martedì 28 marzo 2017

Ecco come Foggia muore

Ecco come muore una città. Abbrutendosi e abbruttendosi giorno dopo giorno. Come mi ha fatto notare qualche settimana fa l’amico Davide Leccese, sottolineando la tenue, ma significativa differenza tra le due parole, che non sono tra di loro sinonimi, ma piuttosto stanno tra loro in un rapporto di causa ed effetto.
La brutalizzazione quotidiana e costante uccide la bellezza, e provoca bruttura. Viale XXIV maggio era una volta il fiore all’occhiello della città, che collegava la sua infrastruttura più importante - la stazione ferroviaria - alla sua piazza per eccellenza, piazza Cavour, con la fontana del Sele che è il simbolo civile dell'identità foggiana.
Oggi è tutto in abbandono. Credo non ci sia altra città d’Italia in cui si trovi, nella piazza della stazione ferroviaria, un intero isolato - quello del CineTeatro Ariston - desolatamente chiuso, con le saracinesche abbassate e il portico ridotto ormai a latrina, pieno di liquami maleodoranti.
Quello delle luci e delle vetrine spente, e della serrande abbassate è ormai una costante. La chiusura degli esercizi commerciali pare un processo inarrestabile. Negli ultimi mesi è toccato anche a storici esercizi pubblici che hanno dato conforto e ristoro a generazioni di foggiani, come il Bar Ruocco, il più antico che era sopravvissuto in viale XXIV maggio, e il ristorante pizzeria Fini (che negli ultimi tempi aveva assunto la denominazione di Locanda dello zio Luca), in via Montegrappa. Ha chiuso i battenti perfino lo storico ristorante cinese, tra i primi ristoranti orientali ad aprire a Foggia.
Intanto, i prezzi delle abitazioni crollano. Chi ci abita vorrebbe scapparsene, chi mette in vendita la casa non trova acquirenti.
Rione Ferrovia è stato al centro, nelle ultime settimane, di drammatici episodi di cronaca che hanno richiamato su di esso l'attenzione dei media e dei tutori dell'ordine, anche a livello nazionale. Ma la concentrazione di extracomunitari, che ha creato molti problemi di integrazione ma anche di ordine pubblico e di vivibilità, serve soltanto fino a un certo punto a spiegare il degrado senza fine che colpisce Rione Ferrovia.
La verità più amara è che la crisi di vivibilità che colpisce il rione che una volta era tra i più rappresentativi della città, è la spia del degrado inarrestabile che angustia tutta la città.
Non è colpa degli extracomunitari se ha chiuso i battenti quello che una volta era i più grosso contenitore culturale della città (l'Ariston), senza che il tessuto economico e produttivo della città sia riuscito a propiziare iniziative rivolte al suo recupero e al suo rilancio. Nè si possono addossare responsabilità agli immigrati se il progressivo trasferimento delle attività commerciali verso la fascia suburbana (Mongolfiera e Grandapulia) ha reso insostenibile la gestione di attività di ristorazione, perfino in pieno centro.
Foggia sta pagando in modo drammatico la incapacità di programmare il suo futuro. E il peggio è che siamo giunti, ahinoi, a un punto di non ritorno.
(g.i.)


Cinemadessai | Marcello Mastroianni grandissimo in Oci Ciornie

OGGI
Un film prezioso e delicato, una storia di tradimenti e di menzogne, tra malinconia e tenerezza. Tratto da alcune novelle di Anton CechovOci Ciornie racconta la storia della infuocata ma breve relazione tra Romano (uno straordinario Marcello Mastroianni, che per questa interpretazione vinse il premio come miglior attore al Festival di Cannes ed ottenne la nomination all'Oscar) e una giovane e bella signora russa dai superbi occhi neri (oci ciornie) di cui si innamora dopo averla incontrata a Montecatini, e che segue fino in Russia, promettendole eterno amore.
A raccontare la sua storia è lo stesso Romano, a bordo di una nave da crociera in cui fa il cameriere. Alla fine, l’uomo sceglierà di restare con sua moglie, Elisa, donna benestante che gli consente di vivere agiatamente.
La pellicola è ottimamente diretta dal regista russo Nikita Mikhalkov, che riesce a creare una sapiente e riuscita alchimia tra il racconto cechoviano e le sue atmosfere tipicamente russe, e la brillante italianità di Mastroianni.
Ebbe a scrivere, recensendo il film uscito nella sale nel 1987, Stefano Reggiani: “L'interprete Mastroianni è in forma smagliante e il regista è degno dei suoi già grandi trascorsi, Cechov non è stato evocato invano, ma la grana ironica coinvolge un'affettuosa parodia del fellinismo e un doppiofondo satirico sulla Russia immutabile. Un film di bandiera italiana con l'anima russa, un regista naturalmente individualista che adesso snobba il gorbaciovismo, l'incontro di una tradizione d'attori italiana (c'è anche la Mangano) con la scuola russa (Vsevolod Larënov, Elena Sofonova).”
Un film come oggi se ne vedono pochi, che Rai 5 ripropone domani sera, alle 21.15.
DOMANI
Sospeso tra dramma giudiziario e noir, Fino a prova contraria (True crime, 1999) è tra i film di Clint Eastwood che prediligo, sicuramente tra quelli che esprimono al meglio la sua essenza di uomo di cinema a tutto tondo.

lunedì 27 marzo 2017

Cinemadessai | L'eterna arrogante stupidità della guerra, secondo Stanley Kubrick

OGGI
Per capire fino in fondo la guerra, la sua stupidità, la sua inutilità, bisogna guardare Full Metal Jacket di Stanley Kubrick. Lo sguardo del grande regista sul Vietnam e la sua narrazione diventano un film universale. La guerra del Vietnam rappresenta tutte le guerre del mondo, passate, presenti, future.
La condanna non è morale. Kubrick, come sempre accade nelle sue opere, non parte da una tesi morale, per declinarla e confermarla attraverso le immagini. E ciò che colpisce di Full Metal Jacket, è proprio l’assoluta amoralità. Alla fine, non ci sono vincitori né vinti. E nemmeno eroi. Si vive, si spara, si muore, senza una ragione. C'è solo la guerra.
Ispirato al romanzo Nato per uccidere (The Short-Timers) di Gustav Hasford, un ex Marine e corrispondente di guerra che ha collaborato alla sceneggiatura, il film racconta episodi diversi della guerra in Vietnam, che vanno dall’addestramento di un gruppo di marine, fino alla partenza per il Vietnam e al loro battesimo del fuoco sul campo di battaglia.
Ha scritto FilmTv di Full Metal Jacket: “È un film senza eroi, senza nessuno in cui identificarsi, senza speranze e soprattutto senza retorica, in un Vietnam minuziosamente ricostruito eppure quasi astratto. E, come sempre per Kubrick, un capolavoro.”
Il film è interpretato da Matthew Modine, Vincent D'Onofrio, Adam Baldwin, R. Lee Ermey, Dorian Harewood, ed andrà in onda stasera su Iris, alle 21.00.
L'AFI lo ha inserito al novantacinquesimo posto nella classifica AFI's 100 Years... 100 Thrills.
DOMANI
Un film prezioso e delicato, una storia di tradimenti e di menzogne, tra malinconia e tenerezza. Tratto da alcune novelle di Anton Cechov, Oci Ciornie racconta la storia della infuocata ma breve relazione tra Romano (uno straordinario Marcello Mastroianni, che per questa interpretazione vinse il premio come miglior attore al Festival di Cannes ed ottenne la nomination all'Oscar) e una giovane e bella signora russa dai superbi occhi neri (oci ciornie) di cui si innamora dopo averla incontrata a Montecatini, e che segue fino in Russia, promettendole eterno amore.

Clamoroso al Cibali: il Foggia sconfigge una maledizione durata 80 anni

L'esultanza rossonera dopo il gol del vantaggio
È ancora presto per stappare il D’Araprì, ma se vinci su un campo dove non l’avevi mai fatto, ai danni di un avversario che nelle partite casalinghe marcia come un treno, e per giunta su autorete, vuol dire che il destino solitamente cinico e baro, questa volta è dalla tua parte.
Giovanni Stroppa e il suo Foggia sovvertono la storia che non aveva mai visto l’attuale capolista del girone C di Lega Pro vincente allo stadio etneo.
Prima della sfida di ieri, nei 20 incontri disputati nello stadio Massimino, i padroni di casa avevano vinto 7 volte e pareggiato tredici. Con un’ulteriore curiosità statistica: il risultato nettamente predominante negli incontri tra le due formazioni è lo 0-0, occorso ben 12 volte, e tre volte di fila nelle ultime sfide.
Manco a farlo apposta, la maledizione era cominciata il 27 novembre 1937, nella giornata di inaugurazione dello stadio, che allora si chiamava Cibali dal nome del quartiere in cui sorge, e che vide i padroni di casa affrontare proprio il Foggia. Finì per 1-0 per il Catania. Altrettanto male si era conclusa per i satanelli, due anni prima la sola partita tra le due compagini che non si sia disputata al Cibali, nel campionato di serie B 1935-36: quella volta era finita per 5-1 a favore dei padroni di casa.

