giovedì 5 maggio 2016

La prima intervista ad Umberto Giordano


La fotografia di Umberto Giordano
sulla copertina del "Bollettino di letteratura,
arti e scienze""
 di Maurizio De Tullio
 Su Umberto Giordano, il foggiano più illustre e più noto nel mondo, si è scritto e detto di tutto. E non potrebbe essere diversamente. La grandezza del personaggio lo impone ed anche a livello locale si è assistito, specie negli ultimi anni, ad un serio lavoro di arricchimento della bibliografia.
Bibliografia che, però, annovera scarsissime testimonianze di giornalisti che, quando visse il sommo compositore, riuscirono a intervistarlo. Quel che risulta è soprattutto a livello nazionale, con le firme più prestigiose del settore, che riuscirono a interloquire con Giordano. Ma a Foggia?
L’unica intervista di cui si ha piena traccia, ed anche importante per il suo contenuto perché “riparatrice” del legame che a un tratto sembrò venir meno tra il Maestro e la sua città, è quella che Umberto Giordano rilasciò a un grande giornalista del quotidiano romano “Il Messaggero”: Francesco Maratea. Questi era un conterraneo del compositore foggiano, essendo nato a Vico del Gargano (vi nacque nel 1889 e morì a Roma nel 1977), e, se può interessare, gli ho dedicato una prima scheda biografia nel mio “Dizionario Biografico di Capitanata 1900-2008 ed una seconda, più ampia, ne ‘La Meravigliosa Capitanata’, la sezione che curo per la Biblioteca Provinciale di Foggia all’interno del sito istituzionale e che può essere letta qui (http://www.bibliotecaprovinciale.foggia.it/MC/meravigliosa_capitanata/50/a/Maratea_Francesco/introduzione.aspx ).
L’articolo di Maratea risale al 1928. Il giornalista lo intervistò in qualità di inviato speciale del “Messaggero”, a Milano, alla vigilia della ‘prima’ dell’opera “Il Re” alla Scala. Ma l’articolo ebbe maggiore risonanza quando lo ripubblicò – il 28 aprile 1928 e solo in parte – il settimanale lucerino “il Foglietto”, il più importante periodico della storia del giornalismo di Capitanata.
Giordano aveva ormai superato i 60 anni e si avviava ad affrontare l’ultima fase della sua lunga, prolifica e straordinaria vita di compositore.
 Quella che vi propongo, scovata tra le pieghe di un giornalismo foggiano ‘minore’ ma non per questo meno interessante, come vedremo, è una intervista per certi versi storica, perché Giordano all’epoca aveva solo 25 anni. Aveva da poco partecipato, nel 1888, al concorso indetto dalla Sonzogno con l’opera “Marina”, che si classificò sesta su 57 opere partecipanti. Per la cronaca quel concorso fu poi vinto da un altro grande compositore, Pietro Mascagni, anche lui legato alla Capitanata e a Cerignola in modo particolare, che si aggiudicò il primo posto con la celebre “Cavalleria rusticana”. Solo due anni prima – l’intervista in questione fu pubblicata il 1° maggio 1893 ma, di fatto, risaliva all’estate dell’anno precedente – Giordano si era diplomato al Real Collegio di San Pietro a Maiella di Napoli.

