distrutta dall’orrore: “Madonna del dolore, posso pregarti per il mio povero figlio assassino?”
Per saperne di più su Mariateresa Di Lascia e su Passaggio in Ombra, potete leggere il bell’articolo di Mariangela Tota sulla rivista della biblioteca provinciale di Foggia, che potete scaricare cliccando sul seguente link: 

VEGLIA
di Mariateresa Di Lascia
La madre soprassaltò nel cuore della notte perchè una voce severa l’aveva interrogata: Che fai, dormi? Si ricompose dal sonno in fretta, e le mani corsero a stropicciarsi gli occhi. Sentì le palpebre ancora umide al passaggio tremante delle dita, e provò verso loro una specie di rancore: non dormivo, pronunciò a mezzavoce, giustificando che si fossero chiuse.
La stanza era vuota, e la lampada proiettava un fascio di luce bianca su un piccolo tavolo rotondo. Tutto il resto era penombra, che a ondate si animava di un vasto brulichio di cerchi rossi e gialli o di lunghi vermi neri.

L'agonia della Capitanata

La Fiera del Levante che apre i battenti dopodomani, ha fatto registrare il tutto esaurito. Non c’è neanche più uno spazio libero. La Fiera di Foggia versa ormai da anni in una crisi gravissima, le rassegne sono sempre più deserte, e i dipendenti percepiscono lo stipendio irregolarmente. 
A Lecce, l’annuncio di Trenitalia che il Frecciarossa Puglia-Milano in partenza dal 20 settembre escluderà il Salento, ha provocato una mobilitazione popolare, che si è risolta con l’assicurazione da parte del governatore pugliese Michele Emiliano, che la Regione si farà carico degli oneri  finanziari necessari perché il Frecciarossa possa arrivare fino a Lecce e, giacché ci siamo, che si farà tutto il possibile per prolungare fino al capoluogo salentino l’autostrada adriatica. 
A Foggia non siamo riusciti ad avviare con Rfi neanche un minimo confronto per evitare il temuto bypass della stazione del capoluogo dauno nella linea ad alta capacità Napoli-Bari e per proporre all’azienda ferroviaria soluzione alternative, come la costruzione di una nuova stazione. Hanno realizzato il baffo senza neanche degnarsi di informare l'opinione pubblica, utilizzando un binario già esistente. Idem con patate in riferimento all’aeroporto: il declassamento del Lisa è passato nel silenzio della classe dirigente e nelle rancorose polemiche di un’opinione pubblica che riesce a dividersi perfino su infrastrutture strategiche, come lo scalo. Intanto il Gargano ha perso da tempo il primato turistico regionale, a vantaggio di aree più dinamiche e soprattutto più facilmente raggiungibili.