domenica 26 marzo 2017

Cinemadessai | Quando è la realtà a scrivere i film

OGGI
Quando un film nasce quasi per caso, da una storia vera, e diventa un successo internazionale. È successo a Philomena - in onda su Iris stasera alle 21.00 - diretto nel 2013 da Stephen Frears e scritto da Steve Coogan e Jeff Pope. La pellicola è basata sul libro The Lost Child of Philomena Lee di Martin Sixmith e racconta una storia realmente accaduta.
Proprio da un’idea di Steve Coogan è nato il film: “Nel 2010 - ha raccontato l’attore-sceneggiatore - avevo letto un articolo sul sito del “Guardian” mentre mi trovavo a New York. Era intitolato: «La chiesa cattolica ha venduto mio figlio». Si trattava di un'intervista a Martin Sixsmith sul suo libro “The Lost Child of Philomena Lee”. Raccontava la storia in generale e ne citava i dettagli. Quell'articolo mi aveva molto commosso.
Poco tempo dopo ho incontrato per caso la produttrice Gaby Tana e gliene ho parlato. Lei allora mi ha proposto di coprodurlo. Ho contattato Martin e ho saputo che i diritti di adattamento del libro erano ancora disponibili. Così li ho opzionati nella speranza di poter poi sviluppare il progetto.”
Nel film, Coogan indossa i panni del giornalista che aiuta Philomena nelle sue ricerche, mentre la parte della donna è interpretata da una grandissima Judi Dench.
La storia è ambientata inizialmente in Irlanda, nel 1952. Philomena Lee, ancora adolescente, resta incinta. Cacciata dalla famiglia, viene mandata al convento di Roscrea. Per ripagare le religiose delle cure che le prestano prima e durante il parto, Philomena lavora nella lavanderia del convento e può vedere suo figlio Anthony un'ora sola al giorno.
A tre anni Anthony le viene strappato e viene dato in adozione ad una coppia di americani. Per anni Philomena cercherà di ritrovarlo.
Cinquant'anni dopo incontra Martin Sixmith, un disincantato giornalista, e gli racconta la sua storia. Martin la convince allora ad accompagnarlo negli Stati Uniti per andare alla ricerca di Anthony.
Il pregio maggiore del film sta nella capacità di tenersi in equilibrio tra tragedia e commedia, con esiti sempre felici, grazie all’abilità calligrafica del regista Stephen Frears. Da guardare assolutamente.
DOMANI
Per capire fino in fondo la guerra, la sua stupidità, la sua inutilità, bisogna guardare Full Metal Jacket di Stanley Kubrick. Lo sguardo del grande regista sul Vietnam e la sua narrazione diventano un film universale. La guerra del Vietnam rappresenta tutte le guerre del mondo, passate, presenti, future.

La Chiesa delle Croci (e altro) come non l'avete mai visti, dal vblog di Fabrizio De Lillo

Fabrizio "Jamie" De Lillo ci prende gusto, e armato della sua istintiva creatività e del suo drone che ha ormai imparato a pilotare alla grande, ci regala altre inedite ed entusiasmanti immagini di Foggia vista dall’alto. Un altro riuscitissimo video dopo quello dedicate alla Masseria Pantano, divenute virali sul social (se per caso non lo avete ancora visto, potete farlo cliccando qui).
Le location prescelte per sperimentare il primo piano di volo del drone di Fabrizio sono le più simboliche e rappresentative della città: piazza Cavour con la fontana del Sele, la stazione ferroviaria, la chiesa delle Croci e Palazzo Longo in via Fuiani.
Il piano di volo è un'app che permette di programmare i diversi movimenti del drone, che viene quindi pilotato automaticamente.
Con questo video, Fabrizio De Lillo sperimenta anche un vblog, ovvero un videoblog: le immagini sono accompagnate dal racconto in presa diretta delle operazioni necessarie a gestire il piano di volo e al commento dei luoghi visitati.
Un bel video che mostra le bellezze nascoste di Foggia, ma anche le bellezze a rischio. Se piazza Cavour e la sua fontana sembrano onestamente abbrutite dai lavori in corso che tante polemiche hanno suscitato per la paventata installazione dei cordoli e dalla perdurante arsura della fontana (da simbolo dell’acqua a simbolo dei perenni malfunzionamenti della città?), quelle dedicate alla stazione sono una eloquente testimonianza della importanza del nodo ferroviario del capoluogo dauno.
Le immagini girate da Fabrizio diventano sublimi quando si spostano in piazza Sant’Eligio per mostrarci la Chiesa delle Croci davvero come non s’era mai vista. Semplicemente, guardatele e stupitevi. Conclusione in via Fuiani, con malinconiche immagini sul Palazzo Longo sempre più destinato alla demolizione, che con bella espressione il neo videoblogger definisce “palazzo decadentistico”. Fabrizio, il suo drone e la sue equipe stanno svelando ai foggiani una città bella, malinconica, insospettata. Bravi.
Qui sotto il video. Come sempre, guardatelo, amatelo, condividetelo.

sabato 25 marzo 2017

Cinemadessai | The heat, sfida tra mostri sacri del cinema

OGGI
Perfetto intreccio tra noir e action movieHeat - La sfida è il primo film in cui due leggende viventi come Al Pacino Roberto De Niro si trovano faccia a faccia, anzi l’uno contro l’altro, nella più classica delle contrapposizioni cinematografiche: lo sbirro contro il bandito. Per la verità, i due avevano lavorato insieme anche ne Il Padrino II, ma in questa pellicola non erano mai comparsi nella stessa scena. Pacino e De Niro sono le due gemme in un cast stellare, anche per il resto, che vede impegnati anche attori della statura di Jon Voight, Val Kilmer, Ashley Judd ed una giovanissima Natalie Portman.
Scritto e diretto da Michael Mann, il film si ispira ad un celebre classico del noir francese, Tutte le ore feriscono... l'ultima uccide girato da Jean-Pierre Melville nel 1966.
La storia è la più tipica - o forse sarebbe meglio dire archetipica - dei film del genere: Vincent Hanna (Al Pacino) è uno dei migliori segugi della polizia, e viene incaricato di catturare il rapinatore Neil McCauley (Robert De Niro) dopo che la sua banda, durante un assalto a un furgone portavalori, aveva ucciso i tre agenti di scorta.
Mann è abilissimo a tessere ed intrecciare, attorno alla storia principale, i fili delle storie individuali dei diversi personaggi, e le sottostorie che si dipanano all’interno della banda, soprattutto a causa della rottura che si verifica tra McCauley  e Waingro (Kevin Gage), il più giovane dei componenti della banda.
Il film racconta il lungo ed inevitabile avvicinamento tra il cacciatore e la preda, fino alla sfida finale, che svela, nonostante la contrapposizione dei ruoli tra i due, un rapporto di stima reciproca e di virile amicizia.
Costata 60 milioni di dollari, la pellicola ne ha incassati 120 nelle sale di tutto il mondo, e 67 soltanto in quelle statunitensi.
Ha scritto di Heat - La sfida FilmTv: “Centosettanta minuti di tensione profonda e dettagliata, occhi e storie che si raccontano una comune disperata precarietà. Fino a trasformare una classica sfida cinematografica in un affresco umano tristissimo, esausto, disilluso.”
Un film da non perdere. Stasera, alle 21.15, su Nove.
DOMANI
Quando un film nasce quasi per caso, da una storia vera, e diventa un successo internazionale. È successo a Philomena - in onda su Iris domani sera alle 21.00 - diretto nel 2013 da Stephen Frears e scritto da Steve Coogan e Jeff Pope. La pellicola è basata sul libro The Lost Child of Philomena Lee di Martin Sixmith e racconta una storia realmente accaduta.

venerdì 24 marzo 2017

Quando il rock ti sta nell'anima: che bravi, i Keplero

Viene fatto di chiedersi dove sarebbero arrivati questi tre ragazzi di Keplero se fossero finiti sotto i riflettori di un talent show. Perché bravi, son bravi, e tanto. Ma (grazie ai cielo...) non sono tipi pronti a sbattersi e vendersi per un posto al sole, in quel tripudio di trasciosità che è divenuta la televisione italiana (vedi Sanremo).
I Keplero sono duri e puri, come il loro rock, senza effetti speciali, che ti va dritto nel cuore. Suonato bene e con coraggio, onesto e possente, come gli sguardi e le sonorità ineffabili e dense di questi ragazzi che raccontano i sogni e le speranze e il tempo difficile della loro generazione.
L’ultimo brano, estratto dall’Ep live “Maluma live sessione” è intitolato La (radicale) trasformazione del cuore umano.
Un pezzo tosto. Un testo impegnato. Una interpretazione convincente e avvolgente, con musica e parole che sgorgano dal cuore e ti prendono. Sono solo un trio, ma paiono un'orchestra, tanto è denso e coinvolgente il loro sound, tanto è perfetta l'alchimia che si stabilisce tra la voce e la chitarra di Sergio Valerio, il giro di basso di Luca d'Altilia, le ipnotiche percussioni di Costantino "Mcmartin" e le parole profonde, che scuotono e interrogano sul senso del tempo e quello della vita: "Sopravvive un uomo, se cambia idee o cambia il cuore? Sopravvive soltanto se cresce la sua essenza. È l’unica cosa di cui puoi godere nel tempo distratto... Aver tra le mani la vita che aspetti, o esserne al centro?" Che bello...
Qui sotto il video, prodotto presso Studio Maluma di San Giovanni Rotondo. Guardatelo, amatelo, fatelo girare condividendolo.

Ridere alla foggiana: le vignette vintage di Madetu

Continuiamo il nostro viaggio retrospettivo nella produzione satirica di Maurizio De Tullio, alias Madetu, aprendo il "rotolo" di oggi con una divertente vignetta dedicata ad un personaggio tanto amato  quanto indimenticabile della politica italiana: il mai troppo compianto presidente Sandro Pertini.
La seconda, micidiale pur nella sua grevità, si riferisce ad un evento che qualche anno fa colpì molto l’opinione pubblica: la morte prematura del produttore di film porno Riccardo Schicchi e i... problemi per la sua giovane e avvenente vedova ungherese Eva Henger.
La terza riguarda la crisi nella maggioranza di sinistra che a quei tempi governava la Provincia. Il personaggio ritratto era Carmine Gissi, fine intellettuale, preside, e bravo politico e assessore (fu il primo a occuparsi di Borgo Mezzanone ai tempi della prima ondata di profughi ed emigrati albanesi).
La quarta ed ultima è un classico - ma alquanto complicato - gioco di parole ed è dedicata al penultimo Pontefice, il tedesco Papa Ratzinger, più noto come Papa Benedetto XVI (sedicesimo) che preannunciò le sue storiche dimissioni. E siccome i tedeschi, come gli svizzeri, sono precisini....
Vi ricordo che potrete ammirare una parte cospicua della produzione satirica di Maurizio nella mostra “Riso alla foggiana” che verrà inaugurata domani, sabato 25 marzo, alle ore 19.00, nel nuovo spazio espositivo di Parcocittà, a Parco San Felice, e che ospiterà 130 vignette disegnate dal nostro disegnatore satirico, dsl 1983 a oggi.

