martedì 25 luglio 2017

Quando Foggia era bella...

"Foggia può ora considerarsi la seconda tra le città provinciali, quanto a popolazione almeno. Siede in mezzo a vasta pianura; i suoi edifizj furono restaurati e nobilmente abbelliti dopo la devastazione loro cagionata dal memorando terremoto del 1731, che nella sola cattedrale tanti pregevoli monumenti d'arte distrusse. La casa comunale è di moderna ricostruzione ; modernissima è quella del teatro che tra tutti gli altri delle provincie primeggia. Delizioso fu reso benanche il pubblico passeggio ; gli serve d' ingresso un portico sostenuto da colonne doriche e terminato alle estremità da due casini ; ferrei cancelli chiudono gl'intercolunii lasciando liberi accessi al passeggio intersecato da tortuosi viali, con vallicelle e collinette e simulate anticaglie, e collinaggi in viale ombreggiato da gelsi, in fondo al quale fà di se bella mostra una gran fontana a foggia di cascata."
Così, l'insigne geografo Attilio Zuccagni Orlandini raccontava Foggia, nel 1845, nel terzo volume del suo "Atlante illustrativo ossia raccolta dei principali monumenti italiani antichi".
E' il caso di sottolineare come, tra i diversi monumenti foggiani, Zuccagni Orlandini sia stato particolarmente colpito dal Teatro e dalla Villa Comunale, che ai suoi occhi di esperto conoscitore della città italiane, facevano primeggiare il capoluogo dauno rispetto agli altri capoluoghi pugliesi.
Il capitolo dedicato a Foggia è arricchito da una splendida immagine della città, che ritengo la più bella veduta di Foggia del passato. 
Venne disegnata dal litografo di origine svizzera Franz Wenzel, che lavorò a Napoli dal 1829 al 1866, ed è noto per essere l’autore dell’Ingresso trionfale di Garibaldi a Napoli, custodito nel Museo Civico di Castel Nuovo, e per la sua attività di direttore della Stamperia Reale,  dove svolse l’incarico di eseguire stampe dai disegni dal vero. 
La bella immagine di Foggia, che appare ritratta dalla prospettiva meridionale, dalla strada che giungeva da Barletta e da Bari, è stata attribuita da diversi studiosi ad Antonio Verico che però si limitò probabilmente soltanto a dipingerla e ad inciderla, per conto di Attilio Zuccagni Orlandini.
Difficile stabilire dove sia il corso d'acqua che si vede in primo piano. E' possibile che il disegno alteri volutamente, a scopo estetico, le distanze, sicchè il torrente che si vede scorrere potrebbe essere il Cervaro.

Nell'atlante, la veduta è in bianco e nero. Esistono tuttavia alcune versioni a colori, acquerellate, una delle quali, in possesso della Camera di Commercio di Foggia, venne pubblicata nel catalogo del patrimonio artistico dell'ente camerale, curato da Vittorio Marchesiello, nel 1997.
Lettere Meridiane offre in regalo ad amici e lettori una versione ad altissima risoluzione della stupenda immagine.
Potete scaricarla cliccando qui. Attenzione, occorrerà un po’ di tempo per il download perché il file “pesa” oltre 50 Mb. 
Avviso importante, proprio a causa del "peso" dell'immagine, che può essere stampata su grande formato, il collegamento non consente di visualizzarla in anteprima, per effettuare il download, occorre fare clic sul pulsante "scarica". Buona visione...

lunedì 24 luglio 2017

Quella esasperata tendenza foggiana a contrapporsi e litigare (di Geppe Inserra)

Se il pallone e quel che vi ruota attorno è lo specchio di una città (e quanto è vero, soprattutto a Foggia...), gli incidenti che hanno costretto l'arbitro a sospendere l'innocua amichevole che i satanelli stavano disputando nel ritiro di Castel di Sangro e la società a cancellare gli altri incontri precampionato in programma, non possono essere derubricati a semplici episodi di inciviltà e di teppismo sportivo. Se non altro dal punto di vista statistico: gli annali del calcio sono pieni zeppi di partite interrotte per incidenti esplosi tra tifosi di opposte fazioni, ma dev'essere stata la prima volta, o giù di lì, che a sfidarsi con mortaretti, petardi, e fumogeni sono stati tifosi che avrebbe dovuto essere accomunati dalla passione per la stessa squadra.
La mia personale impressione è che il Foggia e l'amore per la squadra rossonera in questa brutta storia c'entrino poco. C'entra, invece, un modo d'essere, una certa mentalità foggiana che non appartiene soltanto ai tifosi ma alla città tutta.

Villa Comunale, senza manutenzione è il disastro

La lettera meridiana e l'antica fotografia "colorizzata" della Villa Comunale, in cui lamentavamo il pesante stato di degrado che grava su questo luogo così simbolico della città hanno suscitato numerose ed attente reazioni nei nostri lettori.
Antonio Dembech, storica figura del mondo ambientalista foggiano, scrive: "La parola chiave è manutenzione. Fino agli anni 80 in villa c'erano i giardinieri del comune. Le piantine erano cresciute nelle sere e la villa era un gioiellino, a parte il boschetto che è sempre stato considerato un luogo malfamato. Poi sono arrivati i grandi finanziamenti, le antiche serre in vetro e ghisa sono state smantellate, come aree in cui si custodivano gli attrezzi. Grandi opere, ma zero manutenzione. si è pensato che tutto potesse funzionare da solo, salvo occasionali interventi. E questo è il risultato. Nella gestione della villa, e più in generale del verde, stiamo depauperando un patrimonio."
La fotografia mostra una delle grandi opere che hanno deturpato la villa comunale, riducendo il verde a disposizione dei cittadini senza offrire una reale utilità. All'origine dovevano essere bocciodromi, di questi mostri ne sono stati realizzati due, entrambi abbandonati a se stessi, come quello nella foto.
Gianluigi Cutillo è tra i promotori e gli animatori del Gruppo Quartiere Ferrovia/Viale XXIV Maggio - Foggia Social Street, uno dei gruppi facebook più attivi a Foggia. La sua denuncia è accorata: "Serve assolutamente un piano serio di riqualificazione che includa illuminazione, cura del verde e soprattutto vigilanza, che durino nel tempo. Purtroppo il mio parere sullo stato attuale della villa, caro Geppe Inserra, è molto negativo, spero vivamente che per il futuro si prendano seri provvedimenti. Il supporto della protezione civile mi era sembrata una carta vincente, utilizzata poco e male. Non riesco ancora a capire come durante questi anni ci siano stati vari programmi di riqualificazione e finanziamenti (post Agostinacchio), io personalmente non ne vedo assolutamente i risultati, anzi è ancora più brutta. Qualcuno dovrebbe vigilare seriamente su queste operazioni, magari coinvolgendo associazioni di residenti, comitati di liberi cittadini, cittadinanza attiva."
L'architetto Michele Pietrocola si sofferma sulla desertificazione della villa comunale, provocata dall'abbattiamento di numerosi alberi, facendo notare il pesante danno anche in termini patrimoniali per l'amministrazione comunale: "Hanno fatto "bruciare" qualcosa come diverse centinaia di piante di Bosso, che costavano circa 160€ a pianta. Bruciate perché non hanno voluto cambiare l'ala gocciolante da 10€ a metro lineare. E di cosa vogliamo parlare..."
Luigi Marmorino, promotore ed animatore di diversi gruppi facebook che si occupano di storia cittadina, nonché docente dell'Università del Crocese, è quanto mai sintetico: "al degrado per scarsa manutenzione mettiamoci , anche le invasioni barbariche."
Lapidario ma quanto mai efficace il giudizio di Ivan Cincione che scrive: "Manutenzione anzi rifondazione mentale dei foggiani."
Adolfo Rosiello, caro amico ed attento lettore del nostro blog, sottolinea amareggiato che "il degrado non riguarda soltanto la villa, ma ormai tutta la città: Non commento l'oltraggio della villa comunale perché purtroppo Foggia è una città tutta oltraggiato. Credo sia rimasto ben poco da guardare, forse solo il Cappellone delle Croci (non guardando il colore delle mura)."
Difficile dargli torto. Foggia sta diventando sempre più brutta, ma chi chi dovrebbe tutelarne il decoro  e la vivibilità sembra non accorgersene.

domenica 23 luglio 2017

Perché Foggia non è diventata grande (di Ugo Iarussi)

