martedì 12 gennaio 2016

Area Incoronata? Possiamo.

Foggia ha una peculiarità che a seconda dei punti di vista può essere giudicata ricca di potenzialità, oppure semplicemente bizzarra: la sue area industriale sorge a due passi da un sito di altissimo pregio ambientale e paesaggistico, quale il bosco dell’Incoronata, e culturale-religioso, quale il Santuario consacrato alla Madonna.
L’aspetto produttivo da un lato, e quello naturalistico e culturale dall'altro, sono tra di loro antitetici? In linea di principio, forse. Nella realtà, no: se esistono bisogna che in qualche modo  convivano, cercando di raggiungere una compatibilità che può diventare essa stessa una risorsa di futuro per la città.
Perdonate questa premessa. Su Lettere Meridiane si è sviluppato da qualche settimana un intenso confronto sulla idea che, ad Incoronata, i due aspetti in apparenza contraddittori, possano addirittura integrarsi
È appena il caso di sottolineare che si tratta di una disputa tutt'altro che accademica. Qui stiamo parlando di due risorse: un’area industriale e un parco naturale rappresentano beni importanti per lo sviluppo di un territorio.. Riuscire a farli coesistere, o ancora meglio,  riuscire ad integrarli potrebbe valorizzare in modo originale la peculiarità di cui dicevo all'inizio. Come? Prima di tutto discutendo e ragionandone, senza partito preso.
Dopo aver lanciato l’idea [che potete leggere in questo post] e dopo i diversi interventi che su di essa si sono registrati [che trovate qui], Franco Antonucci (o più precisamente, visto che gli piace firmarsi cosi, Eustacchiofranco Antonucci) torna sull'argomento con un’altra lucidissima riflessione, la cui lettura raccomando anche a quanti (anzi, soprattutto a loro) hanno espresso un fermo diniego alla ipotesi che il tecnico foggiano aveva prospettato nel suo primo intervento.
Buona lettura.
(g.i.)
* * *
Premetto che non ho nessuna intenzione di polemizzare. Chiedo per questo scusa in anticipo se le mie idee possono essere mal interpretate. Ho rispetto per tutti e chiedo un minimo rispetto anche per gli impegni da me spesi nell'interesse della mia Capitanata.
Mi dispiace, comunque, che il tema sul potenziale recupero ed integrazione vasta della Zona industriale ASI, sia considerato come un'"orrore", di cui nemmeno parlare. Imperdonabile equivoco legato al noto malcostume italiano, giocato anche sullo sviluppo industriale. Spero che non si tratti soltanto di una questione di principio, per una "difesa di ritorno"' irrazionale ad oltranza. Peraltro anacronistica, invocando solo risorse autoctone, per una specie di autarchia, che peggiorerebbe, a mio avviso, la situazione di isolamento della Capitanata, già abbastanza grave da tempo, nello scenario totale italiano, che avanza, sia pure con difficoltà, attraverso le mappature MIT.