Foggia,1946: tra le macerie della guerra, il sogno (realizzato) della serie B

Piero Andreoli
La promozione del Foggia in B nel 1946 è stata la più sofferta, ma sotto certi aspetti anche la più significativa: perché non maturò sul campo, ma a tavolino, e perché per la prima volta la città - dirigenti, atleti, imprenditori, istituzioni, cittadini - condivisero il medesimo obiettivo di allestire una formazione competitiva per la serie cadetta.
Detta così, sembra una cosa facile e normale, invece non lo fu per niente. Per capire l’importanza non solo sportiva, ma anche civile dello spirito solidale che andò maturando nell’estate del 1946, bisogna tenere conto della tragedia che la città aveva vissuto solo tre anni prima, durante la tragica estate del 1943 che l’aveva vista distrutta dai bombardamenti alleati, e della miseria che ancora pesava come un macigno sulla città.
La passione per il Foggia, l’impegno per costruire una squadra all’altezza della situazione sono la bella espressione di una comunità che piano piano si liberava dai fantasmi della guerra, e intraprendeva un’eroica azione di ricostruzione. A tutti i livelli, compreso quello sportivo.
Ma torniamo al calcio, e al Foggia.
Nonostante la non esaltante conclusione della regular season, che vide la squadra rossonera al quarto posto, a 15 punti di distacco dal Lecce, che conquistò la promozione, e nonostante la pesante squalifica inflitta allo Zaccheria per l’aggressione all’arbitro e ai giocatori dell’Audace Taranto (che abbiamo raccontato in un precedente articolo, che potete leggere qui), i dirigenti rossoneri non si perseroo d’animo.
Negli ambienti federali giravano voci insistenti circa una possibile ristrutturazione del “Campionato nazionale” di serie B che avrebbe potuto estendere il numero di squadre partecipanti, e così i dirigenti presentarono agli organi federali l’istanza per chiedere l’ammissione alla seria cadetta, in considerazione della grandezza della città e dei meriti sportivi del sodalizio.
Il mese di luglio del 1946 comincia per Foggia ed i foggiani con due buone notizie: l’aumento della razione giornaliera di pane, che viene portata a 250 grammi, e l’accoglimento da parte degli organi federali della istanza di ammissione alla serie B. La promozione che era sfuggita qualche settimana prima al Foggia sul campo, viene decretata a tavolino. Ma il bello viene adesso.
Sul Corriere di Foggia, Mario Taronna, impareggiabile giornalista sportivo che di lì a qualche mese fonderà il periodico sportivo Il Satanello, si prende la briga di fare un po’ di conti. L’iscrizione al torneo costa 200.000 lire, una metà delle quali è stata già anticipata a titolo cauzionale, con una colletta tra i dirigenti rossoneri in carica. Altre 200.000 lire sono messe in preventivo per l’acquisto dell’attrezzatura necessaria per disputare il torneo, ovvero maglie, scarpe, palloni. La stessa cifra va messa in bilancio per il pagamento mensile degli stipendi. Infine il mercato: per poter allestire un undici competitivo, Taronna valuta sia necessario spendere almeno un milione e mezzo. Cifre importanti, che non sono nella disponibilità dei dirigenti che guidano la squadra, che sono appassionati e sportivi, non certo ricchi.

Cinemadessai | Grande cinema di notte con "Cane di paglia" e "In grazia di Dio"

OGGI
Cane di Paglia è uno dei film più belli e più discussi di Sam Peckinpah, da molti critici ritenuto il suo capolavoro. Certamente è quello che meglio mette in evidenza la concezione della vita e dei rapporti umani del regista americano, che nel film vengono dominati dal caos e dalla violenza della vita quotidiana. Superbo ed indimenticabile Dustin Hoffman che indossa i panni di un giovane e mite matematico americano, David Summer, che si trasferisce con sua moglie, la bella e giovane Amy (Susan George) in Inghilterra, nella casa natale della donna, per completare i suoi studi in cosmologia.
Le cose si complicano quando il professore assume, per riparare il tetto, l’ex fidanzato di sua moglie, che assieme ad i suoi compari prende ad infastidire la donna ed assume un atteggiamento tracotante nei confronti di David.
Sarà un crescendo di violenza che toccherà il culmine quando il mite studioso, assediato da un branco di abitanti violenti ed ubriachi, supererà definitivamente la sua indole pacifica, e reagirà in modo inatteso e spiazzante.
La tesi di Peckinpah è che l’istinto all’autodifesa fa parte dell’essenza primordiale degli individui e che anche un cane di paglia può trasformarsi un un essere aggressivo e violento. Primo film non western girato dal regista americano, soprannominato Bloody Sam per la frequente rappresentazione della violenza nella sue opere, Cane di paglia fu al centro di aspre polemiche e fu accusato di fascismo e misoginia (a causa di alcuni atteggiamenti di eccessiva civetteria assunti dalla moglie di David), accuse che gravano su quasi tutta l'opera del regista, e che mi permetto di non condividere. Se da un lato non c’è dubbio che la violenza costituisca la cifra stilistica di Peckinpah, essa è coerente con una visione della società e della civiltà, discutibile ed opinabile finché si vuole, ma espressa con rara efficacia stilistica. Alle 00.45 di domani, su RaiMovie.
Da segnalare anche, sempre stanotte, all'1.10 su Rai 2 l'ultimo film di Edoardo WinspeareIn grazia di Dio, ritenuto tra i più interessanti realizzati dal regista salentino, che detiene il record di essere stato il primo autore italiano a prendere parte al Sundance Festival, il più importante festival di cinema indipendente del mondo, con l'indimenticabile Sangue Vivo.

giovedì 23 marzo 2017

Vedere il mondo controcorrente: l'uomo vitruviano secondo Madetu

Ci sono vignette così belle e fulminante, che a commentarle si teme di sciuparle. Ecco come Madetu, qualche anno fa, ha indossato i panni ed interpretato i pensieri del celeberrimo uomo vitruviano disegnato da Leonardo Da Vinci. Una vignetta da cui trasuda la quintessenza più profonda della satira, che è il vedere le cose controcorrente. Come sentirsi un tantino provoloni, dove il resto del mondo vede la perfezione formale.
Questa e le altre vignette che potete ammirare oggi nel “rotolo”  quotidiano di Madetu faranno parte della mostra retrospettiva “Riso alla foggiana” che aprirà i battenti sabato prossimo a Parcocittà, e che ospiterà 130 vignette del nostro disegnatore satirico.
La seconda riguardava (usiamo il passato trattandosi di vignette vintage, che appartengono, appunto al passato) l’allora crisi ecologica cittadina ai tempi dell'emergenza rifiuti, che, per la cronaca, sembra stia per tornare, a dimostrazione che a Foggia certi problemi sono sempre d’attualità.
Come ribadisce la terza vignetta, dedicata al cattivo stato di salute delle due ex Palestre GIL di Foggia...
La quarta è del 2013 e riguarda il grande ciclista statunitense Lance Armstrong (omonimo nel cognome del mitico astronauta connazionale che per primo mise piede sulla Luna nel 1969). Il campione (poi defenestrato in alcuni titoli) ammise di essersi dopato. Con le divertenti conseguenze immaginate da Madetu… Sfogliate il rotolo, gustatevi le vignette, e sorridete.

Cinemadessai | La dichiarazione di amore al cinema di Pedro Almodovar

OGGI
"Ho vissuto prigioniero in una stanza, al buio, per mesi: non potevo accendere la luce, né vedere dvd o scrivere al computer. Un vero paradosso per un regista che ama i colori accesi e vive in mezzo ai riflettori. Potevo solo fantasticare e così ho concepito il mio nuovo film 'Los abrazos rotos': niente di autobiografico, nessun mal di testa né intense terapie neurologiche come è capitato a me, ma un romanzesco film d'amore e dolorosi tradimenti in cui però l'oscurità, il buio, avranno un ruolo determinante per la protagonista Penélope Cruz.
Nel film Penelope vive una doppia vita: in una è la donna del dolore, bruna, con frangetta alla Audrey Hepburn, nell'altra è invece bionda, spiritosa e molto pop... Sento che è la prima volta che faccio una dichiarazione d’amore così esplicita al cinema; non con una sequenza specifica, ma con tutto un film.”
Così, Pedro Almodovar racconta Gli abbracci spezzati (2009), che Iris manda in onda stasera, alle 21.00. Un film intenso, che ha il sapore e il passo dei classici.
Interpretata da Penélope Cruz e da Lluís Homar, la pellicola racconta di un uomo (Lluís Homar) che scrive, vive e ama nell'oscurità. Quattordici anni prima è stato vittima di un terribile incidente di macchina sull'isola di Lanzarote che non solo gli ha portato via la vista ma anche Lena (Penelope Cruz), la donna della sua vita. Quest'uomo ha due nomi: Harry Caine, pseudonimo con il quale firma le sue opere letterarie, i suoi racconti e le sue sceneggiature, e Matteo Blanco, il suo vero nome, con il quale vive e firma la regia dei suoi film. Dopo l'incidente, Matteo Blanco si trasforma definitivamente nel suo pseudonimo Harry Caine. Visto che non può più dirigere i suoi film, preferisce sopravvivere con l'idea che Matteo Blanco è morto con la sua amata Lena in quell'incidente.
Ormai Harry Caine vive grazie alle sceneggiature che scrive con l'aiuto della sua fedele direttrice di produzione, Judit García (Blanca Portillo), e del figlio di quest'ultima, Diego (Tamar Novas). Da quando è diventato cieco Harry ha sviluppato tutti gli altri sensi, non ultimo quello dell'ironia, e si è imposto un'amnesia volontaria che gli permette di continuare a godere della vita. Ha cancellato dalla sua biografia tutto quello che gli è accaduta 14 anni prima. Non ne parla più, e il resto del mondo ha dimenticato in fretta Matteo Blanco e lui è l'ultimo a volerlo resuscitare. Ma una notte Diego ha un incidente e Harry decide di occuparsi di lui. Durante le lunghe notti di veglia , comincia a raccontargli la sua storia per distrarlo, così come un padre racconterebbe una favola al figlio per farlo addormentare...
Un bel film. Da vedere.
DOMANI
Cane di Paglia è uno dei film più belli e più discussi di Sam Peckinpah, da molti critici ritenuto il suo capolavoro. Certamente è quello che meglio mette in evidenza la concezione della vita e dei rapporti umani del regista americano, che nel film vengono dominati dal caos e dalla violenza della vita quotidiana. Superbo ed indimenticabile Dustin Hoffman che indossa i panni di un giovane e mite matematico americano, David Summer, che si trasferisce con sua moglie, la bella e giovane Amy (Susan George) in Inghilterra, nella casa natale della donna, per completare i suoi studi in cosmologia.

