giovedì 6 aprile 2017

Cinemadessai | Un ladro in paradiso, il foggiano Paolella porta al cinema Vincenzo De Pretore del grande Eduardo

OGGI
L’orario è impossibile (nella notte tra giovedì e venerdì, alle 4.15 su Rete4), ma quando passa in televisione un film del foggiano Domenico Paolella (cui Maurizio De Tullio e Lettere Meridiane hanno dedicato un ebook che potete scaricare qui) non c’è orario scomodo che tenga.Tanto più quando si tratta di un film gradevolissimo  e poco noto, come Un ladro in paradiso, tratto della cantata di Eduardo De FilippoVincenzo De Pretore, a sua volta ispirata ad una poesia di Salvatore Di Giacomo. E c’è effettivamente tanta cultura e tanta umanità partenopea, nella pellicola.
Vincenzo (Nino Taranto) è un truffatore e ladruncolo napoletano che vorrebbe cambiare vita, soprattutto dopo essere stato arrestato davanti agli occhi della fidanzata Nanninella (Hélène Rémy), alla vigilia di Natale, mentre le faceva dono di un servizio di bicchieri (rubato). In carcere diventa devoto di San Giuseppe, ma uscito dalla prigione puntualmente ricasca nella losca vita, affiancato dal suo compare Generino, che gli propone un ultimo colpo. Proprio in quel momento, Vincenzo resta vittima di un grave incidente. Viene portato in ospedale, e qui si rivolge a San Giuseppe (Carlo Tamberlani)…
La colonna sonora è di Nino RotaUn ladro in paradiso, uscito in sala nel 1951, segnò il ritorno di Paolella al lungometraggio, dopo l’esordio con Gli ultimi della strada (un’altra commedia ambientata a Napoli e improntata al realismo rosa), che era uscito nel 1939. A partire dagli anni Cinquanta, il regista foggiano diventerà uno dei più prolifici autore del cinema italiano, girando circa 40 lungometraggi, tra cui il documentario La tragedia dell’Etna che gli valse la Palma d’Oro a Cannes, nella sezione riservata ai documentari.
DOMANI
A distanza di poco più di un anno dalla sua uscita in sala, RaiMovie manda in onda domani sera, alle 23.00, il documentario che ha rappresentato l’Italia al festival di Berlino dell’anno scorso, Fuocoammare di Gianfranco Rosi, Leone d’oro a Venezia con Sacro Gra.

Dopo aver girato intorno al mondo per raccontare persone e luoghi invisibili ai più, Rosi si è trasferito per più di un anno sull’isola facendo esperienza di cosa vuol dire vivere sul confine più simbolico d’Europa, raccontando i diversi destini di chi sull’isola ci abita da sempre, i lampedusani, e chi ci arriva per andare altrove, i migranti.
Da questa immersione è nato Fuocoammare. Racconta di Samuele che ha 12 anni, va a scuola, ama tirare con la fionda e andare a caccia. Gli piacciono i giochi di terra, anche se tutto intorno a lui parla del mare e di uomini, donne e bambini che cercano di attraversarlo per raggiungere la sua isola. Ma non è un’isola come le altre, è Lampedusa, approdo negli ultimi 20 anni di migliaia di migranti in cerca di libertà. Samuele e i lampedusani sono i testimoni a volte inconsapevoli, a volte muti, a volte partecipi, di una tra le più grandi tragedie umane dei nostri tempi.
 “È sempre difficile staccarmi dai personaggi e dai luoghi delle riprese, ma questa volta lo è ancora di più - ha detto Rosi di Fuocoammare -. Più che in altri miei progetti, ho sentito però la necessità di restituire al più presto questa esperienza per metterla in dialogo con il presente e le sue domande. Sono particolarmente contento di portare a Berlino, nel centro dell’Europa, il racconto di Lampedusa, dei suoi abitanti e dei suoi migranti, proprio ora che la cronaca impone nuovi ragionamenti.”

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