sabato 31 dicembre 2016

La prima aeronave è stata progettata a Lucera

Il 17 giugno del 1905 è una data miliare nella storia dell’aeronautica italiana. Nei cieli di Schio si librò in volo la prima aeronave progettata e costruita in Italia.
I goffi volteggi di quel dinosauro dell’aria, che misurava 39 metri con una circonferenza  di 25, e un  volume di oltre 1.200 metri cubi, coronavano un sogno cominciato molti anni prima.
Guardando quella macchina volante che aveva finalmente sconfitto la legge di gravità, il conte Americo da Schio, il solo sopravvissuto del gruppo di scienziati che avevano lanciato la sfida, dovette pensare che la profezia di Leonardo si era ormai avverata: “Piglierà il primo volo il  grande uccello, riempiendo l’universo di stupore… e gloria eterna al nido ove nacque”.
Peccato che nel nido dove nacque l’idea non se ne abbia memoria, e di conseguenza neanche la gloria eterna auspicata dal genio di Vinci.
E allora merita di essere raccontata, questa storia bella come un film.
Alla base di quel volo della prima aeronave, che da quel giorno si sarebbe chiamata dirigibile, c’era una scintilla creativa, scoccata in un posto molto lontano dai prati del Veneto.
Era successo in Capitanata, vicino Lucera, nel cui Liceo Regio insegnava lo scienziato che partorì la rivoluzionaria idea che per risolvere i problema della navigazione aerea occorresse far muovere nell’aria un pallone di forma affusolata, appuntito a prua e arrotondato a poppa, riempito di un gas più leggero dell'aria.
Pasquale Cordenons, veneto di Santa Maria di Sala, matematico dal finissimo ingegno e dal cuore generoso, era arrivato nella cittadina sveva appena trentenne, nel 1867, reduce dalla terza guerra di indipendenza che aveva combattuto l’anno prima come volontario a fianco di Garibaldi.
In testa un chiodo fisso: “scoprire un congegno, che elevi l'uomo nell'aria, e sia da questo interamente dominato.”
La presenza di Cordenons a Lucera viene purtroppo ignorata dalla maggior parte delle fonti, compresa la Treccani. Per fortuna a raccontare come sono andate effettivamente le cose è stato proprio il Nostro, nel suo prezioso opuscolo Il problema della navigazione aerea / Soluzione del dott. Pasquale Cordenons, prof. di matematica pura e meccanica del Regio Liceo di Lucera, stampato a Padova dalla Casa editrice F.Sacchetto.
Il libro è stato recentemente digitalizzato e mezzo a disposizione da Google: lo trovate qui.
Ed ecco come Cordenons racconta quel colpo di genio:
Nel Gennaio di quest'anno, mentre passeggiava sui deserti colli della Capitanala, mi accadde vedere un falcone librarsi nell'aria, e dirigersi verso le rovine di un castello: osservai nelle direzioni del volo l'esercizio dell'ali, della coda, della testa, delle gambe, e fattomi a svolgere con nuove investigazioni le precedenti mie idee, sperai allora d'avere risolto il problema della navigazione aerea. Ora mi decido pubblicarne la mia soluzione, e per soddisfare al desiderio di taluno, e perché altri mi presti aiuto nella ricerca del dominio dell'atmosfera.

Renzo e Lucia alle falde del Gargano

Vi piacerebbe, cari amici e lettori di Lettere Meridiane, leggere una storia come quella dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, ambientata però sul golfo di Manfredonia, e non tra Como e Milano? Se sì ditelo, e sarete serviti.
La meritoria opera di digitalizzazione di Google (grazie di esserci, Big G) ha reso da poco disponibili i due tomi di un romanzo storico poco conosciuto (a dirla tutta, praticamente sconosciuto), le cui vicende si dipanano appunto tra Gargano e Manfredonia. Renzo e Lucia di casa nostra vivono rispettivamente nel Castello di Manfredonia e in quello dirimpettaio di Monte Sant’Angelo.
Viscardo di Manfredonia, questo il titolo del romanzo (che viene però definito racconto nel frontespizio dei due volumi che lo compongono), venne stampato a Napoli, presso la Tipografia dell’Ancora, ubicata nel largo S.Macellino, 2, nel 1854.
Il successo arriso al romanzo dovette essere ragguardevole, se lo stesso anno ne venne pubblicata una seconda edizione, sempre a Napoli, questa volta presso Gli editori proprietari che avevano loro tipografia in vico Celso a Toledo, 22.
Autore del romanzo è Francesco Prudenzano, pugliese dimenticato (la sua Manduria gli ha intitolato una strada e una scuola, ma nel sito web dell’istituto nulla si dice a proposito dell'illustre personaggio) che andrebbe invece riscoperto e valorizzato.

Cinemadessai | Il Padrino II e La Dolce Vita, quando il cinema diventa un classico

OGGI
Secondo la maggior parte della critica, Il padrino - Parte II è il migliore della trilogia firmata da Francis Ford Coppola. È certamente il capitolo della saga in cui la dimensione epica e tragica del grande regista si percepisce maggiormente.
Uscì nel 1974, interpretato da Al Pacino e Robert De Niro, in forma smagliante. Se la prima parte si era aggiudicata 3 Oscar, il secondo capitolo della saga andò perfino oltre, conquistando 11 candidature e ben sei statuette: miglior film e miglior regia a Francis Ford Coppola, miglior attore non protagonista a Robert De Niro, Migliore sceneggiatura non originale a Coppola e Mario Puzo, miglior scenografia e miglior colonna sonora.
Il film è stato, tra l’altro, il primo sequel a vincere l’oscar come miglior film (secondo alcuni critici è il miglior sequel della storia del cinema) , così come la saga è stata la sola, nella storia del cinema, ad aver ottenuto più di una volta la statuetta per il miglior film: Marlon Brando e Robert De Niro sono gli unici due attori ad aver vinto l'Oscar interpretando lo stesso personaggio, Vito Corleone, rispettivamente da anziano (nel primo film, del 1972) e da giovane, il che fa di Don Vito l'unico personaggio della storia del cinema ad avere vinto due Oscar con due attori diversi. Quanti record, vero?
Il film racconta in parallelo le storie di Michael Corleone che, trasferitosi nel Nevada, deve vedersela col capitalista ebreo Hyman Roth, e di Vito Corleone, suo padre, da giovane, quando nei primi anni del novecento, getta le fondamenta del suo impero criminale.
Alla fine il giovane Michael vincerà la sua battaglia criminale, ma a prezzo degli affetti e dei ricordi.
Da non perdere. Stasera su Paramount Channel, alle 20.10.
DOMANI
Per capire cosa fosse il cinema italiano all’inizio degli anni Sessanta, basti ricordare questo: al Festival di Cannes del 1960, Federico Fellini conquistò la Palma d’oro con La dolce vita, mentre Michelangelo Antonioni ottenne il premio della critica con L’Avventura.

venerdì 30 dicembre 2016

In regalo ad amici e lettori "La Foggia di Bruno Caravella"

Arriva il calendario di Lettere Meridiane, in regalo agli amici e ai lettori del blog. Dopo l'edizione 2015 e quella 2016 firmate da Michele Sepalone, l'autore di quest'anno è Bruno Caravella, fotografo, ma anche poeta, musicista, animatore culturale e docente. Di seguito la presentazione di Geppe Inserra. Al termine le istruzioni per scaricare il calendario. Nei prossimi giorni, Lettere Meridiane pubblicherà un book poetico e fotografico dedicato a Bruno Caravella. Buona visione, e buon anno.
* * *
Ci sono persone con le quali t’intendi e ti capisci quasi senza parlare. A me succede con Bruno Caravella. Quello tra di noi è un rapporto asciutto, quanto a parole. Basta un messaggio affidato a whatsapp o al cellulare: “stasera faccio questa cosa, vieni, vedrai che ti piacerà…”
E va a finire sempre che ha ragione lui.
Come quando l’estate scorsa mi ha invitato al saggio di fine d’anno dell’orchestra della scuola media Pio XII. C’era un caldo infernale e nell’auditorium aleggiava un effetto serra da levarti il fiato. Ne è valsa la pena: ho assistito ad uno concerto di rara bellezza ed incredibile intensità, con l’esecuzione della splendida suite musicale composta da Stefano Ottomano in onore dei terrazzani di Borgo Croci, così finalmente riconosciuti nella loro dignità culturale e sociale. Dello spettacolo Bruno aveva curato i testi. Una narrazione intensa.

GrandApulia batte Mongolfiera, almeno sui social

Sono bastati solo pochi giorni di apertura a GrandApulia, il mega centro commerciale aperto a Foggia dalla Finsud del gruppo Sarni, per sorpassare l'altro ipermercato foggiano, La Mongolfiera, almeno per quanto riguarda il gradimento sui social.
Come si rileva dall'immagine che illustra il post, nei "mi piace" alle rispettive pagine facebook, la nuova struttura commerciale di Borgo Incoronata sopravanza nettamente quella di viale degli Aviatori: quasi 27.000 fan per la prima, quasi 23.000 per la seconda.
Un bel successo per il megacentro che dopo le vicissitudini giudiziarie che ne hanno fatto slittare l'apertura (il cantiere venne sequestrato un giorno prima dell'inaugurazione per presunte irregolarità) ha aperto i battenti ed avviato regolarmente le attività di vendita.
Con 180mila metri quadri, un parcheggio con oltre 3500 posti d’auto, 60 milioni di euro investiti, centinaia di negozi, otto punti di ristorazione e altrettante sale cinematografiche, GrandApulia è il centro commerciale più grande della Puglia, ed uno dei più grandi del Mezzogiorno.


