mercoledì 30 novembre 2016

Villone: "La riforma Renzi-Boschi rottama la Costituzione nata dalla Resistenza"

Dissenso e democrazia sono le parole che più frequentemente risuonano nel Salone del Tribunale di Palazzo Dogana che ospita l’ennesimo appuntamento della campagna referendaria dei no. Una democrazia che, in nome della governabilità e della velocità, normalizza il dissenso, comprimendoli tra i tempi contingentati di approvazione delle leggi e clausole di supremazia dove vince sempre lo Stato centrale sulle autonomie e i territorio, può ancora dirsi una democrazia come quella nata dalla Resistenza? E si può forse capire meglio perché l’Anpi abbia fin dall'inizio detto no.
È questione di sostanza e non soltanto di riforma. Massimo Villone, professore emerito di Diritto costituzionale all'Università degli Studi di Napoli non ha dubbi “La riforma Renzi-Boschi rottama la Costituzione nata dalla Resistenza. Riduce i poteri del parlamento, spostando gli assi a favore del governo, senza che ciò venga bilanciato da un incremento della democrazia diretta. E, come se non bastasse, la riforma produce anche un notevole alleggerimento della democrazia partecipata.”
Il docente partenopeo boccia la riforma su tutta la linea, sottolineandone i vizi d’origine: “È una proposta che nasce male perché  approvata da parlamento delegittimato, sostenuta da un premier non votato, senza essere mai stata parte del programma di un partito o di una coalizione e infine licenziata solo grazie a quella maggioranza dichiarata incostituzionale dalla Corte.”
Il prof. Villone ha anche da dire circa il merito. “I 48 milioni di risparmio derivanti dall’abolizione del Senato elettivo sono ben poca cosa. Basti ricordare che spendiamo 60 milioni al giorno soltanto per le spese militari per la difesa. È per quanto riguarda la presunta accelerazione nell’iter di approvazione delle leggi, è utile rammentare la super velocità con cui sono stati approvati provvedimenti come la legge Fornero o lodo Alfano.  Non è il bicameralismo che rallenta o accelera l'iter delle leggi, ma la volontà politica. Viene il dubbio che si voglia scientemente indebolire il parlamento.”

Cinemadessai | Effetto notte, il cinema assoluto di François Truffaut

François Truffaut
OGGI
Effetto Notte è un film che ogni vero cinefilo non può fare a meno di vedere. Perché è una dichiarazione d’amore verso il cinema, un lungo viaggio sentimentale nella settima arte e nei suoi meandri. Scritto e diretto da François Truffaut (collaborarono alla stesura della sceneggiatura Jean-Louis Richard e Suzanne Schiffman) l’opera racconta la realizzazione di un film, Je vous présente Pamela (Vi presento Pamela), girato negli studi della Victorine a Nizza assieme alla vita e al lavoro degli attori, dei membri della troupe cinematografica e del regista, Ferrand (interpretato dallo stesso Truffaut), le cui storie personali s’intrecciano continuamente con la storia del film.
È forse il miglior esempio di metacinema (cinema che parla del cinema) di sempre. Lo stesso titolo è, a suo modo, un omaggio al cinema: effetto notte è infatti una tecnica che consiste nel rendere notturna una scena girata di giorno, attraverso uno speciale filtro che viene posto davanti all’obiettivo.
La narrazione procede tra incastri e incroci, citazioni, autocitazioni, allusioni: “è un film che viaggia come un treno nella notte”, è stato scritto dell’opera, che viene giudicata il capolavoro del regista francese. La rivista statunitense Time l'ha inserito nella lista dei 100 migliori film di tutti i tempi ed il mensile italiano Ciak gli ha dato lo stesso riconoscimento nel libro 100 capolavori.
Uscito nelle sale nel 1973, vinse l’Oscar nel 1974, come miglior film straniero. Eccezionale. Da vedere assolutamente, stasera alle 21.05, su Tv2000.
DOMANI
Buoni a nulla è il terzo film di Gianni Di Gregorio, autore approdato al grande schermo in età relativamente matura, ma che subito riuscì a colpire favorevolmente critica e pubblico per il garbo e la tenera ironia della sue commedie.

De Tullio: "Perché non condivido la delusione su Renzi"

Maurizio De Tullio mi scrive la lettera che segue. Al termine la mia risposta.
* * *
Caro Geppe, rispondendo ad una tua rara e risentita ma garbata ‘sfuriata’ con me, non ho mai scritto che non hai il diritto di enunciare il tuo “No” al Referendum del 4 dicembre, tanto più se lo fai da un Blog, come LM, che è di tua proprietà e gestione.
Qualche settimana fa mi ero fermamente arrabbiato (e lo sono tuttora) non avendo ricevuto alcun tuo segnale alle mie ripetute sollecitazioni a esprimerti in merito all’evidente anomalo agglomerato di commenti formatosi immediatamente dopo il tuo articolo sulla presunta “invasione” di trivelle nel mar Adriatico.
Ricorderai, e spero lo ricordino i lettori di LM e soprattutto quelli della relativa pagina FB, che in due giorni ti erano arrivati quasi mille commenti “spontanei” da mezza Italia, TUTTI (esclusi solo 3 o 4…)  contro Renzi e il PD. Punto di partenza la politica delle trivelle, punto d’arrivo il “No” al referendum del 4 dicembre. 
I commenti stanno ancora lì, variamente distribuiti tra “togliamolo di mezzo quanto prima” (il più elegante e garbato dei commenti) a “devono morire tutti quanti” fino arrivare a prendersela con la mamma di Renzi... così che col petrolio delle trivelle potrà lubrificarsela scriveva uno (mai rimosso). 
C’è da ridere? Forse per voi.

martedì 29 novembre 2016

Castrignano: "Urban Center? Costruiamolo insieme"

Fa discutere e raccoglie consensi l'idea, lanciata da Franco Antonucci, di un Urban Center a Foggia, ovvero di un laboratorio pubblico di discussione e di elaborazione civica. Antonucci ne ha parlato, qualche giorno fa, in un post su lettere meridiane (che potete leggere qui). Sulla proposta si sta approfonditamente riflettendo e discutendo in seno a Pro Capitanata, la "rete  informale tra sistema politico e sistema produttivo dei territori della Capitanata" di cui Antonucci è animatore, assieme a Michele Lauriola.
Un interessante contributo giunge adesso da Salvatore Castrignano, responsabile provinciale dell'associazione Lavoro & Welfare nonché, come Antonucci, memoria storica e protagonista di tante iniziative e progetti per lo sviluppo della Capitanata.
Castrignano è stato l'anima di diversi protocolli d'intesa (come quello per Capitanata 2020 o più recentemente per l'attuazione di garanzia giovani in Capitanata) che hanno scritto pagine importanti nella storia della concertazione in provincia di Foggia.
Aderendo alla proposta di Urban Center di Antonucci, Castrignano rilancia indicando un percorso, esso stesso concertativo, com'è giusto, anzi indispensabile, che sia, nel momento in cui si tenta di costruire una rete: che l'idea nasca dal basso, ad opera di associazioni, altre reti, semplici cittadini.
Ecco cosa scrive Castrignano:
Franco Antonucci fa bene a rilanciare il tema di un luogo territoriale dove la elaborazione progettuale sia riconosciuto e regolato, soprattutto sia agibile per le competenze personali, sociali, professionali spesso e volentieri emarginate o volutamente ignorate, quando non asserviti a logiche di interessi ristretti. Urban o Future Center, come da anni propongo in più occasioni istituzionali e di confronto (almeno dal 2010 lo abbiamo fatto in iniziative pubbliche dell'Associazione Lavoro&Welfare), ciò che necessità è proprio un contenitore di idee, relazioni, buone pratiche di sviluppo territoriale e di Welfare state da realizzare nel concreto. Come spiegato da Franco. Ma direi anche che possiamo fare un passo per accelerare e rendere fattibile la proposta, facendoci promotori come forze sociali e cittadini del progetto e proponendo l'avvio del laboratorio richiedendo al Comune o alla Camera di Commercio un luogo per ospitare il Centro. Potremmo partire in piccolo e col tempo dimostrare la validità del percorso.
Sono d'accordo. E così giro l'invito da Castrignano ad amici e lettori: chi vuol aderire a contribuire alla proposta, si faccia avanti, commentando questo post.

Cinemadessai | Novecento, grandioso affresco di storia d'Italia di Bertolucci

Stasera su RaiMovie alle 23.15 c’è uno dei film italiani (meritatamente) più noti e celebrati del cinema italiano del secolo scorso: Novecento Atto I di Bernardo Bertolucci, con un cast internazionale e all stars che vede impegnati Gérard Depardieu, Robert De Niro, Burt Lancaster e Sterling Hayden.
Coproduzione italo-franco-tedesca, per una durata di ben 155’, il film, con i ritmi e la sintassi tipici del genero mélo, racconta le vite parallele di Alfredo (De Niro) e Olmo (Depardieu), nati lo stesso giorno per aver vissuto gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza nella fattoria di proprietà della famiglia di Alfredo, presso cui lavora  la madre di Olmo, Rosina, madre. La loro amicizia verrà messa a dura prova dalla differenza di classe e dalle vicende della storia.
L'aspro conflitto sociale nei campi, le lotte contadine che ne scaturiscono, la Grande Guerra, quindi il fascismo e la lotta partigiana per la Liberazione compongono un grandioso affresco collettivo.
Bertolucci riesce ad esorcizzare con eleganza e con una cadenza narrativa sempre molto coerente e serrata, il rischio dello schematismo. In realtà il racconto dell’Italia del Novecento è vivido, riuscito, ammaliante.
Preziosa la fotografia di Vittorio Storaro, indimenticabile la colonna sonora di Ennio Morricone.
Sia nelle sale che in televisione, il film viene abitualmente proposto in due “atti”. L’atto secondo non è tuttavia un vero e proprio sequel, in quanto il film fu girato unitariamente e quindi distinto in due atti in fase di post produzione. Integralmente dura 310 minuti, che effettivamente non avrebbero potuto essere proiettati in un’unica soluzione.
In Italia furono accolti con entusiasmo dal pubblico sia il I che il II atto. Negli Stati Uniti venne proposto in un'unica proiezione, ridotta a quattro ore (troppe per le sale americane), e il film non ebbe il successo sperato.
DOMANI
Effetto Notte è un film che ogni vero cinefilo non può fare a meno di vedere. Perché è una dichiarazione d’amore verso il cinema, un lungo viaggio sentimentale nella settima arte e nei suoi meandri. Scritto e diretto da François Truffaut (collaborarono alla stesura della sceneggiatura Jean-Louis Richard e Suzanne Schiffman) l’opera racconta la realizzazione di un film, Je vous présente Pamela (Vi presento Pamela), girato negli studi della Victorine a Nizza assieme alla vita e al lavoro degli attori, dei membri della troupe cinematografica e del regista, Ferrand (interpretato dallo stesso Truffaut), le cui storie personali s’intrecciano continuamente con la storia del film.

lunedì 28 novembre 2016

Fischi allo Zaccheria. Traballa la panchina di Stroppa?

