lunedì 31 luglio 2017

Foggia che non c'è più: Borgo Scopari (a colori)

La foto colorizzata che Lettere Meridiane regala oggi ad amici e lettori riguarda un pezzo di Foggia che non esiste più: Borgo Scopari, il rione che sorgeva negli anni Trenta nel cuore della città, dove si trova oggi via Dante.
La fotografia è stata realizzata dal foggiano Rodolfo Longo, ed è custodita nel Fondo Ester Loiodice della Biblioteca Provinciale di Foggia.
A causa delle cattive condizioni igienico sanitarie in cui versava l'intero rione fu sottoposta ad una radicale e grandiosa operazione di bonifica, che finì sui giornali e sulle riviste specializzate dell'epoca, dando luogo anche ad un appassionato e intenso dibattito tra gli addetti ai lavori.
Ho raccontato la storia in una specifica lettera meridiana, che potete leggere cliccando qui. A questo link potete vedere anche altre immagini del borgo e scaricare copia della rivista Urbanistica che, nel 1939, raccontò nei dettagli il progetto.
Il colore restituisce vita a questo pezzo della città che oggi non esiste più.
La colorizzazione è stata effettuata utilizzando la tecnica di Satoshi Iizuka, Edgar Simo-Serra e Hiroshi Ishikawa (Let there be Color!: Joint End-to-end Learning of Global and Local Image Priors for Automatic Image Colorization with Simultaneous Classification).
Trovate le immagini "colorizzate" precedenti qui.
Qui sotto, invece, i collegamenti per scaricare le foto offerte oggi, in alta risoluzione.

Quando i cinematografi finivano sulle cartoline

Qualche giorno fa, vi ho raccontato del Cinema Diana di Troia, mostrandovi una foto dell'esterno, colorizzata con le tecniche di intelligenza artificiale, grazie alle quali Lettere Meridiane sta regalando ad amici e lettori, durante il periodo estivo, foto d'epoca originariamente in bianco e nero, che ritrovano il colore di una volta.
Sono riuscito a trovare on line una rara immagine dell'interno del Cinema Diana che negli anni Novanta venne demolito per far posto a civili abitazioni, seguendo la sorte che in quegli anni toccò a tante altre sale della provincia di Foggia.
Si tratta di una cartolina, particolarmente eloquente, perché dimostra cosa fosse per le piccola città come Troia il cinema. Assai più di un contenitore culturale, assai di più di un luogo dove la settima arte regalava sogni ed emozioni.
Un cinema era anche il biglietto da visita di una cittadina, al punto tale - se era bello e grande come il Diana - veniva ostentato sulle cartoline, al pari della Cattedrale, della Villa e dei monumenti più significativi.
E anche le dimensioni non scherzavano: come l'immagine documenta, tra platea e galleria, il Diana aveva una capienza di circa 600 spettatori. Nessuna sala a Foggia e provincia (anche per effetto delle norme di salvaguardia della sicurezza che sono intervenute nel frattempo)
Oggi nessuno si sognerebbe di immortalare una multisala in una cartolina. I cinematografi sono diventati luoghi in cui si celebrano i fasti della civiltà dei consumi, e lo stesso cinema è diventato un oggetto di consumo.
Per scaricare la cartolina ad alta risoluzione, cliccate qui.

domenica 30 luglio 2017

Masseria Pantano cade a pezzi: nuovi crolli

Masseria Pantano va incontro al suo destino. Che purtroppo difficilmente sarà diverso da quello di una progressiva ma ineluttabile distruzione. La precarietà di questo bene storico e culturale è stata recentemente aggravata da alcuni crolli che sono stati prontamente documentati da Fabrizio Jamie De Lillo, il videoblogger foggiano il cui video d'esordio riguardò proprio questo luogo particolarmente simbolico della città.
Secondo alcuni, la Masseria sarebbe stata costruita da Federico II. Altri studiosi collocano il sito della Regia Masseria a qualche chilometro di distanza, vicino ad un altro luogo fortemente identitario, ed altrettanto fatiscente: San Lorenzo in Carmignano.
Il valore architettonico e culturale della Masseria Pantano è indubbio, ma per valorizzarla occorrerebbero iniziative coordinate, finanziamenti, studi approfonditi che è difficile, se non impossibile, reperire.
Intanto il tempo passa, e la Masseria crolla. Pezzo dopo pezzo. Le fotografie estratte da un breve video girato da Fabrizio Jamie De Lillo mostrano evidenti macerie, determinate probabilmente dal crollo di uno dei muri perimetrali. Difficile dire quando l'episodio si è verificato, perché durante l'anno il sito è coperto da una fitta vegetazione spontanea, che nasconde il suolo.
Se non verrà fuori un serio progetto di salvaguardia e di recupero tra qualche anno, di Masseria Pantano resterà solo il ricordo e qualche bella immagine.

sabato 29 luglio 2017

Ma è la Daunia o l'Umbria? Lo sguardo che vola di De Lillo si posa su Accadia...

Rione Fossi, ad Accadia, è uno dei posti più magici della Puglia e della Capitanata. È un rione d'impianto medievale che coincide con la parte più antica dell'abitato del paese dei Monti Dauni. Ricorda i Sassi di Matera in quanto molte abitazioni sono state costruite sopra cavità naturali.
Colpito da diversi terremoti nel secolo scorso si è via via spopolato. Su Google viene definito città fantasma. Ma ha conservato integro l'incanto che regala a quanti camminano nelle sue stradine e nei suoi vicoli, quasi tutti praticabili perché l''amministrazione comunale di Accadia è da anni impegnata nelle attività di recupero e di restauro.
Un luogo così intriso di fascino, di passato e di poesia non poteva passare inosservato allo sguardo che vola di Fabrizio Jamie De Lillo, il videoblogger foggiano che con il suo drone cattura e regala ai suoi followers immagini del tutto inedite che svelano gli angoli meno conosciuti e più struggenti del territorio dauno.
In collaborazione con il Comune di Accadia e con Lettere Meridiane, Fabrizio sta lavorando alla realizzazione di un video su Accadia e Rione Fossi che promette di essere tra le cose più interessate che abbia girato fino ad oggi, come testimonia l'anteprima che trovate più sotto.
In certe sequenze si ha l'impressione di non trovarsi nei Monti Dauni ma tra le colline dell'Umbria. Fabrizio De Lillo conferma la sua impareggiabile capacità di catturare e svelare la bellezza.
Il video integrale verrà presentato in un evento che si terrà ad Accadia, nelle prossime settimane. Per il momento guardatevi questa breve ma intensa preview. Amatela. Condividetela.


Quando un'antica foto racconta un'epoca

Per tutta l’estate, Lettere Meridiane regalerà ad amici e lettori un’antica fotografia, all’origine in bianco e nero, colorizzata attraverso tecniche di intelligenza artificiale. La foto di oggi mostra un insolito panorama di Foggia, ed è una testimonianza eloquente di come un’antica fotografia, se opportunamente “letta” (e non solo guardata) possa offrire informazioni preziose, e raccontare un’epoca.
Vi confesso che quando l’ho vista la prima volta ho dovuto faticare un po’ per orientarmi e capire da quale punto della città la foto fosse stata scattata. Ma basta pensarci un po’ ed osservare alcuni dettagli, che il rebus è bell’e risolto.
Sulla sinistra si notano due edifici di particolare grandezza: l’attuale sede dell’agenzia regionale per l’ambiente (Arpa) e Maria Grazia Barone. Al centro si notano i giardini antistanti la casa di riposo. Dovevano essere stati appena realizzati: mancano, infatti, le due fontane, costruite evidentemente qualche anno dopo.
La foto dev’essere stata dunque scattata dal balcone o dal terrazzo di un palazzo di corso Roma che si affaccia o si affacciava sul versante di via De Stisi.
Guardando attentamente i fabbricati più alti, che si stagliano sulla linea dell’orizzonte, è possibile datare la fotografia con una certa precisione.
Si notano distintamente i profili del Municipio e della Cattedrale. Il terzo “dente” sulla destra è il grattacielo di piazza Oberdan (di fianco al Teatro Giordano). Siamo nel pieno della ricostruzione post-bellica: la presenza del primo grattacielo foggiano fa pensare che la foto sia stata realizzata all’inizio degli anni Sessanta.
Due altri particolari interessanti. In primo piano si nota un bel terrazzino, riccamente arredato e adornato di piante, ricordo degli anni in cui le terrazze venivano vissute più intensamente di quanto non accada oggi. Allora non esistevano i climatizzatori e balconi e terrazze erano l’unico spazio in cui si potesse trovare refrigerio.
Secondo particolare. Notate le chiome degli alberi, che spuntano nel giardino dell’attuale sede dell’Arpa (che era prima invece il cosiddetto Centro Igiene)? Già da allora cominciavano ad ergersi possenti. Si tratta di quegli alberi che sono stati brutalmente “potati” qualche settimana fa, ai quali abbiamo dedicato un’apposita lettera meridiana, che potete leggere qui.
Nonostante le incombenze della ricostruzione, i nostri  genitori e progenitori mostravano un’attenzione ai particolari, alla bellezza, che forse oggi non possediamo più.

venerdì 28 luglio 2017

Carmela Panico ai giovani: "Fate politica, difendete i vostri diritti"

Otto anni fa, il 28 luglio del 2009, si spegneva Carmela Panico (a sinistra nella foto, con Baldina Di Vittorio), prima donna in provincia di Foggia a diventare dirigente sindacale, nella temperie politica e morale dell’immediato dopoguerra.
Il 19 maggio dello stesso anno, nell’aula magna della Facoltà di Economia e Commercio gremita di studenti di scuola media superiore, Carmela pronunciò il suo ultimo discorso pubblico.
Si trattava della manifestazione conclusiva del Laboratorio della Memoria promosso dallo Spi Cgil, ultima organizzazione sindacale in cui Panico ha militato, dopo lunghi decenni trascorsi nella Federbraccianti. Il tema del laboratorio di quell'anno era Generazioni a confronto.  Nonostante la malattia che l'affliggeva, questa grande donna non si sottrasse alla sfida e tenne un discorso intenso, memorabile, in cui parlò del ruolo del sindacato, della necessità che i giovani tornino a partecipare e a fare politica, dell’urgenza di difendere sempre i diritti.
Potete guardarlo qui sotto. È un documento di grande spessore umano, morale e culturale.
Se volete approfondire, alla fine del post trovate i collegamenti ad altre lettere meridiane dedicate a Carmela Panico.