Cinemadessai | Quando il cinema italiano trionfava nel mondo

OGGI
Matrimonio all’Italiana, pellicola che Vittorio De Sica girò nel 1964, è uno dei film più complicati da commentare e valutare, e non a caso è ancora oggi oggetto di discussione tra i critici.
Preso in sé, è un film molto bello, e riuscito, che rilegge con intelligenza, arricchendolo di interessanti toni pirandelliani, una delle opere più celebri di Eduardo De FilippoFilomena Marturano, che lo stesso mattatore napoletano aveva portato sul grande schermo, con eccellenti risultati, dieci anni prima.
Il film nasce insomma da scelte non soltanto artistiche ma anche commerciali. Con Matrimonio all’italiana, De Sica voleva anche sfruttare il momento favorevole inaugurato da Pietro Germi con Divorzio all'Italiana, uscito qualche anno prima.
È come se il cinema italiano stesse sperimentando la possibilità di un salto di qualità, dalla dimensione artigianale che l'aveva fino ad allora caratterizzato, ad una dimensione più industriale. E l'operazione riesce.
La rivisitazione del testo eduardiano è azzeccata, così come i ringiovanimento dei personaggi, e che la prova di Marcello Mastroianni e Sofia Loren (nomination agli Oscar come migliore attrice) è sublime. Robusto anche i resto del cast, in cui spiccano Aldo Puglisi, Marilù Tolo e Tecla Scarano.
La pellicola, che ebbe la nomination come miglior film straniero, venne distribuita con successo in tutto il mondo (tanto per dire , funziona, e resta tra i migliori esempi di commedia all’italiana degli anni Sessanta, nonché tra le opere migliori di De Sica.
La storia: dopo essere stata a lungo sua amante, domestica e badante della madre, Filumena riesce a farsi sposare per mezzo di uno stratagemma da Domenico. L’uomo, impietosito perché crede la donna in fin di vita, decide di accontentarla nel suo ultimo desiderio prima di perire. Ma le cose non andranno esattamente così. Stasera, su RaiMovie, alle 22.50.
DOMANI
Secondo la maggior parte della critica, Il padrino - Parte II è il migliore della trilogia firmata da Francis Ford Coppola. È certamente il capitolo della saga in cui la dimensione epica e tragica del grande regista si percepisce maggiormente.
Uscì nel 1974, interpretato da Al Pacino e Robert De Niro, in forma smagliante. Se la prima parte si era aggiudicata 3 Oscar, il secondo capitolo della saga andò perfino oltre, conquistando 11 candidature e ben sei statuette: miglior film e miglior regia a Francis Ford Coppola, miglior attore non protagonista a Robert De Niro, Migliore sceneggiatura non originale a Coppola e Mario Puzo, miglior scenografia e miglior colonna sonora.

giovedì 29 dicembre 2016

L'Urban Center, polo culturale fecondo e innovativo (di Paolo Amorico)

Osservatore lucido ed attento delle questioni che riguardano lo sviluppo del territorio, Paolo Amorico ha inviato a Lettere Meridiane un utile contributo di riflessione e discussione sulla idea dell'Urban Center lanciata da Franco Eustacchio Antonucci. Ritengo particolarmente apprezzabili le considerazioni che Amorico svolge sul ruolo della politica e delle sue presunte responsabilità. L'opinione pubblica si forma anche con la mediazione della politica, ma prima di tutto ha bisogno della circolazione delle idee, della partecipazione, della discussione, del confronto delle diverse istanze della città, e quindi, principalmente, dei maggiori attori di una città, che sono i cittadini.
Ricordo che al tema dell'Urban Center, Lettere Meridiane ha dedicato una specifica pagina, per raggruppare i diversi interventi. La trovate qui. (g.i.)
* * *
Continua il dibattito dopo la manifestata intenzione, da parte di Franco Antonucci, ma non solo, di dare inizio alla prospettiva di istituire a Foggia un Urban Center. Sui social l'interesse sembra aver fatto presa almeno tra chi opera da tempo nell'ambito dell'architettura e dell'urbanistica, ma anche tra quanti, giovani inclusi, desiderano da tempo sentirsi integrati nella propria realtà volendo scongiurare il distacco dalla propria terra in cerca di migliore fortuna altrove. "Giovani inclusi", perché il pericolo o la necessità di dover emigrare, è presente anche tra chi, anche cinquantenne, ha perso il lavoro, non lo trova più e vive il dramma dell'impotente isolamento a cui è costretto in questi tempi di crisi che riguardano l'intera Nazione, anche se riguarda maggiormente il Sud. Gente del Sud, di Puglia, di Capitanata. Un territorio da troppo tempo in difficoltà, ripiegato su se stesso e, spesso, incapace di tradurre in soluzioni le molteplici richieste di una qualità di vita più appagante.

L'omaggio di Rai Play a Renzo Arbore: uno Zibaldone dedicato al grande showman

"La Rai ha inventato la televisione più bella del mondo. Perché andrà pur detto, prima o poi, che noi abbiamo fatto la televisione più bella del mondo, non se ne parla molto, perché appartiene al passato, ma noi abbiamo fatto la televisione più bella del mondo. Era più bella di quella americana, di quella francese, di quella spagnola. Meno male che esistono i documenti, e meno male che c’è Rai Play che ce li fa rivedere”.
C’è un solo uomo al mondo che può legittimamente arrogarsi il merito di aver fatto la televisione del mondo, è foggiano e si chiama Renzo Arbore.
Al “favoloso” Arbore, Rai Play, la web television on demand della Rai, dedica un ampio Zibaldone che documenta l’impatto straordinario ed innovativo prodotto dallo showman sul fenomeno globale della televisione.
Senza Arbore, la televisione mondiale non sarebbe quella che è oggi. E se in una certa stagione la televisione pubblica italiana è diventata la migliore del mondo (ed è vero), molta parte del merito va proprio a lui.
La sezione antologica (cui potete accedere cliccando qui) ripropone puntate e momenti da Speciale per voi a "Canzonissima" fino a "Quelli della notte" e "Indietro tutta", offrendo la possibilità di scoprire o riscoprire momenti noti e meno noti dell’avventura di Arbore, “artefice  - come si legge nel sito di Rai Play - di uno dei più profondi processi di liberazione, apertura e alleggerimento della narrazione televisiva."
Suggerisco agli amici e ai lettori di sfogliare con attenzione lo Zibaldone offerto dalla Rai. Personalmente, ci ho trovato alcune chicche deliziose, come la puntata del 29 maggio 1970 di Speciale Per Voi, trasmissione che l’anno prima aveva consentito ad Arbore di fare il suo esordio in televisione, dopo il grande successo che aveva riscosso alla radio come disc jockey in programmi come “Bandiera gialla” e “Per voi giovani”.
La trasmissione venne varata nel pieno della stagione della contestazione giovanile, e con molto coraggio Arbore inventò il format del talk show musicale in cui gli artisti scendevano tra il pubblico e si confrontavano, esponendosi a volte a critiche molto aspre.
Nella puntata di cui vi ho detto, e che potete vedere cliccando qui, due sorprese che mi hanno commosso e che confermano un’altra straordinaria qualità di Renzo Arbore, ovvero l’essere stato un talent scout per una generazione intera di grandi uomini dello spettacolo (un nome su tutti, Roberto Benigni, presente in molti episodi dello Zibaldone di Rai Play).
Durante la puntata si vede intervenire quello che si autodefinisce un giovane cantante: Lucio Dalla che non era ancora diventato…. Lucio Dalla (il successo sarebbe arrivato l’anno dopo con 4/3/1943. Il grande cantautore interviene nel dibattito per prendere le difese dei musicisti che si erano esibiti poco prima in un contest tra due musicali romani promosso da Renzo Arbore.
Mentre guardavo la trasmissione e il contest, un duo ha attirato la mia attenzione. Si erano presentati al pubblico come L’arca di Noè, ma non appena hanno cominciato il brano, intitolato Io e il vagabondo, ho capito e mi sono commosso: il giovane che cantava era Stefano Rosso, e quella puntata rappresentava l’esordio televisivo del grande cantautore romano.
Potete ascoltare il brano al minuto 19° della trasmissione, che potete vedere a questo link. Stefano Rosso canta assieme a suo fratello Ugo.
Anche piccoli episodi come questo la dicono lunga sul posto che Renzo Arbore è destinato ad occupare nella storia dello spettacolo.