mercoledì 9 settembre 2015

Tutti i record (statistici) del Foggia


Gastone Ballarini
Non capita tutti i giorni, per la squadra del Foggia, di entrare nella storia del calcio italiano, anche se dalla porta secondaria. I rossoneri, del resto, non sono nuovi nell’annoverare episodi che, a vario titolo, si sono incardinati nelle pieghe degli annali calcistici. A titolo d’esempio valgano la prima partita di serie A trasmessa su TELE+2, con la “TV a pagamento” (si trattava di Lazio-Foggia del 29 agosto 1993, finita 0-0) oppure gli esordi di grandi campioni, come Alex Del Piero e Francesco Totti, le cui prime volte in serie A avvennero avendo di fronte proprio i rossoneri foggiani.
Meno nota è la storia di Gastone Ballarini, portiere marchigiano di buon livello – scomparso prematuramente nel 1982 all’età di soli 45 anni – che militò nelle fila dell’U.S. Foggia tra il 1961 e il 1967, e che disputò anche una partita in serie A, contro la grande Juventus.
Cinquant’anni fa, il 5 settembre del 1965, al “Comunale” di Torino era in programma Juventus-Foggia. La società foggiana in realtà era ancora abbinata all’Incedit, frutto del matrimonio risalente a circa dieci anni prima con la squadra del Poligrafico dello Stato.
Quella del 5 settembre 1965 era la prima gara di quel campionato di serie A (l’avrebbe poi vinto l’Inter del “Mago” Herrera) e i rossoneri, guidati fino all’anno prima da un altro “Mago” altrettanto celebre, Oronzo Pugliese da Turi – al quale nel 2010 il collega Giovanni Cataleta ha dedicato una monografia – giocavano per il secondo anno consecutivo nella massima serie, allenati da Egizio Rubino, che di Pugliese era cognato. L’anno prima, nel torneo d’esordio, i foggiani si erano comportati benissimo, affermandosi come squadra-rivelazione del torneo ed avevano messo KO, nel catino dello stadio “Pino Zaccheria”, l’invincibile Inter, con uno schiacciante 3-2. Anche a quella storica partita è stato da poco dedicato un bel volume, a cura di Domenico Carella.
Ma torniamo al campionato dell’anno dopo, e a quella partita tra Juve e Foggia, oggetto di questa nostra breve pagina di storia calcistica e, per la cronaca, finita con la vittoria dei bianconeri per 1 a 0.

Il circolo vizioso che sta avvelenando il Mezzogiorno

Crocifisso Aloisi, definito da Pino Aprile, infaticabile attivista su temi ambientali e meridionalisti, ha condiviso sul mio profilo facebook un'approfondita riflessione sulla classe dirigente meridionale, e sulle responsabilità che essa ha nell'aggravamento o nella mancata soluzione della questione meridionale. Con il suo consenso (e lo ringrazio per questo) condivido a mia volta le sue riflessioni con gli amici e i lettori di Lettere Meridiane.
La riflessione dell'amico Aloisi è attualissima, alla vigilia di quel masterplan per il Mezzogiorno che dovrebbe rappresentare una svolta nelle politiche meridionalistiche del Governo, ma che - se non si cambierà registro e metodo nel modo di far politica  a Sud - , corre il rischio di risolversi nell'ennesima beffa.
Leggete, riflettete, commentate.
* * *
Aderire alla tesi del Sud sprecone, destinatario di chissà quali ingenti risorse pubbliche, (da dimostrare con i fatti, i numeri ), ha fatto la fortuna di moltissimi 'ggiornalisti' e commentatori nazionali. Addossare poi le colpe delle proprie disgrazie ai meridionali stessi, è la quadratura del cerchio per questi professionisti dell'inganno. Aderire a questa tesi, poi, se lo si fa da Sud, garantisce SEMPRE un posto al sole. Ti ospiteranno nei salotti televisivi e i tuoi articoli saranno pubblicati sui maggiori quotidiani locali e nazionali. Addirittura ti inviteranno nelle convention di partito per (s)parlare, da esperto, del tuo Sud. Per questi nostri conterroni, la Questione Meridionale è un vero affare .

martedì 8 settembre 2015

Che ha fatt' u Fogge? Quando era un'impresa conoscere perfino il risultato

Il giornalista e scrittore Giovanni Cataleta
Giovanni Cataleta è un impareggiabile storyteller rossonero. La sua grande capacità sta nel saper colorare i ricordi del passato del Foggia, e dei suoi fasti, con note di costume piene di vivacità e di brio. La sua attività pubblicistica è preziosa in quanto costituisce una diretta testimonianza di come "u Fogge" non sia soltanto una passione, ma un pezzo importante e profondo dell'identità della città.
Giovanni (che ringrazio affettuosamente) regala ad amici e lettori di Lettere Meridiane questa divertente rievocazione dei tempi in cui era difficile sapere perfino il risultato delle partite in trasferta, un po' perché il Foggia militava in campionati non coperti dalla grande informazione, un po' perché la comunicazione di massa non era sviluppata come oggi. Leggetela e gustatela, è veramente bella.
***
Che ha fatt' u Fogge?
Seguire l’andamento delle partite del Foggia in tempo reale, specie quelle in trasferta, è oggi una cosa normalissima. Quasi sempre si assiste in tv alla partita comodamente in poltrona o collegandosi su Internet ai vari siti che si occupano di sport.
Fa sorridere pensare a cosa si faceva 50-60 anni fa per sapere il risultato finale della gara. Sì, ma che succedeva?
Il tormentone ricorrente era “Che ha fatt’ u’ Fogge?”, e la risposta non arrivava mai perché i mezzi di comunicazione erano quelli che erano. Si è passati dalla notizia appresa da un telegramma, ai risultati finali ascoltati dalla radio, con il cuore in gola.