La magia dei cinematografi di una volta: il "Diana" di Troia

Quando un posto in cui hai vissuto momenti belli e importanti della tua vita cessa di esistere, è come se una parte di te stessa venisse meno: d’ora in poi non potrai tornare in quel posto se non con la memoria che diventerà sempre più sbiadita. Non potrai più portarci figli e nipoti e raccontare loro: “Io, qui, un giorno…”
È così che l’urbanizzazione trasforma le città in tristi ed anononime sequenze di grigie scatole di cemento.
Il posto che mi manca più di tutti è quello che vedete nella foto sopra: il cinema Diana di Troia, e chissà quanti troiani, tra i più giovani, lo riconosceranno. Era uno dei più grandi, moderni e confortevoli dell'intera provincia, ma ha seguito la sorte di tantissimi altri cinematografi della provincia di Foggia: l’avvento della televisione prima e delle multisale poi ha reso obsoleti i cinema di provincia e tutti, o quasi, sono stati sostituiti da palazzi, banche, uffici e via dicendo.
Al cinema teatro Diana di Troia sono particolarmente affezionato, perché è qui che è nato il mio rapporto ormai pluridecennale rapporto con la città del rosone e soprattutto con i suoi meravigliosi abitanti.
Una storia cominciata per caso, quando Vincenzo De Santis, vulcanico tipografo, giornalista, editore e all’epoca dei fatti responsabile della Pro Loco, invitò me e la mia compagnia teatrale, la Comunità Nuovo Teatro, a mettere in scena Cinque serpi in cambio di un impero, dramma storico di un grande scrittore e cultore di cose locali, quale Vincenzo Bambacigno.
Nella messinscena, diretta da Edgardo Longo indossavo i panni di Riccardo Fiamma, un umile ciabattino, marito di Lucinda Del Gaudio, l'eroina del dramma, interpretata da Marina Vitone.
Bastò la prima battuta - e l'istantanea reazione del pubblico - a rivelarmi l’anima profonda e particolare, disincantata e dissacrante dei troiani.
Ad aprire la recita era proprio Riccardo, che si presentava in scena offrendo i propri servigi in strada, in dialetto troiano: “U cconza scarpe, u cconza scarpe... Chi ten scarpe d’accunzà?!”
Avevo scrupolosamente provato e riprovato la battuta direttamente con Vincenzo Bambacigno, che mi aveva pazientemente spiegato come  la “a” finale  si dovesse pronunciare chiusa.
Non avevo mai recitato in dialetto, figurarsi poi in un dialetto non mio, come quello troiano.
Quando si aprì il sipario confesso che mi prese una certa emozione per quella battuta dialettale. Comunque, entrai in scena e la pronunciai, così come mi aveva spiegato Bambacigno: “U cconza scarpe, u cconza scarpe... Chi ten scarpe d’accunzà?!”
La risposta del pubblico non si fece attendere, e su come dovente accade a Traoia quanto mai salace: “Je tenesse na mezza sol…” e via risate generali. La cosa non mi turbò: anzi quella battuta mi dette coraggio perché voleva dire che gli spettatori avevano capito il mio dialetto. E mi dette modo di capire ed amare lo speciale modo d’essere degli ineffabili troiani, magnifici, stupendi figli di Troia…
E allora mai come oggi, la colorizzazione delle foto antiche che sta occupando l’estate di Lettere Meridiane mi provoca il classico groppo al cuore: è come se il passato tornasse a colorarsi. Come se il Cineteatro Diana (che vide la Comunità Nuovo Teatro tornare a Troia anche l’anno successivo con Terrore e miseria del Terzo Reich di Bertolt Brecht) tornasse a riempirsi di parole, di suoni e di emozioni.
Potete scaricare l'immagine a colori e quella originaria, in bianco e nero, in alta risoluzione utilizzando i collegamenti alla fine del post.
Ricordo che Lettere Meridiane regala tutti i giorni, nel periodo estivo, ad amici e lettori una antica fotografia "colorizzata".
La colorizzazione è stata effettuata utilizzando la tecnica di Satoshi Iizuka, Edgar Simo-Serra e Hiroshi Ishikawa (Let there be Color!: Joint End-to-end Learning of Global and Local Image Priors for Automatic Image Colorization with Simultaneous Classification).
Trovate le immagini "colorizzate" precedenti qui.
Qui sotto, invece, i collegamenti per scaricare le foto offerte oggi.

giovedì 27 luglio 2017

Bacchelli racconta le Puglie e il Gargano

Una foto d'epoca del lago di Varano
Riccardo Bacchelli tornò in Puglia per incarico de La Stampa nel 1950, dopo che più di vent'anni prima, aveva dedicato alla provincia di Foggia tre splendidi reportage (potete rileggerli qui).
Intitolato La via adriatica, l'articolo venne pubblicato dal quotidiano torinese il 31 ottobre 1050. La Puglia occupa, nel racconto dello scrittore, di rara bellezza ed efficacia, praticamente tutto lo spazio narrativo del suo viaggio lungo l'Adriatico. Un inno alla bellezza del Tacco d'Italia. Buona lettura.
* * *
Non saprei da che punto preciso, ma sempre più da quando mi sento sulla via del ritorno, e di stare risalendo l'Italia, come diciamo per l'abitudine immaginaria di collocare in alto il Nord e in basso il Sud della nostra pallottola astrale, mi prese fretta di stringere i tempi del viaggio e di restringere l'intento alla generale configurazione costiera, per non disperdere e frangere la memoria su troppi particolari.
Soltanto della Puglia marina, credo di sorvolare più di dieci luoghi e paesi e città, mentre della sosta a Bari, che vigorosamente riassume la tenace e pugnace e ingegnosa intraprendenza pugliese, approfitto per augurare al mio amico, scultore egregio, Francesco Barbieri, che il lavoro ch'egli vi sta compiendo riesca degno del suo fertile e ricco e delicato talento. Più che augurio, è certezza: ed è giusto e opportuno e confortante, per me e per chi al par di me crede che il risorgere d'Italia debba prima di tutto allignare in un risorgimento intellettuale ed artistico, che tale augurio e certezza si leghi con l'impressione di profonda vitalità che ho ricevuta da Bari e dalle Puglie, insigni e potenti nella storia e nell'arte, e robuste e rigogliose di linfe vitali fra le regioni dell'Italia d'oggi, travagliata e non stanca.
Ma fra tante cose su cui sorvola, alla memoria fa forza Brindisi gaia e vivace, perchè il suo golfo scintillante al sole è troppo bel porto di natura e d'arte, mentre a Trani ho raccolto e mi serbo la più bella ed esultante manifestazione della luce costiera pugliese.

