giovedì 28 gennaio 2016

Antonucci: Università collante di una Capitanata sempre più coesa e integrata

L'Università come possibile collante di un nuovo e diverso modello di integrazione e di coesione territoriale. L'dea di un territorio dilatato che abbracci la Pentapoli, e non solo. ma che parta dalle eccellenze. Dalle molte eccellenze che il territorio provinciale possiede, e che dovremmo abituarci a chiamare più spesso Capitanata e non provincia di Foggia. La stessa rete ospedaliera può venire riorganizzata all'interno della idea e della sfida del territorio dilatato. La capacità visionaria di Franco Antonucci questa volta vola davvero alta, a suggerire prospettive nuove e diverse per il nostro futuro. Leggete, meditate, dite la vostra (g.i.)
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di Franco Antonucci
Qualche mese fa ho letto qualcosa sull'Università di Foggia e le sue difficoltà di radicamento nel territorio. Non solo nella città di Foggia. Credo sia opportuno affrontare più in profondità la questione, non solo per l'importanza che una struttura del genere rappresenta per la cultura in senso assoluto, ma anche e soprattutto per le interconnessioni che si instaurano con lo sviluppo globale di alcune città e del territorio, che esse conformano come insieme sempre più complesso.

Mi riferisco, in particolare, alla struttura-universitaria come elemento diffusivo nei confronti del territorio, considerato in questo caso come un "conduttore esteso" di effetti impalpabili, di tutti i tipi, che, pian piano, diventano meccanismi solidi, che "muovono" un processo di avanzamento complessivo inaspettato. Più in particolare un "collante speciale" nei confronti delle varie parti di un territorio altrimenti disperso in tanti rivoli, ciascuno di portata insignificante rispetto alla visione globale. È anche questo uno dei tentativi concettuali, che mi impegnano a voler cercare quali siano, in effetti, gli elementi che "uniscono" il territorio di Capitanata, viceversa segmentato in tante realtà incomunicabili. A parte ogni ipotesi materica, infrastrutturale o altro, tesa ad una nuova "sintesi territoriale" credo che l'"Università" espressa alla scala territoriale (simbolo di una cultura portata al massimo livello), possa fare molto di più di qualsiasi altro meccanismo solito. Il discorso riguarda il territorio di Capitanata in modo più appropriato che mai.
(Mi voglio abituare a chiamare il mio territorio "Capitanata", piuttosto che "Provincia di Foggia". Per riferirmi a qualcosa che presumo più realmente e psicologicamente "omogeneo"). È indiscutibile che l'Università, distesa in un territorio vasto come la Capitanata, morfologicamente variegato, disperso, sezionato, segmentato, è strumento determinante di presenza essenziale, prima di tutto (deve esistere), e, quindi di forte, nuova e contestuale "coesione territoriale". Quindi "Nessuno tocchi l'Università di Capitanata. Quindi "l'Università come sinonimo di territorio". La costante fissazione è quella di ricomporre una Capitanata attualmente "divisa" in cinque grandi città ed altri Abitati comunque di consistente dimensione e ruolo, in continua competizione, ovvero disinteresse reciproco, ovvero duplicazione di iniziative, di strutture e di cultura. Distribuite a grande rete "dilatata" in una immensa pianura agricola "dilatata" (città contadine di una volta).
Gli insediamenti urbani di Capitanata sono in effetti una serie di "punti" tra loro praticamente divergenti, che contribuiscono negativamente allo stato di "marginalità" complessiva della Capitanata, nell'ambito regionale e oltre. È di certo una delle cause degli ultimi posti ricorrenti della Capitanata nelle varie Graduatorie tematiche nazionali. Appare indiscutibile e necessario, quindi, un qualsiasi intervento di raccordo territoriale, non competitivo, prima di tutto al livello territoriale, ad effetto unificante. A condizione che sia efficace e non ulteriormente divaricante. Non una banale unità policentrica e/o "poli-urbana" dei vecchi modelli utopistici della "città-territorio" o di "territorio-città", ma un sistema di entità urbane, che rimangono loro stesse, pur anche nella loro diversità di origine e di evoluzione ultima. Quindi, come oggi si dice, mantenendo la loro "identità" di base, cercando, al tempo stesso, quegli elementi speciali e caratteristici "per unire" in un "sistema territoriale" più complesso. La cui peculiarità essenziale e vincente è proprio il loro induce di "territorialità". Gli elementi prettamente urbani interni restano urbani e basta. Si mettono, quindi, in comune solo gli "effetti territoriali", effettivi e potenziali, che, comunque, ogni Polo urbano di Capitanata possiede senz'altro in abbondanza.