L'addio di padre Arcangelo, la sua eredità spirituale

Padre Arcangelo Maira se ne va. La sua missione in terra di Capitanata è finita: nei prossimi giorni lascerà Foggia e il ghetto di Rignano per trasferirsi in Svizzera. Il sacerdote di origine siciliana ha fatto della missione scalabriniana di Siponto un punto di riferimento per l'integrazione dei lavoratori immigrati nel Tavoliere, lavorandovi per otto anni.
Il dover andare dopo un certo periodo di tempo, il non mettere radici in uno stesso posto per troppi anni, fa parte del dna e della cultura più profonda di Padre Arcangelo, che durante la sua permanenza  a Foggia ha anche fondato l'associazione di volontariato "Io ci sto": "Siamo frutto delle persone che incontriamo", dice il sacerdote, in una intervista confessione resa ad Antonio Fortarezza, il filmmaker che più di ogni altro ha raccontato il ghetto di Rignano.
Il messaggio affidato a Fortarezza rappresenta un po' anche l'eredita che padre Arcangelo ci lascia. Ecco le sue parole ed ecco il video. Guardatelo, amatelo, condividetelo.

lunedì 7 settembre 2015

La Sagra dell'Oro Rosso, che bella festa a Incoronata

Ci vuole coraggio, e forse anche una certa dose di temerarietà, per organizzare una Sagra dell’Oro Rosso, al termine di una stagione che per la coltivazione del pomodoro è stata una maledizione, e per giunta in concomitanza con la partita della nazionale e con la kermesse foggiana degli artisti di strada.
Invece la sfida lanciata da Luciana Patrizio, Mara Patrizio, Pasquale Bruno e Raffaele Pepe, coglie nel segno e vince.
La piazzetta di Borgo Incoronata si rivela location ideale per l’originalissimo incontro tra i sapori del Tavoliere, teatro, danza e contaminazioni musicali che incrociano hip hop, tarantella e canzone classica napoletana. 
Il risultato è una serata godibilissima, impreziosita dalla magica bellezza del borgo, che assieme ai vicini bosco e sanitario rappresenta una risorsa di inestimabile ricchezza per la città capoluogo, non valorizzata come e quanto si dovrebbe.
E invece gli organizzatori di questa prima Sagra dell’Oro Rosso ci hanno creduto, e sono stati premiati. Davvero bravi.
La Sagra dell’Oro Rosso si fa apprezzare soprattutto per la sua vivibilità. Gli spazi sono quelli giusti, e così le misure, le persone. Puoi mangiare una fetta di pizza o sgranocchiare arachidi comodamente seduto, e ballare senza pestare i piedi al tuo vicino.