Partite truccate, indagini a Messina, anche sul Benevento

Lo stadio San Filippo-Scoglio di Messina
Il Benevento potrebbe finire nell'occhio del ciclone, mentre nuovi, pesanti sospetti aleggiano sulla regolarità dello scorso campionato di Lega Pro, che vide il Foggia concludere al secondo posto, proprio alle spalle della società campana.
La Procura della Repubblica di Messina sta svolgendo una indagine su quattro partite, nelle quali si sarebbero registrati consistenti puntate, per migliaia di euro. Gli incontri finiti sotto la lente della magistratura siciliana sarebbero quattro, e in particolare: Casertana–Messina del 21 dicembre 2015, Messina–Martina Franca del 9 gennaio 2016, Messina–Benevento del 16 gennaio 2016 e Messina-Paganese del 14 febbraio 2016.
Le indagini penali, che sembra siano partite da una segnalazione dei Monopoli di Stati e di Federbet, un ente che si occupa di monitorare i flussi di scommesse, sono state svolte dai Carabinieri e dalle Fiamme Gialle che hanno effettuato numerose perquisizioni negli studi di professionisti di Messina e nelle abitazioni di calciatori.
Gli inquirenti sospettano che il risultato di queste gare sarebbe stato predeterminato e su queste partite sarebbero state scommesse anche grosse somme di denaro, ottenendo profitti illeciti con danni rilevanti per i gestori delle agenzie di scommesse.
Le persone coinvolte sarebbero in tutto una quarantina. Nei loro confronti il sostituto procuratore della Repubblica che sta coordinando l’indagine ipotizza il reato di associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva e truffa.
Tra gli iscritti nel registro degli indagati figurerebbe anche l’ex calciatore Arturo Di Napoli, all’epoca dei fatti allenatore della squadra  peloritana, già coinvolto in passato in casi di calcio-scommesse, che lo avevano visto condannato a 3 anni di squalifica.
Gli interrogatori potrebbero cominciare già a partire dai prossimi giorni.
A segnalare il flusso anomalo di scommesse registrato in occasione della partita Messina-Benevento, che sul campo si concluse con la vittoria dei sanniti per 5-0 è stata la stessa Lega Pro, che investì del caso la Procura Federale. Adesso si muove anche la magistratura penale.
C’è comunque da dire che secondo quanto emerse subito dopo il match le puntate non si concentravano sulla vittoria del Benevento, ma sul risultato di parità. I sospetti che qualcosa non quadrasse furono così consistenti che la partita venne esclusa da quasi tutti i palinsesti di bookmaker.

Fontana del Sele, la più bella cartolina di Foggia (di Enzo Ficarelli)

La fontana del Sele nella foto di Bruno Caravella
Ringrazio molto l'amico Enzo Ficarelli per questo bell'articolo su quella che giustamente definisce la cartolina più bella della città: la fontana del Sele, che qualche giorno fa ha festeggiato il suo 93° compleanno. Buona lettura. (g.i.)
* * *
21 marzo 1924.
È per Foggia una data storica, memorabile indimenticabile.
In quella splendida prima giornata di primavera, arrivò l'acqua proveniente dalle sorgenti del Sele ove sgorgano impetuose alla quota di 420 metri s.l.m., da una parete rocciosa del monte Paflagone, nell'avellinese.
Il re Ferdinando II di Borbone nel 1847 nominò una commissione con l'incarico di risolvere il problema endemico della mancanza d'acqua nell' "arsa e sitibonda Apulia".
L'idea non produsse tuttavia esiti concreti per l'iperbolica spesa preventivata e per le innumerevoli difficoltà intraviste, apparse a tutti insormontabili.
In seguito alle pressanti richieste delle popolazioni pugliesi, stanche delle epidemie che erano costrette ad affrontare per la carenza di risorse idriche, venne bandito nel 1868 un concorso per la realizzazione di un acquedotto.
Vincitore del concorso e vero ideatore della grandiosa opera dell'acquedotto pugliese fu l'ing. salernitano Camillo Rosalba, all'epoca residente a Foggia perché funzionario del Corpo Reale del Genio Civile.

Piccole iene crescono e sfondano: Pio e Amedeo (di Maurizio De Tullio)

Consultando la voce dedicata da Wikipedia a Pio e Amedeo, nei rimandi alle note, viene citato un articolo di Maurizio De Tullio, comparso nel sito web del glorioso periodico Il Vademecum, che Maurizio curava assieme ad Angelo Renzulli e che si occupava con notevole attenzione e diligenza critica, dell'informazione locale di Foggia e provincia. Purtroppo il sito è stato parzialmente rimosso, e il collegamento non funziona più.
Assieme a Renzulli e a De Tullio, siamo riusciti a scovare una copia dell'articolo, che di seguito riproponiamo. Vi si descrivono gli inizi della carriera del duo comico foggiano che sta spopolando in televisione con Emigratis, e si rievoca un pezzo importante della storia della televisione privata a Foggia, di cui i due sono stati assoluti protagonisti. De Tullio mostra una notevole lungimiranza nell'intuire, dodici anni fa, che i due simpatici ragazzotti che allora imperversavano su Telefoggia avrebbero fatto strada.
Di strada da allora ne hanno fatto proprio tanta, sempre conservando quella spontaneità e quella freschezza che rappresenta la loro qualità migliore e che, dopo aver affascinato il pubblico foggiano, sta adesso conquistando tutta l'Italia. L'articolo originale pubblicato nella sezione televisiva della testata www.ilvademecum.it (Anno 5, marzo 2005, num. 111) era intitolato Piccole “Iene” crescono: due folletti a “Telefoggia”.
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Inseparabili dalla nascita, quasi come due gemelli siamesi. In realtà sono solo amici e, da qualche anno, lavorano in tivù e per la tivù. Il loro “nido” si chiama “Telefoggia” e all”anagrafe rispondono ai nomi di Pio D’Antini e Amedeo Grieco, 22 anni a testa festeggiati quasi lo stesso giorno. Ufficialmente studenti universitari in Scienze delle Comunicazioni (gemelli anche in questo!), in realtà animatori e appassionati protagonisti di un programma in onda dallo scorso anno sulle frequenze di “Telefoggia”. 

mercoledì 22 marzo 2017

Quando comprare casa a Foggia costava un occhio. Anzi due.

È decisamente cominciato il conto alla rovescia per la Mostra "Riso alla foggiana" che dal 25 marzo al 4 aprile offrirà in visione, nello spazio espositivo di Parcocittà, a Parco San Felice, 130 vignette realizzate dal 1983 ad oggi da Maurizio De Tullio, alias Madetu.
Assieme alla locandina dell’evento (la cui inaugurazione si terrà alle 19.00), anche oggi forniamo ad amici e lettori di Lettere Meridiane un assaggio di quel che potranno vedere nella mostra, con quattro vignette che vengono dal passato: la prima è su Pasquale Casillo quando era all'apice del successo e si comprò il quotidiano "Roma"; l'altra è sull’on.Gianni Mongiello e si riferisce a quando scelse Alfredo Grassi quale rappresentante della "Casa" delle Libertà a candidato sindaco di Foggia. Quindi ce n’è una a livello nazionale: Ugo Intini (fedelissimo di Craxi) e infine un classico "made in Foggia”: quando comprar casa a Foggia era un autentico dramma (magari oggi lo è un po' meno, ma in quegli anni un tetto costava davvero un occhio... anzi due!).
Di seguito le quattro vignette. Che ricordi, eh?!

Cinemadessai | Peplum d'autore con "Il Gladiatore" di Ridley Scott

Discusso ma tanto premiato, Il Gladiatore di Ridley Scott. Il regista di Blade Runner restituisce vigore e spessore al genere peplum, tra grafica computerizzata, effetti speciali, ed un’ambientazione che dà senso al “virtuale”, mostrando una Roma cupa e senza tempo, quasi sospesa nella storia.
La storia trae lo spunto dalla travagliata successione all’imperatore Marco Aurelio. Massimo, generale romano vittorioso sui barbari in Germania, viene individuato da Marco Aurelio quale suo possibile successore. Ma il figlio dell’imperatore in carica, Commodo, si ribella, assassinando il padre e ordinando l’esecuzione di Massimo, nei confronti del quale si scatena un’autentica caccia all’uomo. Il generale viene arrestato e la sua famiglia trucidata. Massimo viene quindi costretto a combattere nell’area quale gladiatore. Ormai ha perso tutto, ma non la rabbia e l’orgoglio. Diventerà un invincibile guerriero.
Gli attori sono superbi: da Russell Crowe a Joaquin Phoenix, a Connie Nielsen. Cinque Oscar (su ben dodici nomination): al film, all'attore protagonista, ai costumi, al suono e agli effetti visivi.
Quand’anche non si ami in genere e non si apprezzi l’eccessivo ricorso al digitale, è un film da non perdere. Stasera, su Rete 4, alle 21.15.
DOMANI
"Ho vissuto prigioniero in una stanza, al buio, per mesi: non potevo accendere la luce, nè vedere Dvd o scrivere al computer. Un vero paradosso per un regista che ama i colori accesi e vive in mezzo ai riflettori. Potevo solo fantasticare e così ho concepito il mio nuovo film 'Los abrazos rotos': niente di autobiografico, nessun mal di testa né intense terapie neurologiche come è capitato a me, ma un romanzesco film d'amore e dolorosi tradimenti in cui però l'oscurità, il buio, avranno un ruolo determinante per la protagonista Penélope Cruz.

