sabato 31 ottobre 2015

Fiorello La Guardia, originario di Foggia o di Cerignola?

Dov'è nato effettivamente Achille La Guardia, padre di Fiorello, leggendario sindaco di New York? Nel suo articolo sulla nascita del baseball in Italia, nascita avvenuta a Foggia proprio per merito di Fiorello La Guardia, che frequentò la scuola di volo nel capoluogo dauno, Maurizio De Tullio contesta la tesi che vuole che Achille sia nato a Cerignola, sostenendo che il padre del futuro sindaco newyorkese è invece foggiano.
L'argomento fa discutere, eccome.
Non la pensa come De Tullio il giornalista Enzo del Vecchio, autore di alcuni studi su La Guardia, che ha postato un articolato commento sulla questione.
Ecco cosa scriva del Vecchio: "articolo interessante. Vorrei far notare che la data di nascita indicata nel certificato che attesterebbe la foggianità di Achille Luigi Carlo La Guardia (cioè del padre di Fiorello, che nacque invece a New York) non corrisponde a quella riscontrata sui documenti ufficiali. In particolare non corrisponde a quella che certificò Gigi Speroni sui documenti ufficiali (dei quali si servì per la biografia di Fiorello pubblicata nel 1993 e che cita esplicitamente la città di Cerignola come luogo di nascita di Achille) sia da me quando me ne occupai nel '97 ed ebbi modo di verificare nomi e date su altri documenti ufficiali in America oltre che sulla tomba di Achille, nel cimitero anglicano di Trieste.
Per la cronaca Achille abbandonò la terra pugliese in rotta con tutta la sua famiglia d'origine e non volle più avere rapporti con la Puglia e la Capitanata e, per spezzare ogni legame, si allontanò definitivamente anche dalla religione cattolica.
I suoi biografi più accreditati in America raccontano che Achille fu sempre molto rigoroso nel non parlare ai figli quasi mai della sua famiglia paterna e della sua terra di origine. Tanto che quando ritornò in Italia ormai molto malato e vicino alla morte -nel 1904- non a caso volle farsi seppellire a Trieste e non accettò di fare un ultimo viaggio in Puglia .
Nei documenti che consultai negli archivi del Fiorello La Guardia Community College di New York c'è un unico riferimento nel quale Achille racconta a Fiorello del luogo in cui giocava da bambino. Achille racconta che nei pressi della casa paterna lui vedeva campi che si estendevano a perdita d'occhio e che, specialmente in estate, assieme ad altri bambini si riparava dal sole giocando all'ombra della grande torre che dominava l'intero comprensorio. Descrizione che si sposa perfettamente con Torre Alemanna nel territorio di Cerignola e che probabilmente era in tutto o in parte la caserma nella quale lavorava il padre di Achille come ufficiale del Regno delle Due Sicilie. Questo particolare da me ritrovato non era a conoscenza nemmeno di Gigi Speroni: quest'ultimo mi raccontò che l'origine cerignolana del padre di Fiorello lui l'aveva riscontrata nei documenti che visionò a Milano negli allora uffici dell'Usis, istituzione direttamente collegata all'ambasciata americana in Italia."
Fin qui la tesi di del Vecchio. In un dettagliato articolo che Lettere Meridiane pubblicherà domani, De Tullio ribadisce tuttavia l'origine foggiana di Achille La Guardia.

Il mio amore per Troia e i troiani, grazie a Vincenzo Bambacigno

Vincenzo Bambacigno è stato per me un Maestro, un padre, una guida. È stato lui a farmi amare, conoscere e a legarmi indissolubilmente a Troia. Ho amato profondamente la sua scrittura, le sue parole, che molti anni fa ho avuto la fortuna e il piacere di interpretare.
Il mio primo rapporto in assoluto con la meravigliosa cittadina del rosone risale ai primi anni Settanta quando interpretai Riccardo Fiamma nel dramma Cinque serpi in cambio di un impero di Vincenzo Bambacigno, messo in scena dalla Comunità Nuovo Teatro al Cinema Diana, per la regia di Edgardo Longo.
Bastò la prima battuta - e l'istantanea reazione del pubblico - a rivelarmi l’anima profonda e particolare, disincantata e dissacrante dei troiani.
Riccardo Fiamma era un umile ciabattino, marito di Lucinda Del Gaudio, l'eroina del dramma. Era questo personaggio ad aprire la messinscena: si presentava in scena offrendo i propri servigi in strada, in dialetto troiano: “U cconza scarpe, u cconza scarpe... Chi ten scarpe d’accunzà?!
Avevo scrupolosamente provato e riprovato quella battuta direttamente con Vincenzo Bambacigno, che mi aveva spiegato come si dovesse pronunciare la “a” finale chiusa.
Non avevo mai recitato in dialetto, figurarsi poi in un dialetto non mio, come quello troiano.
Quando si aprì il sipario confesso che mi prese una certa emozione per quella battuta dialettale. Comunque, entrai in scena e la pronunciai, così come mi aveva spiegato Bambacigno: “U cconza scarpe, u cconza scarpe... Chi ten scarpe d’accunzà?!
La risposta del pubblico non si fece attendere: “Je tenesse na mezza sol…” e via risate generali. La cosa non mi turbò: anzi quella battuta mi dette coraggio perché voleva dire che gli spettatori avevano capito il mio dialetto.
Ineffabili troiani, magnifici stupendi figli di Troia… Con loro, fu amore a prima vista, grazie a Vincenzo Bambacigno e quelle scarpe d'accunzà... 

venerdì 30 ottobre 2015

Le Tremiti a Londra, sotto lo sguardo di London Eye

Ringrazio Michele Placentino per aver condiviso sul mio diario facebook la splendida fotografia che illustra il post, pubblicata sulla pagina di Viaggiareinpuglia.it. "Su questo bus in giro per Londra è rappresentata l'isola di San Nicola (Tremiti)..." annota scrupolosamente Michele.
L'immagine è effettivamente molto bella, in quanto coglie l'autobus della linea urbana della capitale inglese in uno dei posti più suggestivi della città.  Siamo a Westminster Bridge. Sullo sfondo si notano County Hall e London Eye, la gigantesca ruota panoramica che rappresenta una delle maggiori attrazioni della metropoli britannica.
L'autobus lancia un messaggio suggestivo e intrigante: "We are romantic in Puglia". Siamo romantici in Puglia. Le altre parole chiave della bella campagna promossa da Pugliapromozione sono oltre a Romantici, Autentici e Maestosi.
"Romantic, Authentic, Majestic…ci sono, in giro per Londra, autobus che parlano di Puglia!! scrive sulla sua pagina social Viaggireinpuglia.It, che lancia anche un invito: "Se siete da quelle parti e dovesse capitare anche voi di vederli, fatecelo sapere e condivideremo le vostre foto sui nostri canali social."
Vedere Tremiti e la Puglia così, in giro per Londra, è davvero bello.

giovedì 29 ottobre 2015

Gino Lisa, che cosa prevede l'opzione SIEG

Fa discutere l’esortazione rivolta alle autorità pugliesi dalla DG Concorrenza della Commissione Europea, a proposito dell’allungamento della pista dell'aeroporto Gino Lisa. Come Lettere Meridiane ha pubblicato già ieri i tecnici di Bruxelles hanno espressamente suggerito ad Aeroporti di Puglia e all'amministrazione regionale pugliese un drastico cambio di procedura. Anziché quella prevista per gli aiuti di Stato (che sono sottoposti a vincoli più rigidi, per evitare concorrenza sleale tra i diversi Stati dell’Unione Europea), l’ufficio suggerisce la procedura prevista per i servizi di interesse economico generale (SIEG), che prevede regole meno severe.
Sulla bacheca del combattivo gruppo social Basta chiacchiere aeroporto, c’è chi - come Donato Saldarella - avanza più di una perplessità sulla opzione SIEG: “Occorre valutare bene se l'accesso al Sieg consenta al Gino Lisa di disporre dei servizi di Stato: Enav, VV.FF., Dogana, Finanza e rientrare nel piano nazionale trasporti.”
L’interrogativo è tutt’altro che peregrino, perché è di tutta evidenza che l'opzione si può applicare soltanto agli aeroporti minori. La procedura Sieg è disciplinata dalla Decisione 2012/21/UE della Commissione, del 20 dicembre 2011, che prevede che a determinate imprese incaricate della gestione di servizi di interesse economico generale gli aiuti di Stato possano venire riconosciuti sotto forma di compensazione degli obblighi di servizio pubblico.
Le compensazioni non soggiacciono alle norme sulla concorrenza, e non è richiesta neanche la notifica alla Commissione Europea.