Complice una situazione meteo ideale, una di quelle serate di fine estate né calde né fresche, il risultato è inatteso e splendidamente accattivante. Sono una sorpresa inattesa Shoek e il suo gruppo I.M.S.: il cantautore ha coraggio a cantare Gesù e la speranza a ritmo di rap, la piazza gradisce, e c’è un non so che di festa autentica che si diffonde. 
Michele Norillo strappa valanghe di risate nelle sue riflessioni sui foggiani manco li cani... e rivela un mistico segreto sulla particolare postura della due Madonne venerate nel capoluogo: proprio per sfuggire il più possibile ai foggiani manc' li cani, la Madonna d'Incoronata si posizionò sull'albero, mentre quella dei Sette Veli si sottrasse alla vista, avvolgendosi, appunto, con sette veli.
Poi Michele Dell'Anno e Giustina Ruggiero regalano sprazzi di teatro e musica e canzone napoletana, nella pregevolissima interpretazione di Giustina.
La grande conclusione è affidata ai Tarantula Garganica (special guest una bravissima Marta Dell'Anno) e non avrebbe potuto esservi scelta migliore, perché i Tarantula Garganica sono un gruppo che riesce magnificamente a coniugare ricerca, tradizione e sound mediterraneo. La formazione guidata da Peppe Totaro incendia la piazza: la tarantella riempie la notte di Incoronata, ed è festa vera, gioia, un tuffo nella bellezza nascosta di una Foggia che non sai.

Ferrovia: slitta il raddoppio della Lesina-Termoli

Chi segue Lettere Meridiane sa che abbiamo seguito con attenzione e con passione l’annuncio del premier sul piano straordinario per il Mezzogiorno che dovrebbe aprire una stagione nuova per il Sud, ed offrire una concreta opportunità per attenuare il divano che lo separa dall’opulento Centro-Nord.
Secondo quanto ha detto Renzi, entro settembre dovrebbe prendere corpo almeno la bozza di quel programma che il capo del governo ha definito masterplan, per indicarne l’urgenza e la cogenza.
Il ministro Delrio ha indicato nel rilancio degli investimenti per le infrastrutture la strada maestra da percorrere per far riprendere il Mezzogiorno. Da altre parti è stata sottolineata la necessità di interventi diretti a a sostenere ed incentivare imprese che intendano investire nel Mezzogiorno.
Tutto giusto, tutto vero. A meno che il masterplan non replichi una storia che il Mezzogiorno conosce assai bene, per averla già sperimentata e sopportata sulla propria pelle decine di volte: beneficiare di interventi pseudo-straordinari che nulla hanno di straordinario, e che anzi rientrano nella più trita ordinarietà. 
Per dirla fuori dai denti, il rischio è che il masterplan possa essere la solita e insipida minestra riscaldata, e riproporre, sotto la fascinazione del termine inglese che evoca qualcosa di innovativo, interventi già abbondantemente previsti, e colpevolmente non realizzati.
Un sinistro campanello d’allarme è suonato in questi giorni. Non si era ancora esaurito l’entusiasmo per la notizia che dal 20 settembre prossimo il Frecciarossa collegherà Bari, Foggia e Milano, che è arrivata puntuale la doccia fredda: il raddoppio della tratta Termoli-Lesina, slitta al 2021 e meno male che si tratta di un intervento già finanziato.
Il ritardo non è dovuto a un difetto di volontà politica, ma ad un eccesso di burocrazia: il Cipe ci ha messo cinque mesi soltanto per pubblicare la delibera che approva il progetto preliminare dell’opera. Adesso bisogna realizzare il progetto esecutivo, per il quale occorreranno altri due anni. Risultato: la scenda inizialmente fissata per il 2020 è già saltata, e se tutto andrà bene dovremo attendere ancora 6 anni perché si elimini la strozzatura dell'Adriatica.
Per amor di verità, va puntualizzato che il ritardo  dell’opera non avrà ripercussioni sul Frecciarossa e che il raddoppio del binario non ha effetti sui tempi di percorrenza delle Frecce Bianche o Rosse che siano. L'opera garantisce una più ampia capacità della linea, ma non un aumento della velocità.
Però, è sintomatico che mentre il Governo parla, a gran voce, della necessità che il masterplan preveda l’Alta Velocità nel  Mezzogiorno non si riesca a dare un’accelerazione ad opere già ampiamente previste, e che nulla hanno di straordinario, come il raddoppio della tratta Lesina-Termoli.