L'arcivescovo Pelvi: "Foggia non cresce se non insieme"

Sporcarsi le mani, ritrovare il senso dell’appartenenza alla comunità, rifuggire dallo sfrenato individualismo che avvelena la coscienza, ritrovare il coraggio della testimonianza e l’impegno della partecipazione; riprendersi l’esercizio della cittadinanza; superare la sindrome dello spettatore.
Ancora una volta, mons. Vincenzo Pelvi, arcivescovo di Foggia, non le manda a dire. Chiama a raccolta la Chiesa di Foggia precisando che “non si vuole accusare o condannare”, ma semplicemente risvegliare la città, che ieri sera ha ascoltato le parole del suo pastore in una Cattedrale gremita come sempre accade al termine della processione che ricorda l’apparizione della Madonna dei Sette Veli. Volti attenti e commossi. Un ascolto non di circostanza.
La sensazione è che la Chiesa c’è, tra gli ultimi baluardi di una comunità che si sta sfilacciando.
La speranza è che il richiamo di Pelvi, che fa il paio con quanto il presule aveva detto qualche giorno fa in occasione della presentazione del libro di Edgardo Longo dedicato alla Beata Maria Celeste Crostarosa, riesca a suscitare una riflessione collettiva, un confronto, e non resti una voce che grida nel deserto.
Ecco, di seguito, il messaggio dell’arcivescovo, significativamente intitolato “La parabola dell’impossibile”.
* * *
In Città, nella nostra comunità ecclesiale, siamo liberi o schiavi; sfiduciati o entusiasti; spenti o luminosi? Sono interrogativi che suscitano un sussulto di entusiasmo e di passione per costruire una comunità cittadina più giusta e umana.
A nessuno sfugge quest’aria un po' caotica di crisi e cambiamento: la corruzione, l’impoverimento urbanistico e ambientale, le difficoltà nella gestione del territorio, la crisi economica, la disoccupazione giovanile e l’emergenza abitativa, le tensioni dovute all’immigrazione. Sembra che ciò comporti una perdita di appartenenza reciproca e una crescita incontrollabile di individualismo. Stanno venendo meno, così, quelle relazioni interpersonali che esprimono accoglienza degli altri, mentre si diffonde, tante volte in maniera invisibile, ma contagiosa, la malattia dell’indifferenza.

Ecco la più bella "Effigie di Maria SS. della Icone Vetere"

Grazie alla cortesia, alla squisitezza e alla sensibilità di Giuseppe De Troia, insigne studioso di storia ed illuminato uomo di cultura, Lettere Meridiane è in grado di offrire ad amici e lettori, in occasione dell'anniversario della prima apparizione della Madonna dei Sette Veli ai foggiani, una riproduzione della bellissima litografia a colori, dipinta da mano ignota, raffigurante l'Iconavetere che compare ai Santi Protettori Guglielmo e Pellegrino e al Patrono della Provincia, San Michele Arcangelo, in adorazione, e ad una città distrutta ed affranta dal terribile terremoto che si era verificato soltanto due giorni prima.
La scena disegnata è molto particolare ed originale: nella parte inferiore spicca la raffigurazione allegorica del terremoto, rappresentando con le sembianze di un bruto incatenato, costretto sotto la terra, che scalpita e si dimena sputando fuoco, mentre in superficie si vedono le vittime del terribile sisma. In alto l'immagine di Santa Maria Iconavetere.
Che io sappia è la prima volta che la stampa viene pubblicata in tutto il suo colorato splendore. De Troia l'ha rinvenuta per caso qualche decennio fa, nel negozio di un antiquario di Pisa, e l'ha acquistata sollecitamente.
Una riproduzione in bianco nero della litografia è comparsa nell'eccellente volume Foggia medievale, pubblicato da Claudio Grenzi Editore e curato da Maria Stella Calò Mariani.
Ne parla Rosanna Bianco nel capitolo dedicato alla Diffusione dell'Iconografia della Madonna dei Sette Veli. La studiosa sottolinea come la litografia colleghi "la glorificazione dell'Iconavetere invocata dai SS. Protettori e la rappresentazione degli effetti disastrosi del terremoto sul popolo foggiano."
L'originalità dell'opera sta nel fatto che, come scrive Rosanna Bianco, "l'allegoria del terremoto, in questo caso, si assimila alla raffigurazione del diavolo. In basso, S. Alfonso de' Liguori ritratto nel suo studio sigla con la sua presenza la continuità devozionale e la forte caratterizzazione religiosa dell’iconografia della Madonna dei Sette Veli."
Un caloroso ringraziamento a Giuseppe De Troia per aver consentito la riproduzione della litografia.
La fotografia è stata scattata da Pasquale Episcopo, mio caro cugino, con il quale condivido, nonostante la distanza che ci separa (vive in Germania, dove sta svolgendo una preziosa opera di divulgazione della presenza fridericiana a Foggia), la passione per il passato della nostra terra, e la necessità di adoperarci in ogni modo per custodirne e tramandarne le radici. È sua l'idea di pubblicare su Lettere Meridiane l'immagine, ed è stato lui a chiedere ed ottenere l'autorizzazione da De Troia. Grazie di cuore.
Attenzione, l'immagine che illustra il post è ridotta e in bassa risoluzione. Per scaricarla in alta risoluzione, cliccare qui.
Geppe Inserra

martedì 21 marzo 2017

Madetu da Craxi a Libando, passando per la lotta al crimine

La penna illuminante e talvolta irridente di Madetu ha disegnato e commentato fatti e misfatti delle vicende nazionali e locali da lungo tempo. Le sue vignette coprono un arco nel quale è successo tutto e il contrario di tutto. Maurizio De Tullio ha puntualmente seguito i cambiamenti epocali che hanno scandito gli ultimi decenni, a volte distribuendo le sue vignette agli amici, altre volte destinandoli ad un pubblico più ampio, come ben sanno gli amici e i lettori di Lettere Meridiane che ogni giorno vengo deliziati dalle sue vignette.
Sarà possibile vedere per la prima volta tutti insieme i disegni e le vignette satiriche di Maurizio nella mostra "Riso alla foggiana" che aprirà i battenti sabato prossimo a Parcocittà, inaugurando il nuovo spazio espositivo che la recuperata e ritrovata struttura di Parco San Felice mette così a disposizione della città.
In questi giorni, Lettere Meridiane ospiterà anche alcune vignette di Madetu che vengono dal passato, una sorta di viaggio nel tempo per rileggere insieme fatti e personaggi che hanno fatto la storia, nel bene e nel male. Buona visione, e buon divertimento.

Cinemadessai | Cento passi di dignità: l'eroica storia di Peppino Impastato

OGGI
Marco Tullio Giordana è tra i registi italiani più attenti alle istanze del cinema civile. Per giunta, ha una spiccata predilezione per un certo tipo di personaggio: il ribelle, l’eretico che paga con il proprio sacrificio personale il cantare fuori dal coro.
Dopo aver raccontato Pier Paolo Pasolini nel 1995 nel film Pasolini, un delitto italiano, Giordana si cimenta, cinque anni più tardi, ne I cento passi, con un altro ribelle, vittima di un altro delitto eccellente: Peppino Impastato, il giornalista che dalla sua “radio libera” attacca e prende in giro la mafia, in particolare il boss Tano Badalamenti, denunciando i suoi atti criminali.
Rispetto ai film di genere, I cento passi contiene un’importante variazione sul tema, soffermandosi in modo particolare sullo sforzo che Peppino Impastato deve condurre per rompere definitivamente con l’ambiente e l’humus mafioso di cui la sua famiglia è intrisa, e che lo porterà a non percorrere mai i fatidici cento passi che separano la sua abitazione da quella del boss. Impastato pagherà con la sua vita la scelta di andare controcorrente.
«Questo è un film sulla mafia, appartiene al genere - scrive Giordana nelle note di regia -. È anche un film sull'energia, sulla voglia di costruire, sull'immaginazione e la felicità di un gruppo di ragazzi che hanno osato guardare il cielo e sfidare il mondo nell'illusione di cambiarlo. È un film sul conflitto familiare, sull'amore e la disillusione, sulla vergogna di appartenere allo stesso sangue. È un film su ciò che di buono i ragazzi del '68 sono riusciti a fare, sulle loro utopie, sul loro coraggio. Se oggi la Sicilia è cambiata e nessuno può fingere che la mafia non esista, ma questo non riguarda solo i siciliani, molto si deve all'esempio di persone come Peppino, alla loro fantasia, al loro dolore, alla loro allegra disobbedienza.»
Grande merito del film è di aver portato sotto i riflettori della pubblica opinione un delitto che era rimasto praticamente inosservato, anche perché si verificò in concomitanza con il delitto Moro.
La pellicola consacrò Luigi Lo Cascio, che interpreta Peppino Impastato e che si aggiudicò il David di Donatello. Robusto il resto del cast: Luigi Maria Burruano è Luigi Impastato, Lucia Sardo interpreta, Felicia Bartolotta, Paolo Briguglia è  Giovanni Impastato, Tony Sperandeo indossa i panni di Gaetano Badalamenti.
«Giordana, che cita Le mani sulla città di Rosi e abbonda in canzoni d'epoca, evita ogni retorica concentrandosi giustamente sulla dimensione famigliare. Il padre che non capisce e non può capire la ribellione del figlio, che vola in America per cercare una via d'uscita; la madre che lo difende in segreto; gli "zii" mafiosi che da bambino lo tenevano sulle ginocchia e oggi lo blandiscono e minacciano insieme. Per un'assurda coincidenza, alla sua morte Impastato non fece notizia. Chissà che questo film non entri nella leggenda.», scrisse Fabio Ferzetti, su Il Messaggero. Fu un buon profeta.
Il film conquistò una valanga di premi, leggendaria la canzone I cento passi dei Modena City Ramblers che si ascolta sui titoli di coda.
Un film da vedere e rivedere. Stasera, alle 21.20 su RaiMovie.
DOMANI
Discusso ma tanto premiato, Il Gladiatore di Ridley Scott. Il regista di Blade Runner restituisce vigore e spessore al genere peplum, tra grafica computerizzata, effetti speciali, ed un’ambientazione che dà senso al “virtuale”, mostrando una Roma cupa e senza tempo, quasi sospesa nella storia.