Cinemadessai | La grande commedia all'italiana di Risi e De Sica

OGGI
Il bello della commedia all'italiana è stato soprattutto la sua capacità di cambiare tono e registro, adattandosi ad una realtà sociale in rapida trasformazione, ma rappresentandola come si conviene all'arte vera.
Oggi e domani in televisione due film che rappresentano un'eloquente conferma di questa tesi.
Si comincia oggi con I mostri (su Iris, alle 21.00) che Dino Risi realizzò  nel 1963, praticamente nel momento più felice della sua ricca e sfavillante carriera. Il sorpasso lo aveva imposto finalmente anche all’attenzione della critica. Subito dopo, con La marcia su Roma aveva sperimentato con successo il binomio Vittorio Gassman- Ugo Tognazzi, che si ripete ne I mostri.
Risi si conferma sempre di più come un interpretare straordinaria della commedia all’italiana facendo vedere come le sue chiavi narrative possano essere utilizzate anche per ricostruire in termini satirici pezzi di storia del paese, come l’avvento del fascismo o come la crisi morale in cui il Paese cominciava a precipitare.
Ne  I mostri i toni della commedia incontrano con successo quelli del grottesco. Attraverso venti episodi di diversa lunghezza, che vanno dal semplice sketch al racconto vero e proprio, Dino Risi documenta i cambiamenti del paese, i suoi vizi, le sue debolezze che fanno il paio con una sempre più incombente crisi di valori di riferimento.
Risi tratteggia un mosaico cinico e ironico dell'Italia che, alla metà degli anni sessanta esce dal miracolo economico e si trova ad affrontare l'industrializzazione e il cambiamento.
La chiave sta anche nella crisi della politica, così come annunciata senza mezzi termini nel primo episodio, da Ugo Tognazzi: "Adesso non si chiama più nemmeno Parlamento, ... si chiama Pappamento, si chiama ... Eh ... tu ridi ... eh ... c'è mica tanto da ridere, sai, ... ci sarebbe da piangere ... altro che storie. Perché, vedi, quelli che dovrebbero pensare agli interessi pubblici pensano invece agli interessi propri. Perché purtroppo c'è questa tendenza alla disonestà, questa tendenza alla malafede.”
Cast importante in cui figurano, oltre alla coppia Gassman- Tognazzi,  Michèle Mercier, Lando Buzzanca e Daniele Vargas.
Il film compreso nell’elenco dei 100 film italiani da salvare ha avuto due sequel, sicché si parla di Trilogia dei Mostri. Il secondo, I nuovi mostri, fu girato nel 1977 dallo stesso Dino Risi, con Ettore Scola, Mario Monicelli e Roberto Rossellini per aiutare lo sceneggiatore, Ugo Guerra, gravemente malato. Il terzo che è anche il meno efficace, firmato da Enrico Oldoini. è uscio nel 2009 con il titolo I nuovi mostri.
DOMANI
Matrimonio all’Italiana, film che Vittorio De Sica girò nel 1964 è uno dei film più complicati da commentare e valutare, e non a caso è ancora oggi oggetto di discussione tra i critici.

mercoledì 28 dicembre 2016

Capitanata, grande provincia. Ma non ce ne accorgiamo (di Geppe Inserra)

Ho avuto per  molti anni il privilegio di raccontare questa terra meravigliosa che è la Capitanata, scoprendola ed innamorandomene, giorno dopo giorno.
Un cronista non dovrebbe mai innamorarsi dell'oggetto della sua narrazione. Ma, credetemi, se la vita, il destino vi concedono in sorte di raccontare Foggia e la sua provincia, è impossibile farlo col distacco prescritto dai manuali di giornalismo.
Ho avuto questa opportunità, come capo dell'ufficio stampa della Provincia di Foggia, l'amministrazione che ha governato uno dei territori più grandi, complessi e ricchi d'Italia, e forse d'Europa.
L'ho fatto sforzandomi, giorno per giorno, di svelare, far vedere e testimoniare che la Capitanata è una provincia - regione dalle immense potenzialità, che potrebbe crescere di uno sviluppo autonomo e autopropulsivo, se solo riuscisse ad essere consapevole della sua grandezza, a trovare una identità comune tra le sue diversità.
Non è roba di poco conto, perché si tratta di intrecciare culture, civiltà e paesaggi che le definiscono, così diversi e così cangianti tra i silenzi dei Monti Dauni, gli spazi senza tempo del Tavoliere, la tavolozza dei colori che ondeggiano tra mare e foreste del Gargano. E poi, ineffabile, inevitabile, Foggia. Foggia e il suo rapporto con il resto della provincia spesso vissuto proprio come se la provincia fosse un resto e l'una e l'altra - Foggia e la Capitanata - non fossero invece uno splendido tutt'uno.

Cinemadessai | La favola nera di Claudio Noce con Emir Kusturica

Il vero protagonista de La Foresta di Ghiaccio in onda domani sera su Rai3 alle 00.10 è il vento. Quello che soffia  in montagna e avvolge e intreccia solitudini, misteri, scomparse, verità difficili da cercare, da trovare, da dipanare.
“Il vento freddo soffia senza sosta, facendosi largo tra gli abeti, scavando nella roccia scura, invadendo la sconfinata foresta sommersa dal ghiaccio” racconta l’autore, Claudio Noce, precisando che “decidere di ambientare questa storia tra le montagne e le impenetrabili foreste ghiacciate è stato un passaggio successivo alla composizione della drammaturgia. Quando la magnificenza della montagna è apparsa davanti ai miei occhi, non ho avuto più nessun dubbio e ho pensato che fosse questo il palcoscenico perfetto per questa favola nera.”
Il film è un thriller come non se ne vedono molti nelle sale italiane, che si mantiene in bilico tra suspence e horror, raggiungendo un equilibrio ed un ritmo narrativo apprezzabili. Forse proprio a causa di questa diversità, sia la critica che il botteghino non gli hanno riservato l’attenzione che meritava.
Rai3 offre dunque una opportunità più che positiva. Sceneggiato dallo stesso Noce, con Francesca Manieri ed Elisa Amoruso con la collaborazione di Diego RibonLa foresta di ghiaccio racconta un cupo mistero che si sviluppa dietro l'apparente serenità di un piccolo paese alpino. Mentre incombe una tempesta, Pietro, un giovane tecnico, arriva nella valle per riparare un guasto alla centrale elettrica, e si trova improvvisamente di fronte ad una strana sparizione.
Si consuma quindi lo scontro fra il giovane Pietro e due fratelli, Lorenzo e Secondo, che vivono e lavorano nella zona. Quando il ragazzo comprende l'origine dei segreti nascosti nel cuore della valle, le tensioni esplodono e comincia un gioco di specchi deformanti in cui nessuno è immune dal sospetto.
Importante il cast, con Emir Kusturica, Ksenia Rappoport, Domenico Diele Adriano Giannini.
DOMANI
Dino Risi realizzò I mostri nel 1963, praticamente il momento più felice della sua ricca e sfavillante carriera. Il sorpasso lo aveva imposto finalmente anche all’attenzione della critica. Subito dopo, con La marcia su Roma aveva sperimentato con successo il binomio Vittorio Gassman- Ugo Tognazzi, che si ripete ne I mostri, in programma domani sera, su Iris, alle 21.00.

Quali date hanno fatto la storia di Foggia?

Sta per arrivare, in regalo per gli amici e i lettori, il calendario 2017 di Lettere Meridiane, che sarà firmato, quest'anno, da Bruno Caravella, musicista, poeta, fotografo, docente ma soprattutto operatore culturale tenacemente impegnato nella valorizzazione delle radici.
Come già lo scorso anno, il calendario intende offrire un contributo alla sedimentazione della memoria collettiva della città, e pertanto contiene  l'indicazione delle date e delle ricorrenze più significative della sua storia.
Va detto che l'impresa è tutt’altro che semplice, quando si parla di Foggia, che soffre in maniera lancinante la crescente rarefazione della memoria condivisa, semmai ne sia esistita una.
Nelle settimane che hanno preceduto la pubblicazione della edizione 2016, avevo rivolto ad amici e lettori un appello a identificare e discutere insieme le date riferentesi alla storia della città rappresentative della memoria collettiva. Ad accogliere l'invito sono stati (e li ringrazio molto) Raffaele De Seneen e Tommaso Palermo, i cui contributi e suggerimenti potete leggere qui.
Le date che amici e lettori di Lettere Meridiane trovano sul calendario sono dunque il frutto di mie scelte personali (integrate con le segnalazioni di cui ho detto) , come tali del tutto opinabili, emendabili, migliorabili.
Non ho potuto utilizzare il metro che altrove sarebbe risultato il più utile: partire dalle date più percepite come momenti topici dalla cittadinanza, dall’opinione pubblica. A scorrere quelle inserite nel calendario si ha anzi la dolorosa conferma della memoria corta dei foggiani, che sono riusciti a dimenticare (e di conseguenza a non valorizzare adeguatamente) personaggi come Maria Celeste Crostarosa e Antonio Silvestri o eventi straordinari come le ripetute apparizioni della  Madonna dei Sette Veli.
Molti degli eventi riportati sul calendario e così pure della memoria negata riguardano la sfera religiosa. Non è per una mia particolare scelta culturale o devozionale. Che si sia credenti o meno, è un dato di fatto che gli eventi della fede hanno molto spesso incrociato la storia di Foggia.
Va detto pure che la Chiesa locale non si è particolarmente distinta nel custodirne la memoria, come essi avrebbero meritato, contribuendo al generale smemoramento, che  rappresenta un problema cruciale in una città che si trova da anni in profonda crisi.
Per comodità dei lettori, raggruppo di seguito, ordinate cronologicamente da gennaio a dicembre, le 35 date pubblicate nel calendario. Che ne pensate? Sono poche? troppe? Aggiungereste qualche altra, o ne togliereste qualcuna?
La discussione è aperta. Commentate il post con le vostre osservazioni o suggerimenti di nuove date.

