venerdì 1 gennaio 2016

Ode al primo giorno dell'anno

Lo rendiamo diverso dagli altri giorni
come se fosse un puledrino 
differente da tutti i cavalli. 
La fronte gli orniamo 
con un nastro, 
sospendiamo al suo collo sonagli colorati, 
e a mezzanotte 
lo andiamo a ricevere 
come se fosse 
un extraterrestre che scende da un’altra galassia. 
Somiglia come il pane 
al pane di ieri, 
come un anello a tutti gli anelli [...] 

La terra accoglierà questo giorno 
dorato o grigio o celeste, 
lo dispiegherà in colline 
lo bagnerà con frecce 
di pioggia luminosa
e poi lo avvolgerà 
nell’ombra. 
Eppure, 
minuscola porta della speranza, 
nuovo giorno dell’anno, 
sebbene tu sia uguale agli altri 
come il pane 
a ogni altro pane, 
ci apprestiamo a viverti in modo diverso, 
ci apprestiamo a mangiare, a fiorire, 
a sperare. 

Pablo Neruda
(traduzione di Luigi Paglia)

Oda al primer día del año

Lo distinguimos como
si fuera un caballito
diferente de todos los caballos.
Adornamos su frente
con una cinta,
le ponemos al cuello cascabeles colorados,
y a medianoche
vamos a recibirlo
como si fuera
explorador que baja de una estrella.
Como el pan se parece
al pan de ayer,
como un anillo a todos los anillos […]

La tierra no lo sabe: recidirá este día
dorado, gris, celeste,
lo extenderá en colinas,
lo mojará con flechas
de trasparente lluvia,
y luego lo enrollará
en su tubo, lo guardará en la sombra.
Así es, pero
pequeña puerta de la esperanza,
nuevo día del año,
aunque seas igual
como los panes
a todo pan,
te vamos a vivir de otra manera,
te vamos a comer, a florecer,
a esperar.
Pablo  Neruda

Luigi Paglia
Nella poesia del grande poeta cileno, Premio Nobel 1971 per la Letteratura (il cui personaggio è il protagonista –come certamente si ricorderà- del film Il postino di  Massimo Troisi), che si propone come beneaugurante auspicio per il Nuovo Anno, vengono a collidere due visioni del tempo: quello lineare e quello circolare. Il primo è quello della lunga distesa dei giorni che si succedono monotonamente in una deriva ininterrotta, il secondo è quello che Eliade ha definito dell’eterno ritorno, del ricominciamento, della rigenerazione e della speranza. Ecco perché un giorno che è sostanzialmente simile a tutti gli altri diventa il segno di un nuovo inizio, di una nuova vita. Il poeta descrive questa contraddizione con una serie di paragoni tratti dalla vita animale dei cavalli, dalla dimensione atmosferica dei diversi periodi della giornata, dalla simbologia elementare dell’anello-fedeltà e del pane-sostentamento quotidiano, precisando l’identità e la differenziazione dei vari elementi con la serie lessicale di reiterazione  e di diversificazione: «somiglia-uguale, puledrino-cavalli, pane-pane  anello-anelli,  pane-pane, ci apprestiamo-ci apprestiamo, diverso-differente-modo diverso». Inoltre appare molto suggestiva la visione delle successioni o delle alternative atmosferiche: nel mattino la luminosità del sole dorato e dell’azzurro spazio o il grigiore del cielo coperto dalle nuvole  e la pioggia, le cui gocce battenti sono connotate dalla metafora delle frecce luminose, ed infine l’ombra serale. I vari momenti della giornata vengono paragonati con una simbologia antichissima alle tappe della vita umana e richiamano emblematicamente i vari passaggi, le gioie e i dolori della  nostra esistenza.
Luigi Paglia

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