Buon compleanno, fontana del Sele

A ben vedere, niente potrebbe simboleggiare meglio Foggia della fontana del Sele. Inaugurata il 21 marzo 1924, la stella marina disegnata dall’ing. Cesare Brunetti doveva essere provvisoria. Il manufatto di cemento avrebbe dovuto essere sostituito da un monumento definitivo, in marmo o in bronzo. Non è più successo.
E la fontana provvisoria sta ancora lì, sorniona, ed anno dopo anno si avvicina a festeggiare il suo primo secolo di vita.
Provvisoria. Precaria. Un po’ come provvisoria e precaria è Foggia. Ma salda. Coraggiosa.
Per salutare il primo zampillo d’acqua che sgorgò dalle nuovissime tubature dell’Acquedotto Pugliese, in quel giorno di primavera di quasi un secolo fa, si scomodò la Madonna dei Sette Veli, ed anche questo è un segno del destino, il suggello di un amore profondo che dopo quel primo zampillo sarebbe sbocciato tra la fontana e la sua città.
Quante ne ha viste, e quante ne ha sofferte. Testimone silenziosa di tragedie come i brutali mitragliamenti sugli inermi civili che si consumarono nella villa comunale, e le bombe alleate che la lambirono, abbattendosi e schiantando il pronao costruito da Luigi Oberty.
Dev’essere da allora che il cuore di quella fontana provvisoria ha cominciato a battere all’unisono con il cuore di Foggia, alle prese con la tragica provvisorietà che a volte punteggia la storia.
Dev’essere stata contenta, quando ha visto la piazza cambiare volto, e la città d’intorno rinascere, ricostruirsi, quando ha ricominciato ad abbracciare i momenti felici della comunità: le manifestazioni popolari di piazza, i concerti popolari, gli alberi di Natale, le feste per le promozioni del Foggia.
Chissà se si è stupita quando qualcuno le ha detto che somiglia pari pari all’assai più noto e celebrato Albero della Vita di Marco Balich che adorna l’Expo a Milano. Se le fontane hanno un’anima, come penso, avrà fatto spallucce e ridacchiato tra sé e sé. Avrà pensato che le basterebbe essere trattata un po’ meglio, essere rispettata ed amata un po’ di più, per esempio tornando a fare il suo mestiere di fontana, accesa, sgorgante, come si addice ad un simbolo.
Lettere Meridiane e il Laboratorio Multimediale “L’immagine Militante” dell'Auser di Foggia hanno voluto esprimere alla nostra cara fontana,  l’affetto della città e l’augurio di buon compleanno con il filmato che trovate qui sotto.
Guardatelo. Amatelo. Condividetelo.

Quel foggiano che domenica scorsa non ha gioito

C’è un foggiano che domenica scorsa non ha gioito per la vittoria del satanelli. È giusto che sia così, e non poteva essere diversamente.
Pasquale Padalino, foggiano purosangue, nato e cresciuto calcisticamente con il Foggia, dopo aver appeso le scarpe al chiodo è diventato un allenatore di razza, sedendo qualche stagione fa anche sulla panchina rossonera.
Poi, i casi della vita lo hanno portato altrove. Si sa, nessuno è profeta in patria.
Adesso guida il Lecce, e domenica pomeriggio, allo Zaccheria, avrebbe sperato in un esito diverso dalla partita.
Non era la prima volta che il mister affrontava la sua squadra, da ex. Era successo già lo scorso anno quando guidava il Matera, e furono partite vere. Anzi, fu proprio la squadra lucana a fare un brutto scherzo al Foggia, allora allenato da De Zerbi: alla quinta giornata di ritorno riuscì a rimontare due gol allo Zaccheria, portando a casa un pareggio che raffreddò molto le speranze di promozione diretta del sodalizio rossonero.
La pesante sconfitta che il Lecce ha subito a Foggia ha provocato un pesante malumore nei tifosi salentini, che contestano apertamente il mister, e fin qui ci può stare. È una regola non scritta del calcio che quando le cose non girano nel verso giusto, il primo a finire nell’occhio del ciclone è sempre l’allenatore.
Ma non ci stanno neanche un poco i dubbi e i sospetti sulla lealtà sportiva di Padalino, che è fuori discussione, così come la sua ben riconosciuta onestà intellettuale e la dirittura morale.
A volerla dire tutta - e possiamo dirla, avendo visto all’opera tutte le migliori squadre del girone C della Lega Pro -, il secondo posto che il Lecce detiene ad otto giornale dal termine rappresenta già un mezzo miracolo operato da Padalino. Tra le diverse contendenti, il Lecce è sembrato meno forte, anche dal punto di vista dell’organico, del Matera e della stessa Juve Stabia.
La società salentina ha fatto bene a confermare la propria fiducia in Padalino. Come pugliesi non possiamo che augurarci che il Lecce raggiunga l’obiettivo della promozione (naturalmente ai play off, dopo che il Foggia avrà concluso al primo posto e conquistato la promozione diretta): ma, per farlo, occorrerà mantenere i nervi saldi, e fare quadrato attorno al bravo Padalino, anziché contestarlo.

lunedì 20 marzo 2017

Cinemadessai | Il cinema contro la mafia

OGGI
Alessandro Di Robilant è uno degli autori più interessanti e meno valorizzati del cinema italiano. Il suo ultimo film, Mauro c’ha da fare, una delle commedia più riuscite ed intelligenti degli ultimi anni, è stato presentato con successo alla ultima edizione del (compianto) Festival del Cinema Indipendente di Foggia, dove venne utilizzato anche per l’originale gemellaggio tra il festival e i centri per l’impiego della provincia di Foggia.
Particolarmente attento ai temi della denuncia sociale, il regista si caratterizza soprattutto per il suo rifiuto della sintassi e delle furbizie tipiche della fiction televisiva, che sta diventando purtroppo una sorta di spartiacque. Chi rinuncia a fare i film “come vuole la tv” viene inesorabilmente emarginato.
Stasera su Tv2000, alle 21.05, il suo film più noto, Il giudice ragazzino, uscito nel 1994, di cui Alessandro firmò anche la sceneggiatura, mentre il soggetto era di Nando Dalla Chiesa. Racconta, con notevole impegno civile, la storia del sostituto procuratore Rosario Livatino (Giulio Scarpati) e delle sue indagini sulla sua mafia nella zona siciliana compresa tra Agrigento e Canicattì. Di Robilant approfondisce lo spessore umano di Livatino, raccontando anche la tenera relazione che ebbe con l’avvocata Angela Guarneri (Sabrina Ferilli), il cui studio legale difendeva i mafiosi.
Il giudice sarà assassinato dalla mafia, dopo che aver firmato i mandati di cattura nei confronti dei più pericolosi boss della famiglie della zona. Un film coraggioso, e fuori dagli schemi convenzionali dei film sulla mafia e sulla magistratura. Da non perdere.
Il film conquistò il Premio "L'angelo azzurro" al Festival di Berlino, mentre Giulio Scarpati ottenne il premio quale Miglior attore protagonista ai David di Donatello.
DOMANI
Marco Tullio Giordana è tra i registi italiani più attenti alle istanze del cinema civile. Per giunta, ha una spiccata predilezione per un certo tipo di personaggio: il ribelle, l’eretico che paga con il proprio sacrificio personale il cantare fuori dal coro.

286 anni fa il tragico terremoto che distrusse Foggia

Duecentottantasei anni fa, il 20 marzo del 1731, Foggia subiva il più disastroso terremoto della sua storia. Le vittime si contarono a migliaia tra i foggiani e i residenti nei centri della provincia maggiormente colpiti, come Cerignola.
Studi più recenti hanno collocato l’epicentro ad una ventina di chilometri dal capoluogo, nel Basso Tavoliere, tra Stornara e Stornarella.
A tal proposito, Lettere Meridiane ha pubblicato, in due puntate, l’ampia scheda dedicata al terremoto foggiano del 1731 dal CFTI - Med 4.0  (Catalogo dei forti terremoti dal 461 a.C. al 1997)
Chi non l’ha letta trova qui i due articoli:

Il tragico evento è legato a filo doppio alla storia della città, per un prodigioso episodio: due giorni dopo, la Madonna dei Sette Veli manifestò per la prima volta il suo volto alla popolazione, e fu l’inizio di una lunga serie di apparizioni..
Non è un caso che il capitolo dedicato al disastroso sisma nei Cenni storici su la origine della Città di Foggia di Casimiro Perifano è intitolato L’Anno 1731. Apparizione di M.SS. della Icona-Vetere.
Studioso di storia e scienze naturali, scrittore, Casimiro Perifano fu il primo Direttore della Biblioteca Comunale di Foggia. Del libro citato pubblichiamo l'inizio del capitolo suddetto, che reca  la descrizione del terremoto.
La foto è quella che adorna la copertina.
* * *
L’Essere Eterno per vie ignote ed arcano superiori all' intelletto dell’uomo, abbatte, suscita , affanna, e consola. Il silenzio della notte del 20 Marzo 1731, era successo al rumore diurno della popolosa Città di Foggia. Le ore nove, e tre quarti erano vicine a battere. Il più terribile dei fenomeni, il terremoto spinto dalla mano dell'Eterno, scrolla il sovrapposto piano della nostra Città, ed in cinque minuti di scossa, e forse più , chiama i Foggiani col suo rimbombo, dal male aurato sonno di quella notte funesta. Tremendo il fenomeno, e luttuosa la scena delle ruine del pianto, e dalla morte , restano fredde le lagrime sul ciglio, quanto l’ uomo si riconosce in un solo momento privo degli oggetti più cari , delle sue sostanze nel paricolo della propria esistenza. I palazzi della nostra Città rovinarono in buona parte dalle fondamenta , le strade restarono ingombrate dai diruti massi , e gl'infelici abitanti della Città di Foggia, barcollando sulle rovine, compravano la propria morte. 

domenica 19 marzo 2017

Se il mestiere più antico del mondo viene esercitato vicino al cimitero...

