martedì 23 maggio 2017

L'omaggio di Madetu al neo-sposo sottosegretario Scalfarotto

Madetu ritorna agli amici e lettori di Lettere Meridiane, dopo le fatiche dell'allestimento della mostra-bis di "Riso alla foggiana", visitabile nell'Area Mostre della Biblioteca Provinciale, fino al 30 maggio prossimo.
Due le vignette odierne, Quella d'apertura è un omaggio al fresco sposino Ivan Scalfarotto, sottosegretario foggiano allo Sviluppo Economico, che De Tullio conosce bene, essendo stato iscritto alla FGCI di Capitanata tra il 1984 e 1987, quando a dirigere l'organizzazione giovanile del Pci era proprio il nostro disegnatore satirico) ma riguarda più in generale il tema della (difficile) riunione della sinistra.
L'altra è fondata sul classico gioco di parole, che tanto piace a Madetu: il coltello del Sikh (inteso come cultura pakistana) e quello "ciutt" del delinquente foggiano. Il primo fermato, i nostri che se la spassano portandoselo al seguito senza timore!


Cinemadessai | Still life, la tenerezza della vita e della morte

Programmato per il 2 maggio scorso, non andò più in onda a causa della improvvisa scomparsa di Jonathan Demme, che indussi Rai5 a trasmettere in ricordo del grande regista americano il bel documentario su  Enzo Avitabile.
Stasera sarà dunque la volta buona per vedere Still Life di Uberto Pasolini, regista che rappresenta un caso unico nel cinema italiano.
Nipote di Luchino Visconti, è più noto all'estero che non nel bel Paese. Ha iniziato a lavorare nel mondo del cinema come runner (una sorta di factotum che si occupa di risolvere i problemi pratici sul set e che perciò va sempre... di corsa) per diventare  un produttore indipendente in Inghilterra. L'exploit internazionale è giunto con il celebre Full Monty - Squattrinati organizzati, prodotto da Pasolini, e riconosciuto come Miglior film del 1997 dall'European Film Awards. La pellicola fu campione d'incasso in tutto il mondo e rappresenta ancora oggi un indiscutibile esempio di come anche il cinema indipendente, se originale e ben fatto, può dire la sua al botteghino.
Nel 2008, esordì dietro la macchina da presa con Machan - La vera storia di una falsa squadra, aggiudicandosi il Premio Label Europa Cinemas alle Giornate degli Autori della Mostra d'arte cinematografica di Venezia.
Nel 2013, il suo secondo lungometraggio, che Rai5 manda in onda stasera alle 21.15, Still Life, che è stato presentato al Festival di Venezia 2013, dove si è aggiudicato il Premio per la migliore regia nella sezione Orizzonti.
La pellicola racconta, con un approccio tenue, se non proprio minimalista, una storia densa di poesia e di originalità.  John May (stupendamente interpretato da Eddie Marsan) è uno scrupoloso funzionario comunale che si occupa di rintracciare  il parente più prossimo delle persone decedute in totale solitudine. Quando deve affrontare il caso di Billy Stoke, un alcolizzato morto in solitudine a pochi passi da casa sua, la sua vita cambia di colpo, proprio mentre il suo ufficio viene soppresso, nell'ambito dei tagli alla spesa pubblica. Il finale è surreale, ma pieno di poesia e di tenerezza.
Un film insolito, importante, che consiglio e suggerisco vivamente.
DOMANI
Frantic è uno dei film più discussi di Roman Polanski, e sarà per questo che è anche uno dei miei preferiti. Interpretato da un Harrison Ford in splendida forma e da Betty Buckley, Emmanuelle Seigner e John Mahoney, è difficile etichettarlo: sta a metà tra il giallo in puto stile hitchcockiano e l’action-movie all’americana, ma alla fine, non è né l'uno né l'altro. In realtà è un film sullo spaesamento in cui si incorre quando, trovandosi in un paese straniero (la Francia, nella fattispecie), e non parlando neppure una parola della lingua locale, ci si trova alla prese con un serio problema da risolvere.

Licinio: il mio rapporto con Troia (quando la storia locale diventa memoria collettiva)

Raffaele Licinio e gli amici di Aria di Troia mi hanno fatto una bella sorpresa: i primi riprendendo il post di Lettere Meridiane, Chapeau, caro professor Licinio, ed arricchendolo con un video "d'epoca" del quale ignoravo l'esistenza e in cui mi sono rivisto com'ero vent'anni fa, il prof. gratificandomi di stimolanti ricordi e riflessioni sulla esperienza troiana della Scuola Laboratorio di Medievistica, che ci vide compagni di  strada.
Bella storia, bei ricordi.
Ringrazio molto Raffaele Licinio e la redazione del periodico. Qui sotto le riflessioni del professore, al termine il video. Guardatelo, è un salutare tuffo nel passato (g.i.)
* * *
A questo articolo di Geppe Inserra uscito nel periodico "Aria di Troia e del Preappennino", articolo che richiama alla memoria l'esperienza della Scuola Laboratorio di Medievistica che a Troia Geppe, all'epoca assessore, e l'allora sindaco Mimmo La Bella vollero realizzare, tengo davvero molto.
Per il significato che quell'esperienza ha avuto nella mia formazione politica, sociale e di studioso. E perché contiene un video datato 26 luglio 1997, sinora poco noto, che comprende anche la manifestazione in costumi (realizzati da sarte e casalinghe di Troia, giovani e meno giovani, sulla scorta del celebre Exultet dell'XI secolo conservato nell'archivio della stupenda Cattedrale troiana), e la cena medievale (anche in questo caso, piatti preparati da famiglie troiane sulla base delle ricette contenute nel volume "Il medioevo a tavola", edito da Laterza in quegli anni).
Manifestazione e cena, ma non solo. C'è in quel video l'esperienza, il significato del lavoro di quattro anni della Scuola Laboratorio, ben sintetizzati negli interventi che potrete vedere.
Ho anch'io alle spalle, dunque, cortei e pranzi "medievali" (e almeno per la cena fummo i primi assoluti in Puglia). Ma ciò che conta ricordare ora è che riuscimmo davvero a coinvolgere profondamente - grazie ad una amministrazione lungimirante e attenta al ruolo della cultura - l'intera popolazione sui temi di una storia locale diventata memoria, patrimonio e vita di un'intera cittadina.
Raffaele Licinio

Pascoli: Sindaco, se ci sei, batti un colpo (di Raffaele De Seneen)

La scuola Pascoli, vista dal satellite di Google
Continuano i disagi per i piccoli alunni della scuola elementare Pascoli, costretti al doppio turno presso la vicina scuola Santa Chiara, data l'inagibilità del loro istituto. L'incontro promesso dall'assessore comunale ai lavori pubblici con le diverse componenti interessate e previsto per oggi è stato rinviato (pare a giovedì).
Il Comune aveva individuato una soluzione per ovviare almeno in parte alle prescrizioni formulate da Asl e Vigili del Fuoco che hanno comportato la chiusura dello stabile: l'installazione di una scala antincendio. Ma, se le cose stanno così, e se una soluzione è stata individuata, non si comprende il tira o molla di incontri che vengono convocati e poi sistematicamente rinviati, esasperando ancora di più gli animi dei genitori. Sulla vicenda torna Raffaele De Seneen. Di seguito la sua nota.
* * *
Questa storia (Pascoli-Santa Chiara, doppi turni) sta andando avanti da circa tre mesi, aggravata dalla perdita dei fondi (450mila euro) da parte del Comune per ristrutturare la Pascoli, opera che avrebbe sicuramente ridotto i disagi.
L'Amministrazione comunale dovrebbe vergognarsi o dichiarare sette giorni di lutto cittadino, ma non si fanno né caldi e né freddi. Così vanno a scadere i giorni promessi, prima 4, poi 7, infine 15 per sistemare le cose... e le cose si rimandano ancora, come gli appuntamenti fissati ed immancabilmente saltati.... lunedì, poi mercoledì e poi ancora giovedì. Ma quale, di quale settimana e di quale anno!?
Si riempiono la bocca dicendo che vogliono incontrare le parti, tutte le parti, ma quante e quali sono? Ma non è un tavolo di concertazione dove le parti si incontrano partendo da punti diversi e trovandone uno comune a mezza strada! Qui, chi ha il potere decisionale e quindi la facoltà di agire è uno solo: il Comune, e per esso il Sindaco che lo rappresenta come massima espressione. Continua invece il gioco di fissare in giornata una marcia, una dimostrazione e poi in serata di revocarla.
Domani, finalmente, potremo fare sciopero e dimostrare, le mamme, i nonni: rappresentanti di classe hanno chiesto le opportune autorizzazioni.
I bambini muniti di fischietto faranno il controcanto ai "fiaschi" del Comune, e le trombe da stadio ai tanti "tromboni".
Il casello autostradale Incoronata deve essere aperto, ci vuole anche la nuova linea ferroviaria Foggia-Roma, e finalmente anche il Gino Lisa spiccherà il volo. Restano i problemi spiccioli di centinaia di famiglie e bambini.
Raffaele De Seneen

lunedì 22 maggio 2017

Giuseppe Messina e i suoi "Papaveri rossi" in corsa al Festival del Libro possibile

Giuseppe Messina è in corsa al Festival del Libro possibile. Ma in ballo c’è molto di più della eventuale vittoria del raffinato e profondo scrittore foggiano alla prestigiosa manifestazione culturale che si svolge a Polignano a Mare. Perché, se Messina dovesse affermarsi, vincerebbe non soltanto lui, ma tutta Foggia. Quella Foggia intensa, struggente e dimenticata che è la protagonista grande e inaspettata del libro con cui Messina è candidato alla vittoria nella sezione “autori possibili”.
“Papaveri rossi - Il soffio caldo del favonio” mette assieme pezzi di memoria, ricordi e storie del passato, ma più che un’autobiografia o un libro su Foggia è il libro di Foggia. La grande capacità affabulatoria di Messina racconta e fa emergere il cuore profondo della città, come mai nessun scrittore è riuscito a fare. Personaggi del passato, eventi drammatici come la guerra, le vicende della ricostruzione sono raccontate sul filo del ricordo, nell’accezione più autentica della parola “ricordare”, che deriva dal latino re (indietro) - cor (cuore): ricordare è richiamare al cuore.
Ecco perché se a Polignano dovesse vincere Giuseppe Messina, tutta la città vincerebbe con lui: quella Foggia che non c’è più, ma che può essere richiamata (e tornare a vivere) con il cuore. E tutta la città può e deve fare il tifo per Giuseppe Messina e “Papaveri rossi”, assecondandoli nella loro impresa.
Vi parlerò ancora di questo libro straordinario che prende l’anima e conquista la mente. Per il momento, amici e lettori carissimi di Lettere Meridiane, votiamo e facciamo votare il libro.
La strada che porta alla vittoria è impervia, perché la concorrenza è tanta e qualificata. Ma se ci impegniamo tutti, possiamo farcela. Per dare la propria preferenza andare a questo link su facebook, e quindi cliccare sul pulsante "votare". Non è necessaria alcuna iscrizione. Oppure fare clic sul post qui sotto.