domenica 6 settembre 2015

Novità in vista per Lettere Meridiane

Nei prossimi giorni, verrà profondamente modificato il sistema di pubblicazione dei link agli articoli di Lettere Meridiane su facebook. La scelta è necessaria per migliorare l'efficienza, ma anche per limitare la pervasività del sistema seguito fino ad oggi, che costa tempo, fatica e non è immune da rischi. Sono già stato cacciato da alcuni gruppi del social network per questa ragione, e non è una bella esperienza. In sostanza, pubblicherò meno collegamenti ai post sui gruppi di facebook limitando la pubblicazione soltanto ai gruppi amici (e prego dunque gli amministratori di farmi conoscere la disponibilità ad ospitare sui loro gruppi i link agli articoli del blog, utilizzando il form qui sotto).
Per migliorare comunque l'efficienza del sistema, prego gli amici e i lettori di Lettere Meridiane di darmi una mano, compilando il breve questionario che trovate alla fine di questo post.
Per restare sempre aggiornati sui contenuti del blog tenere presente quanto segue.
  1. Il modo più sicuro per non perdere nemmeno un post di Lettere Meridiane è quello di consultare regolarmente il blog, accedendo direttamente alla home page, a questo indirizzo: http://letteremeridiane.blogspot.it/;
  2. I collegamenti ai post vengono pubblicati su facebook regolarmente sulla pagina del blog e sul profilo dell'autore
  3. Per poter accedere agevolmente ai contenuti della pagina ed essere informati automaticamente degli aggiornamenti, è necessario essere "iscritti" cliccando su mi piace (qualora non l'abbiate già fatto).
  4. Per poter accedere al profilo facebook dell'autore, Geppe Inserra, è necessario essere amici.

sabato 5 settembre 2015

Pomodoro, troppe speculazioni: una petizione per salvare il raccolto e difendere i produttori

È la petizione on line più gettonata di sempre. E non lo diresti, visto che tratta di una questione di economia, seppure fondamentale nella terra che produce il 95 per cento del pomodoro Sammarzano trasformato in tutto il mondo.
L’iniziativa di VàZapp ha ottenuto almeno a livello di social network un successo straordinario. Il titolo già dice tutto: “Salviamo gli agricoltori che coltivano il pomodoro italiano, combattiamo lo sfruttamento della mano d’opera”.
In alcuni giorni sono state raccolte 34.413 firme, a fronte di un obiettivo fissato a 35.000 firme. Speriamo che tutto questo serva a centrare il risultato atteso, che è quello di convincere il Ministro dell’Agricoltura a intervenire a difesa dei produttori di pomodoro, duramente colpiti dalla speculazione e dal gioco al ribadì operato dalle industrie di trasformazione.
La mazzata è così grande che alcune aziende hanno preferito lasciare i pomodori a marcire nei campi. Quanto sta accadendo in queste settimane nel Tavoliere potrebbe influenzare e sconvolgere l'ordinamento colturale del Tavoliere nei prossimi decenni.
"D'improvviso - si legge nel testo della petizione . le industrie conserviere del Sud Italia hanno portato il prezzo del pomodoro pelato da 0,10 cent (prezzo da accordo sottoscritto in fase di contrattazione all’interno delle regole del Distretto Sud del pomodoro da industria) a 0,08 cent al kg, decretando un effetto a pioggia che si riversa non solo sugli agricoltori e le loro famiglie, ma anche sulla mano d'opera e sullo sfruttamento ulteriore di tante povere persone. Più del 30 per cento delle aziende agricole è a rischio fallimento."

venerdì 4 settembre 2015

La filiera (non) etica. Stasera a Santa Chiara.