17 gennaio 1773 - Nascita di padre Antonio Silvestri
31 gennaio 1965 - Vittoria del Foggia sull’Inter
17 febbraio 1916 - Arrivo a Foggia di Padre Pio da Pietrelcina
21 marzo 1731 - Terremoto
22 marzo 1731 - prima apparizione Madonna dei Sette Veli
8 aprile 1731 - apparizione Madonna dei Sette Veli
18 aprile 1905 - eccidio di Foggia
24 aprile 1743 - apparizione Madonna dei Sette Veli
26 aprile 1743 - apparizione Madonna dei Sette Veli
26 aprile 1001 - apparizione madonna di Incoronata (ultimo sabato di aprile)
28 aprile 1898 - moti della fame
6 maggio 1845 - apparizione Madonna dei Sette Veli
10 maggio 1731 - apparizione Madonna dei Sette Veli
22 maggio 1854 - apparizione Madonna dei Sette Veli
28 maggio 1943 - primo bombardamento su Foggia
30 maggio 1844 - apparizione Madonna dei Sette Veli
31 maggio 1943 - bombardamento su Foggia
21 giugno 1943 - bombardamento su Foggia
28 giugno 1797 - Foggia Capitale, con le nozze tra Francesco di Borbone e Clementina d’Austria
15 luglio 1943 - bombardamento su Foggia
15 luglio 1837 -  Liberazione dal Colera Madonna dell’Addolorata
20 luglio 1837 - morte di don Antonio Silvestri
22 luglio 1943 - bombardamento su Foggia
26 luglio 1805 -  apparizione Madonna dei Sette Veli
5 agosto 1999 - istituzione dell'Università di Foggia
19 agosto 1943 - bombardamento su Foggia
25 agosto 1943 - bombardamento su Foggia
28 agosto 1867 - Nascita di Umberto Giordano
1 settembre 1991 - Esordio del Foggia di Zeman in serie A
9 settembre 1943 - bombardamento su Foggia
17 settembre 1943 - bombardamento su Foggia
13 settembre 1964 - esordio del Foggia in serie A
14 settembre 1755 - morte di Maria Celeste Crostarosa
11 novembre 1999 - crollo viale Giotto
12 novembre 1948 - Morte di Umberto Giordano
13 dicembre 1250 - morte di Federico II di Svevia

martedì 27 dicembre 2016

Entusiasmo e positività: se dipendesse da Agnelli...

Gli amici e i lettori di Lettere Meridiane conoscono già la mia particolare predilezione per Cristian Agnelli, "capitano coraggioso" del Foggia, la cui caratura sportiva ed umana ho già sottolineato altre volte.
Giocatori come lui in una squadra sono indispensabili, ancora di più se indossano la fascia. A giocatori così gli puoi voler bene e basta.Perché uno che in campo dà sempre l’anima e sputa sangue e sudore fino all'ultimo minuto è un grande atleta, un grande uomo, oltre che un grande capitano.
Agnelli è uno di quei giocatori al quale le telecamere non sempre danno il giusto risalto. In novanta minuti il campo se lo fa su è giù decine e decine di volte, spesso lontano dalle inquadrature delle telecamere. E così può anche succedere che dopo che ha rincorso l’avversario per quaranta metri, è andato a chiuderlo e a proteggere la difesa, il tocco di palla con cui dovrebbe rilanciare l’azione non è perfetto. Ma i fatto è che lui ci è andato a chiudere, e ha dato l’esempio ai compagni.
Il bello di Cristian Agnelli sono certi proprio questi piccoli grandi gesti agonistici che non restano scolpiti sui taccuini dei cronisti, ma hanno un significato e un valore sportivo immenso.
L’anno scorso nella seminale play off col Lecce, allo Zaccheria, mancavano pochi minuti e ancora correva a chiudere sugli avversari, per non farli ripartire. Qualche minuto prima era stato bloccato dai crampi, e il risultato era del tutto acquisito. Capite, che tipo è Agnelli?
Prendete il primo gol del capitano quest’anno, nel derby di qualche giorno fa con la Fidelis Andria. Qualcuno ha detto che è stato un gol fortunato. Certo, se non fosse stato per l’evidente errore dell’estremo difensore andriese, molto difficilmente sarebbe stato gol.
Ma il gol è anche il frutto del grande gesto tecnico ed atletico di Agnelli, ben documentato dai tre fotogrammi che illustrano il posto, e che raccontano l’azione della rete. Guardate il primo. Agnelli è almeno a tre metri di distanza dal difensore quando intuisce che questi sta per fare un retropassaggio che potrebbe diventare rischioso.
In realtà il difensore tocca la palla con la potenza necessaria a mettere il portiere nelle condizioni di poter fare un rinvio tranquillo. Nel secondo fotogramma si nota che tra il pallone e il capitano rossonero, al momento dello scatto verso la porta avversaria la distanza è ancora siderale. Novantanove giocatori su cento si sarebbe fermati, non avrebbero continuato, avrebbero tirato il fiato. Lui no.
Prosegue come un treno, con uno scatto degno degno di un centometrista, piombando addosso al portiere, e costringendolo anche alla papera.
Non sarà un eurogol e peccato che non sia riuscito a dare la vittoria alla squadra rossonera. Ma è un simbolo importante di quell’entusiasmo e quella positività invocati dal Foggia nello splendido video girato per fare gli auguri ai tifosi. Un video che mi piace molto, proprio perché rivela uno spirito importante.
Ve ne parlerò domani.

Cinemadessai | Billy Wilder e Agatha Christie, un binomio perfetto

OGGI
Metti la leggera densità di una commedia di Agatha Christie che deve concentrare storie e colpi di scena nello spazio angusto di un’aula di tribunale. Aggiungici la mano sicura e il genio sconfinato di Billy Wilder, e il risultato è assicurato. La certificazione definitiva che gli ingredienti essenziali dello spettacolo del cinema sono prima di tutto il plot, la capacità e il ritmo con cui lo si racconta, la bravura degli attori nel rappresentarlo.
Tutti ingredienti che funzionano al meglio in Testimone d'accusa, possente giallo che La7 manda in onda stasera, alle 21.10, e che Billy Wilder girò nel 1957, con un cast d’eccezione che comprendeva Marlene Dietrich, Charles Laughton, Tyrone Power ed Elsa Lanchester.
Lo squattrinato e ingenuo Leonard Vole viene accusato dell'omicidio di Emily French, una ricca vedova. Accetta di difenderlo al processo Sir Wilfrid Robarts, un avvocato penalista di successo, che rientra al lavoro dopo essere stato colpito da un infarto. Nonostante tutte le prove sembrino indicare il colpevole in Vuole, accetta la sfida professionale. Che sarà densa di eventi come l'action più scatenato.
Secondo i canoni del legal movie, il film è quasi tutto ambientato in tribunale, e racconta praticamente il processo. Ma con una serie di colpi di scena e un ritmo veramente impressionanti.
La commedia di Agatha Christie da cui è stata tratta la pellicola è stata più volte rappresentata sia al cinema che a teatro. Secondo la stessa Christie, la versione diretta da Billy Wilder è il miglior film tratto da una sua opera.
DOMANI
Il vero protagonista de La Foresta di Ghiaccio in onda domani sera su Rai3 alle 00.10 è il vento. Quello che soffia  in montagna e avvolge e intreccia solitudini, misteri, scomparse, verità difficili da cercare, da trovare, da dipanare.

lunedì 26 dicembre 2016

Cinemadessai | Massimo, che bello sarebbe ricominciare da te

STASERA
Niente fu come prima, nel cinema italiano, quando uscì nelle sale Ricomincio da tre. Mai esordio dietro la macchina da presa fu così convincente e travolgente come quello di Massimo Troisi, mai alchimia tanto riuscita tra il suo modo di recitare, divertito, ingenuo, a volte trasognato, e il suo modo di raccontare, divertito e divertente, surreale eppur sempre autentico e vero. Entrambi spiazzanti, entrambi che si entrano subito dentro.
Eppure, non era facile, raccontare la “solita” storia del giovane napoletano che va a cercare fortuna altrove, in una Firenze mille miglia distante e diversa dalla città partenopea, da suoi colori, da San Gennaro e dai miracoli sempre attesi e mai concessi. C’era il rischio di cadere nel deja vu, però Massimo lo esorcizza mostrando al mondo un cinema diverso, nuovo, con una vis comica che non si vedeva da anni.
E pensare che Ricomincio da tre nacque come classico film indipendente. Il produttore Fulvio Lucisano racconta che portò il film in prima proiezione assoluta a Messina, quando altrove nessuno era interessato: da quell'entusiasmante debutto iniziò l'enorme successo del film che in seguito divenne campione di incassi al botteghino italiano.
Lo stesso Troisi fu acclamato dal pubblico ricevendo molti premi per la regia e per l'interpretazione di Gaetano.
David di Donatello, Miglior film a Massimo Troisi, Fulvio Lucisano e Mauro Berardi, Miglior attore protagonista a Massimo Troisi; Nastro d'argento, Miglior regista esordiente a Massimo Troisi, Migliore produttore a Fulvio Lucisano e Mauro Berardi, Miglior soggetto a Massimo Troisi; Globo d'oro, Miglior opera prima a Massimo Troisi; Miglior attore rivelazione a Massimo Troisi; Grolla d'oro, Miglior attore esordiente a Massimo Troisi.
Imperdibile, da vedere e rivedere ogni volta che si può. Riesce sempre a strapparti un sorriso, Massimo… Stasera, alle 21.10 su Paramount Channel.
DOMANI
Metti la leggera densità di una commedia di Agatha Christie che deve concentrare storie e colpi di scena nello spazio angusto di un’aula di tribunale. Aggiungici la mano sicura e il genio sconfinato di Billy Wilder, e il risultato è assicurato. La certificazione definitiva che gli ingredienti essenziali dello spettacolo del cinema sono prima di tutto il plot, la capacità e il ritmo con cui lo si racconta, la bravura degli attori nel rappresentarlo.

