mercoledì 19 ottobre 2016

Suor Paola nel ghetto, in prima linea contro il caporalato

Una volta nella campagne di Cerignola c’era Giuseppe Di Vittorio a difendere i braccianti, a lottare per la loro emancipazione. Un secolo dopo, nonostante le conquiste, lo sfruttamento non è stato ancora sradicato. Di diverso c’è soltanto il colore della pelle. Di uguale c’è la fame, la miseria, la necessità di lavorare che ti costringe a stare sotto il giogo dei caporali.
Una volta c’era Giuseppe Di Vittorio, oggi a difendere questa povera gente c’è una donna che indossa la tonaca: suor Paola Palmieri, della congregazione delle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoliresponsabile della Casa della Carità della diocesi di Cerignola. 
Per i circa 800 migranti che vivono nel ghetto di Cerignola, cinquanta casolari diroccati a Tre Titoli, è semplicemente “mamma Africa”.
La sua costante presenza è diventata un punto di riferimento e nello stesso tempo una speranza.
Questa bella storia di coraggio e di dedizione è raccontata in un reportage, pubblicato oggi, del quotidiano cattolico Avvenire firmato da Antonio Maria Mira e pubblicato integralmente sul sito web del giornale. 
Suor Paola si impegna strenuamente per difendere i migranti dallo sfruttamento dei caporali. La chiesa di Cerignola è del resto in prima linea. Nella parrocchia di San Domenico è stato costituito il gruppo degli Avvocati di strada, la Caritas diocesana ha avviato il Progetto presidio che consiste nell’accompagnare con un piccolo fuoristrada i braccianti nei luoghi di lavoro, sottraendoli così al pedaggio dei caporali.
Il mercoledì suor Paola organizza la preghiera comunitaria nel casolare che funge da bar, “dove c’è anche spaccio e prostituzione - si legge sull’Avvenire - ma dove le hanno anche fatto mettere una grande croce e l’accolgono con gioia, coi loro canti e balli.” Non ha paura, mamma Africa. Né dei caporali, che l’hanno minacciata, né dei protettori. Una volta è andata a pregare con le prostitute nigeriane: “c’era un via vai di clienti, anche italiani. Esperienza allucinante…”.
Il vescovo di Cerignola, monsignor Luigi Renna, ha voluto festeggiare i suoi 50 anni proprio in quel bar. E ora ha acquistato un terreno limitrofo dove mettere una struttura per pregare e incontrarsi. Che bella storia. Potete leggerla tutta cliccando qui.



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