domenica 30 aprile 2017

Cinemadessai | Settant'anni dopo la strage di Portella della Ginestra, ecco Salvatore Giuliano

OGGI
Settant’anni fa, il 1° maggio del 1947, 8 lavoratori e 3 bambini rimasero uccisi a Portella della Ginestra, mentre celebravano la Festa del Lavoro, nel più efferato eccidio della storia dell’Italia Repubblicana. A sparare sulla folla inerme furono i banditi dell’organizzazione mafiosa che faceva capo a Salvatore Giuliano.
La strage viene raccontata nella parte conclusiva (con riprese che sono passate alla storia del cinema e che sono state esaltate da registi del calibro di Francis Ford Coppola e Martin Scorsese) del film Salvatore Giuliano di Francesco Rosi, che Rai Storia manda in onda stasera, alle 21.10.
La pellicola è tra i migliori film politici del cinema italiano e racconta il clima particolare, gli intrecci e i complessi equilibri di potere tra mafia e Stato di quegli anni. Salvatore Giuliano capeggiava un piccolo esercito separatista che voleva staccare la Sicilia dal resto del paese. Era un bandito imprendibile: riuscì a tenere per anni in scacco i Carabinieri che gli davano la caccia. Venne ucciso nel 1950. Il suo luogotenente, Gaspare Pisciotta, che l’aveva denunciato, fu trovato avvelenato in carcere, qualche anno dopo.
Secondo FilmTv, l'opera di Francesco Rosi (che conquistò l’Orso d'argento per la miglior regia al Festival di Berlino 1962) è “un classico del cinema politico, e il miglior film italiano sulla mafia: Rosi sceglie di frammentare la narrazione acanti e indietro, seguendo non la cronologia ma i complessi intrecci di causa-effetto tra gli avvenimenti. Giuliano non si vede mai: non è lui il protagonista del film, ma l'intreccio di interessi tra politica e criminalità nel dopoguerra. Serratissimo, con momenti di cinema cronachistico che diventa epico (le riprese della strage).” Un film straordinario, da vedere o rivedere assolutamente.
DOMANI
Ci sono giorni che scegliere il film da proporre ad amici e lettori di Lettere Meridiane è davvero imbarazzante. Come succede per i film in onda domani. Nelle programmazioni dei canali della televisione digitale, ci sono tante pellicole che hanno scritto pagine importanti nella storia del cinema. Su tutti, Apocalypse Now - Redux di Francis Ford Coppola che costituisce la versione restaurata, rimontata ed allungata dell’originale del 1979. La prima versione durava 150’, che arrivano a 197’ in quella successiva, uscita nel 2001.

La foggianità conquista l'Italia: domani in prima serata Pio e Amedeo in Amici come noi

A me Pio e Amedeo piacciono assai. Anzi un fottio, come direbbero i diretti interessati, ai quali tutto gli puoi dire, salvo che siano espressione di una sobria comicità, come ha fatto in un eccesso di buonismo il sindaco Franco Landella. Il segreto del loro successo sta nel loro essere fedeli alla linea. Rivedendoli l’altra sera nel loro esordio in prima serata su Italia 1, li ho ritrovati tal quali erano agli inizi della loro carriera su Telefoggia. Forse perfino un pelo più sguaiati.
Pio D’Antini e Amedeo Greco mi piacciono perché sono sinceri, schietti, e perché non sono furbi come qualche altro pugliese (il riferimento a Checco Zalone non è casuale). Sta di fatto che la loro foggianità non è un pretesto: è lucida, consapevole, orgogliosa, autentica. Conquista e trascina, adesso anche fuori Foggia.
Emigratis 2 ha totalizzato ascolti mostruosi. Debutto boom il 12 marzo, con il 19.34% di share commerciale e 1.038.000 spettatori. Tanto per dare un’idea, la sera stessa, Le Iene Show aveva totalizzato il 14.87% di share commerciale.
Dati così importanti da convincere i responsabili del palinsesto di Italia 1 a portare la trasmissione dello scatenato duo foggiano in prima serata, con un successo esaltato dallo stesso uffici stampa Mediaset, che ha scritto: “chiude in bellezza la seconda stagione di Emigratis: il programma di Pio e Amedeo raccoglie 1.806.000 spettatori totali e il 9.69% di share commerciale. Ottimi ascolti anche sui giovani 15-34 anni con una share del 13.84%.
La foggianità conquista l’Italia. Italia 1 fiuta il trend positivo e sbatte in prima serata un’altra perla targata Pio e Amedeo: il film Amici come noi, diretto da Enrico Lando. Domani sera alle 21.10. Non passerà alla storia del cinema come modello di comicità sobria. Ma diverte e fa ridere a crepapelle.

La Madonna dell'Incoronata: storia che attraversa i secoli (di Francesco Gentile)

Abbiamo visto ieri il racconto dell'apparizione della Madonna dell'Incoronata, secondo le diverse versioni tramandate e raccolte ed efficacemente sintetizzate dalla penna di Francesco Gentile. Lo scrittore foggiano originario di Ascoli Satriano si sofferma oggi, nella seconda puntata, sull'analisi della Statua della Vergine che si venera nel Santuario e sulle vicende storiche che hanno caratterizzato il luogo di culto, fino ai primi decenni del secolo scorso. Va precisato che Gentile scriveva nel 1930, quando non era ancora Stato realizzato il moderno Santuario che si erge oggi ai margini del Bosco. Chi volesse saperne di più sul Santuario di quegli anni trova una puntuale e suggestiva descrizione in questo articolo: Caggese racconta le masserie e l'Incoronata. Alla fine dell'articolo il link per poter scaricare l'immagine della Madonna dell'Incoronata che illustra il post, ad alta risoluzione.
* * *
Per ricostruire storicamente l’evento, dobbiamo riportarci, come per l’Icona Vetere, al tempo degl’iconoclasti.
Si sa che Leone III Isaurico, imperatore di Oriente, fu un feroce persecutore delle sacre immagini. Nel 724 pubblicò un editto per la completa distruzione delle medesime, ritenendo atto d’idolatria la loro adorazione. Mosso da tale pregiudizio, riempì l’impero greco di stragi e di crudeltà, allo scopo di obbligare i popoli ed i prelati ad eseguire i suoi ordini. Tempi calamitosi furono quelli per la Chiesa, perché si rinnovarono il ricordo e lo strazio delle persecuzioni subite dai cristiani nei primi tre secoli degl’imperatori pagani. A nulla valsero gli autorevoli richiami del pontefice Gregorio I: l’ostinata eresia continuò ad infierire fino al 787, epoca in cui, sotto il papa Adriano, il concilio II di Nicea, celebratosi con l’intervento di 377 vescovi, annullò l’editto del 724 e proclamò il libero culto delle immagini.
In quel periodo di contrasti per la religione cristiana, i più ferventi e coraggiosi mettevano al sicuro le principali immagini, nascondendole da per tutto: nel folto dei boschi, entro le rocce, nelle oscure caverne, in nicchie murate, sotto terra. Quando ebbe fine la persecuzione, quei simulacri furono ripresi e portati in trionfo. Molti, però, andarono sperduti, e furon man mano ritrovati dai posteri. Così può dirsi per la Madonna Incoronata, rinvenuta nel bosco che da essa prese il nome.

sabato 29 aprile 2017

Mongelli, Landella, gli indiani e le frecce...

La sfida lanciata al sindaco di Foggia, Franco Landella, dal suo predecessore, Gianni Mongelli, in materia di bilancio e di conti comunali non poteva passare inosservata allo sguardo che graffia e che sorride del nostro disegnatore satirico Madetu, che al confronto tra i due dedica una simpatica vignetta. A volte il sorriso contribuisce decisamente a svelenire le situazioni, e sarebbe bello se il confronto tra i due potesse avvenire in un clima di distensione (e di chiarezza e trasparenza per i cittadini, chiamati a giudicare).
Le altre vignette riguardano le (immancabili) frecciate che Maurizio si concede all'indirizzo dei grillini e le disavventure fiscali che angustiano Gigi D'Alessio. Buona visione.

Il rione più rossonero? Vince Borgo Croci...

Foggia pavesata di rossonero com'è successo in questi giorni, non s'era vista mai, o quasi. La tanta desiderata promozione in B è arrivata in anticipo. Serenamente e tranquillamente. Non c'è stato bisogno di aspettare l'ultimo momento, evitando di mettere fuori la bandiera o lo striscione, per scaramanzia, perché... non si sa mai. Si è potuto organizzare la festa con tutto l'ingegno del caso.
Il rosso e il nero hanno così accompagnato e scandito una festa collettiva  che ha contagiato un po' tutti: i tifosi che in questi anni hanno seguito con immutata passione la squadra, anche quando questa precipitò in serie D, gli altri tifosi un po' meno abituali allo stadio, i cosiddetti "occasionali", ma anche quelli che del pallone s'interessano poco o nulla.
La festa ha veramente colorato la città, lasciando ai club e a tutti i supporter dei satanelli la possibilità di sbizzarrirsi.
E dato a Foggia una cosa che non manca di sicuro è la creatività, i risultati sono stati veramente rimarchevoli.
Come a Borgo Croci. Nel più antico, radicato e identitario dei rioni foggiani c'è stato un autentico tripudio rossonero, cui non si è sottratto neanche Filippo Corridoni, l'integerrimo sindacalista la cui statua domina piazza Sant'Eligio. E la stessa Chiesa delle Croci è stata simbolo della città, è stata quasi avvolta dal rossonero. Sfogliate la galleria fotografica pubblicata nella pagina facebook di Lettere Meridiane, cliccando qui, e ve ne renderete conto di persona.
Se qualcuno avesse indetto un concorso al rione più creativo e più rossonero nei festeggiamenti, la palma sarebbe toccata a Borgo Croci, almeno per me.
E voi cari amici e lettori di Lettere Meridiane, siete d'accordo con me?
Se sì, ditelo, se no, segnalate altri rioni o angoli cittadini che possono fare concorrenza a Borgo Croci, mandate le foto, alla fine metteremo ai voti il rione o l'angolo vincitore.