Antonucci: "Capitanata vincente se diventa davvero area vasta"

La Capitanata vista da Google Earth
In diversi dei suoi precedenti articoli sui temi dello sviluppo, Franco Antonucci, ingegnere ed urbanista che ha diretto per decenni il Consorzio Asi a Foggia, ha rilanciato la necessità di un piano strategico per la Capitanata.  Ma da dove cominciare? Perché, per esempio, la programmazione strategica passata alla storia come Capitanata 2020 non è ancora riuscita a sortire gli effetti attesi, pur essendo il frutto di una concertazione intensa tra i diversi attori dello sviluppo? Cosa è mancato?
In questo articolo, Antonucci aggiungere al puzzle una tessera importante. Dobbiamo cominciare veramente a guardare al territorio provinciale in termini di area vasta. Nella pianificazione strategica che ha ispirato Capitanata 2020, l'area vasta era una sorta di surrogato dell'area metropolitana.
Il punto è che sappiamo molto bene cos'è un'area metropolitana, mentre è più difficile identificare, e soprattutto costruire, un'area vasta.
La pentapoli o l'esapoli erano una bella intuizione, ma da sole non sono bastate ad innescare un nuovo modello di sviluppo. Occorre individuare strategie ad hoc che per la Capitanata, proprio per la sua unicità, proprio per la sua naturale attitudine ad essere area vasta, potrebbe rappresentare una grande occasione di futuro.
Per questo mi pare che l'articolo di Franco Antonucci che pubblichiamo di seguito rappresenti un contributo fondamentale, alla cui lettura invito tutto quanti hanno veramente a cuore le sorti e il futuro della nostra terra (G.I.)
* * *
Ci sono molte Province e loro città capoluogo che, in ragione di un tessuto urbano circostante particolarmente diffuso, pensano già di inglobare una serie di piccoli Paesini vicini, tutti a breve distanza l'uno dall'altro, e soprattutto quasi attaccati alla loro città capoluogo, che nel frattempo si è espansa per fatti propri. Con questo preparandosi ad una "pianificazione di Area metropolitana" di nuova generazione. Una città a me nota in questo senso è la città di Pescara, che si riconosce come città lineare costiera lunghissima, intrecciata ortogonalmente ad una grande sequenza diffusa lungo l'intera vallata del Fiume Pescara.
Il processo di espansione metropolitana ha sempre proceduto attraverso un meccanismo di metabolismo circostante. Come una lava che nella sua lenta discesa dalla bocca del vulcano tutto travolge ed incorpora.

domenica 25 dicembre 2016

Cinemadessai | Grande cinema che fa ridere e piangere

STASERA
A Natale (a proposito, tanti auguri ai sempre più numerosi e costanti lettori di questa rubrica), il mio suggerimento non può che privilegiare un film per tutta la famiglia, meglio ancora se d'animazione, con le atmosfere e il pathos che ispiravano un tempo la migliore produzione disneyana.
Ma vale comunque la pena, festa a parte. Alle 22.50 su Rai2 c'è Up, che è stato il primo film d'animazione ad avere il privilegio di aprire, qualche anno fa, il Festival di Cannes. Il riconoscimento è del tutto meritato.
Diretto da Peter Docter e Bob Peterson, il film racconta una storia al di sopra del tempo, quella della bizzarra amicizia che fiorisce tra Carl, un bizzaro settantenne rimasto vedovo, ma che non ha ancora smesso il suo sogno di viaggiare nel mondo e Russell, un boyscout di otto anni, un tantino petulante e maldestro, ma anche coraggioso e vivace che lo contatta per assisterlo e ottenere così il distintivo scout di "assistenza agli anziani", l'ultimo che gli manca per avere il medagliere completo. I due gireranno per il globo terrestre attraversando mille avventure e coronare così il sogno di Carl.
I primi undici minuti del film sono quanto di meglio il cinema d'animazione sia mai riuscito a fare. Peccato non poterlo vedere nel formato digitale tridimensionale Disney Digital 3-D, che la Pixar (la casa di produzione fondata da Steve Jobs) sperimentò per la prima volta proprio con Up. "Lo sguardo fluttua nello schermo e capovolge l’effetto 3D, il corpo dello spettatore è proiettato in un mondo senza forza di gravità. Instabilità e vertigine" - ha scritto FilmTv,  aggiungendo: "uno spazio filosofico quello aperto da Up, un campo di memorie visive e di esperienze multisensorali che, anche senza gli occhiali del 3D, ci spediscono nella terza dimensione."
È stato il secondo film di animazione della storia ad essere stato candidato agli Oscar come miglior film dopo La bella e la bestia nel 1991, ottenendo 5 candidature in totale. Il film ha vinto 2 Premi Oscar nel 2010: miglior film d'animazione e migliore colonna sonora.
DOMANI
Niente fu come prima, nel cinema italiano, quando uscì nelle sale Ricomincio da tre. Mai esordio dietro la macchina da presa fu così convincente e travolgente come quello di Massimo Troisi, mai alchimia tanto riuscita tra il suo modo di recitare, divertito, ingenuo, a volte trasognato, e il suo modo di raccontare, divertito e divertente, surreale eppur sempre autentico e vero. Entrambi spiazzanti, entrambi che si entrano subito dentro.

sabato 24 dicembre 2016

Buon Natale, con il canto per Aleppo di Raffaele De Seneen

Cos è Aleppo? Dov’è Aleppo? E chi lo sa…
Nonostante l’orgia quotidiana di immagini che giungono dalla Siria, questa resta una guerra lontana.
Così lontana che, nella fantasia di un grande poeta qual è Raffaele De Seneen, Aleppo può trasformarsi in Ale’ e Po’, fittizi personaggi che danno vita ad un dialogo tanto surreale, quanto drammaticamente vero.
Mai una guerra è stata così vicina, dolorosa, vissuta in tempo reale grazie ai telegiornali del mondo globale, sempre più villaggio. Mai una guerra è stata così lontana, così difficile da capire, perché è una guerra di cui non senti il dolore, e non capisci neanche se arrivano loro, oppure i nostri. Questa guerra è sòle nu film geràte a chelùre (è solo unfilm girato a colori), come riflette amaramente Raffaele.
Il poeta usa la metafora dello spettacolo cinematografico per rappresentare la nostra esistenza contemporanea: U’ begliètte, m’assètte: / se mòre e se nàsce / ma tùtte de prèsce, / se chiàgne se rìre / ma senza currìve (Il biglietto, mi seggo / si muore e si nasce / ma tutto di fretta, / si piange e si ride / ma senza prendersela).
Siamo una società ormai senza più currìve, termine del dialetto pugliese divenuto praticamente intraducibile: è quando uno se la prende, ma anche in senso positivo, di compassione, di condivisione. Siamo ormai troppo abituati al dolore, al male quotidiano, agli scempi che si consumano sotto il nostro sguardo impotente, per provare currìve e compassione?
Non è una fuga, e neanche una dichiarazione d’impotenza quella che conclude la lirica. C’è un alcunché di eduardiano nella scelta di andare via, uscire dalla sala cinematografica per ritrovare la gente, e lo spirito del Natale. La rinuncia al nostro ruolo di inermi spettatori, per provare a costruire la pace dal nostro piccolo? Adda passà a nuttata…
Non sono un poeta, e neanche un critico. Ma quando leggere dei versi ti regala un’emozione così profonda come quella che mi ha trasmesso Raffaele De Seneen non si può fare a meno di pensare di trovarsi al cospetto di grande poesia.
Lo ringrazio di cuore per aver condiviso la mia idea di fare gli auguri agli amici e ai lettori di Lettere Meridiane con la sua struggente poesia, che presentiamo (la trovate più sotto) in una videostory, realizzata da L’immagine militante,  Laboratorio di Linguaggio Multimediale dell’Auser di Foggia e Lettere Meridiane.
Spero Raffaele mi perdonerà la personale interpretazione che il mio montaggio dà al suo finale: lo spirito natalizio ritrovato, perfino ad Aleppo, tra giochi e sguardi di bambini, che riescono perfino a sorridere.
Adda passà a nuttata…
Auguri a tutti.
Geppe Inserra

Belgioioso (commissario Fiera di Foggia): "Urban Center e Fiera? Si può fare"