La filiera dell'oro rosso ha vissuto quest'anno nel Tavoliere momenti drammatici: dai soliti episodi di schiavismo e di caporalato, al crollo dei prezzi che ha vessato gli agricoltori, per finire all'impari braccio di ferro tra produttori e industriali. C'è una frase che attraversa l'intera filiera, accentuandone le contraddizioni.
"Sei costretto a fare ciò che dicono loro".
L'eco di queste parole corre lungo tutta la filiera. Nessuno è libero, né il bracciante sfruttato, né l'agricoltore. Se ne parlerà stasera, venerdì 4 settembre alle ore 20:30, come Lettere Meridiane ha già anticipato, nell'Auditorium S. Chiara, a Foggia.
Nel bel trailer di Antonio Fortarezza, qui sotto, le ragioni dell'evento, e i suoi obiettivi.
Guardatelo, condividetelo.

Foggia, mare e spiagge caraibiche (e noi che non ce n'eravamo accorti)


di Maurizio De Tullio
Non saprei da dove cominciare, questa riflessione/segnalazione. Vorrei dire tutto il male possibile dei Social Network, ma non posso né voglio, visto che omologare tutto non è corretto. Vorrei dire di talune ‘aziende’ che, pur di accattivare o incentivare certi interessi, decisamente mal coltivati, non si rendono conto dei danni che possono causare su chi entra in contatto con loro (parlo degli ‘utilizzatori finali’ e non dei collaboratori, i quali volontariamente si assumono determinate responsabilità, anche di natura penale).
Vorrei dire della faciloneria, del pressapochismo, del culto della velocità, del ‘mare mostrum’ che è diventato il web, dove puoi cogliere quel che vuoi senza pagare dazio.
E vorrei dire che, però, un po’ mi sono divertito. Anzi, all’inizio avevo pensato si trattasse di uno scherzo. Ma era tutto tremendamente vero!
E vengo al fatto.
Da poco sono passato ad uno smartphone col quale leggo anche alcune news che riguardano Foggia e provincia. E così mi sono incuriosito ad un titolo: ‘Guida di Foggia’. Vi entro e scopro delle… perle clamorose che vi segnalo con gusto (ma il sorriso, credetemi, è veramente amaro), non prima di aver accennato al sito in questione.

Dedicata ad Aylan

AYLAN   

Da nàche a ‘na bàrche
nazzechiàte da l’ònne,
de’ vràzze da màmme
abbazzàte do’ màre,
dùrme, è stàte nu sùnne…
… che ‘a vìte è chhiù amàre.


Raffaele de Seneen  09/2015

Potenza: "Fermare la carneficina"

Giuseppe Potenza, presidente provinciale Adiconsum, mi ha fatto pervenire questa interessante riflessione sui migranti. La pubblico volentieri, invitando lettori ed amici di Lettere Meridiane a leggerla, condividerla e commentarla.
* * *
Cari Amici, questa volta l'Adiconsum non c'entra. Scrivo a titolo personale e vorrei condividere con Voi una riflessione. Io oltre ad esercitare la professione di Avvocato, insegno da molti anni. Sapeste con quante generazioni di giovani ho condiviso i miei giorni. Ho un enorme FB qui, proprio nella mia mente. Ricordo tutto di loro, ma in particolare il loro sorriso. 
Oggi, scambiando un post con un mio carissimo ex Allievo, a cui voglio un gran bene, mi sono soffermato sul fatto che la cosa che più mi colpisce nell'insegnamento è scoprire la specialità di ogni singolo individuo. Si è proprio vero, ogni essere umano è speciale. Quando crediamo che i nostri figli appartengano ad una generazione conformista, fatta di soliti rituali, finiamo per pensare che i giovani sono tutti uguali. 
Ho scollegato FB, spento il PC e sono andato al mare. Oggi è il mio ultimo giorno di ferie. Il mare è di fronte a me. Quanti sorrisi di giovani si sono spenti in fondo al mare? A me avrebbe fatto piacere avere per Allievo un immigrato sbarcato a Lampedusa.  Segnati dalla povertà, questi giovani, spesso bambini, forse avrebbero studiato con maggiore profitto. Forse tra di loro ci sarebbe stato un novello EINSTEIN. Magari, visto che i nostri in matematica vanno po' maluccio. 

giovedì 3 settembre 2015

Moralizzare l'oro rosso. Foggia ci prova.