Cinemadessai | Al "Soul Kitchen" si mangia, si ama, si ride...

OGGI
Se qualcuno avesse pronosticato a Fatih Akin, regista impeccabile e stilisticamente virtuoso, che un giorno avrebbe vinto il Premio Speciale della Giuria a Venezia), il talentuoso regista tedesco nato da genitori turchi difficilmente ci avrebbe creduto. Invece è accaduto veramente, nel 2009 quando (per la serie anche le giurie ridono...) il premio è andato a Soul Kitchen.
Commedia lieve ma intensa, a tratti perfino scollacciata, la pellicola strappa risate sincere. La prima incursione di Akin nel territorio della commedia si conclude con sorprendenti risultati, conservando tutta la potenza espressiva e narrativa che era emersa dai suoi film precedenti (due drammatici e un documentario).
La storia è ambientata nel ristorante che dà il titolo al film, alla periferia di Amburgo. Il locale è di proprietà di Zinos, che vi riversa tanta passione ma discutibile capacità culinaria. I problemi cominciano quando Nadine, la fidanzata di Zinos, decide di trasferirsi in Cina e chiede al suo ragazzo di seguirla, nonostante il suo amore per il Soul Kitchen, e Zinos assume Shayn, cuoco geniale ma dal carattere bisbetico, che non viene affatto gradito dalla clientela. Ma tutto comincia e tutto finisce in quell'ombelico del mondo che è il Soul...
Eccellente l'interpretazione di Adam Bousdoukos, Moritz Bleibtreu, Birol Ünel, Wotan Wilke Möhring e Jan Fedder.
Ha scritto della pellicola FilmTv: "Fatih Akin si era dato a esercizi di stile che gli assicuravano i gran premi della giuria senza però saziarlo della sua passione. E così ha deciso di provarsi in una commedia anche triviale, il cui menu prevede finezze estetiche e risate grasse (ovviamente), cura dei dettagli e battutacce, tripli sensi e sciabolate politicamente ed etnicamente scorrette. Da leccarsi i baffi."
Da non perdere. Stanotte, all'1.00, su Paramount Channel.
DOMANI
Settant’anni fa, il 1° maggio del 1947, 8 lavoratori e 3 bambini rimasero uccisi a Portella della Ginestra, mentre celebravano la Festa del Lavoro, nel più efferato eccidio della storia dell’Italia Repubblicana. A sparare sulla folla inerme furono i banditi dell’organizzazione mafiosa che faceva capo a Salvatore Giuliano.
La strage viene raccontata nella parte conclusiva (con riprese che sono passate alla storia del cinema e che sono state esaltate da registi del calibro di Francis Ford Coppola e Martin Scorsese) del film Salvatore Giuliano di Francesco Rosi, che Rai Storia manda in onda domani sera, alle 21.10.

La Madonna dell'Incoronata, tra storia, leggenda e tradizione (di Francesco Gentile)

Mille e sedici anni fa, secondo la tradizione, nell’ultimo sabato di aprile del 1001 ebbe luogo l’apparizione prodigiosa della Madonna dell’Incoronata. Diverse sono le narrazioni del miracoloso evento, che resta avvolto nella leggenda. A raccontare le varie versioni è stato Francesco Gentile in un prezioso opuscolo edito nel 1930, dall’Ente Provinciale per il Turismo, intitolato La Madonna dell'Incoronata.
Lettere Meridiane pubblica il volumetto a puntate, a partire da oggi, corredato da immagini artistiche e storiche della Madonna. Al termine dell’articolo trovate il link per poter scaricarla ad alta risoluzione.
Daniela Mammana, che ha curato per conto del Centro Servizi Culturali di Foggia una raccolta di suoi scritti definisce Gentile “vivace intellettuale pugliese, nato ad Ascoli Satriano, ma vissuto a Foggia già dal primo decennio del secolo scorso, dove svolse la sua attività di critico d’arte, conferenziere, pubblicista e protagonista della “terza pagina” dei periodici locali partecipando intensamente ai fermenti politici e culturali degli anni suoi e dando vita a numerosi studi, prevalentemente a carattere storico-artistico.”
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A sei  miglia dalla città di Foggia, non molto lontano dal fiume Cervaro, ora povero di acque e di alveo, ma navigabile ai tempi di Strabone, s’erge il bianco Santuario della Incoronata, mèta di pellegrinaggi, asilo di sofferenti anelanti al miracolo della guarigione, fonte sempre viva di fede, di speranza, di rassegnazione. Nell’interno, il tempio è povero di ornamenti e di architettura, fatta eccezione di due scalinate che salgono a destra ed a sinistra dalle pareti laterali, e mettono capo ad una cappella dove trovasi eretto un altare con sopra una nicchia, che serba all’adorazione dei fedeli la statua miracolosa della Madonna. Al di fuori, intorno intorno, si estende un bosco di querce, e, lontano, a perdita di vista, si allarga la pianura feconda del Tavoliere, monotona e solenne, rallegrata, tratto tratto, dal belare delle pecore, dal nitrire dei cavalli, dal muggire dei bovi.
La storia dell’erezione del Santuario deriva, come ognuno sa, dall’episodio della invenzione della Vergine che vi è adorata.
Varie sono le notizie e le voci a noi pervenute intorno alla prodigiosa apparizione.

venerdì 28 aprile 2017

La festa per la promozione copre le buche. E il sindaco vorrebbe fare il bis...

A volte la fantasia di Madetu è sconfinata. Guardate come il nostro disegnatore satirico ha interpretato i ripetuti bagni di folla di cui la città è stata protagonista negli scorsi giorni, tra i festeggiamenti per la promozione in B, gli stand di Libando ed i mercatini in viale XXIV maggio, che hanno visto riversarsi nelle piazze e nelle strade cittadine decine di migliaia di foggiani.
L'effetto indotto dal fiume di folla è stato che per incanto le buche nel manto stradale sono scomparse. E per forza: c'erano i foggiani sopra, ad occultarle... Al sindaco la cosa è piaciuta, tant'è vero che adesso sta pensando di inventarsi qualcosa per nascondere le buche un'altra volta?
Il resto delle vignette è dedicato alle elezioni francesi, alle minacce rivolte dal presidente nordcoreano agli Stati Uniti. Come sapete, tiranni e pupulisti sono, per il nostro Madetu, come fumo negli occhi.
Buona visione.

Cinemadessai | L'omaggio a Jonathan Demme con "Il silenzio degli innocenti"

Oggi
La7 rende omaggio, stasera, a Jonathan Demme, il grande regista americano scomparso l’altro giorno. Non andrà più in onda, pertanto, come annunciato (e come segnalato ieri, da Lettere Meridiane) Caccia al ladro di Hitchcock, ma la pellicola che fece vincere l’Oscar a Demme, Il silenzio degli innocenti, tratto dall’omonimo e celebre romanzo di  Thomas Harris. Lemme ha firmato nella sua carriera altri capolavori, come Philadelphia, ed è autore di un gran bel documentario sul musicista e cantautore napoletano, Enzo Avitabile.
Il silenzio degli innocenti ha conquistato un posto di rilievo nella storia del cinema: è stato infatti il terzo film (dopo Accadde una notte e Qualcuno volò sul nido del cuculo), ad essersi aggiudicato i cinque premi Oscar più importanti: miglior film, miglior regia (J.Demme), miglior attore (Anthony Hopkins), miglior attrice (Jodie Foster) e sceneggiatura (di Ted Tally).
Nel 1998 l'American Film Institute l'ha inserito nella classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi.
Al centro della storia c’è un inquietante criminologo e psichiatra psicopatico, Hannibal Lecter, in carcere per aver ucciso e divorato alcuni suoi pazienti. La polizia chiede la sua collaborazione per catturare un serial killer sadico e spietato, che uccide e scuoia le sue vittime, tutte giovani e belle ragazze. Lecter collabora solo con Clarice Sterling, giovane recluta dell’Fbi, che si mette sulle tracce del criminale. Lecter ottiene in cambio un regime carcerario più leggero, e ne approfitta per evadere. Memorabile la battuta che lo psichiatra rivolge a Clarice, telefonando dal suo rifugio alle Bahamas: “Bene, Clarice, gli agnelli hanno smesso di gridare?”.
Da vedere. Stasera, su LA7 alle 21.10.
Domani
Se qualcuno avesse pronosticato a Fatih Akin, regista impeccabile e stilisticamente virtuoso, che un giorno avrebbe vinto il Premio Speciale della Giuria a Venezi), il talentuoso regista tedesco nato da genitori turchi difficilmente ci avrebbe creduto. Invece è accaduto veramente, nel 2009 quando (per la serie anche le giurie ridono...) il premio è andato a Soul Kitchen.

