martedì 9 agosto 2016

Castrignano: "Favorire il partenariato, per affrontare la questione meridionale"

Salvatore Castrignano, all'epoca coordinatore provinciale della Cgil, fu tra i protagonisti del coraggioso ripescaggio dell'idea federativa lanciata qualche anno prima dal presidente della Provincia, Antonio Pellegrino, e che coinvolgeva, assieme a quella dauna, anche le province di Campobasso, Benevento e Avellino.
Con Castrignano si adoperò, sulla sponda molisana, l'allora segretario regionale della Cgil, Michele Petraroia. Com'era accaduto già sul versante istituzionale, anche la bella intuizione sindacale non riuscì a spiccare il volo.
Senonché restano tutti i temi di fondo di quella idea: la necessità di un progetto condiviso che metta assieme le aree interne, che sono a maggior rischio di desertificazione. Petraroia ha recentemente rilanciato la questione, in riferimento ai Patti per il Sud, accusando il governo di aver frammentato l'intervento, riducendolo ad uno spezzatino senza amalgama. Alla tesi di Petraroia, oggetto ieri di una lettera meridiana, risponde oggi Salvatore Castrignano.
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Quella di Michele Petraroia, ben ripresa e contestualizzata da Geppe Inserra, è una giusta analisi, che rivela un aspetto della complessità della questione Meridionale. Ovvero la difficoltà della integrazione delle nostre aree interne a fronte di una pressoché totale inesistenza di visioni e politiche di sistema che le considerino potenzialità aggiuntive per accrescere la complessiva offerta culturale, naturalistica, paesaggistica ed anche insediativa territoriale.

La competizione tra debolezze più o meno accentuate non aiuta. Sui temi della dotazione e funzionalità infrastrutturale, ma non solo, il Governo nazionale e quelli regionali farebbero certamente cosa eccellente se incentivassero partenariati ed azioni fra diversi territori regionali, come quella accennata con riferimento alle quattro province di Foggia, Campobasso, Avellino e Benevento, intuizione e progettualità che 10 anni fa la CGIL perseguì e che non a caso vede il rilancio nel merito nelle valutazioni di Petraroia, che ricordo bene aver contribuito fattivamente alle proposte progettuali ed alla redazione del richiamato documento.
Oggi quella attività pionieristica potrebbe e dovrebbe ricevere più ampie convergenze, ricordo che anche Giulio Colecchia alla Conferenza del 4 dicembre scorso sul Masterplan per il Mezzogiorno accennò ad una necessità di coordinamento progettuale tra le regioni meridionali, auspicando al proposito una regia del Governo. Ora, per quanto ci riguarda, l'impegno e l'azione delle Istituzioni e delle parti sociali del nostro territorio sembrano farsi più mature. Finalmente ci si muove ri-mettendosi insieme.
Nel confronto con la Regione e verso le azioni del Governo per affermare le ragioni di uno sviluppo equo e qualificato occorre anche e forse soprattutto recuperare il senso e la memoria delle cose fatte. Quelle valide e rivelatesi ancora oggi obbligate e decisive. Non solo strategie di rete per marcare un principio di equità e per evidenziare che la Capitanata esiste. Quella da aprire e continuare con grande coraggio e continuità non è una gara di fioretto che si vince assestando qualche stoccata. Ci vuole il respiro ampio e lungo necessario per una maratona, un grande dinamismo che comporta atti concreti e decisioni da assumere con soggetti di più territori e portatori di esigenze ed interessi articolati su aspetti della vita quotidiana dei cittadini e delle imprese. Non solo la testimonianza di un ruolo e l'indicazione di priorità, ma la lungimiranza di un tessuto vitale che costruisca con l'ausilio della conoscenza e con la indispensabile perseveranza percorsi ed attività che lo impegnino in diversi "campi" ed i cui obiettivi siano motivo di nuove e tangibili speranze di riscossa sociale, di un rinnovato protagonismo e coinvolgimento per l'insieme delle forze produttive e del lavoro.
Pianificare questo processo richiede tappe vincolanti come quelle di monitorare e rendere più consono l'uso delle risorse in campo, ascoltare e dare voce ai bisogni, saper interpretare la propria storia economica e sociale ed organizzare le energie e le potenziali iniziative utili ed attivarle accettando di correre il rischio di navigare in mare aperto. Il resto, oggi forse molto altro, attiene anche al dinamismo civico e sociale... ma questa è una storia a parte e certo conviene che tra i cittadini si parli anche di come essi dovrebbero interessarsi al proprio futuro.
Salvatore Castrignano

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