Il baseball italiano nacque a Foggia. Per merito di Fiorello La Guardia.

di Maurizio De Tullio
Sono un appassionato di sport (oggi, ahimè, solo passivo) ma confesso di non avere una grande predilezione per il baseball. Ma ho piacere di occuparmene perché questa terza scheda, dedicata come le precedenti a sconosciuti personaggi o a pezzi di storia poco nota del nostro territorio, coinvolge un grande italo-americano, quale fu Fiorello La Guardia. E il baseball, naturalmente. Ma andiamo con ordine.
Il più amato e celebrato sindaco di New York, come si sa, fu proprio Fiorello La Guardia (1882-1947) al quale è intestato anche il primo aeroporto della “Grande Mela”. Le sue origini erano foggiane, almeno per parte paterna, visto che la madre era invece triestina. Con l’occasione vorrei sfatare, una volta per tutte, la convinzione secondo la quale Achille La Guardia, suo padre appunto, fosse nato a Cerignola. L’atto di nascita sta lì a testimoniare la sua indiscutibile “foggianità”.

mercoledì 28 ottobre 2015

Gino Lisa, adesso è proprio il momento della verità

Gli uffici dell’Unione Europea si sono espressi sul Gino Lisa e le polemiche puntualmente divampate dopo che il parere è stato reso pubblico confermano un vizio antico delle discussioni che riguardano l’aeroporto di Foggia: troppa ideologia, troppi pregiudizi, che purtroppo non giovano alla concretezza e dunque alla soluzione del problema.
Per questo non sono d’accordo né con quanti parlano di bocciatura del progetto di allungamento della pista da parte delle strutture comunitarie, né con quanti ritengono ormai segnata la sorte del Lisa e accusano la Regione di aver confezionato a bella posta una documentazione, per così dire, debole.
A mio giudizio, il parere della DG Concorrenza della Commissione Europea è realistico, com’era lecito attendersi, e colloca in un nuovo contesto tanto la questione dell’allungamento della pista quanto il sospetto che il progetto violi le norme sulla concorrenza.
Consiglio a quanti vogliano farsi una propria e diretta opinione sulla vicenda la lettura sia della lettera inviata  capo dell’ufficio della DG Concorrenza che si occupa di vigilare su traporti, poste e altri servizi, Henrik Morch, sia dell’allegato, dove esaminato molto approfonditamente lo stato dell’arte dell’aeroporto . Li trovate cliccando qui.
Secondo l’ufficio, la documentazione inviata a Bruxelles dalla società aeroportuale regionale pugliese non ha dimostrato in modo convincente che esiste sull’aeroporto di Foggia una domanda di volo adeguata e, di conseguenza, “un progetto che non soddisfa tale criterio non può essere considerato utile ai fini di un obiettivo di interesse comune.”

Aeroporto Lisa: la lettera della Commissione Europea

Di seguito il testo della lettera, e del relativo allegato, inviati dall'Ufficio della Commissione Europea che si occupa di Concorrenza sul progetto di allungamento della pista del Gino Lisa.
* * *
COMMISSIONE EUROPEA
DG Concorrenza
Mercati e casi: Trasporti, poste e altri servizi
Aiuti di Stato - Trasporti
Bruxelles, 1371072015
COMP/F2/RD/SG/tt-D *2015/100946

Rappresentanza permanente d'Italia
presso l'Unione Europea
Rue du Marteau, 7-15
1000 Bruxelles

Oggetto: SA.38287 - Aeroporti di Puglia S.p.A. Italia

Signor Ambasciatore,

con la presente desidero informarLa che i servizi della DG Concorrenza hanno completato l'analisi preliminare degli ultimi elementi di risposta trasmessi dall'Italia il 10 agosto 2015.
Sebbene i termini procedurali siano stati rispettati, teniamo a precisare che i nostri servizi avrebbero preferito rispondere in tempi più rapidi all'ultima comunicazione delle autorità italiane, ma a causa delle ferie estive e dei tempi di traduzione dei principali documenti afferenti al caso, ciò non è stato possibile.

martedì 27 ottobre 2015

L'Auser inaugura il nuovo anno sociale

L'Auser è diventata una delle associazioni che producono più cultura e più aggregazione a Foggia. Il saloncino di via della Repubblica 72 è ormai uno dei contenitori più qualificati, ma anche più puntuali nell'offrire alla cittadinanza occasioni di socializzazione e di partecipazione, all'insegna della cultura.
L'associazione inaugura il nuovo anno sociale con una iniziativa provinciale, che chiama a raccolta anche i Circoli presenti nel resto del territorio  (a Cerignola, Manfredonia, San Marco in Lamis, San Severo e Vico del Gargano). L'appuntamento è per domani mattina alle 9.30: i lavori andranno avanti fino al pomeriggio, con un programma particolarmente intenso e articolato.
A svolgere la relazione introduttiva sarà il presidente provinciale dell'Auser, Vittorio Cucci, che parlerà sul tema “L'Auser in Capitanata, esperienze di animazione sociale e prospettive per il futuro”.
Ai lavori parteciperanno Filomena Trizio, segretaria generale della Cgil Foggia, Franco Persiano, segretario generale Spi Cgil Foggia, e Tina Pizzolo, responsabile del Coordinamento Donne dello Spi Cgil Foggia.
Sono previsti gli interventi  dei presidenti dei vari Circoli Auser di Capitanata che illustreranno il bilancio delle iniziative messe in campo e presenteranno i programmi per il prossimo anno sociale.
I lavori saranno conclusi da Lucia Scarafile presidente regionale Auser Puglia.
Seguirà un pranzo sociale a cura delle volontarie dei Circoli Auser che prepareranno piatti tipici delle proprie tradizioni.
Il momento di condivisione conviviale servirà ad approfondire la conoscenza fra le varie realtà Auser di Capitanata ed a socializzare con canti tradizionali e musica.

giovedì 22 ottobre 2015

Quanti furono i morti nel sottopassaggio nella tragica estate del 1943?

Fa discutere la lettera meridiana di Maurizio De Tullio sull'incendio del sottopassaggio della stazione ferroviaria di Foggia, durante i bombardamenti del 22 luglio 1943. L'argomento, d'altra parte, è di quelli caldi, perché la questione della possibile esagerazione circa il numero delle vittime di quella tragica estate (22.000 secondo i calcoli effettuati all'epoca dal municipio) da sempre appassiona e divide l'opinione pubblica.
Per quanto mi riguarda, sono d'accordo con Salvatore Valerio che scrive: "Non mi è mai piaciuta la "ragioneria" necrologica. 500 o 1000 morti sono questioni di lana caprina. Il dramma umano risulta essere identico." Va comunque detto che è lo stesso De Tullio a sostenere questa tesi: l'amore per la verità storica non va confuso con il negazionismo. I bombardamenti di Foggia hanno rappresentato una tragedia immane il cui peso e la cui valenza non aumentano o diminuiscono sulla base del numero maggiore o minore di vittime.