28 aprile 1898: Foggia in rivolta per il pane

Il 28 aprile del 1898, Foggia fu teatro di una rivolta popolare che provocò l’incendio degli archivi del municipio, l’assalto al municipio, agli uffici del dazio, e ad un mulino. La reazione fu dura e provocò numerosi arresti. La molla che fece scattare la rabbia popolare fu la miseria endemica che travagliava la popolazione. L’episodio foggiano fu tra i più gravi dei numerosi moti che punteggiarono tutta l’Italia e la stessa provincia di Foggia.
I fatti e gli antefatti vengono così ricostruiti da Franco Mercurio, nell’articolo Gli anni del passaggio dal ribellismo popolare alla lotta di classe in Capitanata (1873 - 1898) comparso sul numero 1980-82 di Capitanata, rivista della Biblioteca Provinciale di Foggia:

Frengo festeggia la promozione del Foggia in B

In una bella intervista concessa a Luigi Bolognini su Repubblica.It, Antonio Albanese brinda alla promozione del Foggia in serie B confessando, tra l’altro, che è stato proprio il Foggia a farlo appassionare al calcio, di cui non capiva nulla (“stavo al calcio come Polifemo sta allo strabismo”).
L’attore-regista divenuto famoso per aver dato vita a Mai dire gol al personaggio di Frengo e stop (che tifava Foggia…) racconta: “quelli della Gialappa's mi incastrarono per Mai dire gol e mi misi a cercare spunti su questo sport. Un giorno sentii un allenatore che motivava così la sconfitta: 'gli altri hanno fatto un gol più di noi'. Dissi semplicemente: quest'uomo deve essere mio. E quell'uomo era Zdenek 'simpatia' Zeman.”
Alla notizia dei ritorno del Foggia tra i cadetti Albanese ha brindato, anche se ciò significherà nella prossima stagione derby tra Foggia e Zeman. L’attore promette  di assistere al derby se sarà libero da impegni per ritrovare “quelle persone strepitose”. Non solo Zeman, ma anche “Giovannino Stroppa che allena il Foggia, un ragazzo che si voleva divertire in campo e fuori, elegante, imprevedibile. Veniva spesso a Mai dire gol a giocare con noi. Quando ho saputo che aveva riportato il Foggia in B ho brindato alla sua salute, e a quella del Foggia, un ambiente dal tifo allegro, pieno di ritmo, di blues, come tutta la Puglia.”
Potete leggere l’intervista integrale di Albanese a Repubblica.It cliccando su questo collegamento.

giovedì 27 aprile 2017

Gramsci a Foggia

Antonio Gramsci è stato a Foggia per cinque giorni, dal 13 al 18 luglio 1928. Sarebbe bello poter dire che si trattenne nel capoluogo dauno. Invece vi venne trattenuto, essendo quella foggiana la penultima tappa del lungo e doloroso viaggio di traduzione da Roma al carcere di Turi. Gramsci era stato processato dal Tribunale Speciale per la difesa dello Stato del regime fascista, con l’accusa di attività cospirativa, istigazione alla guerra civile, apologia di reato ed incitamento all’odio di classe, accuse inconsistenti che gli derivavano dalla sua condizione di dirigente del Partito Comunista.
L’allora segretario del Pcdi venne condannato a 20 anni, 4 mesi e 5 giorni di reclusione. “Già il viaggio di traduzione si presenta come un’anticipazione dell’inferno carcerario” racconta Angelo Rossi, autore di diversi saggi sul pensiero gramsciano e promotore dell’epigrafe che ricorda la permanenza gramsciana a Foggia, in via Malvadi, in un documentato articolo sulla detenzione foggiana di Gramsci, che potete leggere e scaricare integralmente cliccando qui).
In una lettera alla cognata Tania, scritta il 20 luglio, cioè due giorni dopo l’arrivo nel carcere di Turi, lo stesso Gramsci scrive: “Il viaggio Roma-Turi è stato orribile. Si vede che i dolori da me sentiti a Roma e che mi sembravano un mal di fegato, non erano che l’inizio dell’infiammazione che si manifestò in seguito. STETTI MALE IN MODO INCREDIBILE. A Benevento trascorsi due notti e due giorni infernali; mi torcevo come un verme, non potevo stare né seduto, né in piedi, né sdraiato. Il medico mi disse che era il fuoco di sant’Antonio e che non c’era da far nulla. Durante il viaggio Benevento-Foggia il male si calmò e le bolle di cui ero ricoperto nella vita destra si seccarono. A FOGGIA RIMASI 5 GIORNI e negli ultimi 3 giorni ero già a posto, potevo dormire qualche ora e potevo sdraiarmi senza essere trafitto dai dolori.”
Il segretario del Pcdi, nonché filosofo e intellettuale, venne rinchiuso nel vecchio carcere di Foggia, che sorgeva, come si vede dalla riproduzione Pianta Mongelli (che risale al 1839), tra le attuali via Fuiani e vico Saraceno. La struttura è contrassegnata dalla lettera C sulla pianta, e indicata nella legenda quale “Trib.comm. e carcere.”
Nel luogo della detenzione di Gramsci, nel 2011, la Provincia di Foggia e l’Associazione “Per la sinistra” apposero una epigrafe, il cui testo venne elaborato dal prof. Biagio De Giovanni.
Questa mattina, l’Anpi e l’Arci, con il patrocinio del Comune di Foggia, hanno deposto una corona davanti alla lapide. Ha ricordato la figura e l’attualità di Gramsci il presidente dell’Anpi della provincia di Foggia, Michele Galante. Di seguito il video dell’evento, a cura del Laboratorio “L’immagine militante” dell’Auser di Foggia. Buona visione.

Cinemadessai | La bellezza delle storie, e del raccontarle

OGGI
Le bellezza delle storie, e del raccontarle. Storie di quattro donne e di due generazioni, che si incontrano e s’intrecciano, sul filo del tempo. Il presente che incontra il passato, in Pomodori Verdi Fritti alla fermata del treno, che Rai Movie manda in onda stasera, alle 21.20.
Diretta da Jon Avnet e basata sul libro di Fannie Flagg Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop, la pellicola racconta due storie distinte: l’incontro casuale tra la giovane Evelyn e Ninny, nel salotto di una casa di riposo di cui Ninny è ospite, e la storia di amore e di amicizia tra due donne anticonformiste, Idgie e Ruth, che si ribellano al cupo conformismo degli anni Trenta in America, alla prepotenza maschile e alla cultura razzista aprendo un locale presso la stazione ferroviaria di  Whistle Stop, la cui specialità è rappresentata dai pomodori verdi fritti. La narrazione svolge una funzione quasi terapeutica in Evelyn, che ritrova la voglia di lottare e di correggere le cose che non vanno nella sua vita.
Notevole l’interpretazione di Jessica Tandy (Oscar per A spasso con Daisy), Kathy Bates (Oscar per Misery non deve morire), Mary Stuart Masterson e Mary-Louise Parker.
DOMANI
Qualcuno ritiene Caccia al Ladro (1955) una delle opere minori di Alfred Hitchcock, ma non è così. A parte il fatto che il cinema del maestro inglese è sempre di livello così alto che è difficile trovare film che possano essere ritenuti “minori”, Caccia al ladro si segnala per la sua godibilità, pur non rientrando nei canoni più tipici dell’opera di Hitchcock. Stratosferico il cast, in cui primeggiano Grace Kelly e Cary Grant.

mercoledì 26 aprile 2017

Mafia e Stato. Se la mafia è... cosa nostra...

Nessun imbarazzo, oggi, per la scelta della vignetta che apre il rotolo di Madetu, quella del "sentire" dei giovani rispetto ai rapporti di forza tra lo Stato e la mafia è esemplare, per impegno e per senso civico e merita senza alcun dubbio l'apertura.
Per il resto, "ordinaria" attualità: i festeggiamenti (scarsi) per il 25 aprile, in un humus culturale sempre più a rischio, per quanto riguarda i valori della democrazia e della solidarietà, una divertente riflessione sui malviventi italiani pescati in trasferta in Romania. Buona visione.

Figli sconosciuti: il contributo dei foggiani alla Resistenza

I fratelli Biondi, nel bel fotomontaggio di Romeo Brescia
Sinceramente, non mi aspettavo che incontrassero tanta attenzione in amici e lettori, i post di Lettere Meridiane, pubblicati ieri, sugli eccidi compiuti dai nazisti nella tarda estate del 1943 in Capitanata e sulla bella ma sconosciuta  figura di Walter Zironi, l'attaccante del Foggia che finì a lottare con i partigiani nella Resistenza emiliana, e venne trucidato  dai nazisti.
È il segno di un ritrovato desiderio d'identità e di comprensione che va sostenuto, nella speranza che siano soprattutto i più giovani ad interessarsi del passato, che non è una cosa morta e sepolta, perché da quella storia veniamo.
Proseguiamo quindi con la pubblicazione di documenti utili per sfatare un luogo comune purtroppo diffuso, e che vuole che il contributo della terra dauna alle vicende che portarono il Paese a liberarsi dalla dittatura fascista e a conquistare la democrazia e la libertà sia marginale.
Non è vero. Il contributo dei Foggiani alla Resistenza ed alla Liberazione fu importante, assai di più di quanto non si sia pensato fino ad oggi. Fu un contributo per molti versi commovente, visto che coinvolse nella grande maggioranza dei casi immigrati che si erano trasferiti nel centro nord in cerca di  fortuna, e non esitarono ad andare in montagna per difendere gli ideali di libertà e di democrazia.
Non si trattò solo dei nomi noti fino ad oggi, come Vincenzo e Luigi Biondi, i due fratelli ricordati da una strada e da un monumento nella villa comunale, caduti nelle Marche, o del tenore partigiano Nicola Ugo Stame, ucciso dai nazisti alle Fosse Ardeatine (ricordato da un vicolo periferico, sic).
Ci sono stati tanti altri "figli sconosciuti" della nostra città che hanno pagato con il sangue la loro dedizione alla causa della democrazia. Come Antonio Di Tommaso detto Paolo, partigiano della III Divisione Garibaldi caduto nel rastrellamento di Pra del Colle il 30 marzo 1945, o Pasquale La Rocca e Francesco Loco detto Moro, caduti in combattimento il 27 aprile dello stesso anno. E ancora, Savino Loco detto Piero, comandante di squadra nella IV Divisione Garibaldi, ucciso in combattimento il 26 gennaio, Vincenzo Loco detto Fritz, anche lui in forza alla IV Divisione Garibaldi, ucciso il 29 dicembre del 1944 e Gino Petrone detto Ciro, caduto il 7 aprile del 1944.
La rete, la disponibilità di archivi informatizzati facilmente accessibili, la tenacia di ricercatori come Raffaele de Seneen finalmente hanno reso possibile rendere giustizia a una storia dimenticata, che non deve essere però rimossa.
I nomi che ho citato sono soltanto alcuni di quelli ritrovati e raccontati da de Seneen nel suo quaderno della memoria, Figli Sconosciuti / Il contributo dei Foggiani alla Resistenza che Lettere Meridiane offre ad amici e lettori.
Potete scaricarlo sia in versione epub (leggibile da e-book reader o da tablet o ancora da smartphone) sia in versione pdf, per la stampa o per la lettura su pc.
Per effettuare il download cliccare sui collegamenti qui sotto:



Bovino più bella che mai nello "sguardo che vola" di Fabrizio De Lillo

Quando lo "sguardo che vola" di Fabrizio "Jamie" De Lillo si posa su un luogo pieno di storia, di bellezza e d'incanto come Bovino, il risultato non può che essere sorprendente e pieno di fascino. De Lillo pilota la telecamera del suo drone sui beni culturali più significativi della città d'arte del Monti Dauni: il Castello Ducale d'origine medievale che sovrasta il Vallo di Bovino, teatro nell'Ottocento delle scorrerie dei briganti, le splendide architetture del centro storico, che si presenta ancora incontaminato, e dulcis in fundo il Duomo Romanico. Sequenze che catturano ed avvincono lo spettatore.
Vista dall'alto, Bovino conferma una volta di più quel senso di incanto e di bellezza che avvolge quanti passeggiano tra le sue stradine.
Le belle riprese di Fabrizio De Lillo sono la più eloquente conferma delle ragioni che hanno procurato a Bovino (tra le poche cittadine italiane a potersi fregiare del doppio titolo) la Bandiera Arancione e l'inserimento tra i Borghi più Belli d'Italia.
Qui sotto il video. Guardatelo, amatelo, condividetelo.

Cinemadessai | Lo chiamavano Trinità, e fu "fagioli western"

OGGI
Rete 4 rende omaggio, stasera in prima serata (ore 21.15) a Bud Spencer riproponendo il film che lo lanciò assieme a Terence HillLo chiamavano Trinità. A dirla tutta, la pellicola che consacrò la scatenata coppia fu piuttosto il sequel (Continuavano a chiamarlo Trinità), ma già nel primo si trovano gli elementi e le intuizioni (geniali) che avrebbero conquistato il pubblico.
Il segreto dell’inarrestabile successo sta nella riproposizione dei temi classici del western all’italiana che non viene tuttavia né imitato né semplicemente parodiato, ma completamente rivoltato. Pare senza che il regista E.B. Blucher (Enzo Barboni) ne fosse neppure consapevole. Si narra, infatti, che alla prima non comprendesse com’è che il pubblico si sbellicava dalle risate. Era convinto di aver fatto un western normale. Ma non fu così: aveva inventato un genere nel genere (da qualcuno definito “fagioli western”). Qui siamo alla comicità pura, trascinante e travolgente.
Bud Spencer e Terence Hill (che indossa i panni di Trinità) sono due fratelli piuttosto malviventi, ma con il cuore d’oro. Così, da una tentata truffa ai danni di un ricco allevatore incappano in un affare che potrebbe rivelarsi assai più grande di loro: aiutare una comunità mormone (che per il suo credo religioso non porta armi) a non essere cacciata dalla zona in cui si è insediata.
Campione d’incassi al botteghino e di ascolti in occasione dei frequenti passaggi televisivi, la pellicola venne distribuita con successo anche in Germania, in Australia e in alcune sale di New York e Los Angeles.
DOMANI
Le bellezza delle storie, e del raccontarle. Storie di quattro donne e di due generazioni, che si incontrano e s’intrecciano, sul filo del tempo. Il presente che incontra il passato, in Pomodori Verdi Fritti alla fermata del treno, che Rai Movie manda in onda domani sera, alle 21.20.

martedì 25 aprile 2017

Cinemadessai | Era notte a Roma: Rossellini racconta la guerra e la liberazione

OGGI
Era notte a Roma non è tra i film più noti di Roberto Rossellini, ma vale la pena vederlo perché, pur uscito nel 1960, rilancia alcuni temi che il regista aveva affrontato in precedenza, negli anni aurei del neorealismo. Rossellini torna sulla vicende belliche (l'ambientazione della pellicola è la stessa di Roma città aperta) per raccontare la storia di tre soldati di diversa nazionalità (un americano, un inglese e un russo) che riescono ad evadere dal campo di concentramento in cui sono rinchiusi, mentre infuria la battaglia di Montecassino. Trovano rifugio presso Esperia, una giovane popolana che abita nel popoloso rione Ponte e che pratica la borsa nera. Sulle prime, la donna non vorrebbe aiutarli, ma viene convinta a farlo dal suo fidanzato Renato, antifascista, che si impegna anche per trovare una via di fuga al terzetto. Le cose, però, non andranno nel senso sperato. Il film si conclude con le immagini degli americani che entrano a Roma, restituendo la libertà alla città capitolina.
Nel film affiorano sentimenti pacifisti che divisero la critica: mentre la stampa di ispirazione comunista criticò la «visione clerico-centrica» del film (che fu prodotto da parte italiana dalla Golden Star, fondata dal sacerdote gesuita Angelo Arpa), Morandini scrisse che Rossellini aveva mostrato nel film la partecipazione veramente popolare della resistenza.
Nel film, il regista adotta un obiettivo fotografico di lunghezza focale variabile, antesignano dello zoom, che gli consente riprese di lunga durata senza stacchi, allungando i tempi della recitazione e limitando al massimo il montaggio. Notevole il cast che vede all’opera Giovanna Ralli, Leo Genn, Sergej Bondarchuk, Peter Baldwin, Renato Salvatori, Laura Betti, Enrico Maria Salerno e Paolo Stoppa. Opera importante, da recuperare. È possibile vederla stanotte, alle 00.45 su La7.
DOMANI
Rete 4 rende omaggio, domani in prima serata (ore 21.15) a Bud Spencer riproponendo il film che lo lanciò assieme a Terence Hill: Lo chiamavano Trinità. A dirla tutta, la pellicola che consacrò la scatenata coppia fu piuttosto il sequel (Continuavano a chiamarlo Trinità), ma già nel primo si trovano gli elementi e le intuizioni (geniali) che avrebbero conquistato il pubblico.

Walter Zironi, attaccante foggiano, partigiano morto per la libertà

Walter Zironi
“Da poveri vissero, da poveri lottarono, da poveri morirono, per noi alla patria lasciarono in eredità l’onore, agli immemori il disprezzo della storia”. Così l’amministrazione comunale di Sassuolo il 12 ottobre del 1947, tre anni dopo l’eccidio, ricordò il sacrificio di Zironi Walter e dei suoi undici compagni partigiani (nove dei quali di Sassuolo, come lui): “insulto agli uomini e alla natura, in questo luogo il 12-10-1944, capestro e piombo nazifascista piegarono i corpi, non lo spirito dei partigiani sassolesi.”
Fino all’anno prima, Walter aveva inseguito altri sogni ed altre speranze. In particolare, sognava di portare il Foggia in serie B. Una famiglia con il bernoccolo del calcio, gli Zironi: il fratello maggiore Otello, anche lui attaccante, aveva giocato in serie A con il Modena e con la Lazio.
Prima di approdare a Foggia, anche Walter aveva assaporato l’ebbrezza della serie A, giocandovi alcune partite col Livorno durante il campionato 1940-41. Arrivò a Foggia due anni dopo, acquistato dal presidente rossonero Alceo Gigli, che lo prelevò dalla Salernitana che giocava in serie C. Proprio a Foggia e col Foggia, agli ordini dell’allenatore Angelo Benincaso, Walter avrebbe scritto le pagine migliori della sua breve carriera calcistica, stroncata, come abbiamo già detto, da eventi che con lo sport e il calcio non aveva nulla a che fare.
Gli attaccanti del Foggia della stagione 1942-1943:
Lischi, Zironi, Bertè, Mirabello e Lotti
Nella compagine rossonera, giocò 19 partite, segnando 7 reti. Il Foggia disputava il girone M della serie C e concluse il torneo al quarto posto, dietro Lecce (che venne ammesso alle finali, ma non riuscì a centrare l’obiettivo della promozione), Taranto e Cosenza.Non ci sono molte notizie su questo personaggio che andrebbe meglio conosciuto e valorizzato. Ecco quelle che sono riuscito a reperire.