Quella di Ugo Iarussi è stata una delle intelligenze più nitide e prorompenti che la città e la provincia di Foggia abbiano avuto nel secolo scorso. Architetto (fu il primo iscritto all'Ordine professionale in provincia di Foggia), studioso di storia locale (nella incrollabile convinzione che chi progetta il futuro debba conoscere approfonditamente il passato) diresse l'ufficio tecnico della Provincia, e fu uno dei protagonisti del recupero e del restauro di Palazzo Dogana, di cui si paventava addirittura la demolizione, dopo che un terremoto l'aveva reso "pericolante".
In questa veste l'ho conosciuto e siamo diventati amici. Ogni incontro è stato per me un'occasione di arricchimento intellettuale, e spesso di sorpresa. Mi stupiva la sua lucidità e l'ironia con cui guardava alle cose del mondo, che ha lasciato troppo presto.
Ho ritrovato il mio caro vecchio amico in un articolo che non conoscevo, e che rappresenta un documento eccezionale, una lettura indispensabile per tutti quanti vogliano capire cosa è effettivamente accaduto a Foggia all'indomani della tragica estate del 1943 e di quei bombardamenti che la rasero quasi completamente al suolo.
L'articolo, che è anche una splendida testimonianza di impegno civile e intellettuale, comparve su Ricostruzione dauna, organo provinciale del Partito democratico del lavoro, nel numero uscito il 6 maggio del 1945, nella pagina che il periodico dedicava al problema del momento, ovvero la ricostruzione della città.
Intitolato Prepariamoci a costruire per bene, mi ha colpito per la capacità profetica di Ugo Iarussi, che affronta due temi di nevralgica attualità (e lo sono, guarda caso, ancora oggi): le prospettive di crescita economica che si schiudevano alla città, che aveva scoperto da poco di essere un autentico crocevia del mondo e di possedere un sistema aeroportuale tra i più importanti d'Italia, la necessità di una ricostruzione sostenuta da un'edilizia e da un'urbanistica "di qualità".
Iarussi non poteva sapere come sarebbe andata a finire per Foggia (purtroppo male, sia per quanto riguarda l'aeroporto, sia per quanto riguarda l'edilizia e l'urbanistica) ma le sue intuizioni, le sue critiche conservano una straordinaria attualità.
Fondata da Luigi Sbano, primo sindaco di Foggia dopo la caduta del fascismo, Ricostruzione dauna fu l'organo dei demolaburisti di Capitanata, partito di ispirazione laica e progressista, sulla cui storia in provincia di Foggia Michele Galante ha scritto un interessante saggio (Il partito democratico del lavoro: storia di una meteora politica, in Sudest,  n. 45, gennaio 2011, potete leggerlo o scaricarlo cliccando qui).
Di seguito l'articolo di Iarussi. Ne raccomando la lettura a tutti i detrattori dell'aeroporto Gino Lisa e in generale a tutti i riduzionisti e ai teorici del foggianesimo, ovvero a quanti sono convinti che Foggia non avesse (e non abbia) le carte in regola per diventare una grande città del Mezzogiorno e per essere protagonista di un futuro scandito dal progresso civile e dallo sviluppo economico.
Molte delle ragioni del mancato sviluppo di Foggia stanno proprio nelle questioni così acutamente analizzate da Iarussi. Mi piacerebbe sentire cos'hanno da dire, su questi temi, i tecnici chiamati in causa senza mezzi termini dall'autore.
Mi sono preso la libertà di intitolare l'articolo come se fosse stato scritto soltanto ieri. Sono certo che il mio amico Ugo sottoscriverebbe. Buona lettura.
Geppe Inserra
[Potete scaricare qui il documento in .pdf]
* * *
A proposito della ricostruzione di Foggia molti hanno detto finora una parola; meno degli altri i tecnici che all'argomento dovrebbero essere i più interessati.
Grida nostalgiche si sono levate ai quattro venti; si è parlato di una Foggia nuova, che, sorgendo dallo fondamenta, avrà tutto il carattere di una metropoli internazionale, base di primaria importanza aerea, centro cosmopolita.

sabato 22 luglio 2017

In regalo un ebook per capire la tragica estate del 1943

Da qualsiasi prospettiva ideologica o culturale la si guardi, la tragica estate del 1943 rappresenta uno snodo essenziale, e purtroppo ancora non del tutto conosciuto, della storia pugliese e meridionale.
Basti pensare alle stucchevoli polemiche sul numero delle vittime (come se qualche migliaio di morti in meno bastasse ad assolvere la guerra dalle sue atrocità) e alla quasi totale assenza di riflessioni e di ricerche sulla ricostruzione post bellica, che probabilmente innescò quel sistema di diseguaglianze che ancora oggi impedisce alle Puglie di essere, fino in fondo, Puglia.
In occasione del 74° anniversario dei bombardamenti, Lettere Meridiane regala ad amici e lettori un ebook che raccoglie i più significativi articoli pubblicati dal blog sul tema.
Potete scaricarlo cliccando qui.

venerdì 21 luglio 2017

Foggia e la Villa, la bellezza oltraggiata

A volte, le fotografie del passato, sono impietose, perché sono lo specchio del trascorrere degli anni. Non mi riferisco ai ritratti delle persone. E' ovvio che chi si guarda com'era venti o trent'anni fa, si preferisce allora, rispetto ad oggi.
Ma non dovrebbe essere così per le città, che dallo scorrere del tempo dovrebbero trarre vantaggio. Nel senso che il benessere, il progresso, l'attenzione verso l'arredo urbano dovrebbe produrre città più belle e vivibili.
Qualche giorno fa, sono tornato dopo molti anni ad Orta Nova, e sono rimasto positivamente sorpreso per come sia cambiata. La ricordavo come un grosso paesone agricolo, anonimo e cotto dal sole. A passeggiare per il centro oggi, si resta stupiti dallo scintillio dei tanti bar che uno dopo l'altro offrono agli avventori tavolini e una piacevole sosta. Si ha l'impressione di una comunità che, con tutti i limiti di una cittadina meridionale, ha scoperto il buon vivere, l'arredo urbano, una certa bellezza.
Lo stesso non succede a Foggia, e non è soltanto per i bar del centro, che chiudono i battenti sempre più numerosi con la conseguenza che il centro diventa sempre meno accogliente, sicché spesso trovare un tavolino diventa un'impresa.
Foggia sta diventando sempre più brutta e più triste proprio nei suoi luoghi più rappresentativi, come la Villa Comunale, che una volta era, indiscutibilmente, vanto e fiore all'occhiello della città e dei suoi abitanti.
La foto colorizzata di oggi è più eloquente di un articolo di mille parole: mostra com'erano i giardini pubblici foggiani nel secolo scorso. La fotografia è di incerta datazione.
A giudicare dal fatto che non si vedono edifici alti sullo sfondo, si direbbe scattata prima della ristrutturazione di Piazza Cavour, diciamo attorno agli anni Cinquanta. Svela com'era la Villa nel periodo del suo massimo fulgore: un tripudio di verde, di fiori, di spazio per la gente che via via, durante gli anni, è stato cementificato e desertificato.
A passeggiare oggi per la Villa si resta costernati ed impressionati dalle scelte delle amministrazioni comunali che si sono avvicendate negli ultimi decenni. Nonostante il loro diverso colore politico, almeno per quanto riguarda la villa sembrano essere state tutte accomunate dal motto: "più cemento, meno verde".

giovedì 20 luglio 2017

In consiglio comunale a Foggia, la cittadinanza onoraria a Pasquale Di Cicco

Di Cicco (il secondo da destra) in compagni del
personale del "suo" Archivio di Stato
Il consiglio comunale di Foggia sta per conferire la cittadinanza onoraria a Pasquale di Cicco, eminente storico ed archivista, tra gli studiosi che hanno scavato più profondamente nel passato e nella storia di Foggia e della sua provincia. È tra quanti conoscono meglio l'anima più profonda della città, che la sua intensa e proficua attività di ricerca e di produzione culturale ha contribuito a far conoscere, difendendo e consolidando le non molte tracce di memoria e di storia cittadina, sopravvissute agli scempi, alle distruzioni e alle devastazioni.
Il presidente del consiglio comunale ha inserito la concessione del riconoscimento all'ordine del giorno del consiglio comunale in programma oggi, dopo la Giunta Comunale aveva deliberato il proprio assenso alla cittadinanza onoraria, la cui proposta era partita dal giornalista e bibliotecario Maurizio De Tullio, ed era stata calorosamente sostenuta da Lettere Meridiane, che avea indetto una petizione on line, sottoscritta da centinaia di studiosi, intellettuali e cittadini.
"Il dottor Pasquale di Cicco, casertano di Maddaloni, a 85 anni non smette di fare ricerche, redigere studi, pubblicare volumi di gran pregio dedicati alla Storia di Foggia e della Capitanata - ha scritto De Tullio motivando la sua richiesta - .
Ma questa è solo la punta dell’iceberg, perché il dottor di Cicco è stato molto altro. Sta soprattutto nel suo passato di studioso e di storico Direttore degli Archivi di Stato di Foggia - il più importante del Mezzogiorno, dopo quello di Napoli, soprattutto per la nostra storia economica - che diresse ininterrottamente dal 1959 al 1994, anno del suo pensionamento. Alla prestigiosa sede di Foggia gli fu affiancata anche la Sezione di Lucera."
Alla giunta comunale ed al consiglio comunale i ringraziamenti di Lettere Meridiane per la sensibilità manifestata.

