sabato 13 agosto 2016

Lo sviluppo della Capitanata non è una gara di fioretto (di Salvatore Castrignano)

Un modello di sviluppo funziona se è l'espressione - politica, culturale, civile - della comunità che è poi chiamata a costruirlo ed interpretarlo. È per questa ragione che, senza una visione coesa e solidale del futuro, non c'è uno sviluppo autentico, ma soltanto giochini campanilistici, furbizie tattiche che non portano da nessuna parte.
Me ne sto convincendo sempre di più, ed è su questo argomento che Salvatore Castrignano ha elaborato le interessanti ed approfondite riflessioni che seguono. Fare sistema non può più limitarsi ad essere uno slogan, deve diventare prassi concreta e quotidiana. Ringrazio Salvatore per aver voluto  mettere a parte della sua analisi gli amici e i lettori di Lettere Meridiane, ai quali consiglio di leggere con attenzione la nota di Castrignano. (g.i.)
* * *
L’involuzione dei processi produttivi e di sviluppo territoriale in questi anni non è stato un caso per la Capitanata.
Non che prima non vi fossero difficoltà e divari rispetto ad aree più avanzate del Paese, tutt’altro! Ma non si può fare a meno di rendere il giusto valore all’impegno profuso in precedenza da chi ha rappresentato nei diversi ruoli i cittadini, per aver fronteggiato le arretratezze promuovendo investimenti sul contesto civile ed insediamenti manifatturieri, in forme talora controverse e non sempre rispondenti alle nostre peculiarità territoriali, ma sicuramente capaci di costituire strategie di sviluppo insediative ed occupazionali e di essere motore per la nostra economia e qualità della vita. Così è stato per le infrastrutture urbanistiche e sociali e per quelle di servizio alle attività imprenditoriali realizzate anche grazie alla Cassa per il Mezzogiorno, per l’attivazione di aree produttive, per il supporto all’insediamento ed alla presenza di grandi gruppi, finanche per i più recenti processi di re-industrializzazione.

Il punto di caduta si è manifestato nella incapacità, all’occorrenza, di saper consolidare l’esistente e di innovarlo costruendo basi più attrezzate per il dopo, prima che la crisi prendesse il sopravvento. Insomma, la capacità operativa, la continuità progettuale, la innovazione propositiva e il fare sistema non sono state le doti di chi ha di recente rappresentato il nostro territorio nelle sue diverse espressioni istituzionali e di governo, nella società e nella economia.
Potrebbe essere la sintesi di una analisi già nota, ma la necessità di questo richiamo si inserisce nella maturazione e nella attivazione odierna di nuovi processi a cui penso che occorra imprimere una più solida e lungimirante direzione, per evitare di continuare a fallire negli obiettivi.
Il riferimento è al ricostruito “tavolo” per lo sviluppo territoriale, a cui, dopo oltre 6 anni di assenza, finalmente si è ridato forma ed operatività presso la Provincia.
Risalta inoltre il ritrovato spirito propositivo attorno al Porto della Capitanata che fa ragionare, insomma, di reti di cui far parte per investire proficuamente possibili risorse e inespresse potenzialità.
Non sfuggono il particolare protagonismo e l’impegno a realizzare concertazioni e progetti condivisi di sviluppo territoriale da parte di specifici organismi aggregativi di natura pubblica: alcuni GAL (gruppi di azione locale), l’ASI (Consorzio per lo sviluppo industriale), il D.A.Re. (distretto agricolo regionale).
La spinta alla cooperazione tra gli Enti locali della nostra provincia trova inoltre motivo di speranza dalla neonata Associazione dei Comuni Foggiani, che è auspicabile riceva, qui e là, attenzioni e giudizi ponderati e scevri da logiche di astratta contrapposizione politica, potendo essere un utile strumento per accompagnare o addirittura promuovere la costituzione di una Agenzia Unica per lo Sviluppo del Territorio.
I presupposti per iniziare a scrivere una pagina di rilancio sembrano affiorare, dunque, ma occorre fare il possibile perché essi non si rivelino una reazione circoscritta e temporale, imposta da un ruolo che si ricopre ed a fronte di ulteriori evidenti ed ingiuste penalizzazioni come quella sul Patto per il Sud. Lo sviluppo territoriale non è, per dirla in termini sportivi, una gara di fioretto nella quale cercare di assestare qualche stoccata. Piuttosto è identificabile con una impegnativa maratona da affrontare con fiato lungo, determinazione e giusta resistenza fisica.
Serve tenere in buona considerazione ciò che di utile in passato si è costruito e dare coerente risalto alle reali potenzialità di cui il territorio già dispone, sostanzialmente contenute nell’unica progettualità di sistema di cui disponiamo, ovvero Capitanata 2020, il cui valore tutti ora riconoscono, ma solo in piccola parte realizzata. Su di essa il sistema politico ed istituzionale deve recuperare un atteggiamento di consapevolezza, non utilitaristico, monitorandola, aggiornandola, integrandola, recependola nello spirito e valorizzandola con le risorse (anche umane) appropriate.
Strumenti collegiali e reti che si richiamassero a quella importante esperienza di pianificazione, hanno bisogno di essere supportati dalla memoria storica e da finalità progressive, affinché non si stia solo a rincorrere ed a cercare di porre rimedio ai ritardi, ma si punti anche a recuperare terreno rispetto ai dinamismi produttivi, economici e sociali che avanzano.
La nuova cabina di regia, gli investimenti possibili per la portualità e per la intermodalità, il dinamismo degli organismi pubblici di sviluppo locale otterranno risultati validi se opereranno e se si articoleranno in coerenza con progetti e visioni ampiamente condivisi, con competenti direzioni dei processi che oggi sono ancora per lo più affidati alla autoreferenzialità di Presidenti e di Commissari espressioni di convenienze particolari e di equilibri politici, se infine si favoriscono ulteriori aggregazioni operative e si finalizzano le risorse a sistemi e obiettivi di competitività più vasti.
Questa rinnovata dimensione ideale e strutturale è fondamentale per poter entrare nel merito delle singole opportunità, decidendo insieme il futuro del nostro territorio, più pronti e più capaci di fare scelte appropriate e di incidere per farle valere, nell’interesse esclusivo delle nostre comunità.
12 agosto 2016 - Salvatore Castrignano

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