lunedì 24 aprile 2017

Cinemadessai | Epico, monumentale: Alien di Ridley Scott

OGGI
Epico, monumentale, l’Odissea omerica catapultata nel mondo della fantascienza. Personalmente ritengo Alien il capolavoro di Ridley Scott, assieme al successivo Blade Runner, e uno dei miglior film di fantascienza di sempre. Tanto classico da aver prodotto, alla sua uscita, quel bisogno compulsivo di “altro ancora” che lo ha reso capostipite di una delle più fortunate e seguite saghe cinematografiche, e di una seguitissima serie a fumetti. Non a caso, la pellicola ha avuto tre sequel, tutti con Sigourney Weaver come protagonista: Aliens - Scontro finale, Alien³  e Alien - La clonazione.
Uscito nel 1979, e interpretato da Sigourney Weaver, Tom Skerritt, Harry Dean Stanton e Veronica Cartwright racconta la storia dell’equipaggio di un cargo spaziale a bordo del quale si introduce, a seguito di un’azzardata esplorazione di un’astronave abbandonata, un parassita alieno che seminerà il terrore. Chi riuscirà a sopravvivere?
Secondo gran parte della critica, Ridley Scott ha rivoluzionato la fantascienza con questo film: “ l'accurata orchestrazione visiva del regista Ridley Scott introduce un'estetica gotica ribaltando l'ambientazione stile NASA del cinema di fantascienza degli anni settanta in cui a predominare era la purezza del bianco e degli ambienti geometrici. In questo modo con questo film - e con il successivo Blade Runner - Scott spinge a livelli estremi la cupezza e il pessimismo che il genere aveva sviluppato in quegli anni. Qui ci troviamo di fronte alla rappresentazione di forme indefinibili e di una fusione "oscena" dell'umano con l'alieno, dell'organico con l'inorganico.”
L’italiano Carlo Rambaldi conquistò l’Oscar per gli effetti speciali. Nel 2002 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.
Da vedere assolutamente, stasera, alle 21.05, su Rai4, anche in HD.

Attimi fuggenti: come conservarli e tenerli in ordine

Catturare immagini dell’attimo che fugge una volta presupponeva strumenti e tecniche specializzate, e materiali di consumo ad hoc. Gli smartphone hanno reso la fotografia e la realizzazione di filmati alla portata di tutti. I selfie, ovvero gli autoscatti, hanno fatto il resto. Non c’è giornata, né attimo più o meno memorabile della nostra vita che non finiscano su una fotografia o in un filmato.
Ma che accade dopo, ai nostri attimi fuggenti così catturati? Dopo la fotografia o il filmato possono finire su servizi di social network generalisti, come Facebook, oppure più dedicati alle immagini come Pinterest, o su siti che ospitano servizi dedicati di social sharing di immagini, come Flickr. Oppure possiamo decidere di non condividere i nostri attimi fuggenti, e archiviarli nella memoria del nostro pc o peggio ancora dimenticarli subito e lasciarli nella memoria dello smartphone, con il rischio che quell’attimo fuggente, pure conservato ed immortalato, non venga più visto da nessuno.
E se, a distanza di anni, vogliamo ritrovare la fotografia che abbiamo scattato o il filmato che abbiamo realizzato in una particolare occasione? Qui viene il bello, o più spesso il brutto.
Per poter essere rapidamente trovato, quell'attimo fuggente va prima di tutto conservato ed archiviato. Quindi dev’essere catalogato, oppure taggato.
Quali sono le tecniche migliori per conservare adeguatamente le immagini dei momenti che contano della nostra vita, e per poterle reperire facilmente quando vogliamo rivederle?
A questo tema, il laboratorio di linguaggio multimediale dell’Auser e dell’Università Popolare della Libera Età “Silvestro Fiore” L'immagine militante dedicherà oggi una lezione “aperta” (nel senso che può essere seguita anche da quanti non sono iscritti al laboratorio).
L’incontro sarà condotto dal coordinatore del laboratorio, Geppe Inserra. Verranno fornite indicazioni operative sulle tecniche nonché sui migliori servizi on line e i migliori software per l’archiviazione e la catalogazione di immagini.
Per seguire la lezione, appuntamento all’Auser di Foggia (via Libera 38), oggi pomeriggio, alle 18.30.

domenica 23 aprile 2017

Il Foggia è in serie B. Zafò.

Mancava solo il timbro della matematica che adesso è arrivato. Il Foggia è in serie B, e io  me ne vado in piazza col resto della città, a festeggiare. E mai come adesso la sento mia questa città e mi sento orgoglioso di essere foggiano.
Voglio brindare con gli amici e i lettori di Lettere Meridiane offrendo loro le ultime concitate battute che hanno scandito la chat del gruppo whatsapp Che si dice du Fogge?, fondato da Giovanni Cataleta.
[15:59, 23/4/2017] Messina in vantaggio a Lecce                        
[15:59, 23/4/2017] Sgratt                        
[15:59, 23/4/2017] Giusto per la cronaca                        
[16:00, 23/4/2017] 🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪🇾🇪                           [16:06:03, 23/4/2017] È serie BBBBBBBBB                        
[16:03, 23/4/2017] Sgratt                        
[16:04, 23/4/2017] Mazzzzeeooooooo                        
[16:06, 23/4/2017]Palla uscita...goal da annullare                        
[16:07, 23/4/2017] Anche nonna Carmina tifa Foggia                        
[16:12, 23/4/2017] Pareggio prevedibile                        
[16:12, 23/4/2017] Assurdo                                                
[16:17, 23/4/2017] Giusto per                        
[16:22, 23/4/2017] Giovanni Cataleta: Volete sapere che si dice du Fogge
Stim' in serie BBBBBB!'                        
[16:23, 23/4/2017] ❤🖤❤🖤❤🖤❤🖤                        
[16:24, 23/4/2017] Aleeeeee                        
[16:24, 23/4/2017] Oleeeeee                        
[16:24, 23/4/2017] 😭😭😭😭😭😭😭😭                        
[16:24, 23/4/2017] SERIE BBBBBBBBBBBBBBBBBBBB BBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBBB             
[16:24, 23/4/2017] Finalmente                        
[16:24, 23/4/2017] BBBBBBBBB                        
[16:25, 23/4/2017] M ven da chiagn                                                                        
[16:31, 23/4/2017] Auguroni a tutti                        
[16:31, 23/4/2017] ❤🖤❤🖤❤🖤❤🖤❤🖤❤🖤❤🖤❤🖤❤🖤❤🖤❤🖤❤🖤                     
[16:32, 23/4/2017] Goduria immensa                                                
[16:32, 23/4/2017] In centro c'è un putiferio! ❤🖤❤🖤❤🖤❤🖤                        
[16:33, 23/4/2017] +39 327 671 6217: Auguri                        
[16:35, 23/4/2017] PAREV CHE AVEVA MURÍ!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!                        [16:36, 23/4/2017] Giovanni Cataleta: Che emozione!!!

Cinemadessai | L'immensa, sublime Anna Magnani in Roma Città Aperta

OGGI
La sequenza di Anna Magnani che corre dietro al camion, così come l’inquadratura della stessa attrice uccisa dalla raffica del mitra nazista, sono tra le più celebri e celebrate del cinema italiano, assieme alla inquadratura felliniana di Anita Edberg che fa il bagno nella Fontana di Trevi, ne La dolce vitaRoma città aperta di Roberto Rossellini è entrato nella storia del cinema italiano, e non solo. Assieme a Ladri di biciclette (dal quale però, a mio sommesso avviso differisce sostanzialmente) viene ritenuto il capolavoro della stagione neorealista. Laddove Vittorio De Sica filma la realtà quotidiana, minimale e minimalista, in cui anche il furto di una bicicletta diventa dramma, Rossellini affronta i grandi drammi collettivi della storia, mettendo il dito in quella piaga che fu il precario status della Capitale occupata dai nazifascisti, ma città aperta, all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre 1943.
Il film trae spunto dalla storia di don Giuseppe Morosini, sacerdote partigiano fucilato dai fascisti. Al centro della storia raccontata da Rossellini c’è Giorgio Manfredi (Marcello Pagliero), militante comunista, intellettuale ed esponente di rilievo della resistenza. L’uomo, che capeggia una squadra di sabotatori, sfugge a una retata della polizia e si rifugia presso Francesco (Francesco Grandjacquet), un tipografo antifascista, che all’indomani dovrebbe sposare Pina (Anna Magnani), vedova e madre d'un bambino, Marcello (Vito Annichiarico).
Ma le nozze non saranno mai celebrate perché Francesco viene arrestato e mentre viene tradotto in carcere Pina che insegue disperatamente il camion, viene freddata dalle raffiche del mitra. A dare una mano a Manfredi e ai partigiani ci prova don Pietro (Aldo Fabrizi), il parroco del quartiere popolare romano in cui la storia e ambientata,  che protegge i perseguitati politici e fa da portavoce dei partigiani. Ma la loro lotta per la libertà dovrà fare i conti con denunce e delazioni.
Film di grandissimo spessore morale, alla sua uscita registrò un clamoroso flop al botteghino, e soltanto quando cominciò a vincere i primi premi venne rivalutato dal pubblico. L’interpretazione di Anna Magnani è sublime, immenso Aldo Fabrizi. Da registrare l’esordio nel doppiaggio di un giovanissimo Ferruccio Amendola, che presta la voce a Marcello.
Presentato in concorso al Festival di Cannes 1946, vi ottenne il Grand Prix come miglior film; ebba la nomination al Premio Oscar per la migliore sceneggiatura originale e vinse due Nastri d'Argento, per la miglior regia e la migliore attrice non protagonista (Anna Magnani). È stato in seguito inserito nella lista dei 100 film italiani da salvare. Stasera, alle 21.10, su Rai Storia.
DOMANI
Epico, monumentale, l’Odissea omerica catapultata nel mondo della fantascienza. Personalmente ritengo Alien il capolavoro di Ridley Scott, assieme al successivo Blade Runner, e uno dei miglior film di fantascienza di sempre. Tanto classico da aver prodotto, alla sua uscita, quel bisogno compulsIvo di “altro ancora” che lo ha reso capostipite di una delle più fortunate e seguite saghe cinematografiche, e di una seguitissima serie a fumetti. Non a caso, la pellicola ha avuto tre sequel, tutti con Sigourney Weaver come protagonista: Aliens - Scontro finale, Alien³  e Alien - La clonazione.