Corso Garibaldi, com'era una volta

Corso Garibaldi è uno dei pochi posti della città di Foggia che siano più o meno rimasti com'erano, nel corso dei decenni.
Merito dei palazzi monumentali che vi si affacciano, e che non sono stati oggetto di sostituzione edilizia: dal Palazzo del Governo a quello municipale, per finire con la Banca del Monte, quindi Palazzo Trifiletti e quello delle Suore Marcelline, l'impianto edilizio è rimasto sostanzialmente identico.
L'applicazione delle tecniche di colorizzazione alla foto, scattata tra la fine degli anni quaranta e l'inizio del decennio successivo, restituisce al corso la sua magia antica. La differenza più vistosa sta nelle piante che l'adornano: le palme erano più basse e meno ombrose rispetto all'attuale alberatura ma - almeno questa è la mia opinione - miglioravano la prospettiva, permettendo di ammirare il corso in tutto il suo aspetto.
Oggi la prospettiva è guastata dalla squallida recinzione di zinco che circonda Palazzo Trifiletti e il contiguo Cinema Garibaldi. Due "gioielli" di corso Garibaldi che corrono seri rischi, qualora non vengano riusati. Palazzo Trifiletti, alla cui bellezza Lettere Meridiane ha dedicato un video con foto di Gianfranco Piemontese, che potete vedere qui, corre seri rischi di crollo. Lo stesso abbandono grava sull'ex cineteatro Garibaldi, dopo che sono naufragati i diversi tentativi di riutilizzarlo. Pare che il Comune stesse elaborando un piano per salvare i due preziosi immobili dai guasti del tempo, ma non se ne è saputo più nulla.
Non resta che ammirare - non senza nostalgia - la bellezza di Corso Garibaldi, com'era una volta, sperando di non dover mai dire "c'era una volta corso Garibaldi"
La colorizzazione è stata effettuata utilizzando la tecnica di Satoshi Iizuka, Edgar Simo-Serra e Hiroshi Ishikawa (Let there be Color!: Joint End-to-end Learning of Global and Local Image Priors for Automatic Image Colorization with Simultaneous Classification).
Trovate le immagini "colorizzate" precedenti qui.
Qui sotto, invece, i collegamenti per scaricare le foto offerte oggi.


mercoledì 26 luglio 2017

L'apparizione dimenticata della Madonna dei Sette Veli

La sera del 26 luglio del 1805, la Madonna dei Sette Veli tornò ad apparire e a consolare la popolazione foggiana, com’era già successo a marzo del 1731. È questa una delle tante apparizioni della Vergine ai fedeli foggiani, ma è stata ormai rimossa dalla memoria collettiva.
Com’era successo settantaquattro anni prima, anche questo prodigio è da mettersi in relazione con una drammatica calamità che aveva colpito la città: un altro forte terremoto.
Diversamente dal 1731, l’epicentro dell’evento tellurico non era stato nei pressi di Foggia, ma tra il Sannio e il Matese, che registrarono le vittime e i danni maggiori. Secondo le fonti governative dell’epoca, si contarono 5.573 morti e 1.583 feriti, in un’area che contava circa 205.000 abitanti. Il Vesuvio si riattivò improvvisamente eruttando enormi colate di lava che raggiunsero il mare. Riportò gravi danni anche la Reggia di Caserta.
Impressionante l’estensione dell’area colpita: come si legge nel documentato sito del Centro Ediis, “le province maggiormente colpite furono quelle di Isernia, Campobasso, Benevento e Avellino. Effetti meno distruttivi, ma comunque gravi, interessarono anche centri delle province di Caserta, Napoli, Foggia, Salerno e L’Aquila.”
Si trattò di un evento particolarmente percepito dalla popolazione sia per i pesanti danni, sia perché il terremoto del 26 luglio, che era stato preannunciato il giorno precedente da un sisma di minore entità, innescò uno sciame sismico che durò circa un anno, con ripetute e frequenti scosse.
A Foggia era ancora vivo il ricordo della tragedia di settant’anni prima, e la popolazione corse a chiedere aiuto e protezione alla sua patrona, trovano.
Si deve a don Michele Di Gioia se è rimasta traccia di questo evento, che così il canonico nonché insigne storico della Chiesa Foggia riporta nel suo libro La Madonna dei Sette Veli, Patrona principale di Foggia, pubblicando il racconto di un testimone oculare, don Andrea de Carolis. Di seguito il testo.
L'immagine che illustra il post riproduce una incisione del XVIII secolo, di Cecilia Bianchi che raffigura l’Icona Vetere tra i santi Guglielmo e Pellegrino, copatroni della città di Foggia. Potete scaricarla ad alta risoluzione cliccando qui.
* * *
Il canonico D. Andrea de Carolis, Arciprete della Collegiata, attesta e certifica: «che nella sera de’ ventisei luglio di questo corrente anno mille ottocento cinque, verso le due ore della notte trovandomi ritirato in casa, sortì una scossa sensibilissima di terremoto, che per solo miracolo non atterrò al suolo l'intiera città, onde non ostante il gran timore, che giustamente mi sorprese, pure pensai che il popolo a tale disgrazia sarebbe corso in chiesa per implorare aiuto e protezione dalla nostra miracolosissima Iconavetere secondo il solito, per il che stimai
portarmici all’istante, affinché la confusione di tanta gente non avesse causato qualche guasto. Infatti, arrivato che fui nella chiesa, con difficoltà potei introdurmi in essa, tanta era la calca del popolo di ogni sesso e di ogni età e condizione. Erano le grida ed il pianto così veementi, che non potei affatto sedarli, ed a stento poteva farli sentire, che non avessero dubitati, perché Maria SS/ma non avrebbe lasciato di proteggerci e di liberarci. In questo mentre il pianto e le grida eccedentemente si augumentarono, ed ognuno diceva di vedere la faccia di Maria SS/ma. Fissai anch’io gli occhi all’ovato de’ veli neri, che sta nella detta sagra Icona, e con mio stupore e confusione per la prima volta visibilmente viddi il sacro volto della nostra potentissima Protettrice, che sembrava una giovanetta di freschissima età e di bellezza sì sorprendente che non potrebbe assolutamente delinearsi dalli più celebri pennelli. Mi prostrai subito faccia a terra e lo stesso fece tutto il popolo. Da tanto visibilissima e sorprendente apparizione ognuno prese coraggio di essere preservato e io assicurai tutti e li feci ritirare nelle proprie case, dopo che orando ringraziarono Maria SS/ma... ».

TripAdvisor porta il mare a Foggia

Quel che non riuscì al conte Franchini, l’ha fatto TripAdvisor, che ha portato il mare a Foggia, come si vede nella immagine che illustra il post, e che campeggia in questi giorni sulla popolare piattaforma turistica, se si ricerca quale destinazione del proprio viaggio il capoluogo dauno.
Per chi non lo sapesse, il conte Franchini si candidò a sindaco di Foggia nell’immediato dopoguerra promettendo che, se avesse conquistato la fascia tricolore, avrebbe portato il mare a Foggia.
Il buon aristocratico fu trombato dagli elettori, ma la sua storia è diventata proverbiale. “Portare il mare a Foggia” è diventato metafora del sogno impossibile, e nello stesso tempo di promessa elettorale fatua ed esagerata.
Con la complicità di qualche iscritto alla piattaforma non molto ferrato in geografia, Tripadvisor ha centrato il bersaglio, laddove il sogno di Franchini restò tale.
Con ogni probabilità, la fotografia è la conseguenza di un tag errato. C’è da aggiungere che la performance di Foggia quale “destinazione” nella graduatoria delle mete pugliesi più richieste è comunque discreta.
Il capoluogo dauno si piazza al 12° posto tra le località più gettonate e al 4° della graduatoria dei capoluoghi di provincia pugliesi, che vede in testa Lecce e Bari (rispettivamente prima e seconda anche della graduatoria regionale). Al terzo posto c’è Taranto (6° nella classifica pugliese). Foggia è subito sopra Trani e Brindisi.
La località della provincia di Foggia meglio piazzata è Vieste (7°). Tra le prime venti località pugliesi più gettonate figura anche Peschici (17° posto).
Questa la classifica delle venti destinazioni pugliesi più richieste dai visitatori di TripAdvisor: 1) Lecce, 2) Bari, 3) Gallipoli, 4) Ostuni, 5) Monopoli, 6) Taranto, 7°) Vieste, 8°) Martina Franca, 9°) Porto Cesareo, 10°)  Otranto, 11°) Polignano a mare, 12°) Foggia, 13°) Trani, 14°) Brindisi, 15°) Alberobello, 16°) Nardò, 17°) Peschici, 18°) Altamura, 19°) Torre San Giovanni Ugento, 20°) Santa Maria di Leuca.
In cima c’è Lecce con ben 7 località, segue Bari, con 5, la provincia di Foggia come già detto, ne annovera 3, Brindisi e Taranto 2 a testa, la Bat, una. Il grande Salento recita dunque la parte del leone: sommando i dati delle province di Lecce, Taranto e Brindisi si ottengono ben 11 località, mentre per il Gargano e la Capitanata è purtroppo confermata una certa tendenza al ribasso.

martedì 25 luglio 2017

Quando Foggia era bella...

