sabato 14 maggio 2016

La biblioteca di Foggia e Renzi il disformista

In questi mesi ho parlato solo marginalmente della vicenda della Biblioteca Provinciale di Foggia, perché perché la rabbia,  l'amarezza e il dolore che provano riuscivano a comporsi soltanto nel silenzio.
È finita in un modo che neanche Kafka avrebbe potuto immaginare: la Regione Puglia ha acquisito la funzione, il patrimonio e il personale della Magna Capitanata. I dipendenti tutti, fuorché il dirigente, quel Franco Mercurio che della biblioteca provinciale foggiana negli ultimi anni è stato l'anima, il cuore e la mente e che l'aveva fatto diventare quel che è oggi: non soltanto un luogo di pubblica lettura, ma un presidio culturale, in grado di erogare servizi di qualità, che vanno bel oltre la consultazione e il prestito bibliotecario.
A Bari ha prevalso un approccio del tutto ragionieristico: un dirigente costa quanto quattro, cinque dipendenti. Meglio prendere più persone, dunque... Alla Ragione va comunque dato il merito di aver scongiurato la chiusura di una delle più antiche, radicate e gloriose istituzioni culturali pugliesi. Forse si sarebbe dovuto verificare più attentamente la disponibilità prospettata dal Ministero dei Beni Culturali a prendersi carico della struttura o compartecipare ai costi di gestione.
E non si può comunque fare a meno di chiedersi cosa resterà adesso della Biblioteca come funzione, come garantirà i suoi servizi senza un direttore che la governi e ne promuovere iniziative e attività.
In realtà, le responsabilità di questo pasticcio sono tutte di Renzi e di chi ha immaginato per le Province una riforma così pasticciata, poco attenta ai territori su cui le province operavano, alla qualità dei servizi che esse erogavano ai cittadini, attenta solo ad appuntarsi al petto la patacca di una riforma purchessia.

Riformare vuol dire dare una forma nuova (possibilmente migliore) alle cose. Il riformista Renzi non dà nuova forma alle cose, piuttosto le deforma o le sforma. È piuttosto un disformista. Senza contare le profonde contraddizioni delle sue politiche: il presidente del consiglio ha detto di voler fare del Mezzogiorno e della cultura le sue bandiere. Che senso ha non muovere un dito per difendere i presidi culturali del Sud?
Le svolte epocali quotidianamente cinguettate dal premier stanno peggiorando il paese. Lo stanno soltanto incattivendo. 
Meno male che c'è un modo per fermarlo. Votando no al referendum di ottobre, sperando che poi mantenga la promessa di andarsene a casa.  


1 commento :

Anonimo ha detto...

Che i foggiani intesi come cittadini abbiano la memoria corta(ma vale anche per i romani, i marchigiani, i veneti, i siciliani ecc.) posso anche giustificarlo. Mi arrabbio, e molto, quando la memoria corta l'hanno i giornalisti: da Geppe Inserra ai tanti colleghi giornalisti che leggono e a volte intervengono su LM.
Sembra passato un secolo mentre risale solo a 4 o 5 anni fa la discussione ampia e dibattuta sulla necessità di abolire le Province. E quanti partiti si espressero per la loro abolizione? Tutti! Dai 5Stelle al Pd, da Berlusconi ad Alfano, dalla Lega a Vendola. Tre anni dopo arriva Renzi e le Province vengono abolite (con la Legge Delrio), anche se con un iniziale riordino che prevede, per es., il passaggio di alcune competenze alle Regioni, tra le quali la Cultura. La cosa, evidentemente, vale anche per circa altre 20 biblioteche (ex) Provinciali. Vendola fa passare inutilmente dei mesi e quando la patata bollente arriva a Emiliano ugualmente si procede con incedere flemmatico. Intanto la scadenza (16 aprile 2016) si avvicina. Così, mentre nel resto d'Italia il passaggio è avvenuto senza grossi patemi, solo per la "Magna Capitana" e poche altre pugliesi si è aspettata l'ultima settimana utile. Cosa c'entri Renzi con tutto ciò non capisco. Capisco invece che si voglia fare la guerra al premier a tutti i costi, usando anche le peggiori accuse ed espressioni come se davvero rappresenti il Male assoluto per l'Italia, dopo le nefandezze e i più vergognosi Presidenti andati al governo in tutti questi lustri!! Ma si abbia almeno la decenza di dire le cose come stanno. Il futuro non è la parcellizzazione dei territori ma la loro aggregazione (si è cominciato con i piccoli Comuni) in macro-regioni. E colpisce che chi ha difeso l'idea "Pellegriniana" della macroregione oggi reclami un ritorno al passato. Il futuro è avanti a noi: miglioriamolo se siamo capaci ma basta piangere sul latte versato. Le battaglie per la difesa tout court delle Province andavano fatte con i parlamentari che avevamo ma nessuno ha alzato il culo per non beccarsi l'ira dei forconi. Ve li ricordate i forconi in piazza nel 2011, o no?
Cordialmente (Maurizio De Tullio)

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