Telecom, promesse di marinaio? La bruttura di piazza XX settembre sta sempre lì

Sono passati ormai più di cinque mesi dalla promessa di spostare la centralina che deturpa il mascherone e la facciata di palazzo Barone-Perrone nella centralissima piazza XX settembre, ma ancora nulla si è mosso. La sola differenza rispetto a cinque mesi fa, quando, sommersa dalle polemiche e davanti ad una formale istanza avanzata dalla sezione foggiana del Fai (Fondo Ambiente Italia), Telecom si era impegnata a sanare lo sfregio, è che la società telefonica ha “firmato” il misfatto.
Adesso, sull’orrenda centralina è stata apposta un’etichetta adesiva che rende noto che il marchingegno contiene i terminali della fibra ottica che si usa per le connessioni digitali di telefonia e di dati. La bruttura resta tutta intera.
Il mascherone deturpato
Dopo la denuncia di Lettere Meridiane, il responsabile provinciale del Fai, Nico Palatella, aveva chiesto formalmente all’azienda telefonica di spostare la centralina in un altro sito. Anche la Gazzetta del Mezzogiorno aveva pubblicato una nota polemica, e dopo tutto questo la Telecom aveva risposto impegnandosi ad avviare subito le verifiche tecniche per spostare la centralina in un altro sito, meno impattante dal punto di vista ambientale e culturale.
Pare che le verifiche tecniche non abbiano dato i risultati sperati, e non ci vuol molto a capire perché. La fibra ottica non può essere allungata o accorciata facilmente, una volta che è stata posata e messa in opera. Per farlo, occorre rifare i lavori ex novo, o quasi, con costi che possono essere particolarmente salati.
E allora? Allora niente si muove, almeno per il momento. E non sarebbe male che quanti si sono mobilitati cinque mesi fa, tornino a far sentire la loro voce, affinché Telecom mantenga le promesse.

sabato 22 aprile 2017

Città che legge, o città senza legge?

Commentando la vignetta d'apertura del "rotolo" odierno di Madetu, ci sarebbe da dire che mai gioco di parole fu mai tanto azzeccato. Con un perfetto calembour, Maurizio gioca sul duplice significato di "legge", come voce del verbo leggere, e come sinonimo di norma e di rispetto per le norme, e per chi le fa osservare.
Come che sia il leggere, la cultura, sono sempre un eccellente strumento per accrescere la legalità (che significa, appunto, letteralmente rispetto della legge). Leggere, insomma, fa bene alla legge...
Ad un altro gioco di parole Maurizio ricorre accostando, con brillante fantasia, a Foggia la notizia di cronaca di qualche giorno fa, sulla mega multa comminata ad un giovane che aveva fatto pipì in una stradina del centro storico di Genova. Infine, una vignetta su un altro episodio di malasanità: l'infermiera che fingeva di vaccinare i bambini, buttando poi nei rifiuti le fiale non utilizzate. Buona visione.

Cinemadessai | Per festeggiare gli 80 anni di Jack Nicholson c'è Shining

OGGI
Cos’è di preciso Shining? Non è facile dirlo. Film horror, oppure orrore allo stato puro? L’incontro tra il genio indiscusso e indiscutibile di Stanley Kubrick e il genere orrorifico produce risultati deflagranti. Spiazzanti.
Per gustare fino in fondo questo film, tratto da un romanzo di Stephen King,  bisogna abbandonare lo sguardo, immergersi nei contesti, nei segnali, nelle ambiguità  che Kubrick disegna ed imprime lasciando lo spettatore sempre sospeso, e molto spesso angosciato.
È entrata nella storia del cinema l’interpretazione di Jack Nicholson che nella indossa i panni di Jack Torrance, uno scrittore che per trovare gli stimoli giusti alla scrittura del nuovo romanzo, accetta l’incarico di custode d’inverno di un albergo tra le innevate montagne d’America, portando con sé sua moglie e suo figlio Danny, che possiede potere paranormali, che gli permettono di vedere nel passato e nel futuro. E niente sarà come prima.
Ha scritto FilmTv a proposito di Shining: "Film fatto di segnali ambigui, dove l'orrore è tanto più profondo quanto meno interpretabile (realtà, allucinazione?), "Shining" si muove tra favola e racconto gotico, con momenti memorabili: le chiacchierate tra Torrance e il fantasma del barista, Danny che si aggira nei corridoi sulla sua biciclettina e l'inseguimento finale nel labirinto innevato." Stasera, alle 21.00, su Iris, per festeggiare l'ottantesimo compleanno di Jack Nicholson.
DOMANI
La sequenza di Anna Magnani che corre dietro al camion così come l’inquadratura della stessa attrice, uccisa dalla raffica del mitra nazista, sono tra le più celebri e celebrate del cinema italiano, assieme alla inquadratura felliniana di Anita Edberg che fa il bagno nella Fontana di Trevi, ne La dolce vita. Roma città aperta di Roberto Rossellini è entrato nella storia del cinema italiano, e non solo. Assieme a Ladri di biciclette (dal quale però, a mio sommesso avviso differisce sostanzialmente) viene ritenuto il capolavoro della stagione neorealista. Laddove Vittorio De Sica filma la realtà quotidiana, minimale e minimalista, in cui anche il furto di una bicicletta diventa dramma, Rossellini affronta i grandi drammi collettivi della storia, mettendo il dito in quella piaga che fu il precario status della Capitale occupata dai nazifascisti, ma città aperta, all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre 1943.

Corsi e ricorsi della storia: nel 1962 il Foggia in B a spese del Lecce

Il 27 maggio del 1962, il Foggia affronta il Bisceglie in casa in una situazione psicologica molto delicata. Il Lecce ha riaperto il campionato, raggiungendo i satanelli in cima alla classifica la domenica prima espugnando lo Zaccheria, come abbiamo raccontato ieri. Adesso il discorso promozione non sta più soltanto nelle mani, anzi nei piedi, dei giocatori rossoneri. Se il campionato finisse così, con le due squadre appaiate in vetta, sarebbe necessario uno spareggio. E meno male: con le regole di oggi, passerebbe il Lecce, grazie al miglior rendimento negli scontri diretti. I salentini hanno vinto infatti sia in casa, che fuori.
I nervi sono a fior di pelle, e anche dall'infermeria non giungono buone notizie. In quel calcio di altri tempi non esistevano i ritiri, ma "raduni volanti" che mister Pugliese era solito tenere a piazzale Italia, la sera del sabato prima della partita. Nel "raduno" del 26 maggio, la conta degli indisponibili è inquietante: Patino è squalificato, Ghedini non c'è perché colpito da un attacco febbrile, e Bartoli si presenta con un piede fasciato.
Ma i satanelli non hanno alternative alla vittoria. Il tecnico rossonero manda in campo Biondani, Corradi, De Pase, Diamantini, Rinaldi, Faleo, Morelli, Canova, Nocera, Santopadre, Bortolotto, davanti a 9.000 spettatori, in un pomeriggio molto caldo e assolato.
La pratica Bisceglie viene archiviata in fretta. La differenza tra le due compagini è troppo netta, perché i baresi possano far sorprese ai padroni di casa. Va in gol Nocera al 15’ del primo tempo, con i più classico dei “gol alla Nocera”. Bortolotto batte una punizione dalla trequarti di campo servendo il bomber rossonero che lascia partire, come annota il cronista della Gazzetta del Mezzogiorno, “un bolide raso terra, violentissimo, e pure angolato. Il gol era inevitabile.” Nella ripresa i gol di Bortolotto al 7’ e Morelli al 35’ portano il Foggia, sul 3 a 0. Al 44’ Palmieri per il Bisceglie fissa il risultato sul definitivo 3-1 per il Foggia.

venerdì 21 aprile 2017

Dissesto finanziario al Comune di Foggia? No, grazie. Ci basta il dissesto stradale...

Il sindaco di Foggia, Franco Landella, sempre più protagonista dei rotoli quotidiani di Madetu, molto spesso - come in quello odierno - come emblema dei mali cittadini. Questa volta il paventato dissesto finanziario del Comune (il cui spettro è stato minacciato dalla Corte dei Conti regionale) viene dal nostro disegnatore satirico apparentato ad un altro, endemico dissesto che la città ben conosce, quello stradale.
E poi la prescrizione del processo contro Silvio Berlusconi accusato di compravendita di senatori (l'ex premier vi era imputato assieme all'ex senatore Lavitola) ed infine un'aspra e dolente riflessione sull'episodio di malasanità (pare un alterco tra chirurghi circa l'uso della sala operatoria) che a Bari ha provocato la morte di una nascitura. Buona visione.