"Foggia può ora considerarsi la seconda tra le città provinciali, quanto a popolazione almeno. Siede in mezzo a vasta pianura; i suoi edifizj furono restaurati e nobilmente abbelliti dopo la devastazione loro cagionata dal memorando terremoto del 1731, che nella sola cattedrale tanti pregevoli monumenti d'arte distrusse. La casa comunale è di moderna ricostruzione ; modernissima è quella del teatro che tra tutti gli altri delle provincie primeggia. Delizioso fu reso benanche il pubblico passeggio ; gli serve d' ingresso un portico sostenuto da colonne doriche e terminato alle estremità da due casini ; ferrei cancelli chiudono gl'intercolunii lasciando liberi accessi al passeggio intersecato da tortuosi viali, con vallicelle e collinette e simulate anticaglie, e collinaggi in viale ombreggiato da gelsi, in fondo al quale fà di se bella mostra una gran fontana a foggia di cascata."
Così, l'insigne geografo Attilio Zuccagni Orlandini raccontava Foggia, nel 1845, nel terzo volume del suo "Atlante illustrativo ossia raccolta dei principali monumenti italiani antichi".
E' il caso di sottolineare come, tra i diversi monumenti foggiani, Zuccagni Orlandini sia stato particolarmente colpito dal Teatro e dalla Villa Comunale, che ai suoi occhi di esperto conoscitore della città italiane, facevano primeggiare il capoluogo dauno rispetto agli altri capoluoghi pugliesi.
Il capitolo dedicato a Foggia è arricchito da una splendida immagine della città, che ritengo la più bella veduta di Foggia del passato. 
Venne disegnata dal litografo di origine svizzera Franz Wenzel, che lavorò a Napoli dal 1829 al 1866, ed è noto per essere l’autore dell’Ingresso trionfale di Garibaldi a Napoli, custodito nel Museo Civico di Castel Nuovo, e per la sua attività di direttore della Stamperia Reale,  dove svolse l’incarico di eseguire stampe dai disegni dal vero. 
La bella immagine di Foggia, che appare ritratta dalla prospettiva meridionale, dalla strada che giungeva da Barletta e da Bari, è stata attribuita da diversi studiosi ad Antonio Verico che però si limitò probabilmente soltanto a dipingerla e ad inciderla, per conto di Attilio Zuccagni Orlandini.
Difficile stabilire dove sia il corso d'acqua che si vede in primo piano. E' possibile che il disegno alteri volutamente, a scopo estetico, le distanze, sicchè il torrente che si vede scorrere potrebbe essere il Cervaro.

Nell'atlante, la veduta è in bianco e nero. Esistono tuttavia alcune versioni a colori, acquerellate, una delle quali, in possesso della Camera di Commercio di Foggia, venne pubblicata nel catalogo del patrimonio artistico dell'ente camerale, curato da Vittorio Marchesiello, nel 1997.
Lettere Meridiane offre in regalo ad amici e lettori una versione ad altissima risoluzione della stupenda immagine.
Potete scaricarla cliccando qui. Attenzione, occorrerà un po’ di tempo per il download perché il file “pesa” oltre 50 Mb. 
Avviso importante, proprio a causa del "peso" dell'immagine, che può essere stampata su grande formato, il collegamento non consente di visualizzarla in anteprima, per effettuare il download, occorre fare clic sul pulsante "scarica". Buona visione...

lunedì 24 luglio 2017

Quella esasperata tendenza foggiana a contrapporsi e litigare (di Geppe Inserra)

Se il pallone e quel che vi ruota attorno è lo specchio di una città (e quanto è vero, soprattutto a Foggia...), gli incidenti che hanno costretto l'arbitro a sospendere l'innocua amichevole che i satanelli stavano disputando nel ritiro di Castel di Sangro e la società a cancellare gli altri incontri precampionato in programma, non possono essere derubricati a semplici episodi di inciviltà e di teppismo sportivo. Se non altro dal punto di vista statistico: gli annali del calcio sono pieni zeppi di partite interrotte per incidenti esplosi tra tifosi di opposte fazioni, ma dev'essere stata la prima volta, o giù di lì, che a sfidarsi con mortaretti, petardi, e fumogeni sono stati tifosi che avrebbe dovuto essere accomunati dalla passione per la stessa squadra.
La mia personale impressione è che il Foggia e l'amore per la squadra rossonera in questa brutta storia c'entrino poco. C'entra, invece, un modo d'essere, una certa mentalità foggiana che non appartiene soltanto ai tifosi ma alla città tutta.

Villa Comunale, senza manutenzione è il disastro

La lettera meridiana e l'antica fotografia "colorizzata" della Villa Comunale, in cui lamentavamo il pesante stato di degrado che grava su questo luogo così simbolico della città hanno suscitato numerose ed attente reazioni nei nostri lettori.
Antonio Dembech, storica figura del mondo ambientalista foggiano, scrive: "La parola chiave è manutenzione. Fino agli anni 80 in villa c'erano i giardinieri del comune. Le piantine erano cresciute nelle sere e la villa era un gioiellino, a parte il boschetto che è sempre stato considerato un luogo malfamato. Poi sono arrivati i grandi finanziamenti, le antiche serre in vetro e ghisa sono state smantellate, come aree in cui si custodivano gli attrezzi. Grandi opere, ma zero manutenzione. si è pensato che tutto potesse funzionare da solo, salvo occasionali interventi. E questo è il risultato. Nella gestione della villa, e più in generale del verde, stiamo depauperando un patrimonio."
La fotografia mostra una delle grandi opere che hanno deturpato la villa comunale, riducendo il verde a disposizione dei cittadini senza offrire una reale utilità. All'origine dovevano essere bocciodromi, di questi mostri ne sono stati realizzati due, entrambi abbandonati a se stessi, come quello nella foto.
Gianluigi Cutillo è tra i promotori e gli animatori del Gruppo Quartiere Ferrovia/Viale XXIV Maggio - Foggia Social Street, uno dei gruppi facebook più attivi a Foggia. La sua denuncia è accorata: "Serve assolutamente un piano serio di riqualificazione che includa illuminazione, cura del verde e soprattutto vigilanza, che durino nel tempo. Purtroppo il mio parere sullo stato attuale della villa, caro Geppe Inserra, è molto negativo, spero vivamente che per il futuro si prendano seri provvedimenti. Il supporto della protezione civile mi era sembrata una carta vincente, utilizzata poco e male. Non riesco ancora a capire come durante questi anni ci siano stati vari programmi di riqualificazione e finanziamenti (post Agostinacchio), io personalmente non ne vedo assolutamente i risultati, anzi è ancora più brutta. Qualcuno dovrebbe vigilare seriamente su queste operazioni, magari coinvolgendo associazioni di residenti, comitati di liberi cittadini, cittadinanza attiva."
L'architetto Michele Pietrocola si sofferma sulla desertificazione della villa comunale, provocata dall'abbattiamento di numerosi alberi, facendo notare il pesante danno anche in termini patrimoniali per l'amministrazione comunale: "Hanno fatto "bruciare" qualcosa come diverse centinaia di piante di Bosso, che costavano circa 160€ a pianta. Bruciate perché non hanno voluto cambiare l'ala gocciolante da 10€ a metro lineare. E di cosa vogliamo parlare..."
Luigi Marmorino, promotore ed animatore di diversi gruppi facebook che si occupano di storia cittadina, nonché docente dell'Università del Crocese, è quanto mai sintetico: "al degrado per scarsa manutenzione mettiamoci , anche le invasioni barbariche."
Lapidario ma quanto mai efficace il giudizio di Ivan Cincione che scrive: "Manutenzione anzi rifondazione mentale dei foggiani."
Adolfo Rosiello, caro amico ed attento lettore del nostro blog, sottolinea amareggiato che "il degrado non riguarda soltanto la villa, ma ormai tutta la città: Non commento l'oltraggio della villa comunale perché purtroppo Foggia è una città tutta oltraggiato. Credo sia rimasto ben poco da guardare, forse solo il Cappellone delle Croci (non guardando il colore delle mura)."
Difficile dargli torto. Foggia sta diventando sempre più brutta, ma chi chi dovrebbe tutelarne il decoro  e la vivibilità sembra non accorgersene.

domenica 23 luglio 2017

Perché Foggia non è diventata grande (di Ugo Iarussi)