Don Antonio Silvestri a 180 anni dalla sua morte: il ricordo del comitato per la beatificazione

Ricorre oggi il centottantesimo anniversario del ritorno in cielo di padre Antonio Silvestri, il sacerdote oratoriano nato e vissuto a Foggia a cavallo tra il Settecento e l'Ottocento, e morto in odore di santità, dopo aver vissuto una vita al servizio dei poveri e dei derelitti. Il Comitato per la beatificazione di don Antonio Silvestri e la Confraternita di Sant'Eligio hanno diffuso un comunicato stampa che sottolinea le eccelse ed eroiche virtù del pio sacerdote. Eccone il testo.
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20   luglio  1837- 20 luglio 2017, centoottant’anni dalla salita al cielo di quello straordinario figlio di Foggia, figlio della Chiesa, eroe della carità, Don Antonio Silvestri, che ha dato  eccellente prova delle sue virtù, lasciando inebriata tutta la città, che lo ricorda ancora con grande  amore e al quale ricorre  per  intercessioni.
E’ il 14 di luglio, il morbo del colera imperversa anche a Foggia, dopo essersi diffuso in alcuni paesi del  Gargano come  a Rodi Garganico, a Ischitella. I morti aumentano di giorno in giorno, la voce disperata della popolazione correva di casa in casa: “disgrazia, Don Antonio è stato colpito dal morbo del colera, è in fin di vita!” Lo aveva predetto: “Morirò di colera”, ed infatti soltanto dopo pochi giorni di sofferenza il pio sacerdote in un estasiato volto sorridente ed appagato “volò” verso la casa  dove avrebbe incontrato la sua Vergine del Buonconsiglio, con la quale aveva un filiale e confidenziale rapporto di fede profonda. Don Antonio era stato infettato dal morbo del colera da una sua povera vecchietta che volle assolutamente confessarsi dal suo pio sacerdote. Quel segno premonitore ne aveva data la certezza della sua morte imminente, infatti dal pozzo scavato all’interno del costruendo  Conservatorio del Buonconsiglio non dava più acqua, il secchio veniva su sempre vuoto. E si gridava : “disgrazia, disgrazia!”. Sempre attento a tutto, Don Antonio il 19 luglio fece chiamare il notaio Saverio Altamura al quale dettò le sue ultime paterne volontà. “E’ mia volontà, e prego la Congregazione di Santo Eligio di voler continuare con la stessa attenzione e cura  sinora praticata ad assistere in detta chiesa, sia sulle sue funzioni d’obbligo e sia con tutte le altre funzioni che verranno fatte dal Conservatorio, in modo che reciprocamente(Congrega e Suore Oblate del Buonconsiglio) collaborassero nelle  particolari loro funzioni, volendo che serbino tra di loro la massima armonia”.
E’ confermato, Don Antonio è morto. La notizia si diffonde in tutti i vicoli, in tutte le vie, e nelle  campagne della città. Don Antonio, al termine di una straordinaria vita di carità e di fede integerrima, stesso su di un lettino, confortato da nove frati cappuccini, viene esposto alla pia venerazione della popolazione foggiana. Fu un accorrere da ogni angolo della città: da una via all’altra, da un vico all’altro, da una campagna all’altra, da un palazzo reale all’altro, file interminabili di foggiani ,che avevano per tutti i 64 anni di vita di don Antonio, ammirato la sua  incrollabile fede nell’  esercizio del  suo  ministero sacerdotale, si riversano in quella  piccola chiesa di Santo Eligio,  eretta  nella distesa  piana delle Croci, gridando: “SANTO, SANTO SUBITO”. Il Villani, un noto cronista  del tempo, così descrive la scena dell’ultimo” a Dio”  a quell’instancabile figlio di Foggia, eroe della carità gioiosa : ”l’esemplare ecclesiastico, che ha dato bastante  prova di sue virtu’ nel ramo del suo Ufficio, è pianto generalmente da tutta la popolazione di Foggia. Al passaggio delle sante spoglie le sue suore piansero teneramente e, salite sul belvedere del Conservatorio,  non potendo reggere a tanto dolore, proruppero nel più profondo pianto. Ad esse si unirono il pianto e le strazianti grida della popolazione accorsa.”  

La Puglia è sempre una ma certe scelte possono essere divisive (di Maurizio De Tullio)

Maurizio De Tullio torna sulla questione della esclusione della Capitanata dalle tappe del RI-Ciclo in tour Puglia con un contributo ricco di spunti di riflessione. Eccolo, di seguito.
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Caro Geppe: o stiamo sulla notizia (che c’era: l’hai data tu!) o parliamo di altro. E se parliamo della notizia, così come tu l’hai presa, titolata e commentata, non si scappa dal classico “delle due l’una”. Che, nel caso della polemica innescata da LM sul “RI-Ciclo in tour Puglia”, che esclude di fatto la Capitanata, si condensa nella domanda-dubbio: è colpa del COREPLA o della Regione Puglia?
Tu, nella garbata risposta, senza esplicitarlo dichiaratamente, propendi (e non era difficile immaginarlo) per responsabilità del governo regionale, incapace di ragionare in termini di equilibrio nel concedere i patrocini. Ergo: il Consorzio COREPLA è assolto, il colpevole è l’Ente regionale, ancora una volta miope e/o punitivo nei nostri confronti. 
Stando al tuo ragionamento, quindi, ogni patrocinio deve presupporre “ricadute eque, omogenee ed equilibrate” sul territorio quando di mezzo ci sono interventi da attuare, come una campagna per la diffusione del recupero della plastica. 
È una contestazione che non regge, a mio avviso. La controprova è data dal fatto che se solo il COREPLA (col beneplacito della Regione) avesse coinvolto anche Manfredonia, integrando così anche la Capitanata nella mappa delle aree coinvolte, nessuno, a cominciare da LM, si sarebbe lamentato.
Peccato, però, che il Baricentrismo c’entri poco: la logica era di accorpare quante più località di medie dimensioni in un itinerario tutto sommato di facile amministrazione sul piano logistico. E se queste città – cartina e dati demografici alla mano – stanno tutti in quella zona (il Barese), cosa vogliamo stare lì a contestare? Che i Baresi di mare fanno figli come conigli mentre i Foggiani ne fanno altrettanti ma… nel Tavoliere?!
Baresi e salentini non ci boicottano con agire carbonaro, certo, ma non li vedo nemmeno mettersi a tavolino per trovare un sotterfugio al fine di diffondere la cultura del riciclo prendendo come scusante Comuni di medie proporzioni!
Il problema che poni, me ne rendo conto, solleva ogni tanto dei dubbi, ma occorre anche capire che certe scelte si fanno perché rispondono ad una esigenza e ad una logica e non perché in testa si ha una idea divisiva e plurale di Puglia in luogo di una omogenea e singolare, che pure condivido e che non sempre il governo regionale interpreta e rispetta.
Un po’ di elasticità mentale, ogni tanto, quindi, non farebbe male.
Cordialmente (Maurizio De Tullio)

mercoledì 19 luglio 2017

Centottanta anni fa la morte di don Antonio Silvestri. Ma la città è smemorata

Centottanta anni fa, il 20 luglio del 1837, concludeva la sua vita terrena, per salire a quella celeste, padre Antonio Silvestri, colpito dall'epidemia di colera che in quei mesi si era abbattuta sulla città di Foggia.
La fortuna di padre Antonio Silvestri a distanza di 180 anni (dalla sua morte, è un altro capitolo - particolare, ed amaro -  della perdita di memoria che colpisce i foggiani. Non soltanto in riferimento alle cose, ai monumenti, ai palazzi, ma anche alle persone che hanno scritto le pagine più importante della storia cittadina.
Antonio Silvestri potrebbe essere il primo Santo foggiano, come chiede un gruppo di cattolici ma anche di laici non praticanti, che da alcuni anni promuove un Memoriale per ricordare questo straordinario personaggio e chiedere che riprenda il processo di canonizzazione. La verità è che il percorso di don Antonio verso l'onore degli altari non è stato facile, fin da subito. Quando passò a miglior vita, il popolo lo invocò subito Santo. Il processo fu avviato dopo qualche tempo e si interruppe per la morte improvvisa del postulassero. Da allora, la fortuna, la fama del sacerdote si è andata  stemperando. A Foggia le sue gesta sono conosciute da pochi, e solo una parte del clero ha sottoscritto qualche non fa la richiesta che venga ripreso il processo.
Non è un problema di miracoli, ingrediente essenziale per il riconoscimento della santità, perché la sua vita fu un florilegio di episodi prodigiosi. È soprattutto lo spirito che padre Antonio riuscì a creare  che ne fanno un personaggio di straordinaria statura morale e di enorme spessore storico. L'eredita che ci ha lasciato è giunta fino a noi: tanto per dire, in un certo senso è stato il fondatore del primo ospedale foggiano, i Riuniti di via Arpi.
È una questione di spirito, e non di cose. Don Antonio Silvestri realizzò le sue numerose opere di assistenza, grazie alla carità che continuamente chiedeva - e c'è chi dice talvolta pretendeva - dai foggiani più abbienti. Si dedicò soprattutto alle donne che rappresentano la parte più debole, emarginata ed a rischio dei ceti poveri. 
Padre Antonio riuscì a creare in città una solidarietà diffusa, intrisa di carità e di compassione. Fece di Foggia un posto meno invivibile, facendo stare le persone un poco meglio, perché il dono arricchisce sia chi lo riceve, che chi lo fa. Ed è questa la strada che si dovrebbe percorrere per riaprire l'agognato processo di canonizzazione. Come ebbe a dire qualche anno fa don Tonino Intiso, "non si tratta tanto di un'operazione di recupero storico o culturale della figura di padre Antonio, quanto di un'azione di condivisione e di coinvolgimento della chiesa locale e di tutta la città, all'insegna di quella solidarietà di cui Foggia si è mostrata tante volte capace. Si tratta di osare la santità", secondo don Tonino Intiso - ricordare padre Antonio Silvestri ritessendo la trama di carità e di amore fraterno che egli elaborò in vita."
Per conoscere meglio don Antonio, estratto da uno dei  siti foggiani dedicati a padre Silvestri, il testo - rielaborato graficamente, per renderlo più leggibile, di una conferenza sulle opere di carità del sacerdote, tenuta nella chiesa di s. Eligio il 18.03.2011 da don Faustino Parisi. Buona lettura.
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Le prime notizie circa l’attività caritativa di don Antonio Silvestri [1] si ricavano da un testo pubblicato nel 1837, anno della sua morte, da C. Perifano, dal titolo “Per pane agli orfanelli della mia patria dopo il colera. Discorso popolare in morte del sacerdote D. Antonio Silvestre” [2]. È un documento, meglio una commossa e pia commemorazione funebre di don Antonio, ricca di testimonianze e di ricordi anche personali. “Dal tempo felice della mia infanzia mi ricordo... ” o “quando ero fanciullo...” [3], sono le frasi che intercalano il racconto di fatti, spesso mirabolanti, colti de visu o nella loro immediatezza, da testimone oculare, appunto. A Perifano si deve una descrizione piuttosto dettagliata, quasi una fotografia, di P. Silvestri, del suo aspetto fisico e del suo camminare affrettato e fragoroso, difficile da non riconoscere, per delle rozze scarpe chiodate che soleva indossare, “sempre in compagnia di molti pensieri” [4]. 

