domenica 3 gennaio 2016

La bellezza di cui non ci accorgiamo

Che si dice du Fogge non è soltanto un modo di dire che accomuna foggiani vicini e lontani, travalicando i confini della stessa passione calcistica. 
È un moto dell’anima, l’espressione tangibile di un legame con Foggia che si ostenta chiedendo novità sul fenomeno - la squadra di calcio - che storicamente ha fatto e fa dire di sè, più di ogni altro pezzo della vita cittadina. (Non sarebbe la stessa cosa chiedere che si dice a Foggia, o che si dice di Foggia).
Giovanni Cataleta spiega il fenomeno con grande capacità affabulatoria in un prezioso libro intitolato appunto Che si dice du Fogge. Da qualche mese mi ha concesso il privilegio di farmi entrare  nell’omonimo gruppo su What’s up di cui è fondatore ed animatore. Esclusivo quanto basta per non essere pletorico, ma sufficientemente numeroso per essere una vera comunità virtuale, il gruppo non si limita a scambiarsi notizie sulla squadra, commenti sulle prestazioni, anticipazioni sul mercato e via dicendo. 
È una riflessione collettiva e quotidiana sulla città, i suoi problemi, le sue speranze. Una testimonianza di orgoglio foggiano non fine a se stesso come spesso succede: un orgoglio pensoso e consapevole che è necessario uno sforzo di tutti per costruire un futuro migliore per  le generazioni più giovani.
In una discussione sulla partecipazione massiccia e calorosa che ha accompagnato l’accensione dell’albero di Natale della civica amministrazione, ho letto una battuta che vale più di un elzeviro: “Meno condomini, più comunità.”
Qualche giorno fa, Giovanni Cataleta ha postato l’immagine di quell’albero, e del sito che lo ospita… In effetti, mai come in questo Natale, piazza Cavour è stata fotografata, postata, contemplata, vissuta. Il post di Cataleta era accompagnato da un laconico commento: "Una delle più belle d’Italia: Piazza Cavour a Foggia.”

Ha ragione Giovanni, così come aveva ragione quando qualche mese fa è stato il primo a notare la fortissima somiglianza esistente tra l’Albero della Vita che è divenuto il simbolo dell’Expo (e dell’italianità) e la Fontana del Sele che fa bella mostra di sé al centro della piazza, a ricordare l’inaugurazione dell’Acquedotto Pugliese (ripropongo qui a fianco la foto del post che dedicai alla vicenda). 
Piazza Cavour è bella: ma sentiamo dire così spesso che Foggia è una città brutta, che ce ne siamo convinti, e non riusciamo più ad accorgerci di quel tanto di  bellezza che pure la città offre. Come piazza Cavour, come la Fontana del Sele così somigliante all'Albero della Vita di Marco Balich, da poter rappresentare, opportunamente promossa, un nuovo attrattore per Foggia, uno strumento per rilanciare l'immagine della città. Ecco perché un po' d'orgoglio foggiano non guasta. 


1 commento :

DAVIDE LECCESE BLOG ha detto...

Bella o brutta? E’ una sorta di parodia quotidiana dell’estetica urbana. Nel nostro caso è la domanda che si pongono ora Tizio ora Caio, ora Davide ora Giovanni, ora chiunque abbia la frenesia di difendere o di attaccare quel che altri pensano del proprio spazio vissuto.
Tutto si risolve con la trita espressione che “Non è bello quello che è bello ma è bello quello che piace”. Allora, se piace a me, che importa se l’esteta di turno, l’intellettuale dalla sguardo ammaestrato sui libri dica che quel particolare non è che sia proprio da inserire nei manuali d’arte.
Foggia. In altri tempi, quando si discuteva con una passione in più sulla nostra città (faccio il passatista), sostenni – non da solo – che bisognava distinguere tra Foggia antica - Foggia vecchia – Foggia storica; tutte forzate e violentate dall’incuria, dalla temperie dei secoli e dalla imprevedibile furia della Natura.
A me Foggia sta nel cuore, anche se non sempre e non tutta sta nella mente. Più che le brutture (diciamo le non bellezze) delle superfetazioni edilizie (dove ognuno ha rubato parte di marciapiedi, ha aperto finestre e balconi, ha piastrellato pareti) mi preoccupano certe fantasie di costruttori o di amministratori che hanno deciso di lasciare il segno con “invenzioni” a futura memoria della loro vanagloria banale. Poi, che a me piaccia questo angolo di Foggia e a un altro un altro angolo, vuol dire che abbiamo il gusto della cuccia. Lasciamo che lì si collochi il bello e il brutto. Ci vivo, respiro l’aria dell’appartenenza e chi si è visto si è visto. Se poi si giusto, colto, pensarla così, lascio il giudizio a chi abbia voglia di continuare a discuterne.

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