L'ingresso al quartiere fieristico, com'era una volta
L’idea dell’Urban Center lanciata da Franco Antonucci potrebbe diventare presto una realtà, seppure applicata ad un ambito particolare delle dinamiche di futuro del territorio.
Il laboratorio di partecipazione, discussione e confronto (ma anche di coworking e di incubazione d'impresa) immaginato ed invocato dall’ingegnere ed urbanista foggiano per progettare idee innovative per il rilancio di Foggia e della Capitanata, potrebbe trovare una sua prima concreta (e sfidante) sperimentazione rispetto ad una questione veramente importante per il futuro di Foggia e provincia, quale è il destino dell’Ente Fiere di Foggia con il suo ampio quartiere fieristico, ormai inglobato nell’abitato del capoluogo.
Lo anticipa a Lettere Meridiane il neo-commissario della Fiera di Foggia, Potito Belgioioso, ingegnere con un lungo stato di servizio sia alla Provincia (dov’è stato ingegnere capo) sia al Comune di Foggia.
Da tempo in profonda crisi, al punto di trovare difficoltà anche per reperire le risorse per pagare i dipendenti, data l'insolvenza di diversi soci fondatori, e le ben note difficoltà di bilancio che questi incontrano, Belgioioso intende affrontare la difficile missione affidatagli lavorando su tre livelli: il rilancio dell’Ente attraverso un piano industriale che coinvolga i privati; il coinvolgimento di altri attori istituzionali nella utilizzazione degli spazi del quartiere fieristico, che va pertanto rimodulato nell’ottica di un nuovo, più stretto, rapporto con la città; la definizione o ridefinizione, in questa nuova ottica, dei progetti in atto, come la realizzazione del nuovo ingresso e del parcheggio sotterraneo.
“La mia idea - precisa l’ingegnere - è di avviare una discussione collettiva, il più partecipata possibile, sul futuro sia dell’ente fiere che del quartiere fieristico. Il modello di discussione potrebbe essere fornito proprio dall’Urban Center. Inizialmente come modello di elaborazione e confronto, ma successivamente anche come possibile momento di riqualificazione di parte dello stesso quartiere fieristico”.
Per rilanciare la Fiera di Foggia, Belgioioso sceglie dunque di riparte dalla città, da Foggia e dalle relazioni del capoluogo con il resto del territorio provinciale?
“Non potrebbe essere altrimenti. La Fiera ed il suo quartiere fieristico rappresentano per i territorio delle risorse di grande valore per il futuro, e non vincoli come sono stati percepiti negli ultimi anni. Tanto per dirne una, tanti uffici e servizi pubblici, proprio nei pressi della Fiera, sono costretti a lavorare in locali angusti, costosi. Il quartiere potrebbe rispondere positivamente alla necessità di riallocazione di alcuni servizi pubblici d’interesse cittadino e provinciale. Ma dobbiamo trovare il modo di aprire una serie riflessione collettiva, che guardi all’interesse sia del territorio che delle Fiera. Per questo, il modello dell’Urban Center mi affascina.”
La Fiera che si rimodula diventando essa stessa un Urban Center? È una ipotesi su cui ragionare seriamente, e lavorare.
Geppe Inserra

[In considerazione dell'elevato interesse che l'idea dell'Urban Center sta registrando in amici e lettori che seguono Lettere Meridiane, è stata aggiunta, nella home page. una pagina al tema, che fornisce rapidamente l'accesso a tutti gli articoli sull'argomento. La trovate anche cliccando qui.]

Cinemadessai | Natale con il grande cinema americano

OGGI
Non è proprio un film da segnalare il giorno della vigilia di Natale, ma come si fa a non rivederlo? Questa sera in tv, il cenone natalizio può essere accompagnato dalla visione de Il padrino di Francis Ford Coppola (Paramount Channel, ore 20.30), in una giornata televisiva cinematograficamente irripetibile, che propone anche altre chicche come Profondo rosso di Dario Argento (Mediaset Italia 2, ore 21.10), la scoppiettante commedia Una poltrona per due di John Landis con Eddie Murphy e  Dan Aykroyd (Italia 1, ore 21.30) e Alice nel Paese delle Meraviglie nella edizione originale disneyana (Rai 2 ore 22.40).
Il Padrino è la più evidente testimonianza di come la settima arte produca opere che occuperanno un posto nella storia dei classici di tutti i tempi, per la loro dimensione epica, e per la loro capacità di parlare oltre il tempo in cui sono nate.
Tratta da un romanzo di Mario PuzoIl padrino racconta, dal di dentro, la storia di una famiglia mafiosa capeggiata da don Vito Corleone (Marlon Brando) che si contende il potere criminale e i mercato della droga con la famiglia Tartaglia.
Ma è molto di più del solito gangster movie: è un racconto che scorre tra l’epico e il tragico, assumendo ora i toni della tragedia greca (succederà nel Padrino parte III ) ora, come scrive FilmTv quelli della  tragedia elisabettiana. Il settimanale cinematografico aggiunge che il film è un “ una metafora dell'America, uno dei migliori ritratti della mafia (dal di dentro).”
Cast stratosferico (Marlon Brando, Robert Duvall, Al Pacino, James Caan, Sterling Hayden), musicata da Nino Rota, l’opera si aggiudicò tre premi Oscar: quello per il miglior film, quello per la migliore sceneggiatura e Marlon Brando come miglior attore protagonista. Il divo non ritirò il premio e mandò polemicamente una pellerossa al ritiro della statuetta.
Impossibile da non rivedere. Perfino il giorno della vigilia di Natale. Paramount Channel, ore 20.30.
DOMANI
A Natale, il mio suggerimento per gli amici e i lettori di Lettere Meridiane non può che privilegiare un film per tutta la famiglia, meglio ancora se d'animazione, con le atmosfere e il pathos che ispiravano un tempo la migliore produzione disneyana.

venerdì 23 dicembre 2016

Quando la bellezza sommerge la bruttezza. Anche a Foggia.

Una città va attraversata e compresa camminandola. Guardandola ad altezza d'occhi, passo dopo passo, ti sorprende, regalandoti bellezze che non t'aspetti e che ridisegnano la bruttezza. 
Uno squarcio di arte, uno sprazzo di colore prorompe ad un angolo tra via Arpi e piazza Baldassare, improvviso. Spunta inatteso da una di quelle orrende centraline per la fibra ottica (a proposito, chi l’ha detto che il digitale non inquina?) che hanno abbruttito il centro e che altrove, nella vicina piazza XX settembre, hanno finanche deturpato la facciata di un antico palazzo, occupando parzialmente un artistico mascherone.
Mai scelta poteva essere più felice, e provocatoria per collocarvi un’opera d’arte. Il gesto artistico è firmato da Blub, anonimo artista fiorentino non nuovo a tali incursioni nel centri storici delle città.
Ha cominciato in Spagna, a Cadaqués per poi giungere a Roma e a Firenze, città dove figura il maggior numero di sue opere. Non si sa nulla di lui, neanche il sesso, ma solo un indirizzo instagram significativamente intitolato L'arte sa nuotare,  in cui è possibile ammirare molte delle sue opere. 
La visione estetica di Blub si iscrive dichiaratamente all'ambito della street art: arte nelle vie cittadine al di fuori dei musei, a portata di tutti, per il godimento di tutti. 
Lo stile riecheggia un pop consapevole ma in fondo ironico: icone rinascimentali com’è quella della ragazzi ritratta nell’opera di via Arpi, che indossano occhiali da sub e vegnono ritratte sott’acqua. 
Arte che vuole venire allo scoperto, alla luce? 
Guardando questa centralina telefonica rivestita adesso d’arte, verrebbe da dire che è così. Blub ha colto nel segno. Ha rivestito la bruttezza di bellezza.

Antonucci: "Per Foggia e la Capitanata, un Urban Center che veda protagonisti i giovani"

Foggia Slow Time (di Bruno Caravella)
Franco Eustacchio Antonucci prosegue la sua analisi dei diversi parametri che compongono l'annuale classifica delle qualità della vita compilata dal Sole24Ore, che colloca la Capitanata al 98° posto, ovvero in una posizione tutt'altro che invidiabile. Perché una provincia, pur così ricca di potenzialità e di risorse, annaspa nei bassifondi della graduatoria elaborata dal quotidiano economico e finanziario?
Antonucci cerca di rispondere - assieme agli amici e lettori di Lettere Meridiane che stanno animando la discussione avviata dai suoi articoli - rivolgendo uno sguardo più approfondito ai diversi indicatori che contribuiscono poi alla classifica finale, e che disegnano così le luci e le ombre della Capitanata.
Antonucci rilancia con indubbia suggestione e coinvolgente efficacia l'idea di un URBAN CENTER per Foggia, inteso come luogo e laboratorio privilegiato di discussione e di partecipazione (ma anche qualcosa in più...). È sintomatico che segnali la necessità che questa iniziativa veda protagonisti i giovani. Senza giovani, non c'è un futuro per la Capitanata. Sono del tutto d'accordo con lui.
Alla fine dell'articolo trovate i riferimenti a quelli precedenti. Buona lettura.
* * *  
Continuo con il mio personale Gioco dell'oca di Capitanata, e osservo subito che alcuni degli interventi più sconsolati che seguono le mie sollecitazioni, in parte ironiche, provengono da alcuni giovani che, come da ogni parte ormai succede, non credono più soltanto alle vuote parole.
Caro Architetto MP, capisco che il tuo disagio comune a tanti giovani come te (presumo), proveniente dal discutere senza avere in mano fatti concreti, lasci il tempo che trova. Però non siamo politici, e nemmeno amministratori, che potrebbero, se vogliono, passare dalle parole ai fatti. Io e te siamo semplici persone, che possono sventolare solo parole, perlomeno sforzandoci che siano indirettamente efficaci.