Non succedeva da tempo che il Foggia concludesse due partite consecutive allo Zaccheria tra i fischi dei suoi tifosi. Giovannino Stroppa non ricorderà certamente l’ultima settimana di novembre come una tra le più felici del suo periodo in rossonero: la sconfitta interna col Matera che è costata l’eliminazione della Coppa Italia di Lega Pro e il pareggio di ieri sera con la Casertana, con quel secondo tempo tutto da dimenticare, sembrano aver incrinato i rapporto tra il tecnico e la tifoseria. E forse non solo con i supporter, come vedremo.
È la solita storia: se le cose non vanno bene a farne le spese è l'allenatore. Eppure, proprio la partita di ieri dovrebbe far comprendere ai tifosi che i problemi del Foggia non riguardano assolutamente la panchina, ma un mediocre mercato estivo, la cui responsabilità non può essere addebitata né a Stroppa, subentrato quando il mercato era ormai agli sgoccioli, né al suo predecessore De Zerbi, che litigò con i vertici del sodalizio rossonero anche perché riteneva deludente il mercato, soprattutto per quanto riguarda la mancata sostituzione del bomber Iemmello.
Ed è questo il punto. Rispetto allo scorso anno, il Foggia è più solido in panchina, perde poco (ed è una qualità preziosa in chiave promozione), ma balbetta in attacco, soprattutto perché alla partenza di “re” Iemmello non hanno fatto riscontri cambi adeguati. Si può obiettare che Mazzeo nella scorsa stagione è stato il capocannoniere del Benevento (10 reti all'attivo), la formazione che ha vinto il torneo conquistando la promozione diretta. Vero, ma che accade quando Mazzeo - com’è accaduto ieri - è infortunato e non può essere schierato? Iemmello, tra le altre cose, lo scorso anno è stato un mostro non solo per il rendimento ma anche per la continuità, ha giocato quasi sempre, facendo marcare poche assenze. Eppure il Foggia poteva contare su rincalzi di notevoli validità come Floriano, Viola e Arcidiacono, forse lasciati andare un po’ troppo in fretta.
Che il problema del Foggia riguardi la prima punta lo ha ammesso implicitamente anche Stroppa, schierando ieri, dato anche l’infortunio occorso a Mazzeo, una inedita formazione iniziale, che vedeva Maza sulla sinistra, Sarno al centro con licenza di svariare, e Chiricò sulla destra. L’esperimento ha funzionato per quasi tutto il primo tempo. I satanelli hanno messo in mostra un gioco fluido e penetrante, ma solo mancati in fase conclusiva.
Padovan, prima punta di ruolo, è entrato solo nel secondo tempo. I satanelli sono apparsi anche eccessivamente nervosi (hanno concluso la partita in nove) ma anche piuttosto spenti dal punto di vista atletico, ma anche di questo poche colpe si possono addebitare a mister Stroppa, visto che quando è arrivato al Foggia la preparazione atletica estiva era stata ormai bell’e conclusa.
Però i tifosi mugugnano e qualcuno comincia perino ad ipotizzare che la panchina di Stroppa possa traballare. Il sito TuttoMercatoWeb, solitamente molto attento sulle notizie che riguardano il Foggia qualche ora dopo la fine della partita aveva dato notizia di indiscrezioni sulla base delle quali la società stava pensando di dare i benservito a Stroppa, e che aveva contattato Gauteri.

Cinemadessai | Grande cinema tricolore tra commedia e mélo

OGGI IN TV
I soliti ignoti di Mario Monicelli rappresenta una tappa miliare della storia del cinema, perché a giudizio dei critici sancisce la nascita ufficiale della commedia all’italiana. Lo sfondo della narrazione - la vita quotidiana e l’endemica miseria che coinvolgi i ceti popolari - è lo stesso che ha caratterizzato il neorealismo. Cambia però il tono: la tragedia cede il posto ad una visione più leggere, divertita e divertente, della realtà.
Nello scrivere il soggetto, Age & Scarpelli si ispirarono alla novella Furto in una pasticceria compresa nell'antologia Ultimo viene il corvo di Italo Calvino e al film drammatico francese Rififi di Jules Dassin. Poi ne scrissero l’irresistibile sceneggiatura - una delle migliori di sempre del cinema italiano - assieme a Suso Cecchi D’Amico e allo stesso Monicelli.
Un gruppo di ladruncoli progetta un ambizioso colpo al Monte di Pietà. Per prima cosa è necessario reclutare gli specialisti, quindi si deve mettere a punto il piano, che prevede di accedere alla “comare”, ovvero alla cassaforte dove sono custoditi i gioielli dati in pegno al Banco sfondando il muro dell’abitazione contigua al Banco, che i ladri credono vuota, ma che è in realtà abitata da due vecchiette. Ma qualcosa va storto…
Nel film tutto fila alla perfezione. Vittorio Gassman, al suo esordio assoluto in un ruolo comincio (il balbuziente er Pantera) è irresistibile, così come Marcello Mastroianni, Renato Salvatori e Totò. Memorabili anche le interpretazioni di Claudia Cardinale, Tiberio Murgia, Memmo Carotenuto Carla Gravina.
La critica non gradì la coraggiosa scelta di Monicelli, di utilizzare in ruoli comici attori “seri”. La stessa produzione pensò a lungo ad Alberto Sordi nel ruolo di Gassman. Ma la vis comica del film ed il suo enorme successo di pubblico (e successivamente anche di critica) sta proprio nella trasformazione di attori noti per aver interpretato ruoli drammatici in maschere della commedia. Secondo il regista Carlo Lizzani, "I soliti ignoti  porta il comico fuori dei confini abituali della farsa acquisendone una propria consistenza cinematografica."
Da vedere e da rivedere, fino a stancarsene.
Stasera, su TV 2000 alle 22.05.
DOMANI
Domani sera su RaiMovie alle 23.15 c’è uno dei film italiani (meritatamente) più noti e celebrati del cinema italiano del secolo scorso: Novecento Atto I di Bernardo Bertolucci, con un cast internazionale e all stars che vede impegnati Gérard Depardieu, Robert De Niro, Burt Lancaster e Sterling Hayden.

Sì o no alla riforma costituzionale? i due testi a confronto

Il dibattito sul referendum costituzionale in programma il 4 dicembre prossimo s’infuoca, ogni giorno di più. Però la sensazione che si coglie in giro è che si sappia poco del merito della riforma. Personalmente, ritengo che quando si parla di modifiche alla Costituzione il metodo valga quanto il merito, ma esprimere un voto consapevole (cioè sapendo bene ciò che si sta approvando, votando sì, o ciò che si sta rigettando, votando no) è un dovere civico, in ogni caso.
Come orientarsi, dunque, per capire di che si tratta, cosa c’è dietro il quesito referendario unitario su cui saremo chiamati a pronunciarci? Sperando di fare cosa gradita ad amici e lettori di Lettere Meridiane, oggi e domani pubblicheremo alcuni approfondimenti, naturalmente neutri, che aiutano a capire meglio le novità proposte dalla riforma.
Il primo documento è la pubblicazione realizzata dal Servizio Studi della Camera dei Deputati in cui il testo vigente della Costituzione è posto a confronto con quello modificato dal testo di legge costituzionale, come risultante dall’esame parlamentare. È molto interessante e utile perché consente di mettere rapidamente a confronto la costituzione attuale con quella modificata.
Nella seconda colonna, il carattere grassetto evidenzia le modifiche rispetto al testo della Costituzione vigente. È inoltre indicato, accanto all’articolo della Costituzione, l’articolo del testo di legge che dispone la modifica.
La tabella n. 1 reca inoltre le modifiche apportate dal testo a leggi costituzionali (è una sola, quella che modifica le modalità di elezione dei giudizi costituzionali la cui nomina spetta a Camera e Senato) mentre nella tabella n. 2 sono riportati gli articoli del testo che non modificano la Costituzione, né leggi costituzionali (si tratta delle norme transitorie).
Potrete leggere o scaricare l’utile documento cliccando qui. Si ringrazia della segnalazione Maurizio De Tullio e Loredana Olivieri.

domenica 27 novembre 2016

Cinemadessai | Quando la commedia all'italiana era grande. Anzi grandissima.