Cinemadessai | L'amore buio di Antonio Capuano

Antonio Capuano è tra i registi italiani più bravi nel raccontare storie di periferia, che hanno per protagonista l’infanzia e per ambientazione l’area metropolitana di Napoli. Ne L’amore buio la tematica di fondo è la stessa, ma forse per la prima volta nella sua lunga carriera, Capuano si immerge non soltanto nei modi d’essere del proletariato urbano, ma anche in quelli della borghesia, mettendo a confronto due mondi, e perfino due concezioni della vita.
Ne esce una storia intensa, e niente affatto banale: siamo a Napoli, dove, alla fine di una domenica di sole, mare, tuffi e pizza, quattro ragazzini, stuprano Irene, anche lei adolescente. Uno di loro, Ciro, la mattina dopo va a denunciare sé e gli altri. Sono condannati a due anni di reclusione. I due mondi, così opposti e diversi, si attrarranno e addirittura, forse, si incontreranno e fonderanno. Con Irene de Angelis, Gabriele Agrio, Valeria Golino, Corso Salani, Luisa Ranieri e Fabrizio Gifuni.
Ha scritto FilmTv della pellicola di Capuano: “Il nuovo, splendido volo di Capuano si discosta nervosamente e scorbuticamente dalla normalità delle immagini e dei suoni ricorrenti. Le inquadrature sono gocce che perforano lo schermo, rumori che bucano i muri e oltrepassano le finestre bloccate dal ferro dei dolori e delle pene, sono parole scritte col pennarello su improvvisati brogliacci d’amore.”
Da non perdere, nonostante l’ora problematica. Stanotte, su Rai2, all’1.10.

Pascoli-Santa Chiara, il coraggio della mamme (di Raffaele De Seneen)

Dopo il Tavolo Tecnico dello scorso 11 maggio, l’Assessore comunale Bove diede pubblica notizia che nell’arco di alcuni giorni i problemi della Scuola Pascoli si sarebbero risolti, e con essi la questione dei doppi turni alla S.ta Chiara, sventando peraltro una prima ipotesi messa in campo per il prossimo anno scolastica: un servizio di trasporto "navetta", assicurato dall'ATAF di alcune classi presso l’Altamura in Via Petrucci.
Nella stessa giornata dell’11 maggio, la preannunciata manifestazione da parte dei genitori veniva revocata al fine di permettere un clima sereno e proficuo al Tavolo Tecnico.
Fra un po’ di eccitata confusione, mancanza di impegni scritti e di ogni sorta di comunicazione che tenesse aggiornati sull’eventuale stato dell’opera e avanzamento dei lavori sono trascorsi i quattro giorni stabiliti dall’Assessore, (come mi riferisce una mamma: “Se vuole, le faccio sentire la registrazione!”), ne sono trascorsi sette come aveva capito qualcun altro, ed anche i quindici (ultima ipotesi) sono ormai agli sgoccioli.
Nella giornata festiva di ieri, con le difficoltà di comunicare e mettere in relazione centinaia di famiglie, si è riusciti ad organizzare la manifestazione spontanea di questa mattina.
Un nutrito gruppo di mamme, del Santa Chiara e della Pascoli, figli con zaino a spalla, qualche papà che non lavorava, nonni e nonne, hanno manifestato prima nella piazzetta antistante la scuola Santa Chiara, poi sono saliti portando i figli in aula, mentre loro, genitori e nonni, stazionavano nei corridoi nell’attesa vana di qualche chiarimento o informazione.
Tutti poi si sono spostati nella piazzetta del Municipio, e continuando a manifestare anche nel cortile ed al primo piano dove le porte chiuse erano e chiuse sono rimaste.
Un risultato però si è ottenuto, di portata non indifferente,: nello scorrere della manifestazione mattutina anche le diverse visioni sul che fare e come fare si sono uniformate trovando univoca soluzione e condivisione.
Un piccolo esercito di mamme coraggiose è riuscito a mettere da parte l’appartenenza a due diverse scuole, gli interessi propri che dipendono dalle condizioni di famiglia e di lavoro. Anche un popolo socialmente variegato che da uno striscione sostenuto dai bambini chiedeva: “VOGLIAMO RISPOSTE”.
Da anni non si vedeva a Foggia una manifestazione del genere per un interesse collettivo.
BRAVE LE MAMME!
Domani, si ricomincia, con la speranza di avere risposte certe ed atti consequenziali.
                                                                       Raffaele de Seneen

Altro che Coverciano, è Foggia l'università del calcio

Altro che Coverciano. È Foggia l’università del pallone, la piazza che sforna con impressionante continuità i migliori allenatori d’Italia. La bella intuizione di Giovanni Cataleta, che a questo singolare record calcistico del capoluogo dauno ha dedicato un intero capitolo del suo ultimo libro Il distintivo dalla parte del cuore, trova conferma anche nella storia più recente, in questa ultima stagione, che ha visto protagonisti allenatori ed ex allenatori rossoneri.
Tenuto conto che il libro è stato pubblicato l’anno scorso, temo che il buon Cataleta e il suo attento editore Biagio Porricelli (Mitico Channel) saranno costretti ad una nuova edizione del volume, che intanto si sta imponendo all’attenzione del mondo calcistico nazionale.
Il distintivo dalla parte del cuore è stato recensito dal Guerin Sportivo, prestigioso mensile calcistico nazionale, che a proposito del libro di Cataleta, nel numero attualmente in edicola scrive: “È da un po' che la storia del Foggia non veniva rinverdita da qualche apparizione nel grande calcio. L'attuale cavalcata verso la serie B dopo un lungo periodo di magra, ci presta il fianco per andare a curiosare nelle glorie passate Non solo Zemanlandia. di cui si conosce tanto: Giovanni Cataleta - al terzo libro dedicato alla squadra rossonera - racconta pure gli anni Sessanta di Domenico Rosa Rosa e di Oronzo Pugliese, le comparse nella massima serie del decennio seguente e una lunga serie di curiosi episodi legati a dirigenti, giornalisti e tifosi. Il distintivo che compare nel titolo e nella copertina è uno stemma ideato dal padre dell'autore una settantina di anni fa, a dimostrazione che il Foggia è per Cataleta affare di cuore e di famiglia.”
Ma torniamo alla questione degli allenatori e della “Università del Calcio”. Nel suo libro, Giovanni ne indica i “docenti” in Oronzo Pugliese, Tommaso Maestrelli, Ettore Puricelli, Lauro Toneatto, Cesare Maldini, Tarcisio Burgnich, Enrico Catuzzi, Delio Rossi, Pasquale Marino, Roberto De Zerbi e naturalmente Sdeneck Zeman.

domenica 21 maggio 2017

Cinemadessai | La guerra di mafia, da un punto di vista diverso

OGGI
“Vi perdono ma inginocchiatevi”, è la frase urlata da Rosaria Costa all’indirizzo degli assassini di suo marito, Vito Schifani, ucciso nella strage di Capaci assieme al giudice Falcone, a sua moglie e agli agenti della scorta. È anche la frase che dà il titolo al film che  La7, che lo ha prodotto, manda in onda stasera, alle 21.30.
Al centro della pellicola, le storie dimenticate degli agenti della scorta di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nei volti e i gesti delle loro madri, delle loro mogli, dei loro figli a ventuno anni dalla strage di Capaci. Il primo film per la tv mai prodotto da La7, in quest’occasione con Boniventofilm S.r.l. e la Regione Siciliana, racconta le vicende legate a una tragedia che non ha colpito solo le vittime ma anche i loro familiari. È intorno a loro che si snoda il racconto del regista, Claudio Bonivento, tratto dal libro di Rosaria Schifani e Felice Cavallaro.
Tra i membri del cast Tony Sperandeo, che veste i panni di Cupane (il capo delle scorta di Falcone), un cammeo di Massimo Ghini in quelli del capo della Polizia Vincenzo Parisi, Lollo Franco è Paolo Borsellino. Accanto a loro Rosaria Schifani, interpretata da Silvia D’Amico (all’esordio come protagonista), e Raffaella Rea nel ruolo di Tina Montinaro; a impersonare i tre agenti della scorta Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo rispettivamente Antonio Vito Di Bella, Francesco Venditti e Lorenzo Roma. E ancora Vincenzo Crivello e Luigi Burruano.
Un bel film, in cui prevale a volte l’aspetto documentaristico. Ma va visto. Per ricordare. Per non dimenticare mai.
DOMANI
Antonio Capuano è tra i registi italiani più bravi nel raccontare storie di periferia, che hanno per protagonista l’infanzia e per ambientazione l’area metropolitana di Napoli. Ne L’amore buio la tematica di fondo è la stessa, ma forse per la prima volta nella sua lunga carriera, Capuano si immerge non soltanto nei modi d’essere del proletariato urbano, ma anche in quelli della borghesia, mettendo a confronto due mondi, e perfino due concezioni della vita.