Capo Free Ghetto Off è stato tra i progetti più ambiziosi ed innovativi promossi dal governo regionale guidato da Nichi Vendola. Si prefiggeva l’obiettivo si smantellare i tanti ghetti che nel Tavoliere e nel resto del territorio regionale hanno abbruttito l’immagine della Puglia, favorendo nuove esperienze di aggregazione e di integrazione per i lavoratori immigrati che vivono nei ghetti, e nello stesso tempo cercando di estirpare il fenomeno dello schiavismo e del caporalato.
Se l’obiettivo era ambizioso, ancora più ardita era la strategia pensata per conseguirlo: coinvolgere i diversi attori della filiera dell'oro rosso, compresi i produttori e la grande distribuzione. Combattere l’orrore dello sfruttamento e dell’alienazione con la solidarietà e l'etica, per esempio educando i consumatori a privilegiare i prodotti che si fregiano del bollino etico.
Ho preso parte al progetto in quanto dirigente del settore lavoro della Provincia di Foggia, ed è stata un’esperienza forte, forse la più significativa che ho avuto la fortuna di vivere nella mia attività presso questa amministrazione. 

Assieme al sindacato siamo andati nel ghetto per stimolare l’iscrizione dei braccianti immigrati alle liste di collocamento. Abbiamo sottoscritto con gli agricoltori un protocollo d’intesa per superare il lavoro nero. Soprattutto, ho avuto il piacere e la fortuna di conoscere persone magnifiche come Guglielmo Minervini e Antonio Ursitti. Ho imparato ad amare la forza dell’utopia che sprigiona dal modo di essere persona e di fare politica di Minervini.
Purtroppo l'assessore non ce l’ha fatta, non ce l’abbiamo fatta. Tutto quell’impegno non è bastato. Il  sogno non si è avverato. I ghetti stanno ancora lì, e l’estate 2015 ha consegnato alle cronache storie ed episodi di sfruttamento ancora più biechi e drammatici del passato. 

Matteo Salvatore, il decennale dimenticato e la polemica

Sulle polemiche suscitate dal decennale della morte di Matteo Salvatore, intervengono l'Arci, che contesta decisamente la tesi, sostenuta anche da Lettere Meridiane, di un anniversario praticamente dimenticato, e Antonio del Vecchio, giornalista e operatore culturale, che del folsinger di Apricena fu amico personale. Ecco i loro interventi. Alla fine le mie riflessioni.
* * *
L'Arci vanta un legame forte di amicizia e culturale con Matteo Salvatore e non solo attraverso le parole: siamo abituati a fare.
Troviamo, nel decennale della sua morte, appelli generalizzanti sull'assenza delle associazioni, sulla storia del cantore dei poveri, dei diritti, senza alcuna responsabilità delle istituzioni .
SCUSATE, NOI NON ABBIAMO DIMENTICATO!!!
Questa sera chiude ad Apricena presso il circolo arci The Jackal , via Diaz n.43 , la mostra itinerante su Matteo Salvatore, curata da Vincenzo Del Giudice con la collaborazione di Vincenzo Mastromatteo e Tonino Nanupelli.
Con orgoglio mostriamo la ricerca sulle foto di Matteo,