OGGI IN TV
Film monumento, e testimonianza di come anche una commedia possa assurgere a toni epici, nonché ad una riflessione sociale profonda, C'eravamo tanto amati è probabilmente il capolavoro di Ettore Scola e di sicuro uno dei più importanti film italiani degli Anni Settanta.
Va detto che tutti gli elementi - autore, sceneggiatori, interpreti - danno il meglio di sè. Il risultato è impareggiabile, e quella che nel plot è la storia di tre amici che hanno combattuto insieme nella Resistenza, e ritrovandosi per caso dopo diversi anni traggono il bilancio delle loro vite, diventa il memorabile racconto di una stagione nevralgica della storia d'Italia: dalle speranze accese dall'avvento della democrazia ai cambiamenti che massificano ed edulcorano gli ideali. Non rimane che adattarsi.
I protagonisti della storia sono interpretati da Nino Manfredi, Vittorio Gassman, Stefano Satta Flores, 
Stefania Sandrelli e Aldo Fabrizi. Gustose le apparizioni, nel ruolo di se stessi, di Mike Bongiorno, Ugo Gregoretti, Federico Fellini,  Vittorio De Sica (cui il film è dedicato, perché il grande autore morì durante le riprese) e Marcello Mastroianni. La sceneggiatura è firmata da Age & Scarpelli, insieme allo stesso Scola.
La pellicola si aggiudicò il Gran Premio al Festival cinematografico internazionale di Mosca, un premio César per il miglior film straniero e tre nastri d'argento. Il film è stato successivamente inserito nella lista dei 100 film italiani da salvare, "100 pellicole che hanno cambiato la memoria collettiva del Paese tra il 1942 e il 1978".
Stanotte, su RaiMovie, all'1.15.
DOMANI
I soliti ignoti di Mario Monicelli rappresenta una tappa miliare della storia del cinema, perché a giudizio dei critici sancisce la nascita ufficiale della commedia all’italiana. Lo sfondo della narrazione - la vita quotidiana e l’endemica miseria che coinvolgi i ceti popolari - è lo stesso che ha caratterizzato il neorealismo. Cambia però il tono: la tragedia cede il posto ad una visione più leggere, divertita e divertente, della realtà.

sabato 26 novembre 2016

Cinemadessai | Un week end di grandissimo cinema

OGGI
Paramount Channel ripropone, stasera alle 21.10, Easy Rider, film manifesto, considerato da molti critici come il film simbolo della New Hollywood, ovvero di quella fortunata stagione di rinnovamento del cinema americano fiorita tra  la fine degli anni Sessanta e  l'inizio degli anni Ottanta. Diretta e interpretata da un leggendario Dennis Hopper, con Peter Fonda e Jack Nicholson (che ebbe la nomination all'oscar come miglior attore non protagonista) la pellicola racconta il viaggio tra "libertà e paura", come recita il sottotitolo italiano, attraverso l'America, da Los Angeles alla Louisiana di due motociclisti sui loro chopper, in assoluta libertà, chiamata a fare i conti con l'ostilità e l'intolleranza della gente, che aprirà la strada ad un drammatico finale.
E' tra le opere che maggiormente esprimono e rappresentano la controcultura del Sessantotto americano, che vede nel tema del viaggio e della strada uno dei suoi più pregnanti simboli (come non ricordare On the road di Jack Kerouac?)
Easy Rider si aggiudicò  il premio per la miglior opera prima al 22º Festival di Cannes ed è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.
Leggendaria è anche la colonna sonora, divenuta essa stessa oggetto di culto,  che si compone di brani della musica pop e rock di quegli anni, molti dei quali divenuti celeberrimi, come Born to Be Wild degli Steppenwolf (che potete vedere e ascoltare sotto, che accompagna i titoli di testa),
Mitico, da vedere assolutamente.


DOMANI
Film monumento, e testimonianza di come anche una commedia possa assurgere a toni epici, nonché ad una riflessione sociale profonda, C'eravamo tanto amati è probabilmente il capolavoro di Ettore Scola e di sicuro uno dei più importanti film italiani degli Anni Settanta.

Forza Andrea, vinci anche per noi

Un' altra grande notte attende Andrea Scarpa. Il pugile foggiano emigrato a Torino, che dopo ogni incontro ostenta la sciarpa rossonera e dichiara il suo orgoglio di essere 100% foggiano, difende per la prima volta il titolo di campione del mondo WBC Silver dei pesi superleggeri, affrontando a Londra il giovane pugile di casa Ohara Davies.
La capitale britannica fino ad oggi ha portato fortuna a Scarpa, che proprio oltre Manica conquistò il titolo iridato, nello scorso mese di giugno, battendo per kot il pugile di casa John Wayne Hibbert, al termine di un superbo combattimento,
Il foggiano è al momento il pugile italiano più blasonato. E' il solo campione mondiale in carica, dopo la sconfitta di Giovanni De Carolis, ma non sarà quello di stasera un combattimento facile. Davies combatte davanti al pubblico amico, e si presenta con un record di tutto rispetto: imbattuto, 13 vittorie di cui 11 prima del limite, ma tutte ottenute ai danni di pugili che non primeggiano nel ranking internazionale. Per dirla tutta, la carriera del pugile inglese sembra essere stata costruita a tavolino per portarlo al primo vero e proprio match impegnativo.
Al contrario, dopo la vittoria su Hibbert, Scarpa (che ha al suo attivo 20 incontri con 18 vittorie e 2 sconfitte), ha scalato posizioni su posizioni nelle classifiche internazionali, e se dovessse vincere stasera, potrebbe avrebbe la ghiotta opportunità di sfidare il campione mondiale WBC-WBO della categoria, lo statunitense Terence Crawford.
La vittoria è ampiamente a portata di mano di Scarpa che proprio nel combattimento londinese di giugno ha dato un'impressionante prova di forza. E' un pugile dotato di un repertorio completo, le cui qualità migliori stanno nella intelligenza con cui sa gestire il match, nella capacità di colpire d'incontro l'avversario con un jab sinistro non potentissimo, ma preciso e, soprattutto, nell'abilità con cui riesce ad adattarsi alla boxe dell'avversario, non concedendogli grandi margini di attacco.
Andrea è partito per Londra più determinato che mai a fare bella figura. Non solo per la sua Foggia, questa volta, ma per tutta l'Italia, di cui è divenuto l'alfiere. La serata sarà trsmessa dal canale Sky Sport Plus a partire dalle 20.30.
Forza Andrea vinci anche per noi.

venerdì 25 novembre 2016

Povera Foggia. La mazzata di GrandApulia è il colpo di grazia.

Una mazzata che non ci voleva. Un colpo di maglio alle speranze di una città, per la quale l'apertura del centro commerciale GrandApulia rappresentava più che una boccata d'ossigeno, soprattutto in termini occupazionali. Il megastore che avrebbe dovuto aprire i battenti mercoledì 30 novembre prossimo, avrebbe garantito a regime 1.000 posti di lavoro. Doveva essere il più grande del Mezzogiorno, con un investimento di 80 milioni, e una impressionante potenza di fuoco dal punto di vista commerciale: una superficie di oltre 180 mila metri quadri con 150 negozi, 80 attività, otto punti di ristorazione, sette strutture di vendita, otto sale cinematografiche, un immenso parcheggio con 4.000 posti auto.
Il condizionale è diventato d'obbligo dopo il sequestro operato in mattinata dalle forze dell'ordine che hanno eseguito un provvedimento di "sequestro finalizzato alla confisca", emesso dal gip del Tribunale di Foggia su richiesta della Procura della Repubblica di Foggia. Questo significa che se prevarrà la tesi dei magistrati inquirenti, l'iter giudiziario potrebbe concludersi, così come prevede il codice di procedura penale, con la confisca dei terreni e degli immobili e/o la riduzione in ripristino dello stato dei luoghi.
Insomma, GrandApulia potrebbe anche non aprire mai più.
È naturalmente impossibile commentare la notizia. Le indagini sono state laboriose e dettagliate. I reati contestati sono pesanti: irregolarità in materia ambientale (l'omessa bonifica dell'ex sito industriale, la realizzazione di una discarica abusiva di rifiuti speciali ), irregolarità in materia edilizia-urbanistica (la realizzazione di un piano di lottizzazione abusiva a fini edificatori commerciali).
Occorrerà che la giustizia faccia il suo corso e che si pronunci almeno il Tribunale del Riesame cui molto probabilmente si rivolgeranno gli avvocati che difendono la Finsud, la società del gruppo Sarni proprietaria della struttura.
Quel che è certo è che, nonostante che il count down sul sito del megacentro non è stato interrotto, salvo miracoli, della inaugurazione fissata per il 30 novembre prossimo non se ne farà più niente, e che andranno deluse le aspettative di imprese e lavoratori che avevano creduto che l'apertura di GrandApulia potesse inaugurare un nuovo corso per l'economia foggiana.
Mille posti di lavoro in meno in una realtà occupazionale agonizzante com'è quella foggiana sono il colpo di grazia.

Malapolitica: scompaiono dalla finanziaria i 50 milioni per curare i bambini malati di Taranto

I 50 milioni promessi dal ministro della salute Beatrice Lorenzin a Taranto per curare i bambini colpiti dalle conseguenza dell’inquinamento provocato dall’ILVA sono saltati. L’emendamento alla manovra finanziaria presentato  dal presidente (pugliese) della commissione bilancio della Camera, Francesco Boccia (e concordato con il viceministro del l’economia Morandi e il sottosegretario Beretta) non è stato inserito nel testo del provvedimento all’esame della Camera, in quanto “non autorizzato da Palazzo Chigi”. Lo ha detto lo stesso Boccia al Corriere della Sera (potete leggere qui tutto l'articolo).
L’accordo prevedeva, invece, che il finanziamento pro-Taranto venisse inserito tra le priorità. È un clamoroso caso di malapolitica sul quale è superfluo qualsiasi commento. Un recente studio della Regione Puglia ha accertato che a Taranto, in modo particolare nei quartieri più prossimi all’Ilva, sono in aumento le patologie respiratorie, che colpiscono in modo particolarmente grave i bambini. Uno su quattro è stato costretto al ricovero.