sabato 20 maggio 2017

Il rifiuto della bellezza, nel reportage amaro di Giovanni Rinaldi

Una delle foto della mostra di Giovanni Rinaldi
Il Tavoliere, con le sue luci e i suoi colori che cambiano a seconda delle stagioni, è uno dei paesaggi più belli della Puglia: un paesaggio scandito dall’erba e dalla terra. Ma, come avverte Giovanni Rinaldi, fotografo, ricercatore, storico, "l’erba, spesso, sembra accogliere e nascondere, la terra sembra seppellire. Come quando osserviamo il paesaggio da lontano, può sembrare tutto in ordine e consueto, ma è avvicinandosi, osservando più da vicino, che scopriamo quello che la nostra terra sta diventando."
Nel suo reportage fotografico #WeAreInPuglia? Il rifiuto della bellezza, Rinaldi opera un’azione di disvelamento, guardando da vicino e facendoci guardare da vicino, documentando come questa bellezza venga quotidianamente oltraggiata dalla mano dell’uomo che vi deposita rifiuti e immondizie di tutti i generi.
La sua macchina fotografica, da sempre attenta a cogliere le radici e la memoria della gente dauna e pugliese, documenta questa volta la memoria infranta e interrotta, che produce bruttezza, offende il territorio.
Il reportage è stato al centro di una bella mostra, ospitata nello scorso mese di aprile nella Galleria della Fondazione Banca del Monte (ma sarà possibile vederlo altrove, perché ha carattere itinerante).
Le immagini della mostra sono diventate una videostoria (potete vederla più avanti) che documenta in modo puntuale ed amaro lo scempio che si va compiendo a Foggia, nel Tavoliere ma anche nel lucerino, nei Monti Dauni e perfino nel Gargano.
"Un viaggio attraverso un paesaggio meno pubblicizzato e più nascosto della nostra terra - dice Rinaldi nelle note che accompagnano la sua opera -. Il paesaggio oscuro dei rifiuti, degli scarti, dell’inquinamento, del degrado. Il verde a malapena nasconde quello che nella terra è ormai sedimentato, come una stratificazione “archeologica” in cui possiamo rispecchiarci e conoscerci meglio. C’è tutto quello che sprechiamo, accumuliamo, rifiutiamo."
E, in effetti, in queste fotografie c’è di tutto: elettrodomestici guasti abbandonati dove capita, plastica, copertoni, tappi di bottiglia che compongono i mosaici random della modernità, immondizia che pericolosamente si accumula sugli argini dei torrenti, i rifiuti industriali di fabbriche dismesse con l’ex Alghisa di Lucera. Non può mancare il luogo più simbolico dello scempio perpetrato ai danni di un territorio tra i più belli d’Europa: la discarica di Giardinetto, una delle più grandi discariche di rifiuti tossici d’Europa, con le sue "250.000 tonnellate di scarti industriali contenenti metalli pesanti e pericolosi, in parte ammassati nei big bag ormai marcescenti nei depositi - le cui coperture in amianto, degradandosi, si disperdono nell’aria - e in massima parte tombati nel sottosuolo dei piazzali tutto intorno per una superficie complessiva di 70 ettari."
Di qui l'importanza del disvelamento propiziato dal reportage: "Le ‘cose’ in sé non hanno colpa - dice ancora l'autore- , spesso giriamo lo sguardo altrove, senza mettere a fuoco quello che è evidente. Passiamo accanto, con l’abitudine spuntiamo le spine che sentiamo dentro. Questo è il paesaggio nel quale siamo immersi. Queste fotografie provano a sublimare quello che vedo e che continua a sorprendermi, tanto da ritenere che debba essere comunque raccontato."
È una Puglia molto diversa da quella scintillante e colorata che ci viene tramandata dalle campagne promo-pubblicitarie. Una Puglia che racconta la rottura di un patto antico tra l’uomo e l’ambiente, una cesura d’identità, una perdita di memoria quella memoria che era prima disegnata nei mosaici finemente cesellati dalla mano di artisti ed artigiani, la cui scomparsa è simbolicamente rappresentata dal nuovi mosaici, quelli disegnati dai tappi di bottiglia abbandonati.
Qui sotto la video-storia. Guardatela, amatela, condividetela.

Cinemadessai | Quando gli incubi del passato disegnano il futuro

OGGI
“Un vecchio che mangia da solo. È stata questa immagine a catturarmi e, alla fine, a farmi prendere in considerazione il romanzo. Non il crimine. O la suspense. O il genere. Il Vecchio che mangia da solo. Come fa una persona a ritrovarsi sola nella vita? Quel Vecchio si chiede come è finito a mangiare solo in un bar senza nessuno accanto? Lo si può ignorare, dimenticare o nascondere per un po’, ma il passato finisce per ripresentarsi. Forse durante il secondo atto della sua vita il Vecchio è riuscito ad ignorare cosa aveva fatto nel primo atto, ma se vuole riuscire ad arrivare bene al terzo atto, dovrà affrontare tutto ciò che
ha lasciato in sospeso.”
Così,  Juan José Campanella racconta le motivazioni che lo hanno spinto a girare Il segreto dei tuoi occhi,  miglior film straniero agli Oscar 2010, ambientato nell’Argentina della fine del decennio Novanta, un’Argentina in cui l’atmosfera cominciava ad incupirsi, ad intorbidirsi, finendo coll’avvolgerne anche i protagonisti.
Al centro della vicenda, c’è un caso di omicidio che per venticinque anni un caso di omicidio è rimasto impresso indelebilmente nella mente di Benjamín Espósito. Andato in pensione, decide di ripensare a quella storia per ripercorrere un passato pieno d’amore, di morte e d’amicizia.
Ma quei ricordi, una volta liberati e scandagliati ossessivamente, cambieranno la sua visione del passato. E riscriveranno il suo futuro.
Un bel film, ben interpretato da Ricardo Darín, Soledad Villamil, Pablo Rago, Javier Godino e Guillermo Francella. Da non perdere. In onda domani sera alle 21.20 su La7D.
DOMANI
“Vi perdono ma inginocchiatevi”, è la frase urlata da Rosaria Costa all’indirizzo degli assassini di suo marito, Vito Schifani, ucciso nella strage di Capaci assieme al giudice Falcone, a sua moglie e agli agenti della scorta. È anche la frase che dà il titolo al film che  La7, che lo ha prodotto, manda in onda domani sera, alle 21.30.
Al centro della pellicola, le storie dimenticate degli agenti della scorta di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nei volti e i gesti delle loro madri, delle loro mogli, dei loro figli a ventuno anni dalla strage di Capaci. Il primo film per la tv mai prodotto da La7, in quest’occasione con Boniventofilm S.r.l. e la Regione Siciliana, racconta le vicende legate a una tragedia che non ha colpito solo le vittime ma anche i loro familiari. È intorno a loro che si snoda il racconto del regista, Claudio Bonivento, tratto dal libro di Rosaria Schifani e Felice Cavallaro.
Tra i membri del cast Tony Sperandeo, che veste i panni di Cupane (il capo delle scorta di Falcone), un cammeo di Massimo Ghini in quelli del capo della Polizia Vincenzo Parisi, Lollo Franco è Paolo Borsellino. Accanto a loro Rosaria Schifani, interpretata da Silvia D’Amico (all’esordio come protagonista), e Raffaella Rea nel ruolo di Tina Montinaro; a impersonare i tre agenti della scorta Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo rispettivamente Antonio Vito Di Bella, Francesco Venditti e Lorenzo Roma. E ancora Vincenzo Crivello e Luigi Burruano.
Un bel film, in cui prevale a volte l’aspetto documentaristico. Ma va visto. Per ricordare. Per non dimenticare mai.

Aeroporto Lisa e nuovo treno per Roma: la riscossa di Foggia?

Non succedeva da anni che la cronaca di Foggia e provincia annotasse nel volgere di pochi giorni due buone notizie, e per giunta in un settore nevralgico, qual è quello dei trasporti e della mobilità.
Dal Parlamento europeo è finalmente giunto il via libera al progetto di allungamento della pista del Gino Lisa, che dovrebbe riportare lo scalo foggiano nel giro dei grandi aeroporti nazionali. Sono state infatti modificate le norme che disciplinano gli aiuti di stato e la libera concorrenza. La commissione europea ha deciso (così come suggeriva il buon senso) che i piccoli aeroporti sono esclusi dalle norme che riguardano gli aiuti di Stato, per cui non sarà più necessario il cofinanziamento privato. I soldi disponibili e da lungo tempo bloccati possono (e debbono) essere spesi dalla Regione Puglia e da Aeroporti di Puglia, che non hanno più alcun alibi.

Pummaria, ovvero il lavoro sfruttato, ieri e oggi

Diventa narrazione teatrale, il difficile percorso dell’emancipazione e del riscatto dei lavoratori in Capitanata, una terra in cui i conflitti sociali e la lotta di classe sono stati più aspri che altrove. È un viaggio nel tempo, utile anche a guardare e comprendere il presente, quello che il laboratorio dell’Auser di Foggia, “Il teatro della memoria” proporrà questo pomeriggio nello spettacolo Pummarìa, scritto da Raffaele De Seneen, diretto da Tonio Sereno e interpretato da  Rosaria Capozzi, Silvano Delli Carri, Oreste delle Donne, Antonio De Cosmo, Celeste Daniele e Raffaele De Seneen.
Nel corso della serata, che avrà inizio alle 18.30 e si svolgerà presso il centro polivalente di via Rovelli, Parcocittà, saranno presentate letture, poesie, filmati e canzoni che racconteranno l’intensa e spesso sofferta storia del lavoro e dei lavoratori in provincia di Foggia. I testi delle poesie sono di Elisa Giordana, Peppino Papa, indimenticabile sindaco-poeta di Lucera, e dello stesso De Seneen.
Il racconto parte dalla nascita delle Leghe di Miglioramento (una sorta di organizzazioni di Mutuo Soccorso) con cui i lavoratori cominciarono a prestarsi vicendevolmente assistenza, in caso di infortunio o peggio ancora di morte. Con la nascita delle Leghe di resistenza cominciarono a definirsi invece gli obiettivi del nascente movimento: non soltanto assistersi solidalmente, ma chiedere e  lottare per migliori condizioni di lavoro.
Un passaggio essenziale fu rappresentato dall’inaugurazione della stazione e dell’impianto ferroviario (10 novembre 1863) che trasformò il capoluogo dauno in un cantiere. Nel 1886 la prima manifestazione di protesta, che partì proprio dai ferrovieri.
La narrazione di De Seneen racconta quindi gli albori dei movimenti dei contadini e dei braccianti che portarono alla nascita della prima Lega dei Contadini, capeggiata da Silvestro Fiore, quindi la nascita della Camera del Lavoro, nel 1902, e lo sciopero dei ferrovieri, il 18 aprile del 1905, culminato in disordini repressi da brutali cariche delle forze dell’ordine, che provocarono 5 morti, 17 feriti e 4 arrestati.
Si giunge così all’era fascista, e alla costruzione del Palazzo dei Contadini che ospita oggi la Camera del Lavoro e che è in fase di restauro.
Si arriva ai tempi nostri in cui - come lascia intendere Raffaele De Seneen nella bella poesia-canzone Pummaria che conclude lo spettacolo - resta ancora tanto da fare: tanto tempo è trascorso, tante conquiste sono state raggiunte dai lavoratori, ma i problemi restano.
Una volta si raccoglieva il grano, oggi si raccolgono i pomodori. Restano i soprastanti e i caporali e resta la necessità di battersi per affermare i diritti dei lavoratori.
Sovrastànde e capurale, l’une e l’ate tànde vàle qua la sòrte è sèmbe uguale. / È cagnàte lu chelòre, pummadòre nenn’è gràne, li bracciande so’ africane.
Uno spettacolo da non perdere. Stasera, alle 18.30, a Parcocittà.