martedì 18 luglio 2017

Franco Mercurio: "Cosa c'è all'origine del foggianesimo"

L'estate 2017 verrà ricordata come una stagione di particolare tensione nei rapporti tra i diversi territori pugliesi, con particolare riferimento al tema, sempre caldo, "baricentrismo e foggianesimo".
Da un lato, c'è la tendenza del capoluogo regionale a polarizzare investimenti ed interventi (culminata con il treno diretto per Roma che bypassa Foggia, tenacemente voluto dal sindaco barese Decaro, i cui risultati dal punto di vista dei "numeri" sono però inferiori alle aspettative). Dall'altro, l'attitudine foggiana al lamento e al piagnisteo, che porta a vedere dappertutto segnali di congiure perpetrate ai danni delle comunità daune.
Sul tema si è anche sviluppato un intenso dibattito, scaturito da un interessante articolo di Enrico Ciccarelli, che rispondeva ad una mia precedente lettera meridiana (trovate tutti i collegamenti al termine di questo post).
Come benzina sul fuoco, è arrivato poi lo spot di promozione turistica di Pugliapromozione in cui la Capitanata risulta praticamente oscurata. E giù altre polemiche.
Per discutere seriamente e serenamente della questione, che non è di lana caprina, ma rappresenta uno dei problemi più seri per la Capitanata, ed un serio vincolo anche per il suo futuro, è necessario capire da cosa e da dove trae origine il fenomeno del foggianesimo. Ed è quanto cercherò di fare, prima di rispondere all'articolo di Ciccarelli, che tra l'altro mi trova almeno in parte d'accordo.
A tal fine, ripropongo agli amici e ai lettori di Lettere Meridiane quanto ebbe a scrivere l'allora direttore della Biblioteca Provinciale di Foggia, Franco Mercurio (che oggi dirige la Biblioteca Nazionale di Napoli) intervenendo su un altro tema caldo, quale quello dell'aeroporto Gino Lisa.

Rodi Garganico, un acquerello naturale, senza effetti speciali

È un acquerello, o una fotografia? È una foto, colorizzata con l'applicazione di tecniche di intelligenza artificiale, ed estratta da un vecchio testo scolastico di geografia. Mostra Rodi Garganico, vista dalla spiaggia, com'era un secolo fa.
È il caso di dire, assolutamente incontaminata.
Potete scaricare l'immagine a colori e quella originaria, in bianco e nero, in alta risoluzione utilizzando i collegamenti alla fine del post.
Ricordo che Lettere Meridiane regala tutti i giorni, nel periodo estivo, ad amici e lettori una antica fotografia "colorizzata".
La colorizzazione è stata effettuata utilizzando la tecnica di Satoshi Iizuka, Edgar Simo-Serra e Hiroshi Ishikawa (Let there be Color!: Joint End-to-end Learning of Global and Local Image Priors for Automatic Image Colorization with Simultaneous Classification).
Trovate le immagini "colorizzate" precedenti qui.
Qui sotto, invece, i collegamenti per scaricare le foto offerte oggi.

lunedì 17 luglio 2017

Foggianesimo, baricentrismo, RI-Ciclo in tour: botta e risposta De Tullio-Inserra

Maurizio De Tullio mi invia, a commento della lettera meridiana sulla esclusione delle località balneari della provincia di Foggia dal "RI-ciclo in tour", la nota che potete leggere di seguito. Al termine la mia risposta. Prego gli amici e i lettori del blog di leggerle entrambe.
* * *
Al peggio non c'è mai fine, devo ammetterlo con grande dispiacere cari lettori di Lettere Meridiane.
Mi riferisco alla vicenda del "RI-ciclo in tour", l’interessante iniziativa sulla raccolta differenziata della plastica, promossa dal Consorzio nazionale COREPLA, che si svolgerà in Puglia dal 19 luglio al 1° agosto e che, stando alle ormai quotidiane doglianze di un blog serio come “Lettere Meridiane”, sarebbe l’ulteriore iniziativa volta a penalizzare la Capitanata.
Eh, no caro Geppe: stavolta proprio non ci sto. Nella tua nuova reprimenda hai esordito sostenendo di non volerti sottrarre al “dovere di cronaca” e per questo motivo hai deciso di occuparti della faccenda. Non ti ci vedo, però, nel ruolo di...addetto stampa ad honorem degli Ultras della Moldaunia.
Poiché era talmente evidente, nella mappa del RI-ciclo in tour”, l'assenza dei Comuni rivieraschi della nostra Provincia, avevo sùbito pensato ad una ragione che potesse giustificare questo ennesimo “attentato”.
Leggendo la mappa dei Comuni toccati, avevo immaginato ci potesse essere una semplice scelta logistica, avendo i promotori stilato un Programma che coinvolgesse il maggior numero di Comuni confinanti nelle date considerate. Poiché la Puglia è la Regione col maggior sviluppo costiero, probabilmente avevano scelto quelle località più facilmente gestibili sul piano operativo. Ma era solo una mia ipotesi.
Cosa fa, allora, il giornalista in questi casi? Si rivolge ad una fonte accreditata oppure spara bordate col lanciafiamme pur di sobillare il popolo in chiave antibarese? Io ho scelto la prima strada e ho cercato inizialmente l’avv. Gianfranco Grandaliano (foggiano, ex Presidente AMIU Puglia e da giugno commissario regionale AGER, l’Agenzia Territoriale della Regione Puglia per il Servizio di Gestione dei Rifiuti) e in seguito il dott. Massimo Di Molfetta (oriundo pugliese) del Consorzio nazionale COREPLA, organizzatore dell'evento.
Entrambi hanno confermato la mia ipotesi: “Dovendo fare necessariamente delle scelte – ha precisato Di Molfetta –, abbiamo cercato di mettere insieme località di medie dimensioni facilmente raggiungibili giorno per giorno. Si è trattato di mera scelta logistica senza alcuna logica discriminatoria! Del resto proprio in provincia di Foggia abbiamo fatto, come COREPLA, diverse iniziative che altri Comuni avrebbero potuto rivendicare”. 
Anche l’avv. Grandaliano – che solo per praticità ho contattato per primo – mi aveva anticipato il senso di quella scelta, eliminando ogni possibile ipotesi…punitiva. “Si rivolga, però, al COREPLA perché, di fatto, l’iniziativa è la loro e noi l’abbiamo solo condivisa e sponsorizzata”.
Se vuoi, Geppe, puoi continuare a credere al pensiero “calimeriano” di Vincenzo Concilio, le cui argute considerazioni ci porteranno dritti-dritti alla iperuranica Moldaunia, con la contestuale scomparsa di foggiani incapaci, di politici foggiani iniqui, di malfattori, e, soprattutto, di un substrato culturale che da 150 anni non riusciamo a modificare. Naturalmente per colpa del Baricentrismo.
Caro Geppe, un consiglio mi viene spontaneo: lascia al dottor Concilio il ruolo di Presidente del Comitato Referendario per il passaggio della Capitanata dalla Puglia al Molise e sforzati di fare (anche) il giornalista e non solo l’analista politico. Che se proprio dobbiamo dirla tutta, anche quest’ultima figura implica la conoscenza dei fatti prima di una qualsiasi… dichiarazione di guerra al mondo.
Con affetto e stima e sempre cordialmente (Maurizio De Tullio)
* * *
Caro Maurizio,
scusa... ma la notizia dove sta? Ovvio che il Corepla non avesse alcun intento discriminatorio nei confronti della Capitanata, ci mancherebbe altro. Basta guardare la cartina delle località in cui si svolgeranno gli eventi per comprendere che ad ispirare la scelta sono state ragioni di natura logistica. Basti considerare che non è soltanto la Capitanata esclusa: nelle diverse tappe del tour non figura alcuna località costiera della Puglia ionica.
Questa vicenda è in un certo senso paradigmatica delle ragioni remote e prossime che hanno innescato il cosiddetto foggianesimo. Nessuno pensa che baresi e salentini tramino nottetempo contro la Capitanata, riunendosi in circoli carbonari, o che vi sia una consapevole volontà di danneggiare gli interessi dei cittadini dauni. Queste sono chiacchiere da bar. Proprio questa vicenda offre preziosi spunti di riflessione, che affido alla tua intelligenza.
Dice Di Molfetta: "Dovendo fare necessariamente delle scelte, abbiamo cercato di mettere insieme località di medie dimensioni facilmente raggiungibili giorno per giorno."
Il fatto è che la Puglia è una regione lunga, e che se devi mettere assieme località di media dimensioni facilmente raggiungibili giorno per giorno fatalmente sei portato a privilegiare il centro e a tagliare fuori le località più periferiche: non è un caso che a lamentare l'esclusione totale siano le province di Foggia e di Taranto, e che la stessa provincia di Lecce si salvi per il rotto della cuffia, solo grazie a Melendugno.
La mappa disegnata da RI-Ciclo in Tour è assolutamente coerente con una visione da Puglie. Il problema è che sono molto pochi i cittadini pugliesi che ragionano in termini di Puglia.
Assicurare una ricaduta equa, omogenea ed equilibrata degli interventi dovrebbe essere una regola aurea, quando si concedono patrocini, o si promuovono iniziative itineranti sul territorio regionale, o si realizzano spot che dovrebbero promuovere la Puglia (e non le Puglie). Ma non succede se non di rado, e non è lanciando anatemi contro quanti pensano che a questo punto i confini della Puglia potrebbero essere proprio quelli disegnati da Corepla che la questione può essere efficacemente affrontata.
Geppe Inserra


