domenica 26 giugno 2016

La storia dell’abbazia di Kàlena deve andare avanti

di Francesco A. P. Saggese
È stato bello in questi giorni, ora dopo ora, vedere l’Abbazia di Santa Maria di Kàlena risalire nella classifica dell’ottavo censimento dei “Luoghi del Cuore del Fondo Ambientale Italiano da non dimenticare”.
Tutto merito di un tam tam di post e condivisioni su Facebook e, non da ultimo, gli appelli del pittore Day Gilles Trinh Dinh. Mentre scrivo, l’Abbazia si colloca al sedicesimo posto con 384 voti  su una classifica nazionale che l’anno passato ha visto censire oltre 33.000 luoghi del cuore, un numero prevedibile anche per quest’anno.
Il podio vedrà premiare con un contributo economico i primi tre classificati, oltre ad alcuni luoghi tra i più cliccati; un contributo arriverà anche dal Gruppo Intesa Sanpaolo al luogo che raggiungerà una soglia minima di 1.500 segnalazioni, compilando una cartolina disponibile presso le proprie filiali.
Attualmente il primato spetta al Castello di Sammezzano in provincia di Firenze, con oltre 3.000 voti. Seguono le Terme del Corallo in provincia di Firenze, con circa 1.200 voti, e al terzo posto con poco più di 900 voti la Ferrovia del Drink e la Miniera in provincia di Aosta.
Dalla posizione attualmente occupata, l’Abbazia di Kàlena riesce a vedere il podio e lo fa come primo luogo del cuore F.A.I. del Gargano e quindi dell’intera e vasta provincia di Foggia.
Allora, cosa vogliamo fare?
Ho fatto mia questa ‘battaglia’, perché la ritengo innanzitutto una battaglia culturale di fronte all’immobilismo Pubblico (con la P maiuscola) e privato; in secondo luogo perché sono garganico e ritengo che questo patrimonio, sito nell’agro di Peschici, appartenga al Gargano intero e, non da ultimo, perché rispetto la Storia e con essa la storia di un luogo e quindi del suo popolo.

Ho seguito sempre con grande interesse la battaglia di Teresa Maria Rauzino, sentinella della prima ora di questa Abbazia, che instancabilmente e ammirevolmente ha dato voce a ciò che non l’ha più, e cioè alla storia delle mura dell’abbazia, degli altari, delle cripte, dell’abside, abbandonate all’incuria degli uomini e alla loro incapacità di trovare soluzioni.
Vogliamo essere questo?
Quale storia vogliamo raccontare a chi verrà dopo di noi?
Vogliamo renderci complici di questo abbandono?
Vogliamo continuare a credere che il problema non sia il nostro?
Lo so, mi direte che questa del F.A.I. non è la soluzione.
Ma è un primo nodo che si può sciogliere.
Ed è il nodo dell’indifferenza - quello peggiore e più duro da sciogliere - pubblica e privata.
Abbiamo tutta l’estate davanti per scalare la classifica.
Saranno tanti gli appuntamenti nelle nostre notti d’estate, tanti i turisti che arriveranno, sarebbe utilissimo l’impegno trasversale delle piazze, dei comitati festa, dei festival per la promozione di questa causa.
Perché, oltre a votare sul web, occorre raccogliere tante firme di sostegno sugli appositi moduli cartacei predisposti dal F.A.I., come sta facendo Francesco Pio Martella, un ragazzino di seconda media, aiutato dalle sue insegnanti.
Quindi, se non vi siete stancati di leggermi, ricordatevi due cose.
Il voto si esercita in due modi: (1) sul web a questo indirizzo: http://iluoghidelcuore.it/luoghi/4248  (una volta cliccato sul link e necessario registrarsi e confermare la registrazione sulla propria posta elettronica e poi votare, non basta quindi un semplice ‘mi piace’); (2) attraverso la sottoscrizione degli appositi moduli predisposti dal F.A.I.; a riguardo sono già presenti sul territorio quelli che mi piace chiamare gli ‘ambasciatori dell’Abbazia di Kàlena’, presenti a Foggia con Santa Picazio e Enzo D’Amato, a Peschici con Piero Giannini e Angela Campanile, a Rodi Garganico con Teresa Maria Rauzino e, se vi interessa, sopra il Po io.
(È possibile richiedere i modelli contattando Teresa sul suo profilo fb).
Qualche riga sopra ho scritto che l’Abbazia oggi non ha più voce: ma un tempo l’aveva, forte e vigorosa. Una voce che correva su strade e mulattiere, oggi in gran parte scomparse, che la collegavano a oltre trenta chiese in suo possesso, con le relative pertinenze e mulini, case, terre, oliveti, diritti di pesca su Varano, diritti feudali su Peschici e sul casale di Imbuti.
L’Abbazia di Santa Maria di Kàlena fu un centro religioso e culturale conteso dai monasteri di Tremiti e Montecassino, protagonista di storie e di leggende.
Oggi, di quella che fu una tra le abbazie più antiche e più belle d’Italia, oltre che simbolo dell’arte dell’intero Gargano, sono rimasti solo dei ruderi, che il tempo sta lentamente ingoiando.
Non facciamo morire anche questa storia.
Francesco A. P. SAGGESE

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