Cinemadessai | Amelio come Scorsese in Così ridevano

OGGI IN TV
Vincitore del Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia del 1998, Così ridevano è stato definito da FilmTv “il film più scorsesiano (non nei modi ricalcati, ma nell'anima nera e implacabile) mai uscito dal nostro cinema.” Diretta da un Gianni Amelio in grande spolvero, la pellicola racconta una storia di emigrazione dal Sud Italia a Torino.
Ne sono protagonisti due fratelli, Giovanni (Enrico Lo Verso, che vinse anche la Grolla d’oro) e Pietro (Francesco Giuffrida) che sul finire degli Anni Cinquanta se ne vanno dalla Sicilia a Torino in cerca di fortuna. Giovanni, analfabeta, ha un sogno: che Pietro studi, si diplomi e divenga maestro di scuola elementare. Ma questa ambizione è destinata a fare i conti con un contesto difficile. Nel cast figurano anche l’attore lacerino Fabrizio Gifuni e Rosaria Danzé.
Molto originale la struttura narrativa del film, che racconta sei giornate, in sei distinti anni. Oggi pomeriggio, alle 16.45 su Iris. Da non perdere.
DOMANI
Paramount Channel ripropone, domani sera alle 21.10, Easy Rider, film manifesto, considerato da molti critici come il film simbolo della New Hollywood, ovvero di quella fortunata stagione di rinnovamento del cinema americano fiorita tra  la fine degli anni Sessanta e  l'inizio degli anni Ottanta. Diretta e interpretata da un leggendario Dennis Hopper, con Peter Fonda e Jack Nicholson (che ebbe la nomination all'oscar come miglior attore non protagonista) la pellicola racconta il viaggio tra "libertà e paura", come recita il sottotitolo italiano, attraverso l'America, da Los Angeles alla Louisiana di due motociclisti sui loro chopper, in assoluta libertà, chiamata a fare i conti con l'ostilità e l'intolleranza della gente, che aprirà la strada ad un drammatico finale.
E' tra le opere che maggiormente esprimono e rappresentano la controcultura del Sessantotto americano, che vede nel tema del viaggio e della strada uno dei suoi più pregnanti simboli (come non ricordare On the road di Jack Kerouac?)
Easy Rider si aggiudicò  il premio per la miglior opera prima al 22º Festival di Cannes ed è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.
Leggendaria è anche la colonna sonora, divenuta essa stessa oggetto di culto,  che si compone di brani della musica pop e rock di quegli anni, molti dei quali divenuti celeberrimi, come Born to Be Wild degli Steppenwolf, Mitico, da vedere assolutamente,

giovedì 24 novembre 2016

Cinemadessai | Still Life, la magia della vita e della morte

OGGI
Uberto Pasolini rappresenta un caso unico nel cinema italiano. Nipote di Luchino Visconti, è più noto all'estero che non nel bel Paese. Ha iniziato a lavorare nel mondo del cinema come runner, per diventare  un produttore indipendente in Inghilterra. L'exploit internazionale è giunto con il celebre Full Monty - Squattrinati organizzati, prodotto da Pasolini, e riconosciuto come Miglior film del 1997 dall'European Film Awards. La pellicola fu campione d'incasso in tutto il mondo e rappresenta ancora oggi un indiscutibile esempio di come anche il cinema indipendente, se originale e ben fatto, può dire la sua al botteghino.
Nel 2008, esordì dietro la macchina da presa con Machan - La vera storia di una falsa squadra, aggiudicandosi il Premio Label Europa Cinemas alle Giornate degli Autori della Mostra d'arte cinematografica di Venezia.
Nel 2013, il suo secondo lungometraggio, che RaiMovie manda in onda stasera alle 23.10, Still Life, che è stato presenta al Festival di Venezia 2013 dove si è aggiudicato il Premio per la migliore regia nella sezione Orizzonti.
La pellicola racconta, con un approccio tenue, se non proprio minimalista, una storia densa di poesia e di originalità.  John May (stupendamente interpretato da Eddie Marsan) è uno scrupoloso funzionario comunale che si occupa di rintracciare  il parente più prossimo delle persone decedute in totale solitudine. Quando deve occuparsi del caso di Billy Stoke, un alcolizzato morto in solitudine a pochi passi da casa sua, la su vita cambia di colpo, proprio mentre il suo ufficio viene soppresso, nell'ambito dei tagli alla spesa pubblica. Il finale è surreale, ma pieno di poesia e di tenerezza. Un film da non perdere.
DOMANI
Vincitore del Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia del 1998, Così ridevano è stato definito da FilmTv “il film più scorsesiano (non nei modi ricalcati, ma nell'anima nera e implacabile) mai uscito dal nostro cinema.” Diretta da un Gianni Amelio in grande spolvero, la pellicola racconta una storia di emigrazione dal Sud Italia a Torino.

mercoledì 23 novembre 2016

Cinemadessai | Quando lo spaghetti western diventa politico e nonviolento

OGGI
Vamos a matar companeros di Bruno Corbucci è uno degli esempi più brillanti di spaghetti western a sfondo politico-morale. Uscito nelle sale nel 1970, contava su un cast di assoluto rispetto, che comprendeva Franco Nero, Tomas Milian, Fernando Rey, Jack Palance e conquistò il botteghino, bissando il successo della coppia Corbuccci-Nero già sperimentato, con successo, in Dijango.
La storia è ambientata in Messico, nel conflitto tra rivoluzionari e controrivoluzionari si affaccia una visione non violenta, che rappresenta una interessante originalità, in un plot caratterizzato da tanta violenza, ma anche una soffusa ironia.
Si tratta di uno dei migliori film di genere di quegli anni. Iris offre l'opportunità di rivederlo, stasera, alle 21.05.
DOMANI
Uberto Pasolini rappresenta un caso unico nel cinema italiano. Nipote di Luchino Visconti, è più noto all'esterno che non da noi. Ha iniziato a lavorare nel mondo del cinema come runner, per diventare  un produttore indipendente in Inghiterra. L'exploit internazionale è giunto con Full Monty - Squattrinati organizzati, prodotto da Pasolini, e riconosciuto come Miglior film del 1997 dall'European Film Awards. Il film fu campione d'incasso in tutto il mondo.

martedì 22 novembre 2016

Cinemadessai | Baciami stupido, il capolavoro spudorato di Billy Wilder

OGGI
Uno spudorato capolavoro. Così la critica ebbe a definire Baciami, stupido, una delle migliori e più scatenate commedia di Billy Wilder. Classica commedia degli equivoci, il soggetto venne tratto da una pièce italiana degli anni quaranta, L'ora della fantasia di Anna Bonacci, ed era stato portato sullo schermo nel 1952 da Mario Camerini in Moglie per una notte. Il ritmo che Wilder riesce a mantenere è sostenutissimo. Gli equivoci si susseguono incalzanti, e lo spettatore non riesce mai a indovinare quel che sta per succedere.
La storia racconta di un famoso cantante che si trova costretto a dover trascorrere una notte nell'abitazione di un autore di canzoni, che aspira al successo. Sapendo che il cantante è un dongiovanni, pensa di offrirgli una  notte d'amore con una prostituta, ma facendogli credere che si tratti di sua moglie. E qui cominciano a scatenarsi equivoci e cambi d'identità, fino al finale, tutt'altro che banale e scontato. Kim Novak è stupenda nel ruolo della prostituta, Dean Martin si esibisce in una delle sue migliori performance. Veramente da non perdere, stasera, su  Tv2000, alle 21.05.

lunedì 21 novembre 2016

L'appello del sindaco Tutolo ai suoi concittadini: "Spendete a Lucera"

Antonio Tutolo, sindaco di Lucera, non è nuovo a prese di posizione piuttosto controcorrente. Alla vigilia dell'inaugurazione di Grandapulia, il nuovo centro commerciale che sorge a Borgo Incoronata, invita i suoi concittadini a non lasciarsi sedurre dalla novità, e li esorta a continuare a fare la spesa a Lucera, affidando al suo diario facebook un appello stringato, ma eloquente.
"Il prossimo 30 novembre - scrive Tutolo - aprirà il nuovo enorme centro commerciale di Incoronata. Da Lucera per raggiungerlo e tornare occorreranno almeno 10 euro di carburante. Se a questi aggiungiamo che il carrello, come scoprirai alla cassa, sarà pieno di prodotti che mai ti saresti sognato di comprare, fatta come ipotesi una spesa media di 50 euro troverai convenienza solo se i prezzi saranno del 50% inferiori a quelli che ti fa il negozio vicino casa. Cosa questa non improbabile, bensì impossibile... Spendiamo nei nostri negozi, non è utile solo alla economia cittadina, è utile anche alla economia della propria casa..."
Premesso che è difficile fermare il progresso, soprattutto quando è sostenuto dalla pubblicità e dalle sirene dei consumi, la preoccupazione di Tutolo è comprensibile. L'avvento della grande distribuzione, nel vicino capoluogo, ha profondamente cambiato gli equilibri economici e commerciali, costringendo tanti piccoli esercizi alla chiusura, "desertificando" molte zone del centro cittadino e della periferia, e cambiando profondamente le abitudini dei foggiani. Ma Foggia può, se non altro, invocare l'effetto di compensazione provocato dall'insediamento di tanti supermercati ed ipermercati che hanno comunque creato nuovi posti di lavoro, sostituendo quelli che si sono perduti per l'abbassamento delle saracinesche di tanti negozi.
A Lucera potrebbe non essere così, e il rischio che  i lucerini smettano di spendere a Lucera e consumino a Foggia esiste, accentuato dal fatto che Lucera è la città della pentapoli più vicina al capoluogo ma anche la più leggera dal punto di vista demografico.  Così come la grande trasformazione ha svuotato a Foggia mercati rionali e quartieri (con un ulteriore dazio pagato in termini di rarefazione dei rapporti di vicinato), adesso potrebbe fagocitare un'intera città.
Il problema non riguarda soltanto la cittadina della fortezza, ma anche i paesi del Tavoliere più vicini al nuovo centro commerciale: da Cerignola, a Ortanova e agli altri comuni dei Reali Siti, da Troia ad Ascoli Satriano, da San Severo a Manfredonia, da San Marco in Lamis a Rignano Garganico.
Un fenomeno del genere sta già accadendo per quanto riguarda la multisala della Città del Cinema, che non solo ha portato alla chiusura i cinematografi del capoluogo, ma ha bissato il fenomeno anche in tanti comuni della Provincia. Ormai si viene al cinema a Foggia perfino da Vieste.
Sarà pure moderno. Ma non è bello.