venerdì 19 maggio 2017

Cinemadessai | I cantanti neomelodici? Sono ottime persone

OGGI
Manetti Bros. (i fratelli Marco e Antonio Manetti) sono tra i più talentuosi registi italiani. Con un ricco passato da indipendenti alle spalle, si sono imposti all’attenzione del grande pubblico per la regia televisiva della seria dell’ispettore Coliandro. Stasera in prima serata su Rai 2 (ore 21.20) il loro film che amo di più, Song e’Napule, con  Alessandro Roja, Giampaolo Morelli, Serena Rossi, Paolo Sassanelli e Carlo Buccirosso. Un'insolita, divertente commedia poliziottesca in salsa partenopea, con i buoni che sembrano cattivi e che alla fine vincono.
La storia. Paco, diplomato al conservatorio, è un pianista di razza ma disoccupato. A Napoli si sente un pesce fuor d’acqua. Non riuscendo a trovare un lavoro che sia nelle sue corde, viene raccomandato al Questore Vitali. Presto, si ritrova agente della Polizia di Stato e, per la sua totale inettitudine, viene relegato a compiere servizio presso il deposito giudiziario.
Un giorno si imbatte suo malgrado nel commissario Cammarota: uomo d’azione dai modi spicci, senza mezzi termini coinvolge Paco in una delicata operazione di polizia volta a rintracciare l’inafferrabile e sanguinario O’ Fantasma, un boss camorrista che nessuno ha mai visto in faccia. La missione: far leva sulle proprie competenze musicali per infiltrarsi in una nota band locale, il cui leader è Lollo Love, amatissimo cantante neomelodico. Lollo e la sua band suoneranno al matrimonio tra il figlio di O’ Fantasma e la figlia del camorrista “Mazza di Ferro”: l’occasione perfetta, e unica, per mandare il latitante dietro le sbarre. Paco, vestendo gli improbabili panni del tastierista Pino Dinamite, viene ingaggiato nel gruppo di Lollo Love
“Con Song ’e Napule - hanno detto del film Manetti Bros. - siamo tornati al genere che ci ha regalato più soddisfazioni, la commedia poliziesca. Volevamo raccontare Napoli e il fenomeno, unico al mondo, dei cantanti neomelodici (di successo nella loro città e sconosciuti dopo pochi chilometri). Facendo il film poi ci siamo innamorati della città e abbiamo avuto la presunzione di tornare a raccontarla come oggi non si fa più, con il centro città, la sua bellezza e la sua unicità, come hanno fatto in passato Nanni Loy ed Ettore Scola. “
Obiettivo che i due fratelli hanno raggiunto alla perfezione. Dal film esce una Napoli autentica, vivace, solare, come non si vedeva da tempo. Song’ e Napule è stato il film più applaudito al Festival internazionale del film di Roma del 2014, le canzoni e la colonna sonora hanno conquistato numerosi premi. Nastro d’argento per la migliore commedia edizione 2014. Da vedere assolutamente. Intanto, qui sotto beccatevi come anticipo la bella canzone Song'e Napule, che spiega la filosofia del film.

DOMANI
“Un vecchio che mangia da solo. È stata questa immagine a catturarmi e, alla fine, a farmi prendere in considerazione il romanzo. Non il crimine. O la suspense. O il genere. Il Vecchio che mangia da solo. Come fa una persona a ritrovarsi sola nella vita? Quel Vecchio si chiede come è finito a mangiare solo in un bar senza nessuno accanto? Lo si può ignorare, dimenticare o nascondere per un po’, ma il passato finisce per ripresentarsi. Forse durante il secondo atto della sua vita il Vecchio è riuscito ad ignorare cosa aveva fatto nel primo atto, ma se vuole riuscire ad arrivare bene al terzo atto, dovrà affrontare tutto ciò che
ha lasciato in sospeso.”
Così,  Juan José Campanella racconta le motivazioni che lo hanno spinto a girare Il segreto dei tuoi occhi,  miglior film straniero agli Oscar 2010, ambientato nell’Argentina della fine del decennio Novanta, un’Argentina in cui l’atmosfera cominciava ad incupirsi, ad intorbidirsi, finendo coll’avvolgerne anche i protagonisti.
Al centro della vicenda, c’è un caso di omicidio che per venticinque anni un caso di omicidio è rimasto impresso indelebilmente nella mente di Benjamín Espósito. Andato in pensione, decide di ripensare a quella storia per ripercorrere un passato pieno d’amore, di morte e d’amicizia.
Ma quei ricordi, una volta liberati e scandagliati ossessivamente, cambieranno la sua visione del passato. E riscriveranno il suo futuro.
Un bel film, ben interpretato da Ricardo Darín, Soledad Villamil, Pablo Rago, Javier Godino e Guillermo Francella. Da non perdere. In onda domani sera alle 21.20 su La7D.

Tutti i misteri di Foggia segreta (di Nico Baratta)

Carmine de Leo, durante la conferenza
Trascorrere due ore in compagnia di Carmine de Leo, giornalista, scrittore e storico foggiano, è una delle esperienze più belle che si possano consigliare a grandi e piccini. Da sempre innamorato della sua città, appunto Foggia, e da sempre studioso certosino della storia di Capitanata, mercoledì 17 maggio 2017, presso la Sala dei Fondi della Biblioteca provinciale “Magna Capitana” di Foggia, de Leo ha tenuto una conferenza sulla “Foggia segreta”. Conversazione tra amici, concittadini, appassionati e storici di Foggia che in religioso silenzio hanno gremito la sala, ascoltando de Leo.
Ormai qui a Foggia e provincia, ma anche in molte città italiane e non solo, Carmine de Leo è noto per le sue numerose pubblicazioni di storia locale, e per articoli settimanali, sempre basati sul tema storico e con tanto di fonti dettagliate e riportate nel dettaglio, su un quotidiano cartaceo nazionale.
Tra i libri pubblicati è doveroso ricordare quello sulla Reggia di Federico II a Foggia, sulla storia delle antiche Magistrature Daune e sui palazzi e le famiglie antiche di Foggia. Come pure sulle tradizioni e la storia del Gargano, ricche di cultura e di folklore.

Salvatore Ciccone, autore foggiano, al Salone del Libro di Torino

Bartolomeo Vanzetti e Nicola Sacco
Verrà presentata oggi, al Salone del Libro di Torino, la nuova edizione del libro “Sacco Vanzetti” di Salvatore Ciccone, curata da Vito Antonio Leuzzi, storico e direttore dell’Ipsaic (Istituto Pugliese per la Storia dell'Antifascismo e dell'Italia Contemporanea).
Giornalista poliedrico e saggista rigoroso, collaboratore del Corriere della Sera, per molti anni direttore dell’ufficio stampa del Consorzio per la Bonifica della Capitanata e del periodico Bonifica, Ciccone è stato tra i più attenti studiosi delle figure dei due anarchici italiani, ingiustamente condannati alla pena capitale in America, dov’erano emigrati per trovare lavoro.
Il suo libro si segnala per essere riuscito a ricostruire aspetti inediti della vicenda che novant’anni fa appassionò l’opinione pubblica mondiale, suggellando, con l’esecuzione dei due italiani, uno dei più clamorosi errori della storia, dettati dal pregiudizio, dall’intolleranza e dal razzismo.
La presentazione dell’opera di Salvatore Ciccone, pubblicata da Edizioni del Sud, ha luogo per iniziativa del Consiglio Regionale della Puglia, nell’ambito della presentazione del progetto biennale “Processi migratori e immigratori nella storia dell’ultimo secolo tra accoglienza, pregiudizio, intolleranza e razzismo” in occasione del Novantesimo anniversario della morte di Nicola Sacco, pugliese di Torremaggiore, e Bartolomeo Vanzetti.
L’appuntamento è in programma dalle 14 alle 15 di venerdì 19 maggio, nello stand della Regione Puglia.
Nell’occasione, sarà presentato anche “Sul fiorito melograno. Catalogo delle opere di Pasquale La Rotella” di Maria Grazia Melucci, Edizioni Dal Sud. Per l’occasione interverranno: Daniela Daloiso, dirigente della Sezione Biblioteca e Comunicazione Istituzionale del Consiglio regionale della Puglia, Vito Antonio Leuzzi, direttore Ipsaic, Prospero Cerabona, Presidente della Fondazione Giorgio Amendola, Lorenzo Tibaldo, storico, membro del Comitato Scientifico della Fondazione Giorgio Amendola, Maria Grazia Melucci, autrice, Alberto Fassone, musicologo del Conservatorio di Bolzano conclude Andrea Ponticelli, editore.

giovedì 18 maggio 2017

A Parcocittà tutti i film di Fabrizio De Lillo e del suo "sguardo che vola"

Un viaggio nel tempo, e nella storia di Foggia e della Capitanata, ma visto da una prospettiva insolita ed avvincente: dall’alto, dall’occhio di un drone. Lo sguardo che vola di Fabrizio “Jamie” De Lillo sarà protagonista domani di una serata che promette spettacolo e soprattutto tante immagini di una Foggia e di una Capitanata molto diverse da quelle che siamo abituati a vedere. Perché De Lillo con il suo drone e la sua telecamera cattura bellezze inaspettate, e ci fa sentire più orgogliosi di essere foggiani e dauni.
Promossa dal Laboratorio multimediale “L’immagine militante” dell’Auser di Foggia, dalla stessa Auser e da Parcocittà, l’iniziativa si svolgerà nel centro polivalente di Parco San Felice, con inizio alle ore 19.00.
In apertura, un video inedito del giovane autore, che sta conquistando il web con le sue immagini insolite, che offrono squarci e punti di vista inaspettati e di rara bellezza del capoluogo e delle città d’arte della Capitanata.
Il filmato che sarà presentato in anteprima al pubblico riguarda S. Lorenzo in Carmignano e la Foggia federiciana.
A seguire i video che mostrano inedite e struggenti immagini dall'alto di Foggia (Centro Storico, Epitaffio, Chiesa delle Croci, Masseria Pantano ed altro), del Tavoliere e dei Monti Dauni, e di Manfredonia, Lucera, Troia, Bovino e Castelluccio dei Sauri. Presenterà l’autore e converserà con lui Geppe Inserra.
Non mancate, perché ci sarà veramente di che restare stupiti.

