sabato 8 ottobre 2016

Cinemadessai | Week end in tv all'insegna dei capolavori

Giulietta Masina e Carla Del Poggio in Senza Pietà
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OGGI
Tra tutti i cineasti che ho conosciuto, Alberto Lattuada è quello che più mi ha colpito per la sua profonda umanità ed umiltà, e per la sua idea che la forza del cinema sta nelle storie che riesce a raccontare.
Senza pietà, che Rai Storia  manda in onda domani alle 18.00, racconta una storia che  mi piace suggerire in modo particolare ai foggiani, perché è una denuncia dei mali provocati dalla guerra e dai bombardamenti (è ambientato a Livorno, come Foggia pesantemente danneggiata dai raid aerei degli alleati, ma anche della forza di quanti non si sono arresi alle brutture, e hanno lavorato per costruire il futuro.
"Soltanto quando cessa il rumore dei combattimenti - si legge nei titoli di testa - gli uomini scoprono l'orrore della guerra e si ritrovano persone ed il loro castigo si rinnova ogni giorno. Questo film vuole essere una testimonianza di verità. La storia si svolge in Italia, ma potrebbe svolgersi in qualunque parte del mondo dove la guerra ha fatto dimenticare negli uomini la pietà."
La sceneggiature è firmata da Federico Fellini e Tullio Pinelli. Nel cast  John Kitzmiller, Carla Del Poggio, Pierre Claudé, Giulietta Masina e Folco Lulli.  La colonna sonora è di Nino Rota.
La pellicola narra le disavventure di Anna, costretta ad andare via da casa per una maternità che tra l’altro non va a  buon fine. La donna si mette alla ricerca del fratello, che nel frattempo è morto, ed incappa in una serie di tristi vicende che la spingeranno alla prostituzione e ad un intenso rapporto affettivo con un soldato americano di colore, con cui cercherà di fuggire….
Perfettamente iscritto nella grande stagione neorealista, Senza pietà è un film crudo e disperato, ma prezioso. Lattuada riesce a fondere mirabilmente gli stili tipici del neorealismo con un ritmo intenso e coinvolgente all'americana.
Qui sotto il promo della edizione in americano (dialoghi in italiano)


DOMANI
Per capire cosa fosse il cinema italiano all’inizio degli anni Sessanta, basti ricordare questo: al Festival di Cannes del 1960, Federico Fellini conquistò la Palma d’oro con La dolce vita, mentre Michelangelo Antonioni ottenne il premio della critica con L’Avventura.
Se il neorealismo aveva raccontato la miseria e la distruzione anche morale provocate dalla guerra, nasceva una nuova grandissima generazione di autori che riflettevano sull’ormai incombente boom economico e sui suoi limiti.
È difficile dire qualcosa che non sia già stato detto a proposito de La dolce vita:  un classico a tutti gli effetti, dal titolo, divenuto ormai proverbiale, alla celeberrima inquadratura della fontana di Trevi, nota quanto La Gioconda, alla mitica colonna sonora di Nino Rota, è probabilmente l’opera più citata del cinema italiana, e non è un caso che Sorrentino con La grande bellezza, che è a suo modo un remake del capolavoro felliniano, abbia vinto l’Oscar (che La Dolce Vita conquistò soltanto per i costumi ii bianco e nero).
È certo un irripetibile esempio di come si possa racconta una città, un’epoca, un’atmosfera rinunciando alla linearità temporale, attraverso pura poesia, sospesa tra testo, immagine e musica. Eccezionale. Su Iris, domenica sera, alle 23.25.

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