Cinemadessai | L'irresistibile ascesa di facebook raccontata da David Fincher

OGGI IN TV
Raccontare la genesi, la crescita e infine la definitiva affermazione di un fenomeno epocale come Facebook attraverso la biografia del suo inventore,  Mark Zuckerberg, non è impresa facile, ma David Fincher ci riesce benissimo in The social network, che è possibile guardare su Cielo stasera, alle 21.15.
La nascita del social network più famoso del mondo ha tanti padri (ci sono voluto complesse vicende giudiziarie, di cui il film dà compiutamente conto per dipanarne la matassa) e Fincher riesce a ricreare benissimo la particolare atmosfera di quegli anni alla Harvard University, aiutato anche dalla magistrale sceneggiatura di  Aaron Sorkin, che ha adattato per il grande schermo il libro di Ben Mezrich Miliardari per caso - L'invenzione di Facebook: una storia di soldi, sesso, genio e tradimento (Sperling & Kupfer).
La pellicola ha vinto 4 Golden Globe, tra cui il più importante, miglior film drammatico, e ha ottenuto 8 candidature agli Oscar 2011, vincendone 3, per la miglior sceneggiatura non originale, la miglior colonna sonora e il miglior montaggio.
L’arco temporale narrato dalla pellicola va dalla invenzione di Facebook fino alla conclusioni dei diversi procedimenti giudiziari attorno alla “paternità”. Molto suggestivo e delicato il finale. Da guardare.
DOMANI
Uno spudorato capolavoro. Così la critica ebbe a definire Baciami, stupido, una delle migliori e più scatenate commedia di Billy Wilder. Classica commedia degli equivoci, il soggetto venne tratto da una pièce italiana degli anni quaranta, L'ora della fantasia di Anna Bonacci, ed era stato portato sullo schermo nel 1952 da Mario Camerini in Moglie per una notte. Il ritmo che Wilder riesce a mantenere è sostenutissimo. Gli equivoci si susseguono incalzanti, e lo spettatore non riesce mai a indovinare quel che sta per succedere.

domenica 20 novembre 2016

I sapori della memoria | I cuculi fritti della Bambinella

Ipermercati e grandi magazzini hanno già acceso le luminarie natalizie. E gli opinionisti sostengono che la progressiva anticipazione delle feste natalizie è l’ennesimo dazio da pagare alla civiltà dei consumi. Di questo passo, finirà che vedremo in giro le strenne e la slitta di Babbo Natale subito dopo Ferragosto.
In realtà, questo desiderio di anticipare l’atmosfera natalizia è presente anche in culture e civiltà tutt’altro che consumistiche, come quella contadina e bracciantile, che avvolge le nostre radici.
Accade a Cerignola, dove si entra nel tempo del Natale dal 21 novembre, festa della Bambinella, che coincide, nella tradizione della Chiesa cattolica, con la commemorazione della presentazione di Maria al Tempio, che celebra il giorno in cui i genitori portarono nel tempio Maria ancora bambina (aveva tre anni) consacrandola a Dio.
Per festeggiare la ricorrenza, a Cerignola, si fanno i cuculi fritti, una specie di panzerotti. Potrebbero diventare un autentico monumento dello street food, se qualcuno si mettesse a produrli per la vendita, ma è molto difficile trovarne.
L’aspetto più caratteristico è il ripieno, gustosissimo, ma povero. Appartengo ad una famiglia per metà cerignolana e dunque si tratta di qualcosa che fa parte del mio dna gastronomico.

Cinemadessai | Il bidone: ecco il Fellini meno noto e più scomodo

Il bidone (1955) è tra i film meno noti e più discussi di Federico Fellini. Rai Storia lo ripropone stasera alle 21.05. Uscì un anno dopo La Strada che aveva conquistato il Leone d’Argento alla Mostra del Cinema di Venezia (dividendo critica e pubblico), e il produttore sperava di bissare il successo. Ma andò male: la proiezione venne accolta con freddezza e non mancarono le contestazioni. Le cose non andarono meglio nelle sale: il film incassò pochissimo.
Invece è un’opera che va assolutamente rivalutata. È probabilmente la meno visionaria del Maestro di Rimini, e la più problematica dal punto di vista morale. Il bidone racconta la storia di tre truffatori di professione, e dei rapporti con le rispettive famiglie. Della possibilità di redenzione (negata). Con un finale cupo ma cinematograficamente magistrale, che conclude la storia in modo tragico.
Il messaggio di Fellini è particolarmente pessimista: ogni uomo è protagonista del proprio destino, ma la fragilità dell’individuo soccombe al cospetto di qualsiasi senso morale. Grandissimo il cast, con  Franco Fabrizi, Giulietta Masina, Richard Basehart, Broderick Crawford, Giacomo Gabrielli. L’interpretazione di Crawford è indimenticabile. Al suo  posto avrebbe dovuto esserci Humphrey Bogart, che era però ammalato di cancro, e dovette rinunciare all’offerta. Da rivedere, da non perdere.
DOMANI
Raccontare la genesi, la crescita e infine la definitiva affermazione di un fenomeno epocale come Facebook attraverso la biografia del suo inventore,  Mark Zuckerberg, non è impresa facile, ma David Fincher ci riesce benissimo in The social network, che è possibile guardare su Cielo domani sera, alle 21.15.
La nascita del social network più famoso del mondo ha tanti padri (ci sono voluto complesse vicende giudiziarie, di cui il film dà compiutamente conto per dipanarne la matassa) e Fincher riesce a ricreare benissimo la particolare atmosfera di quegli anni alla Harvard University, aiutato anche dalla magistrale sceneggiatura di  Aaron Sorkin, che ha adattato per il grande schermo il libro di Ben Mezrich Miliardari per caso - L'invenzione di Facebook: una storia di soldi, sesso, genio e tradimento (Sperling & Kupfer).
La pellicola ha vinto 4 Golden Globe, tra cui il più importante, miglior film drammatico, e ha ottenuto 8 candidature agli Oscar 2011, vincendone 3, per la miglior sceneggiatura non originale, la miglior colonna sonora e il miglior montaggio.
L’arco temporale narrato dalla pellicola va dalla invenzione di Facebook fino alla conclusioni dei diversi procedimenti giudiziari attorno alla “paternità”. Molto suggestivo e delicato il finale. Da guardare.
[Cinemadessai è una nuova rubrica di Lettere Meridiane: consigli quotidiani per godere al meglio della programmazione cinematografica in tv. Le Lettere Meridiane dedicate a Cinema per sempre non vengono distribuite sul consueto circuito di gruppi Facebook ma soltanto sul blog, sulla pagina Facebook di Lettere Meridiane, sulla Pagina del Festival del Cinema Indipendente di Foggia, sul diario facebook dell’autore, Geppe Inserra, e sul gruppo Amici e Lettori di Lettere Meridiane. Per non perderne neanche una, diventate fans delle pagine e iscrivetevi ai gruppo, cliccando sui relativi collegamenti.]

sabato 19 novembre 2016

Perché Renzi mi ha deluso

Non sarò tra quanti domani sera ascolteranno il primo ministro al Teatro Giordano. Da tempo le sue parole non mi affascinano più. C’ero però il 7 ottobre di quattro anni fa, nella saletta dell’hotel Cicolella che ospitò la prima volta di Renzi a Foggia. Il rottamatore venne per lanciare la sua candidature alle primarie come candidato del centrosinistra, che lo avrebbero opposto a Bersani e a Vendola.
La sala gremita, ma piccola, offriva tangibilmente l’idea di quelle che sarebbero state le forze in campo nella imminente campagna per le primarie. I renziani erano una sparuta, ma convinta e gioiosa minoranza, e persero le primarie e il congresso, non senza scontri durissimi con la maggioranza bersaniana. “Tanti giovani, tante donne, tante insegnanti ma pochi politici, e pochi dirigenti del Pd“, ebbi a scrivere quel giorno, e se volete leggervi il resoconto di quella domenica pomeriggio  che sembra ormai distante un secolo, cliccate qui.
Domenica sera, il Teatro Giordano sarà  gremito dei bersaniani di allora che sono diventati i renziani di oggi, ma non è per questo che domani sera andrò a cinema.
La coerenza non è la virtù migliore dei nostri uomini politici, che sono al contrario campioni di trasformismo e di gattopardismo. In quelle primarie infuocate, sostenni Renzi in modo convinto e sincero.
Poi rimasi deluso ed amareggiato dalla spregiudicatezza con cui il premier esercita il potere, dalla disinvoltura con cui cambia idee ed opinioni, dal sistematico attacco a quanti hanno il solo torto di non pensarla come lui.
Raccontai il mio malessere in una lettera meridiana che ci vi ripropongo di seguito. È ancora attuale. Purtroppo.
* * *  
Le opere dei grandi autori classici non parlano mai soltanto al pubblico contemporaneo. Si proiettano oltre il loro tempo. Sono in grado di trasmettere valori e cultura a ogni uomo, in ogni epoca.
In questi anni di crisi economica, ma anche politica e morale, sarebbe necessario rileggere William Shakespeare che ha speso tutta la sua opera a cantare la fine di un’epoca - il Medioevo - e l’avvento di tempi nuovi, scanditi dall’ascesa al potere della borghesia, che il grande poeta riteneva in grado di correggere gli errori, di sanare le piaghe lasciate dall’aristocrazia.
Per raccontare questa speranza, Shakespeare ricorre a un espediente drammaturgico preciso. Nelle sue maggiori tragedie. affida ad un personaggio giovane la rappresentazione del futuro, della speranza di tempi nuovi. 
In Amleto, è Fortebraccio che si fa carico di sgombrare dalla scena i cadaveri e “con rincrescimento abbraccia la sua buona sorte", prendendosi la corona che gli spettava. Nel Re Lear questo ruolo spetta ad Edgar, che uccide il fratello degenere Edmund, raccogliendo la pesante eredità lasciatagli dal padre Lear, e dai suoi errori. Tragedia dopo tragedia, però, la speranza di Shakespeare verso la nuova classe sembra affievolirsi. Nel Giulio Cesare il buono è un politico, Antonio, che si troverà però dalla parte della vecchia classe dominante nel dramma successivo, Antonio e Cleopatra