domenica 16 luglio 2017

Quel voto sciolto: dopo 180 anni salta la processione dell'Addolorata

Nella foto di Longo, un'antica immagine
di una processione, in corso V.Emanuele
Un altro pezzo di memoria e di tradizione che finisce nel dimenticatoio. Come Lettere Meridiane ha ricordato, pubblicando il dettagliato racconto che dei fatti fece un testimone oculare, Trojano Marulli, ricorreva ieri il 180° anniversario del miracolo della Madonna dell’Addolorata venerata nella Basilica di San Giovanni Battista.
Come riferiscono le cronache dell’epoca, la statua della Vergine prese a lacrimare copiosamente. Nell’immaginario collettivo quel pianto venne associato alla terribile epidemia di peste che stava colpendo dalla città e che sembra si arrestò dopo quel prodigioso evento. Per questo, la Madonna dell’Addolorata viene chiamata a Foggia anche “liberatrice dal colera”.
Per centottanta anni, i foggiani hanno manifestato la loro gratitudine alla Madonna con un’affollata processione, qualcuno sostiene che si sia trattato di un vero e proprio voto. Che sembra essere stato però sciolto.
Per la prima volta, quest’anno la processione non si è tenuta. Inoltre, ogni riferimento al prodigioso evento del 15 luglio 1837 è scomparso dal programma della festa, che si è tenuta a San Giovanni Battista.
Il programma metteva (giustamente) in risalto i mali moderni che angustiano la città, così come fece il colera 180 anni fa: il male metropolitano, le malattie fisiche, il male spirituale. Nessun riferimento, però, a quanto accaduto il 15 luglio di tanti anni fa.
Presso la parrocchia opera una pia unione (versione femminile delle congregazioni) intitolata proprio a quel prodigio, la Pia Unione Addolorata del Colera. Cinque anni fa, per ricordare il 175° anniversario dell’evento venne indetto un Anno Giubilare per ricordare, così si leggeva nella intitolazione “la liberazione dal colera della città di Foggia per intercessione dell’Addolorata della parrocchia sita in piazza Piano della Croce“.
La cerimonia religiosa che aprì l’anno giubilare venne presieduta dall’arcivescovo in persona, che era allora mons. Francesco Tamburino, alla presenza dell’allora parrocco, don Gaetano Marcheggiano.
La scelta di non far svolgere la processione non è stata motivata. Non è difficile, tuttavia, inquadrarla nell’atteggiamento di crescente distacco se non di aperta presa di distanza che la chiesa foggiana sembra avere adottato verso alcune manifestazioni di religiosità popolare e verso l’attività delle confraternite (per la cui riorganizzazione si è svolto di recente un convegno).
Da qualche anno, le chiese non parrocchiali (quelle che vengono mantenute, appunto, dalle confraternite) sono chiuse nella giornata del giovedì santo, sicché la pratica dei cosiddetti “sepolcri” è limitata soltanto alle chiese parrocchiali.
Nel mirino delle autorità religiose potrebbe finire adesso una delle processioni più sentite, quella dei Misteri dolorosi che si svolge il venerdì Santo, e in particolare la fase conclusiva, consistente nell’incontro drammatico tra il sepolcro dove giace il corpo Gesù e la statua della Madonna Addolorata.

sabato 15 luglio 2017

Siamo alle solite: Capitanata esclusa da “RI-ciclo in TOUR”

Vi giuro, cari amici e lettori di Lettere Meridiane, mi sono assolutamente stufato di commentare notizie come questa. Ma alcuni di voi l’hanno segnalata, e dovere di cronaca mi impone di non restare zitto, come pure preferirei.
Siamo alle solite. Dopo l’oscuramento della Capitanata decretato da Pugliapromozione nello spot istituzionale estivo, adesso tocca a “RI-ciclo in TOUR”, una interessante iniziativa sulla raccolta differenziata della plastica che si svolgerà in Puglia dal 19 luglio al 1° agosto.
L’evento è promosso da Corepla (Consorzio Nazionale per la raccolta, il riciclaggio e il recupero degli imballaggi di plastica) con il patrocinio della Regione Puglia e di AGER, l’Agenzia Territoriale della Regione Puglia per il Servizio di Gestione Dei Rifiuti.
Il tour attraverserà 12 comuni pugliesi: Bari, Margherita di Savoia, Giovinazzo, Barletta, Molfetta, Trani, Bisceglie, Polignano a Mare, Monopoli, Ostuni, Mola di Bari e Melendugno. Saranno interessate alla manifestazione tutte le province pugliesi, ad esclusione di quella di Foggia e, forse, prima di concedere il patrocinio la Regione e l'Ager avrebbe dovuto pretende una più equa distribuzione delle diverse tappe del TOUR sul territorio regionale.
Fin qui la notizia. Che non commento, perché sono nauseato. Vi prego di non farlo neppure voi, per evitare il solito stucchevole muro contro muro tra quelli che “i-baresi-sì-che-ci-sanno-fare-e-la-colpa-è-la-nostra” e “adesso-basta-dobbiamo-andarcene.”
È inutile rivendicare i propri diritti. È inutile incazzarsi. È inutile pretendere di essere trattati da pugliesi. È inutile…

Delrio: "La seconda stazione di Foggia utile e importante"

“La seconda stazione di Foggia è importante, e a noi pare anche molto utile. Abbiamo già cominciato a lavorarci tecnicamente. Quindi la risposta emersa dall’incontro è positiva. Adesso dobbiamo cercare le risorse. Ma sono fiducioso che assieme a RFI, agli enti locali, alla Regione, troveremo il modo per dare concretezza a questa che adesso è una ipotesi su cui lavorare.”
Così si è espresso il ministro ai trasporti e alle infrastrutture, Graziano Delrio, davanti ai microfoni di SharingTv, l'emittente foggiana che ha seguito con le sue telecamere l’atteso vertice romano, i cui risultati sembrano aver fatto segnare un bel passo in avanti nella definizione dei problemi del polo ferroviario di Foggia.
La soluzione individuata (la costruzione di una seconda stazione, nella zona del Salice-San Lorenzo in Carmignano, sulla linea AC/AV Napoli-Bari) è la più realistica, perché è la più coerente con la necessità di far quadrare i conti, a fronte dei costi particolarmente ingenti del progetto.
È impensabile che Rfi e Trenitalia possano rinunciare a cuore leggero a un bacino di utenza, quale quello foggiano valutato in circa un milione e 600.000 unità, e che risulta soltanto leggermente inferiore quanto a peso specifico, rispetto a quello dell’area metropolitana. Una cifra importante che viene fuori proprio dal tradizione ruolo di cerniera svolto dal polo ferroviario di Foggia: sulla seconda stazione graviterebbero infatti non soltanto i viaggiatori foggiani, ma quelli di un vasto hinterland comprendente anche ampie zone del Molise, dell’Irpinia, della Basilicata.
Adesso bisogna fare quadrato tutti quanti e, soprattutto, marciare nella stessa direzione, perché le insidie e le criticità non mancheranno. A cominciare dalla questione, tutt’altro che marginale, del reperimento delle risorse finanziarie che però, paradossalmente, dovrebbero già essere disponibili, se si rilegge la storia del progetto.
La seconda stazione nei pressi dell’abitato è infatti resa possibile ripristino della bretella di Incoronata, opera che ha permesso all'azienda ferroviaria di risparmiare un bel po' di quattrini. Come si ricorderà, il progetto originale prevedeva la variante più a sud, all'altezza di Cervaro, con costi assai più elevati. A negoziare con Rfi il ripristino della vecchia bretella, che passa assai più vicina all'abitato e che fu realizzata durante la guerra, per evitare il transito  di merci pericolose, fu Augusto Marasco, allora assessore all'urbanistica della giunta di centrosinistra, guidata da Gianni Mongelli.
Il baffo di Cervaro sarebbe costato 97 milioni. Il ripristino della bretella di Incoronata è venuto a costarne solo 10. C'è una differenza di 87 milioni, che può e deve essere spesa nel territorio, cercando di evitare contrasti e divisioni, che farebbero soltanto il gioco di chi vuol penalizzare Foggia.
Potete guardare qui sotto il servizio messo in onda da SharingTv.