Quella di Ugo Iarussi è stata una delle intelligenze più nitide e prorompenti che la città e la provincia di Foggia abbiano avuto nel secolo scorso. Architetto (fu il primo iscritto all'Ordine professionale in provincia di Foggia), studioso di storia locale (nella incrollabile convinzione che chi progetta il futuro debba conoscere approfonditamente il passato) diresse l'ufficio tecnico della Provincia, e fu uno dei protagonisti del recupero e del restauro di Palazzo Dogana, di cui si paventava addirittura la demolizione, dopo che un terremoto l'aveva reso "pericolante".
In questa veste l'ho conosciuto e siamo diventati amici. Ogni incontro è stato per me un'occasione di arricchimento intellettuale, e spesso di sorpresa. Mi stupiva la sua lucidità e l'ironia con cui guardava alle cose del mondo, che ha lasciato troppo presto.
Ho ritrovato il mio caro vecchio amico in un articolo che non conoscevo, e che rappresenta un documento eccezionale, una lettura indispensabile per tutti quanti vogliano capire cosa è effettivamente accaduto a Foggia all'indomani della tragica estate del 1943 e di quei bombardamenti che la rasero quasi completamente al suolo.
L'articolo, che è anche una splendida testimonianza di impegno civile e intellettuale, comparve su Ricostruzione dauna, organo provinciale del Partito democratico del lavoro, nel numero uscito il 6 maggio del 1945, nella pagina che il periodico dedicava al problema del momento, ovvero la ricostruzione della città.
Intitolato Prepariamoci a costruire per bene, mi ha colpito per la capacità profetica di Ugo Iarussi, che affronta due temi di nevralgica attualità (e lo sono, guarda caso, ancora oggi): le prospettive di crescita economica che si schiudevano alla città, che aveva scoperto da poco di essere un autentico crocevia del mondo e di possedere un sistema aeroportuale tra i più importanti d'Italia, la necessità di una ricostruzione sostenuta da un'edilizia e da un'urbanistica "di qualità".
Iarussi non poteva sapere come sarebbe andata a finire per Foggia (purtroppo male, sia per quanto riguarda l'aeroporto, sia per quanto riguarda l'edilizia e l'urbanistica) ma le sue intuizioni, le sue critiche conservano una straordinaria attualità.
Fondata da Luigi Sbano, primo sindaco di Foggia dopo la caduta del fascismo, Ricostruzione dauna fu l'organo dei demolaburisti di Capitanata, partito di ispirazione laica e progressista, sulla cui storia in provincia di Foggia Michele Galante ha scritto un interessante saggio (Il partito democratico del lavoro: storia di una meteora politica, in Sudest,  n. 45, gennaio 2011, potete leggerlo o scaricarlo cliccando qui).
Di seguito l'articolo di Iarussi. Ne raccomando la lettura a tutti i detrattori dell'aeroporto Gino Lisa e in generale a tutti i riduzionisti e ai teorici del foggianesimo, ovvero a quanti sono convinti che Foggia non avesse (e non abbia) le carte in regola per diventare una grande città del Mezzogiorno e per essere protagonista di un futuro scandito dal progresso civile e dallo sviluppo economico.
Molte delle ragioni del mancato sviluppo di Foggia stanno proprio nelle questioni così acutamente analizzate da Iarussi. Mi piacerebbe sentire cos'hanno da dire, su questi temi, i tecnici chiamati in causa senza mezzi termini dall'autore.
Mi sono preso la libertà di intitolare l'articolo come se fosse stato scritto soltanto ieri. Sono certo che il mio amico Ugo sottoscriverebbe. Buona lettura.
Geppe Inserra
[Potete scaricare qui il documento in .pdf]
* * *
A proposito della ricostruzione di Foggia molti hanno detto finora una parola; meno degli altri i tecnici che all'argomento dovrebbero essere i più interessati.
Grida nostalgiche si sono levate ai quattro venti; si è parlato di una Foggia nuova, che, sorgendo dallo fondamenta, avrà tutto il carattere di una metropoli internazionale, base di primaria importanza aerea, centro cosmopolita.

sabato 22 luglio 2017

In regalo un ebook per capire la tragica estate del 1943

Da qualsiasi prospettiva ideologica o culturale la si guardi, la tragica estate del 1943 rappresenta uno snodo essenziale, e purtroppo ancora non del tutto conosciuto, della storia pugliese e meridionale.
Basti pensare alle stucchevoli polemiche sul numero delle vittime (come se qualche migliaio di morti in meno bastasse ad assolvere la guerra dalle sue atrocità) e alla quasi totale assenza di riflessioni e di ricerche sulla ricostruzione post bellica, che probabilmente innescò quel sistema di diseguaglianze che ancora oggi impedisce alle Puglie di essere, fino in fondo, Puglia.
In occasione del 74° anniversario dei bombardamenti, Lettere Meridiane regala ad amici e lettori un ebook che raccoglie i più significativi articoli pubblicati dal blog sul tema.
Potete scaricarlo cliccando qui.

venerdì 21 luglio 2017

Foggia e la Villa, la bellezza oltraggiata

A volte, le fotografie del passato, sono impietose, perché sono lo specchio del trascorrere degli anni. Non mi riferisco ai ritratti delle persone. E' ovvio che chi si guarda com'era venti o trent'anni fa, si preferisce allora, rispetto ad oggi.
Ma non dovrebbe essere così per le città, che dallo scorrere del tempo dovrebbero trarre vantaggio. Nel senso che il benessere, il progresso, l'attenzione verso l'arredo urbano dovrebbe produrre città più belle e vivibili.
Qualche giorno fa, sono tornato dopo molti anni ad Orta Nova, e sono rimasto positivamente sorpreso per come sia cambiata. La ricordavo come un grosso paesone agricolo, anonimo e cotto dal sole. A passeggiare per il centro oggi, si resta stupiti dallo scintillio dei tanti bar che uno dopo l'altro offrono agli avventori tavolini e una piacevole sosta. Si ha l'impressione di una comunità che, con tutti i limiti di una cittadina meridionale, ha scoperto il buon vivere, l'arredo urbano, una certa bellezza.
Lo stesso non succede a Foggia, e non è soltanto per i bar del centro, che chiudono i battenti sempre più numerosi con la conseguenza che il centro diventa sempre meno accogliente, sicché spesso trovare un tavolino diventa un'impresa.
Foggia sta diventando sempre più brutta e più triste proprio nei suoi luoghi più rappresentativi, come la Villa Comunale, che una volta era, indiscutibilmente, vanto e fiore all'occhiello della città e dei suoi abitanti.
La foto colorizzata di oggi è più eloquente di un articolo di mille parole: mostra com'erano i giardini pubblici foggiani nel secolo scorso. La fotografia è di incerta datazione.
A giudicare dal fatto che non si vedono edifici alti sullo sfondo, si direbbe scattata prima della ristrutturazione di Piazza Cavour, diciamo attorno agli anni Cinquanta. Svela com'era la Villa nel periodo del suo massimo fulgore: un tripudio di verde, di fiori, di spazio per la gente che via via, durante gli anni, è stato cementificato e desertificato.
A passeggiare oggi per la Villa si resta costernati ed impressionati dalle scelte delle amministrazioni comunali che si sono avvicendate negli ultimi decenni. Nonostante il loro diverso colore politico, almeno per quanto riguarda la villa sembrano essere state tutte accomunate dal motto: "più cemento, meno verde".

giovedì 20 luglio 2017

In consiglio comunale a Foggia, la cittadinanza onoraria a Pasquale Di Cicco

Di Cicco (il secondo da destra) in compagni del
personale del "suo" Archivio di Stato
Il consiglio comunale di Foggia sta per conferire la cittadinanza onoraria a Pasquale di Cicco, eminente storico ed archivista, tra gli studiosi che hanno scavato più profondamente nel passato e nella storia di Foggia e della sua provincia. È tra quanti conoscono meglio l'anima più profonda della città, che la sua intensa e proficua attività di ricerca e di produzione culturale ha contribuito a far conoscere, difendendo e consolidando le non molte tracce di memoria e di storia cittadina, sopravvissute agli scempi, alle distruzioni e alle devastazioni.
Il presidente del consiglio comunale ha inserito la concessione del riconoscimento all'ordine del giorno del consiglio comunale in programma oggi, dopo la Giunta Comunale aveva deliberato il proprio assenso alla cittadinanza onoraria, la cui proposta era partita dal giornalista e bibliotecario Maurizio De Tullio, ed era stata calorosamente sostenuta da Lettere Meridiane, che avea indetto una petizione on line, sottoscritta da centinaia di studiosi, intellettuali e cittadini.
"Il dottor Pasquale di Cicco, casertano di Maddaloni, a 85 anni non smette di fare ricerche, redigere studi, pubblicare volumi di gran pregio dedicati alla Storia di Foggia e della Capitanata - ha scritto De Tullio motivando la sua richiesta - .
Ma questa è solo la punta dell’iceberg, perché il dottor di Cicco è stato molto altro. Sta soprattutto nel suo passato di studioso e di storico Direttore degli Archivi di Stato di Foggia - il più importante del Mezzogiorno, dopo quello di Napoli, soprattutto per la nostra storia economica - che diresse ininterrottamente dal 1959 al 1994, anno del suo pensionamento. Alla prestigiosa sede di Foggia gli fu affiancata anche la Sezione di Lucera."
Alla giunta comunale ed al consiglio comunale i ringraziamenti di Lettere Meridiane per la sensibilità manifestata.

Don Antonio Silvestri a 180 anni dalla sua morte: il ricordo del comitato per la beatificazione