Cinemadessai | Ecco il Verdone tricolore, classico di satira e di risata

Non è mai facile bissare, anzi, amplificare il successo di un film ripetendone il format. L'impresa riuscì  ampiamente a Carlo Verdone, nel 1981, con Bianco, rosso e Verdone, che non solo mantenne le promesse dell'opera prima Un sacco bello, ma consacrò definitivamente l'attore comico romano anche come autore e regista.
Iris ripropone l'opera seconda di Verdone stasera, in prima serata, alle 21. A tenere unite le storie che si intrecciano nella pellicola sono le elezioni. Il paese è chiamato alle urne, e il film racconta le vicende di tre personaggi (un padre pedante con la mania della precisione, un emigrato meridionale che torna dalla Germania per esercitare il diritto di voto e un giovane che accompagna la nonna, coprendola di mille, asfissianti premure): maschere riuscite, emblemi di varia umanità e di una certa Italia, piuttosto che macchiette.
La mano leggera di Verdone non fa mai scadere il film nella banalità, e gli stessi intenti di satira politica colgono nel segno, sfuggendo alla trappola del qualunquismo. Il film è molto gradevole ed anche a rivederlo dopo diverse visioni, strappa ancora risate sincere. Sotto, la divertente sequenza della partenza di Magda e Furio.

venerdì 18 novembre 2016

Un Urban Center per rilanciare Foggia e disegnarne il futuro (di Franco Antonucci)

Nella foto di Bruno Caravella, il silos di viale Fortore,
simbolo della crisi dell'economia foggiana
Il dibattito sullo sviluppo, che ha come fine la ricerca (democratica) di una idea condivisa del futuro di una città, di un paese, di un territorio è diventato sinceramente asfittico in una provincia, come la Capitanata che negli anni Ottanta del secolo passato era diventata un grande e dinamico laboratorio progettuale.
La mia opinione è che la crisi del confronto sullo sviluppo sia in larga parte determinata dalla crisi della partecipazione e degli strumenti di decentramento, nonché dalla crisi dei partiti intesi come luoghi della politica ma anche del confronto, dove si formava l’opinione pubblica.
È possibile invertire questa tendenza? Se Lettere Meridiane  - e i commenti degli amici e dei lettori - rappresentando un termometro attendibile degli umori delle persone, delle potenzialità della cittadinanza attiva, la mia risposta è sì.
Per questo, invito gli amici e i lettori che hanno particolarmente a cuore il problema, a leggere con attenzione la proposta che segue di Franco Eustacchio Antonucci, che fa il paio con le riflessioni di Maurizio De Tullio sulla mancanza di una dimensione comunitaria della città (o più precisamente, di una volontà diffusa a vivere la città come comunità).
Franco Antonucci è stato un protagonista di quel grande laboratorio foggiano del secolo scorso, sia come tecnico impegnato in prima persona nelle istituzioni preposte allo sviluppo, come il Consorzio Asi, sia in interessanti esperienze di decentramento.
(g.ins.)
* * *
Ripropongo ancora una volta l'idea per l'istituzione di una struttura-contenitore di idee sulla città e sul territorio, basata sul coinvolgimento "continuo" della cittadinanza. Partendo dalle principali questioni spaziali, e pian piano ampliando il raggio di azione a tutte le problematiche concettuali di una intera collettività.
Coagulando ed ampliando l'attenzione al tempo stesso (stringi ed espandi), sugli argomenti di maggiore evidenza, organicamente relazionati al massimo livello dello sviluppo globale. Si tratta di un nuovo e potente strumento, quale è già in molte città italiane l'"URBAN CENTER", inteso come un Focus ed attivatore polifunzionale locale, di grande ascolto, dibattito e promozione.
Potrebbe chiamarsi in qualsiasi altro modo. L'importante è che sia una struttura capace di mediare ed avvicinare, in questo critico periodo di relazioni difficili, le posizioni dei principali attori della complessa dinamica della nostra società locale e via via sempre più globale (politica e società civile). Ritornando ad una sintesi ed equilibrio riappacificato, dopo una stasi e un riavvio in aspra competizione divaricante, in tutti i luoghi e scale.
Sono già molti gli esempi degli "URBAN CENTERS" in molte città italiane, su modelli europei e oltre, con attività di informazione/comunicazione, divulgazione, promozione e discussione "lunga" sui temi e sui progetti di evoluzione e di trasformazione ad ampio raggio della città nel suo territorio di riferimento, e, progressivamente di allargamento rispetto agli altri sistemi a rete, oltre i confini provinciali. Uno dei presupposti essenziali ed assolutamente necessari è la "continuità" logica dei dibattiti. In opposizione esplicita rispetto ai dibattiti corti, episodici, o dei progetti singoli, fini a loro stessi. Ai quali viene spesso associata una partecipazione occasionale, formalizzata, calata dall'alto, non effettivamente aperta alla diffusione, alla comprensione e al dibattito globale.

Cinemadessai | La smagliante leggerezza delle commedie di Paolo Virzì

La genesi di Tutti i santi giorni, commedia di Paolo Virzì, viene da lontano, e risale ai tempi dell'adolescenza del bravo regista livornese, quando assieme a due coetanei, scrisse e mise in scena a tempo di record e con discreto successo, un piece teatrale, Nel terzetto figurava, appena 16enne, Simone Lenzi, che diversi anni dopo, laureatosi in filosofia, avrebbe scritto un bel romanzo, La generazione (Dalai editrice) che racconta la storia di un portiere notturno d’albergo, che ha scelto quel mestiere per soddisfare in solitudine la propria passione per i libri,
Virzì si è lasciato convincere dall'amico Lenzi e dall'altro componente del terzetto di cui ho detto prima, Francesco Bruni.  a portare sul grande schermo la vicenda del libro. Il risultato è un film gradevole e soprattutto divertente, che valorizza la storia al centro del film, il tentativo del portiere di notte di avere un figlio con la sua compagna, provandole tutte: dalla procreazione assistita alla lettura dei grandi filosofi del passato. Stasera, su RaiMovie, alle 23.40.
DOMANI
Non è mai facile bissare, anzi, amplificare il successo di un film ripetendone il format. L'impresa riuscì  ampiamente a Carlo Verdone, nel 1981, con Bianco, rosso e Verdone, che non solo mantenne le promesse dell'opera prima Un sacco bello, ma consacrò definitivamente l'attore comico romano anche come autore e regista.

giovedì 17 novembre 2016

Energas, avrei votato sì, per dire basta ai "noisti" di professione (di Maurizio De Tullio)

Maurizio De Tullio mi ha inviato, e molto volentieri la pubblico, la nota che segue sull'impianto Energas di Manfredonia e sulle ragioni che lo avrebbero indotto a votare "sì" al referendum (che, com'è noto si è concluso con la schiacciante vittoria dei no) . Non condivido l'ottimismo di De Tullio circa l'impatto ambientale del deposito e sul rischio che comporterebbe per la cittadinanza, ma non c'è dubbio che le sua tesi siano sorrette da una logica, e dunque contribuiscano positivamente al confronto dialettico sui temi che riguardano l'ambiente e lo sviluppo, confronto sempre auspicabile. 
Non apprezzo, tuttavia, lo sfondo ideologico dell'articolo che De Tullio aveva titolato, significativamente, "Basta ai noisti di professione!". Il riferimento al referendum costituzionale non è per niente casuale, e De Tullio inserisce nel novero dei noisti di professione sia quelli che hanno detto no al deposito Energas, sia quelli che lo diranno al referendum del 4 dicembre. I due temi non sono tra di loro collegati anche se, a volerla dire tutta, uno dei temi che sta maggiormente appassionando e infuocando la campagna referendaria riguarda proprio il ruolo e il peso che i "territori" avrebbero qualora la riforma venisse approvata.
E dire che proprio Maurizio mi aveva rimproverato di essere ideologico nell'articolo sull'assedio delle trivelle, in cui non avevo né accennato né preso posizione sul referendum costituzionale. 
Come a dire: chi è senza peccato, scagli la prima pietra. (g.i.)
* * *
In Italia attualmente esistono nove depositi di GPL (1) che fanno riferimento all’azienda Energas, una delle maggiori nel settore a livello europeo, e quasi tutti di grandi dimensioni. Questi impianti sono dislocati anche in zone strategiche, come Venezia, Napoli, Livorno e Brindisi, e il decimo deposito dovrebbe sorgere nell’area industriale di Manfredonia, quella posizionata verso sud.
Tutto l’iter ha finora rispettato le normative vigenti ma la città ha voluto chiedere il parere dei cittadini attraverso un Referendum comunale, svoltosi domenica 13 novembre 2016, che non aveva (né poteva avere) valore decisionale ma solo consultivo. L’esito ha registrato una partecipazione al voto relativamente alta (25.729 elettori si sono recati alle urne su una popolazione di circa 54.000 abitanti), pari al 52,5% degli aventi diritto. Circa il 95% di essi (cioè 24.419 cittadini) ha votato “No” mentre 1.214 si sono espressi favorevolmente alla realizzazione dell’impianto, pari a circa il 5% dei consensi.
All’azienda e al manager Dino Menale il Sindaco Angelo Riccardi chiede “di prendere atto di quella che è la volontà della comunità di Manfredonia. Qui non ci sono le condizioni necessarie perché si possa realizzare l’impianto prospettato. Si faccia un passo indietro e si rinunci all’investimento nel territorio di Manfredonia. In caso contrario, le azioni della Città diventeranno sempre più forti ed incisive, in tutte le sedi possibili".