L'opposta tendenza che io vedo più ragionevole, è il tentativo di uscire fuori dal proprio recinto, e sperimentare la "globalizzazione delle reti", in modo intelligente e nuovo.
Possiamo essere d'accordo sul "malcostume", generalizzato a tutti i livelli. Causa di un arretramento italiano sotto vari aspetti. Possiamo essere d'accordo anche sulla "sudditanza" provinciale, non sempre abbastanza selettiva, nei confronti di altre culture e modelli di sviluppo eccessivamente omogeneizzanti e livellatrici. Con il risultato, spesso, di una marginalità endemica. Possiamo essere d'accordo sul riconoscere la "globalizzazione" come il vero male del secolo.
Anche se la "prima globalizzazione" sta già cambiando, in meglio e/o in peggio, secondo la maturità culturale dei Paesi che vi entrano.
Sembra comunque inopportuno chiudere su tutto in modo pregiudizievole. Non dobbiamo chiuderci nella nostra gabbia, spaventandoci e rifuggendo da tutto.
Dobbiamo, a mio avviso, reagire in modo intelligente, nuovo, viceversa relazionandoci con il tutto.  Avvalendoci dell'arma più forte che in effetti ancora possediamo. La nostra "identità" ritrovata o ricostruita. Ricostruendola con pazienza, ed imporla come scambio reciproco. Alla pari.
Nuova Globalizzazione? Si, ma filtrata attraverso la nostra "identità". Antica e nuova, da trasmettere soprattutto ai nostri "portatori giovani". Senza farli evadere.
Anche la questione "ambientalista" (per il nostro territorio essenziale) può essere analogamente affrontata in tre modi diversi : conservatorismo (rifuggire dal nuovo); riformismo (senza riferimenti politici), nel trasformare lo stato delle cose, mantenendo coerenza interna; rivoluzionismo, del tipo alla Serge Latouche, che vede giusto solo il ritorno alle origini, cancellando l'intera modernità.
Mi ritengo un Ambientalista del secondo tipo : non si può tornare indietro, nonostante i danni già causati, ma ribaltare le situazioni è possibile, con la sola arma della nostra consapevolezza identitaria.
È assurda chiudere la Zona industriale di Incoronata (640 Ettari con oltre 3000 occupati, una delle più importanti Zone industriali del Sud) e sprangare le sue Grandi Industrie, quali Sofim, Alenia, Barilla, AR-Pomodori, Futuragri. (Le altre sono Industrie di gran lunga minori). Mandando tutti i lavoratori a casa, magari facendoli ritornare tutti all'Agricoltura antica. Senza innovazione di fondo.
I nostri cittadini hanno da tempo ormai notevole volontariamente abbandonato l'Agricoltura diretta, per scelte di vita, più o meno imposte, presunte migliori.
Invece le ultime tre Industrie citate (Barilla, AR-Pomodori, Futuragri) sono un indizio  interessante per l'introduzione di una nuova logica industriale più complessa e coerente con le caratteristiche di Capitanata: l'Agroindustria. Aggiungendo alla prevalente "produzione agricola" primaria, la trasformazione agricola in forma industriale, mantenendo sul Territorio il valore aggiunto che invece è trasferito altrove. E sostituendo all'Industria manufatturiera incongrua, una nuova Industria appropriata al territorio.
Ho creduto con forza a questa idea "ambientalista di recupero", durante la mia permanenza nel Consorzio ASI di Foggia, che gestisce l'Area di Incoronata. Con scarso successo, forse perché i tempi non erano maturi, ovvero per mia insufficienza.
Ho allora pensato ad una serie di iniziative, che potevano essere valutate come isolate, ovvero riportate in un ambito logico unitario, globale.
Prima di tutto si trattava di avviare un'ipotesi "massima" di trasformazione di un'Area industriale monotematica di vecchio stampo, in un nuovo "Parco di attività" urbano-territoriale, alla maniera descritta nel DPP del prof.Karrer. Mix funzionale, e massima "flessibilità" possibile di configurazione oltre che di uso integrato, nei riguardi della gestione urbanistica complessiva.
Flessibilità ovunque.
Anche Architettura industriale controllata, di maggior pregio (nuovo Paesaggio industriale), con rapporti globali diversamente controllati. Coinvolgimento delle singole Aziende nei progetti di contesto.
Su questo concetto primario il Consorzio ASI di Foggia nel 2009 ha "proposto", nei modi stabiliti dalla LR n'3/2007, un'ipotesi di revisione/riqualificazione dell'esistente Agglomerato industriale ASI Incoronata, con un suo "ampliamento flessibile". (adozione Consiglio comunale di Foggia nell'aprile 2009).
La logica dell'Intervento di revisione/riqualificazione e' stato quello di un primo "congelamento logico" del modello pre-esistente, poi ricollocato in un nuovo contesto più vasto. Dove gli ulteriori e successivi inserimenti sono intesi solo in termini di un diverso riequilibrio multi-parametrico. La zona di ampliamento è logicamente conseguente. Si tratta di una funzione, in un certo senso complementare di "flessibilità insediativa di prestito", a compensazione globale continua.
I nuovi assi interni dell'intera Area, sono anch'essi improntati alla "flessibilità" del tutto, per una nuova "interconnessione lunga" territoriale.
Il verde, multi-funzione, diventa il collante, anche visivo, della nuova operazione.
Il nuovo Piano ASI 2009 diventa, in particolare, uno strumento di "accoglienza" e di sviluppo per l'emergente settore di "Agro-industria endogena di Capitanata", ancora ai primordi. (Il termine di endogeno è ben diverso da quello di autoctono).