Foggia, degrado strade e comparto Biccari: la Feneal Uil attacca il sindaco

Dopo aver richiamato l'attenzione della classe dirigente sulla necessità di completare grandi opere da anni bloccate, come la Superstrada del Gargano, la Feneal Uil parte all'attacco dell'amministrazione comunale di Foggia, che potrebbe essere un importante volano per la ripresa dell'attività edilizia, se si ponesse mano a seri interventi, per esempio per quanto riguarda la viabilità urbana e l'arredo urbano.
E proprio sulla viabilità e sul degrado della periferia parte l'affondo di Juri Galasso, segretario provinciale dell'organizzazione di categoria dei lavoratori edili aderenti alla Uil.
"Nel 2014, appena insediato - scrive Galasso in una nota -, il sindaco Franco Landella aveva lanciato un piano di rifacimento, manutenzione e messa in sicurezza delle arterie viarie cittadine che aveva come obiettivo quello di risanare la viabilità del capoluogo. Ad oggi, al di là di alcuni importanti interventi realizzati, la pianificazione delle azioni appare più frutto di una logica emergenziale che non di una programmazione precisa e oculata".
La situazione di difficoltà in cui si dibatte il bilancio della città capoluogo non sfugge alla Feneal Uil, che però insiste sulla necessità di un maggior impegno da parte dell'amministrazione guidata da Landella: ""Ci rendiamo conto che vincoli di bilancio e parametri di stabilità restringono i margini di manovra. Ma, proprio per questo, invitiamo il sindaco a dare vita ad un confronto pubblico che, partendo dalla viabilità, serva a fare il punto sulla situazione su lavori e opere pubbliche a Foggia", afferma Galasso. "È giusto che il capoluogo esca dall'impasse e dalla logica dell'emergenza. E il settore edile è pronto a dare il suo contributo con senso di responsabilità".
In un'altra nota, il segretario provinciale della Feneal-Uil lancia l'allarme sul pessimo stato di salute di una delle aree della 167 di Foggia.

mercoledì 2 settembre 2015

Il lavoro cresce? Sì, ma solo al Nord

C’è poco di che gioire per i dati sul lavoro e sulla disoccupazione diffusi in questi giorni dall’ISTAT. È vero: a livello Italia le cose vanno bene, meglio di quanto non fosse lecito aspettarsi. Ma il problema - oggi ancora più evidente di ieri - è che ormai non si può più parlare di Italia, ma di Italie, con performance molto diverse tra Nord e Sud.
Non si può neanche dire - come qualche anno fa - che il Sud cresceva un po’ meno del Settentrione, ma comunque cresceva. I dati dell’ISTAT certificano una ripresa limitata soltanto alle zone più forti del Paese. A Mezzogiorno le cose vanno ancora peggio di prima, è una crisi senza fine.
Mai il divario era stato così drammaticamente accentuato: per quanto riguarda, per esempio, il tasso di occupazione, Nord e Sud sono divisi da ben 22 punti, attestandosi rispettivamente al 64,8 e l 42,6 per cento.
La forbice che riguarda il tasso di disoccupazione è meno ampia, ma pur  sempre  inquietante: il Nord marca un tasso di disoccupati del 7,9%, il Sud si attesta al 20,2 per cento, con più di 12 punti di differenza.
Va detto che in riferimento al lungo periodo, considerando cioè i dati su base annua. una modesta ripresa si intravede anche a Mezzogiorno. I disoccupati calano (-3,8%) ma in misura più contenuta rispetto al Nord (-6,7%). Il solo dato rispetto al quale il Mezzogiorno marca una performance migliore, è quello che riguarda la variazione della base occupazionale, cresciuta negli ultimi dodici mesi dello  0.9, contro i 0,4 punti del Nord. Troppo poco e soprattutto l'amara conferma che la crisi ha colpito in modo più pesante il Mezzogiorno, desertificando ulteriormente la sua base produttiva ed occupazionale.
I dati confermano che nessuna ripresa sarà possibile se questa non riguarderà anche il Sud. La questione meridionale è oggi più che mai una questione nazionale. Anzi, la questione nazionale.
Le reazioni di segno opposto ai dati diffusi dall’ISTAT (lo scomposto entusiasmo dei filogovernativi, i soliti anatemi dei gufisti di professione) non autorizzano all'ottimismo: la questione meridionale continua ad essere sottovalutata.
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