venerdì 14 luglio 2017

D'Emilio: "Con la seconda stazione, Foggia di nuovo polo ferroviario d'eccellenza"

Cerchiate in azzurro, le ipotesi di localizzazione della seconda stazione. In rosso il tracciato della linea ferroviaria AC/AV. Per scaricare l'immagine in hd, cliccare qui.
Sprizza di gioia e di soddisfazione da tutti i pori Francesco D’Emilio, per i risultati raggiunti dal vertice romano sul trasporto ferroviario in provincia di Foggia che ha ufficialmente aperto la strada alla costruzione della seconda stazione di Foggia.
L’assessore comunale all’urbanistica e alla pianificazione e programmazione del territorio è stato tra i primi crederci. E in tempi non sospetti. Quando a parlare del progetto si finiva nell’elenco dei cattivi, accusati di essere quelli che mettevano in discussione la centralità della stazione ferroviaria di Foggia.
Francesco D'Emilio
“Una centralità - commenta - che poteva essere ribadita e rivendicata soltanto facendo il modo che Foggia non venisse bypassata dall’alta velocità. Per questo abbiamo perseguito con convinzione l’idea di una fermata o di una seconda stazione sulla cosiddetta bretella Incoronata, che lambisce l’abitato e che quindi rende possibile la realizzazione della struttura senza eccessivi disagi per la cittadinanza, e in modo da intercettare l’intero bacino potenziale di Foggia.”
La localizzazione proposta da Rfi, e che sarà comunque decisa d’intesa con gli attori istituzionali del territorio, è diversa da quella che ha indicato l’amministrazione comunale. Lei propendeva per ubicarla all’altezza del Campo degli Ulivi, Rfi pensa ad una zona leggermente più a sud, nell’area di San Lorenzo in Carmignano. Lei che ne pensa?

“Le due ipotesi distano poche centinaia di metri l’una dall’altra. Il sito che avevamo indicato è più idoneo qualora si realizzi una semplice fermata. Rfi sembra propendere invece per una stazione vera e propria, che ha evidentemente necessità logistiche diverse. Il sito adiacente a San Lorenzo in Carmignano è maggiormente urbanizzato e di conseguenza già piuttosto servito dal punto di vista infrastrutturale. A me pare importante la condivisione del metodo che è venuta fuori dall’incontro che si è svolto al Ministero. Confronto serio, nessun muro contro muro. Sono ottimista.”

giovedì 13 luglio 2017

Treni, il bacino potenziale di Foggia come quello di Bari

Una rara immagine della stazione di Foggia
quando era al massimo del suo splendore
Fumata quasi bianca per la questione ferroviaria, fumata grigia, per quella dell’aeroporto. Dal vertice romano che ha visto il faccia a faccia tra il ministro dei trasporti e delle infrastrutture, Graziano Delrio, l’Amministratore Delegato di RFI, Maurizio Gentile, e le istituzioni locali (per la provincia di Foggia c’erano il sindaco di Foggia, Franco Landella, il presidente della Provincia, Francesco Miglio, l’On. Colomba Mongiello e l’On. Angelo Cera, il presidente della Camera di Commercio, Fabio Porreca, ed il segretario generale della Cisl, Emilio Di Conza).
Tante e calde le questioni sul tappeto: dal bypass della stazione di Foggia, ai collegamenti con Roma, dalla seconda stazione, al recupero del Gino Lisa come aeroporto di valenza nazionale.
Sulla rimodulazione dell’orario di partenza della Frecciargento Foggia-Roma si vedrà. Per il momento la corsa partirà alle cinque del mattino (o, più precisamente, dell'alba): le parti hanno convenuto che si tratta di un orario ai limiti della praticabilità, anche perché di fatto esclude la possibilità di servire, oltre che i residenti nel capoluogo, l’utenza dei centri viciniori. Ma la possibilità di un diverso orario di partenza passa anche per la disponibilità di “finestre d’ingresso” alla Stazione Termini che risulta al momento abbastanza intasata.
L’aspetto più importante riguarda però la seconda stazione. Delrio ha presentato numeri importanti chiarendo che il potenziale passeggeri dell’area foggiana (stimato in un milione e 600mila unità) è di poco inferiore a quello dell’area metropolitana di Bari.
Insomma non è tale da giustificare privilegi baresi a scapito di quelli foggiani. È un dato importante, che potrebbe giocare a favore di Foggia anche per quanto riguarda il treno diretto Bari-Roma, e che tante polemiche ha sollevato. Come già anticipato da Lettere Meridiane, pare che la Frecciargento che bypassa Foggia stia facendo registrare numeri deludenti. Se il bilancio poco lusinghiero venisse confermato a settembre, molto probabilmente verrà recuperata la fermata di Foggia.
Questi numeri pesanti da parte di Foggia e del suo hinterland spianano la strada alla seconda stazione. Se n'è parlato durante il summit importante, e c'è una differenza importante per quanto riguarda la localizzazione.

mercoledì 12 luglio 2017

Ecco la più antica immagine a colori della Chiesa delle Croci

Sto sperimentando, da qualche giorno, la colorizzazione delle antiche foto in bianco e nero applicata a vecchie cartoline. I risultati sono particolarmente apprezzabili e, in qualche caso, vanno al di là delle più rosee aspettative. Come nel caso della fotografia che Lettere Meridiane regala oggi ad amici e lettori, e che riguarda una vecchia immagine della Chiesa delle Croci.
La fotografia originale è stata scattata nei primi anni del secolo scorso, a giudicare dal fatto che l'area retrostante la chiesa appare del tutto priva di abitazioni e di altre costruzioni, sorte in seguito, tra gli anni Venti e gli anni Trenta del secolo scorso.
La colorizzazione è stata ottenuta con la tecnica di cui abbiamo già parlato (che prevede l'utilizzazione di sofisticati strumenti di intelligenza artificiale), integrata, in questo caso, da ritocchi a mano.
Si tratta con ogni probabilità della più antica immagine a colori della Chiesa delle Croci.
Potete scaricare l'immagine a colori e quella originaria, in bianco e nero, in alta risoluzione utilizzando i collegamenti alla fine del post. Curiosamente la fotografia originale (che potete scaricare più avanti, è intitolata con un evidente errore: Foggia, Piazza XX settembre.
Ricordo che Lettere Meridiane regala tutti i giorni, nel periodo estivo, ad amici e lettori una antica fotografia "colorizzata".
Trovate le precedenti qui.



La bellezza è silenziosa. È coraggiosa. Resiste. (di Francesco A.P.Saggese)

Qualche volta ho provato a raccontare come un paese possa morire.
Le pugnalate che gli uomini nel tempo possono infliggergli sono tante e di diverso tipo.
In questi giorni penso a come sia forte l’odore del sole d’estate impregnato alle finestre con i vetri rotti in qualche via abbandonata dei nostri rioni antichi, o a come la sua luce intensa si stenda su molte delle pietre usurpate da mani violente.
Penso pure a tutta la polvere che si è accumulata sulla memoria dei nostri Padri, quando sfoglio le pagine della Fisica Appula di Manicone o quelle de La figlia di Maso di Maselli.
Abbiamo preferito il cemento, siamo stati vinti dalle tarme e dalla muffa, abbiamo abbandonato i pastori, non sentiamo più il rumore degli zoccoli dei muli.
Ma la bellezza non ci ha ancora abbandonati, non è scappata per sempre.
È lì. Si è fatta piccola piccola, a tratti anche millimetrica, ma c’è.
La puoi ancora toccare, puoi girarle intorno, puoi vederla ancora diroccata in una piana, puoi sentirne l’odore, puoi anche vederla camminare per le strade. Con la bellezza ci puoi parlare, a volte la vedi con un grembiule seduta davanti all’uscio di casa, altre volte mentre impasta acqua e farina, altre mentre canta, altre ancora mentre si fa in quattro per mettere su qualcosa per tutti.
La bellezza è silenziosa. È coraggiosa. Resiste.
Ed è qui che trovo la storia di Pasquale che ha deciso di aprire il suo Studio fotografico alle porte del Centro Storico di Vico.
Riesco a strappargli di bocca qualche parola, perché preferisce raccontare il tempo con la sua macchinetta che porta sempre appesa al collo, come se fosse una sua appendice naturale, e lo zainetto sulle spalle.