Cinemadessai | Una storia di musica e di speranza nell'orrore

OGGI
Un film di rara poesia, che vive di sguardi e silenzi e sommesse armonie, senza rinunciare alla denuncia, netta ed irreversibile, dell’orrore e delle infamie di cui si rese colpevole il nazismo.
Personalmente ritengo Il pianista di Roman Polanski una delle migliori pellicole mai realizzate sull’Olocausto. La narrazione è divisa in due parti e due pesi.
Nella prima si vede la tempesta in arrivo. La più grande tragedia dell’umanità viene rappresentata da piccoli episodi densi di significato. Poi, quando tutto sembra perduto, nella seconda parte la vicenda evolve. L’orrore resta, ma non ha la meglio sulla speranza, incarnata dalla musica.
Tratto dal romanzo autobiografico omonimo di Władysław Szpilman, il film racconta le vicissitudini patite dall’autore, famoso pianista ebreo, durante la guerra. Il racconto dell’autore procede dallo scoppio della seconda guerra mondiale con l'invasione della Polonia da parte delle truppe tedesche, all'occupazione di Varsavia, la creazione del ghetto, la vita e la sopravvivenza nel ghetto, dove Szpilman (interpretato da Adrien Brody) si unisce agli abitanti e affronta la fame e la miseria. Quando ormai l’Armata Rossa è alle porte della città e del ghetto resta solo un cumulo di macerie, il pianista conosce un ufficiale tedesco (interpretato da Thomas Kretschmann) appassionato di musica, che lo aiuterà senza mai dirgli il suo nome… Solo dopo molte ricerche scoprirà che si tratta di Wilm Hosenfeld, arrestato e morto per le torture patite in un campo di concentramento sovietico. In considerazione del suo lavoro umanitario, le autorità ebraiche, proprio su proposta del figlio di Szpilman, lo insignirono del riconoscimento di Giusto tra le nazioni. Il film ha vinto la Palma d'oro al Festival di Cannes nel 2002.
Stasera, su Iris, alle 21.00.
DOMANI
Manetti Bros. (i fratelli Marco e Antonio Manetti) sono tra i più talentuosi registi italiani. Con un ricco passato da indipendenti alle spalle, si sono imposti all’attenzione del grande pubblico per la regia televisiva della seria dell’ispettore Coliandro. Domani sera in prima serata su Rai 2 (ore 21.20) il loro film che amo di più, Song e’Napule, con  Alessandro Roja, Giampaolo Morelli, Serena Rossi, Paolo Sassanelli e Carlo Buccirosso. Un'insolita, divertente commedia poliziottesca in salsa partenopea, con i buoni che sembrano cattivi e che alla fine vincono.

Riso alla foggiana? Così buono che c'è il bis

Madetù ci prende gusto, e serve il bis ai suoi sempre più numerosi fan. Dopo il successo registrato in occasione del suo debutto a Parco San Felice a Foggia, la mostra di vignette satiriche di Maurizio De Tullio (in arte, appunto, Madetù) riapre i battenti, trasferendosi presso l’Area Mostre della Biblioteca Provinciale di Foggia “La Magna Capitana”, in viale Michelangelo.
Al titolo “Riso alla foggiana”, coniato per la prima esposizione, è stata opportunamente aggiunta la parola “Bis!” perché oltre a replicare la precedente mostra è previsto anche l’assaggio di una tipica ricetta foggiana a base di riso, che l’apprezzato Chef Mario Ognissanti, membro dell’Associazione Cuochi di Capitanata e del Gargano, preparerà e offrirà subito dopo l’inaugurazione della mostra.
“Riso alla foggiana. Bis!” presenta una selezione di oltre 100 vignette satiriche realizzate in quasi 35 anni da Maurizio De Tullio, alcune delle quali da diversi mesi ospitate anche su Lettere Meridiane, e particolarmente apprezzate dai nostri amici e lettori
Visitabile tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle ore 9,00 alle 19,15, la mostra sarà inaugurata domani, venerdì 19 maggio 2017 alle ore 17,00, con l’introduzione della dott.ssa Gabriella Berardi, funzionario culturale della Biblioteca Provinciale “La Magna Capitana”, che ha promosso l’evento. Seguirà la presentazione del disegnatore a cura del giornalista Geppe Inserra e della prof.ssa Giovanna Irmici.
Le oltre 100 vignette, realizzate da Madetù tra il 1983 e il 2017, sono un commento personale e caustico di avvenimenti e personaggi – locali, nazionali e internazionali – succedutisi in questo lungo periodo.

Grazie a "Senza Pagare", Foggia in cima alle visualizzazione di YouTube

Ci hanno provato in tanti a promuovere politiche efficaci di marketing territoriale per la città di Foggia, sovente investendo fior di quattrini, a volte con ritorni positivi, altre volte con scarse ricadute. Il botto l’hanno fatto però loro, Pio e Amedeo, protagonisti del videoclip di J-AX e Fedez che sta spopolando sul web. Come e perché i popolarissimi rapper abbiano scelto proprio il duo foggiano per affiancarli (con la conseguenza inevitabile di dover girare anche nel capoluogo dauno) sta scritto nel nome stesso della canzone: Senza Pagare.
Chi dunque, meglio dei due scrocconi per antonomasia, protagonisti di Emigratis?
Il fatto è che il videoclip, che è in realtà un vero e proprio cortometraggio, con tanto di storia e di dialoghi, per la maggior parte in stretto dialetto foggiano, ha fatto un autentico botto su YouTube, ottenendo in meno di tre giorni la bellezza di circa 3.200.000 visualizzazioni, conquistando saldamente la vetta di YouTube Trend, che è lo speciale algoritmo con cui la piattaforma individua i video di tendenza e compila la classifica di quelli più visti.
Per Foggia e per la Puglia si tratta di una cartolina straordinaria, che potrà produrre effetti positivi in termini di maggiore attrattività e crescita di immagine. Le sequenze foggiane dell’official video di Senza Pagare sono state girate al mercato di via Rosati, a piazza Mercato (dove J-AX canta assieme alla band foggiana Tavola 28 e agli stessi Pio e Amedeo, al quartiere Cep. Gli interni foggiani sono invece ambientati  in una casa popolare, in un bar e in un’azienda zootecnica.
Senza Pagare ha conquistato la copertina anche di Vevo, popolarissimo sito specializzato in videoclip musicali. Accedendo in questi giorni alla home page di Vevo, il primo video che viene proposto è proprio Senza Pagare. Vevo dà anche la possibilità di creare gif animate a partire dalla canzone, oppure di inserirla in speciali playlist, in modo da poterla ascoltare durante party o feste. Se volete giocarci cliccate qui. La foto che illustra il post è estratta proprio dalla home page di Vevo. "Si parte da Foggia e si arriva a Los Angeles - scrive Vevo - per un party a casa di Paris Hilton nel nuovo video di J-Ax e Fedez assieme a T-Pain!"
Parla pugliese anche il (bravo) regista del videoclip: si tratta di Mauro Russo, brindisino di San Pietro Vernotico, che è tra i più apprezzati registi italiani di video musicali.

mercoledì 17 maggio 2017

Cinemadessai | La magia del cinema secondo Martin Scorsese

OGGI
Un inno al cinema. Come illusione e come sogno. La storia parallela di un ragazzo, Hugo Cabret, che si è messo in testa di portare a compimento  la folle invenzione di suo padre, un automa, e di George Melies, illusionista e inventore del cinema come arte, come illusione, come finzione.
Una storia densa, scelta da Martin Scorsese per professare il suo amore verso la settima arte, sostenuta da una fotografia memorabile.
In onda stasera su Rai 4, alle 21.05, Hugo Cabret fece incetta di Oscar nella edizione 2012 del Premio: Miglior fotografia, Migliore scenografia, Migliori effetti speciali, Miglior sonoro, Miglior montaggio.
Vale veramente la pena di vederlo.
"Come in Le voyage dans la Lune - si legge su FilmTV - il razzo s’abbatte sulla Luna-uomo, conficcandosi in un occhio, così la creatura di Martin Scorsese, Hugo Cabret, scaglia nei nostri occhi lampi di meraviglia, di magia, d’illusione. Lampi atavici che giungono, attraverso una complessa rete d’ingranaggi perfettamente funzionanti, laddove pulsano desideri e ricordi, travagli e speranze, bisogni e voglie d’avventura: il cuore. Ovvero la quintessenza dell’Arte cinematografica."
DOMANI
Un film di rara poesia, che vive di sguardi e silenzi e sommesse armonie, senza rinunciare alla denuncia, netta ed irreversibile, dell’orrore e delle infamie di cui si rese colpevole il nazismo.
Personalmente ritengo Il pianista di Roman Polanski una delle migliori pellicole mai realizzate sull’Olocausto. La narrazione è divisa in due parti e due pesi.