Cinemadessai | Alberto Sordi e Marlon Brando, gli italoamericani

Un americano a Roma (domani sera, alle 22.45, su La7, è un altro dei capolavori indiscussi della commedia all’italiana e della irripetibile stagione che visse tra gli anni Cinquanta e Sessanta. La pellicola girata da Steno occupa un posto di rilievo nella storia del cinema italiano, anche perché è l’opera che consacrò il genio e l’istrionismo di Alberto Sordi.
Siamo nel 1954, e Albertone indossa i panni di Nando Moriconi, un giovanotto romano con la fissa del paese a Stelle e Strisce, che si autoproclama "americano del Kansas City”, e rinuncia alla pastasciutta a favore di certi intrugli che immagina di provenienza americana, come si vede nella celeberrima scena dei “maccaroni” che Sordi girò in un solo ciak.Moriconi esprime, seppur portandolo alle estreme conseguenze, un sentimento piuttosto diffuso nell’Italia dell’immediato dopoguerra, in un Paese che aveva conosciuto durante l’occupazione degli Alleati, l’opulenza americana. Il resto l’aveva fatto il cinematografo, che aveva riempito le sale dei film che venivano d’Oltreoceano, facendo dell'America un paese da tanti sognato.
Proprio ad un film americano si ispira lo scoppiettante finale: come aveva visto accadere  ne La 14ª ora di Henry Hathaway, il giovane minaccia un gesto estremo se non gli verrà consentito di andare in America. Il suo sogno pare finalmente avverarsi quando sul posto giunge l’ambasciatore americano a Roma, ma…
Steno riesce a mantenere una perfetta alchimia tra l’aspetto comincio della vicenda e quello satirico.
Il personaggio di Moriconi era già comparso l’anno precedente in un altro celebrato film di Stefano Vanzina (questo il nome al secolo di Steno, è il padre dei fratelli Vanzina, specializzati in cinepanettoni), Un giorno in pretura). Comparirà ancora una volta, nel 1975, nel film Di che segno sei? diretto da Sergio Corbucci.
Il soggetto e la sceneggiatura furono firmati da Sandro Continenza, Lucio Fulci, Ettore Scola, Alberto Sordi e lo stesso Steno.
DOMANI
Non è proprio un film da segnalare il giorno della vigilia di Natale, ma come si fa a non rivederlo? Domani sera in tv, il cenone natalizio può essere accompagnato dalla visione de Il padrino di Francis Ford Coppola (Paramount Channel, ore 20.30), in una giornata televisiva cinematograficamente irripetibile, che propone anche altre chicche come Profondo rosso di Dario Argento (Mediaset Italia 2, ore 21.10), la scoppiettante commedia Una poltrona per due di John Landis con Eddie MurphyDan Aykroyd (Italia 1, ore 21.30) e Alice nel Paese delle Meraviglie nella edizione originale disneyana (Rai 2 ore 22.40).

giovedì 22 dicembre 2016

Foggia, solo pari ad Andria, scivola al quarto posto

La gioia di Agnelli dopo la rete del vantaggio
Sarà un campionato duro, e combattuto fino all’ultima giornata. La conferma è giunta immancabile anche del derby giocato nel pomeriggio del Foggia ad Andria.
È stata partita dura, sofferta, che i satanelli potevano anche vincere, ma che si è conclusa con un pareggio. Tutt’altro che da buttar via, considerando che i padroni di casa erano in serie positiva da 11 giornate. E il fatto che i satanelli siano stati ad un passo dal mettere fine alla lunga striscia collezionata dalla Fidelis Andria va comunque positivamente commentato, anche se resta l’amarezza per la mancata vittoria.
Il pareggio è il risultato più giusto, la vetta resta a sole due lunghezze almeno per il momento, ma il Foggia scende al quarto posto della classifica, perché la Juve Stabia ha raggiunto in vetta il Lecce, bloccato in casa (3-3) da un sorprendente Monopoli, e soprattutto aspetta il risultato del posticipo che opporrà il Matera (un punto sopra al Foggia in classifica) al Taranto.
Il derby della Puglia nord ha comunque mantenuto tutte le sue promesse agonistiche con le due squadre che si sono date battaglia per tutta la partita, contendendosi pallone su pallone, ma creando pochi pericoli alla porta avversaria.
I primi ad andare vicinissimi alla marcatura sono stati i padroni di casa, con un colpo di testa del terzino Aya, lasciato tutto solo davanti a Guarna. Il tiro del difensore si è infranto sul palo.
Qualche minuto dopo il vantaggio rossonero, con Cristian Agnelli tempestivo ed abile nell’approfittare di uno svarione dell’estremo difensore andriese, che ha lisciato il pallone che gli stava giungendo per un passaggio al compagno. Il capitano rossonero aveva seguito l'azione, fiutando l'errore. Ha quindi raccolto il pallone e lo ha infilato nel sacco.

Cinemadessai | Quando la commedia all'italiana era grandissima

“Meglio di un libro di storia, per capire l'Italia degli anni '60 (e non solo)”. Così FilmTv definisce Il sorpasso, capolavoro di Dino Risi, che Iris manca in onda stasera, alle 21.00. Il settimanale cinematografico aggiunge: “il capolavoro della commedia all'italiana del boom, uno spaccato tanto perfetto da caricarsi di forza allegorica.”
In effetti è la potenza della storia, la sua trascinante e vigorosa forza evocativa che avvince e convince lo spettatore, travolto anche dall’intensità della narrazione e dalla splendida alchimia che si stabilisce tra i due personaggi principali, l'uno complementare all'altro: Bruno Cortona (Vittorio Gassman) quarantenne estroverso, nullafacente e un tantino cialtrone e Roberto Mariani (Jean-Louis Trintignant) studente universitario, timido e introverso.
I due si incontrano casualmente in un Roma svuotata per il Ferragosto, e decidono di fare un viaggio in macchina, che li porterà a vagare per diverse regioni del Centro-Nord. Per Roberto si tratterà di una sorta di rito di iniziazione, che si concluderà però tragicamente.
Il Sorpasso è unanimemente ritenuto dalla critica il capolavoro di Dino Risi, che raggiunge livelli straordinari di qualità. “Qui, il regista - scrive Wikipedia - non è colui che si pone dietro la macchina da presa e si limita a filmare il lavoro corale di una squadra di artigiani, della quale un gruppo di geniali attori fa parte. Risi concepisce personalmente i piani-sequenza, determina a tavolino i ritmi delle scene e delle battute, e, pur lasciando ampio spazio alla creatività dell'attore, decide a priori l'incisività e lo stacco di alcune di esse. Il risultato è leggero, godibile, divertente, nello stile dell'autore, ma al tempo stesso si propone come testimonianza, documentazione e denuncia, allontanandosi molto dai confini della commedia.”
Del cast fanno parte anche Catherine Spaak e Claudio Gora. Il film di Risi fu tra le prime pellicole italiane ad ottenere un successo internazionale. Come si legge ancora su Wikipedia, in America, il film "diventò un fenomeno di culto offrendo ispirazione a Dennis Hopper, il regista del cult movie Easy Rider, considerato il capolavoro (nonché il capostipite) dei road movie"; in Argentina alcuni credono che "sorpasso" significhi "spaccone”.
Uno dei migliori film italiani di sempre. Da vedere o rivedere assolutamente.
DOMANI
Un americano a Roma (domani sera, alle 22.45, su La7, è un altro dei capolavori indiscussi della commedia all’italiana e della irripetibile stagione che visse tra gli anni Cinquanta e Sessanta. La pellicola girata da Steno occupa un posto di rilievo nella storia del cinema italiano, anche perché è l’opera che consacrò il genio e l’istrionismo di Alberto Sordi.

mercoledì 21 dicembre 2016

Cinemadessai | Catherine Deneuve in un intenso e tormentato Racconto di Natale

OGGI
Ma perché i buoni film vengono messi in onda dalla Rai ad orari impossibili? Chi ha sparso la voce che i cinefili son tutti nottambuli ed insonni? Data anche l'atmosfera natalizia, avrebbe meritato una collocazione migliore in palinsesto Racconto di Natale, capolavoro del francese Arnaud Desplechin. E invece Rai2 lo propone domani notte, all'1.15.