Ricorre oggi il centottantesimo anniversario del ritorno in cielo di padre Antonio Silvestri, il sacerdote oratoriano nato e vissuto a Foggia a cavallo tra il Settecento e l'Ottocento, e morto in odore di santità, dopo aver vissuto una vita al servizio dei poveri e dei derelitti. Il Comitato per la beatificazione di don Antonio Silvestri e la Confraternita di Sant'Eligio hanno diffuso un comunicato stampa che sottolinea le eccelse ed eroiche virtù del pio sacerdote. Eccone il testo.
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20   luglio  1837- 20 luglio 2017, centoottant’anni dalla salita al cielo di quello straordinario figlio di Foggia, figlio della Chiesa, eroe della carità, Don Antonio Silvestri, che ha dato  eccellente prova delle sue virtù, lasciando inebriata tutta la città, che lo ricorda ancora con grande  amore e al quale ricorre  per  intercessioni.
E’ il 14 di luglio, il morbo del colera imperversa anche a Foggia, dopo essersi diffuso in alcuni paesi del  Gargano come  a Rodi Garganico, a Ischitella. I morti aumentano di giorno in giorno, la voce disperata della popolazione correva di casa in casa: “disgrazia, Don Antonio è stato colpito dal morbo del colera, è in fin di vita!” Lo aveva predetto: “Morirò di colera”, ed infatti soltanto dopo pochi giorni di sofferenza il pio sacerdote in un estasiato volto sorridente ed appagato “volò” verso la casa  dove avrebbe incontrato la sua Vergine del Buonconsiglio, con la quale aveva un filiale e confidenziale rapporto di fede profonda. Don Antonio era stato infettato dal morbo del colera da una sua povera vecchietta che volle assolutamente confessarsi dal suo pio sacerdote. Quel segno premonitore ne aveva data la certezza della sua morte imminente, infatti dal pozzo scavato all’interno del costruendo  Conservatorio del Buonconsiglio non dava più acqua, il secchio veniva su sempre vuoto. E si gridava : “disgrazia, disgrazia!”. Sempre attento a tutto, Don Antonio il 19 luglio fece chiamare il notaio Saverio Altamura al quale dettò le sue ultime paterne volontà. “E’ mia volontà, e prego la Congregazione di Santo Eligio di voler continuare con la stessa attenzione e cura  sinora praticata ad assistere in detta chiesa, sia sulle sue funzioni d’obbligo e sia con tutte le altre funzioni che verranno fatte dal Conservatorio, in modo che reciprocamente(Congrega e Suore Oblate del Buonconsiglio) collaborassero nelle  particolari loro funzioni, volendo che serbino tra di loro la massima armonia”.
E’ confermato, Don Antonio è morto. La notizia si diffonde in tutti i vicoli, in tutte le vie, e nelle  campagne della città. Don Antonio, al termine di una straordinaria vita di carità e di fede integerrima, stesso su di un lettino, confortato da nove frati cappuccini, viene esposto alla pia venerazione della popolazione foggiana. Fu un accorrere da ogni angolo della città: da una via all’altra, da un vico all’altro, da una campagna all’altra, da un palazzo reale all’altro, file interminabili di foggiani ,che avevano per tutti i 64 anni di vita di don Antonio, ammirato la sua  incrollabile fede nell’  esercizio del  suo  ministero sacerdotale, si riversano in quella  piccola chiesa di Santo Eligio,  eretta  nella distesa  piana delle Croci, gridando: “SANTO, SANTO SUBITO”. Il Villani, un noto cronista  del tempo, così descrive la scena dell’ultimo” a Dio”  a quell’instancabile figlio di Foggia, eroe della carità gioiosa : ”l’esemplare ecclesiastico, che ha dato bastante  prova di sue virtu’ nel ramo del suo Ufficio, è pianto generalmente da tutta la popolazione di Foggia. Al passaggio delle sante spoglie le sue suore piansero teneramente e, salite sul belvedere del Conservatorio,  non potendo reggere a tanto dolore, proruppero nel più profondo pianto. Ad esse si unirono il pianto e le strazianti grida della popolazione accorsa.”  

La Puglia è sempre una ma certe scelte possono essere divisive (di Maurizio De Tullio)

Maurizio De Tullio torna sulla questione della esclusione della Capitanata dalle tappe del RI-Ciclo in tour Puglia con un contributo ricco di spunti di riflessione. Eccolo, di seguito.
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Caro Geppe: o stiamo sulla notizia (che c’era: l’hai data tu!) o parliamo di altro. E se parliamo della notizia, così come tu l’hai presa, titolata e commentata, non si scappa dal classico “delle due l’una”. Che, nel caso della polemica innescata da LM sul “RI-Ciclo in tour Puglia”, che esclude di fatto la Capitanata, si condensa nella domanda-dubbio: è colpa del COREPLA o della Regione Puglia?
Tu, nella garbata risposta, senza esplicitarlo dichiaratamente, propendi (e non era difficile immaginarlo) per responsabilità del governo regionale, incapace di ragionare in termini di equilibrio nel concedere i patrocini. Ergo: il Consorzio COREPLA è assolto, il colpevole è l’Ente regionale, ancora una volta miope e/o punitivo nei nostri confronti. 
Stando al tuo ragionamento, quindi, ogni patrocinio deve presupporre “ricadute eque, omogenee ed equilibrate” sul territorio quando di mezzo ci sono interventi da attuare, come una campagna per la diffusione del recupero della plastica. 
È una contestazione che non regge, a mio avviso. La controprova è data dal fatto che se solo il COREPLA (col beneplacito della Regione) avesse coinvolto anche Manfredonia, integrando così anche la Capitanata nella mappa delle aree coinvolte, nessuno, a cominciare da LM, si sarebbe lamentato.
Peccato, però, che il Baricentrismo c’entri poco: la logica era di accorpare quante più località di medie dimensioni in un itinerario tutto sommato di facile amministrazione sul piano logistico. E se queste città – cartina e dati demografici alla mano – stanno tutti in quella zona (il Barese), cosa vogliamo stare lì a contestare? Che i Baresi di mare fanno figli come conigli mentre i Foggiani ne fanno altrettanti ma… nel Tavoliere?!
Baresi e salentini non ci boicottano con agire carbonaro, certo, ma non li vedo nemmeno mettersi a tavolino per trovare un sotterfugio al fine di diffondere la cultura del riciclo prendendo come scusante Comuni di medie proporzioni!
Il problema che poni, me ne rendo conto, solleva ogni tanto dei dubbi, ma occorre anche capire che certe scelte si fanno perché rispondono ad una esigenza e ad una logica e non perché in testa si ha una idea divisiva e plurale di Puglia in luogo di una omogenea e singolare, che pure condivido e che non sempre il governo regionale interpreta e rispetta.
Un po’ di elasticità mentale, ogni tanto, quindi, non farebbe male.
Cordialmente (Maurizio De Tullio)

mercoledì 19 luglio 2017

Centottanta anni fa la morte di don Antonio Silvestri. Ma la città è smemorata

Centottanta anni fa, il 20 luglio del 1837, concludeva la sua vita terrena, per salire a quella celeste, padre Antonio Silvestri, colpito dall'epidemia di colera che in quei mesi si era abbattuta sulla città di Foggia.
La fortuna di padre Antonio Silvestri a distanza di 180 anni (dalla sua morte, è un altro capitolo - particolare, ed amaro -  della perdita di memoria che colpisce i foggiani. Non soltanto in riferimento alle cose, ai monumenti, ai palazzi, ma anche alle persone che hanno scritto le pagine più importante della storia cittadina.
Antonio Silvestri potrebbe essere il primo Santo foggiano, come chiede un gruppo di cattolici ma anche di laici non praticanti, che da alcuni anni promuove un Memoriale per ricordare questo straordinario personaggio e chiedere che riprenda il processo di canonizzazione. La verità è che il percorso di don Antonio verso l'onore degli altari non è stato facile, fin da subito. Quando passò a miglior vita, il popolo lo invocò subito Santo. Il processo fu avviato dopo qualche tempo e si interruppe per la morte improvvisa del postulassero. Da allora, la fortuna, la fama del sacerdote si è andata  stemperando. A Foggia le sue gesta sono conosciute da pochi, e solo una parte del clero ha sottoscritto qualche non fa la richiesta che venga ripreso il processo.
Non è un problema di miracoli, ingrediente essenziale per il riconoscimento della santità, perché la sua vita fu un florilegio di episodi prodigiosi. È soprattutto lo spirito che padre Antonio riuscì a creare  che ne fanno un personaggio di straordinaria statura morale e di enorme spessore storico. L'eredita che ci ha lasciato è giunta fino a noi: tanto per dire, in un certo senso è stato il fondatore del primo ospedale foggiano, i Riuniti di via Arpi.
È una questione di spirito, e non di cose. Don Antonio Silvestri realizzò le sue numerose opere di assistenza, grazie alla carità che continuamente chiedeva - e c'è chi dice talvolta pretendeva - dai foggiani più abbienti. Si dedicò soprattutto alle donne che rappresentano la parte più debole, emarginata ed a rischio dei ceti poveri. 
Padre Antonio riuscì a creare in città una solidarietà diffusa, intrisa di carità e di compassione. Fece di Foggia un posto meno invivibile, facendo stare le persone un poco meglio, perché il dono arricchisce sia chi lo riceve, che chi lo fa. Ed è questa la strada che si dovrebbe percorrere per riaprire l'agognato processo di canonizzazione. Come ebbe a dire qualche anno fa don Tonino Intiso, "non si tratta tanto di un'operazione di recupero storico o culturale della figura di padre Antonio, quanto di un'azione di condivisione e di coinvolgimento della chiesa locale e di tutta la città, all'insegna di quella solidarietà di cui Foggia si è mostrata tante volte capace. Si tratta di osare la santità", secondo don Tonino Intiso - ricordare padre Antonio Silvestri ritessendo la trama di carità e di amore fraterno che egli elaborò in vita."
Per conoscere meglio don Antonio, estratto da uno dei  siti foggiani dedicati a padre Silvestri, il testo - rielaborato graficamente, per renderlo più leggibile, di una conferenza sulle opere di carità del sacerdote, tenuta nella chiesa di s. Eligio il 18.03.2011 da don Faustino Parisi. Buona lettura.
* * *
Le prime notizie circa l’attività caritativa di don Antonio Silvestri [1] si ricavano da un testo pubblicato nel 1837, anno della sua morte, da C. Perifano, dal titolo “Per pane agli orfanelli della mia patria dopo il colera. Discorso popolare in morte del sacerdote D. Antonio Silvestre” [2]. È un documento, meglio una commossa e pia commemorazione funebre di don Antonio, ricca di testimonianze e di ricordi anche personali. “Dal tempo felice della mia infanzia mi ricordo... ” o “quando ero fanciullo...” [3], sono le frasi che intercalano il racconto di fatti, spesso mirabolanti, colti de visu o nella loro immediatezza, da testimone oculare, appunto. A Perifano si deve una descrizione piuttosto dettagliata, quasi una fotografia, di P. Silvestri, del suo aspetto fisico e del suo camminare affrettato e fragoroso, difficile da non riconoscere, per delle rozze scarpe chiodate che soleva indossare, “sempre in compagnia di molti pensieri” [4]. 