Chapeau, caro professor Licinio

La comunità scientifica e culturale rende omaggio a Raffaele Licinio, e mai tributo è tanto doveroso, buono e giusto. Allo stesso modo, mai tanto azzeccato è il titolo del volume, curato da Victor Rivera Magos e Francesco Violante e pubblicato da Edipuglia, che raccoglie gli studi offerti a Licinio da un foltissimo e qualificato gruppo di studiosi: “Apprendere ciò che vive”.
Raffaele (mi permetto di chiamarlo per nome e basta, in virtù della fraterna e antica amicizia che ci lega) ha dedicato tutta la sua vita ad apprendere e trasmettere ciò che vive, secondo l’insegnamento di Marc Bloch. Il titolo del volume si riferisce, come ricordano i due curatori nella “Biografia a mo’ di presentazione” che apre il volume, ad una conversazione tra lo stesso Bloch ed Henri Pirenne che, incontratisi a Stoccolma, decidono di andare a vedere prima di tutto il nuovissimo municipio. «Se fossi un antiquario - dirà qualche tempo dopo a Bloch l’insigne storico belga - , non avrei occhi che per le cose vecchie. Ma sono uno storico. Ecco perché amo la vita». «Questa facoltà di apprendere ciò che vive - scriverà Bloch commentando le parole del suo collega nel suo Mestiere di storico - è la massima virtù di uno storico».
Per Raffaele Licinio la professione di storico non è mai stata un esercizio avulso dal presente. Quel che mi ha insegnato (e di cui gli sarò eternamente grato) è che conoscere, recuperare e tramandare la storia è una forma di impegno civile, culturale, e perfino politico.

martedì 16 maggio 2017

Cinemadessai | La memoria, la forza delle donne

OGGI
Diretto da Margarethe von Trotta, e sceneggiato dall’autrice assieme a Pamela KatzRosenstrasse è un film complesso e al tempo stesso intenso, tenero, illuminante sulla importanza della memoria, tratto costitutivo della identità.
Ruth è una donna ebrea scampata da bambina all’Olocausto, e giunta negli Stati Uniti dopo la fine della Guerra. I ricordi sono pesanti, tanto che ha preferito rimuoverli. La morte del marito le provoca una crisi d’identità. La donna si rifugia nell’ebraismo, fino al punto da proibire a sua figlia Hannah di sposare il fidanzato, non ebreo. Per comprendere le ragioni profonde del comportamento materno e ricostruirne la storia personale, Hannah torna in Germania, e con l’aiuto di Lena Fischer, apprende che sua madre partecipò alla protesta di Rosenstrasse (episodio effettivamente accaduto), che vide centinaia di donne ariane scendere pacificamente in piazza per protestare contro la deportazione dei loro mariti ebrei, ottenendone la liberazione. Recuperare le proprie radici e la propria memoria permetterà a Ruth di ritrovare l’equilibrio.
È un film interpretato tutto al femminile Katja Riemann è Lena Fischer (all'età di 33 anni), Maria Schrader interpreta Hannah Weinstein, Doris Schade  Lena Fischer all'età di 90 anni, Jutta Lampe è Ruth Weinstein,  all'età di 60 anni, Svea Lohde, Ruth, all'età di 8 anni.


David di Donatello come miglior film europeo 2004, Coppa Volpi per la Miglior interprete femminile a Katja Riemann, a Venezia 2003. Domani sera, su Tv2000, alle 21.05.
DOMANI
Un inno al cinema. Come illusione e come sogno. La storia parallela di un ragazzo, Hugo Cabret, che si è messo in testa di portare a compimento  la folle invenzione di suo padre, un automa, e di George Melies, illusionista e inventore del cinema come arte, come illusione, come finzione.

La Foggia segreta di Carmine de Leo

C'è una Foggia misteriosa, che si nasconde nei dettagli e nelle pieghe del suo passato, una storia inaspettata che attraversa sette segrete, logge massoniche e luoghi singolari e poco noti di una città tutta da (ri)scoprire (e da amare) anche da parte dei suoi abitanti.
A raccontare questa Foggia e svelarne i segreti, sarà lo scrittore e giornalista Carmine de Leo, in una conferenza che terrà presso la Biblioteca Provinciale di Foggia mercoledì 17 maggio, alle ore 17,30 a chiusura di una serie di incontri sulla nostra storia locale organizzati dalla Sezione Fondi Speciali della Magna Capitana.
De Leo ha scrupolosamente studiato le vecchie carte dei documenti degli archivi locali e nazionali e i polverosi manoscritti delle biblioteche, scoprendovi storie inedite e singolari ormai dimenticate, tante suggestioni e segreti da svelare.
Una città che non ti aspetti!
Autore di numerose pubblicazioni di storia locale, (vanno citate in modo particolare quelle sulla storia delle antiche magistrature Daune, sulla reggia di Federico II a Foggia, sui palazzi e le famiglie antiche di Foggia, sulla storia e tradizioni del Gargano e le ultime Amori e passioni della Foggia che fu e Foggia misteriosa) De Leo racconterà durante conferenza tante curiosità storiche poco conosciute, le cui vicende sono tratteggiate molte volte nelle carte ottocentesche della vecchia gendarmeria borbonica, ancora oggi conservate presso gli Archivi di Stato di Foggia e Napoli.

J-Ax a tutta Foggia con Pio e Amedeo e i Tavola 28

Mettetela come volete, però mai Foggia è salita così in alto nel mondo dello spettacolo e della canzone. È uscito soltanto da qualche ora, ma promette già di diventare il tormentone dell’estate il nuovo singolo di J-Ax e Fedez, Senza pagare, che i due eseguono in collaborazione con il rapper T-Pain. Fa già sfracelli l’insolito videoclip (che non è solo un video musicale, ma un autentico cortometraggio con tanto di storia - ambientata a Foggia - che l’accompagna) in cui impazzano Pio e Amedeo, più scatenati e folli che mai. Del resto, chi meglio dei due comici foggiani protagonisti della trasmissione Emigratis, può animare il video clip di un brano musicale che si chiama Senza pagare?
La storia si snoda tra Foggia e Los Angeles, e più o meno racconta, nella weltanschauung neo-picaresca che ha reso grandi i due ragazzi foggiani, l'affannosa ricerca di tutto ciò che si possibile arraffare gratis, una sorta di road movie all'insegna del più esilarante scroccaggio.
Quasi otto minuti di pura follia, in cui si vedono il mercato Rosati di Foggia (dove J-Ax assieme a Pio e Amedeo riesce a scroccare ai venditori ambulanti, pane, rosmarino, taralli e perfino una banana), il quartiere Cep, Piazza Mercato in cui l'ex cantante degli Articolo 31 canta assieme ai foggianissimi Tavola 28, il tutto condito da sprazzi e spruzzi di bandiere rossonere.
Un tripudio foggiano che proietta l’immagine di Foggia in tutta Italia e in tutto il mondo.
Pio e Amedeo fanno sul serio: i titoli di coda del videoclip informano che i due comici “hanno deciso di devolvere il loro intero compenso al Festival della Ricerca, una iniziativa dell’università di Foggia che si occupa di banchi, sedie e materiali didattici per i bambini nelle scuole pubbliche medie ed elementari della città di Foggia”.
Bravi, ed anche buoni.
Qui sotto il videoclip. Guardatelo, cantatelo, ballatelo, amatelo, condividetelo.

lunedì 15 maggio 2017

Cinemadessai | Non tutti gli spaghetti western vengono per nuocere

OGGI
La stagione degli spaghetti western inondò le sale italiane di b-movie di scarso valore artistico ed estetico. Ma non mancarono lodevoli eccezioni, per lo più sfuggite alla critica, che riteneva l’intero genere indegno delle sue attenzioni. Tra le eccezioni non c’è soltanto Sergio Leone, ma anche grandi e purtroppo dimenticati maestri come Giulio Questi, autore dello spaghetti western più violento e atroce (Se sei vivo spara, dove ebbe come aiuto regista nientemeno che Gianni Amelio) con cui cercò di trasferire sul grande schermo atmosfere e truculenze della lotta partigiana, che aveva vissuto in prima persona, come partigiano.
Tra le pellicole da recuperare mi piace ricordare (anche per rendere omaggio alla memoria del grande Tomas Milian) La resa dei Conti di Sergio Sollima, che uscì nelle sale nello stesso anno di Se sei vivo spara (1967). Il regista noto al grande pubblico soprattutto per la serie televisiva di Sandokan, strizza l’occhio ai temi politici, per raccontare (con molta efficacia e con notevole compattezza narrativa) una storia intrisa di differenze di classe. Jonathan Corbett (Lee Van Cleef) è un cacciatore di taglie che vuole darsi alla politica. Un ricco capitalista decide di assecondare le sue aspirazioni, ma in cambio il bounty-killer dovrà catturare Cuchillo (Tomas Milian), uno poveraccio messicano accusato di violenza carnale e omicidio. Corbett scoprirà che Cuchillo è accusato ingiustamente. Ottima prova degli interpreti, un film da vedere, soprattutto per gli appassionati del genere. Stasera, alle 23.20, su RaiMovie.
DOMANI
Diretto da Margarethe von Trotta, e sceneggiato dall’autrice assieme a Pamela Katz, Rosenstrasse è un film complesso e al tempo stesso intenso, tenero, illuminante sulla importanza della memoria, tratto costitutivo della identità.
Ruth è una donna ebrea scampata da bambina all’Olocausto, e giunta negli Stati Uniti dopo la fine della Guerra. I ricordi sono pesanti, tanto che ha preferito rimuoverli. La morte del marito le provoca una crisi d’identità. La donna si rifugia nell’ebraismo, fino al punto da proibire a sua figlia Hannah di sposare il fidanzato, non ebreo. Per comprendere le ragioni profonde del comportamento materno e ricostruirne la storia personale, Hannah torna in Germania, e con l’aiuto di Lena Fischer, apprende che sua madre partecipò alla protesta di Rosenstrasse (episodio effettivamente accaduto), che vide centinaia di donne ariane scendere pacificamente in piazza per protestare contro la deportazione dei loro mariti ebrei, ottenendone la liberazione. Recuperare le proprie radici e la propria memoria permetterà a Ruth di ritrovare l’equilibrio.
È un film interpretato tutto al femminile Katja Riemann è Lena Fischer (all'età di 33 anni), Maria Schrader interpreta Hannah Weinstein, Doris Schade  Lena Fischer all'età di 90 anni, Jutta Lampe è Ruth Weinstein,  all'età di 60 anni, Svea Lohde, Ruth, all'età di 8 anni.
David di Donatello come miglior film europeo 2004, Coppa Volpi per la Miglior interprete femminile a Katja Riemann, a Venezia 2003. Domani sera, su Tv2000, alle 21.05.