Masterplan per il Mezzogiorno scomparso dall'agenda del Governo

Confesso. Questa volta avevo creduto a Matteo Renzi e al suo impegno per il Mezzogiorno. Ricorderete la seduta monotematica della direzione del Pd dedicata al Sud, agli inizi di agosto. Ricorderete l'impegno solenne assunto dal premier in quella occasione: un masterplan per il Mezzogiorno da mettere a punto  prima della legge di stabilità, che è poi la legge che determina il bilancio dello Stato.
Il premier aveva fissato, com'è nel suo costume, una road map severa: entro settembre avrebbe dovuto essere pronto il programma per il Sud, che avrebbe dovuto poi trovare la relative poste finanziarie nella legge di stabilità.
Da allora non è successo nulla: Renzi ha disertato l'inaugurazione della Fiera del Levante in cui si sarebbe dovuto sapere qualcosa di più sulla svolta meridionalistica del Governo. Il masterplan non s'è ancora visto e, stando ai rumors trapelati in questi giorni sulla legge di stabilità (visto che il testo vero e proprio ancora non c'è, ma nel frattempo si sono sprecati tweet, messaggi sul social e via dicendo); le poste del bilancio dello Stato espressamente riservate al Mezzogiorno sono scarse, briciole, che si limitano alla Terra dei Fuochi, al completamento della Salerno-Reggio Calabria e all'Ilva di Taranto.
Nel frattempo - come ha argutamente sottolineato qualche giorno fa sulla Gazzetta del Mezzogiorno, Lino Patruno - il Governo ha cassato le quote di cofinziamento statale dei progetti europei da realizzarsi nel Mezzogiorno, e che non sono stati ancora avviati, utilizzando quelle quote per misure a sostegno dell'occupazione, che hanno funzionato - per espressa ammissione dello stesso premier - molto più a Nord che non al Sud.
Morale: i soldi promessi non arriveranno, e quelli già destinati al Sud sono stati devoluti ad investimenti che hanno privilegiato il Settentrione.
La seduta monotematica della direzione del Pd venne convocata qualche giorno dopo la pubblicazione dell'annuale rapporto Svimez che evidenziata il rischio di una crisi non più reversibile per il Sud e richiamava la necessità di una inversione di tendenza. "Si  ricordano del Sud una volta l'anno - scrisse Lettere Meridiane in quella occasione-. Come succede a Natale, che siamo tutti più buoni, o alla Domenica delle Palme, che si fa la pace con quelli con cui ci guardiamo in cagnesco. Accade tutti gli anni, all'indomani della presentazione dell'annuale rapporto Svimez. Un giorno o due di sdegno e preoccupazione, di riflessioni, di promesse, poi tutto torna come prima."
E' andata così anche quest'anno. Ma il peggio è che neppure ci scandalizziamo. Questo Sud, rassegnato, è destinato al sottosviluppo.

lunedì 19 ottobre 2015

Brindisi insorge contro Alberto Angela. Foggia invece dorme...

L'amico Fabio Massimo Benvenuto (che ringrazio per la sua consueta tempestività) mi segnala la polemica esplosa a Brindisi, per la scarsa attenzione riservata alla città da Splendori di Puglia, le due puntate tematiche dedicate alla nostra regione dalla popolare trasmissione televisiva Ulisse, condotta da Alberto Angela. Lo stesso era accaduto a Foggia nella prima puntata.
Il sindaco della città salentina, Mimmo Consales, ha usato parole di fuoco: "Ci hanno ignorato e dovranno darne conto." Di non minore intensità la protesta del capogruppo dell'opposizione di  centrodestra, Mauro D'Attis, che ha presentato un'interrogazione consiliare al primo cittadino, invitandolo a "far sentire la voce di una città mortificata, perché è stata clamorosa l'esclusione di Brindisi dal resoconto della  trasmissione."
Altrettanto clamorosa era stata l'esclusione di Foggia nella prima puntata, condita anche da vistosi errori storici. Inamissibile che non si parli di Foggia in una puntata in cui è stato ripetutamente rievocato il rapporto tra Federico II e la Puglia, omettendo qualsiasi riferimento alla "inclita sedes imperialis".
Del tutto diverso però l'atteggiamento dei territori penalizzati dalla trasmissione di Angela. A Brindisi è insorta la classe politica. A Foggia niente di niente. Maggioranza ed opposizione  si sono distinte per il loro fragoroso silenzio, con la sola eccezione del consigliere comunale Vincenzo Rizzi, che ha bacchettato il conduttore televisivo.
Non fosse stato per Lettere Meridiane che ha sollevato il caso, manifestando numerose perplessità sull'obiettività della trasmissione messa in onda della Rai, la penalizzazione del capoluogo dauno sarebbe passata del tutto sotto silenzio...
Del resto, la tendenza foggiana all'autolesionismo è ben nota. Pensate che qualcuno si è perfino scandalizzato per la presa di posizione del blog, definendola "patetica". E poi ci chiediamo perché Foggia sprofonda in tutte le classifiche?

De Tullio: La verità sui morti nel sottopassaggio della stazione, il 22 luglio 1943



di Maurizio De Tullio

Cosa sia accaduto nelle giornate segnate dai disastrosi bombardamenti su Foggia nell’estate del 1943 è facile immaginarlo. Testimonianze, impressioni, qualche dato, e nessuna immagine fotografica.
Questo per dire che di quelle giornate, allorché “la morte venne dal cielo”, come titolava nel suo racconto postdatato il giornalista Luca Cicolella, tanto si è detto, molto si è scritto ma poco è stato documentato, se non nelle eccezioni lodevoli dei diari di alcuni sacerdoti e di Luigi Guerrieri.
Il nostro intento, come Biblioteca Provinciale di Foggia, è di dare un nome alle povere vittime di quei terribili giorni, onorando un dovere civico, e, di conseguenze, indicare una cifra che tenga conto dei deceduti e degli scomparsi, civili e militari nel complesso.
Operazione ardua e mai esaustiva nella sua cruda contabilità. Ma questo è l’aspetto che tocca lo storico o il ricercatore più che il giornalista, nella qual veste ora vorrei invece propormi, per delle osservazioni che non intendono minare la cruda verità di un dramma troppo alto sopportato dai cittadini foggiani, e nemmeno abbracciare la stupida teoria del negazionismo storico.
Prima di affrontare, in separato articolo, il capitolo relativo al realistico numero di morti nei bombardamenti di maggio-settembre 1943, mi soffermo sul triste episodio del “sottopassaggio della morte”, come fu definito nell’immediato dopoguerra il luogo usato come sicuro rifugio dai passeggeri in stazione la mattina di giovedì 22 luglio 1943.

sabato 17 ottobre 2015

Un'altra mazzata per Foggia: verso la chiusura l'Ovile Nazionale

Un altro pezzo di Foggia se ne va, ed è un pezzo importante. L'ennesima chiusura, che priva il capoluogo dauno della sua più antica istituzione di ricerca: l’Ovile Nazionale, istituito nel 1921 e soppresso  per l’ennesimo piano di ristrutturazione che in nome della spending review ha prevista una drastica cura dimagrante delle strutture di ricerca del Crea, il Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura).
A lanciare l’allarme è stato Franco Cuttano, pugnace animatore del Comitato Pro Iriip che si batte per tutelare e valorizzare quel che resta dell’Istituto Regionale di Incremento Ippico. Foggia. 
Cuttano ha annunciato che tra qualche giorno, le circa 400 pecore di pregiata razza ospitate nell'Ovile Nazionale di Segezia, a Foggia, verranno trasferite al piccolo Istituto zootecnico di Bella (provincia di Potenza).
“Come è facile immaginare - incalza Cuttano - , il lombardo Ministro dell'Agricoltura Maurizio Martina chiuderà il nostro Ovile per svendere il tutto al privato miglior offerente”.
Cuttano punta l’indice accusatorio verso la classe politica e dirigente, ricordando che “nell'estate del 2014, tutti i parlamentari, i consiglieri regionali e comunali della Daunia s'indignarono rilasciando dichiarazioni di dissenso contro la nefasta Delibera del CRA (Consiglio Ricerca Agricoltura) con la quale veniva condannato l'Ovile Nazionale foggiano alla chiusura. Non credo che qualcuno di questi possa dimostrare di aver condotto una lotta feroce, una copiosa produzione di atti e ricorsi per difendere, salvare e rilanciare il nostro Ovile Nazionale di Segezia”.
A leggere l’elenco di enti ed istituti perduti o ridotti in miseria c'è davvero di che restare sconsolati:
aeroporto, officina grandi riparazioni FS, cartiera, Iriip, Regi Tratturi, Istituto Foraggere, Istituto Zooprofilattico, Zuccherifici,  Mulini, Consorzi, e adesso tocca all'Ovile Nazionale.