L’articolo fu pubblicato sul primo numero di un nuovo giornale foggiano, dalla denominazione alquanto anonima: “Bollettino illustrato di letteratura, arti e scienze”, il 1° maggio 1893. La redazione era ubicata in corso Garibaldi 186 e lo si poteva acquistare solo presso la libreria Bucci-Fania, che aveva sede sempre in corso Garibaldi ma al civico 28. Il proprietario della libreria, Giovan Battista Bucci-Fania (Foggia, 1862 - Bari,1935) fu un discreto libraio-editore e va ricordato come il terzo direttore della “Biblioteca Comunale” di Foggia, dopo le direzioni affidate a Casimiro Perìfano e a Giuseppe Villani. A questo indirizzo (http://www.bibliotecaprovinciale.foggia.it/MC/meravigliosa_capitanata/103/a/Bucci-Fania_Giovanni_Battista/introduzione.aspx ) la scheda da me curata per ‘La Meravigliosa Capitanata’.
La prima pagina del "Bollettino"
L’intervistatore si firma F. Parisi e non è stato facile scoprire chi poteva celarsi dietro quella misteriosa “F”. Si trattava di Felice Parisi (1), figlio di Lorenzo Parisi, laureatosi all’Università di Napoli. Fu nella città partenopea che, con ogni probabilità, conobbe Giordano, il quale gli concesse nel 1892 la rara intervista di cui parleremo più avanti, data alle stampe, però, solo nel maggio 1893.
Il giornale curato da Parisi, il “Bollettino illustrato” di cui ci occupiamo in questo articolo, era nato sotto buoni auspici ma visse lo spazio d’un mattino, non essendo stati rintracciati altri numeri oltre questo numero uno. Di piccolo formato e su tre colonne, uscì ad otto pagine, con quelle centrali ampiamente occupate da una bella illustrazione relativa all’opera giordaniana “Mala Vita”.
Il titolo dell’articolo – UMBERTO GIORDANO e MALA VITA – trae in inganno il lettore, perché le cose importanti, seppur sintetizzate in poche battute, riguardano la nuova opera a cui l’illustre foggiano stava lavorando. Una immagine dell’epoca di Giordano, capelli neri e baffoni, è posta sempre in prima pagina, incastonata tra l’editoriale e l’intervista.
Coincidenza vuole che quasi nello stesso periodo in cui il “Bollettino” foggiano vedeva la luce, a Firenze nascesse anche una storica rivista, il “Giornale Dantesco”, edito da Leo S. Olschki. (2)
Cito questa importante rivista non a caso. Solo dopo molti tentativi andati a vuoto in altre direzioni, scorrendo le sue pagine ho potuto scoprire come la “F” di Parisi stesse per Felice, il fondatore del “Bollettino illustrato”, e che a Foggia era responsabile della sede foggiana della celebre Società Dante Alighieri. (3) In realtà il giornale di Parisi nacque mensile e chiuse poco dopo, nonostante i buoni propositi dichiarati nell’editoriale di presentazione nel quale si faceva cenno alla volontà di trasformarsi presto in quindicinale e, se sorretti dalla fortuna, in decadale.
Quasi certamente il “Bollettino illustrato” chiuse i battenti perché di lì a poco, il 29 ottobre 1893, nasceva nella vicina Cerignola un settimanale di buona qualità e rilevanza anche nazionale, “Scienza e Diletto”, al quale Parisi collaborerà attivamente, almeno fino al 1895. La nuova pubblicazione perseguirà gli stessi intendimenti evocati dal “Bollettino”, avvalendosi di firme importanti e sopravvivendo con regolarità fino al 1907.
Ma Felice Parisi, che era avvocato ma che, probabilmente, non esercitò mai pienamente la professione, due anni dopo ci riprovò, dando vita ad una interessante rivista, “il Rinascimento”, una rassegna di lettere, scienze e arti, in linea, quindi, con i propositi espressi nell’unico numero edito del suo “Bollettino illustrato” e che ebbe anche buona risonanza nazionale, viste le collaborazioni. Dichiarata quindicinale, la rivista era di fatto mensile ma, negli ultimi anni, i fascicoli vennero raccolti e pubblicati due volte l’anno.