Cinemadessai | In tv Gli spietati, il film che Clint Eastwood dedicò a Sergio Leone

OGGI IN TV
Per strano che possa sembrare, vista l’enorme popolarità del genere, inventato in America e squisitamente americano, i western non hanno conquistato molte statuette come miglior film. Gli Spietati di Clint Eastwood, che Iris manda in onda domani sera alle 21.00, fu la terza pellicola ad aggiudicarsi la statuetta dopo  I pionieri del West (1931) e Balla coi lupi (1990) di Kevin Costner. Oltre al riconoscimento quale miglior film, Gli spietati conquistò altri tre oscar, tra cui quello alla regia, ed ottenne nove nomination, compresa quella dello stesso Eastwood come miglior attore.
Western crepuscolare a cominciare dal titolo, che in lingua originale suona Unforgiven, che significa letteralmente non perdonati. E si tratta, in effetti, d’una storia a tinte fosche, in cui il perdono sembra essere bandito, e piuttosto si intrecciano diverse vendette e tanta violenza. Il codice etico tipico del genere, che contrappone buoni e cattivi, non funziona più.
Con Gli Spietati, Eastwood sembra voglia celebrare la fine del western, ma anche dello stesso west, mostrando una realtà dove la sola legge possibile è quella del più forte, e del giù duro. E non c’è spazio né per il perdono, né per l’umanità. Nei titoli di coda il regista dedica il film a Sergio e Don, che sono poi Sergio Leone, che lo lanciò come attore, e Don Siegel.
DOMANI
La genesi di Tutti i santi giorni, commedia di Paolo Virzì, viene da lontano, e risale ai tempi dell'adolescenza del bravo regista livornese, quando assieme a due coetanei, scrisse e mise in scena a tempo di record e con discreto successo, un piece teatrale, Nel terzetto figurava, appena 16enne, Simone Lenzi, che diversi anni dopo, laureatosi in filosofia, avrebbe scritto un bel romanzo, La generazione (Dalai editrice) che racconta la storia di un portiere notturno d’albergo, che ha scelto quel mestiere per soddisfare in solitudine la propria passione per i libri,
Virzì si è lasciato convincere dall'amico Lenzi e dall'altro componente del terzetto di cui ho detto prima, Francesco Bruni.  a portare sul grande schermo la vicenda del libro. Il risultato è un film gradevole e soprattutto divertente, che valorizza la storia al centro del film, il tentativo del portiere di notte di avere un figlio con la sua compagna, provandole tutte: dalla procreazione assistita alla lettura dei grandi filosofi del passato. Domani, su RaiMovie, alle 23.40.
[Cinemadessai è una nuova rubrica di Lettere Meridiane: consigli quotidiani per godere al meglio della programmazione cinematografica in tv. Le Lettere Meridiane dedicate a Cinema per sempre non vengono distribuite sul consueto circuito di gruppi Facebook ma soltanto sul blog, sulla pagina Facebook di Lettere Meridiane, sulla Pagina del Festival del Cinema Indipendente di Foggia, sul diario facebook dell’autore, Geppe Inserra, e sul gruppo Amici e Lettori di Lettere Meridiane. Per non perderne neanche una, diventate fans delle pagine e iscrivetevi ai gruppo, cliccando sui relativi collegamenti.]

Telecom promette. Trasferirà la centralina che deturpa piazza XX settembre

Le Telecom sposterà in un luogo più consono la centralina telefonica che deturpa la facciata del settecentesco palazzo Perrore-Barone in piazza XX settembre, occultando parzialmente l’antico mascherone che l’adorna. Lo hanno annunciato i vertici dell’azienda telefonica con una nota inviata alla redazione di Foggia della Gazzetta del Mezzogiorno, che aveva raccolto la denuncia di Lettere Meridiane, segnalando, a sua volta, l’incredibile vicenda, consumatasi in pieno centro della città, nel disinteresse generale.
La direzione della Telecom ha anche fatto sapere che ha in corso le necessarie verifiche tecniche per individuare un nuovo sito per la centralina. Una espressa richiesta in tal senso era stata avanzata da Nico Palatella, responsabile provinciale del Fondo Ambiente Italiano.
La Gazzetta di Capitanata ha dato notevole risalto alla notizia del ravvedimento di Telecom, con un articolo di Anna Langone che dopo aver ricostruito la vicenda scrive: “Il fregio sul pregevole palazzo del XVIII secolo, che compare in moltissimi itinerari turistici della città di Foggia, è nascosto da chissà quanti anni, pur essendo presente, con la cabina che lo copre, sulla facciata del palazzo della centralissima piazza XX settembre. Complice il cartello turistico che sormonta proprio il mascherone, con il suo fondo colore giallo vandalizzato anche questo, come parte dei muri del palazzo, da scritte allo spray, l’affronto alla cultura e all’arte è rimasto nascosto, com’è appunto toccato per anni al suo protagonista e vittima. Un mascherone che, guarda caso, ha lo sguardo rivolto verso il basso e la bocca socchiusa, quasi rassegnato.”
Adesso non resta che sperare che Telecom mantenga la promessa e quanto prima provveda alla rimozione dell’obbrobrio.
La Gazzetta di Capitanata dedica un trafiletto anche all'altra segnalazione di Lettere Meridiane, relativamente alla lapide di piazza Federico II che una volta evidenziava lo spazio riservato alle pubbliche affissioni sul muro del palazzo della ex Dogana, anche questa parzialmente occultata da una canalina telefonica o elettrica, e che sorge giusto sotto un lampione vandalizzato dai soliti ignoti. Lettere Meridiane aveva raccolto la segnalazione di Nando Romano.

mercoledì 16 novembre 2016

Il segnale forte e chiaro che arriva da Manfredonia (di Geppe Inserra)

25.729. Per capire la portata di quel che è successo a Manfredonia domenica scorsa, bisogna partire da questo numero, che corrisponde al numero di cittadini che si sono recati alle urne per dire la loro sulla realizzazione di un deposito di gpl ad iniziativa della Energas. 25.729 votanti su 49.171 aventi diritti al voto, per una percentuale che supera largamente la maggioranza: 52,33%.
Hanno vinto i “no”, che hanno totalizzato il 96,02%. Che fosse questo il risultato era del tutto prevedibile. Quel che era assai meno scontato era il numero di cittadini che si sarebbero effettivamente recati alle urne.
In tempi di astensionismo sempre più massiccio e di crisi profonda della partecipazione, l’affluenza alle urne che si è registrata domenica scorsa nella città sipontina ha del miracoloso. Rappresenta un segnale "forte e chiaro" per tutto il Paese.
Se la politica si occupa della vita reale, dei problemi quotidiani delle famiglie, delle persone, della gente, il desiderio di esserci, di esprimersi, di dire la propria, torna a salire.
Da troppo tempo la politica consuma le proprie riflessioni sulle percentuali, e trascura invece le persone vere, quelle che il giorno delle elezioni, prendono il certificato e si presentano al seggio, oppure decidono di starsene a casa, per disinteresse o per protesta.
La percentuale bulgara dei no ha fatto passare in secondo piano il dato più clamoroso. Riflettiamoci: la metà degli aventi diritto al voto era pari a 24.585,5; i no sono stati  24.613. Dunque più della metà della popolazione di Manfredonia non vuole il deposito di Energas ed ha espresso la propria scelta. In democrazia, dovrebbe bastare. Probabilmente non sarà così. La sensazione è che la vicenda sia appena agli inizi e che il cerino acceso sia adesso nelle mani del Ministero dello Sviluppo Economico.
Ma il risultato referendario sipontino ha un’importanza che trascende l’aspetto contingente. Il segnale forte che parte da Manfredonia dovrebbe indurre ad una riflessione approfondita, da parte di tutto il sistema politico. È fuori di dubbio che il crescente astensionismo elettorale sia attendibile cifra della disaffezione verso la politica, che ha risposto a questa disaffezione, rinchiudendosi ancora di più in se stessa: tagliando i consessi elettivi, esibendo un decisionismo a tutti i costi che assieme alla ossessiva volontà di fare in fretta e di snellire, ha reso asfittico e improduttivo il confronto politico e potrebbe trasformare la democrazia in un’oligarchia.
L’exploit di Manfredonia dimostra invece, inequivocabilmente, che quando la gente viene chiamata a riflettere sulle cose che la riguardano da vicino, come l'ambiente, si appassiona, riflette, partecipa alle scelte.
Per restituire dignità e senso alla politica si dovrebbe ripartire da questo. Non aver paura della partecipazione.
Geppe Inserra

Cinemadessai | Amelie, il cinema che fa sorridere e scalda il cuore

OGGI
Può il cinema avere una funzione terapeutica? Certo che sì. E del resto la funzione catartica della tragedia greca non è un’invenzione. Di meglio, il cinema può metterci certe commedie che ti fanno ritrovare il sorriso quando l’hai smarrito, e l’umore non è quello dei giorni migliori. Per me uno di questi film è Il favoloso mondo di Amélie di Jean-Pierre Jeunet (2001).
Del resto, alleviare le pene altrui è la missione che un giorno scopre di dover compere l’irresistibile Amelie Poulain (interpretata da un’altrettanto irresistibile Audrey Tautou. La ragazza lavora in un bar di  Montmartre e trascorre la sua vita serenamente tra bizzarri passatempi (come infilare le dita nel legumi) e la vicinanza a suo padre anziano e vedovo, fino a quando non scopre dietro una piastrella di un mura di casa sua alcuni oggetti. Si mette in moto per  rintracciarne il proprietario, facendogli ritrovare pezzi della sua infanzia, ed innescando una serie di eventi che la convincono a doversi impegnare per "rimettere a posto le cose" che non vanno nelle vite di chi le sta vicino.
Ha scritto FilmTv de Il favoloso mondo di Amélie: "Un film accattivante, edificante, nazionalpopolare, avvolgente, ruffiano. Ma anche intelligente, divertente, leggero, ben scritto, coinvolgente. Il cinema di intrattenimento di massa come dovrebbe essere."
Le musiche di Yann Tiersen contribuiscono a rendere teneramente fiabesco il contesto in cui si dipana la vicenda così come la fotografia color pastello di Bruno Delbonnel. Il successo di pubblico e di critica è stato vasto ed unanime. Sei nomination agli Oscar 2002 ma neanche una statuetta vinta. Davvero da non perdere, stasera alle 23 su La7D. Qui sotto il trailer.

martedì 15 novembre 2016

Il prof. Barbieri: "La riforma costituzionale eternizza i privilegi delle Regioni a statuto speciale"