A battersi senza riserve per difenderlo,  è stata sempre la Fai Cisl. 
Il segretario provinciale, Franco Bambacigno, ricorda l’allarme lanciato dalla sua organizzazione sindacale sin da luglio del 2014, rilevando che quel tentativo di sensibilizzazione “non ha trovato riscontro né ha prodotto risultati concreti, in quanto l'accorpamento a Bella non è stato mai scongiurato. Anzi ritorna in auge in questi giorni e bene ha fatto il comitato presieduto da Cuttano a rilanciare la questione. Va ricordato che  numerose furono le prese di posizioni da parte di Enti e Associazioni di Categoria  e anche il mondo Universitario si  prodigò, tramite  la Facoltà di Agraria e  il Rettore Ricci che inviò una lettera al Ministro delle Politiche Agricole nella quale con argomentazioni basate su fatti storici invitava a soprassedere alla decisione dell'accorpamento mettendo in evidenza che la Città di Foggia rappresenta la Regia Dogana della mena delle pecore dal 1447 e che non si poteva permettere di perdere il patrimonio storico non solo nostalgico ma  di conoscenze e anche di ricerche attuali.  per la fai-Cisl non è una questione di campanilismo ma di giusto riconoscimento ad un territorio che per secoli è stato punto di riferimento nella fase di transumanza e pertanto non può essere scippato di questo ulteriore Ente di Ricerca. Intervengano  i nostri politici di ogni livello e di ogni colorazione politica che rappresentano la nostra Capitanata perché solo facendo squadra si possono ottenere risultati nell'interesse del territorio e del suo sviluppo economico-sociale."

Foggia, poker a Rieti, e terzo posto

Con un altro poker come quello inflitto domenica scorsa al Lecce, il Foggia prosegue la sua rincorsa verso le zone alte della classifica. A Rieti, dove i satanelli affrontavano la Lupa Castelli, non c'è stata praticamente storia. Match a senso unico fin dalle prime battute di gioco, con il Foggia che ha dominato in lungo e in largo i padroni di casa.
Ad aprire le marcature è stato al 20' Cristian Agnelli. Quindi si è scatenato il centravanti rossonero Pietro Iemmello (nella foto), che ha messo a segno una doppietta micidiale, al 28' e al 41', chiudendo praticamente i conti.
Si è andati al riposo con il risultato di 3 a 0 per il Foggia, che ha dominato anche la ripresa, arrotondando il risultato con Maza appena entrato, al 65'.
Con la vittoria ottenuta a Rieti, i satanelli si portano al terzo posto in classifica (in attesa di conoscere i risultati di Benevento e Casertana), con 11 punti e con il miglior attacco, grazie alle 12 reti segnate, otto delle quali nelle due ultime partite, che hanno rilanciato la squadra rossonera e che fanno giustamente sognare i tifosi..

Il Foggia in vantaggio sulla Lupa Castelli per 3-0 dopo il primo tempo

Il Foggia è saldamente in vantaggio, a Rieti, alla fine del primo tempo. I satanelli guidano la partita per tre a zero sui padroni di casa della Lupa Castelli. Letteralmente scatenato Iemmello, autore di una doppietta e dell'assist che ha consentito al Foggia di passare in vantaggio, al 20', con Cristian Agnelli. Poi il centravanti rossonero ha arrotondato il risultato, segnando due reti, rispettivamente al 28' e al 44'.
Centinaia i tifosi rossoneri presenti sugli spalti (nella foto) e che hanno calorosamente applaudito la squadra al rientro negli spogliatoi.
Le tre reti di vantaggio stanno perfino strette al Foggia che ha dominato il primo tempo, concedendo quasi nulla agli avversari, che si sono resi pericolosi soltanto con un tiro in porta.

Foggia, eterna signora di pianura

Ricordate la bella poesia Foggia, eterna signora di pianura di Tony Vacca, giovane foggiano che vive all'estero? Ne ho parlato in una lettera meridiana di qualche mese fa, che suscitò molta attenzione da parte degli amici e dei lettori di Lettere Meridiane.
In quella circostanza, sottolineai la capacità dell'autore di offrire una narrazione della città, uno sguardo su Foggia, assai diverso dagli stereotipi cui siamo abituati.
Gino Caiafa, attore foggiano particolarmente attento ai temi della poesia, ha affidato ad un video su You Tube la sua interpretazione di Foggia, eterna signora di pianura.
I bei versi di Tony Vacca, il timbro caldo della voce di Gino Caiafa, la sua grande abilità interpretativa, le note struggenti dell'Intermezzo della Fedora di Umberto Giordano e le immagini che l'accompagnano esaltando quella bellezza di Foggia che non t'aspetti e non sai, hanno creato un piccolo grande capolavoro.
Non vi nascondo che quando l'ho ascoltata (grazie, Gino, per la tua segnalazione) mi sono commosso profondamente. Fatelo anche voi. Ascoltatela in silenzio, gli occhi fissi sul monitor. Ne resterete profondamente colpiti. Se vi piace, condividetela, fatela girare. Mi piacerebbe che questo video sia adottato dalla città come simbolo della sua voglia di riscatto. Questa è la Foggia che amiamo.

venerdì 16 ottobre 2015

Matteo Vocale: Basta col foggianesimo vittimista, ecco come si può crescere

Era fatale che, nella cospicua discussione fiorita tra amici e lettori di Lettere Meridiane a proposito della scarsa attenzione prestata alla Capitanata dalla trasmissione di Alberto Angela, Ulisse venisse ad un certo punto evocato il foggianesimo, nella sua accezione di patologia che porta gli abitanti della Puglia settentrionale a lamentarsi, sempre e comunque.
Nel post che ha dato la stura ai commenti (e che potete leggere o rileggere qui), pur esternando tutta la mia delusione per  le scelte della redazione di Ulisse,  io stesso sottolineavo la necessità di una riflessione autocritica sulla difficoltà che la Capitanata incontra nel promuovere serie politiche di marketing territoriale o più semplicemente nell'intercettare opportunità come quelle offerte dalla trasmissione televisiva.
Matteo Vocale ci offre una riflessione di altissimo profilo, che partendo dalla necessità di superare una volta per tutte il foggianesimo vittimista, s'interroga sulle ragioni per cui la provincia di Foggia non riesce a declinare la sua identità, la sua cultura, le sue straordinarie risorse culturali in termini di sviluppo, diversamente da quanto accade in altre parti della Puglia.
Con particolare piacere ho appreso che Vocale è il giovane segretario del circolo Pd di Sannicandro Garganico, un comune che amo molto, e che ho sempre ritenuto straordinariamente ricco di risorse, ma che non è sempre riuscito a valorizzarle come sarebbe stato il caso di fare, anche per i limiti evidenziati da Vocale nel suo articolo. Chissà che giovani come lui non riescano a propiziare quella svolta da tanto attesa.(g.i.)
* * *
Caro Geppe, accolgo di buon grado la tua osservazione sulla puntata di Ulisse. In primo luogo perché l'hai postata sotto un mio fb-status molto entusiasta. Mi emoziono, infatti, ogni volta che una rete nazionale nomini soltanto i miei luoghi, per esteso il mio Gargano.
In secondo luogo, perché la critica è il presupposto dell'augere, un termine latino non pienamente traducibile in altra lingua, se non con "accrescere", "aumentare" in senso positivo e, quindi, "migliorare".

Il Salento vince le sue battaglie. Foggia le perde tutte. Ecco perché.