Cinemadessai |La splendida e controversa blaxploitation di Tarantino in Jackie Brown

OGGI
Stanotte, su TV8, all’1.00,  Jackie Brown, uno dei film di Tarantino che prediligo. Alla sua uscita venne bocciato sia dalla critica che dal botteghino, dove incassò appena 39 milioni di dollari. In realtà, è il film meno canonico (stando ovviamente ai canoni della cinematografia tarantiniana) ma anche il più spiazzante, perché appunto inedito. Tarantino sostenne che per capirlo fino in fondo bisognava aspettare ancora due o tre dei suoi film. La critica lo ha successivamente rivalutato.
Uscito nel 1997, segnò il ritorno di Quentin al lungometraggio, tre anni dopo Pulp Fiction e l’enorme successo che ne era derivato. In mezzo una puntata di Medici in prima linea, un paio di film in cui compare come attore, il film collettivo Quattro stanze, di cui firmò l’ultimo episodio. Jackie Brown si iscrive alla  blaxploitation (film sui neri e sul loro sfruttamento, rivolti per lo più al pubblico di colore), e si avvale di una delle più note interpreti del genere, Pam Grier, che indossa i panni di una hostess di una certa età che arrotonda i guadagni trafficando danaro sulla rotta con il Messico per conto di un losco mercante di armi, Ordell Robbie (Samuel L. Jackson). Pescata durante una perquisizione con danaro illecito e cocaina, la donna finisce in carcere. Viene rimessa in libertà grazie alla cauzione versata, per conto di Robbie, da Max Cherry (Robert Forster). Robbie intende utilizzarla per portare clandestinamente negli Usa i proventi dei suoi traffici depositati in Messico. A dargli una mano c’è anche il suo maldestro braccio destro, Louis Gara (Robert De Niro). In mezzo i due agenti che hanno tratto in arresto Jackie Brown, ma che hanno come vero obiettivo Ordell Robbie. Chi la spunterà, alla fine?
Memorabile l’interpretazione di Robert De Niro che avrebbe voluto interpretare Max Cherry ma Tarantino aveva già assegnato la parte a Robert Forster. Ansioso di lavorare con il geniale regista, De Niro non ebbe esitazioni nell’accettare il ruolo di Louis. Film importante, assolutamente da rivalutare e riscoprire.
DOMANI
Cos’è di preciso Shining? Non è facile dirlo. Film horror, oppure orrore allo stato puro? L’incontro tra il genio indiscusso e indiscutibile di Stanley Kubrick e il genere orrorifico produce risultati deflagranti. Spiazzanti.

Come nacque il grande Foggia di Pugliese e Rosa Rosa (di Geppe Inserra)

La stagione 1960-61, che segnò il ritorno del Foggia tra i cadetti, dopo quindici anni di saliscendi tra la C e la quarta serie, non andò come sperato. Sul rendimento dei rossoneri gravò un handicap che alla fine del campionato si rivelò decisivo: il suo bomber, Vittorio Cosimo Nocera, fu chiamato al servizio militare di leva, e non assicurò una presenza costante (confermandosi, comunque, con 10 reti, il miglior realizzatore del Foggia).
Nelle prime sette partite del campionato, i rossoneri conquistarono appena quattro punti, frutto di altrettanti quattro pareggi, perdendo tre volte. Ai primi di gennaio del 1961, la compagine su affidata all’esperto allenatore Paolo Tabanelli (aveva allenato la Sampdoria in serie A e l’anno prima il Bari), ma il cambio di guardia non giovò particolarmente alle sorti della squadra. Tabanelli, che l’anno dopo avrebbe vinto la Coppa Italia con l’Atalanta, fu esonerato dopo una quarantina di giorni, la squadra tornò a Leonardo Costagliola, che non fu però in grado di andare oltre il 19° posto, che significò l’amaro ritorno in serie C.
Ma è proprio tra l’estate e l’autunno del 1961, nella diffusa amarezza dei tifosi che avevano così presto visto svanire il sogno del Foggia nel calcio che conta, che sarebbe nato lo squadrone che avrebbe dato alla città la soddisfazione della serie A.
La prima svolta avviene in panchina. A Costagliola succede Oronzo Pugliese, che a Foggia sarebbe diventato “il mago di Turi”, soprannome affibbiatogli dopo la storica vittoria sulla Grande Inter campione del Mondo guidata dall'altro  “mago”, Helenio Herrera.
Oronzo Pugliese
Pugliese era un allenatore molto esperto delle serie C. Giunse a Foggia reduce da un quarto posto nel girone B con il Siena, ma con il sodalizio toscano, tre anni prima, aveva sfiorato la promozione tra i cadetti, perdendo lo spareggio con  l’Ozo Mantova.
Il presidente Armando Piccapane, onest’uomo molto attaccato alla squadra, deluso dalla retrocessione e dai malumori della piazza, aveva manifestato la volontà di lasciare.
A Foggia cominciava a respirarsi un clima diverso, anche politicamente parlando. Nella Puglia di Aldo Moro, il centrosinistra, ovvero l’idea di un’alleanza tra Democrazia Cristiana e Partito Socialista nei consessi amministrativi locali, stava diventando qualcosa di più di una suggestione. C’è chi ricorda che proprio a Foggia, in un incontro che si tenne presso le Marcelline, il grande statista di Maglie lanciò l’idea dell’apertura ai socialisti. E il capoluogo dauno sarebbe diventato una specie di cantiere, per le prove tecniche della nascita del centrosinistra.
Sul versante sportivo si anticipò così quanto sarebbe successo di lì a poco a Palazzo di Città, con l’elezione a sindaco di Carlo Forcella, moroteo doc, e padre del primo governo di centrosinistra foggiano.

La satira smarrita: appello di Maurizio De Tullio

Maurizio De Tullio chiede aiuto agli amici e ai lettori di Lettere Meridiane.
Il giornalista, bibliotecario nonché disegnatore satirico (in arte Madetu) ha smarrito tre numeri unici di giornali satirici che ha dato alle stampe in passato.
Si tratta, in particolare, di due numeri di Exploit (che si intravedono nelle foto che corredano il post) che De Tullio pubblicò nel 1984, e di un esemplare, uscito nel 1993, di “Pène e tormenti”.
Una particolare caratteristica di Exploit (che lo rende anche più facilmente riconoscibile) è che era stampato su carta da imballaggio, presso la Tipografia Reme-Graf (quando la tipografia era anche un esercizio di raffinato artigianato).
Maurizio non riesce più a trovarli da qualche giorno, dopo che chiusura della mostra Riso alla foggiana, che lo ha visto protagonista a Parcocittà. Non ricorda né dove possa averli perduti, né se per caso li ha prestati a qualche amico.
Si tratta di esemplari unici di grande valore professionale e affettivo, essendo piccoli pezzi di storia della satira 'made in Foggia'.
Chi li avesse rinvenuti o fosse in grado di dare notizie, può farlo commentando il post oppure contattando direttamente Maurizio al cellulare n. 329.1599801.
Potete dare una mano anche semplicemente condividendo e  facendo circolare il più possibile l'appello. Grazie, anche a nome di Madetu.

Savino Russo e la "riscoperta" di don Antonio Silvestri

Resterà aperta fino al 9 maggio prossimo, a Palazzo Dogana, la mostra iconografica su Don Antonio Silvestri intitolata “Eventi che hanno caratterizzato 64 anni di straordinaria storia”, ovvero gli anni tra il 1773 ed il 1837, nei quali ha operato e vissuto il sacerdote foggiano morto in odore di santità, ma il cui processo di canonizzazione è bloccato da tempo immemorabile.
La mostra è articolata su tre temi: il conflitto tra la Chiesa  e il contesto politico nel quale l’umile sacerdote riuscì a guadagnarsi la simpatia dei “potenti”, spendendosi per quella gran parte della società lasciata abbandonata al destino di fame e di stenti; la funzione sociale e religiosa delle Confraternite, nate per l’esercizio di opere pie e di carità, con lo scopo di incrementare il culto pubblico e per la promozione sociale e la solidarietà; l’opera artistica e l’impegno creativo del compianto Savino Russo, autore del materiale in esposizione.
Alla cerimonia inaugurale della mostra sono intervenuti il Vice Presidente della Fondazione Banca del Monte, Filippo Santigliano, nonché capo della redazione foggiana della Gazzetta del Mezzogiorno, il giornalista e blogger Geppe Inserra; il Capo Ufficio Stampa della Provincia, Carmine Pecorella ed i componenti del Comitato per la Beatificazione di Don Antonio Silvestri. Apprezzato l’intermezzo musicale di Iris Stefanizzo.
Alla mostra ed ai diversi temi in cui essa è articolata, il Laboratorio multimediale “L’immagine militante” dell’Auser di Foggia ha dedicato alcuni filmati. Presentiamo oggi il primo, “Savino Russo e la riscoperta di don Antonio Silvestri”.
Grazie alle testimonianze di Michele Paglia e di fra Giovanni Delli Carri, il filmato  ricostruisce le figure di don Antonio Silvestri e di Savino Russo.
Grafico, intellettuale, cultore di storia foggiana, con particolare riferimento a Borgo Croci e ai suoi personaggi, Russo è stato determinante nel rilanciare l'attenzione dell'opinione pubblica verso la figura di don Antonio Silvestri.
Qui sotto il video. Guardatelo e condividetelo.

giovedì 20 aprile 2017

SportTube addio, da domenica si cambia...