L'"Università territoriale" è uno di questi elementi. Una "Università dilatata" in un "territorio dilatato", determinando una nuova integrazione territoriale omologamente "dilatata". Che mantiene le distanze e le rispettive caratteristiche, e che, per questo, è meglio chiamare "coesione territoriale". Sia pure virtuale, "a distanza". Con Programmi territoriali comuni. Distribuendo gli effetti territoriali in "comune denominatore territoriale". Il termine di "integrazione" induce, di solito, l"immagine di un ravvicinamento fisico continuo. Quasi un fenomeno di metabolizzazione urbana, come avviene nel fenomeno, noto e non sempre virtuoso, delle metropolizzazioni urbane progressive.
La "Pentapoli universitaria", sorpassa gli eccessi romantici di una "Pentapoli tout court". Immagino questa "Pentapoli" speciale, come un territorio, sia pure sparso, ma psicologicamente ravvicinato, dove gli Studenti iscritti all'Università di Capitanata possono girare liberamente, senza costi (movimento gratuito per questa speciale categoria di giovani, che sono il futuro di Capitanata). I Giovani, e i giovani studenti universitari tra questi, devono sempre più "possedere" totalmente e profondamente l'intero loro vasto territorio. Assimilando nei loro giri ciclici tutti i sapori storici, culturali, artistici dei "luoghi dispersi" nell'intera Capitanata. Visitati e vissuti. In particolare ricostruendo una "sommatoria unitaria ideale", comunque variegata, di tutti i "Centri storici" della "Pentapoli universitaria". Quasi ri-componendo nell'immaginario collettivo di queste nuove generazioni estremamente fantasiose, e poi nella mente di tutti, un ideale "Centro storico della Capitanata".
Assemblato in modo sinergico ed armonioso da tante parti peculiari, che non si snaturano nel loro accostamento ideale. Non importa se contigui o distanti. Questo è solo un esempio di come costruire un modello di "coesione territoriale", senza fare ricorso a unioni e/o fusioni comunali di altro genere. Solo utilizzando strumenti profondi, anche questi "ad effetto territoriale". Esistono altri strumenti dello stesso tipo e risultato. Pensavo tempo fa alla maggior parte delle province italiane mono-urbane. A differenza della Capitanata, che, come detto, è poli-urbana.
Nelle altre province esiste solo un Ospedale urbano e, quindi, provinciale. In Capitanata esistono cinque Ospedali, oltre l'Ospedale di San Giovanni Rotondo, che è, in effetti, un'eccellenza extra-provinciale. (Potremmo aggiungere le Terme di Castelnuovo della Daunia e altro). Si delinea, facilmente, un "Sistema ospedaliero" territoriale esteso e vario, che oggi "sistema" non è. Ogni Ospedale del presente, infatti, vive di vita propria, rischiando per questo di essere considerato come entità autonoma, e in quanto tale da conservare o da sopprimere. L'insieme degli Ospedali di Capitanata - che "un insieme" ancora non è - potrebbe, invece, diventare un "Sistema ospedaliero di diffusione ed eccellenza territoriale", portando nei singoli elementi componenti una complementarietà di "coesione territoriale" speciale e specialistica. Che non solo porta una funzione essenziale in forma distribuita sul territorio, ma che - anche qui - provoca una dinamica circolatoria interna di territorio, questa volta rivolta alla popolazione totale. Che da una sola ed iniziale esigenza funzionale, si trasforma pian piano in una circolazione culturale. La cultura territoriale unitaria, sotto i vari aspetti, è il vero collante di un territorio coeso.
Eustacchiofranco Antonucci. 25.01.2016

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