Condannati al declino: gli schiaffi alla Capitanata di Autostrade e Trenitalia

La mancata apertura del secondo casello autostradale di Foggia, nonostante l’entrata in funzione di Grandapulia - il più grande centro commerciale pugliese e tra i più grandi del Mezzogiorno - e la chiusura della linea ferroviaria Foggia-Manfredonia sono due pesanti schiaffi inferti a un territorio che - forse non a caso, anzi forse proprio per le conseguenza di queste penalizzazioni - sta inesorabilmente sprofondando in tutte le classifiche.
Si parla tanto della questione infrastrutturale, si strepita tanto sulla mancanza di progetti e finanziamenti, poi, quando i progetti vengono realizzati, approvati, finanziati, e le opere cantierizzate e realizzate, non si riesce a metterli al servizio del territorio.
Lo spettro delle cattedrali nel deserto si aggira, puntuale, su tutti i progetti di futuro: non solo il casello e la Foggia-Manfredonia, ma anche l'incredibile vicenda dell'allungamento della pista dell'aeroporto Lisa o la ipotesi della seconda stazione a Foggia.
Le vicende che hanno portato Autostrade a ritardare l’apertura del casello e della viabilità connessa e Trenitalia a sospendere nel periodo invernale i treni da e per Manfredonia, chiudendo la linea, hanno origine diversa, ma diversi punti in comune.
Il casello autostradale è stato costruito sulla base di una convenzione che coinvolgeva il Comune di Foggia (ente capofila della programmazione di area vasta Capitanata 2020), la Provincia (che curò la progettazione), la Società Autostrade (incaricata della esecuzione dei lavori) e il Consorzio Asi, titolare della viabilità e delle infrastruttura della contigua area industriale.

martedì 20 dicembre 2016

Il Tavoliere di Jules Gourdault era visto da Bovino

Eravamo in molti a chiederci quale fosse il punto di vista di Jules Gourdault, quando dipinse la suggestiva immagine del Tavoliere che illustra il post, e che potete scaricare in alta risoluzione leggendovi quest'altra lettera meridiana in cui avevo condiviso con amici e lettori di Lettere Meridiane, questa opere di rara bellezza.
Risolve il rebus, da par suo, e da certosino cercatore di tracce qual è, Maurizio De Tullio, che mi ha inviato a commento del post la seguente segnalazione.
* * *
Vi segnalo che la bella immagine dell'artista francese è bene descritta nel passaggio che segue, tratto da "Recupero e valorizzazione del tratturo Pescasseroli-Candela" (pag. 15):
(...) Del Tavoliere ci fornisce una bella immagine l’opera di Jules Gourdault,
celebre viaggiatore francese, autore, tra gli altri, del volume L’Italie illustrée de 450 gravures sur bois, pubblicato nel 1877, che contiene una serie di illustrazioni tratte da incisioni su legno. Lo scorcio rappresenta visivamente la descrizione del paesaggio osservato entrando nella pianura, provenendo dal ponte di Bovino.
È un panorama piatto, appena solcato da terrazzamenti bassi, che ricordano quelli della campagna di Roma. Il Tavoliere si estende, in Capitanata e parte della provincia di Bari, per venticinque leghe di lunghezza e dodici circa di larghezza. Arida d’estate, la pianura si copre d’inverno di folta vegetazione su cui, numerose, vengono a pascolare le mandrie scese dalle vicine montagne. […]
I capi di bestiame, che migrano in questa regione, la quale vive quasi esclusivamente di pastorizia, si contano a milioni.
È significativo che in primo piano venga rappresentato un pastore con il
gregge, mentre sullo sfondo si leva il profilo del Vulture, tante volte descritto come limite visivo del Tavoliere, che qui ha le sembianze di un mare immobile e vastissimo. (...)".
Il testo citato fa parte dell'ottima Relazione Generale al Progetto Pilota del Piano Paesaggistico Territoriale della Provincia di Foggia di qualche anno fa. Dirigente del Piano era, all'epoca, l'arch. Stefano Biscotti.

Cinemadessai | Il grande Lebowsky, il cult che più cult non si può

OGGI
Prendete  una storia bizzarra, un attore (Jeff Bridges) che la interpreta in modo sublime, un paio di autori che conoscono a menadito ogni più piccolo ingranaggio dello spettacolo cinematografico,  e il cult movie è servito. L'impresa è riuscita alla grande a Joel ed Ethan Coen formalmente regista e produttore (in realtà hanno curato insieme la regia) di uno dei cult più grandi e più citati di tutti i tempi: Il grande Lebosky, in onda su Italia 1 alle 0.35 della notte tra domani e dopodomani.
Scatenato, eccessivo, politicamente scorretto, pieno zeppo di trovate che avvincono lo spettatore dal primo all'ultimo fotogramma, sorretto da una sceneggiatura che rappresenta in se stessa un manuale di scrittura cinematografica (anche questa firmata, come il soggetto, dai fratelli Coen),
il film racconta la storia di Jeffrey Lebowski, detto Drugo (Dude nella versione originale), un fannullone che vivacchia senza troppi problemi tra partite di bowling con gli amici Walter e Donny, fumate di marijuana e grandi bevute di White Russian.
Fino a quando nella sua vita non irrompono due sgherri, che lo aggrediscono scambiandolo per un miliardario suo omonimo, picchiandolo brutalmente e rovinandogli un tappeto, cui Drugo tiene molto, al punto che decide di farselo risarcire dal suo facoltoso omonimo: viene così coinvolto in un'intricata serie di vicende che lo invischiano, suo malgrado, in rapimenti e riscatti, in compagnia di artisti pazzoidi e giocatori di bowling che si credono delle divinità.
Cast stellare: danno man forte a Jeff Bridges, John Goodman, Steve Buscemi, David Huddleston, Julianne Moore, John Turturro e Ben Gazzara.
Il mondo e la concezione della vita di Lebowski sono diventati dopo l'uscita del film tema di saggi e di articoli anche di natura scientifica, comprese le migliori tecniche di preparazione del White Russian. A Louisville e in altre città americane, si svolge annualmente il Lebowski Fest, con visioni collettive della pellicola, concerti, dibattiti. Insomma, un vero e proprio oggetto di culto. Da vedere e rivedere, ogni volta che si può.
DOMANI
Ma perché i buoni film vengono messi in onda dalla Rai ad orari impossibili? Chi ha sparso la voce che i cinefili son tutti nottambuli ed insonni? Data anche l'atmosfera natalizia, avrebbe meritato una collocazione migliore in palinsesto Racconto di Natale, capolavoro del francese Arnaud Desplechin. E invece Rai2 lo propone domani notte, all'1.15.

I sapori della memoria | Capitone, cibo imperiale (di Geppe Inserra)

In una terra, come la Capitanata, che è da sempre crocevia di genti, culture e dunque costumi e tradizioni diverse, anche la gastronomia è un melting pot in cui si incontrano piatti di diversa origine ed estrazione.
Come il capitone fritto, pietanza d'obbligo nel cenone della vigilia di Natale, che Foggia condivide con Napoli, e chissà che questa comunanza non tragga origine dal fatto che la femmina dell'anguilla è molto apprezzata nella città partenopea, che era una volta la capitale del Regno delle Due Sicilie, ma veniva prodotta in terra di Capitanata, nella laguna di Lesina.
A voler essere cavillosi, però, si potrebbe osservare che, se qualcuno ha importato la tradizione dall'altro, sono stati i napoletani, e quando capitale era anche un po' Foggia, perché il primo estimatore del capitone fu l'imperatore Federico II di Svevia, che lo inserì nel menù del pranzo, munifico e pantagruelico, offerto in occasione del Colloquium generale (l'assemblea plenaria dei funzionari regi) convocata da Federico l'8 aprile 1240 per presentare le Novae Constitutiones.
Fu l'imperatore che proclamò Foggia inclita sedes imperialis ad ordinare personalmente (la lettera è datata marzo 1240 ed indirizzata alla Curia) al suo cuoco Berardo di preparare "askipeciam et gelatinam" utilizzando il pesce "de Resina", cioè del lago di Lesina. Askipeciam sta per scapece, che è il modo con cui, ancora oggi, si "tratta" il pesce fritto sia a Napoli che in alcuni posti della Puglia, tra cui la stessa Lesina e Gallipoli.

lunedì 19 dicembre 2016

Cinemadessai | Kubrick e i fratelli Cohen. In una parola, il cinema.

OGGI
Il grande cinema si guarda sempre con piacere, e regala sempre godimento estetico, a prescindere dal genere, e perfino dalla storia che viene raccontata. Spartacus (domani sera su Iris, alle 21.00) ne è la dimostrazione più evidente. Si inserisce nel genere storico kolossal, assai di voga negli anni Sessanta. E, del resto, la dimensione storica che strizza  l'occhio a quella epica,  si addice particolarmente alla macchina del cinema, alla innata vocazione del cinema a produrre spettacolo.
Figuriamoci poi se Kirk Douglas, produttore e  interprete della pellicola, chiama a girarla Stanley Kubrick. Che esegue il compito senza imprimere al film il tocco personale che costituisce una costante del suo cinema, ma lo fa alla perfezione. Non c'è passaggio, non c'è sequenza, non c'è inquadratura che non sia sublime, e che non ti faccia pensare: Questo è cinema, grande cinema.
La storia è quella di Spartaco, gladiatore ed eroe proletario che capeggia una rivolta di schiavi contro lo spietato potere imperiale. I ribelli riescono a sconfiggere  i legionari mandati da Roma. Non riescono a fuggire così come avevano progettato, per il mancato arrivo delle navi. Spartaco decide allora di assediare Roma, ma la rivolta verrà repressa nel sangue.
Cast d'eccezione con Kirk Douglas, Laurence Olivier, Jean Simmons, Charles Laughton e Peter Ustinov. La pellicola si aggiudicò  4 Oscar: a Ustinov come attore non protagonista, alla fotografia, alla scenografia e ai costumi.
DOMANI
Prendete  una storia bizzarra, un attore (Jeff Bridges) che la interpreta in modo sublime, un paio di autori che conoscono a menadito ogni più piccolo ingranaggio dello spettacolo cinematografico,  e il cult movie è servito. L'impresa è riuscita alla grande a Joel ed Ethan Coen formalmente regista e produttore (in realtà hanno curato insieme la regia) di uno dei cult più grandi e più citati di tutti i tempi: Il grande Lebosky, in onda su Italia 1 alle 0.35 della notte tra domani e dopodomani.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...