Mi scrive il prof. Marco Barbieri (insegna Diritto del Lavoro all’Università di Foggia) a proposito della lettera meridiana Le tre Italie di Matteo Renzi, in cui avevo criticato la riforma costituzionale monca, che abolisce il Senato elettivo, le Province e il Cnel, ma lascia in piedi la mostruosa, lapalissiana, aberrante e anacronistica ingiustizia, costituita dalle regioni a statuto speciale e dalle province autonome.
“Mi sarà permesso osservare - scrive il docente -  che la nuova Costituzione di Renzi non si limita a conservare i privilegi delle Regioni a Statuto speciale, ma li eternizza. Infatti, mentre con la Costituzione attuale una legge costituzionale può rivedere gli statuti delle Regioni a Statuto speciale, con la Renzi-Boschi (art. 39, co. 13) le nuove norme costituzionali non si applicherebbero alle Regioni a statuto speciale se non con il loro consenso: che mi pare difficile aspettarsi.”
In buona sostanza, mentre con la Costituzione attuale è il Parlamento italiano che può decidere, in autonomia  e unilateralmente, modifiche e correzioni all’ordinamento delle regioni a statuto speciale e alle province autonome, se la riforma dovesse essere approvata, la sola volontà del Parlamento non basterebbe più. Il comma citato dal prof. Barbieri prevede infatti che “le disposizioni della presente legge costituzionale non si applicano alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e di Bolzano fino alla revisione dei rispettivi statuti sulla base di intese con le medesime Regioni e Province autonome.”
Par di capire che le “intese” previste dalla riforma siano necessarie per la revisione degli statuti di queste regioni privilegiate. Se tra Stato e Regioni non verranno trovate le auspicate intese (come sembra probabile, visto che in questo benedetto Belpaese non si è mai visto nessuno che abbia rinunciato sua sponte ai propri privilegi), la situazione resterà tal quale è, allo stato attuale.
Bell’esempio di riformismo, non vi pare?

Cinemadessai | Il western riscritto da Sam Peckimpah: Il Mucchio Selvaggio


STASERA IN TV
Il genere è quello western. Ma per spessore epico, per capacità narrativa, per montaggio è un film che appartiene al miglior cinema, al di là e al di sopra dei generi. Il Mucchio Selvaggio di Sam Peckimpah - in onda stasera alle 21 su Iris - viene ritenuto tra i migliori western di sempre. È possibile vederlo nella sua versione integrale, quella voluta del regista (che dura all’incirca sette minuti in più rispetto a quella voluta dalla produzione). Pare che la pellicola detenga record del numero di proiettili (a salve) sparati - 90.000 - e di inquadrature, ben 3643.

lunedì 14 novembre 2016

Foggia, bisogna tornare sul mercato

Il rigore fallito da Letizia
Tutto sommato al Foggia è andata di lusso la tredicesima giornata, anche se sono diverse le lezioni da trarre dal terzo pareggio consecutivo inanellato dai rossoneri, seppur giunto sull’insidioso campo di Pagani, che lo scorso anno li vide perdenti.
Dalla parte mezza piena del bicchiere, c’è che del quartetto delle migliori, giocavano in casa il Lecce e il Matera, mentre solo Foggia e Juve Stabia erano impegnate fuori casa. Tutte le quattro partite si sono concluse in parità, ed il Foggia può dunque sorridere.
Detto questo, veniamo alle lezioni da trarre, ovvero alla parte del bicchiere mezza vuota.
La prima è che continua la maledizione dei rigori che lo scorso anno costò ai rossoneri la promozione diretta. (Trovate qui un’analisi dettagliata del pesantissimo conto pagato dai satanelli la scorsa stagione).
L’errore dal dischetto di Letizia, così come quello di Mazzeo nella partita casalinga con l’Akragas hanno tolto fino ad oggi al Foggia quattro punti. Se i due attaccanti avessero trasformato i relativi penalty, oggi il Foggia si troverebbe da solo in vetta alla classifica.
L’altra lezione da trarre è che la leggerezze delle prime punte è un dato strutturale, al quale si dovrà cercare di porre riparo. Inutile girarsi attorno: il mercato estivo del sodalizio di viale Ofanto non ha risolto quella che era la più grande incognita: la sostituzione di Pietro Iemmello. I numeri parlavano chiaro, fin da agosto. Sommando il rendimento dello scorso anno di Mazzeo (33 partite giocate, 11 reti), Letizia (35, 8) e Padovan (22,1) il risultato non copre neanche la metà del rendimento stellare di re Pietro (42 gol in 37 partite).
È ovvio che è impossibile trovare qualcuno in grado di ripetere le gesta dell’attaccante oggi in forza al Sassuolo. Ma gli arrivi del mercato estivo, in tutta onestà, non sembrano coerenti con i propositi di promozione diretta del Foggia. Del resto, non è solo questione di capacità realizzative, ma di schemi di gioco. Il problema delle attuali prime punte è che partecipano poco al gioco, di conseguenza toccano pochi palloni, e vengono serviti poco. Nonostante l’errore dagli undici metri, ieri Letizia è sembrato molto più in palla di Padovan francamente spaesato e poco incisivo.
Tra le cose buone del campionato rossonero fino ad oggi c’è certamente da mettere anche l’assetto difensivo, che dà maggiore solidità alla squadra e soprattutto le consente di perdere poco, il che non guasta in un campionato difficile come quello di Lega Pro. Ma potrebbe non bastare, soprattutto se si vuole evitare la lotteria dei play off.

Cinemadessai | La classe degli asini: ecco come la scuola divenne inclusiva

Flavio Insinna e Vanessa Incontrada
OGGI
A volte nella fiction messa in onda da mamma Rai si trovano anche cose pregevoli, come La classe degli asini, che Rai Uno mette in onda domani sera alla 21. Liberamente ispirato alla vicenda reale di Mirella Antonione Casale e alla sua lotta per l’inclusione scolastica, il film di Andrea Porporati, interpretato da Vanessa Incontrada, Flavio Insinna, Fabio Troiano, Aurora Giovinazzo, Giovanni D’Aleo e Monica Dugo, racconta una pagina poco nota della storia della scuola pubblica in Italia: la lotta promossa e condotta, negli anni Sessanta da Mirella Casale (interpretata da Vanessa Incontrada)  la prima insegnante chesi è battuta per l'abolizione delle classi differenziali favorendo l’integrazione e l’insegnamento paritario, dopo che sua figlia si era ammalata ed era rimasta semi-paralizzata. Una bella storia che vale la pena guardare, anche in riferimento ai problemi della scuola di oggi.
DOMANI
Il genere è quello western. Ma per spessore epico, per capacità narrativa, per montaggio è un film che appartiene al miglior cinema, al di là e al di sopra dei generi. Il Mucchio Selvaggio di Sam Peckimpah - in onda domani sera alle 21 su Iris - viene ritenuto tra i migliori western di sempre. È possibile vederlo nella sua versione integrale, quella voluta del regista (che dura all’incirca sette minuti in più rispetto a quella voluta dalla produzione). Pare che la pellicola detenga record del numero di proiettili (a salve) sparati - 90.000 - e di inquadrature, ben 3643.
Provvisto di un cast veramente eccezionale (William Holden, Ernest Borgnine, Robert Ryan, Warren Oates) racconta la storia di una banda di pistoleri che stringe un’alleanza con i poteri controrivoluzionari in Messico al fine di assaltare un treno. Il colpo va a buon fine, e tutto fila liscio fino a quando il capo dei controrivoluzionari, non scopre che uno dei banditi a rubato una cassa di munizioni per darla ai rivoluzionari. E qui Peckimpah sovverte le regole del western: il cambio di codice etico è repentino. La scena del massacro finale (per girare la quale furono necessari ben 12 giorni e 10.000 pallottole finte) è rimasta nella storia del cinema. Ne è stato fatto un remake da Tonino Valerii, ne Il mio nome è nessuno , con Terence Hill ed Henry Fonda. Il Mucchio selvaggio figura nella classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi, al settantanovesimo posto.
[Cinemadessai è una nuova rubrica di Lettere Meridiane: consigli quotidiani per godere al meglio della programmazione cinematografica in tv. Le Lettere Meridiane dedicate a Cinema per sempre non vengono distribuite sul consueto circuito di gruppi Facebook ma soltanto sul blog, sulla pagina Facebook di Lettere Meridiane, sulla Pagina del Festival del Cinema Indipendente di Foggia, sul diario facebook dell’autore, Geppe Inserra, e sul gruppo Amici e Lettori di Lettere Meridiane. Per non perderne neanche una, diventate fans delle pagine e iscrivetevi ai gruppo, cliccando sui relativi collegamenti.]

domenica 13 novembre 2016

Le tre Italie di Matteo Renzi (di Geppe Inserra)

Che differenza c'è tra un foggiano, un barese e un valdostano? Non è l'inizio di una barzelletta, ma un interrogativo maledettamente serio. In una democrazia normale, la risposta dovrebbe essere: nessuna, visto che i tre appartengono al medesimo Stato. Ma non è così in Italia, e - anche se non se ne parla molto - la riforma costituzionale su cui i cittadini sono chiamati a dire la loro nel referendum del 4 dicembre, lungi dal correggere gli squilibri, li accentua.
Tornando alla domanda iniziale, tra i tre a stare meglio, in quanto cittadino d’una Regione a statuto speciale, è sicuramente il valdostano. Uno dei punti cardine della riforma costituzionale è il riequilibrio dei poteri tra Stato e Regioni. Queste ultime vengono infatti “alleggerite”, a vantaggio dello Stato, che si riprende tutti, o quasi, i poteri. Ma il discorso vale soltanto per le Regioni a statuto ordinario, non per quelle a statuto speciale. Tanto per fare un esempio, la riforma prevede che consiglieri e assessori regionali non possano guadagnare più di un sindaco di un comune capoluogo. Ma solo quelli delle Regioni "ordinarie". Le Regioni a Statuto speciale (Val d’Aosta, Friuli Venezia-Giulia, Trentino-Alto Adige con le province autonome di Trento e di Bolzano, Sardegna e Sicilia) mantengono la loro autonomia e i loro privilegi.
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