Il Salento ha vinto la sua battaglia, e non possiamo - anche noi foggiani - che esserne soddisfatti. Il Frecciarossa che da settembre collega Bari e Foggia con Milano, giungerà anche a Lecce, così come aveva chiesto la popolazione salentina, che era letteralmente insorta alla notizia che il loro capoluogo era stato escluso dal collegamento ad alta velocità con Milano.
Magna pars del successo leccese è stato il governatore regionale pugliese, Michele Emiliano, che si è schierato senza esitazioni e fin dall’inizio dalla parte del Salento e poi ne ha convintamente e calorosamente sostenuto le ragioni, nel vertice con il ministro delle infrastrutture, Graziano Delrio, e con l’a.d. delle Ferrovie dello Stato, Michele Elia
Particolare di non poco conto: durante la riunione, l’azienda ferroviaria ha ribadito che si tratta di un collegamento in perdita, insostenibile per il bilancio aziendale, ottenendo dal ministero l’impegno ad “inserire questa sperimentazione all’interno del rinnovo del contratto di servizio ferroviario di lunga percorrenza.” Tradotto dal burocratese, significa che con ogni probabilità a ripianare la perdita sarà il Ministero. Detto per inciso, lo stesso non è accaduto per l’aeroporto Gino Lisa, la cui attività - quando lo scalo si è potuto giovare di contributi regionali per i voli, - è stata pure fiorente.
Commenta il Quotidiano di Lecce: “Si tratta di una vittoria decisamente partecipata per il Salento e non solo, fatta di una mobilitazione sana e trasversale, che ha visto fianco a fianco istituzioni, cittadini, il mondo della politica e la società civile.” Il giornale salentino nel titolo dell’articolo sottolinea maliziosamente che Lecce è divenuta capolinea dell’alta velocità,. E così è, perché il treno adesso partirà e concluderà la sua corsa a Lecce, con vantaggi anche economici, perché è verosimile che dovranno essere effettuati a Lecce le attività di pulizia e di manutenzione dell’ETR 500 preposto al collegamento.
Michele Elia, barese, si è distinto nel corso della sua lunga carriera in seno alle Ferrovie dello Stato per aver concentrato a Bari i centri direzionali e le attività gestionali nevralgiche del trasporto ferroviario. A farne le spese è stata soprattutto Foggia, che era una volta il nodo ferroviario per eccellenza della Puglia e la cui stazione è destinata ad essere addirittura telecomandata da Bari. Ma questa volta Elia ha dovuto fare dietro front, inghiottendo un boccone amaro. 

giovedì 15 ottobre 2015

Riparare vuol dire far rivivere: una mostra alla Merlettaia

Parte oggi all'Associazione La Merlettaia a Foggia un'originalissima esperienza artistica, che fonde la mail art (ovvero l'invio di opere d'arte per posta, in risposta ad un invito e su un certo tema) con il Kintsugi, o Kintsukuroi, la tecnica artistica giapponese che consiste nel riparare una  ceramica rotta con l’oro o l’argento.
La mostra, a cura di Katia Ricci e allestita da Rosy Daniello, è ospitata nella sede dell’associazione in Via Arpi 79/A. Verrà inaugurata questa sera alle 19, e resterà aperta fino al 30 ottobre prossimo.
L'iniziativa è stata promossa dall’associazione La Merlettaia, dall’associazione Arteria di Matera e dalla Rete delle Città Vicine, che comprende donne e uomini di molte città italiane.
L’idea della mostra è dare valore al gesto riparatore che  può far diventare l’oggetto molto più bello di prima. La rottura segnala la storia dell’oggetto per cui l’oggetto riparato diventa più prezioso. Recuperare sta nella tradizione delle  donne, che hanno a cuore non solo il valore dell’oggetto ma la storia che racconta. Anche nella vita tale pratica  serve a non nascondere le ferite, il dolore che spesso la vita ci infligge per un amore finito, per la delusione che l’amicizia, il rapporto con l’altro ci procura, per un lutto, per un conflitto che ci appariva insanabile, per la perdita del lavoro, che sembra spezzare la nostra vita, per lo scempio imposto alla natura.

mercoledì 14 ottobre 2015

No pasaran. Il viaggiatore è tornato...

Una volta tanto non hanno vinto loro, i vandali, i balordi che fanno a pezzi la città e danno ragione a quanti vorrebbero scappare via.
Questa volta ha vinto una città che si è mostrata finalmente civitas. La statua del viaggiatore è tornata al suo posto, in piazzale Vittorio Veneto, dopo il restauro promosso dal Rotary Club di Foggia. che l'anno scorso aveva già curato la posa in opera della bella opera d'arte, davanti alla stazione ferroviaria..
Il presidente Giulio Treggiari è stato di parola. “No pasaran”, aveva detto quando il Rotary aveva deciso di farsi carico del restauro della statua, prima presa di mira dai vandali, quindi utilizzata come cestino portarifiuti. “Non vinceranno i vandali, la restauriamo e poi ritornerà al suo posto.”
E così è stato. Da un paio di giorni, l’opera è stata ricollocata nel piazzale, e la speranza è che questa volta sarà il fiore all’occhiello di una piazza che si sta rifacendo il look e che sembra destinata a diventare ancora più strategica e frequentata con la prossima apertura del terminal bus.
Ritorno a casa - si chiama così la scultura, realizzata dallo scultore Leonardo Scarinzi - è un’opera particolare. Qualcuno l’ha definita un’opera da strada e così è: una statua senza piedistallo, senza alcune motivo ornamentale, un’opera d’arte che si offre per quella che è, nella sua immediatezza e che lancia un messaggio importante: la bellezza del nostos, del ritorno a casa. La piazza che diventa casa, e che avrebbe dovuto stringere il viaggiatore tornato a casa in un abbraccio e che invece l’ha oltraggiato. E per questo la lotta civica ingaggiata dal Rotary è ancora più significativa.
A dare l’annuncio sul suo profilo Facebook è stato Treggiari in persona, con la foto che illustra questo post. Si sono subito scatenati i commenti. Gloria Fazia, direttrice del Museo Civico, si rivolge idealmente allo stesso viaggiatore: “fai il duro”. “Gioia”, scrive invece Gianni Pellegrini, docente foggiano emigrato lo scorso anno al Nord. 
L’autore ed attore teatrale Giovanni Mancini scherza come sempre: “Proprio ieri mattina mi chiedevo se fosse emigrato definitivamente o fosse ritornato. Bentornato e ....teniamolo d'occhio”.
Ubaldo Urbano, apprezzato artista, scrive semplicemente “Bentornato, tuteliamolo”. Gianluigi Cutillo porge i ringraziamenti al Rotary a nome del comitato di quartiere. 
Camillo Maruotti sintetizza uno stato d’animo che serpeggia in tutti i commenti: "È ora che ognuno di noi si faccia carico di controllare sempre che nessuno la danneggi e in tal caso riprendete il "malfattore". Basta un urlo, una foto. deve essere la nostra coscienza di cittadini a preservarla..."
Infine Cesare Rizzi, che dopo aver scherzato scrivendo; "sono contento, proprio ieri pensavo o' cumbarille.. avevo (quasi) perso ogni speranza ora andiamo avanti…" rilancia il grido di battaglia di Treggiari:  "No pasaran".
Forse, la battaglia per una città migliore si può vincere.

Licinio: "Mai confondere la divulgazione storica con la promozione turistica"

Non smette di far discutere Splendori di Puglia, ovvero le due puntate di Ulisse, trasmissione televisiva di Alberto Angela, dedicate alla Puglia.
La prima, andata in onda sabato scorso, era dedicata in particolare alla Puglia Settentrionale e Centrale. Il post di Lettere Meridiane in cui lamentavo la scarsa attenzione prestata da Alberto Angela a Foggia e alla Capitanata ha suscitato un nugolo di commenti, e cercherò per quanto possibile di darne conto, perché hanno il pregio di rappresentare una riflessione collettiva su un tema - l'immagine e la promozione del territorio foggiano - che rappresenta una sorta di buco nero nell'opinione pubblica provinciale.
Tra i commenti che mi hanno più colpito, c'è quello di Raffaele Licinio, grande medievista e docente di storia medievale, che riflette sulla linea di demarcazione tra la divulgazione scientifica e la promozione territoriale. La riflessione di Licinio trae origine proprio dal post di Lettere Meridiane. Ecco cosa scrive il professore:
Mai confondere la divulgazione storica (per esempio, tanti programmi di RaiStoria) con la promozione turistica: sono due attività pienamente legittime, ma da tenere distinte.
A proposito della puntata sulla Puglia di "Ulisse", leggo nel blog "Lettere Meridiane" dell'amico Geppe Inserra alcune osservazioni che mi sembrano equilibrate. E ci trovo questo riferimento:
«In un comunicato stampa diffuso dal GAL “Colline Ioniche” si apprende che la visita di Ulisse al Quartiere delle Ceramiche “è stata promossa da Pugliapromozione (l'agenzia di marketing territoriale della Regione Puglia, n.d.r.) con il contributo del GAL Colline Joniche e del Consorzio dei Ceramisti che hanno coordinato l’accoglienza e la visita della troupe televisiva. L’attività rientra in un progetto per la documentazione e la valorizzazione del secolare patrimonio della produzione delle cosiddette “ceramiche d’uso”».

