domenica 24 luglio 2016

La Capitanata vince solo se coesa

La contesa sulla leadership della cabina di regia del Patto per la Puglia è, come si usava dire una volta, una questione squisitamente politica.
Ciascuno dei contendenti ha le sue ragioni. Il presidente della Provincia, Francesco Miglio la rivendica in forza del tradizionale ruolo di ente intermedio che rappresentava una volta una prerogativa dell'amministrazione di Palazzo Dogana. Il sindaco di Foggia, Franco Landella, si richiama invece all'area vasta prevista da Capitanata 2020 che vedeva la città di Foggia quale capofila del l'aggregazione di comuni del Tavoliere e del Gargano, riconoscendo alla Provincia una funzione di coordinamento.
Il modello dell'area vasta non ha però mai del tutto convinto, per gli stessi problemi che stanno mettendo a dura prova la cabina di regia.
Piccole e grandi gelosie istituzionali, localismi e soprattutto la mancanza di una visione unitaria e condivisa del territorio e delle sue istanze di sviluppo impediscono alla Capitanata di mettere le ali, di trasformare le sue potenzialità in autentici fattori di sviluppo.
Non c'è dubbio che la soppressione delle Province per la terra dauna costituisce un'ulteriore mazzata. La Provincia di Foggia non è come quella di Fermo. Un territorio così ampio e plurale ha bisogno di un autorevole livello di governo.
In questo scenario, Foggia è chiamata a svolgere con maggiore consapevolezza il suo ruolo di Capitale e Capoluogo. Effettivamente, era forse questo l'aspetto più intrigante di Capitanata 2020 e di alcune intuizioni quali la Pentapoli e il progetto del treno tram.
Se le cose stanno così, si capisce bene come più che litigare tra di loro, provincia e Comune dovrebbero adoperarsi per tracciare percorsi condivisi e il più possibile inclusivi.
Quando lo hanno fatto, sono riusciti ad ottenere risultati addirittura storici per la comunità.
Un caso su tutti: la Giornata di mobilitazione per l'Università voluta dagli allora presidente e sindaco Michele Protano e Gianni Mongiello che riuscì a portare in piazza ventimila persone ma anche tutte le altre istituzioni, a cominciare dalla Chiesa, e poi le imprese, i sindacati, i giovani.
Fu una grande pagina di democrazia e di coesione il cui spirito andrebbe oggi recuperato soprattutto allo scopo di dare senso, spessore e respiro alla cabina di regia che non è il fiore all'occhiello di questo o quel personaggio ma un serio strumento di costruzione del futuro.

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