sabato 6 agosto 2016

Su Rai Uno la vergogna del Grand Ghetto

Quando si parla della provincia di Foggia, alla televisione di stato, è solo per parlarne male. La vergogna del Grand Ghetto del Tavoliere approda a La vita in diretta. Sergio De Nicola intervista il segretario generale della Cisl, Emilio Di Conza, ma all'esterno del ghetto. Alle telecamere della popolare trasmissione pomeridiana è stato vietato l'ingresso: perché, come si sa, il villaggio è sottoposto a sequestro penale da parte della direzione investigativa antimafia e perché gli immigrati non hanno voluto essere ripresi: temono di essere visti nei loro paesi di origine, spiega il giornalista, e non vogliono far vedere ai loro parenti ed amici rimasti in Africa le condizioni di miseria in cui versano. Invisibili due volte, insomma, e per loro libera scelta.
Dallo studio di Rai Uno giunge anche un dato, drammatico ed inquietante, sulla consistenza del lavoro nero nei campi del Tavoliere: sarebbero 12.000 i lavoratori senza un regolare contratto impiegati nelle aziende del Foggia.
Piero Sansonetti, opinionista televisivo e direttore de Il dubbio attacca: "Dietro il lavoro nero e il caporalato si nacondono spesso situazioni di vera e propria schiavitù.E' il problema più grande del Mezzogigorno, è un problema di civiltà, e il sindacato non fa molto per contrsasrlo. Perché non è mai stato indetto uno sciopero generale contro la piaga del caporalato."
Di Conza non ci sta e contrattacca, ricordando la manifestazione nazionale che si è svolta qualche anno fa, proprio a Foggia, all'indomani dell'ennesimo episodio di schiavismo verificatosi nel ghetto. Poco prima, il sindacalista aveva risposto ad una domanda di De Nicola sulla crisi dei prezzi agricoli, che spingerebbe gli agricoltori ad aggirare i contratti: "il problema esiste, ma non può essere scaricato sulle spalle dei lavoratori."
La conduttrice congeda quindi il giornalista ed il suo ospite. Certamente, la Rai fa bene ad affrontare il problema del lavoro nero e del caporalato anche nelle trasmissioni di maggior audience. Ma si tratta di questioni profonde e complesse, che avrebbero bisogno di ben altro spazio e di un maggiore approfondimento.

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