Più in generale si entra nel grande tema della "Agricoltura urbana", difficile da inquadrare in specifici ambiti, soprattutto se direttamente riferito alla prossimità della città nel frattempo sempre più globalizzata rispetto a modelli estranei.
Sembra giusto che di tale questione se ne faccia carico proprio la Zona industriale di Incoronata - il detrattore per eccellenza di una volta -, nel suo momento di nuovo decollo in contesto urbano più grande. Una riconversione in tal caso davvero innovativa, toccando tutti i temi agricoli essenziali.
Alla ricerca di un "Paesaggio agricolo" globale di Capitanata, "passando" attraverso il nuovo paradigma di un nuovo concetto di "Paesaggio industriale". Riscatto "intelligente".
Nell'ambito generale delle "mosse urbanistiche" sopra indicate, si sono avviate singole iniziative, che potrebbero anche conservare una loro autonoma operatività.
Si è pensato che tutte le aree ancora libere e residue di Agglomerato, non utilmente assegnabili a medie e Grandi Industrie, potrebbero essere recuperate in prevalenza per Verde attrezzato e/o ambientale di contesto. Ovvero per servizi territoriali di eccellenza, per portare la Zona Incoronata oltre  se stessa.
In primo luogo si tratta in genere di frange, denominate all'origine come "fasce di rispetto stradale". (Con destinazione soltanto a sotto-servizi a rete).Tali aree lineari sono di enorme entità, e lambiscono i due lati, destro e sinistro dell'intero sistema viario di Incoronata, per una larghezza in media di 15 mt e lunghezza totale di circa 20km. A queste strisce si aggiungono le frange dell'Asse attrezzato di Incoronata (introduce all'Agglomerato da lato nord, su via Trinitapoli), con larghezze di gran lunga maggiori, per uno sviluppo lineare di circa 3,00 km e indirizzate verso il Corridoio ecologico (e forse Parco fluviale) del Cervaro.
Si tratta di grandi superfici che definiscono una estesa "rete di fasce" non utilizzate, inespresse (pericolo di incendio delle erbacce secche durante l'estate), per un potenziale "sistema di verde diffuso", trasversale e longitudinale. Potenziale segno forte dell'intero territorio industriale in modo, legandolo in modo più efficace all'intero tessuto circostante. Anzi inducendo in modo nuovo il territorio circostante fino al Bosco e alla stessa città. Ribaltando il concetto stesso di "detrattore".
A questo primo sistema reticolare va aggiunta la grande "fascia tratturale", parallela alla strada adriatica n'16, e fronte strada di Agglomerato, potenziale connessione territoriale più lunga. In relazione con la città e con i territori verso sud dei "Cinque reali siti".
Il Piano comunale dei Tratturi - il PTC - appare, invece, abbastanza neutro rispetto ai potenziali nodi di collegamento territoriale, lungo la grande raggiera tratturale. In particolare, per quanto attiene l'Incoronata. Un PTC "regolamentare", poco pianificato al livello paesaggistico.
Il fronte tratturale ASI Incoronata sulla SS16 sarà come una grande "Quinta" verde, che, piuttosto che "nascondere" l'Agglomerato, lo "confronta", lo re-integra, lo legittima definitivamente.
I progetti interni di "Verde a rete" immaginano alberature varie, per ricostruire un "Ambiente misto" vasto. Con una contestuale funzione "fito-depurativa" per le dispersioni meteoriche libere.
Nelle vuoti residuali puntuali (lotti non insediati), non più congruenti sono state ipotizzate Aree per Verde attrezzato vario, Nodi di scambio e funzionali, Isole ecologiche di "Area" e di "territorio".
Esistono, quindi, le iniziative complesse in "campo energetico", di "Area" e di "territorio", con presupposti di auto-sufficienza interna ed oltre.
Una tesi di laurea dell'ing.Domenico Lauriola, con il supporto del sottoscritto e dell'ing.Michele Lauriola, ha indagato la possibilità di un bilancio energetico termodinamico chiuso. Comunque territorialmente estensibile.
Poi le localizzazioni strutturate di sistemi eolici e Parchi fotovoltaici, in particolare lungo l'Asse attrezzato principale.
Un primo parco fotovoltaico ASI è stato già realizzato presso l'Impianto depurativo di Agglomerato, per l'auto-sostentamento energetico, per ora parziale. Ipotesi in espansione.
Quindi "Progetti CO2" connessi, legati ai sistemi di Verde in generale, per compensare la produzione di CO2 dei vari cicli industriali di "Area".
Sul piano organizzativo, pubblico-privato, sono emerse ipotesi di specifiche forme consortili in tema energetico alternativo. Estensione concordata di pannelli fotovoltaici sulle coperture dei  capannoni industriali, con esplicita partecipazione e/o concessione degli imprenditori. Quindi parchi fotovoltaici ed eolici in aree pubbliche-private. Quindi interventi di "risparmio energetico" dei singoli cicli produttivi, servizi collettivi, etc.
Se fosse passata la proposta di includere l'Area di Incoronata nella sperimentazione APEA (Area produttiva ecologicamente attrezzata) o, meglio, APPEA (Area produttiva ecologicamente e paesaggisticamente attrezzata), tutte le idee, magari stravaganti, sopra descritte, sarebbero diventate immediatamente "progetti" e non parole e forse staremmo più avanti.
Ma su tutto questo sembra incombere, inesorabilmente e con supremazia distruttrice, l'apatia tipica di Capitanata, che di colpo cancella tutto. Se è così "come non detto" e scusate.

Eustacchiofranco Antonucci

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