domenica 9 ottobre 2016

Solo i giovani possono ribaltare i nostri errori (di Franco Antonucci)

Apprezzo sempre tantissimo (e credo di interpretare, in questo i sentimenti di tutti gli amici e ii lettori di Lettere Meridiane) le riflessioni di Franco Eustacchio Antonucci. Quella che segue, però, mi è piaciuta in modo particolare. Potrebbe diventare un manifesto, una bandiera per la provincia di Foggia. Sicuramente tocca un aspetto nevralgico del suo futuro. Senza giovani non si può costruire un futuro, senza giovani non è possibile nemmeno cercare di costruire una nuova classe dirigente. Ma Foggia e la Capitanata i giovani ce l'hanno: belli, simpatici, estroversi, fantasiosi e intelligenti, come scrive Franco. Non si tratta, allora, soltanto di impegnarsi per impedire che vadano via o, se l'hanno già fatto, che ritornino. Si tratta di credere profondamente che loro, e solo loro, possono ribaltare i nostri difetti endemici. Si tratta di pensare veramente e seriamente ad una "nuova formazione professionale e dirigenziale" nativa, locale. Sono assolutamente d'accordo con Antonucci. E voi? (g.i.)
* * *
Qualche giorno fa a Pescara il Plant Manager (termine inglese per indicare il Direttore di Stabilimento) Angelo Coppola della Fiat Sevel di Val di Sangro ha tenuto un incontro, teso a sollecitare la necessità di formare una nuova classe dirigente locale, in ambito economico produttivo-industriale ampio, ad alto livello dirigenziale, in particolare internazionale (World class).
L'invito era ovviamente indirizzato al territorio della Val di Sangro e del limitrofo Abruzzo in generale, ma perfettamente estensibile, per logica ma anche per pertinenza diretta, ai vari territori meridionali, con analoghi problemi e potenzialità.

È assolutamente condivisibile e necessario, prima di parlare di "nuovi" modelli di sviluppo territoriale, pensare ad una "nuova formazione professionale e dirigenziale" nativa, locale, senza la quale i rispettivi territori del Sud continueranno ad essere semplicemente colonizzati, crescendo per grazia altrui. Ci vuole la nuova forza dei nostri giovani, per ribaltare i nostri difetti endemici.
Rispetto a questi presupposti, viene in mente - ed è inevitabile non cogliere l'occasione - il fatto che qualcuno spesso sottovaluta le capacità autonome, autoctone, di poter produrre una classe dirigente altamente specializzata in loco, con le nostre forze e le nostre capacità di intelligenza e di cultura particolare. Qualcuno, ancora peggio, mortifica l'Università di Foggia, sostenendo che non possono esistere mille e mille Sedi universitarie generali in ogni provincia. Ritenendo, per giunta, che un'Università in una città marginale come Foggia sia esagerato. Meglio centralizzare tutto nella città metropolitana pugliese.
Concetto giusto in generale, nei confronti del teorema parossistico di "una Università per ogni città", ma ci sono casi e casi.
L'Università di Foggia serve direttamente al suo territorio, da troppo tempo depresso, sia per sua distrazione, sia anche per effetto di altri soggetti ed Enti (prepotenti), che lo marginalizzano sempre più. Una nuova linfa culturale, invece, per una nuova città e soprattutto in sinergia con un nuovo territorio di Capitanata. Che finalmente stanno guardando lontano. Contro tutti e sono tanti. La Capitanata operosa ha necessità imprescindibile della sua "fabbrica della cultura".
In particolare l'Università di Foggia è essenziale nei confronti dei suoi settori produttivi vitali, essenziali, perché vengono direttamente dalla "sua natura". Che, per fortuna, sta là e nessuno ci può rubare (magari solo deturpare). Parliamo della sua Agricoltura, del suo Agriturismo nascente, della sua potenziale Agroindustria, del suo Turismo in generale, della sua attività industriale manifatturiera compatibile.
Soprattutto nell'intento di formare una sua nuova classe dirigenziale nativa, multi livello, multi professionale, multi culturale, capace di inventare i suoi nuovi modelli di sviluppo territoriale in modo più consapevole, intelligente ed impegnato. Possibilmente diversamente integrati.
Ci invidiano proprio la nostra intelligenza e la nostra multi-variegata conformazione morfologica, storica, culturale territoriale, globalmente considerata.
Ci offendono, usando il termine di "foggiano" come simbolo di "grezzo". Ci invidiano perché le nostre ragazze e i nostri ragazzi sono tra i più belli, simpatici, estroversi e fantasiosi-intelligenti, che girano nelle città d'Italia. Ragazze e ragazzi di Capitanata, che con la loro nuova cultura sapranno anche emergere con le loro particolari ed eccezionali qualità intellettuali.
Università di Foggia dacci una mano! Non ti far scoraggiare da chi ti vuole stringere in un angolo!
Eustacchiofranco Antonucci. 09-10-2016

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