Cornuti e mazziati: l'assessore Capone al contrattacco

A sentire l’intervista rilasciata da Loredana Capone a SharingTv, in occasione della conferenza stampa di presentazione del Carpino Folk Festival, viene fatto di pensare che l’assessora regionale alla industria turistica e culturale, il contestatissimo spot di Pugliapromozione che dovrebbe mettere in vetrina l'immagine della Puglia nella estate 2017, non lo ha neanche visto, ma glielo hanno solo raccontato.
Sentite cosa ha detto la vicepresidente del governo regionale pugliese sulle polemiche esplose dopo la pubblicazione su YouTube dello spot “Puglia  lo spettacolo è ovunque” che vede la Capitanata quasi del tutto oscurata. La sola “citazione” è rappresentata dalla splendida ricostruzione della basilica paleocristiana di Siponto di Edoardo Tresoldi, di cui però non viene specificato dove sia, in quanto non viene neanche menzionata dei titoli di coda.
Ma tutto questo l’assessore Capone sembra non saperlo. O di averlo dimenticato.
Davanti ai microfoni di SharingTv passa al contrattacco, accusando senza neanche tanti giri di parole i cittadini e gli amministratori locali della provincia di Foggia:
“Se davvero i cittadini e i rappresentanti dei vostri luoghi valorizzassero consapevolmente il loro territorio, tutto andrebbe molto meglio, e la crescita culturale sarebbe maggiore, perché sottovalutare l’importanza della porta del Gargano che è Siponto (sic, al massimo Manfredonia, n.d.r.), con la sua bellezza, con il suo fatto di essere un luogo culturale, significa in realtà non promuovere bene il proprio territorio. Noi abbiamo voluto rappresentare Siponto come luogo d’eccellenza che guida il Gargano, non solo per il mare e per le bellezze naturalistiche, ampiamente riconosciute (ma del tutto escluse dallo spot, n.d.r.) ma anche per l’attività culturale. Infatti la sfida è far utilizzare quei monumenti, come la Cattedrale di Siponto che ha vinto un premio eccezionale, ma anche i monumenti presenti nei Monti Dauni, così come i monumenti presenti oggettivamente in tutto il Gargano (anche questi completamente assenti dallo spot, n.d.r.) . D’altra parte è di questi giorni il riconoscimento Unesco per la Foresta Umbra (anche questa non mostrata nelle immagini dello spot, n.d.r.) che si aggiunge alla valorizzazione di altre località del Gargano che abbiamo fatto in vari spot.”
Chiedo scusa agli amici e ai lettori di Lettere Meridiane per l’eccessivo ricorso a “n.d.r.” ma chi avesse ascoltato le parole dell’assessore Capone senza aver visto lo spot avrebbe potuto essere facilmente tratto in inganno. La verità è che diversamente da quanto sostiene la vicepresidente nessuno ha mai sottovalutato l’importanza della ricostruzione della basilica paleocristiana che effettivamente costituisce una delle più suggestive location dello spot. La protesta riguarda proprio la esclusione dai titoli di coda, sicché la basilica c’è, ma non si vede. Ed è grave: omettere la chiara indicazione di una location in uno spot di promozione turistica significa non valorizzarla, o non volerla valorizzare.
Lo stesso discorso vale per le dichiarazioni dell’assessore Capone circa “il mare e le bellezze naturalistiche, ampiamente riconosciute” del Gargano, “i monumenti presenti nei Monti Dauni", così come "i monumenti presenti oggettivamente in tutto il Gargano” ed infine la Foresta Umbra ed il suo riconoscimento quale patrimonio dell’umanità.
L'assessore li cita, ma nello spot non ci sono e, onestamente, ci vuole uno sforzo di fantasia notevole per immaginare che tutto questo possa essere evocato da una ballerina che danza all’interno della installazione di Tresoldi, la cui localizzazione viene peraltro omessa nello spot.
Le dichiarazioni dell’assessore dimostrano una sola cosa: che dalle parti della Regione si deve ritenere che gli abitanti della Daunia portino ancora la sveglia al collo e l'anello al naso, se si può capovolgere così disinvoltamente la realtà.
Commentando le dichiarazioni, il direttore di SharingTv, Domenico Di Conza osserva:

martedì 11 luglio 2017

La magia di un tramonto vintage a Rodi Garganico

Ci sono posti e immagini in cui la tecnica della colorizzazione delle antiche foto in bianco e nero offre il meglio di se stessa. Scherzando si potrebbe dire che sono i posti dove, essendo i colori più veri e vivi, anche quando venivano compressi nel bianco e nero delle vecchie pellicole, non perdevano la loro brillantezza, sicché basta il potente algoritmo dell'intelligenza artificiale a restituire loro il colore originario. Uno dei questi luoghi è Rodi Garganico.
Guardate che spettacolo, quest'antica cartolina del belvedere di Rodi: un tramonto catturato dall'ignoto autore della fotografia nel momento migliore, quando il sole offre ancora quel tanto di luce sufficiente a disegnare un paesaggio d'incanto, con le ombre che fanno presagire una notte serena e magica.
La colorizzazione restituisce alla perfezione questo tripudio di luci che inseguono ombre, e raccontano un incanto senza tempo.
Ricordo che Lettere Meridiane regala tutti i giorni, nel periodo estivo, ad amici e lettori una antica fotografia "colorizzata".
Trovate le precedenti qui.
Qui sotto invece, potete scaricare l'immagine colorizzata e quella originaria, in bianco e nero, in alta risoluzione.




Puglia matrigna, monta la protesta

Diventa bipartizan il fronte della protesta dauna contro la campagna pubblicitaria di Pugliapromozione che ha quasi del tutto oscurato la provincia di Foggia nello spot istituzionale “La Puglia è tutto uno spettacolo”. Anzi, ancora più che bipartizan, perché se ci può stare che Giandiego Gatta, consigliere regionale di Forza Italia, Rosa Barone, consigliera regionale del M5S, e il presidente della provincia nonché sindaco di San Severo, Francesco Miglio (sostenuto da maggioranze di centrosinistra) concordino sulla (ennesima fregatura) comminata alla Capitanata, che sull’argomento si ritrovino lo stesso Miglio e il suo storico rivale Dino Marino (Pd doc, e anche lui sanseverese), è davvero cosa che fa notizia. Del tipo l’uomo che morde il cane.
Scherzi a parte, chi pensava che le polemiche fossero limitate alle effervescenze dei gruppi del social ha di che ricredersi: il malumore e il disappunto per l'opinabile spot di Pugliapromozione stanno conquistando uno spessore politico sempre più consistente.
La prima voce di protesta istituzionale a levarsi è stata quella di Giandiego Gatta, vicepresidente del consiglio regionale: “Puglia, ‘lo spettacolo è ovunque’, tranne che nel Gargano e in tutta la Capitanata, secondo la Giunta regionale. Scorci incantevoli che propongono un Salento da favola, ma anche arte e cultura di tutto il territorio fino a Bari. A parte, appunto, il nord della Regione (se non una velocissima ripresa della Basilica di Santa Maria Maggiore di Siponto). Eppure, giova ricordare che proprio la provincia di Foggia ospita la regina del turismo pugliese, ovvero Vieste, prima località per numero di presenze estive. E non è l’unica perla della Capitanata, che annovera moltissimi luoghi che ogni anno aumentano il loro appeal sul mercato nazionale ed internazionale. È vero - ha concluso Gatta - il titolo di questa campagna, ‘Puglia, lo spettacolo è ovunque’, ma è anche vero che risulti ormai insopportabile, grave ed ingiustificata, questa costante disattenzione verso un territorio ambito dai turisti di tutto il mondo e trattato con pochissimo riguardo dal governo regionale”.
Qualche ora dopo la presa di posizione di Gatta, ecco quella della consigliera regionale Rosa Barone, del M5S: “per la Regione Puglia, per Pugliapromozione, non esistono il Gargano, le Tremiti, la Foresta Umbra, Monte Sant'Angelo, i Monti Dauni, ma siamo appendici inutili e da non promuovere. Non è certo il primo gesto di scortesia e dimenticanza per un territorio che resta il più visitato, e che ci batteremo per difendere e promuovere, nonostante una Regione matrigna.”
Non le manda a dire nemmeno il presidente della Provincia, Francesco Miglio, che ebbe nella sua giunta a San Severo, come assessore alla sicurezza e alla legalità, proprio l’attuale governatore regionale Michele Emiliano. Miglio punta il dito contro lo spot, sottolineando che “non è assolutamente bilanciato, poiché riserva un ruolo davvero marginale all’intera Capitanata. Devo sottolineare con orgoglio che in nessun'altra zona d’Italia, e credo d’Europa, vi sia la stessa varietà ambientale, paesaggistica e culturale della provincia di Foggia.
Dall’arcipelago delle Isole Tremiti, alle lagune di Lesina e Varano, dal Parco Nazionale del Gargano al Tavoliere, per arrivare ai Monti della Daunia, è tutto un variegato scenario di incomparabile bellezza e di paesaggi diversi…magici."
Miglio conclude chiedendo “che la Capitanata, senza prevaricare alcuna zona del territorio regionale, trovi il suo meritato e doveroso spazio.”
Dino Marino lancia una iniziativa social, pubblicando sul suo profilo di Facebook una serie di fotografie della Capitanata di grande bellezza, e proponendo la costituzione di una comunità virtuale che faccia quadrato per difendere gli interessi della Capitanata. “La Capitanata è bella di suo, ma quelli di #weareinpuglia non ci promuovono, facciamolo noi. Riempite i Social di queste meravigliose immagini del #Gargano, queste sono solo alcune foto, pubblicate le vostre, costruiamo il #FronteCapitanata.”

Pellegrini a colori, sulla strada (per l'Incoronata?)