Riscattare Foggia ripartendo dalla fantasia dei foggiani (di Franco Antonucci)

Chiamato direttamente in causa dal mio commento alle riflessioni di Milly Pellegrini sul senso del bello dei foggiani (e su quanto sopravvive della bellezza della città), Franco Antonucci non si è lasciato pregare. Ecco il suo intervento, di largo respiro e di alto profilo. Antonucci - che ha progettato, quando era sindaco di Foggia Pellegrino Graziani, la maggior parte delle opere pubbliche di quella indimenticabile stagione di crescita della città - avanza diverse interessanti proposte legate da un filo rosso che deve farci riflettere attentamente: Foggia possiede tante risorse, che restano per lo più inespresse. E perciò si perdono...
La discussione è aperta. E, una volta tanto, si ragiona non solo della questione se Foggia sia bella o brutta, ma su come si possa difendere la bellezza foggiana sopravvissuta agli scempi della storia e all'incultura degli uomini, su come si possa portare alla luce quella nascosta, su come si possa fare di Foggia una città più bella, e più vivibile.
La fotografia che illustra il post è di Bruno Caravella, attento ricercatore e propugnatore della bellezza nascosta di Foggia.
* * *
Ciao Milly Pellegrini. Grazie della Tua sensibilità!
Da parte mia che dire? Sono capace soltanto di ripetere alcune mie solite litanie.
Aspetto che i foggiani si mobilitino per fermare l'avanzata del cemento urbano e salvino alcune proprie memorie storiche di immensa rilevanza. Mi riferisco, per esempio, al regio "rudere" Pantano, per iniziare. Ricontestualizzato in un grande monumento in una estesa Area verde.
Penso all'immenso contesto delle Masserie attorno alla città, e a quelle disperse nell'intero contesto di Capitanata.

domenica 14 maggio 2017

La bellezza di Foggia seppellita dal mattone e dall’asfalto

Nel mio commento alla bella rievocazione della storia del teatro Giordano, scritta da Enzo Ficarelli in occasione del 189° anniversario della sua inaugurazione, ho invitato amici e lettori a pronunciarsi sul giudizio dell’abate Pier Paolo Parzanese che dice: “I foggiani sono persone di natura piena di armonia e mente capacissima di amare il bello.”
Qualcosa di vero dev'esserci, perché, se così non fosse stato, assai difficilmente Foggia avrebbe avuto l’onore di ospitare il secondo teatro del Regno delle Due Sicilie, dopo il San Carlo a Napoli.
Numerosi i commenti dei lettori. Mi ha particolarmente colpito quello di Milly Pellegrini: consapevole, sentito, accorato. Giusto e condivisibile.
Pellegrini sostiene la tesi che la bellezza della città, e di conseguenza il senso estetico, l’amore per il bello dei suoi abitanti, siano stati avvelenati da un’economia troppo spregiudicata e proterva.
Ecco le riflessioni di Milly Pellegrini. Da leggere con attenzione. E da fare proprie.
Penso che di foggiani che amano il bello ce ne siano tantissimi. Il problema è che non siamo noi singoli cittadini ad avere in mano i progetti di certe ciofeche di palazzi, che vengono approvati con molta, troppa direi, facilità. Ci vorrebbero più giardini e parchi e opere d'arte in giro, ma quello che vedo troppo spesso sono gli ettari di terra consumati con una voracità che neanche un bulimico davanti ad un piatto di tagliatelle avrebbe! E concessioni date a grosse aziende per impiantare mostri del vento, subito fuori Foggia. Il senso del bello va inculcato, coltivato, solleticato. Un palazzo non è un castello di carte che, con un colpo di mano, volendo, se non ci piace, possiamo demolire. Resta lì e purtroppo non ce lo dovremo sorbire solo noi, ma anche i nostri figli. Sarebbe cosa buona e giusta se chi di dovere riflettesse su queste cose. E se si facesse di più anche per tutelare ciò che resta della nostra storia architettonica, che inevitabilmente cade a pezzi per incuria e menefreghismo fin troppo palese.
Brava Milly. Sottoscrivo dalla prima all’ultima parola. Nelle nostre frequenti e sempre feconde conversazioni, considerazioni dello stesso tipo ho sentito fare a Franco Antonucci, ingegnere, che ha avuto un ruolo importante nelle politiche urbanistiche e di sviluppo cittadine. Spero voglia intervenire sul tema.
La foto che illustra i post è di Bruno Caravella: mi pare particolarmente eloquente di quella bellezza che ci circonda, e della quale non sempre ci accorgiamo.
Accorgersi della bellezza è il primo passo per tutelarla e conservarla.

Cinemadessai | Se le mondine diventano pin up, stasera Riso Amaro

Giuseppe De Santis è uno degli autori più importanti e meno conosciuti di quella straordinaria stagione del cinema italiano che è stata il neorealismo. Il suo film più noto è Riso Amaro, ma andrebbero riproposte e valorizzate tante altre sue pellicole, a cominciare da La strada lunga un anno che fu candidata all’Oscar come miglior film straniero.
Riso Amaro è una storia sociale e al tempo stesso sentimentale, il cui successo fu determinato anche dall’ottima prestazione degli attori: Vittorio Gassman, nel panni del ladro che intende appropriarsi del gioiello attorno al quale ruota tutta la vicenda, la strepitosa Silvana Mangano, che De Santis scelse dopo averla casualmente incontrata per strada (vestita in modo normale e quotidiana) dopo averla bocciata all’audizione, alla quale si era presentata vestita con un trucco e un abbigliamento al di sopra delle righe, e Raf Vallone che il regista pescò nella redazione de L’Unità nella quale lavorava ancora come giornalista.
La complessa vicenda è situata nelle risaie vercellesi, e il duro lavoro delle mondine, il ruolo del caporalato nel reclutamento della manodopera vengono raccontati da De Santis con un approccio realista che mantiene un perfetto equilibrio con la storia al centro del film: i ripetuti furti di una collana che Francesca, spinta dal suo amante Walter, sottrae ad una ricca cliente dell’albergo presso cui lavora, per vedersela a sua volta rubata dall’amica Silvana, mondina che aveva aiutato Silvana a trovare lavoro tra le mondariso.
Riso amaro è stato il primo film neorealista ha ottenere un successo rilevante al botteghino. Presentato in concorso al 3º Festival di Cannes, ha ricevuto una candidatura ai Premi Oscar 1951 per il miglior soggetto. È stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare. Rai Storia lo mette in onda stasera, alle 21.10.

Santa Maria di Devia, patrimonio dell'umanità

Qualcosa torna a muoversi nell’amara vicenda della chiesa romanica di Santa Maria di Devia e dell’annesso parco archeologico, che sorgono nel territorio di Sannicandro Garganico. Dopo un silenzio di mesi, c’è chi prova a smuovere le acque.
Giovanni Fabbri ha creato una petizione on line al Vescovo di San Severo (la proprietà della chiesa è della curia di San Severo mentre la parrocchia sannicandrese del Carmine si occupa della gestione), per chiedere che il tempio, di eccezionale interesse storico ed artistico, venga restituito alla pubblica fruizione.
“La chiesa di S. Maria di Devia - si legge nel testo - sorge su Monte D'Elio, in territorio di San Nicandro Garganico. L'importanza dell'edificio è data dalla sua storia e dagli affreschi che sono conservati al suo interno.
Questo ne fa, oltre che un edificio di culto, un monumento nazionale che dovrebbe essere visibile a tutti.
Fino a pochi anni fa l'apertura della chiesa era garantita da giovani volontari della Lega per l'ambiente (Legambiente, n.d.r.) , ed era possibile visitarla d'estate secondo un calendario fissato a inizio stagione, e durante tutto l'anno su appuntamento.
Purtroppo però per decisione del parroco da alcuni anni la chiesa è chiusa, le visite sono interdette ed è impossibile accedervi.
Chiediamo pertanto a S. E. Rev.ma Mons. Giovanni Checchinato Vescovo di San Severo di adoperarsi affinché la chiesa di S. Maria di Devia sia restituita alla pubblica fruibilità, così da farla tornare ad essere centro di spiritualità ma anche veicolo di crescita culturale collettiva.
Tutto questo per la maggior gloria di Dio e della Vergine Maria, titolare della chiesa di Devia.”
Iniziative apprezzabile, anche se va precisato che le difficoltà di accesso alla Chiesa non sono purtroppo il solo problema del sito, che a suo modo è un modello alla rovescia di gestione di beni storici, artistici, religiosi ed archeologici: una cattiva prassi.
Il parco archeologico ambientale è stato praticamente distrutto dai vandali. E per quanto riguarda la Chiesa di Santa Maria, autentico gioiello del romanico pugliese, non c’è soltanto il problema delle difficoltà di fruizione: sono infatti a rischio i preziosissimi affreschi bizantini (che potete ammirare cliccando qui…) a causa dell’accumulo di salnitro e dell'assenza di un'organica politica di salvaguardia e tutela.
Dal profilo Facebook di un amico, don Peppino D’Aniello, attuale parroco di S. Biagio e per anni viceparroco del Carmine, si difende e contrattacca: "Le solite bufale dei soliti opportunisti anticlericali che vogliono a tutti i costi mettere le mani anche sulla chiesa. Scusate lo sfogo ma una bugia più grande non potevano inventarla. Chiarisco subito che la chiesa è visitabile sempre e molti gruppi durante l'anno vengono a visitarla testimone il signor Nico Moscatelli di Foggia che porta diversi gruppi e non trova mai problemi, poi la chiesa è aperta in estate dalla domenica dopo la festa della Madonna del Carmine fino all'ultima di agosto, il 14 agosto a sera si va in pellegrinaggio a piedi e a mezzanotte si celebra la santa messa, il 15 mattina processione in mare con il simulacro della Madonna di Monte Devio nel pomeriggio santa messa e processione nel sito archeologico. Per visitare la chiesa basta telefonare al parroco niente di più. Fino a qualche anno fa i cosiddetti volontari percepivano un contributo comunale e alcuni anni anche dalla provincia, i volontari della parrocchia lo hanno fatto e lo fanno tuttora assolutamente gratis. Riguardo ai volontari degli anni passati, alcuni (altri si sono dimostrati seri), si sono comportati male verso il parroco e la parrocchia per questo sono state ritirate le chiavi. Una cosa è certa, per tenerla aperta sempre ci vuole un custode, non è cosa di volontari. Per avere un custode ci vuole un mensile, l'assicurazione, i vari versamenti a norma di legge ecc.
La parrocchia non può mantenere un custode, se il signore che propone la petizione magari insieme a chi la firma offrono questo contributo, la parrocchia e tutta la comunità del Carmine è molto contenta e chiunque potrà trovare la chiesa sempre aperta, ma se sono bravi solo a parlare dimostrano di essere quello che sono.”
Con tutto il rispetto per il Parroco e per gli amici di Sannicandro, mi pare che Santa Maria di Devia continui a scontare gli effetti di un localismo (deteriore) che finora ha procurato soltanto guai, e che rappresenta il limite più serio ad una positiva soluzione. Bisognerebbe unire gli sforzi, fare rete, anziché dividersi. E soprattutto, partire da un dato che viene del tutto trascurato: Santa Maria di Devia e i suoi preziosi affreschi (a rischio) sono patrimonio dell’umanità, e chi li ha dipinti lo ha fatto proprio perché fossero visti, ammirati: per l’edificazione del popolo.
Su una cosa, però, don Peppino D’Aniello ha certamente ragione. Il volontariato, da solo, non basta e occorre pensare a soluzioni più certe per garantire la fruibilità del luogo di culto.
Un primo passo sarebbe quello di superare l’assurdità del doppio binario tra la gestione pubblica del parco (vandalizzato) e quella privata della  Chiesa (chiusa). Altrove il modello misto, la cooperazione tra istituzione locale e chiesa ha dato risultati di eccellenza. Alle cattive prassi di oggi andrebbero sostituite buone prassi. Che accadono. Anche in Capitanata.
Il miracolo di Ascoli Satriano, l’exploit di presenze turistiche dovuta ad un altro patrimonio dell’umanità, in questo caso laico, quale i Grifoni e i marmi policromi, è stato reso possibile perché il Comune di Ascoli e la Chiesa hanno messo in comune i rispettivi patrimoni ed hanno affrontato in modo sinergico il problema della fruibilità dei beni (i Grifoni sono ospitati nel polo museale di proprietà della Chiesa) della gestione. Nell’occasione la Chiesa ha manifestato un ammirevole spirito conciliare.
Il modello Ascoli andrebbe imitato ed esportato in tutti i contesti dove pubblico e chiesa condividano patrimoni significativi, come a Santa Maria di Devio.
Perciò ho sottoscritto la petizione, e suggerisco di farlo anche ad amici e lettori di Lettere Meridiane. Perché rappresenta il classico sasso gettato in un’acqua che non può più restare stagnante. Come giustamente suggerisce il sito Sannicandro.org, “l’unica via d'uscita sarebbe una convenzione pubblico (Comune, Parco del Gargano, ecc.) - privato (Curia vescovile), che
consentirebbe una gestione ottimale, con l'impiego di personale specializzato, semmai del posto, attraverso l'erogazione di fondi pubblici che, considerato lo stato della chiesa, sarebbero più facili da rinvenire anche per i richiami conservativi di cui necessita.” Il coinvolgimento del Parco del Gargano è fondamentale, io aggiungerei anche la Regione Puglia. L’importante è tessere reti.
Nella immagine che illustra il post: uno splendido acquerello di Nazario Bizzarri.