martedì 13 ottobre 2015

Un foggiano alla guida della Nazionale e primo arbitro di serie A

di Maurizio De Tullio

In tema di microstoria sportiva, non sono pochi gli eventi e i personaggi della nostra provincia mai saliti alla ribalta delle nostre cronache, come avrebbero meritato. Da un lato perché tuttora ignoti, dall’altro perché ignorati, dalla grancassa del calcio di oggi.
Premessa necessaria per introdurre un altro grande uomo di sport del passato, dopo il tremitese Antonio Amato, olimpionico del canottaggio. Anzi, il riferimento è addirittura agli albori dello sport italiano che non per questa ragione merita l’oblio, anzi; altrove miei colleghi giornalisti – meno abbagliati dai tormenti della squadra di calcio locale – se ne sarebbero occupati affondando a piene mani tra gli annali dell’epoca o comunque alla ricerca di testimonianze, fonti, dettagli e curiosità. Ma tant’è… Se, come sostengo da troppi anni, la ‘cultura ultras’ ha attecchito in campi diversi dallo sport, figuriamoci i guasti (culturali) che ha prodotto in àmbito calcistico.
La prima di queste nuove belle figure dello sport dell’altrieri era in realtà un foggiano di origini modenesi, nato nella nostra città il 19 luglio 1887. Si chiamava Luigi Saverio Bertazzoni e prima di darvi conto del suo specifico professionale in campo sportivo, aggiungo che fu farmacista, tenente dell’Esercito italiano e giornalista. In questa veste, dalla Somalia fu collaboratore del “Corriere della Sera” e in quel lembo d’Africa diresse il “Corriere della Somalia”, un piccolo quotidiano edito presso quella colonia, divenuta italiana dal 1905, dopo un periodo di Protettorato. In Patria, invece, Bertazzoni si era precedentemente messo in luce firmando articoli per il quotidiano modenese “Il Panaro”, per la “Gazzetta dello Sport” e per il supplemento bisettimanale “Lo Sport Illustrato”.
La sua vera professione fu quella di farmacista, che svolse alternandola a quella di grande appassionato di calcio e di militare del Regio Esercito, prima in Italia e poi, per 11 anni, in Africa Orientale Italiana. Fu la moglie Adriana Montanari nel 1936 a chiedere una raccomandazione all’allora Governatore della Somalia perché il marito, in qualità di farmacista, potesse ottenere un posto con la sua qualifica a Mogadiscio. Cosa che poi avvenne. Ma, ovviamente, sono altri gli aspetti per cui vi parlo di questo nostro personaggio. 

lunedì 12 ottobre 2015

La bufala di Ulisse: gli 800.000 abitanti di Bari

Un diffuso “baricentrismo” aleggia su tutta la puntata di Ulisse dedicata alla Puglia, e andata in onda sabato sera. Ed è una ulteriore conferma che il territorio regionale non è stato "letto" e raccontato con il dovuto equilibrio, così come ho già avuto modo di sottolineare, in un post precedente. In alcuni passaggi della trasmissione, questo sentimento è così prepotente da far perdere la misura sia alla redazione che al bravo Alberto Angela.
Ad un certo punto, si ha quasi l’impressione che da un momento all’altro si possa ascoltare la frase divenuta ormai proverbiale, che se Parigi avesse il mare… sarebbe una piccola Bari.
Il culmine dell’esagerazione viene toccato quando si parla del Teatro Petruzzelli. L’importanza culturale del grande teatro barese e la valenza strategica della sua ricostruzione sono fuori discussione. Ma definirlo un teatro la cui tradizione lirica ha rilevanza europea sembra francamente eccessivo.
Come pure sembra un’autentica castroneria un dato che accompagna la descrizione del contesto sociale in cui il teatro venne edificato, agli inizi del Novecento.
“All’epoca Bari aveva circa 800mila abitanti”, racconta ad un certo punto la voce narrante, sparando una cifra che non sta né in cielo né in terra.
Quando il Teatro Petruzzelli venne inaugurato, nel 1903, Bari aveva poco meno di 100.000 abitanti e nonostante la forte crescita  demografica dei decenni successivi, non ha mai raggiunto neppure i 400.000 abitanti.
La bufala non è sfuggita al consigliere comunale foggiano, Vincenzo Rizzi, che in un post sul suo profilo Facebook ha scritto: “Alberto, dai ma come ti viene che Bari nel 1894, ha avuto 800.000 (nel 1861 per esempio Bari aveva meno abitanti di Sannicandro Garganico)…”
Rizzi riflette anche sulla pressoché totale assenza di Foggia e della Capitanata dalla trasmissione che avrebbe dovuto percorrere le strade della Puglia Settentrionale: “Penso che dalla RAI ci si dovrebbe aspettare di più. In ogni caso visto il potenziale danno mediatico rispetto alla provincia di Foggia. Sarebbe il caso che Miglio e compagni alzassero la voce.”

domenica 11 ottobre 2015

Il Foggia surclassa il Lecce, e l'inguaia

Un Foggia spumeggiante, a tratti irresistibile, si è largamente aggiudicato il derby che l'opponeva allo Zaccheria al Lecce. Quattro a zero il risultato finale per i satanelli, grazie ai gol di Sarno, Agnelli e Floriano.  Era dalla stagione 92-93, quando il Foggia era allenato da Zeman che la squadra rossonera non vinceva così largamente sulla compagine salentina. Allora finì 5-0 per il Foggia e il campionato si concluse malissimo per il Lecce, che retrocesse in B.
Dopo i mugugni e le polemiche degli scorsi giorni si è finalmente rivisto il Foggia del precampionato, quello che aveva sconfitto il Bari al San Nicola, eliminandolo dalla Coppa Italia e facendo sognare i suoi tifosi. 
La partita, molto bella, è stata più equilibrata di quanto non dica il risultato. Le due squadre si sono affrontate a viso aperto, soprattutto nel primo tempo, quando il Foggia è stato più bravo ad approfittare degli episodi. Fino alla rete del vantaggio segnata da Sarno, al 35' del primo tempo, le due squadre si erano praticamente equivalse, creando occasioni da gol sull'uno e sull'altro fronte. A rompere l'equilibro (dopo che il Foggia aveva però protestato per due volte, per falli di mano in area) è stato Sarno al 35, trasformando - con l'aiuto di un tocco della barriera - un calcio di punizione.
La svolta si è registrata all'inizio della ripresa: al secondo minuto Freddi ferma irregolarmente Iemmello lanciato a rete e si fa espellere. Sul successivo calcio di punizione Gigliotti raddoppia con un bellissimo tiro, e ipoteca il derby. 
Tutto il resto è un monologo rossonero: con una manovra covincente ed un ritmo sempre sostenuto, i padroni di casa hanno dominato il Lecce, rendendo il bottino più pingue con i gol di Agnelli e di Floriano, ispirati da un Sarno letteralmente scatenato.
Le due squadre si erano presentate allo Zaccheria con una posizione di classifica certamente inferiore alle aspettative (sei punti il Lecce, uno di meno il Foggia) e con l'inderogabile necessità di fare bottino pieno, per non restare attardati in classifica.  
Il Foggia ha sorpassato il Lecce, allungando la striscia positiva e festeggiando nel migliore dei modi il nuovo look della Zaccheria, con le gradinate dipinte di rossonero, per la prima volta nella storia della società (grazie a Federico Antonellis e a Giovanni Cataleta per la foto). Applausi convinti del pubblico, che ha affollato copiosamente gli spalti dello Zaccheria. Il successo nel derby consente ai rossoneri di riprendere la marcia verso la vetta della classifica: un Foggia così, autorizza a sognare.