martedì 18 luglio 2017

Franco Mercurio: "Cosa c'è all'origine del foggianesimo"

L'estate 2017 verrà ricordata come una stagione di particolare tensione nei rapporti tra i diversi territori pugliesi, con particolare riferimento al tema, sempre caldo, "baricentrismo e foggianesimo".
Da un lato, c'è la tendenza del capoluogo regionale a polarizzare investimenti ed interventi (culminata con il treno diretto per Roma che bypassa Foggia, tenacemente voluto dal sindaco barese Decaro, i cui risultati dal punto di vista dei "numeri" sono però inferiori alle aspettative). Dall'altro, l'attitudine foggiana al lamento e al piagnisteo, che porta a vedere dappertutto segnali di congiure perpetrate ai danni delle comunità daune.
Sul tema si è anche sviluppato un intenso dibattito, scaturito da un interessante articolo di Enrico Ciccarelli, che rispondeva ad una mia precedente lettera meridiana (trovate tutti i collegamenti al termine di questo post).
Come benzina sul fuoco, è arrivato poi lo spot di promozione turistica di Pugliapromozione in cui la Capitanata risulta praticamente oscurata. E giù altre polemiche.
Per discutere seriamente e serenamente della questione, che non è di lana caprina, ma rappresenta uno dei problemi più seri per la Capitanata, ed un serio vincolo anche per il suo futuro, è necessario capire da cosa e da dove trae origine il fenomeno del foggianesimo. Ed è quanto cercherò di fare, prima di rispondere all'articolo di Ciccarelli, che tra l'altro mi trova almeno in parte d'accordo.
A tal fine, ripropongo agli amici e ai lettori di Lettere Meridiane quanto ebbe a scrivere l'allora direttore della Biblioteca Provinciale di Foggia, Franco Mercurio (che oggi dirige la Biblioteca Nazionale di Napoli) intervenendo su un altro tema caldo, quale quello dell'aeroporto Gino Lisa.

Rodi Garganico, un acquerello naturale, senza effetti speciali

È un acquerello, o una fotografia? È una foto, colorizzata con l'applicazione di tecniche di intelligenza artificiale, ed estratta da un vecchio testo scolastico di geografia. Mostra Rodi Garganico, vista dalla spiaggia, com'era un secolo fa.
È il caso di dire, assolutamente incontaminata.
Potete scaricare l'immagine a colori e quella originaria, in bianco e nero, in alta risoluzione utilizzando i collegamenti alla fine del post.
Ricordo che Lettere Meridiane regala tutti i giorni, nel periodo estivo, ad amici e lettori una antica fotografia "colorizzata".
La colorizzazione è stata effettuata utilizzando la tecnica di Satoshi Iizuka, Edgar Simo-Serra e Hiroshi Ishikawa (Let there be Color!: Joint End-to-end Learning of Global and Local Image Priors for Automatic Image Colorization with Simultaneous Classification).
Trovate le immagini "colorizzate" precedenti qui.
Qui sotto, invece, i collegamenti per scaricare le foto offerte oggi.

lunedì 17 luglio 2017

Foggianesimo, baricentrismo, RI-Ciclo in tour: botta e risposta De Tullio-Inserra

Maurizio De Tullio mi invia, a commento della lettera meridiana sulla esclusione delle località balneari della provincia di Foggia dal "RI-ciclo in tour", la nota che potete leggere di seguito. Al termine la mia risposta. Prego gli amici e i lettori del blog di leggerle entrambe.
* * *
Al peggio non c'è mai fine, devo ammetterlo con grande dispiacere cari lettori di Lettere Meridiane.
Mi riferisco alla vicenda del "RI-ciclo in tour", l’interessante iniziativa sulla raccolta differenziata della plastica, promossa dal Consorzio nazionale COREPLA, che si svolgerà in Puglia dal 19 luglio al 1° agosto e che, stando alle ormai quotidiane doglianze di un blog serio come “Lettere Meridiane”, sarebbe l’ulteriore iniziativa volta a penalizzare la Capitanata.
Eh, no caro Geppe: stavolta proprio non ci sto. Nella tua nuova reprimenda hai esordito sostenendo di non volerti sottrarre al “dovere di cronaca” e per questo motivo hai deciso di occuparti della faccenda. Non ti ci vedo, però, nel ruolo di...addetto stampa ad honorem degli Ultras della Moldaunia.
Poiché era talmente evidente, nella mappa del RI-ciclo in tour”, l'assenza dei Comuni rivieraschi della nostra Provincia, avevo sùbito pensato ad una ragione che potesse giustificare questo ennesimo “attentato”.
Leggendo la mappa dei Comuni toccati, avevo immaginato ci potesse essere una semplice scelta logistica, avendo i promotori stilato un Programma che coinvolgesse il maggior numero di Comuni confinanti nelle date considerate. Poiché la Puglia è la Regione col maggior sviluppo costiero, probabilmente avevano scelto quelle località più facilmente gestibili sul piano operativo. Ma era solo una mia ipotesi.
Cosa fa, allora, il giornalista in questi casi? Si rivolge ad una fonte accreditata oppure spara bordate col lanciafiamme pur di sobillare il popolo in chiave antibarese? Io ho scelto la prima strada e ho cercato inizialmente l’avv. Gianfranco Grandaliano (foggiano, ex Presidente AMIU Puglia e da giugno commissario regionale AGER, l’Agenzia Territoriale della Regione Puglia per il Servizio di Gestione dei Rifiuti) e in seguito il dott. Massimo Di Molfetta (oriundo pugliese) del Consorzio nazionale COREPLA, organizzatore dell'evento.
Entrambi hanno confermato la mia ipotesi: “Dovendo fare necessariamente delle scelte – ha precisato Di Molfetta –, abbiamo cercato di mettere insieme località di medie dimensioni facilmente raggiungibili giorno per giorno. Si è trattato di mera scelta logistica senza alcuna logica discriminatoria! Del resto proprio in provincia di Foggia abbiamo fatto, come COREPLA, diverse iniziative che altri Comuni avrebbero potuto rivendicare”. 
Anche l’avv. Grandaliano – che solo per praticità ho contattato per primo – mi aveva anticipato il senso di quella scelta, eliminando ogni possibile ipotesi…punitiva. “Si rivolga, però, al COREPLA perché, di fatto, l’iniziativa è la loro e noi l’abbiamo solo condivisa e sponsorizzata”.
Se vuoi, Geppe, puoi continuare a credere al pensiero “calimeriano” di Vincenzo Concilio, le cui argute considerazioni ci porteranno dritti-dritti alla iperuranica Moldaunia, con la contestuale scomparsa di foggiani incapaci, di politici foggiani iniqui, di malfattori, e, soprattutto, di un substrato culturale che da 150 anni non riusciamo a modificare. Naturalmente per colpa del Baricentrismo.
Caro Geppe, un consiglio mi viene spontaneo: lascia al dottor Concilio il ruolo di Presidente del Comitato Referendario per il passaggio della Capitanata dalla Puglia al Molise e sforzati di fare (anche) il giornalista e non solo l’analista politico. Che se proprio dobbiamo dirla tutta, anche quest’ultima figura implica la conoscenza dei fatti prima di una qualsiasi… dichiarazione di guerra al mondo.
Con affetto e stima e sempre cordialmente (Maurizio De Tullio)
* * *
Caro Maurizio,
scusa... ma la notizia dove sta? Ovvio che il Corepla non avesse alcun intento discriminatorio nei confronti della Capitanata, ci mancherebbe altro. Basta guardare la cartina delle località in cui si svolgeranno gli eventi per comprendere che ad ispirare la scelta sono state ragioni di natura logistica. Basti considerare che non è soltanto la Capitanata esclusa: nelle diverse tappe del tour non figura alcuna località costiera della Puglia ionica.
Questa vicenda è in un certo senso paradigmatica delle ragioni remote e prossime che hanno innescato il cosiddetto foggianesimo. Nessuno pensa che baresi e salentini tramino nottetempo contro la Capitanata, riunendosi in circoli carbonari, o che vi sia una consapevole volontà di danneggiare gli interessi dei cittadini dauni. Queste sono chiacchiere da bar. Proprio questa vicenda offre preziosi spunti di riflessione, che affido alla tua intelligenza.
Dice Di Molfetta: "Dovendo fare necessariamente delle scelte, abbiamo cercato di mettere insieme località di medie dimensioni facilmente raggiungibili giorno per giorno."
Il fatto è che la Puglia è una regione lunga, e che se devi mettere assieme località di media dimensioni facilmente raggiungibili giorno per giorno fatalmente sei portato a privilegiare il centro e a tagliare fuori le località più periferiche: non è un caso che a lamentare l'esclusione totale siano le province di Foggia e di Taranto, e che la stessa provincia di Lecce si salvi per il rotto della cuffia, solo grazie a Melendugno.
La mappa disegnata da RI-Ciclo in Tour è assolutamente coerente con una visione da Puglie. Il problema è che sono molto pochi i cittadini pugliesi che ragionano in termini di Puglia.
Assicurare una ricaduta equa, omogenea ed equilibrata degli interventi dovrebbe essere una regola aurea, quando si concedono patrocini, o si promuovono iniziative itineranti sul territorio regionale, o si realizzano spot che dovrebbero promuovere la Puglia (e non le Puglie). Ma non succede se non di rado, e non è lanciando anatemi contro quanti pensano che a questo punto i confini della Puglia potrebbero essere proprio quelli disegnati da Corepla che la questione può essere efficacemente affrontata.
Geppe Inserra