sabato 13 maggio 2017

Quando Foggia possedeva il senso del bello (di Enzo Ficarelli)

In occasione del 189° anniversario dell'inaugurazione del Teatro Giordano (allora Real Teatro Ferdinando), Enzo Ficarelli (che ringrazio molto per la puntualità con cui apre spazi di memoria e di condivisione rispetto ad eventi topici nella storia cittadina) ha inviato a Lettere Meridiane un delizioso contributo che di seguito pubblichiamo. Interessantissimo il giudizio dell'abate Parzanese che collega la presenza del teatro al "senso del bello" della comunità foggiana, citando episodi concreti, come i monelli che cantano per strade romanze e l'omaccio senza conoscenza di lettere e di musica che suona il mandolino in modo incantevole.
Un'analisi che deve indurre noi, foggiani di oggi, a qualche riflessione: abbiamo conservato quel senso della bellezza? Voi, che ne pensate? (g.i.)
* * *
Il 10 maggio 1828 fu aperto al pubblico con la rappresentazione del melodramma "La sposa felice", opera del catanese G.Pacini, il REAL TEATRO FERDINANDO, nome che con l'unità d'Italia fu cambiato in "Teatro Dauno" e infine nel 1928, in occasione del centenario dalla sua inaugurazione, in "Teatro Giordano".
Era il Teatro più antico del Regno delle Due Sicilie dopo il San Carlo di Napoli.
Per il teatro vi furono due progetti, nel 1818 quello di Giuliano de Fazio che prevedeva la costruzione dove è tuttora, l'altro di Luigi Oberty che lo voleva in prossimità del palazzo Scillitani. Ed è proprio in questo sito che iniziarono i lavori subito interrotti per essere ripresi nell'attuale piazza .
La struttura era dotata di un porticato sorretto da sei colonne doriche , tre finestroni e un timpano al centro del quale faceva e fa bella mostra lo stemma cittadino.
Ma quando apparvero nel 1936 profonde incrinature su alcune colonne con il pericolo di crollo del cornicione, si intervenne drasticamente con la sostituzione dei finestroni in balconi e con l'eliminazione delle sei colonne che furono inglobate, sepolte, in un porticato con tre fornici.
Il 21 aprile 1837 il teatro riaprì con la nuova facciata i cui tratti richiamano non poco il portico della Scala realizzato da Giuseppe Piermarini.
Piace riportare una sintesi di ciò che scrive nel 1845 l'Abate Pier Paolo Parzanese, docente di teologia, eloquenza e grammatica.
"È un teatro magnifico. Un bel porticato ne ornava la facciata ma poiché la fabbrica minacciava di fondersi alle colonne si sostituiscono i fornici i quale se hanno provveduto al bisogno hanno pure guastato quella bella architettura di prima. 
I foggiani sono persone di natura piena di armonia e mente capacissima di amare il bello.
Venite a Foggia e udirete ragazzacci e plebe canticchiarvi per le strade romanze e ariette con passione e melodia e se vi piacesse udireste un omaccio basso e tarchiato che senza ragione di lettere e di musica ha domato il suo mandolino che quando lo tocca vi rapisce."
Enzo Ficarelli

Cinemadessai | Olmi racconta la Milano degli anni Sessanta

OGGI
Film intenso e amaro, tra le poche commedie girate da Ermanno Olmi, Il posto fu la seconda prova cinematografica del regista, e quella che gli diede notorietà internazionale. Uscito nel 1961, racconta la Milano degli inizi degli anni Sessanta, il mondo del lavoro terziario, le speranze di prosperità che cominciavano ad accendersi dopo la pagina triste della ricostruzione post bellica.
Domenico e Antonietta si conoscono durante le prove di un concorso indetto da una grande azienda milanese. Lo vincono entrambi ma Domenico viene mandato a svolgere l’umile ruolo di aiuto-usciere, il che gli impedisce di rivedere Antonietta, che lavora con orari diversi. La ragazza invita l’amico al veglione aziendale, Domenico è al settimo cielo, ma la ragazza non si presenterà all’appuntamento, mentre il ragazzo sarà promosso, destinato ad un incarico impiegatizio. Olmi utilizzò attori non professionisti. Loredana Detto, che veste i panni di Antonietta, diventerà sua moglie.
Così la pellicola viene raccontata dall’autore: “I miei primi film sono storie sulla povertà ma in cui c'è sempre un po' della storia del nostro paese. Il passaggio dalle società contadine a quelle operaie, o da queste alla nuova borghesia. Nel Posto lo si vede bene nella casa di Domenico, una cascina in cui non si lavora più la terra ed è diventata solo un dormitorio per gente che va a lavorare in fabbrica e in città. Tra poco in quelle stalle senza più animali avrebbero messo le Lambrette e le Seicento.”
Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, ottenne il Premio della critica. Nel 1962, conquistò il David di Donatello.
Il Posto è stato selezionato anche tra I 100 film italiani da salvare.
Stanotte, su Rai 3 alle 2.05.
 DOMANI
Giuseppe De Santis è uno degli autori più importanti e meno conosciuti di quella straordinaria stagione del cinema italiano che è stata il neorealismo. Il suo film più noto è Riso Amaro, ma andrebbero riproposte e valorizzate tante altre sue pellicole, a cominciare da La strada lunga un anno che fu candidata all’Oscar come miglior film straniero.

Storie di ciclismo: il grande Tutolicchio di Lucera e la prima volta del Giro in Capitanata

Grazie al rinvenimento del Diploma di benemerenza rilasciato dal direttore della Gazzetta dello Sport al Circolo Cacciatori di Foggia per la collaborazione offerta al Giro d'Italia, Lettere Meridiane ha pubblicato ieri un articolo sul secondo passaggio della corsa rosa, nel 1913.
Dopo aver raccontato ad amici e lettori di Lettere Meridiane tutti gli arrivi e le partenze del Giro da Foggia o località della provincia di Foggia (trovate qui la terza ed ultima puntata, con i collegamenti utili per leggervi anche le altre due), Maurizio De Tullio ci gratifica di un'altra deliziosa chicca, il racconto della primissima volta del Giro d'Italia in Capitanata. Successe alla terza edizione della corsa rosa, nel 1911. Ecco quanto scrive Maurizio, che ringrazio molto per la sua disponibilità e la sua passione.
* * *
Caro Geppe,
nel solco della ricerca storica mi sento di fare un doveroso omaggio a te e a LM, riproponendo il servizio in quattro pagine che curai nel maggio del 2010 per l'amata rivista "Diomede", che allora dirigevo con l'aiuto di Cesare Soldi e Francesco De Vito della società Koinè comunicazione di Foggia.
Nel secondo numero del secondo anno della rivista, proprio in occasione della tappa lucerina del Giro N° 93, quello appunto del 2010, mi tuffai nel passando andando a recuperare le notizie e i dettagli necessari per ricostruire la storica giornata della prima volta del 'Giro d'Italia' a Foggia e a Lucera.
Tu, in parte l'hai già fatto, recuperando il bell'articolo de "la Stampa", ma il servizio che pubblicammo era più esaustivo, grazie alle cronache del "Foglietto" di Lucera e del "Secolo" di Milano.
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