Alberto Angela e Ulisse ignorano la Capitanata

Cronaca di una serata, entusiasmante prima e deludente poi. Come sempre succede quando ti senti vittima di una promessa non viene mantenuta. Mi è accaduto ieri sera.
Mio fratello mi chiama al telefono per invitarmi a guardare Splendori di Puglia, la puntata di Ulisse dedicata alla nostra regione. Mi preannuncia che di lì a qualche minuto la trasmissione si sarebbe occupata dei Monti Dauni.
Accolgo volentieri l’invito e mi precipito davanti al televisore. Alberto Angela, così come suo padre, mi piace molto. Li ritengo i migliori divulgatori scientifici italiani, un modello di giornalismo che si fa capire e che accresce culturalmente il pubblico.
La narrazione del conduttore è come sempre suggestiva e coinvolgente. Angela racconta una Puglia antica, e senza tempo, attraverso i suoi angoli e i suoi posti più esemplari: Castel del Monte, i Trulli di Alberobello, la magia delle grotte di Castellana, il fascino della la mamma più antica del mondo conservata nel Museo di Ostuni, le ceramiche di Grottaglie, e poi Bari: il riscatto sociale e culturale di Barivecchia, la ricostruzione del Petruzzelli.
Una Puglia fascinosa ed affascinante, sapientemente svelata dal grande divulgatore. Ma una Puglia parziale.
Dei Monti Dauni, neanche un’immagine.  Del Gargano, pure annunciato nel comunicato stampa di promozione della puntata, soltanto rapidi accenni e immagini belle sì, ma fugaci della costa. Si salvano i Grifoni Policromi di Ascoli Satriano, il Castello di Lucera, parzialmente la Cattedrale di Troa (ricordata per il rosone, ma non per i suoi straordinari exultet), Monte Sant'Angelo e le Isole Tremiti.
Neanche una parola su Grotta Paglicci e le sue prodigiose pitture rupestri, su re Manfredi e la sua Manfredonia. Neanche un richiamo alla predilezione di Federico II per Foggia, che eresse inclita sedes imperialis. Il capoluogo dauno è stato praticamente ignorato da Ulisse.

venerdì 9 ottobre 2015

Tre illustri foggiani nel primo numero del settimanale “L’Espresso”

Da sinistra a destra, il governatore Donato Menichella, il Card. Pietro Parente, l'on. Gustavo De Meo
di Maurizio De Tullio
Il 2 ottobre 1955 si pubblicava a Roma il primo numero del settimanale “L’Espresso”, diretto da quel gran giornalista che fu Arrigo Benedetti.
Il giornale uscì nel classico formato lenzuolo, a sedici pagine e rigorosamente in bianco e nero. Il cambio di look avvenne, se non ricordo male, nel 1974, quando si passò al più comodo e internazionale formato rivista, quello attuale.
Già in quel numero d’esordio figurava un parterre di giornalisti e/o scrittori di straordinario livello: Eugenio Scalfari, Vittorio Gorresio, Gian Carlo Fusco, Corrado Alvaro, Luigi Compagnone, Geno Pampaloni, Sergio Saviane, Alberto Moravia, Sandro De Feo, Bruno Zevi, Massimo Mila, Manlio Cancogni e tanti altri che dalle settimane successive avrebbero reso “L’Espresso” sempre più accreditato e appetibile, sino a farne il più importante settimanale politico d’Italia.
Fu proprio Mancogni, che si occupava già allora di sport e che è recentemente scomparso, a coniare il celebre slogan “Capitale corrotta = Nazione infetta”, immortalato sulla prima pagina de “L’Espresso” nel dicembre dello stesso anno e una delle più coraggiose inchieste giornalistiche mai pubblicate sulla stampa italiana.
Questa breve digressione da un lato vuol essere un beneaugurante messaggio per altri 60 anni di sano, coraggioso, qualificato e innovativo giornalismo, possibilmente sempre accompagnati dall’immutato logo della testata; dall’altro intende fornire ai lettori di ‘Lettere Meridiane’ il ricordo di come la Capitanata, o meglio: tre suoi importanti figli, fossero presenti – a vario titolo – sulle pagine di quello storico, primo numero del giornale. Non tragga in errore, quindi, il titolo di questo intervento, che non voleva segnalare giornalisti nella redazione del prestigioso settimanale.
Il primo nome presente 60 anni fa è quello del politico di Serracapriola Gustavo De Meo (1920-2010). “L’Espresso” titola, nella rubrica ‘La Capitale’ di pagina due, DE MEO VIENE DA FOGGIA. Di lui scrive: “L’On. Gustavo De Meo (democristiano), eletto alla carica di segretario dell’Ufficio di Presidenza della Camera in sostituzione dell’on. Mazza nominato Alto Commissario Aggiunto della Sanità, è un giovane avvocato di Foggia. Nel suo collegio gode stima soprattutto perché, divenuto Presidente della Fiera di Foggia, ne ha sistemato le finanze. Proviene dall’Azione Cattolica; si è interessato di sindacalismo; ha ricoperto la carica di segretario provinciale. A 28 anni, nel ’48, è stato eletto per la prima volta deputato. Lo si annovera presentemente tra gli “iniziativisti”.
L’altra personalità della provincia di Foggia ad essere citata è un nome di prestigio della Chiesa, il futuro Cardinale Pietro Parente (1891-1986), nativo di Casalnuovo Monterotàro. Nella stessa rubrica e sotto il generico titolo IN VATICANO si apprende che “Monsignor Pietro Parente, consultore del Santo Uffizio, professore di dogmatica negli atenei del Laterano e di Propaganda Fide, è stato nominato arcivescovo di Perugia, in sostituzione del defunto monsignor Vianello”.
L’ultimo dei ‘nominati’ è proprio tale. Si tratta del grande e economista e futuro Governatore della Banca d’Italia Donato Menichella (1896-1984), di Biccari. Di lui non si parla, ma è ritratto a pagina sei in una grande fotografia posta a corredo del primo articolo firmato da Eugenio Scalfari – che nel gennaio 1976 fonderà e dirigerà il quotidiano “la Repubblica” – dedicato alla riunione che i dirigenti della politica monetaria mondiale avevano tenuto ad Istambul qualche settimana prima. Il nostro Menichella è seduto con Jaschi, Cattani, Ugo La Malfa, Di Cristina e Vanoni, tutte personalità di spicco della politica economica italiana di quegli anni, gli stessi che precedettero – preparandone il campo – il cosiddetto “miracolo economico italiano”.
Questo doveroso omaggio a tre grandi figli della provincia di Foggia – per chi fosse interessato ad approfondirne la conoscenza – è presente e maggiormente dettagliato nel mio “Dizionario Biografico di Capitanata / 1900-2008”, pubblicato a Foggia nel 2009, che complessivamente raccoglie quasi seicento schede biografiche di personalità e personaggi di Foggia e provincia, celebrati a livello nazionale e internazionale nei più diversi campi.
Maurizio De Tullio

Strade, croce e delizia dei Monti Dauni



Il sindaco di Biccari, Gianfilippo Mignogna, gioisce per l’avvio dei lavori di ammodernamento della strada che dal suo paese porta al Lago di Pescara. L’ex sindaco di Pietramontecorvino,  Rino Lamarucciola, piange per il perdurante stato di abbandono e di dissesto in cui versa la strada provinciale che collega il suo comune a Foggia.
Le due facce dei Monti Dauni sono emblematicamente raccontate dalle strade, croce e delizia di questo territorio. Le immagini sono più eloquenti di mille parole.
Mignogna gioisce pubblicamente sul social network, ed ha ragione. La strada conduce ad uno dei posti più belli dell’intera Puglia, che qualcuno un po’ di tempo fa, definì la Piccola Svizzera.
Ma la strada era poco più di una mulattiera, nonostante le diverse attività sorte nell’area: una masseria didattica, qualche agriturismo, il Parco Avventura. L’ammodernamento dell’arteria contribuirà senz’altro all’ulteriore crescita dell’appeal di Biccari.
Se la contentezza di Mignogna è fondata, lo è altrettanto la rabbia di Lamarucciola.
Pietra Montecorvino è il più grande comune dei Monti Dauni Settentrionali. La strada è strategica, perché collega Pietra a Lucera e Foggia da un lato, e dall’altro ai centri più periferici della Capitanata (Casalvecchio di Puglia, Casalnuovo Monterotaro, San Marco La Catola).

giovedì 8 ottobre 2015

Alberona, Bovino e Peschici tra i "borghi imperdibili"