domenica 16 luglio 2017

Quel voto sciolto: dopo 180 anni salta la processione dell'Addolorata

Nella foto di Longo, un'antica immagine
di una processione, in corso V.Emanuele
Un altro pezzo di memoria e di tradizione che finisce nel dimenticatoio. Come Lettere Meridiane ha ricordato, pubblicando il dettagliato racconto che dei fatti fece un testimone oculare, Trojano Marulli, ricorreva ieri il 180° anniversario del miracolo della Madonna dell’Addolorata venerata nella Basilica di San Giovanni Battista.
Come riferiscono le cronache dell’epoca, la statua della Vergine prese a lacrimare copiosamente. Nell’immaginario collettivo quel pianto venne associato alla terribile epidemia di peste che stava colpendo dalla città e che sembra si arrestò dopo quel prodigioso evento. Per questo, la Madonna dell’Addolorata viene chiamata a Foggia anche “liberatrice dal colera”.
Per centottanta anni, i foggiani hanno manifestato la loro gratitudine alla Madonna con un’affollata processione, qualcuno sostiene che si sia trattato di un vero e proprio voto. Che sembra essere stato però sciolto.
Per la prima volta, quest’anno la processione non si è tenuta. Inoltre, ogni riferimento al prodigioso evento del 15 luglio 1837 è scomparso dal programma della festa, che si è tenuta a San Giovanni Battista.
Il programma metteva (giustamente) in risalto i mali moderni che angustiano la città, così come fece il colera 180 anni fa: il male metropolitano, le malattie fisiche, il male spirituale. Nessun riferimento, però, a quanto accaduto il 15 luglio di tanti anni fa.
Presso la parrocchia opera una pia unione (versione femminile delle congregazioni) intitolata proprio a quel prodigio, la Pia Unione Addolorata del Colera. Cinque anni fa, per ricordare il 175° anniversario dell’evento venne indetto un Anno Giubilare per ricordare, così si leggeva nella intitolazione “la liberazione dal colera della città di Foggia per intercessione dell’Addolorata della parrocchia sita in piazza Piano della Croce“.
La cerimonia religiosa che aprì l’anno giubilare venne presieduta dall’arcivescovo in persona, che era allora mons. Francesco Tamburino, alla presenza dell’allora parrocco, don Gaetano Marcheggiano.
La scelta di non far svolgere la processione non è stata motivata. Non è difficile, tuttavia, inquadrarla nell’atteggiamento di crescente distacco se non di aperta presa di distanza che la chiesa foggiana sembra avere adottato verso alcune manifestazioni di religiosità popolare e verso l’attività delle confraternite (per la cui riorganizzazione si è svolto di recente un convegno).
Da qualche anno, le chiese non parrocchiali (quelle che vengono mantenute, appunto, dalle confraternite) sono chiuse nella giornata del giovedì santo, sicché la pratica dei cosiddetti “sepolcri” è limitata soltanto alle chiese parrocchiali.
Nel mirino delle autorità religiose potrebbe finire adesso una delle processioni più sentite, quella dei Misteri dolorosi che si svolge il venerdì Santo, e in particolare la fase conclusiva, consistente nell’incontro drammatico tra il sepolcro dove giace il corpo Gesù e la statua della Madonna Addolorata.

sabato 15 luglio 2017

Siamo alle solite: Capitanata esclusa da “RI-ciclo in TOUR”

Vi giuro, cari amici e lettori di Lettere Meridiane, mi sono assolutamente stufato di commentare notizie come questa. Ma alcuni di voi l’hanno segnalata, e dovere di cronaca mi impone di non restare zitto, come pure preferirei.
Siamo alle solite. Dopo l’oscuramento della Capitanata decretato da Pugliapromozione nello spot istituzionale estivo, adesso tocca a “RI-ciclo in TOUR”, una interessante iniziativa sulla raccolta differenziata della plastica che si svolgerà in Puglia dal 19 luglio al 1° agosto.
L’evento è promosso da Corepla (Consorzio Nazionale per la raccolta, il riciclaggio e il recupero degli imballaggi di plastica) con il patrocinio della Regione Puglia e di AGER, l’Agenzia Territoriale della Regione Puglia per il Servizio di Gestione Dei Rifiuti.
Il tour attraverserà 12 comuni pugliesi: Bari, Margherita di Savoia, Giovinazzo, Barletta, Molfetta, Trani, Bisceglie, Polignano a Mare, Monopoli, Ostuni, Mola di Bari e Melendugno. Saranno interessate alla manifestazione tutte le province pugliesi, ad esclusione di quella di Foggia e, forse, prima di concedere il patrocinio la Regione e l'Ager avrebbe dovuto pretende una più equa distribuzione delle diverse tappe del TOUR sul territorio regionale.
Fin qui la notizia. Che non commento, perché sono nauseato. Vi prego di non farlo neppure voi, per evitare il solito stucchevole muro contro muro tra quelli che “i-baresi-sì-che-ci-sanno-fare-e-la-colpa-è-la-nostra” e “adesso-basta-dobbiamo-andarcene.”
È inutile rivendicare i propri diritti. È inutile incazzarsi. È inutile pretendere di essere trattati da pugliesi. È inutile…

Delrio: "La seconda stazione di Foggia utile e importante"

“La seconda stazione di Foggia è importante, e a noi pare anche molto utile. Abbiamo già cominciato a lavorarci tecnicamente. Quindi la risposta emersa dall’incontro è positiva. Adesso dobbiamo cercare le risorse. Ma sono fiducioso che assieme a RFI, agli enti locali, alla Regione, troveremo il modo per dare concretezza a questa che adesso è una ipotesi su cui lavorare.”
Così si è espresso il ministro ai trasporti e alle infrastrutture, Graziano Delrio, davanti ai microfoni di SharingTv, l'emittente foggiana che ha seguito con le sue telecamere l’atteso vertice romano, i cui risultati sembrano aver fatto segnare un bel passo in avanti nella definizione dei problemi del polo ferroviario di Foggia.
La soluzione individuata (la costruzione di una seconda stazione, nella zona del Salice-San Lorenzo in Carmignano, sulla linea AC/AV Napoli-Bari) è la più realistica, perché è la più coerente con la necessità di far quadrare i conti, a fronte dei costi particolarmente ingenti del progetto.
È impensabile che Rfi e Trenitalia possano rinunciare a cuore leggero a un bacino di utenza, quale quello foggiano valutato in circa un milione e 600.000 unità, e che risulta soltanto leggermente inferiore quanto a peso specifico, rispetto a quello dell’area metropolitana. Una cifra importante che viene fuori proprio dal tradizione ruolo di cerniera svolto dal polo ferroviario di Foggia: sulla seconda stazione graviterebbero infatti non soltanto i viaggiatori foggiani, ma quelli di un vasto hinterland comprendente anche ampie zone del Molise, dell’Irpinia, della Basilicata.
Adesso bisogna fare quadrato tutti quanti e, soprattutto, marciare nella stessa direzione, perché le insidie e le criticità non mancheranno. A cominciare dalla questione, tutt’altro che marginale, del reperimento delle risorse finanziarie che però, paradossalmente, dovrebbero già essere disponibili, se si rilegge la storia del progetto.
La seconda stazione nei pressi dell’abitato è infatti resa possibile ripristino della bretella di Incoronata, opera che ha permesso all'azienda ferroviaria di risparmiare un bel po' di quattrini. Come si ricorderà, il progetto originale prevedeva la variante più a sud, all'altezza di Cervaro, con costi assai più elevati. A negoziare con Rfi il ripristino della vecchia bretella, che passa assai più vicina all'abitato e che fu realizzata durante la guerra, per evitare il transito  di merci pericolose, fu Augusto Marasco, allora assessore all'urbanistica della giunta di centrosinistra, guidata da Gianni Mongelli.
Il baffo di Cervaro sarebbe costato 97 milioni. Il ripristino della bretella di Incoronata è venuto a costarne solo 10. C'è una differenza di 87 milioni, che può e deve essere spesa nel territorio, cercando di evitare contrasti e divisioni, che farebbero soltanto il gioco di chi vuol penalizzare Foggia.
Potete guardare qui sotto il servizio messo in onda da SharingTv.

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