Tra le cose che amo di più del social network c’è la sua potenzialità quale strumento privilegiato per raccogliere e sprigionare memoria. Non è un caso che tra i gruppi più frequentati e attivi di Facebook figurino quelli che si occupano di fotografie antiche, che vengono condivise dagli utenti e diventano così elementi fondamentali di quella nuova disciplina che è la public history, ovvero memoria condivisa, che si avvale di strumenti non convenzionali, come appunto le fotografie d’epoca.
Tra i gruppi che svolgono al meglio questo ruolo, spicca senz’altro "Troia (FG) - La mia città e la mia gente nelle foto antiche" fondato ed animato da Francesco Sciarrillo, cultore di storia troiana e appassionato ricercatore di tracce e testimonianze del passato, come ne ho incontrati pochi nella mia vita. È autore di un pregevolissimo studio sui due quadranti della porta bronzea del castello Maschio Angioino di Napoli che raccontano due episodi nevralgici della storia del Mezzogiorno, occorsi proprio a Troia: la battaglia che vi si svolse il 9 agosto del 1462 e la successiva Presa di Troia, che segnò la fine della guerra e la vittoria di Ferrante d'Aragona su Giovanni d'Angiò. Lo studio di Sciarrillo si fa ammirare non soltanto per il rigore con cui è svolto, ma per il metodo che rende la sua fruizione particolarmente godibile ed accattivante, anche per i non addetti ai lavori.
È la stessa filosofia che sorregge l'attività del gruppo, che non si limita a raccogliere fotografie vintage, ma svolge anche un’approfondita azione di intelligence sulle foto, riconoscendo i personaggi che vi sono raffigurati, ricollocandoli nel loro contesto, insomma recuperando, immagine dopo immagine, pezzi importanti della memoria collettiva della città.
Da qualche giorno, Sciarrillo ha lanciato un’altra bella e interessante iniziativa: “Alla ricerca del volto nascosto”, che così ha presentato: “Dalle numerose foto antiche che possiedo, estrapolerò alcuni visi di persone a me sconosciute, personaggi secondari rispetto ai soggetti a cui erano dirette le foto. Magari riconoscerete i vostri antenati, genitori, parenti o amici. Proviamo questa nuova avventura.”
Le risposte non si sono fatte attendere. Sfogliando le diverse fotografie, sono rimasto particolarmente colpito da una, quella che vedete in alto, che deve avere cent’anni, o giù di lì.
Mostra un gruppo di pellegrini in viaggio, lungo la strada che da Troia conduce a Foggia. Il corteo è aperto da un uomo che regge un Crocifisso e chiuso da alcune donne che reggono sul capo degli involucri, verosimilmente contenenti i vettovagliamenti per il viaggio o offerte da lasciare nel luogo di destinazione. È possibile che il gruppo si incammini verso il Santuario dell’Incoronata, essendo la devozione verso la madonna nera particolarmente diffusa a Troia.
La stupenda fotografia mostra un pezzo di paese che ormai non esiste più: sulla sfondo si nota Palazzo San Domenico con le caratteristiche mura normanne. Sulla destra si vedono, invece, le splendide edicole della chiesa delle Croci. Le edicole non ci sono più, mentre la chiesa è stata da poco ristrutturata.
Ho pensato di applicare alla suggestiva fotografie le tecniche di colorizzazione che da qualche mese Lettere Meridiane sta sperimentando e che stanno incontrando l’attenzione di amici e lettori.
Il risultato è a dir poco entusiasmante, così che assieme all’amico Sciarrillo abbiamo pensato di condividerlo sia sul gruppo che sul blog.
Per scaricare l’immagine “colorizzata” e quella originale in bianco e  nero ad alta risoluzione utilizzate i collegamenti sotto.




lunedì 10 luglio 2017

Facciamo della Capitanata un territorio smart (di Michele Lauriola)

Prosegue il confronto sul botta e risposta tra Geppe Inserra ed Enrico Ciccarelli sul tema baricentrismo e foggianesimo. Interviene oggi Michele Lauriola, già dirigente tecnico del Comune di Foggia, fondatore e promotore della rete Pro Capitanata, che riflette sulla necessità che la Capitanata diventi una comunità smart.
Per leggere o rileggere gli interventi precedenti:
* * *
Provo a capovolgere l'immagine dello Spazio Capitanata e dico che tutte le persone delle comunità di questo spazio sono “smart”. Qual è il significato di questo parola? Nello specifico, si tratta di un aggettivo inglese come si legge su vari testi, che può essere tradotto in rapido, veloce, abile, acuto, brillante, sveglio, intelligente, ma anche alla moda ed elegante. Sì. Le persone di queste comunità si contraddistinguono per tutte queste qualità. Proviamo a chiederlo a chiunque e ci accorgiamo che è proprio così. E lo sono anche tutte le altre persone delle restanti comunità delle province del SUD.
Il SUD, la Capitanata, quindi, sono ‘smart territory’. No. L'aggettivo “smart”, infatti, se riferito alle persone difetta di una qualità, “innovativo” . Una persona abile, acuta, brillante, sveglia, intelligente, in realtà, non dovrebbe difettare di questa ulteriore qualità. Non è così. Le persone delle comunità del SUD, della Capitanata non riescono a comunicare in modo comunitario con l'ambiente per cogliere istantaneamente le informazioni su tantissime cose come le bellezze e le ricchezze che caratterizzano questi territori. Se lo fanno non lo fanno tenendo conto che Smart territory significa un ‘governo diverso del territorio’, che grazie ai nuovi modelli di partecipazione consente di pensare e progettare il territorio dal basso.
Perché?
I territori del SUD, il territorio della Capitanata non sono intelligenti. La tecnologia, la partecipazione, l'integrazione e l'interoperabilità, con l’idea di costruire territori sostenibili e fornire servizi di alta qualità per le comunità sono una prerogativa esclusiva di interessi di parte, di pochi. Opportunismo per pochi piuttosto che opportunità per tutti.
Il SUD, la Capitanata, per contro, sono fra i territori che potrebbero godere di più dei vantaggi dell’essere ‘smart’, con la messa in rete di informazioni.
La tecnologia può aiutare l’uomo, ma va guidata, per questo sarebbe utile, prima di tutto, un Patto Sociale che comprenda l’obiettivo per un territorio, come la Capitanata, di divenire comunità smart, e non solo persone smart.
In Capitanata si parla già di Smart Territory dal 2009: l’idea di un territorio intelligente, dove Sistema Sociale, Sistema Politico e Sistema Produttivo fanno RETE, solidarizzano per uno sviluppo sostenibile, strategico, integrato e innovativo, evolve verso forme di interessi non più di pochi ma di aggregazioni, come RETE Sistema Produttivo Agricolo Capitanata.
E, vivaddio, su questa strategia la Capitanata non è seconda a nessuno. È il primo territorio provinciale del SUD e dell'Italia ad aver imbroccato la strada di una comunità “smart” con il progetto Pro Capitanata.
L'italia senza SUD, Società Unita Democratica, non va da nessuna parte.
Se volete approfondire, trovate utili informazione sul sito ProCapitanata, a questo link.
Michele Lauriola

domenica 9 luglio 2017

Pugliapromozione oscura la provincia di Foggia. E noi sommergiamola di "non mi piace"

Una simpatica famigliola composta da padre, madre e una ragazza giunge all’aeroporto (manco a dirlo, quello di Bari Palese) e trova ad accoglierla nientemeno che un direttore d’orchestra, che dà inizio ad una sinfonia che accompagna i tre turisti nel loro tour pugliese. Si comincia da Alberobello, per passare ai centri storici di Presicce, Locorotondo e Monopoli, dove la famiglia di turisti incontra artisti di strada, musicisti e acrobati, perché “in Puglia lo spettacolo è ovunque”.
Ovunque, ma non in provincia di Foggia.
Quel che vi abbiamo raccontato è il plot del nuovo spot turistico della Regione Puglia, realizzato da Pugliapromozione, sotto l’egida dell’assessora regionale all’industria turistica e culturale, Loredana Capone.
I "credit" che escludono del tutto la Capitanata
Con buona pace di quanti si affannano a sostenere che non è vero che i baresi e i salentini pensano soltanto alla promozione dei loro territori, la Capitanata è praticamente assente dallo spot regionale. Per la verità, nella sequenza forse più suggestiva dell’intero videoclip si vede una ballerina che danza di notte nella splendida installazione della basilica paleocristiana realizzata a Siponto da Edoardo Tresoldi. Ma la localizzazione di questo gioiello d’arte e di archeologia viene allegramente omessa nei crediti finali. Manfredonia c'è, ma non si vede. Come accade anche per le Isole Tremiti colte di sfuggita con una ripresa aerea dal faro, che potrebbe essere stata girata dovunque.
Non c’è il resto del Gargano. Non c’è Vieste ovvero la cittadina pugliese che vanta il più alto numero di arrivi e presenze. Non ci sono Monte Sant’Angelo e la Foresta Umbra, che pure sono patrimoni dell’umanità tutelati dall’Unesco, e non c’è San Giovanni Rotondo, riconosciuta capitale del turismo religioso nel Mezzogiorno. E non ci sono i Monti Dauni... i Grifoni di Ascoli Satriano, le città d'arte di Lucera e Troia, e via dicendo.
Intanto sta suscitando sempre più adesioni l'appello lanciato qualche giorno fa da Lettere Meridiane, che invitava i cittadini di Foggia e della Capitanata a manifestare, nel modo più democratico possibile, il disappunto verso l’improvvido e parziale spot di Pugliapromozione.
L'invito era di andare, alla pagina di YouTube che ospita il video (la trovate a questo collegamento) e cliccare sul pulsante del “pollice verso”. Oggi i "non mi piace" hanno superato i "mi piace". Ben strano destino, per uno spot che dovrebbe incrementare l'attrattività pugliese.
Se non l'avete già fatto, cliccate sul link ed esprimere la vostra protesta facendo clic su "non mi piace".
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