Sport Tube, addio. Con il solo rimpianto di non poter ascoltare più le belle e avvincenti telecronache di Antonio Di Donna (che bello sarebbe se l’assumesse Sky!), di gran lunga il più professionale e rigoroso dei giornalisti che collaborano con la web tv che detiene l’esclusiva delle partite di Lega Pro.
I tifosi foggiani hanno smesso di penare, perché le due ultime partite esterne saranno trasmesse dalla televisione digitale. È certa da tempo quella che concluderà il campionato e che vedrà i satanelli impegnati a Cosenza: andrà in onda su Raisport.
Per quanto riguarda la trasferta a Fondi che potrebbe dare alla squadra di Stroppa il definitivo lasciapassare per il ritorno tra i cadetti, la sorpresa è giunta oggi. La Lega Pro ha messo in vendita i diritti audiovisivi per il match Unicusano Fondi - Foggia, stabilendo come termine ultimo per la presentazione delle offerte le ore 16.00 di domani, venerdì, ed una “base d’asta” di 5.000 euro, oltre Iva.
Fonti bene informate sostengono che un’offerta per aggiudicarsi il diritto alla trasmissione in diretta ci sarebbe già, e sarebbe stata formulata da Telenorba.
I tifosi foggiani possono quindi dire addio a Sport Tube visto che, a meno di disastri (al Foggia basta solo un punto nelle prossime tre partite per acquisire la certezza matematica della promozione, e sempre ammesso che il Lecce le vinca tutte), l’anno prossimo le partite potranno essere seguite su Sky, senza alcun rimpianto per i tifosi rossoneri.
Qualche settimana fa, Lettere Meridiane ha promosso un sondaggio tra i propri lettori, per verificare il gradimento e la qualità del servizio offerto da Sport Tube, ed i risultati sono stati tutt’altro che positivi per la web television, che risulta complessivamente bocciata.
Alla richiesta di dare un voto (da uno a 10) alla qualità dello streaming il 63,5% dei partecipanti al sondaggio ha dato un voto di insufficienza. Il 9.9% ha assegnato il voto 6, il 26,8% voti medio alti, compresi tra il 7 e il 9.
Alla domanda se si fossero mai sperimentate interruzioni nella connessione durante la telecronaca, la percentuale più ampia dei partecipanti, il 39,4% ha risposto “sì, molto spesso”. “Sì, spesso” è stata la risposta del 29,6%, dal che si ricava che il 69% degli intervistati ha sperimentato frequenti interruzioni nella connessione. Il 21,1% ha detto di averle riscontrate occasionalmente, l’8,5 molto sporadicamente, e solo l’1,4% mai.
Risposte parecchio eterogenee alla richiesta di dare un voto alla qualità delle riprese: un voto insufficiente viene espresso dal 60,7 di quanti hanno partecipato al sondaggio. Sufficiente per il 19,7%, voti medio-alti, tra 7 e 10, per il restante 19,8%.
Vanno decisamente meglio le cose per quanto riguarda la valutazione della qualità dei telecronisti: la ritiene insufficiente soltanto il 30,8%, sufficiente il 29,6%, più che sufficiente il 12,7%, mentre il 26,8% esprime un giudizio di eccellenza. Insomma bravi i telecronisti di Sport Tube, ma tutto il resto, per usare un eufemismo, lascia a desiderare…

Cinemadessai | Gran Torino, il testamento artistico di Clint Eastwood

OGGI
Gran Torino è la solare dimostrazione di come anche una storia di ordinaria quotidianità - un ragazzo che cerca di rubare un’auto, una sfavillante Gran Torino,  per entrare in una gang, il derubato  che piano piano gli si affeziona, rivede i propri rapporti con la vita e col mondo e cerca di dargli un futuro - possa assurgere ad una dimensione epica. Perché la vita è essa stessa epos.
Non c’è mai niente di banale o scontato nel cinema di Clint Eastwood e questo film - ritenuto dalla critica il suo testamento artistico - ne è la più spettacolare conferma. È una storia di redenzioni parallele: quella del protagonista, Walt Kowalski, reduce di guerra, vedovo e razzista, interpretato dallo stesso Clint Eastwood) ed è stata la sua ultima apparizione sul grande schermo),  e del suo giovane amico cinese Thao. Una storia attraversata  da una profonda e inquietante riflessione su molti temi caldi dell'identità americana: la guerra, la violenza, l'integrazione, la solidarietà.
Bellissimo e monumentale. In onda su Rete4, stasera, alle 21.15.
DOMANI
Domani notte, su TV8, all’1.00,  Jackie Brown, uno dei film di Tarantino che prediligo. Alla sua uscita venne bocciato sia dalla critica che dal botteghino, dove incassò appena 39 milioni di dollari. In realtà, è il film meno canonico (stando ovviamente ai canoni della cinematografia tarantiniana) ma anche il più spiazzante, perché appunto inedito. Tarantino sostenne che per capirlo fino in fondo bisognava aspettare ancora due o tre dei suoi film. La critica lo ha successivamente rivalutato.

mercoledì 19 aprile 2017

Pio e Amedeo: sobria comicità in sobria città...

Gli amici e i lettori sanno bene quanto sia chi scrive, sia Madetu, disegnatore satirico di Lettere Meridiane, apprezzino Pio e Amedeo. Gli vogliamo bene, li stimiamo, ma ci sembra francamente azzardato ritenere la loro comicità, così come ha fatto il sindaco di Foggia, Franco Landella, "sobria". In fondo, lo scatenato duo comico foggiano è forte proprio per il suo costante andare sopra le righe. Se fossero sobri, non sarebbero Pio e Amedeo.
Il giudizio di Landella non poteva sfuggire a Maurizio De Tullio, che ha dedicato all'episodio una divertente vignetta, che apre il rotolo odierno.
Le altre tre vignette riguardano la cronaca nazionale (il solito pentastellato Di Maio) mentre due sono dedicate ad eventi internazionali: la crescente tensione tra USA e Corea del Nord e, soprattutto, il fallimento del lancio dei missili coreani, che Madetu commenta in modo molto divertente. Buona visione.

Il calcio a Foggia: università e magia

Chissà quanti, da lassù festeggeranno nei giorni a venire l’agognata promozione rossonera in B. Mi piace pensare a due, in particolare: un allenatore ed un giocatore che da Foggia sono passati rapidamente, ma vi hanno lasciato una traccia profonda: Tommaso Maestrelli e Luciano Re Cecconi.
Come ha scritto Giovanni Cataleta nel suo bel libro Il distintivo dalla parte del cuore, Foggia e il Foggia fanno un baffo a Coverciano, perché sono la vera Università del calcio. Quale altra piazza calcistica di provincia ha visto avvicendarsi in panchina fior di allenatori come Oronzo Pugliese, Tommaso Maestrelli, Ettore Puricelli, Lauro Toneatto, Cesare Maldini, Tarcisio Burgnich, Enrico Catuzzi, Delio Rossi, Pasquale Marino, Roberto De Zerbi e naturalmente Sdeneck Zeman?
(Un inciso: nell’elenco non figura Giovanni Stroppa ma solo perché quando è uscito il libro, Giovannino non sedeva ancora sulla panchina rossonera, e ancora non conquistava tutti i possibili record, per cui, caro Giovanni (Cataleta) sarà il caso di pubblicare una nuova edizione del tuo libro, non trovi?)
L’intuizione di Cataleta è stupefacente, perché ha avuto il gran merito di porre in evidenza un fenomeno non adeguatamente raccontato dai commentatori calcistici: nessuna piazza calcistica di provincia, come quella foggiana, ha  potuto annoverare questo fior fiore di tecnici in panchina. Palato fine dei tifosi? Sguardo benigno della dea Eupalla? Fiuto dei dirigenti, adusi a far di necessità virtù e ad aguzzare l’ingegno? Fate voi…

Conversando di storia: Massimiliano Monaco parla di Antonio Salandra

Monumento ad Antonio Salandra (Troia)
Proseguono alla Biblioteca provinciale di Foggia La magna Capitana le conversazioni di storia locale organizzate dalla sezione Fondi Speciali, curata da Gabriella Berardi e da Vito Cristino. Di particolare interesse il tema odierno, che riguarda la figura e l’opera di Antonio Salandra, il troiano-lucerino, eletto deputato nel collegio di Foggia, e quindi assurto ai vertici della politica nazionale.
Conservatore e presidente del Consiglio dei Ministri all’inizio del secolo scorso, dichiarò guerra all’impero austro-ungarico, portando l’Italia nel vortice della prima guerra mondiale.
A parlare del tema Salandra uomo di legge e di governo sarà Massimilano Monaco, studioso lucerino e cultore di storia.
Gli incontri sulla storia locale che si tengono nella Sezione Fondi Speciali della biblioteca, si caratterizzano per essere autentiche conversazioni, con la partecipazione attiva del pubblico, attraverso domande ma anche interventi finalizzati a contribuire alla discussione.
Particolare interesse hanno riscosso i primi due incontri del calendario 2017. Il primo, tenuto da Ciro Inicorbaf, ha riguardato la figura del musicista foggiano Franco Valentini Vista, morto giovanissimo, autodidatta ed autore di struggenti melodie. Nel secondo incontro, Francesco Andretta ha tratteggiato le figure di due tra i più rappresentativi sindaci della città di Foggia: Alberto Perrone e Pellegrino Graziani. Dopo l’incontro di oggi (ore 17.30, nella sala dei Fondi Speciali), il ciclo degli incontri 2017 sarà concluso a maggio, da un’attesa conversazione di Carmine de Leo, che incuriosirà il pubblico già a partire dal titolo scelto per il suo intervento: Foggia segreta.
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