martedì 11 aprile 2017

Cinemadessai | Olmi racconta la fredda, ottusa assurdità della guerra

OGGI
Stasera,  alle 21.15, Rai5 offre l’imperdibile opportunità di vedere Torneranno i prati, il film che Ermanno Olmi ha dedicato alla prima guerra mondiale di cui si sta celebrando il centenario. Il film uscì nel 2014, con una distribuzione non particolarmente ampia. I passaggi televisivi della bella pellicola del maestro di Treviglio, rappresentano pertanto un evento ancor più degno di nota.
Il titolo si richiama all’avvicendarsi delle stagioni in montagna, ma sottintende una denuncia all’inutilità della guerra e della morte da essa provocata.
Olmi racconta una notte in una trincea del Nord Est, attingendo ai ricordi bellici di sui padre e al racconto La paura (1921) di Federico De Roberto.
La vita dei soldati alterna lunghe ed interminabili attese, che accentuano la paura, ad improvvisi accadimenti imprevedibili. La pace della montagna diventa un luogo dove si muore. Il film è interpretato da Claudio Santamaria, Alessandro Sperduti, Francesco Formichetti e Andrea Di Maria.
"In un cinema che è sempre più prossimo a quello di Manoel de Oliveira - ha scritto FilmTv della pellicola di Olmi - , nelle forme di un realismo astratto e sospeso, che fa della trincea il set di un teatro, così, in un Kammerspiel funebre e antibellico, i morti ricordano il logoramento e lo spaesamento, il sacrificio a cui sono stati chiamati, soli di fronte a se stessi e incapaci di vedere il nemico, prima di crepare inutilmente, prima che la neve si sciogliesse e tornasse, ineluttabile, il verdeggiare dei prati. Tutto ciò che si narra in questo film è realmente accaduto. E poiché il passato appartiene alla memoria, ciascuno lo può evocare secondo il proprio sentimento."
DOMANI
Onesto artigiano del cinema oppure grandissimo autore? Quando si parla di Clint Eastwood la domanda somiglia alla classica questione di lana caprina. Perché il buon Clint è l’una cosa e l’altra, e proprio in questo sta la sua grandezza.
Il suo cinema sfiora la perfezione, come s’addice al migliore degli artigiani. Attraversa con successo i generi più disparati, in un’autorialità diffusa che non può non lasciare incantato chiunque ami il cinema e punto. Uno dei film che meglio esprime l’essere autore a tutto tondo del nostro (ma anche d’essere grande interprete) è Debito di sangue. Sulla carta un thriller, in realtà molto di più.

Clint Eastwood lo dirige, e vi indossa i panni di Terry McCaleb, agente federale che vive su un piccolo battello attraccato nel porto di San Pedro, dopo essere stato costretto ad andare in pensione a causa di gravi problemi cardiaci che hanno richiesto il trapianto dell’organo. L’uomo è stato colto da un infarto mentre inseguiva uno spietato serial killer.
Ma la sua tranquillità non è destinata a durare molto. Il suo ménage cambia di colpo quando l’ex poliziotto apprende che la donna ispanica che gli ha donato il cuore è l’ennesima vittima del serial killer cui McCaleb ha dato invano la caccia. E tanto basta a fargli decidere di riprendere la caccia all’uomo, perché “non basta un cuore per essere vivo.” Ma un’amara sorpresa lo attende.
Il soggetto è tratto dall'omonimo romanzo di Michael Connelly. Curiosamente, il film incontrò una reazione piuttosto tiepida da parte della critica e anche al botteghino non ebbe un’accoglienza trionfale, incassando molto meno di quanto era costato.
Da non perdere. Domani sera alle 21.00, su Iris.

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