Certo, ci vuole una buona dose di immaginazione per definire Peschici “un borgo dell’entroterra”, ma l’iniziativa di Salento Trend è interessante, perché testimonia una nuova attenzione del resto della regione verso la Puglia interna, verso i suoi borghi, le bandiere arancioni, verso l'ineffabile suggestione della cultura e della tradizione.
E poi è sintomatico che giunga proprio dal Salento questo attestato di stima nei confronti della Capitanata: tre dei dieci “borghi imperdibili” individuati dall’agenzia leccese di promozione turistica e di marketing territoriale, si trovano in provincia di Foggia.
Sono, per la precisione, Peschici, Alberona  e Bovino. Gli altri sette, con le relative ubicazioni, sono Locorotondo e Alberobello (Bari), Cisternino (Brindisi), Specchia e Corigliano D’Otranto (Lecce), Manduria e Martina Franca (Taranto).
“Se da nord a sud della Regione sono le marine più gettonate a catalizzare la maggior parte dei turisti - scrive il team di Salento Trend -, oggi vogliamo percorrere un breve, ma intenso viaggio nell’entroterra, segnalando alcuni borghi, da noi accuratamente selezionati, che per bellezza lasciano letteralmente senza fiato. Barocco, pietra leccese e non solo, sono alcuni esempi di arte che ammirerete passeggiando per questi centri, magari assaporando un ottimo gelato artigianale, una bombetta, una puccia o una frisella, scorrendo indietro nel tempo con l’immaginazione, ricostruendo nella mente civiltà contadine ormai scomparse, ma che sono un vero e proprio tesoro della nostra cultura.”
Nell’invito a scoprire i borghi dell’entroterra pugliese c’è la proiezione di un’idea tutta salentina del turismo, e per quanto riguarda Peschici non si capisce bene se si tratta di una svista o di una forzatura, però la selezione di Salento Trend è da salutare con soddisfazione.
Ciccando qui potete leggere il post integrale.

sabato 3 ottobre 2015

Il grande contributo foggiano alla Resistenza nelle Marche

Ascoli Piceno celebra oggi il 72° anniversario della lotta partigiana che vide protagonista la cittadina marchigiana. Per una curiosa quanto tragica coincidenza della storia e del destino, nei fatti di sangue che coinvolsero il capoluogo piceno, persero la vita quattro foggiani.
Il Colle San Marco fu teatro del già noto sacrificio dei fratelli Vincenzo e Luigi Biondi, che partiti da Foggia, si unirono alle brigate partigiane e morirono in un conflitto a fuoco con i tedeschi, nei combattimenti che si svolsero dal 3 al 5 ottobre del 1943.
La loro storia era già ben conosciuta. Era invece assai meno nota quella di Antonio D’Urso e Giuseppe Faienza, foggiano il primo, di Torremaggiore il secondo, coinvolti nell’altro, drammatico episodio della resistenza ascolana, alle Casermette di San Filippo e Giacomo.
Si deve a quegli impareggiabili cercatori di tracce di memoria che sono Raffaele de Seneen e Romeo Brescia, se la loro storia è stata sottratta all’oblio, grazie anche ai buoni rapporti che i due studiosi foggiani hanno stabilito con le associazioni di Ascoli Piceno che si occupano di custodire e trasmettere la memoria del contributo offerto alla Liberazione dalla città marchigiana.
Detto per inciso,  sarebbe ora che qualcosa del genere si faccia, in modo più sistematico, anche a Foggia e a Torremaggiore, visto l’eroismo di Faienza documentato dal giornalista di Torremaggiore, Severino Carlucci, che ha approfonditamente studiato il personaggio..
Diversamente dai fratelli Biondi, Antonio D’Urso e Giuseppe Faienza (o Faenza, così come riportato sulle lapidi) non furono partigiani, ma soldati regolari. Il combattimento che li vide coinvolti si svolse il 12 settembre, dunque soltanto qualche giorno dopo l’armistizio dll’8 settembre.

Alla Merlettaia il film-inchiesta di Maggiore sulla tragedia di Lampedusa

Nel clima culturale e artistico sempre più piatto e conformista in cui ci stiamo abituando a vivere, si segnala per essere assolutamente in controtendenza il film inchiesta di Antonino Maggiore, I giorni della tragedia, raro esempio della necessità della controinformazione.
Grazie al Circolo Culturale La Merlettaia, i foggiani potranno vedere il film oggi, in occasione del secondo anniversario della tragedia che si consumò a Lampedusa, cui è dedicata l’opera di Maggiore, prodotta da Libera Espressione.
Il 3 ottobre del 2013, a mezzo miglio dalle coste di Lampedusa vicinissimo al porto, una barca con a bordo 540 persone circa, la maggior parte di nazionalità eritrea, naufragò, provocando 366 morti accertati e una ventina di dispersi presunti.
Su cosa sia effettivamente accaduto nelle ore successive al naufragio, e sulla possibilità di evitare tante vittime, non è mai stata fatta del tutto chiarezza.
Le istituzioni ed i media, con la RAI in testa, stanno cercando di occultare quello che è accaduto veramente in quei giorni costruendo una narrazione dei fatti che tende ad assolvere le forze preposte ai salvataggi e a screditare i soccorritori.
Attingendo a testimonianze dirette dei soccorritori e dei superstiti, il film di Maggiore racconta una verità molto diversa da quella ufficiale.
La proiezione foggiana si terrà alle 18.30 di oggi, 3 ottobre 2015, nella sede dell’associazione La Merlettaia, in via Arpi 79.
L’evento è promosso dal circolo culturale foggiano, in collaborazione con l'Associazione ASKAVUSA di Lampedusa, La Città Felice di Catania, La rete delle Città Vicine per ricordare le vittime e riflettere sulle questioni che diventano sempre più pressanti.
Aderiscono all’iniziativa la cooperativa Arcobaleno, il Centro interculturale Baobab, Villaggio Don Bosco, Emmaus, Solidaunia, A.G.E.D.O., Cicloamici, Donne in rete. Non mancate.
Sulla pagina Facebook dell’evento ulteriori particolari, cliccando qui.
Sotto, la presentazione del film di Antonino Maggiore.

venerdì 2 ottobre 2015

De Sanctis, il Comune chiarisce. Ma poteva farlo prima.


Sulla demolizione della scuola media De Sanctis ho espresso il mio punto di vista qualche giorno fa, punto di vista che non cambia, dopo le precisazioni fornite dal Comune di Foggia.
L’ufficio stampa di Palazzo di Città ha fatto sapere che la demolizione - che rientra nella procedura di messa in sicurezza dell’immobile avviata da tempo - si è resa necessaria perché la struttura presentava problemi statici, che l’edificio verrà ricostruito “nelle stesse forme e volumetrie e la destinazione resterà quella originaria."
“In più - si legge ancora nel comunicato-, nei prossimi mesi, saranno avviati anche lavori di adeguamento alle normative sulla sicurezza e di messa a norma dell’impiantistica dell’aula magna e della palestra dello storico istituto foggiano.”

giovedì 1 ottobre 2015

A Foggia il primo tragico incidente ferroviario

La prima volta che Foggia conquistò (si fa per dire) la copertina dei giornali fu, manco a dirlo, per un evento tanto tragico quanto spettacolare: un gravissimo incidente ferroviario che provocò la morte di 6 persone ed il ferimento di una quarantina e che fu in pratica il primo grave fatto del genere che si verificò sulla giovane rete ferroviaria italiana.
Il 6 gennaio del 1910,  diretto partito da Foggia si scontrò frontalmente con un treno merci che giungeva da Bari, alla stazione ferroviaria di Incoronata.
Alle drammatiche immagini della tragedia La Domenica del Corriere dedicò la copertina disegnata da Achille Beltrami che raccontava la cronaca con il suo efficacissimo tratto.
Il disastro fu provocato da un errore umano. “Fu lasciato partire il diretto, dimenticando ch’era imminente l’arrivo del merci, un caso di amnesia omicida”, si legge all’interno del numero della Domenica del Corriere del 16 gennaio.
La tesi dell'errore umano è sostenuta anche dalla Gazzetta del Mezzogiorno. Il merci avrebbe dovuto trovarsi già nella stazione di Foggia alla partenza del treno diretto 51, ma portava qualche minuto di ritardo. "Evidentemente - scrive la Gazzetta - alla stazione di Foggia si dovette dimenticare l'arrivo del merci, la cui presenza in linea nessuno poteva né doveva ignorare, e si dette il segnale di partenza al diretto, che si mosse con la consueta velocità e senza tema di ostacoli."
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