“Il Rinascimento” nacque a giugno del 1895 e sopravvisse quasi certamente fino agli ultimi anni del secolo. L’unico numero disponibile presso la Biblioteca Provinciale di Foggia risale alla fine del 1898. Lo stampava lo stabilimento tipografico Ferreri-Trifiletti mentre la redazione era ubicata in via Nicola Parisi e l’amministrazione in corso Vittorio Emanuele.
Parisi passeggiava con Giordano nella grande piazza del Plebiscito, a Napoli. Era un caldissimo mese di luglio del 1892 e i due foggiani cercavano refrigerio. Altri foggiani sono nei pressi: “…poco lungi da noi, nella stessa piazza, la famigerata Banda rossa di Sansevero, venuta a Napoli per commissione di Don Mariano Vacca, su una piatta forma di legno improvvisata presso le mille porte della Birraria Gambrinus, eseguiva assai lodevolmente dei motivi estratti dall’Amico Fritz. 
E Umberto, passandosi sulla fronte per la millesima volta il fazzoletto, mi diceva gli alti pregi dell’opera di Pietro Mascagni.
Credetti di sorprendere in lui uno dei rari momenti di espansione, dirò così, musicale; e, mentre egli meno se l’aspettava, temendo che il momento buono passasse, gli rivolsi questa domanda che mi stava da lungo tempo sulla lingua:
E tu ora che fai?
Poco mancò che non lo rendessi taciturno per il resto della serata.
Laconicamente egli mi rispose:
E che vuoi che faccia? Lavoro.
Non mi scoraggiai; e mi servii dell’astuzia la più ingenua:
Ho saputo che lavori ad una nuova opera, è vero?
Si.
E non se ne può saper niente di questa tua opera?
Che ti debbo dire? È in tre atti, come Mala Vita.
E… gravida di verismo, pure come Mala Vita?
No, rispose; è invece la quinta essenza di purissimo sentimentalismo, è tutt’altra cosa insomma. Ma chi mi darà più il dramma potente come quello di Vito e Cristina?
Chi t’ha scritto il libretto?
Menasci e Targioni-Tozzetti. Ma ti prego, non domandarmi altro della mia opera.
E io rimasi quella sera con la mia curiosità in corpo. Non potei sapere né il titolo, né la tela della nuova opera di lui.
Ma sapevo qualche cosa: la nuova opera non era gravida, troppo gravida di verismo come Mala Vita, della quale il Giordano ammirava pur sempre la potenza della drammatica situazione.
Il mistero è presto chiarito dalla biografia del compositore foggiano. L’opera alla quale stava lavorando era “Regina Diaz”, un'opera lirica in due atti (a differenza dei tre, dichiarati nell’anteprima a Parisi – ndr) composta da Giordano su libretto di Giovanni Targioni Tozzetti e Guido Menasci.
Si tratta della seconda opera composta da Umberto Giordano e come lo stesso lascia trasparire nell’intervista concessa a Parisi, si assiste ad un provvisorio abbandono delle scene di vita vissuta del Verismo a favore di un melodramma romantico trattandosi di una storia d’amore e di complotti che, per la cronaca, lo stesso Gaetano Donizetti aveva già musicato nel suo melodramma tragico, in tre atti, “Maria di Rohan”.
“Regina Diaz” sarà rappresentata per la prima volta il 5 marzo 1894 al ‘Teatro Mercadante di Napoli. Riscuoterà un certo successo di pubblico ma non piacerà a Sonzogno, per il quale Giordano era stipendiato con 300 lire al mese, e che imprevedibilmente lo licenzia. Il Maestro riuscirà a evitare il tracollo riabilitandosi con la promessa di una nuova opera, per la quale si metterà presto al lavoro, trasferendosi a Milano. E sarà la consacrazione mondiale di Umberto Giordano, trattandosi del celebre “Andrea Chénier”, il cui allestimento non avrà però vita facile.
Tornando all’articolo del “Bollettino”, prima della chiosa finale arricchita da un simpatico incontro dei due con un grande della cultura e della letteratura italiana, Felice Parisi si dilunga su Mala Vita, sul racconto di quel dramma così bene musicato da Giordano. E ricorda l’eco di quel successo, raccolto in vari teatri, precisando:
L’affermazione dell’artista, dell’operista è stata larga, piena, indiscussa.
Il pubblico romano è stato unanime nell’applauso, e han confermata la sua impressione tutti gli altri pubblici ai quali Mala Vita si è ripetuta, nei teatri d’Italia ed esteri.