Il nostro disegnatore satirico Madetu si sofferma oggi su alcune recenti notizia di cronaca locale: la petizione lanciata da Forza Italia contro l'idea del sindaco di Bari che sollecita l'istituzione di un collegamento ferroviario no stop tra Bari e Roma (che non si fermerebbe dunque a Foggia) e poi, ancora, l'offensiva lanciata dal Comune di Foggia per arginare il fenomeno di poco pie donne che esercitano il mestiere più antico del mondo nei pressi del cimitero e, infine, l'immancabile ed immarcescibili Salvini. Tre vignette per sorridere, in quest'ultima domenica d'inverno. Buona visione, e buon divertimento.

Magico Foggia, incontentabile Stroppa

La festa dei giocatori del Foggia
Un Foggia scintillante, uno dei migliori visti in questi ultimi anni, asfalta il Lecce, battendolo per 3 a 0 (reti di Mazzeo, Coletti e Deli), consolida il primato e il ruolo di capolista e porta a quattro lunghezze il vantaggio sui salentini. Che poi sono cinque, tenendo conto che con la vittoria di oggi il Foggia fa pendere a proprio favore la bilancia degli scontri diretti, avendo pareggiato per 0-0 la partita di andata, allo Stadio del Mare.
Giovanni Stroppa sprizza gioia da tutti i pori, ma resta coi piedi per terra. A Tonio Sepa che ai microfoni di Telenorba gli chiede che portata abbia la vittoria nello scontro diretto di oggi, risponde con la consueta prudenza: “È stata una vittoria significativa. Potevamo fare anche altri gol. Ma la strada fino alla fine del campionato è ancora lunga. Certo, abbiamo messo in mostra una eccellente condizione psicofisica, ma non abbiamo vinto ancora niente. Per oggi festeggiamo, ma già da domani dobbiamo concentrarci sulla partita che ci aspetta domenica prossima a Catania.”
Il mister ha ragione ad abbassare i toni e a raffreddare gli entusiasmi, ma il Foggia visto oggi allo Zaccheria è veramente una macchina perfetta, che ha pochi avversari in grado di impensierirlo.

Cinemadessai | Irons e De Niro indimenticabili in Mission

OGGI
Film epico, ma nello stesso tempo gradevole, emozionante, acceso dalla indimenticabile colonna sonora di Ennio Morricone, Mission conquistò a sorpresa la Palma d’oro al Festival di Cannes. Scritto da Robert Bolt David Puttnam, e diretto da Roland Joffé, il film racconta una storia di colonialismo e di sfruttamento.
Le missioni dei gesuiti in Sud America, che costruiscono comunità autosufficienti assieme agli indios, infastidiscono i coloni spagnoli e portoghesi, che non hanno più la possibilità di ridurre in schiavitù gli indigeni.
Padre Gabriel e Rodrigo Mendoza, interpretati rispettivamente da Jeremy Irons e da Robert De Niro, risalgono le cascate del fiume Iguazu per prendere contatto con le tribù indios che vivono nel cuore del Paranà. Padre Gabriel è un missionario gesuita, Mendoza, un cacciatore di schiavi che ha ucciso per gelosia il proprio fratello e che si redime grazie all’amicizia con il sacerdote. Il loro obiettivo, condiviso dai superiori, è quello di tentare di creare un sistema comunitario dove per gli indigeni sia possibile vivere senza essere sfruttati.
Ma l’ambizioso progetto dovrà fare i conti con le politiche colonialiste di Spagna e Portogallo, che porteranno alla decisione di chiudere le missioni dei gesuiti. Gli indios rifiutano di lasciare le terre di São Miguel das Missões e decidono di combattere per difenderle, guidati da Mendoza, divenuto amico di un bambino del villaggio. Si arriverà fino alle estreme conseguenze.
Oltre alla Palma d’oro a Cannes, Mission conquistò numerosi riconoscimenti: Grand Prix tecnico allo stesso Festival di Cannes; Oscar per la Migliore fotografia a Chris Menges, Golden Globe per la Migliore sceneggiatura a Robert Bolt e per la Miglior colonna sonora a Ennio Morricone.
Stasera, alle 21.10, su Rai Storia.
DOMANI
Alessandro Di Robilant è uno degli autori più interessanti e meno valorizzati del cinema italiano. Il suo ultimo film, Mauro c’ha da fare, una delle commedia più riuscite ed intelligenti degli ultimi anni, è stato presentato con successo alla ultima edizione del (compianto) Festival del Cinema Indipendente di Foggia, dove venne utilizzato anche per l’originale gemellaggio tra il festival e i centri per l’impiego della provincia di Foggia.

sabato 18 marzo 2017

Cinemadessai | Martone racconta quell'Italia che non si è mai unita

OGGI
È un tour de force, visto l’orario di messa in onda (alle 2.00 di stanotte, su Rai 3) e la durata (170, con tagli sostanziali rispetto alla versione originale presentata a Venezia, che raggiungeva i 204’) ma vale la pena non perderlo, Noi credevamo, di Mario Martone, che FilmTv definisce come “ un affresco di cupo e impassibile nitore che ci fa ascoltare il passo della Storia attraverso il sussurro del complotto, l’inganno della politica, la perennità del dominio sociale. Un coro possente in un teatro antico e secolare dai velluti consunti, gli specchi opachi, le macchie d’umido sulle pareti, che intreccia voci e volti di Toni Servillo, Luca Zingaretti, Valerio Binasco e Luigi Lo Cascio, sopra tutti gli altri.”
Girato in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, il film racconta la storia di tre ragazzi del sud Italia, in seguito alla feroce repressione borbonica dei moti che nel 1828 vedono coinvolte le loro famiglie, maturano la decisione di affiliarsi alla Giovine Italia di Giuseppe Mazzini. Attraverso quattro episodi che corrispondono ad altrettante pagine oscure del processo risorgimentale per l’Unità d’Italia, le vite di Domenico, Angelo e Salvatore verranno segnate tragicamente dalla loro missione di cospiratori e rivoluzionari, sospese come saranno tra rigore morale e pulsione omicida, spirito di sacrificio e paura, carcere e clandestinità, slanci ideali e disillusioni politiche.
Sullo sfondo, la storia più sconosciuta della nascita del paese, dei conflitti implacabili tra i “padri della patria”, dell’insanabile frattura tra nord e sud, delle radici contorte su cui sì è sviluppata l’Italia in cui viviamo.
Un film, una storia, una denuncia, che, manco a dirlo, sono ancora di straordinaria attualità.
DOMANI
Film epico, ma nello stesso tempo gradevole, emozionante, acceso dalla indimenticabile colonna sonora di Ennio Morricone, Mission conquistò a sorpresa la Palma d’oro al Festival di Cannes. Scritto da Robert Bolt e David Puttnam, e diretto da Roland Joffé, il film racconta una storia di colonialismo e di sfruttamento.

Dissesto stradale a Foggia, ormai siamo al dramma

Parlare di strade dissestate a Foggia è come parlare di corda in casa dell’impiccato. E saltando di metafora in metafora, si può dire che gli AttiVisti foggiani (un meetup che fa parte del Movimento 5 Stelle) abbiano deciso di mettere il dito nella piaga disegnando, buca per buca e strada per strada, la mappa del dissesto stradale cittadino.
L’iniziativa ha il pregio di aver coinvolto nelle segnalazioni i cittadini ai quali è stato chiesto di indicare, attraverso la compilazione di uno specifico modulo on line, le strade che presentano particolari condizioni di dissesto stradale e che causano di conseguenza pericoli sia per i cittadini che per gli automobilisti che le percorrono a bordo dei loro autoveicoli .
Raccolte le indicazioni, gli AttiVisti foggiani le hanno verificate e fotografate una per una, inserendole in una mappa di Google Maps (che è possibile vedere cliccando qui; per guardare le foto, fare clic sopra ciascun segnaposto che indica una buca o una situazione di dissesto).
"In molti quartieri - scrivono gli AttiVisti foggiani in un comunicato diffuso alla stampa -  le strade hanno assunto le sembianze di tratturi, strade interpoderali, con interventi, quando li fanno, “alla carlona” che alle prime piogge si afflosciano come i peggiori sufflè. Strade rese irriconoscibili, frutto di una cattiva se non assente manutenzione."

Foggia di una volta, Foggia che non c'è più

L’identità di una città sta nelle piazze, nelle strade, nella gente, ma anche nei suoi negozi, nei mercati, nei bar, nei locali pubblici.
Quando sfoglio un antico giornale, mi sorprendo a guardare con attenzione particolare le réclame che pubblicizzano questa o quella attività. E constato, non senza stupore e amarezza, che di quel febbrile  affaccendarsi di negozianti e venditori, di teatranti e di bar, che a suo modo il giornale raccontava, non è sopravvissuto quasi niente.
Foggia ha la memoria corta (e l’identità fragile) anche per questo. Le réclame che assieme ad alcune foto d’epoca compongono il filmato sotto, sono tratte da alcuni numeri del 1945-46 de Il Corriere di Foggia, glorioso giornale diretto da Mario Ciampi.
Non è passato neanche un secolo, da allora, ma praticamente quasi più nulla esiste di quanto il giornale pubblicizzava.
Di alcune, forse, se ne serba memoria nel ricordo dei più anziani. Di altre, neanche quello. Come la réclame che ha maggiormente attirato la mia attenzione, che vedete qui a fianco e che si riferisce ad un teatrino rionale che sorgeva in via San Severo (anzi, porta San Severo) il Teatro Romeo, che ospitava spettacoli comico-musicali come quello pubblicizzato in un numero estivo del Corriere e che si riferisce ad uno spettacolo con Clara Genaga, Tino Salvi, Toni Belo e Marisa Marika, artisti anch’essi dimenticati. Qualcuno si ricorda del teatro ed è in grado di dire precisamente dove fosse?
Sarebbe bello se attraverso il social riuscissimo a mettere assieme i nostri ricordi, sarebbe un bel modo di difendere e consolidare la memoria collettiva della nostra Foggia.
Guardate il video qui sotto. Amatelo. Condividetelo. E se ricordate qualcosa del Teatro Romeo, fatemelo sapere commentando il post.

A Lucera il vicolo più stretto del mondo

Solare, estroverso, sempre sorridente. Ma tenace e caparbio come pochi. Giuseppe Toziano, lucerino doc, è uno che ha la promozione territoriale nel dna. E la promozione della “sua” Lucera, naturalmente.
Dopo alcune apprezzabili iniziative che hanno qualificato e potenziato il patrimonio artistico lucerino, Giuseppe ha compiuto una nuova impresa: si è armato di scala e metro, e ha certificato per la cittadina sveva un piccolo record, destinato ad incrementare il già cospicuo numero di attrazioni che il centro offre a turisti e visitatori. Si tratta della strada o, più precisamente, del vicolo più stretto del mondo che Giuseppe ha identificato in vico Ciacianella.
Toziano ha raccontato la sua scoperta su Facebook, con il corredo di immagini ineccepibili concludendo che "con soli 22 cm, il vicolo Ciacianella a Lucera in provincia di Foggia in Puglia (Italy) è la strada più stretta al mondo."
Toziano fa riferimento a varie discussioni presenti sul web relativamente alla strada più stretta d'Europa e del mondo. Alcuni l'hanno collocata nel borgo di Ripatransone, in provincia di Ascoli Piceno dov'è presente un vicolo, senza nome, ampio 43 centimetri all’altezza delle spalle di un uomo medio, ma che poco più in alto si restringe a 38 cm.
La Spreuerhofstrasse, a Reutlingen, in Germania, a una quarantina di chilometri da Stoccarda, nel punto più stretto misura solamente 31 centimetri aggiudicandosi il Guinness world record.
"Oggi chiudiamo la partita perché con soli 22 cm la stradina lucerina e la più stretta al mondo."
Bravo, Giuseppe. Adesso però bisognerebbe adoperarsi perché le autorità del Guinness certifichino il primato.

venerdì 17 marzo 2017

Cinemadessai | Cesare deve morire, gioiello di fiction e di verità

OGGI
Film non film. Oppure film che sublima il film. Cinema assoluto. Cinema che arriva alla verità dopo aver attraversato i territori più alti e più impervi della fiction per eccellenza, quella di William Shakespeare.
Tutto questo è Cesare deve morire dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani, in onda domani notte, all’1.00 su Rai Storia. Girata interamente all’interno del carcere di Rebibbia, la pellicola racconta - utilizzando come attori gli stessi detenuti che avevano preso parte ad un laboratorio teatrale - la messinscena del dramma del Bardo, Giulio Cesare, all'interno della prigione romana. Le vicende dei personaggi shakespeariani s’intrecciano con quelle dei protagonisti, che si confrontano così su temi forti come il potere, la mancanza di libertà, il rimorso, la colpa, il pentimento.
"Con tutto il rispetto per Shakespeare — che per noi è sempre stato un padre, un fratello e adesso, con l'avanzare dell'età, un figlio - hanno detto della loro opera i due fratelli registi - , noi siamo andati oltre il suo Giulio Cesare, decostruendolo e riscrivendolo. Ne abbiamo mantenuto inalterato lo spirito originale da tragedia, così come la narrazione, ma allo stesso tempo lo abbiamo semplificato adattandolo ai tempi di una rappresentazione da palcoscenico. Noi abbiamo cercato di costruire quell'organismo audiovisivo che chiamiamo cinema e che è al contempo figlio degenere di tutte le arti che lo hanno preceduto: un figlio degenere che Shakespeare avrebbe sicuramente amato!"
Ha scritto FilmTv del film: "«Ora questa cella» dice uno dei detenuti dopo la recita «diventa una prigione». Il film, in realtà, è riuscito a trasformarla in qualcos’altro. Il ring dove combattere per dimostrare che nessun reato può privare nessuno di un riscatto."
Cesare deve morire ha vinto l'Orso d'oro al Festival di Berlino 2012, riconoscimento che mancava al cinema italiano dal 1991. Ha ricevuto inoltre otto nomination ai David di Donatello 2012, vincendone 5, tra cui quelle per miglior film e miglior regia.
DOMANI
È un tour de force, visto l’orario di messa in onda (alle 2.00 di sabato notte, su Rai 3) e la durata (170’, con tagli sostanziali rispetto alla versione originale presentata a Venezia, che raggiungeva i 204’) ma vale la pena non perderlo, Noi credevamo, di Mario Martone, che FilmTv definisce come “ un affresco di cupo e impassibile nitore che ci fa ascoltare il passo della Storia attraverso il sussurro del complotto, l’inganno della politica, la perennità del dominio sociale. Un coro possente in un teatro antico e secolare dai velluti consunti, gli specchi opachi, le macchie d’umido sulle pareti, che intreccia voci e volti di Toni Servillo, Luca Zingaretti, Valerio Binasco e Luigi Lo Cascio, sopra tutti gli altri.”

Quando Foggia sposò il Foggia (di Geppe Inserra)

Il presidente rossonero, Roberto Fini
Delle otto promozioni in serie B del Foggia, che Lettere Meridiane sta raccontando ad amici e lettori (la prima puntata è uscita l8 marzo e la trovate cliccando qui), quella del 1946 è la più sofferta, e in un certo senso anche la più paradigmatica. Perché sancisce la identificazione definitiva, l’amore irreversibile tra il Foggia e Foggia, tra la squadra e la sua città. Nel bene e nel male.
È una storia in un certo senso paradossale, quella che sto per raccontarvi, ma non per questo meno simbolica: perché i satanelli la promozione non la conquistarono sul campo, bensì per decreto della Federcalcio, e perché per la partecipazione al campionato nazionale B si mobilitò tutta la città, dando prova di una solidarietà che rappresenta una delle pagine più belle della storia non solo sportiva, ma anche civile del capoluogo dauno.
Nel 1945, la guerra sembra ormai alle spalle, ma non per tutti. L’Italia è ormai tornata alla democrazia, ma la tragedia bellica ha lasciato a Foggia tracce evidenti e pesanti.
I bombardamenti alleati hanno mietuto migliaia di vittime e hanno distrutto o danneggiato l’80% degli immobili. La miseria affligge larghi strati delle popolazione, appena attenuata dall’occupazione militare alleata, che se non altro fa circolare un po’ di danaro e permette un po’ di lavoro.
In quest’atmosfera, che, come vedremo avrà il suo peso anche nelle vicende agonistiche della stagione, il Foggia si prepara al campionato.
La squadra rossonera viene iscritta dalla Lega Nazionale Centro-Sud (nota anche come Lega Bassa Italia) al campionato di serie C: 80 squadre partecipanti, raggruppate in sei gironi interregionali, la cui squadra vincente acquisisce la promozione al campionato nazionale B, mentre vengono retrocesse le squadre che si classificano oltre l’undicesimo posto.

giovedì 16 marzo 2017

Cinemadessai | Oggi e domani, grande cinema italiano d'autore in tv

OGGI
Quando uscì dieci anni fa La ragazza del lago, opera prima di Andrea Molaioli, suscitò particolare scalpore, perché fu la dimostrazione vivente che il cinema indipendente ed “impegnato” può andare bene al botteghino come i cinepanettoni.
A sorpresa la pellicola restò in programmazione per settimane e si impose all'attenzione di pubblico e critica, conquistando ben 10 David di Donatello, grazie anche alle splendide interpretazioni di Toni ServilloValeria Golino e Fabrizio Gifuni.
Tratto dal romanzo "Lo sguardo di uno sconosciuto" di Karin Fossum, il film racconta un caso di omicidio che ha come vittima una ragazza giocatrice di hockey, che viene ritrovata morta e nuda sulle sponde dei laghi di Fusine.
Le indagini sono svolte dal commissario Giovanni Sanzio (Toni Servillo) che ha una situazione familiare difficile. Il caso si rivela subito più difficile e complesso del previsto, perché l’autore del delitto non può che esse uno degli abitanti del paese, che è molto piccolo, ed è il classico centro in cui tutti conoscono tutti. Affidandosi all'intuito e alla sua innata umanità, il commissario deve mettersi alla ricerca di verità tanto scomode quanto nascoste, che esploderanno improvvisamente nel drammatico finale.
Oltre ai dieci David  di Donatello, l’opera prima di Molaioli fu insignita di un’autentica valanga di premi (tre Nastri d’argento, due globi d’oro e quattro Ciak d’oro, mentre Toni Servillo si aggiudicò il Premio Pasinetti alla Mostra del Cinema di Venezia). Verrà trasmessa stasera, alle 21.20, su RaiMovie.
DOMANI
Film non film. Oppure film che sublima il film. Cinema assoluto. Cinema che arriva alla verità dopo aver attraversato i territori più alti e più impervi della fiction per eccellenza, quella di William Shakespeare.

Il vescovo di Chioggia reinventa il Vangelo: "Mordi l'altra guancia"

Tutto preso dalla preparazione della mostra di vignette "Riso alla foggiana" (ne verranno esposte un centinaio che coprono un arco temporale che va dal 1983 ad oggi) Madetu regala ad amici e lettori di Lettere Meridiane alcuni fulminanti "sguardi" sulle vicende politiche nazionali e locali. Memorabile quella dedicata al Vescovo di Chioggia, finito nell'occhio del ciclone per aver dichiarato di "capire chi si difende" ed aver invitato a non incriminare chi viene aggredito se tenta di difendersi."
La mostra di Madetu inaugurerà lo spazio espositivo di Parcocittà (a parco San Felice). L'inaugurazione si terrà alle ore 18.30 di sabato 25 marzo.


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