La critica ha discusso gli intendimenti artistici del giovane maestro polemizzando sulla scelta del soggetto; ha discusso di verismo nell’arte musicale; ma in fondo tutti i critici sono stati d’accordo nel salutare una nuova speranza dell’arte nell’autore di questa Mala Vita.
Nei giovani si raccolgono le speranze, e Umberto Giordano è giovane; che egli continui nei suoi studi e sempre più belle affermazioni dia all’arte italiana del suo forte ingegno.
È questo l’augurio di tutti: che la speranza dell’oggi si affermi e diventi gloriosa realtà nell’avvenire.
* * *
L’intervista volge al termine. Anzi, prende piede ancora una volta il racconto, sul filo della memoria, più che l’intervista.
In quella stessa sera nella quale riuscii a saper tanto poco da Umberto circa la sua nuova opera, dopo che la banda sanseverese ebbe cessato di suonare, sedemmo, Umberto ed io, ad uno dei tanti tavolini sparsi nella piazza innanzi al Gambrinus; Gabriele d’Annunzio ci passò innanzi, entrando nella birraria:
Oh, caro Umberto; che fai a Napoli?
  E Umberto, asciugandosi per la cento millesima volta il sudore dalla fronte:
  Eh, lo vedi, mala vita, caro.
L’articolo si chiude con la firma (parziale) dell’autore: F. Parisi.
Non si può certo parlare di intervista in senso lato, sia perché si tratta della sintesi di un dialogo ripreso dal passato, cioè dall’anno prima, sia perché a quell’epoca il giornalismo parlava un’altra lingua e le interviste scorrevano su binari tecnicamente molto diversi dai tempi attuali.
Ci resta, però, l’immagine nitida di una giornata speciale, culminata con l’incontro veloce di Giordano col grande D’Annunzio, che a Napoli non si trovava certo di passaggio quel giorno. Nella metropoli campana, infatti, il Vate visse tre anni, dal 1891 al 1894, durante i quali scrisse anche il testo di una romanza, “’A vucchella”, musicata molti anni dopo da F.P. Tosti e che sarà eseguita finanche da Enrico Caruso, Luciano Pavarotti e Roberto Murolo.
Mi auguro che questo mio nuovo contributo serva a irrobustire l’ampia bibliografia sul grande compositore foggiano del quale emerge, in questa breve intervista, soprattutto la riservatezza, privata dell’aspetto scaramantico.
Mi piace, invece, riproporre un passaggio importante dell’articolo, allorché Felice Parisi celebra il giovane e talentuoso Giordano, immaginandolo futura gloria dell’arte musicale italiana:
Nei giovani si raccolgono le speranze, e Umberto Giordano è giovane; che egli continui nei suoi studi e sempre più belle affermazioni dia all’arte italiana del suo forte ingegno.
È questo l’augurio di tutti: che la speranza dell’oggi si affermi e diventi gloriosa realtà nell’avvenire.
Maurizio De Tullio


NOTE

(1)   Non è dato sapere se fosse un parente del celebre pittore foggiano Nicola Parisi, che a Napoli visse a lungo divenendo pittore di gran fama e contribuendo alla nascita del locale Istituto di Belle Arti, ove insegnò. Più o meno negli stessi anni, un altro Felice Parisi, sempre a Foggia, dava vita ad una società ciclistica, il Veloce Club, e la notizia della nascita del sodalizio sportivo fu riportata nel primo numero de La Gazzetta dello Sport”, nata (su carta verde) il 3 aprile 1896.
(2)   Dal 1928 la rivista prese il sottotitolo di “Annuario dantesco” e divenne di fatto annuale per cessare nel 1940, alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale.

(3)   “Giornale Dantesco”, I, 1, Firenze, 1893:  “Il 1° di maggio p.v. (cioè 1893 – ndr), a cura del Comitato locale della Società Dante Alighieri, si incomincerà a publicare a Foggia un Bollettino con lo scopo di diffondere, specialmente nelle provincie meridionali, la conoscenza delle migliori produzioni scientifiche, letterarie e artistiche contemporanee. Questo bollettino sarà quindicinale, e verrà redatto dal signor Felice Parisi segretario della Società.

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